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“Melania”, il film da 75 milioni sulla First Lady è un flop: dall'”intimità” con Trump all’ossessione per i vestiti, ecco di cosa parla
“Una esperienza creativa”, non un documentario. In realtà, però, non si gioca sulla definizione della pellicola il futuro di “Melania”, il film “prodotto da” e “dedicato a” Melania Trump. Lo stile enigmatico ispirato a David Lynch, come ha voluto evocare The Guardian, nonostante i silenzi lungo i corridoi e la rigorosa scelta dei colori dove il nero la fa da padrone, con qualche eccezione per il cammello, non hanno fatto breccia. La prima a New York avrebbe lasciato la sala pressoché vuota; un’immagine piuttosto desolante se si pensa alla grandeur voluta ed espressa durante la proiezione inaugurale avvenuta a Washington. La prima è andata in scena al Kennedy Center, oggi in attesa di essere formalmente ribattezzato Trump Kennedy Center. In prima fila, il presidente Donald Trump, accompagnato da un parterre d’eccezione composto dai suoi nuovi e vecchi amici e sponsor. Il Red carpet, che questa volta era pure quello nero, aveva visto sfilare la protagonista con indosso uno smoking mentre il marito lodava l’opera, parlando di un film “molto glamour” e aggiungendo che di glamour ce ne sarebbe davvero bisogno. Uno spot per gli inquilini della Casa Bianca che hanno assistito alla premiere di un film che non resterà alla storia se non come elemento da aggiungere alla campagna di comunicazione e consolidamento del potere di un presidente fuori dalle righe e dagli schemi. La pellicola, infatti, poco aggiunge alla narrazione di una First Lady che è sempre rimasta un passo indietro per non disturbare o forse non mescolarsi troppo con l’esuberanza del marito. Tra l’altro, a smentire qualsiasi voce di crisi, il film lascia intendere che tra i due ci sia ancora “intimità”. Amazon MGM Studios avrebbe versato 40 milioni di dollari per i diritti e altri 35 per la sua promozione, cifre piuttosto inedite per produzioni “minori” come i documentari, ma Trump ha chiuso le polemiche spiegando di non essere coinvolto: “E’ un film importante – ha detto – mostra la vita della Casa Bianca.” Si, ma quale vita? L’immagine di sé che Melania lascia trapelare non differisce troppo da quella a cui il mondo attento al suo passaggio e’ abituato. Una realtà monocromatica, attenta all’immagine, senza troppi fronzoli e capelli sempre cotonati. L’abbigliamento e gli outfit della First Lady sembrano essere la prima e maggiore preoccupazione del regista Brett Ratner e della protagonista. La voce fuori campo della First Lady, che non ha mai pulito l’accento straniero per assumere la piena musicalità dell’americano, spiega l’importanza della “visione creativa” da trasmettere allo staff, anche questo rigorosamente in nero, affinché poi tutto “prenda vita” e diventi realtà. Le fasi di preparazione per la cerimonia di insediamento sono la parte preponderante di un documentario lungo un’ora e 44 interminabili minuti. Il focus è tutto rivolto ai venti giorni che hanno preceduto l’inizio del secondo mandato presidenziale, con una donna pronta a prendere possesso della Casa Bianca plasmando lo stile di uno dei luoghi e dei personaggi più osservati e giudicati al mondo. A 55 anni, Melania e’ entrata per la secondo volta nella residenza che preferì frequentare il meno possibile nel corso del primo mandato. Ci sono la Florida, la Trump Tower di New York, ci sono gli appuntamenti, la selezione degli abiti, dei dettagli, dell’arredamento per preparare il rientro a Washington. Melania ama Michael Jackson, ha sofferto molto per la scomparsa della madre, e’ circondata da uno staff reverenziale ma non si vedono amici, non si conoscono i suoi gusti non si sa cosa la renda veramente felice. Il suo cappello a falde larghe indossato all’interno del castello di Windsor lo scorso settembre generò critiche e facili ironie, il volto era nascosto, gli occhi trovavano rifugio e nulla lasciavano trasparire delle emozioni segrete di una donna che, anche questa volta, non ha tradito la sua riservatezza e non ha saputo emozionare. La sua volontà di cambiare le regole, mai nascosta e di lasciare la sua personale impronta come First Lady di rottura, come e’ del resto di rottura il marito presidente, e’ chiara quando sceglie attentamente di quali persone circondarsi; quando lascia dire a Brigitte Macron “vengo ovunque con te, non c’è problema”. Difficile pensare che la First Lady francese stesse parlando di una gita lungo gli Champes Elysees, forse si trattava di politica, forse di beneficienza, forse di quel desiderio di lasciare il segno al di là dei vestiti e delle tappezzerie. Il punto è che la tiepida accoglienza ricevuta negli Stati Uniti lascia immaginare che anche l’uscita in Europa, a partir da ieri, non darà troppe soddisfazioni, soprattutto considerando il braccio di ferro politico ingaggiato dal marito con gli alleati di sempre. L'articolo “Melania”, il film da 75 milioni sulla First Lady è un flop: dall'”intimità” con Trump all’ossessione per i vestiti, ecco di cosa parla proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Caso Epstein, nei nuovi file Trump nominato almeno 3.200 volte: “Ricevette sesso orale da una 13enne”. Spuntano anche Melania e il segretario Lutnick
Ci sono almeno 3.200 rifermenti a Donald Trump nei documenti sul caso Jeffrey Epstein pubblicati venerdì dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Ma secondo il New York Times il numero potrebbe crescere al termine dell’analisi completa delle carte. I riferimenti al presidente degli Stati Uniti emergono in forme diverse: segnalazioni inviate agli investigatori nell’ambito dell’inchiesta sul finanziere pedofilo morto suicida in carcere il 10 agosto 2019, articoli di giornale inseriti nei fascicoli e semplici menzioni all’interno di email. Tra i file resi pubblici figura un memo interno dell’Fbi, datato metà 2021 e diffuso oggi, di cui ha dato conto la Cnn. Nel documento una delle vittime di Epstein racconta che Ghislaine Maxwell – amante, socia e “facilitatrice” del traffico sessuale di minori, condannata nel giugno 2022 a 20 anni di prigione con sentenza confermata in appello nel 2025 – l’avrebbe presentata a Trump durante una festa, suggerendo che fosse “disponibile”. La testimone, che all’epoca dei fatti aveva 22 anni, riferì agli investigatori che, in ultimo, “non successe nulla” tra lei e il futuro capo della Casa Bianca. Il memo risale a pochi mesi prima della condanna federale di Maxwell per traffici sessuali. Anche in questo caso, il presidente ha sempre negato ogni coinvolgimento. Altri documenti contengono accuse molto più gravi, raccolte dalle autorità federali come soffiate, spesso anonime. Secondo quanto riportato da Tmz, una minorenne avrebbe affermato di essere stata costretta a praticare sesso orale a Trump 35 anni fa. Un’altra accusa, non ritenuta credibile dalle autorità, è arrivata da un’altra donna che si è detta vittima e testimone di un giro di tratta di esseri umani a sfondo sessuale nel club da golf di Trump a Rancho Palos Verdes, in California, fra il 1995 e il 1996. Un’altra ancora è di una donna che a 13 anni era incinta ed era stata costretta a sesso orale con il presidente, che la pagava regolarmente per questo. La donna aveva anche riferito che Trump era presente quando suo zio uccise il bambino appena nato. Un’altra soffiata arrivata alle autorità federali era di un’altra donna ancora che dichiarò di avere presenziato alle feste di Trump a Mar-a-Lago dove Epstein portava dei bambini e il futuro presidente li metteva all’asta. La Casa Bianca, riporta Tmz, non ha commentato direttamente, rinviando alle parole del vice ministro Todd Blanche, secondo cui le carte pubblicate contengono anche “affermazioni false e sensazionalistiche contro il presidente, presentate all’Fbi poco prima delle elezioni del 2020”. Nei documenti compare infine uno scambio di email tra Melania Trump e Ghislaine Maxwell, risalente a circa due anni prima che Melania diventasse la terza moglie di Trump. Nella missiva, Melania si diceva lieta di poter incontrare Maxwell a Palm Beach; la risposta della complice di Epstein si chiudeva con un saluto affettuoso: “Tesoro”. Nei file spunta anche il nome dell’attuale segretario al commercio Howard Lutnick, che invitò Epstein a una raccolta fondi che stava organizzando per Hillary Clinton. Lutnick era vicino di casa di Epstein a New York e in passato ha raccontato che nel 2005, insieme a sua moglie, aveva visitato casa dell’ex finanziere ed era rimasto disgustato dalla sala massaggi che gli era stata fatta vedere. Nel dicembre 2012, Epstein invitò Lutnick a pranzo nella sua isola privata. La moglie di Lutnick accettò l’invito e disse che sarebbero arrivati su uno yacht con i loro figli. In un’altra occasione nel 2011, i due uomini si incontrarono per bere qualcosa insieme, secondo un programma condiviso con Epstein. Lutnick ha dichiarato di aver tagliato i ponti con Epstein molto tempo fa. Un portavoce del Dipartimento del Commercio ha affermato che Lutnick ha avuto “interazioni limitate con il signor Epstein in presenza di sua moglie e non è mai stato accusato di alcun illecito”. I documenti mostrano però che le vite dei due uomini hanno continuato a intrecciarsi fino al 2018. Quell’anno, secondo alcune e-mail, Epstein contribuì a una cena di beneficenza in onore di Lutnick. L’anno precedente, i due uomini si scambiarono e-mail sulla costruzione di un edificio di fronte alle loro case. L'articolo Caso Epstein, nei nuovi file Trump nominato almeno 3.200 volte: “Ricevette sesso orale da una 13enne”. Spuntano anche Melania e il segretario Lutnick proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Trump mangia popcorn e biscotti all’anteprima privata del documentario di Melania alla Casa Bianca e scoppia la polemica: “La gente viene uccisa dall’ICE e ci sono morti per l’ondata di gelo, ma lui passa le serate al cinema”
“La gente viene uccisa dall’ICE e ci sono morti per l’ondata di gelo, ma lui passa le serate al cinema”. È stata la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez a prendersela con la noncuranza di Trump, reo di aver partecipato alla Casa Bianca ad un’anteprima privata del documentario Melania, il film con protagonista proprio la first lady. Ocasio-Cortez ha parlato di “movie nights alla Casa Bianca”. Infatti, come riporta Forbes, si tratta di una première avvenuta sabato scorso a Washington dove gli ospiti hanno potuto gustare popcorn in scatole bianche e nere, biscotti con il nome della first lady e copie delle sue memorie, anch’esse intitolate Melania. Ocasio-Cortez ha sottolineato la scarsa sensibilità per i temi sociali del presidente mentre mezzo paese viene sferzato da una forte tempesta di neve che ha provocato diversi morti e a poche ore dall’uccisione dell’infermiere Alex Pretti da parte degli ufficiali ICE. Tra poche ore, e prima dell’uscita del documentario Melania nelle sale, si terrà un evento di anteprima al Kennedy Center di Washington, DC, spazio che ha nel proprio nome ha aggiunta quello di Trump in quanto il tycoon l’ha acquisito nel 2025, violando, come suppongono diversi giornali liberal, una legge federale. All’anteprima di sabato non è arrivato in tempo Jeff Bezos, CEO di Amazon che ha prodotto il documentario Melania sborsando 40 milioni di dollari, ma in compenso c’erano Tim Cook, CEO di Apple, Lynn Martin (CEO della Borsa di New York), Eric Yuan (CEO di Zoom), la regina Rania di Giordania e Mike Tyson. L'articolo Trump mangia popcorn e biscotti all’anteprima privata del documentario di Melania alla Casa Bianca e scoppia la polemica: “La gente viene uccisa dall’ICE e ci sono morti per l’ondata di gelo, ma lui passa le serate al cinema” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Melania Trump al cinema non “tira” e si preannuncia un flop colossale: pochi biglietti in prevendita e mancano “dramma e conflitto che gli spettatori cercano”
La first lady rischia il flop colossale. Secondo quanto riportano diversi siti statunitensi il documentario Melania, nelle sale dal 30 gennaio, e poi in streaming su Prime, ha registrato pochissimi biglietti in prevendita. Così se da un lato Donald Trump sostiene ai quattro venti che tra pochi giorni entrare alla premiere del film al Trump-Kennedy Centre sarà pressoché impossibile, gli analisti di mercato segnalano che i biglietti prenotati in anticipo languono assai. Una cosa non annulla l’altra, per carità, ma il clima attorno al documentario dove viene seguita la moglie del presidente degli Stati Uniti nei venti giorni del gennaio 2025 che precedono l’insediamento alla Casa Bianca, sembra essersi parecchio intiepidito. A fronte dei 40 milioni di dollari spesi da Amazon MGM Studios per produrre il film, si prevede che i primi giorni di proiezione Melania strapperà solo qualche milione di dollari d’incassi. Rob Shuter, un esperto del mercato hollywoodiano spiega già che “ci sono pochi posti prenotati” e che “Amazon si aspettava una grande partecipazione che ad oggi non si è affatto concretizzata”. Insomma, Melania al cinema non tira, perché mancano, come scrive il sito The New Daily “il dramma e il conflitto che gli spettatori cercano al cinema”. Alcuni critici che hanno già visto il film lo hanno definito una “pubblicità elettorale di lunga durata” o un “vblog di 104 minuti”. Non mancano poi sui social frizzi e lazzi sull’aspetto fotografico definito “statico” tanto che Melania sembra “la pubblicità di un profumo ad alto budget”. Nel trailer anche piuttosto corposo possiamo intravedere Melania attraverso diversi dettagli dell’abbigliamento a partire da stivaloni con tacchi a spillo modello regina del latex. E visto il clima politico attuale negli Stati Uniti c’è perfino chi si è spinto ad atti di vandalismo sui poster promozionali affissi nelle città americane, con scritte non proprio nobili. Se Amazon MGM ha battuto la concorrenza Disney e Paramount per il progetto Melania (40 milioni di dollari è un record produttivo nella storia del documentario statunitense ndr), non ha certo infiammato le folle la scelta di assegnare la regia a Brett Ratner che nel 2017 era caduto in disgrazia dopo aver ricevuto diverse accuse di molestie sessuali. Di Ratner è apparsa anche la solita fotografia del passato in compagnia di Jeffrey Epstein che, di base, vuol dire tutto ma anche un bel niente. Infine va registrata anche la polemica sulla cancellazione delle presunte scene girate con protagonista Ivanka Trump, la figlia del presidente, come della cancellazione di un qualsiasi riferimento su di lei anche solo nei titoli di testa o di coda. Insomma, Melania non sembra essersi portato con sé un gran buon karma. Unica parola a favore del documentario arriva da The Donald che, tra un assalto alla Groenlandia e un accordo di pace saltato ha definito Melania un film “incredibile”. L'articolo Melania Trump al cinema non “tira” e si preannuncia un flop colossale: pochi biglietti in prevendita e mancano “dramma e conflitto che gli spettatori cercano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ucraina, la “diplomazia segreta” di Melania Trump: altri sette bambini rapiti dai russi sono tornati a casa
Gli uomini seduti ai tavoli dei negoziati non hanno ancora ottenuto risultati definitivi per mettere fine al conflitto in Ucraina. Ieri, a Miami, Rustem Umerov, capo del Consiglio di sicurezza ucraino, ha incontrato il segretario di Stato Usa, Mark Rubio; qualche giorno fa Steve Witkoff e Jared Kushner, inviato speciale e genero di Trump, sono rimasti cinque ore al Cremlino a discutere dell’accordo di pace con il presidente russo. Risultati più immediati e tangibili, sembra, li stiano ottenendo le donne, con quella che alcuni media chiamano “diplomazia segreta”. Stanotte sette bambini ucraini che erano in Russia sono riusciti a ricongiungersi con le loro famiglie in Ucraina grazie all’intervento della first lady repubblicana. “La first lady americana accoglie con favore i progressi dell’iniziativa per la riunificazione dei bambini tra Russia e Ucraina” si legge sul sito della Casa Bianca, che riporta le parole della moglie del presidente, che “elogia a leadership e la diplomazia tenace di Russia e Ucraina nel perseguimento della riunificazione di bambini e famiglie”. La sua sponda a Mosca è la commissaria per i diritti dell’infanzia del Cremlino, Maria Lvova-Belova, che ha lodato pubblicamente “l’incrollabile impegno” dell’americana. Contro la commissaria – come contro il presidente russo – la Corte penale internazionale ha emesso un mandato d’arresto per presunta deportazione illegale di bambini ucraini in Russia – un crimine di guerra – ; un’accusa che il Cremlino ha definito “oltraggiosa” e “inaccettabile”. Melania, il suo canale diretto con Putin, lo ha instaurato ad agosto scorso, quando al presidente russo è stata recapitata una sua lettera in Alaska da un postino d’eccezione: il presidente degli Stati Uniti. Ad ottobre scorso la first lady ha poi annunciato che una linea di comunicazione diretta e permanente era stata ormai stabilita con il numero uno del Cremlino: “Mi ha risposto per iscritto, manifestando la sua disponibilità a interagire direttamente con me e illustrando i dettagli riguardanti i bambini ucraini residenti in Russia”. Mercoledì scorso, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede alla Russia di “garantire il ritorno immediato, sicuro e incondizionato di tutti i bambini ucraini trasferiti o deportati con la forza”. “Ogni voto a favore della risoluzione è un sostegno a menzogne, guerra e scontro. Ogni voto contrario è un voto per la pace” ha detto la vice ambasciatrice russa Onu Maria Zabolotskaya. Anche gli Usa l’hanno adottata insieme ad altri novanta Stati, mentre 57 Paesi si sono astenuti. Secondo Kiev, 19mila minori si trovano ancora in Russia. Di loro, secondo il Ministero degli Esteri ucraino, solo 1.850 hanno fatto ritorno. L'articolo Ucraina, la “diplomazia segreta” di Melania Trump: altri sette bambini rapiti dai russi sono tornati a casa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Casa è dove sta il cuore”: Melania Trump svela le decorazioni dei 51 alberi di Natale della Casa Bianca con 54 kg di pan di zenzero, farfalle, stelle e ghirlande
Melania Trump ha svelato le decorazioni natalizie della Casa Bianca e il suo tema: “Casa è dove sta il cuore“. La First Lady americana e Usha Vance, sposata con il vicepresidente, hanno aiutato le mogli dei militari a preparare pacchi regalo e a scrivere biglietti d’auguri per i soldati in servizio, durante un evento della Croce Rossa Americana presso una base dell’Aeronautica Militare statunitense vicino a Washington. La Trump ha elogiato le mogli per aver portato “il peso della vita familiare” mentre i loro mariti o mogli sono lontani da casa per servire il Paese. Vance, il cui marito, il vicepresidente J.D. Vance, è un ex marine, ha affermato che il periodo natalizio è un momento per “sollevare” coloro che servono. Lunedì 1 dicembre si sono recati alla base dopo che la First Lady ha svelato le decorazioni natalizie della Casa Bianca. Melania Trump ha affermato che le mogli mostrano una resilienza che pochi al di fuori dell’esercito comprendono: “Parliamo regolarmente del coraggio dei nostri militari, e dovremmo farlo. Ma dobbiamo anche mettere in luce il coraggio di coloro che camminano al loro fianco, le mogli che portano il peso della vita familiare oltre ai propri sogni” Le decorazioni sono anche un omaggio al 250esimo anniversario della firma della Dichiarazione d’Indipendenza nel 1776 e della fondazione degli Stati Uniti d’America, che si celebrerà il prossimo anno. Diverse decine di volontari provenienti da tutto il Paese hanno contribuito ad addobbare le sale dell’Executive Mansion con 75 ghirlande, 51 alberi di Natale, oltre 213 metri di ghirlande, più di 2.000 fili di luci, oltre 7.620 metri di nastri, oltre 2.800 stelle dorate, più di 10.000 farfalle e 54 chilogrammi di pan di zenzero. Ma quest’anno un paio di cose sono cambiate, perché il presidente Donald Trump ha demolito l’ala est per costruire la sala da ballo da lui desiderata da tempo. L’albero di Natale ufficiale della Casa Bianca, sempre esposto nella Sala Blu, svolge una doppia funzione, rendendo omaggio anche alle famiglie delle Gold Star, quelle che hanno perso un membro durante il servizio militare. Quell’albero era un elemento fisso dell’Ala Est ed era il primo che i visitatori incontravano, dopo essere entrati da quelle porte, ma l’edificio e il passaggio coperto, o colonnato, che lo collegava alla Casa Bianca sono stati demoliti da Trump a ottobre nell’ambito del suo piano per la sala da ballo. Le visite guidate pubbliche, sospese a causa dei lavori, riprenderanno oggi martedì 2 dicembre, ma con un percorso più breve, limitato al solo Piano di Stato, che comprende la Sala Est; le Sale Verde, Blu e Rossa; la Sala da Pranzo di Stato; la Sala della Croce; e il Grand Foyer. La Biblioteca e le Sale Vermeil e China al Piano Terra, un piano sotto il Piano di Stato, sono state escluse dal percorso a causa dei lavori. La Casa Bianca prevede decine di migliaia di visitatori per visite guidate, ricevimenti e feste natalizie prima di Natale. I visitatori entreranno dalle porte del Portico Nord su Pennsylvania Avenue utilizzando un nuovo passaggio e un ingresso semi-permanenti. In una dichiarazione della Casa Bianca, si afferma che il Natale è “un momento per celebrare ciò che rende gli Stati Uniti eccezionali” e che, sebbene ogni casa abbia le sue tradizioni, gli americani sono uniti da valori condivisi. “In ogni comunità, siamo sollevati da semplici gesti di gentilezza che riflettono il perenne spirito americano di generosità, patriottismo e gratitudine – si legge nel comunicato -. Questi momenti ci ricordano che il cuore dell’America è forte e che Casa è dove si trova il cuore”. L'articolo “Casa è dove sta il cuore”: Melania Trump svela le decorazioni dei 51 alberi di Natale della Casa Bianca con 54 kg di pan di zenzero, farfalle, stelle e ghirlande proviene da Il Fatto Quotidiano.
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