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Professionisti, pensione unica più facile: ok del ministero alla ricongiunzione dei versamenti tra Inps e casse previdenziali
Pensione unica più facile per i professionisti, che potranno unificare sotto lo stesso cappello diverse posizioni previdenziali. Il ministero del Lavoro ha ufficialmente legittimato la ricongiunzione dei versamenti effettuati presso la gestione separata Inps e le casse di previdenza di categoria. Una svolta per il futuro previdenziale di molti professionisti, che riusciranno a ricongiungere i contributi versati in modo più semplice e a costruire la propria pensione senza l’annoso problema dei buchi contributivi, e senza subire penalizzazioni nel caso in cui la carriera risulti essere discontinua. PENSIONI DEI PROFESSIONISTI, COSA CAMBIA Cosa cambierà ai fini pratici? I professionisti avranno la possibilità di riunire le somme pagate alla gestione separata Inps verso le casse professionali, in entrata e in uscita: in altre parole, sarà possibile spostare i contributi dall’Inps alla cassa previdenziale di riferimento e viceversa. La ricongiunzione ha uno scopo ben preciso: permettere di ottenere una pensione unica e non più delle quote separate. L’assegno previdenziale verrà calcolato sulla base dei contributi che il singolo professionista ha versato, come se l’intera carriera si fosse sviluppata all’interno di un unico ente. La pronuncia ufficiale del ministero, che dovrebbe essere rafforzata a breve da una circolare applicativa dell’Inps, chiude definitivamente una questione aperta da molto tempo, legata ad un modo differente di valorizzare quanto i professionisti versano per la propria pensione. Il dicastero ha spiegato che la ricongiunzione dei contributi da e verso la gestione separata Inps è stata bloccata – almeno di fatto – dalla transizione in corso degli enti previdenziali dei professionisti dal sistema retributivo a quello contributivo, e dal sistema interamente contributivo di calcolo adottato dall’Istituto nazionale di previdenza. Ormai il passaggio al contributivo si è concluso per tutti i lavoratori: non sussistono quindi più i motivi che, almeno fino a questo momento, hanno sostanzialmente impedito alla gestione separata Inps di far ricongiungere i contributi con le altre casse previdenziali. LA STORIA CONTRIBUTIVA DIVENTA PIÙ CHIARA La ricongiunzione è uno strumento molto importante perché permette ai professionisti di valorizzare la propria storia contributiva. Ma soprattutto permette di gestire in maniera più lineare i periodi che precedono l’iscrizione alla cassa previdenziale di categoria. Far confluire all’interno di un’unica gestione tutti i contributi versati nella propria carriera, inoltre, permette di ottenere una pensione calcolata e liquidata da un unico ente, e con un assegno previdenziale che si basa su tutti i contributi che sono stati versati. In questo modo vengono colmate eventuali lacune e la carriera lavorativa, almeno dal punto di vista pensionistico, può essere considerata unitaria. RICONGIUNZIONE, CUMULO E TOTALIZZAZIONE: QUALI SONO LE DIFFERENZE Oltre alla ricongiunzione i professionisti hanno altre soluzioni per gestire i contributi versati in più casse: la totalizzazione e il cumulo. Lo scopo di tutti e tre gli strumenti è lo stesso – ossia unificare tutti i contributi sotto lo stesso cappello – ma si differenziano per alcuni aspetti fondamentali: il costo, l’effetto che sortiscono sui contributi e il metodo che viene utilizzato per calcolare la pensione. In un certo senso la ricongiunzione può essere considerato lo strumento più completo: permette di trasferire tutti i contributi, che, in questo modo, confluiscono all’interno di un’unica gestione. Ha un costo molto alto, ma permette di ottenere una pensione unitaria, che viene calcolata sulla base delle regole della cassa previdenziale nella quale confluiscono i contributi. Questo permette di valorizzare l’intera carriera lavorativa dal punto di vista previdenziale. Il cumulo contributivo permette di unificare i contributi senza costi: il lavoratore non deve sostenere alcun tipo di spesa, ma i contributi non sono spostati fisicamente. Le quote continuano a rimanere nella gestione di appartenenza, anche se il diretto interessato potrà beneficiare di un’unica pensione. Ogni ente effettuerà i calcoli seguendo le proprie regole: i singoli periodi vengono sommati solo per raggiungere determinati requisiti, ma i calcoli dell’assegno previdenziale vengono effettuati pro-quota. Anche la totalizzazione è gratuita, ma comporta che la pensione venga calcolata esclusivamente con il metodo contributivo, anche per eventuali periodi maturati prima del 1996. Questa strada per unificare i contributi è meno vantaggiosa, soprattutto per quanti hanno iniziato a lavorare da un po’ più di tempo. L'articolo Professionisti, pensione unica più facile: ok del ministero alla ricongiunzione dei versamenti tra Inps e casse previdenziali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nuovi permessi retribuiti per i lavoratori con malattie oncologiche o croniche: cosa cambia con la legge 106/2025
La legge n. 106/2025 ha introdotto nuove tutele per i lavoratori affetti da malattie oncologiche o croniche, che a partire dal mese di gennaio possono usufruire di specifici permessi retribuiti per effettuare esami e cure mediche. A fornire le istruzioni operative sul funzionamento della nuova agevolazione ha pensato l’Inps attraverso la circolare n. 152/2025. I lavoratori – sia quelli pubblici che quelli privati – hanno diritto a 10 ore annue di permesso retribuito ulteriori rispetto a quelle previste dai contratti collettivi, che potranno essere utilizzate per effettuare esami strumentali, analisi cliniche, visite mediche e cure frequenti. PERMESSI RETRIBUITI PER EFFETTUARE VISITE E CURE MEDICHE Attraverso la Legge n. 106/2025 sono state introdotte alcune novità per i dipendenti affetti da malattie oncologiche e invalidanti o croniche, che determinano un grado di invalidità che sia superiore al 74%. L’articolo 2 della norma ha introdotto la possibilità di usufruire di un numero maggiore di permessi retribuiti per effettuare delle visite e delle cure mediche. Questi lavoratori hanno diritto a fruire di ulteriori 10 ore annue regolarmente pagate. Possono accedere a questa agevolazione anche i dipendenti che hanno figli minorenni affetti da malattie oncologiche, in fase attiva o in follow-up precoce oppure da malattie invalidanti o croniche – anche rare – che comportano un grado di invalidità pari o superiore al 74%. Chi avesse intenzione di fruire dei permessi per i figli minori ha diritto alle ulteriori 10 ore nel corso dell’anno, indipendentemente da quante ne abbia già fruite per se stesso. LE INDENNITÀ ECONOMICHE PREVISTE I lavoratori dipendenti che utilizzano le ore di permesso in sovrappiù hanno diritto a ricevere un’indennità economica che viene determinata seguendo le regole previste dalla normativa vigente sulle malattie e la loro copertura figurativa. Le ore di permesso si vanno a sommare agli altri benefici che sono stati previsti dalla normativa vigente e dai contratti collettivi di lavoro. Non possono accedere a questa agevolazione, invece, quanti sono iscritti alla Gestione Separata e gli autonomi iscritti al Fondo Pensione per i lavoratori dello spettacolo. I REQUISITI PER OTTENERE LE ORE DI PERMESSO RETRIBUITO Per poter fruire delle ulteriori 10 ore di permesso retribuito ai lavoratori dipendenti – o al loro figlio minorenne – deve essere stato riconosciuto un grado di invalidità pari o superiore al 74% per una malattia oncologica in fase attiva o follow-up precoce o una invalidante o cronica, anche rara. Se la richiesta viene fatta per i figli è necessario essere in possesso del verbale di accertamento dell’invalidità civile attraverso il quale deve essere riconosciuta almeno l’indennità di frequenza. In qualsiasi caso è necessario che un medico operante in una struttura pubblica rilasci al lavoratore una prescrizione per effettuare delle visite, degli esami strumentali, delle cure mediche o delle analisi chimico-cliniche. Stiamo parlando di ore di permesso: è necessario, quindi, che il rapporto di lavoro sia attivo nel momento in cui vengono fruite. COME PRESENTARE LA DOMANDA Chi avesse la necessità di fruire delle ulteriori 10 ore di permesso retribuito deve inoltrare la domanda al proprio datore di lavoro. L’Inps ha specificato che è possibile utilizzare unicamente ore intere e non frazioni di ora. Il beneficiario, nella richiesta, deve dichiarare di essere in possesso dei requisiti previsti dalla normativa (ossia della prescrizione medica compilata correttamente dal medico di medicina generale e del riconoscimento del grado di invalidità al 74%). Le stesse regole valgono anche quando la fruizione serve per il figlio minorenne. Dopo aver utilizzato il permesso il dipendente deve consegnare al datore di lavoro copia dell’attestazione che la struttura presso la quale si è recato gli ha rilasciato, in modo da attestare che abbia effettuato realmente le prestazioni sanitarie prescritte. L'articolo Nuovi permessi retribuiti per i lavoratori con malattie oncologiche o croniche: cosa cambia con la legge 106/2025 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Isee 2025 al capolinea: da gennaio scatta la corsa al rinnovo. Cosa cambia su prima casa e scale di equivalenza
Ultimi giorni di vita per l’Isee 2025: alla mezzanotte del 31 dicembre di quest’anno l’attestazione perderà di valore e le famiglie dovranno richiedere quella nuova. A partire dal 1° gennaio del prossimo anno scatta la corsa al rinnovo: un passaggio necessario per poter continuare a godere di una serie di agevolazioni e bonus per il 2026. Ricordiamo, infatti, che l’Isee è il parametro utilizzato per determinare chi abbia diritto ad accedere alle misure di sostegno previste per le famiglie e in quale misura abbiano diritto ad accedervi. Bonus bollette e assegno unico sono solo due delle agevolazioni legate all’Isee. A partire dal 2026 nell’effettuare i calcoli dell’indicatore si terrà conto delle novità contenute nella legge di Bilancio: prima di tutto quelle legate alla prima casa, anche se le tempistiche sono ancora da definire. ISEE 2025, SCADENZA FISSATA AL 31 DICEMBRE Ogni anno l’Isee scade il 31 dicembre. Tutte le attestazioni che sono state rilasciate dall’Inps nel corso dell’anno scadono autonomamente. Questo significa che i valori attraverso i quali è stata fotografata e schematizzata la situazione economica e patrimoniale della famiglia sono validi solo per un anno. L’Isee 2025 continua ad essere utilizzabile per i bonus che sono stati richiesti e che non sono ancora stati erogati. Stop, invece, per i nuovi bonus che dovranno essere richiesti a partire dal nuovo anno o che devono essere rinnovati: per poterli ottenere sarà necessario aggiornare l’indicatore il prima possibile. SCATTA LA CORSA ALL’AGGIORNAMENTO A partire dal nuovo anno le famiglie dovranno aggiornare il proprio indicatore, in modo da poter confermare una serie di agevolazioni. La compilazione della Dsu sarà necessaria per l’assegno unico: in questo caso i diretti interessati avranno tempo fino al 28 febbraio. Una volta fatta passare questa data, l’agevolazione non verrà persa completamente, ma si avrà diritto all’importo minimo indipendentemente dalla reale condizione. Rimanendo fermi all’assegno unico, chi procederà ad aggiornare l’Isee entro il 30 giugno riuscirà ad ottenere gli arretrati, ma se l’Isee viene aggiornato da luglio in poi l’adeguamento dell’importo non avrà effetto retroattivo. L’indicatore aggiornato servirà, inoltre, per accedere al bonus nido e per ricevere tempestivamente il bonus bollette, che viene erogato automaticamente sulle fatture sulla base dello scambio dei dati tra l’Arera e l’Inps. Queste sono le motivazioni per cui è importante non trascurare questo adempimento: quanti avessero la necessità di essere supportati per presentare la documentazione possono rivolgersi ai Caf e ai professionisti, che come sempre offrono il servizio di assistenza per ottenere le attestazioni. L’Inps mette a disposizione, sul Portale Unico Isee, la Dsu precompilata, che facilita la predisposizione del modello, anche se la gestione dei calcoli non è semplice soprattutto quando si devono gestire i casi più articolati. LA GESTIONE DELLA PRIMA CASA A rendere particolarmente difficile la gestione in autonomia della pratica sono i continui cambiamenti alle regole di base dell’attestazione. Dopo una lunga attesa, dal 2025 è diventata operativa l’esclusione dal calcolo dei Titoli di Stato, dei buoni fruttiferi postali e dei libretti di risparmio fino alla soglia dei 50.000 euro a famiglia. A partire dal prossimo anno dovrebbe arrivare un’ulteriore novità, anche se l’impatto dovrebbe essere limitato e con delle tempistiche incerte. La Legge di Bilancio 2026 prevede il rialzo della soglia di esenzione della prima casa dal calcolo Isee, che passa da 52.500 a 91.500, con un ulteriore aumento di 2.500 per ogni figlio convivente successivo al primo. E la franchigia arriva a 200mila euro per i nuclei familiari che risiedono nei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane. Destinata a cambiare è anche la scala di equivalenza: sono previste maggiorazioni di 0,1 per i nuclei familiari con due figli, 0,25 se i figli sono tre, 0,40 in caso di quattro figli e 0,55 in caso per chi ha almeno cinque figli. Le novità, quindi, non interessano trasversalmente tutte le famiglie, ma solo alcune con determinate caratteristiche. Una volta approvata la legge di Bilancio bisognerà però attendere che diventino davvero operative: l’esclusione dei Titoli di Stato insegna che l’attesa potrebbe non essere breve. L'articolo Isee 2025 al capolinea: da gennaio scatta la corsa al rinnovo. Cosa cambia su prima casa e scale di equivalenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bonus nuovi nati: come funziona e chi può presentare la domanda per avere i 1.000 euro
L’Inps allarga i servizi che mette a disposizione delle famiglie. L’ultimo in ordine cronologico – comunicato attraverso il messaggio n. 3515 – è un sistema attraverso il quale invita i potenziali beneficiari a chiedere il bonus nuovi nati nel momento in cui un bambino viene al mondo. BONUS NUOVI NATI, COME FUNZIONA L’AVVISO Il nuovo servizio – è partito nel corso del mese di novembre – prevede che, a seguito di una nuova nascita, arrivi alla famiglia una comunicazione tramite posta elettronica per invitare a presentare la domanda per ottenere l’assegno unico ed universale per i figli a carico e, nel caso in cui l’Isee dovesse essere inferiore al limite previsto per ottenere la prestazione, anche per chiedere il bonus nuovi nati. La comunicazione non arriverà trasversalmente a tutte le famiglie, ma solo agli utenti che hanno prestato il proprio consenso per ricevere le comunicazioni proattive dall’Inps. Proprio su questo punto ricordiamo che quanti fossero interessati a ricevere dei contenuti personalizzati si possono iscrivere direttamente sul portale istituzionale dell’Inps, accedendo all’area My Inps, all’interno della quale devono seguire il percorso i “I tuoi dati” poi “Contatti e consensi” della sezione “Adesione ai servizi proattivi”. COME FUNZIONA IL BONUS NUOVI NATI Il bonus nuovi nati è stato previsto dalla legge di Bilancio 2025. È un sostegno economico una tantum pari a 1.000 euro, rivolto alle famiglie dove è nato un bambino dopo il 1° gennaio 2025. Il contributo spetta anche in caso di adozione o di affidamento in via preadottiva. La finalità dell’iniziativa è quella di fornire un sostegno economico ai genitori, almeno nei primi momenti in cui i pargoli hanno fatto il loro ingresso in famiglia. Contribuendo, quindi, a sostenere le spese iniziali. Le condizioni per poter accedere al bonus nuovi nati sono rimaste immutate nel corso del tempo. Possono presentare la domanda per ottenerlo i cittadini italiani, i residenti di altri Paesi dell’Unione europea e i cittadini di Stati terzi che siano titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo o di altre autorizzazioni previste dalla legge. Nel momento in cui il genitore presenta la domanda deve essere domiciliato in Italia. Deve essere in possesso, inoltre, di un Isee minorenni che sia inferiore a 40.000 euro l’anno. Il bonus nuovi nati non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini fiscali. CHI PUÒ PRESENTARE LA DOMANDA Per coprire il bonus nuovi è stata messa a disposizione una dote pari a 330 milioni di euro per il 2025, che saliranno a 360 milioni nel 2026. Spetterà all’Inps verificare l’andamento della spesa e a trasmettere ai ministero del Lavoro e a quello dell’Economia l’andamento dell’utilizzo delle risorse. La domanda per ottenere il contributo deve essere presentata entro 120 giorni dalla nascita o dal momento in cui il minore è stato adottato: deve essere inoltrata da uno solo dei due genitori. Nel caso in cui non dovessero vivere sotto lo stesso tetto, il contributo spetta al genitore che convive con il bambino. Spetterà a chi esercita la responsabilità genitoriale o al tutore richiedere il bonus nel caso in cui il genitore del bambino appena nato sia minorenne. La domanda deve essere presentata telematicamente accedendo al portale dell’Inps. In alternativa è possibile farlo attraverso l’app Inps Mobile o contattando il Contact Center Multicanale (al numero verde 803164 per chi chiama da telefono fisso o al 06/164164 per chi chiama da cellulare). In alternativa è possibile rivolgersi agli istituti di patronato che forniscono la dovuta assistenza per compilare e trasmettere l’istanza. L'articolo Bonus nuovi nati: come funziona e chi può presentare la domanda per avere i 1.000 euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sconto del 50% sui contributi per artigiani e commercianti, ecco chi può chiederlo e come si fa domanda
Ci sarà tempo fino al prossimo 31 dicembre per chiedere la riduzione dei contributi Inps per artigiani e commercianti. L’agevolazione è stata introdotta dalla legge di Bilancio 2025 ed è riservata ai neo iscritti che hanno avviato una nuova attività nel corso di quest’anno. La misura consiste in uno sconto del 50% dei contributi fissi e di quelli variabili, ossia quelli che eccedono il minimale. È possibile fruirne per tre annualità. SCONTO CONTRIBUTI, ANCORA POCHI GIORNI PER RICHIEDERLO I commercianti e gli artigiani hanno ancora poco tempo per poter fruire della riduzione del 50% dei contributi per i primi tre anni di attività. All’agevolazione possono accedere i titolari di ditte individuali e familiari che stanno percependo un reddito d’impresa anche in regime forfettario, i soci delle società – sia quelle di persone che quelle di capitali, come le srl -, i coadiuvanti e i coadiutori familiari. L’accesso all’agevolazione è subordinato al possesso di alcuni requisiti: il più importante è l’aver avviato l’attività imprenditoriale nel corso del 2025. Ma non solo: è necessario essersi iscritti per la prima volta ad una delle gestioni speciali autonome degli artigiani e degli esercenti attività commerciali nel corso dello stesso periodo. Il possesso dei requisiti viene attestato dall’iscrizione al Registro delle Imprese e all’Inps entro i termini di legge: chi dovesse avviare l’attività entro il 20 dicembre 2025 può beneficiare della riduzione nel caso in cui dovesse presentare l’iscrizione al Registro e alla gestione speciale autonoma entro il 19 gennaio. Volendo sintetizzare al massimo, per poter accedere alle riduzione dei contributi Inps, è necessario avviare l’attività nel corso del 2025 e iscriversi alle gestioni speciali autonome per la prima volta nel corso dello stesso periodo. DA QUANDO È IN VIGORE LA MISURA Tecnicamente parlando la misura è in vigore a partire dal 1° gennaio 2025, anche se da un punto di vista strettamente operativo è partita solo ad agosto, quando l’Inps ha iniziato a dare il via libera alle richieste. Purtroppo al ritardo iniziale si sono aggiunti una serie di disservizi segnalati dagli stessi utenti: quando si doveva pagare la terza rata dei contributi (la deadline era prevista lo scorso 17 novembre 2025), i Modelli F24 prodotti dall’Inps erano ancora calcolati con la formula piena, anche se chi li presentava aveva chiesto di aderire alla misura. COME DEVE ESSERE PRESENTATA LA DOMANDA La normativa prevede che l’agevolazione abbia una durata pari a tre anni dall’avvio dell’attività. Tecnicamente può essere richiesta solo alla fine del 2025, perché spetta unicamente ai commercianti e agli artigiani che abbiano avviato una nuova attività. Chi avesse interesse a vedersi ridurre i contributi Inps – e non avesse ancora presentato la domanda – lo deve fare entro il 31 dicembre 2025, in modo da non perdere il diritto ad ottenere lo sconto. L’istanza per accedere allo sconto può essere trasmessa accedendo al “Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo)”: in questa sede deve essere compilato il modulo “Riduzione 50% ART-COM 2025”. Il richiedente deve dichiarare di essere in possesso dei requisiti: la dichiarazione deve essere inserita, sotto la propria responsabilità, all’interno del modulo della domanda. Nel momento in cui la richiesta viene accettata la riduzione dei contributi Inps viene applicata per tre anni. Nell’arco del triennio cui spetta l’agevolazione la posizione aziendale potrebbe variare sotto il profilo fiscale – potrebbe avvenire uno spostamento di provincia dell’attività o si potrebbe optare per una diversa gestione Inps -: l’agevolazione continuerà senza che il beneficiario sia obbligato a presentare una nuova domanda. È bene non lasciarsi sfuggire l’occasione, perché potrebbe essere l’ultima possibilità per ottenere lo sconto dei contributi Inps: al momento non sono previsti dei rinnovi dell’agevolazione. L'articolo Sconto del 50% sui contributi per artigiani e commercianti, ecco chi può chiederlo e come si fa domanda proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Calderone si mangia gli ispettori del lavoro e prova a mettere le mani sul loro “tesoretto”
Sotto organico, trattati male e, presto, alle dirette dipendenze dell’ex presidente dei consulenti del lavoro, la ministra Marina Elvira Calderone. Potrebbe essere questo il destino che attende gli ispettori del lavoro nel 2026. L’idea di chiudere l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) e di spostarne funzioni e dipendenti all’interno del ministero del Lavoro non è nuova per il governo Meloni. La ministra l’aveva accarezzata a inizio legislatura, mettendo in allarme le forze sindacali, già alle prese coi salari insufficienti e l’indebolimento strutturale dell’Ispettorato, nato nel 2015 come agenzia pubblica per svolgere l’attività ispettiva a livello nazionale, integrando le funzioni precedentemente svolte dal ministero ma anche di Inps e Inail, che infatti avevano visto il definitivo blocco delle assunzioni del personale ispettivo. Un’agenzia vigilata dal ministero, ma dotata di autonomia regolamentare, amministrativa e contabile. Autonomia che ora rischia di perdere, come emerso dall’incontro di martedì 25 novembre tra sindacati e ministero. “Per gli ispettori c’è il rischio di perdere terzietà ed essere sempre più assoggettati e assoggettabili alla politica”, aveva spiegato al Fatto il segretario nazionale Fp Cgil, Florindo Oliverio. Ma è anche una questione di soldi, perché l’Ispettorato ha un tesoretto sul quale il ministero ha messo gli occhi. “Si tratta di un’idea nient’affatto nuova, che ci era stata già paventata ad inizio del mandato della ministra Calderone, con tanto di bozze di disegno di legge e creazione di uno specifico Dipartimento del Ministero del Lavoro, il dipartimento vigilanza, il cui capo Dipartimento sarebbe nominato direttamente dal Ministro del Lavoro e riceverebbe direttive ed indicazioni dal Ministro stesso e della sua diretta esecuzione dovrebbe rispondere”, si legge nel comunicato unitario di Cgil, Uilpa e Usb seguito all’incontro al ministero con capo di Gabinetto e vicecapo di Gabinetto, tra gli altri. L’idea venne poi accantonata, ma nel frattempo i segnali di attenzione chiesti dai sindacati su rinnovo dei contratti, aumenti salariali, welfare aziendale e indennità ispettiva per valorizzare il personale non sono mai arrivati. E intanto se ne andavano i funzionari, ispettori compresi, perché a fronte delle molte responsabilità all’INL il gioco non vale la candela. Tra le soluzioni proposte da anni dalle sigle sindacali, quella di finanziare il welfare aziendale e il sistema indennitario, anche in vista di future assunzioni, utilizzando parte dell’avanzo di bilancio disponibile dell’Agenzia, che oggi ammonta a 368 milioni di euro. “Da quanto abbiamo appreso nel corso dell’incontro, sembra fare molto appetito l’ingente avanzo di bilancio dell’INL”, hanno scritto i sindacati. Ma, prosegue il comunicato, “durante il confronto con la rappresentanza ministeriale non abbiamo registrato alcuna misura concreta capace di mettere nelle migliori condizioni tutti i lavoratori dell’INL (o del Dipartimento della vigilanza) per operare efficacemente e assolvere le funzioni cui sono adibiti”. Ad ora si starebbe verificando se tecnicamente, nell’ipotesi di rientro, una qualche forma di compensazione spetti al ministero. “L’avanzo di bilancio va all’erario, ma visto il trasferimento di funzioni si aspettano che qualcosa venga riconosciuto al ministero, ed è quanto stanno cercando di capire”, spiega Giorgio Dell’Erba, dirigente del coordinamento nazionale dell’Unione sindacale di base, presente all’incontro a Roma. “Ma il problema è proprio questo: di questi soldi cosa ne vogliono fare?”. Si intende seguire “una logica di conservazione dello stato attuale o si intendono invece potenziare davvero, e non a “costo zero”, tutte le attività e le funzioni trasferite dell’INL”? Sul potenziamento dell’Ispettorato Calderone e sindacati non si sono mai intesi. Il prossimo incontro, che il ministero propone per gennaio, dirà se l’attività ispettiva a tutela di diritti, salute e dignità dei lavoratori ha ancora cittadinanza o se l’imperativo è “non disturbare chi produce ricchezza”, per dirla con Giorgia Meloni. Insomma, se la ministra Calderone intenda smantellare definitivamente le funzioni di un Ispettorato che già oggi e soprattutto al Nord, ha sedi sotto organico di oltre il 50%. “Non possiamo accettare anche il solo paventarsi dell’ipotesi di un diretto controllo politico della vigilanza sul lavoro, dopo averla disarticolata, riportando il quadro istituzionale indietro di dieci anni”, scrivono Cgil, Uilpa, Usb, che annunciano una assemblea nazionale del personale per il 2 dicembre e non a caso: “La sera del 2 dicembre andrà in onda su Rai 1 la serie televisiva “L’altro ispettore”, la prima serie TV dedicata alla figura dell’ispettore del lavoro. Ci sembra incredibile che, mentre si illustra al grande pubblico il ruolo degli ispettori del lavoro (sperando comunque non vi siano troppi luoghi comuni), il Governo si prepari serenamente a comunicare l’intenzione di chiudere l’INL e riportare le lancette indietro di dieci anni”. L'articolo Calderone si mangia gli ispettori del lavoro e prova a mettere le mani sul loro “tesoretto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Inps
Diritti dei Lavoratori
Marina Elvira Calderone
Sicurezza sul Lavoro
Le immagini dell’uomo travestito dalla madre morta da anni per riscuotere la pensione
Il bastone, la gonna ampia, il foulard al collo, le scarpe con il tacco comodo. Ecco le immagini dell’uomo, che travestito dalla madre morta da anni, si era presentato in comune per rinnovare la carte di identità scaduta che serviva a riscuotere la pensione. Per risolvere il problema burocratico, il 57enne si è presentato in municipio travestito da anziana, con parrucca e abito femminile, sperando di rinnovarne il documento. Gli addetti all’ufficio anagrafe hanno subito riconosciuto il travestimento e la polizia locale è stata chiamata ad accertare la situazione. Durante le verifiche, è emerso il lato più oscuro della vicenda: l’uomo aveva nascosto in cantina il corpo della madre, deceduta nel 2022 per cause naturali, e continuava a percepirne la pensione. L'articolo Le immagini dell’uomo travestito dalla madre morta da anni per riscuotere la pensione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Inps
Mantova
Truffa Aggravata
Si traveste da madre morta per continuare a incassare la pensione: scoperto dopo tre anni
Non è la prima volta che un figlio o una figlia di un genitore con pensione truffano lo Stato incassando i soldi dopo la morte di padre o madre. Ma la storia che arriva da Borgo Virgilio, alle porte di Mantova e raccontata dalla Gazzetta e dalle pagine locali del Corriere, un nuovo insolito elemento. Un 57enne ha ideato un macabro stratagemma per continuare a incassare la pensione della madre dopo la sua morte. L’uomo, infatti, ha nascosto il cadavere dell’anziana nella cantina di casa e ha percepito i bonifici Inps per tre anni senza che nessuno sospettasse nulla. Il piano per incassare indebitamente i soldi è, però, naufragato quando la carta d’identità della donna è scaduta. Per risolvere il problema burocratico, il 57enne si è presentato in municipio travestito da anziana, con parrucca e abito femminile, sperando di rinnovarne il documento. Gli addetti all’ufficio anagrafe hanno subito riconosciuto il travestimento e, di conseguenza, la polizia locale è stata chiamata ad accertare la situazione. Durante le verifiche, è emerso il lato più oscuro della vicenda: l’uomo aveva nascosto in cantina il corpo della madre, deceduta nel 2022 per cause naturali, e continuava a percepirne la pensione. I resti dell’anziana sono stati trasferiti alle camere mortuarie dell’ospedale di Mantova per ulteriori accertamenti. Per il 57enne potrebbero configurarsi i reati di occultamento di cadavere e truffa ai danni dell’Inps, mentre le indagini sono ancora in corso. L'articolo Si traveste da madre morta per continuare a incassare la pensione: scoperto dopo tre anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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