Chiara Ferragni, in una intervista a MF -Milano Finanza, ha raccontato cosa è
accaduto il proscioglimento nel processo Pandorogate che l’ha vista sul banco
degli imputati. “Sono sollevata. Diciamo che sono stati due anni complessi sotto
tanti punti di vista – ha detto – ed è bello adesso sentire che non ho più i
limiti, anche nell’esprimermi, che ho avuto in questo tempo: questa è stata la
cosa più bella”. E non esclude di scrivere un libro sull’esperienza.
Che cosa di buono o di cattivo ha imparato da questa storia? “Di buono ho
imparato a dare più valore a me stessa come persona, meno come personaggio… Di
negativo che naturalmente nel momento del bisogno ti accorgi, buono e negativo
allo stesso tempo, di tutte le persone che sono state attorno a te per
convenienza rispetto a quelle che ci sono veramente perché tengono al rapporto
con te”.
E ancora, confessa: “Penso che questi due anni mi abbiano fatto crescere come
dieci anni ‘normalI’, quindi mi sento molto più matura e magari anche un pò più
disillusa rispetto al passato, sotto tanti punti di vista”. Ferragni, ricordando
di aver sempre avuto, comunque – durante la vicenda giudiziaria – “tanto
supporto dalle persone”, alla domanda su cosa ha sbagliato e cosa non rifarebbe,
risponde: “Sicuramente mi sarei dovuta circondare di persone con più
esperienza”.
Infine ammette: “Abbiamo sbagliato a gestire una media azienda, perché questo
ero diventata, come una startup”. Ora si torna alla vita reale? “Sì con gioia,
mi sento più libera, questa è la base di qualsiasi progetto futuro. Adesso pian
piano si torna, in modo diverso, e la comunicazione sarà comunque diversa”. La
parola chiave? “Coerenza. Voglio fare tutte le cose che siano molto più coerenti
con me”.
La consapevolezza di oggi è che “i social sono molto democratici. Quindi se hai
qualcosa da dire di interessante puoi trovare la tua community”.
L'articolo “Mi sarei dovuta circondare di persone con più esperienza. Abbiamo
sbagliato a gestire un’azienda come una startup”: Chiara Ferragni dopo il
proscioglimento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il ritorno passa dalla moda, e da un marchio che fa parte della sua storia.
Chiara Ferragni prova a riprendersi quello che ha perso dopo gli scandali e le
inchieste, e lo fa tornando a essere il volto di una grande campagna
internazionale con Guess. La sua prima collaborazione fashion arriva esattamente
una settimana dopo la chiusura del procedimento giudiziario legato al cosiddetto
pandoro-gate, una ripartenza che arriva dopo anni di stop forzato e che
l’imprenditrice digitale definisce apertamente come l’inizio di “un nuovo
capitolo”.
L’annuncio è arrivato direttamente dai suoi profili social, dove Ferragni ha
condiviso gli scatti della campagna pubblicitaria globale Primavera-Estate 2026
del brand statunitense. “Iniziamo questo nuovo capitolo con una grande novità:
sono il nuovo volto di Guess per la campagna Primavera 2026”, ha scritto,
accompagnando le immagini con ringraziamenti espliciti al marchio e al suo
cofondatore. Il ritorno della “Ferry”, come la chiamano i fan, mette fine ad un
periodo in cui molte aziende avevano sospeso o interrotto le collaborazioni con
lei durante la fase più acuta dell’esposizione mediatica e giudiziaria. Con la
chiusura del procedimento, la campagna Guess rappresenta il primo incarico
ufficiale nel mondo della moda e un segnale della sua volontà di rientrare nel
circuito dei grandi brand internazionali.
LA SCELTA DI GUESS E LE PAROLE DI PAUL MARCIANO
A spiegare il senso dell’operazione è Paul Marciano, Co-Founder e Chief Creative
Officer di Guess?, Inc., che ha motivato così la decisione: “Fin dall’inizio
abbiamo sentito una forte connessione con Chiara: la sua energia, la sua
sicurezza, il suo atteggiamento e, naturalmente, la sua bellezza erano
perfettamente in linea con lo spirito Guess. Rappresenta una donna che crede in
sé stessa e va avanti con determinazione”. Secondo Marciano, queste
caratteristiche emergono in modo naturale nella collezione SS26, pensata come
“moderna, versatile e ricca di personalità”. Nel comunicato ufficiale, Guess
sottolinea che la collaborazione riflette l’impegno del brand nel valorizzare
donne capaci di definire il proprio percorso con sicurezza, visione e
resilienza. Ferragni viene descritta come un ponte tra l’heritage iconico del
marchio e il linguaggio contemporaneo dei social, in una campagna che intende
parlare a più generazioni.
LA COLLEZIONE PRIMAVERA-ESTATE 2026
La collezione SS26 reinterpreta l’American Dream in chiave contemporanea. Gli
elementi iconici di Guess vengono riletti attraverso una visione orientata al
futuro, ispirata allo spirito del cowboy texano e agli spazi aperti, trasformati
in una narrazione di indipendenza ed espressione personale. Tornano capi storici
come i Bellflower Pants e l’iconico bandage dress, affiancati da nuove
silhouette, denim statement e una sartorialità più evoluta che accompagna
l’evoluzione del marchio dalle radici West Coast al contesto globale attuale.
Tra gli accessori spicca anche la Camden Bag, borsa dalla struttura definita e
dai dettagli curati, pensata per attraversare momenti e occasioni diverse.
Ferragni l’ha descritta come “una combinazione di carattere, eleganza e
praticità quotidiana”.
UN RITORNO CHE GUARDA AL PASSATO E AL FUTURO
La collaborazione con Guess ha anche un valore simbolico: Ferragni aveva già
lavorato con il brand nel 2013, quando era agli inizi del suo percorso come
fashion influencer. Nelle sue Stories ha condiviso immagini di quella prima
campagna digitale, affiancandole agli scatti attuali, e ha ricordato come Guess
abbia storicamente scelto testimonial iconiche come Claudia Schiffer, Anna
Nicole Smith, Laetitia Casta e Drew Barrymore. “È un grande onore per me tornare
a lavorare per Guess dopo quasi 13 anni dalla nostra prima collaborazione”, ha
dichiarato. “Questo progetto è arrivato in un momento in cui avevo voglia di
ripartire e raccontarmi per quella che sono oggi”.
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L'articolo Chiara Ferragni riparte da Guess: la prima campagna moda dopo il
Pandoro-gate proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il giudice della III sezione penale del Tribunale di Milano, Ilio Mannucci, ha
assolto Chiara Ferragni disponendo il proscioglimento per estinzione del reato
riqualificato in truffa semplice. Proscioglimento che ha riguardato anche i
coimputati di Chiara Ferragni, ovvero l’allora suo braccio destro, Fabio Damato,
e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo. L’imprenditrice aveva
raggiunto un accordo con il Codacons per il ritiro della denuncia e risarcito i
consumatori che si sono sentiti presi in giro. Da qui la richiesta della difesa
di assoluzione con formula piena, avanzata anche per gli altri imputati. Accolta
dal Tribunale. E proprio Damato, che Ferragni prima della ‘detonazione’ del
‘pandoro gate’ definiva “il mio braccio destro e sinistro”, ha scritto sui
social subito dopo il verdetto: “Sono stati due anni di estremo dolore,
sofferenza e spaesamento. Due anni di vita in sospeso dove in troppi hanno detto
tutto, spesso senza sapere niente. Il mio silenzio autoimposto è stata la prova
più dura di rispetto verso le autorità competenti e verso tutte le persone
coinvolte nella vicenda. La mia onestà e la correttezza umana che ho dimostrato
sempre nel mio percorso di vita e di lavoro oggi sono state restaurate. Ho
sempre creduto nella giustizia e oggi sono orgoglioso che la giustizia sia stata
ristabilita. Ci sono voluti anni per costruire una storia imprenditoriale e
socio-culturale pionieristica studiata anche all’estero. Peccato aver voluto
cancellare tutto in un soffio. Ringrazio tutte gli ex colleghi che in questi
anni mi hanno dimostrato rispetto, stima e soprattutto affetto. Grazie agli
amici di sempre, vicini da sempre e per sempre. Grazie alla mia famiglia
travolta da una morbosità disumana. Questa storia di resilienza e dignità la
dedico alla memoria del mio papà“.
L'articolo “Sono stati due anni di estremo dolore, sofferenza e spaesamento.
Questa storia di resilienza e dignità la dedico alla memoria del mio papà”: così
Fabio Damato, ex braccio destro di Chiara Ferragni, dopo il proscioglimento
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quando in aula ha sentito pronunciare “articolo 531”, Chiara Ferragni non ha
avuto dubbi su cosa stesse accadendo. “Ho abbracciato Giuseppe Iannaccone, mi
sono messa a piangere, singhiozzavo. Sembrava una scena da film”, racconta al
Corriere della Sera. È così che si è chiuso il procedimento giudiziario legato
al cosiddetto Pandoro Gate, con la dichiarazione di estinzione del reato e il
proscioglimento. “So benissimo cosa significa l’articolo 531 – chiarisce subito
– come conosco quelli che portano alla condanna”.
Per Ferragni è stata, parole sue, “la fine di un incubo”. Due anni in cui,
spiega, “tutte le cose che potevano andare male sono andate male”, ma senza mai
perdere la convinzione che l’esito sarebbe stato favorevole. “Non c’era nessun
elemento per parlare di una truffa”, ribadisce. Il punto, ammette oggi, non è
stato l’intento ma la gestione. “Eravamo all’apice del nostro successo, erano
gli anni di Sanremo, della serie tv, delle grandi campagne globali. Perché mai
avremmo dovuto fare qualcosa di irregolare per una piccola operazione benefica
dalla quale non avremmo guadagnato un euro in più?”. Ferragni riconosce però
l’ingenuità: “Abbiamo sempre pensato che potevamo fare errori, e li abbiamo
fatti, ma in buona fede. Il problema è stato non capire che anche una questione
del genere potesse avere dei rischi se non gestita bene. Io vedevo solo il lato
positivo: dare un macchinario a un ospedale”. Se potesse tornare indietro, dice
senza esitazioni, “mi circonderei di persone con più esperienza”. E aggiunge:
“Da business woman, da influencer, da celebrity, farò sempre errori di
valutazione. Ma mai nella mia vita mi sarei immaginata indagata e imputata in un
procedimento penale. È la cosa che mi ha fatto più male”.
Il silenzio mediatico che ha accompagnato gran parte di questi due anni è stato
una scelta obbligata: “Avevo paura che qualsiasi cosa dicessi potesse essere
usata contro di me”, spiega. “È stata una delle cose più difficili della mia
vita, ma l’ho affrontata a testa alta perché sapevo di essere innocente. Essere
un fenomeno mediatico mi ha dato tanti vantaggi, ma in questo periodo mi ha dato
praticamente solo svantaggi”. Alla pressione giudiziaria si è sommata quella
personale. Ferragni non nasconde il senso di tradimento provato: “Quando vinci
tutti vogliono salire sul tuo carro, quando hai bisogno tante persone
spariscono”. Le accuse che più l’hanno ferita sono state quelle sul piano
morale: “Prima gli hater dicevano che ero superficiale. Ma quando hanno detto
che avevo truffato i bambini malati, cosa poteva esserci di peggio? Avevo fatto
un errore di comunicazione verso i consumatori, invece davano una
rappresentazione di me che era la più lontana dalla realtà”.
Nel mezzo di questo periodo arriva anche la separazione da Fedez, vissuta come
un colpo ulteriore. “C’è stata una separazione pubblica nell’unico mio momento
di bisogno. Mi sono sentita completamente abbandonata. Ho sofferto tantissimo”.
A sostenerla, racconta, sono rimasti in pochi ma solidi: “La mia famiglia, mia
mamma, i miei cari amici, gli avvocati. E tante persone che si avvicinavano per
dirmi: ‘Stai tranquilla, vedrai che la giustizia alla fine viene fuori’”.
Oggi Ferragni dice di sentirsi cambiata profondamente. “Prima il valore era
essere sempre sulla cresta dell’onda, fare progetti di successo, sentire che
tutti mi applaudivano. In questi due anni ho fatto un lavoro su me stessa
pazzesco”. Racconta di aver imparato a prendersi cura di sé e di aver continuato
a credere, giorno dopo giorno, che la verità sarebbe emersa. “Sono un’eterna
positiva. Ora pian piano comincerò a raccontare senza rabbia cosa sono stati
questi due anni”. In aula, sottolinea, ha anche stretto la mano al pm Fusco.
Alla domanda se oggi stia rinascendo, risponde con cautela: “Spero che rinasca.
Ma la persona tutta perfezione di prima, con quell’aura che non ho mai cercato
ma che in qualche modo ho alimentato, non esiste più”. Dice di voler essere “più
consapevole, più attenta e più vera”, e di desiderare che gli altri riescano
finalmente a percepirla per quello che è. La prima cosa che farà ora che tutto è
finito? “Festeggerò. Ho detto a tutti i miei amici di venire a casa mia. Staremo
insieme, tranquilli. Ora ricomincio a vivere”.
L'articolo “Due anni da incubo, tutte le cose che potevano andare male sono
andate male. In tanti sono spariti, Fedez? Mi sono sentita completamente
abbandonata”: parla Chiara Ferragni proviene da Il Fatto Quotidiano.
“È andata bene, sono felice. E’ finito un incubo che durava da due anni”. Così
Chiara Ferragni in tribunale dopo l’assoluzione dall’accusa di truffa aggravata
per il caso del Pandoro Gate e delle uova di Pasqua.
“Ringrazio i miei follower perché mi sono sempre stati vicini, sono quello che
sono grazie anche a loro – ha aggiunto circondata dai cronisti – Sono contenta
di poter parlare dopo due anni in cui non ho mai detto niente per rispetto di
questo procedimento. Sono contenta di potermi riappropriare della mia voce”.
“Io ho sempre pensato che fosse innocente e questo è stato acclarato dal
tribunale. Chiara io l’ho ammirata in questi due anni perché è stata una
cittadina modello, potrebbe essere di esempio a tutti. Giustizia è stata data
oggi”, ha invece affermato l’avvocato Giuseppe Iannaccone.
L'articolo “Finito un incubo che durava da due anni. Ora mi posso riappropriare
della mia voce”: le prime parole di Chiara Ferragni dopo l’assoluzione per il
Pandoro Gate proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per essere uscita penalmente intonsa dal pandoro-gate, Chiara Ferragni deve
ringraziare soprattutto Marta Cartabia. La sentenza che ha dichiarato il non
doversi procedere per l’accusa di truffa nei confronti dell’influcencer,
infatti, non è affatto un’assoluzione nel merito (come è stato falsamente
riportato da alcuni media) ma una decisione puramente tecnica, dovuta alla
riforma del codice penale firmata nel 2022 dall’ex ministra della Giustizia. Per
ridurre il carico di lavoro dei magistrati, la riforma ha stabilito che una
serie di reati non siano più punibili d’ufficio – cioè ogni volta che gli
inquirenti ne vengono a conoscenza – ma solo se la vittima presenta querela. Tra
queste fattispecie, oltre a furti, scippi e danneggiamenti (che infatti sempre
più spesso restano impuniti) c’è anche la truffa: “Il delitto è punibile a
querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze”
aggravanti “previste dal secondo e dal terzo comma”, recita il nuovo articolo
640 del codice penale.
Nel caso del finto pandoro benefico “Pink Christmas” venduto da Ferragni, i pm
contestavano l’aggravante della minorata difesa dei consumatori, una di quelle
che rendono il reato procedibile d’ufficio. Il giudice Ilio Mannucci Pacini,
invece, ha ritenuto che questa aggravante non sussistesse, riqualificando
l’accusa in truffa semplice. E qui scatta la Cartabia: alla fine del 2024,
infatti, l’associazione dei consumatori Codacons ha ritirato la querela sporta
nei confronti di Ferragni per la vicenda, in cambio di un risarcimento e della
donazione di 200mila euro in beneficenza da parte dell’influencer. Così il reato
è stato dichiarato estinto per assenza della condizione di procedibilità (cioè
la querela), mentre la difesa chiedeva l’assoluzione nel merito (possibile nel
caso il giudice ritenga evidente l’assenza di responsabilità dell’imputato).
“Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”, ha
detto Ferragni dopo la pronuncia. Ma si è scordata di ringraziare anche Marta.
L'articolo Pandoro-gate, così la riforma Cartabia ha salvato Chiara Ferragni:
grazie all’ex ministra la truffa punibile solo a querela proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un magistrato esperto con un curriculum denso di processi importantissimi
giuridicamente, ma anche mediaticamente. Il nome del giudice Ilio Mannucci
Pacini – che ha emesso la sentenza per Chiara Ferragni – è ormai legato a quella
alla cronaca giudiziaria che negli ultimi decenni ha visto alternarsi scandali
finanziari, processi di grande impatto sociale e vicende giudiziarie che hanno
acceso il dibattito pubblico. Magistrato noto per la scrupolosità, la fermezza e
una chiarezza espositiva che raramente lascia spazio a equivoci, Mannucci Pacini
ha gestito casi complessi che hanno segnato la storia recente della città e
della giustizia italiana.
Nel corso della sua carriera, ha seguito processi che spaziano dall’attualità
civile e politica a scandali finanziari di ampia risonanza. Tra i casi più
significativi si ricordano, ad esempio, il processo Sy Ousseynou, l’autista che
nel marzo del 2019 dirottò e incendiò un autobus con a bordo una scolaresca, o
il procedimento contro Marco Cappato. Mannucci era presidente della Corte
d’Assise che assolse la richiesta della procura, assolvendo il tesoriere
dell’Associazione Coscioni dall’accusa di aiuto al suicidio perché il fatto non
sussiste.
Mannucci Pacini è stato presidente dell’Assise che ha giudicato Rocco Schirripa,
accusato dell’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, assassinato dalla
‘ndrangheta nel 1983 a Torino. L’imputato fu condannato all’ergastolo, poi
confermato dalla Cassazione. C’è poi il processo ad Alessia Pifferi, la donna
accusata di aver abbandonato la figlia di 18 mesi per fare un lungo fine
settimana con il compagno. Diana morì di stenti e per questo in primo grado era
stata condannata all’ergastolo dalla corte presieduta da Mannucci. Pena poi
ridotta in appello a 24 anni. Il magistrato è stato anche giudice del processo
per bancarotta fraudolenta, che ha visto condannato Emilio Fede a 3 anni e mezzo
per il crac della società Mora.
Riconosciuto per l’equilibrio tra fermezza e attenzione alle garanzie
procedurali, Mannucci Pacini ha costruito una reputazione che coniuga rigore
tecnico, rispetto delle parti e capacità di gestire mediazioni complesse tra
esigenze investigative e diritto alla difesa. La sua firma compare su sentenze
che, negli anni, hanno contribuito a plasmare il panorama giudiziario milanese e
nazionale, facendo di lui un punto di riferimento per chi segue i processi più
delicati e di grande rilevanza pubblica. Oltre alla notorietà acquisita sui
banchi del tribunale, il giudice è apprezzato per la capacità di spiegare in
maniera chiara i passaggi delle sentenze, senza cadere in tecnicismi
incomprensibili, e per la ferma volontà di mantenere la dignità della
magistratura anche nelle situazioni più mediatiche e controverse.
L'articolo Dal processo a Marco Cappato a quello ad Alessia Pifferi, chi è il
giudice Ilio Mannucci Pacini che ha assolto Chiara Ferragni proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il giudice della III sezione penale del Tribunale di Milano, Ilio Mannucci, ha
assolto Chiara Ferragni. L’influencer era imputata per truffa aggravata in
relazione a presunti messaggi ingannevoli pubblicati sui social: secondo
l’accusa, avrebbe promosso la vendita dei due dolci lasciando intendere che
parte del ricavato sarebbe andato a finanziare progetti di beneficenza.
Il giudice Mannucci, tecnicamente, non ha riconosciuto l’aggravante, contestata
dai pm, della minorata difesa dei consumatori o utenti online, che rendeva il
reato di truffa procedibile anche senza una denuncia. In questo modo, poiché il
Codacons circa un anno fa aveva ritirato la querela in seguito a un accordo
risarcitorio con la influencer, ha disposto il proscioglimento per estinzione
del reato riqualificato in truffa semplice. Proscioglimento che ha riguardato
anche i coimputati di Chiara Ferragni, ovvero l’allora suo braccio destro, Fabio
Damato, e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo. Per il reato di
truffa, infatti, la riforma Cartabia ha introdotto l’obbligo di querela della
parte offesa. L’imprenditrice aveva raggiunto un accordo con il Codacons per il
ritiro della denuncia e risarcito i consumatori che si sono sentiti presi in
giro. Da qui la richiesta della difesa di assoluzione con formula piena,
avanzata anche per gli altri imputati.
L’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli avevano chiesto per
l’influencer una condanna ad un anno e 8 mesi senza attenuanti. Stando alle
indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza,
tra il 2021e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato follower e consumatori ottenendo
presunti ingiusti profitti – in relazione a quelle vendite dei due prodotti, il
cui prezzo non comprendeva la beneficenza pubblicizzata – per circa 2,2 milioni.
Lei con il suo ex collaboratore Fabio Damato, pure lui imputato (richiesta di
condanna a un anno e 8 mesi), per l’accusa, avrebbe avuto un “ruolo preminente”
nelle campagne commerciali con cui sarebbe stata realizzata quella truffa con
“grande diffusività”, perché i suoi 30 milioni di follower si fidavano di lei e
alle sue società spettava “l’ultima parola” nell’ambito degli accordi con la
Balocco e con Cerealitalia. Per il terzo imputato, il presidente di Cerealitalia
Francesco Cannillo, l’accusa ha chiesto un anno.
Ferragni ha sempre ribadito di essere innocente. Si è trattato al massimo di un
caso di pubblicità ingannevole, dovuto ad errori di comunicazione e per il quale
ha già chiuso il fronte amministrativo versando risarcimenti e donazioni per
circa 3,4 milioni di euro. E soprattutto da parte di Ferragni, hanno evidenziato
i legali Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, “non c’è stato alcun dolo”, ossia
alcuna volontà di raggirare i consumatori ed anzi, dal punto di vista oggettivo
degli elementi probatori, non si è verificata alcuna truffa.
L'articolo La sentenza per Chiara Ferragni: assolta dall’accusa di truffa
aggravata. Mancano le querele proviene da Il Fatto Quotidiano.
È attesa per il pomeriggio la sentenza sul caso Pandoro Gate che vede imputata
l’influencer Chiara Ferragni che rischia fino a 1 anno e 8 mesi. “Aspettiamo le
15.30”, queste le sue parole all’uscita dall’aula. Il giudice si è ritirato in
camera di consiglio.
L'articolo Chiara Ferragni in tribunale per il Pandoro Gate circondata dai
cronisti: “Aspettiamo le 15.30” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
È entrata nell’aula della terza penale di Milano Chiara Ferragni nel giorno
della sentenza nel processo che la vede imputata per truffa aggravata, assieme
ad altri due, per i noti casi del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di
Pasqua Dolci Preziosi. “Sono tranquilla e fiduciosa”, ha risposto brevemente con
un sorriso in mezzo ad una selva di telecamere, fotografi e cronisti, anche
stranieri.
Non ci dovrebbero essere repliche delle parti, da quanto previsto, e il giudice
Ilio Mannucci Pacini entrerà in camera di consiglio e indicherà l’orario
previsto per il verdetto. L’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli
hanno chiesto per l’influencer una condanna ad un anno e 8 mesi senza
attenuanti. Stando alle indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria
della Guardia di finanza, tra il 2021e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato
follower e consumatori ottenendo presunti ingiusti profitti – in relazione a
quelle vendite dei due prodotti, il cui prezzo non comprendeva la beneficenza
pubblicizzata – per circa 2,2 milioni.
Lei con il suo ex collaboratore Fabio Damato, pure lui imputato (richiesta di
condanna a un anno e 8 mesi), per l’accusa, avrebbe avuto un “ruolo preminente”
nelle campagne commerciali con cui sarebbe stata realizzata quella truffa con
“grande diffusività”, perché i suoi 30 milioni di follower si fidavano di lei e
alle sue società spettava “l’ultima parola” nell’ambito degli accordi con la
Balocco e con Cerealitalia. Per il terzo imputato, il presidente di Cerealitalia
Francesco Cannillo, l’accusa ha chiesto un anno.
Ferragni ha sempre ribadito di essere innocente. Si è trattato al massimo di un
caso di pubblicità ingannevole, dovuto ad errori di comunicazione e per il quale
ha già chiuso il fronte amministrativo versando risarcimenti e donazioni per
circa 3,4 milioni di euro. E soprattutto da parte di Ferragni, hanno evidenziato
i legali Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, “non c’è stato alcun dolo”, ossia
alcuna volontà di raggirare i consumatori ed anzi, dal punto di vista oggettivo
degli elementi probatori, non si è verificata alcuna truffa.
L'articolo “Sono tranquilla e fiduciosa”, Chiara Ferrani in Tribunale prima
della sentenza per truffa aggravata proviene da Il Fatto Quotidiano.