Un possibile “super ceppo” di meningococco B è al centro delle indagini
sull’epidemia di meningite che ha colpito la contea del Kent, nel Regno Unito,
definita dagli esperti un evento “senza precedenti” per dimensioni e rapidità di
diffusione. Secondo quanto riportato da The British Medical Journal (Bmj),
l’ipotesi allo studio è che il batterio responsabile possa aver sviluppato una
maggiore capacità di trasmissione. “È un’ipotesi, ma stiamo indagando”, ha
spiegato Emma Wall, professoressa di Malattie infettive alla Queen Mary
University di Londra. In alternativa, la diffusione così rapida potrebbe essere
legata a fattori contingenti, come la trasmissione iniziale tra persone
sconosciute all’interno di una discoteca di Canterbury e le difficoltà nel
tracciamento dei contatti.
Il punto che più colpisce gli esperti è proprio la velocità del contagio che ha
provocato due morti. Le epidemie di meningite di tipo A, ad esempio, possono
coinvolgere migliaia di casi soprattutto nell’area del Sahel, ma la meningite
batterica di tipo B (MenB) non aveva mai provocato un’ondata di questa portata
in tempi così brevi. In passato, come ricorda lo studio citato dal BMJ, focolai
di MenB nel Regno Unito si erano verificati, ma con numeri limitati o
distribuiti su periodi molto più lunghi. A sottolineare l’anomalia è anche Robin
May, responsabile scientifico dell’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria
(Ukhsa), secondo cui ciò che rende il caso “particolarmente notevole e
inaspettato” è l’elevato numero di infezioni riconducibili a quello che appare
come un singolo evento iniziale. Le possibili spiegazioni, ha osservato, sono
due: comportamenti individuali che hanno favorito il contagio oppure
un’evoluzione del batterio che lo rende più efficiente nella trasmissione.
Sulla stessa linea Andrew Preston, professore all’Università di Bath, che
evidenzia come un cambiamento improvviso nel quadro epidemiologico possa
indicare una modifica nel microrganismo. Un precedente, ricorda, si è già
verificato proprio nel Kent durante la pandemia di Covid-19, quando un picco di
contagi fu attribuito alla comparsa della variante Alfa del virus Sars-CoV-2. Al
momento, tuttavia, non ci sono conferme definitive. Le analisi preliminari
dell’Ukhsa indicano che il ceppo responsabile dell’epidemia è simile a quelli
circolanti nel Regno Unito negli ultimi cinque anni, ma saranno necessari
approfondimenti per chiarire se si tratti di una variante più trasmissibile o se
la diffusione sia dovuta esclusivamente a dinamiche sociali e ambientali.
L’indagine resta quindi aperta, con gli esperti impegnati a capire se si sia di
fronte a un’evoluzione del batterio o a una combinazione di fattori che ha reso
possibile un’epidemia finora mai osservata per la meningite di tipo B.
Lo studio su Bmj
L'articolo L’ipotesi del “super ceppo” per la meningite B in Gran Breatgna:
epidemia senza precedenti sotto la lente degli scienziati proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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«Mai vista una cosa del genere prima di oggi. Mai visto un focolaio così
esplosivo per la rapidità di diffusione». A lanciare l’allarme direttamente da
Bruxelles è Matteo Bassetti, docente di Malattie Infettive presso la Clinica di
Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova.
Un allarme lanciato via Facebook per il focolaio di meningite da meningococco
(MenB) che ha colpito il Kent, nel Regno Unito, comprovato dai numeri. Due
ragazzi morti, un’altra ventina colpita, tenuta sotto stretta osservazione. Uno
di questi in Francia. E circa 30mila persone sottoposta a profilassi. Insomma,
non c’è nulla da scherzare. Si parla, secondo l’Agenzia britannica per la
sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA), di “una malattia grave ma rara
causata dal batterio meningococco”. Poi ancora: “L’esordio può essere
improvviso, motivo per cui è fondamentale conoscere i segni e i sintomi e agire
tempestivamente”, spiega l’UKHSA che non nasconde che se non diagnosticata e
curata rapidamente può portare anche alla morte.
Il professor Bassetti con un video di nemmeno un minuto ha cercato di spiegare
che «abbiamo due strumenti per fermare questo contagio che colpisce soprattutto
i giovani: da una parta la profilassi antibiotica dei contagi diretti.
Dall’altra parte la vaccinazione. Vedere questi ragazzi in fila che chiedono di
essere vaccinati è un bel messaggio per il futuro. Grazie alla scienza anche
questo focolaio sarà limitato. Quindi basta parlare male dei vaccini, basta con
i No Vax, hanno stufato!». Poi insiste: «Bisogna fare di più dal punto di vista
della prevenzione, anche in Italia. La meningite B è un’infezione batterica
grave e fulminante causata da Neisseria meningitidis sierogruppo B, che colpisce
le membrane del cervello (meningi) e il sangue (sepsi). Particolarmente
pericolosa per neonati e adolescenti, può causare danni permanenti o il decesso
in poche ore».
Al momento sono coinvolte cinque scuole e due università tra casi sospetti e
confermati. In un nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di
specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di
Milano La Statale ha però cercato di non creare agitazione spiegando che «quello
che osserviamo in questi casi nel Regno Unito non è tanto un’’epidemià nel senso
classico, ma piuttosto un cluster di casi che può verificarsi in contesti
comunitari chiusi o semi-chiusi, come università, dormitori o luoghi di
aggregazione giovanile, dove la trasmissione del batterio è facilitata dal
contatto stretto. È importante ricordare che il meningococco si trasmette per
via respiratoria, ma non è altamente contagioso come virus respiratori quali
influenza o Covid-19. Tuttavia, la sua pericolosità risiede nella rapidità di
progressione della malattia». Ma su una cosa concorda pienamente con Bassetti:
«La vera arma di prevenzione resta la vaccinazione, oggi disponibile per diversi
sierogruppi (A, B, C, W, Y), che ha già dimostrato di ridurre significativamente
i casi nei Paesi dove è stata ampiamente utilizzata». Poi avverte: «E’
fondamentale aumentare la consapevolezza sui sintomi precoci – febbre alta,
rigidità nucale, alterazioni dello stato di coscienza, petecchie – perché una
diagnosi tempestiva può fare la differenza tra la vita e la morte». Che rischi
corre l’Europa? Per il momento «molto basso, data la bassissima probabilità di
esposizione e infezione», almeno secondo il Centro europeo per la prevenzione e
il controllo delle malattie (Ecdc) in una nota. Una certa positività confermata
dai numeri in possesso. Secondo gli ultimi dati dell’Ecdc, nell’Unione Europea e
nello Spazio Economico Europeo, nel 2024 si sono verificati 2.263 casi di
malattia meningococcica invasiva, di cui 202 fatali. Il sierogruppo B ha
rappresentato il 55% dei casi.
L'articolo “Mai visto un focolaio così esplosivo. I No Vax hanno stufato”.
Matteo Bassetti lancia l’allarme per i casi di meningite da meningococco nel
Kent proviene da Il Fatto Quotidiano.
Due giovani morti, diversi ricoveri e un’intera comunità accademica sotto
osservazione. Il focolaio di meningite acuta che ha colpito il Kent, nel sud
dell’Inghilterra, è stato definito “senza precedenti” dal ministro della Sanità
britannico Wes Streeting. Ma, al netto della gravità dei casi, gli esperti
invitano a leggere i dati con attenzione e senza allarmismi. Ad oggi si contano
15 casi nell’area di Canterbury, di cui quattro confermati di meningite B
(MenB), con diversi giovani ricoverati in ospedale. Le vittime sono una
studentessa di 13 anni della Queen Elizabeth’s Grammar School di Faversham e uno
studente dell’Università del Kent. Le autorità sanitarie hanno attivato un
tracciamento su larga scala, contattando circa 30mila persone tra studenti,
personale scolastico e familiari. L’università ha sospeso esami ed eventi,
mentre nel campus sono state distribuite terapie preventive — antibiotici — e
dispositivi di protezione.
COS’È LA MENINGITE B
La meningite B è una forma grave di infezione causata dal batterio Neisseria
meningitidis. Colpisce le meningi, le membrane che rivestono cervello e midollo
spinale, e può evolvere rapidamente in sepsi. È una malattia rara ma
potenzialmente fulminante: in alcuni casi può portare a gravi complicazioni o
alla morte nel giro di poche ore, soprattutto nei soggetti più vulnerabili come
neonati e adolescenti. Secondo gli esperti, tra cui il microbiologo Andrew
Preston dell’Università di Bath, ciò che rende il caso britannico “insolito” è
la concentrazione di più casi in un’area ristretta e in un breve arco temporale,
in particolare tra giovani che condividono ambienti come scuole e università. La
trasmissione avviene per via respiratoria, attraverso contatti ravvicinati e
prolungati — ad esempio in dormitori, aule o contesti sociali affollati. Non si
tratta però di un virus altamente contagioso come quelli influenzali o il Covid:
serve una prossimità significativa.
LA PROTEZIONE DEL VACCINO
Il Regno Unito ha introdotto la vaccinazione di routine contro la meningite B
nel 2015. Questo significa che molti degli attuali studenti universitari – più
grandi – non sono coperti dalla vaccinazione. Per questo il governo ha deciso di
offrire dosi mirate agli studenti dell’Università del Kent e sta valutando un
ampliamento dei criteri di accesso. Il vaccino, già disponibile anche
privatamente, è considerato lo strumento più efficace di prevenzione. Sul caso è
intervenuto anche l’infettivologo Matteo Bassetti, che ha sottolineato la
necessità di rafforzare la prevenzione: “Bisogna fare di più dal punto di vista
della prevenzione, anche in Italia”.
Nel nostro Paese la vaccinazione contro il meningococco B è già prevista per i
nuovi nati, mentre per adolescenti e adulti la copertura può essere meno
uniforme, a seconda delle regioni. Nonostante i numeri e il forte impatto
mediatico, gli esperti ribadiscono che non si è di fronte a una pandemia né a
una diffusione incontrollata. I sistemi sanitari sono attrezzati per gestire
questi focolai attraverso tracciamento, profilassi antibiotica e vaccinazioni
mirate.
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confermati. Scattano vaccini e profilassi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Hanno lasciato il loro paesino per andare di corsa all’ospedale in città e
adesso i familiari sono in apprensione per le sorti della loro bambina, colpita
da una forma rara di meningite. La piccola ha solo due anni e vive con la madre
a Santa Sofia, un piccolo comune in provincia di Forlì-Cesena: adesso è
ricoverata in condizioni critiche all’ospedale Sant’Orsola di Bologna.
La meningite tubercolare è provocata da un’infezione del batterio Mycobacterium
tuberculosis e colpisce le membrane che avvolgono cervello e midollo spinale.
Oltre a sintomi come mal di testa persistente, febbre, nausea e vomito,
torcicollo, questa forma rara può portare a gravi complicanze come confusione o
stato mentale alterato, sensibilità alla luce, convulsioni, perdita di
conoscenza.
Dopo la diagnosi, è scattato l’allarme nell’asilo sull’Appennino romagnolo. “È
stato applicato un protocollo agli iscritti della stessa classe della bimba e
tutti sono risultati negativi”, ha commentato la sindaca di Santa Sofia, Ilaria
Marianini. Che ha aggiunto: “Avevamo avuto un altro caso di tubercolosi qualche
mese fa in una scuola elementare”, tuttavia “i due casi non sono correlati e
anche all’epoca non si era registrato nessun altro caso di contagio”.
Anche l’Unità operativa igiene dell’Azienda unità sanitaria locale ha attivato i
protocolli sanitari e adottato tutte le misure di prevenzione necessarie. Adesso
bisogna soltanto attendere buone notizie giù a valle.
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Bologna in condizioni critiche proviene da Il Fatto Quotidiano.