Mondo del cinema in lutto. È morta a 51 anni Carrie Anne Fleming, l’attrice
canadese nota per i suoi ruoli in produzioni horror come “iZombie” e
“Supernatural”. Il decesso è avvenuto il 26 febbraio a Sidney, nella Columbia
Britannica, ed è stato reso noto solo ieri 22 marzo. L’attore Jim Beaver, suo
collega in “Supernatural”, ha confermato a Variety che la collega aveva un
tumore al seno. Fleming lascia la figlia Madalyn Rose (Max).
Carrie Ann Fleming è nata il 16 agosto 1974 a Digby, in Nuova Scozia. Ha
frequentato la Mount Douglas Senior Secondary a Victoria, nella Columbia
Britannica, e ha studiato recitazione al Kaleidoscope Theatre e alla Kidco
Theatre Dance Company, nella stessa città.
Fleming ha conosciuto la popolarità grazie “Viper” e “Happy Gilmore” di Adam
Sandler. Poi piccoli ruoli prima che il regista Dario Argento la scegliesse per
la sua serie “Masters of Horror” nel 2005. Fleming ha interpretato anche una
donna sfigurata con tendenze cannibalistiche nell’episodio omonimo, “Jenifer“.
Ha partecipato a diverse serie horror, tra cui “The Tooth Fairy” e
“Bloodsuckers”.
Poi la partecipazione alla popolare serie horror-drama “Supernatural”, dove è
stata Karen Singer, la moglie del protagonista Bobby Singer, interpretato da
Beaver. In seguito è apparsa nel film per la tv del 2015 “The Unauthorized Full
House Story”, che raccontava il dietro le quinte della celebre sitcom. Fleming
interpretava la madre di Candace Cameron Bure, star di “Full House”, che nella
serie interpretava DJ Tanner. Per 5 stagioni ha ricoperto il ruolo di Candy
Baker nella serie “iZombie”.
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Dario Argento, “iZombie” e “Supernatural” era malata di tumore al seno proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Cancro al Seno
Nel panorama della chirurgia oncologica, ogni passo verso un trattamento più
umano e rispettoso della qualità di vita delle pazienti è un traguardo
significativo. La recente innovazione alla Breast Unit del Policlinico
Universitario Tor Vergata di Roma, diretta dal professor Oreste Claudio Buonomo,
rappresenta un notevole progresso nell’approccio alla mastectomia, una delle
operazioni più delicate e radicali per il trattamento del tumore al seno.
Per la prima volta, è stata eseguita una mastectomia endoscopica con
linfoadenectomia selettiva e ricostruzione mammaria su una paziente sveglia,
utilizzando solo anestesia loco-regionale. Questo intervento altamente
innovativo, che ha previsto l’assenza di anestesia generale, incisioni visibili
sulla mammella e una dimissione entro le 24 ore, segna un importante punto di
evoluzione nella chirurgia del seno, con un focus sulla minimizzazione del
trauma fisico e psicologico per la paziente.
UN APPROCCIO MINI-INVASIVO PER PRESERVARE ESTETICA E SALUTE
La tecnica impiegata prevede una piccola incisione di circa 3 centimetri a
livello dell’ascella, evitando qualsiasi taglio diretto sulla mammella. Questo
intervento è reso possibile dall’uso di strumenti endoscopici mini-invasivi, che
consentono di rimuovere il tessuto mammario interessato dalla neoplasia senza
compromettere l’integrità cutanea del seno. L’assenza di incisioni visibili
sulla mammella non solo riduce il trauma fisico, ma preserva anche l’aspetto
estetico del seno, un aspetto fondamentale per molte donne che affrontano un
intervento di questo tipo.
Inoltre, l’utilizzo dell’anestesia loco-regionale al posto dell’anestesia
generale permette alla paziente di rimanere sveglia durante l’intervento,
riducendo il rischio di complicazioni legate all’anestesia tradizionale e
favorendo un recupero più rapido. Già pochi minuti dopo la fine della procedura,
la paziente è in grado di tornare alle sue normali funzioni, con una riduzione
significativa dello stress per l’organismo e una minore necessità di tempo per
il recupero.
L’IMPORTANZA DI UN APPROCCIO PERSONALIZZATO ALLA CURA
Il protocollo adottato dalla Breast Unit di Tor Vergata mira non solo a
migliorare l’efficacia del trattamento oncologico, ma anche a rispettare e
preservare la qualità della vita della paziente. “Ridurre l’impatto chirurgico
senza compromettere la radicalità oncologica è oggi una delle sfide più
importanti nella cura del tumore al seno”, spiegano i medici della struttura.
Questo approccio, che valorizza tanto la cura fisica quanto l’aspetto
psicologico della paziente, è un segno di come la medicina stia evolvendo verso
un modello sempre più personalizzato e attento alle esigenze di ogni individuo.
UN PUNTO DI PARTENZA PER NUOVE FRONTIERE TERAPEUTICHE
Questa mastectomia endoscopica rappresenta il punto di partenza di un importante
protocollo di ricerca dedicato. Saranno valutati la sicurezza, i benefici
clinici e la sostenibilità di un percorso che prevede la dimissione precoce
delle pazienti. Questo studio, già oggetto di crescente attenzione a livello
internazionale, potrebbe avere un impatto significativo sul decorso
post-operatorio e sugli esiti a lungo termine dei trattamenti oncologici,
aprendo la strada a una chirurgia sempre più precisa, meno invasiva e centrata
sulla persona.
L'articolo Mastectomia mini-invasiva senza anestesia generale: paziente sveglia,
con incisione di 3 cm e dimissioni in 24 ore proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un sorriso contagioso e una fisicità che racconta, prima ancora delle parole,
una storia di rinascita. Bianca Balti ha illuminato la quarta serata del
Festival di Sanremo scendendo le scale dell’Ariston avvolta in un elegante abito
lungo rosa di Valentino , impreziosito da ampie maniche a sbuffo dorate. Un
ritorno fortemente voluto dal direttore artistico Carlo Conti, che l’ha invitata
nuovamente sul palco a un anno esatto di distanza da quella toccante
co-conduzione affrontata nel pieno della sua battaglia contro la malattia. E il
segno visibile del tempo trascorso è il primo elemento su cui la supermodella
sceglie di scherzare, sdrammatizzando con la consueta grazia: “È passato un
anno, la testimonianza sono i capelli che ho, direi”.
UN MESSAGGIO UNIVERSALE DI RESILIENZA
Il focus del suo intervento, tuttavia, si è spostato immediatamente dal piano
personale a quello collettivo. Perfettamente consapevole dell’impatto mediatico
della sua immagine, la top model ha voluto sottolineare il profondo valore
simbolico di questa sua seconda volta al Festival. “Mi rendo conto di
rappresentare qualcosa di più quest’anno”, ha spiegato, rivolgendosi a Conti e a
Laura Pausini. La sua non è solo la celebrazione di una vittoria privata, ma la
cassa di risonanza per un’esperienza drammaticamente comune: “Faccio la modella
da 21 anni, ma la malattia è una cosa che vivono in tantissimi“, ha ricordato.
“Questo palco lo scorso anno mi ha dato la possibilità di lanciare un bellissimo
messaggio e di avere un impatto fortissimo”. Libera dal peso delle terapie più
debilitanti, che l’avevano vista calcare la scena senza capelli nella passata
edizione, Balti ha rivendicato il diritto alla leggerezza: “Ora sono qui per
godermela. Non solo per me, ma per tutte le persone che hanno sofferto e che
soffrono”.
L’ABBRACCIO E LA COMMOZIONE DI LAURA PAUSINI
A fare gli onori di casa e a sugellare il momento è intervenuta un’emozionata
Laura Pausini. La cantante e co-conduttrice ha accolto la modella lodandone il
coraggio e sottolineando un legame che va oltre la semplice etichetta
televisiva. “Io sono una donna, tua amica, molto emozionata di presentarti
all’Italia”, l’ha salutata Pausini, chiudendo il momento con un complimento
sincero: “Sei una forza della natura”.
L'articolo “Sono qui per godermela non solo per me, ma per tutte le persone che
hanno sofferto”: le parole di Bianca Balti a Sanremo 2026 proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Le mie cicatrici sono una scelta che ho fatto per rimanere in questo mondo il
più a lungo possibile con i miei figli. Amo le mie cicatrici per questo motivo”.
Angelina Jolie torna a parlare dell’intervento di doppia mastectomia effettuato
nel 2013. “Sono grata di aver avuto l’opportunità di fare questa scelta, di
agire per la mia salute”, ha spiegato la Jolie in un’intervista a France Inter.
“Affrontare questo argomento, che mi sta molto a cuore, non solo il cancro, ma
anche la solidarietà tra donne, come affrontiamo insieme le difficoltà della
vita e troviamo una strada da percorrere, è stato altrettanto importante”.
Jolie era presente in Francia all’uscita di Coutures, il film scritto e diretto
da Alice Winocour, dove si racconta la storia di una regista, Maxine Walker
(interpretata proprio dalla star hollywoodiana) che scopre di avere un cancro al
seno durante le riprese della Paris Fashion Week. Jolie ha spiegato che rispetto
al cinema statunitense, il cinema francese è più diretto e ha meno filtri:
“Quando ci si apre emotivamente, anche fisicamente, c’è meno raffinatezza, meno
finiture perfette e pulite. È forse un modo di sentire, di apprezzare le
sottigliezze della vita e le sue trame, e quindi credo di aver capito quando ho
intrapreso questo progetto che non sarei stata protetta da quel filtro
tradizionale, che sarei stata veramente aperta, messa a nudo rispetto al cinema
francese, rispetto a questo modo molto naturale di affrontare le cose”.
L'articolo “Le mie cicatrici sono una scelta che ho fatto per rimanere in questo
mondo il più a lungo possibile con i miei figli”: parla Angelina Jolie proviene
da Il Fatto Quotidiano.
In moltissimi alimenti che consumiamo quotidianamente si celano sostanze
“invisibili”, il cui consumo prolungato può aumentare il rischio di sviluppare
il diabete di tipo 2 e alcune forme di cancro. Si tratta di alcuni conservanti
alimentari, ingredienti comuni nelle nostre dispense che permettono agli
alimenti di sopravvivere per periodi di tempo più o meno lunghi. Si identificano
sulle etichette degli alimenti con sigle alfanumeriche che sembrano codici
fiscali, ma pur essendo fondamentali nella conservazione di alcuni alimenti,
possono essere pericolosi per la salute sul lungo periodo. A evidenziare
l’impatto due studi appena pubblicati sulle riviste Nature Communications e BMJ.
Sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti, secondo i ricercatori, i
risultati dovrebbero portare a una rivalutazione delle normative che regolano
l’uso di conservanti da parte delle aziende in prodotti come gli alimenti
ultra-processati, in modo da migliorare la tutela dei consumatori in tutto il
mondo. Già precedenti studi sperimentali hanno dimostrato che alcuni conservanti
possono danneggiare le cellule e il Dna, ma le prove concrete che colleghino i
conservanti al diabete di tipo 2 o al rischio di cancro sono ancora scarse. In
entrambi gli studi, i ricercatori si sono prefissati di esaminare l’associazione
tra l’esposizione ai conservanti e il rischio di diabete di tipo 2 e cancro
negli adulti, utilizzando dati su dieta e salute relativi a un periodo che va
dal 2009 al 2023. I risultati si basano su oltre 100.000 francesi arruolati
nello studio NutriNet-Santé. Oltre all’effetto complessivo dei conservanti, sono
stati analizzati 17 additivi singolarmente.
LO STUDIO SUL CANCRO: L’EFFETTO DEI CONSERVANTI
Nello studio sul cancro pubblicato sul BMJ, dei 17 conservanti studiati, 11 non
sono stati associati all’incidenza della malattia e non è stato trovato alcun
collegamento tra i conservanti in generale e il cancro. Tuttavia, i maggiori
consumatori di diversi conservanti sono risultati avere un rischio più alto di
cancro rispetto ai non consumatori o ai consumatori più bassi. Ad esempio, il
sorbato di potassio è stato associato a un aumento del 14% del rischio di cancro
in generale e del 26% del rischio di tumore al seno, mentre i solfiti sono stati
associati a un aumento del 12% del rischio di cancro in generale. Il nitrito di
sodio, invece, è stato associato a un aumento del 32% del rischio di cancro alla
prostata, mentre il nitrato di potassio è stato associato a un aumento del
rischio di cancro in generale (13%) e di tumore al seno (22%). Gli acetati
totali sono stati associati a un aumento del rischio di cancro in generale (15%)
e di tumore al seno (25%), mentre l’acido acetico è stato associato a un aumento
del rischio di cancro in generale del 12%.
Sebbene siano necessari ulteriori studi per comprendere meglio questi potenziali
pericoli, i ricercatori hanno osservato che molti di questi composti potrebbero
alterare i percorsi immunitari e infiammatori, innescando potenzialmente lo
sviluppo del tumore. Si è trattato di uno studio osservazionale, quindi non è
stato possibile trarre conclusioni definitive su un rapporto di causa ed
effetto. I ricercatori non hanno potuto escludere la possibilità che altri
fattori non misurati potessero aver influenzato i loro risultati. Tuttavia, si è
trattato di uno studio di ampia portata basato su registri dietetici dettagliati
collegati a database alimentari nell’arco di 14 anni e i risultati sono coerenti
con i dati sperimentali esistenti che suggeriscono effetti avversi di molti di
questi composti sul cancro. “Questo studio fornisce nuove informazioni per la
futura rivalutazione della sicurezza di questi additivi alimentari da parte
delle agenzie sanitarie, considerando il rapporto tra benefici e rischi per la
conservazione degli alimenti e il cancro”, hanno scritto i ricercatori. Nel
frattempo, gli scienziati hanno invitato i produttori a limitare l’uso di
conservanti non necessari e raccomandano alle persone di consumare alimenti
freschi e minimamente lavorati.
IL DIABETE DI TIPO 2: QUALI CONSERVANTI TEMERE
Nello studio sul diabete di tipo 2 pubblicato su Nature Communications, un
maggiore consumo complessivo di conservanti, di conservanti non antiossidanti e
di additivi antiossidanti è stato associato a un aumento dell’incidenza del
diabete di tipo 2, rispettivamente del 47%, 49% e 40%, rispetto ai livelli più
bassi di consumo. Dei 17 conservanti studiati singolarmente, un consumo maggiore
di 12 di essi è stato associato a un aumento del rischio di diabete di tipo 2.
“Questo è il primo studio al mondo sui legami tra additivi conservanti e
incidenza del diabete di tipo 2”, sottolinea Mathilde Touvier, coordinatrice
della ricerca. “Sebbene i risultati debbano essere confermati, sono coerenti con
i dati sperimentali che suggeriscono gli effetti nocivi di molti di questi
composti”, conclude.
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sostanze ‘invisibili’ nascoste in moltissimi alimenti: aumentano il rischio di
cancro e diabete”: l’allarme in due nuovi studi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ho scoperto di avere un altro tumore, ma l’operazione è andata bene. Mi ha
protetto da lassù mia madre Lucia”. È Rosanna Banfi, figlia dell’intramontabile
comico Lino a spiegare pubblicamente dei suoi nuovi, e superati, problemi di
salute. “Mi sono spaventata tantissimo. Ho temuto che il cancro, quello che era
tornato ai polmoni dopo sedici anni da quello che avevo avuto al seno, fosse più
grave. Ma mi sono operata serena, perché prima di addormentarmi con l’anestesia
ho pensato alla cosa più bella del mondo, mia nipote Matilde”, ha spiegato la
donna a Monica Setta sul divano di Storie al bivio su Rai2.
“A luglio ho scoperto di avere un nodulo. Solo dopo l’operazione ho saputo che
era maligno, ma che non aveva assolutamente intaccato i linfonodi”. La Banfi ha
infine ricordato che a darle la forza in quelle settimane sono stati il marito
Fabio, la figlia Virginia, suo figlio e sua nipote: “Mio padre Lino era molto
preoccupato, ma nessuno di loro me lo ha fatto capire. Quando la Tac ha rivelato
che ero pulita abbiamo fatto una grande cena a base di orecchiette. Sono
convinta che a proteggermi sia stata mia madre Lucia da lassù”.
L'articolo “Ho scoperto di avere un altro tumore, maligno. Mi ha protetto da
lassù mia madre Lucia”: parla Rosanna Banfi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Pensava che uno stile di vita sano fosse una garanzia. Alimentazione attenta,
niente fumo, niente alcol, sport quotidiano, lavoro costante su corpo e mente.
Claudia Zanella, attrice con una carriera iniziata da bambina, si sentiva
protetta. “Mi consideravo immune dalle malattie”, ricorda oggi. “Pensavo che
vivere bene fosse una garanzia. Niente familiarità, nessun segnale. E invece… la
malattia è arrivata comunque”, racconta in un’intervista a la Repubblica. Aveva
38 anni, una figlia di poco più di un anno. E invece il tumore al seno è
arrivato lo stesso, in modo improvviso e silenzioso.
Era il 2017 quando tutto è cambiato mentre era sotto la doccia: “Una mattina ho
sentito un sassolino sotto la pelle del seno, un piccolo nodulo che poche
settimane prima non c’era. Mi sono irrigidita”. Un dettaglio minimo, ma
sufficiente a far scattare l’allarme. Quella sera avrebbe dovuto uscire per una
cena leggera, invece la paura ha preso forma. “Ero con un’amica ginecologa del
Gemelli. Le ho raccontato quello che avevo sentito e mi ha detto con dolcezza ma
fermezza: ‘Controllalo subito’”. Gli accertamenti sono arrivati in fretta: “Era
un tumore”. In quel periodo la sua vita personale era già attraversata da una
frattura profonda: la separazione dal regista Fausto Brizzi, sposato nel 2014 e
padre di sua figlia Penelope Nina. La malattia si è inserita in una fase di
estrema vulnerabilità: “Quando ricevi una diagnosi così, il mondo si sgretola”,
spiega. “Guardavo mia figlia, così piccola e inconsapevole, e qualcosa dentro di
me si trasformava. Dovevo andare avanti per lei”.
La scoperta precoce ha fatto la differenza. Il tumore era in fase iniziale: “Ho
affrontato una piccola operazione”, racconta. Ma chiarisce subito che il momento
più difficile non è stato quello chirurgico. “La parte più dura non è la sala
operatoria: sono le notti in cui l’ansia ti divora. È una battaglia silenziosa
che combatti con te stessa”. Dopo l’intervento è iniziata la terapia ormonale:
“All’inizio l’idea di prendere quelle pastiglie mi spaventava: rendevano
concreta la malattia. Poi ho capito che erano una protezione, un alleato”. Il
percorso di cura si è svolto al Policlinico Gemelli di Roma, un luogo che
Zanella ricorda con gratitudine:“Arrivi in ospedale portando una paura che pesa
come cemento. Al settimo piano mi sono sentita subito accolta, ascoltata,
protetta”. Non solo competenza medica, ma umanità quotidiana. “Gesti piccoli,
una parola nel momento giusto, una mano che sistema una coperta. Ognuno toglieva
un pezzo di quel peso”.
Da quell’esperienza nasce una consapevolezza che oggi sente il bisogno di
condividere: “La paura del cancro, a volte, fa più paura del cancro stesso. Ma
quando intorno a te c’è un’équipe capace di contenerla, il cammino cambia.
Diventa più leggero”. Una volta superata la fase più dura, ha scelto di
trasformare l’esperienza in impegno. Il suo riferimento è diventato Komen
Italia, la onlus che da oltre vent’anni promuove la prevenzione del tumore al
seno e organizza screening gratuiti in tutta Italia. La Race for the Cure,
spiega, non è solo un evento simbolico: “È un’esplosione di vita. Cammini
accanto a donne che hanno attraversato l’inferno, ciascuna con la propria
storia. Capisci che non sei sola”.
Il messaggio che sente più urgente riguarda la prevenzione. “Vorrei dirlo con
forza: lo stile di vita sano è fondamentale, ma non basta sempre. Nel mio caso
non è bastato”. La diagnosi precoce, sottolinea, le ha salvato la vita. Un
concetto ribadito anche da Riccardo Masetti, fondatore di Komen Italia: “La
diagnosi precoce permette percentuali di guarigione superiori al 90%, con
terapie meno invasive. È un beneficio enorme anche per il sistema sanitario”. La
guarigione non è stata un semplice ritorno alla normalità. “È stato un
territorio nuovo da abitare”, racconta. La priorità è diventata una sola. “Per
due anni non ho lavorato. Ho dedicato tutto il tempo a mia figlia. Avevo bisogno
di esserci, di vederla crescere giorno per giorno. La prevenzione è un atto di
responsabilità verso se stesse”, conclude. “E può davvero salvare la vita”.
L'articolo “Vivevo sano, mi consideravo immune dalle malattie. Poi una mattina
sotto la doccia ho sentito un sassolino: era un tumore al seno”: parla Claudia
Zanella proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una strategia nutrizionale innovativa potrebbe presto affiancare le terapie
convenzionali contro il tumore al seno: si tratta della dieta “mima-digiuno”, un
regime alimentare a bassissimo contenuto calorico che imita gli effetti del
digiuno vero e proprio. Secondo uno studio internazionale coordinato
dall’Ospedale Policlinico San Martino e dall’Università di Genova, in
collaborazione con il Netherlands Cancer Institute di Amsterdam, questo
approccio potrebbe aumentare l’efficacia dei trattamenti ormonali nelle pazienti
affette da carcinoma mammario. I risultati della ricerca sono stati pubblicati
sulla rivista Nature.
Lo studio prende le mosse da una precedente indagine del 2020, in cui era stato
dimostrato che brevi periodi di digiuno controllato — concretizzati in una dieta
vegana a ridotto apporto di calorie, proteine e zuccheri — aumentavano la
sensibilità dei tumori della mammella alla terapia ormonale e ritardavano lo
sviluppo di resistenze. Come spiega Irene Caffa, del Dipartimento di Medicina
Interna e Specialità Mediche dell’Università di Genova, “questi effetti benefici
derivano dalla capacità della dieta mima-digiuno di aumentare i livelli di
cortisolo, l’ormone dello stress”.
Il cortisolo, una volta entrato nelle cellule tumorali, attiva il recettore dei
glucocorticoidi, una proteina che nei tumori mammari sensibili alla terapia
ormonale agisce come un “oncosoppressore”, rallentandone la crescita. Questa
scoperta ha suggerito ai ricercatori un’alternativa al digiuno: il desametasone,
un corticosteroide la cui azione è parzialmente sovrapponibile a quella del
cortisolo.
Gli esperimenti condotti su modelli animali hanno confermato l’ipotesi: quando
il desametasone è stato somministrato insieme alla terapia ormonale, i tumori
hanno mostrato un arresto della crescita, suggerendo un meccanismo simile a
quello osservato con la dieta mima-digiuno. Come sottolinea Alessio Nencioni,
professore ordinario di Medicina Interna all’Università di Genova e direttore
della Clinica Geriatrica dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino, “i
risultati di queste indagini forniranno presto la base per uno studio clinico
destinato ai pazienti con tumore della mammella metastatico”.
Lo studio rappresenta un passo importante verso approcci terapeutici più
integrati, in cui interventi nutrizionali mirati o farmaci specifici possano
potenziare l’efficacia delle terapie tradizionali, aprendo nuove prospettive nel
trattamento del carcinoma mammario. L’uso del desametasone potrebbe inoltre
offrire un’alternativa praticabile per pazienti che non possono seguire regimi
di digiuno controllato, mantenendo comunque i benefici biologici dell’aumento
del cortisolo e dell’attivazione dei recettori dei glucocorticoidi.
Lo studio su Nature
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trattamento del tumore al seno proviene da Il Fatto Quotidiano.