La Procura di Torino ha formulato i capi d’imputazione per dichiarazione
infedele a carico del patron di Stellantis John Elkann e del commercialista
Gianluca Ferrero in uno dei filoni dell’inchiesta sull’eredità Gianni Agnelli.
Si tratta di una conseguenza dell’imputazione coatta ordinata dal gip, che a
dicembre aveva parzialmente respinto la richiesta di archiviazione. I pm hanno
redatto i capi d’accusa relativi a presunti illeciti fiscali che il giudice, a
differenza di quanto ipotizzato dalla Procura, ha ritenuto non assorbiti dal
reato di truffa. Si renderà ora necessario un nuovo passaggio in udienza
preliminare, dove l’accusa potrebbe insistere a chiedere il proscioglimento.
Nel filone principale dell’indagine, Elkann ha versato all’Agenzia delle Entrate
183 milioni di euro per ottenere il parere favorevole della procura alla messa
alla prova e chiudere così il procedimento per truffa ai danni dello Stato in
relazione alle imposte e alla tassa di successione non pagate sul un patrimonio
della nonna Marella Caracciolo, vedova dell’avvocato Agnelli. In questo secondo
procedimento, invece, redditi della vedova Agnelli, relative al 2018 e ai primi
tre mesi del 2019 (Donna Marella era deceduta il 28 febbraio di quell’anno).
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dichiarazione infedele: il gip ha detto no all’archiviazione proviene da Il
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Ricettazione e esportazione illecita di opere d’arte. La Procura di Roma avanza
questa ipotesi di reato: non ci sono indagati, ma basta il nome della famiglia
coinvolta a rendere la notizia degna di nota: si tratta dell’ennesimo capito che
riguarda gli Agnelli e la contesa sull’eredità. I magistrati ritengono di essere
ad un punto importante dell’indagine che riguarda la composizione della
collezione di opere d’arte della famiglia Agnelli: 35 quadri d’autore, tra cui
Monet, Picasso e De Chirico. La lista, in parte, è coperta da segreto
istruttorio.
Passaggio importante: è bene ricordare che i proprietari dei quadri possono
portarli dove vogliono, ma in considerazione del valore delle opere d’arte in
questione, c’è l’obbligo di dare comunicazione degli spostamenti; se questa non
viene presentata al ministero della Cultura, le opere, una volta rintracciate,
possono essere confiscate. I magistrati ritengono che una parte dei reperti non
si trovi più in Italia. La vicenda è stata anticipata da Corriere della Sera e
Il Messaggero, e si inquadra nella contesa sull’eredità di Gianni Agnelli, morto
il 24 gennaio 2003, tra Margherita (erede dell’Avvocato) e i suoi tre figli:
John, Lapo e Ginevra.
Nel corso dell’inchiesta è stata rilevata la scomparsa di 13 dipinti indicati
nell’inventario allegato al testamento, in alcuni casi sostituiti da copie, come
nel caso de “La scala degli addii di Giacomo Balla”, il “Mistero e malinconia di
una strada” di Giorgio De Chirico, “Glaçons, effet blanc” di Monet. La
collaborazione di Margherita, attraverso il suo avvocato Dario Trevisan, ha
consentito agli inquirenti di acquisire documentazione da cui risulta
l’esistenza di altre 22 opere. Quale sia stato il motivo del trasferimento dei
quadri – ragioni fiscali o altro – senza la comunicazione necessaria, è ancora
da capire: la cosa che preme agli investigatori, al momento, è quella di
recuperarli.
Se il 2025 si conclude con questo tema, il 2026 sarà altrettanto intenso per gli
Agnelli. L’11 febbraio prossimo è prevista l’udienza per decidere sulla
richiesta di messa alla prova di John Elkann. Inoltre, il 21 gennaio è stata
calendarizzata l’udienza per discutere del patteggiamento di Gianluca Ferrero,
commercialista e presidente della Juventus. Dunque, nei primi mesi del 2026 si
dovrebbero definire i destini giudiziari del presidente di Stellantis e del suo
braccio destro, finiti nei guai per le vicende relative all’eredità della nonna
di Elkann, Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli.
Per poter accedere a undici mesi di messa alla prova, nel settembre scorso, John
Elkann ha versato all’Agenzia delle Entrate 183 milioni di euro, come imposte e
tassa di successione non pagate su un patrimonio di Marella Caracciolo per oltre
un miliardo di euro. L’inchiesta penale era stata avviata dalla Procura di
Torino dopo un esposto di Margherita Agnelli, che rivendica l’eredità materna e
paterna.
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opere d’arte sparite all’estero. Tra i 35 quadri anche dipinti di Monet, Picasso
e De Chirico proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Massimo Arcangeli
Dal 1934, senza essere per questo costretto ad abbandonare il Genova Cavalleria,
il suo reggimento di nuova assegnazione dopo il Piemonte Reale, Costante d’Inzeo
viene incaricato dal Ministero della Guerra di costituire presso l’Accademia di
Educazione Fisica della Farnesina, tra Ponte Milvio e Monte Mario, una
pioneristica scuola di cavalleria di tipo prevalentemente civile, la Scuola di
Equitazione Foro Mussolini, destinata al successo. Appena due anni dopo il
numero degli allievi della “Farnesina”, voluta dal gerarca Renato Ricci e
diretta da Mario Rodolfi, supera le 150 presenze fra cavalieri e amazzoni, e
sono ben 90 i cavalli in scuderia.
Nella neonata scuola, a partire dall’anno scolastico 1936-1937, in un’epoca in
cui i concorsi ippici erano ancora riservati a ufficiali e gentiluomini,
Costante d’Inzeo impartisce lezioni ai figli Piero e Raimondo e ad altri futuri
personaggi di successo: non solo campioni di sport equestri, da Fabrizio Finesi
a Giulia Serventi (che non ha ancora compiuto sei anni quando il padre Clemente
chiede a Costante di accoglierla a lezione), ma anche importanti dirigenti
sportivi nel campo dell’equitazione come Maria Sole Agnelli, morta il 26
dicembre 2025, pochi mesi dopo il compimento del suo centesimo anno (era nata il
9 agosto 1925). Il suo ultimo traguardo, anche se, come ha detto tante volte lei
stessa, detestava gareggiare: la sua vera passione, fin da bambina, era
cavalcare, sulle ali del vento, in riva al mare.
Avevo intervistato Maria Sole Agnelli qualche mese fa nella sua tenuta di
Torrimpietra, una frazione del comune di Fiumicino, e l’avevo trovata di una
lucidità impressionante. In accompagnamento a questo testo c’è uno spezzone di
quell’intervista, nella quale Maria Sole parla anche di Costante, il cui nome
vero era Carlo, e dei suoi due figli. Piero era nato il 4 marzo 1923 a Roma,
Raimondo l’8 febbraio 1925 a Poggio Mirteto, un paese sabino, a una ventina di
chilometri dalla capitale, di cui era originaria la madre Zoraide, all’anagrafe
Zenaide Linda (Paparelli), nata nel 1891. Raimondo era venuto al mondo nella
casa della famiglia Paparelli in cui Costante e Zoraide, che erano andati lì per
le feste natalizie del 1924, si erano lasciati convincere a restare fin dopo il
parto da Carlotta, la mamma di Zoraide. Nella casa dei nonni materni, proprio al
centro di Poggio Mirteto, l’intera famiglia d’Inzeo, stipata in una Balilla a
tre marce, come avrebbe poi ricordato Piero, sarebbe poi tornata un’infinità di
volte.
Dei due fratelli inimitabili, dai contrapposti temperamenti (aperto e gioviale
il minore, chiuso e scontroso il maggiore), Maria Sole Agnelli mi dice
nell’intervista come chiamasse Raimondo affettuosamente Rai e come Piero, che
aveva un “pessimo carattere”, aggiunge, se ne risentisse. Di Costante, classe
1892, militare in carriera, Maria Sole, che ne ha un ricordo nitidissimo,
menziona invece, in particolare, le grandi capacità organizzative.
Costante e Zoraide si erano incontrati per la prima volta in un campo d’arma
della cavalleria militare, di quelli che erano allora frequenti in area sabina,
e si erano sposati il 3 febbraio 1921. La loro abitazione consisteva allora di
un appartamento romano di cinque stanze al quinto piano in viale Rossini, al
quartiere Parioli di Roma, privo di impianto di riscaldamento, come tante altre
case capitoline in quegli anni, e dove nelle mattinate invernali, per far fluire
l’acqua congelata all’interno dei tubi che passavano allo scoperto, bisognava
spesso dar fuoco alla carta e accostare quella torcia improvvisata alle tubature
per riscaldarle.
A mezzogiorno i fratelli d’Inzeo, affacciandosi alla finestra della loro camera,
guardavano spesso il padre allontanarsi al galoppo insieme al suo assistente,
dopo aver pranzato, con indosso l’uniforme grigio-verde che amava indossare
anche da civile. Già ben noto nell’ambiente ippico sportivo, Costante doveva
raggiungere la caserma Macao in cui l’attendeva il Piemonte Reale.
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quella di Maria Sole Agnelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
È morta Maria Sole Agnelli, sorella dell’avvocato Gianni e di Susanna Agnelli.
Aveva 100 anni ed era nata a Villar Perosa, nel Torinese, il 9 agosto 1925.
Dal 1960 al 1970 è stata sindaca del comune umbro di Campello sul Clitunno. Per
14 anni, fino al 2018, è stata presidente della Fondazione Agnelli.
È stata proprietaria di cavalli che hanno vinto tra l’altro la medaglia
d’argento di equitazione individuale alle Olimpiadi di Monaco 1972.
Sposata in prime nozze con Ranieri Campello della Spina aveva avuto quattro
figli (Virginia, Argenta, Cintia e Bernardino), mentre dal secondo matrimonio
con Pio Teodorani Fabbri era nato Eduardo.
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anni proviene da Il Fatto Quotidiano.