“Domenica sera eravamo in Tribuna Tevere, all’Olimpico, per montare la
coreografia per Lazio-Milan. Eravamo stati lì anche sabato per fare le prove,
come sempre accompagnati dai poliziotti, che da anni sono sempre gli stessi, li
conosciamo. Alle 19.35, mancava poco più di un’ora alla partita, mi ha chiamato
Claudio, lo Slo (Supporter liason officer, l’addetto alle tifoserie, ndr) e mi
ha detto: ‘Ma che avete scritto libertà? Dovete togliere quella scritta’. Era
tutto già pronto. I poliziotti erano più sorpresi di noi, i responsabili della
curva hanno deciso di rinunciare anche per non creare disordini”. Così racconta
Marco Delli Santi, artista poliedrico difficilmente assimilabile allo stereotipo
ultras, in Curva Nord lo chiamano “il sognatore”. È uno degli autori delle
celebri coreografie laziali, non l’unico. Ne ha fatte anche di molto
sofisticate, ispirate a Michelangelo e a Shakespeare. Dice che i poliziotti
erano “sorpresi” perché è un signore, altri tifosi raccontano che “si
vergognavano”.
A Roma è scoppiato un putiferio, anche perché il clima era già teso. I tifosi
laziali domenica scorsa tornavano per una volta allo stadio nel mezzo di una
contestazione durissima contro il presidente-senatore Claudio Lotito. Dal 30
gennaio hanno svuotato l’Olimpico, 2-3 mila persone a fronte di quasi 30 mila
abbonati: non sono solo gli ultras a non entrare, ne hanno parlato anche la Cbs
e la Bbc e il New York Times. Ora, va bene che ci siano controlli di polizia su
striscioni e coreografie, meglio evitare parole o immagini offensive o
sconvenienti, ma perché non si può scrivere “libertà”? Che poi per laziali vuol
dire anche piazza della Libertà, rione Prati, dove fu fondata la società nel
1900 e tutti gli anni il 9 gennaio si festeggia.
Conoscendo il presidente, magari gli ricordava lo slogan “Libera la Lazio” dei
tifosi che vorrebbero che vendesse il club. La società però si chiama fuori:
“Noi siamo terzi, ci tirano per la giacchetta”. Tra i tifosi si racconta che un
poliziotto “ha indicato con la mano verso il cielo, come a dire che
l’indicazione veniva dall’alto”, ma resta priva di conferme la ricostruzione
secondo cui Lotito avrebbe chiamato chissà chi. Il patron non ci risponde. Certo
la società è stata coinvolta nelle valutazioni, lo confermano anche fonti
informali di polizia, secondo le quali qualcuno sosteneva che la parola
“libertà” in un secondo momento sarebbe stata trasformata in “liberala”, che è
quasi “libera la Lazio”. “Tecnicamente impossibile cambiare la scritta con lo
stadio pieno”, replica Delli Santi. I tifosi se la prendono con il presidente:
“Ha saputo tardivamente della terribile parola e, giallorosso di rabbia, ha
richiesto l’immediata rimozione della coreografia”, si legge nel loro
comunicato. La coreografia mai esposta, riprodotta al computer, circola sul web
molto più di quanto circolerebbe la foto di quella vera. Non è difficile
immaginare che la parola “libertà” tornerà presto sugli spalti dell’Olimpico.
La spiegazione affidata all’Adnkronos da “fonti vicine all’organizzazione
dell’evento” – che poi chissà chi sono – è che “la coreografia da esporre in
Tribuna Tevere è saltata perché difforme da quanto comunicato”, in particolare
“il contenuto specifico, da un controllo effettuato dal personale steward a
poche ore dalla gara, è risultato essere difforme da quello comunicato ed
autorizzato”. Dalla Questura in via informale confermano. La Lazio non commenta.
“Goffo tentativo di nascondere la censura attraverso un tecnicismo”, attaccano i
tifosi, mentre la società prova a ringraziare la tifoseria per aver riempito
eccezionalmente lo stadio e spinto la squadra a battere 1-0 il Milan in una
stagione disastrata. Senza grande successo. Anzi l’episodio getta benzina sul
fuoco della protesta, mai vista per intensità e durata, che imbarazza la destra
romana perché Lotito è senatore di Forza Italia. Un senatore può vietare la
parola “libertà”? E una Questura?
La richiesta di autorizzazione è stata inviata dai tifosi alla polizia alle
20.21 del 13 marzo, venerdì. Dice che “la coreografia di Lazio-Milan non sarà
dedicata al signor Lotito, non ci sarà nessun riferimento alla sua persona. La
Curva Nord celebrerà l’importanza della figura del tifoso laziale come difensore
della lazialità attraverso un telo centrale e come sfondo lo stemma della Ss
Lazio composto da cartoncini. Nella parte bassa sul parterre ci sarà uno
striscione di 50 mt con la scritta: scudo e spada della Lazio e della sua gente.
La Tribuna Tevere proporrà una scritta nella parte alta che propone un messaggio
di speranza e amore”. Quella scritta era “libertà” e per la Questura era
“difforme” dalla richiesta. I tifosi sostengono che le parole di striscioni e
scenografie vengono sempre indicate in modo generico “per proteggere l’effetto
sorpresa”. In Questura dicono che non è vero, bisogna specificare tutto con
precisione, parola per parola.
Ma soprattutto, se la parola “libertà” era “difforme” dalla richiesta, perché
non vietarla subito? Perché non chiedere di precisare cosa fosse il “messaggio
di speranza e amore”? Perché invece consentire ai tifosi di entrare allo stadio
fin da sabato per provare la coreografia anche in tribuna? “Lì siamo stati
sempre con la polizia. Abbiamo tracciato i contorni delle lettere con il nastro
bianco e rosso attorno ai seggiolini, dove dovevano andare i cartoncini bianchi
e azzurri per comporre la parola ‘libertà’. Magari da vicino no, ma dalla Monte
Mario si potevano leggere i contorni delle lettere”, dice ancora Delli Santi,
riferendosi alla tribuna opposta alla Tevere. “Evidentemente Lotito non aveva
letto”, ipotizza. Insomma, sulle prime, la parola poi “incriminata” non aveva
spaventato nessuno.
Il nastro bianco e rosso era ancora lì quando è iniziata la partita, con tutti i
cartoncini, l’orario in cui bisognava alzarli e i tifosi irritati per il
divieto. Costa migliaia di euro una coreografia, ci lavorano decine di persone.
La parola “libertà, la più importante – scrivono i tifosi laziali – del
vocabolario italiano”, non è comparsa. Perché, francamente, non è ancora chiaro.
È chiaro invece che una certa compressione delle libertà costituzionali negli
stadi è considerata accettabile: dai Daspo ora estesi agli attivisti politici,
ma nati per gli ultras, ai divieti di trasferta che penalizzano migliaia di
tifosi per mesi, come è successo quest’anno ai romanisti e poi ai laziali, a
fronte dei disordini provocati da poche decine o centinaia di persone, per lo
più identificate. Sono già vietate le bandiere palestinesi e quelle della pace,
che invece sventolano in molti stadi europei: non sarà troppo un regime così
speciale per la libertà di espressione?
L'articolo Perché la parola “libertà” è stata vietata all’Olimpico? “Era tutto
pronto, poliziotti più sorpresi di noi”. Le accuse a Lotito proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - SS Lazio
La Lazio ferma il Milan ospite all’Olimpico, 1-0 il risultato finale: la squadra
di Allegri fallisce l’avvicinamento all’Inter capolista, che era stata fermata
dall’Atalanta tra le polemiche. I nerazzurri hanno ora un vantaggio di 8 punti
in classifica, mentre i rossoneri rischiano il sorpasso da parte del Napoli,
distante una sola lunghezza. Soprattutto, però, devono gestire il caso di Rafa
Leao. Il portoghese da tempo non si esprime ai suoi livelli, frenato anche da
una pubalgia. Ma domenica sera all’Olimpico è esplosa anche la sua rabbia al
momento del cambio deciso da Allegri. Una sceneggiata che cela un problema ben
più grande: la convivenza sgradita con l’altro attaccante titolare del Milan,
Christian Pulisic.
LEAO SI ARRABBIA AL CAMBIO: COSA È SUCCESSO
Al 67esimo minuto, con i rossoneri sotto 1 a 0, Max Allegri ha scelto di
togliere Fofana e Leao per fare spazio a Nkunku e Fullkrug. Il portoghese è
uscito dal campo lentamente, sbracciando e protestando, tanto da costringere
perfino il capitano Mike Maignan a correre fino a centrocampo per calmare il
compagno e invitarlo a uscire. Anche Allegri ha provato a spegnere la polemica,
abbracciando Leao. Il portoghese però si è divincolato e si è seduto in panchina
ancora più nervoso, tirando calci un po’ ovunque, mentre le telecamere pescavano
anche il ds Igli Tare visibilmente perplesso in tribuna.
LE TENSIONI TRA LEAO E PULISIC
Che Leao non accetti la sostituzione è anche legittimo, ma in quel momento il
Milan aveva bisogno di recuperare e un atteggiamento del genere ha danneggiato
la squadra. La rabbia di Leao, però, non era tanto per il cambio. Le telecamere
di Sky hanno evidenziato almeno due situazioni durante la partita contro la
Lazio in cui il portoghese si è infuriato con Pulisic, reo a suo dire di non
avergli passato la palla. Leao accusa l’americano di non premiare i suoi scatti
in profondità. Allegri, parlando nel post-partita, ha in qualche modo
confermato: “Poteva essere servito meglio ed è rimasto un po’ arrabbiato”.
Finora il feeling tra Pulisic e Leao, schierati insieme come centravanti, non è
mai esploso. Un grattacapo per il tecnico in vista delle ultime 9 giornate di
campionato.
LA LETTURA DI PAOLO DI CANIO
“Tu non puoi vedere per 70 minuti un giocatore che cammina e gli altri si
sbattono“, ha commentato Paolo Di Canio a Sky Calcio Club, commentando la
situazione. Poi ha ricordato un precedente episodio: “Pulisic a Cremona fu
sostituito ed era arrabbiato perché lui rincorreva e non stava bene, ma l’altro
ha sprecato quattro contropiedi. Allegri si sta barcamenando nell’equilibrio di
dare un’opportunità maggiore a uno o all’altro”, è la lettura di Di Canio. Che
aggiunge: “Oggi vede che c’è questa diatriba con Pulisic, ma è uno nella fase di
non possesso si impegna, viene a legare il gioco. Mentre Leao non lo fa… allora
dico ‘basta, mi hai rotto’”.
L'articolo Milan, scoppia il caso Leao: Allegri cerca l’abbraccio e lui lo
evita. Ma la furia del portoghese è contro Pulisic proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Claudio Lotito: solo qui sei benvenuto… coi piedi davanti“. Così recita la
scritta apparsa su un muro della parrocchia di San Frumenzio ai Prati Fiscali di
via Cavriglia, nel quartiere di Montesacro a Roma, per Claudio Lotito, senatore
di Forza Italia e presidente della Lazio. La scritta, dipinta con vernice spray
azzurra, fa riferimento alle esequie religiose che si fanno in chiesa. Sul posto
sono intervenuti gli agenti del commissariato Vescovio, a cui sono affidate le
indagini.
“Esprimo solidarietà, anche a nome di tutta Forza Italia, al senatore Claudio
Lotito per le gravi e minacciose scritte, a lui rivolte, comparse sul muro di
una chiesa a Montesacro. Il dissenso non deve mai trasformarsi in odio e
violenza, anche verbale”. Così in una nota il Segretario nazionale di Forza
Italia, Antonio Tajani, in riferimento a quanto accaduto al biancoceleste.
Continua il momento difficile di Lotito a Roma, in particolare per quanto
riguarda la situazione che riguarda la Lazio. I tifosi lo contestano ormai da
anni, criticandone la gestione societaria, finanziaria, operativa sul
calciomercato. Il risultato? Uno stadio semivuoto nella sfida contro il Sassuolo
del 9 marzo. Una sfida giocata in un clima surreale, con pochissimi paganti e un
silenzio tipico di quando si gioca a porte chiuse.
L'articolo “Solo qui sei benvenuto coi piedi davanti”: scritta choc contro
Lotito su un muro di una chiesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
La gioia per la vittoria ritrovata, la desolazione per lo stadio vuoto. Sono le
due facce del posticipo di Serie A tra Lazio e Sassuolo, andato in scena
all’interno di un Olimpico ancora deserto per lo sciopero del tifo
biancoceleste. Il tecnico Maurizio Sarri prima del match aveva parlato
duramente: “Non solo è brutto, ma è triste e deprimente. Penso sia il momento di
fare qualcosa da parte della società”. Difficilmente una vittoria potrà cambiare
la situazione.
La Lazio ha superato il Sassuolo per 2 a 1 grazie a una rete di Marusic al
93esimo, complice una papera di Muric. I biancocelesti erano passati in
vantaggio praticamente subito, dopo un minuto e mezzo, con una cavalcata di
Isaksen e il facile tap in di Maldini. Al 35esimo il pari neroverde: Laurienté
con un gran tiro sotto il sette trafigge Motta. Ha giocato lui in porta, al
posto dell’infortunato Provedel. Altro motivo di tensione fra Sarri e la
società: “L’assenza di Provedel è grave. Io ero completamente in disaccordo
sulla cessione di Mandas“.
Il caso però resta sempre la protesta dei tifosi biancocelesti contro il
presidente Claudio Lotito. Anche quando la Lazio dopo un lungo forcing trova il
gol vittoria allo scadere, la festa è solo in campo. Sulle tribune non c’è
praticamente nessuno, regna il silenzio.
L'articolo “Lo stadio vuoto è triste e deprimente”: lo sfogo di Sarri per la
desolazione all’Olimpico in Lazio-Sassuolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non è una semplice partita di calcio Torino–Lazio, in programma domenica alle
18, la quindicesima contro la decima nella classifica della Serie A: è un inno
alla tristezza. La mediocrità attuale e l’assenza di veri campioni non è l’unico
dei problemi: ci sono due tifoserie da tempo impegnate in una vibrante protesta
contro le rispettive proprietà, rappresentate dal senatore di Forza Italia
Claudio Lotito e dall’imprenditore Urbano Cairo. La forma di lotta scelta dai
due popoli è stata quella di svuotare gli stadi: Torino e Lazio giocano nel
deserto. Il botteghino piange, come lo spettacolo che spesso offrono le due
squadre.
La Lazio galleggia nella zona di nessuno, il cosiddetto limbo. Il Torino è
fresco di cambio di allenatore (Roberto D’Aversa ha sostituito Marco Baroni a
inizio settimana e debutterà proprio domenica) e ha appena tre punti di
vantaggio sul tris delle terzultime (Fiorentina, Cremonese e Lecce). I granata
rischiano di essere risucchiati nella battaglia per la salvezza e la situazione
è lacerante per i tifosi. Non sono infatti pochi quelli che vorrebbero
sprofondare in Serie B per liberarsi di un presidente mai amato. “Il giorno che
toglierà il disturbo sarà la nostra festa della liberazione”.
Un altro elemento che accomuna Lotito e Cairo è la temporalità dei mandati:
rappresentano le presidenze più longeve dei due club. Lotito è in carica dal 19
luglio 2004, quando acquistò il 26,969% del capitale sociale – già in questa
quota s’intuisce la vocazione al risparmio -, salvando la Lazio dal fallimento
dopo il crac del gruppo Cragnotti. Lotito, rispetto alla controparte, può almeno
rivendicare la conquista di sei trofei: tre coppe Italia (2009, 2013 e 2019) e
tre supercoppe di lega (2009, 2017, 2019). In campo internazionale, la sua Lazio
ha partecipato a tre edizioni di Champions League, a dodici di Europa League e a
una di Conference. Nei ventidue anni di reggenza, Lotito ha rimesso a posto i
conti economici, ma il lavoro di ragioneria non è bastato per fare breccia nel
cuore del popolo biancoceleste.
Il passaggio dagli splendori dell’era-Cragnotti – che stavano però per portare
al fallimento del club – al perenne esercizio di contabilità di Lotirchio, come
è stato ribattezzato, non è mai stato metabolizzato. Negli ultimi tempi, lo
scontro è salito di tono. Lotito, colpito nel portafoglio – il crollo del numero
degli spettatori all’Olimpico -, ha minacciato persino azioni legali. La teoria
dell’eterno complotto, che in Italia non passa mai di moda, è stata ventilata
più volte dal senatore, approdato in parlamento nel 2022 grazie al voto del
Molise. In un momento tra i più oscuri della storia laziale, l’unico referente
del tifo è l’allenatore Maurizio Sarri. Il Comandante è un separato in casa. Ha
tenuto a galla la squadra dopo il mercato bloccato della scorsa estate e ha
conquistato la semifinale di Coppa Italia, avversario l’Atalanta. È l’ultimo
obiettivo per puntare alla qualificazione in Europa, disertata quest’anno dopo
la delusione, la scorsa stagione, dell’esperienza-Baroni.
Proprio Baroni otto mesi fa fu chiamato a raccolta da Urbano Cairo, tanto per
restare nel segno di una linea piatta. L’avventura è durata due terzi di
campionato, ma cambiare guida tecnica con facilità è una pratica abituale del
presidente-editore, proprietario di RCS, Corriere della Sera e Gazzetta dello
Sport i gioielli del suo impero. Venti coach in quasi ventuno anni di presidenza
– rilevò il club nell’agosto 2005 – più vari ritorni. Il Torino di Cairo non ha
vinto nulla: un settimo posto in campionato, gli ottavi di Europa League
2014-2015 – la partecipazione fu ottenuta grazie all’esclusione del Parma – e i
quarti di coppa Italia sono lo zenit della sua presidenza. Cairo ha rubato il
sogno a una delle tifoserie più passionali d’Italia: non è poco. Il popolo
granata si porta dietro la storia di Superga, l’epopea dei cinque scudetti di
fila, il “tremendismo” di una squadra sempre all’opposizione. Cairo ha
narcotizzato tutto, in nome del rigore del bilancio. L’autocensura dei suoi
giornali, che ha ignorato nel corso degli anni la contestazione sempre più
forte, è servita a poco. Ha fatto sorridere – nell’era dei social nascondere le
cose è impossibile – e si è rivelata un boomerang.
Lotito e Cairo sono invitati a togliere il disturbo, ma qui, almeno
pubblicamente, i due si dividono. Lotito non ha alcuna intenzione di mollare. Il
progetto dello stadio Flaminio è il suo modo per rilanciare. Cairo sostiene
invece di essere pronto a valutare eventuali offerte, ma nessuno si sarebbe
finora fatto sotto. Vista la situazione di difficoltà della nostra Serie A,
precipitata al quarto posto tra le leghe europee (Premier, Liga e Bundesliga
sono avanti, e non di poco) e con il rischio di essere persino sorpassati dai
francesi, quanto sostiene Cairo può starci, ma dipende anche dalla famosa legge
della domanda e dell’offerta.
In ogni caso, domenica, preparate i fazzoletti: Torino-Lazio, tristezza e
lacrime.
L'articolo Torino-Lazio, la Serie A offre la partita della tristezza:
mediocrità, stadi vuoti e la rabbia contro Cairo e Lotito proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Cambi di rotta improvvisi, colpi di scena. Delusioni. Juventus e Lazio vivono
momenti a fasi alterne sul mercato. C’è chi di base sorride di più, perché al
netto di operazioni che non sono state fatte, ha trovato la sua quadratura del
cerchio: Spalletti e l’avventura in bianconero sta procedendo nel migliore dei
modi, anche senza quella punta (e con Vlahovic infortunato) che con il suo
solito modo di fare un po’ scanzonato, ma molto schietto, l’allenatore ha
ribadito essere necessaria dopo la vittoria rotondissima contro il Napoli.
“McKennie può giocare in quel ruolo e ve lo dimostrerò”, ha detto. “Certo che
avere uno con le caratteristiche di Hojlund a volte potrebbe farci comodo”.
Hojlund che vagamente somiglia a Vlahovic – la cui avventura in bianconero è ai
titoli di coda, al netto di tutto – e che per struttura fisica (più che per
caratteristiche) poteva assomigliare a En-Nesyri del Fenerbahçe. Sorride invece
molto di meno Sarri, perché si vede la squadra smantellata e non le manda a dire
al suo presidente Lotito. A questo, si è aggiunto anche il caso Romagnoli. Che
non sarà per niente facile da gestire.
“CI PENSI? NO GRAZIE”
In casa Juventus la delusione è molta per come si è sviluppata l’operazione
En-Nesyri. L’attaccante marocchino sembrava in pugno, anche se il ds Ottolini
era stato molto prudente: per questo era rimasto in Turchia fino a sabato,
perché aveva capito che senza qualcosa di concreto in mano, il giocatore si
sarebbe anche potuto perdere. Ma quando è rientrato a Torino, gli era stato
fatto capire che davvero fosse tutto a posto. E invece no. En-Nesyri in qualche
modo ci ha ripensato, ha chiesto ancora un po’ di tempo perché l’idea di tornare
al Siviglia (dove ha vinto anche un’Europa League) a titolo definitivo gli piace
di più rispetto al prestito con diritto di riscatto a circa 20 milioni di euro
che ha messo sul tavolo la Juve. “Un’operazione ad acquisto è esclusa” ha detto
Chiellini nel pre della partita contro il Napoli. “Per noi, la trattativa è
chiusa”. Dove la parola ‘trattativa’ si può quasi sostituire a ‘porta’, nel
senso che ai bianconeri questo comportamento proprio non è piaciuto: il
giocatore deve essere convinto della destinazione, sentirsi parte di un progetto
di rifondazione che con Spalletti, dopo anni un po’ turbolenti, sembra davvero
ricominciato. Cosa succederà ora? Difficile pensare a un riavvicinamento tra le
parti. Anzi, sembra proprio impossibile. I bianconeri valutano altre strategie:
da Chiesa come vice Yildiz e tanti saluti alla punta, all’ipotesi Zirkzee, che
il Manchester United però lascerebbe partire di fronte a molti più soldi. Ma il
tempo comincia a stringere.
PATATA BOLLENTE
E stringe per tutte, Lazio compresa. I biancocelesti si sono regalati l’arrivo
di Maldini (prestito a 1 milione più 500mila di bonus e 14 milioni di euro di
diritto di riscatto), ma a Sarri questo non basta. Non perché l’allenatore sia
capriccioso, anzi, ma perché sempre di più gli sembra che il “ridimensionamento”
di cui lui stesso ha parlato sia una realtà concreta di questo calciomercato.
Che si è sbloccato, ma che pare molto più orientato alla monetizzazione, che
all’investimento. Via Castellanos, via Guendouzi e via Romagnoli. Anzi, no. Il
giocatore aveva accettato l’Al-Sadd di Roberto Mancini, aveva detto che quella
con il Lecce sarebbe stata la sua ultima partita. Aveva salutato tutti,
nonostante la preoccupazione dell’allenatore che candidamente aveva fatto capire
questa cosa: “Senza di lui, prenderemo più gol. Perché chiunque lo sostituirà,
pur bravo che sia, avrà bisogno di tempo per capire le mie richieste”. Ieri, un
comunicato della Lazio ha detto che il giocatore non è mai stato sul mercato,
scaricando di fatto la patata bollente proprio sull’allenatore, che ora dovrà
far trovare a Romagnoli le giuste motivazioni. Non è tanto una questione di
feeling con la piazza, che c’è sempre stato, ma proprio di opportunità di
carriera: Romagnoli è in scadenza nel 2027, la Lazio non gli ha mai proposto
prolungamenti o adeguamenti e non sembra intenzionata a farlo, e i qatarioti
offrivano una cifra veramente molto significativa. Il difensore resta, sì, ma è
come se ripartisse da zero. E Sarri a Lotito l’ha detto chiaramente: “Non si
dica che i giocatori vanno via perché non hanno un buon rapporto con me”. È la
puntata, ennesima, di una telenovela che ha la finestra delle operazioni di
gennaio come pretesto, ma che molto più in profondità sembra raccontare di un
rapporto logoro. Dimissioni? Non se ne parla. Almeno fino al prossimo mercato…
L'articolo Calciomercato, cosa c’è dietro i due ribaltoni del weekend: En-Nesyri
non va alla Juve e Romagnoli resta alla Lazio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Paul Gascoigne, leggenda della Lazio e icona del calcio inglese, ha raccontato
di essere stato portato d’urgenza in ospedale dopo un grave incidente domestico
che lo ha lasciato in condizioni critiche e in forte stato di agitazione. L’ex
fantasista, oggi 58enne, ha parlato di quanto accaduto in un’intervista
rilasciata a Clutch 9 per un documentario di prossima uscita, spiegando di aver
temuto seriamente per la propria vita.
Gascoigne ha ricostruito l’episodio avvenuto durante il periodo delle feste,
senza però specificare esattamente quando: “Stavo appendendo qualcosa e sono
caduto all’indietro. Mi sono rotto sei costole e mi sono perforato i polmoni”.
Le conseguenze dell’impatto sono state immediate e molto dolorose. “Vado in
ospedale e ovviamente sto soffrendo molto, e mi danno un antidolorifico. Ho solo
sentito il collo ingrossarsi. Ho chiamato subito il chirurgo perché ero nel
panico”, racconta Gascoigne nel video.
L’ex calciatore ha riferito di aver avuto una visione del padre John, morto anni
fa: “Ho visto mio padre tra le nuvole ed ero davvero in preda al panico“.
Gascoigne ha sottolineato come, nonostante una lunga storia clinica complessa,
questa volta la situazione sia stata particolarmente difficile da gestire: “Ho
subito 38 operazioni, quindi di solito non mi dà fastidio, ma questa volta mi
sono trovato davvero male”. E ancora: “Dicevo: ‘Per favore, chiamate il
chirurgo’. Piangevo a dirotto!“.
A luglio Gascoigne era già stato ricoverato d’urgenza per un altro problema di
salute. In quell’occasione, il campione di Tottenham, Newcastle, Rangers e della
nazionale inglese era stato trovato semi-incosciente da un amico nella camera da
letto della sua casa di Poole, nel Dorset.
L'articolo “Mi sono rotto sei costole e perforato i polmoni, ho visto mio padre
tra le nuvole e piangevo a dirotto”: un altro grave incidente per Gascoigne
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Botta e risposta a distanza a mezzo stampa. Quando succede, il segnale non è mai
dei migliori. In questo momento, al netto della buona notizia legata allo
sblocco del mercato, in casa Lazio il clima è pesante. Influiscono i risultati
(e il 3-0 subìto contro il Como è lì a testimoniarlo), influiscono i mancati
acquisti che Maurizio Sarri avrebbe voluto, influiscono le cessioni di giocatori
importanti che il tecnico non avrebbe voluto. “Il mercato lo stabilisce la
società”, ha tuonato più volte Claudio Lotito. “Il presidente ha detto così, io
mi chiamo fuori”, ha risposto Sarri qualche giorno dopo. Anche se di dimissioni
non vuole nemmeno parlare. Non questa volta.
Era già successo che l’allenatore salutasse la Lazio, perché sentiva di non
avere più la squadra in pugno. Questa volta è diverso, solo che la squadra gli
sta sfuggendo dalle mani. Proprio numericamente. Castellanos è andato al West
Ham perché giocava poco; probabilmente saluteranno anche Nuno Tavares, per lo
stesso motivo; Mandas (in prestito con diritto di riscatto, perché magari l’anno
prossimo potrebbe anche tornare e fare pure il titolare, se dovesse salutare
Provedel). Ma la cessione di Guendouzi in Turchia è stata vista come un colpo
basso (è arrivato Taylor, che ha ottime prospettive ma va conosciuto), così come
sarebbe quasi esiziale quella di Romagnoli, che ha il contratto in scadenza tra
un anno ma che è tentatissimo dalla ricca offerta dell’Al-Sadd di Roberto
Mancini. Ricca per il giocatore ma anche per il club: 7 milioni di euro per il
trentunenne non sono soldi da lasciare così facilmente cadere nel vuoto.
Lotito e Fabiani valutano e ascoltano. Sarri, invece, preferisce non saperne.
“Tutte le volte è come se fosse un anno zero”, aveva detto prima della partita
contro il Verona. Quello stesso Verona da cui l’allenatore potrebbe ricevere il
brasiliano Giovane. Un altro, si scusi il gioco di parole, giovane di belle
speranze da sgrezzare. Ma non per forza adatto a puntare subito all’obiettivo
europeo che in qualche modo Sarri si è posto, pur avendo dichiarato che, dalla
società, non gli è arrivato nessun diktat particolare. È tutto parte di una
strategia comunicativa volta a sottolineare una fase di stallo a cui
l’allenatore fatica a volersi sottoporre davvero. Ma che in qualche modo gli è
imposta. Con tutte le tensioni del caso.
L'articolo Sarri vede la Lazio sfuggirgli dalle mani: le tensioni con Lotito e
il caso Romagnoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Stop di uno o due turni – da definire – per Sozza, Pezzuto e Prontera
rispettivamente direttore di gara, Var e Avar di Lazio–Fiorentina. Ai vertici
arbitrali non è piaciuta la gestione degli episodi nel corso del match giocato
all’Olimpico, in particolare il calcio di rigore non assegnato alla Lazio nel
primo tempo. Gli episodi in questione sono diversi, ma ciò che maggiormente ha
convinto l’Aia a fermare Sozza e i varisti è appunto quello della trattenuta di
Pongracic a Gila.
Una trattenuta plateale a giudicare dalle immagini, ma non punita dall’arbitro.
Un errore secondo i vertici dei fischietti, in quanto si trattava di un gesto
evidente e funzionale al fermare il difensore della Lazio che cercava di
arrivare sul pallone. Un episodio che aveva fatto discutere già nell’immediato,
con Lotito che senza mezzi termini ha criticato l’operato della classe arbitrale
per questo e altri episodi accaduti precedentemente. A non convincere è stato
anche il rigore assegnato alla Fiorentina sull’1-1. C’è contatto, ma Gudmundsson
trascina la gamba e l’impressione è che vada a cercare l’avversario. Non è
ancora stato definito lo stop: sarà di uno o due turni, sia per l’arbitro che
per chi si trovava in sala Var a Lissone.
VERONA-NAPOLI, PROMOSSO L’ARBITRO MARCHETTI: ERA MANO DI HOJLUND
Nessuno stop invece per Marchetti e Marini, arbitro e Var di Napoli-Verona.
Corrette le decisioni sia sul fallo di mano da rigore di Buongiorno, che sul gol
annullato a Hojlund per la stessa infrazione. Il braccio di Buongiorno viene
considerato punibile per la posizione “scomposta”.
Hojlund invece – come si vede da diversi video, sia da quelli frontali che
laterali (compreso il replay postato dallo stesso attaccante nelle sue Instagram
Stories) – ha toccato il pallone con il braccio. In questi casi non importa la
posizione, se aumenti o meno il volume del corpo e altri criteri che entrano in
gioco in determinate situazioni. Nel caso di “immediatezza“, se si tocca il
pallone con il braccio, la rete è da annullare. Tradotto: se chi fa gol tocca il
pallone con la mano e poi segna, a prescindere da tutto la rete è da non
convalidare.
L'articolo L’Aia ferma arbitro e Var di Lazio-Fiorentina: grave il mancato
rigore su Gila. Promosse invece le scelte in Verona-Napoli proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Ratkov? È un giocatore che non conosco, non so che dire“. È un Maurizio Sarri
polemico quello visto in conferenza stampa dopo la sfida tra Lazio e Fiorentina,
terminata 2-2 con il rigore al 95esimo segnato da Pedro. Il riferimento è al
mercato e agli ormai certi nuovi arrivi in casa Lazio. Tra questi c’è Petar
Ratkov, attaccante 22enne che arriva dal Salisburgo e che nel corso di questo
campionato austriaco ha già segnato 9 gol.
Non sarà tra i più noti in Europa, ma neanche uno sconosciuto. Motivo per cui la
Lazio ha deciso di fare un investimento importante di 13 milioni di euro
complessivi. “Imparerò a conoscerlo, vedremo le qualità, pregi e difetti e come
poterlo sfruttare. Non è una polemica, è solo una constatazione“, ha spiegato
Sarri. Le sue parole però sembrano proprio una polemica nei confronti della
società e dell’operato sul mercato.
E a proposito di ciò ha parlato anche Claudio Lotito in conferenza stampa nel
post gara. Sull’argomento il presidente biancoceleste ha risposto così: “Sarri
fa l’allenatore, mica conosce tutti i giocatori. I giocatori li sceglie la
società e lui li deve allenare. Io pure non conosco tutti, a differenza delle
altre società ho messo su una sala scouting di otto persone che lavora
continuamente e segue calciatori in tutto il mondo”, ha affermato con fierezza
il presidente biancoceleste, anche se lo scouting è una pratica diffusa da
diversi anni nel calcio.
Sarri non ha però preso benissimo anche la cessione di Mattéo Guendouzi,
centrocampista della Lazio che si trasferirà al Fenerbahce per una cifra vicina
ai 30 milioni di euro. È la seconda cessione pesante in questo inizio di
calciomercato invernale per la formazione biancoceleste dopo quella del Taty
Castellanos al West Ham, sempre per circa 30 milioni. “L’addio di Guendouzi? Io
pensavo che fosse uno dei 7-8 giocatori su cui porre le basi per il futuro, poi
noi siamo una realtà che quando arrivano offerte di queste dimensioni diventa
difficile rifiutare”.
Lotito ha però ribadito: “Castellanos e Guendouzi sono due ragazzi bravi. Sono
il presidente più longevo nella storia del calcio italiano. L’esperienza mi dice
che i calciatori che non vogliono restare non devono essere trattenuti.
Castellanos voleva andar via, così come Guendouzi per questo li abbiamo lasciati
andare e loro sono stati correttissimi nei loro comportamenti”. Insomma, lo
sblocco del calciomercato in casa biancoceleste poteva far pensare a un
ricongiungimento definitivo tra Sarri e Lotito dopo gli attriti per il mercato
estivo inesistente a causa di un blocco. Ma fin qui così non è stato, nonostante
gli ormai certi arrivi di Ratkov in attacco e Taylor dall’Ajax a centrocampo per
rimpiazzare numericamente Guendouzi.
L'articolo “Io Ratkov non lo conosco, non so che dirvi”. Sarri fa scena muta,
poi in conferenza stampa arriva Lotito: è scontro sul mercato proviene da Il
Fatto Quotidiano.