“Incredibilmente è avvenuto che un intero popolo civile […] seguisse un istrione
la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed
osannato fino alla catastrofe”. La citazione di Primo Levi, tratta da ‘I
sommersi e i salvati’, introduce l’intervento di Tomaso Montanari a Otto e
mezzo, su La7, sulla deriva delle destre e su Donald Trump.
Montanari chiarisce subito di non voler indulgere in profezie apocalittiche, ma
di sentirsi obbligato a richiamare la lezione della storia proprio nel Giorno
della Memoria, quando le parole di Levi risuonano con una forza che travalica il
passato e si impone al presente.
“Oggi – spiega Montanari – non fatichiamo a capire come si possa seguire uno che
dovrebbe muovere solo al riso, cioè Donald Trump. Questo signore però ha
l’arsenale nucleare più grande del mondo, ha la potenza economica più grande del
mondo e finora, benché sia stato eletto con un margine tutto sommato relativo e
abbia mezzo paese contro, sta facendo cose inenarrabili”.
Il riferimento si sposta poi sull’azione dell’Ice: “Veste uniformi che sono
esemplate su quelle delle SS e fa cose da SS. Eppure, E il nostro governo di
questo non si preoccupa di questo, ma si preoccupa di cosa dirà Ghali
all’inaugurazione delle Olimpiadi. Il ministro dello Sport ha detto che l’etica
delle Olimpiadi vieta a Gali di parlare di Gaza, quando proprio l’etica dovrebbe
consigliare di parlare di quello che continua a succedere a Gaza. Allora Ghali è
un problema e va silenziato, bisogna dirgli cosa dire o non dire. Invece che
venga l’Ice in Italia, questo non costituisce nessun problema”.
Montanari cita anche le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani: “‘Ma
non vengono mica le SS, non vengono quelli a volto coperto che ammazzano la
gente per strada, vengono quelli degli uffici'”. Un’affermazione che, per
Montanari, chiarisce il quadro: “Dimostra così che ha un giudizio come il
nostro, come il mio, su quello che succede nelle strade. Ma allora forse sarebbe
il caso di dirlo esplicitamente – continua – e di far capire che c’è una
distanza fra noi e loro. Ma c’è questa distanza? C’è questa distanza di valori,
di visione fra il nostro governo e soprattutto Fratelli d’Italia, Lega e quella
di Trump che si trovano nella stessa Internazionale nera che è popolata da molte
altre figure?”.
La risposta arriva senza esitazioni: “Io non lo credo. Penso che ci sia soltanto
una distanza di metodo, cioè qui, finché le garanzie della Costituzione del ’48
sono in piedi, ancora si cerca di dare nell’occhio il meno possibile e,
nonostante questo, ogni giorno succede qualcosa che ci fa capire la vera natura
di questi signori. Trump, forse anche per ragioni legate alla sua età e al suo
stato mentale, è oltre e quindi queste cose non vengono dissimulate”.
L'articolo Montanari a La7: “Il problema per il governo Meloni è zittire Ghali
su Gaza, non cosa fa l’Ice” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Da che parte sta Giorgia Meloni? Che dubbio ci può essere, sta con questa
manica di mostri. Sembra l’Asse 2.0“. Così a Otto e mezzo (La7) Tomaso
Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, commenta il video di
endorsement dell’ultradestra internazionale per il presidente ungherese Orban in
vista delle elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile 2026. Si tratta di un
video promozionale/elettorale pubblicato da Orbán (e dalla sua formazione
Fidesz) sui social, una sorta di “spot corale” di circa 2 minuti in cui vari
leader internazionali di estrema destra esprimono supporto al premier ungherese
e ai suoi valori politici. Tra le principali figure che compaiono nel filmato
spiccano Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Benjamin Netanyahu, Marine Le Pen,
Alice Weidel (co-leader di AfD), Javier Milei, il serbo Aleksandar Vučić, il
ceco Andrej Babiš e lo spagnolo Santiago Abascal, leader di Vox.
Montanari spiega: “Del resto, lo sappiamo da molto tempo: alla fine del 2023,
Tommaso Foti, ministro e capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, concluse
il suo intervento sulla manovra finanziaria dicendo “Il domani appartiene a
noi”. Questo slogan è l’inno di Azione Giovani ed è la canzone di un musical
americano cabaret, ma in quel musical è cantata da un nazista. Tra l’altro, è
stata tradotta in italiano accentuando le parti fasciste, come quelle contro gli
ebrei. Questa canzone è diventata l’inno di tantissime forze neofasciste e
neonaziste”.
E aggiunge: “Ricordate il norvegese Breivik che nel luglio del 2011 ammazzò
quasi 80 persone? Diffuse quella canzone prima di fare quella strage. Canzone
che è stata citata nel nostro Parlamento da uno che fa il ministro”.
Lo storico dell’arte poi si appella alla coscienza di tutti: “Quand’è che
apriremo gli occhi? Questi fanno parte stabilmente di una Internazionale in cui
ci sono fascisti, nazisti, criminali. Basta leggere i loro testi. Basta vedere
chi frequentano. È tutto alla luce del sole. Questo video fa impressione perché
sono tutti insieme – conclude – C’è pure Netanyahu, che ha un mandato di cattura
internazionale per crimini spaventosi a Gaza. Lo abbiamo sotto gli occhi. C’è
una Internazionale nera, come c’era negli anni 20 del ‘900. A un certo punto,
dovremmo svegliarci prima che sia tardi.”
L'articolo Montanari a La7: “Meloni sta con una manica di mostri. C’è
un’Internazionale nera, proprio come negli anni ’20” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Bagarre a Piazzapulita (La7) sulla commemorazione di Acca Larentia, l’evento
annuale che si tiene ogni 7 gennaio a Roma, nel quartiere Tuscolano, in memoria
dell’uccisione di tre giovani militanti del Fronte della Gioventù il 7 gennaio
1978.
Il reportage di Salvatore Guliano sul rito dei saluti romani e sulle
dichiarazioni di alcuni esponenti di spicco di Fratelli d’Italia, come Fabio
Rampelli e Federico Mollicone, viene commentato da Tomaso Montanari, rettore
dell’Università per stranieri di Siena, con parole taglienti.
Lo storico dell’arte sottolinea: “L’equiparazione fra fascismo e comunismo è
veramente intollerabile. Bisognerebbe ricordare che il presidente dell’Assemblea
costituente è stato Terracini, che era un comunista, che i comunisti in Italia
sono padri costituenti e che i fascisti sono i reietti che hanno devastato il
paese, distrutto la libertà, si sono alleati con i nazisti. Questa equiparazione
nella storia d’Italia – continua – è da rigettare interamente e come spesso
ripete Alessandro Barbero giustamente, c’è anche una ragione, diciamo,
filosofica. Il fascismo ha attuato fino in fondo la propria ideologia devastando
il mondo. Il comunismo ha devastato il mondo purtroppo tradendo la propria
ideologia. C’è una differenza filosofica profonda”.
“Non è vero – insorge Sangiuliano – era esattamente quella l’ideologia del
comunismo: fare milioni di morti”.
“Certo – risponde ironicamente Montanari – ma per favore, tu saresti anche
giornalista“.
Sangiuliano insiste: “C’è stata una mozione del Parlamento europeo, votata anche
da una metà dei parlamentari del Pd che ha equiparato nazismo e comunismo, sono
due facce della stessa metà. Il leader comunista italiano Togliatti mandò a
morte i dirigenti del partito comunista polacco e fece uccidere gli anarchici in
Spagna. Togliatti era il numero due di Stalin, era il braccio destro, era
l’esecutore delle nefandezze di Stalin. Il comunismo è questo. Non esiste un
comunismo buono, stalinismo e comunismo sono la stessa identica cosa“.
Poi accusa: “In Cambogia facevate le manifestazioni per esaltare Pol Pot, che ha
ammazzato due milioni di suoi concittadini”.
“Ma voi chi? – replica il conduttore Corrado Formigli – Evitiamo i deliri, per
cortesia”.
“Non vale la pena di rispondere“, commenta Montanari.
Formigli cita poi Aldo Moro e Sangiuliano lo interrompe urlando: “Da chi è stato
ammazzato Aldo Moro?”.
“Sangiuliano, ora mi deve ascoltare, se no mi arrabbio – sbotta il giornalista –
Moro è stato ammazzato perché voleva fare un governo con quelli che lei
definisce stalinisti. Il partito comunista italiano era un partito che stava
dentro le istituzioni, ha fatto la Costituzione, è sempre stato dalla parte
della legalità. Non diciamo stupidaggini”.
“E sullo scenario internazionale erano alleati di Stalin”, ripete l’ex ministro.
“Allora le ribalto la cosa – ribatte Formigli indicando il braccialetto di
Sangiuliano con la scritta “Siete dei poveri comunisti” – Lei ad Acca Larentia
ha visto centinaia di fascisti. Si metta anche il braccialetto con la scritta
“Siete dei poveri fascisti”. Lo mette o no?”.
Sangiuliano traccheggia, protesta (“E che stiamo, a un interrogatorio di
polizia?”), poi cambia discorso: “Da ministro della Cultura ho visitato due
volte il Museo della Resistenza di Roma”.
“Ma lei è andato anche a fare campagna elettorale dai fascisti napoletani”,
ricorda Formigli.
“Ma quali fascisti – minimizza Sangiuliano – i fascisti c’erano all’epoca. Io
sono un conservatore, l’ho sempre detto”.
“E infatti conserva il fascismo“, chiosa sarcasticamente Montanari.
L'articolo Sangiuliano contro Montanari e Formigli: “Voi comunisti inneggiavate
a Pol Pot”. Bagarre in studio proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Oggi siamo qui per la Costituzione, un progetto di società in cui i giudici non
obbediscono al governo, ma alla legge. Una società giusta, che non deporta i
migranti in Albania. Una società fondata sul lavoro e non sulla guerra. Una
società che faccia pagare le tasse ai più ricchi e liberi i lavoratori dal
lavoro povero. Ma il governo Meloni è un governo nemico della Costituzione. È un
governo complice del genocidio di Gaza”. Lo ha detto il rettore e storico
dell’arte Tomaso Montanari, sceso in piazza per lo sciopero generale di venerdì
12 dicembre. “Giorgia Meloni odia la Costituzione, che è antifascista dalla
prima all’ultima riga. E il suo governo ha una cultura ancora profondamente
fascista”.
L'articolo Montanari attacca Meloni: “Odia la Costituzione, il suo governo ha
cultura profondamente fascista” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Andare o non andare alla Fiera più libri più liberi dove è presente una casa
editrice che pubblica libri nazifascisti? “Io sto con chi non va. Il fascismo e
il nazismo non sono idee che hanno diritto di cittadinanza“. Così Tomaso
Montanari ad Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi, in onda ogni
sabato sul Nove con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi a
proposito della polemica che ha visto contrapposte due “scuole di pensiero”: da
una parte gli autori come Alessandro Barbero e Zerocalcare che, di fronte alla
partecipazione di ‘Passaggio al Bosco’ hanno scelto di boicottare la fiera,
dall’altra quella di altri scrittori, come Cacciari e Canfora che sostengono che
non andare sia inutile, sciocco e controproducente. Nel giorno in cui alla fiera
si è svolto anche un flash mob di protesta sulle note di Bella ciao, lo storico
dell’arte ha spiegato: “Io avevo già messo in conto di non andare, per cui non
faccio testo, ma non ci sarei andato. Capisco anche le ragioni degli altri però
credo che non si tratti di andare via dal Parlamento, non è l’Aventino. Questo è
una manifestazione commerciale. E siccome il punto problematico è l’Associazione
italiana editori e il suo presidente Innocenzo Cipolletta, che ha candidamente
dichiarato che questa è una fiera di idee e che tutte le idee sono benvenute,
allora io dico no grazie, vado da un’altra parte: – ha proseguito – vado per
esempio a Testo, a Firenze, a febbraio, in un’analoga manifestazione dove i
nazisti non sono accolti. E’ un meccanismo fondamentale di autodifesa nel mondo
del mercato, il metodo che hanno soprattutto le personalità più in vista per
indurre se non per la Costituzione almeno per la prostituzione cioè, come dire,
se non per i principi almeno per l’utile. Facciamo leva almeno sulle casse”.
“Se questa casa editrice non viola la legge ed è deprecabile semplicemente sotto
un punto di vista morale per quello che pubblica, non è rischioso che
un’associazione, un ente che organizza una fiera cominci a valutare tu sì, tu
no? Non sono metodi tipici di un’altra parte politica?”, ha chiesto Sommi. “No,
io non credo. Credo che ci sia una sola idea che la nostra Costituzione
proibisce. C’è una sola cosa che non si ha la libertà di professare in Italia,
cioè il fascismo. Gustavo Zagrebelsky ha scritto che la Costituzione è anche un
comando sui vinti, è un comando sui fascisti. I fascisti non l’hanno scritta la
Costituzione, sono gli unici fuori e il fascismo e il nazismo non sono idee che
hanno diritto di cittadinanza. Allora da questo punto di vista io credo che la
magistratura si dovrebbe occupare del catalogo di Passaggio al bosco, che
ricordo è l’editrice da cui sono usciti, per esempio, i picchiatori che hanno
aggredito i ragazzi del liceo Michelangelo qua a Firenze. Non si tratta soltanto
di libri si tratta del braccio editoriale di un movimento che ha come fine
l’eversione dello Stato“.
Montanari ha poi aggiunto: “Basta guardare cosa hanno in catalogo. Il punto è
che queste idee non hanno diritto di cittadinanza e io credo che se non se ne
occupa la magistratura, se ne deve occupare la coscienza delle persone perché
queste manifestazioni sono a inviti e se la linea è quella della Costituzione
allora tutti sono ammessi tranne i fascisti“. “Però il risultato è che questa
casa editrice che nessuno conosceva, ora la conoscono tutti, quindi si è
ottenuto l’effetto contrario”, ha ribattuto il conduttore. “Ma l’effetto
contrario lo abbiamo ottenuto in altro modo. I fascisti sono al governo del
paese, cioè non è che stiamo promuovendo idee sconosciute o marginali di una
periferia del Paese, non stiamo in una perfetta democrazia in mano a sinceri
democratici, non stiamo promuovendo dei bizzarri personaggi che nessuno conosce.
Queste idee sono alla guida del Paese quindi ogni occasione per far capire in
che mani siamo è benedetta dal mio punto di vista”, ha concluso Montanari.
L'articolo Più libri più liberi, Montanari sul Nove: “Io sto con chi non va.
Effetto boomerang? No, i fascisti sono già al governo del Paese” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Se nominiamo un mercante d’armi, un uomo che ha lavorato nel mercato delle
armi, a fare il ministro della Difesa, il rischio è che succeda quello che Trump
dice con onestà, visto che chiama il Pentagono il ministero della Guerra e non
più della Difesa”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) da Tomaso
Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, che esprime una
critica acerrima sulla proposta di “leva volontaria” annunciata da Guido
Crosetto.
L’idea del ministro è nota: istituire un servizio militare su base opzionale,
rivolto solo a chi sceglie di partecipare, con l’obiettivo di creare una riserva
ausiliaria dello Stato da schierare in caso di crisi — guerre ibride,
cyber-attacchi, calamità naturali, emergenze. Il modello guarda alla Francia e
alla Germania; i numeri in discussione prevedono una partenza con almeno 10mila
volontari, per salire a 30-35mila nel medio periodo e potenzialmente a 50mila
entro il 2035. Anche la durata sarebbe flessibile, inferiore all’anno, e
potrebbe includere figure civili con competenze tecniche avanzate.
Ma per Montanari la questione va oltre gli aspetti organizzativi: “Credo che
questo governo, e non solo il nostro, stiano facendo di tutto per preparare
l’opinione pubblica l’idea che la guerra è normale e che è inevitabile. Questo è
un enorme errore che rischia di portarci alla guerra davvero. La nostra
Costituzione dice che l’Italia ripudia la guerra, e non è un discorso per anime
belle, chi l’ha scritto sapeva perfettamente che la guerra fa parte della vita,
l’avevano fatta la guerra. Io – continua – temo che uno dei problemi è che la
classe politica di oggi la guerra non l’ha fatta, non sa che cos’è. Erasmo da
Rotterdam diceva “Dulce bellum inexpertis”, cioè la guerra sembra dolce a chi
non sa che cos’è. E la nostra Costituzione ci dice di investire denaro,
comunicazione, diplomazia, per estirpare l’idea che la guerra possa essere la
soluzione”.
La critica si intreccia con le ultime mosse dell’industria della difesa.
Leonardo, il grande gruppo italiano dell’aerospazio, ha presentato in questi
giorni un nuovo sistema antimissile battezzato “Cupola di Michelangelo”, o
Michelangelo Dome: un apparato integrato che richiama simbolicamente la cupola
michelangiolesca di San Pietro e tecnicamente l’Iron Dome israeliano.
Montanari commenta: “La Leonardo chiama il nostro sistema di difesa che
bisognerà costruire la cupola di Michelangelo, la Leonardo che fa la cupola di
Michelangelo. Da storico dell’arte ho un senso di nausea“.
Lilli Gruber ricorda che, secondo Crosetto, il nuovo sistema richiederà
investimenti per 4,4 miliardi di euro nei prossimi anni. Il rettore rilancia:
“Intanto vorrei capire se il Papa, proprietario della cupola di Michelangelo, di
San Pietro, che ha parlato di una pace disarmata e disarmante, sia proprio
contento di quest’uso. Però tutto questo ci dice qualcosa: il generale di De
Gregori dice che la guerra è bella anche se fa male. Il messaggio che ci mandano
è questo: dobbiamo militarizzarci. Ha detto anche che l’università deve far
parte di un sistema che prepara la guerra. No, l’università prepara la pace.”
Montanari mette in dubbio anche l’efficacia della leva volontaria come strumento
di difesa nelle guerre ibride: “Ora, il punto è questo: cosa veramente vogliamo?
La deterrenza militare serve se siamo disposti a farla la guerra. E chi la farà
la guerra? L’ammiraglio Cavo Dragone dice che possiamo scagliare degli attacchi
preventivi, cioè il responsabile della struttura militare della Nato: degli
attacchi preventivi che però si possono considerare difensivi.
E conclude: “Anche questo vorrei capire: se è la guerra ibrida, ci servono
10.000 soldati di leva, che non avranno nessun ruolo nella difesa cibernetica
evidentemente? Cioè, c’è in realtà da un punto di vista culturale il tentativo
di far passare l’idea che la guerra non abbia alternative. Ma quando succede
questo, alla fine la guerra si fa davvero, la storia dice questo.”
L'articolo Montanari a La7: “La leva volontaria prepara l’opinione pubblica
all’idea che la guerra sia normale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“A Gaza è un genocidio a bassa intensità che segue quello ad alta intensità, ma
in realtà non si è mai fermato.” Sono le parole di Tomaso Montanari, storico
dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena, che a Piazzapulita,
su La7, ha presentato il suo nuovo libro Per Gaza (Feltrinelli), illustrato da
Marco Sauro. Un libro concepito, racconta, per non permettere che l’attenzione
pubblica scivoli altrove mentre l’Onu descrive la Striscia come “un abisso senza
alcuna tregua in vista, minato ogni pilastro della sopravvivenza, cancellati 69
anni di sviluppo umano”.
Montanari spiega che l’opera nasce dall’urgenza di custodire una memoria e un
discorso che la cronaca tende a rimuovere. Tutti i diritti d’autore, insieme a
una somma equivalente donata dall’editore, saranno devoluti alla CFTA, The
Culture and Free Thought Association di Gaza, un’associazione laica guidata da
donne che mantiene aperti ambulatori, consultori e spazi culturali in una delle
aree più martoriate del pianeta.
Nel corso della trasmissione, Montanari ripercorre la genesi del libro e la
necessità di raccontare ciò che sta accadendo nella Striscia al di là delle
dichiarazioni ufficiali: “Marco Sauro ha disegnato e io ho scritto questo libro
anche perché sapevamo che ci sarebbe stato bisogno di tenere vivo il discorso su
Gaza. Il cessate il fuoco non è un cessato il genocidio. A Gaza si continua a
morire: trecento persone sono state uccise dopo il cessate il fuoco. La
situazione è drammatica: Israele ha fatto saltare le fognature, non ci sono più
case, le persone si ammalano e muoiono.”
La denuncia dello storico si allarga poi al modo in cui la tragedia di Gaza
viene rappresentata, o in molti casi occultata, dai mezzi d’informazione.
Secondo Montanari, la cosiddetta pace trumpiana ha avuto una precisa funzione
narrativa: “È servita a far sì che i media mainstream parlassero di Gaza molte
righe sotto il delitto di Garlasco, per venire all’Italia. È calato un vero e
proprio oscuramento.”
Dalla crisi mediorientale il discorso scivola poi verso il panorama culturale
italiano, sollecitato dalle recenti dichiarazioni di Federico Mollicone,
deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Cultura, secondo
cui “la sinistra “strumentalizza Pasolini” e lo scrittore sarebbe stato
“fascista”. Montanari reagisce con durezza: “Sono veramente imbarazzanti, in
malafede, ignoranti e violenti. Dire questo di Pasolini è profondamente
violento.”
Lo storico ricostruisce il contesto biografico e intellettuale dell’autore
friulano, respingendo l’idea di una sua adesione al fascismo: “Pasolini ha detto
di se stesso che, da ragazzo, non vedeva il fascismo perché ci era cresciuto
dentro, come i pesci non vedono l’acqua. Ma da adulto lo ha combattuto in tutti
i modi: con i suoi film, le poesie, gli articoli, l’opera intera. Per lui il
fascismo era la nevrosi della borghesia, la nevrosi del capitalismo.”
Montanari ricorda come, all’inizio degli anni Settanta, Pasolini avesse
individuato nel consumismo una forma di oppressione persino più radicale del
fascismo storico: “Diceva che il consumismo avrebbe fatto ciò che il fascismo
non era riuscito a fare: cambiare gli italiani dentro, trasformarne l’ethos.
Chiamare ‘fascismo’ il consumismo capitalista era per lui la condanna più alta
possibile.”
E si sofferma anche su un fenomeno che considera sintomatico: l’appropriazione
simbolica di Pasolini da parte dell’estrema destra. “CasaPound ha 88 eroi, tra
cui Gramsci e Pasolini. Perché 88? Perché l’otto è la lettera H, l’ottava
dell’alfabeto: 8-8 significa ‘Heil Hitler’. Bisogna ricordarsi i giochi di
questi signori.”
L'articolo Montanari a La7: “A Gaza c’è ancora un genocidio a bassa intensità”.
E sulla destra che rivendica Pasolini: “Ignoranti e violenti” proviene da Il
Fatto Quotidiano.