“Avevo intenzione di intervistare Diogo Jota, ma è morto, accidenti!”. Ha
indignato tutto il mondo del calcio la battuta macabra scritta su X da Edgar
Valero, giornalista messicano e direttore dello sport del Heraldo Media Group in
Messico. E pensare che il post in teoria doveva servire a scusarsi per un errore
inquietante apparso in un suo articolo sull’amichevole tra Messico e Portogallo
prevista per il prossimo 29 marzo. Nell’articolo in questione, uscito su El
Heraldo Deportes di lunedì 9 marzo, Valero aveva scritto: “Martínez sfrutterà
l’assenza di Ronaldo per testare Gonçalo Ramos e valutare il ritorno di Diogo
Jota“. L’ex attaccante del Liverpool e della nazionale portoghese, come tutti
sanno, è purtroppo deceduto a luglio 2025 in un terribile incidente stradale in
cui è morto anche il fratello.
L’errore è gravissimo, imperdonabile. Infatti in breve tempo ha scatenato le
critiche di tutti gli appassionati in Messico, Portogallo e Inghilterra. Valero
però ha reagito con una risposta scomposta, in cui oltre alla già citata battuta
macabra ha anche scritto: “Vabbè… la prossima volta mi assicurerò che il tizio
in questione sia ancora vivo“. Una leggerezza e una superficialità
imperdonabili, che ovviamente hanno provocato una nuova ondata di critiche.
A quel punto, il giornalista messicano ha provato a rimediare con un lungo post
in cui ha tentato di giustificare il suo errore: “Okay, spieghiamo chiaramente
cosa è successo. È un grave errore, lo ammetto. Mi sono reso conto a malapena di
quello che avevo scritto. E tra l’altro, so, naturalmente, che Jota è purtroppo
scomparso. Mentre scrivevo l’articolo, ho pensato a Rafael Leao“, ha scritto. La
sua spiegazione però è quasi incomprensibile: “Ma mi è venuto in mente il nome
di Jota e, rileggendo l’articolo, mi sono accorto del mio errore. L’ho corretto,
ma alcuni maniaci del computer hanno salvato la versione che avevo inviato circa
25 minuti prima. Riconosco il mio errore e mi scuso con chiunque si sia sentito
offeso. Non c’è molto altro da aggiungere”. Sì, invece: Diogo Jota non meritava
questo trattamento.
L'articolo “Avevo intenzione di intervistare Diogo Jota, ma è morto, accidenti”:
bufera sul direttore di El Heraldo Deportes proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Portogallo
“Sabato non piove!” titola il giornale O Pùblico nella pagina dei commenti. È la
grande notizia che aspettavano i portoghesi, sfiancati da quaranta giorni di
acqua e da una serie di tempeste. Nelle zone più colpite, gommoni e chiatte sono
i mezzi circolanti per le vie di paesi e cittadine. La furia si è abbattuta
prima a Leiria, poi ha allargato il suo raggio di devastazione. La rottura della
diga del fiume Mondego ha spaccato in due il paese: all’altezza di Coimbra,
celebre città universitaria, la piena fuori controllo ha fatto crollare
l’autostrada A1, paragonabile all’Autosole italiana. È la via maestra Nord-Sud.
Lo squarcio che ha devastato la corsia esterna è impressionante: serviranno mesi
per i lavori di ripristino. Chi viaggia da Porto a Lisbona o viceversa dovrà
fare alcune varianti. Allarme rosso anche a Montemor-o-Velho, dove però finora
non ci sono state evacuazioni.
Cronache di un paese allo stremo: sedici vittime, una ministra – Maria Lùcia
Amaral era la responsabile degli Interni – costretta a dimettersi, danni
pesantissimi, centinaia di persone ancora senza elettricità quindici giorni dopo
il passaggio della tempesta Kristin, il 28 gennaio, la più devastante. È stato
un susseguirsi di cicloni, una staffetta malefica. I tornado sono sempre
battezzati con nomi persino nobili, vedi il penultimo, Leonardo, ma lasciano, al
loro passaggio vittime, distruzione e disperazione. La politica, ancora una
volta, si è mostrata impreparata di fronte ai cataclismi. In queste ore, il
premier socialdemocratico Luìs Montenegro e il presidente della Repubblica
uscente Marcelo Rebelo de Sousa sono al fronte, insieme, ma quando a gennaio il
maltempo iniziò a sferzare il Portogallo, i rappresentanti del governo
latitarono. Visite lampo e ritorno a Lisbona. È stato Marcelo, come chiamano
tutti il presidente in uscita, a dare il segnale. Gli sfollati, i cittadini al
buio e i disperati si sono sentiti a lungo isolati, confortati solo dalla
protezione civile, dai pompieri – anche in Portogallo un’istituzione esemplare –
dai militari e dai volontari, eterni angeli del fango.
Le televisioni da settimane producono dirette no stop dalle zone più tartassate.
La zona rossa è in questo momento quella che accompagna il fiume Mondego fino
all’Atlantico. È il corso d’acqua più lungo a nascere in Portogallo. Sorge nella
Serra da Estrela, percorre il paese da Nord-Est a Sud, attraversa Coimbra e
sfocia a Figueira da Foz, uno dei corridoi dell’Oceano Atlantico. L’ultima
depressione in corso è quella ribattezzata Nils, come Liedholm, il grande
svedese del calcio italiano. A Coimbra, è stata ordinata l’immediata evacuazione
di tremila persone. Sono state chiuse le scuole e sgombrate tre case di riposo.
Il presidente dell’Agenzia portoghese dell’ambiente, Pimenta Machado, ha
definito “brutali” le precipitazioni che flagelleranno l’area fino a sabato.
Secondo le stime, in 48 ore potrebbe cadere il 20% della pioggia che si registra
in un intero anno.
Prima di Coimbra, era stata Leiria a essere travolta dall’acqua: allagamenti,
evacuazioni, lo stadio di calcio con il tetto spazzato via dal vento che ha
raggiunto, in questa staffetta di tornadi, la forza di 172 kmh. Le tempeste
hanno investito anche la politica: la ministra degli Interni, Amaral, è stata
costretta a dimettersi di fronte ai ritardi dei soccorsi. La Amaral è stata una
figura di spicco del Portogallo durante gli anni pesanti della “troika”. È
un’eccellente giurista, ma non aveva il profilo giusto per ricoprire un ruolo
come quello del dicastero degli interni. Nella gestione di questa emergenza, ha
commesso errori e alla fine ha pagato il conto per tutti, ma ha sbagliato anche
chi, come il premier Montenegro, l’aveva imposta nella lista dei ministri.
Il Portogallo è oggi un paese nudo, costretto a confrontarsi con le sue
problematiche, alcune delle quali di lungo corso – la cura e la prevenzione del
territorio, mezzi di intervento limitati -, ma altre, invece, figlie dei tempi
moderni. Manca il personale sanitario negli ospedali e manca manodopera per gli
interventi di primo livello. Gli immigrati potrebbero essere una fonte di aiuto,
ma il vento della politica, sostenuto dal partito populista di estrema destra
Chega, frena in questa direzione.
Come in tutti i drammi, anche in questa vicenda c’è un paradosso. All’origine di
queste tempeste che si passano il testimone e hanno devastato il centro del
Portogallo, c’è infatti la posizione del mitico anticiclone delle Azzorre,
celebre regolatore del tempo in buona parte d’Europa. Per una ragione
misteriosa, all’inizio del 2026 si è posizionato più a Sud. Nella sua
collocazione abituale, è uno scudo che protegge il Portogallo e indirizza il
maltempo verso l’Inghilterra e le coste occidentali della Francia
settentrionale. Ora che si è sistemato più in basso, ha lasciato terreno libero
ai tornadi di raggiungere la penisola iberica. Il Portogallo, rispetto alla
Spagna, ha pagato il prezzo più pesante.
Il governo di Lisbona ha chiesto aiuto all’Europa, intervenendo sul PNRR.
Bruxelles ha negato il prolungamento delle scadenze – il prossimo settembre – e
la strada a questo punto più percorribile è quella di una revisione del piano
portoghese. Il premier Montenegro ha assunto a interim la gestione degli
Interni. Il nuovo presidente della Repubblica, Antònio Seguro – entrerà nelle
sue funzioni il 9 marzo – si è impegnato a non lasciare soli i cittadini colpiti
da questa serie di calamità. La politica, però, come sempre è prigioniera della
sua lentezza: il decreto legge che mette a disposizione fondi straordinari è
ancora fermo. Montenegro annuncia che “tutto il dispositivo dello Stato è in
campo”, ma migliaia di persone continuano a essere senza luce, senza telefono e
senza internet. Una fetta di Portogallo al buio e con l’incognita di una
ricostruzione da affrontare con fondi, per ora, limitati.
L'articolo Portogallo sfiancato dalla tempesta Kristin, la ministra degli
Interni costretta a dimettersi. E il decreto sugli aiuti è fermo proviene da Il
Fatto Quotidiano.
di Giovanni Muraca
António José Seguro, candidato sostenuto dalla sinistra in Portogallo, prenderà
il testimone di Presidente della Repubblica da Marcelo Nuno Duarte Rebelo de
Sousa.
Una presidenza, quella di Seguro, che sposta l’ago della bilancia a sinistra
dopo quasi vent’anni. Ma pur avendo vinto con oltre il 66% e soprattutto nei
grandi centri, anche Chega!, partito di estrema destra, non può lamentarsi.
André Ventura, leader del nuovo partito di stampo nazionalista nostalgico di
Salazar, ha portato casa un risultato che supera il 30%.
Ventura si era già candidato alla presidenza nel 2021 portando a casa un
risultato un 12%, risultato che quest’anno si è quasi triplicato. Il tema
singolare di queste elezioni non sono tanto gli elettori residenti nella
Lusitania bensì i fuori sede. Se il leader del partito di opposizione ha portato
a casa un gran risultato alle presidenziali 2026 è grazie a loro. Chega! nasce
dalla scissione della frangia più estremista del PSD (Partito Socialdemocratico)
attualmente al Governo. Un partito che s’insedia nell’Assemblea della Repubblica
grazie alla precedente carriera dello stesso leader nel partito governante (PSD)
e che pian piano strappa voti alla destra moderata che, come in molti paesi
europei, si spostano “più a destra”.
Chega!, in Europa, fa parte di Patriots.eu (“I Patrioti”) la coalizione di cui
fanno parte l’AfD tedesca e, in Italia, la Lega di Salvini. Due storie, quelle
del partito portoghese e quello italiano, che sono sotto la lente
d’ingrandimento. Seppur con tempi – giustamente – diversi, vista la storia che
precede il paese lusitano (il Portogallo esce dalla dittatura nel 1974 mentre
noi quasi trent’anni prima), la voglia di tornare indietro è forte ed è quello
che si può cominciare a evincere dalla rimonta di alcuni partiti in Europa che
prima non potevano neanche essere menzionati.
Ma tornare indietro, dove? A cosa? A quei valori che, se vogliamo,
incarnerebbero l’estrema destra o semplicemente che – come molti sociologi
dicono – dopo un periodo dove tutto si mette in discussione – vedi durante il
periodo pandemico – anche la propria vita, si ha bisogno di aggrapparsi a
qualcosa dopo che quel periodo ci ha ridimensionati ricordandoci che non siamo
immortali? Eppure, qualunque sia la paura, i risultati parlano chiaro: i partiti
che una volta erano stati banditi rimontano.
Un altro tipo di comunicazione che soffia sulla pancia dell’elettorato e che
mette in discussione – e in crisi – la sinistra mondiale. Un po’ per le continue
metamorfosi dei valori che dovrebbe rappresentare che prendono derive elitarie e
snob le quali fanno sì che il sangue dell’elettore ribolla e voti di pancia
mentre deve barcamenarsi a sopravvivere davanti un’inflazione strisciante, che
lo mette in ginocchio. Perlopiù parlando una lingua sconosciuta che rende tutta
la situazione ancora più frustrante. Una comunicazione semplice che soffia sul
sentiment generale di paura che la destra usa a suo favore, ma che
effettivamente non risolve i problemi. Ma al pari dei risultati in generale, è
efficace, fa centro.
Se quest’ipotesi sarà confutata, anche nel nostro paese vedremo l’ultima
scissione avvenuta in casa Lega con “Futuro Nazionale” del generale Vannacci.
Altro partito che si posiziona al livello del suo “cugino” portoghese Chega!,
molto più a destra degli attuali partiti, il che potrebbe essere davvero una
dinamite nella coalizione dell’attuale Governo mangiando voti dei delusi non
solo leghisti: anche FdI di Meloni – e forse sarà quello più colpito – dovrà
fare i conti con l’arrivo del nuovo fronte che potrebbe ricevere l’appoggio
molti delusi. Delusi che potrebbero fare da assist al progetto di trasformazione
moderata della Premier travasando la frangia “nostalgica” e tutte le sue
declinazioni verso il nuovo “Futuro” senza che faccia niente.
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L'articolo Seguro sarà presidente del Portogallo, ma l’estrema destra non può
lamentarsi: dove si arriverà? proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il mio obiettivo è servire il Paese”. Sono le prime parole del nuovo presidente
della Repubblica portoghese, Antònio José Seguro, 63 anni, quando, alle 20.37,
lascia casa, accompagnato da moglie e figli, per dirigersi verso il centro
culturale e congressuale di Caldas da Rainha, dove è pronta la festa. Il
candidato socialista ha centrato un successo storico, ottenendo il 66,8% dei
voti: il numero delle preferenze ha superato il record ottenuto nel 1991 da
Mario Soares. Seguro si è imposto a Lisbona, Porto e nella città universitaria
di Coimbra, mentre ha perso a Faro, Madeira e Portalegre. Il voto all’estero ha
premiato l’avversario, André Ventura, leader di Chega, lo schieramento di
estrema destra populista: gli emigranti, paradosso che spiega tante cose, hanno
sostenuto chi si batte in Portogallo contro l’immigrazione. Seguro ha però
compiuto l’impresa di riunire le forze democratiche, non solo quelle della
sinistra. “Il nostro popolo è il migliore del mondo. Ha saputo compiere il suo
dovere civico anche in condizioni di emergenza come quelle causate dalle
tempeste che si sono abbattute nel Paese nelle ultime settimane”.
Dopo venti anni, Seguro ha riportato i socialisti nel palazzo di Belém,
residenza ufficiale dei capi dello Stato. Sarà la sua casa per cinque anni dal 9
marzo, anche se la moglie non sarà sempre al fianco, per rispettare i personali
impegni di lavoro. Mezz’ora dopo la chiusura dei seggi, Ventura ha riconosciuto
la sconfitta: “Seguro ha vinto, gli auguro buon lavoro”. Il premier
socialdemocratico, Luìs Montenegro, ha parlato a Porto: “Mi complimento con
Seguro, sono convinto che ci sarà cooperazione nell’interesse della stabilità
politica e dello sviluppo del Paese”.
Seguro ha trionfato, come era nelle previsioni, ma Ventura, pur battuto nella
corsa presidenziale, non ha perso quella politica. Sapeva che non avrebbe avuto
chance di diventare il nuovo capo dello stato, ma il risultato che cercava era
quello di superare la soglia del 30%, per accreditarsi come nuovo leader della
destra. Il 33,2% dei voti, trasferito sullo scacchiere politico, significa che
oggi Chega rappresenta non solo la forza più consistente della destra, ma anche
il maggior partito del Portogallo. L’operazione non è matematica, ma quando un
terzo del Paese esprime la preferenza per Ventura, significa che la consistenza
di Chega non solo si sovrappone ai socialdemocratici, ma diventa il vero
avversario dei socialisti. Ventura ha già lanciato la nuova sfida: “Guidiamo la
destra in Portogallo e presto governeremo questo paese. Non abbiamo ancora
vinto, ma siamo sulla strada giusta per farcela”.
Il grande sconfitto di questo voto è il premier Montenegro. Ha sbagliato la
scelta del candidato di Allenza Democratica, Luis Manuel Marques Mendes,
addirittura quinto nel turno del 18 gennaio. Ha gestito male le tre settimane
che hanno preceduto il ballottaggio, chiudendosi nel silenzio e lasciando libero
il suo elettorato di esprimersi tra Seguro e Ventura. Non è un caso se, nel
messaggio di felicitazioni, Montenegro abbia subito strizzato l’occhio al nuovo
presidente. Ventura è il suo vero nemico ed è scontato che il governo in carica,
di centrodestra, dovrà fare i conti con l’aggressività del leader di Chega.
Seguro potrà mediare, ma i poteri in una repubblica semipresidenziale sono
limitati.
Il Portogallo entra in una nuova fase politica e sarà interessante verificare
come cavalcheranno i socialisti il successo presidenziale dopo la sconfitta alle
legislative del 2025. Il trionfo di Seguro è il segnale che il partito ha
rialzato la testa. Il nuovo segretario, José Luìs Carneiro, ha lanciato un
messaggio pieno di significati: “La vittoria di Seguro appartiene a tutti i
democratici. E’ il trionfo della speranza sul risentimento, delle libertà, dei
diritti e delle garanzie di tutti i cittadini, dei valori della Costituzione.
Questo successo proviene da un ampio campo politico che va dall’estrema sinistra
del Partito Socialista al centro-destra e alla destra democratica. È la vittoria
di tutti gli umanisti”.
Seguro ha incassato gli auguri e il plauso delle autorità europee: il
connazionale e presidente del Consiglio europeo Antònio Costa, la presidente
della Commissione europea Ursula von der Leyen, la presidente del Parlamento
europeo Roberta Metsola. Il presidente francese Macron è stato tra i primi a
congratularsi attraverso i social. Seguro si è tolto la soddisfazione di battere
l’avversario a Mem Martins, la città dove Ventura è cresciuto e dove il leader
di Chega il 28 gennaio aveva dichiarato la sua ferrea volontà di vincere. Dalla
sua roccaforte, Seguro ha ricordato le 14 vittime del maltempo delle ultime due
settimane. “Visiterò le zone colpite per garantire che gli aiuti arrivino. Non
le dimenticherò e non le abbandonerò. La risposta al dolore non è gridare. E’
lavorare e c’è molto da fare”.
L'articolo Portogallo, il socialista Seguro è il nuovo presidente della
Repubblica. Ma l’estrema destra di Ventura supera il 30 per cento proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Il ballottaggio di domenica 8 febbraio che opporrà il candidato socialista
Antònio José Seguro e il leader del partito di estrema destra Chega André
Ventura non stabilirà solo chi sarà il sesto presidente della repubblica del
Portogallo dal 1976 a oggi e succederà a Marcelo Rebelo de Sousa, ma fornirà un
quadro reale sulla solidità della democrazia in questa nazione all’estremità
sudoccidentale dell’Europa. Anche in Portogallo soffia infatti il vento del
pensiero trumpiano e dello spirito reazionario che vuole picconare i capisaldi
delle democrazie. Anche in Portogallo la questione dell’immigrazione domina il
dibattito politico, con l’aggravante che da queste parti non ci sono le
emergenze di altre nazioni: quaggiù si arriva con l’aereo e con il passaporto.
L’Atlantico, con la sua forza distruttiva, non consente sbarchi su navi di
fortuna. Proprio una questione legata all’oceano e al clima, la posizione
anomala dell’anticiclone delle Azzorre che ha permesso ai cicloni di non trovare
opposizione e di scatenare la loro forza distruttrice, ha condizionato l’ultima
settimana di campagna elettorale. Piove senza tregua da Natale, ma nelle ultime
tre settimane il paese è stato travolto da quattro tempeste, in particolare
quella ribattezzata Kristin, che hanno devastato le zone centrali. Il disastro,
i ritardi nei soccorsi, la mancanza di un piano di emergenza e le falle
complessive del sistema di protezione hanno scosso la popolazione e sono
diventati l’ultimo terreno di scontro tra i due candidati. Ventura ha chiesto un
rinvio del voto, ma secondo la costituzione questo può avvenire solo in caso di
un’emergenza nazionale. Le urne slitteranno solo in alcune aree dove la
situazione permane disastrosa – mancano luce e le strade sono impraticabili
perché il livello dell’acqua è ancora alto -, ma nel resto del Portogallo si
svolgeranno regolarmente. Seguro, in netto vantaggio secondo i sondaggi, ha
lanciato invece appelli contro l’astensionismo: è il suo incubo, scrivono i
giornali.
David Pontes è dal 1° giugno 2023 il direttore di O Pùblico, giornale fondato
nel 1990, di vocazione filoeuropea e di area progressista. Insieme a Expresso e
Diario de Noticias, è il quotidiano più importante del Portogallo. In questo
colloquio con Pontes, il punto sulle elezioni presidenziali dell’8 febbraio.
Direttore Pontes, qual è il significato di questo ballottaggio?
Considerato che i numeri indicano con chiarezza che Seguro dovrebbe vincere,
sarà interessante verificare l’entità dei consensi a favore di Ventura. I voti
che riceverà il leader di Chega indicheranno la temperatura del Portogallo nella
sua sterzata populista. Sarà un banco di prova anche per il governo conservatore
di Luìs Montenegro. Ventura potrebbe sorpassare i numeri dell’attuale
coalizione, rendere più forte la destra reazionaria e quindi mettere in
difficoltà l’attuale esecutivo.
Tradotto, Ventura potrebbe perdere la partita della presidenza della Repubblica,
ma vincere quella della politica.
Esatto. Se supererà il trenta per cento dei consensi, sarà un perdente di
successo. Questo voto, non ci nascondiamo, non eleggerà solo il nuovo
presidente, ma ci dirà da che parte sta andando il Portogallo.
Gli slogan di Ventura richiamano quelli che in Italia sono da tempo un totem
della destra: prima i portoghesi.
La questione dell’immigrazione domina la scena politica portoghese da diversi
anni. Su questo terreno, Ventura ha costruito le sue fortune.
Eppure, in Portogallo non c’è un’emergenza come quella che ha riguardato altre
nazioni europee.
In Portogallo c’è un problema serio: il razzismo.
L’editoriale di O Pùblico dal titolo “Kristin mostrò quello che già sapevamo”,
pubblicato il 6 febbraio, mette in evidenza che in Portogallo c’è una questione
importante che incide nell’economia e nella gestione del paese: la mancanza di
manodopera. La risoluzione del problema passa attraverso l’immigrazione.
Esatto, proprio così. Bisogna capire che l’immigrazione è una risorsa. Va
gestita bene. La manodopera deve essere qualificata e per farlo, bisogna creare
corsi di formazione. Gli immigrati devono avere contratti di lavoro regolari e
abitazioni dignitose. La linea politica di Chega non è solo xenofoba, ma anche
dannosa sul piano economico.
Dove ha sbagliato la sinistra che ha governato questo paese per dieci anni?
L’errore è stato quello di non gestire bene il tema dell’immigrazione e di non
capire che trascurarlo ha fatto il gioco del populismo dell’estrema destra. Ora
però i socialisti si sono resi contro di aver sbagliato e stanno proponendo una
serie di misure.
Anche Ventura guarda a Trump come altri leader della destra europea?
Ventura è un ammiratore di Trump e ha cercato di essere presente alla cerimonia
del secondo insediamento. Non ci è riuscito perché Chega non è ancora un partito
di grandi dimensioni. In questa campagna elettorale, non si è parlato di
politica internazionale, ma il silenzio di Ventura è un silenzio di comodo.
Trump è una delle sue stelle polari.
Anche in Portogallo la grande tentazione della destra è quella di modificare la
Costituzione per restringere gli spazi di libertà?
Anche da noi è così. Attenzione, Ventura è laureato in giurisprudenza, conosce
bene la materia e sa come muoversi, ma la tentazione è quella.
Seguro, in caso di successo, potrà rivelarsi un buon presidente?
Seguro ha dimostrato nella campagna elettorale di essere credibile e credo che
abbia la capacità di essere un buon presidente, nel rispetto delle sue funzioni.
Ha dimostrato di avere a cuore le due reali urgenze del Portogallo: la tenuta
del servizio sanitario, l’emergenza degli alloggi. Va però sempre ricordato che
in un sistema semipresidenziale, i poteri di un presidente sono limitati.
Nel dibattito televisivo curato dalla Cnn portoghese Ventura ha invece puntato
sulla demonizzazione dell’avversario.
E’ lo stile-Ventura, non è una novità.
L'articolo Il Portogallo al bivio: il ballottaggio per le presidenziali è un
referendum sulla svolta a destra trumpiana. “Questo voto ci dirà dove va il
Paese” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Fiumi in piena e terreni sott’acqua in Spagna e Portogallo, a causa delle forti
piogge di questi giorni. In Andalusia, il passaggio del ciclone Kristin ha
provocato inondazioni e costretto all’evacuazione migliaia di persone. Tra le
grandi città portoghesi più colpite si segnalano Porto e Vila Nova de Gaia,
sulle due sponde della foce del Douro, che ha superato gli argini nelle prime
ore di venerdì mattina. L’acqua ha già raggiunto i negozi del lungofiume,
fortunatamente senza causare danni rilevanti. Circa 250 persone, nella notte,
hanno dovuto abbandonare le proprie case anche nella provincia di Santare’m,
lungo il corso del Tago. Le autorita’ hanno deciso l’evacuazione preventiva
quando la portata del fiume aveva raggiunto valori vicini agli 8500 metri cubi
al secondo. Stando alle previsioni, il maltempo continuera’ per tutto il fine
settimana e domani e’ addirittura previsto l’arrivo di una nuova depressione,
“Marta”.
L'articolo Inondazioni in Spagna e Portogallo, fiumi in piena e città
sott’acqua: le immagini dall’alto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il bilancio della tempesta Kristin in Portogallo si aggrava: le vittime salgono
a cinque mentre il Paese fa i conti con danni diffusi, migliaia di interventi di
emergenza e circa 450mila utenze ancora senza elettricità. Il ciclone, che ha
colpito il territorio nella notte, ha investito il Paese da nord a sud con
raffiche di vento fino a 150 chilometri orari e piogge torrenziali, causando
crolli, alberi abbattuti e gravi disagi alle infrastrutture.
Secondo quanto riferito dalla Protezione Civile portoghese, quattro delle cinque
vittime si registrano nella provincia di Leiria, una delle zone più colpite. Un
decesso è avvenuto a Vila Franca de Xira, nell’area metropolitana di Lisbona,
dove un’automobile è stata colpita dalla caduta di un albero. Un’altra persona è
morta a Monte Real, nel distretto di Leiria, a causa del crollo di una struttura
metallica. Altre due vittime sono state segnalate nel comune di Leiria, mentre
il quinto decesso è stato confermato nelle ore successive all’aggravarsi
dell’emergenza.
Il maltempo ha provocato migliaia di incidenti e richieste di soccorso. Già a
mezzogiorno di ieri erano stati segnalati oltre 3mila interventi legati a caduta
di alberi, allagamenti e danni strutturali. Nelle prime ore della giornata più
di 850mila persone erano rimaste senza corrente; secondo E-Redes, il gestore
della rete di distribuzione elettrica, questa mattina circa 450mila clienti
risultano ancora senza elettricità, soprattutto nelle aree centrali del Paese.
Le operazioni di ripristino sono in corso, ma la situazione resta critica in
diverse zone.
L’EMERGENZA SI ESTENDE ALLA SPAGNA
La tempesta Kristin ha colpito anche la Spagna, causando forti disagi a Madrid e
in numerose regioni. Nevicate abbondanti e venti intensi hanno interessato
l’Estremadura, dove due camion sono stati ribaltati dalle raffiche, e altre aree
come Andalusia, Castiglia e León, Aragona, Asturie, Navarra e Galizia. L’Agenzia
statale di meteorologia mantiene elevato il livello di allerta per l’arrivo di
due nuovi fronti atlantici, con previsioni di temporali, neve, venti forti e
rischio di esondazioni. A Grazalema, in provincia di Cadice, l’aumento del
livello del fiume Guadalete ha portato all’evacuazione preventiva di alcune aree
di Jerez de la Frontera; sono stati attivati centri di accoglienza per ospitare
alcune centinaia di persone. Sul fronte dei trasporti, sono ripresi dalle 6 del
mattino i collegamenti marittimi dal porto di Algeciras, sospesi per due giorni
a causa della burrasca nello Stretto di Gibilterra. Restano invece chiusi per il
nono giorno consecutivo i collegamenti tra Tarifa e Tangeri, per il persistere
delle condizioni meteo avverse.
IN AVVICINAMENTO VERSO L’ITALIA
Secondo i meteorologi, la tempesta Kristin si sta avvicinando all’Italia, ma in
forma attenuata rispetto all’impatto registrato sulla costa atlantica. Le
autorità continuano a monitorare l’evoluzione del sistema perturbato, mentre in
Portogallo proseguono gli interventi di emergenza e la conta dei danni.
L'articolo Almeno 5 morti per la tempesta Kristin in Portogallo: venti fino a
150 km orari e piogge torrenziali, allerta anche in Spagna proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Le elezioni presidenziali in Portogallo hanno dato ragione ai pronostici che
assegnavano al candidato di Chega André Ventura e a quello socialista Antònio
José Seguro i primi due posti e, di conseguenza, il ballottaggio dell’8
febbraio, ma il verdetto delle urne ha invertito le posizioni. Seguro ha infatti
vinto con il 31,14%, incassando 1.752.325 voti, mentre Ventura, che secondo i
sondaggi avrebbe dovuto stracciare la concorrenza, si è fermato al 23,48%,
raccogliendo 1.321.387 preferenze. Staccati Joao Cotrim Figueiredo (Iniciativa
Liberal) con il 15,99% e l’indipendente Gouveia e Melo, l’ammiraglio al quale fu
affidata la gestione della vaccinazione del Covid, con il 12,34%. Umiliante la
sconfitta del socialdemocratico Marques Mendes, sostenuto dal premier Luìs
Montenegro, quinto con il 12,09%.
E’ stata la notte della riscossa dei socialisti, usciti con le ossa rotte dalle
elezioni del 2025. Il voto delle presidenziali non ha lo stesso valore pratico
di quelle legislative, ma il significato di questo voto indica che, dopo aver
toccato il fondo, il PS ha rialzato la testa. Seguro ha superato la soglia del
30% ed è un risultato rilevante, considerato che la rincorsa partiva da lontano.
I socialisti nel 2025 erano sprofondati al terzo posto nelle politiche,
sorpassati non solo dai socialdemocratici, ma anche dall’estrema destra
populista di Chega. Seguro è un socialista pragmatico, che guarda al centro,
senza però dimenticare gli elementi cardine della sinistra. Ha impostato la sua
campagna elettorale parlando dei problemi del paese, su tutti quelli di un
servizio sanitario in grave difficoltà e di un costo della vita che sta erodendo
le tasche delle persone. Ventura ha puntato invece sulla questione immigrazione,
copiando dalla destra italiana uno slogan di sicuro effetto: prima i portoghesi.
Ventura, scottato da un secondo posto che lo vede ora rincorrere Seguro, ha già
alzato la voce: “Questo voto è una sveglia per la destra. Dobbiamo unirci per
impedire che il nuovo Presidente della Repubblica sia un socialista. Il paese mi
ha dato la leadership della destra”. Dai socialdemocratici arrivano però segnali
contrastanti. Ci sono spaccature. Il candidato socialista ha invitato
“democratici, progressisti e umanisti a unirsi alla mia candidatura per
sconfiggere l’estremismo e coloro che seminano odio e divisione. Siamo un solo
popolo, una sola nazione, un solo Portogallo plurale e inclusivo, rispettoso
delle libertà di tutti. Se sarò eletto, sarò il Presidente di tutto il paese,
fedele alla Costituzione. Lavorerò ogni giorno affinché il popolo portoghese
abbia accesso a un’assistenza sanitaria tempestiva. Mi batterò contro le
disuguaglianze e contro la carenza degli alloggi”.
Il segretario generale del Partito Comunista Paulo Raimundo e il Blocco di
Sinistra hanno annunciato il sostegno a Seguro. Per farcela, il candidato
socialista dovrà però pescare tra i moderati che non approvano la destra
reazionaria di Ventura. Il premier Montenegro ha scelto pilatescamente di non
decidere: “Il partito socialdemocratico non appoggerà nessuno dei due candidati.
Non daremo alcuna direttiva. Ricordo che il mio partito è stato scelto per
guidare il paese e che governiamo la maggior parte dei consigli comunali.
Accetto il verdetto dei portoghesi sulla nostra candidatura di Marques Mendes.
Mi assumo la responsabilità di questo risultato”.
Sono parole a caldo, dopo lo spoglio dei voti e dopo le prime analisi. La
battaglia vera inizia ora. Durerà tre settimane e spaccherà in due un Portogallo
sballottato tra il populismo reazionario e la difesa dei valori democratici,
figli del 25 aprile 1974. La partita si gioca qui, su questo terreno.
L'articolo Portogallo, il socialista Seguro domina il primo turno delle
presidenziali: andrà al ballottaggio con il populista Ventura proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Undici candidati ai nastri di partenza, cinque in corsa secondo i sondaggi per
approdare al secondo turno e uno che, sempre secondo gli ultimi rilevamenti,
dovrebbe avere il posto assicurato per il ballottaggio finale: lo scenario delle
elezioni presidenziali in Portogallo, in programma il 18 gennaio, ripropone il
quadro frammentato emerso nelle politiche del 2025. Un Paese dove, al netto
della crescita dell’astensionismo, il 25% dei consensi è già un successone.
VENTURA, IL FAVORITO ARRIVA DA DESTRA
Il Portogallo è una repubblica semipresidenziale: il Capo dello Stato viene
votato direttamente dal popolo. André Ventura, leader di Chega, schieramento
populista di estrema destra, alleato in Europa di Matteo Salvini, può contare
sul dato più consistente: il 24%. Non è poco per un leader che ha dovuto fare i
conti con una serie di scandali interni – corruzione, pornografia minorile,
persino furti di valigie – ed è stato condannato in tribunale a stracciare i
cartelloni elettorali in cui erano contenuti messaggi di contenuto xenofobo. Il
tema dell’immigrazione è diventato centrale in Portogallo da quando, nel 2019,
Ventura lanciò il suo partito. In una nazione che si affaccia sulle acque
agitate dell’Oceano Atlantico, non ci sono migliaia di barconi che sbarcano
sulle coste. Gli stranieri arrivano con gli aerei. I brasiliani, in particolare,
s’integrano rapidamente, ma anche i rappresentanti delle ex colonie, angolani,
mozambicani, capoverdiani e guineani, maneggiando la stessa lingua, riescono a
inserirsi e a produrre reddito, accettando i lavori più umili e sottopagati. Gli
slogan contro gli stranieri fanno però breccia grazie alla campagna martellante
di Ventura.
GLI SFIDANTI: IL SOCIALISTA, IL “TRUMPIANO”, IL GENERALE ANTI-COVID
Il suo principale oppositore e quindi l’avversario del ballottaggio dell’8
febbraio, dovrebbe essere il socialista José Seguro: viene accreditato di un
23,9%, con tre punti di vantaggio su Joao Cotrim Figueiredo di Iniciativa
Liberal, scosso giovedì dalle accuse di molestie sessuali rivolte da una ex
collaboratrice. Cotrim, indispettito, ha attaccato i giornalisti. In pieno stile
“trumpiano”. Un’ulteriore spinta a Seguro è arrivata da Jorge Pinto, candidato
di Livre, schieramento ecologista, europeista e libertario: ha detto ai suoi
simpatizzanti di “comprendere un eventuali sostegno a chi difende lo stato
sociale e la Costituzione”. Staccati gli altri due candidati che, secondo i
numeri, potrebbero approdare al secondo turno: Luis Manuel Marques Mendes,
sostenuto dai socialdemocratici del premier Luìs Montenegro e l’ammiraglio
Henrique Gouveia e Melo, l’ex militare al quale fu affidata la gestione del
Covid. Mendes, in particolare, è in netto calo nei consensi. Sta pagando la
frammentazione e le beghe del centrodestra, dove una delle questioni più
complicate riguarda la linea da tenere con Chega. Cotrim ha eroso consensi a
Mendes e punta sul voto degli anziani. Un duello tutto interno al centrodestra,
in cui stanno tra Mendes e Cotrim stanno volando gli stracci.
COSA DICONO I SONDAGGI
Il dilemma, a poche ore dal voto, è chiarissimo: chi sfiderà Ventura nel secondo
turno? Il calcolo delle probabilità dice che al 44% sarà duello Ventura-Seguro,
mentre solo il 20% vede una corsa Ventura-Cotrim. Antonio Gomes, direttore
dell’azienda della società di ricerca di mercato Metris Gfk, sostiene che i
sondaggi sono come un derby Benfica-Sporting alla fine del primo tempo: nella
ripresa può accadere di tutto, anche clamorosi ribaltoni. Un invito alla
prudenza e a non prendere per oro colato quello che emerge nelle intenzioni di
voto, ma ci sono elementi fuori discussione: la centralità nel dibattito
politico di Ventura – campione dei social -, una certa linearità di Seguro che
potrà contare nel secondo turno sui voti del resto della sinistra, le divisioni
del centrodestra.
E DIVENTA UNA CAMPAGNA SU CARO-VITA E IMMIGRAZIONE
I due mandati di Marcelo Rebelo de Sousa hanno aumentato l’influenza e il peso
nella vita politica del Presidente della Repubblica. H portato tra la gente la
figura del presidente. E’ diventato un personaggio quasi famigliare: in
Portogallo tutti lo chiamano Marcelo. Non è Mastroianni, ma ha avuto il suo
fascino e l’annuncio di rinunciare ai privilegi concessi agli ex presidenti, per
tornare a fare il professore universitario, è un’eredità morale con la quale
dovrà misurarsi il suo successore. Considerati i poteri limitati conferiti dalla
Costituzione lusitana a un presidente, i temi caldi della società portoghese, su
tutti i problemi della sanità pubblica in grave difficoltà, sono stati
affrontati come se, in realtà, il Portogallo debba scegliere il nuovo premier.
Stessa storia per salari bassi, prezzi in crescita, mercato immobiliare alle
stelle, visti agli immigrati: argomenti centrali nella vita quotidiana dei
cittadini, ma sui quali un presidente può fare ben poco. Non si è parlato o si è
parlato poco di Europa, contesto dove invece un presidente può dare indicazioni
importanti, rappresentando il suo Paese in un momento estremamente delicato per
l’Unione. I giovani, ovvero la fascia di età più astensionista, sono i più
realisti: vogliono un presidente “conciliatore”, che sappia mediare nelle
questioni più delicate. E d’altra parte è proprio questo il ruolo del capo dello
Stato, anche in Portogallo: ricoprire il ruolo di un buon arbitro e tutelare la
Costituzione repubblicana.
“SARÀ IL MAGGIOR SCOSSONE DALLA RIVOLUZIONE DEI GAROFANI”
Come sottolineato su O Pùblico dal sociologo Antònio Barreto, “questa campagna è
stata una vetrina di desideri inconfessabili, di promesse impossibili e di
scontri costituzionali. Quasi tutti hanno pensato ai loro partiti o
schieramenti. O alla loro persona”. Il Portogallo si è allineato ad altre realtà
europee (e non solo). Con un elemento di fondo inquietante: Ventura e il suo
partito di estrema destra, nato nel 2019, sono in pole position per la poltrona
presidenziale. Cinquantadue anni dopo la Rivoluzione dei garofani che il 25
aprile 1974 abbatté la dittatura e riportò la democrazia, è un colpo al cuore.
Ventura ha già messo le mani avanti: “Il Paese ha bisogno di cambiamenti
strutturali profondi. Se sarò eletto, provocherò il maggior scossone al
Portogallo dal 1974”. Uno slogan che può rilevarsi un autogol in vista del
secondo turno, quando si deciderà chi sarà l’erede di Marcelo. Il sentimento
collettivo è infatti che André Ventura dovrebbe vincere il primo turno, ma al
secondo perderebbe contro tutti gli altri. Il teorema è sostenuto da una
certezza collettiva: gli elettori che non sostengono Chega dovrebbero
coalizzarsi per pronunciarsi contro Ventura. Una scommessa, più che una
certezza, ma, attenzione: in politica scommettere è sempre pericoloso.
I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA
André Ventura (Chega), 43 anni, giurista, professore universitario, ex
commentatore sportivo. Il tema principale della sua campagna elettorale è stato
quello dell’immigrazione: è il suo cavallo di battaglia. Nel 2019 fondò Chega,
oggi il secondo partito portoghese. E’ il campione dei social e il più giovane
dei candidati. Nel periodo adolescenziale voleva farsi sacerdote ed entrò in
seminario, ma poi scelse gli studi di giurisprudenza. Appassionato di calcio, è
stato accusato nel 2020 dall’ex giocatore Quaresma, all’Inter dal 2008 al 2010,
di fare “populismo razzista” quando durante la prima ondata del Covid, nel
maggio 2020, propose di confinare la comunità rom. Per questa vicenda Ventura
perse l’incarico di commentatore tv.
Antònio José Seguro (Partito Socialista), 63 anni, professore universitario,
segretario generale del Ps dal 2011 al 2014. Dal 2024 ha una rubrica di commenti
sulla Cnn portoghese. Si definisce “moderato” e ha già annunciato che in caso di
elezioni vorrà mantenere l’attuale dimora perché la moglie Margarida,
farmacista, non vuole allontanarsi dal suo lavoro. Il suo slogan è ispirato dal
nome: vota sicuro.
Joao Cotrim Figueiredo (Iniciativa Liberal), 64 anni, è economista e uomo
d’affari. Ha studiato alla Scuola tedesca e si è laureato alla London School of
Economics. Ha dichiarato che uno dei suoi primi lavori è stato la vendita di
grucce dell’azienda fondata dal bisnonno, mentre a Londra in gioventù avrebbe
servito i cocktail in una galleria d’arte. Nelle ultime settimane ha sorpassato
diversi rivali nei sondaggi, ma alla vigilia del voto è stato accusato da Ines
Bichao, 30 anni, avvocato e consulente legale, di molestie sessuali.
Luis Manuel Marques Mendes (Partito Socialdemocratico), 68 anni, laureato in
giurisprudenza all’Università di Coimbra, una lunga carriera politica, analista
e commentatore in televisione, ha buoni rapporti con il presidente uscente ed è
sostenuto dal premier Luis Montenegro (che fa parte dello stesso partito, membro
del Ppe) ma nelle ultime settimane è scivolato al quinto posto tra i candidati.
Il suo slogan si affida all’età: il valore dell’esperienza.
Henrique Gouveia e Melo, ammiraglio, ex capo di stato maggiore della Marina
portoghese, è nato in Mozambico e ha 65 anni. Ha fatto parte a lungo della
Squadriglia Sottomarina ed è stato il responsabile, da marzo a settembre 2021,
del piano di vaccinazione Covid. In questi mesi, in pubblico si è presentato
sempre in tuta mimetica e ha usato un linguaggio militare. Al termine del suo
mandato, il 98% della popolazione idonea e l’86% del totale si era sottoposto
alla vaccinazione. Si definisce un socialdemocratico all’antica che rifiuta il
neoliberismo. “Credo nella socialdemocrazia dell’Europa del Nord, con
un’economia competitiva e in cui nessun cittadino viene lasciato indietro”.
L'articolo Le elezioni per il presidente infiammano il Portogallo. Il favorito è
Ventura (sodale di Salvini) che minaccia: “Sarà il maggiore scossone dalla fine
del regime” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non posso dire che il Braga abbia meritato di vincere. Devo dire che il Benfica
meritava di perdere”. José Mourinho non cambia mai. L’allenatore del Benfica –
sempre pungente nelle sue dichiarazioni – questa volta si è scagliato contro i
suoi giocatori, accusati di aver giocato una partita non all’altezza in
semifinale di Taca de Portugal (la Coppa di Portogallo) contro il Braga, persa
1-3, costata l’eliminazione dalla competizione al club di Lisbona.
“Abbiamo perso palloni incredibili, abbiamo concesso diversi contropiedi e preso
un secondo gol inaccettabile“. Poi lo Special One attacca direttamente i suoi
giocatori: “C’è una cosa che auguro loro: ovvero che non dormano e che
riflettano tanto quanto me. E poi, domani, potremo iniziare a parlare, cosa che
non è accaduta nello spogliatoio”.
L’allenatore ex Inter ha raccontato di un suo sfogo nello spogliatoio dopo la
sconfitta, con nessuno dei calciatori che ha però preso parola per dire la
propria opinione e confrontarsi con il tecnico: “C’è stato solo un monologo, il
mio, ma io preferisco il dialogo e non ho percepito nessuna apertura da parte
loro. Discuteremo con i giocatori le differenze tra il primo e il secondo tempo
e ci prepareremo al meglio per la partita contro il Porto”.
Alla base dell’attacco di Mourinho c’è un approccio sbagliato alla partita,
visti i due gol subiti nella prima mezz’ora: “Mi rifiuto – conclude l’allenatore
– di credere che un giocatore del Benfica possa essere nervoso all’idea di
giocare una semifinale di Coppa di Lega, altrimenti non è un giocatore del
Benfica“.
Dalla prima esperienza al Porto all’ultima al Benfica – sempre in Portogallo –
con in mezzo avventure in quasi tutti i maggiori campionati europei e diversi
successi nazionali e internazionali, José Mourinho non è cambiato. Le sue
conferenze stampa continuano a essere sempre ricche di colpi di scena, come
quella di qualche settimana fa dopo un presunto errore arbitrale in campionato.
Che siano frecciatine nei confronti di arbitri, avversari o suoi giocatori, poco
cambia.
L'articolo “Non posso dire che il Braga meritasse di vincere. Devo dire che il
Benfica meritava di perdere. E ai miei giocatori auguro una cosa”: lo sfogo di
Mourinho proviene da Il Fatto Quotidiano.