Niente paura: è tutto stramaledettamente in linea con le leggi sulla donazione
degli organi e sui codici etici. Ma ciononostante fa arricciare la pelle. Nel
cuore di Manhattan si sta superando infatti l’ennesima frontiera della medicicna
estetica: l’uso del grasso corporeo da donatore cadavere. Il grasso come un
qualsiasi altro tessuto o organo,viene infatti donato da pdonatori deceduti per
rinforzare liposuzioni andate a male o fianchi e curve non pù prominenti. Ma
attenzione, il grasso in questione deve essere sterilizzato, privato del DNA,
certificato come “eticamente sourced”. E sempre più richiesto. A New York il
prodotto più noto si chiama AlloClae, ed è diventato un oggetto di culto tra
donne magre, ex pazienti di Ozempic e celebrity minori in cerca di volumi
“naturali”. Naturali nel risultato, non certo nell’origine.Quelli del New York
Post hanno raccolto la storia di Stacey, 34 anni, professionista della finanza,
che racconta di aver speso quasi 45 mila dollari per ridisegnare fianchi e
glutei con grasso proveniente da un corpo donato alla scienza. “All’inizio
sembra inquietante”, ammette, “ma questo tipo di tessuto viene usato in medicina
da decenni. È regolamentato. È come riciclare”.
Il linguaggio è quello dell’economia circolare applicata al corpo umano. Il
grasso diventa una risorsa, un materiale biologico “off the shelf”, pronto
all’uso per chi non ne produce abbastanza o non vuole subire nuove liposuzioni.
Secondo i chirurghi che lo utilizzano, AlloClae funziona come un innesto
strutturale: non solo riempie, ma sostiene. È diverso dal grasso autologo,
spiegano, perché conserva una sorta di “impalcatura” tridimensionale che
garantisce forma e stabilità.
Il boom del grasso da donatore non è casuale. Arriva dopo l’esplosione dei
farmaci dimagranti, che hanno svuotato corpi e conti correnti. Dimagrire
velocemente significa spesso perdere volume dove non si vorrebbe: seno, glutei,
viso. E non tutte hanno abbastanza tessuto da “riciclare” da sole. “È una
soluzione per corpi impoveriti”, spiegano i medici. Anche per correggere vecchi
interventi estetici falliti, lasciando meno cicatrici e tempi di recupero quasi
nulli. Il prezzo, però, resta elitario: tra i 30 e i 50 mila dollari. Un lusso
biologico che alcune pazienti paragonano a una borsa Hermès: non necessario, ma
altamente simbolico.
Il punto più controverso resta l’origine del materiale. Non basta essere
donatori di organi: il grasso proviene da donazioni complete del corpo, con
criteri stringenti. Niente autopsie, niente patologie trasmissibili, consenso
esplicito. Le aziende parlano poco dei dettagli. I chirurghi rassicurano. Le
pazienti preferiscono non pensarci troppo. Dopo anni di filler sintetici,
siliconi e lifting estremi, la chirurgia estetica sembra ossessionata dall’idea
di naturalezza. Ma è una naturalezza costruita, filtrata, selezionata. Persino
“presa in prestito”. Il grasso dei morti, trasformato in promessa di autostima,
è il simbolo perfetto di questa fase: sostenibile a parole, costosa nei fatti,
rassicurante nel marketing, inquietante se ci si ferma a riflettere.
L'articolo “All’inizio sembra inquietante, ma è come riciclare”: prendere il
grasso corporeo dai cadaveri per rifarsi i glutei e le curve, l’ultima follia
della medicina estetica post Ozempic proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Beauty e Benessere
L’ossessione per la chirurgia e per la medicina estetica ha travolto la Cina
negli ultimi anni. Vista la domanda crescente, soprattutto da parte di
giovanissimi, è nato un pericoloso sottobosco di cliniche dagli standard
discutibili e personale non qualificato che usa i social per promuovere i propri
servizi. Il governo ha deciso di mettere un freno, intensificando i controlli e
limitando le comunicazioni ingannevoli online o le pubblicità di interventi ad
alto rischio.
La medicina estetica è un settore in crescita un po’ ovunque, ma in Cina ha
conosciuto un boom particolare tra i millennial e la generazione Z, che
dispongono di una capacità di spesa maggiore delle generazioni precedenti. Ci
sono vari fattori culturali e sociali che pesano su queste scelte: in una
società altamente competitiva come quella cinese, l’aspetto fisico è una carta
in più da giocare per ottenere un lavoro prestigioso o un buon matrimonio.
Spesso sono proprio i genitori che, dopo gli esami, regalano ai figli interventi
e procedure per ritoccare il viso. In più, l’onnipresenza dei social, dei filtri
e delle immagini ritoccate ha normalizzato standard di bellezza irreali. Non
sono più solo influencer, personaggi pubblici o professionisti dello spettacolo
a ricorrere alla chirurgia estetica: sono studenti, a volte anche minorenni, e
giovani professionisti di qualsiasi settore. Si parla infatti di “visual
economy”, l’economia dell’aspetto fisico: un volto simmetrico e attraente non è
un lusso o un capriccio, ma un investimento sul futuro.
“L’aspetto più malsano della medicina estetica in Cina in questo momento è che
alcune cliniche di medicina estetica vogliono solo fare soldi, senza considerare
i problemi di salute”, ha detto al Washington Post il chirurgo plastico Lin
Ruiyu, sottolineando come dieci anni fa fosse il “Far West”. Come accade in
altre parti del mondo, l’impennarsi della domanda ha favorito la nascita di
cliniche clandestine e “scuole” che promettono di formare medici estetici e
chirurghi in una settimana. I risultati, purtroppo, sono ben noti: sui giornali
e sui social si moltiplicano le storie di interventi andati male. C’è chi
racconta di tessuto necrotico, chi ha subito infezioni o ha dovuto gestire
rigidità innaturali. Il governo cinese è passato al contrattacco con una serie
di resoconti sui rischi di ogni procedura – dalla richiestissima blefaroplastica
al Botox – e nuove norme, più severe.
Già nel 2021 l’Amministrazione statale per la regolamentazione sul mercato aveva
vietato gli annunci in ambito medico-estetico che promuovevano “ansia
sull’aspetto fisico”. Successivamente Pechino ha rafforzato i controlli sulla
formazione dei medici per garantire la sicurezza dei pazienti. Lo scorso maggio
sono state emanate nuove linee guida che richiedono alle piattaforme social di
regolamentare la pubblicità in ambito medico, rimuovendo gli annunci non
conformi. Il governo ha avviato anche una massiccia campagna di
sensibilizzazione rivolta ai più giovani (e ai loro genitori) sulle possibili
complicazioni e la possibilità di traumi psicologici.
Oltre alla sicurezza sanitaria, il governo di Pechino è preoccupato di
un’eccessiva “occidentalizzazione” nel rapporto con lo specchio: l’ossessione
per l’aspetto fisico è ben lontana dall’ideologia nazionale fatta di orgoglio,
sobrietà e duro lavoro. Ma potrebbe già essere troppo tardi. Secondo un’analisi
riportata dal Washington Post, la Cina è il secondo mercato per la medicina
estetica dopo gli Stati Uniti. Una stima che somma sia gli interventi di
chirurgia vera e propria, sia le iniezioni (come filler e Botox) sia liposuzioni
e interventi di rimodellamento. Per molti giovani cinesi è una chance di
successo, emancipazione e libertà: e una volta ottenuta, è difficile tornare
indietro.
L'articolo “Più controlli e stop alle pubblicità di interventi estetici, sono
diventati un’ossessione”: le misure del governo cinese dopo ilboom di
“ritocchini” tra Millennial e GenZ proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’inverno mette a dura prova la pelle: ci si guarda allo specchio e si vede il
viso più stanco e tirato e il colorito più spento. Per non parlare delle
screpolature e delle imperfezioni causate dai brindisi e dai dolci che ci siamo
(giustamente) goduti durante le feste. Anche la nostra pelle ha bisogno di un
“reset” all’inizio dell’anno, e di qualche coccola in più. Il primo passo è
ascoltare i suoi bisogni e le sue caratteristiche: è più sensibile e delicata
del solito? Ha bisogno di luminosità? Serve un piccolo detox? La guida completa
e i prodotti più efficaci.
IL DETOX PER LA PELLE CON IMPERFEZIONI
In questo periodo non è raro veder comparire piccoli brufoletti o una pelle meno
“bella” del solito. Le ragioni possono essere molte: cambi di dieta, ritmi
improvvisamente sballati, stress al lavoro oppure un eccesso di zuccheri e
alcool. Per combattere le imperfezioni si parte sempre da una buona pulizia,
delicata ma efficace, che non aggredisca la pelle. Una combinazione sempre
valida è la combo di Veralab per la doppia detersione: olio denso e spumone, una
mousse detergente delicata e nutriente. A questo punto serve un siero mirato,
come quello con niacinamide e zinco di Dr. Dermaluci Lab, brand italiano con
formule “pulite”. La niacinamide (vitamina B3) regola il sebo, minimizza i pori
e uniforma il tono, mentre lo Zinco PCA purifica e lenisce. Aloe biologica e
prebiotici, poi, favoriscono un microbioma sano e una pelle più stabile e
armoniosa.
GRIGIORE ADDIO: ILLUMINARE IL VISO
In inverno, si sa, bisogna fare il pieno di vitamine. Vale per la tavola e per
la skincare: la vitamina C ha proprietà antiossidanti preziose per combattere i
radicali liberi (e dunque i segni dell’invecchiamento). Aiuta a ridurre le
discromie e a illuminare la pelle. Insomma: una sferzata di energia e vitalità,
che in questo periodo ci vuole. Per questo la vitamina C è la star di Glow
Energie di Yves Rocher, una linea completa di sieri, creme e booster che
sfruttano le proprietà del Nasturzio Arancione. L’estratto brevettato della
pianta potenzia l’azione della vitamina C, rendendola più efficace nel
rivitalizzare la pelle.
FOCUS SULLE LABBRA
Le prime a “patire” i danni del freddo sono le zone in cui la pelle è più
sottile e delicata, come il contorno occhi e le labbra. Per evitare di sentirle
sempre secche o screpolate è importante nutrirle e proteggerle. Il burro
riparatore di AnnaB Cosmetics, particolarmente adatto in questa stagione, è un
trattamento intensivo a base di burri vegetali che lavorano in sinergia per
creare una barriera e lasciare le labbra morbide.
‹ ›
1 / 7
SCREENSHOT 2026-01-22 175054
‹ ›
2 / 7
SCREENSHOT 2026-01-22 175045
‹ ›
3 / 7
SCREENSHOT 2026-01-22 175035
‹ ›
4 / 7
SCREENSHOT 2026-01-22 175102
‹ ›
5 / 7
SCREENSHOT 2026-01-22 175110
‹ ›
6 / 7
SCREENSHOT 2026-01-22 175121
‹ ›
7 / 7
SCREENSHOT 2026-01-22 175129
DIFENDERE LA PELLE DAL FREDDO
Viso e mani sono sempre esposti a vento e sbalzi termici: per questo vanno
‘coccolati’ apportando la giusta dose di nutrimento e comfort. Focus su ceramidi
e attivi come la centella asiatica: il siero lenitivo e protettivo di The
Ordinary (in vendita anche sul sito di Sephora) ne combina le proprietà per
riparare la barriera cutanea. Non pensiamo solo al viso: anche il resto del
corpo ha bisogno di una coccola in più. Dopo la doccia ci si può regalare un
massaggio con l’olio corpo al prugnolo di Dr. Hauschka, formulato per
rinforzare, riscaldare e proteggere la pelle, sostenendola nei periodi più
rigidi dell’anno.
PER CHI CERCA UN RESET: LA ROUTINE PER RIVITALIZZARE LA PELLE
Le settimane tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera sono il momento
giusto per provare un trattamento rivitalizzante. Tra i più famosi c’è Lancôme
Rénergie H.C.F. Triple Serum, siero ad alta performance che racchiude una
combinazione di attivi per favorire il potenziale rigenerativo della pelle
(acido ialuronico, vitamina C + niacinamide e acido ferulico). Il brand Arielle
Cosmetics Milano propone il Mermaid Glow Potion, un siero pensato per aiutare la
pelle a ritrovare luce ed equilibrio dopo il periodo delle feste. Tra le novità
assolute, invece, c’è The Skinject Effect di Yepoda, con una formulazione ad
azione profonda che supporta la rigenerazione cutanea.
L'articolo Coccolare la pelle in inverno: gli attivi giusti per ogni problema,
dalle imperfezioni alle screpolature per il freddo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Se il 2025 verrà ricordato come l’anno dei Sephora Kids e della problematica
skincare per bambini (ci ha provato, tra gli altri, Shay Mitchell), nel 2026 i
brand vogliono cambiare rotta. Primo tra tutti Drunk Elephant, brand di skincare
dal packaging colorato che aveva scatenato la corsa all’acquisto tra ragazzine
troppo giovani per aver bisogno di peptidi, acidi esfolianti e ingredienti
anti-age. Con una nuova campagna, il brand prova a darci un taglio: “Divertitevi
responsabilmente”. Tradotto: la skincare non è un gioco per bambini.
Si è molto parlato del fenomeno dei Sephora Kids, bambini e preadolescenti che
prendevano d’assalto grandi negozi (come Sephora, ma non solo) per comprare i
prodotti che avevano visto usare sui social da content creator poco più grandi
di loro. Prodotti di cui, per inciso, non hanno assolutamente bisogno. Le prime
ad attirare l’attenzione su questo comportamento sono state le addette alle
vendite, lamentandosi del disordine e della confusione che lasciavano sugli
scaffali. A ruota sono seguite le preoccupazioni di pediatri, dermatologi e
psicologi, spaventati dagli effetti degli attivi su pelli così delicate e
dell’impatto psicologico dell’uso precoce dei cosmetici. Eppure la Gen Alpha è
diventata un mercato più che appetibile: perfino nei negozi di giocattoli ci
sono set per “giocare alla skincare”. Senza dimenticare le maschere per bambini
dell’asilo di Rini, chiacchieratissima linea beauty dell’attrice Shay Mitchell.
Tra tutti i brand, Drunk Elephant è diventato un po’ il simbolo di questo
fenomeno: i packaging colorati e la viralità su TikTok hanno attirato un
pubblico che, nella narrazione del brand, non era previsto. Ma che ha comunque
portato con sé una fetta importante di ricavi. Nel tentativo di prendere le
distanze da tutto questo, il brand ha fatto piazza pulita di tutti i post sui
social e ha lanciato una campagna che suona come un’assunzione di
responsabilità. “Parliamo dell’elefante nella stanza”, scrivono sui social, con
un gioco di parole che allude sia al nome del brand sia al dibattito in corso.
La comunicazione del brand, ora, è nettamente più scientifica e punta tutto
sulle formule dei prodotti e sull’efficacia degli attivi. Alla base del cambio
di rotta, però, non c’è solo la preoccupazione per i teenager: il brand ha
subito un danno di immagine dal fenomeno.
Drunk Elephant viene oggi percepito non come “skincare avanzata” ma come “gioco
per bambini”, alienandosi così i consumatori adulti interessati all’efficacia
più che alle mode. Il dilemma per il brand è stato conciliare due esigenze:
recuperare un’immagine seria e affidabile senza perdere del tutto i clienti
GenAlpha, reindirizzati verso prodotti più adatti alla loro età. Chi va alle
scuole medie non ha bisogno di attivi per ridurre macchie e rughe, ma magari di
un detergente delicato e di un idratante formulato per quella specifica età. In
fondo, parliamo pur sempre dei clienti di domani, da fidelizzare prima degli
altri.
> View this post on Instagram
>
>
>
>
> A post shared by Drunk Elephant Skincare (@drunkelephant)
L'articolo “Divertitevi responsabilmente”: stop al fenomeno dei Sephora Kids,
ora i brand di cosmetici avvisano che la skincare non è un “gioco per bambini”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nell’epoca in cui le relazioni passano sempre più spesso da uno schermo, da
profili sintetici e da pochi secondi per decidere se qualcuno “vale la pena”,
una nuova parola ha iniziato a circolare sui social: boysober. Il riferimento è
anche alle app di dating, piattaforme che promettono incontri e possibilità
potenzialmente infinite ma che, nella pratica, hanno trasformato il legame
affettivo in un’esperienza rapida, selettiva e spesso emotivamente dispendiosa.
Il boysober indica la scelta consapevole di prendersi una pausa dalle relazioni
romantiche – e dal dating in generale – per interrompere dinamiche percepite
come frustranti, ripetitive o sbilanciate. Non è una rinuncia all’amore né una
dichiarazione ideologica contro gli uomini, ma una sorta di “detox emotivo” per
rimettere al centro sé stesse, il proprio benessere psicologico e relazioni
vissute con maggiore autonomia e meno pressione.
L’ESPERTA: “TRA ILLUSIONE E SPERSONALIZZAZIONI”
Dal punto di vista psicologico, come spiega al FattoQuotidiano.it Elisa Balbi,
psicologa e psicoterapeuta, docente internazionale, coautrice di varie
pubblicazioni e saggi sugli adolescenti, il fenomeno coinvolge in particolare le
Millennials (nate tra il 1981 e il 1996) e Native digitali (1997-2012), ma con
modalità ed effetti diversi. “Le prime spesso vivono relazioni a due
‘illusorie’: rapporti portati avanti quasi da sole, con la speranza che
evolvano, fino a sperimentare una frustrazione profonda quando l’altro si
dilegua. Una sofferenza che può diventare devastante. Le native digitali,
invece, cresciute in una comunicazione prevalentemente tecnologica, tendono a
spersonalizzare le relazioni vissute online e, quando passano al contatto
diretto, accettano spesso rapporti solo sessuali, nella speranza di essere
scelte da chi, nel frattempo, gode dei vantaggi intimi e confidenziali di una
relazione non esclusiva. In questo quadro, il boysober appare come una forma di
autodifesa emotiva: rinunciare prima ancora di deludersi”.
GLI EFFETTI DELLE APP DI INCONTRI
Il ruolo delle app di dating è centrale. Nate con lo scopo di facilitare
incontri anche sessuali senza legami formali, oggi convivono con altri spazi
digitali usati soprattutto dalle più giovani -Instagram, Snapchat e WhatsApp per
comunicare, YouTube e Tiktok per mostrarsi o informarsi -. “Ma, secondo
l’esperta -, gli effetti più problematici del dating online ricadono proprio
sulle Millennials. Non riuscendo a non affezionarsi, finiscono per mettere in
discussione non tanto il contesto dell’incontro, che spesso non le rappresenta,
quanto sé stesse: il proprio essere interessanti, affascinanti, intelligenti.
Una dinamica che ha una ricaduta pesante sull’autostima”.
LE DOMANDE DA PORSI
La stanchezza emotiva che molte donne dichiarano – fatta di relazioni percepite
come sbilanciate, di aspettative disattese e di una sequenza di micro-delusioni
– è reale. “Però la responsabilità non è mai solo di una parte – sottolinea la
psicologa -. Le relazioni sono spesso asimmetriche perché entrambe le persone
contribuiscono a mantenerle tali. Uscirne richiede un cambio di prospettiva:
tornare a focalizzarsi sui propri obiettivi e porsi domande chiare, tipo ‘cosa
voglio per me?’; ‘l’altro mi dà ciò che mi piace e mi fa stare bene?’. Questo
significa comprendere che non sta a noi cambiare l’altro, ma selezionare chi
possa completarci: complementare, sì, ma con progettualità e obiettivi comuni e
affini ai nostri”.
CI VUOLE PIÙ “SANO EGOISMO”
In questo senso, il boysober può essere letto anche come un segnale di un
cambiamento più profondo nel modo in cui le nuove generazioni concepiscono
amore, felicità e realizzazione personale. Balbi richiama una riflessione
antica, attribuita a Epitteto: “Non è ciò che ti accade, ma come reagisci che
conta”. Un’educazione all’amore e alla felicità passa dal rimettere ciascuno al
centro della propria vita, coltivando quello che possiamo definire un ‘sano
egoismo’. Affrontare le difficoltà, agire in autonomia costruendo sé stessi e la
propria realtà, tollerare la frustrazione del non avere tutto e subito sono
passaggi necessari per raggiungere i propri obiettivi. Essere il proprio centro
– conclude Balbi – permette di scegliere consapevolmente chi si vuole accanto,
farlo stare al meglio per ricevere il meglio, senza illusioni ma anche senza
rinunce definitive”.
L'articolo Cos’è il boysober, il nuovo trend che spinge a prendersi una pausa
dalle relazioni romantiche (e dalle app di dating) proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di pulizia energetica,
tanto che, soprattutto in questo periodo, su TikTok e Instagram spopolano video
e contenuti con consigli di rituali per iniziare bene l’anno. C’è chi consiglia
di mettere una ciotola con sale, alloro e spezie varie accanto alla porta di
casa, chi di accendere il “palo santo” e, ancora, chi invita a fare pulizia e
buttare ciò che si è accumulato negli anni e non si usa più. Tra tradizione,
superstizione e – va detto – anche qualche bufala, il trend è più che mai
attuale, ecco perché è importante fare chiarezza su cosa significhi davvero e
perché possa essere utile. Al di là delle mode o delle credenze, la pulizia
energetica nasce da una visione antica e condivisa da molte tradizioni: ogni
essere umano e ogni luogo sono immersi in un campo energetico che può
influenzare il nostro benessere emotivo, mentale e fisico. Così come ci
prendiamo cura del corpo o riordiniamo uno spazio, anche l’energia ha bisogno,
di tanto in tanto, di essere riequilibrata.
COS’È LA PULIZIA ENERGETICA?
La pulizia energetica è un insieme di pratiche che hanno l’obiettivo di
sciogliere energie stagnanti, pesanti o disarmoniche che si accumulano nel
tempo, sia nel campo energetico delle persone sia negli ambienti che
frequentano. Queste energie non sono necessariamente “negative” in senso
assoluto: spesso sono il risultato di emozioni non elaborate, stress prolungato,
tensioni, eventi difficili, cambiamenti non integrati, o semplicemente del
passaggio di molte persone e vissuti differenti nello stesso luogo.
UN’ESPERIENZA CONCRETA: QUANDO UN AMBIENTE PARLA
Anni fa un amico mi chiese di andare a vedere il suo appartamento a Milano. Non
riusciva a starci: mi raccontava di provare una sensazione costante di
oppressione, una difficoltà fisica ed emotiva a rimanere in casa, come se
quell’ambiente lo respingesse. Nonostante fosse un bell’appartamento legato a
momenti felici, non lo sentiva più suo. Quando andai a visitarlo, mi fermai
semplicemente ad ascoltare l’ambiente. Nel giro di poco tempo mi accorsi che
anche io iniziavo a sentirmi stanca, svuotata, senza energia. Era una percezione
sottile ma costante, come se lo spazio trattenesse qualcosa di irrisolto. In
quel periodo lui stava anche cercando di venderlo, ma la vendita sembrava
bloccata proprio nella fase finale: ritardi, ripensamenti, ostacoli continui,
senza una causa concreta apparente. Gli consigliai quindi di fare una pulizia
energetica dell’appartamento. Utilizzai una mistura di erbe provenienti dal
Brasile, lavorando con l’intenzione di sciogliere le energie stagnanti e
restituire allo spazio un senso di neutralità e apertura. A distanza di nemmeno
un mese, la situazione si sbloccò: la vendita si concluse senza ulteriori
intoppi. Al di là del risultato pratico, ciò che lo colpì fu la sensazione
diversa che l’ambiente trasmetteva: più leggero, respirabile, “vuoto” nel senso
positivo del termine. Questo episodio conferma quanto gli spazi possano
influenzare profondamente chi li vive, e quanto spesso ignoriamo questo dialogo
silenzioso.
PULIZIA ENERGETICA DEGLI AMBIENTI: PERCHÉ È FONDAMENTALE
Gli ambienti che abitiamo non sono mai neutri. Le case, gli uffici e i luoghi di
lavoro assorbono le energie, le emozioni e le esperienze di chi li attraversa.
Una pulizia energetica degli spazi è particolarmente indicata quando:
• si entra in una nuova casa
• si vive un periodo di transizione importante
• si percepisce l’ambiente come pesante o faticoso
• si dorme male o si fa fatica a concentrarsi
• si desidera vendere o rinnovare uno spazio
Ripulire energeticamente un luogo significa restituirgli la possibilità di
sostenere chi lo vive, invece di drenarlo. La stessa pratica di pulizia
energetica è consigliata anche sulla persona. Ogni giorno entriamo in contatto
con persone, emozioni e situazioni diverse. Tutto questo lascia una traccia nel
nostro campo energetico, spesso i miei clienti raccontano che con determinate
persone si sentono stanche, svuotate, avere la sensazione di portare addosso dei
pesi a volte senza una ragione.
Una pulizia energetica personale può aiutare a:
• ritrovare centratura e lucidità
• sciogliere stanchezza emotiva e mentale
• favorire un migliore equilibrio interiore
• accompagnare momenti di chiusura, cambiamento o rinascita
• sentirsi più presenti, vitali e allineati
PULIZIA ENERGETICA COME ATTO DI CONSAPEVOLEZZA
La pulizia energetica non è una formula magica e non sostituisce il lavoro
personale o pratico. È piuttosto un atto di consapevolezza, un gesto simbolico e
concreto insieme, che segna un confine tra ciò che è stato e ciò che può
arrivare. È un modo per dire: qui faccio spazio. In conclusione, Prendersi cura
dell’energia personale e degli ambienti in cui viviamo è una forma profonda di
attenzione verso se stessi. Che lo si faccia attraverso rituali, pratiche
tradizionali o semplici momenti di ascolto, la pulizia energetica ci ricorda che
il benessere non riguarda solo ciò che vediamo, ma anche ciò che sentiamo.
L'articolo Sui social spopolano i rituali di “pulizia energetica”, facciamo
chiarezza: ecco cos’è e come funziona davvero proviene da Il Fatto Quotidiano.
Anno nuovo, musa nuova. In casa Armani, il 2026 si è aperto con l’annuncio di
una nuova testimonial che – sorpresa! – arriva direttamente dal clan Kardashian:
Kendall Jenner. La modella e imprenditrice cresciuta sotto i riflettori del
reality show Keeping Up with the Kardashians è stata scelta come nuova Global
Fragrance Ambassador di Emporio Armani. Sarà lei ad accompagnare il lancio di
una nuova fragranza, Power of You Eau de Parfum, in arrivo a febbraio – giusto
in tempo per San Valentino.
Il 2025 è stato un anno cruciale per l’impero Armani che, nel giro di pochi
mesi, ha festeggiato i 50 anni di storia e ha pianto la scomparsa del fondatore,
Giorgio Armani. Sul fronte beauty – un’estensione molto popolare del brand,
specialmente tra le millennial – si guarda al futuro con una precisa strategia,
incarnata dalla scelta di Kendall Jenner: star globale da 284 milioni di
follower con un volto “couture” che l’ha portata sulle passerelle di
Schiaparelli e Jacquemus, oltre che su innumerevoli riviste e campagne di moda.
“Entrare a far parte della famiglia Emporio Armani è stata una scelta naturale”,
ha commentato Kendall Jenner in una nota stampa. “Ho sempre amato il suo
messaggio: un invito ad essere semplicemente se stessi. La fragranza è
straordinaria: magnetica, intensa e davvero sensuale”. Il brand l’ha scelta per
la “personalità carismatica” e per lo “spirito avventuroso e creativo”: è
infatti appassionata di equitazione e automobili.
Nel 1998 Giorgio Armani anticipò i tempi e le mode con una fragranza androgina e
minimalista, Emporio Armani Lei e Lui. Oggi la visione si amplia con Power of
You – di fatto, il contraltare femminile del profumo Stronger With You – creato
dai nasi Nisrine Grillié e Nadège Le Garlantezec. L’abbiamo “annusata” in
anteprima: è avvolgente, dolce, intensa e vagamente esotica grazie al frutto
della passione, alla cremosa vaniglia e agli accordi di frangipane e maracuja.
L’obiettivo è parlare (anche grazie al prezzo) ai più giovani consumatori di
Armani, i clienti di domani, e traghettare nel futuro l’eredità di un marchio
storico.
Si ringrazia Armani Beauty per le immagini
L'articolo Una Kardashian in casa Armani: perché Kendall Jenner è il nuovo volto
delle fragranze Emporio (e cosa c’entra la Gen Z) proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Capodanno, si sa, ha le sue tradizioni: l’intimo rosso, i brindisi, un dettaglio
scintillante nel look. Ma per arrivare all’alba del 1 gennaio con un make-up
ancora splendente – dopo aver ballato tutta la notte – bisogna agire d’astuzia.
Non serve l’intervento di un professionista, né di restare seduti tutta la sera:
bastano i prodotti giusti e qualche attenzione in più per pelle, capelli e
soprattutto labbra “a prova di bacio”. Cinque step per un make-up long lasting
capace di resistere alla notte di Capodanno (o a qualsiasi altra festa).
PRIMO STEP: IDRATAZIONE E PRIMER
Il passaggio più importante è anche quello più sottovalutato: la pelle
dev’essere ben idratata. Una buona skincare è metà dell’opera: su una pelle
secca o screpolata nessun fondotinta darà i risultati sperati. Una volta
conclusi i vari passaggi della skincare è fondamentale un buon primer, che
uniforma la texture della pelle, rende più facile l’applicazione dei prodotti e
permette al trucco di resistere più a lungo. Una buona scelta è il Prime Layer
Skin Prep di Dear Dahlia, idratante e leggero. Nutre la pelle, dona un finish
setoso e la prepara al make-up vero e proprio.
L'articolo I segreti del make-up per ballare fino all’alba a Capodanno: primer,
setting spray e rossetti che durano “più dei buoni propositi” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Le Feste promettono riposo e consegnano spesso il contrario. Il calendario parla
di pausa, ma la mente resta accesa: organizzare pranzi, rispondere ai messaggi,
tenere insieme famiglie e aspettative. In questo sovraccarico, il silenzio viene
percepito come un vuoto da riempire, non come uno spazio da abitare. È proprio
qui, invece, che secondo lo psicologo e coach Richard Romagnoli si nasconde una
possibilità concreta di cura.
Nel libro Il silenzio che guarisce (Edizioni Sonda), Romagnoli propone un cambio
di prospettiva radicale ma accessibile: non cercare il silenzio assoluto,
irraggiungibile, bensì quello possibile, quotidiano, fatto di piccoli intervalli
senza stimoli. “Il silenzio non è assenza di rumore, ma presenza”, spiega in
un’intervista a Vanity Fair. Viviamo immersi in un flusso continuo di notifiche,
informazioni e parole. Secondo Romagnoli, parlare di silenzio oggi è una
necessità, non una moda: “Viviamo in un frastuono costante che non si spegne
nemmeno di notte, e questo ha un impatto profondo sul nostro benessere”, spiega.
“Il silenzio è una necessità biologica: solo quando il cervello smette di essere
costantemente stimolato, può rigenerarsi davvero”.
Il problema, sottolinea, è che il silenzio viene spesso associato al vuoto, alla
solitudine o alla noia: “Lo temiamo perché lo confondiamo con qualcosa di
negativo. In realtà il silenzio autentico è uno spazio fertile. È il luogo in
cui possiamo riconnetterci con la parte più vera di noi stessi. Non isola, anzi:
ci riporta al centro”. Dal punto di vista scientifico, il silenzio ha effetti
misurabili: “Attiva il sistema parasimpatico, quello deputato al riposo e alla
rigenerazione”, spiega Romagnoli. Le ricerche mostrano che favorisce la nascita
di nuove cellule nell’ippocampo, migliora concentrazione e creatività e riduce
il sovraccarico cognitivo. “Se il cervello è sempre in modalità ‘on’,
semplicemente non riesce più a recuperare energia”.
Non sorprende, quindi, che molte persone dicano di non riuscire a stare in
silenzio nemmeno pochi minuti. Ma per Romagnoli questa difficoltà nasce da un
equivoco: “Il punto non è ‘riuscire’ a stare in silenzio, perché altrimenti
diventa una performance. Il silenzio non è un atto mentale, è uno stato
fisiologico. Non dobbiamo fare nulla, ma semplicemente stare”. Romagnoli
chiarisce che non è necessario meditare in modo formale: “Il silenzio può
arrivare mentre teniamo una tazza di tisana calda tra le mani, sotto una
coperta, accarezzando il cane sul divano. Anche dieci o quindici minuti alla
settimana possono fare la differenza, se siamo presenti e osserviamo come quel
momento ci fa stare”. In quei momenti, spiega, il corpo rilascia ossitocina e si
attiva una sensazione di accoglienza e sicurezza. È qui che entrano in gioco le
“abitudini felici”, concetto centrale del libro. “Perché il silenzio diventi
parte della nostra vita quotidiana, dobbiamo associarlo a una sensazione di
benessere”, dice. “Osservare come ci fa sentire crea una memoria positiva. Non
lo facciamo per dovere, ma perché ci fa stare bene”.
Un altro timore diffuso è che, una volta spenti i rumori esterni, la mente
diventi ancora più caotica: “Succede perché non siamo in pace dentro”, osserva
Romagnoli. “Anche nella stanza più silenziosa del mondo, una camera anecoica,
iniziamo a sentire il battito del cuore, il respiro, il flusso del sangue. Se
non siamo centrati, la mente produce ancora più pensieri”.
Il silenzio, quindi, non spegne automaticamente il rumore interiore, ma invita
ad ascoltarlo. In questo senso Romagnoli parla di “detox mentale”: “Viviamo
oltre il limite di tolleranza del nostro cervello. È come un ascensore
progettato per sei persone in cui ne entrano quindici: prima o poi va in crash.
Il sovraccarico digitale, le cattive notizie, la paura costante ci tengono in
uno stato di allerta continuo. Il silenzio ci permette di scaricare questo
eccesso e di tornare lucidi”. Anche le relazioni soffrono dell’incapacità di
stare nel silenzio: “Spesso riempiamo gli spazi con parole inutili, per paura
del vuoto o dell’imbarazzo”, spiega Romagnoli. “Eppure il silenzio può essere un
luogo di intimità profonda, di connessione vera”. Non sempre rispondere subito è
la scelta migliore: “A volte il silenzio è uno spazio di ascolto, per capire
cosa stiamo davvero provando”. Per chiarire questo punto, usa una metafora
efficace: “Le parole sono come il dentifricio: una volta uscite dal tubetto, non
tornano indietro. Quando reagiamo di impulso, spesso diciamo cose che non
avremmo voluto dire. Il silenzio, invece, ci dà il tempo di ritrovare equilibrio
e lucidità”.
Nei giorni festivi, quando stress e aspettative si amplificano, il silenzio può
essere integrato senza stravolgere la routine. “Partendo da piccoli momenti”,
suggerisce Romagnoli. “La doccia, per esempio, può diventare uno spazio di
consapevolezza: sentire l’acqua sulla pelle, il respiro, il corpo. Oppure una
camminata senza musica, concentrandosi solo sul passo”. Il silenzio, insiste,
“non va cercato lontano, è già dentro le pieghe della nostra giornata”.
Anche il significato stesso di vacanza aiuta a cambiare prospettiva: “Vacanza
deriva da ‘vacuum’, vuoto”, ricorda. “Dovremmo smettere di averne paura, perché
nel vuoto c’è spazio. Spazio per accogliere parti di noi che non ascoltiamo
mai”. Il libro si chiude con un invito semplice ma netto, che Romagnoli
ribadisce anche nell’intervista: “Il silenzio non è qualcosa da conquistare, ma
da permettere. Se terrai il cuore aperto, scoprirai che non è un nemico, ma una
fonte di guarigione e di forza”.
L'articolo “Il nostro cervello è come un ascensore progettato per sei persone in
cui ne entrano quindici, va in crash. Il silenzio è una necessità biologica”: i
consigli dello psicologo Richard Romagnol proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Un uomo non ricorderà mai la vostra borsa – diceva Olivier Creed – ma ricorderà
sempre il vostro profumo” . Questo, in effetti, vale un po’ per tutti, perché
niente si lega ai nostri ricordi come una fragranza, un odore, un’aroma. Il
profumo ha uno status tutto suo: è un lusso evanescente, invisibile, eppure
capace di fare la differenza, di rendere interessanti e di farsi ricordare (o
detestare, se si esagera). Oggi la profumeria di nicchia sta conquistando un
mercato sempre più ampio di appassionati, disposti a spendere per un prodotto di
alta qualità, unico e raffinato. Proprio come un abito, scelto e indossato (o
addirittura creato su misura) in base al proprio stile.
Lo dimostra la riapertura di Satinine, storico laboratorio di profumeria
milanese fondato nel 1883 che torna nel cuore della città dopo una lunga
chiusura. La boutique-officina, ispirata agli androni dei palazzi storici e
all’eleganza degli anni Trenta, da sola vale il viaggio: ma sono le fragranze le
vere star dello show. Tra le più memorabili – perfette per un regalo di Natale
last minute – Milano di Notte, Caccia alla Volpe (ispirata a una fragranza
storica del marchio) e Bugia Bianca, per chi ama la delicatezza. Visto che le
feste di Natale sono dietro l’angolo, abbiamo selezionato le fragranze perfette
da regalare (e regalarsi!) scegliendo tra le novità, i classici sempre amati e i
jus più particolari. Perché non c’è complimento più bello che sentirsi chiedere:
“Che buon profumo, come si chiama?”
1. Miutine, Miu Miu – Irriverente, femminile, inaspettato e travolgente. Un
po’ come la ragazza Miu Miu, il marchio giovane di Miuccia Prada. Racchiuso
in un bel flacone matelassé color caramello, il profumo è stato ideato dal
maestro Dominique Ropion: una classica firma chypre, arricchito da accenti
fruttati e gourmand.
2. Vanille Caviar, BDK – Per una serata speciale. Non fatevi ingannare dal
nome: è una fragranza ricca e articolata, avvolgente e morbida come un
abito di velluto, ma non eccessivamente dolce. Anzi: oltre a caviale di
vaniglia e fave di cacao racchiude la freschezza del ribes nero, la nota
speziata del cardamomo e la sfumatura esotica del calamo.
3. Iris Bleu, Armani Privé – Ideata dal naso Dora Baghriche, questa fragranza
sofisticata si ispira al colore preferito del signor Armani: il blu. È la
luce sul Mediterraneo, la franchezza dell’aria del mattino, declinata
attraverso le note del bergamotto di Calabria, del gelsomino e del muschio
bianco. Il risultato è un profumo fresco, delicato ed elegante.
4. Getaria, Balenciaga – È uno di quei profumi che, quando lo indossi, gli
altri notano subito: non perché “grida”, ma perché suona familiare, come un
ricordo che riaffiora senza sapere bene da dove arrivi. La nuova collezione
di profumi Balenciaga nasce proprio da qui: da un dialogo tra passato e
presente che trasforma la fragranza in una presenza, una sensazione che ti
. Tra le dieci creazioni, Getaria è quella che più lavora sulla memoria.
Ispirata alla città natale di Cristóbal Balenciaga, ha una qualità quasi
emotiva: pulita, profonda, stratificata, capace di evocare luoghi, persone,
momenti già vissuti.
‹ ›
1 / 7
UNNAMED (45)
‹ ›
2 / 7
ARMANI_PRIVÉ
‹ ›
3 / 7
BDK
‹ ›
4 / 7
BRIONI
‹ ›
5 / 7
LANCÔME
‹ ›
6 / 7
MIU MIU
‹ ›
7 / 7
MAISON FRANCIS KURKDJIAN
5. Eau de Parfum Suave, Brioni – Uno sguardo alla celeberrima etichetta blu
farà felici padri, mariti, fidanzati&co. Le fragranze infatti espandono
l’universo sartoriale di Brioni, fatto di tradizione, qualità e sobria
eleganza. L’ultima arrivata, racchiusa in un bel flacone ambrato, ha il
carattere e la sensualità del cuoio, ma con un tocco glamour e rotondo.
6. Brume cheveux Baccarat Rouge 540, Maison Francis Kurkdjian – Una variazione
sul tema per un regalo originale: il profumo per capelli del celebre
Baccarat Rouge 540. Una bruma leggera da vaporizzare sulla chioma, che
lascia una scia a ogni passo.
7. Milk&Matcha, Obvious – Il regalo perfetto per chi sogna il Giappone o
semplicemente ama l’aroma del Matcha Latte. Questo profumo, infatti, si
ispira al rituale della degustazione del té e rimane perfettamente
equilibrato grazie alla morbidezza dei fiori bianchi.
8. Paradoxe Radical Essence, Prada – Per chi non ha paura di farsi notare. Si
gioca sui contrasti e sull’equilibrio di note dolci e salate questa
reinterpretazione della fragranza Paradoxe: nel cuore, stupisce l’accordo
di pistacchio salato, mentre un cremoso accordo di legno di sandalo lascia
una scia sensuale e irresistibile. Il flacone triangolare, poi, è iconico.
‹ ›
1 / 5
OBVIOUS
‹ ›
2 / 5
PRADA BEAUTY
‹ ›
3 / 5
VALENTINO BEAUTY
‹ ›
4 / 5
YSL BEAUTY
‹ ›
5 / 5
SATININE
9. Born in Roma, Valentino – Gelsomino sambac, vaniglia bourbon, trio di
legni: il mix lussuoso e inconfondibile di una delle fragranze più amate di
Valentino ora è disponibile in una bellissima confezione regalo, perfetta
per le feste.
10. MYSLF L’Absolu, YSL Beauty – Tra le fragranze maschili più intense e
vibranti c’è questo cult di Yves Saint Laurent, caratterizzato dall’energia
delle spezie, dello zenzero e del bergamotto. Il flacone effetto specchio,
poi, vale da solo il regalo.
11. La crème main Idôle, Lancôme – Bonus track: per chi non porta spesso il
profumo? Semplice: una crema profumata, più delicata e funzionale rispetto
alle classiche eau de toilette. La crema per le mani Idôle è idratante e
confortevole, con un prezzo interessante (25 euro, 30 ml).
L'articolo 10 profumi da regalare (e regalarsi) a Natale: fragranze di nicchia
che restano nella memoria e raccontano chi siamo proviene da Il Fatto
Quotidiano.