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Arriva la certificazione unica Inps su pensioni, indennità e prestazioni di sostegno al reddito. Come scaricarla e cosa controllare
L’arrivo della Certificazione Unica Inps 2026 segna l’inizio ufficiale della stagione fiscale per milioni di cittadini che, nel corso del 2025, hanno percepito redditi da pensione, indennità di disoccupazione (NASpI), cassa integrazione o altre prestazioni a sostegno del reddito. Questo documento, che l’istituto è tenuto a rilasciare obbligatoriamente entro il 16 marzo 2026, non è una semplice ricevuta, ma la base indispensabile per navigare correttamente tra i successivi adempimenti con il fisco. Molti utenti hanno iniziato a monitorare il proprio Fascicolo Previdenziale MyINPS già dai primi giorni del mese, sperando in una pubblicazione anticipata che consenta di pianificare con calma la propria dichiarazione. PERCHÉ LA CERTIFICAZIONE UNICA 2026 È COSÌ IMPORTANTE Per molti pensionati, l’appuntamento di marzo con la Certificazione Unica rappresenta un passaggio rassicurante e necessario per fare il punto sulla propria situazione economica dopo un intero anno di gestione del bilancio familiare. Questo documento non è solo un adempimento burocratico, ma il riepilogo ufficiale che dà forma e certezza a quanto ricevuto mensilmente dall’INPS, trasformando i singoli cedolini in un quadro fiscale completo e chiaro. Ottenere la CU 2026 significa avere tra le mani la chiave per gestire con serenità i propri diritti, assicurandosi che ogni trattenuta e ogni detrazione siano state calcolate correttamente, proteggendo così il valore reale della propria pensione. La Certificazione Unica riveste infatti un ruolo strategico in quanto rappresenta l’unico riepilogo ufficiale di tutti i redditi corrisposti dall’INPS nel corso del 2025, siano essi pensioni, indennità NASpI o altre prestazioni. Sebbene questi importi vengano erogati mensilmente, il documento è indispensabile per verificare con precisione il totale delle somme lorde e l’entità delle ritenute fiscali, delle addizionali locali e delle detrazioni applicate dall’ente in qualità di sostituto d’imposta. Tali informazioni verranno trasmesse direttamente all’Agenzia delle Entrate per alimentare il Modello 730 precompilato, disponibile dal prossimo 30 aprile, permettendo così ai contribuenti di recuperare spese mediche, bonus edilizi o altre agevolazioni accumulate durante l’anno fiscale. Scaricare tempestivamente il modello significa, quindi, accertarsi che l’INPS abbia applicato correttamente le aliquote Irpef e i carichi di famiglia, evitando spiacevoli conguagli a debito o sanzioni dovute a errori nei calcoli. Oltre alla dichiarazione dei redditi, il possesso della CU aggiornata è un requisito fondamentale per il calcolo dell’ISEE 2026, lo strumento chiave per determinare la situazione economica del nucleo familiare e accedere a prestazioni sociali agevolate, esenzioni dai ticket sanitari o sconti sulle bollette. Infine, il documento funge da prova ufficiale della propria capacità reddituale, risultando necessario in caso di richieste di finanziamenti, mutui o per la stipula di nuovi contratti di locazione. COME SCARICARE LA CU 2026 ONLINE Il percorso per ottenere la Certificazione Unica INPS 2026 inizia ufficialmente a metà marzo, termine entro il quale l’ente è tenuto a mettere a disposizione dei contribuenti il riepilogo dei redditi percepiti l’anno precedente dai contribuenti. Il metodo più rapido e immediato consiste nell’accedere al portale ufficiale Inps attraverso il proprio pc o tablet utilizzando un’identità digitale forte. Una volta effettuata l’autenticazione tramite Spid di livello 2, Carta di Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS), è sufficiente digitare Certificazione Unica nella barra di ricerca globale del sito per essere indirizzati alla pagina del servizio dove, selezionando l’annualità 2026, si potrà visualizzare e salvare il documento in formato PDF. Per chi preferisce la gestione in mobilità, l’applicazione Inps Mobile offre una sezione dedicata ai servizi fiscali che permette di scaricare il modello direttamente nella memoria dello smartphone con pochi tocchi, garantendo la stessa validità legale della versione cartacea. I pensionati godono di una flessibilità ulteriore, poiché possono recuperare il documento navigando all’interno del proprio Fascicolo Previdenziale del Cittadino, consultando la sezione dei modelli fiscali o quella relativa allo storico dei cedolini, dove la CU viene spesso aggregata per facilitare il controllo degli importi netti e lordi percepiti durante l’anno fiscale. I CANALI ALTERNATIVI PER SCARICARE LA CU Qualora l’accesso digitale tramite portale o applicazione non fosse percorribile, l’INPS garantisce diverse soluzioni alternative che permettono di ottenere la Certificazione Unica 2026 sfruttando canali fisici, telefonici o assistiti. Una delle opzioni più diffuse riguarda l’utilizzo del Contact Center integrato, che risponde al numero verde gratuito 803 164 per chi chiama da rete fissa oppure allo 06 164 164 per chi utilizza il cellulare: attraverso questi contatti è possibile richiedere che il documento venga spedito direttamente al proprio indirizzo di residenza in formato cartaceo. In aggiunta, è attivo un numero verde specifico dedicato esclusivamente alla Certificazione Unica, l’800 434 320, che dispone di un risponditore automatico attivo h24 per velocizzare le operazioni di invio senza attese prolungate con un operatore. Per chi preferisce un supporto umano o necessita di assistenza nella compilazione della successiva dichiarazione dei redditi, i Centri di Assistenza Fiscale e i Patronati rappresentano la soluzione ideale, poiché questi intermediari hanno il mandato legale per scaricare e stampare il modello per conto del cittadino previa presentazione di una delega e di un documento di identità. Anche le sedi territoriali dell’INPS restano un punto di riferimento fondamentale, in particolare attraverso gli sportelli veloci che permettono il ritiro immediato del documento senza appuntamenti complessi, una modalità pensata soprattutto per le fasce di utenza meno digitalizzate o per i cittadini di età superiore ai 75 anni che possono godere di canali di comunicazione privilegiati. Infine, per chi possiede una casella di Posta Elettronica Certificata ma non desidera navigare nel sito dell’Istituto, è possibile inoltrare una richiesta formale all’indirizzo dedicato richiestacertificazioneunica@postacert.inps.gov.it, allegando il proprio documento d’identità per ricevere la certificazione direttamente nella propria casella PEC. Queste opzioni assicurano che ogni contribuente, indipendentemente dalle proprie competenze tecnologiche o dalle dotazioni strumentali, possa entrare in possesso dei dati fiscali necessari entro i termini previsti per gli adempimenti con l’Agenzia delle Entrate. L'articolo Arriva la certificazione unica Inps su pensioni, indennità e prestazioni di sostegno al reddito. Come scaricarla e cosa controllare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Inps
Ok alla ricongiunzione dei contributi tra casse professionali private e gestione separata Inps: ecco come funziona
Arriva ufficialmente il via libera alla ricongiunzione dei contributi tra la gestione separata Inps e le casse professionali private. Con la circolare n. 15 del 9 febbraio 2026, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha fornito le indicazioni necessarie per avviare la procedura, andando a recepire un consolidato orientamento giurisprudenziale. La ricongiunzione è a pagamento: in alternativa è possibile ottenere gratuitamente il cosiddetto “cumulo“, che consente di raggiungere i requisiti contributivi minimi richiesti per la pensione sommando i contributi di gestioni diverse. Ma in quel caso l’assegno è calcolato “pro quota” da ciascuna gestione. RICONGIUNZIONE DEI CONTRIBUTI, L’AMBITO DI APPLICAZIONE In linea con quanto previsto dalla Legge n. 45/1990, la circolare Inps n. 15/2026 spiega come i liberi professionisti iscritti alle Casse private possono ricongiungere i contributi che sono stati versati nella Gestione Separata Inps. Possono effettuare l’operazione anche i superstiti prima di iniziare a percepire la pensione, accentrando, in questo modo, la contribuzione, anche se è necessario mettere in conto un costo calcolato dalla cassa di destinazione. I PERIODI INTERESSATI DAL RICONGIUNGIMENTO Ad essere coinvolti dalla ricongiunzione sono i periodi a partire dal 1° gennaio 1996. Le nuove regole, che si possono applicare anche alle domande giacenti, gestiscono le eventuali sovrapposizioni contributive senza alterare l’anzianità contributiva, valorizzando questi periodi col metodo contributivo a percentuale. CALCOLO DELL’ONERE Il calcolo dell’onere per la ricongiunzione tra la Gestione separata e le Casse professionali segue delle logiche differenziate in base al sistema di calcolo applicabile ai periodi da ricongiungere. Poiché la Gestione separata è nata nel 1996, la totalità dei periodi ricade nel sistema contributivo. In questo caso, l’onere non si basa sulla riserva matematica (tipica del retributivo), ma su un calcolo proporzionale: come base di calcolo si deve prendere come riferimento la retribuzione (o reddito) degli ultimi 12 mesi precedenti la domanda. Si applica, quindi, l’aliquota contributiva vigente presso la gestione di destinazione al momento della richiesta. La formula semplificata da utilizzare è la seguente: Reddito di riferimento x Aliquota cassa x Anni da ricongiungere. Il calcolo deve comunque rispettare i minimali e i massimali di reddito previsti dalla normativa vigente. COME VANNO GESTITE LE DOMANDE PENDENTI Le nuove istruzioni si applicano non solo alle nuove istanze, ma anche a tutte le domande giacenti e non ancora definite alla data di pubblicazione della circolare. L’Inps provvederà a fornire, con delle comunicazioni ad hoc, le indicazioni necessarie per gestire queste pratiche. PAGAMENTO DEGLI ONERI DI RICONGIUNZIONE Il pagamento dell’onere di ricongiunzione segue regole precise per garantire la copertura assicurativa presso la cassa di destinazione. Una volta ricevuta la comunicazione dell’onere (il cosiddetto “prospetto di debito“), il professionista ha 60 giorni di tempo per effettuare il pagamento dell’intero importo in un’unica soluzione o versare la prima rata (nel caso di scelta della rateizzazione), il che equivale all’accettazione della ricongiunzione stessa. L’aspetto economico più rilevante è costituito dal fatto che le somme versate per la ricongiunzione sono integralmente deducibili dal reddito complessivo ai fini Irpef. CONVIENE DAVVERO QUESTA OPERAZIONE? La scelta tra ricongiunzione onerosa e cumulo gratuito non è scontata: dipende dagli obiettivi dei singoli professionisti, che possono essere anticipare la pensione o aumentare il suo importo e dalla loro capienza fiscale. La ricongiunzione onerosa è una scelta ideale se si punta a massimizzare l’assegno pensionistico: tutti i contributi della Gestione Separata vengono trasformati in contributi della Cassa professionale. Se quella di riferimento ha un metodo di calcolo più generoso dell’Inps, la pensione finale sarà più alta. Conviene il cumulo gratuito (introdotto dalla Legge 232/2016) se si ha un budget limitato, perché non richiede alcun esborso economico immediato. Serve solo a sommare i periodi per raggiungere i requisiti temporali (per esempio i 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata), ma ogni ente calcola la sua quota pro-rata con le proprie regole. L'articolo Ok alla ricongiunzione dei contributi tra casse professionali private e gestione separata Inps: ecco come funziona proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Inps
Fondi Pensione
L’Inps non invia più i bollettini cartacei per colf, badanti e baby-sitter. Possibili eccezioni per gli over 76
L’Inps procede verso la dematerializzazione dei contributi per colf, badanti e baby-sitter. Il processo, già avviato, prevede il progressivo superamento dell’invio cartaceo dei modelli di pagamento. La digitalizzazione punta a rendere più fluidi, semplici e tracciabili tutti i processi. Già da gennaio 2026 l’istituto ha sospeso l’invio di bollettini cartacei per i datori di lavoro domestico. L’unica eccezione è per chi ha superato i 76 anni e in passato aveva richiesto la spedizione postale. L’ente spiega che, solo per l’anno in corso, i datori di lavoro di età pari o superiore ai 76 anni continueranno a ricevere la lettera annuale, così da accompagnarli nella fase di transizione al servizio digitale. Nella nota si legge che “l’obiettivo è favorire un passaggio graduale verso strumenti più semplici, tracciabili e sempre disponibili. Il punto di accesso principale al servizio di pagamento dei contributi per colf e badanti è il sito istituzionale www.inps.it, nella sezione Portale dei Pagamenti – Lavoratori Domestici”. Attraverso il servizio online, il datore di lavoro può generare e stampare l’avviso pagoPA, effettuare il pagamento direttamente online con carta di credito o debito, conto corrente o altri strumenti previsti dal circuito pagoPA, nonché consultare e ristampare le ricevute dei versamenti già effettuati. Accanto al canale online, l’Inps garantisce la possibilità di pagare anche presso banche, uffici postali e altri prestatori di servizi di pagamento aderenti a pagoPA, utilizzando il codice avviso o il QR code presente sull’avviso stesso. Per semplificare le modalità di pagamento, l’Inps spiega che è possibile effettuare il versamento tramite home banking, anche attraverso il circuito Cbill, per le banche che lo prevedono. I contributi possono essere pagati anche tramite l’App Inps Mobile e l’App IO, direttamente da smartphone. Per i professionisti e gli intermediari abilitati è sempre disponibile una funzionalità dedicata per l’emissione massiva degli avvisi pagoPA, pensata per la gestione di più rapporti di lavoro domestico. Per fornire assistenza agli utenti, è inoltre attivo il servizio Contact Center Multicanale, capace di fornire assistenza sia informativa che operativa e, su appuntamento telefonico, guidare l’utente nelle operazioni. L'articolo L’Inps non invia più i bollettini cartacei per colf, badanti e baby-sitter. Possibili eccezioni per gli over 76 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Economia
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Inps
Multa Inps da 8 milioni di euro agli editori di Fanpage e Today: scorretta applicazione dei contratti dei giornalisti
L’Inps ha sanzionato per un totale di 8 milioni di euro Ciaopeople, editore di Fanpage.it, e Citynews, che edita le testate locali Today. Le multe sono state imposte perché secondo l’istituto previdenziale le due società avrebbero dovuto versare i contributi per i lavoratori sulla base delle retribuzioni previste dal contratto nazionale dei giornalisti firmato dal sindacato unitario Fnsi e dalla federazione degli editori, la Fieg (ccnl comunque scaduto da un decennio). Invece entrambe applicano il contratto delle aziende aderenti all’Unione stampa periodica italiana (Uspi) sottoscritto dal sindacato Figec-Cisal, che prevede stipendi molto più bassi. La Fnsi ha espresso soddisfazione per le multe – 3,5 milioni a Ciaopeople srl e 4,5 milioni a Citynews – commentando che “gli unici contratti di categoria considerati validi dall’Istituto di previdenza sono quelli firmati nel tempo dal sindacato dei giornalisti con Fieg, Aeranti-Corallo e Anso-Fisc. Gli altri contratti sono esclusivamente il tentativo di ridurre il costo del lavoro e sottrarre contributi previdenziali all’Inps e quindi al futuro dei colleghi”. E “l’applicazione scorretta dei contratti”, secondo Fnsi, “non rappresenta solo un danno ai colleghi giornalisti, costretti a lavorare con stipendi inferiori e tutele minime, ma è anche un chiaro esempio di concorrenza sleale da parte di aziende che hanno bilanci milionari, pari a quelli dei grandi gruppi editoriali tradizionali. Concorrenza sleale che andrebbe perseguita anche per via legale”. Il condirettore di Fanpage, Adriano Biondi, ha replicato facendo sapere che “l’editore è assolutamente convinto di poter dimostrare le proprie ragioni e impugnerà il provvedimento Inps” e dando la sua versione della vicenda. Inizialmente la stessa Fnsi, ha ricordato, aveva siglato un contratto con Uspi alle stesse condizioni retributive, salvo disdettarlo nel 2019 con la motivazione che nel primo anno e mezzo i contratti siglati erano stati solo 300, “un numero deludente” rispetto all’universo delle testate online. Nel 2020 Uspi ha quindi firmato con Cisal. Nel frattempo, scrive Biondi, Fanpage aveva deciso di applicare quel contratto dopo un confronto con la rappresentanza sindacale interna che ha portato “a un piano per la stabilizzazione di trenta precari e a un’intesa di secondo livello per superare i minimi tabellari previsti da Uspi ed Fnsi”. “Non c’è dubbio”, ammette il condirettore, che quello firmato dalla Fieg sia “un contratto “migliore” per i lavoratori (chi scrive ha esattamente questa tipologia di contrattualizzazione, che prevede minimi tabellari più alti e altre agevolazioni), ma evidentemente siamo in presenza di una dinamica del tutto priva di logica. L’editore di Fanpage, infatti, aveva sottoscritto un accordo di stabilizzazione basandosi su una determinata tipologia contrattuale, facendo consequenziali ragionamenti di tipo economico-finanziario. Così, legittimamente o meno, decide di non cambiare l’intera strategia aziendale per la scelta unilaterale di un sindacato”. Poi specifica: “Da noi, tanto per parlare di pulpiti, non troverete pezzi pagati tre, cinque o dieci euro, né tantomeno articoli in prima pagina pagati 14 euro”. Lo scorso agostol’editore del Tempo, la famiglia Angelucci, è stato condannato ad assumere come collaboratrice fissa una giornalista che lavorava da anni per il giornale ed era pagata appunto dai 3 ai 14 euro lordi a pezzo. Oggi la Fnsi replica a sua volta, sottolineando che la ricostruzione del giornale digitale omette alcuni aspetti a partire dalla natura “derogatoria” dell’applicazione del contratto Uspi-Fnsi. Quando fu applicato inizialmente ai giornalisti di Fanpage.it, infatti, lo fu in via eccezionale e “in deroga” al contratto principale Fnsi-Fieg, con l’approvazione dalla commissione paritetica nazionale a fronte di un impegno specifico: l’assunzione a tempo pieno di 20 giornalisti che, fino a quel momento, erano stati lavoratori a contratto cococo. “Peccato che in seguito, l’azienda si rifiutò di trasformarli in contratti Fnsi-Fieg”. Sui motivi della disdetta del contratto Uspi-Fnsi da parte della Fnsi, il sindacato dei giornalisti ribadisce poi che la volontà era quella di evitare che una deroga diventasse una prassi. Secondo la Fnsi, il sindacato aveva firmato l’accordo con Uspi inizialmente per i piccoli periodici locali e per i giornali online che non superavano una certa dimensione. Ma nel consiglio direttivo dell’Uspi sono poi entrati rappresentanti di grandi aziende editoriali online che hanno cercato di trasformare il contratto Uspi-Figec in uno strumento per fare “dumping salariale”, pagando meno i giornalisti rispetto ai concorrenti che applicavano il contratto Fnsi-Fieg. La Fnsi fa infine notare che, dopo il periodo di avvio, altre testate online si sono trovate nella stessa situazione di Fanpage.it e una volta superata la fase di start-up sono passate al contratto Fnsi-Fieg. L'articolo Multa Inps da 8 milioni di euro agli editori di Fanpage e Today: scorretta applicazione dei contratti dei giornalisti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bonus asilo nido, d’ora in poi non andrà più richiesto ogni anno. Ma nel 2026 bisogna ancora fare domanda
Il 31 dicembre 2025 è scaduto il termine ultimo entro il quale presentare la domanda per il bonus asilo nido dello scorso anno. A partire dal 2026 cambiano le regole per ottenere il contributo, che non dovrà più essere richiesto annualmente. Da un punto di vista strettamente pratico, però, la novità non incide sugli adempimenti di quest’anno: l’istanza deve essere presentata un’ultima volta. BONUS ASILO NIDO 2026, COME È CAMBIATA L’AGEVOLAZIONE Il bonus asilo nido è una prestazione erogata dall’Inps, il cui scopo è quello di rimborsare parzialmente le spese sostenute per le rette di iscrizione a strutture pubbliche e private autorizzate. La misura può essere utilizzata anche per coprire parte dei costi sostenuti per altre forme di assistenza domiciliare, nel caso in cui i più piccoli siano affetti da gravi patologie. Nel 2026 sono entrate in vigore le disposizioni previste dal Decreto Legge 95/2025, il cui scopo è semplificare il processo per presentare la domanda. I genitori, almeno fino allo scorso anno, dovevano inviare una nuova richiesta ogni anno: dal 2026 è sufficiente inoltrare un’unica istanza per poter accedere al bonus asilo nido. Nel corso degli anni successivi la richiesta dovrà essere semplicemente confermata: dal 2027 si dovranno prenotare le risorse per ottenere i rimborsi, come ha indicato l’Inps all’interno della circolare n. 123/2025. Questo significa, molto semplicemente, che almeno per quest’anno la domanda dovrà essere presentata normalmente, così come accadeva in passato. A partire dal 2027 la prenotazione delle risorse dovrà avvenire sempre telematicamente fornendo i seguenti dati: le mensilità per le quali si sta richiedendo il contributo – che devono essere 11 al massimo per ogni anno – e la documentazione per attestare che è stato effettuato il pagamento di almeno una retta per i mesi per i quali è stato richiesto il contributo. QUANDO POTRÀ ESSERE PRESENTATA LA DOMANDA Le nuove regole sulla presentazione della domanda non cambiano, però, uno degli aspetti fondamentali per avviare la procedura per ottenere il bonus asilo nido. La prenotazione delle risorse segue l’anno solare e non quello scolastico: per l’anno scolastico 2025/2026 è necessario presentare due diverse domande. Uno per i mesi di frequenza dello scorso anno e uno per quello in corso. Per la richiesta per le mensilità che si sono chiuse lo scorso 31 dicembre, le famiglie hanno avuto tempo per presentare la domanda fino alla fine del 2025, mentre la documentazione sui pagamenti (sempre del 2025) può essere presentata fino al 31 luglio 2026. Per quanto riguarda il 2026, invece, il servizio per inviare le domande non è ancora attivo: l’istanza non può essere materialmente inviata. La data di apertura verrà ufficialmente comunicata dall’Inps con una nota ufficiale. Generalmente il via libera arriva verso la fine del mese di febbraio: nel 2025 la piattaforma è diventata operativa in ritardo, il 20 marzo. COME FARE LA DOMANDA Non appena l’Inps renderà disponibile il portale, la domanda potrà essere tranquillamente inviata utilizzando le proprie credenziali digitali (Spid, Cie o Cns), o chiedendo assistenza ai patronati. Ricordiamo che il bonus asilo nido 2026 mette a disposizione un contributo pari a 3.000 euro erogabile per un massimo di 11 mensilità pari a 272,72 euro ciascuna per chi ha un Isee fino a 25.000 euro, che scende a 2.500 euro – 11 rate rate da 227,27 euro – per chi ha un Isee compreso tra 25.001 e 40.000 euro. L'articolo Bonus asilo nido, d’ora in poi non andrà più richiesto ogni anno. Ma nel 2026 bisogna ancora fare domanda proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Professionisti, pensione unica più facile: ok del ministero alla ricongiunzione dei versamenti tra Inps e casse previdenziali
Pensione unica più facile per i professionisti, che potranno unificare sotto lo stesso cappello diverse posizioni previdenziali. Il ministero del Lavoro ha ufficialmente legittimato la ricongiunzione dei versamenti effettuati presso la gestione separata Inps e le casse di previdenza di categoria. Una svolta per il futuro previdenziale di molti professionisti, che riusciranno a ricongiungere i contributi versati in modo più semplice e a costruire la propria pensione senza l’annoso problema dei buchi contributivi, e senza subire penalizzazioni nel caso in cui la carriera risulti essere discontinua. PENSIONI DEI PROFESSIONISTI, COSA CAMBIA Cosa cambierà ai fini pratici? I professionisti avranno la possibilità di riunire le somme pagate alla gestione separata Inps verso le casse professionali, in entrata e in uscita: in altre parole, sarà possibile spostare i contributi dall’Inps alla cassa previdenziale di riferimento e viceversa. La ricongiunzione ha uno scopo ben preciso: permettere di ottenere una pensione unica e non più delle quote separate. L’assegno previdenziale verrà calcolato sulla base dei contributi che il singolo professionista ha versato, come se l’intera carriera si fosse sviluppata all’interno di un unico ente. La pronuncia ufficiale del ministero, che dovrebbe essere rafforzata a breve da una circolare applicativa dell’Inps, chiude definitivamente una questione aperta da molto tempo, legata ad un modo differente di valorizzare quanto i professionisti versano per la propria pensione. Il dicastero ha spiegato che la ricongiunzione dei contributi da e verso la gestione separata Inps è stata bloccata – almeno di fatto – dalla transizione in corso degli enti previdenziali dei professionisti dal sistema retributivo a quello contributivo, e dal sistema interamente contributivo di calcolo adottato dall’Istituto nazionale di previdenza. Ormai il passaggio al contributivo si è concluso per tutti i lavoratori: non sussistono quindi più i motivi che, almeno fino a questo momento, hanno sostanzialmente impedito alla gestione separata Inps di far ricongiungere i contributi con le altre casse previdenziali. LA STORIA CONTRIBUTIVA DIVENTA PIÙ CHIARA La ricongiunzione è uno strumento molto importante perché permette ai professionisti di valorizzare la propria storia contributiva. Ma soprattutto permette di gestire in maniera più lineare i periodi che precedono l’iscrizione alla cassa previdenziale di categoria. Far confluire all’interno di un’unica gestione tutti i contributi versati nella propria carriera, inoltre, permette di ottenere una pensione calcolata e liquidata da un unico ente, e con un assegno previdenziale che si basa su tutti i contributi che sono stati versati. In questo modo vengono colmate eventuali lacune e la carriera lavorativa, almeno dal punto di vista pensionistico, può essere considerata unitaria. RICONGIUNZIONE, CUMULO E TOTALIZZAZIONE: QUALI SONO LE DIFFERENZE Oltre alla ricongiunzione i professionisti hanno altre soluzioni per gestire i contributi versati in più casse: la totalizzazione e il cumulo. Lo scopo di tutti e tre gli strumenti è lo stesso – ossia unificare tutti i contributi sotto lo stesso cappello – ma si differenziano per alcuni aspetti fondamentali: il costo, l’effetto che sortiscono sui contributi e il metodo che viene utilizzato per calcolare la pensione. In un certo senso la ricongiunzione può essere considerato lo strumento più completo: permette di trasferire tutti i contributi, che, in questo modo, confluiscono all’interno di un’unica gestione. Ha un costo molto alto, ma permette di ottenere una pensione unitaria, che viene calcolata sulla base delle regole della cassa previdenziale nella quale confluiscono i contributi. Questo permette di valorizzare l’intera carriera lavorativa dal punto di vista previdenziale. Il cumulo contributivo permette di unificare i contributi senza costi: il lavoratore non deve sostenere alcun tipo di spesa, ma i contributi non sono spostati fisicamente. Le quote continuano a rimanere nella gestione di appartenenza, anche se il diretto interessato potrà beneficiare di un’unica pensione. Ogni ente effettuerà i calcoli seguendo le proprie regole: i singoli periodi vengono sommati solo per raggiungere determinati requisiti, ma i calcoli dell’assegno previdenziale vengono effettuati pro-quota. Anche la totalizzazione è gratuita, ma comporta che la pensione venga calcolata esclusivamente con il metodo contributivo, anche per eventuali periodi maturati prima del 1996. Questa strada per unificare i contributi è meno vantaggiosa, soprattutto per quanti hanno iniziato a lavorare da un po’ più di tempo. L'articolo Professionisti, pensione unica più facile: ok del ministero alla ricongiunzione dei versamenti tra Inps e casse previdenziali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nuovi permessi retribuiti per i lavoratori con malattie oncologiche o croniche: cosa cambia con la legge 106/2025
La legge n. 106/2025 ha introdotto nuove tutele per i lavoratori affetti da malattie oncologiche o croniche, che a partire dal mese di gennaio possono usufruire di specifici permessi retribuiti per effettuare esami e cure mediche. A fornire le istruzioni operative sul funzionamento della nuova agevolazione ha pensato l’Inps attraverso la circolare n. 152/2025. I lavoratori – sia quelli pubblici che quelli privati – hanno diritto a 10 ore annue di permesso retribuito ulteriori rispetto a quelle previste dai contratti collettivi, che potranno essere utilizzate per effettuare esami strumentali, analisi cliniche, visite mediche e cure frequenti. PERMESSI RETRIBUITI PER EFFETTUARE VISITE E CURE MEDICHE Attraverso la Legge n. 106/2025 sono state introdotte alcune novità per i dipendenti affetti da malattie oncologiche e invalidanti o croniche, che determinano un grado di invalidità che sia superiore al 74%. L’articolo 2 della norma ha introdotto la possibilità di usufruire di un numero maggiore di permessi retribuiti per effettuare delle visite e delle cure mediche. Questi lavoratori hanno diritto a fruire di ulteriori 10 ore annue regolarmente pagate. Possono accedere a questa agevolazione anche i dipendenti che hanno figli minorenni affetti da malattie oncologiche, in fase attiva o in follow-up precoce oppure da malattie invalidanti o croniche – anche rare – che comportano un grado di invalidità pari o superiore al 74%. Chi avesse intenzione di fruire dei permessi per i figli minori ha diritto alle ulteriori 10 ore nel corso dell’anno, indipendentemente da quante ne abbia già fruite per se stesso. LE INDENNITÀ ECONOMICHE PREVISTE I lavoratori dipendenti che utilizzano le ore di permesso in sovrappiù hanno diritto a ricevere un’indennità economica che viene determinata seguendo le regole previste dalla normativa vigente sulle malattie e la loro copertura figurativa. Le ore di permesso si vanno a sommare agli altri benefici che sono stati previsti dalla normativa vigente e dai contratti collettivi di lavoro. Non possono accedere a questa agevolazione, invece, quanti sono iscritti alla Gestione Separata e gli autonomi iscritti al Fondo Pensione per i lavoratori dello spettacolo. I REQUISITI PER OTTENERE LE ORE DI PERMESSO RETRIBUITO Per poter fruire delle ulteriori 10 ore di permesso retribuito ai lavoratori dipendenti – o al loro figlio minorenne – deve essere stato riconosciuto un grado di invalidità pari o superiore al 74% per una malattia oncologica in fase attiva o follow-up precoce o una invalidante o cronica, anche rara. Se la richiesta viene fatta per i figli è necessario essere in possesso del verbale di accertamento dell’invalidità civile attraverso il quale deve essere riconosciuta almeno l’indennità di frequenza. In qualsiasi caso è necessario che un medico operante in una struttura pubblica rilasci al lavoratore una prescrizione per effettuare delle visite, degli esami strumentali, delle cure mediche o delle analisi chimico-cliniche. Stiamo parlando di ore di permesso: è necessario, quindi, che il rapporto di lavoro sia attivo nel momento in cui vengono fruite. COME PRESENTARE LA DOMANDA Chi avesse la necessità di fruire delle ulteriori 10 ore di permesso retribuito deve inoltrare la domanda al proprio datore di lavoro. L’Inps ha specificato che è possibile utilizzare unicamente ore intere e non frazioni di ora. Il beneficiario, nella richiesta, deve dichiarare di essere in possesso dei requisiti previsti dalla normativa (ossia della prescrizione medica compilata correttamente dal medico di medicina generale e del riconoscimento del grado di invalidità al 74%). Le stesse regole valgono anche quando la fruizione serve per il figlio minorenne. Dopo aver utilizzato il permesso il dipendente deve consegnare al datore di lavoro copia dell’attestazione che la struttura presso la quale si è recato gli ha rilasciato, in modo da attestare che abbia effettuato realmente le prestazioni sanitarie prescritte. L'articolo Nuovi permessi retribuiti per i lavoratori con malattie oncologiche o croniche: cosa cambia con la legge 106/2025 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Isee 2025 al capolinea: da gennaio scatta la corsa al rinnovo. Cosa cambia su prima casa e scale di equivalenza
Ultimi giorni di vita per l’Isee 2025: alla mezzanotte del 31 dicembre di quest’anno l’attestazione perderà di valore e le famiglie dovranno richiedere quella nuova. A partire dal 1° gennaio del prossimo anno scatta la corsa al rinnovo: un passaggio necessario per poter continuare a godere di una serie di agevolazioni e bonus per il 2026. Ricordiamo, infatti, che l’Isee è il parametro utilizzato per determinare chi abbia diritto ad accedere alle misure di sostegno previste per le famiglie e in quale misura abbiano diritto ad accedervi. Bonus bollette e assegno unico sono solo due delle agevolazioni legate all’Isee. A partire dal 2026 nell’effettuare i calcoli dell’indicatore si terrà conto delle novità contenute nella legge di Bilancio: prima di tutto quelle legate alla prima casa, anche se le tempistiche sono ancora da definire. ISEE 2025, SCADENZA FISSATA AL 31 DICEMBRE Ogni anno l’Isee scade il 31 dicembre. Tutte le attestazioni che sono state rilasciate dall’Inps nel corso dell’anno scadono autonomamente. Questo significa che i valori attraverso i quali è stata fotografata e schematizzata la situazione economica e patrimoniale della famiglia sono validi solo per un anno. L’Isee 2025 continua ad essere utilizzabile per i bonus che sono stati richiesti e che non sono ancora stati erogati. Stop, invece, per i nuovi bonus che dovranno essere richiesti a partire dal nuovo anno o che devono essere rinnovati: per poterli ottenere sarà necessario aggiornare l’indicatore il prima possibile. SCATTA LA CORSA ALL’AGGIORNAMENTO A partire dal nuovo anno le famiglie dovranno aggiornare il proprio indicatore, in modo da poter confermare una serie di agevolazioni. La compilazione della Dsu sarà necessaria per l’assegno unico: in questo caso i diretti interessati avranno tempo fino al 28 febbraio. Una volta fatta passare questa data, l’agevolazione non verrà persa completamente, ma si avrà diritto all’importo minimo indipendentemente dalla reale condizione. Rimanendo fermi all’assegno unico, chi procederà ad aggiornare l’Isee entro il 30 giugno riuscirà ad ottenere gli arretrati, ma se l’Isee viene aggiornato da luglio in poi l’adeguamento dell’importo non avrà effetto retroattivo. L’indicatore aggiornato servirà, inoltre, per accedere al bonus nido e per ricevere tempestivamente il bonus bollette, che viene erogato automaticamente sulle fatture sulla base dello scambio dei dati tra l’Arera e l’Inps. Queste sono le motivazioni per cui è importante non trascurare questo adempimento: quanti avessero la necessità di essere supportati per presentare la documentazione possono rivolgersi ai Caf e ai professionisti, che come sempre offrono il servizio di assistenza per ottenere le attestazioni. L’Inps mette a disposizione, sul Portale Unico Isee, la Dsu precompilata, che facilita la predisposizione del modello, anche se la gestione dei calcoli non è semplice soprattutto quando si devono gestire i casi più articolati. LA GESTIONE DELLA PRIMA CASA A rendere particolarmente difficile la gestione in autonomia della pratica sono i continui cambiamenti alle regole di base dell’attestazione. Dopo una lunga attesa, dal 2025 è diventata operativa l’esclusione dal calcolo dei Titoli di Stato, dei buoni fruttiferi postali e dei libretti di risparmio fino alla soglia dei 50.000 euro a famiglia. A partire dal prossimo anno dovrebbe arrivare un’ulteriore novità, anche se l’impatto dovrebbe essere limitato e con delle tempistiche incerte. La Legge di Bilancio 2026 prevede il rialzo della soglia di esenzione della prima casa dal calcolo Isee, che passa da 52.500 a 91.500, con un ulteriore aumento di 2.500 per ogni figlio convivente successivo al primo. E la franchigia arriva a 200mila euro per i nuclei familiari che risiedono nei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane. Destinata a cambiare è anche la scala di equivalenza: sono previste maggiorazioni di 0,1 per i nuclei familiari con due figli, 0,25 se i figli sono tre, 0,40 in caso di quattro figli e 0,55 in caso per chi ha almeno cinque figli. Le novità, quindi, non interessano trasversalmente tutte le famiglie, ma solo alcune con determinate caratteristiche. Una volta approvata la legge di Bilancio bisognerà però attendere che diventino davvero operative: l’esclusione dei Titoli di Stato insegna che l’attesa potrebbe non essere breve. L'articolo Isee 2025 al capolinea: da gennaio scatta la corsa al rinnovo. Cosa cambia su prima casa e scale di equivalenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bonus nuovi nati: come funziona e chi può presentare la domanda per avere i 1.000 euro
L’Inps allarga i servizi che mette a disposizione delle famiglie. L’ultimo in ordine cronologico – comunicato attraverso il messaggio n. 3515 – è un sistema attraverso il quale invita i potenziali beneficiari a chiedere il bonus nuovi nati nel momento in cui un bambino viene al mondo. BONUS NUOVI NATI, COME FUNZIONA L’AVVISO Il nuovo servizio – è partito nel corso del mese di novembre – prevede che, a seguito di una nuova nascita, arrivi alla famiglia una comunicazione tramite posta elettronica per invitare a presentare la domanda per ottenere l’assegno unico ed universale per i figli a carico e, nel caso in cui l’Isee dovesse essere inferiore al limite previsto per ottenere la prestazione, anche per chiedere il bonus nuovi nati. La comunicazione non arriverà trasversalmente a tutte le famiglie, ma solo agli utenti che hanno prestato il proprio consenso per ricevere le comunicazioni proattive dall’Inps. Proprio su questo punto ricordiamo che quanti fossero interessati a ricevere dei contenuti personalizzati si possono iscrivere direttamente sul portale istituzionale dell’Inps, accedendo all’area My Inps, all’interno della quale devono seguire il percorso i “I tuoi dati” poi “Contatti e consensi” della sezione “Adesione ai servizi proattivi”. COME FUNZIONA IL BONUS NUOVI NATI Il bonus nuovi nati è stato previsto dalla legge di Bilancio 2025. È un sostegno economico una tantum pari a 1.000 euro, rivolto alle famiglie dove è nato un bambino dopo il 1° gennaio 2025. Il contributo spetta anche in caso di adozione o di affidamento in via preadottiva. La finalità dell’iniziativa è quella di fornire un sostegno economico ai genitori, almeno nei primi momenti in cui i pargoli hanno fatto il loro ingresso in famiglia. Contribuendo, quindi, a sostenere le spese iniziali. Le condizioni per poter accedere al bonus nuovi nati sono rimaste immutate nel corso del tempo. Possono presentare la domanda per ottenerlo i cittadini italiani, i residenti di altri Paesi dell’Unione europea e i cittadini di Stati terzi che siano titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo o di altre autorizzazioni previste dalla legge. Nel momento in cui il genitore presenta la domanda deve essere domiciliato in Italia. Deve essere in possesso, inoltre, di un Isee minorenni che sia inferiore a 40.000 euro l’anno. Il bonus nuovi nati non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini fiscali. CHI PUÒ PRESENTARE LA DOMANDA Per coprire il bonus nuovi è stata messa a disposizione una dote pari a 330 milioni di euro per il 2025, che saliranno a 360 milioni nel 2026. Spetterà all’Inps verificare l’andamento della spesa e a trasmettere ai ministero del Lavoro e a quello dell’Economia l’andamento dell’utilizzo delle risorse. La domanda per ottenere il contributo deve essere presentata entro 120 giorni dalla nascita o dal momento in cui il minore è stato adottato: deve essere inoltrata da uno solo dei due genitori. Nel caso in cui non dovessero vivere sotto lo stesso tetto, il contributo spetta al genitore che convive con il bambino. Spetterà a chi esercita la responsabilità genitoriale o al tutore richiedere il bonus nel caso in cui il genitore del bambino appena nato sia minorenne. La domanda deve essere presentata telematicamente accedendo al portale dell’Inps. In alternativa è possibile farlo attraverso l’app Inps Mobile o contattando il Contact Center Multicanale (al numero verde 803164 per chi chiama da telefono fisso o al 06/164164 per chi chiama da cellulare). In alternativa è possibile rivolgersi agli istituti di patronato che forniscono la dovuta assistenza per compilare e trasmettere l’istanza. L'articolo Bonus nuovi nati: come funziona e chi può presentare la domanda per avere i 1.000 euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sconto del 50% sui contributi per artigiani e commercianti, ecco chi può chiederlo e come si fa domanda
Ci sarà tempo fino al prossimo 31 dicembre per chiedere la riduzione dei contributi Inps per artigiani e commercianti. L’agevolazione è stata introdotta dalla legge di Bilancio 2025 ed è riservata ai neo iscritti che hanno avviato una nuova attività nel corso di quest’anno. La misura consiste in uno sconto del 50% dei contributi fissi e di quelli variabili, ossia quelli che eccedono il minimale. È possibile fruirne per tre annualità. SCONTO CONTRIBUTI, ANCORA POCHI GIORNI PER RICHIEDERLO I commercianti e gli artigiani hanno ancora poco tempo per poter fruire della riduzione del 50% dei contributi per i primi tre anni di attività. All’agevolazione possono accedere i titolari di ditte individuali e familiari che stanno percependo un reddito d’impresa anche in regime forfettario, i soci delle società – sia quelle di persone che quelle di capitali, come le srl -, i coadiuvanti e i coadiutori familiari. L’accesso all’agevolazione è subordinato al possesso di alcuni requisiti: il più importante è l’aver avviato l’attività imprenditoriale nel corso del 2025. Ma non solo: è necessario essersi iscritti per la prima volta ad una delle gestioni speciali autonome degli artigiani e degli esercenti attività commerciali nel corso dello stesso periodo. Il possesso dei requisiti viene attestato dall’iscrizione al Registro delle Imprese e all’Inps entro i termini di legge: chi dovesse avviare l’attività entro il 20 dicembre 2025 può beneficiare della riduzione nel caso in cui dovesse presentare l’iscrizione al Registro e alla gestione speciale autonoma entro il 19 gennaio. Volendo sintetizzare al massimo, per poter accedere alle riduzione dei contributi Inps, è necessario avviare l’attività nel corso del 2025 e iscriversi alle gestioni speciali autonome per la prima volta nel corso dello stesso periodo. DA QUANDO È IN VIGORE LA MISURA Tecnicamente parlando la misura è in vigore a partire dal 1° gennaio 2025, anche se da un punto di vista strettamente operativo è partita solo ad agosto, quando l’Inps ha iniziato a dare il via libera alle richieste. Purtroppo al ritardo iniziale si sono aggiunti una serie di disservizi segnalati dagli stessi utenti: quando si doveva pagare la terza rata dei contributi (la deadline era prevista lo scorso 17 novembre 2025), i Modelli F24 prodotti dall’Inps erano ancora calcolati con la formula piena, anche se chi li presentava aveva chiesto di aderire alla misura. COME DEVE ESSERE PRESENTATA LA DOMANDA La normativa prevede che l’agevolazione abbia una durata pari a tre anni dall’avvio dell’attività. Tecnicamente può essere richiesta solo alla fine del 2025, perché spetta unicamente ai commercianti e agli artigiani che abbiano avviato una nuova attività. Chi avesse interesse a vedersi ridurre i contributi Inps – e non avesse ancora presentato la domanda – lo deve fare entro il 31 dicembre 2025, in modo da non perdere il diritto ad ottenere lo sconto. L’istanza per accedere allo sconto può essere trasmessa accedendo al “Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo)”: in questa sede deve essere compilato il modulo “Riduzione 50% ART-COM 2025”. Il richiedente deve dichiarare di essere in possesso dei requisiti: la dichiarazione deve essere inserita, sotto la propria responsabilità, all’interno del modulo della domanda. Nel momento in cui la richiesta viene accettata la riduzione dei contributi Inps viene applicata per tre anni. Nell’arco del triennio cui spetta l’agevolazione la posizione aziendale potrebbe variare sotto il profilo fiscale – potrebbe avvenire uno spostamento di provincia dell’attività o si potrebbe optare per una diversa gestione Inps -: l’agevolazione continuerà senza che il beneficiario sia obbligato a presentare una nuova domanda. È bene non lasciarsi sfuggire l’occasione, perché potrebbe essere l’ultima possibilità per ottenere lo sconto dei contributi Inps: al momento non sono previsti dei rinnovi dell’agevolazione. L'articolo Sconto del 50% sui contributi per artigiani e commercianti, ecco chi può chiederlo e come si fa domanda proviene da Il Fatto Quotidiano.
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