L’ennesimo incidente mortale sul lavoro. Un operaio di 25 anni è stato travolto
da un’auto, questa mattina, a Cuggiono, nel Milanese. Il giovane stava svolgendo
dei lavori stradali per conto di una ditta all’opera per Anas. Trasportato in
gravissime condizioni all’ospedale, è deceduto al nosocomio. È accaduto intorno
alle 11 sulla SS336 ‘Diramazione per l’Aeroporto della Malpensa’ (Varese) che è
stata chiusa per circa tre ore dal km 23,300, in entrambe le direzioni.
L’operaio è stato travolto da un’auto guidata da un uomo di 90 anni, poi
trasportato in stato di shock all’ospedale. L’operaio invece è stato trasportato
in elisoccorso, in codice rosso, all’ospedale di Niguarda a Milano, dove
purtroppo è spirato.
Sabato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), operaio di 60 anni è morto
travolto da un nastro trasportatore. Il 25 febbraio invece un operaio di 27 anni
aveva perso la vita precipitando da 20 metri nei cantieri di Monfalcone. Il 20
febbraio erano stati due i lavoratori a perdere la vita nell’Arentino e nel
Milanese. L’anno scorso in totale sono stati 1.093 le persone decedute secondo i
dati Inail: 792 sul posto di lavoro, 293 in itinere e 8 studenti. Nel 2024, il
dato complessivo fu di 1.090 e nel 2023 erano stati 1.041.
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25 anni nel Milanese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sipario calato sui Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, per gli aeroporti
milanesi è tempo di avviare i cantieri strutturali a lungo attesi. La data
cerchiata in rosso sul calendario è lunedì 16 marzo 2026, il giorno
immediatamente successivo alla cerimonia di chiusura della rassegna paralimpica.
Da quel momento, lo scalo di Milano Malpensa avvierà un massiccio piano di
ammodernamento che comporterà la chiusura di una delle sue due piste, interdetta
a decolli e atterraggi fino al 9 maggio.
I VOLI DIROTTATI A LINATE
L’hub del Varesotto non chiuderà i battenti e resterà operativo per tutta la
durata dei lavori, ma subirà un’inevitabile riduzione della capacità
complessiva. Per far fronte a questa limitazione temporanea, un’intesa siglata
tra Enac, Sea, Enav, Assoclearance e i singoli vettori aerei prevede lo
spostamento di una fetta consistente del traffico sull’aeroporto cittadino di
Linate. Il cambio di rotta è stato studiato in modo chirurgico: non riguarderà
le tratte intercontinentali, che continueranno a operare regolarmente da
Malpensa, ma coinvolgerà esclusivamente i viaggi dell’area Schengen serviti da
aeromobili a fusoliera ristretta (narrow-body) e a corridoio unico. Si tratta
infatti degli unici velivoli compatibili con le dimensioni e le infrastrutture
del “city airport” milanese. Per assorbire questa ondata di voli, il ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti ha concesso una deroga speciale a Linate:
la capacità massima salirà fino a 24 movimenti orari, superando l’attuale limite
fissato per decreto a 18.
I CANTIERI SULLA PISTA 35L/17R
I lavori su Malpensa sono stati programmati in una finestra temporale
strategica: posticipati volutamente per non intralciare l’eccezionale traffico
olimpico, si incastrano in un periodo primaverile ideale per scongiurare le
avversità del clima invernale e, allo stesso tempo, evitare il congestionamento
tipico dei picchi di partenza estivi. L’intervento si concentrerà sulla pista
35L/17R. Il cantiere prevede il rifacimento completo della pavimentazione in
asfalto, un accurato intervento sulle vie adibite al rullaggio degli aerei e
l’aggiornamento tecnologico degli impianti giunti a fine vita operativa. Nello
specifico, si procederà alla sostituzione dell’intero impianto di illuminazione
con l’introduzione di moderne lampade a Led e all’installazione di un avanzato
sistema di monitoraggio delle luci.
GLI INVESTIMENTI E LE GARANZIE PER I PASSEGGERI
“I lavori rientrano in un piano di investimenti strutturato per garantire nel
tempo solidità, sicurezza e affidabilità operativa dello scalo”, ha spiegato al
Corriere della Sera Armando Brunini, amministratore delegato di Sea. “La
pianificazione anticipata degli interventi permette di contenere al minimo
l’impatto sull’utenza e di assicurare continuità e qualità del servizio”. Questo
cantiere rappresenta un ulteriore tassello nell’efficientamento dello scalo,
arrivando all’indomani dei lavori di riqualificazione da 30 milioni di euro
eseguiti sulle aree esterne e interne del Terminal 1 proprio in vista dei
Giochi. Un pacchetto di opere che ha già visto l’installazione di nuove porte
automatiche, la sostituzione delle colonne esterne, il passaggio
all’illuminazione a Led e la creazione di una nuova area di sosta per gli
autobus. A circoscrivere la portata dei disagi è intervenuto anche il presidente
dell’Enac, Pierluigi Di Palma, che ha delineato gli obiettivi dell’ente: “La
nostra priorità è la tutela dei passeggeri, nella consapevolezza che si tratta
di lavori volti al miglioramento continuo delle infrastrutture e dei servizi.
Garantiamo il diritto alla mobilità dei cittadini limitando al minimo i giorni
di chiusura della pista e riprogrammando i voli su Linate: una soluzione volta
ad azzerare i disagi e assicurare la continuità dei servizi”. L’assetto
aeroportuale tornerà alla normalità a partire dal 10 maggio, con la riapertura a
pieno regime della pista rinnovata.
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maggio: voli dirottati su Linate, ecco quali proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Corte d’Appello di Milano condanna la società di handling di Malpensa Alha
Airport: dovrà risarcire ai lavoratori il lavaggio degli indumenti da lavoro;
circa 12 euro per ogni settimana effettiva di servizio. La pulizia delle divise
doveva essere a carico dell’azienda, invece hanno dovuto provvedervi gli
addetti, per questo hanno diritto a un rimborso. Ma subito dopo la pubblicazione
del provvedimento, il sindacato di base Cub ha attaccato le sigle dei trasporti
di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, accusandole di aver sottoscritto accordi al ribasso
rispetto a quanto stabilito dai giudici: “Firmano accordi con importi
assolutamente irrisori e incongrui”, dicono.
LO SCONTRO SULLE CIFRE DELL’INTESA SINDACALE
L’intesa con i confederali, infatti, prevede un risarcimento che si ferma a 0,56
euro al giorno, quindi meno di tre euro alla settimana. Una cifra ben più bassa,
accettata perché così sarà riconosciuta a tutti, non solo a quelli che hanno
vinto il ricorso, evitando lunghe trafile giudiziarie. Circostanza che, secondo
il Cub, non è sufficiente a giustificare un importo così tanto distante da
quello venuto fuori dalle sentenze.
“LE DIVISE SONO DISPOSITIVI DI PROTEZIONE”
Ricapitolando: la Alha è una società che svolge a Malpensa le attività di terra,
prima dei decolli e dopo gli atterraggi. In questo caso parliamo di addetti al
carico e scarico merci. I lavoratori indossano divise che devono avere
determinate caratteristiche per garantire la loro sicurezza: i tessuti devono
proteggerli dal caldo in estate e dal freddo in inverno, i colori devono
renderli visibili in pista per evitare incidenti. Per questa ragione, sul piano
tecnico sono considerati dispositivi di protezione individuale (dpi), non
semplici divise di riconoscimento.
I GIUDICI DICONO SÌ: 6MILA EURO A CHI HA FATTO RICORSO
Il datore di lavoro, per legge, ha l’obbligo di fornire questi dispositivi,
quindi anche il lavaggio e la conservazione dovrebbero essere a carico
dell’impresa. Per anni, però, i dipendenti Alha hanno dovuto farlo
autonomamente. Ecco perché hanno presentato ricorso presso il Tribunale di Busto
Arsizio, che ha dato loro ragione a febbraio 2025. I risarcimenti sono
quantificati in un’ora di straordinario per ogni settimana effettiva di lavoro.
Parliamo di poco più di 12 euro, che moltiplicato per tutti gli anni di servizio
hanno permesso al gruppo di lavoratori ricorrenti di ottenere cifre superiori ai
6mila euro ciascuno.
L’ACCORDO DELLA DISCORDIA DOPO IL PRIMO GRADO
Qualche mese più tardi, Alha ha raggiunto un accordo con i sindacati dei
trasporti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl: 56 centesimi di euro per ogni giorno
effettivo di lavoro. Una cifra decisamente più bassa di quella ottenuta con la
sentenza. Due giorni dopo la firma di questo documento, Alha ha presentato il
ricorso in Corte d’Appello di Milano contro la sentenza del Tribunale di Busto
Arsizio. Nel difendersi, l’azienda ha anche ricordato di aver pattuito
attraverso gli accordi collettivi una cifra per risarcire il lavaggio degli
indumenti dei suoi dipendenti. I giudici di Milano Benedetta Pattumelli, Giulia
Dossi e Corrado Gioacchini, però, hanno dato nuovamente torto all’impresa e
ragione ai lavoratori difesi dalla Cub con gli avvocati Massimiliano Canavesi,
Giovanni Sertori e Alberto Medina.
I MAGISTRATI: “FUNZIONE DI SICUREZZA”
I magistrati ribadiscono prima di tutto quanto detto dal Tribunale di Busto
Arsizio: le divise hanno una funzione di sicurezza, perché proteggono dai rischi
legati alle temperature, alle condizioni meteo e ai possibili incidenti in
pista. Quindi sono dispositivi di protezione e il lavaggio è a carico
dell’impresa. Inoltre, la Corte ha detto di no anche alla richiesta dell’azienda
di rivedere la quantificazione. I giudici hanno citato “plurimi precedenti nei
quali questa stessa Corte ha ritenuto – in casi del tutto analoghi –
adeguatamente dedotto e quantificato un impegno pari ad un’ora settimanale,
certamente congruo rispetto alla pluralità di capi oggetto del presente
giudizio”.
L’INTESA? NON VINCOLA I MAGISTRATI
A proposito degli accordi sindacali che hanno stabilito cifre minori, i
magistrati hanno detto che “altrettanto irrilevanti risultano gli importi
pattuiti in sede collettiva, non vincolanti in sede giurisdizionale per il
particolare contesto della loro determinazione, compiuta nell’ambito di logiche
negoziali non omogenee ai criteri di accertamento giudiziale”. Insomma, le
intese tra sindacati e azienda non vincolano i magistrati, che tra l’altro hanno
applicato parametri già sperimentati per quantificare l’onere dovuto al mancato
lavaggio degli indumenti protettivi. Da un lato c’è la natura conflittuale dei
sindacati di base, dall’altro quella negoziale dei confederali. In questo caso,
la battaglia giudiziaria ha portato a un vantaggio decisamente maggiore per i
lavoratori che hanno voluto intraprenderla.
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degli indumenti da lavoro. Ma è scontro tra i sindacati proviene da Il Fatto
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