Se siete ancora convinti che l’iniziazione sessuale sia una prerogativa
marcatamente maschile o che il modello del partner unico per tutta la vita
resista allo scorrere del tempo, dovrete aggiornare le vostre certezze. In un
quarto di secolo, l’Italia ha silenziosamente ribaltato le proprie dinamiche
sotto le lenzuola, riscrivendo tempistiche, abitudini e confini del desiderio. A
certificarlo, a venticinque anni di distanza dall’ultimo grande studio sul tema,
è il nuovo rapporto del Censis intitolato “Il piacere degli italiani. Come
cambiano i costumi sessuali”, presentato a Roma dal segretario generale Giorgio
De Rita e dalla ricercatrice Sara Lena, e basato su un campione rappresentativo
di mille cittadini tra i 18 e i 60 anni.
LA PRIMA VOLTA: I RAGAZZI FRENANO, LE RAGAZZE ACCELERANO
Il dato più dirompente riguarda l’età del primo rapporto sessuale, che registra
uno storico scambio di ruoli. Se all’alba del nuovo millennio quasi la metà dei
ragazzi (il 46,7%) aveva già fatto sesso prima di compiere 18 anni, oggi questa
quota è crollata al 29,4%. Al contrario, le giovani donne si mostrano più
precoci: la percentuale di chi ha il primo rapporto da minorenne è salita dal
29,3% del 2000 all’attuale 35,8%. Parallelamente, si sgretola il tabù femminile
del partner unico. Nel 2000, ben il 59,6% delle donne dichiarava di aver avuto
un solo uomo nella vita; oggi questa fetta si è ridotta drasticamente al 27,6%.
Crescono in modo speculare le donne che hanno avuto tra i 2 e i 5 partner (dal
32% al 46,8%) e quelle che superano quota 6 (passate dall’8,4% al 21,8%). Anche
tra i maschi la fedeltà all’unico partner crolla, passando dal 24,9% al 15,2%.
IL PARADOSSO ITALIANO: PIÙ SESSO A TRE, MA VINCE LA MONOGAMIA
Gli italiani del 2025 appaiono decisamente più disinibiti e aperti a
sperimentare nuove “geometrie”. L’esplorazione del sesso a tre o di gruppo
registra un vero e proprio boom: se nel 2000 l’aveva praticato almeno una volta
solo lo 0,7% delle donne e il 3,2% degli uomini, oggi i numeri schizzano
rispettivamente al 6,8% e al 20,1%. Tuttavia, questa inedita propensione alla
trasgressione non si traduce nella fine della coppia tradizionale. Al contrario,
l’80,4% degli intervistati dichiara di avere rapporti esclusivamente con il
proprio partner stabile. Solo il 12% vive una sessualità prettamente
occasionale, mentre un 6,2% affianca la relazione fissa a scappatelle saltuarie.
E la monogamia sembra pagare in termini di appagamento: il 68,9% di chi vive una
relazione stabile si dichiara soddisfatto della propria vita sessuale, contro
appena il 29,8% dei single.
QUANTO DURA E OGNI QUANTO SI FA?
Il Censis ha stilato anche un vero e proprio cronoprogramma delle abitudini
fisiche degli italiani, dividendoli in sei categorie di frequenza. Spicca un
27,3% di “regolari” (un rapporto a settimana) e un 29,9% di “attivi” (due o tre
volte a settimana). L’élite dei “performanti”, capaci di fare sesso tutti i
giorni, si ferma al 5,3%. Sul fronte opposto, ci sono i “saltuari” (21,9%, una
volta ogni 1-4 mesi), gli “occasionali” (7,1%, una volta ogni 5-6 mesi) e un
8,5% di “astinenti”. Per quanto riguarda il cronometro sotto le coperte, la
fetta più consistente del campione (il 44%) stima una durata del rapporto
compresa tra i 16 e i 30 minuti. Il 35,5% si attesta tra i 6 e i 15 minuti,
mentre le prestazioni oltre la mezz’ora riguardano il 17,1%. Solo il 3,4%
ammette di non superare i 5 minuti.
L’ALGORITMO DEL DESIDERIO: SOCIAL E PORNO
In 25 anni è esplosa la rivoluzione digitale, che ha inevitabilmente colonizzato
anche la sfera intima. Oggi un italiano su tre (il 32,5%) confessa di aver
conosciuto partner sessuali tramite i social media. Il consumo di pornografia è
un’abitudine consolidata per il 59,3% degli intervistati, con un netto divario
di genere (lo guarda da solo il 76,6% degli uomini contro il 41,5% delle donne).
Sorprende però il dato della fruizione di coppia: il 26% degli italiani guarda
materiale a luci rosse insieme al partner, e quasi il 40% ritiene che aiuti a
imparare cose nuove per migliorare l’intesa. Anche le pratiche digitali come il
sexting (scambio di immagini esplicite) e la masturbazione a distanza tramite
webcam coinvolgono percentuali che sfiorano il 30% tra i più giovani.
L’OMBRA SUL CONSENSO E IL “VICTIM BLAMING”
Se il quadro generale restituisce un Paese più libero e consapevole (il 16,3%
dichiara di non riconoscersi in un’identità di genere netta ed esclusiva),
emerge una preoccupante zona d’ombra sul tema cruciale del consenso e della
violenza di genere. Da un lato, il 66,1% degli intervistati si dice sicuro di
poter sempre comprendere quando una donna non desidera un rapporto. Dall’altro,
resiste un retaggio culturale allarmante: quasi la metà del campione (il 47%)
ritiene ancora che l’indossare abiti provocanti o l’uso di alcol e droghe
espongano le donne al rischio di subire violenza. Un dato trasversale che
unisce, quasi a parità di percentuali, uomini e donne, dimostrando come il
pregiudizio della colpevolizzazione della vittima sia ancora profondamente
radicato nella società italiana.
L'articolo Boom del sesso a tre o di gruppo, ma è la monogamia ad appagare di
più gli italiani: tutti i numeri del Censis proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Sesso
“Dopo tre divorzi sto bene single. Giro per bar, faccio sesso mordi e fuggi
quando ne ho bisogno”. Whoopi Goldberg senza freni. La 70enne premio Oscar
durante l’ultima puntata del suo programma The View ha voluto commentare
l’articolo di una rivista dove una donna felicemente impegnata ammetteva la
nostalgia dei suoi giorni da single. “Dopo tre divorzi sono felicemente single.
Faccio il giro dei bar, vado in giro a divertirmi, e faccio sesso mordi e fuggi
quando ne ho bisogno. Non sono sposata, non ho responsabilità”.
Goldberg è stata sposate tre volte: dal 1973 al 1979 con Alvin Martin (padre
della loro figlia Alex); dal 1986 al 1988 con David Claessen; dal 1994 al 1995
con Lyle Trachtenberg. “Sono in contatto con ognuno di loro, perché una volta
erano miei amici. Non vuol dire che ci sentiamo spesso, ma li rispetto
abbastanza. Non devo dormire con te, non devo mangiare con te, non devo fare
tutte le cose che una relazione impone. Ma posso essere cordiale, perché non c’è
nessuno con cui ho vissuto o con cui ho avuto una relazione che io odi davvero”.
Goldberg ha sempre sottolineato la sua idiosincrasia per la vita di coppia: “Non
voglio vivere con nessuno. Ho vissuto con mia figlia. È tutto quello che riesco
a gestire. Negli ultimi vent’anni ho capito che non tutti sono portati per una
relazione”.
L'articolo “Giro per bar, faccio sesso mordi e fuggi quando ne ho bisogno. Non
voglio vivere con nessuno, dopo tre divorzi sto bene single”: Whoopi Goldberg
senza freni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dietro le chat private e i messaggi diretti, la realtà spesso sorprende. Amira
Evans, star del porno, racconta a Daily Star un mondo che pochi conoscono:
uomini sposati, padri provvidenti e mariti “perfetti” che nascondono identità
sessuali segrete alle loro mogli. “Gli uomini che mi scrivono non sono scapoli
ricchi e disinibiti, ma mariti, padri provvidenti e sposati”, spiega. “Quello
che mi sorprende non sono le fantasie sessuali, ma quanto siano comuni”.
Dalle chat emerge un doppio mondo: uomini che spendono cifre importanti per
interagire con lei o altre dominatrici. “Non è solo curiosità, è qualcosa che
manca. Penso che molti di questi uomini siano in realtà abbastanza infelici.
Perché altrimenti continuerebbero a tornare?”.
Amira racconta episodi emblematici: un cliente sposato si veste di nascosto con
lingerie femminile e nasconde i suoi giocattoli nella sacca da golf. “Mi ha
detto: ‘Non deve mai scoprirlo'”, spiega. Altri la guardano in webcam mentre la
moglie dorme accanto. “Le luci erano spente e lui usava il telefono per
illuminarsi il volto. Era in un certo senso orgoglioso, tipo: ‘Oh, è così
trasgressivo, lei dorme nel letto, guarda mia moglie’. Penso che volesse che lo
rimproverassi per essere stato cattivo”.
Secondo Amira, il desiderio di essere dominati o umiliati è comune, così come la
dominazione finanziaria: “Uso un linguaggio degradante perché è quello che
vogliono. Nella loro vita privata si comportano come se andasse tutto bene. Ma
di sopra, nel loro tempo, fantasticano sull’essere completamente dominati. Sta
succedendo una vita doppia enorme”. Alcuni conducono vite tradizionali, tra
figli e routine religiosa, eppure chiedono cose che la loro partner non potrebbe
mai immaginare. “Molti dicono: ‘Non deve mai scoprirlo'”.
Per Amira, questa doppia vita rivela una realtà più ampia: “Penso che gli uomini
siano più onesti con le escort che con le loro mogli. Ci raccontano tutto. A
volte penso di non rovinare relazioni, sto solo rivelando ciò che è già rotto”.
E conclude: “Gli uomini non sono soddisfatti come fingono. E me lo raccontano
tutti”.
L'articolo “Un cliente sposato si veste di nascosto con lingerie femminile. Un
altro mi guarda in webcam con la moglie che dorme vicino”: i segreti della
pornostar Amira Evans proviene da Il Fatto Quotidiano.
Presi dalla foga e dalla passione del sesso, non si sono accorti che avevano
schiacciato il tasto di emergenza posizionato sulla parete del bagno turco. Così
l’addetto alla sicurezza del centro comunale di Lugano si è recato
immediatamente al bagno turco e ha scoperto il “fattaccio”.
Come riporta il sito Tio – Le notizie dal Ticino che specifica che i fatti
risalirebbero a gennaio, un gruppo di cinque persone sarebbe stato sorpreso a
compiere atti osceni nel bagno turco comunale. I protagonisti di questa storia
sono stati definiti “insospettabili” da un testimone. E se davvero volevano
mantenere l’anonimato, non è stato possibile perché sono stati condotti fuori
dal bagno turco e identificati dalla polizia.
Con un comunicato gli agenti hanno specificato “che sul posto non erano presenti
minorenni e che, allo stato attuale, non risulta alcuna denuncia di parte.
Dunque, non vi sono i presupposti per procedere sotto il profilo penale”.
“Sono atti gravi, che non si compiono in luogo pubblico, accessibile anche ad
altre persone. – ha dichiarato Roberto Badaracco, vicesindaco di Lugano –
Abbiamo fatto gli accertamenti e poi, sulla base delle risultanze, è stato
valutato il da farsi. È stata adottata l’opzione per noi più diretta: la
diffida. In questo modo vietiamo l’accesso alle strutture balneari comunali alle
persone identificate a tempo indeterminato. Abbiamo eliminato il pericolo alla
base”.
L'articolo Scoperta un’orgia nel bagno turco comunale: “traditi” dal tasto
d’emergenza premuto per sbaglio nella foga proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il sesso prima del matrimonio? C’è, ancora oggi, chi riesce ad attenersi alla
antica tradizione. E ci sono coppie che non si pongono assolutamente il problema
fino alla fatidica prima notte di nozze. È quello che è accaduto a due sposini
che hanno coronato il loro giorno più bello per poi organizzare una luna di
miele indimenticabile. Lei ha sempre rispettato il desiderio di lui di non avere
rapporti sessuali prima delle nozze, ma poi qualcosa è andato storto…
Come riporta il Daily Star, la sposina si è sfogata con gli amici più stretti
perché ha scoperto il neo marito le ha raccontato una serie di bugie,
inventandosi tutto per impedirle di scoprire il suo micropene prima del
matrimonio. La coppia si è frequentata per un anno prima che lui le facesse la
proposta, per poi sposarsi dopo un fidanzamento di sei mesi. La sposina, dunque
ha scoperto, il micropene del marito solo la prima notte di nozze, quando erano
già in luna di miele.
Lei afferma di sentirsi “tradita” e ritiene che lui abbia deliberatamente tenuto
la cosa segreta fino al matrimonio: “Mio marito, appena sposato, voleva
aspettare il matrimonio per avere rapporti sessuali e mi ha sorpresa con un
micropene durante la luna di miele. Quindi, ci siamo frequentati solo per sei
mesi. Siamo stati fidanzati per altri sei e ci siamo sposati. Sono appena
tornata dalla luna di miele un paio d’ore fa. Mio marito non è una persona
religiosa, dice solo di essere all’antica. Un paio di volte siamo andati vicini
a fare sesso, ma non è mai andato oltre. Ci ho provato, ma lui si è sempre
fermato quando la situazione è diventata ‘troppo’”
E ancora: “Comunque, arriviamo ad oggi…Sono io la stronza per averci pensato
troppo e per essermi arrabbiata perché ho aspettato la mia prima notte di nozze
per scoprire che probabilmente non è così ‘all’antica’ come dice di essere? Non
ho intenzione di umiliarlo e onestamente non so nemmeno come affrontare
l’argomento e non sto cercando consigli. Ho fatto finta di niente e mi sono
lasciata andare, ma, non so. Mi sento un po’ presa in giro. Come se mi avesse
detto una mezza verità o come se mi avesse nascosto qualcosa intenzionalmente”.
L'articolo “Il mio fidanzato non voleva fare sesso fuori dal matrimonio. Ci
siamo sposati e in luna di miele ho scoperto che ha un micro pene”: lo sfogo di
una sposina proviene da Il Fatto Quotidiano.
Arisa risponde alle domande ‘piccanti’ di MySecretCase. Amore, affettività, ma
anche sesso. “Che rapporto ho con il clitoride? Ottimo, è tutto. Senza di lui
non può avvenire niente”, sono le parole dell’artista. “È il centro del piacere
femminile, un organo che serve solo al piacere” le dice la sua interlocutrice,
“Sì, è un piccolo pisellino” risponde la cantante. “Se voi notate effettivamente
quando raggiunge il piacere, non che raggiunge un’erezione di secrezione, ma si
indurisce leggermente”.
ARISA E L’AMORE
La voce de La notte vede una foto di quando era piccola: “Cosa avrei voluto dire
sull’amore a questa bimba? Che non ci sarà nessuno che potrà amarla più del
principino che ha dentro”. Quindi è la volta di uno scatto che la ritrae
adolescente: “E sul sesso? Che il sesso è una cosa molto bella, però è bella
solo con chi ami, per me”.
LA SUA PRIMA VOLTA
Arisa, reduce dal quarto posto a Sanremo 2026 con Magica favola, si apre anche
sulla sua prima volta: “A 19 anni, anche io l’ho fatto perché tutte le mie
amiche lo avevano fatto da anni e io ero rimasta l’unica a non averlo fatto“. E
chiude: “È giusto mandare questo messaggio: ognuno ha i suoi tempi e che è
meglio farlo quando vale la pena, con chi vale la pena, che possa farci
conservare un bellissimo ricordo perché deve essere una cosa bella”.
L'articolo “Con il clitoride ho un ottimo rapporto. È un pisellino, quando
raggiunge il piacere si indurisce. La mia prima volta a 19 anni, ero rimasta
l’unica a non averlo ancora fatto”: le confessioni di Arisa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Mai avremmo pensato, da maschi, di raccontare un così imponente e importante
film femminile e femminista, di donne e prima di tutto per le donne (la prossima
settimana ne racconteremo un altro dall’afflato simile). Sound of Falling della
41enne berlinese Mascha Schilinski – in sala temerariamente con I Wonder dal 26
febbraio – è un film estremamente complesso ma anche terribilmente affascinante.
Non parliamo di noiosa artificiosità o di furbesco atteggiamento egoriferito
(ogni riferimento italiano è voluto), bensì di una ricomposizione dell’idea
stessa di cinema, un flusso di coscienza (vagamente alla Malick) e di immagini
dove viene scolpito da zero il tempo del racconto, rievocando senza gerarchie e
priorità l’esistenza di diverse donne – bambine, adolescenti, adulte, anziane –
vissute in quattro epoche differenti in una fattoria di campagna della regione
settentrionale tedesca dell’Altmark.
I punti di vista, i punti di ascolto, le voci narranti si alternano di continuo
abbracciando oltre un secolo tra quattro ragazze e le loro famiglie: Alma (Hanna
Heckt) è una bimbetta bionda che vive nella fattoria attorno al 1910 e sulla
quale grava un ingenuo continuo confrontarsi con la morte; Erika (Lea Drinda)
occupa la fattoria durante la Seconda Guerra Mondiale, sviluppando una morbosa
attrazione per uno zio con una gamba amputata; Angelika (Lena Urzendowsky) è una
ragazzina smaniosa e desiderosa di piacere nella Germania dell’Est degli anni
’80; e infine Lenka (Laeni Geiseler), direttamente ai giorni nostri, quando la
campagna ha perso tutto l’idillio possibile per assumere i connotati borghesi.
Intanto, in questo magma narrativo, un po’ racconto di formazione, un po’
crudele Nastro bianco alla Haneke, è come se le quattro protagoniste (più
qualche decisiva altra donna di contorno, madri inquiete e impazzite, serve
disperate) si specchiassero continuamente tra loro con rimandi simbolici
all’acqua, alla terra e al mondo animale, riformulando di continuo le loro
pulsioni più profonde, indicibili, non socialmente conformi e accettabili: sesso
e morte e tutto ciò che ci gravita attorno, con una particolare tensione per
l’elemento erotico disfunzionale (occhiate e voglie tra parenti).
Schilinski, più che seguire un filo narrativo tradizionale, accosta turbolente
sensazioni, vibranti sentimenti, occhiate tra epoche diverse e tra donne
diverse, mantenendo sempre al centro del terremoto dei sensi sia le mura della
fattoria, ma soprattutto quell’aia, quel cortile centrale immenso che confina
con una natura fluviale, sabbiosa e boscosa che odora di mistero ed echi del
passato. L’impianto fotografico e scenografico mostra un ulteriore scarno
verismo, con tonalità trattenute di marroni, di grigi e di blu che non si
accendono mai. Sound of Falling s’impone per la sua spiazzante originalità
visiva e la tragica esposizione di un desiderio femminile inafferrabile,
ininquadrabile, tortuoso e respingente, ma proprio per questo di un’imbarazzante
e sconvolgente sincerità. Tre quarti del cast tecnico sono donne (comprese
sceneggiatrice, montatrice, responsabile del suono, scenografa, costumista e
truccatrice).
L'articolo Il tempo delle donne: desiderio e memoria in Sound of Falling. Un
imponente e importante film femminile e femminista proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Intervista decisamente hot per Fulminacci. Il cantante, classificatosi tra i
primi 5 nella classifica della sala stampa stilata ieri al termine della prima
serata del Festival, risponde alle domande piccanti di MySecretCase. Un modo per
entrare più nell’intimità (è il caso di dirlo) del cantautore e conoscere
qualcosa di lui che altrimenti sarebbe ben più difficile sapere.
È UNA QUESTIONE DI MISURE
“Mediamente un ‘pipo’ italiano in erezione misura 20 cm, vero o falso?” gli
domandano. “Spero falso” replica Fulminacci, “Perché sai quanti ne misura, media
nazionale?” gli chiedono. “15” risponde l’artista, ma la risposta esatta è 13,12
cm: “Ammazza, bene” osserva lui.
FILMATI IN COPPIA, SÌ O NO?
Altro argomento ‘bollente’: “Guardare porno insieme al partner è dannoso per la
relazione, vero o falso?“. Fulminacci non ritiene sia dannoso, e a proposito
dell’abitudine di guardarli in coppia dice: “Mi è capitato, molto più spesso da
solo però“. E ancora: “Più amatoriali o meno?”. “Forse i miei preferiti, sì”
ammette il cantautore, “dipende poi, perché poi ci sono anche gli amatoriali
troppo brutti... e quando sono troppo brutti non…”.
L'articolo “Guardare video porno in coppia? Sì, i miei preferiti sono quelli
amatoriali, ma se sono troppo brutti…”: Fulminacci a tinte ‘hot’ proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Sexfluencer, virtual girlfriend, stupri nel cyberspazio. Il sesso, le relazioni,
l’intimità nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale sono serviti. Amanti
sintetici (Il pensiero scientifico editore) è una mappatura seria, succinta e
puntuale su un terreno apparentemente pruriginoso e facilone, come quello che
riguarda l’esplosione di attenzione e uso delle nuove tecnologie generative di
contenuti nella sfera del desiderio e dell’eros. I casi di cronaca sull’ampio e
seguitissimo tema sono diventati oramai dei must da clickbait. Nel libro ne
vengono sommariamente ricordati alcuni bizzarri come quello del produttore
musicale che prima si dispera quando un aggiornamento del software resetta la
conversazione con la sua assistente virtuale Sol, poi tornata “in vita” lei, lui
le chiede di sposarla e a quel punto è la moglie del produttore, quella in carne
ed ossa, a chiedere il divorzio.
Per capire la direzione verso cui volge il rigoroso e breve saggio scritto da
Davide Bennato, sociologo dei media digitali presso il Dipartimento di
Discipline dell’Università di Catania, va citata una sua curiosa intuizione:
“Probabilmente nel prossimo futuro, per comprendere il nostro rapporto con le
IA, più che ad Asimov dovremo guardare ai fratelli Grimm”. Il riferimento da un
lato è sì all’autore di fantascienza statunitense, nato russo, e ai suoi robot
formali e asettici; dall’altro alla regina di Biancaneve che cercava conferma
della propria bellezza rivolgendosi al suo specchio che le rispondeva sempre in
maniera accondiscendente (comportamento sicofantico, di “adulazione insincera”,
segnatevelo). Questo per dire che l’immersione nel nuovo corso relazionale ed
intimo con la IA è sicuramente orientato ad algoritmi che “tendono a
massimizzare la soddisfazione dell’utente”, quindi alle risposte che più
preferisce piegate più all’accondiscendenza che all’affidabilità. “Il mercato
sta rispondendo con degli artefatti ad hoc verso questo nuovo tipo di
consumatore – scrive Bennato – in cerca di ‘soluzioni a bassa intensità’ per
appagare il proprio senso di vuoto. E qui si inseriscono artefatti come i
chatbot da compagnia, le virtual girlfriend, i sexbot: soluzioni tecnologiche
per un consumatore isolato all’interno di un’economia della solitudine”.
In Amanti sintetici, grazie anche al felice attingere a celebri e riconoscibili
esempi cinematografici (Il tagliaerbe l’avevamo come rimosso, grazie) – vengono
elencate le modalità “emergenti” dell’intimità digitale: quella digital
(contenuti porno personalizzati e interazioni con avatar e influencer), la
synthetic (simulacri corporei) e la virtual intimacy (esperienza immersiva
attraverso mondi virtuali). Nella prima modalità, volenti o nolenti, ci siamo
imbattuti tutti. Almeno tutti quelli che hanno profili social. Parliamo della
figura delle sex-influencer che pullulano su Instagram o Reddit. “Influencer,
modelle, performer (…) identità sintetiche che stanno invadendo il sociale e che
sono oramai indistinguibili dagli esseri umani reali”. Cl4udia, ad esempio,
creata da due studenti, è puro algoritmo di intelligenza artificiale generativa,
ed ha fatto intascare ai suoi due creatori parecchi soldini vendendo sue foto di
un corpo nudo fisicamente inesistente.
Nella seconda modalità rientrano le virtual girlfriend che sono forse, agli
occhi dei non addetti ai lavori, l’evoluzione della relazionalità intima
nell’evo IA più perniciosa, profonda, a suo modo inquietante. Si tratta di
chatbot di intelligenza artificiale progettati per simulare relazioni intimi ed
emotive. Basta scaricare una app e l’isolamento emotivo comincia a sfumare. Ci è
finito già anche Musk che grazie a Grok ha creato ben tre avatar interattivi: la
ragazza anime sexy, un panda irriverente e un clone di mister Gray di Cinquanta
sfumature di grigio. Chiaro, il Giappone, terra di bambolotti e bambolone in 3D
da tempo, è roba che spacca; ma anche qui i casi di cronaca perlopiù tragici
abbondano. Come quello citato nel libro da Bennato, di quel ragazzino americano
che prima ha sviluppato un legame emotivo profondo con Dany, un chatbot simil
Game of thrones, poi confessando a lei le sue intenzioni suicide e non trovando
in Dany alcun supporto adeguato (pardon, umano) si è tolto la vita.
Ci sarebbe infine, nella terza modalità (virtual) pure lo stupro virtuale di una
sedicenne che stava utilizzando un visore per la realtà virtuale. In linea di
massima, però, in diverse indagini riportate in Amanti sintetici sono le donne
quelle più scettiche e resistenti a questa trasformazione relazionale ed intima,
ma che soprattutto come spiega Bennato, “quello tra fisico e digitale diventerà
non più un’opposizione ma un continuum (…) e saremo noi a doverci chiedere non
se chi si trova al nostro cospetto sia una macchina, ma se siamo noi ad essere
veramente umani”.
L'articolo Sex influncer, virtual girlfriend, stupri nel cyberspazio. Sesso e
intimità nell’epoca dell’IA nel libro “Amanti sintetici”: “Soluzioni
tecnologiche di un’economia della solitudine” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Le nostre fantasie sessuali sono strettamente legate ai nostri tratti di
personalità: è questo quanto emerge da un nuovo studio condotto dai ricercatori
della Michigan State University che hanno pubblicato i propri risultati su PLOS
One. Gli studiosi hanno analizzato i dati di 5.225 adulti negli Stati Uniti che
hanno compilato due questionari standardizzati.
Il primo questionario riguardava la frequenza complessiva delle fantasie e la
frequenza delle fantasie su determinati temi, che rientravano in quattro ampie
categorie: esplorative (come il tema di “partecipare a un’orgia”), intime (come
“fare l’amore all’aperto in un ambiente romantico”), impersonali (incluso
“guardare altri fare sesso”) o sadomasochiste (incluso “essere costretti a fare
qualcosa”). Il secondo questionario rilevava invece tratti di personalità
ampiamente riconosciuti come i cosiddetti Big Five: estroversione, gradevolezza,
coscienziosità, nevroticismo e apertura mentale.
L’analisi statistica dei dati ha mostrato che le persone con punteggi elevati in
coscienziosità e gradevolezza riferivano fantasie sessuali meno frequenti in
tutte e quattro le categorie. Queste persone, individui che si riconoscono
maggiormente nei valori e nelle regole sociali, e che vivono la quotidianità con
un equilibrio emotivo più stabile, potrebbero sentire meno l’esigenza di
ricorrere alla dimensione immaginativa e trasgressiva della sessualità come
forma di compensazione o evasione.
Al contrario, le persone con un punteggio elevato di nevroticismo – cioè la
predisposizione a sperimentare emozioni negative, tra cui rabbia, ansia,
imbarazzo, irritabilità, instabilità emotiva e depressione – in particolare
quelle con personalità più depressive, riferivano fantasie sessuali più
frequenti.
Non sono state osservate associazioni significative tra estroversione o apertura
mentale e frequenza delle fantasie sessuali. Questi risultati sono stati
confermati in tutte le quattro diverse categorie di fantasie.
“Una delle implicazioni del presente lavoro – spiegano gli autori – è che le
differenze individuali di personalità potrebbero essere utili nel predire la
variazione nella frequenza delle fantasie sessuali, sebbene non siano del tutto
ridondanti tra loro (e alcune associazioni siano relativamente piccole o
modeste). Conoscere queste associazioni accresce ulteriormente il potere
predittivo della personalità, dimostrando al contempo che la variazione nelle
fantasie sessuali è comune”.
Lo studio completo:
https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0329745&utm_source=pr&utm_medium=email&utm_campaign=plos006
L'articolo Dimmi cosa vuoi a letto e ti dirò chi sei: un nuovo studio collega
personalità e fantasie sessuali proviene da Il Fatto Quotidiano.