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Perché la parola “libertà” è stata vietata all’Olimpico? “Era tutto pronto, poliziotti più sorpresi di noi”. Le accuse a Lotito
“Domenica sera eravamo in Tribuna Tevere, all’Olimpico, per montare la coreografia per Lazio-Milan. Eravamo stati lì anche sabato per fare le prove, come sempre accompagnati dai poliziotti, che da anni sono sempre gli stessi, li conosciamo. Alle 19.35, mancava poco più di un’ora alla partita, mi ha chiamato Claudio, lo Slo (Supporter liason officer, l’addetto alle tifoserie, ndr) e mi ha detto: ‘Ma che avete scritto libertà? Dovete togliere quella scritta’. Era tutto già pronto. I poliziotti erano più sorpresi di noi, i responsabili della curva hanno deciso di rinunciare anche per non creare disordini”. Così racconta Marco Delli Santi, artista poliedrico difficilmente assimilabile allo stereotipo ultras, in Curva Nord lo chiamano “il sognatore”. È uno degli autori delle celebri coreografie laziali, non l’unico. Ne ha fatte anche di molto sofisticate, ispirate a Michelangelo e a Shakespeare. Dice che i poliziotti erano “sorpresi” perché è un signore, altri tifosi raccontano che “si vergognavano”. A Roma è scoppiato un putiferio, anche perché il clima era già teso. I tifosi laziali domenica scorsa tornavano per una volta allo stadio nel mezzo di una contestazione durissima contro il presidente-senatore Claudio Lotito. Dal 30 gennaio hanno svuotato l’Olimpico, 2-3 mila persone a fronte di quasi 30 mila abbonati: non sono solo gli ultras a non entrare, ne hanno parlato anche la Cbs e la Bbc e il New York Times. Ora, va bene che ci siano controlli di polizia su striscioni e coreografie, meglio evitare parole o immagini offensive o sconvenienti, ma perché non si può scrivere “libertà”? Che poi per laziali vuol dire anche piazza della Libertà, rione Prati, dove fu fondata la società nel 1900 e tutti gli anni il 9 gennaio si festeggia. Conoscendo il presidente, magari gli ricordava lo slogan “Libera la Lazio” dei tifosi che vorrebbero che vendesse il club. La società però si chiama fuori: “Noi siamo terzi, ci tirano per la giacchetta”. Tra i tifosi si racconta che un poliziotto “ha indicato con la mano verso il cielo, come a dire che l’indicazione veniva dall’alto”, ma resta priva di conferme la ricostruzione secondo cui Lotito avrebbe chiamato chissà chi. Il patron non ci risponde. Certo la società è stata coinvolta nelle valutazioni, lo confermano anche fonti informali di polizia, secondo le quali qualcuno sosteneva che la parola “libertà” in un secondo momento sarebbe stata trasformata in “liberala”, che è quasi “libera la Lazio”. “Tecnicamente impossibile cambiare la scritta con lo stadio pieno”, replica Delli Santi. I tifosi se la prendono con il presidente: “Ha saputo tardivamente della terribile parola e, giallorosso di rabbia, ha richiesto l’immediata rimozione della coreografia”, si legge nel loro comunicato. La coreografia mai esposta, riprodotta al computer, circola sul web molto più di quanto circolerebbe la foto di quella vera. Non è difficile immaginare che la parola “libertà” tornerà presto sugli spalti dell’Olimpico. La spiegazione affidata all’Adnkronos da “fonti vicine all’organizzazione dell’evento” – che poi chissà chi sono – è che “la coreografia da esporre in Tribuna Tevere è saltata perché difforme da quanto comunicato”, in particolare “il contenuto specifico, da un controllo effettuato dal personale steward a poche ore dalla gara, è risultato essere difforme da quello comunicato ed autorizzato”. Dalla Questura in via informale confermano. La Lazio non commenta. “Goffo tentativo di nascondere la censura attraverso un tecnicismo”, attaccano i tifosi, mentre la società prova a ringraziare la tifoseria per aver riempito eccezionalmente lo stadio e spinto la squadra a battere 1-0 il Milan in una stagione disastrata. Senza grande successo. Anzi l’episodio getta benzina sul fuoco della protesta, mai vista per intensità e durata, che imbarazza la destra romana perché Lotito è senatore di Forza Italia. Un senatore può vietare la parola “libertà”? E una Questura? La richiesta di autorizzazione è stata inviata dai tifosi alla polizia alle 20.21 del 13 marzo, venerdì. Dice che “la coreografia di Lazio-Milan non sarà dedicata al signor Lotito, non ci sarà nessun riferimento alla sua persona. La Curva Nord celebrerà l’importanza della figura del tifoso laziale come difensore della lazialità attraverso un telo centrale e come sfondo lo stemma della Ss Lazio composto da cartoncini. Nella parte bassa sul parterre ci sarà uno striscione di 50 mt con la scritta: scudo e spada della Lazio e della sua gente. La Tribuna Tevere proporrà una scritta nella parte alta che propone un messaggio di speranza e amore”. Quella scritta era “libertà” e per la Questura era “difforme” dalla richiesta. I tifosi sostengono che le parole di striscioni e scenografie vengono sempre indicate in modo generico “per proteggere l’effetto sorpresa”. In Questura dicono che non è vero, bisogna specificare tutto con precisione, parola per parola. Ma soprattutto, se la parola “libertà” era “difforme” dalla richiesta, perché non vietarla subito? Perché non chiedere di precisare cosa fosse il “messaggio di speranza e amore”? Perché invece consentire ai tifosi di entrare allo stadio fin da sabato per provare la coreografia anche in tribuna? “Lì siamo stati sempre con la polizia. Abbiamo tracciato i contorni delle lettere con il nastro bianco e rosso attorno ai seggiolini, dove dovevano andare i cartoncini bianchi e azzurri per comporre la parola ‘libertà’. Magari da vicino no, ma dalla Monte Mario si potevano leggere i contorni delle lettere”, dice ancora Delli Santi, riferendosi alla tribuna opposta alla Tevere. “Evidentemente Lotito non aveva letto”, ipotizza. Insomma, sulle prime, la parola poi “incriminata” non aveva spaventato nessuno. Il nastro bianco e rosso era ancora lì quando è iniziata la partita, con tutti i cartoncini, l’orario in cui bisognava alzarli e i tifosi irritati per il divieto. Costa migliaia di euro una coreografia, ci lavorano decine di persone. La parola “libertà, la più importante – scrivono i tifosi laziali – del vocabolario italiano”, non è comparsa. Perché, francamente, non è ancora chiaro. È chiaro invece che una certa compressione delle libertà costituzionali negli stadi è considerata accettabile: dai Daspo ora estesi agli attivisti politici, ma nati per gli ultras, ai divieti di trasferta che penalizzano migliaia di tifosi per mesi, come è successo quest’anno ai romanisti e poi ai laziali, a fronte dei disordini provocati da poche decine o centinaia di persone, per lo più identificate. Sono già vietate le bandiere palestinesi e quelle della pace, che invece sventolano in molti stadi europei: non sarà troppo un regime così speciale per la libertà di espressione? L'articolo Perché la parola “libertà” è stata vietata all’Olimpico? “Era tutto pronto, poliziotti più sorpresi di noi”. Le accuse a Lotito proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milan, scoppia il caso Leao: Allegri cerca l’abbraccio e lui lo evita. Ma la furia del portoghese è contro Pulisic
La Lazio ferma il Milan ospite all’Olimpico, 1-0 il risultato finale: la squadra di Allegri fallisce l’avvicinamento all’Inter capolista, che era stata fermata dall’Atalanta tra le polemiche. I nerazzurri hanno ora un vantaggio di 8 punti in classifica, mentre i rossoneri rischiano il sorpasso da parte del Napoli, distante una sola lunghezza. Soprattutto, però, devono gestire il caso di Rafa Leao. Il portoghese da tempo non si esprime ai suoi livelli, frenato anche da una pubalgia. Ma domenica sera all’Olimpico è esplosa anche la sua rabbia al momento del cambio deciso da Allegri. Una sceneggiata che cela un problema ben più grande: la convivenza sgradita con l’altro attaccante titolare del Milan, Christian Pulisic. LEAO SI ARRABBIA AL CAMBIO: COSA È SUCCESSO Al 67esimo minuto, con i rossoneri sotto 1 a 0, Max Allegri ha scelto di togliere Fofana e Leao per fare spazio a Nkunku e Fullkrug. Il portoghese è uscito dal campo lentamente, sbracciando e protestando, tanto da costringere perfino il capitano Mike Maignan a correre fino a centrocampo per calmare il compagno e invitarlo a uscire. Anche Allegri ha provato a spegnere la polemica, abbracciando Leao. Il portoghese però si è divincolato e si è seduto in panchina ancora più nervoso, tirando calci un po’ ovunque, mentre le telecamere pescavano anche il ds Igli Tare visibilmente perplesso in tribuna. LE TENSIONI TRA LEAO E PULISIC Che Leao non accetti la sostituzione è anche legittimo, ma in quel momento il Milan aveva bisogno di recuperare e un atteggiamento del genere ha danneggiato la squadra. La rabbia di Leao, però, non era tanto per il cambio. Le telecamere di Sky hanno evidenziato almeno due situazioni durante la partita contro la Lazio in cui il portoghese si è infuriato con Pulisic, reo a suo dire di non avergli passato la palla. Leao accusa l’americano di non premiare i suoi scatti in profondità. Allegri, parlando nel post-partita, ha in qualche modo confermato: “Poteva essere servito meglio ed è rimasto un po’ arrabbiato”. Finora il feeling tra Pulisic e Leao, schierati insieme come centravanti, non è mai esploso. Un grattacapo per il tecnico in vista delle ultime 9 giornate di campionato. LA LETTURA DI PAOLO DI CANIO “Tu non puoi vedere per 70 minuti un giocatore che cammina e gli altri si sbattono“, ha commentato Paolo Di Canio a Sky Calcio Club, commentando la situazione. Poi ha ricordato un precedente episodio: “Pulisic a Cremona fu sostituito ed era arrabbiato perché lui rincorreva e non stava bene, ma l’altro ha sprecato quattro contropiedi. Allegri si sta barcamenando nell’equilibrio di dare un’opportunità maggiore a uno o all’altro”, è la lettura di Di Canio. Che aggiunge: “Oggi vede che c’è questa diatriba con Pulisic, ma è uno nella fase di non possesso si impegna, viene a legare il gioco. Mentre Leao non lo fa… allora dico ‘basta, mi hai rotto’”. L'articolo Milan, scoppia il caso Leao: Allegri cerca l’abbraccio e lui lo evita. Ma la furia del portoghese è contro Pulisic proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Solo qui sei benvenuto coi piedi davanti”: scritta choc contro Lotito su un muro di una chiesa
“Claudio Lotito: solo qui sei benvenuto… coi piedi davanti“. Così recita la scritta apparsa su un muro della parrocchia di San Frumenzio ai Prati Fiscali di via Cavriglia, nel quartiere di Montesacro a Roma, per Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e presidente della Lazio. La scritta, dipinta con vernice spray azzurra, fa riferimento alle esequie religiose che si fanno in chiesa. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato Vescovio, a cui sono affidate le indagini. “Esprimo solidarietà, anche a nome di tutta Forza Italia, al senatore Claudio Lotito per le gravi e minacciose scritte, a lui rivolte, comparse sul muro di una chiesa a Montesacro. Il dissenso non deve mai trasformarsi in odio e violenza, anche verbale”. Così in una nota il Segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, in riferimento a quanto accaduto al biancoceleste. Continua il momento difficile di Lotito a Roma, in particolare per quanto riguarda la situazione che riguarda la Lazio. I tifosi lo contestano ormai da anni, criticandone la gestione societaria, finanziaria, operativa sul calciomercato. Il risultato? Uno stadio semivuoto nella sfida contro il Sassuolo del 9 marzo. Una sfida giocata in un clima surreale, con pochissimi paganti e un silenzio tipico di quando si gioca a porte chiuse. L'articolo “Solo qui sei benvenuto coi piedi davanti”: scritta choc contro Lotito su un muro di una chiesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Lo stadio vuoto è triste e deprimente”: lo sfogo di Sarri per la desolazione all’Olimpico in Lazio-Sassuolo
La gioia per la vittoria ritrovata, la desolazione per lo stadio vuoto. Sono le due facce del posticipo di Serie A tra Lazio e Sassuolo, andato in scena all’interno di un Olimpico ancora deserto per lo sciopero del tifo biancoceleste. Il tecnico Maurizio Sarri prima del match aveva parlato duramente: “Non solo è brutto, ma è triste e deprimente. Penso sia il momento di fare qualcosa da parte della società”. Difficilmente una vittoria potrà cambiare la situazione. La Lazio ha superato il Sassuolo per 2 a 1 grazie a una rete di Marusic al 93esimo, complice una papera di Muric. I biancocelesti erano passati in vantaggio praticamente subito, dopo un minuto e mezzo, con una cavalcata di Isaksen e il facile tap in di Maldini. Al 35esimo il pari neroverde: Laurienté con un gran tiro sotto il sette trafigge Motta. Ha giocato lui in porta, al posto dell’infortunato Provedel. Altro motivo di tensione fra Sarri e la società: “L’assenza di Provedel è grave. Io ero completamente in disaccordo sulla cessione di Mandas“. Il caso però resta sempre la protesta dei tifosi biancocelesti contro il presidente Claudio Lotito. Anche quando la Lazio dopo un lungo forcing trova il gol vittoria allo scadere, la festa è solo in campo. Sulle tribune non c’è praticamente nessuno, regna il silenzio. L'articolo “Lo stadio vuoto è triste e deprimente”: lo sfogo di Sarri per la desolazione all’Olimpico in Lazio-Sassuolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Torino-Lazio, la Serie A offre la partita della tristezza: mediocrità, stadi vuoti e la rabbia contro Cairo e Lotito
Non è una semplice partita di calcio Torino–Lazio, in programma domenica alle 18, la quindicesima contro la decima nella classifica della Serie A: è un inno alla tristezza. La mediocrità attuale e l’assenza di veri campioni non è l’unico dei problemi: ci sono due tifoserie da tempo impegnate in una vibrante protesta contro le rispettive proprietà, rappresentate dal senatore di Forza Italia Claudio Lotito e dall’imprenditore Urbano Cairo. La forma di lotta scelta dai due popoli è stata quella di svuotare gli stadi: Torino e Lazio giocano nel deserto. Il botteghino piange, come lo spettacolo che spesso offrono le due squadre. La Lazio galleggia nella zona di nessuno, il cosiddetto limbo. Il Torino è fresco di cambio di allenatore (Roberto D’Aversa ha sostituito Marco Baroni a inizio settimana e debutterà proprio domenica) e ha appena tre punti di vantaggio sul tris delle terzultime (Fiorentina, Cremonese e Lecce). I granata rischiano di essere risucchiati nella battaglia per la salvezza e la situazione è lacerante per i tifosi. Non sono infatti pochi quelli che vorrebbero sprofondare in Serie B per liberarsi di un presidente mai amato. “Il giorno che toglierà il disturbo sarà la nostra festa della liberazione”. Un altro elemento che accomuna Lotito e Cairo è la temporalità dei mandati: rappresentano le presidenze più longeve dei due club. Lotito è in carica dal 19 luglio 2004, quando acquistò il 26,969% del capitale sociale – già in questa quota s’intuisce la vocazione al risparmio -, salvando la Lazio dal fallimento dopo il crac del gruppo Cragnotti. Lotito, rispetto alla controparte, può almeno rivendicare la conquista di sei trofei: tre coppe Italia (2009, 2013 e 2019) e tre supercoppe di lega (2009, 2017, 2019). In campo internazionale, la sua Lazio ha partecipato a tre edizioni di Champions League, a dodici di Europa League e a una di Conference. Nei ventidue anni di reggenza, Lotito ha rimesso a posto i conti economici, ma il lavoro di ragioneria non è bastato per fare breccia nel cuore del popolo biancoceleste. Il passaggio dagli splendori dell’era-Cragnotti – che stavano però per portare al fallimento del club – al perenne esercizio di contabilità di Lotirchio, come è stato ribattezzato, non è mai stato metabolizzato. Negli ultimi tempi, lo scontro è salito di tono. Lotito, colpito nel portafoglio – il crollo del numero degli spettatori all’Olimpico -, ha minacciato persino azioni legali. La teoria dell’eterno complotto, che in Italia non passa mai di moda, è stata ventilata più volte dal senatore, approdato in parlamento nel 2022 grazie al voto del Molise. In un momento tra i più oscuri della storia laziale, l’unico referente del tifo è l’allenatore Maurizio Sarri. Il Comandante è un separato in casa. Ha tenuto a galla la squadra dopo il mercato bloccato della scorsa estate e ha conquistato la semifinale di Coppa Italia, avversario l’Atalanta. È l’ultimo obiettivo per puntare alla qualificazione in Europa, disertata quest’anno dopo la delusione, la scorsa stagione, dell’esperienza-Baroni. Proprio Baroni otto mesi fa fu chiamato a raccolta da Urbano Cairo, tanto per restare nel segno di una linea piatta. L’avventura è durata due terzi di campionato, ma cambiare guida tecnica con facilità è una pratica abituale del presidente-editore, proprietario di RCS, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport i gioielli del suo impero. Venti coach in quasi ventuno anni di presidenza – rilevò il club nell’agosto 2005 – più vari ritorni. Il Torino di Cairo non ha vinto nulla: un settimo posto in campionato, gli ottavi di Europa League 2014-2015 – la partecipazione fu ottenuta grazie all’esclusione del Parma – e i quarti di coppa Italia sono lo zenit della sua presidenza. Cairo ha rubato il sogno a una delle tifoserie più passionali d’Italia: non è poco. Il popolo granata si porta dietro la storia di Superga, l’epopea dei cinque scudetti di fila, il “tremendismo” di una squadra sempre all’opposizione. Cairo ha narcotizzato tutto, in nome del rigore del bilancio. L’autocensura dei suoi giornali, che ha ignorato nel corso degli anni la contestazione sempre più forte, è servita a poco. Ha fatto sorridere – nell’era dei social nascondere le cose è impossibile – e si è rivelata un boomerang. Lotito e Cairo sono invitati a togliere il disturbo, ma qui, almeno pubblicamente, i due si dividono. Lotito non ha alcuna intenzione di mollare. Il progetto dello stadio Flaminio è il suo modo per rilanciare. Cairo sostiene invece di essere pronto a valutare eventuali offerte, ma nessuno si sarebbe finora fatto sotto. Vista la situazione di difficoltà della nostra Serie A, precipitata al quarto posto tra le leghe europee (Premier, Liga e Bundesliga sono avanti, e non di poco) e con il rischio di essere persino sorpassati dai francesi, quanto sostiene Cairo può starci, ma dipende anche dalla famosa legge della domanda e dell’offerta. In ogni caso, domenica, preparate i fazzoletti: Torino-Lazio, tristezza e lacrime. L'articolo Torino-Lazio, la Serie A offre la partita della tristezza: mediocrità, stadi vuoti e la rabbia contro Cairo e Lotito proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Calciomercato, cosa c’è dietro i due ribaltoni del weekend: En-Nesyri non va alla Juve e Romagnoli resta alla Lazio
Cambi di rotta improvvisi, colpi di scena. Delusioni. Juventus e Lazio vivono momenti a fasi alterne sul mercato. C’è chi di base sorride di più, perché al netto di operazioni che non sono state fatte, ha trovato la sua quadratura del cerchio: Spalletti e l’avventura in bianconero sta procedendo nel migliore dei modi, anche senza quella punta (e con Vlahovic infortunato) che con il suo solito modo di fare un po’ scanzonato, ma molto schietto, l’allenatore ha ribadito essere necessaria dopo la vittoria rotondissima contro il Napoli. “McKennie può giocare in quel ruolo e ve lo dimostrerò”, ha detto. “Certo che avere uno con le caratteristiche di Hojlund a volte potrebbe farci comodo”. Hojlund che vagamente somiglia a Vlahovic – la cui avventura in bianconero è ai titoli di coda, al netto di tutto – e che per struttura fisica (più che per caratteristiche) poteva assomigliare a En-Nesyri del Fenerbahçe. Sorride invece molto di meno Sarri, perché si vede la squadra smantellata e non le manda a dire al suo presidente Lotito. A questo, si è aggiunto anche il caso Romagnoli. Che non sarà per niente facile da gestire. “CI PENSI? NO GRAZIE” In casa Juventus la delusione è molta per come si è sviluppata l’operazione En-Nesyri. L’attaccante marocchino sembrava in pugno, anche se il ds Ottolini era stato molto prudente: per questo era rimasto in Turchia fino a sabato, perché aveva capito che senza qualcosa di concreto in mano, il giocatore si sarebbe anche potuto perdere. Ma quando è rientrato a Torino, gli era stato fatto capire che davvero fosse tutto a posto. E invece no. En-Nesyri in qualche modo ci ha ripensato, ha chiesto ancora un po’ di tempo perché l’idea di tornare al Siviglia (dove ha vinto anche un’Europa League) a titolo definitivo gli piace di più rispetto al prestito con diritto di riscatto a circa 20 milioni di euro che ha messo sul tavolo la Juve. “Un’operazione ad acquisto è esclusa” ha detto Chiellini nel pre della partita contro il Napoli. “Per noi, la trattativa è chiusa”. Dove la parola ‘trattativa’ si può quasi sostituire a ‘porta’, nel senso che ai bianconeri questo comportamento proprio non è piaciuto: il giocatore deve essere convinto della destinazione, sentirsi parte di un progetto di rifondazione che con Spalletti, dopo anni un po’ turbolenti, sembra davvero ricominciato. Cosa succederà ora? Difficile pensare a un riavvicinamento tra le parti. Anzi, sembra proprio impossibile. I bianconeri valutano altre strategie: da Chiesa come vice Yildiz e tanti saluti alla punta, all’ipotesi Zirkzee, che il Manchester United però lascerebbe partire di fronte a molti più soldi. Ma il tempo comincia a stringere. PATATA BOLLENTE E stringe per tutte, Lazio compresa. I biancocelesti si sono regalati l’arrivo di Maldini (prestito a 1 milione più 500mila di bonus e 14 milioni di euro di diritto di riscatto), ma a Sarri questo non basta. Non perché l’allenatore sia capriccioso, anzi, ma perché sempre di più gli sembra che il “ridimensionamento” di cui lui stesso ha parlato sia una realtà concreta di questo calciomercato. Che si è sbloccato, ma che pare molto più orientato alla monetizzazione, che all’investimento. Via Castellanos, via Guendouzi e via Romagnoli. Anzi, no. Il giocatore aveva accettato l’Al-Sadd di Roberto Mancini, aveva detto che quella con il Lecce sarebbe stata la sua ultima partita. Aveva salutato tutti, nonostante la preoccupazione dell’allenatore che candidamente aveva fatto capire questa cosa: “Senza di lui, prenderemo più gol. Perché chiunque lo sostituirà, pur bravo che sia, avrà bisogno di tempo per capire le mie richieste”. Ieri, un comunicato della Lazio ha detto che il giocatore non è mai stato sul mercato, scaricando di fatto la patata bollente proprio sull’allenatore, che ora dovrà far trovare a Romagnoli le giuste motivazioni. Non è tanto una questione di feeling con la piazza, che c’è sempre stato, ma proprio di opportunità di carriera: Romagnoli è in scadenza nel 2027, la Lazio non gli ha mai proposto prolungamenti o adeguamenti e non sembra intenzionata a farlo, e i qatarioti offrivano una cifra veramente molto significativa. Il difensore resta, sì, ma è come se ripartisse da zero. E Sarri a Lotito l’ha detto chiaramente: “Non si dica che i giocatori vanno via perché non hanno un buon rapporto con me”. È la puntata, ennesima, di una telenovela che ha la finestra delle operazioni di gennaio come pretesto, ma che molto più in profondità sembra raccontare di un rapporto logoro. Dimissioni? Non se ne parla. Almeno fino al prossimo mercato… L'articolo Calciomercato, cosa c’è dietro i due ribaltoni del weekend: En-Nesyri non va alla Juve e Romagnoli resta alla Lazio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi sono rotto sei costole e perforato i polmoni, ho visto mio padre tra le nuvole e piangevo a dirotto”: un altro grave incidente per Gascoigne
Paul Gascoigne, leggenda della Lazio e icona del calcio inglese, ha raccontato di essere stato portato d’urgenza in ospedale dopo un grave incidente domestico che lo ha lasciato in condizioni critiche e in forte stato di agitazione. L’ex fantasista, oggi 58enne, ha parlato di quanto accaduto in un’intervista rilasciata a Clutch 9 per un documentario di prossima uscita, spiegando di aver temuto seriamente per la propria vita. Gascoigne ha ricostruito l’episodio avvenuto durante il periodo delle feste, senza però specificare esattamente quando: “Stavo appendendo qualcosa e sono caduto all’indietro. Mi sono rotto sei costole e mi sono perforato i polmoni”. Le conseguenze dell’impatto sono state immediate e molto dolorose. “Vado in ospedale e ovviamente sto soffrendo molto, e mi danno un antidolorifico. Ho solo sentito il collo ingrossarsi. Ho chiamato subito il chirurgo perché ero nel panico”, racconta Gascoigne nel video. L’ex calciatore ha riferito di aver avuto una visione del padre John, morto anni fa: “Ho visto mio padre tra le nuvole ed ero davvero in preda al panico“. Gascoigne ha sottolineato come, nonostante una lunga storia clinica complessa, questa volta la situazione sia stata particolarmente difficile da gestire: “Ho subito 38 operazioni, quindi di solito non mi dà fastidio, ma questa volta mi sono trovato davvero male”. E ancora: “Dicevo: ‘Per favore, chiamate il chirurgo’. Piangevo a dirotto!“. A luglio Gascoigne era già stato ricoverato d’urgenza per un altro problema di salute. In quell’occasione, il campione di Tottenham, Newcastle, Rangers e della nazionale inglese era stato trovato semi-incosciente da un amico nella camera da letto della sua casa di Poole, nel Dorset. L'articolo “Mi sono rotto sei costole e perforato i polmoni, ho visto mio padre tra le nuvole e piangevo a dirotto”: un altro grave incidente per Gascoigne proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sarri vede la Lazio sfuggirgli dalle mani: le tensioni con Lotito e il caso Romagnoli
Botta e risposta a distanza a mezzo stampa. Quando succede, il segnale non è mai dei migliori. In questo momento, al netto della buona notizia legata allo sblocco del mercato, in casa Lazio il clima è pesante. Influiscono i risultati (e il 3-0 subìto contro il Como è lì a testimoniarlo), influiscono i mancati acquisti che Maurizio Sarri avrebbe voluto, influiscono le cessioni di giocatori importanti che il tecnico non avrebbe voluto. “Il mercato lo stabilisce la società”, ha tuonato più volte Claudio Lotito. “Il presidente ha detto così, io mi chiamo fuori”, ha risposto Sarri qualche giorno dopo. Anche se di dimissioni non vuole nemmeno parlare. Non questa volta. Era già successo che l’allenatore salutasse la Lazio, perché sentiva di non avere più la squadra in pugno. Questa volta è diverso, solo che la squadra gli sta sfuggendo dalle mani. Proprio numericamente. Castellanos è andato al West Ham perché giocava poco; probabilmente saluteranno anche Nuno Tavares, per lo stesso motivo; Mandas (in prestito con diritto di riscatto, perché magari l’anno prossimo potrebbe anche tornare e fare pure il titolare, se dovesse salutare Provedel). Ma la cessione di Guendouzi in Turchia è stata vista come un colpo basso (è arrivato Taylor, che ha ottime prospettive ma va conosciuto), così come sarebbe quasi esiziale quella di Romagnoli, che ha il contratto in scadenza tra un anno ma che è tentatissimo dalla ricca offerta dell’Al-Sadd di Roberto Mancini. Ricca per il giocatore ma anche per il club: 7 milioni di euro per il trentunenne non sono soldi da lasciare così facilmente cadere nel vuoto. Lotito e Fabiani valutano e ascoltano. Sarri, invece, preferisce non saperne. “Tutte le volte è come se fosse un anno zero”, aveva detto prima della partita contro il Verona. Quello stesso Verona da cui l’allenatore potrebbe ricevere il brasiliano Giovane. Un altro, si scusi il gioco di parole, giovane di belle speranze da sgrezzare. Ma non per forza adatto a puntare subito all’obiettivo europeo che in qualche modo Sarri si è posto, pur avendo dichiarato che, dalla società, non gli è arrivato nessun diktat particolare. È tutto parte di una strategia comunicativa volta a sottolineare una fase di stallo a cui l’allenatore fatica a volersi sottoporre davvero. Ma che in qualche modo gli è imposta. Con tutte le tensioni del caso. L'articolo Sarri vede la Lazio sfuggirgli dalle mani: le tensioni con Lotito e il caso Romagnoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’Aia ferma arbitro e Var di Lazio-Fiorentina: grave il mancato rigore su Gila. Promosse invece le scelte in Verona-Napoli
Stop di uno o due turni – da definire – per Sozza, Pezzuto e Prontera rispettivamente direttore di gara, Var e Avar di Lazio–Fiorentina. Ai vertici arbitrali non è piaciuta la gestione degli episodi nel corso del match giocato all’Olimpico, in particolare il calcio di rigore non assegnato alla Lazio nel primo tempo. Gli episodi in questione sono diversi, ma ciò che maggiormente ha convinto l’Aia a fermare Sozza e i varisti è appunto quello della trattenuta di Pongracic a Gila. Una trattenuta plateale a giudicare dalle immagini, ma non punita dall’arbitro. Un errore secondo i vertici dei fischietti, in quanto si trattava di un gesto evidente e funzionale al fermare il difensore della Lazio che cercava di arrivare sul pallone. Un episodio che aveva fatto discutere già nell’immediato, con Lotito che senza mezzi termini ha criticato l’operato della classe arbitrale per questo e altri episodi accaduti precedentemente. A non convincere è stato anche il rigore assegnato alla Fiorentina sull’1-1. C’è contatto, ma Gudmundsson trascina la gamba e l’impressione è che vada a cercare l’avversario. Non è ancora stato definito lo stop: sarà di uno o due turni, sia per l’arbitro che per chi si trovava in sala Var a Lissone. VERONA-NAPOLI, PROMOSSO L’ARBITRO MARCHETTI: ERA MANO DI HOJLUND Nessuno stop invece per Marchetti e Marini, arbitro e Var di Napoli-Verona. Corrette le decisioni sia sul fallo di mano da rigore di Buongiorno, che sul gol annullato a Hojlund per la stessa infrazione. Il braccio di Buongiorno viene considerato punibile per la posizione “scomposta”. Hojlund invece – come si vede da diversi video, sia da quelli frontali che laterali (compreso il replay postato dallo stesso attaccante nelle sue Instagram Stories) – ha toccato il pallone con il braccio. In questi casi non importa la posizione, se aumenti o meno il volume del corpo e altri criteri che entrano in gioco in determinate situazioni. Nel caso di “immediatezza“, se si tocca il pallone con il braccio, la rete è da annullare. Tradotto: se chi fa gol tocca il pallone con la mano e poi segna, a prescindere da tutto la rete è da non convalidare. L'articolo L’Aia ferma arbitro e Var di Lazio-Fiorentina: grave il mancato rigore su Gila. Promosse invece le scelte in Verona-Napoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Io Ratkov non lo conosco, non so che dirvi”. Sarri fa scena muta, poi in conferenza stampa arriva Lotito: è scontro sul mercato
“Ratkov? È un giocatore che non conosco, non so che dire“. È un Maurizio Sarri polemico quello visto in conferenza stampa dopo la sfida tra Lazio e Fiorentina, terminata 2-2 con il rigore al 95esimo segnato da Pedro. Il riferimento è al mercato e agli ormai certi nuovi arrivi in casa Lazio. Tra questi c’è Petar Ratkov, attaccante 22enne che arriva dal Salisburgo e che nel corso di questo campionato austriaco ha già segnato 9 gol. Non sarà tra i più noti in Europa, ma neanche uno sconosciuto. Motivo per cui la Lazio ha deciso di fare un investimento importante di 13 milioni di euro complessivi. “Imparerò a conoscerlo, vedremo le qualità, pregi e difetti e come poterlo sfruttare. Non è una polemica, è solo una constatazione“, ha spiegato Sarri. Le sue parole però sembrano proprio una polemica nei confronti della società e dell’operato sul mercato. E a proposito di ciò ha parlato anche Claudio Lotito in conferenza stampa nel post gara. Sull’argomento il presidente biancoceleste ha risposto così: “Sarri fa l’allenatore, mica conosce tutti i giocatori. I giocatori li sceglie la società e lui li deve allenare. Io pure non conosco tutti, a differenza delle altre società ho messo su una sala scouting di otto persone che lavora continuamente e segue calciatori in tutto il mondo”, ha affermato con fierezza il presidente biancoceleste, anche se lo scouting è una pratica diffusa da diversi anni nel calcio. Sarri non ha però preso benissimo anche la cessione di Mattéo Guendouzi, centrocampista della Lazio che si trasferirà al Fenerbahce per una cifra vicina ai 30 milioni di euro. È la seconda cessione pesante in questo inizio di calciomercato invernale per la formazione biancoceleste dopo quella del Taty Castellanos al West Ham, sempre per circa 30 milioni. “L’addio di Guendouzi? Io pensavo che fosse uno dei 7-8 giocatori su cui porre le basi per il futuro, poi noi siamo una realtà che quando arrivano offerte di queste dimensioni diventa difficile rifiutare”. Lotito ha però ribadito: “Castellanos e Guendouzi sono due ragazzi bravi. Sono il presidente più longevo nella storia del calcio italiano. L’esperienza mi dice che i calciatori che non vogliono restare non devono essere trattenuti. Castellanos voleva andar via, così come Guendouzi per questo li abbiamo lasciati andare e loro sono stati correttissimi nei loro comportamenti”. Insomma, lo sblocco del calciomercato in casa biancoceleste poteva far pensare a un ricongiungimento definitivo tra Sarri e Lotito dopo gli attriti per il mercato estivo inesistente a causa di un blocco. Ma fin qui così non è stato, nonostante gli ormai certi arrivi di Ratkov in attacco e Taylor dall’Ajax a centrocampo per rimpiazzare numericamente Guendouzi. L'articolo “Io Ratkov non lo conosco, non so che dirvi”. Sarri fa scena muta, poi in conferenza stampa arriva Lotito: è scontro sul mercato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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