Tutto o quasi da rifare. Il motivo? Mancato deposito integrale del fascicolo
istruttorio da parte del Promotore di giustizia. Per questo motivo, la Corte
d’appello vaticana ha decretato la “nullità relativa” del primo grado del
processo Becciu, ordinando contestualmente “la rinnovazione del dibattimento”,
il deposito in cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento
istruttorio e ha fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di
stabilire il calendario delle udienze. Ciò non significa tuttavia che la
sentenza di primo grado sia stata annullata. A precisarlo è la stessa Corte
nell’ordinanza, sottolineando che “non dichiara la nullità complessiva
dell’intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza.
Questi infatti mantengono i propri effetti”. Come si diceva, la questione
riguarda, tra i vari rilievi, il mancato deposito integrale del fascicolo
istruttorio da parte del Promotore di giustizia.
Le difese del cardinale Angelo Becciu, come degli altri condannati in primo
grado nel processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato, avevano
chiesto in appello – come si ricorda nell’ordinanza – di dichiarare il giudizio
nullo perché il Promotore di Giustizia avrebbe effettuato un deposito incompleto
di quanto era risultato dall’istruttoria; alcuni documenti erano poi stati
riprodotti coperti da omissis e non nella loro versione integrale. Le difese
contestavano anche che non erano stati “pubblicati tempestivamente” i Rescripta
di Papa Francesco con i quali aveva modificato le norme derogando al codice di
procedura. L’ordinanza della Corte d’appello fa notare che ci si trova di fronte
ad una situazione inedita perché “nelle pronunce dei giudici vaticani non si
rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del
fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da
omissis”. Ma è evidente il mancato rispetto del “principio della piena
conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte
dell’imputato e del suo difensore”. Di qui la decisione di “nullità relativa”
perché è stato “viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione”
e ora “ha come effetto che la Corte d’appello debba ritenere il giudizio e
ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé”.
Quindi al termine dell’ordinanza di 16 pagine la Corte d’appello vaticana,
richiamando l’articolo 495 del codice di procedura penale, “ordina la
rinnovazione del dibattimento; ordina all’Ufficio del Promotore di Giustizia di
depositare in cancelleria, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti del
procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale; concede termine
alle parti, fino al 15 giugno 2026, per esaminare atti e documenti nonché per
preparare le prove a difesa; fissa l’udienza del 22 giugno 2026, ore 9, per la
comparizione delle parti al solo fine di fissare il calendario delle prossime
udienze”. Gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria
Concetta Marzo, hanno diramato una nota in cui hanno espresso “soddisfazione per
l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra
che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto
alla difesa ed a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo
giusto“.
L'articolo Processo Becciu, (quasi) tutto da rifare: la Corte Vaticana ha
decretato la nullità relativa. “Ma la sentenza mantiene i propri effetti”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Papa Francesco
Dal mare magnum degli Epstein files ogni giorno emerge una notizia da
approfondire, verificare e comprendere sulle persone che erano in contatto con
il trafficante di donne Jeffrey Epstein: imprenditori, reali, politici e
presidenti. Questa volta è addirittura il nome di un papa che emerge come
bersaglio di una sorta di complotto. Steve Bannon, ex consigliere della Casa
Bianca del presidente Usa Donald Trump (anche lui citato 3200 volte nei files e
amico dell’imprenditore pedofilo), parlò con Epstein discutendo di strategie per
“abbattere” Papa Francesco. La rivelazione è opera della Cnn, che racconta che,
secondo i documenti resi pubblici recentemente dal dipartimento di Giustizia
degli Stati Uniti sul caso Epstein, Bannon avrebbe voluto minare la credibilità
di Bergoglio.
Il network scrive che “i messaggi scambiati fra i due nel 2019, resi pubblici
nell’enorme quantità di documenti divulgati il mese scorso, rivelano che ha
corteggiato il defunto finanziere nel tentativo di minare l’ex pontefice dopo
aver lasciato la prima amministrazione Trump”. Il quotidiano aggiunge che
l’ideologo del movimento Maga e stratega della prima Amministrazione Trump era
stato molto critico nei confronti di Francesco, che considerava un oppositore
politico della sua visione “sovranista“. Secondo i documenti Epstein avrebbe
aiutato Bannon a costruire il suo movimento. “Abbatteremo (Papa) Francesco“,
scrisse Bannon a Epstein nel giugno 2019. “I Clinton, Xi, Francesco, l’Ue… forza
fratello“, aveva aggiunto sempre secondo la Cnn.
Papa Francesco ha fatto da contrappeso alla visione del mondo trumpiana,
criticando fortemente il nazionalismo e facendo della difesa dei migranti un
tratto distintivo del suo pontificato. Bannon fa riferimento a In the Closet of
the Vatican, un libro del 2019 del giornalista francese Frédéric Martel nel
quale l’autore afferma che l’80% del clero che lavora in Vaticano è gay, ma
mantiene segreta la propria sessualità. Bannon era interessato a trasformare il
libro di Martel in un film dopo aver incontrato l’autore a Parigi.
Nei messaggi, Bannon sembra suggerire che Epstein potrebbe essere il produttore
esecutivo del film. “Ora sei produttore esecutivo di ‘Itcotv’ (In the closet of
the Vatican)”, ha scritto Bannon. Nello scambio di mail Epstein non commenta
l’offerta, ma chiede a Bannon di filmare Noam Chomsky. Martel ha spiegato che
non poteva dichiarato alla Cnn di pensare che lui volesse “strumentalizzare” il
libro contro Papa Francesco. Austen Ivereigh, biografo del defunto papa, ha
confermato che Bannon voleva usare il libro di Martel per mettere danneggiare
Papa Francesco, sostenendo al contempo di voler “purificare” la Chiesa. “Penso
che abbia mal giudicato la natura del libro e di Papa Francesco”, ha detto
Ivereigh alla Cnn.
In un’altra parte dei documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia,
Epstein scherza con il fratello Mark sull’invito a Papa Francesco nella sua
residenza per un “massaggio” durante la visita papale negli Stati Uniti nel
2015. Tre anni dopo, invia un messaggio a Bannon per dirgli che sta cercando di
“organizzare un viaggio per il Papa in Medio Oriente”, aggiungendo “titolo:
tolleranza”. Bannon condivide poi con Epstein un articolo in cui il Vaticano
condanna il “nazionalismo populista”. A questa mail Epstein risponde citando la
poesia biblica di John Milton “Paradiso perduto”, in cui Satana è stato cacciato
dal paradiso. “Meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso”, disse
Epstein a Bannon.
L'articolo “Abbatteremo Francesco”, la rivelazione della Cnn: “Steve Bannon e
Jeffrey Epstein discussero di strategie contro il Papa” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Sarebbe bello incontrare le persone care che non ci sono più, abbracciarle e
vivere al loro fianco in pace. È una speranza per molti che, secondo me, si
sforzano di credere alla possibilità della vita eterna. Sarebbe bellissimo. Ma
poi, se non credi, non credi. E io, lo dico subito: non credo in Dio…”: così
Francesco Paolantoni che si racconta al settimanale DiPiù – come riportato da
Leggo.it – e parla di quello che, secondo lui, accade dopo la morte. “Torneremo
a essere solo polvere”, le sue parole.
Un discorso fatto con la preparazione di chi dice di avere letto la Bibbia:
“Nessuno è in grado di spiegare l’esistenza di Dio. Semplicemente alcuni
credono, altri no. Sia chiaro, io ho grande rispetto per chi ha fede“. E con una
spiegazione che Paolantoni si è dato: “Per me le religioni sono state inventate
dagli uomini per ragioni di potere, di comando. E chi detiene il potere
raramente è una persona perbene. Con la religione, costoro hanno approfittato
della debolezza umana per porre dei limiti ai comportamenti delle masse”. Non
crede, Paolantoni, ma avrebbe voluto tanto incontrare Papa Francesco: “È stato
un grande uomo illuminato, un tipo brillante, sempre dalla parte dei deboli,
degli ultimi, mentalmente aperto. Era immenso”.
L'articolo “Dopo la morte torneremmo a essere solo polvere. Per me le religioni
sono state inventate dagli uomini per ragioni di potere, e chi detiene il potere
è raramente una persona perbene”: così Francesco Paolantoni proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Leone XIV ha chiuso il Giubileo della speranza indetto e aperto da Papa
Francesco. Prevost, come aveva stabilito Bergoglio nella bolla di indizione
dell’Anno Santo del 2025, Spes non confundit, ha chiuso l’ultima Porta Santa,
quella della Basilica Vaticana. Un Giubileo ordinario che rimane nella storia
soprattutto per il cambio di pontificato avvenuto durante questi mesi. Prima del
2025, infatti, solo nel 1700 si era verificata una Sede Vacante durante l’Anno
Santo. Il Giubileo fu aperto da Innocenzo XII, che poi morì, e venne chiuso da
Clemente XI. Oltre 33 milioni i pellegrini provenienti da 185 Paesi che sono
arrivati a Roma dal 24 dicembre 2024, giorno di apertura del Giubileo, al 6
gennaio 2026. Numeri più alti delle previsioni che ipotizzavano 31 milioni di
fedeli. La stragrande maggioranza dei pellegrini, ovviamente, è arrivata
dall’Italia, il 36%. Al secondo posto, con il 12%, si sono classificati i fedeli
degli Stati Uniti d’America, Paese natale di Prevost. Sono stati 35 i grandi
eventi dell’Anno Santo. Il culmine è stato sicuramente il Giubileo dei giovani
con un milione di ragazzi a Tor Vergata che hanno simbolicamente abbracciato il
nuovo Papa.
Alla cerimonia di chiusura della Porta Santa di San Pietro l’Italia era
rappresentata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato
dalla figlia Laura. Subito dopo aver chiuso il Giubileo, Leone XIV, nella
Basilica Vaticana, ha presieduto la messa della solennità dell’Epifania. Nella
sua omelia, Prevost ha tracciato un bilancio dell’Anno Santo, pensando
soprattutto “a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino
colpire il nuovo che Dio ha in serbo per tutti. Amare la pace, cercare la pace,
significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo,
delicato, fragile come un bambino. Attorno a noi, un’economia distorta prova a
trarre da tutto profitto. Lo vediamo: il mercato trasforma in affari anche la
sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare. Chiediamoci: ci ha educato
il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e
l’essere umano a consumatore? Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere
nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un
vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”.
Interrogativi che Leone XIV ha rivolto innanzitutto alla Chiesa. “La Porta Santa
di questa Basilica, che, ultima, oggi è stata chiusa, – ha affermato il Papa –
ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza,
in cammino verso la città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova. Chi
erano e che cosa li muoveva? Ci interroga con particolare serietà, al termine
dell’Anno giubilare, la ricerca spirituale dei nostri contemporanei, molto più
ricca di quanto forse possiamo comprendere. Milioni di loro hanno varcato la
soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione,
quale corrispondenza? Sì, i magi esistono ancora. Sono persone che accettano la
sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come
il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di
andare, di cercare”.
Prevost ha ricordato che “siamo vite in cammino. Il Vangelo impegna la Chiesa a
non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo
suscita. È un Dio che ci può turbare, perché non sta fermo nelle nostre mani
come gli idoli d’argento e d’oro: è invece vivo e vivificante, come quel
Bambino che Maria si trovò fra le braccia e i magi adorarono. Luoghi santi come
le cattedrali, le basiliche, i santuari, divenuti meta di pellegrinaggio
giubilare, devono diffondere il profumo della vita, l’impressione incancellabile
che un altro mondo è iniziato”.
Parole cariche di speranza, come è stato il tema scelto da Francesco per il
Giubileo. Ma Leone XIV ha guardato soprattutto al futuro, consapevole che, con
la chiusura dell’Anno Santo, termina anche l’agenda del pontificato del suo
immediato predecessore, da lui totalmente ereditata, e iniziano finalmente le
pagine bianche che dovrà scrivere nei prossimi anni di governo. Non a caso il
Papa terrà il primo concistoro straordinario del suo pontificato subito dopo la
chiusura del Giubileo, il 7 e l’8 gennaio 2026, per discutere in modo collegiale
del governo della Chiesa. Una richiesta emersa con forza nelle dodici
congregazioni generali dei cardinali che hanno preceduto il conclave che ha
eletto Prevost. Diversi i temi indicati dal Papa nella lettera di convocazione
inviata ai porporati di tutto il mondo. Tra essi spiccano in particolare quello
della riforma della Curia romana, promulgata da Francesco, il 19 marzo 2022, con
la costituzione apostolica Praedicate Evangelium, quello della sinodalità e
quello della liturgia, in una perenne lotta tra conservatori, legati alla messa
tridentina, e progressisti, sostenitori della riforma liturgica del Concilio
Ecumenico Vaticano II.
Molto indicative sono state in questo senso le parole che Leone XIV ha
pronunciato durante l’omelia della messa conclusiva del Giubileo: “Chiediamoci:
c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e
annunciamo un Dio che rimette in cammino? Nel racconto, Erode teme per il suo
trono, si agita per ciò che sente fuori dal suo controllo. Prova ad approfittare
del desiderio dei magi e cerca di piegare la loro ricerca a proprio vantaggio.
È pronto a mentire, è disposto a tutto; la paura, infatti, accieca. La gioia
del Vangelo, invece, libera: rende prudenti, sì, ma anche audaci, attenti e
creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse”. Per questo, ha
sottolineato ancora Prevost, “quanto è importante che chi varca la porta della
Chiesa avverta che il Messia vi è appena nato, che lì si raduna una comunità
in cui è sorta la speranza, che lì è in atto una storia di vita! Il Giubileo
è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli
inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuol essere il Dio-con-noi.
Sì, Dio mette in questione l’ordine esistente: ha sogni che ispira anche oggi
ai suoi profeti; è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù;
coinvolge giovani e anziani, poveri e ricchi, uomini e donne, santi e peccatori
nelle sue opere di misericordia, nelle meraviglie della sua giustizia. Non fa
rumore, ma il suo regno germoglia già ovunque nel mondo”.
Dal Papa, infine, un appello per il cammino futuro: “È bello diventare
pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme! La fedeltà
di Dio ci stupirà ancora. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se
saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti,
allora saremo la generazione dell’aurora. Maria, Stella del mattino, camminerà
sempre davanti a noi! Nel suo Figlio contempleremo e serviremo una magnifica
umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si
è fatto carne”.
L'articolo Giubileo, chiusa l’ultima Porta Santa. Il bilancio dell’Anno Santo
nell’omelia del Papa che interroga Chiesa e fedeli proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Sono stati svelati i temi o le persone che nel 2025 in Italia hanno fatto
registrare il maggiore incremento di ricerche, contenuti nella consueta analisi
“Un anno di ricerche di Google”. I risultati? L’addio a papa Francesco, i temi
legati al medio Oriente e Israele, l’exploit del cantante Lucio Corsi a Sanremo.
L’analisi evidenzia che è stato un anno di grandi addii che ha suscitato
l’interesse degli internauti. In primis la morte di papa Francesco il 21 aprile
2025 che ha provocato un’ondata di commozione e presenze internazionali a Roma
in un delicato momento geopolitico. Ma anche lo storico volto televisivo Pippo
Baudo, il re della moda Giorgio Armani, Robert Redford, l’addio delle gemelle
Kessler, unite fino alla fine, e di Eleonora Giorgi.
Un corposo spazio nelle classifiche delle tendenze 2025 di Google lo occupano
gli spettacoli. Spicca l’artista Lucio Corsi, arrivato secondo allo scorso
Festival di Sanremo: è in cima alla lista dei personaggi e delle canzoni con
‘Volevo essere un duro’. Nella stessa lista c’è anche Olly (il vincitore dello
stesso Festival), Bianca Balti, la modella che ha testimoniato sui social la sua
malattia, e i tennisti Lorenzo Musetti e Jasmine Paolini.
Il film che emerge dalle ricerche su Google nel 2025 è “Conclave” uscito pochi
mesi prima della morte di papa Francesco; la serie tv “Monster: La storia di Ed
Gein”; tra le ricette al top c’è il casatiello napoletano. Poi da evidenziare in
cima alla lista dei ‘cosa significa figura la parola parafilia’, cioè le
pulsioni sessuali che possono sconfinare in deviazioni; a seguire ‘la
separazione delle carriere’ in relazione alla riforma della giustizia su cui si
dovrebbe tenere un referendum in Italia tra pochi mesi.
I grandi temi di attualità spiccano nella lista delle domande che gli utenti
hanno rivolto a Google nel 2025. Tra questi ‘perché Israele ha attaccato l’Iran
e Gaza?’, ma anche ‘perché Leone XIV?’, il successore di papa Francesco; ‘perché
Los Angeles brucia? in riferimento ai roghi che quasi un anno fa funestato
Hollywood, ‘perché Sarkozy è in carcere’ e ‘perché Cecilia Sala è stata
arrestata?’ in merito alla detenzione della giornalista italiana a Teheran, poi
rilasciata.
L'articolo Le parole più cercate dagli italiani su Google nel 2025: la morte di
Papa Francesco, la crisi in Medio Oriente e il successo di Lucio Corsi al
Festival di Sanremo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Leone dopo Francesco: che papa è e che papa sarà? Alle 17 la diretta con
Francesco Antonio Grana, Pierluigi Giordano Cardone e Simone Ceriotti
L'articolo Leone dopo Francesco: che papa è e che papa sarà? Diretta con Grana,
Giordano Cardone e Ceriotti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Come sta cambiando la Curia romana dopo appena sei mesi di pontificato di Leone
XIV? La domanda, più che legittima, non alberga soltanto nelle menti degli
osservatori vaticani, molti dei quali ancora non hanno rimosso il modus operandi
bergogliano che inevitabilmente li induce in ragionamenti radicalmente errati. È
all’interno dei sacri palazzi che c’è molta curiosità, ma soprattutto tanta
ansia, nel tentativo di prevedere le mosse del matematico ed enigmatico Prevost.
Mentre, infatti, nei precedenti dodici anni di pontificato, da Casa Santa Marta,
la residenza papale, le informazioni filtravano sia in entrata che in uscita,
anche anticipando i provvedimenti più dirompenti di Francesco e così testando le
reazioni della Curia romana, costituzionalmente chiusa a catenaccio con
qualsiasi Pontefice, adesso nessuno riesce più a prevedere le mosse di Leone
XIV. Le sue prime decisioni e le sue primissime nomine, però, rivelano molto del
suo stile di governo. Un uomo che ascolta tutti, che non anticipa le sue
soluzioni ai problemi che gli vengono posti e che non spoilera le sue nomine,
come, invece, faceva Bergoglio, ma che poi decide da solo, dopo una lunghissima
meditazione, ma con una fermezza unica.
Leone XIV predilige i collaboratori che hanno un low profile, come lo aveva lui
fino all’elezione al pontificato. È, infatti, molto significativa, anche da
questo punto di vista, la scelta di monsignor Filippo Iannone come prefetto del
Dicastero per i vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America
Latina, incarico ricoperto, dal 2023 al 2025, proprio da Prevost. Entrambi
religiosi, l’uno agostiniano e l’altro carmelitano, entrambi canonisti ed
entrambi molto riservati. Nella Curia romana bergogliana Iannone è stato l’unico
prefetto di un dicastero a non essere cardinale. Scontatissima ora, ovviamente,
la berretta rossa nel primo concistoro per la nomina dei nuovi porporati di
Leone XIV. Evento che, però, non è imminente. Attualmente, infatti, i cardinali
elettori sono 126, sei in più del limite fissato da san Paolo VI e confermato da
san Giovanni Paolo II. È prevedibile che Prevost attenda che il numero dei
porporati con meno di ottant’anni scenda almeno sotto il limite fissato da
Montini.
Oltre a Iannone, tra i promossi curiali c’è il cardinale Ángel Fernández Artime,
pro prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di
vita apostolica, nominato da Leone XIV legato pontificio per le Basiliche di San
Francesco e di Santa Maria degli Angeli ad Assisi e giudice applicato della
Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano. Una scelta altamente
eloquente è stata quella del vicereggente della Prefettura della Casa
Pontificia, incarico creato ad hoc da Prevost per il suo confratello padre
Edward Daniang Daleng, già consigliere generale e procuratore generale
dell’Ordine di Sant’Agostino. I due sono legatissimi da molto tempo e hanno una
totale sintonia. Leone XIV, quindi, ha scelto un uomo di sua massima fiducia
perché lo affianchi nelle udienze quotidiane, coordinandosi con la sua
segreteria particolare e con la Segreteria di Stato per organizzare l’agenda
papale. Al vicereggente Prevost ha chiesto anche di informatizzare la Prefettura
della Casa Pontificia.
Ma, ovviamente, ci sono anche i bocciati dei primi mesi di pontificato. Non sono
passate inosservate le defenestrazioni illustri di monsignor Roberto Campisi,
che da assessore per gli affari generali della Segreteria di Stato è stato
nominato osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco, con l’incarico
di seguire anche l’attività delle organizzazioni internazionali cattoliche. Una
nomina non accompagnata dall’episcopato, come è tradizionalmente avvenuto per
chi ha ricoperto il ruolo di assessore della prima sezione della Segreteria di
Stato. Sembra, tra l’altro, che Campisi sia destinato, in breve tempo, a
lasciare il servizio diplomatico della Santa Sede e a rientrare nella sua
arcidiocesi di Siracusa. L’altro defenestrato curiale è l’arcivescovo Andrés
Gabriel Ferrada Moreira, da segretario del Dicastero per il clero spedito a fare
il vescovo di San Bartolomé de Chillán, in Cile. Il presule aveva ricevuto
l’ordinazione episcopale da Francesco, nel 2021, ed era considerato un suo
fedelissimo.
Oltre alle primissime nomine, ci sono poi le prime riforme. Leone XIV ha
collocato il Pontificio Comitato per la Giornata mondiale dei bambini,
presieduto da padre Enzo Fortunato, all’interno del Dicastero per i laici, la
famiglia e la vita, il cui prefetto è il cardinale Kevin Joseph Farrell.
Successivamente, Prevost ha stabilito che “nel determinare le attività di
investimento finanziario della Santa Sede, l’Amministrazione del patrimonio
della Sede Apostolica generalmente fa effettivo uso della struttura
organizzativa interna dell’Istituto per le opere di religione, a meno che gli
organi competenti, come stabilito dagli statuti del Comitato per gli
investimenti, non ritengano più efficiente o conveniente il ricorso a
intermediari finanziari stabiliti in altri Stati”. Inoltre, ha istituito
l’Apostolato del mare, quale organo di coordinamento dell’Opera dell’apostolato
del mare, in persona giuridica canonica pubblica, approvandone
contemporaneamente lo Statuto. Infine, azzerando completamente le norme
finanziarie di Bergoglio per la Fabbrica di San Pietro e il capitolo della
Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, Leone XIV ha stabilito che entrambi gli
organismi saranno d’ora in poi soggetti “al controllo e alla vigilanza stabilita
per gli enti indicati nell’elenco allegato allo Statuto del Consiglio per
l’economia, nonché alle norme e alle leggi in materia di atti di straordinaria
amministrazione”.
Non bisogna nemmeno dimenticare lo stile di governo di Prevost. Il Papa ha
criticato la mancanza di sinergia tra i dicasteri della Curia romana. Non è un
caso, quindi, che Leone XIV sta intensificando le riunioni dei capidicastero per
un lavoro maggiormente collegiale del suo governo. Inoltre, Prevost ha già
avvisato i cardinali di tutto il mondo che il 7 e l’8 gennaio 2026, all’indomani
della chiusura del Giubileo della speranza, terrà un concistoro straordinario
per ascoltare il parere dei porporati. Un’esigenza, quella del governo
collegiale, emersa chiaramente durante le congregazioni generali dei cardinali
che hanno preceduto il conclave che ha eletto Leone XIV. Prevost sta
sottolineando molto anche il suo ruolo di primate d’Italia. Il Papa sarà ad
Assisi, il 20 novembre 2025, per concludere l’assemblea generale della Cei. Una
visita lampo nella città del poverello, dove è esposto anche il corpo di san
Carlo Acutis, canonizzato proprio da Leone XIV. Il primo viaggio apostolico di
Prevost, invece, sarà in Turchia e Libano, dal 27 novembre al 2 dicembre 2025,
essenzialmente per realizzare il desiderio di Bergoglio di commemorare i 1700
anni dal Concilio di Nicea. Un viaggio chiaramente ecumenico destinato a
proseguire la strada del dialogo all’interno del cristianesimo. Chiusa la Porta
Santa della Basilica di San Pietro, si attendono ulteriori e importanti
decisioni di Leone XIV. Ma, giorno dopo giorno, Prevost sta già disegnando
quello che sarà il suo pontificato. A tratti simile a quello del suo diretto
predecessore e a tratti molto diverso.
L'articolo Papa Leone e i primi sei mesi da pontefice: il nuovo cerchio magico,
i bergogliani bocciati e le prime riforme (in discontinuità con Francesco)
proviene da Il Fatto Quotidiano.