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Lavoratori sottopagati, salta dal decreto Pnrr lo scudo agli imprenditori: “Dubbi dagli uffici del Quirinale”
Il Consiglio dei ministri ha dato il via al nuovo decreto Pnrr. Salta però, secondo diverse fonti, lo scudo per gli imprenditori sui lavoratori sottopagati. La norma, come anticipato dal Fatto Quotidiano, compariva in diverse bozze e prevedeva che i lavoratori sottopagati perdessero il diritto di recuperare gli arretrati. La norma non sarebbe neanche arrivata in Cdm. Un dietrofront dovuto, secondo ambienti parlamentari della maggioranza, anche all’interlocuzione con gli uffici del Quirinale che avrebbero espresso dubbi tecnici sulla norma. “Giustizia è fatta”, hanno commentato i parlamentari del Movimento 5 stelle nelle commissioni Lavoro di Camera e Senato, esultando per lo stralcio della norma. “Sarebbe stato un colpo durissimo allo Stato di diritto e un premio all’illegalità – sottolineano – che il M5S ha contrastato fin dal primo momento, alzando le barricate. Per la terza volta, grazie alla nostra determinazione, il Governo è stato costretto a fare retromarcia”. Non era infatti la prima volta che il governo provava a inserire la norma: si trattava del terzo tentativo in sei mesi. L’articolo, che a luglio era stato presentato come l’emendamento Pogliese, dal nome del senatore di Fratelli d’Italia primo proponente, avrebbe penalizzato molto i lavoratori: se un’impresa, pur applicando il giusto contratto, veniva condanna perché paga stipendi inferiori alla soglia di povertà, il giudice poteva condannarla a pagare le differenze retributive solo per il periodo successivo alla lettera di diffida del lavoratore. L'articolo Lavoratori sottopagati, salta dal decreto Pnrr lo scudo agli imprenditori: “Dubbi dagli uffici del Quirinale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Se l’AI non viene regolamentata è solo estrazione di valore”. Il conflitto su dati e controllo dell’Intelligenza artificiale – Intervista
L’intelligenza artificiale viene raccontata come una tecnologia capace di democratizzare l’accesso alla conoscenza e moltiplicare le opportunità. Ma dietro la narrazione dell’innovazione si apre un conflitto su dati, potere e controllo. A margine dell’AI Festival, Cosmano Lombardo — fondatore di Search On Media Group — riflette su regolamentazione, Big Tech, lavoro e formazione, mettendo in guardia dal rischio che l’AI, senza regole, diventi solo un meccanismo di estrazione di valore. Tu organizzi eventi che mettono insieme Big Tech, istituzioni e imprese. Non c’è il rischio che l’Intelligenza Artificiale venga raccontata solo da chi ha interesse a venderla? Sicuramente nei nostri eventi ci sono Big Tech, aziende e istituzioni che hanno interesse a vendere l’AI, però proviamo a portare tutti i punti di vista. Abbiamo docenti universitari e giovani che si stanno approcciando ora: magari non hanno ancora la visione dell’auto-business, ma stanno cercando di capire come utilizzarla nel migliore dei modi, anche dal punto di vista dell’impatto sociale. Quindi è giusto portare all’attenzione il punto di vista di chi vuole fare business, ma dall’altro lato proviamo anche a indagare i vari impatti, compresi quelli sociali. Le grandi piattaforme dicono che l’AI democratizza l’accesso alla conoscenza, eppure i modelli sono proprietari, opachi e controllati da pochi soggetti. Dov’è questa democrazia? Questo è il punto dolente, non solo della parte tecnologica. C’era un grande sogno, anche con i social media, che tutto fosse reso più accessibile; in parte è accaduto, ma lato AI la situazione è più complessa. Oggi esiste una forte disparità tra cittadini e istituzioni, e anche tra diverse aree geografiche come Asia, Europa e Stati Uniti. Io credo che i cittadini dovrebbero essere i proprietari delle applicazioni, ma al momento vari Paesi e varie aziende stanno lottando per il controllo. Ci sarà probabilmente una “messa a terra” che renderà l’accesso più diffuso, ma la competizione tra le aziende aumenterà. È un nodo molto complesso. A proposito di questo, l’Europa prova a regolamentare con l’AI Act, mentre Stati Uniti e Cina corrono. Rischiamo di restare schiacciati tra iper-regolazione e dipendenza tecnologica? Bisogna chiarire un punto: l’Italia e l’Europa vengono spesso additate come quelle che regolamentano troppo, ma se guardiamo i dati gli Stati Uniti sono tra i Paesi che applicano maggiormente la regolamentazione. Il fatto che altri stiano accelerando non dipende dalla nostra regolamentazione: non è abbassando le regole che si aumenta l’adozione. Il vero problema è un gap di budget e un ritardo storico nell’implementazione delle soluzioni tecnologiche, che va colmato. La regolamentazione resta fondamentale, soprattutto se confrontata con l’assenza di regole in gran parte dell’Asia. La visione europea è corretta, ma dobbiamo imparare dagli altri come accedere ai capitali necessari per implementare davvero le tecnologie. L’AI promette nuovi mestieri, ma intanto automatizza quelli esistenti. Non stiamo assistendo a una rimozione del problema sociale? No, è un processo evolutivo, come è successo con la rivoluzione industriale o con quella digitale. Alcune professionalità vengono innovate, alcune spariranno e altre verranno create. Oggi, paradossalmente, le aziende non riescono a trovare i professionisti AI e tech di cui avrebbero bisogno per accelerare. C’è quindi un enorme tema di formazione. Quello che allarma di più non è tanto l’impatto immediato sul lavoro — su cui è necessario fare upskilling e reskilling — quanto il lato scolastico. Bisogna concentrarsi su come formare una classe docente, a partire dalle scuole primarie, capace di implementare correttamente l’AI. C’è anche la questione dei dati. L’AI si nutre di contenuti prodotti da milioni di persone, spesso senza consenso né compenso. È innovazione o estrazione di valore? Questo tema è strettamente legato alla regolamentazione. L’Europa interviene proprio per tutelare aspetti come la proprietà intellettuale. Serve trovare un equilibrio che permetta di innovare mantenendo queste tutele. Se non si regolamenta in modo corretto, allora sì, diventa un’estrazione di valore. È un po’ come il codice della strada: serve per guidare in modo corretto. Credo che l’Europa si stia muovendo bene per proteggere le persone e i dati delle aziende, ma ora bisogna spostare l’attenzione su ciò che serve per accelerare davvero. Se dovessi indicare una “linea rossa” da non superare nello sviluppo dell’AI, quale sarebbe? Il nesso tra robotica, biotecnologie e intelligenza artificiale. Già il digitale ha modificato profondamente le modalità di relazione tra gli esseri umani; l’innesto tra AI, robotica e nanotecnologie rischia di cambiare l’asset dei nostri valori umani. Questa, per me, è la vera linea rossa da non oltrepassare. Oggi l’AI rende il cittadino più libero o più controllabile? Dipende dal livello di regolamentazione. In Cina il cittadino è molto più controllabile; in Italia, almeno per ora, non siamo a quel livello. La differenza la fa la formazione: se non utilizziamo l’AI in modo corretto, rischiamo di mettere i nostri dati alla mercé di chiunque. In alcuni contesti l’AI ci rende più liberi, in altri molto più controllati. — Cosmano Lombardo è un imprenditore seriale del mondo digitale, fondatore e CEO di Search On Media Group. È l’ideatore e il volto del WMF (We Make Future), la fiera internazionale sull’innovazione che ogni anno riunisce decine di migliaia di persone per discutere di tecnologia, diritti e futuro. Da oltre quindici anni è impegnato nella divulgazione dell’innovazione tecnologica e sociale, con l’obiettivo di rendere il digitale uno strumento di impatto positivo per la collettività. È inoltre fondatore di diversi tech-festival tematici, tra cui l’AI Festival, e autore per testate di settore sui temi della trasformazione digitale e delle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale. L'articolo “Se l’AI non viene regolamentata è solo estrazione di valore”. Il conflitto su dati e controllo dell’Intelligenza artificiale – Intervista proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sindacati e opposizioni contro la “norma Pogliese”. Landini: “Cattiveria contro i lavoratori”. Conte: “Infilata col favore delle tenebre”
Tutti contro l’emendamento Pogliese, che promette di cancellare gli stipendi arretrati dovuti ai lavoratori sottopagati. La norma entrata nelle legge di Bilancio, dopo il tentativo fallito di inserirla nel decreto Ilva, fa infuriare la Cgil. La segretaria confederale Maria Grazia Gabrielli parla di “un nuovo e grave attacco ai diritti dei lavoratori da parte del governo” con cui, “senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali, si tenta di rendere più difficile la tutela dei salari e il recupero dei crediti retributivi” Il segretario generale, Maurizio Landini, parlando con Repubblica aveva definito la norma “ennesima cattiveria contro i lavoratori che perdono il diritto agli arretrati quando un giudice stabilisce che la loro retribuzione è troppo bassa. Una norma che non c’entra nulla con la finanziaria, ha un profilo di incostituzionalità e di cui chiediamo il ritiro immediato”. Dal Partito democratico, la vicepresidente Chiara Gribaudo attacca: “Non solo non vogliono il salario minimo e aumentano senza ammetterlo l’età pensionabile, ma privano anche i lavoratori e le lavoratrici delle retribuzioni dovute, cercando di far passare emendamenti nella Manovra che, invece di aumentare tutele e diritti, ne tolgono”. Il leader M5s Giuseppe Conte in un post su Facebook accusa la maggioranza di aver “infilato nella manovra, col favore delle tenebre e la confusione dei litigi interni alla maggioranza, una norma vergognosa che calpesta e penalizza i lavoratori sottopagati, che avevamo già stoppato in estate”. E ancora: “Sono gli stessi del no al salario minimo legale e a tutte le nostre proposte per aumentare gli stipendi dei lavoratori e aiutare i cassintegrati davanti al crollo del potere d’acquisto. Sono gli stessi che aumentano i rimborsi a ministri e sottosegretari. Il mondo al contrario. Ci batteremo ancora contro questo ennesimo scempio”. Per Nicola Fratoianni di Avs questa “è la più grave e sottovalutata” tra le tante “norme, blitz e regalini ai potenti di turno che la destra ha offerto in questi giorni per la legge di bilancio”: “Se paghi poco un lavoratore, anche se un giudice dice che stai violando la Costituzione, comunque non dovrai restituire un euro ai lavoratori. Tradotto? Potranno violare la Costituzione – leggasi all’articolo 36, che regola la retribuzione proporzionata – e poi rifugiarsi dietro un contratto collettivo firmato da sindacati fantasma che non rappresentano i lavoratori. Stiamo parlando di soldi DOVUTI ai lavoratori che verrebbero condonati per legge e di fatto regalati ai datori di lavoro”. L'articolo Sindacati e opposizioni contro la “norma Pogliese”. Landini: “Cattiveria contro i lavoratori”. Conte: “Infilata col favore delle tenebre” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sciopero del personale al Marriot Park Hotel di Roma: stipendi e tredicesima in ritardo
Un prezzo medio di oltre 100 euro a notte, ma il personale non riceve lo stipendio. Ecco perché le lavoratrici e i lavoratori del Rome Marriot Park Hotel hanno indetto uno sciopero: la mobilitazione è cominciata nel primo mattino di venerdì 19 dicembre per chiedere il pagamento immediato degli stipendi, il rispetto dei contratti lavorativi e l’apertura di un confronto sindacale. Da diversi mesi, lo staff dell’hotel riceve gli stipendi in ritardo e sono anche mancati i pagamenti delle mensilità aggiuntive: come il ritardo nel pagamento della quattordicesima, avvenuto solo a settembre inoltrato. Hotel Revolution, la società che gestisce la struttura, nella serata di giovedì 18 dicembre ha mandato un comunicato al personale del Marriot per avvisarli che il pagamento della tredicesima fosse slittato da dicembre a gennaio: una decisione che viola la legge e il contratto di lavoro. In che modo l’azienda ha giustificato il ritardo? Con le “esigenze di cash flow“, una formulazione vaga che scarica le difficoltà gestionali sul personale. Non si tratta di un caso isolato, secondo i sindacati: “È l’ennesima dimostrazione di una condizione strutturale che colpisce i lavoratori del turismo a Roma: grandi catene alberghiere e marchi internazionali continuano a produrre profitti, mentre chi garantisce ogni giorno il funzionamento delle strutture non riceve nemmeno lo stipendio nei tempi dovuti”. Mentre il personale sciopera, l’account Facebook dell’hotel pubblica la foto di una ricca colazione con cornetto, muffin, muesli e spremuta d’arancia. “Luce del mattino, profumo di dolcezza e un momento che sa di calma. Al Rome Marriott Park Hotel, la giornata inizia con gusto e armonia”. L'articolo Sciopero del personale al Marriot Park Hotel di Roma: stipendi e tredicesima in ritardo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Contratti pirata, Confesercenti: “Danni per 1,5 miliardi l’anno”. Per ogni lavoratore 8.200 euro di minori compensi
I contratti pirata – ovvero quelli firmati da sindacati poco rappresentativi – continuano a generare nel terziario un ampio danno economico e sociale. A quantificare le perdite e lanciare l’allarme è Confesercenti. Un sondaggio Ipsos commissionato dalla confederazione ha quantificato gli effetti del dumping salariale. Solo per i servizi, al 30 giugno di quest’anno erano registrati al Cnel 210 contratti. Di questi, 200 erano a “minore tutela” e solo 10 siglati dai confederali Cisl, Uil e Cgil. I contratti a bassa tutela coinvolgerebbero dai 160mila ai 180mila lavoratori del comparto, ma sono stime molto conservative. Degli intervistati, solo il 13% afferma di godere della quattordicesima. Il dumping sottrae ai dipendenti il 26% della retribuzione, 1.150 euro di elementi non retributivi come ferie o riposi o permessi, 1000 euro di prestazioni sanitarie previste dalla bilateralità e 900 euro di welfare dalla bilateralità integrativa. I danni ai lavoratori sono stimati in totale in più di 8.200 euro annuali. “Stiamo parlando di quasi 1,5 miliardi di euro sottratti al sistema economico ogni anno“, commenta Confesercenti, che sottolinea anche l’impatto per le casse statali dato che “il minor gettito Irpef causato dai contratti in dumping è di oltre 300 milioni di euro, mentre il minor gettito contributivo è di quasi 450 milioni di euro”. Per sopperire alle mancanze, l’associazione di categoria ha proposto di estendere la detassazione al 5% sugli incrementi salariali, come previsto dalla legge di Bilancio per i contratti siglati nel 2025, anche ai contratti del commercio e del turismo firmati nel 2024 e agli aumenti previsti per il 2026. Secondo le stime, attraverso questo provvedimento si guadagnerebbero oltre 148 milioni l’anno da poter redistribuire ai lavoratori del settore. Confesercenti però puntualizza: “Un beneficio che deve essere riservato alle imprese che applicano contratti di qualità, firmati da organizzazioni realmente rappresentative, una scelta per premiare chi rispetta le regole, rafforzare la concorrenza leale e legare tra loro crescita dei salari, legalità e sviluppo del sistema produttivo”. L'articolo Contratti pirata, Confesercenti: “Danni per 1,5 miliardi l’anno”. Per ogni lavoratore 8.200 euro di minori compensi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lavoro somministrato, l’indennità di disponibilità è un diritto: la sentenza del Consiglio di Stato parla a tutti
A cura di Aldo Andrea Presutto* C’è un tempo nel lavoro somministrato che non si vede, ma pesa sulla vita di chi lavora. È il tempo dell’attesa: quando il lavoratore non è ancora in missione, non ha compiti concreti eppure deve restare pronto in vista di una eventuale chiamata. Un tempo sospeso e imprevedibile, fuori dal suo controllo. Può durare ore, giorni o settimane, ma in quel tempo il lavoratore non può organizzare liberamente la propria giornata né programmare altre attività. La legge tutela questo periodo con un diritto semplice ma fondamentale: l’indennità di disponibilità. Si tratta di un compenso riconosciuto per il solo fatto di essere pronto in caso di chiamata per lavorare. Riconosce il valore del tempo dell’attesa e sottolinea che la disponibilità del lavoratore è parte essenziale del funzionamento del sistema di somministrazione. La sentenza del Consiglio di Stato n. 7853 del 2025 ha riportato l’istituto al centro del dibattito, chiarendo con precisione significato e portata. Il caso riguardava l’Agenzia Ali, che durante la pandemia aveva sospeso i rapporti di lavoro e smesso di pagare l’indennità, puntando invece sulla cassa integrazione in deroga. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro aveva contestato questa scelta, sostenendo che la mancata corresponsione dell’indennità violava le norme di tutela dei lavoratori. L’agenzia, dal canto suo, sosteneva che non esistesse un obbligo generalizzato e che, non applicando il contratto collettivo nazionale, fosse libera di ignorare il pagamento. Il Consiglio di Stato ha respinto queste argomentazioni con decisione, ribadendo che l’indennità è un diritto previsto dalla legge, indipendente da contratti collettivi o regolamenti interni dell’azienda. Nessuna regola interna può cancellarla. Il lavoratore ha diritto al compenso per tutto il periodo in cui resta in attesa di una missione, non solo per i quindici giorni eventualmente previsti da regole aziendali. La contrattazione collettiva può definire quanto spetta, mai se spetta. E non si tratta di un rimborso eventuale: l’indennità è parte integrante della retribuzione, incide sui contributi e rientra pienamente nel sistema degli istituti economici previsti per il lavoro somministrato. La sentenza ha chiarito anche il ruolo essenziale dell’Ispettorato. Il suo intervento non tutela solo i diritti dei singoli lavoratori, ma garantisce la correttezza e l’equilibrio dell’intero mercato. Se un’agenzia elude l’indennità, il danno non ricade solo su chi è in attesa, ma sulla credibilità e sul funzionamento del sistema della somministrazione. L’Ispettorato diventa così il presidio della legalità sostanziale: uno strumento che rende effettive le norme di protezione e impedisce che la flessibilità si trasformi in precarietà senza regole. Il messaggio della Corte è chiaro: la flessibilità non può implicare vuoto di tutele. Il lavoratore in disponibilità non è “in pausa”, è parte importante del sistema stesso della somministrazione. Eliminare l’indennità significherebbe trasformare l’attesa necessaria in subordinazione senza reddito, un risultato contrario alla legge e alla logica stessa della somministrazione. Questa pronuncia parla a tutti, non solo alle agenzie. Ricorda che un modello di lavoro flessibile funziona solo se accompagnato da garanzie solide e non negoziabili. L’indennità di disponibilità protegge chi è più vulnerabile, chi resta pronto a partire anche quando non ha compiti immediati. È una tutela invisibile ma indispensabile, che riconosce il valore del tempo dell’attesa e sostiene l’equilibrio del lavoro somministrato. *Abilitato all’esercizio della professione forense, con oltre dieci anni di esperienza nel settore legale delle agenzie per il lavoro. Svolge attività di consulenza e divulgazione scientifica L'articolo Lavoro somministrato, l’indennità di disponibilità è un diritto: la sentenza del Consiglio di Stato parla a tutti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La vittoria degli operai dell’appalto di Brt dopo 8 giorni di sciopero per contratti e condizioni di lavoro: “Trovato l’accordo”
Dopo otto giorni di mobilitazione, i lavoratori del magazzino AFS-BRT di Madonna dell’Acqua, in provincia di Pisa, hanno ottenuto un accordo con l’azienda. L’annuncio è arrivato dal sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, che fin dall’inizio della protesta ha svolto un ruolo di mediazione tra le parti: “Un risultato significativo che permette a tutte le persone coinvolte di tornare al lavoro”, ha dichiarato il primo cittadino alla stampa locale, impegnandosi a “fare da garante per l’applicazione concreta di quanto concordato”. Lo sciopero, proclamato dal sindacato MULTI con l’adesione del 100% dei magazzinieri e di molti autisti, era nato per denunciare condizioni di lavoro che i dipendenti definivano inaccettabili. Secondo quanto riportato dai manifestanti, l’azienda non riconoscerebbe le ore effettive di lavoro: “Contratti di due ore che diventano giornate da sei o sette, con il resto pagato come straordinario”, si legge in un comunicato. Una forma di sfruttamento che lasciava i lavoratori nell’incertezza: “Non sai mai quanto guadagnerai e se ti ammali non lavori e non prendi nulla”. Ma le rivendicazioni non si fermavano alle irregolarità contrattuali. I dipendenti denunciavano anche gravi problemi di sicurezza all’interno del magazzino, dove sarebbero presenti “fili elettrici scoperti, con infiltrazioni d’acqua quando piove”. A questo si aggiungevano accuse di “violenza verbale, discriminazione e razzismo”, soprattutto nei confronti dei lavoratori migranti. Secondo la consigliera comunale Giulia Contini di Diritti in Comune, presente al presidio, “l’azienda risponde soltanto ‘se non ti piace, cambia lavoro’, come se chi lavora fosse sostituibile da chi ha più fame”. La risposta dell’azienda alla mobilitazione è stata immediata e dura: lo stesso giorno dell’inizio dello sciopero, AFS ha inviato “contestazioni disciplinari a otto lavoratori che avevano denunciato la mancanza di sicurezza nel magazzino, e con la sospensione dal lavoro del nostro delegato sindacale”, come denunciato dai lavoratori stessi. Il 21 novembre, al presidio è arrivata la Polizia. Secondo il sindacato MULTI, l’intervento sarebbe stato richiesto dal privato con l’intento di “sostituire i lavoratori per far passare le merci nonostante lo sciopero”. Un episodio che Diritti in Comune ha definito “fatto gravissimo, inaudito ed ingiustificabile”, denunciando come “decidere di inviare un reparto della celere contro un picchetto di operai in sciopero è qualcosa di nuovo e preoccupante nella nostra città”. Il giorno precedente, un incontro in Prefettura tra le parti si era concluso con un nulla di fatto. Domenica 23 novembre era stata indetta un’assemblea pubblica al presidio. L’azienda, da parte sua, aveva respinto tutte le accuse, definendole diffamatorie e annunciando querele. Ma la mobilitazione dei lavoratori ha avuto eco anche a livello istituzionale. Dopo un incontro tra il sindaco, i lavoratori in sciopero e i rappresentanti dell’azienda è stato annunciato l’accordo. La vicenda solleva però interrogativi più ampi sul sistema degli appalti nella logistica. Come hanno sottolineato Diritti in Comune e Rifondazione Comunista, che hanno portato il tema in Consiglio comunale. I lavoratori in sciopero, nella loro dichiarazione pubblica, hanno ricostruito la propria battaglia: “Da molti anni lavoriamo in appalto per la multinazionale BRT, sia in magazzino sia su strada come autisti”. Un riferimento particolare è andato al passato di BRT, “per anni sotto amministrazione giudiziaria per caporalato e frode”. Con il piano Galileo, l’azienda “aveva promesso di stabilizzare i dipendenti e risanare gli appalti”. La lotta di Madonna dell’Acqua si inserisce proprio in questo quadro di richiesta di applicazione concreta di quegli impegni. L'articolo La vittoria degli operai dell’appalto di Brt dopo 8 giorni di sciopero per contratti e condizioni di lavoro: “Trovato l’accordo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Calderone si mangia gli ispettori del lavoro e prova a mettere le mani sul loro “tesoretto”
Sotto organico, trattati male e, presto, alle dirette dipendenze dell’ex presidente dei consulenti del lavoro, la ministra Marina Elvira Calderone. Potrebbe essere questo il destino che attende gli ispettori del lavoro nel 2026. L’idea di chiudere l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) e di spostarne funzioni e dipendenti all’interno del ministero del Lavoro non è nuova per il governo Meloni. La ministra l’aveva accarezzata a inizio legislatura, mettendo in allarme le forze sindacali, già alle prese coi salari insufficienti e l’indebolimento strutturale dell’Ispettorato, nato nel 2015 come agenzia pubblica per svolgere l’attività ispettiva a livello nazionale, integrando le funzioni precedentemente svolte dal ministero ma anche di Inps e Inail, che infatti avevano visto il definitivo blocco delle assunzioni del personale ispettivo. Un’agenzia vigilata dal ministero, ma dotata di autonomia regolamentare, amministrativa e contabile. Autonomia che ora rischia di perdere, come emerso dall’incontro di martedì 25 novembre tra sindacati e ministero. “Per gli ispettori c’è il rischio di perdere terzietà ed essere sempre più assoggettati e assoggettabili alla politica”, aveva spiegato al Fatto il segretario nazionale Fp Cgil, Florindo Oliverio. Ma è anche una questione di soldi, perché l’Ispettorato ha un tesoretto sul quale il ministero ha messo gli occhi. “Si tratta di un’idea nient’affatto nuova, che ci era stata già paventata ad inizio del mandato della ministra Calderone, con tanto di bozze di disegno di legge e creazione di uno specifico Dipartimento del Ministero del Lavoro, il dipartimento vigilanza, il cui capo Dipartimento sarebbe nominato direttamente dal Ministro del Lavoro e riceverebbe direttive ed indicazioni dal Ministro stesso e della sua diretta esecuzione dovrebbe rispondere”, si legge nel comunicato unitario di Cgil, Uilpa e Usb seguito all’incontro al ministero con capo di Gabinetto e vicecapo di Gabinetto, tra gli altri. L’idea venne poi accantonata, ma nel frattempo i segnali di attenzione chiesti dai sindacati su rinnovo dei contratti, aumenti salariali, welfare aziendale e indennità ispettiva per valorizzare il personale non sono mai arrivati. E intanto se ne andavano i funzionari, ispettori compresi, perché a fronte delle molte responsabilità all’INL il gioco non vale la candela. Tra le soluzioni proposte da anni dalle sigle sindacali, quella di finanziare il welfare aziendale e il sistema indennitario, anche in vista di future assunzioni, utilizzando parte dell’avanzo di bilancio disponibile dell’Agenzia, che oggi ammonta a 368 milioni di euro. “Da quanto abbiamo appreso nel corso dell’incontro, sembra fare molto appetito l’ingente avanzo di bilancio dell’INL”, hanno scritto i sindacati. Ma, prosegue il comunicato, “durante il confronto con la rappresentanza ministeriale non abbiamo registrato alcuna misura concreta capace di mettere nelle migliori condizioni tutti i lavoratori dell’INL (o del Dipartimento della vigilanza) per operare efficacemente e assolvere le funzioni cui sono adibiti”. Ad ora si starebbe verificando se tecnicamente, nell’ipotesi di rientro, una qualche forma di compensazione spetti al ministero. “L’avanzo di bilancio va all’erario, ma visto il trasferimento di funzioni si aspettano che qualcosa venga riconosciuto al ministero, ed è quanto stanno cercando di capire”, spiega Giorgio Dell’Erba, dirigente del coordinamento nazionale dell’Unione sindacale di base, presente all’incontro a Roma. “Ma il problema è proprio questo: di questi soldi cosa ne vogliono fare?”. Si intende seguire “una logica di conservazione dello stato attuale o si intendono invece potenziare davvero, e non a “costo zero”, tutte le attività e le funzioni trasferite dell’INL”? Sul potenziamento dell’Ispettorato Calderone e sindacati non si sono mai intesi. Il prossimo incontro, che il ministero propone per gennaio, dirà se l’attività ispettiva a tutela di diritti, salute e dignità dei lavoratori ha ancora cittadinanza o se l’imperativo è “non disturbare chi produce ricchezza”, per dirla con Giorgia Meloni. Insomma, se la ministra Calderone intenda smantellare definitivamente le funzioni di un Ispettorato che già oggi e soprattutto al Nord, ha sedi sotto organico di oltre il 50%. “Non possiamo accettare anche il solo paventarsi dell’ipotesi di un diretto controllo politico della vigilanza sul lavoro, dopo averla disarticolata, riportando il quadro istituzionale indietro di dieci anni”, scrivono Cgil, Uilpa, Usb, che annunciano una assemblea nazionale del personale per il 2 dicembre e non a caso: “La sera del 2 dicembre andrà in onda su Rai 1 la serie televisiva “L’altro ispettore”, la prima serie TV dedicata alla figura dell’ispettore del lavoro. Ci sembra incredibile che, mentre si illustra al grande pubblico il ruolo degli ispettori del lavoro (sperando comunque non vi siano troppi luoghi comuni), il Governo si prepari serenamente a comunicare l’intenzione di chiudere l’INL e riportare le lancette indietro di dieci anni”. L'articolo Calderone si mangia gli ispettori del lavoro e prova a mettere le mani sul loro “tesoretto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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