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Sciopero dei tassisti contro la liberalizzazione del mercato e “lo strapotere degli algoritmi”. Salvini convoca le associazioni
Contro la liberalizzazione del mercato: i tassisti tornano a scioperare dalle 8 alle 22 nella giornata del 13 gennaio, con “partecipazione pressoché totale”, viene annunciato. Gli aderenti alla mobilitazione appartengono a una ventina di sigle sindacali e hanno deciso di manifestare in segno di protesta per l’ingresso di piattaforme come Uber. La categoria dei tassisti, ancora una volta molto compatta, chiede al governo Meloni delle regole chiare per evitare “lo strapotere degli algoritmi“. Uiltrasporti afferma: “Chiediamo con forza al governo la riapertura del tavolo di confronto sui decreti attuativi che la categoria aspetta ormai dal 2019″. I sindacati chiedono anche la conclusione dell’iter dei decreti attuativi della legge contro l’abusivismo e la tutela del servizio taxi come servizio pubblico locale. La Cgil accusa l’esecutivo di non aver mantenuto gli impegni nei confronti dei tassisti, “che hanno pagato per una licenza rilasciata da un comune e che operano secondo turni e orari stabiliti dal comune”, denuncia il coordinatore nazionale di Unica taxi del sindacato, Nicola Di Giacobbe, che non usa mezzi termini: “Questo governo o è connivente delle multinazionali o non è nelle condizioni di far rispettare la legge”. Uri e itTaxi vanno controcorrente e criticano le voci in rivolta. Il presidente della Cooperativa radiotaxi 3570 di Roma, Lorenzo Bittarelli, ricorda che furono le stesse sigle sindacali a chiedere la modifica alla legge quadro creando così un vuoto regolatorio dalle conseguenze negative per i tassisti: “Chi promuove questa astensione dovrebbe protestare contro se stesso”. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha convocato le associazioni a una riunione fissata per domani, mercoledì: “Non ho voluto interferire, quindi è giusto che ognuno rivendichi quello che ritiene di rivendicare”. Il vicepremier ha definito le riunioni per i taxi come “le più impegnative” e “delle belle avventure”. A Roma, oltre ai presidi, è stato organizzato un corteo con partenza da Fiumicino, tappa a Piazza Bocca della Verità e l’arrivo a Montecitorio. A partire dalle 11, davanti alla Camera dei deputati, il corteo statico, a cui non hanno aderito Controcorrente unione radiotaxi d’Italia e il consorzio itTaxi. In piazza Capranica ci sono stati momenti di tensione all’arrivo di Matteo Hallissey, presidente di +Europa e dei Radicali italiani: negli ultimi mesi, il politico ha organizzato delle iniziative contro la cosiddetta lobby dei tassisti insieme allo streamer Ivan Grieco. A Bari, gli scioperanti hanno parcheggiato i loro taxi davanti alla Prefettura. Decine di tassisti aderenti alla Usb protestano in presidio. Un rappresentante cittadino del sindacato, Filippo Romano, spiega: “Noi siamo servizio pubblico di piazza e loro stanno utilizzando gli ncc come servizio pubblico di piazza, non è legale. In più con le loro piattaforme utilizzano algoritmi che aumentano automaticamente le tariffe quando la richiesta di auto sale. Noi non possiamo farlo perché siamo vincolati dalle tariffe amministrative”. E prosegue: “Il nostro giro d’affari è diminuito. Ma c’è anche un problema legato alle tasse perché queste multinazionali portano i loro profitti nei paradisi fiscali, non pagando le tasse in Italia”. La carenza di taxi si avverte anche nel capoluogo pugliese, soprattutto nella zona dell’aeroporto. Rispetto a questo problema, Romano sottolinea che “oltre alle doppie guide, dal 2025 è stato effettuato un bando per assegnare 30 licenze in più. La mancanza non è dovuta solo al numero di taxi, ma anche a un problema organizzativo perché molti aerei arrivano in ritardo, quindi si accumulano utenti e di conseguenza diventa difficile espletare il servizio”. L'articolo Sciopero dei tassisti contro la liberalizzazione del mercato e “lo strapotere degli algoritmi”. Salvini convoca le associazioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mia sorella segregata in casa perché Roma ha eliminato il trasporto disabili”- La lettera di mia figlia Diana
Il 31 dicembre 2025 la proroga per il trasporto individuale dei disabili a Roma è scaduta. Da tempo se ne parlava ma nessuno credeva che davvero si potessero svuotare così tanti diritti tutti insieme. In particolare un servizio di trasporto programmato su disabilità gravissime e piani settimanali non può essere neanche paragonato al servizio che offre una semplice compagnia di taxi. Il semplice chiamare il taxi è già di per sé un problema. Sono giorni che combatto e le mie figlie con me. E la rete famiglia costruita nel “Durante noi” si allarma. Di seguito la lettera che mia figlia Diana ha scritto al Garante delle persone con disabilità. Che io pubblico qui con la premessa che voi ci avete tolto la libertà ma la giustizia esiste e sarà fatta per tutti i giovani che meritano un mondo migliore di quello che il sindaco Gualtieri e tutto il seguito stanno calpestando, senza salvare nessuno. Neanche se stessi. *** Buonasera, Scrivo la seguente a seguito della grave e disumana condizione nella quale versa mia sorella a causa del comune di Roma. Mi chiamo Diana Gini, ho 21 anni e sono sorella di Diletta Gini, ragazza di 26 anni affetta da una celebrolesione a causa di un errore di un medico al momento del parto. Mia sorella è da sempre in carrozzina, ha una grave rotoscoliosi, ed è spastica, distonica ed epilettica. Il comune di Roma ha deciso che dal 1 Gennaio 2026 il servizio della mobilità per le persone invalide sia delegato e gestito direttamente dai Taxi e non più della società consortile Medicoop che gestiva il sistema con dei pulmini appositi. Ora, come è facile immaginare per chi ha anche solo mai conosciuto una persona che versa in una condizione di disabilità, questo è pressoché catastrofico. La conseguenza è che i taxi non vanno a prendere gli utenti a casa, che quindi rimangono segregati nelle loro abitazioni (come se dovessero scontare la pena di essere nati con una condizione di disabilità). Vorrei sottolineare che mediante questo sistema i tassisti vengono retribuiti dal Comune soltanto nel momento in cui caricano l’utente sul veicolo fino alla destinazione, e non nel momento in cui iniziano la corsa fino a casa dell’individuo. Ne consegue che chiaramente i tassisti hanno ancor meno interesse a svolgere tale servizio, oltre al fatto che i taxi accessibili sono veramente pochi in proporzione alle persone in carrozzina su tutto il territorio romano. Questo nuovo “servizio” non è funzionale neppure per gli utenti che vivono al centro di Roma, figuriamoci per coloro i quali che vivono in zone più periferiche. Nel caso di specie, mia sorella vive a Tragliatella, per cui in una zona decentrata. Il Comune di Roma le ha fornito un budget di 250 euro mensili, con i quali riduce le sue uscite al minimo. Ma si potrebbe parlare di riduzione nel caso ipotetico in cui i taxi effettivamente venissero. La situazione attuale è che sono giorni che mia madre, come amministratrice di sostegno di mia sorella, prenota questi taxi, i quali non sono mai arrivati. Oggi, dopo 5 taxi prenotati e che non si sono presentati, ne è venuto uno che ha chiesto alla mia famiglia dei soldi aggiuntivi (dato che il servizio del comune non copre il tragitto verso casa). Prendendo atto di quanto sopra scritto, a me appare evidente che ci sia una violazione, oltre che del diritto alla mobilità, delle libertà costituzionali fondamentali e primarie di mia sorella e di tutti gli utenti che in questo momento versano nella medesima situazione. A causa di questa inefficienza, mia sorella (e tutte le altre persone che usufruiscono del servizio) avrà gravi ripercussioni sulla salute, dato che le si sta togliendo una delle poche cose che garantiscono loro una vita ‘normale’. È evidente anche una disparità nell’accesso a tale servizio, creando una disparità di trattamento tra chi vive in zone centrali e chi no. Per una persona in condizione di disabilità è essenziale uscire ed intrattenere delle relazioni all’esterno. Non è giusto che a causa di tale disservizio, cosi tante persone siano segregate in casa scontando una pena che non meritano. Sono giorni che ricevo messaggi di caregiver che sono costretti ad uscire prima dal lavoro per accompagnare i rispettivi familiari, a terapia, al bar o in qualunque altro posto dato che questo servizio non funziona. Si sta privando non soltanto l’utente della sua autonomia, dignità e autodeterminazione, ma anche il caregiver del suo diritto fondamentale al lavoro. In particolare mi preme anche sottolineare che questo “privilegio” (ed è folle doverlo definire tale in uno Stato di Diritto) di poter uscire prima dal lavoro per accompagnare autonomamente i propri familiari non è comunque per tutti. Come sopra detto, mia sorella ha una grave rotoscoliosi e la sua carrozzina è postulata proprio in relazione alla grave condizione fisica di mia sorella e di conseguenza è piuttosto ingombrante. Non è una carrozzina che si può chiudere, e ne tantomeno che entra nel bagagliaio di una macchina. Presupponendo anche di riuscire a far salire mia sorella in una macchina (e per tale operazione servirebbero almeno 3 operatori, considerando il peso della persona, la spasticità, la distonia, gli spazi ristetti di un automobile) senza farle venire un attacco epilettico per il contesto che le verrebbe imposto, la carrozzina dove dovrei metterla? Questo servizio sta togliendo definitivamente la dignità a delle persone che già quotidianamente lottano per il diritto ad una vita dignitosa. Sono una studentessa di giurisprudenza, e ad oggi prendo atto di quanto la giustizia sia qualcosa di pleonastico. Non è affatto vero che ‘la legge è uguale per tutti’. La legge è valevole soltanto per chi sta bene, per chi ha la possibilità economica e per chi non è vulnerabile. Ciò che chiedo, e che mi sembra folle di dover chiedere, è che venga ripristinato immediatamente un servizio consono, capace di essere definito tale. In alternativa, che vengano fornite delle macchine adattate alle famiglie dal comune di Roma. Chiedo di prendere i provvedimenti opportuni sulla vicenda, con i poteri che vi sono conferiti dalla ‘legge’. Indubbiamente questa situazione verrà portata in tribunale, perché ancora una volta lo Stato italiano non è in grado di garantire il diritto ad una vita dignitosa alle persone con disabilità. Cordialmente, Diana Gini L'articolo “Mia sorella segregata in casa perché Roma ha eliminato il trasporto disabili”- La lettera di mia figlia Diana proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ubriaco fermato dai Carabinieri, la mamma chiama un taxi per raggiungere il figlio, ma anche il conducente viene trovato positivo all’alcoltest
Un corto circuito da non credere. Come riporta Il Giorno, un tassista se l’è vista davvero brutta. Ma anche un 34enne ubriaco. Quest’ultimo è stato fermato alla guida della sua auto in zona Porta Nuova a Milano. La pattuglia dei Carabinieri ha evidenziato con l’alcoltest, valori non proprio nella norma. La prima prova a cui il fermato si è sottoposto ha evidenziato un valore di 0,87 grammi di etanolo per litro di sangue. Alla seconda prova si alza a quota 0,90. Dunque il superamento della soglia di 0,80 fa scattare di prassi la denuncia per guida in stato di ebbrezza, una multa da 800 a 3.200 euro, la sospensione della patente da 6 a 12 mesi e il fermo amministrativo del veicolo. Per evitare che la macchina venga sequestrata il ragazzo ha chiamato la madre, che decide così di chiamare un taxi per raggiungerlo. Il tassista 64enne prende sotto casa la signora e si recano a Porta Nuova. I Carabinieri per assicurarsi che la signora sia in grado di guidare la macchina di famiglia si sottopone all’alcoltest. Poi il “fattaccio”. Le forze dell’ordine sentono odore di alcol provenire dall’abitacolo del conducente, cosi lo sottopongono agli esami e i dati sono inequivocabili: 0,84 alla prima prova, 0,85 alla seconda. Oltre il limite e scatta la denuncia. Il rischio? La la revoca della licenza. L'articolo Ubriaco fermato dai Carabinieri, la mamma chiama un taxi per raggiungere il figlio, ma anche il conducente viene trovato positivo all’alcoltest proviene da Il Fatto Quotidiano.
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