A tutto carbone contro la crisi energetica. È questo il piano B del ministro
dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin che, parlando alla Stampa, spiega come le
centrali di Brindisi e Civitavecchia, la cui autorizzazione ambientale è scaduta
a fine 2025, “possono essere operative anche subito, basta un decreto”. Anche se
“ha senso attivarle”, dice il ministro, “soltanto se il prezzo del gas sale
stabilmente sopra i 70 euro. Altrimenti, i costi non sarebbero sostenibili”.
E nel medio-lungo periodo il governo cosa pensa di fare per la sicurezza
energetica? Pichetto rivendica che rispetto al 2022, dopo l’invasione russa
dell’Ucraina, “non partiamo da una situazione peggiore: oggi abbiamo più
fornitori e più certezze. Abbiamo sostituito il gas russo con altre fonti, dal
Qatar (che ora è pronto a invocare la forza maggiore per non rispettare i
contratti ndr) agli Stati Uniti, fino al Mozambico. E la transizione? “Abbiamo
realizzato quasi due gigawatt in più rispetto al Pniec”, il Piano Nazionale
Integrato per l’Energia e il Clima con gli obiettivi al 2030, ma “ci sono 150
gigawatt di progetti rinnovabili che oggi risultano bloccati” e “spesso a
fermarli a livello regionale sono proprio quei partiti che a livello nazionale
accusano di non fare abbastanza per le rinnovabili. A livello governativo stiamo
autorizzando molto di più rispetto al passato, ma il problema resta”.
L'articolo Caro energia, il ministro dell’Ambiente Pichetto: “Pronti a usare le
centrali a carbone” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, boccia la
strategia energetica che ha contribuito a disegnare per l’Unione europea. Lo fa
non solo, come accaduto in passato e sta accadendo ancora, cambiando le
politiche che presentava all’inizio del suo primo mandato ma, forse per la prima
volta, con un giudizio severo su ciò che finora è stato fatto. “Nel 1990 un
terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare, oggi è solo il 15%” ha
ricordato nel suo intervento al secondo vertice mondiale sull’energia nucleare
in corso a Parigi. E ha aggiunto: “La riduzione della quota (di energia da
atomo) è stata una scelta, ma credo che sia stato un errore strategico da parte
dell’Europa voltare le spalle a una fonte di energia affidabile, economica e a
basse emissioni”. Von der Leyen parla di una rinascita globale, negli ultimi
anni, dell’energia nucleare. “L’Europa vuole farne parte. Dopo anni di
investimenti in calo – dice – abbiamo bisogno di più per invertire la rotta.
Ecco perché oggi presentiamo una nuova strategia europea per i piccoli reattori
modulari. Il nostro obiettivo è semplice. Vogliamo che questa nuova tecnologia
sia operativa in Europa entro l’inizio degli anni ’30, in modo che possa
svolgere un ruolo chiave accanto ai reattori nucleari tradizionali, in un
sistema energetico flessibile, sicuro ed efficiente”. Una spinta importante,
come sempre, arriva dall’appello del presidente francese, Emmanuel Macron, ad
“ogni attore pubblico e privato affinché facciano la loro parte per continuare a
mobilitare gli investimenti in favore del nucleare civile”.
SALVINI: “LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA È USCITA DALLE NEBBIE”
E in Italia c’era chi non aspettava altro. “Questa crisi (in Medio Oriente, ndr)
ci consegna il dovere di accelerare su un dossier di cui si parla ciclicamente,
ed è quello dell’energia nucleare” ha detto il vicepremier e segretario della
Lega Matteo Salvini a Verona, in apertura della fiera LetExpo. E ha rimarcato:
“Oggi c’è in corso il forum sul nucleare a Parigi, conto che il mio collega
ministro all’Ambiente (Gilberto Pichetto Fratin, ndr) firmi, a nome del governo
italiano, l’adesione ai protocolli per la ripartenza del nucleare”. Poi, sulle
parole di Ursula von der Leyen: “Leggevo una dichiarazione, è uscita dalle
nebbie anche la presidente della Commissione europea che ha detto che non
possiamo fare a meno del nucleare e che i piccoli reattori modulari devono far
parte del mix energetico dell’Unione europea anche per motivi di sicurezza,
perché l’autonomia energetica significa sicurezza nazionale di un Paese”.
LA TASSONOMIA CHE SDOGANÒ IL NUCLEARE
Non è la prima volta che von der Leyen sostiene che l’Ue abbia bisogno anche del
nucleare. Lo aveva fatto anche nel 2021, tanto per fare un esempio, per
giustificare la proposta della tassonomia. Quella storia è finita l’anno dopo,
con il voto in plenaria dell’Europarlamento e l’entrata a pieno titolo di gas e
nucleare nella tassonomia verde, ossia la lista delle attività economiche
sostenibili dal punto di vista ambientale. Senza stare troppo a sindacare
sull’enorme differenza tra fusione nucleare e fissione nucleare. Dimenticando
che le emissioni non vengono prodotte solo nei processi di fissione, ma anche
nelle varie fasi per arrivare a quel punto, come il trasporto dei materiali
radioattivi, tanto per citarne una. E, soprattutto, sorvolando sul fatto che
anche l’eliminazione totale del problema delle emissioni non è di per sé una
garanzia per la tutela ambientale (Leggi l’approfondimento sul problema delle
scorie).
LA POSIZIONE ATTUALE DELLA COMMISSIONE EUROPEA
Nei quattro anni che separano i giorni attuali da quel voto è accaduto di tutto.
“Nucleare ed energie rinnovabili hanno un ruolo chiave da svolgere nella
transizione. Possono ora diventare i garanti in solido dell’indipendenza, della
sicurezza dell’approvvigionamento e della competitività, se le indirizziamo
correttamente” ha dichiarato la leader tedesca. “Non si tratta di scegliere
l’una rispetto all’altra: raggiungono il loro pieno potenziale solo insieme” ha
detto, rivendicando che l’Europa “è stata pioniera nella tecnologia nucleare e
potrebbe tornare a essere leader mondiale in questo settore”. E ha aggiunto: “Le
energie rinnovabili producono gli elettroni più economici, ma sono volatili
perché dipendono dal sole e dal vento, e a volte i siti migliori sono lontani
dai centri di domanda industriale. Ecco perché dobbiamo anche investire
nell’accumulo e nella flessibilità della domanda, e sviluppare le nostre reti”.
L’energia nucleare, invece, sempre secondo la presidente della Commissione Ue
“poiché è in grado di fornire elettricità tutto l’anno, 24 ore su 24 (altrimenti
neppure sarebbe conveniente, ndr) è una fonte energetica affidabile. Il sistema
più efficiente combina quindi l’energia nucleare e le energie rinnovabili e si
basa sull’accumulo, sulla flessibilità e sulle reti”.
IL MINISTRO DELL’AMBIENTE, PICHETTO FRATIN: “L’ITALIA È IMPEGNATA PER TRIPLICARE
LA CAPACITÀ NUCLEARE GLOBALE”
Anche il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, nel suo intervento al
vertice di Parigi, dà rassicurazione, ricordando che l’Italia ha deciso di
aderire all’impegno di triplicare la capacità nucleare globale al 2050.
L’impegno era stato sottoscritto nel 2023 alla Cop28 di Dubai da oltre venti
Paesi, tra cui Francia e Stati Uniti. Il ministro ha rivendicato che il Paese
“sta costruendo una strategia nucleare responsabile, moderna e trasparente“,
attraverso uno “scenario nucleare nel piano nazionale integrato per l’Energia e
il Clima” e la previsione di sviluppare entro il “2050 una capacità installata
tra 8 e 16 GW, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra
l’11% e il 22%“.
L'articolo Von der Leyen boccia la politica energetica Ue: “Sul ‘No’ al nucleare
commesso un errore strategico”. Salvini: “È uscita dalle nebbie” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Disponibilità di gas e petrolio ce n’è, ma sui prezzi è tutta un’altra storia. È
questo, in sintesi, il messaggio che arriva – per l’Italia – dal ministro
dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. E anche
dall’Unione europea, dopo la riunione del gruppo di coordinamento sul gas,
convocata per discutere della sicurezza dell’approvvigionamento energetico
dell’Unione alla luce dell’escalation in Medio Oriente. E del costo. La prossima
riunione del gruppo di esperti è prevista per il 26 marzo, ma a Bruxelles non si
esclude che possa essere necessario organizzare un vertice ad hoc prima di
quella data. Ci sarà anche l’Italia con Pichetto Fratin. Per il gas e il
petrolio “siamo nella condizione di essere abbastanza sicuri quantitativamente.
Siamo il paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo fonti di
approvvigionamento diversificate, quindi possiamo dire che non c’è una
situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorsa, soprattutto sul gas”,
spiega al TgCom24, a margine del Key-The Energy Transition Expo 2026 di Rimini.
E proprio affrontando la questione dei prezzi (e delle bollette) in un momento
geopolitico a dir poco complesso, Pichetto coglie l’occasione per aprire ancora
un altro po’ la porta al combustibile fossile più inquinante, ossia il carbone.
PER BRUXELLES AD OGGI L’APPROVVIGIONAMENTO NON È UN PROBLEMA
Nel suo intervento introduttivo, la Commissione Ue avrebbe ribadito che non
sussistono preoccupazioni immediate sulla sicurezza dell’approvvigionamento,
anche dal momento che lo stoccaggio di gas rimane stabile al 30%, in linea con
gli obiettivi di riempimento invernale del 90%. Da Palazzo Berlaymont è stato
inoltre assicurato che gli Stati Uniti rimangono il principale fornitore di gas
naturale liquefatto all’Europa e che questi carichi non sono influenzati dalla
situazione in Medio Oriente. Durante la riunione europea hanno preso la parola i
rappresentanti di Ungheria, Spagna, Italia, Germania, Francia, Polonia e Belgio,
oltre al rappresentante dell’Agenzia internazionale dell’energia. Secondo il
gruppo di coordinamento Ue sul gas “non ci sono problemi di sicurezza
dell’approvvigionamento, ma i prezzi e le conseguenze rimangono motivo di forte
preoccupazione”. La durata del conflitto, l’entità dei danni e la sospensione
delle attività degli impianti di Gnl in Qatar “determineranno le conseguenze per
i mercati europei” ha spiegato un funzionario Ue dopo la riunione. Al momento
non sono state richieste misure coordinate a livello Ue, né misure individuali.
IL MINISTRO DELL’AMBIENTE SUL VERTICE A PALAZZO CHIGI
Il ministro Pichetto, invece, al TgCom24 ha parlato del doppio vertice che si è
svolto ieri a Palazzo Chigi: “Abbiamo fatto un punto della situazione, un punto
mobile rispetto a cosa che sta succedendo in Medio Oriente, con una valutazione
sulla sicurezza, per avere la garanzia di una quantità sufficiente di gas e
petrolio, e sui risvolti dei prezzi”. Alla prima riunione hanno partecipato
Giorgia Meloni, Pichetto Fratin, i ministri degli Esteri Antonio Tajani e della
Difesa, Guido Crosetto e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista
Fazzolari. Poi il vertice si è allargato a Claudio Descalzi e Agostino
Scornajenchi, amministratori delegati di Eni e Snam, con cui è stata fatta
“un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati
dell’energia e sull’economia”, nonché di “azioni di mitigazione che il governo
potrebbe adottare nel breve e medio periodo”. Sul fronte del gas non ci
sarebbero problemi nel breve periodo, perché le scorte obbligatorie di
opportunità sono “corpose” e lo Stretto di Hormuz per ora non è chiuso. Gli
stoccaggi a novembre sfioravano il 95%, secondo i dati di Snam. E il Gnl – per
cui il Qatar ha bloccato la produzione nel principale impianto mondiale – per
l’Italia vale solo un terzo delle importazioni. Presto, però, bisognerà pensare
agli stoccaggi per l’inverno prossimo e si seguono con attenzione le
oscillazioni del Ttf, il prezzo del gas europeo alla Borsa di Amsterdam. Ma se
sull’approvvigionamento, come ribadito da Pichetto, per ora non ci sono allarmi,
c’è poi tutta la questione legata ai prezzi.
IL NODO DEI PREZZI
“Il fronte prezzi è regolato da un sistema molto particolare” ricorda Pichetto
Fratin, secondo cui “la frizione sul Qatar e sullo stretto di Hormuz, da quale
passa il 20% del gas mondiale, crea tensione quantitativa sui mercati, non
diretta all’Italia, ma diretta ad altri Paesi del mondo, che automaticamente
vanno ad acquistare gas su altre fonti di approvvigionamento”. Questo determina
un rialzo del prezzo dovuto alla domanda-offerta si riversa sulla borsa Ttf di
Amsterdam, e lì si fa il prezzo che vale per tutti. Pichetto Fratin fa l’esempio
del gas naturale liquefatto che parte dalla Florida e arriva in Europa. “Quando
parte dalla Florida costa 10 dollari al megawattora. Poi – spiega – possiamo
metterci il trasporto, la mediazione, la rigassificazione. Farà 25 – 30 dollari?
Come tocca il Portogallo, il gas ha il prezzo del Ttf, che questa mattina (4
marzo, ndr) è circa 55 euro al megawattora”. Da qui una serie di preoccupazioni
dovute al fatto che il sistema del prezzo dell’energia in ambito europeo è
fissato con un criterio stabilito qualche decennio fa. “Con il prezzo del
peggior impianto nel peggior quarto d’ora del giorno prima. E guarda caso –
aggiunge Pichetto – il peggior impianto in un Paese come l’Italia, dove il gas
pesa ancora col termoelettrico per il 40%, è normalmente per il 70-80% delle ore
il termoelettrico. E, quindi, dato dal gas, con cui l’Italia produce ancora
circa il 40% dell’energia”.
LA RICETTA (EVENTUALE) DI PICHETTO: “TENGO A FREDDO ANCHE LE CENTRALI A CARBONE”
Per questa ragione, come più volte ribadito, per il ministro la soluzione
migliore è diversificare. Finora questo ha sempre significato non rinunciare a
nulla e, anzi, non accelerare l’abbandono delle fonti fossili. “È chiaro che noi
dobbiamo andare avanti sulle rinnovabili. Dobbiamo aggiungere altre e più
moderne produzioni di energia da fonte neutra che non abbiano emissioni, e qui
mi riferisco essenzialmente a idrogeno e nucleare” spiega il ministro, secondo
cui l’Italia ha “il costo dell’energia doppio rispetto alla Francia che ha tutto
nucleare, o la Spagna che ha nucleare e fotovoltaico”. Ma il ministro, in questo
momento, pensa anche a produzioni meno moderne e certamente non prive di
emissioni. “In questo momento – avverte – vista anche questa situazione di
difficoltà internazionale, tengo in riserva a freddo anche le centrali a
carbone, che non vorrei mai riattivare ma che però sono da tenere come riserva a
cautela dell’interesse del nostro Paese”.
L'articolo Forniture di gas sicure, ma Bruxelles trema sui prezzi. Come il
ministro Pichetto: “Tengo in riserva le centrali a carbone” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Greenpeace, Legambiente e Wwf bocciano il Decreto Bollette approvato il 17
febbraio dal consiglio dei ministri. “Il provvedimento, lungi dal mettere mano
alle questioni strutturali per usufruire appieno dei vantaggi offerti dalle
fonti rinnovabili, continua a dare ossigeno al sistema del gas, arrivando a
rimborsarlo, e quindi di fatto esentarlo, dalla tassa sul carbonio prevista dal
sistema Ets. Un attacco senza precedenti a uno dei più antichi capisaldi delle
politiche climatiche in Europa”.
In realtà, come dimostra il caso della Spagna, “l’unica strada che funziona è
esattamente quella opposta, dare più spazio alle rinnovabili e disegnare il
mercato su di esse: non si può risolvere il problema del prezzo del gas colpendo
le altre fonti energetiche. I cittadini spagnoli pagano bollette del 40% più
basse delle nostre non certo perché hanno smantellato le politiche green, ma
perché producono più energia da fonti rinnovabili rispetto a noi, come del resto
ammette il ministro Pichetto Fratin“.
L’impostazione del provvedimento “risponde a una logica politica e ideologica, a
partire dall’impegno di importare in Italia il 12% del Gnl statunitense diretto
all’Europa. Ma toglie risorse alle rinnovabili e all’efficienza energetica per
sopperire i costi emergenziali legati ai contributi una tantum per le famiglie a
basso reddito che ancora una volta non vedranno politiche strutturali. Un
Decreto che ha già avuto i suoi primi effetti, ovvero quello di mandare in tilt
i titoli delle società energetiche, con percentuali di riduzioni dal 2 al 3%.
“Questo governo – concludono le associazioni – continua a ignorare le vere
soluzioni: investire massicciamente in eolico e solare, sbloccare finalmente le
aste per l’eolico offshore sempre più in crisi, disaccoppiare il prezzo
dell’elettricità da quello del gas, tassare gli extraprofitti delle
multinazionali fossili e finanziare l’efficienza energetica per liberare
famiglie e imprese dalla schiavitù del gas fossile. Invece di correre in
soccorso del clima e dei cittadini, si sceglie ancora una volta di correre in
soccorso del gas. L’Italia ha bisogno di soluzioni vere, non di ennesimi regali
alle fonti fossili“.
L'articolo Le associazioni ambientaliste contro il decreto Bollette: “Regali
alle fonti fossili mentre si tolgono risorse alle rinnovabili” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Non sono più competitive rispetto ad altre tecnologie disponibili e il 31
dicembre 2025 scade pure l’autorizzazione ambientale per la produzione di
energia elettrica, eppure sulle centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi
il Governo Meloni decide di rinviare ogni scelta ‘definitiva’. Insomma, sceglie
di lasciarsi le porte aperte, nonostante entrambe siano già ferme da tempo per
ragioni economiche e di mercato. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza
energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in un’informativa al Consiglio dei
ministri sullo stato delle centrali a carbone di Enel di Brindisi e
Civitavecchia, spiega che il governo sta valutando con attenzione “ogni
possibile opzione utile a salvaguardare la sicurezza energetica nazionale”,
inclusa l’ipotesi di un mantenimento “in riserva” degli impianti a carbone. “Nel
rispetto – si intende – del quadro normativo nazionale ed europeo”. Sta di fatto
che, mantenendole in vita, non si esclude che un giorno, per una ragione o per
l’altra, potrebbero essere riattivate. E dire che quella scadenza è frutto di
quanto c’è scritto, nero su bianco, nel Pniec (Piano nazionale integrato per
l’Energia e il Clima) rispetto al percorso di decarbonizzazione dell’Italia.
Nelle ultime settimane era stato persino ventilato un decreto ad hoc, atteso nel
Consiglio dei Ministri di ieri, che però non è mai arrivato. Cosa dice Pichetto
a riguardo? Lo stesso ministro ricorda che nel Pniec si conferma il superamento
della produzione elettrica da carbone nel continente entro il 31 dicembre 2025,
in coerenza con gli impegni europei e con la strategia di decarbonizzazione del
Paese, ma sottolinea che il contesto geopolitico è “ancora caratterizzato da
forti elementi di incertezza”. I circoli del Partito Democratico di Brindisi e
di Civitavecchia non ci stanno e chiedono l’apertura immediata di un percorso
serio e trasparente sulla riconversione. “Con risorse certe e tempi definiti (e
con il pieno coinvolgimento dei territori) come annunciato da mesi con una dose
di ipocrisia che ormai appare provocatoria” spiegano i segretari cittadini del
Pd di Brindisi e Civitavecchia, Francesco Cannalire e Patrizio Pacifico.
LE PAROLE DEL MINISTRO PICHETTO
Insomma, le centrali servirebbero a intervenire in casi di emergenza, come
nell’ipotesi di forniture interrotte o di un aumento significativo del prezzo
del gas. Non è una sorpresa. Negli ultimi mesi, più volte il ministro aveva
spiegato la sua posizione. “Il carbone in questo momento e fermo, non produciamo
energia elettrica né a Brindisi né a Civitavecchia, anche perché è
anti-economico rispetto al gas. Però oggi – aveva ribadito – non me la sento di
ordinare lo smantellamento delle centrali, perché sono la garanzia della
sicurezza di questo Paese”. Tutto confermato nell’informativa. “Fermo restando
il phase-out del carbone sul continente – ha dichiarato Pichetto – il Governo ha
il dovere di valutare con responsabilità tutte le misure necessarie a garantire
la sicurezza del sistema elettrico nazionale, in una fase che continua a essere
segnata da instabilità geopolitica e da possibili rischi sugli
approvvigionamenti del gas. Ogni eventuale intervento – ha aggiunto il ministro
– sarà attentamente valutato sotto il profilo tecnico, economico e regolatorio,
anche nel confronto con la Commissione europea, e avrà come unico obiettivo la
tutela dell’interesse nazionale, senza mettere in discussione il percorso di
decarbonizzazione già avviato”. Pichetto ha anche assicurato che il ministero
“continuerà a operare in stretto coordinamento con gli altri dicasteri
competenti, con Terna e con gli operatori, assicurando un costante monitoraggio
della situazione e la massima attenzione ai profili industriali e occupazionali
connessi alla riconversione dei siti”.
LA QUESTIONE OCCUPAZIONE E LO SCONTRO POLITICO
Ed è sicuramente il nodo occupazione una delle questione centrali, come mostra
le posizioni politiche manifestate in queste ore. “Constatiamo ancora di più la
validità dell’insieme di norme da noi proposte negli anni precedenti che hanno
portato alla istituzione dei comitati per la conversione industriale di Brindisi
e Civitavecchia, coordinati dal ministero delle Imprese e del made in Italy”
dichiarano i deputati di Forza Italia, Mauro D’Attis e Alessandro Battilocchio.
Rispetto ai comitati ricordano che “oggi lavorano parallelamente sulle nuove
iniziative industriali che si sono proposte, sulle attività dei commissari
straordinari, di cui uno in fase di nomina, e sulla definizione dei rispettivi
accordi di programma da stipulare nel 2026”. I due deputati sollecitano
l’intervento del Governo proprio nella composizione dell’accordo di programma
“dotando di risorse idonee sia Brindisi sia Civitavecchia rispetto al post
carbone, come le opere ambientali, e all’avvio delle nuove iniziative
industriali, come le misure a sostegno delle imprese e dei lavoratori”. Ma per i
segretari cittadini del Pd di Brindisi e Civitavecchia, Francesco Cannalire e
Patrizio Pacifico c’è poco da esultare: “La legge di bilancio è stata votata e,
ancora una volta, sul futuro delle centrali di Brindisi e Civitavecchia il
governo ha deciso di non decidere. E questo nonostante le promesse ripetute dei
ministri Pichetto Fratin e Urso. È una scelta consapevole: scegliere di non
scegliere, condannando due territori strategici a vivere in un limbo
permanente”. Secondo Cannalire e Pacifico, “i due territori hanno pagato, per
decenni, un prezzo altissimo in termini di inquinamento, impatto ambientale e
salute pubblica. Hanno fornito energia al Paese intero – rivendicano –
sostenendo il peso di scelte nazionali che hanno generato benefici altrove (ma
costi enormi sulle popolazioni residenti). Oggi, nel momento in cui servirebbero
certezze, investimenti e alternative industriali reali, il governo risponde con
il silenzio”. Per i due segretari del Pd, “è un dramma per comunità che hanno
già dato più di tutti e che si vedono trattate con un’indifferenza che
assomiglia al disprezzo”. Dello stesso tenore le parole di Mario Turco, senatore
e vicepresidente del M5S: “La vicenda della centrale Enel di Cerano certifica
l’ennesimo fallimento del governo: impianti verso la chiusura senza un piano di
riconversione del territorio, senza garanzie per i lavoratori e senza misure
concrete per le imprese dell’indotto. Questa non è una transizione energetica,
ma un abbandono industriale”.
L'articolo Carbone, non si esclude il ritorno: per le centrali di Brindisi e
Civitavecchia il governo valuta il mantenimento “in riserva” proviene da Il
Fatto Quotidiano.