Dopo tanto abbaiare sulla multa inflitta dal Garante per la privacy a Report per
aver trasmesso le intercettazioni dell’ex ministro Sangiuliano, il tribunale di
Roma ha annullato la sanzione, come era ovvio.
La nostra associazione, Articolo 21, confortata dal parere di costituzionalisti
e legali, aveva anticipato questa conclusione. Non perché i giudici siano “toghe
rosse” ma perché, come ha più volte sentenziato la Corte europea, qualsiasi
notizia di pubblica utilità e rilevanza sociale va immediatamente pubblicata,
anche perché in caso contrario il possessore delle intercettazioni potrebbe
invece farne un uso ricattatorio.
Per fortuna, anche degli intercettati, quei colloqui sono finiti alla redazione
di Report che ne ha fatto l’uso corretto: la pubblicazione. Sarà appena il caso
di ricordare che sono stati gli stessi protagonisti a mettere tutto in piazza.
L’ex ministro, assistito dal direttore del Tg1, concesse una intervista fiume,
trasmessa addirittura fuori spazio, neppure fosse una dichiarazione
straordinaria del presidente della Repubblica.
Quello che stupisce non è la decisione, ovvia e scontata, del tribunale di Roma,
ma quella della Autorità per la privacy. Ma forse “vuolsi così, colà dove si
puote ciò che si vuole e più non dimandar…”.
L'articolo Su Sangiuliano Report ha fatto la cosa giusta: pubblicare proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Tag - Gennaro Sangiuliano
Bagarre a Piazzapulita (La7) sulla commemorazione di Acca Larentia, l’evento
annuale che si tiene ogni 7 gennaio a Roma, nel quartiere Tuscolano, in memoria
dell’uccisione di tre giovani militanti del Fronte della Gioventù il 7 gennaio
1978.
Il reportage di Salvatore Guliano sul rito dei saluti romani e sulle
dichiarazioni di alcuni esponenti di spicco di Fratelli d’Italia, come Fabio
Rampelli e Federico Mollicone, viene commentato da Tomaso Montanari, rettore
dell’Università per stranieri di Siena, con parole taglienti.
Lo storico dell’arte sottolinea: “L’equiparazione fra fascismo e comunismo è
veramente intollerabile. Bisognerebbe ricordare che il presidente dell’Assemblea
costituente è stato Terracini, che era un comunista, che i comunisti in Italia
sono padri costituenti e che i fascisti sono i reietti che hanno devastato il
paese, distrutto la libertà, si sono alleati con i nazisti. Questa equiparazione
nella storia d’Italia – continua – è da rigettare interamente e come spesso
ripete Alessandro Barbero giustamente, c’è anche una ragione, diciamo,
filosofica. Il fascismo ha attuato fino in fondo la propria ideologia devastando
il mondo. Il comunismo ha devastato il mondo purtroppo tradendo la propria
ideologia. C’è una differenza filosofica profonda”.
“Non è vero – insorge Sangiuliano – era esattamente quella l’ideologia del
comunismo: fare milioni di morti”.
“Certo – risponde ironicamente Montanari – ma per favore, tu saresti anche
giornalista“.
Sangiuliano insiste: “C’è stata una mozione del Parlamento europeo, votata anche
da una metà dei parlamentari del Pd che ha equiparato nazismo e comunismo, sono
due facce della stessa metà. Il leader comunista italiano Togliatti mandò a
morte i dirigenti del partito comunista polacco e fece uccidere gli anarchici in
Spagna. Togliatti era il numero due di Stalin, era il braccio destro, era
l’esecutore delle nefandezze di Stalin. Il comunismo è questo. Non esiste un
comunismo buono, stalinismo e comunismo sono la stessa identica cosa“.
Poi accusa: “In Cambogia facevate le manifestazioni per esaltare Pol Pot, che ha
ammazzato due milioni di suoi concittadini”.
“Ma voi chi? – replica il conduttore Corrado Formigli – Evitiamo i deliri, per
cortesia”.
“Non vale la pena di rispondere“, commenta Montanari.
Formigli cita poi Aldo Moro e Sangiuliano lo interrompe urlando: “Da chi è stato
ammazzato Aldo Moro?”.
“Sangiuliano, ora mi deve ascoltare, se no mi arrabbio – sbotta il giornalista –
Moro è stato ammazzato perché voleva fare un governo con quelli che lei
definisce stalinisti. Il partito comunista italiano era un partito che stava
dentro le istituzioni, ha fatto la Costituzione, è sempre stato dalla parte
della legalità. Non diciamo stupidaggini”.
“E sullo scenario internazionale erano alleati di Stalin”, ripete l’ex ministro.
“Allora le ribalto la cosa – ribatte Formigli indicando il braccialetto di
Sangiuliano con la scritta “Siete dei poveri comunisti” – Lei ad Acca Larentia
ha visto centinaia di fascisti. Si metta anche il braccialetto con la scritta
“Siete dei poveri fascisti”. Lo mette o no?”.
Sangiuliano traccheggia, protesta (“E che stiamo, a un interrogatorio di
polizia?”), poi cambia discorso: “Da ministro della Cultura ho visitato due
volte il Museo della Resistenza di Roma”.
“Ma lei è andato anche a fare campagna elettorale dai fascisti napoletani”,
ricorda Formigli.
“Ma quali fascisti – minimizza Sangiuliano – i fascisti c’erano all’epoca. Io
sono un conservatore, l’ho sempre detto”.
“E infatti conserva il fascismo“, chiosa sarcasticamente Montanari.
L'articolo Sangiuliano contro Montanari e Formigli: “Voi comunisti inneggiavate
a Pol Pot”. Bagarre in studio proviene da Il Fatto Quotidiano.
In una carrellata dei top e dei flop delle elezioni regionali in Campania c’è
uno che può ricoprire entrambe le caselle: l’ex ministro della Cultura Gennaro
Sangiuliano. Eletto sì, ma per il rotto della cuffia: solo 9.902 preferenze per
il capolista di Fratelli d’Italia, appena 300 in più del primo degli esclusi, il
segretario cittadino Marco Nonno. A Napoli il partito di Meloni è rimasto sotto
l’11%: chi non salta non porta voti. L’ex ministro della Cultura può però
sorridere a trentadue denti pensando al pericolo scampato ed al risultato della
sua ‘antagonista’, Maria Rosaria Boccia, intruppata nelle percentuali
infinitesimali di ‘Dimensione Bandecchi’, ferma a 146 preferenze: una ogni
cinquanta articoli dedicati alla sua candidatura.
Ai detrattori della candidatura di Roberto Fico va evidenziato il dato che l’ex
presidente della Camera ha raccolto 56mila voti più delle sue liste. Meglio del
candidato del centrodestra Edmondo Cirielli (più 50mila sulle sue liste). La
lista più trainata dalle preferenze risulta invece “A testa alta”, che fa
riferimento al presidente uscente Vincenzo De Luca. Per ogni voto dato a questa
lista, sono state espresse in media 1,28 preferenze per i candidati al Consiglio
regionale. Ma i signori del consenso personale anche stavolta albergano nel Pd
di Napoli.
Boom per Giorgio Zinno e Salvatore Madonna, quasi 40mila preferenze a testa.
Dietro il risultato dell’ex sindaco di San Giorgio a Cremano e del consigliere
comunale di Napoli si vede la longa manus del capogruppo regionale uscente Mario
Casillo, destinato alla vice presidenza della Campania. Nel M5s è andato
fortissimo l’assessore alle politiche sociali di Napoli, Luca Trapanese: quasi
13mila voti per il politico la cui storia di padre adottivo di una bimba con la
sindrome di down ha ispirato il film ‘Nata per te’. In “A testa alta” ce la fa
in extremis l’assessora all’Istruzione di De Luca, Lucia Fortini, con quasi
18mila voti. In odore di riconferma in giunta, in quel caso subentrerebbe
Rossella Casillo, la figlia dell’ex senatore Tommaso Casillo.
Il capitolo dei “figli di” è un susseguirsi di gioie e dolori. Non ce la fa
Armando Cesaro (Casa Riformista), oggi pupillo di Matteo Renzi dopo essere stato
erede dei serbatoi di voti azzurri di Luigi Cesaro. Entra in Consiglio invece
Pellegrino Mastella, figlio di Clemente Mastella, robusta la sua affermazione a
Benevento con 17mila preferenze. Noi Sud è il primo partito in città con quasi
il 18%, quattro punti in più dei dem e uno in più di Forza Italia e Fdi. Eletto
per la seconda volta Giovanni Mensorio (Avanti Campania), non viene riconfermato
Giuseppe Sommese, secondo dei non eletti nella stessa lista, figlio dell’ex
assessore Pasquale Sommese. Pochi voti per Ione Abbatangelo, figlia dell’ex
europarlamentare missino Massimo Abatangelo, in Fdi Napoli, non abbastanza per
Rosaria Aliberti, figlia del sindaco di Scafati Pasquale Aliberti, in Forza
Italia a Salerno.
Un clamoroso flop è il risultato di Pasquale Di Fenza, candidato in Forza Italia
a Napoli dopo i video negli uffici del consiglio regionale con Rita De Crescenzo
e l’anatema di Calenda che lo cacciò da Azione all’istante: solo 1.200 voti. Non
l’ha votato neanche la tiktoker napoletana, che quando si è presentata al seggio
si è accorta di essere stata cancellata dalle liste elettorali. In Forza Italia
il nuovo recordman delle preferenze è il sindaco uscente di Casalnuovo Massimo
Pelliccia, che ne ha raccolte più di 16mila. Nella lista Cirielli ci ha provato,
ma senza successo, il leader dei comitati contro gli abbattimenti delle case
abusive, Raffaele Cardamuro: per lui 3.000 voti in nome dell’eterna e ricorrente
promessa del condono.
E resta al palo anche Daniela Di Maggio, capolista Lega, la mamma di Giogiò, il
giovane musicista ucciso per strada senza un motivo: solo 964 voti. La Lega di
Napoli sarà rappresentata in aula dall’ex deputata e collezionista di partiti
Michela Rostan, che ha raccolto 11.041 voti: già Pd, poi Mdp, Leu, Renzi, gruppo
misto, Forza Italia, prima di approdare al partito di Salvini. Infine i
fedelissimi ed ex fedelissimi di De Luca, sparpagliati qui e lì. Partiamo da uno
che non lo è più, Giovanni Zannini. Rieletto ma stavolta con la maglietta di
Forza Italia, irrobustito da quasi 32mila preferenze. Da Salerno tornano in
Consiglio regionale Francesco Picarone (Pd, 13 mila preferenze) e Luca Cascone
(‘A testa alta’, 20mila preferenze). Ed a Caserta torna in aula per la quinta
volta consecutiva il presidente uscente del consiglio regionale Gennaro
Oliviero: 17mila voti in ‘A testa alta’ per l’ex dem al centro di numerose
polemiche prima e dopo il commissariamento del Pd casertano. Che non ne hanno
scalfito l’appeal elettorale.
L'articolo Campania, top e flop delle Regionali: Sangiuliano eletto per una
pugno di voti. Non ce la fa Boccia, il figlio di Mastella sì proviene da Il
Fatto Quotidiano.