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Wp: “I servizi russi hanno proposto un finto attentato a Orban per risollevare il suo gradimento in vista delle elezioni”
Un mese prima delle elezioni in Ungheria un’unità del servizio di intelligence estera russo avrebbe lanciato l’allarme sul crollo del sostegno pubblico verso il premier Viktor Orban, la cui vicinanza con Mosca ha a lungo garantito al Cremlino un punto d’appoggio strategico all’interno della Nato e dell’Unione Europea. E secondo un rapporto dei servizi russi di cui il Washington Post ha preso visione, gli agenti avrebbero proposto misure drastiche per cercare di ribaltare il risultato del voto, come un finto attentato ad Orban. Una strategia chiamata ‘The Gamechanger’, ‘la svolta, per “alterare radicalmente l’intero paradigma della campagna elettorale”. “Un incidente del genere sposterà la percezione della campagna elettorale dal piano razionale delle questioni socioeconomiche a quello emotivo e i temi centrali diventeranno la sicurezza dello Stato, nonché la stabilità e la difesa del sistema politico”, si legge nel rapporto. I legami tra Mosca e Budapest sono più stretti che mai. Secondo quanto riferito da fonti informate al Washington Post, il governo Orban da tempo fornisce a Mosca una finestra sulle discussioni più sensibili all’interno dell’Unione europea. Il ministro degli esteri Peter Szijjarto, rivelano funzionari europei, effettuerebbe regolarmente telefonate durante le pause dei consigli europei per fornire al suo omologo russo, Sergei Lavrov, “resoconti in diretta su quanto discusso” e su possibili soluzioni. “La notizia che lo staff di Orbán informi Mosca in ogni dettaglio delle riunioni del Consiglio europeo non dovrebbe sorprendere nessuno”, ha commentato il premier polacco Donald Tusk. “Nutrivamo sospetti al riguardo già da tempo. Questo è uno dei motivi per cui intervengo solo quando strettamente necessario e dico solo quanto basta”. L'articolo Wp: “I servizi russi hanno proposto un finto attentato a Orban per risollevare il suo gradimento in vista delle elezioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ucraina, i fiumi di contanti che arrivano nel paese: “Da inizio anno 1,3 miliardi e 146 kg d’oro solo attraverso l’Ungheria”
“Il valore degli oggetti presenti nei mezzi sequestrati ammonta a 40 milioni di dollari Usa, 35 milioni di euro e 9 kg di oro”. E’ stata Oschadbank a chiarire cosa trasportavano i due mezzi blindati diretti verso l’Ucraina fermati dalle autorità ungheresi. Il sequestro segna un nuovo step nell’escalation di tensione in corso da mesi tra il governo di Viktor Orban e quello di Volodymyr Zelensky su diverse tematiche tra cui la riparazione dell’oleodotto Druzhba. Ma accende anche un faro sull’enorme quantità di valuta straniera che entra ogni anno nel territorio di Kiev. Il convoglio stava effettuando un trasferimento di valuta dalla Raiffeisen Bank International in Austria alla Oschadbank, in Ucraina. Secondo quest’ultima – una delle più grandi istituzioni finanziarie del paese, interamente di proprietà dello Stato – “il carico è stato registrato in conformità con le norme internazionali sul trasporto e le attuali procedure doganali europee”. Ma Budapest indaga per riciclaggio di denaro. Solo quest’anno, secondo l’Amministrazione Nazionale delle Imposte e delle Dogane ungherese, oltre 900 milioni di dollari USA, 420 milioni di euro e 146 chilogrammi di lingotti d’oro sono transitati per il territorio magiaro dirette in Ucraina. Il trasporto di decine di milioni in contanti è una prassi consolidata nel sistema bancario. Nel caso di Oschadbank, può avvenire per tre motivi. Dopo l’invasione russa molti ucraini preferiscono usare il cash, alcune infrastrutture finanziarie sono state danneggiate e in varie regioni l’economia resta molto basata sul contante. La prassi, poi, può servire a riequilibrare le scorte di valuta, sostituire le banconote usurate e rifornire le filiali aree del territorio che presentino un’elevata richiesta di “carta”. La terza ragione è la gestione della liquidità internazionale: le banche possono spostare moneta forte come dollari o euro tra caveau per esigenze operative o di sicurezza. Ma la vicenda ha attirato l’attenzione anche per un altro aspetto. Nelle normali operazioni tra banche europee si usa prevalentemente l’euro. Trasportare grandi quantità di dollari e lingotti d’oro è molto più raro: i dollari sono gestiti di solito in maniera informatica, senza muovere banconote, e l’oro viene custodito in caveau specializzati o circuiti controllati. Nel caso dell’Ucraina, la presenza di dollari ed euro può essere spiegata dalla necessità di riserve di valore in un contesto di instabilità economica e guerra. Ma è ovvio che quando queste due forme di valore si spostano insieme in grandi quantità, destano l’attenzione delle autorità. Oschadbank è uno degli 8 istituti autorizzati dalla Banca Nazionale Ucraina a importare denaro contante dall’estero insieme a Sense Bank, Privatbank, Raiffeisen Bank, FUIB, Pivdennyi, Kredobank e RVS Bank. Lo ha reso noto la stessa Banca centrale a novembre, quando venne alla luce l’inchiesta “Midas” su un presunto giro di tangenti per 100 milioni di dollari e l’Ufficio nazionale anti-corruzione (Nabu) pubblicò le fotografie dei pacchi di dollari che venivano sequestrati all’organizzazione che farebbe capo a Timur Mindich, ex socio del presidente Zelensky ai tempi della tv. In una delle prime immagini diffuse, i pacchi di banconote per un totale di 4 milioni di dollari presentavano l’etichettatura standard utilizzato dalla Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti. Da allora Nabu e Sapo, la Procura specializzata anticorruzione, hanno effettuato diversi altri sequestri di dollari nell’ambito dell’indagine che ha scosso il governo di Kiev. Il biglietto verde viene utilizzato per le tangenti di alto livello – l’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov è accusato di aver ricevuto 1,2 milioni di dollari in contanti e in un’altra indagine l’ex premier Yulia Tymoshenko, indagata per corruzione, è stata fotografata con diverse mazzette di dollari sulla scrivania- , ma anche per “oliare” anche ai rami più bassi delle gerarchie amministrative. Il campionario è pressoché sterminato. Il 23 febbraio, ad esempio, un dipendente di un dipartimento interregionale dei Servizi di sicurezza (l’intelligence interna) è stato trovato in possesso di 68 mila dollari in contanti, ricompensa per aver falsificato documenti utili a due persone per evitare il servizio militare. Il 22 gennaio presso negli uffici della dogana di Lutsk, nella regione nord-occidentale della Volinia, sono state rinvenute e sequestrate banconote per oltre 850 mila dollari. Il 19 dicembre nella stessa città Nabu e Sapo avevano documentato il pagamento di 15mila dollari cash su una tangente da 30mila per cambiare la destinazione d’uso di un terreno da agricolo a edificabile. L'articolo Ucraina, i fiumi di contanti che arrivano nel paese: “Da inizio anno 1,3 miliardi e 146 kg d’oro solo attraverso l’Ungheria” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ungheria, fermati 2 portavalori con 40 milioni di dollari e 35 milioni di euro in contanti diretti in Ucraina: 7 arresti tra cui ex generale dei servizi di Kiev
“Ukrainian Gold Convoy“. Il “Convoglio d’oro ucraino”. Così l’hanno definito le autorità di Budapest dopo aver fermato, giovedì, due furgoni portavalori che trasportavano 40 milioni di dollari in contanti, 35 milioni di euro e 9 kg di oro. Le sette persone a bordo, 7 ucraini tra i quali un ex generale dell’intelligence di Kiev, sono state fermate. I veicoli appartengono alla Oschadbank, una delle più grandi istituzioni finanziarie statali dell’Ucraina, alla quale il prezioso carico era diretto, in arrivo da una sede austriaca della Raiffeisen Bank International. L’Amministrazione Nazionale delle Imposte e delle Dogane ungheresi ha aperto un procedimento penale per riciclaggio di denaro. Lo ha fatto il collaborazione con il Centro Antiterrorismo, agenzia di polizia controllata dal ministero dell’Interno, nella cui sede poche ore prima degli arresti si è recato in visita il premier Viktor Orban, a dimostrazione del rilievo politico della vicenda, ultima puntata di uno scontro che va avanti da tempo tra Budapest e Kiev sulla riapertura dell’oleodotto Druzhba. “Due veicoli del servizio di riscossione di Oschadbank, accompagnati da 7 dipendenti del team di riscossione -. si legge in una nota di Oschadbank -, sono stati ingiustamente fermati in Ungheria mentre effettuavano un regolare trasporto di valuta estera e metalli bancari tra Raiffeisen Bank Austria e Oschadbank Ucraina”. La questione è talmente delicata che Oleksiy Shaban, vicepresidente della Banca Nazionale Ucraina, l’istituto di credito centrale, è volato nella capitale magiara per monitorarla di persona. “Chiediamo alle autorità ungheresi l’immediato rilascio dei cittadini ucraini e una spiegazione ufficiale dei motivi della loro detenzione”, ha fatto sapere Nbu. “L’Ungheria che prende ostaggi e ruba denaro”, ha attaccato il ministro degli Esteri Andriy Sybiga. “Questo si chiama terrorismo di Stato e racket”, ha aggiunto invitando gli ucraini a evitare viaggi in Ungheria “data l’impossibilità di garantire la loro sicurezza a causa delle azioni arbitrarie delle autorità ungheresi”. Il governo magiaro, da parte sua, chiede risposte immediate all’Ucraina in merito alle ingenti spedizioni di denaro contante che transitano per l’Ungheria, sollevando la questione “se il denaro possa essere collegato alla mafia di guerra ucraina”, ha detto il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó. “Da gennaio sarebbero transitati attraverso l’Ungheria 900 milioni di dollari e 420 milioni di euro in contanti, oltre a 146 chili d’oro”, ha aggiunto il capo della diplomazia magiara. “Se si trattasse davvero di una transazione tra banche, allora sorge spontanea la domanda – ha aggiunto Szijjártó -: perché non viene gestita tramite bonifico e perché una quantità così enorme di denaro contante debba passare attraverso l’Ungheria?”. L'articolo Ungheria, fermati 2 portavalori con 40 milioni di dollari e 35 milioni di euro in contanti diretti in Ucraina: 7 arresti tra cui ex generale dei servizi di Kiev proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il petrolio e la “battaglia per l’Amicizia”: Orban sfida l’Europa dopo l’interruzione del greggio russo
Anche se va avanti da tempo (da quando l’infrastruttura è stata bersagliata da missili e droni numerose volte dall’inizio della guerra), è cominciata ufficialmente adesso la battaglia per l’Amicizia – questo in russo significa Druzhba, il nome dell’oleodotto che rifornisce l’Ungheria pompando petrolio direttamente dal territorio della Federazione. Viktor Orban accusa Kiev di aver imposto un “blocco petrolifero” e chiede all’Unione Europea ora di verificare i danni alla struttura con una “missione conoscitiva con la partecipazione di esperti delegati slovacchi e ungheresi”; in una lettera inviata al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa scrive: “La mia iniziativa mira anche a facilitare la risoluzione di questa questione entro i tempi previsti” — un riferimento esplicito al prestito all’Ucraina da novanta miliardi di euro che Budapest ha osteggiato alla vigilia del quarto anniversario di guerra con il suo veto, che potrebbe però cadere alla condizione che riprendano i flussi energetici. Oltre al sostegno per i gialloblù, il magiaro ha bloccato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Il Druzhba – arteria petrolifera strategica che, dicono i dati della russa Transneft, pompa oltre un milione di barili al giorno, ovvero oltre l’1% della fornitura mondiale di petrolio – sta in piedi dall’era sovietica e trasporta greggio, via Ucraina, all’Europa orientale; il flusso si è interrotto a fine gennaio a causa dei danni causati dai bombardamenti di cui Russia e Ucraina si accusano a vicenda. Non è ancora chiara l’entità del disastro, ma sono evidenti invece i rischi delle operazioni per eventuali riparazioni mentre gli attacchi sono ancora in corso. La dinamica strategica magiara è sempre la stessa: un gioco di veti e blocchi, giravolte usate per ottenere leve negoziali. In questo valzer Budapest non è sola: anche Bratislava ha sospeso la fornitura di energia elettrica a Kiev nel quadro della disputa legata al Druzhba. Non è solo una questione energetica per il primo alleato di Mosca in Europa: Orban accusa Kiev e Bruxelles – oltre che l’opposizione che gli rimane in patria – di “coordinare gli sforzi per portare al potere un governo filo-ucraino” durante le elezioni che si terranno il prossimo 12 aprile in Ungheria dove, da 16 anni, è al potere il suo partito Fidesz. Alla Commissione europea sono rimaste poche opzioni: in effetti, solo due. Ieri ha sollecitato Kiev ad accelerare i lavori di riparazione all’oleodotto nel tentativo di disinnescare la crisi, ma sta anche valutando la possibilità di far arrivare il petrolio di Mosca attraverso l’Adria, l’oleodotto croato. Secondo la Commissione, Zagabria potrebbe “accettare legittimamente il greggio russo nel suo porto, sia in base alle sanzioni Ue che quelle Usa”. La decisione definitiva arriverà a giorni. L'articolo Il petrolio e la “battaglia per l’Amicizia”: Orban sfida l’Europa dopo l’interruzione del greggio russo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Elezioni in Ungheria, verso il tramonto dell’era Orbán: lo sfidante Magyar ha 20 punti di vantaggio. Colpo ai nazionalisti in Ue
L’ufficio da primo ministro ungherese è come una seconda casa per Viktor Orbán. Lì dentro, nei passati 16 anni, ha dialogato con capi di governo, ha pensato le riforme “illiberali” che hanno caratterizzato i suoi quattro mandati consecutivi, ha studiato le strategie che lo hanno reso inviso alle istituzioni europee e anche ai suoi ex colleghi all’interno del Partito Popolare Europeo. A poco più di un mese dalle elezioni ungheresi, però, l’uomo forte di Budapest sa che molto probabilmente quelli che sta vivendo sono i suoi ultimi giorni alla guida del Paese e che le chiavi di quell’ufficio dovrà cederle al suo ex braccio destro in Fidesz e oggi principale avversario politico, Péter Magyar. Gli ultimi sondaggi dell’istituto demoscopico Median, in vista del voto del 12 aprile, lo danno 20 punti percentuali in svantaggio anche se il leader magiaro proverà in ogni modo a ribaltare una situazione che appare ormai compromessa. Con l’Ue che guarda interessata: l’addio di Orbán toglierebbe dal tavolo dei 27 il più influente esponente del nuovo nazionalismo europeo. MASSIMA ATTENZIONE IN UE La fine dell’epoca Orbán, se le elezioni lo vedranno sconfitto, avrà ripercussioni su un Paese, l’Ungheria, che si risveglierà da una stagione politica durata 16 anni. Ma anche in Unione europea l’attenzione è massima. Il suo governo è uno di quelli che più di tutti è finito sotto accusa per la violazione dei principi fondanti dell’Ue, costringendo le istituzioni ad attivare, in alcuni casi, la clausola di sospensione che ne ha limitato i poteri in sede di Coniglio Ue. E anche in questi giorni, con l’Ungheria è iniziato un nuovo scontro sul nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia, il ventesimo, e soprattutto sul blocco del prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina. Dopo il danneggiamento dell’oleodotto Druzhba che trasporta petrolio russo fondamentale per la sopravvivenza energetica dell’Ungheria, il premier ha deciso, insieme all’alleato slovacco Robert Fico, di sospendere il prestito a Kiev fino a quando questa non si sarà occupata di riparare le pipeline. L’Ue, che ha promesso quei soldi a Volodymyr Zelensky per continuare a resistere alle pressioni di Mosca, deve trovare un modo di convincere (o costringere) il leader magiaro a rispettare gli accordi presi, senza però cedere a forzature che possano rilanciare l’antieuropeismo di Orbán, offrendogli così un vantaggio elettorale. È questa la principale preoccupazione a Bruxelles: non dare appigli a un leader sul finire della sua avventura. Quest’ultima mossa del premier dimostra che la sua strategia elettorale rimane sempre la stessa: estremizzare il dibattito. “Il tempo per un recupero appare molto ridotto – spiega a Ilfattoquotidiano.it Serena Giusti, ricercatrice esperta di Russia ed Europa dell’Est per Ispi – Venti punti sono tanti. Ma se una possibilità esiste, Orbán la inseguirà estremizzando il dibattito su temi importanti e sentiti come il supporto all’Ucraina. Il suo avversario politico non ha queste posizioni estreme, quindi a lui non resta che cercare consenso tra i più radicali nel Paese. Un altro tema che potrebbe sfruttare, collegato anche al dossier ucraino, è proprio quello del costo dell’energia. Perdere le forniture russe nel caso di un allineamento alle politiche europee farebbe aumentare i prezzi e su questo Orbán, che ha sempre salvaguardato il canale diretto con Mosca, tenterà di riguadagnare terreno. Ma non credo basterà”. IL POTERE LOGORA ANCHE L’UOMO FORTE Non basterà, spiega la professoressa, perché 16 anni sono lunghi ed è impossibile giustificare le mancate riforme per risolvere i problemi interni. “Sono molte le cose che gli vengono contestate – aggiunge Giusti – L’economia è in stagnazione e mettere a rischio le entrate a causa della vicinanza alla Russia, in un Paese che per motivi anche storici non si sente vicino a Mosca, non gli fa certo una buona pubblicità. Lo stesso vale per la decisione di partecipare al Board of Peace per Gaza mostrando sottomissione anche al volere di Donald Trump. C’è poi la corruzione sempre più diffusa nel Paese, oltre ad alcuni scandali che hanno coinvolto politicamente anche l’esecutivo, come quello sugli abusi sui bambini in un orfanotrofio statale di Budapest. Ecco, fino a quando le cose vanno bene, la popolazione riesce a digerire anche riforme illiberali come quelle contro le ong, i media e i giudici, ma quando i problemi iniziano ad accumularsi, allora un leader come Orbán paga per le sue politiche liberticide“. Inoltre, per la prima volta da molti anni, l’alternativa non fa paura. Magyar non è un estremista, ma un conservatore proprio come Orbán che ha militato in Fidesz per circa 20 anni e che vuole ripartire dai principi cardine del conservatorismo nazionale ‘ripulito’ dalla svolta estremista del premier: “Magyar ripartirà dai punti più forti della sua campagna elettorale – spiega Giusti – Quindi la lotta alla corruzione, una maggiore attenzione ai diritti. Sa, inoltre, che la situazione economica è complicata e punterà su una nuova apertura nei confronti di Bruxelles anche al fine di favorire un maggior flusso di fondi Ue“. Permettere l’adesione dell’Ucraina in Europa, che Orbán vuole scongiurare, significa però anche spartire la torta dei fondi di coesione fondamentali per Budapest. “Un cambio di posizione su questo dossier – chiude Giusti – potrebbe però essere premiato dall’Europa, anche economicamente”. COSA RESTERÀ DI VISEGRÁD La possibile fine della stagione di Viktor Orbán alla guida del governo ungherese segna anche una decisiva riforma del Gruppo di Visegrád rispetto agli anni scorsi. Il cambio di colore alla guida della Polonia aveva già modificato l’orientamento dell’alleanza che aveva fatto registrare anche degli scontri. Ma il partito polacco di estrema destra Diritto e Giustizia rimane una formazione forte, capace in futuro di tornare alla guida del Paese. L’eventuale fine dell’era Orbán, invece, lascerebbe le istanze nazionaliste nelle mani della Slovacchia di Robert Fico e della Croazia di Andrej Babiš. Un ridimensionamento notevole che rinvigorirà le istanze europeiste e moderate a Bruxelles. Anche perché, dal 13 aprile, il fronte nazionalista europeo potrebbe perdere quello che per oltre 15 anni è stato il suo leader di punta. X: @GianniRosini L'articolo Elezioni in Ungheria, verso il tramonto dell’era Orbán: lo sfidante Magyar ha 20 punti di vantaggio. Colpo ai nazionalisti in Ue proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ucraina, l’Ungheria blocca il prestito da 90 miliardi: “Riparate l’oleodotto Druzhba”
Viktor Orban, in piena campagna elettorale, ha annunciato il veto al prestito da 90 miliardi all’Ucraina per il periodo 2026-2027 la cui ufficializzazione è prevista per il 24 febbraio, quarto anniversario dell’invasione russa. Da giorni il premier magiaro lancia i suoi strali contro Kiev. Volodymyr Zelensky – questa l’accusa – starebbe ritardando le riparazioni dell’oleodotto Druzhba che collega la Russia all’Europa e l’Ungheria e la Slovacchia rischiano così di restare a secco. L’Ue ha preso sin da subito in carico la questione, assicurando Budapest e Bratislava che la sicurezza energetica dei 27 è una priorità. “Il governo ucraino è impegnato a riparare il gasdotto. Sappiamo però anche come va la storia: gli ucraini riparano le infrastrutture” che “poi vengono di nuovo distrutte”, ha spiegato la portavoce della Commissione Paula Pinho. Ma Orban ha tirato dritto, creando un nuovo casus belli contro l’Ue e anche l’opposizione interna. Il premier ha dato mandato all’ambasciatore all’Unione europea di presentare un’obiezione formale e bloccare così l’ultimo via libera previsto per il prestito da 90 miliardi a Kiev, che comunque non prevede il coinvolgimento dell’Ungheria, così come quello di Repubblica Ceca e Slovacchia. “Finché l’Ucraina bloccherà l’oleodotto Druzhba, l’Ungheria bloccherà il prestito di guerra. Non possiamo essere ricattati!”, ha avvertito Orban, mettendo così a rischio la cerimonia per la firma del prestito, prevista il 24 febbraio. Lo stesso giorno la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa saranno a Kiev per ribadire nella maniera più forte possibile il sostegno dell’Ue a Zelensky. Per erogare un prestito, riferisce la European Pravda, è necessario approvare tre atti normativi dell’Ue: uno sull’attuazione della cooperazione rafforzata per l’istituzione di un prestito di sostegno per l’Ucraina per il 2026 e il 2027, un altro sulle modifiche allo Strumento per l’Ucraina (Ukraine Facility) e un altro ancora sulle modifiche al Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. Il Consiglio Ue, formato dai governi dei Paesi membri, ha concordato una posizione comune sul quadro giuridico necessario per erogare il prestito, che ora deve essere formalmente adottata insieme al Parlamento europeo il 24 febbraio, anniversario dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. L’approvazione dei primi due documenti può avvenire a maggioranza qualificata, mentre il terzo, ovvero le modifiche al bilancio a lungo termine dell’Ue, può avvenire solo all’unanimità. E venerdì 20 febbraio Orban ha bloccato l’adozione degli emendamenti al bilancio. L’oleodotto Druzhba è stato colpito più volte negli ultimi mesi del 2025 e all’inizio del 2026. Il 27 gennaio una parte dell’infrastruttura ha subito significativi danni in un attacco, con la conseguente interruzione dei flussi di petrolio verso Paesi come Ungheria e Slovacchia. Budapest e Bratislava accusano Kiev di ritardi nella riparazione, mentre l’Ucraina rimanda la responsabilità agli attacchi russi e alle difficoltà infrastrutturali legate alla guerra. La crisi si intreccia con la politica interna ungherese: con le elezioni parlamentari di aprile 2026, Orban sfrutta la retorica anti-Ucraina e la gestione energetica come leva elettorale, esercitando pressione su Bruxelles per ottenere concessioni e difendere l’approvvigionamento nazionale. Anche la Slovacchia punta il dito contro Kiev: “Se lunedì il presidente ucraino non riprenderà le forniture di petrolio alla Slovacchia, lo stesso giorno chiederò alle aziende slovacche interessate di interrompere le forniture di energia elettrica di emergenza all’Ucraina”, ha scritto su X Robert Fico accusando Volodymyr Zelensky di comportarsi “in modo ostile nei confronti della Slovacchia. In primo luogo, ha interrotto i flussi di gas verso la Slovacchia, causandoci danni per 500 milioni di euro all’anno. Ora ha interrotto i flussi di petrolio, causandoci ulteriori perdite e difficoltà logistiche”. L’Ucraina avrebbe avanzato una proposta alternativa. Secondo la European Pravda Kiev propone che per portare petrolio in Ungheria e Slovacchia l’Ue utilizzi altri elementi della sua infrastruttura, in particolare l’oleodotto Odessa-Brody. Lo si legge in una lettera della Missione dell’Ucraina presso l’Unione Europea del 20/02/2026, indirizzata alla Direzione generale per l’Energia della Commissione Europea, esaminata dal quotidiano. L'articolo Ucraina, l’Ungheria blocca il prestito da 90 miliardi: “Riparate l’oleodotto Druzhba” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rubio in Ungheria assicura a Orban l’appoggio di Trump alle elezioni. Il premier: “Tra noi una nuova età dell’oro”
Un “San Valentino” a scoppio ritardato ma ugualmente intenso quello tra il segretario di Stato americano, Marco Rubio, e il primo ministro ungherese Viktor Orban. Rubio, in visita a Budapest, dice a chiare lettere che Donald Trump è impegnato per la vittoria di Orban alle prossime elezioni (12 aprile); il magiaro parla di una nuova “era dell’oro” per i rapporti tra Ungheria e Stati Uniti e poi rilancia la figura del tycoon come grande statista, specie in correlazione con la guerra Russia-Ucraina: “Se Donald Trump fosse stato il presidente degli Stati Uniti questa guerra non sarebbe mai scoppiata. E se lui non fosse il presidente allora non avremmo avuto nessuna chance di mettere fine alla guerra con la pace. L’Ungheria è pronta a ospitare un vertice di pace qui a Budapest, se ce ne sarà uno”. L’appoggio americano in vista delle elezioni per Orban è importante, dato che dopo 16 anni il premier potrebbe prendere una batosta da Péter Magyar , leader del partito di opposizione Tisza, che nei giorni scorsi ha accusato di essere stato ricattato con un sextape, e agli ungheresi promette: “Bisogna finirla con la corruzione generalizzata, l’odio, lo stallo economico. Bisogna riprendere la nostra patria e ricostruire un Paese funzionante e umano, ricondurre l’Ungheria nell’Europa”. Secondo l’ultimo sondaggio di Medián, a metà gennaio, il partito Tisza ha aumentato il suo vantaggio su Fidesz-KDNP di 12 punti. Già a sentire Ungheria nell’Europa l’amministrazione Trump si dimena, e così arriva Rubio a dare rassicurazioni a Orban: “Posso dire con sicurezza che il presidente Trump è profondamente impegnato per il suo successo – ha detto il segretario di Stato durante la conferenza stampa a Budapest – perché il suo successo è anche il nostro successo, perché questa relazione che noi abbiamo qui in Europa centrale grazie a lei è così vitale per i nostri interessi nazionali”. Rubio aggiunge: “Non credo che sia un mistero e non dovrebbe essere un mistero quello che il presidente pensa di lei, come avete interagito durante il suo primo mandato e come la relazione sia cresciuta ancora nel secondo. Le relazioni tra Stati Uniti e Ungheria sono più strette di quanto si possa immaginare che siano e non solo in senso retorico, ma sono strette nell’azione e nelle cose che effettivamente succedono”. Insomma, Orban può dormire sonni tranquilli perchè su di lui veglia l’amico americano: “Se voi fronteggiate un problema finanziario, un impedimento nella crescita, una minaccia alla stabilità del Paese, so che il presidente Trump sarebbe molto interessato per la vostra relazione e per l’importanza di questo Paese per noi”. Il premier magiaro non è da meno: “Non ricordo, nonostante sia impegnato in politica da circa 30 anni, quando è stata l’ultima volta che i rapporti tra le due nazioni sono stati così elevati, così equilibrati e così amichevoli; quindi i miei più sentiti ringraziamenti vanno al Presidente Trump”. Per Orban il segreto di questa alleanza sta nella “franchezza”. “Giochiamo a carte scoperte, la nostra partnership si basa sulla franchezza. Se qualcosa non ci piace, lo diciamo e gli americani fanno lo stesso. Da quando Trump è diventato presidente, non abbiamo avuto conflitti in nessun ambito. Sosteniamo la franchezza, ed è proprio per questo che siamo un partner affidabile. E il presidente Trump non usa mezzi termini allo stesso modo, non ci sono tabù tra noi, e questo vale anche per la Cina”. In base a questa “franchezza” è necessario ricordare che gli Stati Uniti hanno concesso all’Ungheria – durante la visita di Orban a Trump lo scorso novembre – una esenzione di un anno proteggendola dalle sanzioni per quei paesi che commerciano e usufruiscono di petrolio russo: “È nel nostro interesse nazionale, specialmente fino a quando lei sarà il primo ministro e il leader di questo Paese”. Dall’Unione arriva il commento della portavoce della Commissione Europea, Paula Pinho: “Spetta al governo degli Stati Uniti d’America scegliere” se sostenere dei candidati alle elezioni politiche in altri Paesi. L’Unione Europea ha “un approccio diverso: non abbiamo l’abitudine di sostenere candidati durante le campagne elettorali”. L'articolo Rubio in Ungheria assicura a Orban l’appoggio di Trump alle elezioni. Il premier: “Tra noi una nuova età dell’oro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ungheria, il capo dell’opposizione Péter Magyar: “Orbán farà pubblicare un mio video intimo per ricattarmi”
Péter Magyar, principale sfidante del premier ungherese Viktor Orbán alle prossime elezioni parlamentari del 12 aprile, ha dichiarato di credere che alcuni esponenti filogovernativi stiano pianificando di pubblicare un filmato che lo vede in “una situazione intima” con un’ex compagna allo scopo di screditarlo in vista delle urne. “Da tempo ricattano e minacciano con registrazioni video e diffamazioni, e sembra che in occasione dell’anniversario daranno il via a una campagna di tipo russo, finora ritenuta impensabile”, ha scritto su X Magyar, capo del partito di centro-destra Tisza ed ex alleato di Orbán. “Oggi (ieri, ndr) hanno inviato a molti giornalisti un link che mostra una stanza ripresa da una telecamera. Immagino che abbiano intenzione di rendere pubblica una registrazione, forse falsificata, realizzata con strumenti dei servizi segreti, in cui si vedono me e la mia allora fidanzata in un momento di intimità”, prosegue. “Sì, sono un uomo di 45 anni e ho una vita sessuale. Con una partner adulta. Ho tre figli minorenni, che ovviamente non interessano a questo potere ‘amico della famiglia’”, continua Magyar, “ma è bene che tutti sappiano che né finora né d’ora in poi cederò a nessun ricatto”. “Cari vigliacchi di Fidesz (il partito di Orbán, ndr), tirate fuori tutto quello che volete, falsificate a vostro piacimento, io non cederò né al ricatto né alle minacce”, conclude il post, “né alla mafia politico-economica ungherese, né ai membri della rete internazionale che la sostiene. L’Ungheria non è in vendita, non c’è prezzo per cui tradirei i miei connazionali”. La notizia è apparsa sul sito vadhajtasok.hu, collegato al partito del premier. “Il nostro portale ha appreso che qualcuno ha lanciato il dominio radnaimark.hu e che una stanza è attualmente piena di lenzuola spiegazzate“, si legge nell’articolo in cui compare anche un link che porta a una pagina in cui c’è solo la foto di una stanza da letto ripresa dall’alto. “Si vocifera da tempo – continua l’articolo – che Peter avesse una cotta per Mark, ma tra loro c’era anche una donna“. Il “Mark” in questione sarebbe Márk Radnai, vicepresidente di Tisza, il quale ieri ha dichiarato al sito 444.hu di aver sentito parlare di tentativi di collegarlo a una relazione omosessuale., spiegando che l’affermazione è infondata. “Aspettiamo i dettagli, vi informeremo sui nuovi contenuti non appena la pagina radnaimark.hu sarà aggiornata”, conclude l’articolo di vadhajtasok.hu. L'articolo Ungheria, il capo dell’opposizione Péter Magyar: “Orbán farà pubblicare un mio video intimo per ricattarmi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dossieraggi, il Ros: “Tecnico di Equalize ottenne il certificato penale di Ilaria Salis mentre era ancora in Ungheria”
Nunzio Samuele Calamucci, mente informatica della Equalize di Enrico Pazzali, si è procurato il “certificato del casellario giudiziale” di Ilaria Salis mentre l’insegnante brianzola e attivista antifascista si trovava in carcere in Ungheria. L’11 giugno 2024, tre giorni prima che la donna fosse liberata da Budapest per rientrare in Italia grazie all’immunità perché eletta all’Europarlamento con il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Calamucci ha inviato gli screenshot del casellario penale di Salis a Vincenzo De Marzio, ex carabiniere del Ros ed ex appartenente ai servizi segreti, accusato dalla Procura di Milano di associazione a delinquere e accesso abusivo a sistema informatico nell’inchiesta sulla banda di via Pattari. La circostanza emerge da una nuova informativa del Raggruppamento Operativo Speciale – Reparto Anticrimine di Milano, in cui i militari guidati dal comandante Andrea Ilari notificano al pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Francesco De Tommasi, gli esiti delle analisi sulle copie forensi di tutti i device di Calamucci, ritenuto l’ideatore del sistema “Beyond” per realizzare dossier in cui mixare informazioni lecite e altre acquisite illegalmente. Si tratta complessivamente di 128 Gigabyte di dati, raccolti in una pen-drive, da cui emergono i rapporti di affari di Equalize in particolare con grosse società, pubblica e private, e con i più importanti studi legali d’affari di Milano e d’Italia. Il casellario penale di Salis risulta acquisito il 16 maggio 2024, mentre l’eurodeputata di AVS è ancora in cella in Ungheria per aver preso parte a un presunto pestaggio degli Antifa durante la commemorazione neonazista del “giorno dell’onore” che ogni anno celebra l’opposizione delle SS all’avanzata dell’Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale. E’ in possesso di Calamucci e risulta acquisito attraverso la Procura di Roma, riferisce l’agenzia Lapresse. “Regolarmente pagato” come dimostrerebbe la “marca da bollo”, scrive il Ros di Milano, ma secondo i militari tuttavia “non emerge altro”, da nessun dispositivo o dalle chat agli atti, “per capire il motivo” dell’invio del documento all’ex 007 De Marzio, al centro di molti misteri dell’inchiesta sui dossieraggi e le cyber spie. Di certo in quei giorni, a cavallo fra l’11 giugno 2024 e il 14 giugno 2024 (data del rientro di Salis in Italia dopo 466 nelle carceri magiare), iniziano a essere pubblicati su media e quotidiani notizie e articoli riguardanti i precedenti penali dell’eurodeputata, più volte denunciata anche da Aler, l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale che gestisce le case popolari in Lombardia, per la partecipazione a picchetti anti sfratto e occupazioni abitative. L'articolo Dossieraggi, il Ros: “Tecnico di Equalize ottenne il certificato penale di Ilaria Salis mentre era ancora in Ungheria” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Condannata a 8 anni di carcere in Ungheria l’attivista tedesca Maja T.. Era stata arrestata con Ilaria Salis
Il tribunale di Budapest ha condannato a 8 anni di carcere l’attivista tedesca Maja T. per il suo coinvolgimento, come membro di un’associazione criminale definita Hammerbande (la banda del martello), in alcune aggressioni ai danni di membri della scena neonazista ungherese. L’accusa alla 25enne, che si definisce non binaria, era di tentata lesione personale grave e partecipazione a un’associazione criminale. Tra il 9 e l’11 febbraio 2023, una ventina di presunti militanti di estrema sinistra, tra cui Maja T., avrebbe aggredito persone che avevano preso parte al cosiddetto Giorno dell’Onore, un raduno annuale commemorativo delle SS tollerato dalle autorità locali. L’attacco sarebbe stato sferrato in cinque punti di Budapest con l’uso di martelli in gomma, telescopi e spray al peperoncino. Il bilancio era stato di 9 feriti, alcuni dei quali avevano riportato ferite gravi. Nello stesso contesto era stata arrestata l’italiana Ilaria Salis, poi eletta al Parlamento europeo e quindi coperta dall’immunità. La procura aveva chiesto 24 anni di carcere per la cittadina tedesca, ma la difesa aveva respinto le accuse e contestato l’impianto probatorio, ritenuto carente e problematico. L’impianto accusatorio ruoterebbe attorno a immagini dell’imputata sullo stesso autobus di una successiva vittima. Il ruolo di Maja T., secondo l’accusa, si è limitato a un’attività di ricognizione sulle persone poi aggredite. Maja T. era stata arrestata a Berlino nel dicembre 2023 e estradata in Ungheria nel giugno 2024. La Corte Costituzionale tedesca aveva giudicato successivamente illegittima l’estradizione. Politici di Linke, Verdi e Spd avevano chiesto il suo ritorno in Germania. Per queste ragioni la difesa aveva definito illegittima l’estradizione anche alla luce delle condizioni di detenzione e della situazione dello Stato di diritto nel Paese. A ciò si aggiunge il fatto che Maja T. è appunto non binaria e le politiche ungheresi in materia sono fortemente repressive. In segno di protesta contro le condizioni carcerarie, Maja T. ha intrapreso periodi di sciopero della fame, denunciando isolamento, videosorveglianza continua e infestazioni di insetti. Le autorità ungheresi respingono tutte le accuse. Se la difesa presenterà ricorso, Maja T. rimarrà probabilmente in custodia cautelare in Ungheria. In caso di conferma della condanna, la pena potrebbe essere scontata in Germania secondo la legge tedesca e gli accordi internazionali, previo accordo tra gli Stati coinvolti. Intanto Johann G., il presunto leader della Hammerbande che avrebbe pianificato gli attacchi a Budapest, è sotto processo con altri membri del gruppo presso le Corti superiori di Dresda e Duesseldorf, sia per le violenze ungheresi sia per altri episodi avvenuti in Germania. L'articolo Condannata a 8 anni di carcere in Ungheria l’attivista tedesca Maja T.. Era stata arrestata con Ilaria Salis proviene da Il Fatto Quotidiano.
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