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Retinolo, vitamina C e acido ialuronico: combinare questi principi attivi nel modo sbagliato può irritare la pelle. Le regole dei dermatologi
Di Leonardo Grimaldi Nel mondo della skincare, i principi attivi sono il cuore di ogni prodotto cosmetico: li ritroviamo nei sieri, nelle creme, ma ultimamente anche nei prodotti a risciacquo di nuova generazione come i detergenti viso o gli struccanti. Presenti in concentrazioni più o meno alte, questi ingredienti lavorano sinergicamente per trattare condizioni quali macchie superficiali, mancanza di idratazione o la perdita di tono e compattezza. Tuttavia, per costruire una routine di cura della pelle che sia performante ma al tempo stesso rispettosa del benessere cutaneo, è fondamentale selezionarli con estrema attenzione, onde evitare il rischio di irritazioni o conseguenze dermatologiche spiacevoli. La chiave per assicurarsi una pelle luminosa e in salute, infatti, non è usare tutto ciò che sappiamo essere di tendenza sui social, ma combinare le diverse formule attive con consapevolezza e strategia. CONOSCERE IL PROPRIO TIPO DI PELLE PER RISULTATI VISIBILI Prima di scoprire come utilizzare al meglio i principi attivi nella skincare routine, è doverosa una precisazione: nella scelta e combinazione di due o più trattamenti differenti, è fondamentale tenere conto della propria tipologia di pelle. Come spiega a ilfattoquotidiano.it il dottor Nicolò Rivetti, dermatologo di Doctolib.it, “conoscere il proprio tipo di pelle è fondamentale quando si decide di combinare più principi attivi nella skincare routine, perché la tolleranza cutanea, la funzione di barriera e la produzione di sebo variano molto da persona a persona”. Inoltre, “dal punto di vista dermatologico, la pelle non è un substrato uniforme: pelle secca, grassa, mista o sensibile presentano differenze nella produzione sebacea, nell’idratazione dello strato corneo e nell’integrità della barriera cutanea” precisa il dottor Rivetti. Per questo motivo, “quando si decide di combinare più principi attivi nella propria routine di skincare, è importante farlo con attenzione, perché l’associazione non corretta di alcune molecole può ridurre l’efficacia dei trattamenti o aumentare il rischio di irritazione cumulativa, soprattutto quando si utilizzano molecole che agiscono sul rinnovamento epidermico.” Un buon metodo per comprendere effettivamente quale sia il proprio tipo di pelle, secondo quanto suggerisce lo specialista, consiste nel “lavare il viso con un detergente delicato, senza applicare successivamente creme o cosmetici e attendere circa una o due ore. Trascorso questo tempo, si può appoggiare sulla pelle un foglio di carta assorbente o una blotting paper, premendo delicatamente su fronte, naso, guance e mento. La quantità di sebo che rimane sulla carta permette di avere un’indicazione orientativa della pelle”. Tuttavia, “è importante ricordare che la percezione soggettiva del proprio tipo di pelle non è sempre precisa: una valutazione dermatologica completa può fugare ogni dubbio” sottolinea il dottor Rivetti. ACIDO IALURONICO E CERAMIDI: EFFETTO BOOSTER PER L’IDRATAZIONE Gli sbalzi termici, l’aria secca dell’ufficio o una poca idratazione quotidiana hanno delle conseguenze anche sulla salute della pelle. Per prevenire e trattare efficacemente la cosiddetta perdita di idratazione transepidermica (TEWL) l’acido ialuronico può diventare un valido alleato della skincare routine quotidiana. Il modo migliore per integrarlo può essere mediante un siero viso, da applicare al mattino e alla sera dopo la detersione. Una valida soluzione è il Multirepair HA Siero di Rilastil, studiato appositamente con 3 tipi di acido ialuronico e un complesso di pre/post biotici per supportare il microbiota cutaneo e rimpolpare le rughe provocate dalla disidratazione. In alternativa, per una pelle rimpolpata effetto specchio, il nuovo Fluido Idratante Revitalift Filler Glass Skin di L’Oréal Paris combina l’acido ialuronico macro alla vitamina B3 e al pantenolo, per levigare la texture cutanea ma senza rinunciare all’idratazione. Estratto fermentato di genziana certificata Ecocert e un duo di acidi ialuronici ad alto e basso peso molecolare sono invece gli ingredienti che compongono l’Hydra3 Booster di Valmont, un siero leggero che aiuta a idratare ogni strato dell’epidermide e a uniformare al contempo la grana della pelle. Se soffrite di sensibilità e rossori diffusi, potete abbinare all’acido ialuronico un trattamento a base di ceramidi, ossia dei lipidi costituenti la barriera cutanea che agiscono da collante per trattenere l’acqua nella pelle e proteggerla da aggressioni esterne. Come ultimo step della beauty routine, la nuova Advanced RGN-6 di Skin Ceuticals è una crema viso formulata con Bioceramide 603, ectoina e Acetil tetrapetide-9, una combinazione di ingredienti altamente performanti in caso di discomfort, comparsa di arrossamenti o di sensibilità post-laser. ‹ › 1 / 3 FILORGA-PEELING-DARK-SPOT ‹ › 2 / 3 LANCOME-RENERGIE-CREMA-COLLAGENE ‹ › 3 / 3 RILASTIL-SIERO-ACIDO-IALURONICO COLLAGENE E RETINOLO: IL SEGRETO PER UNA PELLE UNIFORME E RIMPOLPATA La maggior parte degli studi dermatologici confermano che, a partire dai 25 anni, la pelle perde tono e compattezza a causa di una minor produzione di collagene. Se per contrastare gli effetti del cosiddetto photoaging è importante applicare con costanza una protezione solare ad ampio spettro, esistono prodotti cosmetici a base di questa proteina che permettono di mantenere elastica la pelle giorno dopo giorno. Lo sa bene Lancôme, che di recente ha messo a punto Rénergie Collagen Lift-Xtend Cream, un innovativo trattamento viso ispirato alla procedura estetica del thread-lifting. Secondo test strumentali, questo soin mira a ricostruire 10 anni di perdita di collagene con l’utilizzo costante. Per potenziare l’effetto anti-age della routine, il collagene può essere combinato con il retinolo, una forma di vitamina A rinomata per essere la più efficace nel ridurre segni di invecchiamento, perdita di tono e la presenza di irregolarità nella texture cutanea. Sviluppata per assicurare una pelle distesa e ringiovanita è la nuova Retinol Correxion Deep Wrinkle Rich Cream di ROC, che aiuta a ridurre 3 segni visibili dell’invecchiamento grazie alla combinazione di retinolo ROC brevettato, ceramidi riparatrici e calcio rivitalizzante. ACIDO TRANEXAMICO E VITAMINA C PER IL TRATTAMENTO DELLE MACCHIE Non si dovrebbero avere se si facesse una corretta prevenzione quotidiana, ma nel caso in cui la pelle sia segnata da macchie superficiali è importante ricorrere a soluzioni specifiche come, ad esempio, l’acido tranexamico. Nello specifico, si tratta di un principio attivo che agisce inibendo la produzione di melanina per schiarire gradualmente le macchie da melasma o i comuni segni post-acne. Lo si può ritrovare in differenti soluzioni cosmetiche, come ad esempio il nuovo peeling Daily Peel Anti-Dark Spot di Filorga, che unisce al complesso signature NCF del brand un pool di acidi esfolianti quali lattico e tranexamico, con la promessa di minimizzare le macchie scure dopo 7 giorni di utilizzo. In concentrazione minore ma ugualmente performante, l’acido tranexamico diventa l’ingrediente chiave del nuovo Trattamento Notte The Technologist di Veralab. In formula, questo principio attivo viene bilanciato con fitosqualano e ceramide NP incapsulata, per rafforzare la barriera cutanea e proteggere la pelle dalle irritazioni. Qualora vogliate potenziare l’azione schiarente dell’acido tranexamico, potete abbinarlo alla vitamina C, optando per una concentrazione più o meno alta in base al vostro grado di sensibilità cutanea. Se non avete una pelle particolarmente reattiva, il siero Ampoule Anti-OX di SVR è studiato con il 20% di vitamina C stabilizzata e glicerina per favorire un incarnato luminoso, compatto e omogeneo giorno dopo giorno. ‹ › 1 / 5 ROC-RETINOL-CORREXION-RICH-CREAM ‹ › 2 / 5 SKIN-CEUTICALS-RGN-6-CREMA ‹ › 3 / 5 SVR-AMPOULE-ANTI-OX ‹ › 4 / 5 VALMONT-HYDRA-3-BOOSTER ‹ › 5 / 5 VERALAB-THE-TECHNOLOGIST-CREMA-VISO L'articolo Retinolo, vitamina C e acido ialuronico: combinare questi principi attivi nel modo sbagliato può irritare la pelle. Le regole dei dermatologi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Salute
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Doppio shampoo: il trucco virale su TikTok funziona davvero? L’esperta spiega quando lavare i capelli due volte aiuta e quando invece rischia di rovinarli
C’è chi dice che sia la chiave per una chioma da spot pubblicitario e chi lo accusa di essere solo un’altra mania da social. Il “doppio shampoo”, cioè, lavare i capelli due volte di seguito nella stessa doccia, è il nuovo rituale beauty che impazza su TikTok, con milioni di visualizzazioni e tutorial che promettono miracoli di lucentezza e volume. Video dopo video, ragazze e ragazzi con capelli lucidi come seta giurano che il segreto non è nella maschera miracolosa o nell’olio di semi di lino, ma semplicemente nel… fare il bis. Ma funziona davvero o è l’ennesima trovata virale? Il principio è semplice: il primo shampoo serve a eliminare lo sporco, il sebo e i residui di prodotti come lacca, gel o balsamo leave-in senza risciacquo; il secondo, invece, dovrebbe penetrare meglio nella fibra capillare, detergendo in profondità e preparando il terreno a un’asciugatura più leggera e vaporosa. L’idea, a ben guardare, non è poi così nuova: molti parrucchieri professionisti lo fanno da sempre, soprattutto quando i capelli sono particolarmente sporchi o appesantiti. Ma sui social, come spesso accade, una pratica tecnica è diventata un mantra collettivo, accompagnato da hashtag e video ipnotici. “Partiamo dal presupposto che lavare più spesso i capelli non li rovina”, spiega Vanessa Di Filippo, erborista e consulente di cosmesi naturale. “Il doppio shampoo può essere una buona idea in caso di cuoio capelluto con eccesso di sebo oppure se usiamo più prodotti per lo styling, come nel caso dei capelli ricci, in modo da rimuoverli totalmente. La cosa importante è utilizzare shampoo con tensioattivi delicati e specifici per il tipo di capello. Risultano molto adatti gli shampoo per lavaggi frequenti. Nel caso specifico dei capelli grassi consiglio di preferire shampoo ad azione seboregolatrice che risulta essere delicata ma efficace. Massaggiare poi il cuoio capelluto con movimenti delicati circolari, usare lo shampoo solo sulle radici ed il balsamo solo sulle punte”. Un approccio dolce, insomma, che evita il rischio di seccare i capelli o stimolare eccessivamente la produzione di sebo, un effetto paradosso che può verificarsi quando si esagera con prodotti troppo aggressivi. Gli esperti concordano nel dire che il segreto non è tanto nel numero dei lavaggi quanto nella qualità del prodotto e nel rispetto della cute. I tensioattivi, ovvero le sostanze detergenti che fanno schiuma, possono variare molto: quelli derivati dal cocco (come il coco-glucoside, decyl glucoside o sodium cocoyl isethionate), per esempio, risultano più delicati e adatti all’uso frequente, mentre quelli derivati dal petrolio (come sls e sles) sono più sgrassanti e quindi da usare con cautela su cuoio capelluto sensibile o capelli fini. Sul fronte scientifico, non ci sono evidenze che il doppio shampoo sia indispensabile o miracoloso, ma può effettivamente aiutare in alcune situazioni specifiche. Un primo lavaggio più veloce aiuta a rimuovere lo strato superficiale di sporco e sebo, permettendo al secondo passaggio di essere più efficace. Il risultato? Capelli più leggeri, radici più pulite e una sensazione di freschezza che può durare di più. Ma attenzione: se i capelli fossero secchi, trattati o ricci molto fini, due lavaggi consecutivi potrebbero risultare troppo. In quel caso, meglio alternare la doppia detersione con una singola, magari con uno shampoo ecobio. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Il doppio shampoo può essere davvero utile per chi vive in città, dove lo smog tende a depositarsi sui capelli rendendoli opachi e pesanti, oppure per chi fa sport e suda molto, o ancora per chi usa quotidianamente prodotti per lo styling come mousse, gel o lacche. In questi casi due lavaggi consecutivi aiutano a eliminare completamente residui e impurità, lasciando la chioma più ariosa e pulita più a lungo. Ma non è una regola universale. Se i capelli sono sottili, secchi, trattati o la cute è sensibile, il rischio è quello di “spogliare” la fibra del suo naturale film idrolipidico, una sottile barriera di sebo e cheratina che serve a mantenere il fusto morbido e protetto. Quando questo strato viene rimosso troppo spesso, il capello perde elasticità, diventa più fragile e tende a spezzarsi o incresparsi. Per capire se il doppio shampoo fa davvero al caso nostro basta osservare la risposta dei capelli nei giorni successivi: se appaiono lucidi, leggeri e restano puliti più a lungo, è segno che la doppia detersione è adatta; se invece risultano secchi, crespi o difficili da pettinare, meglio tornare al singolo lavaggio o alternare le due modalità. In fondo, più che inseguire un trend, la chiave è imparare ad ascoltare la propria chioma: è lei la miglior esperta di sé stessa. Questo trend ha comunque il merito di aver riportato l’attenzione su un gesto quotidiano che spesso compiamo in automatico. Lavare i capelli, in fondo, è un atto di cura e di ascolto, che ci invita a osservare come il nostro corpo reagisce e cambia. Doppio o singolo che sia, ciò che conta davvero è la qualità di quel momento: il massaggio lento, il respiro, il prendersi qualche minuto per sé con consapevolezza. L'articolo Doppio shampoo: il trucco virale su TikTok funziona davvero? L’esperta spiega quando lavare i capelli due volte aiuta e quando invece rischia di rovinarli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Michele Bravi mette la crema per le emorroidi contro le occhiaie: “Tutti lo fanno per alleviare le borse”. Il rimedio virale su TikTok si basa in realtà su una grande bufala
TikTok lo dice da anni, e adesso anche Michele Bravi giura sull’efficacia di questo trucco per sgonfiare le borse sotto gli occhi. Tutto ciò che serve è …una crema per le emorroidi. Avete letto bene: in un video pubblicato su TikTok, il cantante ne parla mentre si prepara per il Festival di Sanremo. Mentre è nel backstage in accappatoio giura: “Tutti si mettono la crema per le emorroidi sotto gli occhi per alleviare le borse”. Non è un buon motivo per correre in farmacia, anzi: secondo i dermatologi, sarebbe davvero meglio lasciarla lì dov’è. Per quanto possa far sorridere, da anni questo beauty hack circola in rete come “il rimedio segreto ed economico” che funziona meglio dei costosi prodotti per il contorno occhi in commercio. Il trucco non è affatto nuovo: è un rimedio casalingo che circola da molto prima che esistessero i social, e viene perfino citato in un articolo dell’Orlando Sentinel del 1986 che ne attesta la popolarità tra le concorrenti di Miss America. TikTok non si è inventata nulla, lo ha semplicemente reso popolare, scatenando l’emulazione da una parte, e l’allerta dei dermatologi dall’altra. Già nel 2022 un articolo di Allure metteva in guardia i lettori, sconsigliando di usare la Preparation H (la più famosa crema da banco per le emorroidi) sul viso, specialmente nella delicata zona del contorno occhi. Per certi versi, come dice Michele Bravi, il trucco funziona: la Preparazione H, come altre creme simili, contiene fenilefrina, che restringe i vasi sanguigni. Quindi nel contorno occhi può effettivamente ridurre il gonfiore e le borse. Ma è un beneficio temporaneo, che svanisce insieme all’effetto vasocostrittore. Il problema è che la crema per le emorroidi non è un cosmetico, è un farmaco, e spesso contiene steroidi. È formulata per una zona specifica del corpo (che non è di certo il viso): gli ingredienti possono essere mal tollerati nel contorno occhi, se non proprio dannosi. La buona notizia è che in commercio esistono ottime creme per il contorno occhi (qui ne trovate alcune particolarmente amate) formulate in modo da essere sicure ed efficaci. Tornare a dormire otto ore a notte, ora che è finito il Festival di Sanremo, sicuramente aiuta! > @michele_bravi best hack ever #emorroidi ♬ audio originale – michele_bravi L'articolo Michele Bravi mette la crema per le emorroidi contro le occhiaie: “Tutti lo fanno per alleviare le borse”. Il rimedio virale su TikTok si basa in realtà su una grande bufala proviene da Il Fatto Quotidiano.
Festival di Sanremo
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Dal drink in più la sera alla carenza di sonno, gli occhi possono apparire subito spenti e gonfi. Come rimediare? Ecco 5 semplici consigli
Un paio di ore di sonno in meno, un drink in più o una cena più salata del solito ed ecco che, la mattina dopo, gli occhi sono più spenti, più gonfi o con occhiaie più pronunciate. Il contorno occhi è una zona estremamente delicata: la pelle è più sottile rispetto al resto del viso e tende a segnarsi con molta facilità, visto il continuo movimento delle palpebre. Per questo serve un prodotto specifico con attivi che combattono gonfiore, ombre scure, rughe sottili o pelle disidratata. E no, non basta la crema idratante che usiamo sul resto del viso: come scegliere il contorno occhi, e quali ingredienti cercare. LE CAUSE DELLE OCCHIAIE E COME CONTRASTARLE Facciamo una doverosa premessa: le occhiaie non sono uguali per tutti. Possono dipendere dalla mancanza di sonno, sì, ma anche da cause genetiche, dall’iperpigmentazione, dall’età e dallo stile di vita. Per esempio: le occhiaie pigmentate, causate da un accumulo di melanina, di solito tendono al marrone e sono diverse dalle occhiaie bluastre: in quel caso, sono i capillari “visibili” sotto alla pelle. Il fumo tende a peggiorare la situazione, così come un consumo eccessivo di alcol. Bere la giusta quantità di acqua aiuta, così come ridurre il sodio: non è un caso se dopo aver mangiato salato ci svegliamo con gli occhi più gonfi. A questo punto entra in gioco la crema contorno occhi vera e propria, da scegliere in base al problema da trattare. ILLUMINARE E COMBATTERE LE OCCHIAIE SCURE Nessuna crema potrà mai sostituire il correttore, è vero, ma esistono comunque alcuni ingredienti che possono aiutare. Uno è la niacinamide, che lavora sulle discromie e sull’iperpigmentazione: spesso è associata alla vitamina C, che regala più luminosità. Alcuni contorno occhi anche contengono un pigmento giallo o aranciato che, per effetto ottico, aiuta a neutralizzare il violaceo delle occhiaie. “SVEGLIARE” LO SGUARDO E RIDURRE IL GONFIORE Anche gli occhi, la mattina, hanno bisogno di una tazzina di caffè. Molte creme per il contorno occhi contengono infatti piccole percentuali di caffeina, capace di agire sulla microcircolazione. Per una doppia sferzata di energia si può scegliere un applicatore con sfere di metallo, che nell’immediato aiuta a sgonfiare la zona interessata. ‹ › 1 / 11 AROMA-ZONE ‹ › 2 / 11 AUGUSTINUS BADER ‹ › 3 / 11 COMFORT ZONE ‹ › 4 / 11 DOLOMIA ‹ › 5 / 11 ERBORIAN (DA SEPHORA) ‹ › 6 / 11 ESPRESSOH ‹ › 7 / 11 GLOW ENERGIE ‹ › 8 / 11 ISDIN ‹ › 9 / 11 PURY BEAUTY ‹ › 10 / 11 RIMA D'ACQUA ‹ › 11 / 11 ROC I CONTORNO OCCHI CHE LEVIGANO LE RUGHE SOTTILI In caso di prime rughe o zampe di gallina, gli ingredienti più utili sono senza dubbio retinolo, Bakuchiol e peptidi, che “sostengono” la pelle, restituendole elasticità e compattezza. Con il retinolo serve qualche attenzione in più e – va da sé – sempre, sempre la crema con Spf durante il giorno. IDRATARE LA PELLE SOTTILE E SEGNATA La pelle sottile e delicata del contorno occhi si disidrata facilmente, creando un effetto “carta velina stropicciata”. In una crema occhi idratante non possono mancare acido ialuronico, ceramidi e squalano, che rimpolpano e nutrono la barriera cutanea. Per un boost di idratazione sono molto utili i patch occhi: l’occlusione che creano sulla pelle permette alle sostanze di cui sono infusi di essere assorbite senza evaporare. È un accorgimento particolarmente importante prima del make-up: se il contorno occhi non è idratato a dovere, è molto facile che il correttore si screpoli o si fissi male. Quando si va di fretta, uno stick idratante e rinfrescante specifico per la zona salva il trucco, ma non sostituisce una buona skincare! L'articolo Dal drink in più la sera alla carenza di sonno, gli occhi possono apparire subito spenti e gonfi. Come rimediare? Ecco 5 semplici consigli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Come asciugare i capelli più velocemente, senza danni: i prodotti professionali e i consigli
Il segreto meglio custodito tra chi ha i capelli lunghi è che l’agenda della settimana va organizzata intorno al giorno in cui si lavano i capelli. Dopo la palestra, sì, ma prima di una serata fuori. Tra pre-shampoo, maschere e messa in piega lavarsi i capelli a volte è una fatica, più che un momento di cura di sé. E porta via tempo. Ma non dev’essere per forza così: esistono prodotti (e qualche trucco) per velocizzare l’asciugatura e avere una messa in piega perfetta in meno tempo. Sfatiamo un mito: per asciugare i capelli con il phon senza farsi venire un crampo al braccio non serve aumentare la potenza o il calore. Anzi: si rischia solo di danneggiare la fibra, e di avere capelli più crespi e ingestibili. Al contrario, quando la fibra del capello è levigata l’acqua scivola via più velocemente. Il primo trucco quindi è scegliere un asciugamano in microfibra, che assorbe rapidamente l’acqua in eccesso. Il famoso “turbante” aiuta a ottimizzare i tempi mentre ci si veste o ci si trucca. Secondo step: mai saltare il termoprotettore, neanche quando si va di fretta. Anzi, scegliendolo bene, aiuta ad avere i capelli in piega con la metà della fatica. I SIERI E GLI SPRAY “QUICK DRY” Immaginate di camminare sotto la pioggia con una giacca cerata o con un cappotto di lana: quale dei due si asciugherà prima? Il concetto base è lo stesso: in commercio esistono sieri, creme e spray che creano una pellicola protettiva intorno al fusto, fanno scivolare l’acqua e velocizzano l’asciugatura. È importante distribuirli con delicatezza: i capelli bagnati tendono a essere più fragili e a spezzarsi più facilmente. ‹ › 1 / 7 HAIR BAR ‹ › 2 / 7 GHD ‹ › 3 / 7 L'OREAL PROFESSIONAL ‹ › 4 / 7 REDKEN ‹ › 5 / 7 AVEDA ‹ › 6 / 7 CLOUD NINE ‹ › 7 / 7 COLOR WOW In commercio ne esistono tantissimi, studiati per capelli ricci e lisci: noi abbiamo provato “Make it Fast”, l’acceleratore di asciugatura di Hair Bar. La sua formula crea una pellicola speciale sui capelli che riduce la perdita di umidità, permettendo loro di asciugarsi più velocemente senza diventare secchi. Avvolge i capelli con una texture piacevole al tatto e leggera, che non li appesantisce né li ingrassa. L’ASCIUGACAPELLI ULTRAVELOCE GHD SPEED A questo punto arriva l’asciugatura vera e propria con il phon. Per facilitare la routine quotidiana, ghd ha appena lanciato un nuovo asciugacapelli “Speed”. Grazie alla tecnologia brevettata “halo dual-airflow” combina un doppio flusso d’aria calda e fredda: non si surriscalda mai e, sorprendentemente, è più leggero da acceso che da spento. La maggior parte degli asciugacapelli aumenta il calore per aumentare la velocità di asciugatura: ghd Speed bilancia potenza e precisione per evitare danni da calore. Il risultato sono capelli morbidi e senza crespo, come appena usciti dal salone. E per chi non vuole perder tempo con spazzole e bigodini, esistono le styler ad aria calda: capelli da bagnati a “in piega” con una passata o poco più. L'articolo Come asciugare i capelli più velocemente, senza danni: i prodotti professionali e i consigli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La nuova frontiera della skincare è la testa: il boom dei prodotti per lo scalpo
La skincare ormai è entrata nella vita di tutti, ma non riguarda più solo il viso: la nuova frontiera beauty è…lo scalpo. L’attenzione alla cura della pelle infatti si è progressivamente estesa alla testa, grazie a una nuova consapevolezza: la salute dei capelli parte dal follicolo e, di conseguenza, è importante prendersi cura del cuoio capelluto. Lo shampoo non basta più: ora lo scalpo si coccola con trattamenti specifici, sieri, massaggiatori e sedute di head spa. LA SALUTE DEI CAPELLI PARTE DAI FOLLICOLI Nascosto e a lungo trascurato rispetto ai capelli, ora lo scalpo si è preso una rivincita, diventando la nuova “big thing” del settore della bellezza. Le ricerche su Google che coinvolgono questa parte del corpo sono triplicate in breve tempo e non è solo una tendenza: curare lo scalpo, detergerlo e idratarlo correttamente previene bruciore, prurito, cute grassa e desquamazione. Inoltre, se il cuoio capelluto è alterato, i capelli ne risentiranno. L’obiettivo è trovare un equilibrio: se la barriera lipidica è sana e intatta, la cute sarà protetta dagli agenti esterni, e i follicoli riceveranno un corretto afflusso di sangue e nutrienti. I SIERI SPECIFICI PER IL CUOIO CAPELLUTO Nel settore della cura dei capelli, il focus si è progressivamente spostato da prodotti capaci di “riparare i danni” a prodotti per “rinforzare le radici”. Per questo, l’offerta si è moltiplicata: la classica combinazione shampoo&balsamo è stata implementata con prodotti specifici come gli oli da massaggiare prima dello shampoo, gli scrub esfolianti, i sieri e le maschere specifiche per la cute. Anche Dyson, famoso per gli styler di ultima generazione, ha presentato la prima formula dedicata alla cura e alla protezione del cuoio capelluto: Amino. Si tratta di un siero dalla consistenza leggerissima da applicare tra le sezioni dei capelli: non unge, non appesantisce e non ha bisogno di essere risciacquato. È impercettibile, insomma, ma lavora silenziosamente per idratare e rinforzare il cuoio capelluto grazie al mix di 11 aminoacidi, niacinamide ed ectoina. I test clinici hanno dimostrato che l’utilizzo quotidiano contribuisce a ridurre la caduta dei capelli e l’accumulo di sebo. ‹ › 1 / 9 OUAI ‹ › 2 / 9 AVEDA ‹ › 3 / 9 DYSON ‹ › 4 / 9 FOREO ‹ › 5 / 9 L'ORÉAL ‹ › 6 / 9 OLAPLEX ‹ › 7 / 9 SEPHORA ‹ › 8 / 9 WHAMISA ‹ › 9 / 9 YVES ROCHER DALLA HEAD SPA AL FILTRO PER LA DOCCIA Questa nicchia nasce al confine tra skincare e haircare: oltre a sieri e trattamenti leave-in, sono diventati popolari device tecnologici per massaggiare lo scalpo o stimolare i follicoli. Uno su tutti: la spazzola LED che sfrutta il potere della luce rossa, esattamente come le maschere LED per il viso. I saloni di bellezza hanno cavalcato il trend, importando dall’Oriente alcuni trattamenti popolari in Corea e in Giappone per purificare e massaggiare scalpo e capelli. Le cosiddette “Head Spa” sono la nuova ossessione beauty, e stanno guadagnando popolarità soprattutto sui social. Volete superarvi? Cambiate il filtro della doccia. Non tanto per una questione di igiene (periodicamente va comunque pulito) ma di bellezza: su TikTok spopolano filtri da montare nella cabina doccia per filtrare calcare e metalli e garantirsi acqua “pulitissima” sui capelli. Dove c’è un trend, c’è sicuramente un business. L'articolo La nuova frontiera della skincare è la testa: il boom dei prodotti per lo scalpo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tutte pazze per le guance “melograno” di Cime Tempestose: ecco come copiare il trucco di Margot Robbie nel film (con gli stessi prodotti)
Avviso a tutte le fan del nuovo Cime Tempestose: non possiamo avere Jacob Elordi a domicilio, ma sicuramente possiamo avere le guance “melograno” di Margot Robbie nel film. L’attrice, sia sul set che sul red carpet, sfoggia un blush che la fa “arrossire” come dopo un bacio appassionato. O una corsa nella brughiera. LA SIMBOLOGIA DIETRO I BEAUTY LOOK DI CIME TEMPESTOSE Chi è già stato al cinema lo sa: il make up e i capelli di Margot Robbie nei panni di Catherine Earnshaw sono personaggi a tutti gli effetti. Man mano che la storia avanza Cathy si trasforma da selvaggia ragazza della brughiera a lady annoiata, sfoggiando acconciature incredibili e un trucco stravagante, arricchito con perle, eyeliner a forma di stella, labbra scure. Storicamente credibile? Per nulla. Visivamente appagante? Moltissimo. Una costante, durante tutto il film, sono le guance arrossate di Cathy: nella narrazione, sono il risultato della vita all’aperto e del vento incessante, ma riflettono anche il suo temperamento irruento e passionale. In qualche modo sono la firma di stile, tanto che l’attrice le ha sfoggiate di nuovo durante il tour promozionale del film. Sul red carpet ha sempre preferito make up molto naturali che attiravano l’attenzione sugli zigomi e sul blush. QUALI PRODOTTI HA USATO MARGOT ROBBIE SUL SET? Siân Miller, make up artist del film, ha “svelato” i prodotti che ha scelto per la protagonista – sorpresa – c’è anche un blush appena sbarcato in Italia. Si tratta del Flush Balm di Merit, precisamente nelle tonalità Après e Postmodern. Il brand statunitense Merit, nato con una filosofia clean ed essenziale, è diventato famoso per i prodotti multifunzione e facili da usare nella “vita reale”. Con un eccezionale tempismo, è appena arrivato in Italia e i blush usati nel film sono disponibili sul sito al prezzo di 29 euro. In un’intervista ad Allure, la make up artist ha spiegato che si è in parte ispirata al trend social delle “pomegranade cheeks”, cioè delle guance “color melograno” che circolava un paio di anni fa sui social. ‹ › 1 / 3 SCREENSHOT 2026-02-17 165234 Crediti: Courtesy of Merit press office ‹ › 2 / 3 MERIT BEAUTY _ FLUSH BALM _ POSTMODERN Merit Beauty Flush Balm Postmodern - Crediti: Courtesy of Merit press office ‹ › 3 / 3 MERIT BEAUTY _ FLUSH BALM _ APRES Merit Beauty Flush Balm Apres - Crediti: Courtesy of Merit press office Il make up è coerente con l’estetica del film di Emerald Fennell: non un adattamento fedele, ma il sogno lucido di una quattordicenne che legge per la prima volta Cime Tempestose e lo immagina mescolando elementi di epoche diverse. Per le scene girate nel maniero di Wuthering Heights ha usato – prendere nota – un balsamo guance e labbra di Chanel nel colore Berry Boost. Per le riprese nella casa dei Linton ha affiancato al blush di Merit altri due prodotti: il virale Soft Pinch di Rare Beauty (colori Hope e Happy) e il Divine Cream Blush di Pat McGrath Labs. E qui sta il segreto per replicare le “guance melograno”, di nuovo di tendenza: usare prodotti liquidi, o in crema, da sfumare con le dita. L’obiettivo non è avere un fard da bambola, né scolpire gli zigomi, ma ricreare il naturale colore dato dall’afflusso di sangue nel viso. Abbiamo, insomma, il permesso di arrossire. Che è un po’ la reazione comune quando appare Jacob Elordi sullo schermo. L'articolo Tutte pazze per le guance “melograno” di Cime Tempestose: ecco come copiare il trucco di Margot Robbie nel film (con gli stessi prodotti) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cos’è il Prf, il segreto di bellezza delle star da Hailey Bieber a Elisabetta Canalis: come funziona il trattamento, quali sono i benefici e quali i rischi
Prima ne ha parlato Hailey Bieber, poi Elisabetta Canalis: il segreto di bellezza meglio custodito tra le star è…il sangue. Per la precisione il Prf (fibrina ricca di piastrine) un trattamento di medicina rigenerativa che utilizza proprio il sangue della stessa paziente per stimolare i naturali processi dell’epidermide dall’interno. IL TRATTAMENTO DI ELISABETTA CANALIS Elisabetta Canalis ha raccontato di essere fan del Prf in una serie di storie su Instagram, in cui mostra il “prima” e “dopo” in una clinica di Beverly Hills, il Plastic Surgery Group. “Io adoro questo trattamento – dice nel video – perché utilizza i tuoi fattori di crescita per stimolare la rigenerazione dei tessuti ed è più naturale”. In un’altra storia, copre leggermente il viso e dichiara: “(Fa) un po’ male, ma…”. Come a dire: ne vale assolutamente la pena. COME FUNZIONA IL PRF Il Prf fa parte dei trattamenti iniettabili di nuova generazione e mira a potenziare i processi di autoriparazione del corpo umano. Si preleva una piccola sostanza di sangue dalla paziente e, attraverso un processo di centrifugazione, si ottiene una sostanza gelatinosa ricca di piastrine, leucociti e fattori di crescita. Questo processo ha diverse applicazioni: è largamente usato in odontoiatria, in medicina estetica per ridurre le rughe e il cedimento della pelle, ma si usa anche per potenziare la crescita di capelli. Tra i vantaggi c’è quello di minimizzare i rischi di reazione allergica. Di recente, anche la modella e imprenditrice beauty Hailey Bieber ha ammesso di farne uso, preferendolo al botox. L'articolo Cos’è il Prf, il segreto di bellezza delle star da Hailey Bieber a Elisabetta Canalis: come funziona il trattamento, quali sono i benefici e quali i rischi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Maschere a Led per il viso, funzionano davvero? Il parere degli esperti riguardo l’ultima ossessione di bellezza virale sui social e su Netflix
Ormai si vedono un po’ ovunque: le maschere Led per il viso sono la nuova ossessione di bellezza. Sono facili da riconoscere perché sembrano uscite da Star Wars, emettono una sorta di luce rossa e hanno rapidamente invaso i social media e le serie tv: compare anche in una scena di Emily In Paris. Ma la vera domanda è: funzionano davvero? “Come tanti altri device cosmetici, queste maschere imitano quelle utilizzate in ambito medico e fisioterapico per stimolare i tessuti”, spiega a ilfattoquotidiano.it Mariuccia Bucci, Past President Isplad e Dermatologo Plastico. “Sui social vengono presentate come strumenti miracolosi che ringiovaniscono la pelle in poche settimane: possono essere usate, ma riducendo le aspettative”. COSA SONO E COME FUNZIONANO LE MASCHERE A LED PER IL VISO Fino a poco tempo fa i trattamenti a luce Led si potevano effettuare solo dal dermatologo o nei centri di medicina estetica: erano una terapia all’avanguardia per le cicatrici, le infiammazioni e le rughe. “Led è un acronimo: sta per diodo a emissione di luce. Viene emessa un’energia luminosa che però non sviluppa calore – spiega l’esperta – Queste maschere usano la luce rossa e, in alcuni casi, il vicino infrarosso perché agisce di più a livello cellulare: migliora la microcircolazione, l’ossigenazione dei tessuti e alcuni processi metabolici cellulari a livello dei mitocondri (le batterie energetiche delle cellule, ndr)”. Con l’esplosione dei beauty device da usare in casa, queste maschere sono entrate nella routine di molte persone, non solo star o influencer (Kim Kardashian e Victoria Beckham sono due grandi fan). I prezzi, però, non sono proprio alla portata di tutti: parliamo di dispositivi da diverse centinaia di euro. Una maschera Led senza fili di ultima generazione – più comoda da indossare – può arrivare a costare anche più di 800 euro. Prima di fare questo investimento, quindi, ci sono alcuni fattori da considerare. Primo: non sono tutte uguali. Oltre alle famose maschere con luce rossa, esistono quelle a luce blu, a verde o gialla, e hanno benefici diversi, come spiega la dottoressa Bucci. “La rossa ha una lunghezza d’onda che varia tra i 630 e 640 nanometri e viene utilizzata per supportare i processi coinvolti nella produzione di collagene. Quella blu agisce sulle ghiandole sebacee e sui batteri responsabili dell’acne, mentre la gialla migliora la luminosità. Infine c’è la luce verde, che in teoria lavora sulle discromie”. L'articolo Maschere a Led per il viso, funzionano davvero? Il parere degli esperti riguardo l’ultima ossessione di bellezza virale sui social e su Netflix proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“All’inizio sembra inquietante, ma è come riciclare”: prendere il grasso corporeo dai cadaveri per rifarsi i glutei e le curve, l’ultima follia della medicina estetica post Ozempic
Niente paura: è tutto stramaledettamente in linea con le leggi sulla donazione degli organi e sui codici etici. Ma ciononostante fa arricciare la pelle. Nel cuore di Manhattan si sta superando infatti l’ennesima frontiera della medicicna estetica: l’uso del grasso corporeo da donatore cadavere. Il grasso come un qualsiasi altro tessuto o organo,viene infatti donato da pdonatori deceduti per rinforzare liposuzioni andate a male o fianchi e curve non pù prominenti. Ma attenzione, il grasso in questione deve essere sterilizzato, privato del DNA, certificato come “eticamente sourced”. E sempre più richiesto. A New York il prodotto più noto si chiama AlloClae, ed è diventato un oggetto di culto tra donne magre, ex pazienti di Ozempic e celebrity minori in cerca di volumi “naturali”. Naturali nel risultato, non certo nell’origine.Quelli del New York Post hanno raccolto la storia di Stacey, 34 anni, professionista della finanza, che racconta di aver speso quasi 45 mila dollari per ridisegnare fianchi e glutei con grasso proveniente da un corpo donato alla scienza. “All’inizio sembra inquietante”, ammette, “ma questo tipo di tessuto viene usato in medicina da decenni. È regolamentato. È come riciclare”. Il linguaggio è quello dell’economia circolare applicata al corpo umano. Il grasso diventa una risorsa, un materiale biologico “off the shelf”, pronto all’uso per chi non ne produce abbastanza o non vuole subire nuove liposuzioni. Secondo i chirurghi che lo utilizzano, AlloClae funziona come un innesto strutturale: non solo riempie, ma sostiene. È diverso dal grasso autologo, spiegano, perché conserva una sorta di “impalcatura” tridimensionale che garantisce forma e stabilità. Il boom del grasso da donatore non è casuale. Arriva dopo l’esplosione dei farmaci dimagranti, che hanno svuotato corpi e conti correnti. Dimagrire velocemente significa spesso perdere volume dove non si vorrebbe: seno, glutei, viso. E non tutte hanno abbastanza tessuto da “riciclare” da sole. “È una soluzione per corpi impoveriti”, spiegano i medici. Anche per correggere vecchi interventi estetici falliti, lasciando meno cicatrici e tempi di recupero quasi nulli. Il prezzo, però, resta elitario: tra i 30 e i 50 mila dollari. Un lusso biologico che alcune pazienti paragonano a una borsa Hermès: non necessario, ma altamente simbolico. Il punto più controverso resta l’origine del materiale. Non basta essere donatori di organi: il grasso proviene da donazioni complete del corpo, con criteri stringenti. Niente autopsie, niente patologie trasmissibili, consenso esplicito. Le aziende parlano poco dei dettagli. I chirurghi rassicurano. Le pazienti preferiscono non pensarci troppo. Dopo anni di filler sintetici, siliconi e lifting estremi, la chirurgia estetica sembra ossessionata dall’idea di naturalezza. Ma è una naturalezza costruita, filtrata, selezionata. Persino “presa in prestito”. Il grasso dei morti, trasformato in promessa di autostima, è il simbolo perfetto di questa fase: sostenibile a parole, costosa nei fatti, rassicurante nel marketing, inquietante se ci si ferma a riflettere. L'articolo “All’inizio sembra inquietante, ma è come riciclare”: prendere il grasso corporeo dai cadaveri per rifarsi i glutei e le curve, l’ultima follia della medicina estetica post Ozempic proviene da Il Fatto Quotidiano.
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