Tag - Antonino Cannavacciuolo

Masterchef, la sofferenza di Cannavacciuolo: visita il museo dello Juventus Stadium con Chiellini e tira fuori il santino di Maradona – Video
Antonino Cannavacciuolo, come giudice di MasterChef Italia, si è trovato in situazioni decisamente complesse, ma si trattava sempre di piatti improbabili presentati dai cuochi amatoriali in gara. Negli episodi di ieri (in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, sempre disponibili on demand), invece, Chef Cannavacciuolo ha “sofferto” come mai prima d’ora: ha compiuto un giro con Giorgio Chiellini all’interno del museo dello Juventus Stadium, circondato da coppe, trofei, premi ed elementi che hanno fatto la storia dei bianconeri. Così, girando insieme all’icona della Vecchia Signora, ha sfoggiato il santino di Diego Armando Maradona invocando la sua protezione, e quando ha attraversato il corridoio con le maglie dei calciatori più celebri della Juve si è fermato, inevitabilmente, su quella di Antonio Conte, attuale mister del suo Napoli. Immagini concesse da Sky. MasterChef Italia è tutti i giovedì alle 21.15 in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, sempre disponibile on demand L'articolo Masterchef, la sofferenza di Cannavacciuolo: visita il museo dello Juventus Stadium con Chiellini e tira fuori il santino di Maradona – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Televisione
Juventus
Masterchef
Antonino Cannavacciuolo
Masterchef 15, Antonino Cannavacciuolo si sente male durante il pressure test. L’errore di Teo è “fatale”
Un “malore” durante il pressure test, una red mystery box basata sull’agrodolce e uno skill test pericolosamente stellato. L’ultima puntata i Masterchef Italia (su Sky Uno, Sky Uno + e on demand), che ha totalizzato una media di serata di 875mila spettatori medi, con il 4,4% di share e una permanenza al 70%, è stata al cardiopalmo. Tra i momenti “clou” della serata lo svenimento di Antonino Cannavacciuolo. Cosa avrà toccato lo chef a tal punto da causargli un malore (finto ovviamente)? Uno scivolone dell’aspirante chef Teo che, alle prese con un Pressure Test a tema pomodori, non ha riconosciuto la varietà Piennolo del Vesuvio. L’errore – che è costato al cuoco amatoriale cinque minuti in meno per la successiva cucinata – è “fatale” per il giudice che viene prontamente soccorso dai colleghi, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli. Le due ultime puntate entrano nel vivo fin dall’inizio con una red mistery box agrodolce. Una sfida non semplice dove bilanciare i sapori è fondamentale: il toscano Niccolò raggiunge il giusto equilibrio e si aggiudica la Golden Pin. Non va bene, invece, a Irene, Dounia e Georgina che insieme all’autocritico Teo si lanciano nel pressure test a tema pomodoro. Obiettivo della prova è prima riconoscere almeno quattro varietà di pomodoro, pena cinque minuti in meno alla cucinata successiva per ogni errore, e poi portare davanti agli chef un piatto con protagonista proprio il pomodoro. A dover abbandonare la Masterclass, alla fine, è Georgina: il piatto, dai sapori poco mediterranei, non convince i giudici. La seconda puntata ha come protagonista lo Skill Test con ospite Ciccio Sultano. Lo chef siciliano con due stelle Michelin mette a dura prova i concorrenti che devono prima replicare il Timballo del Gattopardo, piatto molto complesso che consiste nel realizzare una pasta brisè farcita di diversi elementi, tra cui ragù, prosciutto, uova di quaglia sode e besciamella, e poi ispirarsi a un suo piatto per realizzarne uno proprio con protagonista lo sgombro. A salvarsi al primo step sono Teo, Irene, Dorella, Alessandro, Niccolò e Dounia. Gli altri, invece, affrontano lo sgombro. A capitolare, alla fine, è Vittoria, seconda concorrente a dover abbandonare la Masterclass. L'articolo Masterchef 15, Antonino Cannavacciuolo si sente male durante il pressure test. L’errore di Teo è “fatale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Televisione
Masterchef
Antonino Cannavacciuolo
“La mia eliminazione da MasterChef Italia? È stata ingiusta, ho provato rabbia. Doveva uscire Iolanda, prova sbagliata in partenza”: Eros Monforte si sfoga
“La mia eliminazione è stata ingiusta. Doveva uscire Iolanda, ma rispetto la decisione dei giudici”. Eros Monforte abbandona MasterChef con il ricordo di una bella esperienza e qualche sassolino nella scarpa. L’aspirante cuoco siciliano è il terzo eliminato di questa edizione di MasterChef. In un’intervista a Leggo, il ragazzo ha fatto un bilancio della sua esperienza: “Sono molto fiero di essere entrato. MasterChef non è un’esperienza facile, non è da tutti stare lì dentro. Solo sapere di cucinare davanti a Cannavacciuolo ti mette addosso una tensione enorme”. Monforte fatica ad accettare la sua eliminazione dal cooking show: “Un po’ di rabbia l’ho provata. Ero convinto di arrivare in finale”. E ancora: “Anche sui social molte persone dicevano che non dovevo uscire io”. Eros ha un’idea precisa su chi avrebbe meritato di togliere il grembiule e tornare a casa: “Iolanda. Per me la prova era già sbagliata in partenza. Però rispetto le decisioni dei giudici“. L’eliminazione dal programma non cancella la passione di Eros per la cucina: “Io cucino sempre, a casa, con la mia famiglia. Mi piace inventare piatti, MasterChef non cambia la mia passione: continuerò sempre a cucinare“. Il ragazzo ha fissato gli obiettivi futuri: “Lavorare come chef privato e crescere sui social. Poi in futuro aprire un locale, se ci sarà l’occasione”. IL RAPPORTO CON I GIUDICI Eros Monforte ha raccontato a Leggo il rapporto avuto con i giudici di MasterChef. Il siciliano ha descritto Cannavacciuolo come un idolo, ma lo chef che lo ha impressionato maggiormente è Giorgio Locatelli “ha un’eleganza che percepisci quando ti sta vicino“. “Fare meno preparazioni. Ho perso tempo con cose che poi non sono riuscito a impiattare”, questo è il consiglio che il giovane cuoco darebbe a se stesso prima di entrare a MasterChef Italia. A tal proposito ha aggiunto: “Una gelificazione di pesca si è congelata per errore e da lì è andato tutto storto”. Monforte ha concluso con una presa di consapevolezza: “Ho rischiato molto più degli altri concorrenti. Molti hanno fatto il “compitino” per salvarsi. Ho visto piatti che sembravano acqua più che insalata”. L'articolo “La mia eliminazione da MasterChef Italia? È stata ingiusta, ho provato rabbia. Doveva uscire Iolanda, prova sbagliata in partenza”: Eros Monforte si sfoga proviene da Il Fatto Quotidiano.
Trending News
Masterchef
Cucina Italiana
Antonino Cannavacciuolo
“Mi sto innamorando di lei, i suoi occhi sono profondi”: a MasterChef Italia la dichiarazione di Dorella per Antonino Cannavacciuolo – IL VIDEO
Colpo di scena durante la puntata di “MasterChef Italia”, andata in onda ieri, giovedì 1 gennaio. La prova esterna si è tenuta a Rivalta di Lesignano de’ Bagni, in provincia di Parma inEmilia Romagna. Il luogo è famoso per essere la sede di uno dei 292 caseifici del Consorzio del Parmigiano Reggiano. Durante una pausa, la concorrente Dorella si è rivolta al giudice Antonino Cannavacciuolo per una dichiarazione a sorpresa. “Mi sto innamorando di lei, i suoi occhi sono profondi come il colore dell’orizzonte del mare che incontra il cielo”, ha detto la concorrente allo chef, che ha risposto con un sorriso un po’ imbarazzato “ti senti bene? Ma tutto a posto?”. Immagini concesse da Sky; https://masterchef.sky.it/; MasterChef Italia è tutti i giovedì alle 21.15 in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, sempre disponibile on demand L'articolo “Mi sto innamorando di lei, i suoi occhi sono profondi”: a MasterChef Italia la dichiarazione di Dorella per Antonino Cannavacciuolo – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Televisione
Masterchef
Antonino Cannavacciuolo
“Mio padre non accettava che facessi il cuoco. Mi disse: ‘Quando gli altri festeggiano, tu lavori, fai qualsiasi cosa ma non questo’”: così Antonino Cannavacciuolo
“Quando gli altri festeggiano, tu lavori”. È questa la frase che il papà di Antonino Cannavacciuolo gli ripeteva allo sfinimento pur di non fargli fare lo chef. Le parole pronunciate dal genitore, professore all’alberghiero, non erano ciniche: rappresentano la faticosa realtà della ristorazione. Sabato, domenica e festivi passati (spesso) in cucina. Perché, fare lo chef, è un qualcosa che va oltre. È vocazione, studio, sudore e sacrificio. Ed è proprio quello che ha raccontato Cannavacciuolo ospite al podcast “Passa dal BSMT” di Gianluca Gazzoli. Il pluristellato chef ha ripercorso la propria vita. Partito da Napoli, il giudice di MasterChef ha poi raccontato i contrasti famigliari per la scelta del suo ipotetico futuro lavorativo. Cannavacciuolo aveva chiaro, in mente, cosa avrebbe voluto fare da grande. Il padre però, conscio del totalizzante impegno del mestiere, ha cercato in tutti i modi di fargli cambiare idea. Il risultato lo conosciamo bene: niente da fare. Ogni sforzo è stato vano. “Quando dissi a mio padre che volevo fare il cuoco, mi rispose: ‘Fai qualsiasi cosa, ma non il cuoco’. Mi spiegò che avrei perso la famiglia, le feste, il sabato e la domenica. Mi disse: ‘Prendi un pennarello nero e colora di nero anche le giornate rosse sul calendario. Non ci sono vacanze, quando gli altri festeggiano, tu lavori’”. Da lì, padre e figlio, hanno trascorso un mese dal clima teso. “Mio padre mi girava alla larga, non accettava che andassi all’alberghiero. Poi ha visto che volevo davvero, volevo, volevo. E allora ha detto: ‘Vai!’”. Cannavacciuolo non è mai stato con le mani in mano. A 13 anni, oltre lo studio, lavorava. L’ombra di suo padre, però, era sempre presente. Deciso nel fargli prendere una strada diversa da quella della ristorazione. “Mio padre andava dai miei professori e diceva: ‘Dovete far cambiare idea a mio figlio’”, ha proseguito lo chef. La madre di Antonino, invece, era più incline a supportarlo, qualsiasi fosse stata la scelta. Il riconoscimento paterno arriverà più tardi e mai in forma esplicita, diretta. “Il primo articolo importante lo portai a Napoli. Lui lo lesse tutto, cinque o sei pagine, poi mi disse solo: ‘Se è vero quello che c’è scritto, ci deve essere un seguito’”. Oggi – ha aggiunto Cannavacciuolo – “Gli mando i panettoni e mi dice giusto: ‘Buono’. Poi a mia sorella dice che erano buonissimi”. Una maschera di durezza che è stata “benzina” per lo chef. Durante la chiacchierata con Gazzoli, Cannavacciuolo ha raccontato anche dei retroscena sul suo ristorante, tre stelle Michelin, Villa Crespi. Le spese di gestione e mantenimento della struttura sono tutt’altro che facili da sostenere. L’idea di Villa Crespi è nata fuori da ogni logica di business. “Non ho deciso io – ha precisato lo chef -. Sono quei momenti strani della vita”. Gli era arrivata la proposta di prendere in gestione Villa Crespi, appena chiusa. “Ho pensato subito: dov’è la fregatura?”, ha ammesso Cannavacciuolo che, in effetti, non aveva tutti i torti. L’affitto, infatti, è da pagare in anticipo ed i mesi invernali sono senza incassi. Ma, Cannavacciuolo e la moglie Cinzia, all’ora ventenni, accettano lo stesso. “A gennaio giocavamo alle tre carte, ad agosto lavoravamo bene, ma quando arrivava febbraio servivano tutti i santi”, ha detto. I primi periodi di apertura di Villa Crespi, lo chef andava di notte, in macchina, per andare direttamente dai contadini e comprare da loro dei sacchi pieni di noci. “Le compravo a 2.000 lire al chilo invece che a 25.000”. Ogni risparmio veniva reinvestito. Si cercava di fare tutto al dettaglio. Ai ragazzi della brigata “dicevo: se lavoriamo bene, l’anno prossimo compro il macchinario migliore”. L’impegno ed i sacrifici hanno avuto, col tempo, i loro risultati. Prima Gambero Rosso, poi Michelin. Quando gli comunicano le Tre Forchette, dall’emozione “Ho attaccato il telefono”. Ma, dal primo giorno in cui lo chef ha elaborato di voler diventare cuoco: “Il pensiero di non farcela non c’è mai stato. Non l’ho mai contemplato”. L'articolo “Mio padre non accettava che facessi il cuoco. Mi disse: ‘Quando gli altri festeggiano, tu lavori, fai qualsiasi cosa ma non questo’”: così Antonino Cannavacciuolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Trending News
Antonino Cannavacciuolo
Cannavacciuolo ricorda Maradona a Che tempo che fa: “L’unico cliente con cui mi sono seduto a tavola. Ecco cosa mi ha emozionato”
“L’ospite più prestigioso a Villa Crespi è stato il principe del calcio, Maradona, l’unico cliente con cui mi sono seduto a tavola”. Antonino Cannavacciuolo, ospite a Che tempo che fa insieme a Giorgio Locatelli, giudice insieme a lui e a Bruno Barbieri della nuova edizione di Masterchef in onda ogni giovedì su Sky, ha raccontato a Fabio Fazio la visita del bomber a Villa Crespi, ristorante stellato dello chef. “Era il 2006, ha fatto tre giorni in villa e la cosa che mi ha emozionato di più è quando scendeva la mattina e chiedeva dov’è Tonino”, ha raccontato Cannavacciuolo definendo Maradona “una persona che ha reso felici tante persone” L'articolo Cannavacciuolo ricorda Maradona a Che tempo che fa: “L’unico cliente con cui mi sono seduto a tavola. Ecco cosa mi ha emozionato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Televisione
Che tempo che fa
Diego Armando Maradona
Antonino Cannavacciuolo
Dal biscotto di una mamma tedesca ai calendari dell’Avvento di lusso: ecco perché aprire una finestrella al giorno ci rende felici
Verso la fine dell’Ottocento, in un villaggio remoto della Foresta Nera, una mamma preparò 24 biscotti, uno per ogni giorno di dicembre. Il suo bambino poteva mangiarne uno ogni mattina. Quando finivano, era Natale. Diventato grande, il piccolo Gerhard Lang creò il suo calendario dell’Avvento stampato, prima con disegni e poi con le finestrelle. Inizialmente conteneva immagini da ritagliare, e nel 1920, arrivarono i dolcetti. Nello stesso anno, secondo la leggenda, un sacerdote inglese creò le porticine apribili. Da allora, infinite variazioni sul tema. Interi edifici diventavano calendari: le finestre venivano addobbate prima di Natale, numerate e illuminate giorno dopo giorno. Persino i nazisti hanno dato la loro interpretazione: la corona d’Avvento divenne una “corona di sole” e Gesù Bambino il “Bambino di Luce”. Il calendario, strumento di propaganda, conteneva foto di carri armati. Ci voleva il dopoguerra per scatenare la creatività. Il resto è storia. E adesso abbiamo calendari dell’Avvento di ogni genere: beauty, salamini, caramelle, liquirizia, bijoux, grappe, liquori, bitter, amari e persino un set completo di cacciaviti e brugole Bosch. È una semplice idea regalo o c’è qualcosa di più? La spiegazione, come direbbe Maurizio Crozza, di “psicobanalisi”: è bello, e fa bene all’umore, scartare un piccolo regalo tutti i giorni. Ma forse la questione è antropologica. Oggi abbiamo tutto di tutto, sempre. Le fragole a Natale, il panettone già a settembre, le chiacchiere di Carnevale a dicembre insieme alla pastiera di Pasqua. Viviamo in una dimensione orizzontale, in un eterno presente. Il calendario ci ricorda che non è così, e ogni mattina ci riserva una sorpresa. Ma siamo andati oltre, con mille piccole furbizie che vanno dal controllo delle dosi (una caramella quotidiana, non di più, o sono guai per la dieta) al “vorrei ma non posso”. Non ti puoi permettere una cena stellata da Antonino Cannavacciuolo? Di sicuro, ti puoi concedere il cartonato di Villa Crespi con le finestrelle che nascondono praline e cremini firmati. Anche nei calendari, come in politica c’è una sorta di bipolarismo, per fortuna non conflittuale: il partito della gola e quello del benessere. Il calendario dell’Avvento di Villa Crespi IL PARTITO DELLA GOLA Praline e decorazioni natalizia della storica pasticceria Piccinelli di Brescia, la preferita di D’Annunzio (anno di fondazione 1862) rendono questo calendario quasi “storico”. Ma è in buona compagnia. Frau Knam è sinonimo di cioccolato e di dolcezza, ma non scherza neanche Charlotte Dusart con le sue golose costruzioni e gusti di cioccolato talmente complessi nelle sue praline che davvero, uno al giorno basta. Api Melissa ha 24 scatoline in per scoprire day by day una diversa tipologia di miele. Babbi, specializzato in wafer, ne ha uno di sapore diverso ogni giorno. Chupa Chups tira fuori quindici gusti. Noberasco ha una scatola di delizie, la Christmas Collection: frutta secca, datteri al di cioccolato, mandorle, nocciole. Si rischia di mangiare tutto in una volta, e addio calendario. Solo dolci? Ma no. Garofalo ha pensato a formati di pasta limited edition, sughi e gadget. Per chi non ha pazienza, nella Mistery Box trovate un codice per il concorso gourmet: in palio una cena nel tre stelle Michelin Casadonna di Niko Romito (a qualcuno vincerà, come nella fabbrica del cioccolato di Willy Wonka). E un salamino in ogni finestrella? Beretta ha avuto l’idea. Illy ha il suo calendario artistico di caffè e Nespresso (what else?) una selezione di capsule Original Line. Kusmi Tea offre nell’attesa tè neri, verdi, bianchi e tisane biologiche senza caffeina, ogni giorno una tazza da provare…Non pervenuto un calendario con digestivi assortiti (si mangia sempre troppo) ma qualcuno prima o poi ci penserà. La lista potrebbe essere ancora lunghissima, però basta così. Sul piano psicologico abbiamo tutte le leve possibili: regressione all’infanzia, che sia un lecca-lecca o un biscotto, autogratificazione, processi di compensazione, dirsi “io me lo merito”. Stando ai primi dati di vendita, tra tutte le proposte vincono gli zuccheri, tanto si sa che con la dolcezza si ottiene tutto e, come cantava Mary Poppins “con un poco di zucchero la pillola (che poi sarebbe lo stress, il lavoro, la crisi) va giù”. Provarlo con Trump? Il calendario dell’Avvento di Charlotte Dusart IL PARTITO DEL BENESSERE Gli ultimi dati ci dicono che il mondo wellness in termini di palestre, trattamenti estetici, massaggi e coccole varie è per ora al primo posto nella lista dei desideri (24 miliardi di euro spesi nel 2024). Perciò, anche se esistono i bipartisan (gola + benessere) per il momento chi crede fortemente nella cura di sé non si lascia incantare dai dolci (“Caramelle non ne voglio più”, cantava Mina: era profetica?) e usa l’Avvento per fare skincare, maschere alle vitamine e tutto quanto possa portare al Natale con una pelle luminosa e l’illusione di qualche anno in meno. Perciò nelle finestrelle ci può essere la tessera per l’hairstylist più chic, piega, taglio e acconciatura, extension, laminatura e prodottini per capelli, compreso lo spray glitterato per la cena di Natale. Oppure uno dei protocolli di Miamo (un nome un programma: come rifiutare di amarsi?) per skincare e occhi senza occhiaie. ‹ › 1 / 3 SEPHORA Il calendario dell'Avvento di Sephora ‹ › 2 / 3 CALENDARIO AVVENTO BOTTEGA VERDE Il calendario dell'Avvento di Bottega Verde ‹ › 3 / 3 UNNAMED (2) Il calendario dell'Avvento di Lancôme Qui siamo dalle parti dei romanzi di Roberto Emanuelli, con il suo mantra: “E ora amati”. Il benessere come self-love in tutte le forme. Regressione all’adolescenza o all’infanzia anche qui? Calendario Disney con Minnie, molto kidult. Festosi prodotti assortiti? Mille scelte, effetto tiramisù da Sephora. Un maxi cofanetto beauty con 24 buste sigillate a sorpresa? Bottega Verde. Lusso sfrenato (“perchè io valgo”)? Ecco Douglas con il suo calendario luxury, che è anche un raffinato portagioie con specchio integrato. E, idea geniale, sempre Douglas, anche il calendario After Christmas, una settimana in più, se chi vuole continuare ad aprire finestrelle anche quando l’Avvento c’è stato. E poi si torna all’eterno presente. L'articolo Dal biscotto di una mamma tedesca ai calendari dell’Avvento di lusso: ecco perché aprire una finestrella al giorno ci rende felici proviene da Il Fatto Quotidiano.
Natale
Moda e Stile
Antonino Cannavacciuolo