Siamo in Lombardia, dove la Regione sta per assumere privati in partita iva, per
un massimo di tre anni, da impiegare nell’attività ispettiva dei servizi PSAL
delle ATS (Agenzie di Tutela della Salute), le strutture pubbliche che si
occupano di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. L’obiettivo dichiarato
è quello di aumentare del 20 per cento i controlli sfruttando le risorse
accumulate con le sanzioni alle imprese negli ultimi anni. Ma il rischio,
denuncia l’Unione sindacale di base in un comunicato, è quello di sovrapporre
controllore e controllato. “Una scelta folle”, commenta Giorgio Dell’Erba,
dirigente Usb, che rilancia la preoccupazione dei colleghi delle ATS lombarde.
A fronte dell’aumento degli infortuni mortali (62 nel 2024) e per “accelerare
l’utilizzo della disponibilità finanziaria”, in Lombardia la politica ha
annunciato un “cambio di passo”. Ma siccome, ammettono, l’organico è carente, in
attesa di formare gli interni la giunta del leghista Attilio Fontana, su
proposta dell’Assessore al Welfare Guido Bertolaso, ha deciso di ricorrere agli
incarichi di prestazione d’opera professionale con partita IVA e non ai concorsi
pubblici. I bandi sono stati pubblicati proprio in questi giorni in esecuzione
della delibera regionale dell’aprile 2025. A seconda del rispettivo budget,
complessivamente di 12 milioni di euro, le varie ATS potranno assumere liberi
professionisti ai quali richiedere attività ispettive e di vigilanza, come
sopralluoghi nei luoghi di lavoro e indagini su infortuni. Medici, ingegneri,
statistici, informatici, infermieri, ma anche personale per il relativo servizio
legale come avvocati e consulenti del lavoro. A quanto è scritto nei documenti
regionali, il “cambio di passo” prevede anche la possibilità di nominare il
personale esterno come ausiliario di Polizia Giudiziaria.
Ma non è finita, anzi. I bandi delle ATS parlano di contratti per un massimo di
tre anni e 3.300 ore, 1.100 all’anno con una “logica di flessibilità funzionale”
definita d’intesa con il Direttore del Servizio. Un monte ore che, a rigor di
logica, lascia teoricamente spazio al professionista per gestire altri
committenti nel tempo rimanente. Perché ad ora non è prevista una clausola
esplicita che proibisca al libero professionista di svolgere consulenze per
aziende private o altre mansioni durante il periodo dell’incarico. A meno di
paletti inseriti nei contratti individuali al momento della sottoscrizione, i
nuovi rapporti di lavoro sembrano strutturati proprio per coesistere con
l’attività professionale autonoma. Più che un cambio di passo, una rivoluzione.
Qui sta anche il cuore della denuncia dell’Usb, secondo cui questi
professionisti opererebbero senza i vincoli deontologici tipici dei funzionari
pubblici, proprio perché rimarrebbero inseriti nel mercato delle consulenze
private.
“Un passo clamoroso verso la privatizzazione delle attività di controllo”, si
legge nel comunicato Usb, che promette “tutte le azioni politiche, sindacali ed
anche legali affinché questa vergognosa operazione venga ritirata”. Inoltre,
denunciano, la scelta lombarda metterebbe a rischio il servizio stesso.
“Probabilmente andranno ad ispezionare un’azienda per cui hanno fatto la
valutazione dei rischi: il lunedì fai consulente per la sicurezza aziendale e il
martedì assumi poteri di controllo? Una commistione di ruoli impressionante”,
riflette Dell’Erba riferendosi al documento obbligatorio per le aziende. Per il
sindacalista un altro modo di minare l’attività ispettiva: “Logica che abbiamo
già visto in questi anni anche per l’Ispettorato nazionale del lavoro, con
direttive che impongono la quantità anziché la qualità delle ispezioni,
modifiche normative che appesantiscono, favori ai consulenti e alle aziende
(diffida amministrativa, Protocollo Asse.Co. etc…), personale amministrativo
ridotto all’osso, mancanza di riconoscimento dei rischi dell’attività esterna ed
enorme scarto tra il valore delle funzioni esercitate e salario riconosciuto”.
Insomma, conclude, “per non “disturbare chi produce ricchezza”, per citare la
presidente del Consiglio, Giorgia Meloni”.
L'articolo Sicurezza sul lavoro, le ispezioni? Affidate a privati in partita IVA
che intanto possono lavorare per le aziende proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Marina Elvira Calderone
“Chi è l’uomo in bianco accanto a Marina Calderone e suo marito?”. Tra i
consulenti del lavoro c’era già chi si preparava a riciclare la famosa battuta.
Perché stamattina, 18 dicembre, tra le udienze di Papa Leone XIV era fissata
anche quella con i consulenti del lavoro. “Un incontro riservato che abbiamo
dovuto circoscrivere a un numero molto contenuto di dirigenti”, aveva spiegato
nei giorni scorsi Rosario De Luca (foto), presidente del Consiglio nazionale
dell’ordine dei consulenti, ruolo prima ricoperto da sua moglie Marina, per 17
anni e fino alla nomina da ministra del Lavoro. E siccome il suo ministero
vigila per legge sull’ordine dei consulenti, Calderone ha pensato bene di
vigilare anche sull’udienza papale imbucandosi in mezzo al “numero contenuto di
dirigenti” nella veste di moglie. Poteva mancare una che nel giorno del Signore
s’è presa pure la laurea? Benedetta ministra!
Così, nelle stesse ore in cui il Parlamento approvava il suo dl sicurezza sul
lavoro, la timorata ministra accompagnava i consulenti del lavoro dal Santo
Padre, che dal presidente marito si è beccato anche un libro: “Lavoro, persone,
comunità. I consulenti del lavoro nel Giubileo della Speranza”, dove De Luca
stesso scrive che “Il mondo del lavoro, attraversato dalle trasformazioni
tecnologiche e dall’avvento dell’intelligenza artificiale, chiede oggi un nuovo
umanesimo professionale”. Leone XIV ha invece esortato la categoria “a non
vivere la vostra professione schiacciati sul versante datoriale, quasi che il
resto sia meno importante”. E ricordato di non mettere al centro delle dinamiche
lavorative “né il capitale, né le leggi di mercato, né il profitto, ma la
persona, la famiglia”. Infine foto di rito, benedizione apostolica e auguri per
il Santo Natale.
Ma non è finita. All’ombra del Cupolone e a conclusione della giornata, De Luca
e i suoi hanno organizzato l’evento “Costruire il domani – Etica, Valori,
Sostenibilità, Legalità” nell’Aula Magna dell’Università Pontificia Agostiniana.
“Un’occasione per fare una riflessione ampia e interdisciplinare sul futuro del
lavoro – ha scritto l’ordine sui suoi canali social –, con particolare
attenzione ai temi dell’etica, dell’inclusione e delle nuove tecnologie, e
sull’importante ruolo sociale del Consulente”. Saluti di benvenuto del solito De
Luca e poi, tra i relatori, il presidente dell’Inps Gabriele Fava e quello
dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo. Che fai, non inviti la ministra del Lavoro?
Nemmeno fosse stata da quelle parti, Calderone ha tolto i panni della consorte e
rimesso quelli istituzionali, pronta per il suo intervento. “Credo che sia
importante, in tutte le scelte che stiamo facendo, mantenere il rigore della
competenza e quel richiamo costante ai valori etici e professionali che fanno la
differenza”. Ai fedeli consulenti che hanno seguito il webinar, l’ordine ha
riconosciuto tre crediti formativi deontologici. Per l’indulgenza si vedrà.
L'articolo Calderone dal Papa per accompagnare i consulenti del lavoro insieme
al marito. Poi al loro seminario, da ministra proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sotto organico, trattati male e, presto, alle dirette dipendenze dell’ex
presidente dei consulenti del lavoro, la ministra Marina Elvira Calderone.
Potrebbe essere questo il destino che attende gli ispettori del lavoro nel 2026.
L’idea di chiudere l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) e di spostarne
funzioni e dipendenti all’interno del ministero del Lavoro non è nuova per il
governo Meloni. La ministra l’aveva accarezzata a inizio legislatura, mettendo
in allarme le forze sindacali, già alle prese coi salari insufficienti e
l’indebolimento strutturale dell’Ispettorato, nato nel 2015 come agenzia
pubblica per svolgere l’attività ispettiva a livello nazionale, integrando le
funzioni precedentemente svolte dal ministero ma anche di Inps e Inail, che
infatti avevano visto il definitivo blocco delle assunzioni del personale
ispettivo. Un’agenzia vigilata dal ministero, ma dotata di autonomia
regolamentare, amministrativa e contabile. Autonomia che ora rischia di perdere,
come emerso dall’incontro di martedì 25 novembre tra sindacati e ministero. “Per
gli ispettori c’è il rischio di perdere terzietà ed essere sempre più
assoggettati e assoggettabili alla politica”, aveva spiegato al Fatto il
segretario nazionale Fp Cgil, Florindo Oliverio. Ma è anche una questione di
soldi, perché l’Ispettorato ha un tesoretto sul quale il ministero ha messo gli
occhi.
“Si tratta di un’idea nient’affatto nuova, che ci era stata già paventata ad
inizio del mandato della ministra Calderone, con tanto di bozze di disegno di
legge e creazione di uno specifico Dipartimento del Ministero del Lavoro, il
dipartimento vigilanza, il cui capo Dipartimento sarebbe nominato direttamente
dal Ministro del Lavoro e riceverebbe direttive ed indicazioni dal Ministro
stesso e della sua diretta esecuzione dovrebbe rispondere”, si legge nel
comunicato unitario di Cgil, Uilpa e Usb seguito all’incontro al ministero con
capo di Gabinetto e vicecapo di Gabinetto, tra gli altri. L’idea venne poi
accantonata, ma nel frattempo i segnali di attenzione chiesti dai sindacati su
rinnovo dei contratti, aumenti salariali, welfare aziendale e indennità
ispettiva per valorizzare il personale non sono mai arrivati. E intanto se ne
andavano i funzionari, ispettori compresi, perché a fronte delle molte
responsabilità all’INL il gioco non vale la candela. Tra le soluzioni proposte
da anni dalle sigle sindacali, quella di finanziare il welfare aziendale e il
sistema indennitario, anche in vista di future assunzioni, utilizzando parte
dell’avanzo di bilancio disponibile dell’Agenzia, che oggi ammonta a 368 milioni
di euro.
“Da quanto abbiamo appreso nel corso dell’incontro, sembra fare molto appetito
l’ingente avanzo di bilancio dell’INL”, hanno scritto i sindacati. Ma, prosegue
il comunicato, “durante il confronto con la rappresentanza ministeriale non
abbiamo registrato alcuna misura concreta capace di mettere nelle migliori
condizioni tutti i lavoratori dell’INL (o del Dipartimento della vigilanza) per
operare efficacemente e assolvere le funzioni cui sono adibiti”. Ad ora si
starebbe verificando se tecnicamente, nell’ipotesi di rientro, una qualche forma
di compensazione spetti al ministero. “L’avanzo di bilancio va all’erario, ma
visto il trasferimento di funzioni si aspettano che qualcosa venga riconosciuto
al ministero, ed è quanto stanno cercando di capire”, spiega Giorgio Dell’Erba,
dirigente del coordinamento nazionale dell’Unione sindacale di base, presente
all’incontro a Roma. “Ma il problema è proprio questo: di questi soldi cosa ne
vogliono fare?”. Si intende seguire “una logica di conservazione dello stato
attuale o si intendono invece potenziare davvero, e non a “costo zero”, tutte le
attività e le funzioni trasferite dell’INL”?
Sul potenziamento dell’Ispettorato Calderone e sindacati non si sono mai intesi.
Il prossimo incontro, che il ministero propone per gennaio, dirà se l’attività
ispettiva a tutela di diritti, salute e dignità dei lavoratori ha ancora
cittadinanza o se l’imperativo è “non disturbare chi produce ricchezza”, per
dirla con Giorgia Meloni. Insomma, se la ministra Calderone intenda smantellare
definitivamente le funzioni di un Ispettorato che già oggi e soprattutto al
Nord, ha sedi sotto organico di oltre il 50%. “Non possiamo accettare anche il
solo paventarsi dell’ipotesi di un diretto controllo politico della vigilanza
sul lavoro, dopo averla disarticolata, riportando il quadro istituzionale
indietro di dieci anni”, scrivono Cgil, Uilpa, Usb, che annunciano una assemblea
nazionale del personale per il 2 dicembre e non a caso: “La sera del 2 dicembre
andrà in onda su Rai 1 la serie televisiva “L’altro ispettore”, la prima serie
TV dedicata alla figura dell’ispettore del lavoro. Ci sembra incredibile che,
mentre si illustra al grande pubblico il ruolo degli ispettori del lavoro
(sperando comunque non vi siano troppi luoghi comuni), il Governo si prepari
serenamente a comunicare l’intenzione di chiudere l’INL e riportare le lancette
indietro di dieci anni”.
L'articolo Calderone si mangia gli ispettori del lavoro e prova a mettere le
mani sul loro “tesoretto” proviene da Il Fatto Quotidiano.