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Delmastro, Montanari sul Nove: “Dimettersi? Una volta si diceva che sulla moglie di Cesare non dovesse gravare sospetto: ora fa le orge per strada”
“L’unica linea di difesa possibile è che Delmastro è talmente scemo da non accorgersi di chi frequenta. Ma tu allora gli affideresti un incarico di governo?” Così Tomaso Montanari, ospite di ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico condotto da Luca Sommi e Andrea Scanzi in onda su Nove. “Un tempo si diceva che sulla moglie di Cesare non doveva gravare nemmeno un sospetto: ora la moglie di Cesare fa le orge per la strada, forse ci dovremmo fare qualche domanda”, ha concluso. L'articolo Delmastro, Montanari sul Nove: “Dimettersi? Una volta si diceva che sulla moglie di Cesare non dovesse gravare sospetto: ora fa le orge per strada” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Montanari: “Tutte le cose che ci aspettano se vince il Sì le abbiamo già vissute nel fascismo. È una regressione terribile”
Al Teatro Diana di Napoli, si è tenuta una delle tappe più partecipate della “Staffetta in difesa della Costituzione”, iniziativa promossa dal comitato locale “È giusto dire No” in vista del referendum confermativo del 22 e 23 marzo sulla riforma Nordio.. L’evento, condotto dalla giornalista Carmen Lasorella, ha visto alternarsi voci di magistrati, scrittori, accademici e cittadini preoccupati per le sorti della Carta costituzionale, in un clima di mobilitazione civile che ha riempito la sala fino a lasciare fuori dalla porta un centinaio di persone. Tra gli interventi più attesi e applauditi c’è stato quello del rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Tomaso Montanari, che ha aperto il suo discorso denunciando con fermezza la campagna referendaria del Sì: “Credo che sia intessuta di menzogne e di un tentativo di depistaggio. Abbiamo continuamente fatto chiarezza e continueremo a fare chiarezza. Credo che tutti noi teniamo molto al fatto che le nostre concittadine e i nostri concittadini possano decidere basandosi sulla realtà. E la realtà è che questo governo sta cambiando la Costituzione“. Lasorella ha richiamato la celebre posizione di Piero Calamandrei, secondo cui, quando si discute di Costituzione, i banchi del governo dovrebbero rimanere vuoti. Montanari ha ripreso il concetto evocando l’Assemblea Costituente, dove, pur tra rotture politiche, i lavori procedettero senza la presenza diretta del potere esecutivo. Qui, ha proseguito, si toccano i pilastri del costituzionalismo moderno: il principio montesquieuiano secondo cui un potere deve fermare l’altro, non per imprigionarlo, ma per limitarne l’espansione e garantire equilibrio. Il fulcro del discorso è stato però dedicato al rischio più grave: la sostanziale erosione dell’articolo 1 della Costituzione: la sovranità appartiene al popolo che l’esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione. Eliminati quei limiti, ha spiegato il rettore, non si rafforza la sovranità popolare, ma si crea spazio per un altro sovrano al posto del popolo. “Ci stanno dicendo che conterete di più – ha aggiunto – ma in realtà c’è qualcuno che si vuole sedere su quel trono vuoto”. In una vera democrazia costituzionale la sovranità è divisa in controlli e bilanciamenti, senza un sovrano unico: il rischio è che quel vuoto venga occupato dall’esecutivo. E la riforma in discussione non è isolata, ma parte di un disegno più ampio che comprende anche il premierato. Montanari ha poi reso personale il discorso, sfiorando la coccarda da Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica che portava sul petto: gli fu conferita dopo la denuncia del saccheggio della biblioteca dei Girolamini a Napoli nel 2012, quando un suo articolo sul Fatto Quotidiano scatenò una campagna ferocissima contro di lui, linciaggi mediatici, querele dallo studio Previti, interrogazioni parlamentari che lo etichettavano come ‘quel professore comunista’ per aver criticato l’allora direttore della biblioteca, Marino Massimo De Caro, figura vicina a Marcello Dell’Utri. Quei giorni lo portarono a interrogarsi: “Ma lo Stato, da che parte sta?”. La risposta arrivò con l’intervento della procura di Napoli e del sostituto procuratore Gianni Melillo: “Capii che c’era un potere che non rispondeva a quell’antipotere che si era preso lo Stato, che non rispondeva al governo”. Fu la prova che la Costituzione aveva attivato anticorpi ancora vitali. Ma oggi, si è chiesto, “qualcuno ha deciso di eliminarli per sempre?”. Il rettore ha puntato il dito contro la prospettiva di una pubblica accusa sottoposta al governo, citando la proposta di legge presentata nel 2020 da Giusi Bartolozzi, oggi capo di gabinetto del ministro Nordio, per modificare l’articolo 112 della Costituzione e rendere l’azione penale non più obbligatoria, ma soggetta a priorità decise dal ministro della Giustizia e da quello degli Interni: “Se quella norma fosse stata vigente che ne sarebbe stato della biblioteca di Girolamini? Che ne sarebbe stato di una denuncia civile che aveva bisogno di una magistratura indipendente che non obbedisse a nessuno se non alla legge e alla Costituzione?”. Ha concluso ricordando che il magistrato non è diventato nemico per caso: qualcuno lo presenta così nella propaganda. Eppure, come ammoniva Calamandrei, in Italia le conquiste non sono mai scontate senza una resistenza pacifica e determinata. Ha evocato Tina Anselmi quando, di fronte alla P2, sosteneva che “sulle cose che pensavamo di aver ottenuto per sempre, basta una distrazione o qualcuno di ricattabile ai vertici della Repubblica perché ci vengano tolte”. Montanari ha menzionato anche Giacomo Matteotti nel suo ultimo discorso prima dell’assassinio fascista (“Voi volete ricacciarci indietro”). E ha aggiunto: “La cosa che fa veramente impressione è che qua tutte le cose che ci potrebbero stare di fronte se vincesse il sì, le abbiamo già vissute nel Ventennio fascista. C’è una regressione“. Infine, lo storico dell’arte ha rievocato l’aneddoto brechtiano del mugnaio che rammenta al re di Prussia: “Ci sarà un giudice a Berlino”. E ha concluso: “Ci abbiamo messo tanto ad arrivare a questa minima civiltà e ora ci vogliono ricacciare indietro. Noi non vogliamo perdere ciò che la Costituzione ha costruito e non vogliamo perdere ciò che si è costruito dall’Illuminismo in poi con tanta fatica. Quello che ci sta di fronte è una terribile regressione di visione sociale dell’intera società, non riguarda solo la magistratura“. L'articolo Referendum, Montanari: “Tutte le cose che ci aspettano se vince il Sì le abbiamo già vissute nel fascismo. È una regressione terribile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Conte, Mieli, Montanari e Orsini ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 7 marzo. Con Travaglio e Scanzi
Torna sul Nove il talk di approfondimento “Accordi & Disaccordi”, condotto da Luca Sommi: in prima serata sabato 7 marzo alle 21:30. Ospiti della puntata il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, l’editorialista Paolo Mieli, il rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari, il professore di Sociologia del Terrorismo Alessandro Orsini. Al centro della discussione gli scenari di guerra che si sono aperti dopo l‘intervento militare in Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele. Come da tradizione, il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e il giornalista Andrea Scanzi analizzano i fatti più importanti della settimana. L'articolo Conte, Mieli, Montanari e Orsini ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 7 marzo. Con Travaglio e Scanzi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Montanari: “Il progetto Meloni-Nordio? Nel solco di Orban e Netanyahu”. Scontro con Kelany (Fdi). E Zaccaria smonta l’Alta Corte
Scintille al Teatro di Fiesole, dove il convegno “Le ragioni del SÌ e del NO”, organizzato in vista del referendum costituzionale confermativo sulla riforma Nordio, in programma il 22 e 23 marzo, si è trasformato in un confronto serrato sul futuro degli equilibri istituzionali. A moderare l’incontro, Cesara Buonamici, direttore ad personam del Tg5, e Luciano Fontana, timoniere del Corriere della Sera. Sul palco, un parterre di peso. Per il No: Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena; Giovanni Salvi, ex procuratore generale presso la Corte di Cassazione e storico magistrato di punta nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata; il costituzionalista Roberto Zaccaria. Per il Sì: Antonio Di Pietro, già pm simbolo di Mani Pulite e poi leader di Italia dei Valori; Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e avvocato; Luigi Salvato, già procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Il dibattito si è acceso rapidamente su due snodi: la natura politica della riforma e la creazione dell’Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari. Oggi la competenza disciplinare spetta alla Sezione disciplinare del Csm, presieduta dal presidente della Repubblica e composta in prevalenza da togati. La riforma Nordio introduce invece un’Alta Corte unica con giurisdizione esclusiva: 15 membri, di cui 9 magistrati (6 giudicanti e 3 requirenti) estratti a sorte tra chi vanta almeno vent’anni di servizio con funzioni di legittimità, e 6 laici (professori universitari o avvocati con vent’anni di esperienza). Di questi ultimi, 3 sono nominati dal capo dello Stato e 3 sorteggiati da un elenco predisposto dal Parlamento. Il presidente dell’Alta Corte viene eletto tra i membri laici. Proprio su questo punto è esplosa la polemica. Kelany ha difeso il testo sottolineando che “non è vero che il presidente della Repubblica non interviene”, richiamando la nomina di 3 laici su 15 e la possibilità che il presidente dell’organo sia scelto tra questi. Ma la novità resta: il capo dello Stato non presiederà più l’organo disciplinare, come avviene oggi al Csm, e la sua presenza si limiterà a una quota minoritaria. Montanari ha replicato collegando la riforma al progetto di premierato, un accostamento respinto da Kelany (“State mischiando le mele con le pere”), ma rilanciato dal rettore, che ha evocato il rischio di un progressivo condizionamento politico delle istituzioni di garanzia: “Se il presidente della Repubblica e la Corte costituzionale vengono eletti o influenzati dalla maggioranza, allora anche le garanzie cambiano. Questa riforma va letta insieme al premierato”. Per Montanari, le due iniziative costituiscono un unico “pacchetto” destinato a ridisegnare l’assetto dei poteri e indebolire le garanzie istituzionali: “Questa polarizzazione non fa per nulla bene al paese ed è l’inevitabile frutto di un governo che mette le mani sulla Costituzione, che è esattamente quello che non dovrebbe succedere. Io credo che la nostra Costituzione andrebbe attuata e non modificata“. Tra i borbottii di dissenso di Kelany, il rettore ha spiegato: “Questo è un governo perfettamente legittimo, ma ha ottenuto il consenso di meno del 30% degli eventi diritto al voto. Di fronte all’idea che decida di cambiare le regole del gioco di tutti con una cosa così importante, poi non ci si può chiedere perché si butta in politica. A buttarla in politica – ha sottolineato – è stato il governo Meloni, che ha deciso di mettere le mani sulle regole del gioco. Questo è un pezzo di un progetto, non ci potete dire: ‘Giudicate la tessera’. Perché è un intero puzzle, è un intero progetto“. Critico il commento di Cesara Buonamici: “Ma questo è un po’ un processo alle intenzioni“. Montanari ha proseguito: “Quando questo progetto sarà concluso, dove si va? Credo che ce lo faccia molto bene vedere la rete internazionale delle parti politiche che condividono un progetto con Giorgia Meloni, che sono Orbán, Netanyahu, l’Afd. Io sono profondamente convinto che questo referendum faccia parte di un progetto, compiuto il quale completamente, l’Italia assomiglierebbe molto più all’Ungheria che non all’Italia di oggi. Credo profondamente – ha aggiunto – che la forza di maggioranza relativa non appartenga culturalmente alla tradizione democratica di questo paese. Il mio giudizio politico è il superamento traumatico del progetto della Costituzione antifascista del ’48 e io a quel progetto ci tengo ancora ed è per questo che voterò No“. Un parallelismo che ha suscitato la reazione indignata della deputata di FdI: “Rimango strabiliata, la prova del come mai si butta in politica ce l’ha data il professor Montanari. Non vi fate fuorviare da queste narrazioni che vogliono dirvi se andate e votate Sì, siete fascisti, siete autocrati e c’è una svolta autoritaria in Italia”. Ha poi citato due volti a favore del Sì, Augusto Barbera e Anna Paola Concia, ritratta come una icona femminista di sinistra: “Cerchiamo noi per primi di liberarci da queste croste ideologiche che io fino adesso ho sentito propalare continuamente e in maniera sconsiderata.. La Costituzione non può essere cambiata ma va attuata, ci dice il professor Montanari. Ci sono degli articoli che prevedono una revisione costituzionale proprio perché la Costituzione va cambiata e deve essere adeguata ai tempi“. Lo scontro ha poi coinvolto l’ex presidente della Rai Zaccaria, che ha osservato: “Il referendum costituzionale è per definizione un istituto politico. Non stiamo decidendo come sistemare i giardini a Fiesole, ma su una legge di revisione firmata Meloni-Nordio“. Il costituzionalista ha ricordato come in passato le grandi riforme fossero approvate con ampie maggioranze parlamentari e ha definito l’Alta Corte “la ciliegina sulla torta”, accusando la riforma di mettere i magistrati “sotto scacco”. Ne è nato un botta e risposta serrato con Kelany. “Il presidente della Repubblica elegge 3 membri”, ha ribadito la deputata. “Sì, ma quanti sono in totale?”, ha incalzato Zaccaria. La parlamentare meloniana ha richiamato quindi il cosiddetto “progetto Rossomando”, proposta Pd del 2021-2022 che prevedeva un’Alta Corte di appello sulle impugnazioni disciplinari, modellata sulla Corte costituzionale e senza presidenza diretta del capo dello Stato. “Se lo fa la destra non va bene, se lo fa la sinistra sì? Questo mi sembra davvero assurdo”, ha affermato Kelany. In realtà, i due impianti sono molto diversi: la proposta dem lasciava al Csm il primo grado disciplinare e introduceva un controllo terzo solo in appello, senza sorteggio e senza sottrarre la funzione all’autogoverno. Invece la riforma Nordio trasferisce l’intera giurisdizione disciplinare di primo e secondo grado all’Alta Corte, escludendo del tutto i due Csm con un presidente laico eletto internamente e con un doppio grado interno senza appello esterno in Cassazione. Zaccaria ha replicato definendo l’Alta Corte “il pasticcio più grande” della riforma Nordio, mentre Kelany ha insistito sulla nomina di 3 membri laici su 15. Tra risate del pubblico, Zaccaria ha commentato ironicamente: “E allora?”. La deputata ha sbottato: “Ma cosa significa?”. Zaccaria ha replicato: “Io capisco l’emozione”. Kelany ha risposto piccata: “Quale emozione, professore? Sta sminuendo l’interlocutore?”. Il costituzionalista ha chiarito: “Intendo la sua interruzione”. E ha concluso con un monito: “Si rischia di sottoporre i magistrati a un giudizio di cui non sono chiari né i confini né le garanzie. L’azione disciplinare potrà essere promossa dal ministro o dal procuratore generale probabilmente. Io ribadisco che l’Alta Corte è la parte più perversa di questo disegno“. L'articolo Montanari: “Il progetto Meloni-Nordio? Nel solco di Orban e Netanyahu”. Scontro con Kelany (Fdi). E Zaccaria smonta l’Alta Corte proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Montanari su Nove: “Le parole di Salvini su Askatasuna? La vera cosa che mette a rischio l’Italia è che lui sia ministro”
“Io penso che, se la sinistra istituzionale ha una colpa, è quella di non essersi avvicinata abbastanza ai centri sociali, di non aver capito meglio cosa dicevano”, così lo storico dell’arte Tomaso Montanari, ospite di Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi, in onda tutti i sabati in prima serata su Nove, commenta le parole del ministro dei Trasporti Matteo Salvini in merito agli episodi di guerriglia urbana avvenuti il 31 gennaio nel corso della manifestazione a Torino in difesa del centro sociale Askatasuna. Il rettore dell’Università per Stranieri di Siena ha esordito: “I centri sociali in Italia sono stati uno straordinario luogo di elaborazione di idee che purtroppo non è arrivata alla sinistra istituzionale – ha spiegato lo storico dell’arte –. Credo che il vero punto sia questo continuo tentativo di mescolare le carte: non gli intellettuali di sinistra accusati di essere vicini ai violenti, ma ai centri sociali, cioè di avere un’idea radicale sull’ingiustizia sociale”. Conclude Montanari: “Tutto questo non si è mai tradotto in una risposta politica, che è la ragione per cui la gente non va a votare e per cui Salvini è ministro, cosa che è inaudita. La vera cosa che mette a rischio l’Italia non è Askatasuna, è che uno come Matteo Salvini sia ministro”. L'articolo Montanari su Nove: “Le parole di Salvini su Askatasuna? La vera cosa che mette a rischio l’Italia è che lui sia ministro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Berlinguer, Montanari e Padellaro ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi il 7 febbraio su Nove. Con Travaglio e Scanzi
Nuova puntata di “Accordi&Disaccordi” sul Nove, il talk di approfondimento condotto da Luca Sommi in prima serata sabato 7 febbraio alle 21.30. Ospiti della puntata lo storico dell’arte Tomaso Montanari, il giornalista Antonio Padellaro, la conduttrice Bianca Berlinguer. Al centro del dibattito il nuovo decreto sicurezza varato dal governo Meloni meno di una settimana dopo gli scontri di Torino, alla fine della manifestazione organizzata dal centro sociale Askatasuna e le polemiche che ne sono derivate tra maggioranza e opposizione. Come da tradizione, il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e il giornalista Andrea Scanzi analizzano i fatti più importanti della settimana. L'articolo Berlinguer, Montanari e Padellaro ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi il 7 febbraio su Nove. Con Travaglio e Scanzi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Montanari a La7: “Il problema per il governo Meloni è zittire Ghali su Gaza, non cosa fa l’Ice”
“Incredibilmente è avvenuto che un intero popolo civile […] seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe”. La citazione di Primo Levi, tratta da ‘I sommersi e i salvati’, introduce l’intervento di Tomaso Montanari a Otto e mezzo, su La7, sulla deriva delle destre e su Donald Trump. Montanari chiarisce subito di non voler indulgere in profezie apocalittiche, ma di sentirsi obbligato a richiamare la lezione della storia proprio nel Giorno della Memoria, quando le parole di Levi risuonano con una forza che travalica il passato e si impone al presente. “Oggi – spiega Montanari – non fatichiamo a capire come si possa seguire uno che dovrebbe muovere solo al riso, cioè Donald Trump. Questo signore però ha l’arsenale nucleare più grande del mondo, ha la potenza economica più grande del mondo e finora, benché sia stato eletto con un margine tutto sommato relativo e abbia mezzo paese contro, sta facendo cose inenarrabili”. Il riferimento si sposta poi sull’azione dell’Ice: “Veste uniformi che sono esemplate su quelle delle SS e fa cose da SS. Eppure, E il nostro governo di questo non si preoccupa di questo, ma si preoccupa di cosa dirà Ghali all’inaugurazione delle Olimpiadi. Il ministro dello Sport ha detto che l’etica delle Olimpiadi vieta a Gali di parlare di Gaza, quando proprio l’etica dovrebbe consigliare di parlare di quello che continua a succedere a Gaza. Allora Ghali è un problema e va silenziato, bisogna dirgli cosa dire o non dire. Invece che venga l’Ice in Italia, questo non costituisce nessun problema”. Montanari cita anche le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani: “‘Ma non vengono mica le SS, non vengono quelli a volto coperto che ammazzano la gente per strada, vengono quelli degli uffici'”. Un’affermazione che, per Montanari, chiarisce il quadro: “Dimostra così che ha un giudizio come il nostro, come il mio, su quello che succede nelle strade. Ma allora forse sarebbe il caso di dirlo esplicitamente – continua – e di far capire che c’è una distanza fra noi e loro. Ma c’è questa distanza? C’è questa distanza di valori, di visione fra il nostro governo e soprattutto Fratelli d’Italia, Lega e quella di Trump che si trovano nella stessa Internazionale nera che è popolata da molte altre figure?”. La risposta arriva senza esitazioni: “Io non lo credo. Penso che ci sia soltanto una distanza di metodo, cioè qui, finché le garanzie della Costituzione del ’48 sono in piedi, ancora si cerca di dare nell’occhio il meno possibile e, nonostante questo, ogni giorno succede qualcosa che ci fa capire la vera natura di questi signori. Trump, forse anche per ragioni legate alla sua età e al suo stato mentale, è oltre e quindi queste cose non vengono dissimulate”. L'articolo Montanari a La7: “Il problema per il governo Meloni è zittire Ghali su Gaza, non cosa fa l’Ice” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Montanari a La7: “Meloni sta con una manica di mostri. C’è un’Internazionale nera, proprio come negli anni ’20”
“Da che parte sta Giorgia Meloni? Che dubbio ci può essere, sta con questa manica di mostri. Sembra l’Asse 2.0“. Così a Otto e mezzo (La7) Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, commenta il video di endorsement dell’ultradestra internazionale per il presidente ungherese Orban in vista delle elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile 2026. Si tratta di un video promozionale/elettorale pubblicato da Orbán (e dalla sua formazione Fidesz) sui social, una sorta di “spot corale” di circa 2 minuti in cui vari leader internazionali di estrema destra esprimono supporto al premier ungherese e ai suoi valori politici. Tra le principali figure che compaiono nel filmato spiccano Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Benjamin Netanyahu, Marine Le Pen, Alice Weidel (co-leader di AfD), Javier Milei, il serbo Aleksandar Vučić, il ceco Andrej Babiš e lo spagnolo Santiago Abascal, leader di Vox. Montanari spiega: “Del resto, lo sappiamo da molto tempo: alla fine del 2023, Tommaso Foti, ministro e capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, concluse il suo intervento sulla manovra finanziaria dicendo “Il domani appartiene a noi”. Questo slogan è l’inno di Azione Giovani ed è la canzone di un musical americano cabaret, ma in quel musical è cantata da un nazista. Tra l’altro, è stata tradotta in italiano accentuando le parti fasciste, come quelle contro gli ebrei. Questa canzone è diventata l’inno di tantissime forze neofasciste e neonaziste”. E aggiunge: “Ricordate il norvegese Breivik che nel luglio del 2011 ammazzò quasi 80 persone? Diffuse quella canzone prima di fare quella strage. Canzone che è stata citata nel nostro Parlamento da uno che fa il ministro”. Lo storico dell’arte poi si appella alla coscienza di tutti: “Quand’è che apriremo gli occhi? Questi fanno parte stabilmente di una Internazionale in cui ci sono fascisti, nazisti, criminali. Basta leggere i loro testi. Basta vedere chi frequentano. È tutto alla luce del sole. Questo video fa impressione perché sono tutti insieme – conclude – C’è pure Netanyahu, che ha un mandato di cattura internazionale per crimini spaventosi a Gaza. Lo abbiamo sotto gli occhi. C’è una Internazionale nera, come c’era negli anni 20 del ‘900. A un certo punto, dovremmo svegliarci prima che sia tardi.” L'articolo Montanari a La7: “Meloni sta con una manica di mostri. C’è un’Internazionale nera, proprio come negli anni ’20” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sangiuliano contro Montanari e Formigli: “Voi comunisti inneggiavate a Pol Pot”. Bagarre in studio
Bagarre a Piazzapulita (La7) sulla commemorazione di Acca Larentia, l’evento annuale che si tiene ogni 7 gennaio a Roma, nel quartiere Tuscolano, in memoria dell’uccisione di tre giovani militanti del Fronte della Gioventù il 7 gennaio 1978. Il reportage di Salvatore Guliano sul rito dei saluti romani e sulle dichiarazioni di alcuni esponenti di spicco di Fratelli d’Italia, come Fabio Rampelli e Federico Mollicone, viene commentato da Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, con parole taglienti. Lo storico dell’arte sottolinea: “L’equiparazione fra fascismo e comunismo è veramente intollerabile. Bisognerebbe ricordare che il presidente dell’Assemblea costituente è stato Terracini, che era un comunista, che i comunisti in Italia sono padri costituenti e che i fascisti sono i reietti che hanno devastato il paese, distrutto la libertà, si sono alleati con i nazisti. Questa equiparazione nella storia d’Italia – continua – è da rigettare interamente e come spesso ripete Alessandro Barbero giustamente, c’è anche una ragione, diciamo, filosofica. Il fascismo ha attuato fino in fondo la propria ideologia devastando il mondo. Il comunismo ha devastato il mondo purtroppo tradendo la propria ideologia. C’è una differenza filosofica profonda”. “Non è vero – insorge Sangiuliano – era esattamente quella l’ideologia del comunismo: fare milioni di morti”. “Certo – risponde ironicamente Montanari – ma per favore, tu saresti anche giornalista“. Sangiuliano insiste: “C’è stata una mozione del Parlamento europeo, votata anche da una metà dei parlamentari del Pd che ha equiparato nazismo e comunismo, sono due facce della stessa metà. Il leader comunista italiano Togliatti mandò a morte i dirigenti del partito comunista polacco e fece uccidere gli anarchici in Spagna. Togliatti era il numero due di Stalin, era il braccio destro, era l’esecutore delle nefandezze di Stalin. Il comunismo è questo. Non esiste un comunismo buono, stalinismo e comunismo sono la stessa identica cosa“. Poi accusa: “In Cambogia facevate le manifestazioni per esaltare Pol Pot, che ha ammazzato due milioni di suoi concittadini”. “Ma voi chi? – replica il conduttore Corrado Formigli – Evitiamo i deliri, per cortesia”. “Non vale la pena di rispondere“, commenta Montanari. Formigli cita poi Aldo Moro e Sangiuliano lo interrompe urlando: “Da chi è stato ammazzato Aldo Moro?”. “Sangiuliano, ora mi deve ascoltare, se no mi arrabbio – sbotta il giornalista – Moro è stato ammazzato perché voleva fare un governo con quelli che lei definisce stalinisti. Il partito comunista italiano era un partito che stava dentro le istituzioni, ha fatto la Costituzione, è sempre stato dalla parte della legalità. Non diciamo stupidaggini”. “E sullo scenario internazionale erano alleati di Stalin”, ripete l’ex ministro. “Allora le ribalto la cosa – ribatte Formigli indicando il braccialetto di Sangiuliano con la scritta “Siete dei poveri comunisti” – Lei ad Acca Larentia ha visto centinaia di fascisti. Si metta anche il braccialetto con la scritta “Siete dei poveri fascisti”. Lo mette o no?”. Sangiuliano traccheggia, protesta (“E che stiamo, a un interrogatorio di polizia?”), poi cambia discorso: “Da ministro della Cultura ho visitato due volte il Museo della Resistenza di Roma”. “Ma lei è andato anche a fare campagna elettorale dai fascisti napoletani”, ricorda Formigli. “Ma quali fascisti – minimizza Sangiuliano – i fascisti c’erano all’epoca. Io sono un conservatore, l’ho sempre detto”. “E infatti conserva il fascismo“, chiosa sarcasticamente Montanari. L'articolo Sangiuliano contro Montanari e Formigli: “Voi comunisti inneggiavate a Pol Pot”. Bagarre in studio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Montanari attacca Meloni: “Odia la Costituzione, il suo governo ha cultura profondamente fascista” – Video
“Oggi siamo qui per la Costituzione, un progetto di società in cui i giudici non obbediscono al governo, ma alla legge. Una società giusta, che non deporta i migranti in Albania. Una società fondata sul lavoro e non sulla guerra. Una società che faccia pagare le tasse ai più ricchi e liberi i lavoratori dal lavoro povero. Ma il governo Meloni è un governo nemico della Costituzione. È un governo complice del genocidio di Gaza”. Lo ha detto il rettore e storico dell’arte Tomaso Montanari, sceso in piazza per lo sciopero generale di venerdì 12 dicembre. “Giorgia Meloni odia la Costituzione, che è antifascista dalla prima all’ultima riga. E il suo governo ha una cultura ancora profondamente fascista”. L'articolo Montanari attacca Meloni: “Odia la Costituzione, il suo governo ha cultura profondamente fascista” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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