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“Avevo intenzione di intervistare Diogo Jota, ma è morto, accidenti”: bufera sul direttore di El Heraldo Deportes
“Avevo intenzione di intervistare Diogo Jota, ma è morto, accidenti!”. Ha indignato tutto il mondo del calcio la battuta macabra scritta su X da Edgar Valero, giornalista messicano e direttore dello sport del Heraldo Media Group in Messico. E pensare che il post in teoria doveva servire a scusarsi per un errore inquietante apparso in un suo articolo sull’amichevole tra Messico e Portogallo prevista per il prossimo 29 marzo. Nell’articolo in questione, uscito su El Heraldo Deportes di lunedì 9 marzo, Valero aveva scritto: “Martínez sfrutterà l’assenza di Ronaldo per testare Gonçalo Ramos e valutare il ritorno di Diogo Jota“. L’ex attaccante del Liverpool e della nazionale portoghese, come tutti sanno, è purtroppo deceduto a luglio 2025 in un terribile incidente stradale in cui è morto anche il fratello. L’errore è gravissimo, imperdonabile. Infatti in breve tempo ha scatenato le critiche di tutti gli appassionati in Messico, Portogallo e Inghilterra. Valero però ha reagito con una risposta scomposta, in cui oltre alla già citata battuta macabra ha anche scritto: “Vabbè… la prossima volta mi assicurerò che il tizio in questione sia ancora vivo“. Una leggerezza e una superficialità imperdonabili, che ovviamente hanno provocato una nuova ondata di critiche. A quel punto, il giornalista messicano ha provato a rimediare con un lungo post in cui ha tentato di giustificare il suo errore: “Okay, spieghiamo chiaramente cosa è successo. È un grave errore, lo ammetto. Mi sono reso conto a malapena di quello che avevo scritto. E tra l’altro, so, naturalmente, che Jota è purtroppo scomparso. Mentre scrivevo l’articolo, ho pensato a Rafael Leao“, ha scritto. La sua spiegazione però è quasi incomprensibile: “Ma mi è venuto in mente il nome di Jota e, rileggendo l’articolo, mi sono accorto del mio errore. L’ho corretto, ma alcuni maniaci del computer hanno salvato la versione che avevo inviato circa 25 minuti prima. Riconosco il mio errore e mi scuso con chiunque si sia sentito offeso. Non c’è molto altro da aggiungere”. Sì, invece: Diogo Jota non meritava questo trattamento. L'articolo “Avevo intenzione di intervistare Diogo Jota, ma è morto, accidenti”: bufera sul direttore di El Heraldo Deportes proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Portogallo sfiancato dalla tempesta Kristin, la ministra degli Interni costretta a dimettersi. E il decreto sugli aiuti è fermo
“Sabato non piove!” titola il giornale O Pùblico nella pagina dei commenti. È la grande notizia che aspettavano i portoghesi, sfiancati da quaranta giorni di acqua e da una serie di tempeste. Nelle zone più colpite, gommoni e chiatte sono i mezzi circolanti per le vie di paesi e cittadine. La furia si è abbattuta prima a Leiria, poi ha allargato il suo raggio di devastazione. La rottura della diga del fiume Mondego ha spaccato in due il paese: all’altezza di Coimbra, celebre città universitaria, la piena fuori controllo ha fatto crollare l’autostrada A1, paragonabile all’Autosole italiana. È la via maestra Nord-Sud. Lo squarcio che ha devastato la corsia esterna è impressionante: serviranno mesi per i lavori di ripristino. Chi viaggia da Porto a Lisbona o viceversa dovrà fare alcune varianti. Allarme rosso anche a Montemor-o-Velho, dove però finora non ci sono state evacuazioni. Cronache di un paese allo stremo: sedici vittime, una ministra – Maria Lùcia Amaral era la responsabile degli Interni – costretta a dimettersi, danni pesantissimi, centinaia di persone ancora senza elettricità quindici giorni dopo il passaggio della tempesta Kristin, il 28 gennaio, la più devastante. È stato un susseguirsi di cicloni, una staffetta malefica. I tornado sono sempre battezzati con nomi persino nobili, vedi il penultimo, Leonardo, ma lasciano, al loro passaggio vittime, distruzione e disperazione. La politica, ancora una volta, si è mostrata impreparata di fronte ai cataclismi. In queste ore, il premier socialdemocratico Luìs Montenegro e il presidente della Repubblica uscente Marcelo Rebelo de Sousa sono al fronte, insieme, ma quando a gennaio il maltempo iniziò a sferzare il Portogallo, i rappresentanti del governo latitarono. Visite lampo e ritorno a Lisbona. È stato Marcelo, come chiamano tutti il presidente in uscita, a dare il segnale. Gli sfollati, i cittadini al buio e i disperati si sono sentiti a lungo isolati, confortati solo dalla protezione civile, dai pompieri – anche in Portogallo un’istituzione esemplare – dai militari e dai volontari, eterni angeli del fango. Le televisioni da settimane producono dirette no stop dalle zone più tartassate. La zona rossa è in questo momento quella che accompagna il fiume Mondego fino all’Atlantico. È il corso d’acqua più lungo a nascere in Portogallo. Sorge nella Serra da Estrela, percorre il paese da Nord-Est a Sud, attraversa Coimbra e sfocia a Figueira da Foz, uno dei corridoi dell’Oceano Atlantico. L’ultima depressione in corso è quella ribattezzata Nils, come Liedholm, il grande svedese del calcio italiano. A Coimbra, è stata ordinata l’immediata evacuazione di tremila persone. Sono state chiuse le scuole e sgombrate tre case di riposo. Il presidente dell’Agenzia portoghese dell’ambiente, Pimenta Machado, ha definito “brutali” le precipitazioni che flagelleranno l’area fino a sabato. Secondo le stime, in 48 ore potrebbe cadere il 20% della pioggia che si registra in un intero anno. Prima di Coimbra, era stata Leiria a essere travolta dall’acqua: allagamenti, evacuazioni, lo stadio di calcio con il tetto spazzato via dal vento che ha raggiunto, in questa staffetta di tornadi, la forza di 172 kmh. Le tempeste hanno investito anche la politica: la ministra degli Interni, Amaral, è stata costretta a dimettersi di fronte ai ritardi dei soccorsi. La Amaral è stata una figura di spicco del Portogallo durante gli anni pesanti della “troika”. È un’eccellente giurista, ma non aveva il profilo giusto per ricoprire un ruolo come quello del dicastero degli interni. Nella gestione di questa emergenza, ha commesso errori e alla fine ha pagato il conto per tutti, ma ha sbagliato anche chi, come il premier Montenegro, l’aveva imposta nella lista dei ministri. Il Portogallo è oggi un paese nudo, costretto a confrontarsi con le sue problematiche, alcune delle quali di lungo corso – la cura e la prevenzione del territorio, mezzi di intervento limitati -, ma altre, invece, figlie dei tempi moderni. Manca il personale sanitario negli ospedali e manca manodopera per gli interventi di primo livello. Gli immigrati potrebbero essere una fonte di aiuto, ma il vento della politica, sostenuto dal partito populista di estrema destra Chega, frena in questa direzione. Come in tutti i drammi, anche in questa vicenda c’è un paradosso. All’origine di queste tempeste che si passano il testimone e hanno devastato il centro del Portogallo, c’è infatti la posizione del mitico anticiclone delle Azzorre, celebre regolatore del tempo in buona parte d’Europa. Per una ragione misteriosa, all’inizio del 2026 si è posizionato più a Sud. Nella sua collocazione abituale, è uno scudo che protegge il Portogallo e indirizza il maltempo verso l’Inghilterra e le coste occidentali della Francia settentrionale. Ora che si è sistemato più in basso, ha lasciato terreno libero ai tornadi di raggiungere la penisola iberica. Il Portogallo, rispetto alla Spagna, ha pagato il prezzo più pesante. Il governo di Lisbona ha chiesto aiuto all’Europa, intervenendo sul PNRR. Bruxelles ha negato il prolungamento delle scadenze – il prossimo settembre – e la strada a questo punto più percorribile è quella di una revisione del piano portoghese. Il premier Montenegro ha assunto a interim la gestione degli Interni. Il nuovo presidente della Repubblica, Antònio Seguro – entrerà nelle sue funzioni il 9 marzo – si è impegnato a non lasciare soli i cittadini colpiti da questa serie di calamità. La politica, però, come sempre è prigioniera della sua lentezza: il decreto legge che mette a disposizione fondi straordinari è ancora fermo. Montenegro annuncia che “tutto il dispositivo dello Stato è in campo”, ma migliaia di persone continuano a essere senza luce, senza telefono e senza internet. Una fetta di Portogallo al buio e con l’incognita di una ricostruzione da affrontare con fondi, per ora, limitati. L'articolo Portogallo sfiancato dalla tempesta Kristin, la ministra degli Interni costretta a dimettersi. E il decreto sugli aiuti è fermo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Seguro sarà presidente del Portogallo, ma l’estrema destra non può lamentarsi: dove si arriverà?
di Giovanni Muraca António José Seguro, candidato sostenuto dalla sinistra in Portogallo, prenderà il testimone di Presidente della Repubblica da Marcelo Nuno Duarte Rebelo de Sousa. Una presidenza, quella di Seguro, che sposta l’ago della bilancia a sinistra dopo quasi vent’anni. Ma pur avendo vinto con oltre il 66% e soprattutto nei grandi centri, anche Chega!, partito di estrema destra, non può lamentarsi. André Ventura, leader del nuovo partito di stampo nazionalista nostalgico di Salazar, ha portato casa un risultato che supera il 30%. Ventura si era già candidato alla presidenza nel 2021 portando a casa un risultato un 12%, risultato che quest’anno si è quasi triplicato. Il tema singolare di queste elezioni non sono tanto gli elettori residenti nella Lusitania bensì i fuori sede. Se il leader del partito di opposizione ha portato a casa un gran risultato alle presidenziali 2026 è grazie a loro. Chega! nasce dalla scissione della frangia più estremista del PSD (Partito Socialdemocratico) attualmente al Governo. Un partito che s’insedia nell’Assemblea della Repubblica grazie alla precedente carriera dello stesso leader nel partito governante (PSD) e che pian piano strappa voti alla destra moderata che, come in molti paesi europei, si spostano “più a destra”. Chega!, in Europa, fa parte di Patriots.eu (“I Patrioti”) la coalizione di cui fanno parte l’AfD tedesca e, in Italia, la Lega di Salvini. Due storie, quelle del partito portoghese e quello italiano, che sono sotto la lente d’ingrandimento. Seppur con tempi – giustamente – diversi, vista la storia che precede il paese lusitano (il Portogallo esce dalla dittatura nel 1974 mentre noi quasi trent’anni prima), la voglia di tornare indietro è forte ed è quello che si può cominciare a evincere dalla rimonta di alcuni partiti in Europa che prima non potevano neanche essere menzionati. Ma tornare indietro, dove? A cosa? A quei valori che, se vogliamo, incarnerebbero l’estrema destra o semplicemente che – come molti sociologi dicono – dopo un periodo dove tutto si mette in discussione – vedi durante il periodo pandemico – anche la propria vita, si ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa dopo che quel periodo ci ha ridimensionati ricordandoci che non siamo immortali? Eppure, qualunque sia la paura, i risultati parlano chiaro: i partiti che una volta erano stati banditi rimontano. Un altro tipo di comunicazione che soffia sulla pancia dell’elettorato e che mette in discussione – e in crisi – la sinistra mondiale. Un po’ per le continue metamorfosi dei valori che dovrebbe rappresentare che prendono derive elitarie e snob le quali fanno sì che il sangue dell’elettore ribolla e voti di pancia mentre deve barcamenarsi a sopravvivere davanti un’inflazione strisciante, che lo mette in ginocchio. Perlopiù parlando una lingua sconosciuta che rende tutta la situazione ancora più frustrante. Una comunicazione semplice che soffia sul sentiment generale di paura che la destra usa a suo favore, ma che effettivamente non risolve i problemi. Ma al pari dei risultati in generale, è efficace, fa centro. Se quest’ipotesi sarà confutata, anche nel nostro paese vedremo l’ultima scissione avvenuta in casa Lega con “Futuro Nazionale” del generale Vannacci. Altro partito che si posiziona al livello del suo “cugino” portoghese Chega!, molto più a destra degli attuali partiti, il che potrebbe essere davvero una dinamite nella coalizione dell’attuale Governo mangiando voti dei delusi non solo leghisti: anche FdI di Meloni – e forse sarà quello più colpito – dovrà fare i conti con l’arrivo del nuovo fronte che potrebbe ricevere l’appoggio molti delusi. Delusi che potrebbero fare da assist al progetto di trasformazione moderata della Premier travasando la frangia “nostalgica” e tutte le sue declinazioni verso il nuovo “Futuro” senza che faccia niente. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Seguro sarà presidente del Portogallo, ma l’estrema destra non può lamentarsi: dove si arriverà? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Portogallo, il socialista Seguro è il nuovo presidente della Repubblica. Ma l’estrema destra di Ventura supera il 30 per cento
“Il mio obiettivo è servire il Paese”. Sono le prime parole del nuovo presidente della Repubblica portoghese, Antònio José Seguro, 63 anni, quando, alle 20.37, lascia casa, accompagnato da moglie e figli, per dirigersi verso il centro culturale e congressuale di Caldas da Rainha, dove è pronta la festa. Il candidato socialista ha centrato un successo storico, ottenendo il 66,8% dei voti: il numero delle preferenze ha superato il record ottenuto nel 1991 da Mario Soares. Seguro si è imposto a Lisbona, Porto e nella città universitaria di Coimbra, mentre ha perso a Faro, Madeira e Portalegre. Il voto all’estero ha premiato l’avversario, André Ventura, leader di Chega, lo schieramento di estrema destra populista: gli emigranti, paradosso che spiega tante cose, hanno sostenuto chi si batte in Portogallo contro l’immigrazione. Seguro ha però compiuto l’impresa di riunire le forze democratiche, non solo quelle della sinistra. “Il nostro popolo è il migliore del mondo. Ha saputo compiere il suo dovere civico anche in condizioni di emergenza come quelle causate dalle tempeste che si sono abbattute nel Paese nelle ultime settimane”. Dopo venti anni, Seguro ha riportato i socialisti nel palazzo di Belém, residenza ufficiale dei capi dello Stato. Sarà la sua casa per cinque anni dal 9 marzo, anche se la moglie non sarà sempre al fianco, per rispettare i personali impegni di lavoro. Mezz’ora dopo la chiusura dei seggi, Ventura ha riconosciuto la sconfitta: “Seguro ha vinto, gli auguro buon lavoro”. Il premier socialdemocratico, Luìs Montenegro, ha parlato a Porto: “Mi complimento con Seguro, sono convinto che ci sarà cooperazione nell’interesse della stabilità politica e dello sviluppo del Paese”. Seguro ha trionfato, come era nelle previsioni, ma Ventura, pur battuto nella corsa presidenziale, non ha perso quella politica. Sapeva che non avrebbe avuto chance di diventare il nuovo capo dello stato, ma il risultato che cercava era quello di superare la soglia del 30%, per accreditarsi come nuovo leader della destra. Il 33,2% dei voti, trasferito sullo scacchiere politico, significa che oggi Chega rappresenta non solo la forza più consistente della destra, ma anche il maggior partito del Portogallo. L’operazione non è matematica, ma quando un terzo del Paese esprime la preferenza per Ventura, significa che la consistenza di Chega non solo si sovrappone ai socialdemocratici, ma diventa il vero avversario dei socialisti. Ventura ha già lanciato la nuova sfida: “Guidiamo la destra in Portogallo e presto governeremo questo paese. Non abbiamo ancora vinto, ma siamo sulla strada giusta per farcela”. Il grande sconfitto di questo voto è il premier Montenegro. Ha sbagliato la scelta del candidato di Allenza Democratica, Luis Manuel Marques Mendes, addirittura quinto nel turno del 18 gennaio. Ha gestito male le tre settimane che hanno preceduto il ballottaggio, chiudendosi nel silenzio e lasciando libero il suo elettorato di esprimersi tra Seguro e Ventura. Non è un caso se, nel messaggio di felicitazioni, Montenegro abbia subito strizzato l’occhio al nuovo presidente. Ventura è il suo vero nemico ed è scontato che il governo in carica, di centrodestra, dovrà fare i conti con l’aggressività del leader di Chega. Seguro potrà mediare, ma i poteri in una repubblica semipresidenziale sono limitati. Il Portogallo entra in una nuova fase politica e sarà interessante verificare come cavalcheranno i socialisti il successo presidenziale dopo la sconfitta alle legislative del 2025. Il trionfo di Seguro è il segnale che il partito ha rialzato la testa. Il nuovo segretario, José Luìs Carneiro, ha lanciato un messaggio pieno di significati: “La vittoria di Seguro appartiene a tutti i democratici. E’ il trionfo della speranza sul risentimento, delle libertà, dei diritti e delle garanzie di tutti i cittadini, dei valori della Costituzione. Questo successo proviene da un ampio campo politico che va dall’estrema sinistra del Partito Socialista al centro-destra e alla destra democratica. È la vittoria di tutti gli umanisti”. Seguro ha incassato gli auguri e il plauso delle autorità europee: il connazionale e presidente del Consiglio europeo Antònio Costa, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Il presidente francese Macron è stato tra i primi a congratularsi attraverso i social. Seguro si è tolto la soddisfazione di battere l’avversario a Mem Martins, la città dove Ventura è cresciuto e dove il leader di Chega il 28 gennaio aveva dichiarato la sua ferrea volontà di vincere. Dalla sua roccaforte, Seguro ha ricordato le 14 vittime del maltempo delle ultime due settimane. “Visiterò le zone colpite per garantire che gli aiuti arrivino. Non le dimenticherò e non le abbandonerò. La risposta al dolore non è gridare. E’ lavorare e c’è molto da fare”. L'articolo Portogallo, il socialista Seguro è il nuovo presidente della Repubblica. Ma l’estrema destra di Ventura supera il 30 per cento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Portogallo al bivio: il ballottaggio per le presidenziali è un referendum sulla svolta a destra trumpiana. “Questo voto ci dirà dove va il Paese”
Il ballottaggio di domenica 8 febbraio che opporrà il candidato socialista Antònio José Seguro e il leader del partito di estrema destra Chega André Ventura non stabilirà solo chi sarà il sesto presidente della repubblica del Portogallo dal 1976 a oggi e succederà a Marcelo Rebelo de Sousa, ma fornirà un quadro reale sulla solidità della democrazia in questa nazione all’estremità sudoccidentale dell’Europa. Anche in Portogallo soffia infatti il vento del pensiero trumpiano e dello spirito reazionario che vuole picconare i capisaldi delle democrazie. Anche in Portogallo la questione dell’immigrazione domina il dibattito politico, con l’aggravante che da queste parti non ci sono le emergenze di altre nazioni: quaggiù si arriva con l’aereo e con il passaporto. L’Atlantico, con la sua forza distruttiva, non consente sbarchi su navi di fortuna. Proprio una questione legata all’oceano e al clima, la posizione anomala dell’anticiclone delle Azzorre che ha permesso ai cicloni di non trovare opposizione e di scatenare la loro forza distruttrice, ha condizionato l’ultima settimana di campagna elettorale. Piove senza tregua da Natale, ma nelle ultime tre settimane il paese è stato travolto da quattro tempeste, in particolare quella ribattezzata Kristin, che hanno devastato le zone centrali. Il disastro, i ritardi nei soccorsi, la mancanza di un piano di emergenza e le falle complessive del sistema di protezione hanno scosso la popolazione e sono diventati l’ultimo terreno di scontro tra i due candidati. Ventura ha chiesto un rinvio del voto, ma secondo la costituzione questo può avvenire solo in caso di un’emergenza nazionale. Le urne slitteranno solo in alcune aree dove la situazione permane disastrosa – mancano luce e le strade sono impraticabili perché il livello dell’acqua è ancora alto -, ma nel resto del Portogallo si svolgeranno regolarmente. Seguro, in netto vantaggio secondo i sondaggi, ha lanciato invece appelli contro l’astensionismo: è il suo incubo, scrivono i giornali. David Pontes è dal 1° giugno 2023 il direttore di O Pùblico, giornale fondato nel 1990, di vocazione filoeuropea e di area progressista. Insieme a Expresso e Diario de Noticias, è il quotidiano più importante del Portogallo. In questo colloquio con Pontes, il punto sulle elezioni presidenziali dell’8 febbraio. Direttore Pontes, qual è il significato di questo ballottaggio? Considerato che i numeri indicano con chiarezza che Seguro dovrebbe vincere, sarà interessante verificare l’entità dei consensi a favore di Ventura. I voti che riceverà il leader di Chega indicheranno la temperatura del Portogallo nella sua sterzata populista. Sarà un banco di prova anche per il governo conservatore di Luìs Montenegro. Ventura potrebbe sorpassare i numeri dell’attuale coalizione, rendere più forte la destra reazionaria e quindi mettere in difficoltà l’attuale esecutivo. Tradotto, Ventura potrebbe perdere la partita della presidenza della Repubblica, ma vincere quella della politica. Esatto. Se supererà il trenta per cento dei consensi, sarà un perdente di successo. Questo voto, non ci nascondiamo, non eleggerà solo il nuovo presidente, ma ci dirà da che parte sta andando il Portogallo. Gli slogan di Ventura richiamano quelli che in Italia sono da tempo un totem della destra: prima i portoghesi. La questione dell’immigrazione domina la scena politica portoghese da diversi anni. Su questo terreno, Ventura ha costruito le sue fortune. Eppure, in Portogallo non c’è un’emergenza come quella che ha riguardato altre nazioni europee. In Portogallo c’è un problema serio: il razzismo. L’editoriale di O Pùblico dal titolo “Kristin mostrò quello che già sapevamo”, pubblicato il 6 febbraio, mette in evidenza che in Portogallo c’è una questione importante che incide nell’economia e nella gestione del paese: la mancanza di manodopera. La risoluzione del problema passa attraverso l’immigrazione. Esatto, proprio così. Bisogna capire che l’immigrazione è una risorsa. Va gestita bene. La manodopera deve essere qualificata e per farlo, bisogna creare corsi di formazione. Gli immigrati devono avere contratti di lavoro regolari e abitazioni dignitose. La linea politica di Chega non è solo xenofoba, ma anche dannosa sul piano economico. Dove ha sbagliato la sinistra che ha governato questo paese per dieci anni? L’errore è stato quello di non gestire bene il tema dell’immigrazione e di non capire che trascurarlo ha fatto il gioco del populismo dell’estrema destra. Ora però i socialisti si sono resi contro di aver sbagliato e stanno proponendo una serie di misure. Anche Ventura guarda a Trump come altri leader della destra europea? Ventura è un ammiratore di Trump e ha cercato di essere presente alla cerimonia del secondo insediamento. Non ci è riuscito perché Chega non è ancora un partito di grandi dimensioni. In questa campagna elettorale, non si è parlato di politica internazionale, ma il silenzio di Ventura è un silenzio di comodo. Trump è una delle sue stelle polari. Anche in Portogallo la grande tentazione della destra è quella di modificare la Costituzione per restringere gli spazi di libertà? Anche da noi è così. Attenzione, Ventura è laureato in giurisprudenza, conosce bene la materia e sa come muoversi, ma la tentazione è quella. Seguro, in caso di successo, potrà rivelarsi un buon presidente? Seguro ha dimostrato nella campagna elettorale di essere credibile e credo che abbia la capacità di essere un buon presidente, nel rispetto delle sue funzioni. Ha dimostrato di avere a cuore le due reali urgenze del Portogallo: la tenuta del servizio sanitario, l’emergenza degli alloggi. Va però sempre ricordato che in un sistema semipresidenziale, i poteri di un presidente sono limitati. Nel dibattito televisivo curato dalla Cnn portoghese Ventura ha invece puntato sulla demonizzazione dell’avversario. E’ lo stile-Ventura, non è una novità. L'articolo Il Portogallo al bivio: il ballottaggio per le presidenziali è un referendum sulla svolta a destra trumpiana. “Questo voto ci dirà dove va il Paese” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Inondazioni in Spagna e Portogallo, fiumi in piena e città sott’acqua: le immagini dall’alto
Fiumi in piena e terreni sott’acqua in Spagna e Portogallo, a causa delle forti piogge di questi giorni. In Andalusia, il passaggio del ciclone Kristin ha provocato inondazioni e costretto all’evacuazione migliaia di persone. Tra le grandi città portoghesi più colpite si segnalano Porto e Vila Nova de Gaia, sulle due sponde della foce del Douro, che ha superato gli argini nelle prime ore di venerdì mattina. L’acqua ha già raggiunto i negozi del lungofiume, fortunatamente senza causare danni rilevanti. Circa 250 persone, nella notte, hanno dovuto abbandonare le proprie case anche nella provincia di Santare’m, lungo il corso del Tago. Le autorita’ hanno deciso l’evacuazione preventiva quando la portata del fiume aveva raggiunto valori vicini agli 8500 metri cubi al secondo. Stando alle previsioni, il maltempo continuera’ per tutto il fine settimana e domani e’ addirittura previsto l’arrivo di una nuova depressione, “Marta”. L'articolo Inondazioni in Spagna e Portogallo, fiumi in piena e città sott’acqua: le immagini dall’alto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Almeno 5 morti per la tempesta Kristin in Portogallo: venti fino a 150 km orari e piogge torrenziali, allerta anche in Spagna
Il bilancio della tempesta Kristin in Portogallo si aggrava: le vittime salgono a cinque mentre il Paese fa i conti con danni diffusi, migliaia di interventi di emergenza e circa 450mila utenze ancora senza elettricità. Il ciclone, che ha colpito il territorio nella notte, ha investito il Paese da nord a sud con raffiche di vento fino a 150 chilometri orari e piogge torrenziali, causando crolli, alberi abbattuti e gravi disagi alle infrastrutture. Secondo quanto riferito dalla Protezione Civile portoghese, quattro delle cinque vittime si registrano nella provincia di Leiria, una delle zone più colpite. Un decesso è avvenuto a Vila Franca de Xira, nell’area metropolitana di Lisbona, dove un’automobile è stata colpita dalla caduta di un albero. Un’altra persona è morta a Monte Real, nel distretto di Leiria, a causa del crollo di una struttura metallica. Altre due vittime sono state segnalate nel comune di Leiria, mentre il quinto decesso è stato confermato nelle ore successive all’aggravarsi dell’emergenza. Il maltempo ha provocato migliaia di incidenti e richieste di soccorso. Già a mezzogiorno di ieri erano stati segnalati oltre 3mila interventi legati a caduta di alberi, allagamenti e danni strutturali. Nelle prime ore della giornata più di 850mila persone erano rimaste senza corrente; secondo E-Redes, il gestore della rete di distribuzione elettrica, questa mattina circa 450mila clienti risultano ancora senza elettricità, soprattutto nelle aree centrali del Paese. Le operazioni di ripristino sono in corso, ma la situazione resta critica in diverse zone. L’EMERGENZA SI ESTENDE ALLA SPAGNA La tempesta Kristin ha colpito anche la Spagna, causando forti disagi a Madrid e in numerose regioni. Nevicate abbondanti e venti intensi hanno interessato l’Estremadura, dove due camion sono stati ribaltati dalle raffiche, e altre aree come Andalusia, Castiglia e León, Aragona, Asturie, Navarra e Galizia. L’Agenzia statale di meteorologia mantiene elevato il livello di allerta per l’arrivo di due nuovi fronti atlantici, con previsioni di temporali, neve, venti forti e rischio di esondazioni. A Grazalema, in provincia di Cadice, l’aumento del livello del fiume Guadalete ha portato all’evacuazione preventiva di alcune aree di Jerez de la Frontera; sono stati attivati centri di accoglienza per ospitare alcune centinaia di persone. Sul fronte dei trasporti, sono ripresi dalle 6 del mattino i collegamenti marittimi dal porto di Algeciras, sospesi per due giorni a causa della burrasca nello Stretto di Gibilterra. Restano invece chiusi per il nono giorno consecutivo i collegamenti tra Tarifa e Tangeri, per il persistere delle condizioni meteo avverse. IN AVVICINAMENTO VERSO L’ITALIA Secondo i meteorologi, la tempesta Kristin si sta avvicinando all’Italia, ma in forma attenuata rispetto all’impatto registrato sulla costa atlantica. Le autorità continuano a monitorare l’evoluzione del sistema perturbato, mentre in Portogallo proseguono gli interventi di emergenza e la conta dei danni. L'articolo Almeno 5 morti per la tempesta Kristin in Portogallo: venti fino a 150 km orari e piogge torrenziali, allerta anche in Spagna proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Portogallo, il socialista Seguro domina il primo turno delle presidenziali: andrà al ballottaggio con il populista Ventura
Le elezioni presidenziali in Portogallo hanno dato ragione ai pronostici che assegnavano al candidato di Chega André Ventura e a quello socialista Antònio José Seguro i primi due posti e, di conseguenza, il ballottaggio dell’8 febbraio, ma il verdetto delle urne ha invertito le posizioni. Seguro ha infatti vinto con il 31,14%, incassando 1.752.325 voti, mentre Ventura, che secondo i sondaggi avrebbe dovuto stracciare la concorrenza, si è fermato al 23,48%, raccogliendo 1.321.387 preferenze. Staccati Joao Cotrim Figueiredo (Iniciativa Liberal) con il 15,99% e l’indipendente Gouveia e Melo, l’ammiraglio al quale fu affidata la gestione della vaccinazione del Covid, con il 12,34%. Umiliante la sconfitta del socialdemocratico Marques Mendes, sostenuto dal premier Luìs Montenegro, quinto con il 12,09%. E’ stata la notte della riscossa dei socialisti, usciti con le ossa rotte dalle elezioni del 2025. Il voto delle presidenziali non ha lo stesso valore pratico di quelle legislative, ma il significato di questo voto indica che, dopo aver toccato il fondo, il PS ha rialzato la testa. Seguro ha superato la soglia del 30% ed è un risultato rilevante, considerato che la rincorsa partiva da lontano. I socialisti nel 2025 erano sprofondati al terzo posto nelle politiche, sorpassati non solo dai socialdemocratici, ma anche dall’estrema destra populista di Chega. Seguro è un socialista pragmatico, che guarda al centro, senza però dimenticare gli elementi cardine della sinistra. Ha impostato la sua campagna elettorale parlando dei problemi del paese, su tutti quelli di un servizio sanitario in grave difficoltà e di un costo della vita che sta erodendo le tasche delle persone. Ventura ha puntato invece sulla questione immigrazione, copiando dalla destra italiana uno slogan di sicuro effetto: prima i portoghesi. Ventura, scottato da un secondo posto che lo vede ora rincorrere Seguro, ha già alzato la voce: “Questo voto è una sveglia per la destra. Dobbiamo unirci per impedire che il nuovo Presidente della Repubblica sia un socialista. Il paese mi ha dato la leadership della destra”. Dai socialdemocratici arrivano però segnali contrastanti. Ci sono spaccature. Il candidato socialista ha invitato “democratici, progressisti e umanisti a unirsi alla mia candidatura per sconfiggere l’estremismo e coloro che seminano odio e divisione. Siamo un solo popolo, una sola nazione, un solo Portogallo plurale e inclusivo, rispettoso delle libertà di tutti. Se sarò eletto, sarò il Presidente di tutto il paese, fedele alla Costituzione. Lavorerò ogni giorno affinché il popolo portoghese abbia accesso a un’assistenza sanitaria tempestiva. Mi batterò contro le disuguaglianze e contro la carenza degli alloggi”. Il segretario generale del Partito Comunista Paulo Raimundo e il Blocco di Sinistra hanno annunciato il sostegno a Seguro. Per farcela, il candidato socialista dovrà però pescare tra i moderati che non approvano la destra reazionaria di Ventura. Il premier Montenegro ha scelto pilatescamente di non decidere: “Il partito socialdemocratico non appoggerà nessuno dei due candidati. Non daremo alcuna direttiva. Ricordo che il mio partito è stato scelto per guidare il paese e che governiamo la maggior parte dei consigli comunali. Accetto il verdetto dei portoghesi sulla nostra candidatura di Marques Mendes. Mi assumo la responsabilità di questo risultato”. Sono parole a caldo, dopo lo spoglio dei voti e dopo le prime analisi. La battaglia vera inizia ora. Durerà tre settimane e spaccherà in due un Portogallo sballottato tra il populismo reazionario e la difesa dei valori democratici, figli del 25 aprile 1974. La partita si gioca qui, su questo terreno. L'articolo Portogallo, il socialista Seguro domina il primo turno delle presidenziali: andrà al ballottaggio con il populista Ventura proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Le elezioni per il presidente infiammano il Portogallo. Il favorito è Ventura (sodale di Salvini) che minaccia: “Sarà il maggiore scossone dalla fine del regime”
Undici candidati ai nastri di partenza, cinque in corsa secondo i sondaggi per approdare al secondo turno e uno che, sempre secondo gli ultimi rilevamenti, dovrebbe avere il posto assicurato per il ballottaggio finale: lo scenario delle elezioni presidenziali in Portogallo, in programma il 18 gennaio, ripropone il quadro frammentato emerso nelle politiche del 2025. Un Paese dove, al netto della crescita dell’astensionismo, il 25% dei consensi è già un successone. VENTURA, IL FAVORITO ARRIVA DA DESTRA Il Portogallo è una repubblica semipresidenziale: il Capo dello Stato viene votato direttamente dal popolo. André Ventura, leader di Chega, schieramento populista di estrema destra, alleato in Europa di Matteo Salvini, può contare sul dato più consistente: il 24%. Non è poco per un leader che ha dovuto fare i conti con una serie di scandali interni – corruzione, pornografia minorile, persino furti di valigie – ed è stato condannato in tribunale a stracciare i cartelloni elettorali in cui erano contenuti messaggi di contenuto xenofobo. Il tema dell’immigrazione è diventato centrale in Portogallo da quando, nel 2019, Ventura lanciò il suo partito. In una nazione che si affaccia sulle acque agitate dell’Oceano Atlantico, non ci sono migliaia di barconi che sbarcano sulle coste. Gli stranieri arrivano con gli aerei. I brasiliani, in particolare, s’integrano rapidamente, ma anche i rappresentanti delle ex colonie, angolani, mozambicani, capoverdiani e guineani, maneggiando la stessa lingua, riescono a inserirsi e a produrre reddito, accettando i lavori più umili e sottopagati. Gli slogan contro gli stranieri fanno però breccia grazie alla campagna martellante di Ventura. GLI SFIDANTI: IL SOCIALISTA, IL “TRUMPIANO”, IL GENERALE ANTI-COVID Il suo principale oppositore e quindi l’avversario del ballottaggio dell’8 febbraio, dovrebbe essere il socialista José Seguro: viene accreditato di un 23,9%, con tre punti di vantaggio su Joao Cotrim Figueiredo di Iniciativa Liberal, scosso giovedì dalle accuse di molestie sessuali rivolte da una ex collaboratrice. Cotrim, indispettito, ha attaccato i giornalisti. In pieno stile “trumpiano”. Un’ulteriore spinta a Seguro è arrivata da Jorge Pinto, candidato di Livre, schieramento ecologista, europeista e libertario: ha detto ai suoi simpatizzanti di “comprendere un eventuali sostegno a chi difende lo stato sociale e la Costituzione”. Staccati gli altri due candidati che, secondo i numeri, potrebbero approdare al secondo turno: Luis Manuel Marques Mendes, sostenuto dai socialdemocratici del premier Luìs Montenegro e l’ammiraglio Henrique Gouveia e Melo, l’ex militare al quale fu affidata la gestione del Covid. Mendes, in particolare, è in netto calo nei consensi. Sta pagando la frammentazione e le beghe del centrodestra, dove una delle questioni più complicate riguarda la linea da tenere con Chega. Cotrim ha eroso consensi a Mendes e punta sul voto degli anziani. Un duello tutto interno al centrodestra, in cui stanno tra Mendes e Cotrim stanno volando gli stracci. COSA DICONO I SONDAGGI Il dilemma, a poche ore dal voto, è chiarissimo: chi sfiderà Ventura nel secondo turno? Il calcolo delle probabilità dice che al 44% sarà duello Ventura-Seguro, mentre solo il 20% vede una corsa Ventura-Cotrim. Antonio Gomes, direttore dell’azienda della società di ricerca di mercato Metris Gfk, sostiene che i sondaggi sono come un derby Benfica-Sporting alla fine del primo tempo: nella ripresa può accadere di tutto, anche clamorosi ribaltoni. Un invito alla prudenza e a non prendere per oro colato quello che emerge nelle intenzioni di voto, ma ci sono elementi fuori discussione: la centralità nel dibattito politico di Ventura – campione dei social -, una certa linearità di Seguro che potrà contare nel secondo turno sui voti del resto della sinistra, le divisioni del centrodestra. E DIVENTA UNA CAMPAGNA SU CARO-VITA E IMMIGRAZIONE I due mandati di Marcelo Rebelo de Sousa hanno aumentato l’influenza e il peso nella vita politica del Presidente della Repubblica. H portato tra la gente la figura del presidente. E’ diventato un personaggio quasi famigliare: in Portogallo tutti lo chiamano Marcelo. Non è Mastroianni, ma ha avuto il suo fascino e l’annuncio di rinunciare ai privilegi concessi agli ex presidenti, per tornare a fare il professore universitario, è un’eredità morale con la quale dovrà misurarsi il suo successore. Considerati i poteri limitati conferiti dalla Costituzione lusitana a un presidente, i temi caldi della società portoghese, su tutti i problemi della sanità pubblica in grave difficoltà, sono stati affrontati come se, in realtà, il Portogallo debba scegliere il nuovo premier. Stessa storia per salari bassi, prezzi in crescita, mercato immobiliare alle stelle, visti agli immigrati: argomenti centrali nella vita quotidiana dei cittadini, ma sui quali un presidente può fare ben poco. Non si è parlato o si è parlato poco di Europa, contesto dove invece un presidente può dare indicazioni importanti, rappresentando il suo Paese in un momento estremamente delicato per l’Unione. I giovani, ovvero la fascia di età più astensionista, sono i più realisti: vogliono un presidente “conciliatore”, che sappia mediare nelle questioni più delicate. E d’altra parte è proprio questo il ruolo del capo dello Stato, anche in Portogallo: ricoprire il ruolo di un buon arbitro e tutelare la Costituzione repubblicana. “SARÀ IL MAGGIOR SCOSSONE DALLA RIVOLUZIONE DEI GAROFANI” Come sottolineato su O Pùblico dal sociologo Antònio Barreto, “questa campagna è stata una vetrina di desideri inconfessabili, di promesse impossibili e di scontri costituzionali. Quasi tutti hanno pensato ai loro partiti o schieramenti. O alla loro persona”. Il Portogallo si è allineato ad altre realtà europee (e non solo). Con un elemento di fondo inquietante: Ventura e il suo partito di estrema destra, nato nel 2019, sono in pole position per la poltrona presidenziale. Cinquantadue anni dopo la Rivoluzione dei garofani che il 25 aprile 1974 abbatté la dittatura e riportò la democrazia, è un colpo al cuore. Ventura ha già messo le mani avanti: “Il Paese ha bisogno di cambiamenti strutturali profondi. Se sarò eletto, provocherò il maggior scossone al Portogallo dal 1974”. Uno slogan che può rilevarsi un autogol in vista del secondo turno, quando si deciderà chi sarà l’erede di Marcelo. Il sentimento collettivo è infatti che André Ventura dovrebbe vincere il primo turno, ma al secondo perderebbe contro tutti gli altri. Il teorema è sostenuto da una certezza collettiva: gli elettori che non sostengono Chega dovrebbero coalizzarsi per pronunciarsi contro Ventura. Una scommessa, più che una certezza, ma, attenzione: in politica scommettere è sempre pericoloso. I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA André Ventura (Chega), 43 anni, giurista, professore universitario, ex commentatore sportivo. Il tema principale della sua campagna elettorale è stato quello dell’immigrazione: è il suo cavallo di battaglia. Nel 2019 fondò Chega, oggi il secondo partito portoghese. E’ il campione dei social e il più giovane dei candidati. Nel periodo adolescenziale voleva farsi sacerdote ed entrò in seminario, ma poi scelse gli studi di giurisprudenza. Appassionato di calcio, è stato accusato nel 2020 dall’ex giocatore Quaresma, all’Inter dal 2008 al 2010, di fare “populismo razzista” quando durante la prima ondata del Covid, nel maggio 2020, propose di confinare la comunità rom. Per questa vicenda Ventura perse l’incarico di commentatore tv. Antònio José Seguro (Partito Socialista), 63 anni, professore universitario, segretario generale del Ps dal 2011 al 2014. Dal 2024 ha una rubrica di commenti sulla Cnn portoghese. Si definisce “moderato” e ha già annunciato che in caso di elezioni vorrà mantenere l’attuale dimora perché la moglie Margarida, farmacista, non vuole allontanarsi dal suo lavoro. Il suo slogan è ispirato dal nome: vota sicuro. Joao Cotrim Figueiredo (Iniciativa Liberal), 64 anni, è economista e uomo d’affari. Ha studiato alla Scuola tedesca e si è laureato alla London School of Economics. Ha dichiarato che uno dei suoi primi lavori è stato la vendita di grucce dell’azienda fondata dal bisnonno, mentre a Londra in gioventù avrebbe servito i cocktail in una galleria d’arte. Nelle ultime settimane ha sorpassato diversi rivali nei sondaggi, ma alla vigilia del voto è stato accusato da Ines Bichao, 30 anni, avvocato e consulente legale, di molestie sessuali. Luis Manuel Marques Mendes (Partito Socialdemocratico), 68 anni, laureato in giurisprudenza all’Università di Coimbra, una lunga carriera politica, analista e commentatore in televisione, ha buoni rapporti con il presidente uscente ed è sostenuto dal premier Luis Montenegro (che fa parte dello stesso partito, membro del Ppe) ma nelle ultime settimane è scivolato al quinto posto tra i candidati. Il suo slogan si affida all’età: il valore dell’esperienza. Henrique Gouveia e Melo, ammiraglio, ex capo di stato maggiore della Marina portoghese, è nato in Mozambico e ha 65 anni. Ha fatto parte a lungo della Squadriglia Sottomarina ed è stato il responsabile, da marzo a settembre 2021, del piano di vaccinazione Covid. In questi mesi, in pubblico si è presentato sempre in tuta mimetica e ha usato un linguaggio militare. Al termine del suo mandato, il 98% della popolazione idonea e l’86% del totale si era sottoposto alla vaccinazione. Si definisce un socialdemocratico all’antica che rifiuta il neoliberismo. “Credo nella socialdemocrazia dell’Europa del Nord, con un’economia competitiva e in cui nessun cittadino viene lasciato indietro”. L'articolo Le elezioni per il presidente infiammano il Portogallo. Il favorito è Ventura (sodale di Salvini) che minaccia: “Sarà il maggiore scossone dalla fine del regime” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non posso dire che il Braga meritasse di vincere. Devo dire che il Benfica meritava di perdere. E ai miei giocatori auguro una cosa”: lo sfogo di Mourinho
“Non posso dire che il Braga abbia meritato di vincere. Devo dire che il Benfica meritava di perdere”. José Mourinho non cambia mai. L’allenatore del Benfica – sempre pungente nelle sue dichiarazioni – questa volta si è scagliato contro i suoi giocatori, accusati di aver giocato una partita non all’altezza in semifinale di Taca de Portugal (la Coppa di Portogallo) contro il Braga, persa 1-3, costata l’eliminazione dalla competizione al club di Lisbona. “Abbiamo perso palloni incredibili, abbiamo concesso diversi contropiedi e preso un secondo gol inaccettabile“. Poi lo Special One attacca direttamente i suoi giocatori: “C’è una cosa che auguro loro: ovvero che non dormano e che riflettano tanto quanto me. E poi, domani, potremo iniziare a parlare, cosa che non è accaduta nello spogliatoio”. L’allenatore ex Inter ha raccontato di un suo sfogo nello spogliatoio dopo la sconfitta, con nessuno dei calciatori che ha però preso parola per dire la propria opinione e confrontarsi con il tecnico: “C’è stato solo un monologo, il mio, ma io preferisco il dialogo e non ho percepito nessuna apertura da parte loro. Discuteremo con i giocatori le differenze tra il primo e il secondo tempo e ci prepareremo al meglio per la partita contro il Porto”. Alla base dell’attacco di Mourinho c’è un approccio sbagliato alla partita, visti i due gol subiti nella prima mezz’ora: “Mi rifiuto – conclude l’allenatore – di credere che un giocatore del Benfica possa essere nervoso all’idea di giocare una semifinale di Coppa di Lega, altrimenti non è un giocatore del Benfica“. Dalla prima esperienza al Porto all’ultima al Benfica – sempre in Portogallo – con in mezzo avventure in quasi tutti i maggiori campionati europei e diversi successi nazionali e internazionali, José Mourinho non è cambiato. Le sue conferenze stampa continuano a essere sempre ricche di colpi di scena, come quella di qualche settimana fa dopo un presunto errore arbitrale in campionato. Che siano frecciatine nei confronti di arbitri, avversari o suoi giocatori, poco cambia. L'articolo “Non posso dire che il Braga meritasse di vincere. Devo dire che il Benfica meritava di perdere. E ai miei giocatori auguro una cosa”: lo sfogo di Mourinho proviene da Il Fatto Quotidiano.
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