Il 2025 è stato un altro anno durante il quale in Italia si è continuato a
morire sul lavoro. Come sempre accaduto pre e post pandemia, quasi 800 persone
hanno perso la vita mentre svolgevano le loro mansioni. Settecentonovantadue,
per l’esattezza: cinque in meno rispetto al 2024, due in più sul 2023 e 13 in
più rispetto al 2019. A certificarlo sono i dati dell’Inail che coprono tutti i
dodici mesi del 2025. Seppur provvisori – le denunce vengono infatti via via
analizzate – indicano anche un leggero calo dell’incidenza ogni 100mila
occupati.
I comparti nei quali si verifica il maggior numero di incidenti mortali restano
l’Industria&servizi e l’Agricoltura, con 674 e 106 casi, rispettivamente in
leggera diminuzione (erano state 686 nel 2024) e in aumento (102 casi nel 2024).
Mentre tra i lavoratori statali si sono registrati 12 decessi, tre in più
rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda i settori, si evidenziano
incrementi nelle Attività manifatturiere (da 101 a 117 decessi denunciati) e nel
Commercio (da 58 a 68), mentre leggeri cali si evidenziano nelle Costruzioni (da
156 a 148), nel Trasporto e magazzinaggio (da 111 a 110), nelle Attività di
alloggio e ristorazione (da 27 a 22) e nella Sanità e assistenza sociale (da 17
a 10).
L’Inail ha anche scorporato le denunce di morte per area geografica registrando
aumenti al Sud (da 181 a 187) e nel Nord-Est (da 164 a 167), mentre sono calate
le Isole (da 92 a 81), il Nord-Ovest che resta comunque l’area con il maggior
numero assoluto di morti (da 205 a 203) e il Centro (da 155 a 154). Tra le
regioni con i maggiori aumenti si segnalano Veneto (+22), Piemonte e Puglia (+14
entrambe), Marche (+12) e Liguria (+5), mentre per i cali più evidenti Lombardia
(-18), Lazio (-13), Sardegna (-9) ed Emilia Romagna (-6) dove nel 2024 si
verificò la strage nell’impianto Enel Green Power che provocò 7 decessi.
La diminuzione rilevata nel confronto dei periodi gennaio-dicembre 2024 e 2025 è
legata sia alla componente maschile, le cui denunce mortali in occasione di
lavoro sono passate da 750 a 749, sia a quella femminile (da 47 a 43). Aumentano
le denunce dei lavoratori stranieri (da 176 a 182), in riduzione quelle degli
italiani (da 621 a 610). L’analisi per classi di età evidenzia incrementi delle
denunce mortali nella fascia 40-49 anni (da 137 a 148 casi) e 55-64 anni (da 279
a 300) e riduzioni tra gli under 40 (da 143 a 130), tra i 50-54enni (da 133 a
128) e tra gli over 64 (da 103 a 85).
Per quanto riguarda le denunce di infortunio in occasione di lavoro (al netto
degli studenti) presentate all’Inail nel 2025 sono state 416.900, in aumento
dello 0,5% rispetto alle 414.853 del 2024 e in riduzione dell’1,4% rispetto al
2023, del 23,8% sul 2022, del 4,1% sul 2021, dell’11,0% sul 2020 e del 9,7% sul
2019, anno che precede la crisi pandemica. Tenuto conto dei dati sul mercato del
lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento
dicembre 2025, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di
lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si
evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 2.005 denunce di
infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di dicembre 2019
alle 1.727 del 2025, con un calo del 13,9%. Rispetto a dicembre 2024 si ha un
aumento dello 0,2% (da 1.723 a 1.727).
A questi bisogna aggiungere i dati relativi ai casi in itinere e che riguardano
gli studenti. Nel primo caso si sono registrati 99.939 casi, in aumento del
3,2%, di cui 293 con esito mortale. Per quanto riguarda gli studenti, invece, le
denunce sono state 80.871, in aumento del 3,8% rispetto alle 77.883 del 2024.
Delle circa 81mila denunce di infortunio, 1.889 hanno riguardato studenti
coinvolti nei percorsi ‘formazione scuola-lavoro’, in riduzione dell’8,2%
rispetto al 2024. I casi mortali denunciati all’Inail risultano essere otto
contro i 13 del 2024.
L'articolo Incidenti sul lavoro, 792 morti nel 2025: i dati Inail. Tra gli
studenti quasi 2mila infortuni durante l’alternanza proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Sicurezza sul Lavoro
Un macello abusivo nel pieno centro di Salerno. Durante un controllo dei locali
commerciali disposto dalla Procura, i Nas – accompagnati dall’Ispettorato del
lavoro, Asl e pulizia municipale – hanno individuato e portato alla chiusura
diverse attività accusate di gravi mancanze sul piano igienico, lavorativo e su
quello della sicurezza e contrattuale. Emesse nei controlli ammende per un
totale di 20.671,41 euro e sanzioni amministrative per un importo pari a
21.900,00 euro.
Nella prima attività, gestita da un cittadino extracomunitario, si svolgevano
abusivamente attività di macellazione clandestina. Il luogo versava inoltre in
condizioni igieniche precarie, visto lo sporco diffuso e i muri e soffitti privi
del rivestimento adatto. L’ispezione si è poi concentrata sul sequestro di
alcuni alimenti. Tra questi, sei quintali di prodotti e carcasse di animali
prive di bollatura sanitaria – un marchio impresso sulle carni fresche dopo
controlli veterinari che attesta la piena idoneità al consumo umano – e una
tonnellata di carne, pesce, riso e legumi in cattivo stato di conservazione.
Nelle vicinanze del macello era presente anche un minimarket, intitolato alla
stessa persona, che è stato sottoposto alla chiusura “ad horas” anche qui per
gravi violazioni sull’igiene e strutturali. Tra i prodotti della drogheria,
sequestrati 40 kg tra vegetali, pesce, carne e formaggi congelati senza
indicazioni sulla loro tracciabilità. Gravi carenze inoltre su salute e
sicurezza.
Nella stessa perquisizione, chiuso anche un locale kebab per la presenza di
infestanti, sanitari fuori servizio, sporco nell’esercizio e su gli utensili da
cucina. Il provvedimento si è reso inevitabile anche per la scarsa sicurezza sul
posto di lavoro e per le assunzioni in nero. Sospeso infine un secondo
minimarket, dove nel sequestro sono stati requisiti 190 kg di carne e vegetali
in cattivo stato e 65 kg di dolci, legumi e riso senza tracciabilità. Nel
locale, anche qui, gravi carenze sulla sicurezza.
L'articolo Scoperto un macello abusivo in pieno centro a Salerno: “Condizioni
igieniche precarie e carcasse di animali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Cassazione ha condannato un datore di lavoro per la morte in cantiere di un
suo operaio. L’uomo era precipitato giù da un’impalcatura a un’altezza di dieci
morti ed era morto sul colpo. La Corte d’Appello aveva condannato il titolare e
lui aveva fatto ricorso perché il suo dipendente aveva in corpo un tasso
alcolemico di 0,46 al momento dell’incidente. Ma la Suprema corte ha confermato
la sentenza con ferme motivazioni.
“L’ebbrezza non salva il datore di lavoro” perché secondo i giudici “lo stato di
ebbrezza, anche se provato, non vale a escludere la responsabilità” perché
“l’area di rischio è governata dal datore”. Dunque “la circostanza che il
lavoratore possa trovarsi in via contingente in condizioni psicofisiche tali da
non renderlo idoneo a svolgere i compiti assegnati è un’evidenza prevedibile”,
di conseguenza il datore è legalmente responsabile per i compiti di lavoro
assegnati all’operaio.
Tra l’altro, il tasso di 0,46 grammi di alcol per litro è inferiore al limite
massimo alla guida consentito in Italia. Per quanto riguarda lo stato fisico, è
un livello in cui la persona inizia a percepire i primi effetti dell’alcol come
riflessi più lenti, lieve alterazione dell’umore e una valutazione del rischio
inferiore al normale. Condizioni certamente precarie per lavorare in cantiere,
ma forse non abbastanza per riferirsi alla vittima come ‘persona ubriaca’: la
soglia legale di ebbrezza inizia dal tasso alcolemico di 0,5.
L'articolo Operaio beve alcol, cade in cantiere e muore sul colpo. Cassazione:
“L’ebbrezza non salva il datore di lavoro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un uomo di 39 anni è morto dopo essere stato colpito da un grosso ramo mentre
potava le piante di un terreno privato. L’incidente è avvenuto nella mattinata
di giovedì 15 gennaio a San Francesco al Campo, nel Torinese. L’uomo era
dipendente di una ditta di Barbania, un comune della zona. Secondo le
ricostruzioni della polizia locale e del Servizio prevenzione e sicurezza
ambienti di lavoro dell’Asl locale, l’incidente è stato provocato dalla caduta
di un albero.
Insieme alla vittima c’era il collega che ha dato l’allarme. Soccorso
dall’equipe sanitaria del Servizio regionale di elisoccorso e trasportato in
codice rosso al Centro traumatologico di Torino, il lavoratore è morto subito
dopo il suo arrivo in ospedale: era in arresto cardiaco. I carabinieri della
compagnia di Venaria Reale e gli ispettori stanno svolgendo gli accertamenti per
ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto.
L'articolo Colpito da un ramo mentre potava le piante: morto sul lavoro un
39enne nel Torinese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Continua la strage sul lavoro. Nei primi undici mesi del 2025, le morti
denunciate all’Inail sono state 1.002. Il dato è quasi invariato rispetto
all’anno prima, a dimostrazione dell’insufficienza degli interventi per
aumentare la sicurezza dei lavoratori. La maggior parte delle vittime, 729
(sette in più rispetto allo stesso periodo dell’anno prima), ha perso la vita
durante l’attività lavorativa, mentre 273 sono morte mentre si trovavano in
itinere, durante il percorso verso il lavoro. Ma anche quest’anno la conta dei
morti ha continuato a salire: “In neanche due settimane, contiamo già otto morti
accertate nei luoghi di lavoro”, commenta il presidente dell’Associazione fra
lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, Antonio Di Bella, ricordando i casi
di Claudio Salamida, morto questa mattina nell’acciaieria 2 degli stabilimenti
dell’ex Ilva di Taranto, e Pietro Zantonini, 55enne “morto a -12 gradi nella
notte tra l’8 e il 9 gennaio” a Cortina D’Ampezzo dove lavorava come vigilante
notturno in un cantiere dei Giochi Milano-Cortina 2026.
L’incidenza dei decessi sul lavoro, in rapporto agli occupati, è stabile
rispetto all’anno precedente. Quello che emerge è un fenomeno persistente in
settori ad alto rischio come l’agricoltura e in alcune attività manifatturiere e
commerciali, dove la fretta e la fatica fanno il gioco di un sistema che spesso
dimentica la sicurezza. Negli 11 mesi considerati la gestione agricoltura passa
da 90 a 102 casi mortali denunciati e il Conto Stato da otto a nove, mentre
l’Industria e servizi scende da 624 a 618. Tra i settori con più decessi
avvenuti in occasione di lavoro si evidenziano per gli incrementi le Attività
manifatturiere (da 94 a 108 denunce) e il Commercio (da 51 a 61), per i
decrementi le Costruzioni (da 147 a 133), il Trasporto e magazzinaggio (da 99 a
98), i Servizi di supporto alle imprese (da 37 a 36), le Attività di alloggio e
ristorazione (da 21 a 18) e la Sanità e assistenza sociale (da 17 a 9).
Per quanto riguarda le denunce di infortunio degli studenti presentate
all’Inail, i casi mortali risultano essere otto contro i 14 del 2024. L’Inail
spiega che i dati sono provvisori e suscettibili di variazioni, in particolare
per gli infortuni avvenuti nei percorsi formazione scuola-lavoro, oltre a quelli
con esito mortale, in conseguenza della trattazione delle pratiche ai fini del
riconoscimento.
Allargando lo sguardo agli infortuni non mortali, negli 11 mesi si contano
476.898: 385.435 in occasione di lavoro (+0,4%) e 91.463 in itinere (+3%). Un
dato in lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2024 (+0,4%), ma che
resta inferiore ai livelli pre-pandemici e segna una riduzione nel confronto con
gli anni precedenti, in particolare rispetto al 2019 (-9,7%). Rapportando gli
infortuni al numero degli occupati, l’incidenza scende a 1.594 denunce ogni
100mila lavoratori, il 13,7% in meno rispetto a sei anni fa. Nell’industria e
nei servizi si registra un incremento dello 0,5%, mentre l’agricoltura segna un
calo del 2,1%. In crescita anche la percentuale tra i dipendenti pubblici
statali (+1,0%). A livello di comparti produttivi aumentano le denunce nelle
costruzioni (+3,7%), nel commercio (+2,3%), nella sanità e assistenza sociale
(+1,6%) e nei servizi di alloggio e ristorazione (+0,5%). In flessione, invece,
trasporto e magazzinaggio, servizi di supporto alle imprese e manifatturiero.
Dal punto di vista territoriale, le denunce diminuiscono nel Nord-Ovest e nel
Mezzogiorno, mentre crescono al Centro, nel Nord-Est e nelle Isole. Il Lazio fa
segnare l’aumento più marcato (+12,1%), seguito dalla provincia autonoma di
Bolzano, Molise, Sicilia e Basilicata. Tra i cali più rilevanti figurano
Liguria, Trento, Toscana e Campania. Le denunce di infortunio aumentano
soprattutto tra le donne (+2%) e i lavoratori stranieri (+3,5%), categorie che
più di altre sembrano subire le conseguenze di un mercato del lavoro spesso
precario. Per età, si osserva una riduzione nella fascia 40-54 anni e un
incremento tra i lavoratori più anziani, in particolare tra i 55 e i 69 anni. La
fascia che continua a trainare l’aumento dell’occupazione, con ciò che ne
consegue per quanto riguarda la fatica dell’attività quotidiana e la sicurezza.
Per quanto riguarda poi le denunce di malattia professionale, il numero per il
periodo analizzato è di 90.288, 8.617 in più rispetto allo stesso periodo del
2024: un aumento del 10,6%. I dati rilevati confermano i trend in crescita delle
patologie denunciate nei settori Industria e servizi (+11,0%) e agricoltura
(+8,7%) . L’aumento riguarda il Sud (+21,4%), il Nord-Ovest (+14,2%), il Centro
(+7,7%) e il Nord-Est (+6,8%). In calo le Isole (-4,7%). Le malattie più
rilevate sono le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo,
quelle del sistema nervoso e dell’orecchio, seguite dai tumori e dalle patologie
del sistema respiratorio.
L'articolo Infortuni sul lavoro, Inail: altre 1.002 vittime da gennaio a
novembre 2025. Morti anche otto studenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quella che doveva essere l’icona di una riforma, il luogo deputato a unificare e
potenziare l’attività ispettiva contro lo sfruttamento e per la tutela dei
lavoratori e della sicurezza sul lavoro, si sta rivelando, a dieci anni dalla
sua istituzione, un fallimento, la cui amara conferma è la scarsa attrattività e
la fuga in massa dei suoi funzionari verso altri enti.
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) è nato nel 2015 con l’ambizione di
accentrare le funzioni ispettive, comprese quelle previdenziali e assicurative
prima in capo all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) e
all’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro
(INAIL). Il progetto, tuttavia, non è mai decollato e rischia oggi la
“consunzione”, come denunciato da più parti.
I numeri della crisi: organici decimati e concorsi a vuoto
I dati che emergono sono allarmanti e disegnano il quadro di un ente in profonda
sofferenza. La carenza di personale è drammatica, soprattutto nelle regioni del
Centro-Nord, dove in alcune sedi l’organico manca fino a due terzi del personale
necessario. A Milano, ad esempio, a fronte di un organico previsto di 370
persone, ne sono presenti appena 130.
I tentativi di reclutamento si sono rivelati inefficaci. Due anni fa, l’INL ha
bandito un concorso per 1149 posti da ispettore tecnico: ne sono entrati 850, ma
ne sono rimasti in servizio solo 600, meno della metà di quelli necessari. I
neoassunti, infatti, hanno preferito migrare verso altre amministrazioni
pubbliche, come l’Agenzia delle Entrate, o verso il settore privato, attratti da
migliori stipendi e prospettive di carriera.
L’ultima tornata concorsuale ha confermato la tendenza: per soli 34 posti in
Friuli Venezia Giulia si sono presentati in dieci, con appena 6 idonei. In
Liguria, per 6 posti, i candidati erano 17 e gli idonei 11. In Lombardia, su 190
posti, i candidati sono stati 89 e i vincitori appena 55. E non è affatto
scontato che questi ultimi firmino il contratto, vista l’esperienza passata.
La fuga verso INPS e INAIL
Il sintomo più evidente delle criticità in cui versa l’INL è la reazione dei
funzionari stessi. Decine e decine di colleghi, come mi è stato confermato, si
stanno candidando in massa al nuovo concorso congiunto bandito da INPS e INAIL,
che prevede l’assunzione di 448 ispettori di vigilanza (di cui 355 per l’INPS e
93 per l’INAIL).
I funzionari dell’INL lamentano da tempo uno scarto inaccettabile tra la
retribuzione e l’enorme responsabilità di firmare verbali che devono reggere in
tribunale. In queste condizioni, è naturale che un ispettore preferisca un altro
ente con migliori condizioni economiche e di carriera.
L’attività ispettiva: più controlli, ma a che prezzo?
Nonostante la crisi di personale, l’attività ispettiva complessiva ha registrato
un aumento. Nel 2024, gli accessi ispettivi totali (INL, INPS, INAIL) sono stati
158.069, con un aumento del 42% rispetto all’anno precedente. L’INL, in
particolare, ha visto un incremento del 59% degli accessi rispetto al 2023.
Tuttavia, questo aumento quantitativo non deve ingannare. L’attenzione alla
lotta al sommerso, spinta anche dagli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e
Resilienza (PNRR), rischia di incentivare interventi veloci a scapito di
indagini più approfondite su appalti, subappalti e orari di lavoro, che
richiedono tempo e risorse.
I risultati del 2024 mostrano che su 90.831 ispezioni definite, ben 65.096 sono
risultate irregolari, con un tasso di irregolarità del 71,7%. Sono stati
accertati illeciti che riguardano 120.442 lavoratori, un aumento del 15%
rispetto all’anno precedente. Tra i dati più significativi: 19.008 lavoratori in
nero e 13.458 casi di interposizione fittizia di manodopera. Le violazioni in
materia di salute e sicurezza sono schizzate a 83.330, un incremento del 127%
rispetto al 2023.
Questi numeri, pur evidenziando l’efficacia dell’azione di intelligence nel
trovare le irregolarità, non possono nascondere la fragilità strutturale
dell’ente. Se l’attività ispettiva è costretta a operare con organici ridotti e
personale demotivato, il rischio è che la tutela dei diritti e della sicurezza
sul lavoro diventi una chimera.
La politica deve ascoltare il grido d’allarme che arriva dal campo. Non basta
promettere qualche centinaio di posti in più se poi, alla prima occasione, se ne
perdono altrettanti. È necessario un intervento strutturale che valorizzi il
personale, garantisca retribuzioni adeguate alle responsabilità e assicuri
all’Ispettorato l’autonomia e la terzietà necessarie per svolgere la sua
fondamentale missione. Altrimenti, il rischio è che la crisi si risolva per
consunzione, lasciando i lavoratori più esposti e lo Stato più debole.
L'articolo La prevedibile fuga degli ispettori del lavoro è l’amara conferma di
un fallimento proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Chi è l’uomo in bianco accanto a Marina Calderone e suo marito?”. Tra i
consulenti del lavoro c’era già chi si preparava a riciclare la famosa battuta.
Perché stamattina, 18 dicembre, tra le udienze di Papa Leone XIV era fissata
anche quella con i consulenti del lavoro. “Un incontro riservato che abbiamo
dovuto circoscrivere a un numero molto contenuto di dirigenti”, aveva spiegato
nei giorni scorsi Rosario De Luca (foto), presidente del Consiglio nazionale
dell’ordine dei consulenti, ruolo prima ricoperto da sua moglie Marina, per 17
anni e fino alla nomina da ministra del Lavoro. E siccome il suo ministero
vigila per legge sull’ordine dei consulenti, Calderone ha pensato bene di
vigilare anche sull’udienza papale imbucandosi in mezzo al “numero contenuto di
dirigenti” nella veste di moglie. Poteva mancare una che nel giorno del Signore
s’è presa pure la laurea? Benedetta ministra!
Così, nelle stesse ore in cui il Parlamento approvava il suo dl sicurezza sul
lavoro, la timorata ministra accompagnava i consulenti del lavoro dal Santo
Padre, che dal presidente marito si è beccato anche un libro: “Lavoro, persone,
comunità. I consulenti del lavoro nel Giubileo della Speranza”, dove De Luca
stesso scrive che “Il mondo del lavoro, attraversato dalle trasformazioni
tecnologiche e dall’avvento dell’intelligenza artificiale, chiede oggi un nuovo
umanesimo professionale”. Leone XIV ha invece esortato la categoria “a non
vivere la vostra professione schiacciati sul versante datoriale, quasi che il
resto sia meno importante”. E ricordato di non mettere al centro delle dinamiche
lavorative “né il capitale, né le leggi di mercato, né il profitto, ma la
persona, la famiglia”. Infine foto di rito, benedizione apostolica e auguri per
il Santo Natale.
Ma non è finita. All’ombra del Cupolone e a conclusione della giornata, De Luca
e i suoi hanno organizzato l’evento “Costruire il domani – Etica, Valori,
Sostenibilità, Legalità” nell’Aula Magna dell’Università Pontificia Agostiniana.
“Un’occasione per fare una riflessione ampia e interdisciplinare sul futuro del
lavoro – ha scritto l’ordine sui suoi canali social –, con particolare
attenzione ai temi dell’etica, dell’inclusione e delle nuove tecnologie, e
sull’importante ruolo sociale del Consulente”. Saluti di benvenuto del solito De
Luca e poi, tra i relatori, il presidente dell’Inps Gabriele Fava e quello
dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo. Che fai, non inviti la ministra del Lavoro?
Nemmeno fosse stata da quelle parti, Calderone ha tolto i panni della consorte e
rimesso quelli istituzionali, pronta per il suo intervento. “Credo che sia
importante, in tutte le scelte che stiamo facendo, mantenere il rigore della
competenza e quel richiamo costante ai valori etici e professionali che fanno la
differenza”. Ai fedeli consulenti che hanno seguito il webinar, l’ordine ha
riconosciuto tre crediti formativi deontologici. Per l’indulgenza si vedrà.
L'articolo Calderone dal Papa per accompagnare i consulenti del lavoro insieme
al marito. Poi al loro seminario, da ministra proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sotto organico, trattati male e, presto, alle dirette dipendenze dell’ex
presidente dei consulenti del lavoro, la ministra Marina Elvira Calderone.
Potrebbe essere questo il destino che attende gli ispettori del lavoro nel 2026.
L’idea di chiudere l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) e di spostarne
funzioni e dipendenti all’interno del ministero del Lavoro non è nuova per il
governo Meloni. La ministra l’aveva accarezzata a inizio legislatura, mettendo
in allarme le forze sindacali, già alle prese coi salari insufficienti e
l’indebolimento strutturale dell’Ispettorato, nato nel 2015 come agenzia
pubblica per svolgere l’attività ispettiva a livello nazionale, integrando le
funzioni precedentemente svolte dal ministero ma anche di Inps e Inail, che
infatti avevano visto il definitivo blocco delle assunzioni del personale
ispettivo. Un’agenzia vigilata dal ministero, ma dotata di autonomia
regolamentare, amministrativa e contabile. Autonomia che ora rischia di perdere,
come emerso dall’incontro di martedì 25 novembre tra sindacati e ministero. “Per
gli ispettori c’è il rischio di perdere terzietà ed essere sempre più
assoggettati e assoggettabili alla politica”, aveva spiegato al Fatto il
segretario nazionale Fp Cgil, Florindo Oliverio. Ma è anche una questione di
soldi, perché l’Ispettorato ha un tesoretto sul quale il ministero ha messo gli
occhi.
“Si tratta di un’idea nient’affatto nuova, che ci era stata già paventata ad
inizio del mandato della ministra Calderone, con tanto di bozze di disegno di
legge e creazione di uno specifico Dipartimento del Ministero del Lavoro, il
dipartimento vigilanza, il cui capo Dipartimento sarebbe nominato direttamente
dal Ministro del Lavoro e riceverebbe direttive ed indicazioni dal Ministro
stesso e della sua diretta esecuzione dovrebbe rispondere”, si legge nel
comunicato unitario di Cgil, Uilpa e Usb seguito all’incontro al ministero con
capo di Gabinetto e vicecapo di Gabinetto, tra gli altri. L’idea venne poi
accantonata, ma nel frattempo i segnali di attenzione chiesti dai sindacati su
rinnovo dei contratti, aumenti salariali, welfare aziendale e indennità
ispettiva per valorizzare il personale non sono mai arrivati. E intanto se ne
andavano i funzionari, ispettori compresi, perché a fronte delle molte
responsabilità all’INL il gioco non vale la candela. Tra le soluzioni proposte
da anni dalle sigle sindacali, quella di finanziare il welfare aziendale e il
sistema indennitario, anche in vista di future assunzioni, utilizzando parte
dell’avanzo di bilancio disponibile dell’Agenzia, che oggi ammonta a 368 milioni
di euro.
“Da quanto abbiamo appreso nel corso dell’incontro, sembra fare molto appetito
l’ingente avanzo di bilancio dell’INL”, hanno scritto i sindacati. Ma, prosegue
il comunicato, “durante il confronto con la rappresentanza ministeriale non
abbiamo registrato alcuna misura concreta capace di mettere nelle migliori
condizioni tutti i lavoratori dell’INL (o del Dipartimento della vigilanza) per
operare efficacemente e assolvere le funzioni cui sono adibiti”. Ad ora si
starebbe verificando se tecnicamente, nell’ipotesi di rientro, una qualche forma
di compensazione spetti al ministero. “L’avanzo di bilancio va all’erario, ma
visto il trasferimento di funzioni si aspettano che qualcosa venga riconosciuto
al ministero, ed è quanto stanno cercando di capire”, spiega Giorgio Dell’Erba,
dirigente del coordinamento nazionale dell’Unione sindacale di base, presente
all’incontro a Roma. “Ma il problema è proprio questo: di questi soldi cosa ne
vogliono fare?”. Si intende seguire “una logica di conservazione dello stato
attuale o si intendono invece potenziare davvero, e non a “costo zero”, tutte le
attività e le funzioni trasferite dell’INL”?
Sul potenziamento dell’Ispettorato Calderone e sindacati non si sono mai intesi.
Il prossimo incontro, che il ministero propone per gennaio, dirà se l’attività
ispettiva a tutela di diritti, salute e dignità dei lavoratori ha ancora
cittadinanza o se l’imperativo è “non disturbare chi produce ricchezza”, per
dirla con Giorgia Meloni. Insomma, se la ministra Calderone intenda smantellare
definitivamente le funzioni di un Ispettorato che già oggi e soprattutto al
Nord, ha sedi sotto organico di oltre il 50%. “Non possiamo accettare anche il
solo paventarsi dell’ipotesi di un diretto controllo politico della vigilanza
sul lavoro, dopo averla disarticolata, riportando il quadro istituzionale
indietro di dieci anni”, scrivono Cgil, Uilpa, Usb, che annunciano una assemblea
nazionale del personale per il 2 dicembre e non a caso: “La sera del 2 dicembre
andrà in onda su Rai 1 la serie televisiva “L’altro ispettore”, la prima serie
TV dedicata alla figura dell’ispettore del lavoro. Ci sembra incredibile che,
mentre si illustra al grande pubblico il ruolo degli ispettori del lavoro
(sperando comunque non vi siano troppi luoghi comuni), il Governo si prepari
serenamente a comunicare l’intenzione di chiudere l’INL e riportare le lancette
indietro di dieci anni”.
L'articolo Calderone si mangia gli ispettori del lavoro e prova a mettere le
mani sul loro “tesoretto” proviene da Il Fatto Quotidiano.