È venuto giù un intero costone della montagna e il suo veicolo è entrato a far
parte dell’immaginario collettivo poiché in bella mostra (si fa per dire)
nell’immagine simbolo della sciagura, quella che campeggia ovunque. Tutti
conoscono quella utilitaria grigia, ma evidentemente non l’agenzia assicurativa
dove è stata stipulata la polizza auto del veicolo. Quella raccontata da
Marcello Di Martino è una storia paradossale. Ottant’anni, geometra in pensione,
per anni ha lavorato al Comune di Niscemi, dove il ciclone Harry ha provocato il
cedimento di una parte del costone su cui si erige il paese; Di Martino è il
proprietario della Ford Fiesta che si vede nelle foto e nei video condivisi dai
media per raccontare il crollo della cittadina in provincia di Caltanissetta.
Nelle immagini, la vecchia auto è sospesa in bilico sullo strapiombo.
Intervistato dal Corriere della Sera, l’anziano ha raccontato: “L’avevo
parcheggiata nel mio garage, dove si entra dalla strada panoramica, via Angelo
d’Arrigo, che è venuta giù con mezzo garage”. Fortunatamente, non è il primo
veicolo della famiglia: “È una 1.400 diesel, la usavo solo per andare fuori
città, anno 2002, 97 mila chilometri. In città uso la Seicento” ha raccontato Di
Martino, che poi ha spiegato di aver utilizzato l’altro mezzo di famiglia per
mettere al sicuro sua moglie, impossibilitata a muoversi.
Dopo aver abbandonato la propria abitazione e aver perso tutto a causa del
disastro, l’uomo si era rivolto all’assicurazione per sospendere la polizza
della Fiesta. Oltre al danno ecco la beffa: “Mi hanno detto che hanno bisogno
dei documenti. ‘Ma come faccio a recuperarli?’ ho detto”. Allora il figlio ha
avuto l’idea di presentare una foto panoramica del precipizio in cui si vede la
targa della vettura. “Queste sono piccole cose, qui la tragedia è enorme”.
L'articolo Frana di Niscemi, il paradosso: vuole sospendere la polizza,
l’assicurazione chiede i documenti, ma la sua auto è in bilico sullo strapiombo
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Maltempo
Il bilancio della tempesta Kristin in Portogallo si aggrava: le vittime salgono
a cinque mentre il Paese fa i conti con danni diffusi, migliaia di interventi di
emergenza e circa 450mila utenze ancora senza elettricità. Il ciclone, che ha
colpito il territorio nella notte, ha investito il Paese da nord a sud con
raffiche di vento fino a 150 chilometri orari e piogge torrenziali, causando
crolli, alberi abbattuti e gravi disagi alle infrastrutture.
Secondo quanto riferito dalla Protezione Civile portoghese, quattro delle cinque
vittime si registrano nella provincia di Leiria, una delle zone più colpite. Un
decesso è avvenuto a Vila Franca de Xira, nell’area metropolitana di Lisbona,
dove un’automobile è stata colpita dalla caduta di un albero. Un’altra persona è
morta a Monte Real, nel distretto di Leiria, a causa del crollo di una struttura
metallica. Altre due vittime sono state segnalate nel comune di Leiria, mentre
il quinto decesso è stato confermato nelle ore successive all’aggravarsi
dell’emergenza.
Il maltempo ha provocato migliaia di incidenti e richieste di soccorso. Già a
mezzogiorno di ieri erano stati segnalati oltre 3mila interventi legati a caduta
di alberi, allagamenti e danni strutturali. Nelle prime ore della giornata più
di 850mila persone erano rimaste senza corrente; secondo E-Redes, il gestore
della rete di distribuzione elettrica, questa mattina circa 450mila clienti
risultano ancora senza elettricità, soprattutto nelle aree centrali del Paese.
Le operazioni di ripristino sono in corso, ma la situazione resta critica in
diverse zone.
L’EMERGENZA SI ESTENDE ALLA SPAGNA
La tempesta Kristin ha colpito anche la Spagna, causando forti disagi a Madrid e
in numerose regioni. Nevicate abbondanti e venti intensi hanno interessato
l’Estremadura, dove due camion sono stati ribaltati dalle raffiche, e altre aree
come Andalusia, Castiglia e León, Aragona, Asturie, Navarra e Galizia. L’Agenzia
statale di meteorologia mantiene elevato il livello di allerta per l’arrivo di
due nuovi fronti atlantici, con previsioni di temporali, neve, venti forti e
rischio di esondazioni. A Grazalema, in provincia di Cadice, l’aumento del
livello del fiume Guadalete ha portato all’evacuazione preventiva di alcune aree
di Jerez de la Frontera; sono stati attivati centri di accoglienza per ospitare
alcune centinaia di persone. Sul fronte dei trasporti, sono ripresi dalle 6 del
mattino i collegamenti marittimi dal porto di Algeciras, sospesi per due giorni
a causa della burrasca nello Stretto di Gibilterra. Restano invece chiusi per il
nono giorno consecutivo i collegamenti tra Tarifa e Tangeri, per il persistere
delle condizioni meteo avverse.
IN AVVICINAMENTO VERSO L’ITALIA
Secondo i meteorologi, la tempesta Kristin si sta avvicinando all’Italia, ma in
forma attenuata rispetto all’impatto registrato sulla costa atlantica. Le
autorità continuano a monitorare l’evoluzione del sistema perturbato, mentre in
Portogallo proseguono gli interventi di emergenza e la conta dei danni.
L'articolo Almeno 5 morti per la tempesta Kristin in Portogallo: venti fino a
150 km orari e piogge torrenziali, allerta anche in Spagna proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Le parole di Salvini sul Ponte? “Io credo che un governo responsabile debba
assolutamente prendere i fondi necessari. Sul Ponte, adesso, sono stati buttati
13 miliardi e mezzo per un progetto fallace, carente e che è stato bocciato. E
ricordiamoci che ci sono anche i fondi scippati alla regione Sicilia e alla
Calabria. Noi abbiamo dato un segnale: un milione di euro col taglio dei nostri
stipendi, un segnale di vicinanza. Al governo invece compete la responsabilità
di una scelta chiara, concreta e immediata”. Lo afferma il presidente del M5s
Giuseppe Conte, parlando con i cronisti, a margine del convegno ‘Le sfide
dell’informazione’ alla Camera dei deputati.
“Io ritengo che il ministro Musumeci, come ogni ministro debba subito venire a
riferire in Parlamento. A riferire anche del fatto se conosceva, e certo che
doveva conoscere la situazione di Niscemi, le denunce che gli erano state fatte
sui rischi geologici. Risponda di questo e poi il Movimento 5 stelle valuterà
nel merito” aggiunge l’ex presidente del Consiglio, rispondendo a una domanda
sull’opportunità di dimissioni del ministro Nello Musumeci.
L'articolo Conte ai cronisti: “Meloni in Aula sull’emergenza in Sicilia? Ma
secondo voi ci mette la faccia, suvvia…” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La frana di Niscemi vista dall’alto. Sono impressionanti le immagini girate a
bordo dell’elicottero della Guardia Costiera che riprendono la frana che ha
colpito il Comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Il cedimento del
terreno è cominciato domenica 25 gennaio a causa del ciclone Harry e della
violenta ondata di maltempo che si sono abbattuti sulla Sicilia, e la frana ha
trascinato via strade, case e terreni per oltre 25 metri. A causa della frana
sono stati sfollati ed evacuati migliaia di abitanti.
L'articolo Niscemi, il video della frana ripreso dall’elicottero della Guardia
Costiera proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuole chiuse e oltre cinquecento persone evacuate a Niscemi, cittadina di
25mila abitanti in provincia di Caltanissetta, dove una frana iniziata intorno
alle 13 di domenica 25 gennaio ha causato importanti lesioni e un allarme per
rischio idrogeologico. Lo smottamento del terreno è stato accentuato dalle fitte
piogge che hanno interessato gran parte della Sicilia a seguito dell’arrivo del
ciclone Harry. Per chi ha dovuto o voluto lasciare la propria casa è stato
disposto dalla Protezione Civile un servizio di accoglienza: molti hanno passato
la notte nel palasport “Pio La Torre”, mentre da Palermo sono arrivate centinaia
di brandine destinate alle persone sfollate. Situazione critica anche per i
collegamenti stradali, con il paese a rischio isolamento: la frana infatti ha
interrotto la strada provinciale SP10 e l’unica via di collegamento con la
statale Gela-Catania resta la provinciale 11. Già il 16 gennaio nella cittadina
si era verificato un evento simile: è stato convocato un tavolo tecnico per
studiare eventuali correlazioni tra i due avvenimenti.
Domenica il sindaco Massimiliano Conti ha disposto la chiusura delle scuole a
partire da lunedì mattina. “Nella notte la situazione è notevolmente peggiorata.
Siamo molto preoccupati. Al momento l’unico modo per arrivare a Niscemi è da
Caltagirone, ma stiamo cercando delle alternative viarie. La situazione è
drammatica“, ha dichiarato il primo cittadino. L’amministrazione ha attivato il
Centro operativo comunale. Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci
ha fatto sapere di essere aggiornato sul caso: “Ho sentito il sindaco
assicurando la massima collaborazione del governo Meloni e del nostro
dipartimento nazionale di Protezione civile, che ha già disposto l’invio di un
team di tecnici”. Il governatore Renato Schifani assicura che “La Regione
Sicilia è pronta a fare tutto il possibile per garantire la sicurezza dei
cittadini, dare assistenza agli sfollati, molti a titolo precauzionale, e
ripristinare al più presto i collegamenti viari”.
In accordo con Schifani, il dirigente generale della protezione civile siciliana
Salvo Cocina si è recato sul posto e seguirà da vicino l’evolversi degli eventi.
Presenti anche i Vigili del fuoco, i tecnici comunali, i tecnici del
dipartimento regionale della Protezione civile e le forze dell’ordine. “Nella
notte la frana si è mossa ancora e si è estesa in direzione Gela”, comunica
Cocina. Martedì è atteso in città anche il professor Nicola Casagli, presidente
dell’Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale. La frana di
Niscemi non è stata l’unica in questi giorni in Italia: domenica sera, in
provincia di Genova, la statale Aurelia ha ceduto nel comune di Arenzano
all’altezza della galleria Pizzo. La strada è stata chiusa in entrambe le
direzioni, e le operazioni di messa in sicurezza sono proseguite tutta la notte.
Sul posto è stato attivato il protocollo Usar, con il supporto di unità
cinofile, mezzi di movimento terra e personale specializzato.
L'articolo Sicilia, Niscemi isolata da una frana: scuole chiuse e oltre 500
sfollati. Il sindaco: “Situazione drammatica” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Strade distrutte, linee ferroviarie interrotte (con tanto di rotaie sospese nel
vuoto), criticità nei porti e poi stabilimenti balneari spazzati via, negozi e
strutture ricettive danneggiate e tante barche affondate o gravemente
danneggiate. In Sicilia, Sardegna e Calabria continua la conta dei danni dopo
che il ciclone Harry – con vento, pioggia e mareggiate – ha flagellato per tre
giorni le regioni del Sud Italia.
Nella sola Sicilia la stima provvisoria dei danni supera il miliardo di euro.
Oltre 741 milioni riguardano le infrastrutture distrutte, come calcolato la
Protezione civile regionale, dei quali 244 milioni solo in provincia di Messina
e oltre 200 nel Catanese. A queste cifra vanno aggiunti i mancati redditi delle
attività produttive e sui quali si lavora a ristori e contributi. Come
comunicato dal governatore Renato Schifani, la Regione ha stanziato 70 milioni
di euro per i primi interventi e ha nominato il dirigente della protezione
civile regionale, Salvo Cocina, come commissario straordinario regionale per
l’emergenza.
“Dopo una sommaria istruzione del Dipartimento proporremo la richiesta della
dichiarazione dello stato di emergenza nazionale insieme alla delibera di una
prima risorsa che consentirà agli enti locali di procedere con i primi
interventi come il ripristino della viabilità e la rimozione degli ostacoli”, ha
annunciato venerdì il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci. L’ex
presidente della Regione Sicilia è stato l’unico esponente del governo a
effettuare un sopralluogo nei luoghi colpiti dal ciclone: non si sono visti né
la premier Giorgia Meloni, né il leader della Lega Matteo Salvini.
Intanto nel Messinese è intervenuto anche l’Esercito con il 4º reggimento Genio
della Brigata Aosta. A richiederlo è stata la prefettura di Messina: aliquote di
personale e mezzi speciali del genio sono al lavoro per il ripristino della
viabilità e la rimozione dei detriti portati dalla mareggiata e dalle forti
raffiche di vento che hanno sferzato il litorale dei comuni di Santa Teresa di
Riva e di Furci Siculo.
“Abbiamo ripristinato parzialmente l’erogazione idrica. Ci sono, però, ancora un
migliaio di famiglie senza energia elettrica. Dei 3,5 chilometri di lungomare ne
sono rimasti forse poco più di 500. Oltre cento attività commerciali
completamente distrutte e invase da sabbia e detriti”, racconta Danilo Lo
Giudice, sindaco di Furci Siculo. Gravi danni anche a Lampedusa e Linosa dove il
sindaco Filippo Mannino parla di “una devastazione senza precedenti”. “A
Lampedusa – spiega – il danno più grave riguarda la banchina commerciale,
infrastruttura strategica e vitale per la sopravvivenza dell’isola, che ha
subito un cedimento strutturale significativo e che oggi rischia il collasso
totale da un momento all’altro. Ma la situazione più drammatica è sull’isola di
Linosa, dove l’evento ha letteralmente cancellato la viabilità“. Mannino stima
danni per quasi 17 milioni di euro nelle due isole delle Pelagie.
Ma non c’è solo la Sicilia. Il ciclone Harry ha provocato ingenti danni anche in
Sardegna e Calabria. Per la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde,
che con la giunta ha dichiarato lo stato di emergenza, “stiamo parlando di
centinaia di milioni per danni infrastrutturali e anche legati ai beni culturali
e ambientali: non è una situazione in cui bisogna reagire di pancia, bisogna
reagire seriamente“. Nel Cagliaritano il forte temporale, i venti di burrasca e
le mareggiate hanno reso inagibile un tratto della Sulcitana. La statale 195
resterà chiusa fino al 30 gennaio e questo sta mandando in tilt la viabilità
alternativa, con traffico paralizzato lungo le strade consortili. Il ciclone
Harry ha anche provocato danni al sito archeologico di Nora, nel comune di Pula,
sulla costa sud occidentale della Sardegna. Dalle prime immagini che arrivano
dall’area archeologica si vede che una parte delle vestigia è finita sott’acqua.
Il compito degli archeologi sarà proprio quello di circoscrivere l’area
danneggiata e verificare la possibilità di ripristino.
In Calabria, la giunta comunale di Crotone, su proposta del sindaco Vincenzo
Voce, ha approvato la delibera per la richiesta formale dello stato di
emergenza. Contestualmente, l’esecutivo ha deliberato di avanzare istanza al
ministero dell’Agricoltura e alla Regione per il riconoscimento dello Stato di
calamità naturale, mirato specificamente a coprire i danni subiti dal comparto
agricolo.
Il ciclone Harry ha infatti prodotto danni gravi e diffusi anche all’agricoltura
siciliana, calabrese e sarda, “colpendo aziende già provate da anni di emergenze
climatiche, aumento dei costi e fragilità strutturali. Le prime segnalazioni che
arrivano dai territori parlano di colture distrutte, serre divelte,
infrastrutture aziendali compromesse e interi cicli produttivi saltati, con
pesanti ripercussioni sul reddito degli agricoltori e sull’occupazione”, fa
sapere la Cna Agricoltori. Secondo Confcooperative Fedagripesca, invece, tra
imbarcazioni, infrastrutture e mancati guadagni, i danni per il settore della
pesca potrebbero sfiorare i 40 milioni di euro. “Servono interventi urgenti per
la messa in sicurezza dei porti pescherecci, che soffrono di criticità
strutturali e croniche, per evitare che a ogni mareggiata si insabbino ed eventi
come questi rendono più che mai urgente il rifinanziamento del fondo di
solidarietà per il settore, che al momento è privo di risorse economiche”,
sostiene Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca.
L'articolo Ciclone Harry, la conta dei danni sfiora il miliardo di euro in
Sicilia. Nel Messinese arriva l’esercito. Danneggiate le rovine di Nora in
Sardegna proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sicilia e Sardegna dichiarano lo stato di emergenza regionale, ma si va verso
l’istruttoria per chiedere lo stato di emergenza nazionale, da sottoporre alla
valutazione politica del Consiglio dei ministri. Una richiesta già annunciata,
anche per la Calabria, dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo
Salvini, nel corso del question time alla Camera del 21 gennaio. Per quanto
riguarda la sola Sicilia, da una prima ricognizione fatta dalla Protezione
civile regionale, i danni provocati dal ciclone Harry a infrastrutture, strade,
porticcioli, stabilimenti balneari, attività produttive e ricettive, soprattutto
lungo la fascia costiera jonica e in quella che si affaccia sul Canale di
Sicilia, ammontano ad almeno 740 milioni di euro, oltre ai mancati redditi delle
attività produttive e sui quali si lavora a ristori e contributi. Considerando
anche questi la stima supera il miliardo di euro. Al termine della giunta
straordinaria convocata per stabilire i primi provvedimenti, il presidente della
Regione, Renato Schifani, ha annunciato lo stanziamento di 70 milioni, di cui 50
immediatamente operativi “e gli altri 20 tramite i Fondi globali con un’apposita
norma che sarà proposta all’Assemblea regionale siciliana”. Il governo Schifani
sta valutando anche “l’eventuale ricorso al fondo di solidarietà dell’Unione
europea e la riprogrammazione dei fondi Fsc per reperire le risorse necessarie”.
E non esclude l’ipotesi di nomina, da parte del governo nazionale, di un
commissario straordinario per la ricostruzione delle zone maggiormente colpite
dal ciclone Harry, come previsto dalla legge del 2025 di riforma della
Protezione civile. Ma non basta a fermare le polemiche che, in queste ore, si
sommano – anche in Sardegna e Calabria – alla conta dei danni, agli appelli e
alle iniziative di solidarietà.
TRA CONTA DEI DANNI E PRIORITÀ DA INDIVIDUARE
Solo tra imbarcazioni, infrastrutture e mancati guadagni, secondo
Confcooperative Fedagripesca, i danni potrebbero sfiorare i 40 milioni di euro.
Per quanto riguarda la Sardegna, la Giunta regionale ha dichiarato lo stato di
emergenza fino al 22 gennaio 2027, su indicazione dell’assessora della Difesa
dell’ambiente, Rosanna Laconi. Ed è stato dato anche mandato alla Direzione
generale della Protezione civile di delimitare l’area interessata dai danni e
predisporre una relazione tecnico-illustrativa per quantificare le risorse
finanziarie da stanziare e per attivare la richiesta al presidente del Consiglio
dei ministri, per la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. “Qui
stiamo parlando di danni di centinaia di milioni per danni infrastrutturali e
anche legati ai beni culturali e ambientali” ha commentato la governatrice sarda
Alessandra Todde, durante un sopralluogo con il capo dipartimento della
Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano alla spiaggia del Poetto di
Cagliari, cancellata dalla furia del ciclone Harry. Drammatica la situazione in
Sicilia, dove sono state seriamente danneggiate migliaia di attività produttive.
“Negozi, imprese artigiane, aziende commerciali e soprattutto i lidi balneari
che in poche ore hanno visto distrutte le spiagge, le strutture e le scorte per
la stagione” racconta il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo. La Cia
Sicilia Orientale segnala i problemi che si trova ad affrontare il settore
agricolo della provincia di Catania con capannoni e strutture aziendali divelti,
campagne allagate e colture gravemente danneggiate. Per il segretario della Cgil
Sicilia, Alfio Mannino vanno individuate le priorità come “il ripristino della
tratta ferroviaria Messina- Siracusa, collegamento strategico chiuso”. Per
quanto riguarda i risarcimenti “si vada agli ammortizzatori sociali in deroga –
aggiunge – per i lavoratori dei settori colpiti per i quali non sono attualmente
previsti”. E attacca: “Il disastro testimonia ancora una volta la fragilità del
territorio siciliano, totalmente impreparato tra infrastrutture inadeguate,
manutenzioni inesistenti, mancato governo del territorio. E di questo le
responsabilità politiche sono chiare: lo dobbiamo alle scelte antimeridionaliste
del Governo Meloni e all’inadeguatezza del governo Schifani”. Per quanto
riguarda i risarcimenti “si vada agli ammortizzatori sociali in deroga –
aggiunge – per i lavoratori dei settori colpiti per i quali non sono attualmente
previsti”.
VERSO LO STATO DI EMERGENZA NAZIONALE (E LE POLEMICHE POLITICHE)
Diversi gli appelli al governo perché dichiari lo stato di emergenza nazionale.
Come quello del presidente di Confimprenditori, che chiede al governo anche di
attivare un fondo di garanzia straordinario. E anche l’interrogazione
parlamentare urgente della senatrice Dafne Musolino “controfirmata dai colleghi
del gruppo Italia Viva” e diretta al ministro per la Protezione civile e a
quello delle Infrastrutture. Interviene anche la segretaria del Pd, Elly
Schlein: “La drammaticità della situazione è evidente a tutti e richiede azioni
immediate da parte del governo e dei ministri competenti”. E sul ministro
Salvini, che ha chiesto lo Stato di emergenza nazionale dice: “Potrebbe iniziare
a destinare le somme dell’annualità del Ponte sullo Stretto per il ripristino
immediato delle infrastrutture, così come abbiamo già chiesto con un emendamento
al Milleproroghe”. Il Pd ha chiesto che vengano anche differite al 2027 tutte le
scadenze contributive per sostenere le famiglie e le imprese colpite.
Punta il dito contro “la destra a trazione trumpiana che governa l’Italia, da
Meloni a Salvini” Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde.
“Stiamo assistendo a una tropicalizzazione del meteo del Sud del nostro Paese, e
non solo – aggiunge – con effetti devastanti su persone, immobili,
infrastrutture e, di conseguenza, sulla nostra economia”. E parla del sabotaggio
“di tutte le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, dallo stop al
Green Deal, alla legge europea sul ripristino della natura, fino all’ostilità
verso le energie rinnovabili”. Eppure in una nota, la deputata di Fratelli
d’Italia, Beatriz Colombo, capogruppo nella Commissione d’inchiesta sul rischio
idrogeologico, oltre a chiedere a Giorgia Meloni lo stato di emergenza sostiene
che in quella commissione Fratelli d’Italia “sta insistendo con forza su
prevenzione, manutenzione del territorio e soprattutto su una vera cultura della
protezione civile”. “Perché la sicurezza – ribadisce – non si improvvisa quando
l’emergenza è già in corso. In questo contesto è inaccettabile vedere immagini
di persone che si avvicinano alla tempesta, camminano vicino alle onde e
riprendono tutto con il telefono, incuranti dei rischi: è il segno di una bassa
percezione del pericolo, che può trasformare in tragedia una situazione già
critica”. In questo contesto è anche inaccettabile che l’Italia non abbia ancora
una legge sul consumo di suolo e che l’Osservatorio nazionale per l’adattamento
ai cambiamenti climatici sia stato istituito solo a dicembre 2025, in ritardo di
quasi due anni rispetto a quanto previsto nel Piano nazionale di adattamento al
cambiamento climatico.
LA RETE DI SOLIDARIETÀ
Diverse le iniziative scattate in queste ore per venire incontro a chi ha perso
la casa o si è ritrovata con un’attività in fumo. Tutte le sedi territoriali
della Cisl siciliana, delle associazioni Adiconsum, Anolf, Anteas, del Caf Cisl,
del patronato Inas e del sindacato inquilini Sicet, sono state messe a
disposizione delle persone che hanno subito danni a causa del maltempo.
“Riteniamo prioritario esserci nei fatti – ha spiegato il segretario generale
Cisl Sicilia, Leonardo La Piana – garantendo il supporto di tutta la nostra
organizzazione e di tutta la rete dei nostri servizi e delle associazioni”.
UniCredit ha attivato un pacchetto di interventi straordinari di sostegno a
favore dei clienti, privati e imprese con residenza o sede legale e operativa in
Sicilia, che siano stati danneggiati a seguito dell’ondata di maltempo. Tra le
iniziative predisposte dalla banca, una moratoria di 12 mesi sulle rate dei
mutui ipotecari e chirografari per le imprese con sede nelle zone interessate e
per tutti i clienti privati intestatari di mutui ipotecari residenti nei
territori danneggiati. La richiesta di sospensione delle rate va presentata
entro il 31 marzo. Il Gruppo Bper ha stanziato un plafond di 300 milioni di euro
a sostegno di famiglie e imprese che hanno subito in questi giorni gravi disagi.
Nello specifico, Bper Banca stanzia in favore di Calabria e Sicilia 100 milioni
per ciascuna regione, il Banco di Sardegna altri 100 per l’isola. Gli ordini
degli architetti e degli ingegneri, invece, hanno manifestato piena
disponibilità a mettere a disposizione competenze tecniche e supporto operativo
per ogni esigenza legata a sopralluoghi e valutazioni tecniche di prima
necessità, dal supporto alla pianificazione degli interventi urgenti e alla
programmazione della messa in sicurezza, fino ai contributi tecnico-scientifici
per strategie di prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici”.
L'articolo Ciclone Harry, solo in Sicilia danni per almeno 740 milioni. Schlein:
“Salvini destini i soldi del Ponte al ripristino delle infrastrutture” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
La furia del ciclone Harry ha seminato devastazione e ora, nel pieno
dell’emergenza, inizia la conta dei danni. E la riflessione su quanto accaduto
in Calabria, Sardegna e Sicilia. Questa volta insieme a nubifragi, temporali e
venti di tempesta, sono arrivate anche le mareggiate, con onde oltre i 10 metri.
A Catania, ha ceduto una porzione del costone roccioso che sostiene carreggiata
e pista ciclabile del lungomare, mentre è interrotta a causa dei crolli la
ferrovia Catania-Messina. Nelle isole Eolie l’acqua ha invaso porti, strade e
abitazioni. Nel Cagliaritano il mare è penetrato per circa 100 metri tra le case
e non è andata meglio a Catanzaro, dove ha trasportato acqua e sabbia, inondando
esercizi commerciali e l’ufficio postale nell’area del porto. Ciò che ha più
sconvolto le comunità è stata proprio l’azione del mare e le onde gigantesche
“mai viste prima”. Ma come si sono formate? Sono legate ai cambiamenti climatici
e, soprattutto, siamo preparati? Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Antonello
Pasini, fisico del clima del Cnr.
Professore, le mareggiate hanno seminato devastazione. Questa volta sono state
forse la maggiore causa di danni e, soprattutto, hanno rappresentato il rischio
maggiore. In diversi video pubblicati in queste ore dai cittadini, sono loro
stessi a commentare di non aver mai visto nulla di simile. È davvero così? La
potenza di queste mareggiate è una novità per il nostro Paese?
“È stata una tempesta molto forte, soprattutto per quanto riguarda il vento e le
mareggiate, più che nelle precipitazioni, importanti ma non eccezionali. Ho un
caro amico che vive a Pozzallo, in provincia di Ragusa, e ha 65 anni. Mi ha
detto di non aver mai visto nulla del genere in tutta la sua vita. Si tratta
chiaramente di una percezione soggettiva ma, effettivamente, dal punto di vista
dell’altezza delle onde e del vento (che ha superato anche i 120 chilometri
orari nella Sicilia nord-orientale, ndr) è stato certamente un evento
eccezionale”.
Ma che cosa è accaduto dal punto di vista climatico e quali sono stati i fattori
“anomali”?
“Intanto, un ciclone di questa portata è frutto generalmente di una dinamica
autunnale. Quest’anno, tra l’altro, poco prima di Natale siamo già andati vicini
a una nuova alluvione in Emilia-Romagna. Ma non ci dovrebbero essere alluvioni
in inverno, perché la quota neve si alza considerevolmente. Adesso, questo nuovo
evento, ci ha messi nuovamente alla prova. Tutto partito da una depressione
afro-mediterranea, decisamente non comune. La mareggiata arriva con il vento
forte di origine sinottica, ossia generato dalle grandi differenze di pressione
atmosferica. In questo caso, proprio tra la depressione afro-mediterranea (bassa
pressione) e l’alta pressione che arriva da Nord-Est (nella zona balcanica, ndr)
con l’anticiclone africano. Qui c’è stato un contributo molto forte del calore
che c’è sull’Africa e anche del Mediterraneo che, solo ora, ha rinfrescato le
sue acque, ma fino a qualche giorno fa la temperatura superficiale del mare era
comunque di circa 1-2 gradi superiore rispetto alla media del periodo. E questo
dà energia ai sistemi”.
Il resto lo ha fatto la superficie dell’acqua “schiacciata” dalla bassa
pressione sopra il mare. Tra l’altro, i forti venti hanno interessato un’area
molto vasta e anche questo è un fattore che ha giocato un ruolo nella formazione
di onde lunghe generate anche in mare aperto. Ma, per quanto riguarda le
mareggiate, è un fenomeno a cui dobbiamo abituarci?
“Bisogna fare una distinzione tra cicloni e le possibili conseguenti mareggiate.
In uno studio pubblicato su Climate Dynamics, condotto da ricercatori di diversi
istituti, di cui è principale autore Marco Reale dell’Istituto Nazionale di
Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, si analizzano le proiezioni future
dell’attività dei cicloni nella regione mediterranea alla fine del ventunesimo
secolo. Secondo lo studio andiamo incontro, nei prossimi decenni, a una
diminuzione del numero generale dei cicloni che si muovono attraverso il
Mediterraneo. Questo, però, non significa che lo stesso andamento seguiranno le
mareggiate. Perché il rischio resta quello di vere meno cicloni ma con una
maggiore violenza in termini di precipitazioni e di vento”.
Siamo preparati?
“Dal punto di vista delle previsioni sì. Questo era un evento che abbiamo
previsto una settimana prima. Poi è chiaro che, anche a livello locale, le
previsioni si fanno un giorno prima e poi è necessario seguire man mano la
situazione con strumenti diversi. Ma quello che doveva essere fatto, è stato
fatto dalla Protezione civile (che ha emanato allerta rossa in Sicilia, Sardegna
e Calabria, ndr) e anche la popolazione, al di là di pochi casi, ormai segue le
indicazioni. La verità è che siamo sempre più abituati a eventi meteorologici
estremi, ne conosciamo spesso la portata, i rischi, abbiamo memoria delle
perdite. Però si può fare molto di più per incrementare la cultura del rischio.
Queste competenze dovremmo fornirle a scuola. Dal punto di vista
dell’adattamento infrastrutturale il discorso è diverso: siamo sempre troppo
indietro. Quando arriva il rischio di mareggiata, si portano le ruspe sulla
spiaggia e si tirano su queste barriere di sabbia per cercare di fare qualcosa,
ma la prevenzione vera si fa uno o due anni prima. Generalmente, però, si tratta
di interventi che non hanno un riscontro immediato dal punto di vista del
consenso elettorale”.
Secondo lei, in Italia sarà necessario ricorrere a sistemi come paratoie e
protezioni dalle mareggiate?
“Difficile dire quanto possano reggere sistemi di questo tipo davanti a eventi
secolari. Lo stesso Mose di Venezia, che ora protegge la costa, ha dei limiti.
Se l’acqua alta di Venezia supererà la capacità del Mose, come sembra sarà a
fine secolo o anche prima, questa è un’opera che in futuro sarà assolutamente
insufficiente. Quando poi si fanno opere ingegneristiche sul territorio, ci sono
sempre delle controindicazioni molto forti. Credo che le soluzioni migliori
siano quelle basate sulla natura. Alcune città lo hanno fatto. Nella mia Rimini
è stato realizzato il Parco del mare, con una rinaturalizzazione del lungomare
verde, con dune, oasi di verse, piste ciclabili e pedonali. Si tratta di
interventi che non hanno controindicazioni, perché e non possiamo pesare di
essere in gradi di reggimentale le acque. Bisogna entrare nell’ottica delle idee
che non si possa regimentare le acque, sia quelle piovane, sia quelle marine.
Dobbiamo accompagnate la natura adattandoci ai cambiamenti climatici, evitando
di entrare in scenari peggiori.
L'articolo Ciclone Harry, da dove arrivano le onde record che hanno devastato le
coste del Sud. Pasini (Cnr): “Non siamo preparati” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
A due giorni dall’incidente di Adamuz, in Andalusia, che ha provocato la morte
di 42 persone, la Spagna fa i conti con un nuovo disastro ferroviario. A Gelida,
vicino a Barcellona, nella serata del 20 gennaio, un muro di contenimento è
crollato addosso a un treno locale della linea R4 che viaggiava tra Manresa e
Sant Vicenç de Calders, provocando la morte del macchinista e il ferimento di 41
persone di cui 5 in gravi condizioni e 28 con ferite lievi. Sul posto sono
accorsi i vigili del fuoco con oltre 70 unità e una trentina di ambulanze a
supporto dei servizi di emergenza, impiegando circa un’ora per estrarre una
persona ferita dalle lamiere del mezzo deragliato.
Verso le 21, ai servizi di emergenza è arrivata la prima segnalazione
dell’incidente, intorno al chilometro 64. Lo scontro frontale è avvenuto tra
Gelida e Sant Sadurní, a quaranta chilometri da Barcellona. All’origine del
crollo del muro – secondo Adif, il gestore delle infrastrutture – le forti
piogge degli ultimi giorni che hanno destabilizzato la struttura, provocandone
il cedimento. La “principale ipotesi” segnalata oggi dalla consigliera regionale
del Territorio, Silvia Paneque, in un’intervista radiofonica a Catalunya Radio,
è che la frana sia stata provocata dal crollo del muro di contenimento, per il
“distacco di un versante” di una scarpata, “proprio mentre stava transitando il
treno”. Il servizio sulla linea è stato sospeso. Anche la linea Rodalies è stata
sospesa dopo un secondo deragliamento tra le stazioni di Blanes e Maçanet, che
non ha causato feriti. L’incidente sarebbe stato causato dal crollo di rocce sui
binari a seguito della tempesta Harry, che ha colpito la provincia di Girona, in
Catalogna, per la quale l’ente meteorologico Aemet aveva decretato ieri
l’allerta rossa, di massimo rischio di inondazioni.
Dopo la morte dei due macchinisti ad Adamuz e Gelida, il Sindicato Espanol de
Maquinistas Ferroviarios (Semaf), maggioritario nel settore, ha annunciato la
convocazione di uno sciopero generale. In una nota, Semaf definisce
“inammissibile” la situazione di costante deterioramento delle ferrovie e fa
appello allo sciopero generale perché “sia garantita la sicurezza e
l’affidabilità della rete” ferroviaria. Nel comunicato il sindacato assicura
inoltre che “esigerà responsabilità penali alle persone incaricate di garantire
la sicurezza sulle reti e delle infrastrutture ferroviarie” per entrambi gli
incidenti ferroviari che hanno provocato in totale almeno 43 morti e decine di
feriti. E chiede che il servizio dei traporti regionali Rodalies in Catalogna
non sia riattivato “senza le garanzie sufficienti per la circolazione”.
L'articolo Un altro incidente ferroviario in Spagna: in Catalogna crolla un muro
e il treno deraglia, un morto e 41 feriti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non si hanno notizie da lunedì mattina di due pastori, che risultano dispersi a
Urzulei, in Ogliastra. A causa dell’esondazione del rio Margiani non è possibile
raggiungere la zona dove i due si trovavano: si tratta del 65enne Giuseppe Mulas
e del 22enne Francesco Moi. I due si trovavano in località Televai e, secondo
quanto si apprende, potrebbero aver trovato riparo nell’ovile della famiglia del
più giovane. Ma la pioggia non cessa e c’è molta apprensione in Ogliastra per la
loro sorte.
Sono in corso le ricerche da parte di vigili del fuoco, carabinieri e barracelli
ma a causa delle condizioni metereologiche proibitive non riescono a raggiunge
il luogo dove i due dispersi potrebbero trovarsi. Proprio lunedì mattina il
Comune di Urzulei – vista l’allerta meteo – aveva avvisato “la cittadinanza, e
in particolare gli allevatori che hanno il bestiame al monte” del fatto che il
livello dell’acqua nei fiumi stesse salendo “molto velocemente” vietando di
avventurarsi nella strade di campagna. Già da domenica il sindaco aveva firmato
un’ordinanza per evitare che qualcuno percorresse quelle strade a rischio.
L'articolo Sardegna, esonda un fiume in Ogliastra: dispersi due pastori di 65 e
22 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.