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“Torture e pestaggi anche con forbici ed estintore nel carcere minorile di Casal del Marmo”, l’inchiesta dei pm di Roma su 10 agenti
Schiaffi, pugni, colpi con sedie e mazze di ferro, fino all’uso di un estintore. È il quadro che emerge dall’inchiesta della Procura sulle presunte violenze avvenute tra febbraio e novembre dello scorso anno all’interno dell’istituto penale minorile di Istituto penale minorile di Casal del Marmo. Dieci agenti di polizia penitenziaria risultano iscritti nel registro degli indagati con accuse che, a vario titolo, vanno dalla tortura alle lesioni fino al falso ideologico. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le aggressioni avrebbero avuto come vittime tredici giovani detenuti, tutti stranieri tra i 15 e i 19 anni. Gli episodi, stando alle testimonianze raccolte, si sarebbero verificati spesso di notte e in zone dell’istituto non coperte dalle telecamere di sorveglianza. Tra i casi più gravi contestati dalla Procura c’è quello che riguarda gli agenti Tony Ruotolo e Agostino Piccioni, accusati di tortura. Come si legge nell’ordinanza di incidente probatorio, i due avrebbero procurato “acute sofferenze fisiche” a un detenuto di appena quindici anni. Secondo l’accusa, prima Piccioni gli avrebbe tirato un pugno all’occhio, poi il ragazzo sarebbe stato portato in infermeria dove sarebbe stato sottoposto a ulteriori violenze. Per la pubblico ministero Rosalia Affinito e il procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, Ruotolo lo avrebbe anche minacciato di “tagliargli i testicoli”, pungendone uno con una forbice fino a far uscire sangue e provocandogli lesioni. Oltre a loro, altri cinque agenti sono accusati di lesioni aggravate in concorso e continuate. Dalle indagini emerge un quadro di violenze ritenute sistematiche: calci, pugni e colpi con oggetti metallici che avrebbero colpito i detenuti “frequentemente di notte, in zone non coperte dal sistema delle telecamere e per ragioni futili”. In alcuni casi, secondo gli atti, gli agenti avrebbero infierito sui ragazzi anche quando erano già a terra, arrivando a colpirli all’interno dell’infermeria. Le presunte aggressioni sarebbero state accompagnate anche da minacce pesanti. In un episodio, secondo i racconti raccolti, un agente avrebbe urlato ai detenuti: “Vi porto sopra e vi faccio come carne macinata”. A far emergere il caso è stato un esposto presentato a luglio dall’associazione Associazione Antigone, che ha raccolto le testimonianze dei giovani detenuti. “Calci e pugni sferzati contro giovani inermi, colpi alla testa per mezzo di un pesante estintore, minacce, violenze agite di fronte allo sguardo sbalordito del personale medico (che si è unito alla denuncia), a riprova del senso di onnipotenza e di impunità che caratterizza gli agenti di polizia penitenziaria coinvolti negli eventi”, afferma Susanna Marietti. Secondo Marietti si tratta di “un carcere pieno di segnali di tensione che nulla ha a che vedere con la missione educativa che dovrebbe appartenere a qualsiasi istituzione pubblica che si occupa di minorenni”. La prossima settimana i tredici giovani indicati come persone offese saranno ascoltati da un giudice nell’ambito dell’incidente probatorio. Alcuni di loro si trovano ancora nell’istituto romano, mentre altri sono stati trasferiti in diverse strutture detentive o comunità del Lazio e di altre regioni. Non si esclude che, dopo le loro testimonianze, l’inchiesta possa allargarsi. Alcuni detenuti avrebbero infatti riferito di aver visto agenti operare sotto l’effetto di alcol o droghe. Sul piano amministrativo è intervenuto il capo del Dipartimento per la giustizia minorile Antonio Sangermano, che ha spiegato come l’indagine penale tragga origine da “reiterate denunce” presentate dallo stesso Dipartimento all’autorità giudiziaria. Sangermano ha inoltre precisato che l’ispezione amministrativa nell’istituto è stata disposta solo dopo il nullaosta della magistratura. Al termine dell’attività ispettiva sono stati trasferiti quattro agenti verso altre sedi operative e all’istituto è stato assegnato un direttore facente funzioni, vista la temporanea assenza del titolare dell’incarico. Intanto l’associazione Antigone, già parte offesa nel processo per le violenze nel carcere minorile Beccaria di Milano, ha annunciato che chiederà di costituirsi parte civile anche nel procedimento romano. Anche il segretario di Radicali Italiani, Filippo Blengino, ha annunciato che nei prossimi giorni tornerà in visita all’istituto. L'articolo “Torture e pestaggi anche con forbici ed estintore nel carcere minorile di Casal del Marmo”, l’inchiesta dei pm di Roma su 10 agenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tortura la figlia minorenne con il waterboarding: dirigente repubblicano arrestato negli Usa
Un dirigente del Partito Repubblicano degli Stati Uniti è stato arrestato con l’accusa di aver torturato la figlia adolescente con la tecnica del “waterboarding”, una pratica che simula l’annegamento, perché lei non aveva messo in ordine la stanza. Si tratta di David Nephi Johnson, 54 anni, residente a Heber City e presidente della sezione di Wasatch County. Dopo essere stato arrestato nello Utah, l’uomo è stato successivamente rilasciato su cauzione di 10mila dollari e dovrà comparire davanti al tribunale distrettuale il prossimo 11 marzo per l’udienza preliminare. Johnson è accusato di abuso aggravato su minore, un reato che l’ordinamento statale classifica come “first-degree felony”, ovvero un crimine di primo grado che può comportare una pena compresa tra cinque anni di carcere e l’ergastolo, oltre a una multa fino a 10mila dollari. L’indagine è partita dopo che la figlia adolescente ha raccontato gli episodi alla Division of Child and Family Services dello Utah, che ha informato il dipartimento di polizia di Heber City il 21 gennaio. Nell’ambito di un piano di sicurezza concordato con le autorità e i genitori, la ragazza è stata affidata alle cure del fratello maggiore ed è stato emesso un ordine di protezione preliminare per vietare a Johnson qualsiasi contatto con la figlia. La vicenda ha avuto ripercussioni anche sul piano politico. Il comitato esecutivo del Partito Repubblicano della Wasatch County ha annunciato che la vicepresidente Patty Sprunt assumerà temporaneamente la guida dell’organizzazione. In una dichiarazione ufficiale, i membri del comitato si dicono “profondamente preoccupati e turbati dalla natura delle accuse presentate dal dipartimento di polizia di Heber City” ma invitano la comunità a “astenersi dal giudizio fino a quando i fatti e le prove non saranno stati presentati”. Foto d’archivio che rappresenta la tortura del waterboarding, la quale consiste nel versare acqua sul volto di una persona immobilizzata per simulare l’annegamento. L'articolo Tortura la figlia minorenne con il waterboarding: dirigente repubblicano arrestato negli Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bimbo di tre anni morto di fame in Tirolo, genitori condannati all’ergastolo. La madre: “Era indemionato”
Omicidio, tortura e sequestro di persona sono i reati contestato ai genitori di un bambino di tre anni morto di fame. La coppia è stata condannata all’ergastolo dal Tribunale di Innsbruck. Al momento del decesso, il 19 maggio 2024 nei pressi di Kufstein in Tirolo, il piccolo pesava appena quattro chili. Il peso di un neonato appena nato o di pochissimi mesi. Secondo la pm, il bambino ha subito per mesi “pene infernali“, rinchiuso in una stanza buia, legato, picchiato e quasi privato di cibo. Per l’accusa, i due 27enni a causa di una situazione economica molto precaria si erano rifugiati in un “mondo mistico parallelo“. I genitori, che avevano addirittura documentato i maltrattamenti e in messaggi avrebbero ironizzato sulle condizioni del piccolo, hanno confessato davanti al giudice. Il padre ha dichiarato in aula di non avere spiegazioni per le proprie azioni, dicendosi pentito e addolorato per il fatto che le altre figlie abbiano dovuto assistere all’agonia e alla morte del fratello. La coppia ha infatti altre tre figlie, di uno, tre e sei anni, che invece non sono risultate denutrite oppure maltrattate. Secondo una perizia psichiatra, la madre avrebbe individuato nel figlio il colpevole il proprio disagio psichico, credendolo indemoniato, e il marito l’avrebbe assecondata. Dopo la morte del bimbo il padre ha chiamato la polizia. Per la donna è stato disposto il ricovero in una struttura psichiatrica. Secondo quanto riportato dai media austriaci la patologa forense ascoltata in aula ha dichiarato: “Bastava guardarlo per capire che il bambino era morto di fame e di sete. Il bambino aveva il viso di un uomo anziano; il suo corpo era solo pelle e ossa”. C’erano solo segni di traumi esterni su polsi e caviglie, che indicavano “irritazione cutanea”. Per il resto, il bambino non era malato. “Dal punto di vista organico, era un bambino sano“. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo Bimbo di tre anni morto di fame in Tirolo, genitori condannati all’ergastolo. La madre: “Era indemionato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sette agenti della Penitenziaria condannati per tortura per le violenze nel carcere di Torino
Si è concluso con otto condanne il processo di primo grado a carico di alcuni agenti della Polizia penitenziaria per le presunte violenze avvenute nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, denominato Le Vallette. Sette imputati sono stati condannati per il reato di tortura, uno per rivelazione di atti d’ufficio. Sei imputati sono stati invece prosciolti, tra prescrizioni e formule di non aver commesso il fatto. Il procedimento riguardava episodi che, secondo l’accusa, si sarebbero verificati tra il 2017 e il 2019 nel padiglione C dell’istituto, area destinata ai detenuti ristretti per reati di natura sessuale. Le pene inflitte vanno da un minimo di due anni e otto mesi a un massimo di tre anni e quattro mesi di reclusione. Il sostituto procuratore Francesco Pelosi aveva chiesto quattordici condanne, con pene fino a sei anni di carcere. A vario titolo, gli imputati erano chiamati a rispondere dei reati di tortura, abuso di autorità, lesioni, violenza privata, stato di incapacità procurato mediante violenza, favoreggiamento, omessa denuncia e rivelazione di segreti d’ufficio. Il Tribunale ha inoltre stabilito che alcuni imputati, insieme al ministero della Giustizia, dovranno risarcire le presunte vittime, l’associazione Antigone e il garante comunale, regionale e nazionale delle persone private della libertà personale. Le somme definitive saranno quantificate in un successivo giudizio civile, ma sono stati disposti risarcimenti provvisionali immediatamente esecutivi per un totale di 40mila euro. L’inchiesta era partita dalle segnalazioni dell’allora garante dei detenuti del Comune di Torino, Monica Gallo. Secondo l’accusa, sarebbero almeno undici le persone che avrebbero subito violenze e torture. Nel corso del processo, gli imputati, tramite i loro avvocati – tra cui Beatrice Rinaudo, Antonio Genovese, Enrico Calabrese e Antonio Mencobello – hanno sempre respinto le accuse. “Ci riserviamo di leggere le motivazioni ma è una sentenza nella quale, in punta di diritto, la fattispecie di tortura non ci sembra integrata”, ha commentato l’avvocato Antonio Genovese. Le motivazioni della sentenza sono attese per il 7 maggio. L'articolo Sette agenti della Penitenziaria condannati per tortura per le violenze nel carcere di Torino proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Caso Omerovic: un agente condannato, uno rinviato a giudizio per tortura
Una condanna, un’assoluzione e un rinvio a giudizio. Il caso di Hasib Omerovic, il 39enne precipitato dalla finestra il 25 luglio 2022 durante un’attività degli agenti del commissariato Primavalle nell’abitazione di via Gerolamo Aleandro a Roma, è arrivato a uno snodo importante. Il giudice per l’udienza preliminare di Roma ha deciso di mandare a processo il poliziotto Andrea Pellegrini, accusato di tortura e falso, ha condannato in abbreviato a un anno e 4 mesi l’agente Alessandro Sicuranza, accusato di falso, e assolto un’altra agente Maria Rosa Natale, anche lei accusata di falso. Il processo contro Pellegrini – che venne anche messo ai domiciliari nel corso dell’inchiesta – inizierà il prossimo 2 novembre e il ministero dell’Interno sarà responsabile civile. Nel procedimento sono parti civili la famiglia di Omerovic, che a causa dei fatti ha trascorso otto mesi di ricovero in ospedale, e l’Associazione 21 luglio. Secondo il pm Stefano Luciani, durante l’attività di identificazione in casa di Omerovic “con il compimento di plurime e gravi condotte di violenza e minaccia, cagionava al 36enne un verificabile trauma psichico, in virtù del quale lo stesso precipitava nel vuoto dopo aver scavalcato il davanzale della finestra della stanza da letto nel tentativo di darsi alla fuga per sottrarsi alle condotte violente e minacciose in atto nei suoi confronti”. Pellegrini è accusato anche di falso. In particolare, i poliziotti avrebbero falsamente attestato che l’intervento in via Girolamo Aleandro fosse “dipeso dall’essersi incrociati per strada lungo il tragitto e non, come realmente accaduto, da accordi telefonici previamente intercorsi”. Gli agenti avrebbero, inoltre, omesso “di indicare tutte le condotte poste in essere da Pellegrini all’interno dell’appartamento”. Un altro poliziotto, Fabrizio Ferrari, che ha collaborato alle indagini e la cui posizione era stata stralciata, dopo l’ok della procura di Roma che ha riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti sull’aggravante, ha patteggiato 11 mesi e sedici giorni. “La decisione del giudice per l’udienza preliminare è importante perché si è verificata l’esistenza di una serie di elementi a carico di Pellegrini che confermano un’istruttoria approfondita e senza lacune” afferma l’avvocato Arturo Salerni, legale di parte civile per l’Associazione 21 luglio. L'articolo Caso Omerovic: un agente condannato, uno rinviato a giudizio per tortura proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Quindicenne sequestrata e torturata dal suo ex e tre complici: quattro minorenni arrestati
In Francia un’adolescente è stata seviziata e tenuta in ostaggio da un gruppo di coetanei. La vicenda è avvenuta nella città alpina di Annecy: la vittima, una 15enne che vive in casa famiglia, stava accompagnando il suo ex ragazzo nel comune di Oullins-Pierre-Bénite quando lui l’ha aggredita con la complicità di tre amiche minorenni, tra cui la nuova fidanzata del 17enne. Il gruppo di aguzzini, le cui età sono comprese tra i 14 e i 17 anni, hanno portato la 15enne in un appartamento a sud di Lione e l’hanno chiusa in uno sgabuzzino, dove l’hanno sottoposta a una serie di violenze come ustioni, tagli, un coltello nella coscia e un estintore scagliatole addosso. Tutte torture che sono state filmate dai minorenni. Nella mattina di lunedì 26 gennaio, la ragazza è stata ricoverata in ospedale dopo essere riuscita a scappare dalla prigionia e chiedere aiuto ai passanti. In serata la polizia è entrata nell’abitazione e ha arrestato il primo autore del sequestro e una delle ragazze, mentre più tardi hanno trovato le altre sospettate a Villefranche-sur-Saône, sempre nel dipartimento di Rodano. Gli adolescenti hanno confessato le azioni commesse senza rimorsi e senza spiegare le motivazioni dietro a un piano del genere. L'articolo Quindicenne sequestrata e torturata dal suo ex e tre complici: quattro minorenni arrestati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Violenze nel carcere di Sollicciano, in appello riconosciuta la tortura: tra le pene più alte quella per una ispettrice
La Corte d’appello di Firenze ha confermato una serie di condanne per otto agenti della polizia penitenziaria e un’ispettrice del carcere di Sollicciano (Firenze), accusati di torture, lesioni, falso e calunnia. I fatti risalgono al periodo tra il 2018 e il 2020, quando i detenuti, uno di origine marocchina e l’altro italiano, furono, secondo l’accusa, brutalmente aggrediti dagli agenti. Inflitte pene che vanno da 5 anni e 4 mesi per una ispettrice a 3 anni e 4 mesi per gli altri agenti coinvolti. Il verdetto ribalta il giudizio di primo grado quando era caduta l’accusa di tortura ed erano state emesse condanne per lesioni. LE VIOLENZE E LE TORTURE NEL CARCERE DI SOLLICCIANO I fatti risalgono principalmente a due episodi distinti di violenze avvenuti all’interno del carcere fiorentino di Sollicciano. Il primo, il 27 aprile 2019, ha coinvolto un detenuto di origine marocchina, che era stato picchiato da almeno sette agenti penitenziari. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero, il detenuto sarebbe stato assalito con pugni, schiaffi e calci fino a perdere conoscenza. Non contenti, due agenti gli sarebbero saliti sulla schiena per ammanettarlo, quindi lo avrebbero condotto in una stanza di isolamento dove, nudo, sarebbe rimasto per circa tre minuti. In seguito, il detenuto è stato portato in infermeria. L’accusa aveva sostenuto che l’ispettrice della polizia penitenziaria aveva cercato di coprire l’aggressione, redigendo una relazione ufficiale che accusava il marocchino di aver tentato di aggredirla sessualmente. L’indagine ha rivelato che questo atto di copertura fosse stato messo in atto per giustificare l’uso della violenza. La stessa ispettrice avrebbe continuato a esercitare una condotta violenta nei confronti di altri detenuti, quando un altro detenuto straniero sarebbe stato insultato e definito “un cammello”, con l’indicazione che dovesse essere trattato “come un cammello”. IL SECONDO EPISODIO In un altro episodio risalente al dicembre 2018, un detenuto italiano fu picchiato fino a perforarsi un timpano. Anche in questo caso, gli agenti intervennero in modo eccessivo: il detenuto venne immobilizzato da otto agenti e picchiato in una stanza dell’ufficio del capoposto. La violenza inflitta a quest’ultimo detenuto si aggiungeva ai crimini compiuti in quel periodo all’interno della struttura penitenziaria. Le indagini iniziali erano emerse quando nel gennaio del 2021 erano scattati gli arresti. L'articolo Violenze nel carcere di Sollicciano, in appello riconosciuta la tortura: tra le pene più alte quella per una ispettrice proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Debiti di droga, torture e la bomba carta a Primavalle: undici arresti a Roma
Tutto parte da debiti di droga non pagati e da storie di gelosia intrecciate in un sottobosco violento della periferia di Roma. È lì che, secondo gli investigatori, un gruppo di ragazzi – sei maggiorenni e cinque minorenni – avrebbe trasformato un garage della Massimina in una sorta di stanza delle punizioni, dove le vittime venivano portate con la forza, legate e torturate per ore. Undici le misure per torture, sequestro di persona, estorsioni e un atto dinamitardo a Primavalle. I carabinieri della compagnia di Roma Trastevere hanno eseguito due provvedimenti emessi dai gip del tribunale di Roma Livio Sabatini e dal gip del tribunale per i Minorenni Paola Manfredonia, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e della procura per i Minorenni, nei confronti di 6 maggiorenni, destinatari di custodia cautelare in carcere e di cinque minorenni, due destinatari di custodia cautelare in istituto penale minorile e tre collocati in comunità. A gennaio, almeno due persone sarebbero state prelevate direttamente dalle loro case e trascinate in quel garage. Mani e piedi immobilizzati, gli occhi bendati, colpi di spranghe, pugni, schiaffi. In un caso, persino acqua bollente versata addosso. Un modo brutale per riscuotere crediti legati allo spaccio e regolare conti personali. Le vittime sono sopravvissute, ma con gravi ferite. L’indagine, avviata quasi per caso a marzo dopo un arresto per droga. Seguendo quella traccia iniziale, i carabinieri sono arrivati a ricostruire non solo i sequestri, ma anche un episodio che aveva scosso il quartiere di Primavalle: l’esplosione del 30 giugno in via Calcagnini, al cosiddetto “Bronx”, che aveva fatto crollare parte dell’androne di una palazzina Ater. Secondo gli inquirenti, tra gli undici indagati ci sarebbero anche il mandante e l’esecutore materiale della bomba carta. L'articolo Debiti di droga, torture e la bomba carta a Primavalle: undici arresti a Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.
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