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Torna il freddo sulla Penisola: le temperature crollano di oltre 10°C, rovesci e neve a quote bassissime
Un drastico calo delle temperature si abbatterà su tutta la nostra Penisola a partire da mercoledì sera e potrebbe portare neve fino ai 300 metri di altitudine tra giovedì e venerdì. Secondo quanto riportato da iLMeteo.it, a partire da mercoledì si preannuncia un vero e proprio ritorno dell’inverno con venti di tempesta, forti rovesci, grandinate e un crollo termico di ben 10-12°C. Il crollo delle temperature causerà anche nevicate a quote bassissime per il periodo. La causa è da ricercare nell’arrivo di un nuovo ciclone artico proveniente dalla Norvegia, che toccherà dapprima il Regno Unito, la Francia e i settori alpini, per poi scendere da mercoledì sera in modo diretto e violento su tutto il Paese. A generare tali fenomeni meteorologici sarà lo scontro dell’aria fredda artica con la terraferma e i nostri mari, ormai già riscaldati dalle tiepide temperature delle scorse settimane: questo genererà intensi contrasti termici con conseguenti fenomeni localmente estremi. Durante le ore notturne e le prime luci dell’alba di venerdì e sabato, il rasserenamento dei cieli e l’aria fredda depositata al suolo favoriranno locali gelate sulle pianure e nelle valli del Centro-Nord, mettendo a serio rischio le colture già in fioritura. Il fine settimana, passato il maltempo, si preannuncia più stabile e soleggiato. Martedì 24 marzo, la giornata si preannuncia serena o poco nuvolosa al Nord e al Centro, mentre rovesci potrebbero verificarsi sui monti meridionali, specie in Sicilia e Calabria. Nella giornata di mercoledì 25, a partire dal tardo pomeriggio, il Nord sarà interessato da temporali, specialmente in Liguria e Nord-Est con possibili nevi sulle Alpi. Poco nuvoloso invece al Centro e al Sud. Giovedì 26 marzo il freddo stringerà la sua morsa su tutta la Penisola con temperature basse e maltempo. Nel weekend, già a partire da venerdì, tornerà il sereno, ma con temperature basse al mattino. L'articolo Torna il freddo sulla Penisola: le temperature crollano di oltre 10°C, rovesci e neve a quote bassissime proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Decreto maltempo: più di un miliardo per i danni del ciclone Harry. M5s: “Provvedimento tampone”
Il Consiglio dei ministri dà il via al decreto-legge e alle delibere di protezione civile per fronteggiare l’emergenza provocata dal ciclone Harry in Calabria, Sicilia e Sardegna, a partire dal 18 gennaio 2026 e la frana di Niscemi, in Sicilia. Totale: oltre 700 milioni di euro mobilitati attraverso il decreto e 400 milioni stanziati con la deliberazione di protezione civile (che si aggiungono ai 100 milioni deliberati il 29 gennaio scorso). “Dall’inizio dell’emergenza sono state messe a disposizione risorse per oltre 1,2 miliardi di euro” sintetizza il Consiglio dei ministri in una nota diffusa a tarda ora. Nel decreto si definiscono le procedure per il riconoscimento dei contributi a favore di soggetti privati e imprese che hanno subito danni a edifici, beni mobili e attività economiche. Saranno i presidenti delle tre Regioni colpite, in quanto commissari delegati, a disporre gli interventi necessari a sostegno delle famiglie e imprese colpite dalle violente mareggiate e dall’ondata di maltempo nelle aree interne e al ripristino delle infrastrutture danneggiate. E vengono rafforzate le loro capacità operative per l’attuazione degli interventi di somma urgenza, la gestione delle macerie e il ripristino delle infrastrutture strategiche e della rete viaria. CAPITOLO DEDICATO A NISCEMI Per la frana di Niscemi, ha spiegato dal ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, si è invece deciso “di seguire un percorso diverso, con la nomina di un commissario straordinario, ossia il capo dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano”. Come preannunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la sua visita dei giorni scorsi, per fronteggiare le conseguenze della frana di Niscemi sono stanziati 150 milioni che serviranno per gli interventi, da adottare d’intesa con la Regione Sicilia e sentito il sindaco. Dalla definizione di programmi per la prevenzione strutturale e la riduzione del rischio idraulico e idrogeologico alla demolizione degli edifici pubblici e privati. Si introducono, così, disposizioni straordinarie per la messa in sicurezza e il consolidamento del versante interessato dalla frana, prevedendo l’accelerazione delle procedure di appalto per le opere di pubblica utilità e la gestione commissariale delle attività di ripristino. Il commissario dovrà provvedere all’erogazione del contributo per una nuova casa alle famiglie che hanno dovuto abbandonare per sempre la loro e all’esecuzione dei lavori necessari sul versante franoso. LE ALTRE MISURE: DAI VERSAMENTI TRIBUTARI AL NODO DELLE ASSICURAZIONI Sono anche previsti interventi per la sospensione dei termini in materia di tributi e contributi finanziari, semplificazioni in materia ambientale, sostegno al reddito dei lavoratori subordinati del settore privato e dei lavoratori autonomi. È prevista, infatti, la sospensione dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti tributari, contributivi e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per i residenti e le imprese operanti nei comuni individuati dai provvedimenti di protezione civile. Per le medie, piccole e micro-imprese danneggiate, inoltre, anche in risposta alle polemiche delle scorse settimane, non si applica temporaneamente l’esclusione dai contributi prevista per la mancata stipula dei contratti assicurativi contro le calamità, a condizione che la polizza venga sottoscritta entro sessanta giorni dalla percezione del contributo statale. Nel frattempo, Arera ha disposto la sospensione per sei mesi del pagamento di bollette dei servizi essenziali a favore della popolazione colpita. Previsto anche il sostegno in favore delle imprese esportatrici e delle attività produttive del settore turistico. LE PRIME REAZIONI Per il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani “si tratta di un segnale concreto di attenzione e vicinanza alle nostre comunità” e “una conferma della sensibilità e della tempestività con cui l’esecutivo nazionale sta seguendo l’evolversi della situazione”. E ricorda che la Regione ha destinato 680 milioni di euro di risorse proprie per far fronte all’emergenza e per sostenere la ricostruzione. “Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri rafforza in modo significativo il sostegno alle comunità colpite dal ciclone Harry, assicurando un quadro di risorse adeguato ad accompagnare cittadini e imprese nella fase della ripresa” è il commento del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al Sud, Luigi Sbarra. Di parere opposto i parlamentari siciliani del M5S Daniela Morfino, capogruppo in commissione Ambiente e Pietro Lorefice, segretario di presidenza del Senato: “Con oltre 2 miliardi di danni stimati dal ciclone Harry, definire risorse striminzite il miliardo di euro che il governo ha deciso di stanziare col decreto maltempo è poco. Stiamo parlando di territori letteralmente devastati, con strade, ferrovie e infrastrutture divelte, danni capillari che si estendono su un’ampissima quantità di comuni”. Per i parlamentari M5S si tratta di un “decretino tampone” dopo quattro manovre di tagli alla gestione del rischio idrogeologico. CALABRIA ALLE PRESE CON LA CONTA DEI DANNI In Calabria si fa fatica a tornare alla normalità. Ancora di più a causa dei ritrovamenti – sulle coste di Calabria e Sicilia – dei corpi delle persone che stavano attraversando il Mediterraneo. Almeno quindici quelli trovati nei giorni scorsi. Un’altra ferita, l’ennesima. Tra le situazioni più complesse, quella dei Laghi di Sibari, dove si è verificato un vero e proprio disastro. Come ricordato ieri dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto “i danni sono ancora da quantificare”. Tanto che è stato chiesto al capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, di mandare tecnici per fare una quantificazione”. E ha aggiunto: “Molti degli eventi che hanno riguardato la Calabria produrranno purtroppo degli effetti nei prossimi giorni. Abbiamo terreni che sono saturi e quindi, probabilmente, ci saranno degli smottamenti che vanno monitorati”. Nel frattempo, il fiume Crati continua ad essere fonte di preoccupazione. Secondo le ricognizioni effettuate finora da Coldiretti Calabria, sono oltre 3mila, inoltre, gli ettari complessivamente colpiti dal maltempo in tutta la regione, con circa 900 ettari completamente sommersi dall’acqua nella sola area interessata dall’esondazione del fiume Crati. SICILIA, CONTRIBUTI ANCHE ALLE IMPRESE CHE NON SONO SUI LITORALI Per quanto riguarda la Sicilia, frane e allagamenti per il maltempo nelle scorse ore hanno creato a Messina disagi ai cittadini e alla viabilità. Una frana lungo la provinciale 45 ha provocato il crollo del manto stradale. Si tratta della stessa strada già danneggiata dal maltempo a inizio gennaio e sulla quale la Città metropolitana aveva avviato lavori di consolidamento e messa in sicurezza. Nel frattempo, la Regione ha esteso i contributi straordinari per i danni del ciclone Harry alle imprese che non ricadono sui litorali e hanno subito danni diversi da quelli causati dalle mareggiate. L’avviso, gestito dal dipartimento regionale delle Attività produttive e da Irfis, segue quello già pubblicato nei giorni scorsi che riguardava, invece, stabilimenti balneari e aziende attive sulle zone costiere. Una circolare congiunta dei dipartimenti regionali dell’Ambiente, dei Beni culturali e dell’identità siciliana e Tecnico, inoltre, prevede procedure più snelle per la ricostruzione delle strutture balneari danneggiate dal ciclone Harry. Il provvedimento, firmato dall’assessore Giusi Savarino e dai dirigenti generali, dovrebbe rendere più semplice l’iter burocratico per effettuare gli interventi di ripristino dei manufatti ricadenti in concessioni demaniali marittime che hanno subito danni o siano stati distrutti. 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Meteo, weekend di primavera: torna l’anticiclone delle Azzorre con punte di 19 gradi
L’inverno lascia spazio a una fase più mite e soleggiata. Dopo settimane segnate da maltempo, neve e temperature basse, l’Italia si prepara a un netto miglioramento delle condizioni meteorologiche. Secondo 3B Meteo, il cambiamento sarà visibile già nel fine settimana, quando il maltempo che tra giovedì e venerdì attraverserà il Paese si sposterà verso i Balcani, lasciando spazio a condizioni più stabili. A determinare questo cambiamento sarà il ritorno dell’anticiclone delle Azzorre, un’area di alta pressione che favorisce tempo stabile e soleggiato. Questo fenomeno, assente nelle ultime settimane, tornerà a estendersi dall’Europa occidentale verso l’Italia. Con il suo arrivo, i venti diminuiranno di intensità, il mare diventerà più calmo e il sole tornerà a splendere su gran parte del territorio. Anche le temperature aumenteranno gradualmente, soprattutto nella giornata di domenica, quando l’aria fredda sarà definitivamente sostituita da correnti più miti. Il risultato sarà un clima più gradevole e simile a quello primaverile, dopo un lungo periodo caratterizzato da instabilità. Già sabato si noteranno i primi segnali del miglioramento. Il tempo sarà in gran parte soleggiato, anche se non mancheranno alcune nuvole. In particolare, saranno presenti addensamenti tra la Sicilia settentrionale e la Calabria, ma senza conseguenze rilevanti. Situazione diversa invece lungo le Alpi di confine, dove il passaggio di alcune nuvole più compatte potrà provocare brevi precipitazioni. A quote più alte, oltre i 1200-1500 metri, queste precipitazioni potranno assumere forma nevosa. Si tratterà comunque di fenomeni isolati e di breve durata, senza effetti significativi. Sarà però la giornata di domenica a segnare il vero cambio di fase. L’alta pressione si rafforzerà e si estenderà su gran parte del Mediterraneo e sull’Italia, portando condizioni di stabilità e cielo in prevalenza sereno. Solo sulle Alpi di confine del settore centro-orientale potranno essere presenti ancora alcune nuvole, con la possibilità di brevi fenomeni residui. Le temperature aumenteranno ovunque. I valori più alti si registreranno al Nordovest, sulle regioni tirreniche del Centro-Nord e sulle isole maggiori, dove si potranno raggiungere punte di 17-19 gradi. L'articolo Meteo, weekend di primavera: torna l’anticiclone delle Azzorre con punte di 19 gradi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ciclone di San Valentino, allagamenti e 50 persone evacuate a Fiumicino. Ancora emergenza a Cosenza, il meteorologo: “È un uragano di categoria 1”
È un San Valentino di burrasca quello che sta investendo l’Italia, con Roma e le regioni del Centro-Sud nell’occhio del ciclone. Dalle prime ore di oggi, sabato 14 febbraio 2026, una violenta ondata di maltempo sta flagellando la penisola con piogge torrenziali, venti tempestosi e mareggiate. La Protezione Civile ha diramato l’allerta arancione sul Lazio, dove il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato un’ordinanza urgente che chiude parchi, ville storiche e cimiteri per 48 ore. Ma i disagi si estendono dalla Tuscia alla Sicilia, con situazioni critiche lungo le coste e nei bacini fluviali. L’ANALISI DELL’ESPERTO: “UN CICLONE PROFONDO COME UN URAGANO” “Siamo di fronte all’ennesima perturbazione di un 2026 che ha già registrato un surplus di precipitazioni del 60-70% a livello nazionale”, spiega Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it. Secondo l’esperto, il vortice di bassa pressione è “profondo come un uragano di categoria 1” e sta scatenando venti di burrasca con onde che in Sardegna raggiungeranno i 7 metri d’altezza. Il pericolo maggiore arriva proprio dal mare, con una rotazione dei venti che frusta il Tirreno e il basso Adriatico. Dopo il caldo anomalo di venerdì 13, le temperature sono in picchiata con un crollo previsto di 6-8°C. COSENZA SOTT’ACQUA L’emergenza maltempo provocata dal “Ciclone di San Valentino” tocca il suo apice nel Cosentino, dove la situazione è precipitata nella tarda serata di ieri. Il fiume Crati ha ceduto lungo l’intero tratto della foce, provocando una vasta inondazione che ha travolto sia il versante sud, nel territorio di Corigliano-Rossano, sia quello nord, nel comune di Cassano allo Ionio. L’acqua ha invaso abitazioni e strade, causando un blackout elettrico diffuso e isolando decine di famiglie. In queste ore, i Vigili del Fuoco dei comandi di Cosenza e Crotone, supportati da un elicottero del Reparto Volo di Lamezia Terme, stanno conducendo una complessa operazione per trarre in salvo circa 40 persone rimaste bloccate nelle proprie case, al buio e circondate dal fango. “La situazione permane critica”, sottolineano i soccorritori, con oltre 80 interventi ancora in coda per frane e allagamenti in tutta la provincia. Ma non è solo il bacino del Crati a preoccupare. La furia degli elementi ha colpito duramente anche il Lametino, nel Catanzarese. La piena del fiume Amato ha eroso il terreno sotto il tracciato ferroviario della linea Cosenza-Catanzaro (chiusa dal 2009 ma in attesa di ripristino), lasciando i binari letteralmente sospesi nel vuoto per diversi metri. L’intera regione è sotto assedio idrogeologico. A Cassano allo Ionio, già prima dell’esondazione notturna, era stata disposta l’evacuazione precauzionale di 500 persone. A Cosenza città, l’elicottero Drago 165 ha recuperato dieci persone, tra cui due bambini, minacciate dall’innalzamento dei fiumi Crati e Busento, mentre a Grisolia i gommoni fluviali hanno messo in salvo altri dieci cittadini. SARDEGNA, OLTRE 1.000 INTERVENTI: SALVATI PASTORI E GREGGI Drammatica anche la situazione in Sardegna, dove dall’11 febbraio i Vigili del Fuoco hanno effettuato oltre 1.000 interventi, con 600 uomini impegnati quotidianamente e 120 richieste ancora in attesa. I comandi più sotto pressione sono quelli di Cagliari, Sassari e Nuoro (qui 505 interventi totali, con criticità in Ogliastra). Nella notte, a Ittiri (Sassari), in località Camedda, i sommozzatori e i soccorritori fluviali hanno tratto in salvo cinque persone rimaste isolate dall’ingrossamento di un fiume che impediva il rientro alle abitazioni. Nell’Oristanese, invece, i sommozzatori di Cagliari sono intervenuti per recuperare un gregge di pecore rimasto bloccato su un isolotto circondato dalla piena. LAZIO: ROMA CHIUDE I PARCHI, FIUMICINO ALLAGATA Nel Lazio, dove vige l’allerta arancione, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha firmato un’ordinanza che vieta l’accesso a parchi, ville storiche e cimiteri per il 14 e 15 febbraio. La Capitale registra allagamenti diffusi (critica via Anguillarese) e la chiusura di Villa Pamphili. Sul litorale romano la situazione più grave: a Fiumicino, una mareggiata combinata alla piena del Tevere ha inondato la zona di Passo della Sentinella. L’acqua ha invaso case e baracche, costringendo all’evacuazione di circa 50 residenti. Nel Viterbese, a Canepina, una frana staccatasi da un costone di roccia ha investito due abitazioni in località Madonna delle Grazie; gli occupanti sono stati evacuati illesi. Interrotta per allagamenti la statale Nepesina a Civita Castellana. SICILIA: L’SOS DEL WWF PER LE SALINE DI TRAPANI In Sicilia, dove si contano quasi 700 interventi tra Palermo, Messina e Catania, preoccupa il patrimonio naturalistico. Il WWF ha lanciato l’allarme per la Riserva delle Saline di Trapani e Paceco. “Gran parte degli argini è sommersa, le vasche appaiono come una laguna unica“, denuncia l’associazione. L’azienda Sosalt segnala livelli di marea mai registrati prima, che stanno compromettendo habitat protetti e la produzione del sale. L'articolo Ciclone di San Valentino, allagamenti e 50 persone evacuate a Fiumicino. Ancora emergenza a Cosenza, il meteorologo: “È un uragano di categoria 1” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Crisi climatica, forte ondata di maltempo su Sicilia e Calabria: frane, esondazioni e famiglie isolate
Gli effetti della crisi climatica continuano a tormentare il Sud Italia che ancora attende i ristori per il ciclone Harry che ha devastato molte regioni a gennaio. Nella notte sono stati segnalati danni e criticità a causa del maltempo in molte zone di Sicilia e Calabria. In Sicilia i problemi peggiori si sono registrati nelle province di Messina e Palermo. Notte terribile a Messina per la bufera e i venti oltre 100 km orari. Sono cadute decine di alberi anche molto grandi, oltre a pali e cartelli. Molte le strade allagate. A Santa Margherita un furgone si è ribaltato a causa delle forti raffiche di Maestrale. Secondo le prime informazioni non c’era nessuno a bordo. Totalmente isolato dal tardo pomeriggio di ieri l’arcipelago eoliano. L’intensificarsi del moto ondoso ha bloccato in porto a Milazzo anche la nave che aveva garantito i collegamenti con Vulcano, Lipari e Salina. Isolate ormai da oltre 48 ore le altre isole e il borgo di Ginostra. Ennesima notte di apprensione nel borgo Acquacalda, a Lipari, dove i marosi, sospinti dal forte vento, hanno invaso il lungomare. Le onde si sono spinte fino alle abitazioni, creando paura tra i residenti. La situazione è particolarmente critica lungo via Mazzini, attualmente impraticabile. Per le forti raffiche di vento è stata chiusa anche l’autostrada tra Messina e Giarre. A Palermo, invece, sono 132 gli interventi effettuati nelle ultime 24 ore dai Vigili del fuoco, a causa delle forti raffiche di vento. Ancora una trentina gli interventi in coda. In città sono caduti alberi, pali della luce e volate tettoie. Non va meglio in Calabria, che deve fronteggiare gli effetti del ciclone Ulrike. A Cosenza, l’ondata di maltempo che sta investendo la costa tirrenica calabrese ha causato l’esondazione del fiume Busento in località Molino Irto, al confine tra Dipignano e Cosenza, invadendo le aree circostanti e danneggiando diverse autovetture parcheggiate. Numerose le famiglie isolate, che i soccorritori stanno cercando di raggiungere. Anche il fiume Campagnano è esondato in alcuni tratti tra Cosenza e Rende, riversando acqua e fango sull’asfalto. Sul posto stanno operando i Vigili del fuoco, la Protezione civile regionale ed anche i carabinieri forestali. Sono circa un centinaio gli interventi in coda. Le piogge, tuttora in corso, hanno superato i 260 millimetri di accumulo nelle ultime 48 ore. Su via Lungo Crati, sempre a Cosenza, è franata una porzione di strada e il transito è stato interdetto. Il forte vento a Reggio Calabria ha scoperchiato tetti e abbattuto alberi: due voli provenienti da Barcellona e Milano Malpensa sono stati dirottati su Catania. Nel corso della notte, nella provincia di Reggio Calabria si sono contati 30 interventi dei Vigili del fuoco e altri 30 sono in corso. All’aeroporto “Tito Minniti”, questa mattina, alcuni voli sono stati cancellati. Frane e smottamenti stanno causando la chiusura di varie strade in diverse parti della Calabria. Preoccupazione anche per le mareggiate. Sotto osservazione a Paola, nel Cosentino, il lungomare su cui passa la linea ferroviaria. Nella notte anche nel Catanzarese si sono registrate raffiche di vento oltre i 100 chilometri orari. A causa del maltempo in corso sono state chiuse per frane i seguenti tratti stradali in provincia di Cosenza: la Ss107 “Silana Crotonese” al km 37,300, in entrambe le direzioni, mentre la Ss19 “Delle Calabrie” dal km 290,000 al km 292,000, in entrambe le direzioni. La Ss278 “Di Potame” al km 13,300, in entrambe le direzioni, a Potame. Lo riferisce Anas. L'articolo Crisi climatica, forte ondata di maltempo su Sicilia e Calabria: frane, esondazioni e famiglie isolate proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Portogallo sfiancato dalla tempesta Kristin, la ministra degli Interni costretta a dimettersi. E il decreto sugli aiuti è fermo
“Sabato non piove!” titola il giornale O Pùblico nella pagina dei commenti. È la grande notizia che aspettavano i portoghesi, sfiancati da quaranta giorni di acqua e da una serie di tempeste. Nelle zone più colpite, gommoni e chiatte sono i mezzi circolanti per le vie di paesi e cittadine. La furia si è abbattuta prima a Leiria, poi ha allargato il suo raggio di devastazione. La rottura della diga del fiume Mondego ha spaccato in due il paese: all’altezza di Coimbra, celebre città universitaria, la piena fuori controllo ha fatto crollare l’autostrada A1, paragonabile all’Autosole italiana. È la via maestra Nord-Sud. Lo squarcio che ha devastato la corsia esterna è impressionante: serviranno mesi per i lavori di ripristino. Chi viaggia da Porto a Lisbona o viceversa dovrà fare alcune varianti. Allarme rosso anche a Montemor-o-Velho, dove però finora non ci sono state evacuazioni. Cronache di un paese allo stremo: sedici vittime, una ministra – Maria Lùcia Amaral era la responsabile degli Interni – costretta a dimettersi, danni pesantissimi, centinaia di persone ancora senza elettricità quindici giorni dopo il passaggio della tempesta Kristin, il 28 gennaio, la più devastante. È stato un susseguirsi di cicloni, una staffetta malefica. I tornado sono sempre battezzati con nomi persino nobili, vedi il penultimo, Leonardo, ma lasciano, al loro passaggio vittime, distruzione e disperazione. La politica, ancora una volta, si è mostrata impreparata di fronte ai cataclismi. In queste ore, il premier socialdemocratico Luìs Montenegro e il presidente della Repubblica uscente Marcelo Rebelo de Sousa sono al fronte, insieme, ma quando a gennaio il maltempo iniziò a sferzare il Portogallo, i rappresentanti del governo latitarono. Visite lampo e ritorno a Lisbona. È stato Marcelo, come chiamano tutti il presidente in uscita, a dare il segnale. Gli sfollati, i cittadini al buio e i disperati si sono sentiti a lungo isolati, confortati solo dalla protezione civile, dai pompieri – anche in Portogallo un’istituzione esemplare – dai militari e dai volontari, eterni angeli del fango. Le televisioni da settimane producono dirette no stop dalle zone più tartassate. La zona rossa è in questo momento quella che accompagna il fiume Mondego fino all’Atlantico. È il corso d’acqua più lungo a nascere in Portogallo. Sorge nella Serra da Estrela, percorre il paese da Nord-Est a Sud, attraversa Coimbra e sfocia a Figueira da Foz, uno dei corridoi dell’Oceano Atlantico. L’ultima depressione in corso è quella ribattezzata Nils, come Liedholm, il grande svedese del calcio italiano. A Coimbra, è stata ordinata l’immediata evacuazione di tremila persone. Sono state chiuse le scuole e sgombrate tre case di riposo. Il presidente dell’Agenzia portoghese dell’ambiente, Pimenta Machado, ha definito “brutali” le precipitazioni che flagelleranno l’area fino a sabato. Secondo le stime, in 48 ore potrebbe cadere il 20% della pioggia che si registra in un intero anno. Prima di Coimbra, era stata Leiria a essere travolta dall’acqua: allagamenti, evacuazioni, lo stadio di calcio con il tetto spazzato via dal vento che ha raggiunto, in questa staffetta di tornadi, la forza di 172 kmh. Le tempeste hanno investito anche la politica: la ministra degli Interni, Amaral, è stata costretta a dimettersi di fronte ai ritardi dei soccorsi. La Amaral è stata una figura di spicco del Portogallo durante gli anni pesanti della “troika”. È un’eccellente giurista, ma non aveva il profilo giusto per ricoprire un ruolo come quello del dicastero degli interni. Nella gestione di questa emergenza, ha commesso errori e alla fine ha pagato il conto per tutti, ma ha sbagliato anche chi, come il premier Montenegro, l’aveva imposta nella lista dei ministri. Il Portogallo è oggi un paese nudo, costretto a confrontarsi con le sue problematiche, alcune delle quali di lungo corso – la cura e la prevenzione del territorio, mezzi di intervento limitati -, ma altre, invece, figlie dei tempi moderni. Manca il personale sanitario negli ospedali e manca manodopera per gli interventi di primo livello. Gli immigrati potrebbero essere una fonte di aiuto, ma il vento della politica, sostenuto dal partito populista di estrema destra Chega, frena in questa direzione. Come in tutti i drammi, anche in questa vicenda c’è un paradosso. All’origine di queste tempeste che si passano il testimone e hanno devastato il centro del Portogallo, c’è infatti la posizione del mitico anticiclone delle Azzorre, celebre regolatore del tempo in buona parte d’Europa. Per una ragione misteriosa, all’inizio del 2026 si è posizionato più a Sud. Nella sua collocazione abituale, è uno scudo che protegge il Portogallo e indirizza il maltempo verso l’Inghilterra e le coste occidentali della Francia settentrionale. Ora che si è sistemato più in basso, ha lasciato terreno libero ai tornadi di raggiungere la penisola iberica. Il Portogallo, rispetto alla Spagna, ha pagato il prezzo più pesante. Il governo di Lisbona ha chiesto aiuto all’Europa, intervenendo sul PNRR. Bruxelles ha negato il prolungamento delle scadenze – il prossimo settembre – e la strada a questo punto più percorribile è quella di una revisione del piano portoghese. Il premier Montenegro ha assunto a interim la gestione degli Interni. Il nuovo presidente della Repubblica, Antònio Seguro – entrerà nelle sue funzioni il 9 marzo – si è impegnato a non lasciare soli i cittadini colpiti da questa serie di calamità. La politica, però, come sempre è prigioniera della sua lentezza: il decreto legge che mette a disposizione fondi straordinari è ancora fermo. Montenegro annuncia che “tutto il dispositivo dello Stato è in campo”, ma migliaia di persone continuano a essere senza luce, senza telefono e senza internet. Una fetta di Portogallo al buio e con l’incognita di una ricostruzione da affrontare con fondi, per ora, limitati. L'articolo Portogallo sfiancato dalla tempesta Kristin, la ministra degli Interni costretta a dimettersi. E il decreto sugli aiuti è fermo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bollette sospese per le aree colpite dal Ciclone Harry: sto anche alle procedure di distacco per morosità
Il governo aveva già dichiarato lo stato d’emergenza per i danni causati dal maltempo. Adesso, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente ha approvato un provvedimento d’urgenza che sospende per sei mesi il pagamento di luce, gas, acqua e rifiuti alle persone che vivono nei territori più colpiti dal Ciclone Harry. La decisione sugli avvisi di pagamento è stata comunicata con una nota e riguarda Calabria, Sardegna e Sicilia, compreso il comune di Niscemi dove una frana ha portato via un intero pezzo della cittadina in provincia di Caltanissetta. I comuni interessati sono quelli che sono stati individuati nell’ordinanza 1180 del 30 gennaio emessa dal capo di dipartimento della Protezione civile. Si tratta di un intervento per “garantire la continuità dei servizi essenziali e offrire un primo sostegno concreto alle popolazioni colpite”, ha dichiarato l’autorità. Nello specifico, la misura si applica a tutte le fatture emesse o da emettere con la scadenza a partire dal 18 gennaio 2026, compresi i costi di allacciamento, attivazione, disattivazione, voltura e subentro. Sospese anche le procedure di distacco per morosità, incluse quelle precedenti al ciclone Harry. Accantonati anche i pagamenti per la gestione dei rifiuti. Inoltre, i titolari delle utenze e delle forniture potranno accedere a delle agevolazioni fiscali presentando una richiesta al proprio fornitore entro il 30 aprile 2026, con il modulo allegato al provvedimento che l’operatore dovrà mettere a disposizione sul proprio sito internet, o altro format purché contenente le stesse informazioni. Al termine di questo periodo eccezionale, gli importi sospesi dovranno essere rateizzati su un periodo minimo di un anno, senza discriminazione e senza interessi a carico dei cittadini, in modo da ridurre l’impatto economico sulle famiglie e agevolare il ritorno alla normalità. “Siamo lieti che Arera abbia accolto le nostre richieste e abbia dato seguito a un provvedimento necessario e tempestivo” ha dichiarato Giovanni Riccobono, direttore generale di Consumerismo No Profit e delegato per la Sicilia dell’associazione. “In contesti di emergenza, la sospensione delle bollette e dei distacchi non è un’agevolazione, ma una misura di giustizia sociale, indispensabile per garantire la continuità dei servizi essenziali e tutelare cittadini già duramente colpiti”. Consumerismo “continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e a farsi portavoce delle esigenze dei territori colpiti, affinché alla fase emergenziale seguano interventi strutturali capaci di rafforzare la tutela dei consumatori anche nel medio e lungo periodo”. L'articolo Bollette sospese per le aree colpite dal Ciclone Harry: sto anche alle procedure di distacco per morosità proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ciclone Harry, al Sud salgono tensione e incertezze, ma il decreto sui ristori non approda in Consiglio dei ministri
Nulla di fatto. Il decreto sui ristori destinati a Sicilia, Sardegna e Calabria per i danni causati dal ciclone Harry non approda in Consiglio dei ministri. O meglio, non c’è neppure una riga all’ordine del giorno nella convocazione. Restano ancora una serie di nodi da sciogliere a iniziare da una più precisa conta dei danni e dall’individuazione delle risorse. Nel frattempo, con in corso l’allerta gialla per il maltempo in nove regioni, tra cui Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Campania e Calabria, a Messina è iniziata l’attività di verifica dei danni nell’area sud della città, la più colpita. A San Filippo del Mela sono state evacuate alcune case a rischio crollo. La tensione resta alta e i cittadini si aspettano il pacchetto di interventi promesso. Non bastano le dichiarazioni del presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, al pontificale per Sant’Agata, in cattedrale a Catania: “Stiamo lavorando senza sosta per portare ristori e aiuti e porre le basi affinché i nostri territori e la nostra gente si rialzino e siano sicuri”. E non hanno certo rassicurato le parole pronunciate dal ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, durante la sua informativa in Senato e Camera, diventata un’arringa difensiva sulle responsabilità nella frana di Niscemi. Arringa che, però, fa acqua da tutte le parti. Anche perché Musumeci sostiene di non aver ricevuto alcuna informazione “del rischio incombente su una frana che era in stato così avanzato da rendere vano qualunque intervento”. Ma si parla dello stesso ministro che è stato anche Commissario straordinario per il dissesto idrogeologico della Sicilia. Con queste premesse, ogni ora di attesa alimenta la preoccupazione delle comunità interessate. IL MINISTRO CITA I DATI (SUPER NOTI) E IL GOVERNO TAGLIA I FONDI PER IL DISSESTO Citando i dati dell’Ispra del 2024, poi, Musumeci ricorda che in Sicilia “nove Comuni su 10 sono ad alto rischio frana”, mentre “oltre il 94% dei territori italiani è esposto a pericolo idrogeologico, valanghe ed erosione costiera”. E già, ma non è certo una novità. Non solo perché sono i dati del 2024, ma soprattutto perché non si discostano molto da quelli del 2023, del 2022 e via dicendo andando a ritroso nel tempo. Insomma, la situazione del paese è questa da anni. Più si costruisce, più peggiora. E lo stesso accade con l’aumentare della frequenza degli eventi estremi. Eppure, come ricordato dai parlamentari del Comitato Pianeta 2050 del M5S, coordinato dal vicepresidente della Camera, Sergio Costa, nell’ultima legge di Bilancio i fondi per il dissesto idrogeologico sono stati tagliati di 134 milioni di euro. L’ATTESA PER IL TESTO DEL DECRETO RISTORI E ora, però, c’è un problema enorme da risolvere, per il quale non basta certo il primo stanziamento da 100 milioni di euro deliberato dal Consiglio dei ministri per le tre regioni colpite. Le prime stime parlano di circa 2 miliardi di euro di danni, uno dei quali solo in Sicilia, ma il rischio maggiore è che le attività produttive restino paralizzare per l’assenza di risorse o, ancora peggio, per l’incapacità di utilizzare quelle che arrivano a causa dei soliti ostacoli burocratici. Il decreto tanto atteso dovrebbe contenere risorse per le amministrazioni, aiuti per le famiglie e per le attività imprenditoriali. Per quanto riguarda la Regione Sicilia, invece, oltre allo stanziamento di tre milioni di euro per risarcire le imprese ittiche e lo stop per il 2026 al pagamento dei canoni per le concessioni demaniali marittime, è stato publicato l’avviso pubblico sui contributi straordinari destinati alle attività di gestione di stabilimenti balneari o ricadenti sui litorali che hanno subito perdite significative e sospensioni di attività. Ogni contributo è concesso sulla base di una perizia tecnica, con un limite massimo di 20mila euro ma, come scritto, si concentra sui danni registrati sul litorale, escludendo le zone interne. È poi prevista una seconda tranche di aiuti, il 60% a tasso zero e il 40% a fondo perduto, con pre-ammortamento delle rate per tre anni. La coperta è molto corta, anche se la ricognizione dei danni è ancora in corso e da quello dipenderà anche la destinazione dei fondi. Tanto che si sta pensando anche all’acquisto di nuove abitazioni per chi è rimasto senza una casa. Il Governo Meloni aspetta ancora i dati da Regioni e Protezione civile ma è chiaro che l’ostacolo principale sarà quello di reperire i fondi. DOVE PRENDERE I SOLDI, LE SOLUZIONI SUL TAVOLO Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato che il Governo vuole proporre anche l’utilizzo del Fondo di solidarietà europeo. In un’intervista al Corriere della Sera, poi, Renato Schifani aveva parlato anche di un’altra soluzione: “Per reperire ulteriori risorse, raccogliendo l’appello della premier, stiamo valutando anche il disimpegno di alcuni fondi Fsc (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, ndr) che non hanno rispettato il cronoprogramma”. In questo caso, il Governo risarcirebbe le regioni del Sud con i loro stessi soldi. Una modalità inedita e molto diversa rispetto a quanto fatto in altre occasioni e in altre regioni, come Emilia-Romagna, Toscana e Marche. SULLE POLIZZE CHE NON GARANTISCONO COPERTURA: SCATTANO LE INTERROGAZIONI Come se non bastasse, c’è da risolvere – sempre se sarà possibile – il fattaccio delle polizze assicurative che, come scoperto da molte imprese solo dopo il ciclone – non prevedono la copertura per mareggiate o alluvioni. Federcontribuenti ha lanciato un monito: “Non basta più assicurarsi contro il fuoco, oggi occorre proteggersi dall’acqua, dall’aria e, soprattutto, dalla realtà di un clima che è cambiato in modo evidente”. Ma la riforma introdotta dalla legge di bilancio 2024 e attuata con un decreto di gennaio 2025, definendo gli eventi garantiti (come l’alluvione, il sisma, la frana) esclude le mareggiate. In una penisola. Il M5S ha depositato alla Camera e al Senato due interrogazioni parlamentari, a firma Ida Carmina e Mario Turco, per chiedere al Governo lumi sulle polizze catastrofali, rese dal Governo Meloni obbligatorie per le imprese nella Legge di bilancio 2024. “L’esclusione di alcuni eventi dalle coperture – spiegano i parlamentari – sta rendendo manifesta la truffa implicita in queste polizze, che noi già due anni fa denunciammo come ennesimo balzello a carico delle imprese. Chiediamo al Governo, pertanto, di chiarire immediatamente l’aspetto delle coperture, di ribaltare una normativa truffaldina e soprattutto di intervenire con ristori pubblici veri a tutela dei territori colpiti dal ciclone Harry”. L'articolo Ciclone Harry, al Sud salgono tensione e incertezze, ma il decreto sui ristori non approda in Consiglio dei ministri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Frana di Niscemi, il paradosso: vuole sospendere la polizza, l’assicurazione chiede i documenti, ma la sua auto è in bilico sullo strapiombo
È venuto giù un intero costone della montagna e il suo veicolo è entrato a far parte dell’immaginario collettivo poiché in bella mostra (si fa per dire) nell’immagine simbolo della sciagura, quella che campeggia ovunque. Tutti conoscono quella utilitaria grigia, ma evidentemente non l’agenzia assicurativa dove è stata stipulata la polizza auto del veicolo. Quella raccontata da Marcello Di Martino è una storia paradossale. Ottant’anni, geometra in pensione, per anni ha lavorato al Comune di Niscemi, dove il ciclone Harry ha provocato il cedimento di una parte del costone su cui si erige il paese; Di Martino è il proprietario della Ford Fiesta che si vede nelle foto e nei video condivisi dai media per raccontare il crollo della cittadina in provincia di Caltanissetta. Nelle immagini, la vecchia auto è sospesa in bilico sullo strapiombo. Intervistato dal Corriere della Sera, l’anziano ha raccontato: “L’avevo parcheggiata nel mio garage, dove si entra dalla strada panoramica, via Angelo d’Arrigo, che è venuta giù con mezzo garage”. Fortunatamente, non è il primo veicolo della famiglia: “È una 1.400 diesel, la usavo solo per andare fuori città, anno 2002, 97 mila chilometri. In città uso la Seicento” ha raccontato Di Martino, che poi ha spiegato di aver utilizzato l’altro mezzo di famiglia per mettere al sicuro sua moglie, impossibilitata a muoversi. Dopo aver abbandonato la propria abitazione e aver perso tutto a causa del disastro, l’uomo si era rivolto all’assicurazione per sospendere la polizza della Fiesta. Oltre al danno ecco la beffa: “Mi hanno detto che hanno bisogno dei documenti. ‘Ma come faccio a recuperarli?’ ho detto”. Allora il figlio ha avuto l’idea di presentare una foto panoramica del precipizio in cui si vede la targa della vettura. “Queste sono piccole cose, qui la tragedia è enorme”. L'articolo Frana di Niscemi, il paradosso: vuole sospendere la polizza, l’assicurazione chiede i documenti, ma la sua auto è in bilico sullo strapiombo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Almeno 5 morti per la tempesta Kristin in Portogallo: venti fino a 150 km orari e piogge torrenziali, allerta anche in Spagna
Il bilancio della tempesta Kristin in Portogallo si aggrava: le vittime salgono a cinque mentre il Paese fa i conti con danni diffusi, migliaia di interventi di emergenza e circa 450mila utenze ancora senza elettricità. Il ciclone, che ha colpito il territorio nella notte, ha investito il Paese da nord a sud con raffiche di vento fino a 150 chilometri orari e piogge torrenziali, causando crolli, alberi abbattuti e gravi disagi alle infrastrutture. Secondo quanto riferito dalla Protezione Civile portoghese, quattro delle cinque vittime si registrano nella provincia di Leiria, una delle zone più colpite. Un decesso è avvenuto a Vila Franca de Xira, nell’area metropolitana di Lisbona, dove un’automobile è stata colpita dalla caduta di un albero. Un’altra persona è morta a Monte Real, nel distretto di Leiria, a causa del crollo di una struttura metallica. Altre due vittime sono state segnalate nel comune di Leiria, mentre il quinto decesso è stato confermato nelle ore successive all’aggravarsi dell’emergenza. Il maltempo ha provocato migliaia di incidenti e richieste di soccorso. Già a mezzogiorno di ieri erano stati segnalati oltre 3mila interventi legati a caduta di alberi, allagamenti e danni strutturali. Nelle prime ore della giornata più di 850mila persone erano rimaste senza corrente; secondo E-Redes, il gestore della rete di distribuzione elettrica, questa mattina circa 450mila clienti risultano ancora senza elettricità, soprattutto nelle aree centrali del Paese. Le operazioni di ripristino sono in corso, ma la situazione resta critica in diverse zone. L’EMERGENZA SI ESTENDE ALLA SPAGNA La tempesta Kristin ha colpito anche la Spagna, causando forti disagi a Madrid e in numerose regioni. Nevicate abbondanti e venti intensi hanno interessato l’Estremadura, dove due camion sono stati ribaltati dalle raffiche, e altre aree come Andalusia, Castiglia e León, Aragona, Asturie, Navarra e Galizia. L’Agenzia statale di meteorologia mantiene elevato il livello di allerta per l’arrivo di due nuovi fronti atlantici, con previsioni di temporali, neve, venti forti e rischio di esondazioni. A Grazalema, in provincia di Cadice, l’aumento del livello del fiume Guadalete ha portato all’evacuazione preventiva di alcune aree di Jerez de la Frontera; sono stati attivati centri di accoglienza per ospitare alcune centinaia di persone. Sul fronte dei trasporti, sono ripresi dalle 6 del mattino i collegamenti marittimi dal porto di Algeciras, sospesi per due giorni a causa della burrasca nello Stretto di Gibilterra. Restano invece chiusi per il nono giorno consecutivo i collegamenti tra Tarifa e Tangeri, per il persistere delle condizioni meteo avverse. IN AVVICINAMENTO VERSO L’ITALIA Secondo i meteorologi, la tempesta Kristin si sta avvicinando all’Italia, ma in forma attenuata rispetto all’impatto registrato sulla costa atlantica. Le autorità continuano a monitorare l’evoluzione del sistema perturbato, mentre in Portogallo proseguono gli interventi di emergenza e la conta dei danni. L'articolo Almeno 5 morti per la tempesta Kristin in Portogallo: venti fino a 150 km orari e piogge torrenziali, allerta anche in Spagna proviene da Il Fatto Quotidiano.
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