Il fine giustifica i mezzi? Naturalmente no, certo la tentazione può venire, il
problema è che poi naturalmente nelle Domeniche Bestiali si equivoca e si
trovano un sacco di mezzi, quello sì, ma per fare cose ingiustificabili. Ad
esempio le biciclettine per bambini volanti, o magari monopattini, oppure gli
apparecchi per le pulizie, pure quelli riescono a diventare protagonisti nelle
domeniche bestiali, e ovviamente i cronometri con relativi libretti
d’istruzioni. Tutto ammissibile, salvo gli anelli, quelli si sa, sempre
pericolosissimi.
EXTRA TIME
I tempi nel calcio sono fondamentali, pure nelle domeniche bestiali. Eh sì che
viviamo tempi liquidi, ma in Guatemala forse si esagera: Derrikson Quiros,
giocatore dello Xelaju ha dato vita al solito siparietto ormai in voga sui campi
da gioco, chiedendo alla fidanzata di sposarlo durante la partita, davanti ai
tifosi, con lei che ha detto sì. Questo è accaduto domenica. Mercoledì lo stesso
calciatore ha annunciato la fine della storia con la stessa ragazza attraverso i
social.
SO DIEGO, TI SPIEGO
In realtà il protagonista di questo episodio si chiama Matteo, però faceva più
effetto il titoletto con “Diego”. Perché ha tutta l’aria dello “spiegone” il
dirigente del Bagnasco Calcio Asd, Seconda Categoria Piemonte, squalificato fino
al 20 marzo perché: “Per continue e reiterate proteste nei confronti
dell’arbitro, mostrando una condotta irrispettosa e petulante verso lo stesso,
giungendo fino a tenergli il braccio per mostrare, a suo dire, il corretto uso
del cronometro. Il comportamento del dirigente, inoltre, proprio perché
continuo, assillante e ripetitivo ha acceso gli animi dei calciatori anche dopo
il termine della partita e del pubblico, in una partita che, fino ai minuti
finali era stata sostanzialmente corretta in campo e fuori. Ciò ha comportato
una serie di provvedimenti disciplinari che, in un clima di maggiore serenità,
avrebbero potuto essere evitati”.
RAGE AGAINST MACHINE
O verso la pulizia? È questo il dubbio che viene nel leggere la multa comminata
al Don Bosco Spezia Calcio, Promozione Liguria. Il club dovrà infatti pagare 200
euro perché: “Per la condotta di un proprio tesserato non identificato che, al
termine della gara, rompeva un apparecchio per pulire di proprietà della
struttura del campo. Si dispone il rimborso della riparazione previa fattura
della società proprietaria”.
E.T.
Già, per la scena meravigliosa che Spielberg ha posto alla fine del suo
capolavoro, quella in cui i bimbi volano con le biciclettine. Quella scena fu
girata a Los Angeles, mentre in Turchia le biciclette per bambini volano, sì, ma
in campo. È accaduto infatti in una serie minore turca, durante la partita tra
Darendespor e Hekimhan Belediyesi Girmanaspor che una biciclettina per bambini
(ma potrebbe essere un monopattino) sia volata dagli spalti addosso a un
assistente arbitrale dopo un gol annullato per fuorigioco. Dopo essere stato
medicato con punti di sutura non ha telefonato casa, ma giustamente le forze
dell’ordine per denunciare il teppista.
L'articolo Il guardalinee annulla un gol e viene colpito da una bicicletta per
bambini | Domeniche Bestiali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Liguria
Corsi di autodifesa nelle scuole. È la proposta che arriva dal Consiglio
regionale della Liguria in risposta a quanto accaduto nelle scorse settimane a
La Spezia, dove Youssef Abanoud è stato accoltellato a morte in classe da un
compagno. Martedì l’assemblea legislativa di via Fieschi ha approvato a
maggioranza un ordine del giorno che impegna la Giunta a chiedere all’Ufficio
scolastico regionale “di attivare corsi strutturati, affidati a personale
qualificato, finalizzati esclusivamente alla tutela dell’incolumità personale,
alla gestione di situazioni di estrema emergenza e al primo soccorso, con
l’esplicita esclusione di qualsiasi forma di addestramento offensivo o
aggressivo, anche come strumento complementare di prevenzione e contrasto alla
violenza contro le donne”.
La proposta è stata presentata da Gianmarco Medusei di Fratelli d’Italia con il
sostegno dell’assessora alla Scuola Simona Ferro. Un’iniziativa nata all’interno
di un provvedimento che intende promuovere in Conferenza Stato-Regioni, “il
rafforzamento delle politiche di prevenzione della violenza giovanile e di ogni
fenomeno di violenza, per contrastare la diffusione delle armi bianche,
intercettare i segnali di allarme e individuare tempestivamente situazioni e
soggetti potenzialmente pericolosi”. Ferma contrarietà è stata espressa
dall’opposizione.
Durante l’accesso dibattito sono intervenuti Gianni Pastorino, l’ex ministro
Andrea Orlando, Davide Natale, Carola Baruzzo e Simone d’Angelo del gruppo del
Partito Democratico; Selena Candia e Jan Casella di gruppo Avs, e Stefano
Giordano (Movimento 5 Stelle) chiedendo invani di ritirare il documento per
riesaminarlo nella competente commissione. Alla fine l’ordine del giorno è
passato con 17 voti a favore e dieci contrari.
Sulla vicenda Orlando ha espresso il suo parere non solo in assemblea ma ha
preso posizione anche pubblicamente e dal suo profilo Facebook ha scritto: “Dopo
la tragica vicenda di La Spezia in Consiglio Regionale si è discusso un ordine
del giorno del centrodestra che propone di attivare corsi di autodifesa per i
ragazzi nelle scuole. Penso che sia un segnale che può essere fortemente
frainteso, perché l’opinione pubblica e la stampa troveranno facilmente una
consecutio tra i due fatti e, sostanzialmente, stiamo dicendo che una delle
soluzioni possibili è quella di difendersi da soli”.
L’ex ministro sottolinea: “Nell’imminenza di quel fatto abbiamo detto che c’era
l’esigenza di un’assunzione di responsabilità più forte delle istituzioni
pubbliche per garantire la sicurezza di quei ragazzi, e ora rischiamo un
fraintendimento molto forte verso un pubblico distratto dalle vicende della
politica e che leggerà un titolo sui giornali. Noi dobbiamo dire ai ragazzi che
dentro le scuole non si usano le mani, ancor meno i coltelli e non c’è da fare
dei corsi di autodifesa, c’è da studiare”.
L'articolo La proposta di FdI dopo l’omicidio di La Spezia: “Corsi di autodifesa
nelle scuole”. E il Consiglio della Liguria dà l’ok proviene da Il Fatto
Quotidiano.
All’arrivo dell’ufficiale giudiziario, incaricati di eseguire lo sfratto, ha
afferrato un coltello e si è ucciso conficcandoselo nell’addome. È morto così un
uomo di 64 anni, residente a Sarzana, in provincia di La Spezia. Tutto è
successo mercoledì sera – come anticipato dalla Nazione e dal Secolo XIX – nel
centro storico del paese ligure.
L’uomo abitava da solo e più di una volta aveva manifestato disagio e problemi
di fragilità. Da tempi i proprietari dell’appartamento avevano avviato l’iter
burocratico per lo sfratto e mercoledì si sono presentati accompagnati
dall’ufficiale giudiziario. A quel punto l’uomo si è barricato in casa e si è
ferito varie volte all’addome con un coltello. Le urla dell’uomo hanno portato a
una richiesta di intervento da parte del 118 che ha inviato medico e infermiere,
una pubblica assistenza e le volanti della polizia del commissariato di Sarzana.
I soccorritori hanno tentato a lungo di fermare la forte emorragia causata dalle
ferite ma i soccorsi si sono rivelati inutili i soccorsi. “Si resta sbigottiti
di fronte alla tragedia di Sarzana – ha scritto la senatrice spezzina di Italia
Viva Raffaella Paita in una nota – È un dramma della solitudine, della casa,
della fragilità, del disagio sociale. Vicende che tolgono il fiato e cui,
purtroppo, assistiamo sempre più spesso. Il governo aveva annunciato un piano
casa che come sempre è caduto nel vuoto”.
Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno,
ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto
attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine,
angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare
anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus
Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).
L'articolo Sfratto a Sarzana: uomo si suicida all’arrivo dell’ufficiale
giudiziario proviene da Il Fatto Quotidiano.
La battaglia delle spiagge libere. Da una parte il sindaco che le porta dal 10
al 40 per cento. Dall’altra i balneari, sostenuti dal centrodestra, che
dichiarano guerra. Accade a Spotorno, in provincia di Savona. Ma ascoltiamo
direttamente dalle parole del primo cittadino, Mattia Fiorini (centrosinistra),
cosa è successo: “Spotorno aveva la più bassa percentuale di spiagge libere
della Liguria, circa il 3,5 per cento. Il 10 per cento contando le libere
attrezzate”, cioè tratti di costa liberamente accessibili dove sono forniti
servizi anche a pagamento. Ecco: “Alla fine del 2023 erano scadute le
concessioni vigenti, noi inizialmente le abbiamo prorogate e intanto abbiamo
preparato il piano per le spiagge (il Pud, piano per l’utilizzo del demanio). La
legge regionale in proposito è chiara: almeno il 40 per cento della costa deve
essere riservato alla libera balneazione. E così abbiamo fatto: con il nuovo
piano il 20 per cento della costa sarà libero e un altro 20 sarà libero
attrezzato”.
Come spiega Fiorini è stato un lavoro di cesello: “Finora sulla nostra costa
lavoravano quaranta imprese. Noi abbiamo cercato di recuperare aree che non
erano utilizzate e di suddividere in modo diverso quelle esistenti, per
garantire lavoro allo stesso numero di operatori”. E la quantità di dipendenti
previsti, per salvare i posti di lavoro, sarà un elemento importante per
aggiudicarsi le concessioni che saranno a breve messe a gara.
Insomma, il sindaco ha applicato la legge. Ma in Italia può essere
rivoluzionario. E la battaglia per le concessioni balneari, come ha raccontato
tra l’altro Il Secolo XIX, è diventata uno scontro politico con il centrodestra
che ha sposato la causa dei gestori. A Spotorno in pochi giorni sono state
raccolte 2.500 firme contro il piano per le spiagge. A sostenere la protesta la
Lega e consiglieri regionali della maggioranza di Marco Bucci, come Angelo
Vaccarezza. Nei giorni scorsi sindaco e operatori si sono incontrati. Chi era
presente parla di un’atmosfera “al limite della rissa”.
La battaglia va ben oltre Spotorno. In ballo c’è la famosa direttiva europea
Bolkenstein. Non solo: c’è lo scontro tra sostenitori del mare pubblico, gratis
e di tutti, e degli operatori privati. In Italia si contano 12.166 concessioni
per oltre 7.200 stabilimenti e circa 48mila dipendenti. Secondo i dati
governativi, in teoria, il 67 per cento della costa sarebbe ‘libero’, ma
associazioni come Legambiente contestano i numeri e sostengono che, soprattutto
nel Centro-Nord, fino al 70 per cento degli arenili sabbiosi sia di fatto
controllato dai privati. La Liguria in questo panorama è il fanalino di coda:
solo il 22 per cento della costa è libero. Si arriva a stento al 30 con le
spiagge libere attrezzate. Ben al di sotto dei parametri previsti dalla stessa
legge regionale. E, come si diceva, Spotorno era all’ultimo posto nella regione:
10 per cento di spiagge libere, tutte considerate. Ora la situazione, almeno
qui, dovrebbe cambiare.
L'articolo Spotorno, la battaglia del sindaco per le spiagge libere: “Devono
essere almeno il 40%”. Centrodestra e balneari di traverso proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Dopo trent’anni c’è una verità giudiziaria per l’omicidio di Nada Cella,
segretaria uccisa a 25 anni nello studio di Chiavari in cui lavorava: il
tribunale di Genova ha condannato a 24 anni Annalucia Cecere, insegnante di 57
anni che oggi vive a Cuneo. La corte, presieduta dal giudice Massimo Cusatti, ha
condannato a due anni anche il datore di lavoro Marco Soracco, accusato di
favoreggiamento. È la conclusione, almeno in primo grado di giudizio, di un
mistero lungo trent’anni. Ma la sentenza di Genova ha un altro aspetto degno di
nota: nell’epoca delle indagini scientifiche, questo processo può essere visto
come la rivincita dell’inchiesta indiziaria vecchio stampo. L’imputata, che nel
frattempo si era rifatta una vita lontana dal teatro del delitto, è stata
infatti giudicata colpevole sulla base di molti elementi convergenti –
testimonianze, riesame di vecchi indizi, intercettazioni dimenticate, piste
abbandonate – ma senza la pistola fumante, e in particolare un test del Dna che
collegasse la presunta assassina all’omicidio.
Nada Cella viene trovata agonizzante il 6 maggio del 1996 a Chiavari, nello
studio di commercialisti in cui lavorava. A trovare il corpo e a dare l’allarme,
è il datore di lavoro, Marco Soracco, che nella primissima indagine rimarrà a
lungo l’unico indagato, per poi essere prosciolto. Soracco trova la dipendente
in un lago di sangue. Chiama i soccorsi e accenna a un malore. Nessuno, né i
soccorritori, né la polizia, capisce immediatamente di essere di fronte a un
crimine. Solo in ospedale, dove la giovane morirà, i medici escludo si possa
essere trattato di un malore. Nel frattempo la scena del crimine è stata
irrimediabilmente compromessa. La madre di Soracco, Marisa Bacchioni, ha
ripulito il pavimento da tutte le tracce di sangue. E nello studio, in ogni
caso, tutto è stato manipolato o toccato dai tanti intervenuti.
A lungo, questo delitto, è rimasto uno dei più noti omicidi insoluti italiani.
Fino al 2021, quando c’è una svolta. Come in un romanzo, è una studentessa di
criminologia, la biologa Antonella Pesce Delfino, ad accorgersi che qualcosa non
va nella vecchia indagine. Delfino si convince che le indagini siano state
viziate da quella che in gergo viene definita “visione a tunnel”: gli
investigatori, impegnati a cercare di dimostrare la colpevolezza dell’unico
sospettato, tralasciano le altre piste. Recupera il fascicolo e scopre una pista
dimenticata, una verità sotto gli occhi degli inquirenti fin dall’inizio: i
carabinieri avevano indagato una donna, che sarebbe stata una conoscente di
Soracco: Annalucia Cecere.
Due testimoni dicono di averla vista uscire dal palazzo, la mattina
dell’omicidio: “Era agitata – secondo la passante Giuseppina Redatti – teneva la
mano destra sporca di sangue in alto e si guardava intorno, sul dorso aveva una
fasciatura”. La presenza di Cecere è confermata pubblicamente, su un quotidiano,
dal suo avvocato Margherita Pantano: “Ha avuto la sventura di passare di lì”. E
da un ex fidanzato, Rocco Amato: “Mi disse che era stata vista con la mano
sporca di sangue”. I militari la perquisiscono e le trovano in casa dei bottoni
molto particolari, simili a un bottone trovato accanto alla vittima. Cecere
viene intercettata per soli 4 giorni, poi il pm Filippo Gebbia fa interrompere
tutto, per non interferire nelle indagini su Soracco. La donna si trasferisce a
Cuneo. Di lei non si saprà più niente per anni. Ma chi è Annalucia Cecere?
Alle spalle ha un passato difficile. Secondo alcuni testimoni, sentiti durante
il processo, era invaghita, quasi ossessionata, da Soracco. Raccontano sia
gelosa della sua giovane assistente, di cui avrebbe voluto prendere il posto.
Per anni il commercialista e la madre fingono di non sapere chi sia quella
donna. Ma un’intercettazione sembra suggerire il contrario. È il 26 maggio 2021,
madre e figlio sono in caserma in attesa dell’interrogatorio: “Ma guarda un po’
quanto danno ci ha fatto quella donna, eh – dice lei – Quella Annalucia lì, che
fastidio che ci ha dato”.
Riavvolgendo il nastro, viene fuori una chiamata di Cecere a Soracco, anche
questa incredibilmente dimenticata, subito dopo la perquisizione: “Non so chi mi
ha diffamata (…) Se questo può farti sentire meglio, non sono mai stata
innamorata di te. Mi fai schifo”. Per la pm Gabriella Dotto è il tono di una
spasimante respinta. Ma la polizia in quel momento ignora chi sia Annalucia
Cecere, non si parla con i carabinieri. Nell’agosto del 1996 Marisa Bacchioni,
madre di Soracco, riceve una chiamata inquietante, che registra. Una donna, mai
identificata, le rivela il nome della presunta assassina, Annalucia Cecere, che
ha visto uscire dal portone “sporca di sangue”, mentre si “rifasciava la mano” e
metteva “uno straccio nel motorino”.
La donna fornisce anche un movente, “la gelosia”: “È matta, matta, matta,
matta”, ripete quattro volte, “ce l’ha scritto in faccia che è una gran p…”.
Bacchioni, inaspettatamente, mostra di sapere di chi si parla, e rivela a sua
volta un dettaglio agghiacciante: “La sera stessa che è morta la Nada, lei ha
telefonato a un’amica di mio figlio dicendo di dire a Marco se può dargli il
posto di Nada”. Pochi giorni dopo è lo stesso Soracco a portare la registrazione
di questa telefonata alla polizia, invitando però il commissario Francesco
Navarra, in modo sorprendente per uno che è indagato per omicidio, a “non darle
alcuna importanza”.
L’anonima sostiene di aver informato la Curia, attore che in questa storia ha un
ruolo misterioso. Ecco cosa racconta Padre Lorenzo Zamparin, confessore di
Marisa Bacchioni: “Mi disse che l’autrice dell’omicidio era una donna, che si
era invaghita del figlio, con cui voleva sistemarsi. Qualcuno le aveva detto di
mantenere il più assoluto riserbo sulla vicenda. Ritengo si riferisse ad altri
prelati che frequentava”. C’era un segreto inconfessabile, si chiedono i pm, che
legava Cecere alla Curia? Un altro prete, padre Anacleto, viene intercettato nel
giugno del 1996: “Pensano che chiami quella che ha ammazzato Nada”.
Nel 2001 un nuovo colpo di scena. La Procura di Chiavari riapre le indagini, i
giornali parlano del possibile ruolo di una donna. Quattro giorni dopo un
ergastolano racconta che il compagno di cella gli avrebbe confessato di aver
ucciso Nada Cella. Il detenuto, condannato per omicidio e violenza sessuale, si
chiama Luigi Cecere. Nessuno ha mai accertato (né smentito) se fosse imparentato
con l’omonima indagata.
Il pm e la parte civile, rappresentata dall’avvocato Sabrina Franzone, sono
convinti di aver ricostruito la dinamica del delitto. Cella arriva in ufficio
alle 7.50. Cella aveva ordine di “non passare telefonate della Cecere” (lo dice
intercettata la Bacchioni), che si presenta in studio e per questo nasce una
lite. Arrivano due telefonate di una cliente, Giuseppina Vaio, a cui
risponderebbe la stessa Cecere: “Non dimenticherò mai quella voce”, ha
raccontato Vaio. Quindi la Cecere colpirebbe la Cella, con un fermacarte e una
pinzatrice. Il fermacarte viene trovato dalla polizia in un armadio, ripulito.
Dopo la riapertura del caso è sparito. La pinzatrice non è stata mai trovata.
Secondo una delle ricostruzioni sostenute dall’accusa, Soracco, indagato per
favoreggiamento con la madre (fuori dal processo per motivi di salute), potrebbe
aver trovato la Cecere sul luogo del delitto.
Una vicina riferisce di aver sentito un rubinetto scorrere a lungo, quindi una
porta sbattere e una persona che fuggiva per le scale alle 9.01. I soccorsi
vengono chiamati alle 9.15. Un quarto d’ora interminabile, in cui Nada
agonizzava. Per la difesa il processo poggia sono tutte congetture e annuncia
ricorsi in appello. Di certo, è una sfida investigativa nell’epoca delle
indagini dominate dalla scienza. Per il tribunale di Genova ce né abbastanza per
condannare la donna che per i magistrati è l’assassina. Anche senza una vera
prova scientifica. Ed è un verdetto che riconosce anni di errori e omissioni da
parte di chi aveva indagato.
L'articolo Delitto Nada Cella, condannata Annalucia Cecere per l’omicidio del
1996 a Chiavari proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un articolo a firma di Marco Grasso e Ferruccio Sansa su il Fatto Quotidiano
denuncia la possibile continuazione dei lavori di una speculazione edilizia in
comune di Ceriale, in provincia di Savona. “Correva l’anno 2005 quando questa
storia cominciò e nacque il mega progetto, il più pesante della Liguria: 7
palazzine per 169 appartamenti più un albergo 4 stelle”. Il pezzo parla di un
intreccio variegato di interessi dietro l’operazione, interessi tutti facenti
capo alla destra. Ma, come mestamente commenta un lettore: “Sono nato e vivo in
Liguria da 60 anni e a dire il vero, nella mia regione, tutti i partiti
dell’arco costituzionale hanno sempre favorito la cementificazione”. Cosa già
denunciata dallo stesso Sansa nel terribile Il partito del cemento del 2008. Il
partito trasversale del mattone, quindi, anzi, se vogliamo, con la sinistra più
colpevole della destra.
Un esempio emblematico: il ministro dei Trasporti del secondo governo Prodi,
Alessandro Bianchi, era del PdCI, e nel 2007 pose la prima pietra di quel porto
turistico di Ospedaletti che non solo sconciava uno dei più bei golfi della
Liguria ma benediceva anche una colata di cemento fronte mare. Diciamo che di
singolare, ma a non poi tanto, la speculazione di Ceriale ha che sorgerebbe in
area a rischio alluvionale. Non poi tanto singolare, dicevo: basta guardare
l’urbanistica di Genova, quando non i rii tombati, rettificati, cementati che
costellano la riviera, pur di facilitare l’espansione edilizia.
Del resto, Giovanni Toti, nel 2023, quando era governatore della Liguria,
licenziò un piano per costruire in zone esondabili, e, a commento dell’alluvione
che interessò Valencia (che lui chiamava “Valenza”) del 2024 sostenne che
occorreva usare più cemento sul territorio, non meno. Ma togliere vincoli per
costruire ancora, per costruire cosa?
Uno studio della Fondazione Openpolis del 2023 denunciava: “In Italia ci sono 10
milioni di case non abitate in maniera permanente su un totale di 36 milioni. La
Liguria è nei primi cinque posti delle province con la percentuale più alta di
case disabitate con Imperia e Savona che superano entrambe la soglia del 50%
(Imperia sfiora il 52%)”. Certo, nel censimento ci sono anche le case vuote dei
piccoli borghi dell’interno che hanno conosciuto il fenomeno dello spopolamento,
ma il maggior numero è costituito da seconde case sulla costa. “Le percentuali
più alte sono per Borghetto Santo Spirito con l’80% di abitazioni vuote (9mila
su 11mila). Percentuale analoga per Laigueglia, poi San Bartolomeo con il 77%. A
seguire percentuali molto alte per Ceriale e Bergeggi con il 74%. A Ceriale 7800
case sono vuote su un totale di 10.500”. Già proprio quel comune di Ceriale che
oggi ambisce ad aumentare la percentuale di case vuote.
Che dire? Che fare? Denunciare, come fa Sansa, come faccio io nel mio piccolo,
ben coscienti che nulla cambierà. L’economia italiana si basa in gran parte su
cemento ed asfalto e grandi opere: da Webuild (guardate in Liguria l’affare
della diga foranea di Genova) a scendere giù fino all’impresa edile locale. E
chi se ne frega se un giorno le case saranno allagate, se la gente morirà: è
solo un’eventualità, un possibile danno collaterale. Come affermo sempre: noi
difendiamo nel tempo libero quello che altri distruggono per lavoro.
L'articolo Il maxi progetto di Ceriale e il cemento bipartisan: finiranno mai di
costruire case in Liguria? proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un monumento al Partito del Cemento. Il progetto T1 di Ceriale (Savona) giaceva
silenzioso da anni: scheletri grigi che la vegetazione ha ricoperto, mentre
l’acqua ha invaso i garage. Anche gli abitanti hanno fatto l’abitudine al
quartiere fantasma nato quando economia e politica, di destra e di sinistra,
avevano puntato sul mattone. Correva l’anno 2005 quando questa storia cominciò e
nacque il mega progetto, il più pesante della Liguria: 7 palazzine per 169
appartamenti più un albergo 4 stelle. Nonostante la cittadina, come tante altre
in Liguria, abbia già una percentuale di seconde case che sfiora l’80%. Insomma,
con il rischio di creare paesi fantasma e far crollare il prezzo degli immobili
esistenti.
Ma le ruspe in Liguria hanno ricominciato a rombare. E i palazzi fantasma di
Ceriale potrebbero presto essere ultimati. Anche se i protagonisti
dell’operazione sono cambiati, hanno sempre addentellati con la politica:
all’inizio fu Gianpiero Fiorani, il furbetto del quartierino, che si vantava di
contatti con Claudio Scajola (all’epoca braccio destro di Silvio Berlusconi e
oggi sindaco di Imperia). Oggi è il geometra Alberto Campagnoli, già socio di
Visibilia, società che fu della ministra Daniela Santanchè, e candidato di
Fratelli d’Italia. C’è però uno scoglio che ostacola il sogno di cemento: l’area
dove sorge il complesso T1 si trova infatti in un’area che il nuovo Piano di
Gestioni del Rischio Alluvioni classifica come P2 (medio) e P3 (alto rischio
alluvionale).
Ma andiamo con ordine. All’inizio, interessata alla mega operazione fu la
società Frontemare di cui, secondo la Procura, era socio occulto Fiorani che in
Liguria aveva forse progettato di investire parte dei proventi delle scalate
bancarie. Le cronache di allora raccontano di viaggi in elicottero di Gianpiero
e Scajola, con l’imprenditore di Lodi che mostrava dall’alto le aree su cui
sognava di edificare. Lo stesso Fiorani in un interrogatorio raccontò di un
possibile interessamento dell’onorevole Luigi Grillo (un altro ligure, spezzino,
berlusconiano). Le inchieste fermarono tutto.
Ecco allora affacciarsi sulla scena l’architetto Andrea Nucera. Partono i lavori
anche grazie a perizie che dichiarano l’inesistenza di rischi alluvionali. Di
nuovo, però, spuntano i pm: arrivano indagati, sequestri. Intanto Nucera si era
rifugiato per altre inchieste a Dubai dove era latitante (oggi è tornato in
patria). Finisce con una condanna per abusi edilizi e tante assoluzioni. Ma
intanto la società che gestiva l’operazione era fallita. E qui si affaccia sulla
scena Campagnoli che rileva tutto a un’asta giudiziaria. All’epoca il geometra
di Corsico era sconosciuto alle cronache, ma nel 2023 Daniela Santanchè decise
di abbandonare Visibilia e il suo posto fu preso da alcuni imprenditori. Tra
questi – non coinvolto nelle inchieste – con il 5% appunto Campagnoli. Un nome
non estraneo alla politica, tant’è che era stato candidato – senza successo –
nelle liste di Fratelli d’Italia. Il geometra è anche socio in un’impresa di
bonifiche di Marco Osnato, deputato di FdI e genero di Romano La Russa, fratello
del presidente del Senato, Ignazio.
E siamo ai giorni nostri. Le ruspe sono pronte a ripartire a Ceriale, ma ecco la
rogna del rischio alluvionale causato dal vicino rio Torsero. Sarà probabilmente
necessario realizzare opere di messa in sicurezza soprattutto i garage e i
fondi. La sindaca di Ceriale è Marinella Fasano, agente immobiliare. Esponente
del centrodestra con una giunta che a settembre è stata protagonista di un
clamoroso ribaltone: il vicesindaco di maggioranza si è dimesso ed è stato
sostituito da due membri dell’opposizione. Fasano pare favorevole all’operazione
T1: “C’è un problema di area alluvionabile, con la Regione ci siamo parlati e a
gennaio penso risolveremo, ma sappiamo come va la burocrazia, i tempi si
allungano e fanno impazzire gli imprenditori”, ha dichiarato a Repubblica. Già,
la Regione. Era il 2023 quando l’allora presidente Giovanni Toti – nonostante le
proteste dei cittadini che raccolsero diecimila firme – sostenne un piano che
consentiva di costruire nelle aree P2 e P3, ad alto rischio alluvionale.
L'articolo Liguria, torna il partito del cemento: la destra vuol sbloccare il
maxi-progetto edilizio su area alluvionabile nel Savonese proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Si era parlato di violenza politica, un’aggressione squadrista
dall’inconfondibile matrice fascista. C’era stata la condanna da parte della
politica regionale e persino di Elly Shlein. Ora una lettera anonima rischia di
ribaltare la possibile ricostruzione dei danneggiamento al circolo locale di
Chiavari del Partito Democratico: la politica – dice la lettera – non c’entra.
Almeno è quanto si legge nel testo senza firma lasciato nell’androne della sede
de Il Secolo XIX da un ragazzo dal volto coperto. La firma: “Ragazzi del
misfatto“. La lettera è autentica? Gli autori sono davvero coloro che hanno
danneggiato il circolo dem a suon di cori che inneggiavano al Duce? E’ una
burla, l’opera di un mitomane, una giustificazione per nascondere l’impeto di un
momento e gli spiriti nostalgici veri o presunti? La lettera è stata requisita
dalla polizia per gli accertamenti del caso.
Si legge: “Scriviamo per scusarci del pasticcio che abbiamo combinato. Non ci
aspettavamo questo riscontro a livello nazionale e ci dispiace molto anche
perché non ha senso prendere di mira un luogo pacifico come il Pd di Chiavari.
Siamo ragazzi giovani, senza alcun interesse per la politica e speriamo che la
questione si possa risolvere in modo sereno, sperando di non aver lasciato danni
permanenti né al Pd Chiavari né sul suolo pubblico”.
Il movente, semplicemente, non c’è, spiegano gli anonimi: “Avevamo bevuto troppo
e abbiamo causato questi danni, non siamo in alcun modo coinvolti in
organizzazioni filofasciste e non la pensiamo in quel modo, non ci interessa la
politica, il nostro è stato solo un gesto insensato e privo di ragionamento,
dettato da un consumo eccessivo di alcolici”. Il segretario del circolo, Antonio
Bertani, aveva dichiarato di aver udito frasi come “Siamo noi i camerati” e
“Duce, duce!“. La matrice dei cori sarebbe la stessa degli atti vandalici: “I
cori che si possono essere sentiti sono risultato di un eccessivo consumo
alcolico. Però, comunque, non possono essere giustificati e ci scusiamo”. I
“Ragazzi del misfatto” definiscono l’aggressione uno stupido errore e, oltre a
scusarsi, si rendono disponibili a risarcire i danni.
L'articolo Sede del Pd a Chiavari vandalizzata, la lettera anonima dei presunti
autori: “Avevamo bevuto troppo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sono le frane, in un momento relativo di pausa delle precipitazioni, che stanno
preoccupando in Liguria. Chiusa l’aurelia ad Arenzano, vicino alla galleria
Pizzo, in via precauzionale. La polizia locale indica come viabilità alternativa
l’A10. Chiuse due strade a Ceranesi, un piccolo Comune dell’alta Valpolcevera,
per altrettante frane: l’amministrazione ha fatto in modo che due frazioni non
siano completamente isolate. Frana a Cogorno lungo la provinciale 34.
La strada è chiusa al transito veicolare anche per caduta di alberi sul manto
stradale. E sono molti gli alberi di grandi dimensioni crollati per la pioggia.
I vigili del fuoco sono intervenuti già da ieri per eliminare i grossi tronchi
di pini e alberi centenari caduti sulle strade e sui cavi elettrici. Alla luce
delle previsioni meteo per la giornata di oggi, l’allerta meteo arancione è
stata prolungata. Per il ponente della regione, zona A, l’allerta arancione
terminerà alle 21 di oggi, domenica 16 novembre, poi l’allerta sarà gialla fino
a mezzanotte. Sulla zona B, il centro della regione, allerta arancione fino a
mezzanotte di oggi e allerta gialla fino alle 8 di domani, lunedì 17 novembre.
Sul levante ligure, zona C, allerta arancione fino a mezzanotte di oggi e
allerta gialla fino alle 8 e, solo sui bacini grandi, fino alle 10 di domani.
Sulla zona D, bacini padani di ponente l’allerta arancione terminerà alle 21 di
oggi, poi si passa in allerta gialla fino alla mezzanotte di oggi.
Nelle immagini la protezione civile al lavoro in Valbisagno dove le forti piogge
stanno provocando allagamenti. Qui siamo sul Lungobisagno Istria, all’altezza di
Via Rubaldo Merello. Continua a piovere insistentemente sulla zona. Dalle 12 è
entrata in vigore l’allerta arancione.
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arancione. Allagamenti in Valbisagno proviene da Il Fatto Quotidiano.