La Casa Bianca ha intrapreso una guerra, contro l’Iran, che potrebbe costare
fino a cento miliardi di dollari. Del conflitto, peraltro, non si intravede la
fine, come se l’amministrazione Usa non si aspettasse la forza di resistenza del
regime e le implicazioni militari. Sul fronte interno, lo scandalo degli Epstein
files scuote l’establishment, mentre la commissione del Congresso continua ad
ascoltare testimoni e dai documenti emergono particolari scabrosi di una donna,
minorenne all’epoca dei fatti, che accusa Trump di abusi. Tutto mentre i
cittadini statunitensi continuano da mesi a fronteggiare un costo della vita
sempre più insostenibile, che ha portato milioni di loro a dovere tagliare nella
vita di tutti i giorni spese legate a beni di prima necessità solo per coprire
le spese sanitarie. Un’esigenza che nasce soprattutto dalla decisione del
governo federale di tagliare gli aiuti. Si trovano così a dovere rinunciare a
cibo, a contenere i costi legati alle utenze, a ridimensionare l’uso dell’auto
per risparmiare sul carburante e a chiedere prestiti. Difficoltà tutt’altro che
teoriche, come emerge da un sondaggio del West Health-Gallup Center on
Healthcare in America pubblicato il 12 marzo: dalla rilevazione, condotta da
giugno ad agosto su circa 20mila adulti, è emerso che oltre 82 milioni di
americani hanno dovuto contrarre almeno una spesa giornaliera per coprire i
costi legati alla propria salute. In un sondaggio più recente di West
Health-Gallup Center, condotto tra ottobre e dicembre, il 25% degli intervistati
– riepiloga Cnn – ha dichiarato “di aver rimandato trattamenti chirurgici o
medici, mentre il 14% ha posticipato l’acquisto di una nuova casa e poco meno di
un decimo la pensione”.
Le prospettive per il futuro non sono rosee: al contrario, si prevede che i
costi sanitari aumenteranno nei prossimi mesi e anni. È probabile infatti che il
pacchetto di tagli fiscali firmato da Trump a luglio priverà 10 milioni di
persone dell’assicurazione sanitaria nel 2034, visto che i repubblicani hanno
dato il via libera a tagli per oltre un trilione al Medicaid, il sostegno
federale e statale all’assistenza sanitaria. Il Gop ha peraltro voluto
vincolarlo a precisi requisiti, che entreranno in vigore alla fine del 2026:
potrà ottenerlo solo chi ha un’età compresa tra i 16 e i 64 anni ed è “abile al
lavoro”, o può fare volontariato, andare a scuola o prendere parte a un
programma di formazione professionale per almeno 80 ore al mese. Requisiti da
cui sono esentati alcune categorie, tra le quali genitori con figli minori di 14
anni, donne incinte, e chi soffre di disturbi da abuso di sostanze. Questa
decisione andrà a impattare in particolare i cittadini a basso reddito e gli
ospedali nelle zone rurali, che dipendono fortemente da questi rimborsi e dunque
rischiano di chiudere. A peggiorare il quadro, anche la riduzione dei sussidi
federali sui premi assicurativi che vanno a impattare sulle polizze
dell’Affordable Care Act (meglio conosciuto come Obamacare), con uno sforzo per
arrivare alla copertura che ricade con un impatto maggiore sui cittadini. Con la
conseguenza di dovere rinunciare ad altro per potersi permettere la copertura. A
spiegare cosa comporta è Wick, residente in Texas: a Cnn spiega che l’anno
prossimo non potrà contare sui 400 dollari di sussidi federali, quindi quella
cifra dovrà sborsarla di tasca sua. Anzi: le è stato comunicato che
probabilmente non avrà diritto a nessun aiuto nel 2026, se verrà riconfermata la
sospensione dei sussidi aggiuntivi, che erano stati approvati durante la
pandemia. Un altro esempio è quello di Sheila, pensionata. Ha deciso di
rinunciare ai plantari da 250 dollari che le ha consigliato il suo medico per
aiutarla a deambulare con meno dolore: si è infatti accorta che Medicare –
l’assicurazione sanitaria federale per gli over 65 – copriva meno della sua
assicurazione sanitaria. E sta provando a capire anche come ottenere a un prezzo
inferiore un farmaco da 90 dollari. Ma l’impatto dei tagli sulla sua vita è
assai più ampio: “a volte salta il pranzo – racconta Cnn – e, per risparmiare,
non sempre prende le medicine per il colesterolo, l’asma e l’ipertensione. Ha
anche abbassato il termostato, preferendo indossare un maglione e rannicchiarsi
sotto due coperte per proteggersi dal freddo”. Ma le decisioni
dell’amministrazione non riguardano soltanto i cittadini a basso reddito, spiega
Ellyn Maese, direttrice della ricerca per il West Health-Gallup Center on
Healthcare. “Anche gli americani della classe media e medio-alta devono decidere
come tagliare le utenze, guidare meno, chiedere prestiti per pagare l’assistenza
sanitaria”.
Le difficoltà economiche dei cittadini Usa sono certificate da mesi. Secondo uno
studio di The Harris Poll pubblicato a novembre, il 30% degli intervistati con
almeno 100mila dollari di reddito l’anno aveva dichiarato di essere “in
difficoltà o finanziariamente al collasso”. Inoltre, per la metà degli
intervistati il tanto accarezzato “sogno americano” di lavorare sodo per andare
avanti sembrava sempre più irraggiungibile, “rivelando una generazione di
professionisti che hanno ottenuto tutto sulla carta ma si sentono in difficoltà
finanziarie”. A riprova di ciò, molti avevano già sottolineato allora come le
spese quotidiane come generi alimentari, alloggio e assistenza sanitaria fossero
aumentate al punto che vacanze, benessere personale e persino risparmi per la
pensione non fossero più una conseguenza logica del duro lavoro. “Il 10% più
ricco sta silenziosamente lottando, quindi cosa succede al restante 90%?”,
conclude il rapporto. Il sondaggio, peraltro, era arrivato solo due mesi dopo
che un’altra rilevazione del Wall Street Journal aveva rilevato come quasi il
70% delle persone credesse che il sogno americano – secondo cui se lavori duro,
andrai avanti – non fosse più vero o non lo fosse mai stato. Il livello più alto
in quasi 15 anni di sondaggi.
L'articolo Usa, milioni di persone mangiano meno o tagliano le utenze per
pagarsi le cure: il costo insostenibile del “sogno americano” di Trump proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Melania Trump
“Da psicologa clinica mi permetto di ipotizzare che lui soffra di enormi disagi
psichiatrici mai diagnosticati, a cui si aggiunge ora un declino fisico e
cognitivo che è sotto gli occhi di tutti: si addormenta in pubblico, confonde i
nomi, non riesce a camminare dritto, ha dei lividi sulle mani e gli arti gonfi”.
Sono parole di Mary Trump, nipote di Donald, che ha pubblicato anche in Italia
il memoir “Sempre troppo e mai abbastanza”, in cui racconta le origini di quello
che lei definisce “l’uomo più pericoloso al mondo”.
I RAPPORTI CON LA FAMIGLIA
Intervistata da Vanity Fair, la figlia del fratello maggiore del Presidente
degli Stati Uniti, psicologa clinica e scrittrice, riconduce ai rapporti
familiari molti dei tratti comportamentali dello zio, che da piccolo non avrebbe
ricevuto l’amore di cui i bambini necessitano. La madre, “se gliene ha voluto,
non è stata capace di dimostrarglielo. Veniva da un’infanzia povera e dura,
probabilmente aveva dei traumi irrisolti. E poi era molto cagionevole di salute.
Quando Donald aveva due anni e mezzo, è stata a lungo ricoverata in ospedale, ha
patito grandi dolori e, una volta tornata a casa, era debilitata fisicamente e
psicologicamente. Credo che mio zio si sia sentito abbandonato, e si sia difeso
diventando insensibile. Morale: non so se lei gli volesse bene, di sicuro lui
non ne voleva a lei” fa sapere Mary, che ricorda un singolare episodio che l’ha
vista protagonista proprio con lo zio. “Quando ero bambina, durante i weekend in
famiglia, giocava con me a palla nel giardino dietro casa. Peccato che volesse
vincere a tutti i costi e tirasse così forte da farmi male“.
DONALD TRUMP E LE DONNE
Non più sane sarebbero state le relazioni di Donald Trump con l’altro sesso. “Si
è sempre scelto compagne che potessero servirgli in qualche modo, tipo fargli
fare bella figura. Lui vive le relazioni come fossero transazioni: io ti do, tu
mi dai. E le sue mogli fanno lo stesso calcolo” afferma la nipote, che in
particolare di Melania Trump, attuale consorte del tycoon, dice: “Sapeva in che
cosa si fosse cacciata. E anche molto bene. Altrimenti non sarebbe rimasta con
lui dopo che l’ha tradita quando loro figlio Barron era piccolino, e dopo tutte
le altre cose orribili di cui si è macchiato”. Ma non è tutto, perché Mary Trump
conferma che il Presidente USA avrebbe avuto rapporti non consensuali: “Sì, e
non è un segreto: è stato condannato per abusi nei confronti della giornalista
E. Jane Carroll” (ora Trump, che si è sempre dichiarato innocente, ha chiesto
alla Corte suprema la revisione del processo, ricorda la testata). Rapporti non
consensuali anche con minorenni: “Pochi giorni fa l’emittente Npr ha pubblicato
la notizia che il Dipartimento di giustizia avrebbe rimosso una cinquantina di
pagine degli Epstein files contenenti interrogatori dell’Fbi e appunti circa una
conversazione con una donna che avrebbe accusato Donald di molestie sessuali
quando lei era minorenne”, prosegue la scrittrice.
TRUMP E GLI EPSTEIN FILES
E proprio in relazione agli Epstein files, Mary Trump dice la sua sulla
reticenza nel renderli tutti pubblici: “Durante la sua ultima campagna
elettorale Donald ha promesso che se fosse stato rieletto li avrebbe divulgati,
così avremmo scoperto che tanti esponenti di spicco del Partito democratico
erano coinvolti. Ma, da quando è al potere, – chiosa – si comporta come uno che
ha qualcosa da nascondere. Non so se questo significhi che è colpevole…”.
L'articolo “Donald Trump si addormenta in pubblico, non cammina dritto: il suo
declino è sotto gli occhi di tutti. Da bambina giocavo a palla con lui ma tirava
così forte da farmi male”: parla la nipote proviene da Il Fatto Quotidiano.
Melania Trump ha presieduto la riunione odierna del Consiglio di sicurezza
dell’Onu, dando seguito a un annuncio della settimana scorsa, prima che gli Usa
attaccassero l’Iran. È prima volta che una first lady (o gentleman) presiede una
riunione dell’ente, di cui gli Usa assumono la presidenza a rotazione nel mese
di marzo. L’ufficio di Melania ha dichiarato che la first lady ha “fatto la
storia alle Nazioni Unite, prendendo il martelletto mentre gli Stati Uniti
assumono la presidenza del Consiglio di sicurezza per sottolineare il ruolo
dell’istruzione nel promuovere la tolleranza e la pace nel mondo”.
L'articolo Melania Trump presiede il Consiglio di Sicurezza dell’Onu: è la prima
volta di una first lady proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cinquemilatrecento volte Trump: gli Epstein Files, con foto e citazioni, stanno
stringendo il cerchio intorno alla coppia presidenziale americana, sempre più
incalzata e costretta a dover rispondere, smentire e spiegare la natura della
relazione avuta con un’altra coppia, quella (sordida) composta da Jeffrey
Epstein e Ghislaine Maxwell. Nel risico di intrecci fatto di soldi, potere e
ambizione, Epstein per anni ha attirato nella sua rete una serie lunghissima di
personaggi di varia estrazione, che oggi si ritrovano tutti a fare i conti con
il loro passato. L’ultimo atto che va dritto dagli inquilini della Casa Bianca
ha il volto di Brett Ratner.
Il regista 56enne, originario di Miami, ha firmato il documentario dedicato a
Melania uscito nelle sale quest’anno, ma il suo nome e il suo passato non sono
nuovi alle cronache e a risvegliarne il ricordo ci hanno pensato proprio gli
Epstein Files: a ridosso dell’uscita della pellicola, dai documenti pubblicati
dal Dipartimento di Giustizia americano usciva la foto di Ratner seduto su un
divano accanto al noto faccendiere, mentre stava avvinghiato a una ragazza dal
volto accuratamente oscurato. Un’altra giovane, anche lei resa irriconoscibile
per proteggerne la privacy, si appoggiava sulle spalle di Epstein ripreso con
una espressione piuttosto assente. Dal momento, forse non casuale, della sua
pubblicazione, questo scatto ha dato il via a speculazioni incontrollabili,
compresa quella secondo cui la ragazza con la canotta bianca seduta accanto al
regista sarebbe stata Melania Knauss, modella di origine slovena che nel 2005
diventerà la terza moglie del milionario Donald Trump.
All’inizio di febbraio, Fox News Digital, la rete tradizionalmente vicina al
presidente, ha raggiunto Ratner per intervistarlo e concedergli la possibilità
di dare una spiegazione. “Circa 20 anni fa avevo una fidanzata” ha chiarito
l’uomo apparso in collegamento video con gli auricolari bianchi, a filo, che
pendevano dalle sue orecchie. “Ero innamorato di lei – ha poi proseguito –
eravamo fidanzati. Siamo andati ad un evento, ci siamo seduti su quel divano e
in quella circostanza ci hanno scattato la foto”. Poi, parlando di Epstein, ha
aggiunto: “Non avevo una relazione personale con lui, non lo conoscevo; fu la
mia fidanzata ad invitarmi a quell’evento”. Davanti alle stesse domande poste
dal giornalista inglese Piers Morgan, Ratner ha accuratamente evitato di fare il
nome della giovane: “Non vuole che dica il suo nome; non stiamo più insieme,
siamo stati fidanzati 20 anni, ora non lo siamo più”. Insomma, il mistero sui
chi fosse quella giovane dai capelli chiari, lisci tanto simili a come li
portava la ex modella slovena diventata l’attuale First Lady americana, resta.
Così come restano gli interrogativi su quest’uomo così vicino ai Trump. In
passato, infatti, un’altra raccolta di foto sequestrate nelle case di Epstein
aveva già mostrato il volto di Ratner accanto al faccendiere con una serie di
ragazze e con Jean-Luc Brunel, l’agente di modelle ampiamente citato nelle
testimonianze di Virginia Giuffrè, trovato morto in carcere a Parigi nel 2022.
Nel 2017, poi, la carriera di Ratner aveva già subito un brusco arresto a causa
di una serie di accuse di molestie sessuali che gli erano state mosse da sei
donne. Anche in quel caso, il regista negò ogni addebito, così come va ripetendo
oggi. A onor del vero, tutte le foto in questione non rappresentano alcun tipo
di reato, né di accusa nei suoi confronti, ma le illazioni non mancano e il
fango che gli è schizzato addosso, a ruota potrebbe macchiare gli abiti
immacolati della First Lady americana che sta facendo i conti anche con un altro
problema scottante: la sua amicizia con Ghislaine Maxwell.
La recente pubblicazione di alcune email che le due donne si sarebbero scambiate
nel 2002 sta alimentando una serie di interrogativi circa la vera natura dei
loro rapporti. Prova ne è il fatto che, non più tardi qualche giorno fa, mentre
riceveva la stampa alla Casa Bianca, Melania è stata incalzata con una domanda
sulla complice di Epstein per la quale crescerebbe la richiesta di un
trasferimento in una prigione di massima sicurezza, diversa da quella “dorata”,
in Texas, dove è stata spostata lo scorso agosto. “Siamo qui per celebrare il
rilascio e la vita di queste due incredibili persone, onoriamole” ha tagliato
corto la First Lady indicando l’ex ostaggio di Hamas per la cui liberazione si
era battuta, invitato a Washington insieme alla moglie.
Il punto è che i Trump, Epstein e la Maxwell, per circa 10 anni tra il 1990 e il
2007, si sono frequentati o comunque hanno frequentato gli stessi ambienti
esclusivi, tra Manhattan e la Florida. Prova ne è il fatto che Epstein aveva
“rubato” Virginia Giuffrè dalla villa di Mar-A-Lago del presidente e poi l’aveva
arruolata nella sua squadra di minori “schiave del sesso”, come lei stessa si
era definita. Nel 2002, Melania scriveva a Ghislaine: “Cara G., come stai?
Bell’articolo su JE sul magazine di New York. Tu stai benissimo in quella foto”.
Il New York magazine aveva appena pubblicato un pezzo dal titolo: “Jeffrey
Epstein: il Finanziere Internazionale dei misteri”. La mail si concludeva con
un: “So che sei molto impegnata a volare in giro per il mondo. Come era Palm
Beach? Non vedo l’ora di andarci, chiamami quando torni a New York. Buon
divertimento!”. Nel 2002, su un altro magazine americano, Trump diceva: “Conosco
Jeff da 15 anni, mi fa tanto divertire, di lui si dice anche che ami molto le
donne bellissime, tanto quanto piacciono a me, e molte di loro sono molto
giovani”.
Di lì a breve l’idillio si sarebbe interrotto, i rapporti chiusi, tanto che oggi
i toni del presidente americano sono molto cambiati. A fare eccezione, ci
sarebbe solo una delle ultime risposte del presidente sulla natura di quelle
relazioni. Trump, nello studio Ovale, per la prima volta dopo parecchio tempo,
si sarebbe lasciato sfuggire un tono più “confidenziale” chiamando il
faccendiere trovato morto in carcere nel 2019, per nome, come quando 22 anni fa
lo chiamava “Jeff”: “Dicono che ho trascorso del tempo sull’isola di Jeffrey, ..
di Jeffrey Epstein, non è così”. La domanda è arrivata dopo l’annuncio
dell’inquilino della Casa Bianca di voler denunciare il conduttore dei Grammy
Awards, Trevor Noah, giudicato colpevole per aver fatto una battuta su di lui e
Bill Clinton, dicendo che i due presidenti avrebbero bisogno di un’isola per
uscire insieme ora che Little Saint James è fuori dai giochi. Per ora Trump
rispedisce le domande dei cronisti al mittente e soprattutto all’indirizzo di
Bill Clinton e dei democratici, così come Melania taglia corto e tira dritto, ma
per quanto ancora questa strategia potrà bastare?
L'articolo Epstein Files, il filo rosso che collega Melania e il “suo” regista
Brett Ratner al faccendiere e Ghislaine Maxwell proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Una esperienza creativa”, non un documentario. In realtà, però, non si gioca
sulla definizione della pellicola il futuro di “Melania”, il film “prodotto da”
e “dedicato a” Melania Trump. Lo stile enigmatico ispirato a David Lynch, come
ha voluto evocare The Guardian, nonostante i silenzi lungo i corridoi e la
rigorosa scelta dei colori dove il nero la fa da padrone, con qualche eccezione
per il cammello, non hanno fatto breccia. La prima a New York avrebbe lasciato
la sala pressoché vuota; un’immagine piuttosto desolante se si pensa alla
grandeur voluta ed espressa durante la proiezione inaugurale avvenuta a
Washington. La prima è andata in scena al Kennedy Center, oggi in attesa di
essere formalmente ribattezzato Trump Kennedy Center. In prima fila, il
presidente Donald Trump, accompagnato da un parterre d’eccezione composto dai
suoi nuovi e vecchi amici e sponsor.
Il Red carpet, che questa volta era pure quello nero, aveva visto sfilare la
protagonista con indosso uno smoking mentre il marito lodava l’opera, parlando
di un film “molto glamour” e aggiungendo che di glamour ce ne sarebbe davvero
bisogno. Uno spot per gli inquilini della Casa Bianca che hanno assistito alla
premiere di un film che non resterà alla storia se non come elemento da
aggiungere alla campagna di comunicazione e consolidamento del potere di un
presidente fuori dalle righe e dagli schemi. La pellicola, infatti, poco
aggiunge alla narrazione di una First Lady che è sempre rimasta un passo
indietro per non disturbare o forse non mescolarsi troppo con l’esuberanza del
marito. Tra l’altro, a smentire qualsiasi voce di crisi, il film lascia
intendere che tra i due ci sia ancora “intimità”. Amazon MGM Studios avrebbe
versato 40 milioni di dollari per i diritti e altri 35 per la sua promozione,
cifre piuttosto inedite per produzioni “minori” come i documentari, ma Trump ha
chiuso le polemiche spiegando di non essere coinvolto: “E’ un film importante –
ha detto – mostra la vita della Casa Bianca.”
Si, ma quale vita? L’immagine di sé che Melania lascia trapelare non differisce
troppo da quella a cui il mondo attento al suo passaggio e’ abituato. Una realtà
monocromatica, attenta all’immagine, senza troppi fronzoli e capelli sempre
cotonati. L’abbigliamento e gli outfit della First Lady sembrano essere la prima
e maggiore preoccupazione del regista Brett Ratner e della protagonista. La voce
fuori campo della First Lady, che non ha mai pulito l’accento straniero per
assumere la piena musicalità dell’americano, spiega l’importanza della “visione
creativa” da trasmettere allo staff, anche questo rigorosamente in nero,
affinché poi tutto “prenda vita” e diventi realtà. Le fasi di preparazione per
la cerimonia di insediamento sono la parte preponderante di un documentario
lungo un’ora e 44 interminabili minuti. Il focus è tutto rivolto ai venti giorni
che hanno preceduto l’inizio del secondo mandato presidenziale, con una donna
pronta a prendere possesso della Casa Bianca plasmando lo stile di uno dei
luoghi e dei personaggi più osservati e giudicati al mondo.
A 55 anni, Melania e’ entrata per la secondo volta nella residenza che preferì
frequentare il meno possibile nel corso del primo mandato. Ci sono la Florida,
la Trump Tower di New York, ci sono gli appuntamenti, la selezione degli abiti,
dei dettagli, dell’arredamento per preparare il rientro a Washington. Melania
ama Michael Jackson, ha sofferto molto per la scomparsa della madre, e’
circondata da uno staff reverenziale ma non si vedono amici, non si conoscono i
suoi gusti non si sa cosa la renda veramente felice. Il suo cappello a falde
larghe indossato all’interno del castello di Windsor lo scorso settembre generò
critiche e facili ironie, il volto era nascosto, gli occhi trovavano rifugio e
nulla lasciavano trasparire delle emozioni segrete di una donna che, anche
questa volta, non ha tradito la sua riservatezza e non ha saputo emozionare. La
sua volontà di cambiare le regole, mai nascosta e di lasciare la sua personale
impronta come First Lady di rottura, come e’ del resto di rottura il marito
presidente, e’ chiara quando sceglie attentamente di quali persone circondarsi;
quando lascia dire a Brigitte Macron “vengo ovunque con te, non c’è problema”.
Difficile pensare che la First Lady francese stesse parlando di una gita lungo
gli Champes Elysees, forse si trattava di politica, forse di beneficienza, forse
di quel desiderio di lasciare il segno al di là dei vestiti e delle tappezzerie.
Il punto è che la tiepida accoglienza ricevuta negli Stati Uniti lascia
immaginare che anche l’uscita in Europa, a partir da ieri, non darà troppe
soddisfazioni, soprattutto considerando il braccio di ferro politico ingaggiato
dal marito con gli alleati di sempre.
L'articolo “Melania”, il film da 75 milioni sulla First Lady è un flop:
dall'”intimità” con Trump all’ossessione per i vestiti, ecco di cosa parla
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ci sono almeno 3.200 rifermenti a Donald Trump nei documenti sul caso Jeffrey
Epstein pubblicati venerdì dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Ma
secondo il New York Times il numero potrebbe crescere al termine dell’analisi
completa delle carte. I riferimenti al presidente degli Stati Uniti emergono in
forme diverse: segnalazioni inviate agli investigatori nell’ambito
dell’inchiesta sul finanziere pedofilo morto suicida in carcere il 10 agosto
2019, articoli di giornale inseriti nei fascicoli e semplici menzioni
all’interno di email.
Tra i file resi pubblici figura un memo interno dell’Fbi, datato metà 2021 e
diffuso oggi, di cui ha dato conto la Cnn. Nel documento una delle vittime di
Epstein racconta che Ghislaine Maxwell – amante, socia e “facilitatrice” del
traffico sessuale di minori, condannata nel giugno 2022 a 20 anni di prigione
con sentenza confermata in appello nel 2025 – l’avrebbe presentata a Trump
durante una festa, suggerendo che fosse “disponibile”. La testimone, che
all’epoca dei fatti aveva 22 anni, riferì agli investigatori che, in ultimo,
“non successe nulla” tra lei e il futuro capo della Casa Bianca. Il memo risale
a pochi mesi prima della condanna federale di Maxwell per traffici sessuali.
Anche in questo caso, il presidente ha sempre negato ogni coinvolgimento.
Altri documenti contengono accuse molto più gravi, raccolte dalle autorità
federali come soffiate, spesso anonime. Secondo quanto riportato da Tmz, una
minorenne avrebbe affermato di essere stata costretta a praticare sesso orale a
Trump 35 anni fa. Un’altra accusa, non ritenuta credibile dalle autorità, è
arrivata da un’altra donna che si è detta vittima e testimone di un giro di
tratta di esseri umani a sfondo sessuale nel club da golf di Trump a Rancho
Palos Verdes, in California, fra il 1995 e il 1996.
Un’altra ancora è di una donna che a 13 anni era incinta ed era stata costretta
a sesso orale con il presidente, che la pagava regolarmente per questo. La donna
aveva anche riferito che Trump era presente quando suo zio uccise il bambino
appena nato. Un’altra soffiata arrivata alle autorità federali era di un’altra
donna ancora che dichiarò di avere presenziato alle feste di Trump a Mar-a-Lago
dove Epstein portava dei bambini e il futuro presidente li metteva all’asta. La
Casa Bianca, riporta Tmz, non ha commentato direttamente, rinviando alle parole
del vice ministro Todd Blanche, secondo cui le carte pubblicate contengono anche
“affermazioni false e sensazionalistiche contro il presidente, presentate
all’Fbi poco prima delle elezioni del 2020”.
Nei documenti compare infine uno scambio di email tra Melania Trump e Ghislaine
Maxwell, risalente a circa due anni prima che Melania diventasse la terza moglie
di Trump. Nella missiva, Melania si diceva lieta di poter incontrare Maxwell a
Palm Beach; la risposta della complice di Epstein si chiudeva con un saluto
affettuoso: “Tesoro”.
Nei file spunta anche il nome dell’attuale segretario al commercio Howard
Lutnick, che invitò Epstein a una raccolta fondi che stava organizzando per
Hillary Clinton. Lutnick era vicino di casa di Epstein a New York e in passato
ha raccontato che nel 2005, insieme a sua moglie, aveva visitato casa dell’ex
finanziere ed era rimasto disgustato dalla sala massaggi che gli era stata fatta
vedere.
Nel dicembre 2012, Epstein invitò Lutnick a pranzo nella sua isola privata. La
moglie di Lutnick accettò l’invito e disse che sarebbero arrivati su uno yacht
con i loro figli. In un’altra occasione nel 2011, i due uomini si incontrarono
per bere qualcosa insieme, secondo un programma condiviso con Epstein. Lutnick
ha dichiarato di aver tagliato i ponti con Epstein molto tempo fa. Un portavoce
del Dipartimento del Commercio ha affermato che Lutnick ha avuto “interazioni
limitate con il signor Epstein in presenza di sua moglie e non è mai stato
accusato di alcun illecito”.
I documenti mostrano però che le vite dei due uomini hanno continuato a
intrecciarsi fino al 2018. Quell’anno, secondo alcune e-mail, Epstein contribuì
a una cena di beneficenza in onore di Lutnick. L’anno precedente, i due uomini
si scambiarono e-mail sulla costruzione di un edificio di fronte alle loro case.
L'articolo Caso Epstein, nei nuovi file Trump nominato almeno 3.200 volte:
“Ricevette sesso orale da una 13enne”. Spuntano anche Melania e il segretario
Lutnick proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La gente viene uccisa dall’ICE e ci sono morti per l’ondata di gelo, ma lui
passa le serate al cinema”. È stata la deputata democratica Alexandria
Ocasio-Cortez a prendersela con la noncuranza di Trump, reo di aver partecipato
alla Casa Bianca ad un’anteprima privata del documentario Melania, il film con
protagonista proprio la first lady. Ocasio-Cortez ha parlato di “movie nights
alla Casa Bianca”.
Infatti, come riporta Forbes, si tratta di una première avvenuta sabato scorso a
Washington dove gli ospiti hanno potuto gustare popcorn in scatole bianche e
nere, biscotti con il nome della first lady e copie delle sue memorie, anch’esse
intitolate Melania. Ocasio-Cortez ha sottolineato la scarsa sensibilità per i
temi sociali del presidente mentre mezzo paese viene sferzato da una forte
tempesta di neve che ha provocato diversi morti e a poche ore dall’uccisione
dell’infermiere Alex Pretti da parte degli ufficiali ICE.
Tra poche ore, e prima dell’uscita del documentario Melania nelle sale, si terrà
un evento di anteprima al Kennedy Center di Washington, DC, spazio che ha nel
proprio nome ha aggiunta quello di Trump in quanto il tycoon l’ha acquisito nel
2025, violando, come suppongono diversi giornali liberal, una legge federale.
All’anteprima di sabato non è arrivato in tempo Jeff Bezos, CEO di Amazon che ha
prodotto il documentario Melania sborsando 40 milioni di dollari, ma in compenso
c’erano Tim Cook, CEO di Apple, Lynn Martin (CEO della Borsa di New York), Eric
Yuan (CEO di Zoom), la regina Rania di Giordania e Mike Tyson.
L'articolo Trump mangia popcorn e biscotti all’anteprima privata del
documentario di Melania alla Casa Bianca e scoppia la polemica: “La gente viene
uccisa dall’ICE e ci sono morti per l’ondata di gelo, ma lui passa le serate al
cinema” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La first lady rischia il flop colossale. Secondo quanto riportano diversi siti
statunitensi il documentario Melania, nelle sale dal 30 gennaio, e poi in
streaming su Prime, ha registrato pochissimi biglietti in prevendita. Così se da
un lato Donald Trump sostiene ai quattro venti che tra pochi giorni entrare alla
premiere del film al Trump-Kennedy Centre sarà pressoché impossibile, gli
analisti di mercato segnalano che i biglietti prenotati in anticipo languono
assai.
Una cosa non annulla l’altra, per carità, ma il clima attorno al documentario
dove viene seguita la moglie del presidente degli Stati Uniti nei venti giorni
del gennaio 2025 che precedono l’insediamento alla Casa Bianca, sembra essersi
parecchio intiepidito. A fronte dei 40 milioni di dollari spesi da Amazon MGM
Studios per produrre il film, si prevede che i primi giorni di proiezione
Melania strapperà solo qualche milione di dollari d’incassi. Rob Shuter, un
esperto del mercato hollywoodiano spiega già che “ci sono pochi posti prenotati”
e che “Amazon si aspettava una grande partecipazione che ad oggi non si è
affatto concretizzata”.
Insomma, Melania al cinema non tira, perché mancano, come scrive il sito The New
Daily “il dramma e il conflitto che gli spettatori cercano al cinema”. Alcuni
critici che hanno già visto il film lo hanno definito una “pubblicità elettorale
di lunga durata” o un “vblog di 104 minuti”. Non mancano poi sui social frizzi e
lazzi sull’aspetto fotografico definito “statico” tanto che Melania sembra “la
pubblicità di un profumo ad alto budget”. Nel trailer anche piuttosto corposo
possiamo intravedere Melania attraverso diversi dettagli dell’abbigliamento a
partire da stivaloni con tacchi a spillo modello regina del latex. E visto il
clima politico attuale negli Stati Uniti c’è perfino chi si è spinto ad atti di
vandalismo sui poster promozionali affissi nelle città americane, con scritte
non proprio nobili.
Se Amazon MGM ha battuto la concorrenza Disney e Paramount per il progetto
Melania (40 milioni di dollari è un record produttivo nella storia del
documentario statunitense ndr), non ha certo infiammato le folle la scelta di
assegnare la regia a Brett Ratner che nel 2017 era caduto in disgrazia dopo aver
ricevuto diverse accuse di molestie sessuali. Di Ratner è apparsa anche la
solita fotografia del passato in compagnia di Jeffrey Epstein che, di base, vuol
dire tutto ma anche un bel niente. Infine va registrata anche la polemica sulla
cancellazione delle presunte scene girate con protagonista Ivanka Trump, la
figlia del presidente, come della cancellazione di un qualsiasi riferimento su
di lei anche solo nei titoli di testa o di coda. Insomma, Melania non sembra
essersi portato con sé un gran buon karma. Unica parola a favore del
documentario arriva da The Donald che, tra un assalto alla Groenlandia e un
accordo di pace saltato ha definito Melania un film “incredibile”.
L'articolo Melania Trump al cinema non “tira” e si preannuncia un flop
colossale: pochi biglietti in prevendita e mancano “dramma e conflitto che gli
spettatori cercano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Gli uomini seduti ai tavoli dei negoziati non hanno ancora ottenuto risultati
definitivi per mettere fine al conflitto in Ucraina. Ieri, a Miami, Rustem
Umerov, capo del Consiglio di sicurezza ucraino, ha incontrato il segretario di
Stato Usa, Mark Rubio; qualche giorno fa Steve Witkoff e Jared Kushner, inviato
speciale e genero di Trump, sono rimasti cinque ore al Cremlino a discutere
dell’accordo di pace con il presidente russo. Risultati più immediati e
tangibili, sembra, li stiano ottenendo le donne, con quella che alcuni media
chiamano “diplomazia segreta”. Stanotte sette bambini ucraini che erano in
Russia sono riusciti a ricongiungersi con le loro famiglie in Ucraina grazie
all’intervento della first lady repubblicana. “La first lady americana accoglie
con favore i progressi dell’iniziativa per la riunificazione dei bambini tra
Russia e Ucraina” si legge sul sito della Casa Bianca, che riporta le parole
della moglie del presidente, che “elogia a leadership e la diplomazia tenace di
Russia e Ucraina nel perseguimento della riunificazione di bambini e famiglie”.
La sua sponda a Mosca è la commissaria per i diritti dell’infanzia del Cremlino,
Maria Lvova-Belova, che ha lodato pubblicamente “l’incrollabile impegno”
dell’americana. Contro la commissaria – come contro il presidente russo – la
Corte penale internazionale ha emesso un mandato d’arresto per presunta
deportazione illegale di bambini ucraini in Russia – un crimine di guerra – ;
un’accusa che il Cremlino ha definito “oltraggiosa” e “inaccettabile”.
Melania, il suo canale diretto con Putin, lo ha instaurato ad agosto scorso,
quando al presidente russo è stata recapitata una sua lettera in Alaska da un
postino d’eccezione: il presidente degli Stati Uniti. Ad ottobre scorso la first
lady ha poi annunciato che una linea di comunicazione diretta e permanente era
stata ormai stabilita con il numero uno del Cremlino: “Mi ha risposto per
iscritto, manifestando la sua disponibilità a interagire direttamente con me e
illustrando i dettagli riguardanti i bambini ucraini residenti in Russia”.
Mercoledì scorso, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una
risoluzione che chiede alla Russia di “garantire il ritorno immediato, sicuro e
incondizionato di tutti i bambini ucraini trasferiti o deportati con la forza”.
“Ogni voto a favore della risoluzione è un sostegno a menzogne, guerra e
scontro. Ogni voto contrario è un voto per la pace” ha detto la vice
ambasciatrice russa Onu Maria Zabolotskaya. Anche gli Usa l’hanno adottata
insieme ad altri novanta Stati, mentre 57 Paesi si sono astenuti. Secondo Kiev,
19mila minori si trovano ancora in Russia. Di loro, secondo il Ministero degli
Esteri ucraino, solo 1.850 hanno fatto ritorno.
L'articolo Ucraina, la “diplomazia segreta” di Melania Trump: altri sette
bambini rapiti dai russi sono tornati a casa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Melania Trump ha svelato le decorazioni natalizie della Casa Bianca e il suo
tema: “Casa è dove sta il cuore“. La First Lady americana e Usha Vance, sposata
con il vicepresidente, hanno aiutato le mogli dei militari a preparare pacchi
regalo e a scrivere biglietti d’auguri per i soldati in servizio, durante un
evento della Croce Rossa Americana presso una base dell’Aeronautica Militare
statunitense vicino a Washington.
La Trump ha elogiato le mogli per aver portato “il peso della vita familiare”
mentre i loro mariti o mogli sono lontani da casa per servire il Paese. Vance,
il cui marito, il vicepresidente J.D. Vance, è un ex marine, ha affermato che il
periodo natalizio è un momento per “sollevare” coloro che servono. Lunedì 1
dicembre si sono recati alla base dopo che la First Lady ha svelato le
decorazioni natalizie della Casa Bianca.
Melania Trump ha affermato che le mogli mostrano una resilienza che pochi al di
fuori dell’esercito comprendono: “Parliamo regolarmente del coraggio dei nostri
militari, e dovremmo farlo. Ma dobbiamo anche mettere in luce il coraggio di
coloro che camminano al loro fianco, le mogli che portano il peso della vita
familiare oltre ai propri sogni”
Le decorazioni sono anche un omaggio al 250esimo anniversario della firma della
Dichiarazione d’Indipendenza nel 1776 e della fondazione degli Stati Uniti
d’America, che si celebrerà il prossimo anno. Diverse decine di volontari
provenienti da tutto il Paese hanno contribuito ad addobbare le sale
dell’Executive Mansion con 75 ghirlande, 51 alberi di Natale, oltre 213 metri di
ghirlande, più di 2.000 fili di luci, oltre 7.620 metri di nastri, oltre 2.800
stelle dorate, più di 10.000 farfalle e 54 chilogrammi di pan di zenzero.
Ma quest’anno un paio di cose sono cambiate, perché il presidente Donald Trump
ha demolito l’ala est per costruire la sala da ballo da lui desiderata da tempo.
L’albero di Natale ufficiale della Casa Bianca, sempre esposto nella Sala Blu,
svolge una doppia funzione, rendendo omaggio anche alle famiglie delle Gold
Star, quelle che hanno perso un membro durante il servizio militare.
Quell’albero era un elemento fisso dell’Ala Est ed era il primo che i visitatori
incontravano, dopo essere entrati da quelle porte, ma l’edificio e il passaggio
coperto, o colonnato, che lo collegava alla Casa Bianca sono stati demoliti da
Trump a ottobre nell’ambito del suo piano per la sala da ballo. Le visite
guidate pubbliche, sospese a causa dei lavori, riprenderanno oggi martedì 2
dicembre, ma con un percorso più breve, limitato al solo Piano di Stato, che
comprende la Sala Est; le Sale Verde, Blu e Rossa; la Sala da Pranzo di Stato;
la Sala della Croce; e il Grand Foyer.
La Biblioteca e le Sale Vermeil e China al Piano Terra, un piano sotto il Piano
di Stato, sono state escluse dal percorso a causa dei lavori. La Casa Bianca
prevede decine di migliaia di visitatori per visite guidate, ricevimenti e feste
natalizie prima di Natale. I visitatori entreranno dalle porte del Portico Nord
su Pennsylvania Avenue utilizzando un nuovo passaggio e un ingresso
semi-permanenti.
In una dichiarazione della Casa Bianca, si afferma che il Natale è “un momento
per celebrare ciò che rende gli Stati Uniti eccezionali” e che, sebbene ogni
casa abbia le sue tradizioni, gli americani sono uniti da valori condivisi. “In
ogni comunità, siamo sollevati da semplici gesti di gentilezza che riflettono il
perenne spirito americano di generosità, patriottismo e gratitudine – si legge
nel comunicato -. Questi momenti ci ricordano che il cuore dell’America è forte
e che Casa è dove si trova il cuore”.
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alberi di Natale della Casa Bianca con 54 kg di pan di zenzero, farfalle, stelle
e ghirlande proviene da Il Fatto Quotidiano.