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Incidenti sul lavoro, 792 morti nel 2025: i dati Inail. Tra gli studenti quasi 2mila infortuni durante l’alternanza
Il 2025 è stato un altro anno durante il quale in Italia si è continuato a morire sul lavoro. Come sempre accaduto pre e post pandemia, quasi 800 persone hanno perso la vita mentre svolgevano le loro mansioni. Settecentonovantadue, per l’esattezza: cinque in meno rispetto al 2024, due in più sul 2023 e 13 in più rispetto al 2019. A certificarlo sono i dati dell’Inail che coprono tutti i dodici mesi del 2025. Seppur provvisori – le denunce vengono infatti via via analizzate – indicano anche un leggero calo dell’incidenza ogni 100mila occupati. I comparti nei quali si verifica il maggior numero di incidenti mortali restano l’Industria&servizi e l’Agricoltura, con 674 e 106 casi, rispettivamente in leggera diminuzione (erano state 686 nel 2024) e in aumento (102 casi nel 2024). Mentre tra i lavoratori statali si sono registrati 12 decessi, tre in più rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda i settori, si evidenziano incrementi nelle Attività manifatturiere (da 101 a 117 decessi denunciati) e nel Commercio (da 58 a 68), mentre leggeri cali si evidenziano nelle Costruzioni (da 156 a 148), nel Trasporto e magazzinaggio (da 111 a 110), nelle Attività di alloggio e ristorazione (da 27 a 22) e nella Sanità e assistenza sociale (da 17 a 10). L’Inail ha anche scorporato le denunce di morte per area geografica registrando aumenti al Sud (da 181 a 187) e nel Nord-Est (da 164 a 167), mentre sono calate le Isole (da 92 a 81), il Nord-Ovest che resta comunque l’area con il maggior numero assoluto di morti (da 205 a 203) e il Centro (da 155 a 154). Tra le regioni con i maggiori aumenti si segnalano Veneto (+22), Piemonte e Puglia (+14 entrambe), Marche (+12) e Liguria (+5), mentre per i cali più evidenti Lombardia (-18), Lazio (-13), Sardegna (-9) ed Emilia Romagna (-6) dove nel 2024 si verificò la strage nell’impianto Enel Green Power che provocò 7 decessi. La diminuzione rilevata nel confronto dei periodi gennaio-dicembre 2024 e 2025 è legata sia alla componente maschile, le cui denunce mortali in occasione di lavoro sono passate da 750 a 749, sia a quella femminile (da 47 a 43). Aumentano le denunce dei lavoratori stranieri (da 176 a 182), in riduzione quelle degli italiani (da 621 a 610). L’analisi per classi di età evidenzia incrementi delle denunce mortali nella fascia 40-49 anni (da 137 a 148 casi) e 55-64 anni (da 279 a 300) e riduzioni tra gli under 40 (da 143 a 130), tra i 50-54enni (da 133 a 128) e tra gli over 64 (da 103 a 85). Per quanto riguarda le denunce di infortunio in occasione di lavoro (al netto degli studenti) presentate all’Inail nel 2025 sono state 416.900, in aumento dello 0,5% rispetto alle 414.853 del 2024 e in riduzione dell’1,4% rispetto al 2023, del 23,8% sul 2022, del 4,1% sul 2021, dell’11,0% sul 2020 e del 9,7% sul 2019, anno che precede la crisi pandemica. Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento dicembre 2025, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 2.005 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di dicembre 2019 alle 1.727 del 2025, con un calo del 13,9%. Rispetto a dicembre 2024 si ha un aumento dello 0,2% (da 1.723 a 1.727). A questi bisogna aggiungere i dati relativi ai casi in itinere e che riguardano gli studenti. Nel primo caso si sono registrati 99.939 casi, in aumento del 3,2%, di cui 293 con esito mortale. Per quanto riguarda gli studenti, invece, le denunce sono state 80.871, in aumento del 3,8% rispetto alle 77.883 del 2024. Delle circa 81mila denunce di infortunio, 1.889 hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi ‘formazione scuola-lavoro’, in riduzione dell’8,2% rispetto al 2024. I casi mortali denunciati all’Inail risultano essere otto contro i 13 del 2024. L'articolo Incidenti sul lavoro, 792 morti nel 2025: i dati Inail. Tra gli studenti quasi 2mila infortuni durante l’alternanza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scoperto un macello abusivo in pieno centro a Salerno: “Condizioni igieniche precarie e carcasse di animali”
Un macello abusivo nel pieno centro di Salerno. Durante un controllo dei locali commerciali disposto dalla Procura, i Nas – accompagnati dall’Ispettorato del lavoro, Asl e pulizia municipale – hanno individuato e portato alla chiusura diverse attività accusate di gravi mancanze sul piano igienico, lavorativo e su quello della sicurezza e contrattuale. Emesse nei controlli ammende per un totale di 20.671,41 euro e sanzioni amministrative per un importo pari a 21.900,00 euro. Nella prima attività, gestita da un cittadino extracomunitario, si svolgevano abusivamente attività di macellazione clandestina. Il luogo versava inoltre in condizioni igieniche precarie, visto lo sporco diffuso e i muri e soffitti privi del rivestimento adatto. L’ispezione si è poi concentrata sul sequestro di alcuni alimenti. Tra questi, sei quintali di prodotti e carcasse di animali prive di bollatura sanitaria – un marchio impresso sulle carni fresche dopo controlli veterinari che attesta la piena idoneità al consumo umano – e una tonnellata di carne, pesce, riso e legumi in cattivo stato di conservazione. Nelle vicinanze del macello era presente anche un minimarket, intitolato alla stessa persona, che è stato sottoposto alla chiusura “ad horas” anche qui per gravi violazioni sull’igiene e strutturali. Tra i prodotti della drogheria, sequestrati 40 kg tra vegetali, pesce, carne e formaggi congelati senza indicazioni sulla loro tracciabilità. Gravi carenze inoltre su salute e sicurezza. Nella stessa perquisizione, chiuso anche un locale kebab per la presenza di infestanti, sanitari fuori servizio, sporco nell’esercizio e su gli utensili da cucina. Il provvedimento si è reso inevitabile anche per la scarsa sicurezza sul posto di lavoro e per le assunzioni in nero. Sospeso infine un secondo minimarket, dove nel sequestro sono stati requisiti 190 kg di carne e vegetali in cattivo stato e 65 kg di dolci, legumi e riso senza tracciabilità. Nel locale, anche qui, gravi carenze sulla sicurezza. L'articolo Scoperto un macello abusivo in pieno centro a Salerno: “Condizioni igieniche precarie e carcasse di animali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Operaio beve alcol, cade in cantiere e muore sul colpo. Cassazione: “L’ebbrezza non salva il datore di lavoro”
La Cassazione ha condannato un datore di lavoro per la morte in cantiere di un suo operaio. L’uomo era precipitato giù da un’impalcatura a un’altezza di dieci morti ed era morto sul colpo. La Corte d’Appello aveva condannato il titolare e lui aveva fatto ricorso perché il suo dipendente aveva in corpo un tasso alcolemico di 0,46 al momento dell’incidente. Ma la Suprema corte ha confermato la sentenza con ferme motivazioni. “L’ebbrezza non salva il datore di lavoro” perché secondo i giudici “lo stato di ebbrezza, anche se provato, non vale a escludere la responsabilità” perché “l’area di rischio è governata dal datore”. Dunque “la circostanza che il lavoratore possa trovarsi in via contingente in condizioni psicofisiche tali da non renderlo idoneo a svolgere i compiti assegnati è un’evidenza prevedibile”, di conseguenza il datore è legalmente responsabile per i compiti di lavoro assegnati all’operaio. Tra l’altro, il tasso di 0,46 grammi di alcol per litro è inferiore al limite massimo alla guida consentito in Italia. Per quanto riguarda lo stato fisico, è un livello in cui la persona inizia a percepire i primi effetti dell’alcol come riflessi più lenti, lieve alterazione dell’umore e una valutazione del rischio inferiore al normale. Condizioni certamente precarie per lavorare in cantiere, ma forse non abbastanza per riferirsi alla vittima come ‘persona ubriaca’: la soglia legale di ebbrezza inizia dal tasso alcolemico di 0,5. L'articolo Operaio beve alcol, cade in cantiere e muore sul colpo. Cassazione: “L’ebbrezza non salva il datore di lavoro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Colpito da un ramo mentre potava le piante: morto sul lavoro un 39enne nel Torinese
Un uomo di 39 anni è morto dopo essere stato colpito da un grosso ramo mentre potava le piante di un terreno privato. L’incidente è avvenuto nella mattinata di giovedì 15 gennaio a San Francesco al Campo, nel Torinese. L’uomo era dipendente di una ditta di Barbania, un comune della zona. Secondo le ricostruzioni della polizia locale e del Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Asl locale, l’incidente è stato provocato dalla caduta di un albero. Insieme alla vittima c’era il collega che ha dato l’allarme. Soccorso dall’equipe sanitaria del Servizio regionale di elisoccorso e trasportato in codice rosso al Centro traumatologico di Torino, il lavoratore è morto subito dopo il suo arrivo in ospedale: era in arresto cardiaco. I carabinieri della compagnia di Venaria Reale e gli ispettori stanno svolgendo gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. L'articolo Colpito da un ramo mentre potava le piante: morto sul lavoro un 39enne nel Torinese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Infortuni sul lavoro, Inail: altre 1.002 vittime da gennaio a novembre 2025. Morti anche otto studenti
Continua la strage sul lavoro. Nei primi undici mesi del 2025, le morti denunciate all’Inail sono state 1.002. Il dato è quasi invariato rispetto all’anno prima, a dimostrazione dell’insufficienza degli interventi per aumentare la sicurezza dei lavoratori. La maggior parte delle vittime, 729 (sette in più rispetto allo stesso periodo dell’anno prima), ha perso la vita durante l’attività lavorativa, mentre 273 sono morte mentre si trovavano in itinere, durante il percorso verso il lavoro. Ma anche quest’anno la conta dei morti ha continuato a salire: “In neanche due settimane, contiamo già otto morti accertate nei luoghi di lavoro”, commenta il presidente dell’Associazione fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, Antonio Di Bella, ricordando i casi di Claudio Salamida, morto questa mattina nell’acciaieria 2 degli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto, e Pietro Zantonini, 55enne “morto a -12 gradi nella notte tra l’8 e il 9 gennaio” a Cortina D’Ampezzo dove lavorava come vigilante notturno in un cantiere dei Giochi Milano-Cortina 2026. L’incidenza dei decessi sul lavoro, in rapporto agli occupati, è stabile rispetto all’anno precedente. Quello che emerge è un fenomeno persistente in settori ad alto rischio come l’agricoltura e in alcune attività manifatturiere e commerciali, dove la fretta e la fatica fanno il gioco di un sistema che spesso dimentica la sicurezza. Negli 11 mesi considerati la gestione agricoltura passa da 90 a 102 casi mortali denunciati e il Conto Stato da otto a nove, mentre l’Industria e servizi scende da 624 a 618. Tra i settori con più decessi avvenuti in occasione di lavoro si evidenziano per gli incrementi le Attività manifatturiere (da 94 a 108 denunce) e il Commercio (da 51 a 61), per i decrementi le Costruzioni (da 147 a 133), il Trasporto e magazzinaggio (da 99 a 98), i Servizi di supporto alle imprese (da 37 a 36), le Attività di alloggio e ristorazione (da 21 a 18) e la Sanità e assistenza sociale (da 17 a 9). Per quanto riguarda le denunce di infortunio degli studenti presentate all’Inail, i casi mortali risultano essere otto contro i 14 del 2024. L’Inail spiega che i dati sono provvisori e suscettibili di variazioni, in particolare per gli infortuni avvenuti nei percorsi formazione scuola-lavoro, oltre a quelli con esito mortale, in conseguenza della trattazione delle pratiche ai fini del riconoscimento. Allargando lo sguardo agli infortuni non mortali, negli 11 mesi si contano 476.898: 385.435 in occasione di lavoro (+0,4%) e 91.463 in itinere (+3%). Un dato in lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2024 (+0,4%), ma che resta inferiore ai livelli pre-pandemici e segna una riduzione nel confronto con gli anni precedenti, in particolare rispetto al 2019 (-9,7%). Rapportando gli infortuni al numero degli occupati, l’incidenza scende a 1.594 denunce ogni 100mila lavoratori, il 13,7% in meno rispetto a sei anni fa. Nell’industria e nei servizi si registra un incremento dello 0,5%, mentre l’agricoltura segna un calo del 2,1%. In crescita anche la percentuale tra i dipendenti pubblici statali (+1,0%). A livello di comparti produttivi aumentano le denunce nelle costruzioni (+3,7%), nel commercio (+2,3%), nella sanità e assistenza sociale (+1,6%) e nei servizi di alloggio e ristorazione (+0,5%). In flessione, invece, trasporto e magazzinaggio, servizi di supporto alle imprese e manifatturiero. Dal punto di vista territoriale, le denunce diminuiscono nel Nord-Ovest e nel Mezzogiorno, mentre crescono al Centro, nel Nord-Est e nelle Isole. Il Lazio fa segnare l’aumento più marcato (+12,1%), seguito dalla provincia autonoma di Bolzano, Molise, Sicilia e Basilicata. Tra i cali più rilevanti figurano Liguria, Trento, Toscana e Campania. Le denunce di infortunio aumentano soprattutto tra le donne (+2%) e i lavoratori stranieri (+3,5%), categorie che più di altre sembrano subire le conseguenze di un mercato del lavoro spesso precario. Per età, si osserva una riduzione nella fascia 40-54 anni e un incremento tra i lavoratori più anziani, in particolare tra i 55 e i 69 anni. La fascia che continua a trainare l’aumento dell’occupazione, con ciò che ne consegue per quanto riguarda la fatica dell’attività quotidiana e la sicurezza. Per quanto riguarda poi le denunce di malattia professionale, il numero per il periodo analizzato è di 90.288, 8.617 in più rispetto allo stesso periodo del 2024: un aumento del 10,6%. I dati rilevati confermano i trend in crescita delle patologie denunciate nei settori Industria e servizi (+11,0%) e agricoltura (+8,7%) . L’aumento riguarda il Sud (+21,4%), il Nord-Ovest (+14,2%), il Centro (+7,7%) e il Nord-Est (+6,8%). In calo le Isole (-4,7%). Le malattie più rilevate sono le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio, seguite dai tumori e dalle patologie del sistema respiratorio. L'articolo Infortuni sul lavoro, Inail: altre 1.002 vittime da gennaio a novembre 2025. Morti anche otto studenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La prevedibile fuga degli ispettori del lavoro è l’amara conferma di un fallimento
Quella che doveva essere l’icona di una riforma, il luogo deputato a unificare e potenziare l’attività ispettiva contro lo sfruttamento e per la tutela dei lavoratori e della sicurezza sul lavoro, si sta rivelando, a dieci anni dalla sua istituzione, un fallimento, la cui amara conferma è la scarsa attrattività e la fuga in massa dei suoi funzionari verso altri enti. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) è nato nel 2015 con l’ambizione di accentrare le funzioni ispettive, comprese quelle previdenziali e assicurative prima in capo all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) e all’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL). Il progetto, tuttavia, non è mai decollato e rischia oggi la “consunzione”, come denunciato da più parti. I numeri della crisi: organici decimati e concorsi a vuoto I dati che emergono sono allarmanti e disegnano il quadro di un ente in profonda sofferenza. La carenza di personale è drammatica, soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, dove in alcune sedi l’organico manca fino a due terzi del personale necessario. A Milano, ad esempio, a fronte di un organico previsto di 370 persone, ne sono presenti appena 130. I tentativi di reclutamento si sono rivelati inefficaci. Due anni fa, l’INL ha bandito un concorso per 1149 posti da ispettore tecnico: ne sono entrati 850, ma ne sono rimasti in servizio solo 600, meno della metà di quelli necessari. I neoassunti, infatti, hanno preferito migrare verso altre amministrazioni pubbliche, come l’Agenzia delle Entrate, o verso il settore privato, attratti da migliori stipendi e prospettive di carriera. L’ultima tornata concorsuale ha confermato la tendenza: per soli 34 posti in Friuli Venezia Giulia si sono presentati in dieci, con appena 6 idonei. In Liguria, per 6 posti, i candidati erano 17 e gli idonei 11. In Lombardia, su 190 posti, i candidati sono stati 89 e i vincitori appena 55. E non è affatto scontato che questi ultimi firmino il contratto, vista l’esperienza passata. La fuga verso INPS e INAIL Il sintomo più evidente delle criticità in cui versa l’INL è la reazione dei funzionari stessi. Decine e decine di colleghi, come mi è stato confermato, si stanno candidando in massa al nuovo concorso congiunto bandito da INPS e INAIL, che prevede l’assunzione di 448 ispettori di vigilanza (di cui 355 per l’INPS e 93 per l’INAIL). I funzionari dell’INL lamentano da tempo uno scarto inaccettabile tra la retribuzione e l’enorme responsabilità di firmare verbali che devono reggere in tribunale. In queste condizioni, è naturale che un ispettore preferisca un altro ente con migliori condizioni economiche e di carriera. L’attività ispettiva: più controlli, ma a che prezzo? Nonostante la crisi di personale, l’attività ispettiva complessiva ha registrato un aumento. Nel 2024, gli accessi ispettivi totali (INL, INPS, INAIL) sono stati 158.069, con un aumento del 42% rispetto all’anno precedente. L’INL, in particolare, ha visto un incremento del 59% degli accessi rispetto al 2023. Tuttavia, questo aumento quantitativo non deve ingannare. L’attenzione alla lotta al sommerso, spinta anche dagli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), rischia di incentivare interventi veloci a scapito di indagini più approfondite su appalti, subappalti e orari di lavoro, che richiedono tempo e risorse. I risultati del 2024 mostrano che su 90.831 ispezioni definite, ben 65.096 sono risultate irregolari, con un tasso di irregolarità del 71,7%. Sono stati accertati illeciti che riguardano 120.442 lavoratori, un aumento del 15% rispetto all’anno precedente. Tra i dati più significativi: 19.008 lavoratori in nero e 13.458 casi di interposizione fittizia di manodopera. Le violazioni in materia di salute e sicurezza sono schizzate a 83.330, un incremento del 127% rispetto al 2023. Questi numeri, pur evidenziando l’efficacia dell’azione di intelligence nel trovare le irregolarità, non possono nascondere la fragilità strutturale dell’ente. Se l’attività ispettiva è costretta a operare con organici ridotti e personale demotivato, il rischio è che la tutela dei diritti e della sicurezza sul lavoro diventi una chimera. La politica deve ascoltare il grido d’allarme che arriva dal campo. Non basta promettere qualche centinaio di posti in più se poi, alla prima occasione, se ne perdono altrettanti. È necessario un intervento strutturale che valorizzi il personale, garantisca retribuzioni adeguate alle responsabilità e assicuri all’Ispettorato l’autonomia e la terzietà necessarie per svolgere la sua fondamentale missione. Altrimenti, il rischio è che la crisi si risolva per consunzione, lasciando i lavoratori più esposti e lo Stato più debole. L'articolo La prevedibile fuga degli ispettori del lavoro è l’amara conferma di un fallimento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Calderone dal Papa per accompagnare i consulenti del lavoro insieme al marito. Poi al loro seminario, da ministra
“Chi è l’uomo in bianco accanto a Marina Calderone e suo marito?”. Tra i consulenti del lavoro c’era già chi si preparava a riciclare la famosa battuta. Perché stamattina, 18 dicembre, tra le udienze di Papa Leone XIV era fissata anche quella con i consulenti del lavoro. “Un incontro riservato che abbiamo dovuto circoscrivere a un numero molto contenuto di dirigenti”, aveva spiegato nei giorni scorsi Rosario De Luca (foto), presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti, ruolo prima ricoperto da sua moglie Marina, per 17 anni e fino alla nomina da ministra del Lavoro. E siccome il suo ministero vigila per legge sull’ordine dei consulenti, Calderone ha pensato bene di vigilare anche sull’udienza papale imbucandosi in mezzo al “numero contenuto di dirigenti” nella veste di moglie. Poteva mancare una che nel giorno del Signore s’è presa pure la laurea? Benedetta ministra! Così, nelle stesse ore in cui il Parlamento approvava il suo dl sicurezza sul lavoro, la timorata ministra accompagnava i consulenti del lavoro dal Santo Padre, che dal presidente marito si è beccato anche un libro: “Lavoro, persone, comunità. I consulenti del lavoro nel Giubileo della Speranza”, dove De Luca stesso scrive che “Il mondo del lavoro, attraversato dalle trasformazioni tecnologiche e dall’avvento dell’intelligenza artificiale, chiede oggi un nuovo umanesimo professionale”. Leone XIV ha invece esortato la categoria “a non vivere la vostra professione schiacciati sul versante datoriale, quasi che il resto sia meno importante”. E ricordato di non mettere al centro delle dinamiche lavorative “né il capitale, né le leggi di mercato, né il profitto, ma la persona, la famiglia”. Infine foto di rito, benedizione apostolica e auguri per il Santo Natale. Ma non è finita. All’ombra del Cupolone e a conclusione della giornata, De Luca e i suoi hanno organizzato l’evento “Costruire il domani – Etica, Valori, Sostenibilità, Legalità” nell’Aula Magna dell’Università Pontificia Agostiniana. “Un’occasione per fare una riflessione ampia e interdisciplinare sul futuro del lavoro – ha scritto l’ordine sui suoi canali social –, con particolare attenzione ai temi dell’etica, dell’inclusione e delle nuove tecnologie, e sull’importante ruolo sociale del Consulente”. Saluti di benvenuto del solito De Luca e poi, tra i relatori, il presidente dell’Inps Gabriele Fava e quello dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo. Che fai, non inviti la ministra del Lavoro? Nemmeno fosse stata da quelle parti, Calderone ha tolto i panni della consorte e rimesso quelli istituzionali, pronta per il suo intervento. “Credo che sia importante, in tutte le scelte che stiamo facendo, mantenere il rigore della competenza e quel richiamo costante ai valori etici e professionali che fanno la differenza”. Ai fedeli consulenti che hanno seguito il webinar, l’ordine ha riconosciuto tre crediti formativi deontologici. Per l’indulgenza si vedrà. L'articolo Calderone dal Papa per accompagnare i consulenti del lavoro insieme al marito. Poi al loro seminario, da ministra proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Papa Leone XIV
Marina Elvira Calderone
Sicurezza sul Lavoro
Calderone si mangia gli ispettori del lavoro e prova a mettere le mani sul loro “tesoretto”
Sotto organico, trattati male e, presto, alle dirette dipendenze dell’ex presidente dei consulenti del lavoro, la ministra Marina Elvira Calderone. Potrebbe essere questo il destino che attende gli ispettori del lavoro nel 2026. L’idea di chiudere l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) e di spostarne funzioni e dipendenti all’interno del ministero del Lavoro non è nuova per il governo Meloni. La ministra l’aveva accarezzata a inizio legislatura, mettendo in allarme le forze sindacali, già alle prese coi salari insufficienti e l’indebolimento strutturale dell’Ispettorato, nato nel 2015 come agenzia pubblica per svolgere l’attività ispettiva a livello nazionale, integrando le funzioni precedentemente svolte dal ministero ma anche di Inps e Inail, che infatti avevano visto il definitivo blocco delle assunzioni del personale ispettivo. Un’agenzia vigilata dal ministero, ma dotata di autonomia regolamentare, amministrativa e contabile. Autonomia che ora rischia di perdere, come emerso dall’incontro di martedì 25 novembre tra sindacati e ministero. “Per gli ispettori c’è il rischio di perdere terzietà ed essere sempre più assoggettati e assoggettabili alla politica”, aveva spiegato al Fatto il segretario nazionale Fp Cgil, Florindo Oliverio. Ma è anche una questione di soldi, perché l’Ispettorato ha un tesoretto sul quale il ministero ha messo gli occhi. “Si tratta di un’idea nient’affatto nuova, che ci era stata già paventata ad inizio del mandato della ministra Calderone, con tanto di bozze di disegno di legge e creazione di uno specifico Dipartimento del Ministero del Lavoro, il dipartimento vigilanza, il cui capo Dipartimento sarebbe nominato direttamente dal Ministro del Lavoro e riceverebbe direttive ed indicazioni dal Ministro stesso e della sua diretta esecuzione dovrebbe rispondere”, si legge nel comunicato unitario di Cgil, Uilpa e Usb seguito all’incontro al ministero con capo di Gabinetto e vicecapo di Gabinetto, tra gli altri. L’idea venne poi accantonata, ma nel frattempo i segnali di attenzione chiesti dai sindacati su rinnovo dei contratti, aumenti salariali, welfare aziendale e indennità ispettiva per valorizzare il personale non sono mai arrivati. E intanto se ne andavano i funzionari, ispettori compresi, perché a fronte delle molte responsabilità all’INL il gioco non vale la candela. Tra le soluzioni proposte da anni dalle sigle sindacali, quella di finanziare il welfare aziendale e il sistema indennitario, anche in vista di future assunzioni, utilizzando parte dell’avanzo di bilancio disponibile dell’Agenzia, che oggi ammonta a 368 milioni di euro. “Da quanto abbiamo appreso nel corso dell’incontro, sembra fare molto appetito l’ingente avanzo di bilancio dell’INL”, hanno scritto i sindacati. Ma, prosegue il comunicato, “durante il confronto con la rappresentanza ministeriale non abbiamo registrato alcuna misura concreta capace di mettere nelle migliori condizioni tutti i lavoratori dell’INL (o del Dipartimento della vigilanza) per operare efficacemente e assolvere le funzioni cui sono adibiti”. Ad ora si starebbe verificando se tecnicamente, nell’ipotesi di rientro, una qualche forma di compensazione spetti al ministero. “L’avanzo di bilancio va all’erario, ma visto il trasferimento di funzioni si aspettano che qualcosa venga riconosciuto al ministero, ed è quanto stanno cercando di capire”, spiega Giorgio Dell’Erba, dirigente del coordinamento nazionale dell’Unione sindacale di base, presente all’incontro a Roma. “Ma il problema è proprio questo: di questi soldi cosa ne vogliono fare?”. Si intende seguire “una logica di conservazione dello stato attuale o si intendono invece potenziare davvero, e non a “costo zero”, tutte le attività e le funzioni trasferite dell’INL”? Sul potenziamento dell’Ispettorato Calderone e sindacati non si sono mai intesi. Il prossimo incontro, che il ministero propone per gennaio, dirà se l’attività ispettiva a tutela di diritti, salute e dignità dei lavoratori ha ancora cittadinanza o se l’imperativo è “non disturbare chi produce ricchezza”, per dirla con Giorgia Meloni. Insomma, se la ministra Calderone intenda smantellare definitivamente le funzioni di un Ispettorato che già oggi e soprattutto al Nord, ha sedi sotto organico di oltre il 50%. “Non possiamo accettare anche il solo paventarsi dell’ipotesi di un diretto controllo politico della vigilanza sul lavoro, dopo averla disarticolata, riportando il quadro istituzionale indietro di dieci anni”, scrivono Cgil, Uilpa, Usb, che annunciano una assemblea nazionale del personale per il 2 dicembre e non a caso: “La sera del 2 dicembre andrà in onda su Rai 1 la serie televisiva “L’altro ispettore”, la prima serie TV dedicata alla figura dell’ispettore del lavoro. Ci sembra incredibile che, mentre si illustra al grande pubblico il ruolo degli ispettori del lavoro (sperando comunque non vi siano troppi luoghi comuni), il Governo si prepari serenamente a comunicare l’intenzione di chiudere l’INL e riportare le lancette indietro di dieci anni”. L'articolo Calderone si mangia gli ispettori del lavoro e prova a mettere le mani sul loro “tesoretto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sicurezza sul Lavoro