Tutto pronto per il processo a Marius Borg Høiby, figlio primogenito della
Principessa Mette-Marit di Norvegia, nato da una precedente relazione prima del
matrimonio con il Principe Ereditario Haakon. Sebbene sia cresciuto all’interno
della famiglia reale, Marius Borg Høiby non possiede titoli nobiliari né
obblighi ufficiali. Ma il suo arresto ha destato scalpore in tutta la nazione.
Dunque il 3 febbraio inizierà il procedimento presso il Tribunale distrettuale
di Oslo contro Marius Borg Høiby, che deve rispondere di 32 capi d’accusa, tra
cui quattro di stupro. Il caso già soprannominato il “processo del secolo” in
Norvegia, dovrebbe durare circa sette settimane e potrebbe comportare una pena
fino a 16 anni di carcere. A peggiorare le cose, Borg si è recentemente
dichiarato colpevole anche di un reato di trasporto di droga.
Il 12 gennaio, la rivista norvegese Aftenposten ha riferito che, con
l’avvicinarsi del processo, la polizia norvegese ha perquisito l’abitazione di
Borg Høiby mentre indagava su ulteriori presunti reati. L’emittente pubblica NRK
ha confermato nuove accuse: due violazioni di un ordine restrittivo, tre
violazioni del codice della strada e un altro reato legato alla droga.
Dopo un anno difficile per la principessa Mette-Marit, segnato dagli scandali
sul figlio e da gravi problemi di salute che l’hanno costretta a ridurre gli
impegni reali, il 2026 si apre con l’attenzione mediatica giudiziari.
La Casa Reale tira dritto: “Stiamo cercando di fare quello che facciamo di
solito”, ha dichiarato Re Harald V alla televisione norvegese il mese scorso. Il
calendario degli impegni non cambierà e tra i vari impegni di quel mese c’è
anche la data del 7 febbraio, quando il Re e la Regina saranno a Milano per
sostenere gli atleti norvegesi che gareggeranno alle Olimpiadi Milano-Cortina.
Per ora, la principessa Mette-Marit non ha impegni in programma.
Nessun membro della famiglia reale è tenuto a testimoniare durante il processo.
Tuttavia, il Palazzo ha sottolineato la sua “solidarietà con le persone colpite.
Mostriamo loro il nostro sostegno e speriamo che stiano bene e possano
riprendersi rapidamente da questa difficile prova”, ha dichiarato re Harald a
NRK.
L'articolo “Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza
sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia
norvegese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Droga
L’ex snowboarder olimpico canadese Ryan Wedding è stato arrestato. A riferirlo
sono i media Usa. Wedding era uno dei dieci latitanti più ricercati dall’Fbi,
con una taglia di 15 milioni di dollari, dopo essere stato incriminato per aver
gestito un’organizzazione criminale, traffico di cocaina e omicidio, in
un’operazione che si estendeva tra Stati Uniti, Canada, Messico e Colombia.
La procuratrice generale Pam Bondi aveva precedentemente affermato che
l’organizzazione di Wedding generava oltre un miliardo di dollari all’anno di
proventi illeciti che arrivavano dal traffico di droga. Le autorità ritenevano
che Wedding si trovasse in Messico, sotto la protezione del cartello di Sinaloa.
In pista per la squadra canadese, Wedding si è classificato al 24esimo posto
nello slalom gigante parallelo di snowboard alle Olimpiadi invernali del 2002.
Lo scorso anno Wedding è stato accusato di aver ordinato l’omicidio di un
testimone, secondo quanto ha dichiarato il Dipartimento di Giustizia degli Stati
Uniti (DoJ) che avrebbe dovuto testimoniare contro di lui in un caso di droga
negli Stati Uniti. Il testimone è stato ucciso a gennaio con cinque colpi di
pistola alla testa in Colombia. Dopo quell’evento alcuni funzionari statunitensi
hanno paragonato Wedding al narcotrafficante messicano Joaquín “El Chapo” Guzmán
e al colombiano Pablo Escobar.
Nelle scorse settimane era avvenuto un sequestro senza precedenti, che aveva
portato alla luce una delle più grandi collezioni private di moto da corsa mai
individuate, con pezzi iconici della MotoGP appartenuti ad alcuni dei più grandi
campioni degli ultimi decenni. Le autorità messicane hanno sequestrato decine di
motociclette per un valore stimato attorno ai 40 milioni di dollari, tutte
appunto riconducibili a Ryan James Wedding.
Tra le moto recuperate c’erano autentici gioielli della storia del motociclismo
mondiale. Nella collezione compaiono diverse Ducati MotoGP guidate in passato da
Valentino Rossi, Jorge Lorenzo, Andrea Dovizioso, Loris Capirossi e Andrea
Iannone, oltre alla Moto2 con cui Marc Márquez conquistò il titolo mondiale nel
2012 e a un’Aprilia 125 con cui Rossi vinse il campionato dell’ottavo di litro.
L'articolo Arrestato Ryan Wedding, ex snowboarder olimpico tra i dieci latitanti
più ricercati al mondo dall’Fbi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Sono sempre positiva, cerco sempre di avere un sorriso sul volto, a volte vero,
altre forzato” ha raccontato Martina Colombari, ospite di Silvia Toffanin a
“Verissimo”. L’attrice si è soffermata sul figlio Achille Costacurta. Il ragazzo
soffre di problemi neuro degenerativi, diagnosticati dopo 7 Tso. Il giovane,
figlio di Martina e Alessandro Costacurta, ha scontato oltre un anno di carcere
per spaccio di droga: lì, Achille ha tentato il suicidio bevendo 7 bottiglie di
metadone. Colombari ha parlato del periodo complicato: “Sono stati periodi
difficili, non sono una madre coraggio. Ho fatto ciò che ogni madre avrebbe
fatto, ho cercato di tenerlo per mano”. E ancora: “L’obiettivo è mettere tuo
figlio in sicurezza, fortunatamente è stato bloccato in questo modo. Rischiava
di farsi male e farlo agli altri. È stato un periodo duro”. Attualmente, tra
madre e figlio c’è un bel rapporto, come svelato da Colombari: “Il nostro
rapporto è migliorato, sono orgogliosa di essere la sua mamma“.
Nelle difficoltà, Martina Colombari ha potuto contare sull’appoggio del marito
Alessandro. A breve i due festeggeranno i 30 anni di relazione. L’ex Miss Italia
ha raccontato così il loro amore: “Siamo molto diversi, ma se duriamo c’è amore.
C’è stata una crisi al settimo anno, ci siamo allontanati, ma siamo tornati
insieme. La vita di coppia va coltivata. Certo, se due persone non sono felici
insieme fanno bene a separarsi. Noi non abbiamo mai dovuto affrontare questo
tema. Le difficoltà di Achille ci hanno unito, in quel momento siamo stati l’uno
il supporto dell’altro”. Colombari ha concluso facendo un augurio a sé stessa:
“Mi auguro di avere il sorriso sul volto, un viso che sorride conta tanto.
Ognuno nella vita merita almeno un periodo di serenità. La vita è tutta una
sorpresa, e forse anche questo è il bello”.
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L'articolo “Mio figlio ha tentato il suicidio in carcere bevendo sette bottiglie
di metadone. Sono stati periodi difficili”: così Martina Colombari a “Verissimo”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
I braccialetti con test cromatico pensati per individuare droghe nei drink,
presentati come uno strumento di difesa contro lo spiking (la somministrazione
di alcool o droghe ad una persona a sua insaputa o senza il suo consenso), al
momento non garantiscono un livello di affidabilità sufficiente. È quanto emerge
da uno studio condotto dal Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto
Superiore di Sanità, pubblicato online come lettera al direttore sulla rivista
Clinical Chemistry and Laboratory Medicine. Secondo i ricercatori, questi
dispositivi “potrebbero essere migliorati” prima di un utilizzo realmente
efficace e diffuso.
L’analisi mette in luce una performance disomogenea: i test funzionano in modo
relativamente efficace nel rilevare la ketamina, mentre risultano poco o per
nulla affidabili per altre sostanze comunemente utilizzate per adulterare le
bevande. A incidere negativamente sono diversi fattori, a partire
dall’interferenza cromatica dei cocktail, dalle condizioni di illuminazione
tipiche di discoteche e locali notturni, fino a limiti di rilevamento non sempre
chiaramente interpretabili e a una sensibilità variabile.
“Proprio i colori sono uno dei punti critici di questi dispositivi”, spiega
Simona Pichini, direttrice del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss.
“Sotto una luce ridotta e cangiante, come quella delle discoteche, il passaggio
da una colorazione all’altra può non essere percepito in modo univoco. Un
simbolo, come ad esempio un segno “+”, sarebbe molto più chiaro rispetto a una
variazione cromatica”. Una possibile evoluzione tecnologica, dunque, potrebbe
passare dall’abbandono del colore in favore di indicatori più netti e
immediatamente leggibili.
Il fenomeno contro cui questi strumenti vorrebbero agire è lo spiking:
l’aggiunta deliberata e non consensuale di sostanze a una bevanda, spesso ai
danni di donne, con l’obiettivo di ridurre le capacità cognitive o fisiche della
vittima e abusarne. Una pratica che costituisce a tutti gli effetti una violenza
sessuale. Per contrastarla, negli ultimi anni sono comparsi sul mercato, anche
online, dispositivi indossabili come bracciali o strisce reattive, che
promettono di segnalare la presenza di droghe attraverso un cambio di colore.
Le ricercatrici dell’Iss hanno messo alla prova due diverse tipologie di questi
dispositivi, testandone l’efficacia nel rilevare GHB (acido
gamma-idrossibutirico), ketamina, scopolamina, cocaina, MDMA e benzodiazepine.
Le prove sono state condotte in laboratorio utilizzando combinazioni di bevande
alcoliche comuni nei contesti ricreativi: vino bianco, spumante, gin, ma anche
cocktail amari e colorati. Le sostanze sono state aggiunte alle concentrazioni
tipiche di un uso ricreativo, per simulare scenari realistici di adulterazione.
Il funzionamento dei test si basa su una variazione cromatica: dal giallo
all’arancione o dal rosa al blu, a seconda del dispositivo, per indicare una
possibile contaminazione della bevanda. Tuttavia, i risultati hanno mostrato
limiti evidenti. Nel caso della ketamina, il cambio di colore è stato chiaro e
facilmente rilevabile, soprattutto nei cocktail a base di gin. Al contrario, per
il GHB la variazione cromatica è apparsa poco definita, mentre benzodiazepine e
MDMA non sono state rilevate. La cocaina, inoltre, ha richiesto in alcuni casi
la ripetizione del test per ottenere una risposta.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dal colore stesso delle bevande:
cocktail rossi, succhi di agrumi o drink al limone e all’arancia hanno influito
sulla precisione del rilevamento, generando anche falsi positivi. Un dato che
solleva interrogativi sull’affidabilità di questi strumenti proprio nei contesti
per cui sono pensati, ovvero locali notturni affollati, con luci soffuse e
cocktail dai colori intensi.
Lo studio conclude che, allo stato attuale, i braccialetti anti-spiking non
possono essere considerati una soluzione pienamente affidabile. Pur
rappresentando un tentativo importante di prevenzione, necessitano di
miglioramenti tecnologici sostanziali prima di poter offrire una reale tutela
contro una pratica tanto diffusa
L'articolo Braccialetti anti-spiking, l’allarme dell’Iss: “Test poco affidabili
sui drink”. Alcune sostanze non rilevate proviene da Il Fatto Quotidiano.
Yanis Varoufakis, l’ex ministro greco delle finanze al tempo di Tsipras e dello
scontro con la “troika”, è accusato di droga dalle autorità di Atene. Il motivo?
L’ammissione di aver consumato droghe durante la partecipazione ad un podcast,
anche per mettere in guardia i più giovani dalle nefaste conseguenze. Lo ha
spiegato Varoufakis stesso in lungo post sulla piattaforma X, pubblicato ieri
pomeriggio: “Vi do una notizia che sarebbe esilarante se non fosse stata così
spaventosa. Stamattina due poliziotti si sono presentati alla mia porta per
notificarmi una citazione in giudizio che mi ordinava di recarmi in questura per
essere interrogato dalla DEA greca, il nostro dipartimento antidroga. Non come
testimone, esperto o meno, ma come accusato. Accusato di cosa?”. Stupefacenti,
ammette l’ex ministro, raccontando nel dettaglio la genesi del caso: “Poco dopo
Capodanno, sono apparso in un podcast organizzato da giovani per rispondere alle
loro domande su tutto ciò che riguarda la Generazione Z oggi: i social media, il
senso della vita, le loro prospettive di lavoro, quello che io chiamo
tecnofeudalesimo, ecc. A un certo punto, mi hanno chiesto se avessi mai fatto
uso di droghe. Deciso a non fare come Bill Clinton (ricordate il ridicolo ‘Non
ho inalato’?), ho risposto di sì. Oltre all’erba, ho detto loro, avevo avuto
un’esperienza con l’ecstasy a Sydney 36 anni fa”. Secondo Vaoufakis il suo
racconto non era l’elogio degli stupefacenti, bensì un monito ad evitarli: “È
stato piacevole, ho ballato per 16 ore senza sforzo, ma poi, ho aggiunto, mi ha
causato un’emicrania per una settimana, e quindi non ho più fatto uso di droghe.
Questo è stato il mio punto di partenza per affermare che, per quanto piacevole
possa sembrare l’assunzione di droghe, c’è un prezzo da pagare. E che il prezzo
finale è la dipendenza, l’assuefazione – ‘la fine della libertà’, ho detto con
enfasi”.
Per quel discorso in un podcast, sarebbe arrivata l’incriminazione
dell’antidroga: “Sì, la polizia greca ha aperto un’indagine su di me con
l’accusa di… favoreggiamento della narco-mafia. (Fatemi un favore, gente: per
favore non ditelo a Trump, ok?)”.
Infine Varoufakis mette in guardia sui rischi per la libertà d’espressione in
Europa e in tutto l’Occidente: “Seriamente, ora, in un periodo di guerra,
genocidio, sfruttamento smisurato e così via, il mio piccolo problema con
l’insensata polizia greca non c’entra nulla. Ma è importante. Qui, in Europa,
molte persone vivono ancora nell’illusione di avere libertà, razionalità e
libertà. Non è così. Forze oscure sono all’opera, spingendoci in una versione
postmoderna del Medioevo. Quindi, attenzione, gente! Vogliono portarci via gli
ultimi resti di autonomia e libertà che ci sono rimasti. La resistenza è,
letteralmente, esistenza”.
L'articolo Yanis Varoufakis: “Incriminato in Grecia per favoreggiamento della
narco-mafia. In Europa la libertà è un’illusione” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Sospetta overdose da fentanyl. Questo il motivo per cui sei cuccioli sono stati
curati con urgenza dopo essere stati portati alla caserma dei vigili del fuoco
di Sky Valley, a Gold Bar. Siamo nello stato Washington, Contea di Snohomish.
Tre dei sei cuccioli erano in condizioni critiche, con gravi difficoltà
respiratorie. Tutti e sei presentavano gli stessi sintomi che, per i vigili del
fuoco, sono stati da subito associabili a una forma di avvelenamento ambientale:
“Sapendo che il fentanyl è una delle principali cause di avvelenamento quando
viene introdotto nell’aria sotto forma di polvere, la nostra ipotesi più
plausibile è stata che i cuccioli avessero subito un’overdose da fentanyl“, ha
scritto Sky Valley Fire in un post su Facebook. Le squadre hanno lavorato per
salvare i cani praticando la rianimazione cardiopolmonare, somministrando
ossigeno e Narcan.
Il fentanyl è un oppioide sintetico estremamente potente, impiegato in ambito
medico come analgesico per il trattamento del dolore intenso, soprattutto in
contesti ospedalieri. Al di fuori dell’uso sanitario controllato, però, è
diventato una delle sostanze più pericolose in circolazione: bastano quantità
minime per provocare una grave depressione respiratoria e un’overdose
potenzialmente fatale. Negli Stati Uniti, il fentanyl è oggi al centro di una
vera e propria emergenza sanitaria. La sua diffusione è legata soprattutto al
mercato illegale, dove viene spesso mescolato ad altre droghe — come eroina,
cocaina o metanfetamine — senza che i consumatori ne siano consapevoli. La
facilità di produzione, il basso costo e l’elevata potenza hanno reso il
fentanyl una delle principali cause di morti per overdose.
Ma come sono arrivati i sei cuccioli in caserma? I vice dello sceriffo della
contea di Snohomish hanno lavorato per rintracciare chi li ha portati lì: i
responsabili sono stati trovati nella loro casa, assieme ad altri tre cuccioli
in condizioni molto gravi che sono stati portati nella caserma Fire Station 54,
dove i paramedici dei vigili del fuoco hanno prestato loro le prime cure. Tutti
e sei i cuccioli sono stati poi trasferiti all’ospedale veterinario Pilchuck, a
Snohomish. “Per fortuna Sky Valley Fire ha fatto un lavoro eccellente: quando
sono arrivati da noi erano vigili e reattivi. Alcuni erano ancora un po’ sotto
effetto della sostanza, ma non al punto da richiedere ulteriori terapie. Sono
rimasta sorpresa che il cucciolo sul quale era stata praticata la rianimazione
ce l’abbia fatta, ma i cuccioli sono resistenti”, le parole della dottoressa
Lindsey Murphy. Secondo quanto riferito dal responsabile dei servizi per gli
animali della contea di Snohomish, David Byrd, i cani sono stati trasferiti al
rifugio per animali di Everett, dove resteranno per dieci giorni prima di essere
dati in adozione.
L'articolo Sei cuccioli vengono portati dai vigili del fuoco in overdose da
fentanyl: salvati grazie alle cure tempestive, ora saranno adottati proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Can Yaman ha voluto far sentire la sua voce dopo il blitz antidroga della
polizia a Istanbul, dove è stato arrestato e poi rilasciato. L’attore è
rientrato in Italia e più precisamente a Roma, dove ha posato davanti al
Colosseo e poi ha diramato una comunicazione social con la sua versione dei
fatti.
“Cara stampa italiana, – ha esordito – da sempre la stampa turca è cattiva con
me, ma non è una novità! Pero voi no! Per favore non fate anche voi l’errore di
fare copia e incolla delle notizie che arrivano dal Bosforo. Ma vi pare che vado
in giro nei locali con delle sostanze in un periodo dove la polizia fa indagini
a tappeto arrestando molte persone famose? Se fosse stato minimamente vero, non
sarei stato rilasciato in cosi poco tempo e in grado di tornare in Italia il
giorno dopo. Vi voglio bene”.
Can Yaman era a Istanbul in compagnia di altre persone, alcune delle quali
attrici e volti noti della televisione turca come Selen Görgüzel, Ayse Saglam,
Ceren Alper, quando si è trovato braccato dalle forze dell’ordine in una
perquisizione che si è conclusa con il suo arresto per possesso di droga.
Secondo le prime ricostruzioni, l’intervento sarebbe stato eseguito nell’ambito
di un’indagine della procura di Istanbul che ha portato a una vasta operazione
antidroga con un blitz in vari locali notturni della metropoli.
Secondo quanto scrive ‘Hurriyet’ l’attore, famoso fra le varie cose in Italia
per il suo recente ruolo da protagonista nel remake della saga di Sandokan,
sarebbe stato condotto all’Istituto di medicina legale per gli esami del sangue
necessari per verificare l’effettivo consumo di sostante stupefacenti.
In seguito è stato rilasciato dopo aver fornito la sua testimonianza agli
inquirenti. Nel corso della stessa operazione sono stati presi in custodia anche
i proprietari e i gestori di alcuni dei locali perquisiti, tra i fermati ci
sarebbero anche influencer. Sempre secondo ‘Hürriyet’, la procura non aveva
emesso un mandato di arresto per Can Yaman, ci sarebbe stata però una soffiata:
qualcuno avrebbe segnalato alla forze dell’ordine che l’attore, presente
all’interno di uno dei locali perquisiti, aveva fatto uso di droga.
Successivamente Yaman è stato perquisito e gli sarebbe stata trovata addosso
della sostanza stupefacente.
Ai controlli hanno preso parte circa 100 agenti della sezione antidroga della
polizia di Istanbul, con il supporto della gendarmeria. Le forze dell’ordine
hanno temporaneamente chiuso gli accessi ai locali ed effettuato perquisizioni
personali e ambientali. In una nota ufficiale riportata dai media locali la
procura di Istanbul ha reso noto che durante le operazioni sono stati
sequestrati diversi tipi di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, cannabis,
pasticche e liquidi sospetti. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di
possesso di sostanze stupefacenti a uso personale, favoreggiamento e
agevolazione dell’uso di droga, nonché mediazione e favoreggiamento della
prostituzione. Secondo un servizio trasmesso dall’emittente
A Haber, uno dei luoghi perquisiti, il Bebek Otel, sarebbe finito al centro
dell’inchiesta per presunte attività illegali. Le autorità avrebbero individuato
una stanza nascosta, che sarebbe stata utilizzata per incontri riservati e
registrazioni. Le accuse sono al vaglio degli inquirenti.
L'articolo “Ma vi pare che vado in giro nei locali con delle sostanze, in un
periodo dove la polizia fa indagini a tappeto arrestando molte persone famose?”:
Can Yaman si difende dopo l’arresto e il rilascio proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Per oltre un decennio, la curva dei decessi per oppioidi sintetici negli Stati
Uniti è sembrata una parete verticale. Dai primi anni 2000 al 2023, le morti per
overdose sono aumentate di oltre 25 volte, toccando il tragico picco di 76.000
vittime in un solo anno. Poi, a metà del 2023, è successo l’imprevedibile: la
curva ha invertito la rotta, crollando di oltre un terzo entro la fine del 2024.
Il motivo di questa discesa non dipende da una nuova cura miracolosa, né da un
improvviso successo della polizia.
Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Science, la risposta si nasconde
nei laboratori dall’altra parte del mondo, in Cina, e in un fenomeno che i
consumatori sui forum di Reddit hanno battezzato “la siccità”. I ricercatori,
guidati da Peter Reuter dell’Università del Maryland, hanno incrociato dati
ufficiali della DEA con un indicatore decisamente non convenzionale: le
conversazioni online. Analizzando sub-reddit come r/fentanyl o r/heroin, hanno
notato un’impennata di termini come “shortage” (carenza) e “drought” (siccità) a
partire da metà 2023. I tossicodipendenti lamentavano una droga “debole”.
I dati della DEA hanno confermato il sospetto: la purezza del fentanyl in
polvere è precipitata, passando da un picco del 25% a circa l’11% in pochi mesi.
È quella che in economia chiamano shrinkflation: i cartelli vendono la stessa
dose, ma con molto meno principio attivo. Risultato? Meno potenza, meno morti.
Il perché si è iniziato a produrre fentanyl “annacquato” sembrerebbe dipendere
da Pechino. Sebbene il Canada e gli Stati Uniti abbiano catene di montaggio
diverse — in Canada il fentanyl è spesso sintetizzato domesticamente, mentre
negli USA arriva già pronto dal Messico — entrambi i Paesi hanno visto i decessi
calare simultaneamente. L’unico denominatore comune sono i precursori chimici,
gli ingredienti di base che arrivano quasi esclusivamente dalla Cina.
“È probabile che le azioni del governo cinese per limitare l’export di queste
sostanze abbiano creato un collo di bottiglia”, spiegano i ricercatori. Tra la
fine del 2023 e il 2024, Pechino ha rimosso 140.000 annunci online per la
vendita di sostanze chimiche e chiuso 14 piattaforme di vendita, in parte come
risultato del disgelo diplomatico tra i presidenti Joe Biden e Xi Jinping. I
dati offrono una lezione controintuitiva: il successo non è arrivato dagli
arresti di massa degli spacciatori al dettaglio. L’offerta conta più della
repressione di strada. Il controllo dei precursori a livello internazionale
sembra infatti aver ottenuto risultati che decenni di pattugliamenti urbani non
hanno mai sfiorato. Questo calo è avvenuto senza i costi sociali legati alle
ondate di arresti degli anni ’80 e ’90.
Tuttavia, siamo ben lontani da una vittoria. La storia insegna che i cartelli
imparano in fretta. Quando è mancata l’efedrina per la metanfetamina, i
trafficanti hanno trovato nuove strade. In Canada, si nota già un aumento di
analoghi del fentanyl per colmare il vuoto. Inoltre, non tutti sono convinti che
la Cina sia l’unico attore. Il farmacoepidemiologo Nabarun Dasgupta osserva che
in alcuni stati occidentali degli USA il calo era iniziato leggermente prima
dello “shock” del 2023. Il merito potrebbe essere dunque diviso con la
distribuzione massiccia di naloxone (l’antidoto per le overdose) e un migliore
accesso a terapie come il metadone.
Il messaggio dei ricercatori è chiaro: siamo nel mezzo di una tregua
inaspettata. Se il fentanyl è meno puro e i decessi calano, non è perché la
domanda sia svanita, ma perché l’ingranaggio del mercato si è inceppato.
“Dobbiamo usare questa ‘siccità’ come un’opportunità”, conclude lo studio. La
priorità ora, secondo i ricercatori, deve essere investire massicciamente in
prevenzione e trattamento, prima che i trafficanti trovino un nuovo fornitore,
come l’India, o una nuova formula chimica per riaccendere la letale epidemia.
Valentina Arcovio
L'articolo Meno decessi per overdose da fentanyl negli Usa: studio ipotizza uno
“shock” nell’offerta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si tratta della seconda parte dell’”operazione Saga“, che ha portato al secondo
più grande sequestro di metanfetamine in Europa, che ha colpito il principale
hub di rifornimento di droghe sintetiche, attivo tra Tenerife, alle Canarie,
Madrid, Valencia e Alicante, sul versante mediterraneo. La polizia spagnola, in
collaborazione con la Dea statunitense, ha smantellato quella che viene
considerata la più potente organizzazione europea di traffico di metanfetamina,
con base operativa in Spagna. La droga veniva introdotta nel Paese nascosta in
carichi di marmo importati dal Messico. Sono state arrestate nove persone, poste
a disposizione dell’autorità giudiziaria come presunti responsabili dei reati di
traffico di droga, appartenenza a un’organizzazione criminale e riciclaggio di
denaro. Tra gli arrestati figurano un membro del cartello di Sinaloa e un
imprenditore proprietario di un’azienda di marmo utilizzata come copertura
dall’organizzazione.
L’indagine – Lo scorso settembre la polizia ha identificato e localizzato un
membro del Cartello di Sinaloa nascosto in un appartamento a Madrid, dal quale
usciva raramente. All’uomo, che aveva partecipato all’introduzione e alla
custodia di 1.800 chili di metanfetamine sequestrati ad Alicante nell’operazione
Saga, veniva pagato uno stipendio di 2.500 euro al mese in cambio del silenzio.
Le forze dell’ordine hanno poi intercettato un carico di 38 chili di marijuana
che l’organizzazione aveva spedito in Finlandia. Grazie alla collaborazione con
la dogana finlandese, è stato arrestato il destinatario del carico. Dopo diverse
indagini la polizia ha effettuato due arresti importanti. E’ finito in manette
un imprenditore che aveva utilizzato la sua azienda di marmo per introdurre le
sostanze in pietre importate dal Messico. Durante la perquisizione effettuata in
uno dei suoi capannoni industriali sono stati trovati circa 3 milioni di euro
nascosti in un bunker sotterraneo. E’ stato poi localizzato il capo della rete
criminale di narcotrafficanti, che guidava le operazioni tra Dubai e il Messico,
e gli altri membri dell’organizzazione. Durante le perquisizioni effettuate in
sette abitazioni a Valencia, Alicante, Malaga e Madrid, sono stati sequestrati
sette orologi di lusso, sette telefoni cellulari, dispositivi di
geolocalizzazione e diverse munizioni.
L'articolo Smantellata in Spagna la più potente rete di traffico di
metamfetamine d’Europa: droga nascosta nel marmo importato dal Messico proviene
da Il Fatto Quotidiano.
“Se Trump è così preoccupato per la droga, perché non inizia a combattere lo
spaccio nel suo Paese? Perché non arrestano i narcotrafficanti che si trovano
nel suo Paese? Mettete tutte le vostre risorse di intelligence al lavoro per
trovare i narcotrafficanti”. E ancora: “Se il governo degli Stati Uniti volesse
davvero affrontare il grave problema dell’uso del fentanyl, perché non contrasta
lo spaccio di droga per le strade? Perché non abbiamo mai sentito parlare di
arresti di gruppi criminali americani?”. In un video diffuso sui social, la
presidentessa del Messico Claudia Sheinbaum – che ha già condannato l’invasione
del Venezuela da parte degli Stati Uniti – risponde direttamente a Donald Trump
e respinge le accuse secondo cui il Messico non avrebbe fatto abbastanza per
combattere i cartelli del narcotraffico. “Il Messico – ha ribadito – collabora
in modo responsabile e deciso con gli Stati Uniti, anche per ragioni umanitarie,
per impedire che il fentanyl e altre droghe raggiungano la sua popolazione, in
particolare i giovani” e “non vogliamo che il fentanyl o qualsiasi altra droga
raggiungano i giovani, né negli Stati Uniti, né in Messico, né in qualsiasi
altra parte del mondo”. Poi ha aggiunto che la violenza in Messico è in parte
causata dal flusso illegale di armi dagli Stati Uniti e dal “grave problema del
consumo di droga nel paese vicino”. La titolare dell’esecutivo ha inoltre
sottolineato la necessità di reciprocità: se gli Usa chiedono maggiori sforzi al
Messico, gli Usa devono impegnarsi altrettanto nel bloccare il traffico d’armi
verso sud e il riciclaggio di denaro. “Non abbiamo bisogno di ingerenze
esterne”, ha concluso, ammonendo l’opposizione sui rischi di invocare aiuti
stranieri.
> ATENÇÃO!! Presidenta do México Claudia Sheinbaum DETONA Trump, manda ele
> cuidar do próprio país e diz que a SOBERANIA do México é INEGOCIÁVEL!!
>
> Claudia e Lula são os 2 maiores líderes de toda a América!!
> pic.twitter.com/vMThIkb7mm
>
> — Thiago dos Reis ???????? (@ThiagoResiste) January 5, 2026
Dichiarazioni che arrivano dopo che nei giorni scorsi il presidente Usa ha
minacciato anche il Messico, oltre a Colombia e Cuba. In una intervista a Fox
News, il tycoon ha sostenuto che Sheinbaum non sta realmente governando il suo
paese, ma che siano invece i cartelli della droga a controllare la nazione.
“Potremmo essere politicamente corretti e dire di sì, che lo fa. Ma lei ha molta
paura dei cartelli”, ha detto Trump. “Stanno governando il Messico. Le ho
chiesto più volte se vuole che eliminiamo i cartelli. ‘no, no, no, signor
presidente, no, no, no, per favore’. Quindi dobbiamo fare qualcosa”. Accuse da
cui la presidentessa si è difesa, condannando anche l’attacco Usa al Venezuela.
“Il Messico crede fermamente che l’America non appartenga a una dottrina o a una
potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei paesi che
lo compongono”. E ha ribadito che la storia dell’America Latina “è chiara e
convincente” nel sostenere che “l’intervento militare non ha mai portato
democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”. Poi ha concluso
il suo messaggio con la frase: “Cooperazione, sì; subordinazione e intervento,
no”. “Per il Messico, e come dovrebbe essere per tutti i messicani, la sovranità
e l’autodeterminazione dei popoli non sono né facoltative né negoziabili”.
Messico schierato contro l’attacco al Venezuela – Il governo messicano ha
inoltre ricordato che l’America Latina e i Caraibi sono stati dichiarati zona di
pace e che ogni intervento militare rappresenta un serio rischio per la
stabilità dell’intera regione. Città del Messico ha ribadito che il dialogo e il
negoziato sono le uniche vie legittime ed efficaci per risolvere le controversie
e ha invitato le Nazioni Unite ad agire senza indugio per favorire una
de-escalation delle tensioni. Parlando poi di un possibile intervento militare
degli Stati Uniti, Sheinbaum lo ha definito una “possibilità molto lontana”.
Nonostante le tensioni regionali legate al caso Venezuela, la leader ha
rassicurato sulla solidità dei rapporti bilaterali, evidenziando l’esistenza di
un dialogo fluido tra le cancellerie e i comandi militari dei due Paesi.
Sheinbaum ha chiarito che alle pressioni di Washington si risponde con maggiore
comunicazione, non con la sottomissione. E dopo l’operazione in Venezuela che ha
portato alla cattura di Maduro, il governo del Messico ha sottolineato che tali
operazioni costituiscono una violazione dell’articolo 2 della Carta delle
Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza nelle relazioni internazionali.
Richiamandosi ai principi della propria politica estera e alla storica vocazione
pacifista del Paese, il Messico ha rivolto un appello urgente al rispetto del
diritto internazionale e dei principi e degli scopi sanciti dalla Carta
dell’Onu, chiedendo la cessazione immediata di qualsiasi atto di aggressione
contro il governo e il popolo venezuelani.
L'articolo “Perché Trump non combatte lo spaccio del fentanyl in Usa?”:
Sheinbaum risponde alle minacce del tycoon proviene da Il Fatto Quotidiano.