Venerdì 6 febbraio, la grande cerimonia d’apertura dei Giochi di Milano-Cortina
2026. Ma da quelle parti si sono già portati avanti per prolungare il carrozzone
olimpico di altri due anni con Valtellina 2028, i Giochi giovanili che pure si
terranno in Italia. E adesso hanno anche un presidente: l’ex olimpionica Manuela
Di Centa, con buona pace di Malagò.
Gli Youth Olympics sono una manifestazione riservata a ragazzi tra i 15 e i 18
anni, che il Comitato olimpico internazionale (CIO) organizza da circa una
decina d’anni sulla falsariga delle Olimpiadi dei grandi. Partecipano quasi
tutti i Paesi, con oltre un migliaio di atleti. L’ultima edizione 2024 si è
tenuta a Gangwon, Corea del Sud, sulla scia di Pyeongchang 2018. Ed è lo stesso
motivo per cui l’Italia è stata candidata unica per il 2028. L’assegnazione è
tardata per le ripetute figuracce e ritardi dell’Italia su Milano-Cortina, ma
non è mai stata realmente in dubbio. Pochi onori e tanti oneri: l’evento non ha
alcun appeal mediatico ma porta un sacco di rogne e spese, infatti il governo ha
già stanziato 10 milioni di euro. Complessivamente il costo dovrebbe aggirarsi
intorno ai 65 milioni, di cui una ventina messi dal Cio e il resto pubblici. Ma
come insegna la lezione di Milano-Cortina c’è tutto il tempo per sforare il
budget. Ciononostante, l’Italia li ha fortemente voluti per la cosiddetta
“eredità olimpica”: formula elegante per dire che così si potranno tenere in
vita per due anni in più i costosissimi ed inutili impianti costruiti per il
2026 (come la pista di bob), dare un contentino agli esclusi (il pattinaggio a
Baselga di Pinè), e in generale mantenere il circo che ruota intorno ai Giochi,
finanziamenti, personale, poltrone.
La prima, la più importante, è stata appena assegnata. Come aveva anticipato Il
Fatto, per il ruolo di presidente è stata scelta Manuela Di Centa, olimpionica
di sci di fondo ed ex parlamentare di Forza Italia, pupilla del ministro Abodi
(l’altro favorito, il leghista Antonio Rossi, potrebbe comunque avere un ruolo
manageriale). A differenza di Milano-Cortina, stavolta la politica ha preteso
per sé la guida del Comitato organizzatore: il Cio ha dato il via libera, purché
il presidente fosse uno sportivo. E la Di Centa – che ha vinto sei medaglie ai
Giochi, due d’oro a Lillehammer ’94, ed è pure membro onorario del Cio –
rispetta certamente il requisito.
Infatti la nomina è filata liscia: Di Centa è stata eletta all’unanimità dal
Consiglio di Valtellina 2028, composto dal Coni e dai rappresentanti
governativi, con una sola eccezione. L’unico a non votare per lei è stato
Giovanni Malagò: l’ex numero uno dello sport italiano e oggi presidente della
Fondazione Milano-Cortina si è astenuto formalmente in polemica con lo statuto
del Comitato (peccato che l’abbia scritto proprio il Coni sotto la sua
gestione). In realtà, non è un mistero che Malagò non abbia mai digerito la
consulenza della Di Centa per i “nemici” di Sport e Salute. E i più maligni
aggiungono che, sotto sotto, avrebbe voluto farlo proprio lui il presidente.
Comunque sia, resta il paradosso di un membro Cio che non appoggia un altro
membro Cio, alla vigilia dei Giochi italiani in cui tutto il mondo olimpico si
ritroverà a Milano-Cortina. Una brutta figura, che certifica anche l’isolamento
di Malagò.
X: @lVendemiale
L'articolo La guerra per l’ultima poltrona dei Giochi: Manuela Di Centa eletta
presidente di Valtellina 2028, l’unico voto contrario è di Malagò proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Andrea Abodi
Il pensiero di Ghali sul genocidio di Gaza “non sarà espresso” sul palco della
cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Milano–Cortina. Parola del ministro
dello Sport, Andrea Abodi, che in questo moto ha messo le mani avanti
sull’esibizione dell’artista italo-tunisina in vista della manifestazione
prevista il prossimo 6 febbraio. “Le caratteristiche della cerimonia di apertura
sono centrate sul rispetto dello sport. Questo azzera i rischi di libera
interpretazione”, ha detto l’esponente del governo di Giorgia Meloni,
presentando le iniziative patrocinate dalla Presidenza del Consiglio dei
ministri per il Giorno della Memoria.
“La scelta degli artisti si associa anche alla scelta delle performance,
sicuramente su quel palcoscenico, al di là del vissuto di ogni artista, non ci
saranno equivoci sull’indirizzo di carattere ideale, culturale e anche etico”,
ha aggiunto, riferendosi alla partecipazione di Ghali all’evento olimpico. Nel
2024, sul palco di Sanremo, il cantautore era finito tra le polemiche per aver
detto “stop al genocidio“. “Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il
pensiero di Ghali e i messaggi che ha mandato ma ritengo che un Paese debba
sapere reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non
condividiamo e che non sarà espresso su quel palco”, ha detto quindi Abodi.
Contro il rapper anche Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane: “È chiaro che spero che Ghali abbia ricevuto delle
indicazioni o delle linee a guida” suol “ruolo che deve svolgere. Quindi spero
capirà cosa deve fare in quel contesto e in quel momento. Sono fiduciosa che
capirà cosa è chiamato a fare in quel contesto e in quel momento”. Gli alert del
ministro della presidente dell’Ucei provocano la reazione dell’opposizione.
“Quando un ministro si permette il lusso di dire che un artista ‘non esprimerà
il suo pensiero sul palco’ non sta parlando di rispetto o di etica: sta
rivendicando una censura preventiva. Non è una questione di condividere o meno
le idee di Ghali, è una questione molto più grave: un governo che pretende di
stabilire in anticipo cosa si può dire e cosa no. Dietro il linguaggio di Andrea
Abodi c’è solo paura della libertà di espressione. Chi rappresenta quando si
esprime in questo modo? L’arte non nasce per essere neutra, addomesticata o
innocua, ma per esprimersi liberamente. Chi non è in grado di reggerla è
semplicemente perché non regge la democrazia”, dicono gli esponenti del
Movimento 5 stelle in commissione Cultura.
L'articolo “Milano-Cortina, Ghali non esprimerà il suo pensiero sul palco”.
Polemica sul ministro Abodi: “Censura preventiva” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i giovani, non viene dal nulla. A
differenza di diversi signori della politica, compresa la premier Giorgia
Meloni, possiede una laurea – in economia e commercio alla Luiss di Roma -, si è
specializzato nella gestione industriale dello sport, dal 1987 al 1994 è stato
direttore marketing della filiale italiana della multinazionale statunitense IMG
– International Management Group -, è stato nel 1994 co-fondatore di Media
Partners Group, dal 2002 al 2008 è stato consigliere di amministrazione per CONI
Servizi, dal 2010 al 2017 è stato presidente della Lega di calcio di Serie B,
nel 2017 fu nominato presidente dell’istituto per il credito sportivo e dal 22
ottobre 2022 fa parte dell’attuale governo di centro-destra. Rispetto a diversi
personaggi, capaci di passare con disinvoltura da un partito all’altro, pur
essendo indipendente, è sempre rimasto fedele alle due idee: non ha mai nascosto
le sue simpatie per la destra e per le sue icone storiche. Abodi conosce bene la
materia. Non è approdato allo sport per ripiego o convenienza. Ed essendo
romano, dovrebbe conoscere bene la politica, definita una volta, dal
novantottenne Rino Formica, ex peso massimo del partito socialista, “sangue e
merda”.
Eppure, sarà un caso, ma da quando fa il ministro, Abodi ne azzecca poche. Di
più: è spesso sorpreso dagli eventi, balbetta nella comunicazione, si vede
passare sopra la testa treni inaspettati – ma di questo dovrebbe chiedere
qualcosa a Matteo Salvini, ministro dei Traporti -. Negli ultimi sette mesi, per
circoscrivere la narrazione, Abodi ha regalato tre perle. La prima risale al
trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon. Nessun italiano aveva vinto il torneo di
tennis più famoso del mondo, inaugurato nel 1877 e con 137 edizioni consegnate
agli archivi. Il 13 luglio 2025, quando Sinner sconfisse Carlos Alcaraz 4-6,
6-4, 6-4, 6-4, Abodi non era a Londra, ma dal divano, piazzò una volée: “Anche
un ministro ha bisogno di stare in famiglia”. Diritto sacrosanto, ma quando ti
occupi di sport e resti a casa in un giorno storico come quello del primo
successo italiano a Wimbledon, viene da dire che forse è meglio che ti occupi di
altro. Anche perché, si sa, i giorni consacrati allo sport sono il sabato e la
domenica.
Il 2025 ricco di medaglie – nel quale il ministero ha un peso vicino allo zero –
ha lasciato scivolare in secondo piano il movimentismo di Abodi, tranne il tenue
ricordo delle elezioni del Coni in cui spinse per un candidato (Luca Pancalli),
ma vinse un altro (Luciano Bonfiglio), facendo infuriare il potentissimo
sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e la stessa Meloni. Il tempo, si dice,
è galantuomo, ma il 2026 non è cominciato benissimo per Abodi. Nel giro di poche
ore, sono esplose un paio di questioni. La prima riguarda i tedofori
dell’olimpiade di Milano-Cortina, con l’esclusione di un esercito di medagliati
degli sport invernali. Al posto dei vari Gros, Fauner, Maurilio De Zolt,
Gabriella Paruzzi etc, un esercito di persone raccomandate dagli sponsor, uomini
gatto – perché non anche l’Uomo ragno? -, persino uno squalificato per doping.
Il primo responsabile di questa “dimenticanza” è la Fondazione Milano-Cortina,
che si è detta “dispiaciuta per l’accaduto”. Ma Abodi, ovvero il numero uno
dello sport italiano, non dovrebbe essere in prima linea in un evento come
quello dell’Olimpiade organizzata in Italia? Lui, bontà sua, vuole spiegazioni.
Ecco le sue dichiarazioni: “Ho già chiesto informazioni a Milano Cortina e al
Coni per capire quali siano stati i criteri di selezione. In linea di principio,
è evidente che le leggende dello sport, chi ha fatto la storia, dovrebbe essere
tenuto in assoluta e grandissima considerazione. Sono rimasto anche io un po’
spiazzato perché di fronte a un fenomeno meraviglioso come quello della fiaccola
tra 10.001 tedofori, la platea degli olimpionici dovrebbe essere
un’avanguardia”. Abodi è spiazzato, ma di fronte a queste parole, siamo
spiazzati anche noi: a che serve un ministro dello sport se non si occupa di
Milano-Cortina?
La seconda questione riguarda gli stage della nazionale di calcio a febbraio:
saltati, come si temeva. Qui, oggettivamente, il potere di un ministro si
riduce. Comanda la Lega calcio, che gestisce il calendario ed è preoccupata in
primis nel rispettare gli accordi con le televisioni per il palinsesto di
anticipi e posticipi. La federazione è direttamente coinvolta, in quanto
responsabile delle nazionali, ma il presidente Gabriele Gravina, con l’Italia
costretta ad affrontare per la terza volta di playoff – la seconda durante il
suo mandato – e la coscienza non proprio immacolata, ha ordinato il silenzio
sulla vicenda, ct Gennaro Gattuso compreso. Non saranno sicuramente due giorni
di lavoro a Coverciano o meno a orientare il destino dell’Italia nei playoff
(Irlanda del Nord in semifinale il 26 marzo a Bergamo, il 31 marzo eventuale
finale con una tra Galles e Bosnia), ma concedere questo benedetto stage a
Gattuso avrebbe avuto il senso di un segnale, soprattutto per dimostrare che, in
un momento così delicato per il calcio italiano, ognuno prova a svolgere la sua
parte (ma è sicuramente più facile, eventualmente, salire sul carro dei
vincitori). Viene da chiedersi che cosa abbia fatto Abodi in tutto questo. In
fondo, non c’era da sacrificare una domenica di sacro riposo in famiglia:
bastava mettersi al telefono, anche dal divano di casa, per spingere gli attori
di questa commedia a trovare una soluzione.
L'articolo Farsa tedofori, niente stage per Gattuso e altre amenità: ma il
ministro dello Sport Abodi cosa fa nel frattempo? proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Per far esplodere definitivamente il caso è servita la protesta di Silvio
Fauner, oro olimpico a Lillehammer ’94. Ma ora la figuraccia sulla selezione dei
tedofori delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 diventa perfino una questione
politica, con la Lega di Matteo Salvini che definisce la gestione
“incomprensibile e sconcertante“, mentre il ministro dello Sport Andrea Abodi ha
annunciato che chiederà “informazioni alla Fondazione Milano-Cortina e al Coni
per capire quali siano stati i criteri di selezione“. Il nodo della questione lo
aveva anticipato ilfattoquotidiano.it già settimane fa, ma è servita la protesta
degli atleti perché diventasse evidente: a portare la fiamma olimpica in giro
per l’Italia si sono visti influencer, celebrità di vario genere tra attori,
chef e cantanti. Gli sportivi, specialmente quelli delle discipline invernali ma
non solo, denunciano invece di non essere stati coinvolti.
“Non c’è rispetto per noi campioni, la considero un’offesa incredibile“, ha
denunciato Fauner alla Gazzetta dello Sport, precisando di aver raccolto il
malcontento di “10 atleti e 35 medaglie olimpiche“. La leggenda dello sci di
fondo italiano ha attaccato: “Hanno preferito gente dello spettacolo come l’Uomo
Gatto, cantanti che non incarnano certo le discipline olimpiche”. Ma non è stato
l’unico a lamentarsi: da Giorgio D’Urbano (ex preparatore di Alberto Tomba) a
Kristian Ghedina, dalla nuotatrice Ilaria Bianchi allo schermidore a Matteo
Tagliariol, campione olimpico di spada maschile di Pechino 2008.
Intanto è cominciato lo scaricabarile istituzionale: Fondazione Milano Cortina –
che gestisce la scelta dei tedofori in collaborazione con gli sponsor Coca Cola
e Eni –ha fatto capire che per il coinvolgimento di certi nomi storici dello
sport azzurro faceva affidamento sul Coni, che invece ha sostenuto di avere solo
in mano la scelta dei portabandiera. Per fare da tedoforo e portare la fiamma
olimpica nella propria città, era disponibile un form da compilare online. I
campioni dello sport – soprattutto quelli delle discipline invernali – si
aspettavano però di essere chiamati personalmente, anche perché così è stato
fatto per molti dei nomi dello spettacolo che sono stati coinvolti come
tedofori.
La fiamma olimpica diventa così pretesto per lo scontro politico. La Lega ha
diramato una nota durissima: “La scelta dei tedofori, che non ha previsto il
coinvolgimento complessivo dei miti dello sport, è incomprensibile e
sconcertante. Anche perché non è stata in alcun modo concertata con il ministero
di Matteo Salvini che più di tutti si è speso per la realizzazione dei Giochi”.
Poi il comunicato conclude: “L’auspicio è che venga trovata una soluzione al più
presto”. A stretto giro è arrivato la prima replica, del ministro Andrea Abodi,
già ai ferri corti con Salvini su altri fronti (ultimo la nomina del commissario
per gli stadi).
“Ho chiesto, alla luce di quello che è emerso, informazioni alla Fondazione
Milano-Cortina e al Coni per capire quali siano stati i criteri di selezione. In
linea di principio è evidente che le leggende dello sport e chi ha fatto la
storia dello sport dovrebbe essere tenuto in grandissima considerazione. Sono
rimasto anche io un po’ spiazzato, oggettivamente, perché di fronte ad un
fenomeno meraviglioso come quello della fiaccola, tra i 10.001 tedofori, credo
che la platea degli olimpionici dovesse essere un’avanguardia“, ha detto il
ministro per lo Sport e i Giovani, a margine della conferenza stampa di
presentazione del progetto Campo Giovani al Viminale. “Il tour della fiaccola è
la testimonianza dei valori rappresentati dal fuoco olimpico che le persone
devono mettere in campo, dimostrando di saper rappresentarli non solo con le
parole ma con i fatti. Mi riservo di avere tutte le informazioni, per poi
esprimere una valutazione“, ha concluso Abodi.
L'articolo Milano-Cortina, la figuraccia sui tedofori diventa un caso politico.
Lega: “Miti dello sport esclusi, è sconcertante”. Abodi: “Voglio capire i
criteri” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’inchiesta della procura federale sul presidente Antonio Zappi sta per
decapitare l’Aia, così da eliminare anche l’ultimo ostacolo alla riforma con cui
la Figc vuole mettere le mani sulla classe arbitrale. Ma sotto traccia, in
parallelo, si muove anche un progetto alternativo, che sarebbe davvero una
rivoluzione per i fischietti: la nascita di una Federazione degli arbitri, non
solo di calcio, ma di tutte le discipline.
Puntualissimo è arrivato il deferimento per Zappi, n.1 dell’Associazione
Italiana Arbitri, accusato di presunte pressioni legate al cambio degli organi
tecnici di Serie C e Serie D: il processo di primo grado si terrà il 12 gennaio
e con tutta probabilità si concluderà con una condanna che, una volta
definitiva, porterebbe alla decadenza di Zappi. Come già raccontato dal Fatto,
questa strana inchiesta “ad orologeria” si intreccia con le manovre politiche
per riformare l’Aia. La Figc vorrebbe creare un nuovo soggetto (la cosiddetta
PGMOL, Professional Game Match Officials Limited, sul modello inglese) sotto cui
far confluire l’élite arbitrale, circa 20 fischietti professionisti, quindi
praticamente solo la Serie A: una vera e propria società, con soci la Figc e la
Lega Calcio (non l’Aia), la cui direzione tecnica sarebbe affidata probabilmente
ancora a Gianluca Rocchi, attuale designatore e principale artefice dello
sfacelo arbitrale italiano, vicino ai vertici federali e invece ormai in
disgrazia all’interno della sua Associazione, dove a fine anno sarebbe stato
sostituito (anche per sopraggiunti limiti di mandato). Zappi si è schierato
contro la riforma e adesso è nel mirino della giustizia sportiva.
La riforma Figc sembra ineluttabile (Gravina ha il potere nelle sue mani), ma
non tutti sembrano pensarla così. Negli scorsi giorni, a Roma, è andata in scena
un’insolita riunione fra i rappresentanti delle classi arbitrali di calcio,
pallacanestro, pallavolo, rugby, pallamano, praticamente tutti gli sport di
squadra più praticati del Paese. Ufficialmente, si è parlato di valori
dell’arbitraggio e contrasto alla violenza, per il crescente fenomeno delle
aggressioni nei confronti dei direttori di gara. In realtà il programma è molto
più ambizioso: nelle intenzioni di chi l’ha pensata, questa piattaforma che è
ancora solo in fase embrionale dovrebbe sfociare nella costituzione di una vera
e propria Federazione degli arbitri, sul modello di quella già esistente dei
cronometristi.
Già queste cinque discipline mettono insieme una base di oltre 60mila tesserati
(circa la metà nel calcio). Il prossimo passo sarà aprire un confronto col
governo: in particolare col ministero dello Sport e dell’Istruzione, per
ottenere il riconoscimento dell’arbitro come studente sportivo (cioè percorsi
scolastici specifici, come avviene già per gli atleti); e soprattutto con la
partecipata Sport e Salute, per cominciare ad esplorare possibilità di
finanziamento. Perché poi il tema è, come sempre, anche economico (questa parte
potrebbe essere appaltata ad una società di servizi, partecipata dalla
Federazione).
Il piano in realtà è complesso: non è facile riunire sotto un unico cappello
fischietti di discipline diverse, quindi con peculiarità ed esigenze anche molto
differenti fra loro. Anche da un punto di vista tecnico ci sono ostacoli
normativi, forse insuperabili, visto che gli statuti internazionali dicono che
gli arbitri sono organi tecnici delle rispettive Federazioni (un’obiezione che
fu già posta all’Italia in passato, quando se ne parlò come possibile soluzione
dopo Calciopoli). Però l’idea piace anche al governo: su qualcosa di simile si
ragionava in tempi non sospetti negli uffici del ministro Abodi. Al contrario
della finta riforma della Figc (pensata per cambiare tutto senza cambiare nulla,
ovvero lasciare Rocchi al suo posto e gli arbitri sotto il controllo politico di
Figc e Serie A), questa infatti realizzerebbe un vero cambiamento: togliere gli
arbitri dal controllo delle Federazioni, esattamente come del resto andrebbe
tolta alle Federazioni anche la giustizia sportiva, che ormai è diventata il
manganello della politica (altro fascicolo sul tavolo del ministro Abodi).
Renderli terzi, finalmente autonomi: come dovrebbero essere gli arbitri. Una
rivoluzione. Proprio per questo magari non si farà mai.
X: @lVendemiale
L'articolo Il piano segreto per gli arbitri: la risposta alle mire di Gravina è
la rivoluzione con una Federazione unica e autonoma proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Da quando, sei anni fa, l’Italia ha vinto la candidatura olimpica con Milano
Cortina 2026, nevicate di parole hanno continuato ad imperversare, dispensate
dai politici, su cittadini ed elettori. Hanno contribuito a modellare il
castello delle opere infrastrutturali formalizzato nel settembre 2023, con la
assicurazione che i progetti si sarebbero trasformati in cantieri e questi
ultimi avrebbero portato a realizzare strade, viadotti, ferrovie, ponti e
perfino una pista ciclabile. Tutte da inserire tra le promesse olimpiche,
finanziate con circa 4 miliardi di euro dal governo. Più ci si avvicina al
momento dell’accensione del braciere nello stadio di San Siro (6 febbraio), più
appare chiaro che solo una minima parte delle opere saranno realizzate in tempo.
La maggioranza, per un valore di 3 miliardi di euro, rimarrà incompiuta. È per
questo che la Corte dei Conti ha lanciato un severo monito ad aggiornare i
cronoprogrammi, così da fissare una scadenza degli interventi. Ed è la stessa
ragione per cui i politici cominciano a dire che il punto d’arrivo era già
ampiamente previsto dopo le Olimpiadi, per smentire i ritardi.
PROMESSE NON MANTENUTE A LONGARONE
Alcuni giorni fa è stato annunciato che la variante di Longarone (costo 481
milioni di euro) è pronta ad entrare nella fase di gara per individuare un
costruttore. In realtà, prima del secondo semestre 2026 non saranno aperti i
cantieri per un tratto di strada che bypassa il paese bellunese e che è atteso
da 34 anni, visto che la prima convenzione tra Regione Veneto e Anas risale al
1995. Le Olimpiadi sono state indicate come la grande mèta da raggiungere, dopo
che i campionati mondiali di sci del 2021 a Cortina si erano trasformati in un
grande buco nell’acqua. Adesso i politici si consolano. Il sindaco Roberto
Padrin, presidente della Provincia: “Poco importa se la inaugureremo dopo il
2026, questa è l’onda lunga delle Olimpiadi”. Il ministro dello Sport Andrea
Abodi: “È una delle eredità più importanti, migliorerà la qualità di vita dei
residenti”. Invece il cronoprogramma di Simico si è spostato sempre più in
avanti: solo pochi mesi fa assicurava che il 14 novembre sarebbero stati aperti
i cantieri. Come dimenticare quello che nel dicembre 2022, quando Matteo Salvini
era da poco ministro delle Infrastrutture, aveva detto pomposamente il
governatore Luca Zaia? “La variante di Longarone è stata inserita in un elenco
di opere Anas per le quali a gennaio (2023, ndr) partiranno gli appalti. La
struttura viaria accoglierà, poco dopo l’uscita dalla A27, squadre, atleti,
sportivi e turisti diretti a Cortina e provenienti dalla pianura via gomma”. Ben
che vada sarà terminata nel 2029.
LA VARIANTE DI CORTINA RESTA UN SOGNO
Ancora più vistoso il bluff della variante di Cortina, suddivisa in tre lotti,
il cui costo è passato dai 270 milioni di euro del 2020, agli attuali 677
milioni, con un fabbisogno finanziario di 363 milioni di euro, non ancora
stanziati. Dovrebbe essere la soluzione dei problemi di traffico a Cortina, ma è
anche l’anticipo di quella che potrebbe diventare una specie di Venezia-Monaco,
il grande sogno dei politici veneti (a cominciare furono i democristiani con il
doroteo Carlo Bernini) di un’autostrada che porti dalla Laguna nel cuore della
Baviera. L’idea ha continuato a galleggiare nei piani olimpici, finché nel 2023
l’allora commissario straordinario di Simico, Luigivalerio Sant’Andrea, comunicò
informalmente che il cantiere non sarebbe stato aperto prima dei Giochi per
evitare ingorghi. In realtà il progetto non è ancora stato deciso e dovrà
affrontare il tema molto delicato della modalità in galleria con cui passare ai
piedi delle Tofane in un’area a forte rischio di dissesto geologico. Simico ci
ha provato fissando un iniziale cronoprogramma al 2030, poi ha rivisto le date
al rialzo, fino alla più recente stima del 18 dicembre 2032.
VARIANTE DI VERCURAGO, APPUNTAMENTO AL 2033
L’opera-lumaca che arriverà per ultima è la variante di Vercurago, lotto San
Gerolamo, inizialmente da 253,3 milioni di euro, poi cresciuti a 310 milioni.
Anche qui mancano un centinaio di milioni, visto che ne sono stati finanziati
solo 159. L’ultimo cronoprogramma di Simico, ad agosto, ha fissato l’inizio
lavori al 31 marzo 2027 e la fine dei cantieri nel marzo 2033. È esemplare
quello che ha detto qualche mese fa la presidente della provincia di Lecco
Alessandra Hofmann, dopo la firma di una convenzione con Simico. “È un ulteriore
concreto passo avanti nel percorso di realizzazione dell’opera, attesa da
diversi anni. Il lavoro di costante interlocuzione permette di raggiungere
risultati che ai più sembrano di difficile comprensione”. Sembra che i nodi
della burocrazia, delle decisioni rimandate e dei soldi mancanti, si siano
dissolti grazie a un colpo di bacchetta magica. Ma che bisogno c’era di
scomodare lo sport, gli atleti, la sostenibilità ambientale, la montagna e le
Olimpiadi?
LA DELUSIONE DI SONDRIO
I Giochi come paravento hanno creato illusioni e puntato sulla velocizzazione
dei collegamenti, decongestionando il traffico attorno al capoluogo. Per questo
in Provincia di Sondrio sono rimasti basiti quando la scorsa estate hanno avuto
la conferma: la rotonda della Sassella e quella del Trippi saranno concluse solo
nel 2027. Le Olimpiadi passeranno, ma i problemi resteranno insoluti. Il nodo
Castione Andevenno (svincolo Sassella) prevede un intervento per 21,5 milioni di
euro, ma l’inizio lavori è nel maggio 2026, la fine nell’agosto 2027. I lavori
per la tangenziale sud di Sondrio da 43,5 milioni di euro, contestatissima dagli
ambientalisti, non sono ancora iniziati. Il cronoprogramma di Simico è stato
progressivamente spostato in avanti nel tempo: l’ultimo aggiornamento indica la
fine dei lavori nell’agosto 2027.
BERGAMO, APPUNTAMENTO AL 2030
Provincia che vai, appalto che trovi. Le Olimpiadi sono così, una giostra su cui
salgono allegramente gli amministratori locali. Si tratta di interventi attesi
da decenni, che vengono sbandierati grazie ai finanziamenti per i Giochi. Nel
Bergamasco troviamo l’impegnativa variante Trescore Entratico suddivisa in due
lotti, a Trescore Balneario (53,3 milioni) ed Entratico (218 milioni, con un
fabbisogno extra di altri 35 milioni). L’inizio era previsto inizialmente per
entrambe nel giugno 2026, con conclusione tra maggio 2028 e dicembre 2029. In
realtà per entrambi i lotti l’inizio lavori è fissato al marzo 2027, un anno
dopo le Olimpiadi, la fine si è già spostata nel gennaio 2029 per il primo lotto
e nel settembre 2030 per il secondo.
L'articolo Ritardi, costi esplosi e promesse mancate: dalla variante di
Longarone alle strade di Sondrio, le 5 opere lumaca di Milano-Cortina proviene
da Il Fatto Quotidiano.