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Musk definisce Sanchez “un tiranno” e Madrid si indigna rilanciando il pericolo della tecno-casta. L’Ue resta tiepida
“Un tiranno e un traditore del popolo spagnolo”. Così Elon Musk ha definito il primo ministro spagnolo Sanchez, dopo che quest’ultimo aveva annunciato la nuova legge che sbarrerà l’accesso ai social ai minori di sedici anni. Il premier aveva anticipato le caratteristiche di questa iniziativa durante il suo intervento al World Government Summit di Dubai, definendo i canali social “uno Stato fallito, in cui le leggi vengono ignorate e i reati tollerati”. Aveva poi menzionato lo stesso Musk che aveva criticato la nuova norma mirata a regolarizzare un certo numero di migranti in Spagna. Il multimiliardario non ha fatto attendere la sua replica e sul social X di sua proprietà ha lanciato i suoi improperi su “dirty Sanchez”. Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea per la sovranità tecnologica è intervenuto: “Apprezziamo sempre il rispetto, anche se si tratta di un contesto online, anche se si tratta di un post sui social media. È così che lavoriamo. È così che funziona l’Europa, la Commissione europea. Detto questo, è possibile collaborare con una piattaforma come X? Sì, speriamo che sia possibile collaborare con una piattaforma come X”. Ma Regnier ha aggiunto: “Gli amministratori delegati possono essere ritenuti responsabili in via generale di ciò che accade sulle loro piattaforme? È un dibattito che dura da anni, sia all’interno della Commissione che con gli Stati membri, ed è stato presente anche durante i negoziati sul DSA (Digital Service Act), in relazione all’esenzione da responsabilità: un amministratore delegato è responsabile di ciò che pubblica online? Io, in quanto amministratore delegato, sono responsabile di ciò che pubblica online? È molto complicato”. Si intravede, dunque, lo scarso entusiasmo di Bruxelles per la posizione netta presa dalla Spagna. Certamente più vigorosa la presa di posizione di Madrid in difesa del suo leader. Felix Bolanos, ministro della Presidenza e della Giustizia spagnolo ha rilanciato il concetto di tecno-casta già usato da Sanchex nel 2025 per indicare il pericolo che arriva dalla Silicon Valley per le democrazie europee: “Per molti anni abbiamo visto come i miliardari ingrassassero i loro servitori politici affinché potessero realizzare programmi per ridurre i diritti , per attaccare la convivenza, per attaccare la democrazia. Ora hanno fatto un passo avanti, e questa tecno-casta, questi predatori di tutti, ora partecipano direttamente alla politica, entrano nel dibattito pubblico e minacciano il nostro rispetto, la nostra convivenza, i nostri diritti, la nostra democrazia”. Per Bolanos “il dilemma è chiaro: o mille miliardari che minacciano la democrazia, i valori e lo Stato sociale, o politici progressisti e coraggiosi come Sanchez, che tengono testa difendendo ciò che è di tutti”. Il braccio di ferro tra Madrid e Musk è in corso. Il governo spagnolo intende approvare la prossima settimana il progetto di legge che introdurrà la responsabilità penale per i responsabili delle piattaforme digitali. L'articolo Musk definisce Sanchez “un tiranno” e Madrid si indigna rilanciando il pericolo della tecno-casta. L’Ue resta tiepida proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Anche la Spagna vieterà l’accesso ai social media per gli under 16. L’annuncio di Sanchez che attacca Musk: “Ha creato disinformazione”
“Per proteggerci dal Far West digitale dobbiamo riprendere il controllo”. Intervenendo al World Government Summit di Dubai, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez annuncia che il suo Paese “vieterà l’accesso ai social media ai minori di 16 anni”. Sanchez ha dichiarato che sarà operativo un pacchetto di cinque misure legislative per mettere un freno a quelli che ui ha definito gli “abusi” delle grandi piattaforme e per garantire “un ambiente digitale sicuro, democratico e rispettoso dei diritti fondamentali”. Sanchez è entrato nel dettaglio sulle nuove norme. Al primo punto, ha dichiarato il premier, ci deve essere la fine dell’impunità dei dirigenti dei grandi network; saranno loro a essere legalmente responsabili delle violazioni commesse sulle piattaforme digitali che gestiscono. Dunque, gli amministratori delegati saranno perseguibili penalmente, se non rimuoveranno contenuti illegali e di incitamento all’odio. Secondo punto: la manipolazione degli algoritmi e l’amplificazione di contenuti illegali a scopo di lucro saranno considerati un reato. Terzo punto: le piattaforme dovranno mettere in atto sistemi efficaci di verifica dell’età degli utenti, in modo da sbarrare l’accesso ai minori di 16 anni. Quarto punto: la creazione di un sistema di tracciamento per frenare “la diffusione dell’odio”; comportamenti che avranno “conseguenze legali ed economiche”. Quinto punto: il governo collaborerà con la Procura per avviare indagini su potenziali violazioni da parte di Grok, TikTok e Instagram. Tutto questo si trova in un pacchetto normativo promosso dal ministero della Gioventù e dell’Infanzia che dovrebbe essere approvato la settimana prossima dal Consiglio dei ministri. Il colpo sparato da Sanchez è stato ad alzo zero: “Ci è stato detto che i social media sarebbero stati uno strumento di comprensione e cooperazione globale, un veicolo di libertà, trasparenza e responsabilità. Uno spazio in cui video e algoritmi avrebbero contribuito a migliorare le nostre società e le nostre vite. Ma è successo il contrario. I social media sono diventati uno stato fallito, un luogo in cui le leggi vengono ignorate, dove i crimini sono tollerati, dove la disinformazione è più preziosa della verità e dove metà degli utenti subisce attacchi d’odio”. In questo contesto, il primo ministro spagnolo ha criticato anche Elon Musk: “Nonostante sia un immigrato”, ha utilizzato il suo account personale “per amplificare la disinformazione su una decisione sovrana del mio governo: la regolarizzazione di 500.000 immigrati che vivono, lavorano e contribuiscono al successo del nostro Paese. La stessa piattaforma che ha permesso alla sua intelligenza artificiale, Grok, di generare contenuti sessuali illegali”. Con questa decisione, la Spagna segue Portogallo, Francia, Australia che hanno vietato l’accesso ai social ai minori di 15 anni; il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che propone di fissare a 16 anni l’età per interagire sui network digitali. L'articolo Anche la Spagna vieterà l’accesso ai social media per gli under 16. L’annuncio di Sanchez che attacca Musk: “Ha creato disinformazione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Avena, acqua e un po’ di succo di limone: sui social spopola l’Oatzempic, l’alternativa fai da te all’Ozempic. L’esperto: “Funziona, ma gli effetti non sono paragonabili”
Potrà mai questa bevanda a base di avena, che impazza nei video di Tiktok e Instagram come un’alternativa naturale all’Ozempic, eguagliare mai il grande modello? Certamente no, come evidenzia un recente articolo di The Conversation. Pensavate di contribuire ad alleggerire il peso degli aerei – come farebbe l’Ozempic secondo un nuovo studio – sostituendo una seria terapia farmacologica a base di semaglutide con una bevanda all’avena? Sarà piuttosto dura! Per cominciare, dell’Oatzempic non esiste nemmeno una ricetta standardizzata, ma per lo più si tratta di frullare mezza tazza di fiocchi di avena con una tazza di acqua e un po’ di succo di lime o di limone, ed eventualmente aromi come cannella. Tanto basterebbe perché questa semplice bevanda si fregi del nome di Oatzempic, un mix tra oat (avena in inglese) e Ozempic, il farmaco a base di semaglutide, nato per combattere il diabete di tipo 2 e rivelatosi poi anche un grande alleato nella lotta all’obesità. Secondo gli influencer, la bevanda va assunta preferibilmente la mattina, per colazione, ma è ottima anche come snack pomeridiano per non mangiare troppo a cena. Perché infatti questo mix favorirebbe la pienezza e quindi il calo dell’appetito, con conseguente dimagrimento. Ma la scienza, per bocca delle due nutrizioniste autrici del pezzo su The Conversation (le australiane Lauren Ball della University of Queensland ed Emily Burch della Southern Cross University), toglie ogni illusione. E rincara la dose pure il dottor Andrea Coco, specialista in nutrizione clinica: “All’Oatzempic non è dedicata nessuna pubblicazione scientifica”. PERCHÉ NON PUÒ FUNZIONARE Per cominciare, osservano le due esperte, il nome può essere fuorviante: “Invita al confronto con un farmaco da prescrizione, il che può dare l’impressione che la bevanda abbia effetti simili a quelli del medicinale”. Ma le loro azioni sono completamente diverse: l’Oatzempic si limita a fornire un po’ di fibra solubile, per la scienza capace sì di ridurre l’appetito, ma non certo di favorire un dimagrimento significativo e rapido. Cosa che invece il farmaco può fare grazie al suo principio attivo, la semaglutide. Questa, mimando l’azione dell’ormone Glp-1 naturale, impatta significativamente sul senso di sazietà e sul calo dell’appetito, con risultati concreti e dimostrati: un calo del 10-15% del peso corporeo in pochi mesi. “L’Ozempic è un vero e proprio farmaco, con una potente azione cinetica sull’intestino”, osserva il dottor Coco. “All’interno di una dieta bilanciata, l’avena può favorire la produzione dell’ormone Glp-1, ma blandamente, nulla di paragonabile con il marcato effetto metabolico del medicinale”. E poi, come anticipato da Coco, nessuno studio scientifico ha testato l’Oatzempic, di cui per altro non esistono nemmeno dosaggi rigorosi. Ma se anche qualcuno dimagrisse un po’ assumendolo, sottolineano le due nutrizioniste, sarebbe impossibile dire se ciò dipenda dalla bevanda in sé o piuttosto da una dieta complessiva, o ancora dall’inserimento dell’attività fisica nella quotidianità. Qualche piccolo risultato non giustificherebbe comunque il ricorso all’Oatzempic, una bevanda certamente ipocalorica (circa 150 calorie), ma squilibrata dal punto di vista nutrizionale. “La presenza di un ingrediente sano non basta a comporre un pasto equilibrato. L’avena è un carboidrato utilissimo per l’organismo, ma va assunto con gli altri macronutrienti e con i micronutrienti”, avverte lo specialista. Insomma, servono anche proteine e grassi sani, vitamine, minerali e antiossidanti. Senza contare che l’avena non è tutta uguale; se i fiocchi hanno un indice glicemico medio-basso, quella precotta e raffinata può averlo invece più alto, e non favorisce dunque il dimagrimento. Last but not least, le esperte avvertono che affidarsi unicamente alla bevanda potrebbe ritardare un consulto medico, qualora questo fosse davvero necessario. Inutile dunque farsi illusioni: se si deve dimagrire, bisogna affidarsi a una dieta equilibrata e non a un blando rimedio da assumere una o due volte al giorno, e per il resto puntare magari su cibi processati e sulle lunghe soste sul divano. Ciò detto, l’avena e i cibi ricchi di fibre in genere restano un must per chiunque voglia perdere chili o mantenere il peso corporeo e il benessere. PREZIOSA AVENA Uno studio del 2024 si è concentrato proprio sui betaglucani, la principale fibra solubile contenuta in avena e orzo, ritenuta dagli autori la più efficace per il dimagrimento e per la tolleranza al glucosio. Alla fine, gli influencer non sbagliano a puntare sull’avena: sbagliano a mangiarla da sola (anche il sapore della bevanda non deve essere il massimo, perché non gustarsi allora un bell’overnight porridge?) e a usare solo quella. Pure orzo, mele, legumi, broccoli, legumi, semi oleosi, verdure a foglia e tanti altri vegetali sono ricchi di preziose fibre, indispensabili per una miriade di funzioni organiche. E insieme a buone fonti proteiche e lipidiche aiutano a comporre pasti sani, sazianti e bilanciati, alleati del peso corporeo. E c’è da chiedersi se davvero sazia l’Oatzempic, con il suo basso apporto calorico. Non farà invece venire più fame? > @abbyxacuna @TheChorroKing???????? trying his viral oat-zempic to lose my > stubborn belly fat! If I don’t see results I’m gonna cryyyy ???? > #oatmealrecipe #quickmeal #healthybrealfast @Quaker Oats 1/2c oats 1c water > 1/2 lime #creatorsearchinsights ♬ original sound – nicolette_fanelli L'articolo Avena, acqua e un po’ di succo di limone: sui social spopola l’Oatzempic, l’alternativa fai da te all’Ozempic. L’esperto: “Funziona, ma gli effetti non sono paragonabili” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Alice Campello accusata di vendere su Vinted i vestiti dell’ex Alvaro Morata. Lei replica: “La camicia era mia, che figura”
Alice Campello ha attirato critiche dopo aver messo in vendita su Vinted una camicia da uomo. Gli utenti di Instagram hanno puntato il dito contro l’influencer, accusandola di volersi sbarazzare (guadagnando soldi) dei vestiti dell’ormai ex marito Alvaro Morata. Come vi abbiamo raccontato, il calciatore e l’imprenditrice hanno avviato le pratiche per il divorzio. I due si erano separati nell’estate del 2024 ed erano tornati insieme nei primi mesi del 2025. Il rapporto, però, non si è ricucito e, a meno di un anno dal ricongiungimento, la storia è definitivamente terminata. La separazione tra Alice e Alvaro è stata riservata, senza annunci sui social o polemiche. Proprio per questo motivo, il gesto di Campello su Vinted è diventato un caso ma l’influencer ha prontamente risposto a chi l’ha criticata. Alice ha commentato sui social l’accaduto: “Avevo comprato la camicia per me perché mi piacciono le cose oversize, ma mi stava malissimo“. Ha aggiunto: “Che figura!”. Alice ha spiegato che non è lei a gestire il suo account Vinted, ma una sua collaboratrice a cui l’influencer consegna periodicamente una scatola di vestiti da vendere. Segnaliamo, intanto, che sul suo account non c’è più traccia della camicia in questione. L'articolo Alice Campello accusata di vendere su Vinted i vestiti dell’ex Alvaro Morata. Lei replica: “La camicia era mia, che figura” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Arrestato in Finlandia uno degli aggressori di Cicalone: l’uomo sarà estradato in Italia. Aveva commesso altri crimini nel Paese scandinavo
In Finlandia è stato arrestato uno degli uomini che lo scorso 12 novembre, insieme ad altre 9 persone, ha aggredito Simone Ruzzi, in arte Cicalone. Il pestaggio – denunciato dallo youtuber con una foto su Instagram – è avvenuto nella stazione della Metro A Ottaviano, a Roma. Come riporta Il Messaggero, le autorità finlandesi hanno fermato Marian Florin Batu, un cittadino romeno 32enne. Sull’uomo pendeva un mandato d’arresto europeo e un decreto di custodia cautelare emesso dal giudice per le indagini preliminari di Roma. Per Batu scatterà l’estradizione in Italia. L’aggressore di Cicalone era già noto alla polizia finlandese per alcuni crimini commessi nel paese scandinavo. L’uomo era in fuga da circa 2 mesi. Sono state emesse ordinanze di custodia cautelare anche per altre tre presone, ritenute responsabili del pestaggio di Cicalone. L’aggressione è avvenuta durante una ronda dello youtuber, impegnato nella lotta contro i borseggiatori della metropolitana romana. Tra le persone coinvolte nell’aggressione c’è anche una guardia giurata di Atac, intervenuta per aiutare Cicalone e colpita con un pugno alla testa. “INFAMI VERI” Cicalone ha mostrato i segni dell’aggressione con un video sui social. L’uomo ha scritto: “Infami veri, da dietro in 10”. Lo youtuber ha raccontato la dinamica del pestaggio: “Mi hanno colpito in maniera infame alla testa mentre ero al tappeto. All’inizio erano in quattro, poi ne sono arrivati altri cinque che controllavano che nessuno intervenisse”. Ha aggiunto di non aver reagito al pugno per non passare dalla parte del torto: “Il colpo che ho ricevuto era un colpo da ko, lo ho incassato e ho deciso di non rispondere per non passare dalla parte del torto”. Ruzzi ha proseguito definendo i suoi aggressori come “gente che non vale niente”. E infine, Cicalone ha lanciato un messaggio all’uomo che gli ha sferrato il pugno: “Con tutta la forza che c’hai messo, e pesi cento chili, io sono ancora intero. Ma se c’era una persona normale”. L'articolo Arrestato in Finlandia uno degli aggressori di Cicalone: l’uomo sarà estradato in Italia. Aveva commesso altri crimini nel Paese scandinavo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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UpScrolled, boom del nuovo social palestinese in Usa dopo l’ingresso di Oracle in TikTok: un segnale politico
di Luca Grandicelli Negli ultimi giorni, mentre TikTok conclude la riorganizzazione delle proprie attività negli Stati Uniti sotto la supervisione di un consorzio guidato da Oracle, una buona parte degli utenti ha iniziato a guardare con interesse a UpScrolled, il nuovo social fondato dallo sviluppatore palestinese-australiano Issam Hijazi. I primi dati degli store digitali segnalano un aumento dei download e un temporaneo ingresso dell’app nelle posizioni alte delle classifiche in diversi Paesi, un fenomeno che alcuni creator collegano a timori su privacy, moderazione dei contenuti e funzionamento degli algoritmi, più che a una migrazione di massa. La ristrutturazione di TikTok nasce infatti dall’accordo da circa 14 miliardi di dollari che ha evitato il bando negli Stati Uniti e che prevede la creazione di una nuova entità americana, controllata da un consorzio formato da Oracle, Silver Lake e dall’emiratina MGX, ciascuno con una quota del 15%. Un assetto che rafforza il peso di Larry Ellison nella governance della piattaforma. Il fondatore di Oracle, storico alleato di Donald Trump e sostenitore dichiarato di Israele, ha in passato finanziato l’esercito israeliano e mantiene rapporti diretti con Benjamin Netanyahu, alimentando pertanto tra attivisti e creator il timore che la nuova TikTok statunitense possa risultare meno tollerante verso contenuti critici nei confronti di Israele. La piattaforma, che ha negli ultimi anni svolto un ruolo centrale nella diffusione di immagini e testimonianze dalla Striscia di Gaza, ha offerto una narrazione alternativa rispetto a quella dei media occidentali tradizionali. Video girati da palestinesi, operatori umanitari e giornalisti indipendenti hanno inciso notevolmente sull’opinione pubblica globale e, secondo alcune testate come Quds News Network, questo ruolo è percepito come una minaccia dalle autorità israeliane. Del resto, Netanyahu si è già espresso più volte su come il controllo dei social sia uno strumento chiave della strategia comunicativa, riconoscendo implicitamente il valore politico dell’algoritmo. Ecco allora che in questo contesto nasce UpScrolled. Fondata dal palestinese-giordano-australiano Issam Hijazi, la piattaforma si presenta come alternativa a Instagram, X e TikTok, puntando su trasparenza, assenza di shadow banning e rifiuto dell’influenza dei grandi investitori. Hijazi racconta di aver avviato il progetto dopo aver osservato, dalla fine del 2023, la progressiva scomparsa o il declassamento di contenuti pro-Palestina sulle principali piattaforme social. Tuttavia, la svolta arriva quando alcuni influencer hanno annunciato pubblicamente la loro migrazione. Guy Christensen, oltre 3 milioni di follower, parla di una “fuga verso UpScrolled” dopo l’ingresso di Ellison nella governance di TikTok, rilanciando lo slogan “no censorship, no billionaires”. In pochi giorni l’app scala le classifiche di download, trainata anche dall’adesione di account militanti e creator palestinesi e internazionali. Al di là dei numeri, la questione resta però prettamente politica: chi decide quali voci possono essere viste e quali restano invisibili nello spazio digitale globale? Da anni organizzazioni per i diritti umani denunciano rimozioni, oscuramenti di hashtag e riduzioni della reach per contenuti che documentano le violenze dell’esercito israeliano o parlano di apartheid. Con l’ingresso di Ellison nella governance di TikTok Usa, questi timori non potranno che intensificarsi, sebbene UpScrolled resti per ora un esperimento carico di incognite, a partire dalla sostenibilità economica, per non parlare della gestione della moderazione. Tuttavia, il suo successo iniziale indica che la guerra per il racconto di Gaza non si combatte più solo sul campo o nei media tradizionali, ma passa anche da server, algoritmi e proprietà delle piattaforme. E in questo scenario, la nascita di un social palestinese è prima di tutto un segnale politico. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo UpScrolled, boom del nuovo social palestinese in Usa dopo l’ingresso di Oracle in TikTok: un segnale politico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“C’è un aumento di ansia e autolesionismo nei ragazzi. I genitori fanno danni quando espongono i propri figli ai social media e agli schermi digitali”: così Chris Pratt
È nelle sale italiane “Mercy: Sotto Accusa”, un thriller d’azione di stampo sci-fi di Timur Bekmambetov con protagonisti Chris Pratt e Rebecca Ferguson. Nella Los Angeles del prossimo futuro di “Mercy”, l’intelligenza artificiale è stata adottata dalle forze dell’ordine e dal sistema giudiziario per risolvere in modo più efficiente il problema della criminalità e del degrado della città. Quando il personaggio di Pratt, Chris Raven, si sveglia, scalzo e legato a una sedia elettrica, seduto al centro di una stanza, viene informato da un giudice artificiale delle dimensioni di un IMAX (Ferguson) che ha 90 minuti per dimostrare di non aver ucciso sua moglie (Annabelle Wallis). In questo mondo, i carcerati sono colpevoli fino a prova contraria. “È un’idea terribile. -ha affermato Chris Pratt a Vanity Fair – Penso che un apparato senz’anima che determina il destino dell’umanità non sia poi così diverso da certi sistemi di governo che sono stati sperimentati in passato e che non hanno funzionato. Credo che sia fondamentale che ci siano esseri umani al centro di queste decisioni. L’umanità non dovrebbe mai essere sottovalutata”. Il tema dell’intreccio tra digitale e social con la vita di tutti i giorni è sempre attuale: “Credo che tutti i genitori dovrebbero riflettere molto seriamente su quanto espongono i propri figli ai social media e agli schermi digitali. Penso che un giorno guarderemo ai bambini che usano gli schermi come oggi guardiamo alle donne incinte che fumavano sigarette. Il danno che stiamo causando ai bambini in questo momento è reale, è quantificabile, anche se forse non saremo in grado di misurarlo completamente per molto tempo”. E infine: “Le statistiche sono allarmanti. C’è un libro molto importante di Jonathan Haidt, The Anxious Generation, che lo spiega bene: si parla di aumento dell’ansia, di autolesionismo nei ragazzi. E tutto questo non è un bene per la società. Come genitore, sento fortissimo il bisogno di fare tutto il possibile per evitare che i miei figli siano esposti in modo eccessivo al mondo online”. L'articolo “C’è un aumento di ansia e autolesionismo nei ragazzi. I genitori fanno danni quando espongono i propri figli ai social media e agli schermi digitali”: così Chris Pratt proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Francia come l’Australia: Parigi vota la legge per vietare i social ai minori di 15 anni
“Le emozioni dei nostri figli non sono in vendita né dalle piattaforme americane né dagli algoritmi cinesi”, ha detto Emmanuel Macron in un video messaggio diffuso da Bfm Tv ieri, mentre in Assemblea nazionale i deputati esaminavano in prima lettura il progetto di legge “sulla protezione dei minori ai rischi legati all’uso dei social network”. Parigi si prepara a vietare i social ai minori di 15 anni fin dal prossimo anno scolastico: dopo il voto in Assemblea, il testo, sostenuto dal gruppo macronista ma ampiamente condiviso anche oltre i confini del partito, dovrà passare al Senato: “Con questa legge, stabiliamo un limite chiaro nella società e diciamo che i social media non sono innocui”, ha detto la deputata centrista Laure Miller che ha difeso il testo in Assemblea. La Francia segue dunque l’esempio dell’Australia, dove già dalla scorso dicembre il divieto riguarda i giovani sotto i 16 anni e dove migliaia di account Instagram e Facebook sono stati disattivati. E apre anche la strada in Europa, dove Paesi come la Danimarca e la Spagna stanno valutando misure analoghe. Il presidente Macron ha chiesto la procedura accelerata per consentire l’entrata in vigore del divieto già dal primo settembre prossimo. Parallelamente, il progetto di legge bandisce anche i telefoni cellulari dalle scuole medie e dai licei, durante le ore di lezione e negli spazi comuni: “Le ore di scuola non devono essere ore di telefono. Non si può imparare serenamente quando si ricevono notifiche per tutto il giorno”, ha detto il ministro dell’Educazione nazionale, Edouard Geffray, davanti ai deputati. A inizio anno, l’Anses, l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria, ha pubblicato un vasto studio sugli effetti negativi delle piattaforme social sulla salute mentale dei giovani (dagli 11 ai 17 anni), sull’attenzione e sul sonno, allertando anche sui rischi di cyber bullismo e dell’esposizione a contenuti violenti. In Francia, un adolescente su due trascorre tra due e cinque ore al giorno sul proprio smartphone. Qui, il collettivo Algos Victima riunisce genitori che hanno sporto denuncia contro TikTok accusando la piattaforma cinese di aver “spinto” al suicidio i loro figli. La lista delle piattaforme vietate agli under 15 sarà decisa per decreto su proposta dell’Arcom, l’authority per la regolamentazione dell’audiovisivo e del digitale. Resta invece ancora aperta la questione tecnica del sistema di verifica dell’età dell’utente: per questo potrebbero essere applicate le stesse tecnologie di age verification già utilizzate per l’accesso a i siti pornografici. L'articolo La Francia come l’Australia: Parigi vota la legge per vietare i social ai minori di 15 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Khaby Lame cede la sua identità digitale e si fa avatar. Fantascienza? La mossa solleva questioni
Ci deve preoccupare la possibilità di vendere il nostro asset identitario in formato digitale? È arrivato il momento di chiedercelo. Khaby Lame, noto influencer e tiktoker senegalese naturalizzato italiano, ha deciso infatti di chiudere un affare da quasi un miliardo di euro, cedendo le quote della sua società. Ciò che fa notizia non è la cifra pur considerevole della vendita, ma la previsione (contenuta nell’accordo concluso l’11 gennaio 2026) di autorizzare l’uso di sistemi di intelligenza artificiale (AI) al fine di creare un suo “gemello digitale”, come asset fondamentale della vendita. In poche parole, la Rich Sparkle holdings limited, gruppo internazionale americano, ha acquisito il controllo della Step distinctive limited, una società con sede nelle Isole Vergini Britanniche, che a sua volta detiene il pieno controllo della Hong Kong prosperous sheep corporation limited, una società che domina nel settore del “live streaming e-commerce”. In questo trasferimento il tiktoker accetta che siano trasferiti i suoi dati identitari (contenuti comportamentali e biometrici) al fine di consentite la creazione di un suo avatar utilizzabile giorno e notte per finalità di comunicazione e marketing nella piattaforma di streaming e e-commerce. Una vendita del genere non può non scatenare profonde riflessioni etiche e giuridiche. L’avatar digitale che sarà creato in seguito alla vendita di quote, infatti, continuerà a evolversi dopo essere stato alimentato e inevitabilmente avvierà una sua vita digitale parallela a (e non sempre intimamente coincidente con) ciò che Khaby Lame oggi è e sarà in futuro. Il primo rischio da analizzare in punta di diritto, quindi, è come trattare giuridicamente queste due identità in continua evoluzione che finiranno per “vivere” in modo separato, provocando senz’altro questioni etiche e giuridiche inaspettate legate al controllo del nostro essere che ormai si esprime contemporaneamente in una dimensione fisica e digitale, onlife (termine acutamente coniato dal filosofo Luciano Floridi). Le problematiche da porci andranno ben oltre le questioni tipiche della data protection in merito alla commerciabilità dei nostri dati personali, ma scuoteranno nel profondo i contenuti del nostro diritto d’autore e i limiti del controllo della nostra immagine, aprendo la strada a trasferimenti costanti di intere identità, inserite in negoziazioni societarie come asset presenti nei “beni aziendali” da trasferire. Stiamo cioè arrivando a frontiere etiche e giuridiche ancora inesplorate che neppure sono state ben immaginate nei film distopici di fantascienza. Dobbiamo averne paura? No, ma dobbiamo favorire studi profondamente interdisciplinari in grado di far emergere nuove categorie professionali in una fusione dinamica tra diritto, etica e tecnica. Solo nuovi professionisti che dominino la conoscenza dei nostri diritti e libertà fondamentali e che allo stesso tempo siano anche aperti e vocati all’innovazione digitale potranno leggere interpretativamente un futuro digitale che seguita a sorprenderci, ma che deve anche continuare a mantenere le sue radici ancorate nella tradizione umanistica sulla quale si fondano le basi delle nostre democrazie. Una bella sfida che noi giuristi dovremo affrontare con coraggio nei prossimi anni. L'articolo Khaby Lame cede la sua identità digitale e si fa avatar. Fantascienza? La mossa solleva questioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Siete degli irresponsabili pezzi di me*da”: Federica Pellegrini costretta ad annullare tutti gli impegni, la rabbia di Matteo Giunta. Ecco cosa è successo
“Siete degli irresponsabili pezzi di me*da”. Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, non ricorre alla diplomazia su Instagram, dove ha criticato duramente quei genitori che mandano all’asilo nido i propri figli anche se ammalati. Le parole di Giunta arrivano in seguito all’annullamento di tutti gli impegni da parte di Federica Pellegrini. La “Divina” ha infatti comunicato sui social di aver dovuto annullare tutti i programmi già concordati a causa dello stato di salute della figlia Matilde: il sospetto della coppia è che la bimba abbia contratto l’influenza all’asilo. Sul suo profilo Instagram Pellegrini ha scritto: “Capendo che se non è su Instagram non esiste…mi scuso con tutte le persone che stavano lavorando da tempo a ‘impegni’ che questa settimana ho dovuto cancellare!! Settimana difficile, molto!!“. E infine un riferimento alla storia pubblicata su Instagram dal marito Matteo. Federica ha dichiarato: “E sottoscrivo la story di mio marito” con l’emoji arrabbiata. La nuotatrice è al settimo mese di gravidanza e, tra poco, darà alla luce la seconda bimba. A dicembre, la coppia aveva annunciato l’arrivo di un nuovo figlio con una tenera foto su Instagram. Negli scorsi giorni, Pellegrini è stata criticata sui social per alcuni allenamenti definiti dagli utenti come “troppo intensi”. L'articolo “Siete degli irresponsabili pezzi di me*da”: Federica Pellegrini costretta ad annullare tutti gli impegni, la rabbia di Matteo Giunta. Ecco cosa è successo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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