“La Iena cade ma si rialza!” è questo il titolo dell’ultima puntata del BSMT by
Gianluca Gazzoli con ospite Clementino. Il coach di “The Voice Kids” ha
raccontato anche i momenti difficili della sua vita legati alle dipendenze.
“Sono stato dipendente dalla droga per diversi anni. Avevo poca autostima, non
capivo quante cose belle avevo intorno. Mi rifugiavo nella dipendenza dalla
cocaina ed è stata brutta, è stata tosta. – ha affermato – Ho fatto la comunità
due volte per cocaina, poi sono andato dallo psicologo, poi hanno cercato di
darmi psicofarmaci, ma poi ho rifiutato subito”.
Poi ha aggiunto: “La musica mi ha salvato la vita. Ho sprecato soldi, tempo,
libertà. A un certo punto ho capito che Clementino stava uccidendo Clemente.
Sono andato via da Milano perché eravamo vittime di nottate, nottate, nottate.
Pare che quando vai via sei un fallito. Al ritorno qualcosa si rompe. Ho visto
un po’ di allontanamento”.
E ancora: “Io devo tanto all’hip hop perché ho sempre professato la cultura hip
hop. Forse non stavo bene e quindi non capivo l’importanza di un evento
importante. Dicevo, caspita, sei a fare questa cosa perché stai male? Ho sudato,
perché ho sofferto, ho pianto, ho fatto stare male chi mi era vicino. Ma adesso
ho azzerato tutto, quindi ora mi devono dare tutto quello che mi spetta, tutto.
E allora voglio lavorare in Tv, voglio fare i dischi rap, ne voglio fare altri
trecento”.
Ma le cose sono cambiate: “Medito almeno tre volte al giorno. Ti riporta in pace
con te stesso. Ti cambia la reazione al problema. Vado in India, Costa Rica a
fare meditazione con i nativi. Sono diventato un’altra persona, una cosa buona”.
L'articolo “Ho fatto la comunità due volte per cocaina, poi sono andato dallo
psicologo. Hanno cercato di darmi psicofarmaci, ma ho rifiutato subito”: lo
rivela Clementino proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Podcast
Miriam Leone è stata ospite di Gianluca Gazzoli al podcast Bsmt. Nella
chiacchierata con lo speaker radiofonico, l’attrice ha parlato della fotografia
postata negli scorsi giorni su Instagram dall’amico e collega Stefano Accorsi,
che ha mostrato ai followers il suo fisico scolpito. Leone ha raccontato di
essere stata sommersa di telefonate e messaggi dopo lo scatto postato da
Accorsi: “Stefano ha scattato questa foto. Nessun addominale è stato maltrattato
durante questo film! Ha pubblicato questa foto nella piscina dell’hotel di
Tangeri dove noi stavamo tutti insieme. A un certo punto lui esplode con questa
foto ed esplodono i telefoni di tutti noi. Perché le amiche, gli amici sapevano
che eravamo tutti lì…”. La domanda dei conoscenti è stata la stessa: “Ma cosa è
successo al suo fisico?“.
Miriam ha spiegato: “Stefano sta facendo un lavoro bello, rigoroso sul suo
corpo, sulla sua persona che lo porta a stare benissimo”. Leone ha rivelato che
gli amici l’hanno pregata di svelare che cosa mangia Accorsi per avere quel
fisico. I due attori stavano soggiornando insieme nell’hotel di Tangeri perché
fanno entrambi parte del cast del film “Le cose non dette“, scritto e diretto da
Gabriele Muccino.
> @basement_bsmtMiriam Leone ha raccontato reazioni e retroscena di quello
> scatto sul set: una foto di Stefano Accorsi che ha fatto impazzire i social… e
> anche i telefoni degli attori che giravano con lui in quel periodo. ????
> Episodio completo: già lo sai dove ????????♬ suono originale – BSMT
L'articolo “I nostri telefoni sono esplosi, tutti mi chiedevano cosa fosse
successo al suo fisico”: Miriam Leone svela un retroscena sulla foto degli
addominali di Accorsi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un inedito podcast che parla di disabilità con persone con disabilità attraverso
una serie di focus su alcune tematiche fondamentali per una dignitosa qualità di
vita da garantire a tutti senza esclusioni e discriminazioni. È online “Corpi
Politici”, il programma con contenuti audio-video dell’Associazione Luca
Coscioni, ideato e condotto dalla giornalista Valentina Tomirotti, attivista con
disabilità motoria, insieme al co-autore Michele Michelazzo. Si tratta di un
viaggio narrativo che intreccia in particolare le esperienze delle persone con
disabilità e le battaglie portate avanti dalla Coscioni. “L’idea di Corpi
Politici nasce da un’esigenza di portare la disabilità fuori dalla narrazione
pietistica e dentro il dibattito pubblico”, dice a ilfattoquotidiano.it
Tomirotti. “Parliamo di corpi, diritti e scelte che incidono concretamente sulla
qualità della vita delle persone. È un podcast che nasce dall’incontro tra
giornalismo e attivismo, con l’obiettivo di raccontare la disabilità come
questione politica, culturale e sociale, non come fatto individuale”. La prima
stagione della trasmissione digitale – composta da quattro episodi – affronta
altrettanti temi centrali per la quotidianità e i diritti delle persone con
disabilità: accessibilità, ausili, vita indipendente e mobilità. Il podcast è
disponibile da dicembre sulle principali piattaforme audio come Spotify e in
versione video anche su YouTube.
Per i promotori risulta “fondamentale” parlare di argomenti essenziali per le
persone con disabilità con “competenza e senza pietismo, perché non stiamo
parlando di temi tecnici ma di diritti umani”, spiega la co-conduttrice.
Accessibilità, vita indipendente e mobilità ad esempio determinano se una
persona può studiare, lavorare, amare, partecipare alla vita sociale. “Finché
questi diritti non saranno garantiti”, aggiunge Tomirotti, “continueremo ad
avere cittadini di serie A e di serie B”. Tomirotti e Michelazzo hanno ragionato
su un nome, “Corpi politici”, che rappresentasse la realtà, “perché i corpi
delle persone con disabilità sono da sempre regolati, controllati e spesso
esclusi dalle decisioni. Chiamarli ‘politici’ – continua Tomirotti – significa
rivendicare il loro diritto a esistere, scegliere e partecipare. Il corpo
diventa così luogo di conflitto, ma anche di autodeterminazione”.
Come giornalista conduttrice del podcast insieme alla Coscioni la “complessità
maggiore vissuta”, spiega a ilfattoquotidiano.it Tomirotti, “è stata trovare un
equilibrio tra racconto personale e rigore giornalistico, evitando
semplificazioni e retorica. Alcuni temi trattati sono profondamente sensibili e
richiedono responsabilità, ascolto e precisione. L’obiettivo condiviso con
l’Associazione Coscioni è stato quello di informare, aprire domande e generare
consapevolezza, portando il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra corpo,
diritti e libertà”. Negli anni, l’approccio della Coscioni ha contribuito a
ottenere risultati significativi. Tra questi, il caso di Christian Durso,
giovane con disabilità motoria grave, che grazie a un ricorso ha potuto
diventare il primo studente universitario de La Sapienza a frequentare il corso
di Giurisprudenza ed effettuare esami da remoto. Un altro tema assai
significativo è quello dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche
(PEBA), su cui l’avvocato Alessandro Gerardi ha ottenuto importanti pronunce dei
tribunali di Santa Marinella e Catania, confermando l’obbligo per i Comuni di
dotarsi di piani di accessibilità completi e vincolanti. Un podcast che non è
rivolto esclusivamente alle persone con disabilità ma un più vasto pubblico,
uscendo dai confini degli esperti in materia e degli addetti ai lavori. “Corpi
politici”, afferma Tomirotti, “non parla di ‘altri’ ma di tutti noi. Racconta un
sistema che funziona solo per alcuni e lascia indietro molti. Rappresenta un
invito a cambiare sguardo”, conclude l’attivista, “a riconoscere privilegi da
cancellare e mancanze, e a capire che i diritti delle persone con disabilità
migliorano la qualità della vita dell’intera società”.
L'articolo “Corpi politici”, il podcast che “vuole portare la disabilità fuori
dalla narrazione pietistica e dentro il dibattito pubblico” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Ha avuto un cancro al cervello. Sta ancora soffrendo, ma è una guerriera”. John
Mellencamp ha raccontato così al podcast “Joe Rogan Experience” la battaglia
della figlia Teddi contro un tumore. Il musicista, 74 anni, ha parlato della
malattia diagnosticata nel 2022 e ha ripercorso i momenti difficili vissuti
dalla figlia. Mellencamp, padre di tre figlie, ha condiviso anche alcuni
aneddoti sull’infanzia di Teddi: “A 12 anni perdi il rapporto con i figli e lo
recuperi ai 21. Da piccola era solita chiamarmi per tutto e io le rispondevo
‘Teddi puoi avere un tuo pensiero senza seguire per forza il mio. Non devi
chiedermi tutto’. Ho amato avere dei bambini, peccato che fossi in tour tutto il
tempo“. La 44enne figlia del musicista è diventata famosa grazie alla
partecipazione alla serie tv “Real Housewives of Beverly Hills”
Nel 2022, l’attrice ha scoperto di avere un melanoma al secondo stadio.
Successivamente il cancro si è metastatizzato, raggiungendo il cervello e i
polmoni. Lo scorso maggio, Teddi ha raccontato a Usa Today la battaglia contro
il tumore e le sensazioni vissute durante il periodo della malattia. La donna ha
ricordato il momento della diagnosi: “Quando mi hanno comunicato la notizia del
cancro ero sotto shock, mi sentivo intontita“. Mellencamp ha aggiunto: “Ci
saranno ancora giorni difficili, ma continuo a combattere con le terapie”. A
ottobre, la donna ha condiviso con i fan una notizia positiva: anche se non
ufficialmente in fase di remissione, dopo l’immunoterapia il tumore non era più
rilevabile. Le dichiarazioni di Teddi hanno riempito d’orgoglio papà John, che
al podcast di Joe Rogan ha dichiarato: “Mia figlia è una guerriera”.
L'articolo “A 12 anni perdi il rapporto con i figli e lo recuperi ai 21. Ho tre
figlie, di cui una davvero malata. Ha un cancro al cervello”: John Mellencamp e
il commovente racconto al podcast di Joe Rogan proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Far pagare gli invitati è una follia”. Fa discutere la presa di posizione di
una madre, che ha criticato la decisione di una famiglia di far pagare la pizza
agli invitati in occasione della festa di compleanno del figlio. La protagonista
della storia, 40 anni circa, ha inviato una lettera al noto podcast 40ish.
Durante la puntata, i conduttori hanno letto il messaggio in cui la signora ha
raccontato che il figlio di 5 anni è stato invitato alla festa di compleanno di
un compagno di classe. I genitori del festeggiato hanno chiesto alle famiglie
dei bimbi un contributo di 5 sterline per pagare la pizza. Nella lettera, la
mittente ha raccontato di volersi confrontare con gli ascoltatori per capire se
lo stupore fosse legittimo. La donna ha ricordato che, ai suoi tempi, bastava un
semplice rinfresco con tramezzini, patatine e bibite per festeggiare il
compleanno con i compagni di classe.
Il video, pubblicato su Tiktok, ha suscitato la reazione degli utenti. La
maggior parte delle persone ha dato ragione alla donna e ha criticato la
richiesta della coppia che ha chiesto i soldi per pagare le pizze. “Se non puoi
permetterti di ospitare una festa, porta tuo figlio fuori da solo, ma far pagare
gli invitati è follia” ha commentato un iscritto al canale. L’appoggio alla
mamma non è stato unanime. Alcuni utenti hanno dichiarato che non tutti possono
permettersi un grande evento e che chiedere un piccolo contributo permette al
festeggiato di trascorrere un bel compleanno con gli altri bambini.
L'articolo “I genitori del festeggiato hanno chiesto a ogni famiglia 5 sterline
per la pizza. Far pagare gli invitati è una follia o sono io strana?”: lo sfogo
di una mamma proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un post sui social è bastato a riaccendere la tensione tra Stati Uniti e
Danimarca. Dietro il caso c’è Katie Miller, podcaster americana e moglie di
Stephen Miller, uno dei più stretti collaboratori di Donald Trump. Sul suo
profilo X è comparsa l’immagine della Groenlandia coperta dalla bandiera a
stelle e strisce, accompagnata da una frase secca: “Presto la Groenlandia!”.
Il messaggio, pubblicato all’indomani dell’operazione statunitense in Venezuela,
ha avuto un’immediata eco diplomatica. A intervenire è stato l’ambasciatore
danese a Washington, Jesper Møller Sørensen, che sempre su X ha richiamato con
fermezza il principio dell’integrità territoriale: “Ci aspettiamo il pieno
rispetto dell’integrità territoriale del Regno di Danimarca”.
Pur senza nascondere il fastidio per il post, il diplomatico ha inquadrato la
vicenda all’interno del rapporto strategico tra Stati Uniti e Danimarca. “Siamo
stretti alleati e dovremmo continuare a lavorare insieme come tali”, ha scritto,
sottolineando come la sicurezza americana sia strettamente intrecciata a quella
danese e groenlandese. Un riferimento diretto al ruolo dell’isola artica nello
scacchiere geopolitico e militare internazionale.
Sørensen ha ricordato che la Groenlandia è già inserita nel perimetro della NATO
e che la cooperazione tra Copenhagen e Washington nell’Artico è consolidata. In
questo contesto ha richiamato anche gli investimenti annunciati dal governo
danese: 13,7 miliardi di dollari stanziati per il 2025 destinati all’Artico e al
Nord Atlantico.
Il caso riporta inevitabilmente alla mente le esternazioni di Trump, quando
aveva evocato l’ipotesi di un acquisto della Groenlandia da parte degli Stati
Uniti. Stavolta non si tratta di una dichiarazione ufficiale, resta però il
segnale politico.
La foto dell’articolo è presa dal profilo X di Katie Miller: @KatieMiller
L'articolo “Presto la Groenlandia!”, il post dagli Stati Uniti che riaccende le
tensioni con la Danimarca proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tre fratelli malavitosi, due imprenditori morti e altrettanti colleghi cronisti
che si ritrovano dopo decenni a lavorare fianco a fianco, proprio come gli
investigatori che risolveranno il caso a distanza di oltre vent’anni. Sullo
sfondo una città, Brindisi, e la sua storia criminale e sociale, dal sogno di
diventare capitale dell’industria chimica alla nomea di “Marlboro City”,
l’epicentro del contrabbando negli Anni novanta. Tutto questo hanno shakerato i
giornalisti Carlo Annese e Gianmarco Di Napoli in Doppio fondo.
È un podcast in sei puntate – più il bonus track di un’intervista esclusiva a
uno dei boss pentiti della Sacra Corona Unita – per raccontare la risoluzione di
uno dei meno noti e più clamorosi cold case, la scomparsa di Salvatore Cairo,
sparito nel nulla nel novembre 2000. Fu un omicidio, come era stato un
assassinio senza soluzione quello di Sergio Spada, ucciso un anno e mezzo dopo
la lupara bianca del suo collega-concorrente.
Entrambi, vendendo padelle porta a porta in tutto il Centro-Sud Italia, avevano
costruito due piccoli imperi. Ma che Cairo fu effettivamente ammazzato, chi
furono i suoi assassini e chi fece fuori Spada lo si è scoperto solo di recente.
Ed è proprio da qui che inizia Doppio Fondo, da un blitz davanti a un pozzo alla
periferia di Brindisi: un diversivo per “alzare la sabbia”, confondere e
ascoltare di nascosto. Perché c’è qualcuno che ha parlato, a vent’anni di
distanza, e ha detto che Cairo è stato assassinato, fatto a pezzi con una
motosega e gettato in un pozzo. Un magistrato e gli investigatori, gli stessi
che all’epoca avevano annusato e capito senza riuscire a chiudere il cerchio,
ricominciano a indagare. E questa volta hanno in mano le tessere per completare
il puzzle.
In sei puntate serrate, Annese e Di Napoli vanno avanti e indietro nel tempo,
raccontano la storia dei due assassini, Cosimo ed Enrico Morleo, del terzo
fratello che li ha incastrati e del processo che li ha condannati all’ergastolo
in primo e secondo grado. Il fuoco sono loro, ma intorno si scende nell’abisso
del fiorente traffico illegale di sigarette, della spietatezza della Sacra
Corona Unita e della conquista del Montenegro a suon di mazzette raccontata
dalla viva voce del boss sacrista Adriano Stano: tutte vicende criminali e
sociali di Brindisi, all’epoca dei fatti al tramonto dell’essere “Marlboro
City”.
Filo conduttore, insieme a decine di testimonianze, e centro emotivo del podcast
sono le mogli di Cairo e Spada, Elvira Stano e Paola Annicchiarico, due donne
che hanno subito compreso cosa fosse accaduto e chi avesse messo fine alla vita
dei loro cari. Sono state capaci prima di trovare la forza di sopravvivere al
dolore e poi di aspettare la giustizia. Doppio fondo è cronaca giornalistica
pura – quella che Annese e Di Napoli hanno esercitato per una vita tra sport,
nera e giudiziaria – ma allo stesso tempo ha la struttura di un grande romanzo
noir. Ragiona infatti sul “perché” di un crimine spietato come quello di Cairo,
sul contesto, la corruzione morale e la psicologia oscura dei protagonisti.
Prodotto da Piano P, si ascolta d’un fiato su Spotify e tutte le altre
piattaforme audio.
L'articolo Doppio Fondo, il podcast su due cold case che scava nell’abisso di
una città proviene da Il Fatto Quotidiano.
Pilar Fogliati si è raccontata al BSMT, il podcast di Gianluca Gazzoli. Nella
chiacchierata tra l’attrice e lo speaker radiofonico è stato affrontato anche il
tema delle scene hot sul set cinematografico. “Le scene di baci e sesso sono
terribili” ha rivelato la Fogliati, che ha parlato dell’imbarazzo provato
davanti alla cinepresa. Gli attori devono condividere la loro passione – per
quanto finta – davanti a tanti altri membri della troupe. Pilar ha raccontato
che “intorno ci sono Giacomo, Ivano, Marco… 47 persone che ti guardano“, dunque
non il massimo della privacy. L’attrice ha snocciolato gli aneddoti dei momenti
spinti sul set. Tra questi ha raccontato anche di aver corso il rischio di
compromettere un’amicizia: “Una volta ho dovuto baciare una persona che era
fidanzata con una mia amica“.
È UNA QUESTIONE DI PROFESSIONALITÀ
La domanda è: come affrontare l’imbarazzo di una scena spinta? “È una questione
di professionalità” ha spiegato Pilar “lo fai anche per dire che non sei
coinvolta”. Per quanto riguarda la scene di sesso, gli attori sono supportati
dalla figura dell’intimacy coordinator. La persona in questione si interfaccia
con l’attrice chiedendo quali sono le posizioni che preferisce fare e se alle
prove si vuole girare con i vestiti. “Poi ci chiedevano se ci sentissimo a
disagio” e ancora “entrambi rispondevamo di no”. Tra un bacio e l’altro cosa si
fa? Si chiacchiera: “E quindi mi stai dicendo che ti sei trasferito…” ha
raccontato Pilar che ha aggiunto “a una certa senti ‘azione!'” e di nuovo scatta
il bacio tanto finto sul set quanto reale per lo spettatore.
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L'articolo “Le scene di baci e sesso sono terribili, tutti ti guardano. Una
volta ho dovuto baciare una persona fidanzata con una mia amica”: le confessioni
di Pilar Fogliati proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Si prende cura di me, della famiglia e della casa. Io non riuscirei a fare bene
come lei, gli uomini in generale non riuscirebbero“. Nel bene o nel male,
Cristiano Ronaldo resta uno dei personaggi più chiacchierati. Il campione
portoghese è al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni rilasciate
durante l’intervista al podcast di Piers Morgan.
L’attaccante dell’Al-Nassr, club dell’Arabia Saudita, ha affrontato diversi temi
tra cui il rapporto con la futura moglie Georgina Rodriguez. La modella e
Ronaldo hanno una relazione dal 2016 e sono prossimi al matrimonio, con la data
ancora da ufficializzare. Nell’intervista il portoghese ha esaltato la futura
moglie, lasciandosi andare a un commento che ha fatto indignare i social.
“GLI UOMINI NON RIESCONO”
Alla domanda di Piers Morgan sui motivi per i quali Ronaldo è innamorato di
Georgina il giocatore ha risposto dicendo: “È l’amore della mia vita, ci
supportiamo sempre vicendevolmente”. E ancora : “Ha tantissimi pregi e tanti
aspetti che la rendono unica“.
Ronaldo ha aggiunto che sceglierebbe sempre Georgina perchè “si prende cura di
me, della famiglia e della casa, un aspetto che porta via tanto tempo. Io non
riuscirei a gestirla così bene, gli uomini in generale non riescono”. Cristiano
Ronaldo ha elogiato a tutto tondo la sua futura consorte: “Oltre alle sue
qualità fisiche mi piace perchè mi capisce, è l’unica persona che desidero.”
L'articolo “Amo Georgina perché si prende cura di me, della famiglia e della
casa. È ciò che cerco”: Cristiano Ronaldo al centro delle critiche per una frase
giudicata sessista proviene da Il Fatto Quotidiano.
Paolo Kessisoglu è stato ospite di del podcast BSMT di Gianluca Gazzoli per
raccontare anche aspetti inediti del suo privato. Tra alcuni aneddoti quello
riguardate i suoi genitori. L’attore ha ritrovato, mentre riordinava casa dopo
la morte della madre Graziella e del padre Pietro a soli sei mesi di distanza,
un sacco con 500 lettere d’amore.
“Mio padre le aveva scritte tutte mentre faceva il servizio militare. – ha detto
– Si era fidanzato con mia madre abbastanza da poco. Ho scoperto che i miei
genitori si amavano tantissimo. I genitori sono qualcosa oltre l’amarsi, sono il
loro ruolo. Ti devono educare, sono quelli che ti dicono i no, sono quelli che
ti rompono i cogl**ni. Ma sono due persone che si amano. Non ci pensi mai, ma
sono persone che hanno sentimenti, che si sono amate, che hanno fatto le cose
che quando ti innamori pensi di aver fatto solo tu. Quandi pensi a loro, pensi a
due persone che sono nate per fare i genitori. E invece non è così. Quando non
ci sono più, li rivaluti. Perché finalmente la bilancia mette il giusto peso.
Non sono più i tuoi genitori, ma sono una cosa che finalmente ti fa mettere in
fila tutto quello che erano anche prima”.
Già nel 2023 l’attore aveva speso delle parole molto affettuose nei confronti di
entrambi i genitori con un lungo post su Instagram: “A pochi mesi l’uno
dall’altro mi hanno salutato. Ho passato più o meno 150 giorni a smaltire e
catalogare (grazie di avermi donato una sorella con cui condividere
l’esperienza) tutto quello che c’era, tutto ciò che rimaneva di una vita, anzi
due”.
E ancora: “Succedono cose strane quando dietro di te non hai più un muro dove
appoggiarti. Mi sono accorto che la mia attenzione in corso d’opera andava
maggiormente a foto e documenti che riguardavano la loro vita di persone, non di
genitori. Ho trovato centinaia di lettere d’amore inviate dalla caserma dove
papà faceva il servizio di leva (perdonami papà se non ho resistito dal leggerne
qualche stralcio), fotografie da fidanzati, documentazioni di viaggi”.
“Ho scoperto un lato sconosciuto, infinite dolcezze, sogni sconosciuti, – ha
affermato – passioni che il tempo ed il ruolo di educatori avevano sfumato. Ho
sentito rifiorire in me una stima rinnovata e un immenso senso di gratitudine a
coloro che mi hanno dato una vita e fornito un esempio. A me figlio, ruolo che
ahimè non posso più esercitare, dico che mi sarebbe piaciuto tanto conoscere
molto di più di quelle due persone, dei loro sogni, aspettative, rinunce e
passioni che forse non ho mai colto. A chiunque, che figlio può ancora essere,
dico di non dimenticarsi che i genitori sono prima di tutto uomini”.
L'articolo “I genitori sono quelli che ti rompono i cogli**ni, ma sono anche due
persone che si amano. Ho trovato 500 lettere di mio padre per mia madre”: Paolo
Kessisoglu commosso proviene da Il Fatto Quotidiano.