L’intervista andata in onda oggi, giovedì 19 marzo alle ore 13:00, sul canale
YouTube di Pulp Podcast, il format condotto da Francesco Marra e Fedez,
rappresenta un momento potenzialmente storico per la comunicazione politica
italiana. Per la prima volta una presidente del Consiglio in carica ha scelto di
presentarsi in un contesto digitale informale rivolto prevalentemente a un
pubblico giovane, bypassando i classici salotti televisivi dove i leader
politici italiani si sentono storicamente più al sicuro.
La mossa era strategicamente corretta ancor prima che l’intervista iniziasse e
lo era per tre ragioni precise.
La prima è la presenza sul campo, perché Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno
tutti declinato l’invito di Pulp Podcast. Presentarsi mentre i tuoi avversari si
nascondono è già di per sé una vittoria comunicativa, indipendentemente da
quello che dici una volta che sei lì. La seconda è il pubblico, dato che Pulp
Podcast raggiunge una fascia demografica (giovani tra 18 e 35 anni) storicamente
poco presidiata dalla destra italiana e tradizionalmente più vicina all’area
progressista. Andarci significa tentare un’incursione in territorio non amico,
che è esattamente la mossa più difficile e più premiante nella comunicazione
politica moderna.
A questo aggiungerei il contesto, appunto un formato informale (scusate la
ripetizione) senza il classico filtro del giornalismo televisivo tradizionale
che permette a un politico di mostrarsi in modo più umano. E Meloni ha sfruttato
questa opportunità con una certa abilità. È apparsa critica verso Trump su
alcuni temi, cosa che magari ha sorpreso molti, ha gestito con autoironia un
paio di problemi tecnici lasciati furbescamente nel montaggio finale e ha
persino mostrato imbarazzo quando Marra e Fedez le hanno dato del lei, un
momento di parità conversazionale che difficilmente sarebbe emersa in una
tradizionale intervista televisiva.
Il risultato si legge nei commenti sotto il video su YouTube dove ricorre con
una certa frequenza una formula rivelatrice: “Non ho mai votato la Meloni, ma…”.
Sono quegli utenti che ammettono di essersi ricreduti su qualcosa, di aver
scoperto una sfumatura che non si aspettavano. Non è detto che si traducano in
voti ma rappresentano esattamente il pubblico che la premier voleva raggiungere
con questa apparizione.
Detto questo, l’intervista ha anche evidenziato i limiti strutturali del formato
e, con tutto il rispetto, delle due figure che la conducevano. Il problema
principale non era l’emozione visibile di Marra e Fedez nel trovarsi di fronte
alla presidente del Consiglio. Quella è umanità e in un certo senso avvicina i
conduttori al pubblico che li guarda. Il problema era la quasi totale assenza di
domande di follow-up. Il meccanismo si ripeteva identico come nelle conferenze
stampa da tappeto rosso. Domanda, risposta della premier, domanda successiva,
fine. Senza contraddittorio, senza la pressione necessaria a far emergere
qualcosa di nuovo rispetto a quanto Meloni non avesse già dichiarato in altri
contesti.
Solo durante il confronto sulla giustizia ci sono state un paio di sfiammate di
Marra, per il resto poco dibattito (un’intervista senza follow-up diventa una
serie di assist più che un vero confronto, ma tant’è).
Il momento più emblematico in questo senso è stata la prima domanda di Fedez sul
referendum per la separazione delle carriere in magistratura, dove il cantante
ha chiesto alla premier se “quello sulla giustizia stia diventando un referendum
contro il governo”. Chi si occupa di comunicazione riconosce immediatamente la
struttura di una framing question, una domanda cornice che non è neutrale, ma
inserisce già una chiave interpretativa nella mente di chi ascolta.
In questo caso specifico offriva alla premier la possibilità di presentarsi come
bersaglio di un attacco politico anziché dover difendere nel merito una riforma
controversa. Un regalo involontario, chissà, ma pur sempre un regalo.
Fedez ha sofferto per tutta la durata dell’intervista di una posizione scomoda.
L’intervista esiste grazie alla sua rete di contatti e alla sua visibilità,
eppure il dialogo si è sviluppato quasi interamente tra Marra e Meloni, con lui
in un ruolo marginale. Al netto dell’introduzione iniziale, abbastanza
focalizzata sui traguardi del podcast, Fedez è rimasto sullo sfondo per la
maggior parte del tempo, faticando a trovare il modo di aggiungere valore a uno
scambio che lo vedeva chiaramente a disagio. Sembrava un ospite a casa sua,
detta brutalmente.
Marra ha mostrato più mordente, soprattutto nella parte dedicata alla giustizia,
ma anche lui ha mancato le occasioni più importanti per trasformare una
chiacchierata in un’intervista vera. Ha soprattutto annuito per tutti i primi 20
minuti sulle risposte di geopolitica della Meloni, dimostrando forse un
imbarazzo iniziale mitigato da un tic, appunto quello di sostenere col corpo
ogni risposta della Premier.
Tutto questo non toglie nulla al valore complessivo dell’operazione che rimane
significativo indipendentemente da come la si voglia leggere politicamente.
Stiamo forse assistendo al momento in cui il digitale supera definitivamente la
televisione in Italia come canale prioritario per determinare l’agenda politica
dei cittadini. Negli Stati Uniti questo passaggio è avvenuto nel 2024 con Trump
e la sua massiccia presenza ai podcast (Joe Rogan, Theo Von, i Nelk Boys etc).
In Italia potrebbe essere questa intervista a segnare lo stesso punto di svolta.
Chi vincerà il referendum sulla separazione delle carriere è una questione che
si deciderà alle urne. Chi ha già vinto la partita comunicativa di questa
settimana è invece abbastanza chiaro.
L'articolo Meloni trionfa a Pulp Podcast, Fedez e Marra restano in ombra: le tre
ragioni di una mossa vincente proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Podcast
Halle Berry rivela un nuovo lato di sé. Come raccontato da Page Six, l’attrice
premio Oscar ha rilasciato un’intervista al podcast “Sex With Emily”, in cui ha
parlato del rapporto tra le lenzuola con il suo fidanzato Van Hunt. Berry è
stata chiara: “Non mi piace fingere di avere un orgasmo per compiacere il mio
partner”. Durante il podcast ha sottolineato l’importanza di non dire una
menzogna a letto solo per rendere fiero e felice il partner. Halle ha osservato:
“Dovevamo arrivare a quel punto affinché lui si sentisse bene nel portarmi
all’orgasmo. Dovevamo dire che ce l’avevamo fatta affinché lui si sentisse bene
con sé stesso. Perché lo dovevo fare? Così facendo avrei messo i suoi bisogni
davanti ai miei. E ora non lo faccio più“. L’attrice ha raccontato di aver
affrontato con fermezza l’argomento: “Entrambi meritiamo che questa sia
un’esperienza piacevole, così possiamo girarci dall’altra parte e andare a
dormire perché ci sentiamo bene, senza che uno russi e l’altro guardi il
soffitto pensando: ‘Ma che diavolo…?’ “.
Il rapporto tra Berry e Hunt è ottimo anche al di fuori del letto. Come svelato
dall’attrice durante la puntata del “Tonight Show with Jimmy Fallon”, i due si
sposeranno dopo 6 anni di frequentazione. Durante il podcast, Halle ha smentito
le voci secondo le quali avrebbe rifiutato la proposta di Hunt di convolare a
nozze. La 59enne ha detto: “C’è un po’ di confusione sul fatto che lui mi abbia
chiesto di sposarlo e io abbia detto di no, ma non è così. Non ho detto di no,
semplicemente non abbiamo ancora fissato la data, ma ovviamente ho detto di sì,
lo sposerò!”. In passato Berry aveva dichiarato di essere titubante riguardo il
quarto matrimonio. L’attrice, infatti, si è sposata già tre volte con il
giocatore di Mlb Davide Justice (1993-1997), il musicista Eric Benet (2001-2005)
e l’attore francese Olivier Martinez (2013-2016). Halle ha spiegato: “Non
sentiamo il bisogno di sposarci per convalidare il nostro amore in alcun modo.
Non lo sentiamo”. E ancora: “Penso che ci sposeremo solo perché, tra tutte le
persone con cui sono stata sposata, questa è la persona che avrei dovuto
sposare“.
BERRY OSÉ SULLE NOTE DI HUNT
Halle Berry e Van Hunt sono una coppia molto affiatata. I due, che si sono
conosciuti nel 2020, hanno postato un video durante la scorsa estate in cui si
vede l’attrice che balla scatenata sulle note della canzone del fidanzato. Tra
un passo di danza e l’altro, Berry perde la parte di sotto del bikini bianco.
Per evitare di essere bannata dai social, Halle ha postato le immagini inserendo
in post produzione un emoji di una pesca che le copre le parti intime.
L'articolo “Non mi piace fingere di avere un orgasmo per compiacere il mio
partner. Dovrei farlo per mettere i suoi bisogni davanti ai miei?”: le parole di
Halle Berry proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il lavoro, gli esordi e i pregiudizi sono stati tre dei temi affrontati da
Diletta Leotta durante una puntata del podcast di Victoria Cabello “Fuori di
Cabello”. La giornalista sportiva ha raccontato alcuni dettagli inediti della
sua vita, iniziando dal lavoro. Leotta è uno dei volti di punta di Dazn.
Nonostante la fama sul piccolo schermo, Diletta ha confessato che le manca la
vita da inviata sui campi da calcio. La giornalista ha dichiarato: “Un po’ mi
manca lo stadio, ti fai trascinare dal tifo. Il derby di Milano è qualcosa di
incredibile. Da 12 anni faccio questo lavoro e ogni anno è un’emozione diversa”.
La 34enne ha raccontato gli esordi in tv. Ad appena 20 anni ha firmato un
contratto con SkyTg24. All’inizio, Diletta presentava le previsioni del meteo:
“Ho imparato moltissimo. I meteorologi mi hanno spiegato tante cose. Ero una
ragazzina di 20 anni che firmava un contratto con SkyTg24 e intanto studiavo
giurisprudenza”. Victoria Cabello ha chiesto a Leotta quale programma vorrebbe
condurre. La conduttrice ha detto: “La vita in diretta per il gioco di parole
‘La vita in Diletta’ “. Ha aggiunto: “Sono autoreferenziale, su Dazn ho fatto un
programma che si chiama ‘Diletta gol’ e ‘Linea diletta’. ‘La vita in Diletta’ è
un titolo che mi serve nel palmares”.
IL PESO DEI PREGIUDIZI
La giornalista, incinta del secondo figlio, si è presentata nel salotto di
Victoria Cabello con un look oversize. A riguardo ha ironizzato: “È colpa dei
miei stylist. Volevano farmi sembrare più intelligente che bona e mi vestono
oversize”. Dietro la battuta c’è una riflessione più profonda. Diletta ha
rivelato: “Odio essere sottovalutata perché secondo me quando c’è una ragazza
carina, che è vestita bene, allora tendenzialmente deve essere messa nella
casella, nella categoria”. E ancora: “L’accettazione che una donna anche di
bella presenza possa anche saper fare delle cose sta un po’ sul ca**o“”. Leotta
ha ammesso che in passato era molto infastidita da chi la apprezzava più per
l’aspetto fisico che per la sua professionalità. Ad oggi, il suo atteggiamento è
differente: “Ormai mi sono anche un po’ distaccata da questa cosa, la sto
lasciando andare come critica. La prendo anzi come un suggerimento per dire: ok,
non c’è bisogno di essere sempre vestita troppo stretta, troppo scollata”.
“SUI SOCIAL HO DOVUTO ATTIVARE IL FILTRO CONTRO I COMMENTI PESANTI”
Durante l’intervista ha svelato di aver attivato sui social un filtro per
limitare i commenti sotto i suoi post. Diletta ha detto: “Ho la lista, se vuoi
te la leggo”. E ancora: “L’ho stilata insieme al mio amico Daniele Battaglia e
al mio amico Jake La Furia, capaci di tirare fuori certe parole delle quali io
non ero neanche minimamente a conoscenza, di categorie di cose folli, che
potevano essere a rischio e sono all’interno di questa categoria delle parole
bloccate”. Leotta ha concluso l’intervista dandosi un voto a letto: “Non posso
che darmi un 10. Sono l’Etna, il calore della Sicilia. Brava come De Martino?
Forse un po’ meglio”.
L'articolo “A letto mi do 10, sono un vulcano. Sui social ho messo il filtro
anti-haters: una donna bella e che sa fare delle cose sta sul ca**o”: le parole
di Diletta Leotta proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non ho paura di un germe, sai. Sniffavo cocaina sulla tavola del water”. A
pronunciare queste parole non è stato un personaggio di qualche film di Quentin
Tarantino. E non si tratta nemmeno di un passaggio del romanzo hillybilly
scritto da JD Vance qualche anno fa. Questa grottesca confessione, infatti, è
solo l’ultima di una sfilza di dichiarazioni ‘discutibili’ fatte da Robert F.
Kennedy Jr: il segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi umani
dell’amministrazione Trump.
L’uscita choc è arrivata al podcast This Past Weekend condotto dal comico Theo
Von ed è stata ripresa dal giornale politico The Hill. Durante l’intervista
Kennedy – più che scettico sui vaccini come noto – ha raccontato di non aver mai
temuto i germi, nemmeno durante la pandemia di Covid-19. Confessando inoltre di
aver violato le misure di distanziamento sociale per partecipare agli incontri
di riabilitazione dalle sostanze stupefacenti in un centro di Los Angeles. “Per
me, era una questione di sopravvivenza”, ha spiegato Kennedy, collocando
l’inizio delle sue dipendenze in seguito all’assassinio del padre, Bob, allora .
Al secondo arresto per possesso di droga, aveva deciso di intraprendere il
percorso di recupero.
Negli Stati Uniti il caso è diventano subito virale sui social, scatenando
polemiche e reazioni molto dure. Brad Woodhouse, presidente dell’associazione
per la difesa dei diritti dei cittadini Protect Our Care, ha commentato con una
singola parola: “Dimettiti”. Già il mese scorso l’organizzazione aveva
proiettato un messaggio sulla parete dell’edificio che ospita il dicastero della
salute: “Making America sicker again” (“rendi l’America di nuovo malata”),
definendo il Paese come la sede centrale del morbillo – in riferimento
all’epidemia che ha colpito gli Usa.
L'articolo “Non ho paura dei germi, sniffavo cocaina sulla tavola del wc”: le
lezioni di igiene del segretario della Salute Usa Kennedy jr proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Teddi Mellencamp ha parlato apertamente del cancro in un intervista a “Page
Six“. L’attrice ha aggiornato i fan sulle sue condizioni di salute: “Penso di
essere in buona forma”. La 44enne è tornata sulle parole pronunciate dal padre
John Mellencamp al podcast di Joe Rogan “Joe Rogan Experience”. A gennaio, il
musicista aveva dichiarato che la figlia sta soffrendo a causa del tumore: “Ha
avuto un cancro al cervello. Sta ancora soffrendo, ma è una guerriera“. Teddi ha
ripreso le parole del papà, sottolineando che il peso non è solo fisico ma anche
mentale. L’artista ha dichiarato: “Penso che quando mio padre ha detto “soffre”,
intendesse ciò di cui non si parla spesso: come ci si sente dopo tutti gli
interventi e tutti gli esami … come sta la tua mente. Ed è proprio questo che ho
sofferto”.
A ottobre 2022, Teddi aveva rivelato la diagnosi di tumore allo stadio 2. La
44enne ha raccontato così quei momenti: “Andando in sala operatoria, non sapevo
nemmeno cosa stesse succedendo. Sono entrata pensando di avere un mal di testa
ed è allora che trovano i tumori nel mio cervello e nei polmoni“. Mellencamp ha
raccontato di aver affrontato la malattia e, dopo 3 anni di chemioterapia, il
tumore è sparito. L’attrice ha confessato: “Il cancro è scomparso, ma la
remissione richiederà tempo. Ora mi concentro sul presente”. Teddi ha raccontato
a Page Six di aver tratto la forza dall’amore della famiglia, che l’ha sempre
supportata durante la malattia. Mellencamp ha aggiunto: “La gente parla di
essere forti. Ma a volte la forza è ammettere che stai ancora cercando di
capirlo“. E infine: “Sto lavorando molto duramente per cercare di capire,
trovare quella pace, trovare quella felicità, trovare quella gioia, ritrovare me
stessa“.
LE CONFESSIONI DI JOHN MELLENCAMP
John Mellencamp ha raccontato la malattia della figlia al podcast di Joe Rogan.
Il musicista, emozionato, ha dichiarato: “Ha avuto un cancro al cervello. Sta
ancora soffrendo. Il 74enne ha parlato dell’infanzia di Teddi: “Da piccola era
solita chiamarmi per tutto e io le rispondevo ‘Teddi puoi avere un tuo pensiero
senza seguire per forza il mio. Non devi chiedermi tutto’. Ho amato avere dei
bambini, peccato che fossi in tour tutto il tempo”.
L'articolo “Il tumore è sparito, ora sto lavorando per ritrovare me stessa. Le
parole di mio padre? Ha ragione”: la confessione di Teddi Mellencamp proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Cinquant’anni fa nasceva una radio bolognese che in appena un anno di vita
riuscì a diventare simbolo del movimento del ’77. E a “dare voce a chi non ha
voce”. Oggi riceve non solo attraverso la sua storia, ma anche grazie ai suoi
suoni. Con questo obiettivo nasce ‘Radio Alice, voci e storie dal ’77’, una
serie podcast in sei puntate di RayPlay Sound, che ricorda l’emittente nata
mezzo secolo fa e che ha ispirato libri e film. Una storia più attuale che mai.
Le prime trasmissioni iniziarono il 9 febbraio in una soffitta di via del
Pratello, dove si concretizzava l’idea di una radio come atto poetico e, al
contempo, politico. Era l’era della liberalizzazione dell’etere, dopo la fine
del monopolio Rai sulle trasmissioni radiofoniche, ma Radio Alice era
differente, anarchica, pioniera. Testimonianze dirette, musiche originali, suoni
e materiali di archivio forniscono il contesto politico, sociale e culturale nel
quale Radio Alice rivoluzionò il linguaggio dei media, anticipando quello che
sarebbe stato il ruolo dei social nei movimenti di massa e la nascita delle
prime radio libere.
UNA STORIA DA RACCONTARE
Il podcast è ideato, scritto e condotto da Maria Antonietta Giudicissi, con la
direzione artistica di Andrea Borgnino. Sound design e ricerche d’archivio delle
puntate sono di Francesca dal Cero, editing e ricerche di archivio Paola
Manduca, responsabile di produzione è Giulia Giannuli. Sarà presentato il 9
febbraio alle 18, nella Piazza coperta della Biblioteca Salaborsa di Bologna,
con l’introduzione di Daniele Del Pozzo, assessore alla Cultura del Comune di
Bologna e, il 27 febbraio, presso la libreria Scamamù di via Davanzati 28, a
Milano. “È la prima volta che questa storia si racconta con uno strumento quanto
più vicino possibile a una radio. Insieme a me – spiega a ilfattoquotidiano.it
Maria Antonietta Giudicissi – ci sono molte voci direttamente o indirettamente
legate ad Alice, anche se manca quella indimenticata di Ambrogio Vitali,
giornalista, fotografo e regista scomparso solo pochi mesi fa”. Ma i suoni di
Radio Alice sono anche i suoni di un pezzo fondamentale di storia italiana e una
chiave di interpretazione del presente. “Credo che la necessità di raccontare
queste vicende e questa esperienza – aggiunge l’autrice – emergano ancora con
più forza rispetto a quella che è l’attualità, anche e soprattutto nel mondo
della comunicazione”. La radio venne chiusa in seguito all’irruzione della
polizia nella sede dell’emittente, il 12 marzo 1977, il giorno dopo ‘i fatti di
Bologna’. Furono arrestati tutti i presenti, accusati di avere avuto un ruolo
negli scontri del giorno prima, in in cui fu ucciso lo studente Francesco
Lorusso. Ma furono tutti prosciolti, perché fu dimostrato che non diressero gli
scontri, ma ne diedero solo notizia in tempo reale.
LE SEI PUNTATE DEL PODCAST
La prima puntata del podcast, intitolata ‘La nascita’ e racconta proprio delle
prime trasmissioni. Tra le voci, quelle di Valerio Minnella, cofondatore e
tecnico di Radio Alice e Franco ‘Bifo’ Berardi, cofondatore, teorico e
scrittore, Wu Ming 1, scrittore e traduttore italiano, membro del collettivo di
scrittori Wu Ming, quella del musicista Patrizio Fariselli, della professoressa
Marta Perrotta dell’Università Roma Tre, esperta di media e radio, del filosofo
Stefano Bonaga e del giornalista Alessandro Canella. La seconda puntata,
‘Scherzare col fuoco’, si concentra su quel linguaggio così diverso da quello
utilizzato dalle altre radio libere. A Radio Alice si utilizza “il nonsense, una
jam verbale in cui il microfono resta sempre aperto a tutti, rompendo tutti i
codici mediatici”. La terza puntata è intitolata ‘Il mio canto libero’ e
approfondisce il tema della musica. Perché dagli Area al jazz fino al punk, ogni
sperimentazione sonora trova il suo posto a Radio Alice. Tra le mura delle
emittenti si ascoltano gli stessi suoni delle feste ai Giardini Margherita e
delle bande in piazza. Il quarto episodio è intitolato “In piazza Grande” e
prende in esame la Bologna del 1977: occupazioni all’Università, femminismo,
riscatto sociale con i cortei in piazza. Si arriva ai giorni del Carnevale del
Drago. La tensione cresce e le università sono occupate: è il 20 febbraio e, per
aggirare il divieto di manifestazione, la domenica di Carnevale esce in corteo
il Drago cinese preparato dagli studenti del Dams. Diventerà un altro simbolo
del movimento bolognese. Radio Alice, anche questa volta c’è. E registra. Manca
poco all’11 marzo, il giorno che segnò inesorabilmente la storia e il futuro
della radio. La quinta puntata del podcast si chiama “Canzone per Francesco” e
racconta i momenti che hanno portato dall’uccisione di Lorusso alla guerriglia
urbana. Il movimento insorge e Radio Alice racconta. Il podcast si chiude con
“Una musica ribelle”. Si rivivono i momenti della chiusura della piccola
emittente. È la fine di un sogno. O forse no.
L'articolo Radio Alice e i movimenti del ’77, a cinquant’anni dalla nascita il
podcast che la racconta attraverso i suoi suoni. Una storia più attuale che mai
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La Iena cade ma si rialza!” è questo il titolo dell’ultima puntata del BSMT by
Gianluca Gazzoli con ospite Clementino. Il coach di “The Voice Kids” ha
raccontato anche i momenti difficili della sua vita legati alle dipendenze.
“Sono stato dipendente dalla droga per diversi anni. Avevo poca autostima, non
capivo quante cose belle avevo intorno. Mi rifugiavo nella dipendenza dalla
cocaina ed è stata brutta, è stata tosta. – ha affermato – Ho fatto la comunità
due volte per cocaina, poi sono andato dallo psicologo, poi hanno cercato di
darmi psicofarmaci, ma poi ho rifiutato subito”.
Poi ha aggiunto: “La musica mi ha salvato la vita. Ho sprecato soldi, tempo,
libertà. A un certo punto ho capito che Clementino stava uccidendo Clemente.
Sono andato via da Milano perché eravamo vittime di nottate, nottate, nottate.
Pare che quando vai via sei un fallito. Al ritorno qualcosa si rompe. Ho visto
un po’ di allontanamento”.
E ancora: “Io devo tanto all’hip hop perché ho sempre professato la cultura hip
hop. Forse non stavo bene e quindi non capivo l’importanza di un evento
importante. Dicevo, caspita, sei a fare questa cosa perché stai male? Ho sudato,
perché ho sofferto, ho pianto, ho fatto stare male chi mi era vicino. Ma adesso
ho azzerato tutto, quindi ora mi devono dare tutto quello che mi spetta, tutto.
E allora voglio lavorare in Tv, voglio fare i dischi rap, ne voglio fare altri
trecento”.
Ma le cose sono cambiate: “Medito almeno tre volte al giorno. Ti riporta in pace
con te stesso. Ti cambia la reazione al problema. Vado in India, Costa Rica a
fare meditazione con i nativi. Sono diventato un’altra persona, una cosa buona”.
L'articolo “Ho fatto la comunità due volte per cocaina, poi sono andato dallo
psicologo. Hanno cercato di darmi psicofarmaci, ma ho rifiutato subito”: lo
rivela Clementino proviene da Il Fatto Quotidiano.
Miriam Leone è stata ospite di Gianluca Gazzoli al podcast Bsmt. Nella
chiacchierata con lo speaker radiofonico, l’attrice ha parlato della fotografia
postata negli scorsi giorni su Instagram dall’amico e collega Stefano Accorsi,
che ha mostrato ai followers il suo fisico scolpito. Leone ha raccontato di
essere stata sommersa di telefonate e messaggi dopo lo scatto postato da
Accorsi: “Stefano ha scattato questa foto. Nessun addominale è stato maltrattato
durante questo film! Ha pubblicato questa foto nella piscina dell’hotel di
Tangeri dove noi stavamo tutti insieme. A un certo punto lui esplode con questa
foto ed esplodono i telefoni di tutti noi. Perché le amiche, gli amici sapevano
che eravamo tutti lì…”. La domanda dei conoscenti è stata la stessa: “Ma cosa è
successo al suo fisico?“.
Miriam ha spiegato: “Stefano sta facendo un lavoro bello, rigoroso sul suo
corpo, sulla sua persona che lo porta a stare benissimo”. Leone ha rivelato che
gli amici l’hanno pregata di svelare che cosa mangia Accorsi per avere quel
fisico. I due attori stavano soggiornando insieme nell’hotel di Tangeri perché
fanno entrambi parte del cast del film “Le cose non dette“, scritto e diretto da
Gabriele Muccino.
> @basement_bsmtMiriam Leone ha raccontato reazioni e retroscena di quello
> scatto sul set: una foto di Stefano Accorsi che ha fatto impazzire i social… e
> anche i telefoni degli attori che giravano con lui in quel periodo. ????
> Episodio completo: già lo sai dove ????????♬ suono originale – BSMT
L'articolo “I nostri telefoni sono esplosi, tutti mi chiedevano cosa fosse
successo al suo fisico”: Miriam Leone svela un retroscena sulla foto degli
addominali di Accorsi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un inedito podcast che parla di disabilità con persone con disabilità attraverso
una serie di focus su alcune tematiche fondamentali per una dignitosa qualità di
vita da garantire a tutti senza esclusioni e discriminazioni. È online “Corpi
Politici”, il programma con contenuti audio-video dell’Associazione Luca
Coscioni, ideato e condotto dalla giornalista Valentina Tomirotti, attivista con
disabilità motoria, insieme al co-autore Michele Michelazzo. Si tratta di un
viaggio narrativo che intreccia in particolare le esperienze delle persone con
disabilità e le battaglie portate avanti dalla Coscioni. “L’idea di Corpi
Politici nasce da un’esigenza di portare la disabilità fuori dalla narrazione
pietistica e dentro il dibattito pubblico”, dice a ilfattoquotidiano.it
Tomirotti. “Parliamo di corpi, diritti e scelte che incidono concretamente sulla
qualità della vita delle persone. È un podcast che nasce dall’incontro tra
giornalismo e attivismo, con l’obiettivo di raccontare la disabilità come
questione politica, culturale e sociale, non come fatto individuale”. La prima
stagione della trasmissione digitale – composta da quattro episodi – affronta
altrettanti temi centrali per la quotidianità e i diritti delle persone con
disabilità: accessibilità, ausili, vita indipendente e mobilità. Il podcast è
disponibile da dicembre sulle principali piattaforme audio come Spotify e in
versione video anche su YouTube.
Per i promotori risulta “fondamentale” parlare di argomenti essenziali per le
persone con disabilità con “competenza e senza pietismo, perché non stiamo
parlando di temi tecnici ma di diritti umani”, spiega la co-conduttrice.
Accessibilità, vita indipendente e mobilità ad esempio determinano se una
persona può studiare, lavorare, amare, partecipare alla vita sociale. “Finché
questi diritti non saranno garantiti”, aggiunge Tomirotti, “continueremo ad
avere cittadini di serie A e di serie B”. Tomirotti e Michelazzo hanno ragionato
su un nome, “Corpi politici”, che rappresentasse la realtà, “perché i corpi
delle persone con disabilità sono da sempre regolati, controllati e spesso
esclusi dalle decisioni. Chiamarli ‘politici’ – continua Tomirotti – significa
rivendicare il loro diritto a esistere, scegliere e partecipare. Il corpo
diventa così luogo di conflitto, ma anche di autodeterminazione”.
Come giornalista conduttrice del podcast insieme alla Coscioni la “complessità
maggiore vissuta”, spiega a ilfattoquotidiano.it Tomirotti, “è stata trovare un
equilibrio tra racconto personale e rigore giornalistico, evitando
semplificazioni e retorica. Alcuni temi trattati sono profondamente sensibili e
richiedono responsabilità, ascolto e precisione. L’obiettivo condiviso con
l’Associazione Coscioni è stato quello di informare, aprire domande e generare
consapevolezza, portando il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra corpo,
diritti e libertà”. Negli anni, l’approccio della Coscioni ha contribuito a
ottenere risultati significativi. Tra questi, il caso di Christian Durso,
giovane con disabilità motoria grave, che grazie a un ricorso ha potuto
diventare il primo studente universitario de La Sapienza a frequentare il corso
di Giurisprudenza ed effettuare esami da remoto. Un altro tema assai
significativo è quello dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche
(PEBA), su cui l’avvocato Alessandro Gerardi ha ottenuto importanti pronunce dei
tribunali di Santa Marinella e Catania, confermando l’obbligo per i Comuni di
dotarsi di piani di accessibilità completi e vincolanti. Un podcast che non è
rivolto esclusivamente alle persone con disabilità ma un più vasto pubblico,
uscendo dai confini degli esperti in materia e degli addetti ai lavori. “Corpi
politici”, afferma Tomirotti, “non parla di ‘altri’ ma di tutti noi. Racconta un
sistema che funziona solo per alcuni e lascia indietro molti. Rappresenta un
invito a cambiare sguardo”, conclude l’attivista, “a riconoscere privilegi da
cancellare e mancanze, e a capire che i diritti delle persone con disabilità
migliorano la qualità della vita dell’intera società”.
L'articolo “Corpi politici”, il podcast che “vuole portare la disabilità fuori
dalla narrazione pietistica e dentro il dibattito pubblico” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Ha avuto un cancro al cervello. Sta ancora soffrendo, ma è una guerriera”. John
Mellencamp ha raccontato così al podcast “Joe Rogan Experience” la battaglia
della figlia Teddi contro un tumore. Il musicista, 74 anni, ha parlato della
malattia diagnosticata nel 2022 e ha ripercorso i momenti difficili vissuti
dalla figlia. Mellencamp, padre di tre figlie, ha condiviso anche alcuni
aneddoti sull’infanzia di Teddi: “A 12 anni perdi il rapporto con i figli e lo
recuperi ai 21. Da piccola era solita chiamarmi per tutto e io le rispondevo
‘Teddi puoi avere un tuo pensiero senza seguire per forza il mio. Non devi
chiedermi tutto’. Ho amato avere dei bambini, peccato che fossi in tour tutto il
tempo“. La 44enne figlia del musicista è diventata famosa grazie alla
partecipazione alla serie tv “Real Housewives of Beverly Hills”
Nel 2022, l’attrice ha scoperto di avere un melanoma al secondo stadio.
Successivamente il cancro si è metastatizzato, raggiungendo il cervello e i
polmoni. Lo scorso maggio, Teddi ha raccontato a Usa Today la battaglia contro
il tumore e le sensazioni vissute durante il periodo della malattia. La donna ha
ricordato il momento della diagnosi: “Quando mi hanno comunicato la notizia del
cancro ero sotto shock, mi sentivo intontita“. Mellencamp ha aggiunto: “Ci
saranno ancora giorni difficili, ma continuo a combattere con le terapie”. A
ottobre, la donna ha condiviso con i fan una notizia positiva: anche se non
ufficialmente in fase di remissione, dopo l’immunoterapia il tumore non era più
rilevabile. Le dichiarazioni di Teddi hanno riempito d’orgoglio papà John, che
al podcast di Joe Rogan ha dichiarato: “Mia figlia è una guerriera”.
L'articolo “A 12 anni perdi il rapporto con i figli e lo recuperi ai 21. Ho tre
figlie, di cui una davvero malata. Ha un cancro al cervello”: John Mellencamp e
il commovente racconto al podcast di Joe Rogan proviene da Il Fatto Quotidiano.