Quando in aula ha sentito pronunciare “articolo 531”, Chiara Ferragni non ha
avuto dubbi su cosa stesse accadendo. “Ho abbracciato Giuseppe Iannaccone, mi
sono messa a piangere, singhiozzavo. Sembrava una scena da film”, racconta al
Corriere della Sera. È così che si è chiuso il procedimento giudiziario legato
al cosiddetto Pandoro Gate, con la dichiarazione di estinzione del reato e il
proscioglimento. “So benissimo cosa significa l’articolo 531 – chiarisce subito
– come conosco quelli che portano alla condanna”.
Per Ferragni è stata, parole sue, “la fine di un incubo”. Due anni in cui,
spiega, “tutte le cose che potevano andare male sono andate male”, ma senza mai
perdere la convinzione che l’esito sarebbe stato favorevole. “Non c’era nessun
elemento per parlare di una truffa”, ribadisce. Il punto, ammette oggi, non è
stato l’intento ma la gestione. “Eravamo all’apice del nostro successo, erano
gli anni di Sanremo, della serie tv, delle grandi campagne globali. Perché mai
avremmo dovuto fare qualcosa di irregolare per una piccola operazione benefica
dalla quale non avremmo guadagnato un euro in più?”. Ferragni riconosce però
l’ingenuità: “Abbiamo sempre pensato che potevamo fare errori, e li abbiamo
fatti, ma in buona fede. Il problema è stato non capire che anche una questione
del genere potesse avere dei rischi se non gestita bene. Io vedevo solo il lato
positivo: dare un macchinario a un ospedale”. Se potesse tornare indietro, dice
senza esitazioni, “mi circonderei di persone con più esperienza”. E aggiunge:
“Da business woman, da influencer, da celebrity, farò sempre errori di
valutazione. Ma mai nella mia vita mi sarei immaginata indagata e imputata in un
procedimento penale. È la cosa che mi ha fatto più male”.
Il silenzio mediatico che ha accompagnato gran parte di questi due anni è stato
una scelta obbligata: “Avevo paura che qualsiasi cosa dicessi potesse essere
usata contro di me”, spiega. “È stata una delle cose più difficili della mia
vita, ma l’ho affrontata a testa alta perché sapevo di essere innocente. Essere
un fenomeno mediatico mi ha dato tanti vantaggi, ma in questo periodo mi ha dato
praticamente solo svantaggi”. Alla pressione giudiziaria si è sommata quella
personale. Ferragni non nasconde il senso di tradimento provato: “Quando vinci
tutti vogliono salire sul tuo carro, quando hai bisogno tante persone
spariscono”. Le accuse che più l’hanno ferita sono state quelle sul piano
morale: “Prima gli hater dicevano che ero superficiale. Ma quando hanno detto
che avevo truffato i bambini malati, cosa poteva esserci di peggio? Avevo fatto
un errore di comunicazione verso i consumatori, invece davano una
rappresentazione di me che era la più lontana dalla realtà”.
Nel mezzo di questo periodo arriva anche la separazione da Fedez, vissuta come
un colpo ulteriore. “C’è stata una separazione pubblica nell’unico mio momento
di bisogno. Mi sono sentita completamente abbandonata. Ho sofferto tantissimo”.
A sostenerla, racconta, sono rimasti in pochi ma solidi: “La mia famiglia, mia
mamma, i miei cari amici, gli avvocati. E tante persone che si avvicinavano per
dirmi: ‘Stai tranquilla, vedrai che la giustizia alla fine viene fuori’”.
Oggi Ferragni dice di sentirsi cambiata profondamente. “Prima il valore era
essere sempre sulla cresta dell’onda, fare progetti di successo, sentire che
tutti mi applaudivano. In questi due anni ho fatto un lavoro su me stessa
pazzesco”. Racconta di aver imparato a prendersi cura di sé e di aver continuato
a credere, giorno dopo giorno, che la verità sarebbe emersa. “Sono un’eterna
positiva. Ora pian piano comincerò a raccontare senza rabbia cosa sono stati
questi due anni”. In aula, sottolinea, ha anche stretto la mano al pm Fusco.
Alla domanda se oggi stia rinascendo, risponde con cautela: “Spero che rinasca.
Ma la persona tutta perfezione di prima, con quell’aura che non ho mai cercato
ma che in qualche modo ho alimentato, non esiste più”. Dice di voler essere “più
consapevole, più attenta e più vera”, e di desiderare che gli altri riescano
finalmente a percepirla per quello che è. La prima cosa che farà ora che tutto è
finito? “Festeggerò. Ho detto a tutti i miei amici di venire a casa mia. Staremo
insieme, tranquilli. Ora ricomincio a vivere”.
L'articolo “Due anni da incubo, tutte le cose che potevano andare male sono
andate male. In tanti sono spariti, Fedez? Mi sono sentita completamente
abbandonata”: parla Chiara Ferragni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Truffa Aggravata
Il giudice della III sezione penale del Tribunale di Milano, Ilio Mannucci, ha
assolto Chiara Ferragni. L’influencer era imputata per truffa aggravata in
relazione a presunti messaggi ingannevoli pubblicati sui social: secondo
l’accusa, avrebbe promosso la vendita dei due dolci lasciando intendere che
parte del ricavato sarebbe andato a finanziare progetti di beneficenza.
Il giudice Mannucci, tecnicamente, non ha riconosciuto l’aggravante, contestata
dai pm, della minorata difesa dei consumatori o utenti online, che rendeva il
reato di truffa procedibile anche senza una denuncia. In questo modo, poiché il
Codacons circa un anno fa aveva ritirato la querela in seguito a un accordo
risarcitorio con la influencer, ha disposto il proscioglimento per estinzione
del reato riqualificato in truffa semplice. Proscioglimento che ha riguardato
anche i coimputati di Chiara Ferragni, ovvero l’allora suo braccio destro, Fabio
Damato, e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo. Per il reato di
truffa, infatti, la riforma Cartabia ha introdotto l’obbligo di querela della
parte offesa. L’imprenditrice aveva raggiunto un accordo con il Codacons per il
ritiro della denuncia e risarcito i consumatori che si sono sentiti presi in
giro. Da qui la richiesta della difesa di assoluzione con formula piena,
avanzata anche per gli altri imputati.
L’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli avevano chiesto per
l’influencer una condanna ad un anno e 8 mesi senza attenuanti. Stando alle
indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza,
tra il 2021e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato follower e consumatori ottenendo
presunti ingiusti profitti – in relazione a quelle vendite dei due prodotti, il
cui prezzo non comprendeva la beneficenza pubblicizzata – per circa 2,2 milioni.
Lei con il suo ex collaboratore Fabio Damato, pure lui imputato (richiesta di
condanna a un anno e 8 mesi), per l’accusa, avrebbe avuto un “ruolo preminente”
nelle campagne commerciali con cui sarebbe stata realizzata quella truffa con
“grande diffusività”, perché i suoi 30 milioni di follower si fidavano di lei e
alle sue società spettava “l’ultima parola” nell’ambito degli accordi con la
Balocco e con Cerealitalia. Per il terzo imputato, il presidente di Cerealitalia
Francesco Cannillo, l’accusa ha chiesto un anno.
Ferragni ha sempre ribadito di essere innocente. Si è trattato al massimo di un
caso di pubblicità ingannevole, dovuto ad errori di comunicazione e per il quale
ha già chiuso il fronte amministrativo versando risarcimenti e donazioni per
circa 3,4 milioni di euro. E soprattutto da parte di Ferragni, hanno evidenziato
i legali Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, “non c’è stato alcun dolo”, ossia
alcuna volontà di raggirare i consumatori ed anzi, dal punto di vista oggettivo
degli elementi probatori, non si è verificata alcuna truffa.
L'articolo La sentenza per Chiara Ferragni: assolta dall’accusa di truffa
aggravata. Mancano le querele proviene da Il Fatto Quotidiano.
È entrata nell’aula della terza penale di Milano Chiara Ferragni nel giorno
della sentenza nel processo che la vede imputata per truffa aggravata, assieme
ad altri due, per i noti casi del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di
Pasqua Dolci Preziosi. “Sono tranquilla e fiduciosa”, ha risposto brevemente con
un sorriso in mezzo ad una selva di telecamere, fotografi e cronisti, anche
stranieri.
Non ci dovrebbero essere repliche delle parti, da quanto previsto, e il giudice
Ilio Mannucci Pacini entrerà in camera di consiglio e indicherà l’orario
previsto per il verdetto. L’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli
hanno chiesto per l’influencer una condanna ad un anno e 8 mesi senza
attenuanti. Stando alle indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria
della Guardia di finanza, tra il 2021e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato
follower e consumatori ottenendo presunti ingiusti profitti – in relazione a
quelle vendite dei due prodotti, il cui prezzo non comprendeva la beneficenza
pubblicizzata – per circa 2,2 milioni.
Lei con il suo ex collaboratore Fabio Damato, pure lui imputato (richiesta di
condanna a un anno e 8 mesi), per l’accusa, avrebbe avuto un “ruolo preminente”
nelle campagne commerciali con cui sarebbe stata realizzata quella truffa con
“grande diffusività”, perché i suoi 30 milioni di follower si fidavano di lei e
alle sue società spettava “l’ultima parola” nell’ambito degli accordi con la
Balocco e con Cerealitalia. Per il terzo imputato, il presidente di Cerealitalia
Francesco Cannillo, l’accusa ha chiesto un anno.
Ferragni ha sempre ribadito di essere innocente. Si è trattato al massimo di un
caso di pubblicità ingannevole, dovuto ad errori di comunicazione e per il quale
ha già chiuso il fronte amministrativo versando risarcimenti e donazioni per
circa 3,4 milioni di euro. E soprattutto da parte di Ferragni, hanno evidenziato
i legali Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, “non c’è stato alcun dolo”, ossia
alcuna volontà di raggirare i consumatori ed anzi, dal punto di vista oggettivo
degli elementi probatori, non si è verificata alcuna truffa.
L'articolo “Sono tranquilla e fiduciosa”, Chiara Ferrani in Tribunale prima
della sentenza per truffa aggravata proviene da Il Fatto Quotidiano.
Oggi Chiara Ferragni conoscerà il verdetto che chiude uno dei capitoli più
controversi della sua carriera pubblica e imprenditoriale. Il giudice della III
sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, pronuncerà la sentenza nel
processo abbreviato che vede l’influencer imputata per truffa aggravata nei casi
del pandoro “Pink Christmas” Balocco e delle uova di Pasqua “Dolci Preziosi”. Un
processo che non arriva nel vuoto, ma al termine di un anno in cui l’immagine
dell’ex regina dei social si è progressivamente sgretolata, sotto il peso delle
indagini giudiziarie, delle sanzioni amministrative e di una crisi profonda
anche sul piano societario.
L’ACCUSA
Per la Procura di Milano la 38enne, da anni venerata imprenditrice dell’era
digitale, non è stata una semplice testimonial, ma l’elemento centrale di una
strategia commerciale costruita sfruttando il rapporto fiduciario con oltre 30
milioni di follower. L’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli hanno
parlato di un “ruolo preminente” svolto dall’influencer e dal suo collaboratore
dell’epoca Fabio Damato, con una capacità di diffusione “enorme” e un messaggio
ritenuto ingannevole. Secondo l’accusa, alle società riconducibili a Ferragni
spettava “l’ultima parola” negli accordi con Balocco e Cerealitalia, comprese le
modalità di comunicazione ai consumatori. Un potere che, per gli inquirenti, si
sarebbe tradotto anche nella gestione delle risposte – o delle mancate risposte
– alle domande di chi chiedeva quanta parte del prezzo maggiorato dei prodotti
fosse effettivamente destinata alla beneficenza.
Le mail acquisite agli atti raccontano, secondo la Procura, una comunicazione
ambigua: quando i clienti chiedevano chiarimenti, le risposte erano evasive o
non arrivavano. Il caso è deflagrato quando quelle domande sono diventate
pubbliche. Tra il 2021 e il 2022, sostengono i magistrati, follower e
consumatori sarebbero stati “indotti in errore”, generando un “ingiusto profitto
di circa 2,2 milioni di euro”, accompagnato da un ritorno di immagine legato
alla narrazione benefica. Quella che vedeva Ferragni e anche l’ormai ex marito
Fedez impegnati in prima linea, come avvenuto durante la pandemia di Covid.
A rendere più grave la contestazione è l’aggravante della “minorata difesa”: per
la Procura, gli utenti online sarebbero stati particolarmente vulnerabili
proprio perché raggiunti attraverso i social e poi indirizzati all’acquisto
nella grande distribuzione, facendo leva sulla fiducia riposta nell’influencer
che si rivolgeva direttamente ai suoi fan. Per Ferragni i pm hanno chiesto un
anno e 8 mesi, senza sospensione della pena, né attenuanti generiche. Nonostante
l’influencer abbia già chiuso il fronte amministrativo (multa Antitrust,ndr) ed
effettuato donazioni per 3,4 milioni di euro.
I REATI
Ferragni, quindi, è imputata per truffa aggravata per aver fatto credere,
secondo l’accusa, che l’acquisto di prodotti venduti a un prezzo superiore alla
media contribuisse direttamente a iniziative solidali. Nel caso del pandoro
“Pink Christmas”, venduto a oltre 9 euro rispetto ai circa 3 euro della versione
tradizionale, l’accusa contesta la falsa correlazione tra l’acquisto e il
sostegno all’ospedale Regina Margherita di Torino. In realtà, secondo gli
inquirenti, la donazione sarebbe stata fissa e sganciata dalle vendite.
L’influencer, poco dopo l’esplosione dello scandalo non ancora diventato
un’inchiesta penale, aveva poi sborsato di tasca sua il denaro “promesso”
attraverso la pubblicità versandolo alla struttura ospedaliera.
Uno schema analogo viene contestato per le uova di Pasqua “Dolci Preziosi”,
promosse con riferimenti ai Bambini delle Fate. A sollevare il caso era stato Il
Fatto Quotidiano nel dicembre del 2023 con un articolo di Selvaggia Lucarelli.
Anche in questo caso, secondo chi ha indagato, sarebbe stato omesso di chiarire
che i versamenti all’associazione beneficiaria non erano proporzionali alle
vendite. Profitti e compensi, sommati al beneficio reputazionale, avrebbero
garantito all’influencer guadagni complessivi superiori ai due milioni di euro.
Nel processo sono imputati anche l’ex collaboratore Fabio Damato e Francesco
Cannillo, presidente di Cerealitalia-ID. Per questi due imputati la richiesta di
pena è stata rispettivamente di un anno e 8 mesi e di un anno. Era imputata
anche Alessandra Balocco, amministratrice delegata dell’azienda dolciaria
piemontese, deceduta lo scorso agosto.
LA DIFESA E LA QUESTIONE DELLA QUERELA
Per la difesa, quella contestata alla Ferragni è “una vicenda priva di rilievo
penale”. Gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana parlano di pubblicità
ingannevole, già definita sul piano amministrativo, senza dolo e senza raggiro
penalmente rilevante. “Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona
fede, nessuno di noi ha lucrato” aveva dichiarato l’imprenditrice in aula
durante le dichiarazioni spontanee.
Secondo i legali, punirla ora violerebbe anche il principio del ne bis in idem,
perché non si può essere sanzionati due volte per la stessa condotta. Un nodo
decisivo resta l’aggravante della “minorata difesa”: se dovesse cadere, verrebbe
meno la procedibilità per difetto di querela. Per il reato di truffa, infatti,
la riforma Cartabia ha introdotto l’obbligo di querela della parte offesa.
L’imprenditrice ha raggiunto un accordo con il Codacons per il ritiro della
denuncia e risarcito i consumatori che si sono sentiti presi in giro. Da qui la
richiesta della difesa di assoluzione con formula piena, avanzata anche per gli
altri imputati.
GLI SCENARI
Tre quindi gli scenari possibili: condanna, assoluzione o non luogo a procedere.
Se il giudice dovesse accogliere le accuse di truffa aggravata, significherebbe
che per Chiara Ferragni la condanna potrebbe arrivare fino a un anno e otto
mesi. In questo scenario, le conseguenze non si limiterebbero alla sanzione
penale: la reputazione dell’influencer ne uscirebbe fortemente compromessa, e il
processo confermerebbe sul piano giudiziario le criticità già emerse durante
l’anno di inchieste e crisi aziendali, nonostante le donazioni già effettuate a
titolo risarcitorio.
Nel caso in cui il giudice ritenesse che le accuse non abbiano fondamento
penale, si arriverebbe all’assoluzione. Significherebbe che quanto contestato a
Ferragni rientrerebbe nella sfera della pubblicità ingannevole già sanzionata
sul piano amministrativo, senza dolo né raggiro penalmente rilevante. In questa
ipotesi, le accuse cadrebbero completamente, compresa l’aggravante della
minorata difesa, e il processo si chiuderebbe senza conseguenze penali
ulteriori, limitando al minimo l’impatto sulla reputazione e sull’immagine
pubblica della Ferragni.
Infine, esiste lo scenario in cui il processo si potrebbe chiudere per motivi
procedurali, con una sentenza di non luogo a procedere. Ciò potrebbe accadere se
venisse esclusa l’aggravante della minorata difesa o se si ritenesse che la
vicenda sia già stata giudicata sul piano amministrativo. In questo caso non ci
sarebbe alcuna condanna, ma nemmeno un’assoluzione piena sul piano sostanziale:
il procedimento si interromperebbe perché mancherebbero i presupposti legali per
continuare.
“UN ANNO DEVASTANTE”
Il processo arriva al termine di un periodo che Chiara Ferragni ha definito lei
stessa “devastante”. Alla vicenda giudiziaria si è sommata una crisi personale e
imprenditoriale senza precedenti, culminata nel crollo di credibilità del suo
brand e in uno scontro sempre più evidente all’interno delle sue società.
A poche settimane dalla sentenza, a riaccendere i riflettori è stato anche
l’intervento pubblico di Pasquale Morgese, imprenditore pugliese ed ex socio di
Ferragni, per anni azionista di riferimento di Fenice Srl con il 27,5% delle
quote. In un’intervista televisiva, Morgese ha raccontato una progressiva
trasformazione del progetto imprenditoriale: da brand da far crescere a
“macchina per generare ricavi”, con decisioni sempre più orientate – a suo dire
– al profitto immediato.
L’ex socio ha ripercorso la rottura dei rapporti, le tensioni nel consiglio di
amministrazione, l’arrivo di Fabio Damato e, infine, lo shock del Pandoro-gate,
che avrebbe segnato il punto di non ritorno: crollo del fatturato, crisi di
immagine e l’ingresso di manager esterni per tentare una ristrutturazione.
Morgese ha anche ricordato la scelta di impugnare il bilancio 2023 e di non
sottoscrivere l’aumento di capitale deliberato dalla società, spiegando che, a
suo avviso, “chi sbaglia paga”.
Parole che non sono entrate nel processo, ma che contribuiscono a delineare il
contesto di un anno in cui, tra aule di tribunale, crisi societarie e tempeste
mediatiche, il sistema Ferragni ha iniziato a mostrare crepe profonde. Ora,
però, il tempo delle narrazioni si ferma davanti al tribunale: sarà un giudice a
dire se lo scandalo resterà una ferita reputazionale o diventerà una condanna.
L'articolo In arrivo il verdetto su Chiara Ferragni: sarà condannata per truffa
aggravata o assolta? Scenari, accusa e difesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Alla fine, il giorno della sentenza sul Pandoro-gate è arrivato. Una vicenda
durata più di due anni che va ben oltre l’accusa di truffa aggravata, la
beneficenza e il processo: il caso ha segnato la crisi della regina delle
influencer, il tramonto della monarchia social milanese. Chiara Ferragni è stata
la prima a farcela, la prima a trasformare i social in una carriera, e la prima
a pagarne il prezzo. E pensare che il 2023 era iniziato con i fuochi d’artificio
per Chiara Ferragni, con il salto da Instagram alla tv in veste di
co-conduttrice di Sanremo, l’evento nazional-popolare per eccellenza. Essere sul
palco dell’Ariston significava, indiscutibilmente, avercela fatta. La conduzione
tv, il posto in prima fila alle sfilate di Milano e Parigi, un marchio con il
suo nome – Chiara Ferragni Brand – un documentario su Prime Video e quasi 30
milioni di follower su Instagram. Oltre ai contratti come testimonial e
ambassador per moltissimi brand. Ma prima della fine dell’anno, tutto sarebbe
stato messo in discussione.
COME È INIZIATO IL PANDORO-GATE
La vicenda del Pandoro-gate inizia poco prima di Natale: il 15 dicembre
l’Antitrust infligge una multa di oltre un milione di euro alle società della
Ferragni e 420mila euro alla Balocco per pratica commerciale scorretta legata al
pandoro Pink Christmas. “Le suddette società – specifica l’Antitrust – hanno
fatto intendere ai consumatori che acquistando il pandoro “griffato” Ferragni,
avrebbero contribuito ad una donazione all’Ospedale Regina Margherita di
Torino”. Come oggi sappiamo, la donazione era stata invece già effettuata dalla
sola Balocco mesi prima, in cifra fissa. Tre giorni dopo – mentre il caso monta
– Chiara Ferragni risponde pubblicando l’ormai famoso video di scuse in tuta
grigia in cui ammette “un errore di comunicazione”. Nonostante la promessa di
una donazione all’ospedale, il riscontro non è quello sperato: i brand con cui
lavora iniziano a defilarsi. Primo tra tutti Safilo, che alla fine di dicembre
rescinde l’accordo di licenza per gli occhiali da sole “a seguito di violazione
degli impegni contrattuali”.
LA FUGA DEI BRAND E I GOSSIP: L’ANNUS HORRIBILIS DI CHIARA FERRAGNI
Non passa molto e Coca-Cola annuncia in una nota che lo spot con Chiara
Ferragni, girato nelle settimane precedenti, non andrà in onda. Inizia così il
2024, l’annus horribilis dell’imprenditrice digitale, sempre più in difficoltà
nel gestire un clamoroso danno di immagine. La Procura di Milano ora indaga per
truffa aggravata, allargando l’inchiesta ad operazioni simili, come le uova di
Pasqua Dolci Preziosi e la bambola Trudi. Gli accordi commerciali con i brand
vacillano: Pigna interrompe i rapporti “nel rispetto del proprio codice etico” e
terminano le collaborazioni con altri brand, tra cui Pantene e Morellato. Ma è
soprattutto la sua vita privata a fare notizia: il matrimonio con Fedez, da cui
ha avuto i figli Leone e Vittoria, è arrivato al capolinea. Il 3 marzo 2024,
durante la prima (e unica) intervista tv nel salotto di Fabio Fazio, le voci già
si rincorrono. “È un periodo di crisi – ammette lei di fronte alle telecamere –
ne abbiamo avute anche in passato… questa è una crisi un po’ più forte, quindi
vediamo, non so”.
LA FINE DEL MATRIMONIO CON FEDEZ
La “crisi un po’ più forte” avrebbe portato alla separazione e poi al divorzio,
ufficializzato a luglio 2025. Nel frattempo, sulla fine dell’amore dei Ferragnez
è stato detto e scritto di tutto, perfino che fosse una strategia, un diversivo
per sviare l’attenzione dalle indagini. Il carico più pesante arriva da Fabrizio
Corona, che elenca con precisione chirurgica i tradimenti di entrambi, i
sotterfugi e le bugie. Di cui la peggiore è quella detta al pubblico: ai milioni
di follower che per anni hanno seguito da vicino una storia d’amore che sembrava
una favola moderna, con due bambini, un matrimonio a Noto (la cosa più vicina a
un royal wedding che possa capitare in Italia) e una partnership apparentemente
solida. Da soli, erano due celebrità. Insieme, un brand: i Ferragnez. Il
prodotto venduto al pubblico non era altro che la loro vita, raccontata sui
social e in un documentario senza censurare nulla (o almeno così pensavamo):
dalle gravidanze alla malattia di Fedez, dall’operazione alla terapia di coppia.
Litigi inclusi, famiglie allargate comprese. Una variante nostrana dei
Kardashian, che comunque tra scandali, divorzi e drammi di ogni tipo reggono
botta in televisione da vent’anni, e se la cavano ancora piuttosto bene. Ma
questa è un’altra storia.
LA CHIUSURA DEI NEGOZI E I LICENZIAMENTI
A questo punto della vicenda, Chiara Ferragni è passata da eroina nazionale –
mamma, moglie, imprenditrice e it girl – a nemico pubblico numero uno. Alle
Fashion Week non si vede più, sui red carpet nemmeno. Difende il suo regno – i
social – raccontando una storia di vulnerabilità, accettazione di sé e amore per
la famiglia. Ma i conti di Fenice Srl, la società che gestisce i marchi della
Ferragni, sono disastrosi, e non lasciano altra scelta che ridimensionare e
licenziare. Il fatturato è in caduta libera e, tra maggio e agosto 2024
l’imprenditrice è costretta a chiudere i negozi del suo brand a Milano e a Roma.
Tutti hanno qualcosa da dire sulla vicenda Balocco, o sulla fine del matrimonio.
Del resto, tutti hanno avuto un affaccio privilegiato sulla sua vita per anni.
Lo stesso meccanismo che le ha permesso di costruire un business e diventare un
caso di studio, ora la sta affondando. L’occhio del pubblico è un animale sempre
affamato, e raramente giusto, comprensivo o imparziale. Sui social, Chiara
Ferragni è radioattiva: valanghe di commenti negativi ogni volta che posta una
foto, tagga un albergo o un brand.
LA CRISI D’IMMAGINE SUI SOCIAL
Viene da chiedersi se la reazione del pubblico sia solo una risposta alla
vicenda giudiziaria, o se il processo abbia fatto deflagrare un sentimento più
profondo, un’antipatia a lungo covata. Il pregiudizio radicato di chi ha sempre
pensato che Chiara Ferragni – donna, giovane, bella e fortunata – ce l’abbia
fatta senza meriti né talenti e alla fine era solo giusto che la vita le
presentasse il conto. Nell’acrimonia dei commenti è facile leggere un senso di
rivalsa, di presunta superiorità morale di chi colpisce più forte l’albero che
cade. Senza la vicenda del Pandoro-gate, dove sarebbe oggi? La carriera di
influencer sarebbe comunque entrata in crisi, per un motivo o per un altro?
Avrebbe commesso altri errori, o sarebbe semplicemente finito il suo tempo? Le
persone si sarebbero stancate di quella vita perfetta, tutta sorrisi, fit-check
e positività? Quando intrecci la tua vita privata con la tua professione, senza
soluzione di continuità, cosa puoi salvare nel crollo dell’una o dell’altra?
IL RITORNO SULLA SCENA CON RIVOLUZIONE ROMANTICA
Nel 2025, Chiara Ferragni prova a rimettere insieme i pezzi della sua carriera.
Se ce l’ha fatta una volta partendo da un blog, forse può farlo di nuovo.
Sottoscrive un aumento di capitale di 6,4 milioni di euro di Fenice Srl per
salvare l’azienda dal fallimento e cambia strategia: si vende solo online,
principalmente all’estero. È il momento giusto per un rebrand: a settembre
lancia Rivoluzione Romantica, un progetto che punta a un pubblico più giovane
giocando sull’ironia disincantata del “cuore spezzato” (ormai ne sa qualcosa) e
sul ruolo della “sottona”, che farebbe di tutto per amore. Arrivano le felpe, le
t-shirt, perfino la candela It’s gonna be incredible, ma senza i sold out in
tempo record di un tempo.
E oggi? Il ritorno alle sfilate, seppur timido, c’è stato. Eventi,
collaborazioni e partnership ora si svolgono soprattutto all’estero, nei mercati
in cui la vicenda giudiziaria si è sentita meno. Le ultime apparizioni in
copertina, non a caso, sono su Cosmopolitan Spagna, Marie Claire Mexico e
Harper’s Bazaar Turkey. I numeri sui social sono ben lontani da quelli di un
tempo: per capirlo non bisogna guardare i follower, ma l’engagement, cioé la
somma di like, interazioni ai post e commenti, crollate insieme al valore
commerciale del profilo.
Il faticoso tentativo di riscatto dell’imprenditrice è stato gravato dal
processo sullo sfondo, che coinvolge anche l’ex manager Fabio Maria Damato e il
presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo. Lo scorso novembre la Procura di
Milano ha chiesto per l’imprenditrice una condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa
aggravata, tenendo conto della scelta del rito abbreviato che prevede uno sconto
di pena. Oggi arriva la sentenza, che pone la vera domanda per il futuro: il
successo di Chiara Ferragni è stato vendere Chiara Ferragni. Un’aspirazione, uno
stile di vita glitterato con un vago sentore di empowerment. Ma adesso, qualcuno
vorrà ancora comprarlo?
L'articolo È il giorno della sentenza per Chiara Ferragni: dalla fuga dei brand
dopo il Pandoro-Gate alla chiusura dei negozi e i licenziamenti, il tramonto
della favola social proviene da Il Fatto Quotidiano.
Chiara Ferragni è tornata, oggi 19 dicembre, in tribunale a Milano per truffa
aggravata (dall’uso del mezzo informatico) in relazione alle operazioni
commerciali Pandoro Balocco Pink Christmas (Natale 2022) e Uova di Pasqua Chiara
Ferragni – sosteniamo i Bambini delle Fate (Pasqua 2021 e 2022).
Davanti al giudice Ilio Mannucci Pacini prendono la parola i difensori
dell’influencer, presente come sempre in aula, gli avvocati Giuseppe Iannaccone
e Marcello Bana, i legali del suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e quelli
del presidente del cda di Cerealitalia, Francesco Cannillo.
Nel processo abbreviato, gli avvocati proveranno a sostenere la buona fede e il
fatto che nessuno abbia lucrato sulle iniziative di beneficenza a differenza di
quanto sostiene l’accusa che, nella scorsa udienza, ha chiesto la condanna a un
anno e otto mese per l’imprenditrice digitale perché, tramite le due campagne
commerciali, avrebbe ottenuto un ingiusto profitto di circa 2,2 milioni di euro,
oltre che benefici non calcolabili dal ritorno di immagine.
L’operazione Balocco avrebbe indotto in errore numerosi consumatori, i quali
ritenevano che acquistando il prodotto Pink (commercializzato a 9,37 euro
rispetto ai 3,68 euro della versione standard) stessero contribuendo
direttamente alla raccolta fondi destinata all’ospedale Regina Margherita di
Torino.
Ciò che Chiara Ferragni ha definito “un errore di comunicazione” viene invece
contestato dall’accusa come una vera e propria truffa, analogamente al caso
precedente.
L'articolo Chiara Ferragni torna in tribunale per truffa aggravata, la parola va
alla difesa: “Buona fede su Pandoro e Uova di Pasqua, nessuno ha lucrato”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un anno e otto mesi: questa la condanna chiesta dal procuratore aggiunto Eugenio
Fusco e dal pm Cristian Barilli per Chiara Ferragni, imputata con il suo ex
braccio destro Fabio Damato e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia,
per truffa aggravata dall’uso del mezzo informatico in relazione ai casi di
presunta pubblicità ingannevole del Pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova
di Pasqua Dolci Preziosi. L’influencer è arrivata presto questa mattina al
Tribunale di Milano evitando così le telecamere e i flash dei paparazzi che
l’aspettavano nel giorno dell’udienza a porte chiuse. I difensori
dell’imprenditrice digitale, che ha sempre respinto le accuse, dovrebbero
prendere la parola nella prossima udienza fissata per il 19 dicembre. Nel
frattempo il giudice Ilio Mannucci Pacini è stato chiamato a esprimersi sulla
richiesta di costituzione di parte civile da parte dell’associazione “La casa
del consumatore”, che ha rifiutato il risarcimento proposto dalla difesa.
L’influencer, sostiene sempre la difesa, non ha commesso alcun reato, e come
scrive il Corriere “ha già chiuso il fronte amministrativo ed effettuato
donazioni per 3,4 milioni di euro”. Diverso il quadro delineato dai pm, secondo
i quali l’imprenditrice digitale avrebbe ingannato follower e consumatori con
presunti ingiusti profitti di circa 2,2 milioni di euro derivanti dalla vendita
di pandori e uova di Pasqua, il cui prezzo però non comprendeva la beneficenza
pubblicizzata. Più nel dettaglio, l’“operazione Balocco” avrebbe indotto “in
errore un numero imprecisato di acquirenti” convinti che con il proprio acquisto
avrebbero contribuito alla raccolta fondi a favore dell’ospedale Regina
Margherita di Torino. La procura sostiene che l’accordo si sarebbe rivelato
diverso: le società dell’influencer avrebbero incassato “poco più di un milione
di euro per pubblicizzare via Instagram l’iniziativa benefica per la quale la
società Balocco aveva destinato 50mila euro a favore dell’ospedale,
indipendentemente dalle vendite” si legge su Il Messaggero. Ai tempi in cui la
polemica scoppiò, Ferragni aveva parlato di un “errore di comunicazione”, che si
sarebbe verificato anche nel secondo caso contestato. “Tutto quello che abbiamo
fatto lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato”, scrive la
testata romana a proposito del senso delle dichiarazioni spontanee rese in aula
da Chiara Ferragni. I prossimi capitoli della vicenda verranno scritti il 19
dicembre e a gennaio, quando è prevista la sentenza.
L'articolo Chiara Ferragni, la Procura chiede la condanna a un anno e 8 mesi per
il Pandoro gate. Lei replica: “Fatto tutto in buona fede, nessuno ha lucrato”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il bastone, la gonna ampia, il foulard al collo, le scarpe con il tacco comodo.
Ecco le immagini dell’uomo, che travestito dalla madre morta da anni, si era
presentato in comune per rinnovare la carte di identità scaduta che serviva a
riscuotere la pensione. Per risolvere il problema burocratico, il 57enne si è
presentato in municipio travestito da anziana, con parrucca e abito femminile,
sperando di rinnovarne il documento. Gli addetti all’ufficio anagrafe hanno
subito riconosciuto il travestimento e la polizia locale è stata chiamata ad
accertare la situazione. Durante le verifiche, è emerso il lato più oscuro della
vicenda: l’uomo aveva nascosto in cantina il corpo della madre, deceduta nel
2022 per cause naturali, e continuava a percepirne la pensione.
L'articolo Le immagini dell’uomo travestito dalla madre morta da anni per
riscuotere la pensione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non è la prima volta che un figlio o una figlia di un genitore con pensione
truffano lo Stato incassando i soldi dopo la morte di padre o madre. Ma la
storia che arriva da Borgo Virgilio, alle porte di Mantova e raccontata dalla
Gazzetta e dalle pagine locali del Corriere, un nuovo insolito elemento. Un
57enne ha ideato un macabro stratagemma per continuare a incassare la pensione
della madre dopo la sua morte. L’uomo, infatti, ha nascosto il cadavere
dell’anziana nella cantina di casa e ha percepito i bonifici Inps per tre anni
senza che nessuno sospettasse nulla.
Il piano per incassare indebitamente i soldi è, però, naufragato quando la carta
d’identità della donna è scaduta. Per risolvere il problema burocratico, il
57enne si è presentato in municipio travestito da anziana, con parrucca e abito
femminile, sperando di rinnovarne il documento. Gli addetti all’ufficio anagrafe
hanno subito riconosciuto il travestimento e, di conseguenza, la polizia locale
è stata chiamata ad accertare la situazione. Durante le verifiche, è emerso il
lato più oscuro della vicenda: l’uomo aveva nascosto in cantina il corpo della
madre, deceduta nel 2022 per cause naturali, e continuava a percepirne la
pensione. I resti dell’anziana sono stati trasferiti alle camere mortuarie
dell’ospedale di Mantova per ulteriori accertamenti. Per il 57enne potrebbero
configurarsi i reati di occultamento di cadavere e truffa ai danni dell’Inps,
mentre le indagini sono ancora in corso.
L'articolo Si traveste da madre morta per continuare a incassare la pensione:
scoperto dopo tre anni proviene da Il Fatto Quotidiano.