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Francia, dopo dieci giorni di scioperi i medici vincono: il governo disposto a rivedere la riforma “autoritaria”
Dopo dieci giorni di uno sciopero inedito, oggi medici di famiglia e specialisti francesi hanno vinto: il governo ha ceduto su alcune delle misure più contestate della Loi de financement de la Sécurité sociale (LFSS) adottata a dicembre in Senato e ancora all’esame in Assemblea nazionale, che avevano innescato la crisi. In un comunicato diffuso questa mattina, la ministra della Salute Stéphanie Rist ha annunciato l’impegno del governo a introdurre emendamenti nel corso del dibattito parlamentare, per sopprimere o modificare significativamente le disposizioni più controverse: “Non si tratta di fare un passo indietro, ma di ascoltare le rivendicazioni legittime dei medici e ricreare la fiducia con la professione”, ha scritto. Al centro della protesta dei medici di famiglia e degli specialisti ci sono disposizioni normative percepite come “autoritarie” e “penalizzanti” per l’esercizio libero della professione. La più contestata riguarda l’introduzione di una procedura che avrebbe imposto ai medici di attenersi a obiettivi quantitativi di riduzione dei giorni complessivi di congedo per malattia prescritti ogni anno, indipendentemente dalla situazione clinica dei singoli pazienti. Un misura presentata dal governo come strumento di contrasto alla “frode sociale e fiscale”, vissuta invece dalla categoria come una “delegittimazione dell’autonomia clinica”, che avrebbe costretto i medici a scegliere tra l’interesse del paziente e il rispetto di obiettivi amministrativi e contabili: i congedi per malattia sono costati alla Sécurité sociale 17 miliardi di euro nel 2025. Pur non negando l’esistenza di possibili “abusi”, i medici contestano il principio stesso della misura, che, secondo loro, “vuole far fare economie allo Stato sulle spalle dei malati” e che veicola l’idea che la prescrizione dei congedi sia ampiamente imputabile a comportamenti abusivi o compiacenti dei professionisti. Una presunzione generalizzata che li ha fatti sentire trattati tutti come “truffatori” e “delinquenti”. Un’altra norma critica della LFSS è quella che autorizzerebbe l’autorità sanitaria a fissare unilateralmente alcuni tariffari medici in assenza di accordo con i sindacati, rompendo una prassi consolidata di negoziazione collettiva sui prezzi delle prestazioni. A questi si aggiungevano altri motivi di tensione: la proposta di non rimborsare le prescrizioni firmate da medici “non convenzionati”, che applicano cioè superamenti di onorari, la prospettiva di limitazioni in certi casi su questi superamenti di onorari, e il rafforzamento dei controlli sulle prescrizioni e le attività cliniche. Il movimento ha assunto rapidamente un carattere senza precedenti recenti: tutti i principali sindacati di medici liberi professionisti – generici e specialisti – si sono uniti, sostenuti anche da organizzazioni di studenti, giovani medici, infermieri liberali. Una piattaforma di rivendicazioni comune ha raccolto subito migliaia di adesioni. Se i medici erano mobilitati già da ottobre, la protesta vera e propria è iniziata il 5 gennaio, con chiusure di studi in tutta la Francia e cancellazioni di appuntamenti programmati. Il 10, un corteo di migliaia di medici e professionisti della salute, molti in camice bianco, è partito dal Panthéon, a Parigi, in direzione dell’Hôtel de l’Invalides, vicino alla sede del ministero della Salute, per protestare contro la “deriva autoritaria del sistema di finanziamento della sanità”: “Non siamo le pedine dei vostri fallimenti”, recitavano alcuni striscioni. Migliaia di specialisti del sindacato Le Bloc, anestesisti, chirurghi, ginecologi, hanno proclamato il loro “esilio simbolico” per alcuni giorni a Bruxelles per evitare le possibili requisizioni da parte delle autorità sanitarie: “Vogliamo dimostrare che siamo indispensabili – aveva spiegato il sindacato -. In alcune specialità, realizziamo l”80% degli interventi”. Lo sciopero, che ha raccolto un’adesione significativa, ha avuto ripercussioni sull’ospedale pubblico e sul pronto soccorso, con un aumento dell’afflusso di pazienti in piena epidemia di influenza. Stamattina i sindacati hanno sospeso la mobilitazione, ma restano cauti: la vera prova, avvertono, sarà la traduzione delle promesse in testi legislativi concreti. L'articolo Francia, dopo dieci giorni di scioperi i medici vincono: il governo disposto a rivedere la riforma “autoritaria” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Medicina, Gimbe sulla riforma Bernini: “Superflua, un flop annunciato. Alimenta l’illusione che laureare più medici sia la soluzione”
“La riforma Bernini, lanciata con slogan populisti, ha alimentato l’illusione che laureare più medici fosse la panacea per risolvere i problemi del servizio sanitario nazionale”. A dirlo è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Nell’ultima analisi pubblicata, l’organizzazione no-profit critica l’intervento della ministra dell’Università. Una riflessione che arriva dopo “il flop annunciato di una riforma superflua” e le polemiche sul semestre filtro. Secondo Cartabellotta, “il problema italiano non è rappresentato dalla mancanza di medici in termini assoluti” ma “da carenze selettive, perché sempre meno giovani scelgono la medicina generale e alcune specialità cruciali, ma poco attrattive”. Secondo Gimbe, infatti, l’Italia ha 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, una dotazione al di sopra della media Ocse e dei Paesi europei: un’analisi che trova riscontro anche nei dati di Eurostat per il 2023. Il problema strutturale dunque, non è quello della carenza di medici. Neanche per il futuro, dato che l’aumento dei posti nei corsi di laurea in medicina e chirurgia, cresciuti del 51% solo negli ultimi tre anni, compensa i pensionamenti attesi. Anzi, “il forte incremento degli accessi rischia di produrre, nel medio-lungo periodo, un numero di laureati superiore alle reali capacità di assorbimento del servizio sanitario”, precisa Cartabellotta. L’allarme è invece rappresentanto dalla fuga dalla sanità pubblica, per niente attrattiva: quasi 93mila medici, pari al 29,4% del totale, non lavorano nel pubblico come dipendenti o convenzionati, né risultano inseriti in percorsi formativi post-laurea: basti pensare al fenomeno dei medici gettonisti. Le carenze riguardano invece la medicina di base, in cui secondo Gimbe mancano 5.575 unità per garantire il diritto alla cura alle cittadine e ai cittadini del nostro Paese. Questi dati, denuncia Gimbe, smentiscono la narrazione frutto di una propaganda che non affronta la crisi del Sistema sanitario nazionale: “È evidente che senza interventi mirati per risolvere queste criticità”, si legge nel report, “la riforma rischia di utilizzare risorse pubbliche per formare una nuova pletora medica destinata al libero mercato, in una sanità dove il pubblico arretra e il privato avanza. E visto che gli obiettivi dichiarati, migliorare la qualità della formazione e valorizzare capacità e merito, sono clamorosamente falliti, è indispensabile mettere da parte polemiche politiche e procedere in maniera costruttiva con la riforma della riforma”. Ora, si ipotizza una sanatoria che ne “certifica il fallimento”, conclude Cartabellotta: si passa” dall’ambiziosa pretesa di una selezione basata sul merito all’inevitabile compromesso del 6 politico” che auspica “una riforma della riforma“. L'articolo Medicina, Gimbe sulla riforma Bernini: “Superflua, un flop annunciato. Alimenta l’illusione che laureare più medici sia la soluzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Certificati di malattia “da remoto” e prescrizioni prolungate: cosa cambierà per pazienti e medici
Possibili novità per pazienti e medici. Nel disegno di legge sulle semplificazioni, approvato nei giorni scorsi ma non ancora in vigore, sono previsti certificati di malattia “da remoto” e prescrizioni valide anche per 12 mesi per i malati cronici. Sarà quindi possibile sostenere una televisita, a dispetto dell’obbligatorietà prevista fino ad ora di una visita in presenza nello studio medico o a domicilio. È importante sottolineare che per rendere operative queste due nuove misure – richieste espressamente dalla Fimmg, il sindacato dei medici – bisognerà aspettare ancora un po’ di tempo. Fimmg precisa che per quanto riguarda le visite telematiche, si attende un accordo nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni. Fino a quel momento resteranno obbligatorie le regolari visite e in atto le pene per i lavoratori che ricevono e i medici che rilasciano certificati falsi o non validi. Pene che rimarranno invariate anche nel caso di introduzione del nuovo sistema. Il sindacato – tramite il segretario generale Silvestro Scotti – precisa: “L’articolo 58 del provvedimento equipara la certificazione effettuata da remoto, attraverso la telemedicina, a quella tradizionale in presenza. Quando accadrà? Non immediatamente. La legge rinvia ad un successivo accordo che sarà assunto in Conferenza Stato-Regioni, senza indicare nessuna precisa scadenza: in questa sede, su proposta del ministro della Salute, saranno definiti i casi e le modalità del ricorso alla telecertificazione. Fino ad allora resteranno in vigore le regole attuali: il medico deve accertare di persona le condizioni del paziente. Resta ferma la tutela contro i certificati falsi, con pene severe per i lavoratori e i medici che li rilasciano, sia in presenza che in modalità telematica”. Per quanto concerne, invece, la nuova durata delle prescrizioni potrebbe bastare l’attesa di 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto, fissata al 18 dicembre. La novità è contenuta nell’articolo 62 del decreto e nello specifico riguarda la possibilità da parte dei medici di prescrivere farmaci per patologie croniche fino a 12 mesi, senza ripetere continuamente le ricette. Il medico dovrà indicare nella ricetta la posologia (ovvero il numero delle dosi) e il numero di confezioni dispensabili per massimo un anno, e potrà sospendere la prescrizione o modificare la terapia qualora fosse necessario per gli esiti di salute del paziente. Possibili, quindi, tempi brevi. La Fimmg conferma: “Entro 90 giorni a partire dal 18 dicembre, quando entrerà in vigore la legge, previo decreto attuativo del ministro della Salute, di concerto con il ministro dell’Economia, che definirà le modalità di attuazione della norma”. Sarà possibile “ottenere i farmaci prescritti anche con documentazione di dimissione ospedaliera o referti del pronto soccorso, senza dover attendere una seconda prescrizione da parte del medico di famiglia. Il farmacista, ricevuta la ricetta” – conclude il sindacato dei medici di medicina generale – “informerà l’assistito sulla corretta modalità di assunzione dei medicinali prescritti e consegnerà un numero di confezioni sufficiente a coprire 30 giorni di terapia in relazione alla posologia indicata e dovrà trasmettere la consegna al paziente del farmaco al rispettivo medico di famiglia nell’ottica di una vera collaborazione interprofessionale nell’ambito delle cure territoriali”. Scotti, infine, spiega che la possibilità di prolungare le ricette “deve essere bilanciata con la necessità di controllo, da parte del medico, dell’evoluzione di malattia e dell’aderenza alla terapia”. I medici stanno sviluppando strumenti informatici per individuare i pazienti che possono ricevere prescrizioni in tal senso, e la collaborazione digitale estesa alle farmacie permetterebbe di monitorare l’effettivo utilizzo dei farmaci. La prescrizione prolungata “non può significare abbandono del paziente perché c’è un progetto complessivo”, ma deve seguire criteri clinici e i Pdta (Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali”, conclude il segretario generale. L'articolo Certificati di malattia “da remoto” e prescrizioni prolungate: cosa cambierà per pazienti e medici proviene da Il Fatto Quotidiano.
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