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“Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia norvegese
Tutto pronto per il processo a Marius Borg Høiby, figlio primogenito della Principessa Mette-Marit di Norvegia, nato da una precedente relazione prima del matrimonio con il Principe Ereditario Haakon. Sebbene sia cresciuto all’interno della famiglia reale, Marius Borg Høiby non possiede titoli nobiliari né obblighi ufficiali. Ma il suo arresto ha destato scalpore in tutta la nazione. Dunque il 3 febbraio inizierà il procedimento presso il Tribunale distrettuale di Oslo contro Marius Borg Høiby, che deve rispondere di 32 capi d’accusa, tra cui quattro di stupro. Il caso già soprannominato il “processo del secolo” in Norvegia, dovrebbe durare circa sette settimane e potrebbe comportare una pena fino a 16 anni di carcere. A peggiorare le cose, Borg si è recentemente dichiarato colpevole anche di un reato di trasporto di droga. Il 12 gennaio, la rivista norvegese Aftenposten ha riferito che, con l’avvicinarsi del processo, la polizia norvegese ha perquisito l’abitazione di Borg Høiby mentre indagava su ulteriori presunti reati. L’emittente pubblica NRK ha confermato nuove accuse: due violazioni di un ordine restrittivo, tre violazioni del codice della strada e un altro reato legato alla droga. Dopo un anno difficile per la principessa Mette-Marit, segnato dagli scandali sul figlio e da gravi problemi di salute che l’hanno costretta a ridurre gli impegni reali, il 2026 si apre con l’attenzione mediatica giudiziari. La Casa Reale tira dritto: “Stiamo cercando di fare quello che facciamo di solito”, ha dichiarato Re Harald V alla televisione norvegese il mese scorso. Il calendario degli impegni non cambierà e tra i vari impegni di quel mese c’è anche la data del 7 febbraio, quando il Re e la Regina saranno a Milano per sostenere gli atleti norvegesi che gareggeranno alle Olimpiadi Milano-Cortina. Per ora, la principessa Mette-Marit non ha impegni in programma. Nessun membro della famiglia reale è tenuto a testimoniare durante il processo. Tuttavia, il Palazzo ha sottolineato la sua “solidarietà con le persone colpite. Mostriamo loro il nostro sostegno e speriamo che stiano bene e possano riprendersi rapidamente da questa difficile prova”, ha dichiarato re Harald a NRK. L'articolo “Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia norvegese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Arrestato Ryan Wedding, ex snowboarder olimpico tra i dieci latitanti più ricercati al mondo dall’Fbi
L’ex snowboarder olimpico canadese Ryan Wedding è stato arrestato. A riferirlo sono i media Usa. Wedding era uno dei dieci latitanti più ricercati dall’Fbi, con una taglia di 15 milioni di dollari, dopo essere stato incriminato per aver gestito un’organizzazione criminale, traffico di cocaina e omicidio, in un’operazione che si estendeva tra Stati Uniti, Canada, Messico e Colombia. La procuratrice generale Pam Bondi aveva precedentemente affermato che l’organizzazione di Wedding generava oltre un miliardo di dollari all’anno di proventi illeciti che arrivavano dal traffico di droga. Le autorità ritenevano che Wedding si trovasse in Messico, sotto la protezione del cartello di Sinaloa. In pista per la squadra canadese, Wedding si è classificato al 24esimo posto nello slalom gigante parallelo di snowboard alle Olimpiadi invernali del 2002. Lo scorso anno Wedding è stato accusato di aver ordinato l’omicidio di un testimone, secondo quanto ha dichiarato il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DoJ) che avrebbe dovuto testimoniare contro di lui in un caso di droga negli Stati Uniti. Il testimone è stato ucciso a gennaio con cinque colpi di pistola alla testa in Colombia. Dopo quell’evento alcuni funzionari statunitensi hanno paragonato Wedding al narcotrafficante messicano Joaquín “El Chapo” Guzmán e al colombiano Pablo Escobar. Nelle scorse settimane era avvenuto un sequestro senza precedenti, che aveva portato alla luce una delle più grandi collezioni private di moto da corsa mai individuate, con pezzi iconici della MotoGP appartenuti ad alcuni dei più grandi campioni degli ultimi decenni. Le autorità messicane hanno sequestrato decine di motociclette per un valore stimato attorno ai 40 milioni di dollari, tutte appunto riconducibili a Ryan James Wedding. Tra le moto recuperate c’erano autentici gioielli della storia del motociclismo mondiale. Nella collezione compaiono diverse Ducati MotoGP guidate in passato da Valentino Rossi, Jorge Lorenzo, Andrea Dovizioso, Loris Capirossi e Andrea Iannone, oltre alla Moto2 con cui Marc Márquez conquistò il titolo mondiale nel 2012 e a un’Aprilia 125 con cui Rossi vinse il campionato dell’ottavo di litro. L'articolo Arrestato Ryan Wedding, ex snowboarder olimpico tra i dieci latitanti più ricercati al mondo dall’Fbi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mio figlio ha tentato il suicidio in carcere bevendo sette bottiglie di metadone. Sono stati periodi difficili”: così Martina Colombari a “Verissimo”
“Sono sempre positiva, cerco sempre di avere un sorriso sul volto, a volte vero, altre forzato” ha raccontato Martina Colombari, ospite di Silvia Toffanin a “Verissimo”. L’attrice si è soffermata sul figlio Achille Costacurta. Il ragazzo soffre di problemi neuro degenerativi, diagnosticati dopo 7 Tso. Il giovane, figlio di Martina e Alessandro Costacurta, ha scontato oltre un anno di carcere per spaccio di droga: lì, Achille ha tentato il suicidio bevendo 7 bottiglie di metadone. Colombari ha parlato del periodo complicato: “Sono stati periodi difficili, non sono una madre coraggio. Ho fatto ciò che ogni madre avrebbe fatto, ho cercato di tenerlo per mano”. E ancora: “L’obiettivo è mettere tuo figlio in sicurezza, fortunatamente è stato bloccato in questo modo. Rischiava di farsi male e farlo agli altri. È stato un periodo duro”. Attualmente, tra madre e figlio c’è un bel rapporto, come svelato da Colombari: “Il nostro rapporto è migliorato, sono orgogliosa di essere la sua mamma“. Nelle difficoltà, Martina Colombari ha potuto contare sull’appoggio del marito Alessandro. A breve i due festeggeranno i 30 anni di relazione. L’ex Miss Italia ha raccontato così il loro amore: “Siamo molto diversi, ma se duriamo c’è amore. C’è stata una crisi al settimo anno, ci siamo allontanati, ma siamo tornati insieme. La vita di coppia va coltivata. Certo, se due persone non sono felici insieme fanno bene a separarsi. Noi non abbiamo mai dovuto affrontare questo tema. Le difficoltà di Achille ci hanno unito, in quel momento siamo stati l’uno il supporto dell’altro”. Colombari ha concluso facendo un augurio a sé stessa: “Mi auguro di avere il sorriso sul volto, un viso che sorride conta tanto. Ognuno nella vita merita almeno un periodo di serenità. La vita è tutta una sorpresa, e forse anche questo è il bello”. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Verissimo (@verissimotv) L'articolo “Mio figlio ha tentato il suicidio in carcere bevendo sette bottiglie di metadone. Sono stati periodi difficili”: così Martina Colombari a “Verissimo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Braccialetti anti-spiking, l’allarme dell’Iss: “Test poco affidabili sui drink”. Alcune sostanze non rilevate
I braccialetti con test cromatico pensati per individuare droghe nei drink, presentati come uno strumento di difesa contro lo spiking (la somministrazione di alcool o droghe ad una persona a sua insaputa o senza il suo consenso), al momento non garantiscono un livello di affidabilità sufficiente. È quanto emerge da uno studio condotto dal Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato online come lettera al direttore sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine. Secondo i ricercatori, questi dispositivi “potrebbero essere migliorati” prima di un utilizzo realmente efficace e diffuso. L’analisi mette in luce una performance disomogenea: i test funzionano in modo relativamente efficace nel rilevare la ketamina, mentre risultano poco o per nulla affidabili per altre sostanze comunemente utilizzate per adulterare le bevande. A incidere negativamente sono diversi fattori, a partire dall’interferenza cromatica dei cocktail, dalle condizioni di illuminazione tipiche di discoteche e locali notturni, fino a limiti di rilevamento non sempre chiaramente interpretabili e a una sensibilità variabile. “Proprio i colori sono uno dei punti critici di questi dispositivi”, spiega Simona Pichini, direttrice del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss. “Sotto una luce ridotta e cangiante, come quella delle discoteche, il passaggio da una colorazione all’altra può non essere percepito in modo univoco. Un simbolo, come ad esempio un segno “+”, sarebbe molto più chiaro rispetto a una variazione cromatica”. Una possibile evoluzione tecnologica, dunque, potrebbe passare dall’abbandono del colore in favore di indicatori più netti e immediatamente leggibili. Il fenomeno contro cui questi strumenti vorrebbero agire è lo spiking: l’aggiunta deliberata e non consensuale di sostanze a una bevanda, spesso ai danni di donne, con l’obiettivo di ridurre le capacità cognitive o fisiche della vittima e abusarne. Una pratica che costituisce a tutti gli effetti una violenza sessuale. Per contrastarla, negli ultimi anni sono comparsi sul mercato, anche online, dispositivi indossabili come bracciali o strisce reattive, che promettono di segnalare la presenza di droghe attraverso un cambio di colore. Le ricercatrici dell’Iss hanno messo alla prova due diverse tipologie di questi dispositivi, testandone l’efficacia nel rilevare GHB (acido gamma-idrossibutirico), ketamina, scopolamina, cocaina, MDMA e benzodiazepine. Le prove sono state condotte in laboratorio utilizzando combinazioni di bevande alcoliche comuni nei contesti ricreativi: vino bianco, spumante, gin, ma anche cocktail amari e colorati. Le sostanze sono state aggiunte alle concentrazioni tipiche di un uso ricreativo, per simulare scenari realistici di adulterazione. Il funzionamento dei test si basa su una variazione cromatica: dal giallo all’arancione o dal rosa al blu, a seconda del dispositivo, per indicare una possibile contaminazione della bevanda. Tuttavia, i risultati hanno mostrato limiti evidenti. Nel caso della ketamina, il cambio di colore è stato chiaro e facilmente rilevabile, soprattutto nei cocktail a base di gin. Al contrario, per il GHB la variazione cromatica è apparsa poco definita, mentre benzodiazepine e MDMA non sono state rilevate. La cocaina, inoltre, ha richiesto in alcuni casi la ripetizione del test per ottenere una risposta. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dal colore stesso delle bevande: cocktail rossi, succhi di agrumi o drink al limone e all’arancia hanno influito sulla precisione del rilevamento, generando anche falsi positivi. Un dato che solleva interrogativi sull’affidabilità di questi strumenti proprio nei contesti per cui sono pensati, ovvero locali notturni affollati, con luci soffuse e cocktail dai colori intensi. Lo studio conclude che, allo stato attuale, i braccialetti anti-spiking non possono essere considerati una soluzione pienamente affidabile. Pur rappresentando un tentativo importante di prevenzione, necessitano di miglioramenti tecnologici sostanziali prima di poter offrire una reale tutela contro una pratica tanto diffusa L'articolo Braccialetti anti-spiking, l’allarme dell’Iss: “Test poco affidabili sui drink”. Alcune sostanze non rilevate proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Yanis Varoufakis: “Incriminato in Grecia per favoreggiamento della narco-mafia. In Europa la libertà è un’illusione”
Yanis Varoufakis, l’ex ministro greco delle finanze al tempo di Tsipras e dello scontro con la “troika”, è accusato di droga dalle autorità di Atene. Il motivo? L’ammissione di aver consumato droghe durante la partecipazione ad un podcast, anche per mettere in guardia i più giovani dalle nefaste conseguenze. Lo ha spiegato Varoufakis stesso in lungo post sulla piattaforma X, pubblicato ieri pomeriggio: “Vi do una notizia che sarebbe esilarante se non fosse stata così spaventosa. Stamattina due poliziotti si sono presentati alla mia porta per notificarmi una citazione in giudizio che mi ordinava di recarmi in questura per essere interrogato dalla DEA greca, il nostro dipartimento antidroga. Non come testimone, esperto o meno, ma come accusato. Accusato di cosa?”. Stupefacenti, ammette l’ex ministro, raccontando nel dettaglio la genesi del caso: “Poco dopo Capodanno, sono apparso in un podcast organizzato da giovani per rispondere alle loro domande su tutto ciò che riguarda la Generazione Z oggi: i social media, il senso della vita, le loro prospettive di lavoro, quello che io chiamo tecnofeudalesimo, ecc. A un certo punto, mi hanno chiesto se avessi mai fatto uso di droghe. Deciso a non fare come Bill Clinton (ricordate il ridicolo ‘Non ho inalato’?), ho risposto di sì. Oltre all’erba, ho detto loro, avevo avuto un’esperienza con l’ecstasy a Sydney 36 anni fa”. Secondo Vaoufakis il suo racconto non era l’elogio degli stupefacenti, bensì un monito ad evitarli: “È stato piacevole, ho ballato per 16 ore senza sforzo, ma poi, ho aggiunto, mi ha causato un’emicrania per una settimana, e quindi non ho più fatto uso di droghe. Questo è stato il mio punto di partenza per affermare che, per quanto piacevole possa sembrare l’assunzione di droghe, c’è un prezzo da pagare. E che il prezzo finale è la dipendenza, l’assuefazione – ‘la fine della libertà’, ho detto con enfasi”. Per quel discorso in un podcast, sarebbe arrivata l’incriminazione dell’antidroga: “Sì, la polizia greca ha aperto un’indagine su di me con l’accusa di… favoreggiamento della narco-mafia. (Fatemi un favore, gente: per favore non ditelo a Trump, ok?)”. Infine Varoufakis mette in guardia sui rischi per la libertà d’espressione in Europa e in tutto l’Occidente: “Seriamente, ora, in un periodo di guerra, genocidio, sfruttamento smisurato e così via, il mio piccolo problema con l’insensata polizia greca non c’entra nulla. Ma è importante. Qui, in Europa, molte persone vivono ancora nell’illusione di avere libertà, razionalità e libertà. Non è così. Forze oscure sono all’opera, spingendoci in una versione postmoderna del Medioevo. Quindi, attenzione, gente! Vogliono portarci via gli ultimi resti di autonomia e libertà che ci sono rimasti. La resistenza è, letteralmente, esistenza”. L'articolo Yanis Varoufakis: “Incriminato in Grecia per favoreggiamento della narco-mafia. In Europa la libertà è un’illusione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sei cuccioli vengono portati dai vigili del fuoco in overdose da fentanyl: salvati grazie alle cure tempestive, ora saranno adottati
Sospetta overdose da fentanyl. Questo il motivo per cui sei cuccioli sono stati curati con urgenza dopo essere stati portati alla caserma dei vigili del fuoco di Sky Valley, a Gold Bar. Siamo nello stato Washington, Contea di Snohomish. Tre dei sei cuccioli erano in condizioni critiche, con gravi difficoltà respiratorie. Tutti e sei presentavano gli stessi sintomi che, per i vigili del fuoco, sono stati da subito associabili a una forma di avvelenamento ambientale: “Sapendo che il fentanyl è una delle principali cause di avvelenamento quando viene introdotto nell’aria sotto forma di polvere, la nostra ipotesi più plausibile è stata che i cuccioli avessero subito un’overdose da fentanyl“, ha scritto Sky Valley Fire in un post su Facebook. Le squadre hanno lavorato per salvare i cani praticando la rianimazione cardiopolmonare, somministrando ossigeno e Narcan. Il fentanyl è un oppioide sintetico estremamente potente, impiegato in ambito medico come analgesico per il trattamento del dolore intenso, soprattutto in contesti ospedalieri. Al di fuori dell’uso sanitario controllato, però, è diventato una delle sostanze più pericolose in circolazione: bastano quantità minime per provocare una grave depressione respiratoria e un’overdose potenzialmente fatale. Negli Stati Uniti, il fentanyl è oggi al centro di una vera e propria emergenza sanitaria. La sua diffusione è legata soprattutto al mercato illegale, dove viene spesso mescolato ad altre droghe — come eroina, cocaina o metanfetamine — senza che i consumatori ne siano consapevoli. La facilità di produzione, il basso costo e l’elevata potenza hanno reso il fentanyl una delle principali cause di morti per overdose. Ma come sono arrivati i sei cuccioli in caserma? I vice dello sceriffo della contea di Snohomish hanno lavorato per rintracciare chi li ha portati lì: i responsabili sono stati trovati nella loro casa, assieme ad altri tre cuccioli in condizioni molto gravi che sono stati portati nella caserma Fire Station 54, dove i paramedici dei vigili del fuoco hanno prestato loro le prime cure. Tutti e sei i cuccioli sono stati poi trasferiti all’ospedale veterinario Pilchuck, a Snohomish. “Per fortuna Sky Valley Fire ha fatto un lavoro eccellente: quando sono arrivati da noi erano vigili e reattivi. Alcuni erano ancora un po’ sotto effetto della sostanza, ma non al punto da richiedere ulteriori terapie. Sono rimasta sorpresa che il cucciolo sul quale era stata praticata la rianimazione ce l’abbia fatta, ma i cuccioli sono resistenti”, le parole della dottoressa Lindsey Murphy. Secondo quanto riferito dal responsabile dei servizi per gli animali della contea di Snohomish, David Byrd, i cani sono stati trasferiti al rifugio per animali di Everett, dove resteranno per dieci giorni prima di essere dati in adozione. L'articolo Sei cuccioli vengono portati dai vigili del fuoco in overdose da fentanyl: salvati grazie alle cure tempestive, ora saranno adottati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ma vi pare che vado in giro nei locali con delle sostanze, in un periodo dove la polizia fa indagini a tappeto arrestando molte persone famose?”: Can Yaman si difende dopo l’arresto e il rilascio
Can Yaman ha voluto far sentire la sua voce dopo il blitz antidroga della polizia a Istanbul, dove è stato arrestato e poi rilasciato. L’attore è rientrato in Italia e più precisamente a Roma, dove ha posato davanti al Colosseo e poi ha diramato una comunicazione social con la sua versione dei fatti. “Cara stampa italiana, – ha esordito – da sempre la stampa turca è cattiva con me, ma non è una novità! Pero voi no! Per favore non fate anche voi l’errore di fare copia e incolla delle notizie che arrivano dal Bosforo. Ma vi pare che vado in giro nei locali con delle sostanze in un periodo dove la polizia fa indagini a tappeto arrestando molte persone famose? Se fosse stato minimamente vero, non sarei stato rilasciato in cosi poco tempo e in grado di tornare in Italia il giorno dopo. Vi voglio bene”. Can Yaman era a Istanbul in compagnia di altre persone, alcune delle quali attrici e volti noti della televisione turca come Selen Görgüzel, Ayse Saglam, Ceren Alper, quando si è trovato braccato dalle forze dell’ordine in una perquisizione che si è conclusa con il suo arresto per possesso di droga. Secondo le prime ricostruzioni, l’intervento sarebbe stato eseguito nell’ambito di un’indagine della procura di Istanbul che ha portato a una vasta operazione antidroga con un blitz in vari locali notturni della metropoli. Secondo quanto scrive ‘Hurriyet’ l’attore, famoso fra le varie cose in Italia per il suo recente ruolo da protagonista nel remake della saga di Sandokan, sarebbe stato condotto all’Istituto di medicina legale per gli esami del sangue necessari per verificare l’effettivo consumo di sostante stupefacenti. In seguito è stato rilasciato dopo aver fornito la sua testimonianza agli inquirenti. Nel corso della stessa operazione sono stati presi in custodia anche i proprietari e i gestori di alcuni dei locali perquisiti, tra i fermati ci sarebbero anche influencer. Sempre secondo ‘Hürriyet’, la procura non aveva emesso un mandato di arresto per Can Yaman, ci sarebbe stata però una soffiata: qualcuno avrebbe segnalato alla forze dell’ordine che l’attore, presente all’interno di uno dei locali perquisiti, aveva fatto uso di droga. Successivamente Yaman è stato perquisito e gli sarebbe stata trovata addosso della sostanza stupefacente. Ai controlli hanno preso parte circa 100 agenti della sezione antidroga della polizia di Istanbul, con il supporto della gendarmeria. Le forze dell’ordine hanno temporaneamente chiuso gli accessi ai locali ed effettuato perquisizioni personali e ambientali. In una nota ufficiale riportata dai media locali la procura di Istanbul ha reso noto che durante le operazioni sono stati sequestrati diversi tipi di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, cannabis, pasticche e liquidi sospetti. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di possesso di sostanze stupefacenti a uso personale, favoreggiamento e agevolazione dell’uso di droga, nonché mediazione e favoreggiamento della prostituzione. Secondo un servizio trasmesso dall’emittente A Haber, uno dei luoghi perquisiti, il Bebek Otel, sarebbe finito al centro dell’inchiesta per presunte attività illegali. Le autorità avrebbero individuato una stanza nascosta, che sarebbe stata utilizzata per incontri riservati e registrazioni. Le accuse sono al vaglio degli inquirenti. L'articolo “Ma vi pare che vado in giro nei locali con delle sostanze, in un periodo dove la polizia fa indagini a tappeto arrestando molte persone famose?”: Can Yaman si difende dopo l’arresto e il rilascio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Meno decessi per overdose da fentanyl negli Usa: studio ipotizza uno “shock” nell’offerta
Per oltre un decennio, la curva dei decessi per oppioidi sintetici negli Stati Uniti è sembrata una parete verticale. Dai primi anni 2000 al 2023, le morti per overdose sono aumentate di oltre 25 volte, toccando il tragico picco di 76.000 vittime in un solo anno. Poi, a metà del 2023, è successo l’imprevedibile: la curva ha invertito la rotta, crollando di oltre un terzo entro la fine del 2024. Il motivo di questa discesa non dipende da una nuova cura miracolosa, né da un improvviso successo della polizia. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Science, la risposta si nasconde nei laboratori dall’altra parte del mondo, in Cina, e in un fenomeno che i consumatori sui forum di Reddit hanno battezzato “la siccità”. I ricercatori, guidati da Peter Reuter dell’Università del Maryland, hanno incrociato dati ufficiali della DEA con un indicatore decisamente non convenzionale: le conversazioni online. Analizzando sub-reddit come r/fentanyl o r/heroin, hanno notato un’impennata di termini come “shortage” (carenza) e “drought” (siccità) a partire da metà 2023. I tossicodipendenti lamentavano una droga “debole”. I dati della DEA hanno confermato il sospetto: la purezza del fentanyl in polvere è precipitata, passando da un picco del 25% a circa l’11% in pochi mesi. È quella che in economia chiamano shrinkflation: i cartelli vendono la stessa dose, ma con molto meno principio attivo. Risultato? Meno potenza, meno morti. Il perché si è iniziato a produrre fentanyl “annacquato” sembrerebbe dipendere da Pechino. Sebbene il Canada e gli Stati Uniti abbiano catene di montaggio diverse — in Canada il fentanyl è spesso sintetizzato domesticamente, mentre negli USA arriva già pronto dal Messico — entrambi i Paesi hanno visto i decessi calare simultaneamente. L’unico denominatore comune sono i precursori chimici, gli ingredienti di base che arrivano quasi esclusivamente dalla Cina. “È probabile che le azioni del governo cinese per limitare l’export di queste sostanze abbiano creato un collo di bottiglia”, spiegano i ricercatori. Tra la fine del 2023 e il 2024, Pechino ha rimosso 140.000 annunci online per la vendita di sostanze chimiche e chiuso 14 piattaforme di vendita, in parte come risultato del disgelo diplomatico tra i presidenti Joe Biden e Xi Jinping. I dati offrono una lezione controintuitiva: il successo non è arrivato dagli arresti di massa degli spacciatori al dettaglio. L’offerta conta più della repressione di strada. Il controllo dei precursori a livello internazionale sembra infatti aver ottenuto risultati che decenni di pattugliamenti urbani non hanno mai sfiorato. Questo calo è avvenuto senza i costi sociali legati alle ondate di arresti degli anni ’80 e ’90. Tuttavia, siamo ben lontani da una vittoria. La storia insegna che i cartelli imparano in fretta. Quando è mancata l’efedrina per la metanfetamina, i trafficanti hanno trovato nuove strade. In Canada, si nota già un aumento di analoghi del fentanyl per colmare il vuoto. Inoltre, non tutti sono convinti che la Cina sia l’unico attore. Il farmacoepidemiologo Nabarun Dasgupta osserva che in alcuni stati occidentali degli USA il calo era iniziato leggermente prima dello “shock” del 2023. Il merito potrebbe essere dunque diviso con la distribuzione massiccia di naloxone (l’antidoto per le overdose) e un migliore accesso a terapie come il metadone. Il messaggio dei ricercatori è chiaro: siamo nel mezzo di una tregua inaspettata. Se il fentanyl è meno puro e i decessi calano, non è perché la domanda sia svanita, ma perché l’ingranaggio del mercato si è inceppato. “Dobbiamo usare questa ‘siccità’ come un’opportunità”, conclude lo studio. La priorità ora, secondo i ricercatori, deve essere investire massicciamente in prevenzione e trattamento, prima che i trafficanti trovino un nuovo fornitore, come l’India, o una nuova formula chimica per riaccendere la letale epidemia. Valentina Arcovio L'articolo Meno decessi per overdose da fentanyl negli Usa: studio ipotizza uno “shock” nell’offerta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scienza
Smantellata in Spagna la più potente rete di traffico di metamfetamine d’Europa: droga nascosta nel marmo importato dal Messico
Si tratta della seconda parte dell’”operazione Saga“, che ha portato al secondo più grande sequestro di metanfetamine in Europa, che ha colpito il principale hub di rifornimento di droghe sintetiche, attivo tra Tenerife, alle Canarie, Madrid, Valencia e Alicante, sul versante mediterraneo. La polizia spagnola, in collaborazione con la Dea statunitense, ha smantellato quella che viene considerata la più potente organizzazione europea di traffico di metanfetamina, con base operativa in Spagna. La droga veniva introdotta nel Paese nascosta in carichi di marmo importati dal Messico. Sono state arrestate nove persone, poste a disposizione dell’autorità giudiziaria come presunti responsabili dei reati di traffico di droga, appartenenza a un’organizzazione criminale e riciclaggio di denaro. Tra gli arrestati figurano un membro del cartello di Sinaloa e un imprenditore proprietario di un’azienda di marmo utilizzata come copertura dall’organizzazione. L’indagine – Lo scorso settembre la polizia ha identificato e localizzato un membro del Cartello di Sinaloa nascosto in un appartamento a Madrid, dal quale usciva raramente. All’uomo, che aveva partecipato all’introduzione e alla custodia di 1.800 chili di metanfetamine sequestrati ad Alicante nell’operazione Saga, veniva pagato uno stipendio di 2.500 euro al mese in cambio del silenzio. Le forze dell’ordine hanno poi intercettato un carico di 38 chili di marijuana che l’organizzazione aveva spedito in Finlandia. Grazie alla collaborazione con la dogana finlandese, è stato arrestato il destinatario del carico. Dopo diverse indagini la polizia ha effettuato due arresti importanti. E’ finito in manette un imprenditore che aveva utilizzato la sua azienda di marmo per introdurre le sostanze in pietre importate dal Messico. Durante la perquisizione effettuata in uno dei suoi capannoni industriali sono stati trovati circa 3 milioni di euro nascosti in un bunker sotterraneo. E’ stato poi localizzato il capo della rete criminale di narcotrafficanti, che guidava le operazioni tra Dubai e il Messico, e gli altri membri dell’organizzazione. Durante le perquisizioni effettuate in sette abitazioni a Valencia, Alicante, Malaga e Madrid, sono stati sequestrati sette orologi di lusso, sette telefoni cellulari, dispositivi di geolocalizzazione e diverse munizioni. L'articolo Smantellata in Spagna la più potente rete di traffico di metamfetamine d’Europa: droga nascosta nel marmo importato dal Messico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Perché Trump non combatte lo spaccio del fentanyl in Usa?”: Sheinbaum risponde alle minacce del tycoon
“Se Trump è così preoccupato per la droga, perché non inizia a combattere lo spaccio nel suo Paese? Perché non arrestano i narcotrafficanti che si trovano nel suo Paese? Mettete tutte le vostre risorse di intelligence al lavoro per trovare i narcotrafficanti”. E ancora: “Se il governo degli Stati Uniti volesse davvero affrontare il grave problema dell’uso del fentanyl, perché non contrasta lo spaccio di droga per le strade? Perché non abbiamo mai sentito parlare di arresti di gruppi criminali americani?”. In un video diffuso sui social, la presidentessa del Messico Claudia Sheinbaum – che ha già condannato l’invasione del Venezuela da parte degli Stati Uniti – risponde direttamente a Donald Trump e respinge le accuse secondo cui il Messico non avrebbe fatto abbastanza per combattere i cartelli del narcotraffico. “Il Messico – ha ribadito – collabora in modo responsabile e deciso con gli Stati Uniti, anche per ragioni umanitarie, per impedire che il fentanyl e altre droghe raggiungano la sua popolazione, in particolare i giovani” e “non vogliamo che il fentanyl o qualsiasi altra droga raggiungano i giovani, né negli Stati Uniti, né in Messico, né in qualsiasi altra parte del mondo”. Poi ha aggiunto che la violenza in Messico è in parte causata dal flusso illegale di armi dagli Stati Uniti e dal “grave problema del consumo di droga nel paese vicino”. La titolare dell’esecutivo ha inoltre sottolineato la necessità di reciprocità: se gli Usa chiedono maggiori sforzi al Messico, gli Usa devono impegnarsi altrettanto nel bloccare il traffico d’armi verso sud e il riciclaggio di denaro. “Non abbiamo bisogno di ingerenze esterne”, ha concluso, ammonendo l’opposizione sui rischi di invocare aiuti stranieri. > ATENÇÃO!! Presidenta do México Claudia Sheinbaum DETONA Trump, manda ele > cuidar do próprio país e diz que a SOBERANIA do México é INEGOCIÁVEL!! > > Claudia e Lula são os 2 maiores líderes de toda a América!! > pic.twitter.com/vMThIkb7mm > > — Thiago dos Reis ???????? (@ThiagoResiste) January 5, 2026 Dichiarazioni che arrivano dopo che nei giorni scorsi il presidente Usa ha minacciato anche il Messico, oltre a Colombia e Cuba. In una intervista a Fox News, il tycoon ha sostenuto che Sheinbaum non sta realmente governando il suo paese, ma che siano invece i cartelli della droga a controllare la nazione. “Potremmo essere politicamente corretti e dire di sì, che lo fa. Ma lei ha molta paura dei cartelli”, ha detto Trump. “Stanno governando il Messico. Le ho chiesto più volte se vuole che eliminiamo i cartelli. ‘no, no, no, signor presidente, no, no, no, per favore’. Quindi dobbiamo fare qualcosa”. Accuse da cui la presidentessa si è difesa, condannando anche l’attacco Usa al Venezuela. “Il Messico crede fermamente che l’America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei paesi che lo compongono”. E ha ribadito che la storia dell’America Latina “è chiara e convincente” nel sostenere che “l’intervento militare non ha mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”. Poi ha concluso il suo messaggio con la frase: “Cooperazione, sì; subordinazione e intervento, no”. “Per il Messico, e come dovrebbe essere per tutti i messicani, la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli non sono né facoltative né negoziabili”. Messico schierato contro l’attacco al Venezuela – Il governo messicano ha inoltre ricordato che l’America Latina e i Caraibi sono stati dichiarati zona di pace e che ogni intervento militare rappresenta un serio rischio per la stabilità dell’intera regione. Città del Messico ha ribadito che il dialogo e il negoziato sono le uniche vie legittime ed efficaci per risolvere le controversie e ha invitato le Nazioni Unite ad agire senza indugio per favorire una de-escalation delle tensioni. Parlando poi di un possibile intervento militare degli Stati Uniti, Sheinbaum lo ha definito una “possibilità molto lontana”. Nonostante le tensioni regionali legate al caso Venezuela, la leader ha rassicurato sulla solidità dei rapporti bilaterali, evidenziando l’esistenza di un dialogo fluido tra le cancellerie e i comandi militari dei due Paesi. Sheinbaum ha chiarito che alle pressioni di Washington si risponde con maggiore comunicazione, non con la sottomissione. E dopo l’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Maduro, il governo del Messico ha sottolineato che tali operazioni costituiscono una violazione dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza nelle relazioni internazionali. Richiamandosi ai principi della propria politica estera e alla storica vocazione pacifista del Paese, il Messico ha rivolto un appello urgente al rispetto del diritto internazionale e dei principi e degli scopi sanciti dalla Carta dell’Onu, chiedendo la cessazione immediata di qualsiasi atto di aggressione contro il governo e il popolo venezuelani. L'articolo “Perché Trump non combatte lo spaccio del fentanyl in Usa?”: Sheinbaum risponde alle minacce del tycoon proviene da Il Fatto Quotidiano.
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