Il Viminale continua con il pugno duro contro gli ultras violenti. Dopo i
supporter di Roma e Fiorentina, ne fanno le spese sono i tifosi di Lazio e
Napoli: anche per loro è arrivato il divieto di trasferta fino alla fine della
stagione calcistica. A disporre lo stop è stato il ministro dell’Interno Matteo
Piantedosi stavolta dopo gli scontri in autostrada A1 avvenuti domenica scorsa
tra gli ultras delle due squadre. Il divieto non si applicherà al derby
Roma-Lazio ancora da calendarizzare ma al momento in programma per il 17 maggio
prossimo, visto che non ci saranno movimenti esterni di tifoserie al di fuori
della propria città.
Gli episodi violenti si erano verificati nella mattinata di domenica nel tratto
fra Ceprano e Frosinone, quando gli ultras biancocelesti – di ritorno dalla
trasferta a Lecce – erano entrati in contatto con quelli del Napoli, diretti a
Torino per la partita contro la Juventus. A fronteggiarsi sono state decine di
soggetti con il volto coperto e armati di bastoni, che hanno provocato il blocco
dell’autostrada per alcuni minuti. All’arrivo delle pattuglie della polizia
stradale gli ultras erano già risaliti nelle auto e nei minivan dileguandosi. Ma
poco dopo 80 laziali erano stati intercettati e identificati dagli agenti alle
porte di Roma: alla vista delle forze dell’ordine avevano gettato lungo il
ciglio della strada bastoni e coltelli da cucina, poi sequestrati. Ed oltre 300
tifosi napoletani erano stati in serata identificati al loro arrivo a Torino.
Lo stesso provvedimento era stato preso la settimana scorsa dal Viminale nei
confronti dei supporter viola e giallorossi, a seguito degli scontri – sempre
sulla A1 – tra gli ultrà delle due squadre, che avevano di fatto bloccato il
tratto autostradale all’altezza di Bologna, per affrontarsi con mazze e
spranghe. Le misure del ministero arrivano in una fase in cui sono tornati ad
essere frequenti gli scontri fra tifosi. Alcuni giorni fa gli ultrà del Bologna
hanno ingaggiato una violenta rissa a Como, prima della partita allo stadio
Sinigaglia: ci sono stati due arresti e 53 denunce. Risale al 14 dicembre,
invece, un episodio di guerriglia urbana davanti allo stadio di Marassi, fra i
tifosi del Genoa e quelli dell’Inter, con gli ultras che si sono lanciati bombe
carta, fumogeni e bottiglie e con un furgone e uno scooter che hanno preso
fuoco, con l’intervento di polizia e carabinieri che hanno sparato lacrimogeni e
con un denso fumo acre che ha avvolto le strade che portano allo stadio.
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sull’A1 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Contro il rischio di sgombero di Spin Time, a Roma, si muove una parte sempre
più ampia della città. Attori, registi, scrittori, giornalisti, associazioni,
realtà della società civile e rappresentanti politici hanno rilanciato in questi
giorni appelli pubblici contro l’ipotesi di un intervento del Viminale, tornata
d’attualità dopo le parole pronunciate del ministro dell’Interno Matteo
Piantedosi a seguito dello sgombero dell’Askatasuna a Torino. Il tema sarà ora
al centro di un’assemblea pubblica in programma il 10 gennaio, che si
preannuncia molto partecipata. Un appuntamento che, nelle intenzioni degli
abitanti e delle realtà che animano lo spazio di via Santa Croce in Gerusalemme,
vuole trasformare l’ondata di solidarietà in un percorso organizzato capace di
scongiurare lo sgombero.
“Il sindaco non può permettere che il governo ignori la sua autorità con
l’obiettivo di sgomberare la nostra idea di società”, spiegano gli attivisti di
Spin Time. “A favore di una proprietà che vuole speculare su un immobile
sottratto alla cittadinanza per due decenni, a danno dei cittadini che oggi
hanno accesso a un palazzo rigenerato”. Secondo chi vive e attraversa Spin Time,
il nodo non riguarda soltanto un’occupazione abitativa, ma il ruolo degli spazi
sociali nelle città. “Luoghi come Spin Time sono una risorsa civica. Qui la
cittadinanza non è uno status, ma una pratica quotidiana di cura condivisa”,
spiegano. Una pratica che negli anni ha coinvolto oltre 130 nuclei familiari e
migliaia di persone, tra attività sociali, culturali ed educative.
In difesa di Spin Time sono scesi in campo anche numerosi esponenti del mondo
della cultura. Una petizione indirizzata al ministero dell’Interno chiede di
fermare ogni procedimento nei confronti dello spazio romano. Tra i firmatari
figurano, tra gli altri, Marco Bellocchio, Matteo Garrone, Nanni Moretti,
Fabrizio Gifuni, Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Sabina Guzzanti e
Margherita Vicario. “Spin Time non è un centro sociale occupato, non è un luogo
di propaganda politica, non produce illegalità”, si legge nell’appello. “È
un’idea di umanità, di convivenza e di cittadinanza attiva, come previsto
dall’articolo 4 della Costituzione”. Nel palazzo vivono circa 400 persone
provenienti da oltre 25 Paesi, in una comunità che comprende più di 100 bambine
e bambini. “Grazie alla collaborazione con la scuola Di Donato – prosegue il
testo – il diritto allo studio è garantito per tutte e tutti: la dispersione
scolastica è pari a zero”. Lo sgombero, secondo i firmatari, avrebbe effetti che
vanno ben oltre l’edificio. “Significherebbe disperdere una comunità, spezzare
legami costruiti nel tempo, interrompere percorsi di studio, di lavoro e di
vita, e alimentare nuova marginalità in diversi quartieri della città”.
Spin Time occupa dal 2013 un ex palazzo Inpdap di dieci piani, rimasto vuoto per
anni prima dell’occupazione promossa dal movimento Action per il diritto
all’abitare. Sette piani sono destinati all’abitare, mentre circa 5 mila metri
quadrati ospitano attività sociali, educative e culturali: dal doposcuola
all’osteria, dal barbiere alla stamperia, dalla camera oscura agli spazi
sportivi, fino al coworking e all’auditorium, luogo in cui si riuniscono
sindacati, associazioni e ong. Nel seminterrato ha sede anche La Redazione,
spazio culturale creato da Scomodo da cui è nato anche un mensile. L’immobile,
nel frattempo, è stato ceduto a un fondo immobiliare, Investire Sgr (gruppo
Banca Finnat). Dal 2021 la minaccia di sgombero è costante, ma dall’insediamento
del governo Meloni la pressione si è intensificata. Dopo gli sgomberi del
Leoncavallo a Milano, Spin Time è finito in cima alla lista degli spazi
attenzionati dal Viminale, in parallelo al palazzo occupato da CasaPound in via
Napoleone III, a poche centinaia di metri. Un messaggio politico chiaro da parte
di Piantedosi: lo sgombero di Casapound avverrà solo insieme a quello di Spin
Time. Una comparazione che gli abitanti respingono, rivendicando la funzione
abitativa e comunitaria dello spazio. Non solo movimenti e associazioni. Negli
anni Spin Time ha ottenuto anche il sostegno del Vaticano: sotto papa Francesco,
e poi con papa Leone XIV, il palazzo è diventato simbolo dell’accoglienza
proposta dalla Chiesa fino a diventare uno dei luoghi del Giubileo dei
movimenti.
Il Comune di Roma, nel 2023, aveva tentato di acquistare l’immobile – nonostante
il costo di 36,7 milioni di euro – senza successo. Da allora, nonostante
l’assenza di un piano alternativo per i residenti, l’amministrazione capitolina
ha assicurato che nessuno finirà per strada, senza però riaprire un tavolo in
questi anni. “Il 10 gennaio ci vedremo a Spin Time per organizzarci e per
sognare un altro modello di città”, spiegano gli attivisti. “Se vogliono
chiudere gli spazi sociali e abitativi, bisogna rispondere come comunità.
Incontriamoci perché abbiamo bisogno di una città a misura di tutti, in cui
l’educazione è garantita a tutte le fasce d’età, in cui il diritto all’abitare
non è ostacolato dalla speculazione privata. Una città che non esclude, ma che
accoglie.”. L’assemblea sarà aperta a cittadini, associazioni, sindacati,
partiti, figure istituzionali e artisti. Un percorso che, per chi difende Spin
Time, come spiega chi lo anima, non riguarda solo un edificio, ma l’idea stessa
di città. E che rischia, in caso di sgombero, di aprire una frattura profonda
nel tessuto urbano e sociale di Roma.
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Spin Time: “Così si alimenta la marginalità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo l’attentato di ottobre e le sue dichiarazioni in commissione Antimafia, il
ministero dell’Interno ha deciso di aumentare la scorta nei confronti del
giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di inchiesta Report
su Rai 3. Secondo quanto risulta al Fatto, la comunicazione dell’Ufficio
centrale interforze per la Sicurezza personale (Ucis) del Viminale è avvenuta
domenica 30 novembre. Il livello di sicurezza passerà da quarto a secondo: non
più una auto blindata e due uomini di scorta, ma due blindate e quattro uomini,
oltre all’esercito che presidierà la sua casa a Campo Ascolano, frazione di
Pomezia alle porte di Roma.
La decisione sarebbe stata presa anche in base all’inchiesta della magistratura
sull’attentato del 17 ottobre scorso quando una bomba distrusse l’auto del
giornalista proprio sotto la sua abitazione, ma anche in seguito alle sue
dichiarazioni dello scorso 4 novembre in commissione Antimafia. Una parte della
relazione di Ranucci era stata secretata e in base a quella la presidente della
Commissione Antimafia Chiara Colosimo (Fratelli d’Italia) ha mandato una lettera
al Viminale per chiede un aumento della sicurezza del giornalista.
Durante la parte secretata, Ranucci aveva risposto ad alcune domande relative al
lavoro di Report sul caso Moro, sul caso Mattarella e le piste sull’eventuale
partecipazione di soggetti esterni alle stragi del biennio 1992-93. Ma aveva
provocato polemiche politiche la domanda del senatore M5S Roberto Scarpinato che
chiedeva delucidazioni a Ranucci sulla sua denuncia sul presunto “pedinamento”
dei servizi segreti che, secondo recenti dichiarazioni del conduttore di Report,
sarebbero stati “attivati dal sottosegretario Fazzolari“. Scarpinato aveva anche
chiesto a Ranucci: “Ci vuole raccontare meglio questo episodio e farci capire se
ci può essere se una connessione con quello che gli è accaduto?”. Una
connessione che aveva provocato la reazione stizzita della maggioranza e dello
stesso Fazzolari che in un’intervista al Corriere aveva smentito le accuse e
aveva parlato di “totale impunità di Report”.
Il giorno successivo, il 5 novembre, Ranucci era stato audito dalla commissione
di Vigilanza Rai e in parte aveva ripetuto fatti già comunicati all’Antimafia.
Proprio nei giorni scorsi il Copasir (Comitato parlamentare per la Sicurezza
della Repubblica) ha chiesto alla commissione di Vigilanza gli atti sulla parte
secretata e la presidente del M5S Barbara Floridia ha convocato per mercoledì
mattina l’Ufficio di presidenza per votare. Il comitato che controlla i Servizi
segreti si è attivato anche con la Commissione Antimafia.
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uomini e l’esercito sotto casa a proteggerlo proviene da Il Fatto Quotidiano.