Il bilancio della tempesta Kristin in Portogallo si aggrava: le vittime salgono
a cinque mentre il Paese fa i conti con danni diffusi, migliaia di interventi di
emergenza e circa 450mila utenze ancora senza elettricità. Il ciclone, che ha
colpito il territorio nella notte, ha investito il Paese da nord a sud con
raffiche di vento fino a 150 chilometri orari e piogge torrenziali, causando
crolli, alberi abbattuti e gravi disagi alle infrastrutture.
Secondo quanto riferito dalla Protezione Civile portoghese, quattro delle cinque
vittime si registrano nella provincia di Leiria, una delle zone più colpite. Un
decesso è avvenuto a Vila Franca de Xira, nell’area metropolitana di Lisbona,
dove un’automobile è stata colpita dalla caduta di un albero. Un’altra persona è
morta a Monte Real, nel distretto di Leiria, a causa del crollo di una struttura
metallica. Altre due vittime sono state segnalate nel comune di Leiria, mentre
il quinto decesso è stato confermato nelle ore successive all’aggravarsi
dell’emergenza.
Il maltempo ha provocato migliaia di incidenti e richieste di soccorso. Già a
mezzogiorno di ieri erano stati segnalati oltre 3mila interventi legati a caduta
di alberi, allagamenti e danni strutturali. Nelle prime ore della giornata più
di 850mila persone erano rimaste senza corrente; secondo E-Redes, il gestore
della rete di distribuzione elettrica, questa mattina circa 450mila clienti
risultano ancora senza elettricità, soprattutto nelle aree centrali del Paese.
Le operazioni di ripristino sono in corso, ma la situazione resta critica in
diverse zone.
L’EMERGENZA SI ESTENDE ALLA SPAGNA
La tempesta Kristin ha colpito anche la Spagna, causando forti disagi a Madrid e
in numerose regioni. Nevicate abbondanti e venti intensi hanno interessato
l’Estremadura, dove due camion sono stati ribaltati dalle raffiche, e altre aree
come Andalusia, Castiglia e León, Aragona, Asturie, Navarra e Galizia. L’Agenzia
statale di meteorologia mantiene elevato il livello di allerta per l’arrivo di
due nuovi fronti atlantici, con previsioni di temporali, neve, venti forti e
rischio di esondazioni. A Grazalema, in provincia di Cadice, l’aumento del
livello del fiume Guadalete ha portato all’evacuazione preventiva di alcune aree
di Jerez de la Frontera; sono stati attivati centri di accoglienza per ospitare
alcune centinaia di persone. Sul fronte dei trasporti, sono ripresi dalle 6 del
mattino i collegamenti marittimi dal porto di Algeciras, sospesi per due giorni
a causa della burrasca nello Stretto di Gibilterra. Restano invece chiusi per il
nono giorno consecutivo i collegamenti tra Tarifa e Tangeri, per il persistere
delle condizioni meteo avverse.
IN AVVICINAMENTO VERSO L’ITALIA
Secondo i meteorologi, la tempesta Kristin si sta avvicinando all’Italia, ma in
forma attenuata rispetto all’impatto registrato sulla costa atlantica. Le
autorità continuano a monitorare l’evoluzione del sistema perturbato, mentre in
Portogallo proseguono gli interventi di emergenza e la conta dei danni.
L'articolo Almeno 5 morti per la tempesta Kristin in Portogallo: venti fino a
150 km orari e piogge torrenziali, allerta anche in Spagna proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Le elezioni presidenziali in Portogallo hanno dato ragione ai pronostici che
assegnavano al candidato di Chega André Ventura e a quello socialista Antònio
José Seguro i primi due posti e, di conseguenza, il ballottaggio dell’8
febbraio, ma il verdetto delle urne ha invertito le posizioni. Seguro ha infatti
vinto con il 31,14%, incassando 1.752.325 voti, mentre Ventura, che secondo i
sondaggi avrebbe dovuto stracciare la concorrenza, si è fermato al 23,48%,
raccogliendo 1.321.387 preferenze. Staccati Joao Cotrim Figueiredo (Iniciativa
Liberal) con il 15,99% e l’indipendente Gouveia e Melo, l’ammiraglio al quale fu
affidata la gestione della vaccinazione del Covid, con il 12,34%. Umiliante la
sconfitta del socialdemocratico Marques Mendes, sostenuto dal premier Luìs
Montenegro, quinto con il 12,09%.
E’ stata la notte della riscossa dei socialisti, usciti con le ossa rotte dalle
elezioni del 2025. Il voto delle presidenziali non ha lo stesso valore pratico
di quelle legislative, ma il significato di questo voto indica che, dopo aver
toccato il fondo, il PS ha rialzato la testa. Seguro ha superato la soglia del
30% ed è un risultato rilevante, considerato che la rincorsa partiva da lontano.
I socialisti nel 2025 erano sprofondati al terzo posto nelle politiche,
sorpassati non solo dai socialdemocratici, ma anche dall’estrema destra
populista di Chega. Seguro è un socialista pragmatico, che guarda al centro,
senza però dimenticare gli elementi cardine della sinistra. Ha impostato la sua
campagna elettorale parlando dei problemi del paese, su tutti quelli di un
servizio sanitario in grave difficoltà e di un costo della vita che sta erodendo
le tasche delle persone. Ventura ha puntato invece sulla questione immigrazione,
copiando dalla destra italiana uno slogan di sicuro effetto: prima i portoghesi.
Ventura, scottato da un secondo posto che lo vede ora rincorrere Seguro, ha già
alzato la voce: “Questo voto è una sveglia per la destra. Dobbiamo unirci per
impedire che il nuovo Presidente della Repubblica sia un socialista. Il paese mi
ha dato la leadership della destra”. Dai socialdemocratici arrivano però segnali
contrastanti. Ci sono spaccature. Il candidato socialista ha invitato
“democratici, progressisti e umanisti a unirsi alla mia candidatura per
sconfiggere l’estremismo e coloro che seminano odio e divisione. Siamo un solo
popolo, una sola nazione, un solo Portogallo plurale e inclusivo, rispettoso
delle libertà di tutti. Se sarò eletto, sarò il Presidente di tutto il paese,
fedele alla Costituzione. Lavorerò ogni giorno affinché il popolo portoghese
abbia accesso a un’assistenza sanitaria tempestiva. Mi batterò contro le
disuguaglianze e contro la carenza degli alloggi”.
Il segretario generale del Partito Comunista Paulo Raimundo e il Blocco di
Sinistra hanno annunciato il sostegno a Seguro. Per farcela, il candidato
socialista dovrà però pescare tra i moderati che non approvano la destra
reazionaria di Ventura. Il premier Montenegro ha scelto pilatescamente di non
decidere: “Il partito socialdemocratico non appoggerà nessuno dei due candidati.
Non daremo alcuna direttiva. Ricordo che il mio partito è stato scelto per
guidare il paese e che governiamo la maggior parte dei consigli comunali.
Accetto il verdetto dei portoghesi sulla nostra candidatura di Marques Mendes.
Mi assumo la responsabilità di questo risultato”.
Sono parole a caldo, dopo lo spoglio dei voti e dopo le prime analisi. La
battaglia vera inizia ora. Durerà tre settimane e spaccherà in due un Portogallo
sballottato tra il populismo reazionario e la difesa dei valori democratici,
figli del 25 aprile 1974. La partita si gioca qui, su questo terreno.
L'articolo Portogallo, il socialista Seguro domina il primo turno delle
presidenziali: andrà al ballottaggio con il populista Ventura proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Undici candidati ai nastri di partenza, cinque in corsa secondo i sondaggi per
approdare al secondo turno e uno che, sempre secondo gli ultimi rilevamenti,
dovrebbe avere il posto assicurato per il ballottaggio finale: lo scenario delle
elezioni presidenziali in Portogallo, in programma il 18 gennaio, ripropone il
quadro frammentato emerso nelle politiche del 2025. Un Paese dove, al netto
della crescita dell’astensionismo, il 25% dei consensi è già un successone.
VENTURA, IL FAVORITO ARRIVA DA DESTRA
Il Portogallo è una repubblica semipresidenziale: il Capo dello Stato viene
votato direttamente dal popolo. André Ventura, leader di Chega, schieramento
populista di estrema destra, alleato in Europa di Matteo Salvini, può contare
sul dato più consistente: il 24%. Non è poco per un leader che ha dovuto fare i
conti con una serie di scandali interni – corruzione, pornografia minorile,
persino furti di valigie – ed è stato condannato in tribunale a stracciare i
cartelloni elettorali in cui erano contenuti messaggi di contenuto xenofobo. Il
tema dell’immigrazione è diventato centrale in Portogallo da quando, nel 2019,
Ventura lanciò il suo partito. In una nazione che si affaccia sulle acque
agitate dell’Oceano Atlantico, non ci sono migliaia di barconi che sbarcano
sulle coste. Gli stranieri arrivano con gli aerei. I brasiliani, in particolare,
s’integrano rapidamente, ma anche i rappresentanti delle ex colonie, angolani,
mozambicani, capoverdiani e guineani, maneggiando la stessa lingua, riescono a
inserirsi e a produrre reddito, accettando i lavori più umili e sottopagati. Gli
slogan contro gli stranieri fanno però breccia grazie alla campagna martellante
di Ventura.
GLI SFIDANTI: IL SOCIALISTA, IL “TRUMPIANO”, IL GENERALE ANTI-COVID
Il suo principale oppositore e quindi l’avversario del ballottaggio dell’8
febbraio, dovrebbe essere il socialista José Seguro: viene accreditato di un
23,9%, con tre punti di vantaggio su Joao Cotrim Figueiredo di Iniciativa
Liberal, scosso giovedì dalle accuse di molestie sessuali rivolte da una ex
collaboratrice. Cotrim, indispettito, ha attaccato i giornalisti. In pieno stile
“trumpiano”. Un’ulteriore spinta a Seguro è arrivata da Jorge Pinto, candidato
di Livre, schieramento ecologista, europeista e libertario: ha detto ai suoi
simpatizzanti di “comprendere un eventuali sostegno a chi difende lo stato
sociale e la Costituzione”. Staccati gli altri due candidati che, secondo i
numeri, potrebbero approdare al secondo turno: Luis Manuel Marques Mendes,
sostenuto dai socialdemocratici del premier Luìs Montenegro e l’ammiraglio
Henrique Gouveia e Melo, l’ex militare al quale fu affidata la gestione del
Covid. Mendes, in particolare, è in netto calo nei consensi. Sta pagando la
frammentazione e le beghe del centrodestra, dove una delle questioni più
complicate riguarda la linea da tenere con Chega. Cotrim ha eroso consensi a
Mendes e punta sul voto degli anziani. Un duello tutto interno al centrodestra,
in cui stanno tra Mendes e Cotrim stanno volando gli stracci.
COSA DICONO I SONDAGGI
Il dilemma, a poche ore dal voto, è chiarissimo: chi sfiderà Ventura nel secondo
turno? Il calcolo delle probabilità dice che al 44% sarà duello Ventura-Seguro,
mentre solo il 20% vede una corsa Ventura-Cotrim. Antonio Gomes, direttore
dell’azienda della società di ricerca di mercato Metris Gfk, sostiene che i
sondaggi sono come un derby Benfica-Sporting alla fine del primo tempo: nella
ripresa può accadere di tutto, anche clamorosi ribaltoni. Un invito alla
prudenza e a non prendere per oro colato quello che emerge nelle intenzioni di
voto, ma ci sono elementi fuori discussione: la centralità nel dibattito
politico di Ventura – campione dei social -, una certa linearità di Seguro che
potrà contare nel secondo turno sui voti del resto della sinistra, le divisioni
del centrodestra.
E DIVENTA UNA CAMPAGNA SU CARO-VITA E IMMIGRAZIONE
I due mandati di Marcelo Rebelo de Sousa hanno aumentato l’influenza e il peso
nella vita politica del Presidente della Repubblica. H portato tra la gente la
figura del presidente. E’ diventato un personaggio quasi famigliare: in
Portogallo tutti lo chiamano Marcelo. Non è Mastroianni, ma ha avuto il suo
fascino e l’annuncio di rinunciare ai privilegi concessi agli ex presidenti, per
tornare a fare il professore universitario, è un’eredità morale con la quale
dovrà misurarsi il suo successore. Considerati i poteri limitati conferiti dalla
Costituzione lusitana a un presidente, i temi caldi della società portoghese, su
tutti i problemi della sanità pubblica in grave difficoltà, sono stati
affrontati come se, in realtà, il Portogallo debba scegliere il nuovo premier.
Stessa storia per salari bassi, prezzi in crescita, mercato immobiliare alle
stelle, visti agli immigrati: argomenti centrali nella vita quotidiana dei
cittadini, ma sui quali un presidente può fare ben poco. Non si è parlato o si è
parlato poco di Europa, contesto dove invece un presidente può dare indicazioni
importanti, rappresentando il suo Paese in un momento estremamente delicato per
l’Unione. I giovani, ovvero la fascia di età più astensionista, sono i più
realisti: vogliono un presidente “conciliatore”, che sappia mediare nelle
questioni più delicate. E d’altra parte è proprio questo il ruolo del capo dello
Stato, anche in Portogallo: ricoprire il ruolo di un buon arbitro e tutelare la
Costituzione repubblicana.
“SARÀ IL MAGGIOR SCOSSONE DALLA RIVOLUZIONE DEI GAROFANI”
Come sottolineato su O Pùblico dal sociologo Antònio Barreto, “questa campagna è
stata una vetrina di desideri inconfessabili, di promesse impossibili e di
scontri costituzionali. Quasi tutti hanno pensato ai loro partiti o
schieramenti. O alla loro persona”. Il Portogallo si è allineato ad altre realtà
europee (e non solo). Con un elemento di fondo inquietante: Ventura e il suo
partito di estrema destra, nato nel 2019, sono in pole position per la poltrona
presidenziale. Cinquantadue anni dopo la Rivoluzione dei garofani che il 25
aprile 1974 abbatté la dittatura e riportò la democrazia, è un colpo al cuore.
Ventura ha già messo le mani avanti: “Il Paese ha bisogno di cambiamenti
strutturali profondi. Se sarò eletto, provocherò il maggior scossone al
Portogallo dal 1974”. Uno slogan che può rilevarsi un autogol in vista del
secondo turno, quando si deciderà chi sarà l’erede di Marcelo. Il sentimento
collettivo è infatti che André Ventura dovrebbe vincere il primo turno, ma al
secondo perderebbe contro tutti gli altri. Il teorema è sostenuto da una
certezza collettiva: gli elettori che non sostengono Chega dovrebbero
coalizzarsi per pronunciarsi contro Ventura. Una scommessa, più che una
certezza, ma, attenzione: in politica scommettere è sempre pericoloso.
I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA
André Ventura (Chega), 43 anni, giurista, professore universitario, ex
commentatore sportivo. Il tema principale della sua campagna elettorale è stato
quello dell’immigrazione: è il suo cavallo di battaglia. Nel 2019 fondò Chega,
oggi il secondo partito portoghese. E’ il campione dei social e il più giovane
dei candidati. Nel periodo adolescenziale voleva farsi sacerdote ed entrò in
seminario, ma poi scelse gli studi di giurisprudenza. Appassionato di calcio, è
stato accusato nel 2020 dall’ex giocatore Quaresma, all’Inter dal 2008 al 2010,
di fare “populismo razzista” quando durante la prima ondata del Covid, nel
maggio 2020, propose di confinare la comunità rom. Per questa vicenda Ventura
perse l’incarico di commentatore tv.
Antònio José Seguro (Partito Socialista), 63 anni, professore universitario,
segretario generale del Ps dal 2011 al 2014. Dal 2024 ha una rubrica di commenti
sulla Cnn portoghese. Si definisce “moderato” e ha già annunciato che in caso di
elezioni vorrà mantenere l’attuale dimora perché la moglie Margarida,
farmacista, non vuole allontanarsi dal suo lavoro. Il suo slogan è ispirato dal
nome: vota sicuro.
Joao Cotrim Figueiredo (Iniciativa Liberal), 64 anni, è economista e uomo
d’affari. Ha studiato alla Scuola tedesca e si è laureato alla London School of
Economics. Ha dichiarato che uno dei suoi primi lavori è stato la vendita di
grucce dell’azienda fondata dal bisnonno, mentre a Londra in gioventù avrebbe
servito i cocktail in una galleria d’arte. Nelle ultime settimane ha sorpassato
diversi rivali nei sondaggi, ma alla vigilia del voto è stato accusato da Ines
Bichao, 30 anni, avvocato e consulente legale, di molestie sessuali.
Luis Manuel Marques Mendes (Partito Socialdemocratico), 68 anni, laureato in
giurisprudenza all’Università di Coimbra, una lunga carriera politica, analista
e commentatore in televisione, ha buoni rapporti con il presidente uscente ed è
sostenuto dal premier Luis Montenegro (che fa parte dello stesso partito, membro
del Ppe) ma nelle ultime settimane è scivolato al quinto posto tra i candidati.
Il suo slogan si affida all’età: il valore dell’esperienza.
Henrique Gouveia e Melo, ammiraglio, ex capo di stato maggiore della Marina
portoghese, è nato in Mozambico e ha 65 anni. Ha fatto parte a lungo della
Squadriglia Sottomarina ed è stato il responsabile, da marzo a settembre 2021,
del piano di vaccinazione Covid. In questi mesi, in pubblico si è presentato
sempre in tuta mimetica e ha usato un linguaggio militare. Al termine del suo
mandato, il 98% della popolazione idonea e l’86% del totale si era sottoposto
alla vaccinazione. Si definisce un socialdemocratico all’antica che rifiuta il
neoliberismo. “Credo nella socialdemocrazia dell’Europa del Nord, con
un’economia competitiva e in cui nessun cittadino viene lasciato indietro”.
L'articolo Le elezioni per il presidente infiammano il Portogallo. Il favorito è
Ventura (sodale di Salvini) che minaccia: “Sarà il maggiore scossone dalla fine
del regime” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non posso dire che il Braga abbia meritato di vincere. Devo dire che il Benfica
meritava di perdere”. José Mourinho non cambia mai. L’allenatore del Benfica –
sempre pungente nelle sue dichiarazioni – questa volta si è scagliato contro i
suoi giocatori, accusati di aver giocato una partita non all’altezza in
semifinale di Taca de Portugal (la Coppa di Portogallo) contro il Braga, persa
1-3, costata l’eliminazione dalla competizione al club di Lisbona.
“Abbiamo perso palloni incredibili, abbiamo concesso diversi contropiedi e preso
un secondo gol inaccettabile“. Poi lo Special One attacca direttamente i suoi
giocatori: “C’è una cosa che auguro loro: ovvero che non dormano e che
riflettano tanto quanto me. E poi, domani, potremo iniziare a parlare, cosa che
non è accaduta nello spogliatoio”.
L’allenatore ex Inter ha raccontato di un suo sfogo nello spogliatoio dopo la
sconfitta, con nessuno dei calciatori che ha però preso parola per dire la
propria opinione e confrontarsi con il tecnico: “C’è stato solo un monologo, il
mio, ma io preferisco il dialogo e non ho percepito nessuna apertura da parte
loro. Discuteremo con i giocatori le differenze tra il primo e il secondo tempo
e ci prepareremo al meglio per la partita contro il Porto”.
Alla base dell’attacco di Mourinho c’è un approccio sbagliato alla partita,
visti i due gol subiti nella prima mezz’ora: “Mi rifiuto – conclude l’allenatore
– di credere che un giocatore del Benfica possa essere nervoso all’idea di
giocare una semifinale di Coppa di Lega, altrimenti non è un giocatore del
Benfica“.
Dalla prima esperienza al Porto all’ultima al Benfica – sempre in Portogallo –
con in mezzo avventure in quasi tutti i maggiori campionati europei e diversi
successi nazionali e internazionali, José Mourinho non è cambiato. Le sue
conferenze stampa continuano a essere sempre ricche di colpi di scena, come
quella di qualche settimana fa dopo un presunto errore arbitrale in campionato.
Che siano frecciatine nei confronti di arbitri, avversari o suoi giocatori, poco
cambia.
L'articolo “Non posso dire che il Braga meritasse di vincere. Devo dire che il
Benfica meritava di perdere. E ai miei giocatori auguro una cosa”: lo sfogo di
Mourinho proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cristiano Ronaldo sbarca in politica, suo malgrado. Il premier portoghese
socialdemocratico, Luìs Montenegro, nel suo discorso di Natale ha infatti
evocato la figura di CR7 come esempio da seguire “per vincere le sfide che ci
attendono. Non possiamo accontentarci dei buoni risultati ottenuti nel 2025.
Sappiamo che, se rimaniamo così, perderemo terreno rispetto ai progressi degli
altri. Dobbiamo invece approfittare della congiuntura favorevole nei conti
economici per continuare a progredire e a crescere più degli altri. È la
differenza tra giocare per pareggiare o giocare per vincere. La mia opzione è
naturalmente la seconda. Dobbiamo avere la mentalità di Cristiano Ronaldo. Uso
questa metafora sportiva perché esprime bene la scelta che abbiamo davanti.
Creare più ricchezza è il modo per combattere la povertà. Un paese con maggiore
crescita può aumentare i salari e le pensioni, negoziare migliori percorsi di
carriera, investire di più in alloggi e nella sanità. Un esempio: il salario
minimo è aumentato a 920 euro e il nostro piano è raggiungere i 1100 euro entro
il 2029”. Montenegro ha poi bocciato lo sciopero generale di dicembre e ha messo
in guardia le opposizioni, socialisti e Chega: evitate di fare accordi legati
solo ai vostri interessi, bisogna pensare al bene del paese.
I dati del 2025 sono buoni per il Portogallo. L’economia è cresciuta del 2%, con
una previsione di accelerazione al 2,3% nel 2026, alla quale potrebbe però fare
seguito un rallentamento dell’1,7% nel 2027 e dell’1,8% nel 2028. In un contesto
internazionale segnato da tensioni commerciali, l’economia lusitana è riuscita a
limitare i danni della politica dei dazi imposta dalla presidenza americana di
Donald Trump e a mantenere una crescita robusta. Il mercato del lavoro appare
solido, con un tasso di disoccupazione basso e un livello di occupazione ai
massimi storici, ma c’è già un allarme: la riduzione dei flussi migratori, sulla
quale convergono le politiche dei socialdemocratici e dei populisti di Chega,
limiterà l‘evoluzione positiva nei prossimi anni. L’inflazione si è attestata al
2,2% e si prevede al 2,1% nel 2026. Le incognite, come in Italia, sono legate
nel 2026 alla conclusione del PNRR e alle tensioni internazionali, con gli
scenari di guerra che potrebbero aumentare, nonostante le trattative di pace in
corso sul fronte russo-ucraino.
La prima sfida portoghese sarà però interna: il 18 gennaio 2026 si svolgeranno
le elezioni presidenziali e considerata l’attuale incertezza – 14 candidati al
via e sondaggi che indicano sostanziale parità tra i “cavalli” più importanti -,
si rimanderà il verdetto al secondo turno, a febbraio. I socialdemocratici
sognano di fare l’accoppiata governo–presidenza. I socialisti cercano una
rivincita – difficile – dopo la batosta alle elezioni. Chega e il leader André
Ventura sono il terzo incomodo, in realtà scomodo. Il dilemma, per tutti, destra
e sinistra, è la linea da seguire con Chega: dialogo o chiusura totale?
L'articolo Cristiano Ronaldo in politica (suo malgrado). Il premier portoghese:
“Dobbiamo avere la sua mentalità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il candidato André Ventura, uno dei quattordici in pista il 18 gennaio 2026 per
l’elezione del nuovo presidente della Repubblica portoghese, è stato condannato
lunedì a rimuovere immediatamente i cartelloni elettorali nei quali la sua
immagine è accompagnata da questa frase: “Gli zingari devono obbedire alla
legge”. La sentenza è stata emessa dal tribunale civile di Lisbona: il giudice
Ana Barao, accogliendo la denuncia presentata da sei associazioni comunitarie,
ha concesso ventiquattro ore di tempo per rimuovere i manifesti, con una multa
di 2.500 euro per ogni giorno di ritardo. Il leader di Chega, partito populista
di estrema destra, ha annunciato che presenterà ricorso “perché questa sentenza
apre un precedente gravissimo per la Repubblica e per la democrazia. In tutta
Europa, questa decisione appare unica e invece di più libertà e più democrazia,
l’imposizione di rimuovere i cartelloni rafforza il senso di impunità da parte
di una comunità”. Nessun procedimento invece su un’altra comunità presa di mira
da Ventura nella sua campagna elettorale: quella dei cittadini del Bangladesh.
Non c’è stato un pronunciamento per la semplice ragione che non ci sono state
denunce.
La sentenza di Lisbona, emessa lunedì, è stata una delle notizie più rilanciate
dai media nei notiziari della sera. È stata commentata sui social e nelle cene
prenatalizie da milioni di cittadini portoghesi. Da alcune settimane il
dibattito presidenziale è servito a tavola, tra zuppe e baccalà. Quattordici
candidati per la successione di Marcelo Rebelo de Sousa sono un record. E la
scelta da parte del presidente in uscita di rinunciare ai privilegi concessi a
chi ha servito il Paese nel ruolo più importante – ufficio, segretario,
attendente, auto e benzina pagata – ha scosso un Portogallo in cui la casta,
come in altre nazioni, rappresenta un’élite dorata.
André Ventura è il nuovo astro della politica lusitana. Ha fondato il partito
Chega nel 2019 e nel 2025 lo ha condotto al secondo posto nelle preferenze dei
portoghesi, preceduto solo dai socialdemocratici del premier Luìs Montenegro. Se
si dovesse andare alle urne in questi giorni, Chega conquisterebbe la medaglia
d’argento, lasciando il bronzo ai socialisti, ancora scossi dall’uscita dalla
scena dell’ex pm Antònio Costa, Presidente del Consiglio Europeo dal 1° dicembre
2024.
L’ascesa dirompente di Chega è legata in gran parte all’istrionismo e alla
spregiudicatezza del suo leader. Avvocato, 42 anni, ex commentatore televisivo
sportivo, Ventura si muove sul solco di Matteo Salvini e dello spagnolo Santiago
Abascal di Vox. Ha assimilato in fretta la lezione degli omologhi europei e ha
accorciato il “ritardo” populista del Portogallo, rilanciando temi e slogan
degli schieramenti demagogici del vecchio continente. La candidatura alla
presidenza della Repubblica è l’ultimo passo di un’ascesa irresistibile. Nei
sondaggi, Ventura lotta per la prima posizione, anche se appare quasi
impossibile – ma in politica mai dire mai – che possa succedere a Marcelo, come
chiamano affettuosamente i portoghesi l’attuale presidente.
Il problema, come rilevato in un editoriale firmato dal direttore aggiunto di O
Pùblico, Pedro Candelas, è che il populismo di Chega ha qualche problema con la
giustizia: “Rappresenta una contraddizione insanabile nel partito che si
alimenta di indignazioni e risentimenti”. In effetti, basta scorrere i reati
commessi da alcuni esponenti di Chega per avere un campionario di misfatti ed
orrori, tra valigie rubate all’aeroporto, guida in stato di ebbrezza,
incitamento all’odio, prostituzione di minori e abusi sessuali su minori. Una
sfilza di crimini che, per ora, non ha frenato l’ascesa del partito che ha
scelto come slogan la parola “Basta!”. Una parola che, pronunciata contro,
potrebbe fermare la corsa di Ventura. Già, ma quando?
L'articolo “Gli zingari devono obbedire alla legge”: il leader portoghese di
estrema destra Ventura condannato a rimuovere i manifesti elettorali proviene da
Il Fatto Quotidiano.
A partire da marzo 2026 non si potrà più andare alle Azzorre in low-cost.
Ryanair ha infatti annunciato che interromperà tutti i voli per le isole
portoghesi dell’Atlantico a causa delle elevate tariffe aeroportuali e
dell’inazione del governo: la compagnia aerea irlandese leader nel settore delle
tariffe a basso prezzo ha spiegato che lo stop partirà “dal 29 marzo 2026, a
causa degli elevati diritti aeroportuali, stabiliti dal monopolista aeroportuale
francese Ana, e dell’inerzia del governo portoghese, che ha aumentato le tariffe
di navigazione aerea del +120% dopo il Covid e ha introdotto una tassa di
viaggio di 2 euro, in un momento in cui altri stati dell’Unione Europea (Ue)
stanno abolendo le tasse di viaggio per garantire che la crescita della capacità
sia limitata”.
La società sostiene che “purtroppo, il monopolista Ana non ha in programma di
aumentare la connettività low cost verso le Azzorre”, criticando il monopolio
della società e aggiungendo che Ana “non deve affrontare concorrenza in
Portogallo, il che le ha permesso di realizzare profitti da monopolio aumentando
i diritti aeroportuali portoghesi senza alcuna penalità, in un momento in cui
gli aeroporti concorrenti di altri paesi dell’Ue stanno riducendo i diritti per
stimolare la crescita”.
Ryanair chiama in causa anche Lisbona, sostenendo che il governo portoghese
abbia il dovere di intervenire per garantire un libero mercato nel settore. La
lowcost ha aggiunto che che gli aeroporti nazionali sono parte fondamentale
dell’infrastruttura nazionale, soprattutto in una regione insulare come le
Azzorre e che quindi è opportuno che siano a beneficio del popolo portoghese e
non di un monopolio aeroportuale francese”.
L'articolo “Stop ai voli, le tariffe aeroportuali sono troppo alte”: Ryanair
abbandona la tratta delle Azzorre a causa dei costi elevati e del monopolio
francese sulle isole proviene da Il Fatto Quotidiano.
Follia di Cristiano Ronaldo, che con una gomitata rischia di aver rovinato la
sua ultima apparizione ai Mondiali. CR7 è stato espulso al 60esimo della sfida
tra il suo Portogallo e l’Irlanda, persa a sorpresa dai lusitani per 2 a 0. Ma a
prendersi la scena è stato il bruttissimo gesto di Ronaldo, che ha assestato una
gomitata volontaria alla schiena del difensore irlandese Dara O’Shea. L’arbitro
aveva optato per l’ammonizione, ma è stato richiamato al Var: cartellino rosso
solare. Ma le conseguenze per Ronaldo potrebbe essere ben peggiori: rischia
seriamente di essere squalificato per i Mondiali 2026, gli ultimi della sua
carriera.
Andiamo con ordine. Il Portogallo con questa sconfitta deve ancora qualificarsi
alla prossima Coppa del Mondo. Adesso guida il Gruppo F con 10 punti, due in più
dell’Ungheria e tra in più dell’Irlanda. Deve vincere l’ultima partita domenica
16 novembre contro l’Armenia per aver l’accesso sicuro ai Mondiali che si
giocheranno la prossima estate tra Usa, Canada e Messico.
Per Ronaldo paradossalmente potrebbe essere lo scenario peggiore. Il rosso
rimediato in Irlanda infatti gli costerà come minimo due giornate di squalifica.
Significa che, se il Portogallo si qualificherà come previsto, CR7 salterà
almeno la prima partita dei Mondiali. Le norme disciplinari Fifa prevedono che
una squalifica “di almeno due partite per gioco violento grave”. La squalifica
però può essere “di almeno tre partite per condotta violenta” o “di almeno tre
partite o per un periodo appropriato di tempo in caso di aggressione, inclusa la
gomitata”.
Se la gomitata di Ronaldo dovesse essere giudicata come condotta violenta, il
portoghese rischia di saltare due delle tre partite del girone ai Mondiali.
Infatti, l’eventuale squalifica si applicherebbe alle partite ufficiali e non
potrebbe essere scontata in amichevoli pre-torneo. Ronaldo, che compirà 41 anni
a febbraio, punta a partecipare al suo sesto Mondiale, un record. Ma la sua
ultima Coppa del Mondo rischia di essere rovinata da questo gesto. Con Ronaldo
che è stato perfino deriso dal pubblico irlandese all’Aviva Stadium. Ronaldo ha
lasciato il campo tra i fischi e gli sfottò: ha applaudito e ha alzato entrambi
i pollici in un apparente gesto sarcastico. Ma sulle conseguenze del suo gesto
c’è poco da scherzare.
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rosso per la folle gomitata a O’Shea: deriso dal pubblico irlandese proviene da
Il Fatto Quotidiano.