Cambi di rotta improvvisi, colpi di scena. Delusioni. Juventus e Lazio vivono
momenti a fasi alterne sul mercato. C’è chi di base sorride di più, perché al
netto di operazioni che non sono state fatte, ha trovato la sua quadratura del
cerchio: Spalletti e l’avventura in bianconero sta procedendo nel migliore dei
modi, anche senza quella punta (e con Vlahovic infortunato) che con il suo
solito modo di fare un po’ scanzonato, ma molto schietto, l’allenatore ha
ribadito essere necessaria dopo la vittoria rotondissima contro il Napoli.
“McKennie può giocare in quel ruolo e ve lo dimostrerò”, ha detto. “Certo che
avere uno con le caratteristiche di Hojlund a volte potrebbe farci comodo”.
Hojlund che vagamente somiglia a Vlahovic – la cui avventura in bianconero è ai
titoli di coda, al netto di tutto – e che per struttura fisica (più che per
caratteristiche) poteva assomigliare a En-Nesyri del Fenerbahçe. Sorride invece
molto di meno Sarri, perché si vede la squadra smantellata e non le manda a dire
al suo presidente Lotito. A questo, si è aggiunto anche il caso Romagnoli. Che
non sarà per niente facile da gestire.
“CI PENSI? NO GRAZIE”
In casa Juventus la delusione è molta per come si è sviluppata l’operazione
En-Nesyri. L’attaccante marocchino sembrava in pugno, anche se il ds Ottolini
era stato molto prudente: per questo era rimasto in Turchia fino a sabato,
perché aveva capito che senza qualcosa di concreto in mano, il giocatore si
sarebbe anche potuto perdere. Ma quando è rientrato a Torino, gli era stato
fatto capire che davvero fosse tutto a posto. E invece no. En-Nesyri in qualche
modo ci ha ripensato, ha chiesto ancora un po’ di tempo perché l’idea di tornare
al Siviglia (dove ha vinto anche un’Europa League) a titolo definitivo gli piace
di più rispetto al prestito con diritto di riscatto a circa 20 milioni di euro
che ha messo sul tavolo la Juve. “Un’operazione ad acquisto è esclusa” ha detto
Chiellini nel pre della partita contro il Napoli. “Per noi, la trattativa è
chiusa”. Dove la parola ‘trattativa’ si può quasi sostituire a ‘porta’, nel
senso che ai bianconeri questo comportamento proprio non è piaciuto: il
giocatore deve essere convinto della destinazione, sentirsi parte di un progetto
di rifondazione che con Spalletti, dopo anni un po’ turbolenti, sembra davvero
ricominciato. Cosa succederà ora? Difficile pensare a un riavvicinamento tra le
parti. Anzi, sembra proprio impossibile. I bianconeri valutano altre strategie:
da Chiesa come vice Yildiz e tanti saluti alla punta, all’ipotesi Zirkzee, che
il Manchester United però lascerebbe partire di fronte a molti più soldi. Ma il
tempo comincia a stringere.
PATATA BOLLENTE
E stringe per tutte, Lazio compresa. I biancocelesti si sono regalati l’arrivo
di Maldini (prestito a 1 milione più 500mila di bonus e 14 milioni di euro di
diritto di riscatto), ma a Sarri questo non basta. Non perché l’allenatore sia
capriccioso, anzi, ma perché sempre di più gli sembra che il “ridimensionamento”
di cui lui stesso ha parlato sia una realtà concreta di questo calciomercato.
Che si è sbloccato, ma che pare molto più orientato alla monetizzazione, che
all’investimento. Via Castellanos, via Guendouzi e via Romagnoli. Anzi, no. Il
giocatore aveva accettato l’Al-Sadd di Roberto Mancini, aveva detto che quella
con il Lecce sarebbe stata la sua ultima partita. Aveva salutato tutti,
nonostante la preoccupazione dell’allenatore che candidamente aveva fatto capire
questa cosa: “Senza di lui, prenderemo più gol. Perché chiunque lo sostituirà,
pur bravo che sia, avrà bisogno di tempo per capire le mie richieste”. Ieri, un
comunicato della Lazio ha detto che il giocatore non è mai stato sul mercato,
scaricando di fatto la patata bollente proprio sull’allenatore, che ora dovrà
far trovare a Romagnoli le giuste motivazioni. Non è tanto una questione di
feeling con la piazza, che c’è sempre stato, ma proprio di opportunità di
carriera: Romagnoli è in scadenza nel 2027, la Lazio non gli ha mai proposto
prolungamenti o adeguamenti e non sembra intenzionata a farlo, e i qatarioti
offrivano una cifra veramente molto significativa. Il difensore resta, sì, ma è
come se ripartisse da zero. E Sarri a Lotito l’ha detto chiaramente: “Non si
dica che i giocatori vanno via perché non hanno un buon rapporto con me”. È la
puntata, ennesima, di una telenovela che ha la finestra delle operazioni di
gennaio come pretesto, ma che molto più in profondità sembra raccontare di un
rapporto logoro. Dimissioni? Non se ne parla. Almeno fino al prossimo mercato…
L'articolo Calciomercato, cosa c’è dietro i due ribaltoni del weekend: En-Nesyri
non va alla Juve e Romagnoli resta alla Lazio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - SS Lazio
Paul Gascoigne, leggenda della Lazio e icona del calcio inglese, ha raccontato
di essere stato portato d’urgenza in ospedale dopo un grave incidente domestico
che lo ha lasciato in condizioni critiche e in forte stato di agitazione. L’ex
fantasista, oggi 58enne, ha parlato di quanto accaduto in un’intervista
rilasciata a Clutch 9 per un documentario di prossima uscita, spiegando di aver
temuto seriamente per la propria vita.
Gascoigne ha ricostruito l’episodio avvenuto durante il periodo delle feste,
senza però specificare esattamente quando: “Stavo appendendo qualcosa e sono
caduto all’indietro. Mi sono rotto sei costole e mi sono perforato i polmoni”.
Le conseguenze dell’impatto sono state immediate e molto dolorose. “Vado in
ospedale e ovviamente sto soffrendo molto, e mi danno un antidolorifico. Ho solo
sentito il collo ingrossarsi. Ho chiamato subito il chirurgo perché ero nel
panico”, racconta Gascoigne nel video.
L’ex calciatore ha riferito di aver avuto una visione del padre John, morto anni
fa: “Ho visto mio padre tra le nuvole ed ero davvero in preda al panico“.
Gascoigne ha sottolineato come, nonostante una lunga storia clinica complessa,
questa volta la situazione sia stata particolarmente difficile da gestire: “Ho
subito 38 operazioni, quindi di solito non mi dà fastidio, ma questa volta mi
sono trovato davvero male”. E ancora: “Dicevo: ‘Per favore, chiamate il
chirurgo’. Piangevo a dirotto!“.
A luglio Gascoigne era già stato ricoverato d’urgenza per un altro problema di
salute. In quell’occasione, il campione di Tottenham, Newcastle, Rangers e della
nazionale inglese era stato trovato semi-incosciente da un amico nella camera da
letto della sua casa di Poole, nel Dorset.
L'articolo “Mi sono rotto sei costole e perforato i polmoni, ho visto mio padre
tra le nuvole e piangevo a dirotto”: un altro grave incidente per Gascoigne
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Botta e risposta a distanza a mezzo stampa. Quando succede, il segnale non è mai
dei migliori. In questo momento, al netto della buona notizia legata allo
sblocco del mercato, in casa Lazio il clima è pesante. Influiscono i risultati
(e il 3-0 subìto contro il Como è lì a testimoniarlo), influiscono i mancati
acquisti che Maurizio Sarri avrebbe voluto, influiscono le cessioni di giocatori
importanti che il tecnico non avrebbe voluto. “Il mercato lo stabilisce la
società”, ha tuonato più volte Claudio Lotito. “Il presidente ha detto così, io
mi chiamo fuori”, ha risposto Sarri qualche giorno dopo. Anche se di dimissioni
non vuole nemmeno parlare. Non questa volta.
Era già successo che l’allenatore salutasse la Lazio, perché sentiva di non
avere più la squadra in pugno. Questa volta è diverso, solo che la squadra gli
sta sfuggendo dalle mani. Proprio numericamente. Castellanos è andato al West
Ham perché giocava poco; probabilmente saluteranno anche Nuno Tavares, per lo
stesso motivo; Mandas (in prestito con diritto di riscatto, perché magari l’anno
prossimo potrebbe anche tornare e fare pure il titolare, se dovesse salutare
Provedel). Ma la cessione di Guendouzi in Turchia è stata vista come un colpo
basso (è arrivato Taylor, che ha ottime prospettive ma va conosciuto), così come
sarebbe quasi esiziale quella di Romagnoli, che ha il contratto in scadenza tra
un anno ma che è tentatissimo dalla ricca offerta dell’Al-Sadd di Roberto
Mancini. Ricca per il giocatore ma anche per il club: 7 milioni di euro per il
trentunenne non sono soldi da lasciare così facilmente cadere nel vuoto.
Lotito e Fabiani valutano e ascoltano. Sarri, invece, preferisce non saperne.
“Tutte le volte è come se fosse un anno zero”, aveva detto prima della partita
contro il Verona. Quello stesso Verona da cui l’allenatore potrebbe ricevere il
brasiliano Giovane. Un altro, si scusi il gioco di parole, giovane di belle
speranze da sgrezzare. Ma non per forza adatto a puntare subito all’obiettivo
europeo che in qualche modo Sarri si è posto, pur avendo dichiarato che, dalla
società, non gli è arrivato nessun diktat particolare. È tutto parte di una
strategia comunicativa volta a sottolineare una fase di stallo a cui
l’allenatore fatica a volersi sottoporre davvero. Ma che in qualche modo gli è
imposta. Con tutte le tensioni del caso.
L'articolo Sarri vede la Lazio sfuggirgli dalle mani: le tensioni con Lotito e
il caso Romagnoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Stop di uno o due turni – da definire – per Sozza, Pezzuto e Prontera
rispettivamente direttore di gara, Var e Avar di Lazio–Fiorentina. Ai vertici
arbitrali non è piaciuta la gestione degli episodi nel corso del match giocato
all’Olimpico, in particolare il calcio di rigore non assegnato alla Lazio nel
primo tempo. Gli episodi in questione sono diversi, ma ciò che maggiormente ha
convinto l’Aia a fermare Sozza e i varisti è appunto quello della trattenuta di
Pongracic a Gila.
Una trattenuta plateale a giudicare dalle immagini, ma non punita dall’arbitro.
Un errore secondo i vertici dei fischietti, in quanto si trattava di un gesto
evidente e funzionale al fermare il difensore della Lazio che cercava di
arrivare sul pallone. Un episodio che aveva fatto discutere già nell’immediato,
con Lotito che senza mezzi termini ha criticato l’operato della classe arbitrale
per questo e altri episodi accaduti precedentemente. A non convincere è stato
anche il rigore assegnato alla Fiorentina sull’1-1. C’è contatto, ma Gudmundsson
trascina la gamba e l’impressione è che vada a cercare l’avversario. Non è
ancora stato definito lo stop: sarà di uno o due turni, sia per l’arbitro che
per chi si trovava in sala Var a Lissone.
VERONA-NAPOLI, PROMOSSO L’ARBITRO MARCHETTI: ERA MANO DI HOJLUND
Nessuno stop invece per Marchetti e Marini, arbitro e Var di Napoli-Verona.
Corrette le decisioni sia sul fallo di mano da rigore di Buongiorno, che sul gol
annullato a Hojlund per la stessa infrazione. Il braccio di Buongiorno viene
considerato punibile per la posizione “scomposta”.
Hojlund invece – come si vede da diversi video, sia da quelli frontali che
laterali (compreso il replay postato dallo stesso attaccante nelle sue Instagram
Stories) – ha toccato il pallone con il braccio. In questi casi non importa la
posizione, se aumenti o meno il volume del corpo e altri criteri che entrano in
gioco in determinate situazioni. Nel caso di “immediatezza“, se si tocca il
pallone con il braccio, la rete è da annullare. Tradotto: se chi fa gol tocca il
pallone con la mano e poi segna, a prescindere da tutto la rete è da non
convalidare.
L'articolo L’Aia ferma arbitro e Var di Lazio-Fiorentina: grave il mancato
rigore su Gila. Promosse invece le scelte in Verona-Napoli proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Ratkov? È un giocatore che non conosco, non so che dire“. È un Maurizio Sarri
polemico quello visto in conferenza stampa dopo la sfida tra Lazio e Fiorentina,
terminata 2-2 con il rigore al 95esimo segnato da Pedro. Il riferimento è al
mercato e agli ormai certi nuovi arrivi in casa Lazio. Tra questi c’è Petar
Ratkov, attaccante 22enne che arriva dal Salisburgo e che nel corso di questo
campionato austriaco ha già segnato 9 gol.
Non sarà tra i più noti in Europa, ma neanche uno sconosciuto. Motivo per cui la
Lazio ha deciso di fare un investimento importante di 13 milioni di euro
complessivi. “Imparerò a conoscerlo, vedremo le qualità, pregi e difetti e come
poterlo sfruttare. Non è una polemica, è solo una constatazione“, ha spiegato
Sarri. Le sue parole però sembrano proprio una polemica nei confronti della
società e dell’operato sul mercato.
E a proposito di ciò ha parlato anche Claudio Lotito in conferenza stampa nel
post gara. Sull’argomento il presidente biancoceleste ha risposto così: “Sarri
fa l’allenatore, mica conosce tutti i giocatori. I giocatori li sceglie la
società e lui li deve allenare. Io pure non conosco tutti, a differenza delle
altre società ho messo su una sala scouting di otto persone che lavora
continuamente e segue calciatori in tutto il mondo”, ha affermato con fierezza
il presidente biancoceleste, anche se lo scouting è una pratica diffusa da
diversi anni nel calcio.
Sarri non ha però preso benissimo anche la cessione di Mattéo Guendouzi,
centrocampista della Lazio che si trasferirà al Fenerbahce per una cifra vicina
ai 30 milioni di euro. È la seconda cessione pesante in questo inizio di
calciomercato invernale per la formazione biancoceleste dopo quella del Taty
Castellanos al West Ham, sempre per circa 30 milioni. “L’addio di Guendouzi? Io
pensavo che fosse uno dei 7-8 giocatori su cui porre le basi per il futuro, poi
noi siamo una realtà che quando arrivano offerte di queste dimensioni diventa
difficile rifiutare”.
Lotito ha però ribadito: “Castellanos e Guendouzi sono due ragazzi bravi. Sono
il presidente più longevo nella storia del calcio italiano. L’esperienza mi dice
che i calciatori che non vogliono restare non devono essere trattenuti.
Castellanos voleva andar via, così come Guendouzi per questo li abbiamo lasciati
andare e loro sono stati correttissimi nei loro comportamenti”. Insomma, lo
sblocco del calciomercato in casa biancoceleste poteva far pensare a un
ricongiungimento definitivo tra Sarri e Lotito dopo gli attriti per il mercato
estivo inesistente a causa di un blocco. Ma fin qui così non è stato, nonostante
gli ormai certi arrivi di Ratkov in attacco e Taylor dall’Ajax a centrocampo per
rimpiazzare numericamente Guendouzi.
L'articolo “Io Ratkov non lo conosco, non so che dirvi”. Sarri fa scena muta,
poi in conferenza stampa arriva Lotito: è scontro sul mercato proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Maurizio Sarri è stato operato al cuore oggi al Policlinico Tor Vergata di Roma.
L’intervento si è reso necessario per risolvere una fibrillazione atriale. Per
Sarri – che già in estate era andato in ospedale dopo un presunto malore – si è
trattato di un intervento di routine, già programmato da tempo e per il quale
non c’era alcuna urgenza. L’allenatore della Lazio sarà dimesso entro 24 ore e
già nei prossimi giorni tornerà a dirigere gli allenamenti a Formello.
“La S.S. Lazio comunica che il mister Maurizio Sarri, a seguito di un riscontro
di fibrillazione atriale, è stato sottoposto presso il Policlinico Tor Vergata a
un intervento di ablazione transcatetere con tecnologia Pfa”. Così la Lazio in
una nota sul proprio sito ufficiale dopo l’operazione del tecnico toscano svolta
in mattinata.
“L’intervento, eseguito dal professor Andrea Natale, pioniere a livello
internazionale e con oltre trent’anni di esperienza nel trattamento di tale
patologia, si è svolto con esito positivo. All’intervento era presente il medico
sociale della S.S. Lazio, Italo Leo. Il mister riprenderà regolarmente nei
prossimi giorni la guida della squadra. La S.S. Lazio e il mister ringraziano il
Policlinico Tor Vergata e l’équipe del professor Natale per l’elevata
professionalità e per la qualità delle cure garantite quotidianamente a tutti i
pazienti”.
Sarri dovrebbe saltare le sedute di oggi (lunedì), martedì e mercoledì. In ogni
caso non è al momento in dubbio la sua presenza a Formello per gli ultimi
allenamenti della settimana e soprattutto per il big match che domenica la Lazio
giocherà contro il Napoli all’Olimpico. L’Intervento era stato programmato da
tempo dopo che all’allenatore della Lazio erano state riscontrate delle anomalie
di vario genere. Anomalie che però non compromettevano il lavoro quotidiano,
tanto che l’intervento è stato programmato senza alcuna urgenza.
L'articolo Maurizio Sarri operato al cuore: il comunicato della Lazio. Come sta
l’allenatore proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Nel rispetto del lavoro e dell’impegno della classe arbitrale, continuiamo a
registrare con crescente amarezza una serie di errori sempre a nostro sfavore,
ripetuti e difficili da comprendere“. Questa nota racchiude tutta la rabbia
della Lazio dopo il pareggio in campionato in casa dell’Udinese (1-1), con la
rete dei friulani firmata da Davis all’ultimo minuto di recupero tra le proteste
dei biancocelesti per un presunto tocco con il braccio dell’attaccante. Un
episodio dubbio, di difficile interpretazione, che ha diviso anche esperti ed ex
arbitri. Luca Marelli, voce di Dazn, ha difeso la tesi dell’annullamento.
Opinione opposta da parte di Gianpaolo Calvarese: a suo parere è stato giusto
convalidare il gol.
Ripartiamo dal match. Al Bluenergy stadium finisce 1-1 dopo una partita
equilibrata che si infiamma nel finale con il vantaggio degli ospiti di Vecino
all’80esimo e il pari friulano all’ultimo minuto di recupero. Davis con un gran
sinistro supera Provedel, ma i biancocelesti protestano: a inizio azione c’è
stato un tocco di mano di Palma, chiaramente involontario. Soprattutto, la palla
è arrivata a Davis dopo un tiro intercettato col braccio involontariamente dallo
stesso attaccante friuliano.
Sul primo tocco nessun dubbio: involontario e non punibile. Sul secondo invece
si sono scatenate le polemiche. La Lazio “chiede rispetto, uniformità di
giudizio e maggiore attenzione”, si legge nella nota, in cui si parla di
“episodi che stanno incidendo in modo evidente sul lavoro della squadra e
sull’equità della competizione, generando rilevanti danni economici al club e
ledendo profondamente la passione, l’impegno e i sacrifici di una tifoseria”.
Ma appunto l’episodio ha fatto discutere e non c’è un’interpretazione univoca.
Il punto di partenza è sempre la Regola 12 del regolamento, quella relativa ai
falli di mano. Il concetto chiave è quello dell’immediatezza: un tocco è
punibile anche se involontario quando il gol viene segnato subito dopo. Anzi,
entro “un certo intervallo di tempo”. Secondo Luca Marelli, che cita in
particolare il precedente di un gol annullato a Darmian dell’Inter nel 2024, la
rete andava annullata. “Il concetto di immediatezza – spiega – a mio parere deve
essere interpretato come ‘continuazione dell’azione dell’attaccante che non si
spossessa mai del pallone'”. E Davis controlla il pallone “nella stessa zona di
campo dopo un contatto casuale di avambraccio”.
Un altro ex arbitro, Gianpaolo Calvarese, interpreta l’episodio in maniera
opposta: “Le due situazioni non sono immediatamente successive: per questo il
gol viene convalidato”. Calvarese sottolinea un aspetto cruciale: “L’attaccante
non segna direttamente dopo il tocco, ma prima scarta due avversari e passano 9
secondi“.
L'articolo Due tocchi di mano e il gol: furia Lazio per il pari dell’Udinese. Ma
l’episodio divide anche Marelli e Calvarese proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Lazio potrà tornare a fare regolarmente mercato nella prossima sessione
invernale. Secondo quanto si apprende, il club biancoceleste ha rispettato i
parametri richiesti dalla commissione indipendente che monitora i conti delle
squadre professionistiche e potrà quindi operare senza alcuna limitazione.
Napoli e Pisa invece potranno fare mercato, ma solo se ogni acquisto sarà
compensato da una cessione.
Il club biancoceleste dalla scorsa estate infatti aveva il blocco del mercato,
in quanto a giudicare i conti delle società di calcio è una Commissione
governativa che si basa sugli stessi parametri dell’Uefa. Per operare sul
mercato i club devono rispettare tre indici: quello di liquidità (rapporto tra
attività e passività correnti) quello di indebitamento (rapporto tra debiti e
ricavi) e quello del costo del lavoro allargato (rapporto tra costo del lavoro e
ricavi). La Lazio li aveva sforati tutti e tre e così si era ritrovata col
mercato completamente bloccato.
COSA SIGNIFICA MERCATO A SALDO ZERO
Sia il Napoli che il Pisa potranno operare nella sessione invernale 2026 solo
con acquisti e cessioni a “saldo zero“, ovvero ogni nuovo acquisto dovrà essere
compensato da una cessione per non incrementare il costo del lavoro, a causa
delle normative sui bilanci vigenti. Questa regola impone che i club non possano
spendere denaro fresco per i trasferimenti, ma devono bilanciare entrate e
uscite.
Ciò significa che se il Napoli o il Pisa vorranno acquistare un giocatore,
dovranno prima cedere un altro giocatore per un valore economico simile,
mantenendo il budget invariato. Non è possibile fare acquisti “a fondo perduto”
(cioè spendere soldi per un nuovo giocatore senza vendere nulla). Ciò è avvenuto
perché è stato appurato che il costo del lavoro allargato ha superato la soglia
dell’80% (indicatore costo lavoro allargato/ricavi inferiore a 0,8) e ha
disposto la limitazione sul mercato di gennaio.
Essendo la prima infrazione per entrambe da quando è entrato in vigore questa
nuova regola, è stata disposta la “semplice” limitazione, invece che il blocco
totale. Quest’ultimo sarà applicato nel caso in cui un club si trovasse al di
sopra del criterio per due sessioni consecutive e l’infrazione fosse maggiore
rispetto a quella fatta registrare nel primo caso.
L'articolo La Lazio potrà fare mercato nella prossima sessione: rispettati i
parametri. Napoli e Pisa solo a “saldo zero” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“I test dicono che sono nato nel 1996. Anzi, hanno attestato che dimostro
persino un anno in meno. Sa quante volte ho sentito dire ‘questo ha 40 anni,
come può giocare?’. L’80% delle persone mi ha giudicato male”. A distanza di più
di 10 anni dallo scandalo sull’età, Joseph Minala non riesce a darsi pace. L’ex
centrocampista della Lazio – accusato di aver molti più anni dei 17 dell’epoca –
ha parlato a La Gazzetta dello Sport. Ma sull’età ci torneremo.
Minala arrivò in Italia da giovanissimo, a 15 anni. Fu notato in un torneo, gli
fu promesso un provino. “I miei fecero di tutto per pagarmi il biglietto. Partii
dal Camerun, poi andai in Libia e arrivai a Fiumicino. Da lì, presi un treno per
la stazione Termini, a Roma. Quella persona mi aveva dato un telefono per
chiamarlo appena arrivato. Non l’ho più visto, né sentito“.
Da solo, in stazione, da giovanissimo e senza nulla in mano, in un paese
lontanissimo dal suo Camerun e con una lingua diversa. “Sì. Rimasi ore e ore
alla stazione da solo. Avevo fame, sete, sonno, neanche un soldo. Mi resi conto
in fretta della truffa, così andai alla polizia per spiegare tutto. Mi
spiegarono che il telefono era senza scheda. Non avendo mai avuto un telefonino
non potevo saperlo”.
Cominciò a fare dei lavoretti: pizzaiolo, pulizie, giardiniere. Lo fece per
continuare a vivere in Italia e continuare a coltivare il sogno di fare il
calciatore. Cominciò in un campionato provinciale con una squadra del posto, poi
con la Vigor Perconti e infine arrivò alla Lazio.
Nell’aprile 2014 esordì in Serie A con la maglia biancoceleste contro la
Sampdoria: l’inizio di un sogno poi diventato incubo. “Ha 42 anni”: la voce di
un sito senegalese si sparse in pochissimo tempo e da lì la sua carriera fu un
continuo declino. “Mi hanno massacrato, distrutto, umiliato. Il bello è che non
ero uno sconosciuto. Dominavo il campionato Primavera. Tre giorni dopo l’esordio
vinsi la Coppa Italia di categoria segnando un gol in finale contro la
Fiorentina. Qualche mese prima avevo vinto il torneo delle regioni in Sardegna.
Fu un attacco mirato, ma ho una mia idea”.
Perché Minala sa a chi addossare le colpe del polverone sull’età che lo colpì
nei mesi successivi all’esordio in Serie A: “La voce fu messa in giro da
qualcuno che prima teneva a me, che mi seguiva. In Senegal, un sito poi
oscurato, inventò la notizia secondo cui avessi 42 anni. La gente iniziò a fare
fotomontaggi, a prendermi in giro. Nessuno lo sa, ma in quel periodo fui anche
minacciato e ricattato da persone che mi avevano aiutato, di cui mi fidavo. Io
ero solo e indifeso, nessuno mi ha protetto”. Poi lo sfogo finale: “Ho 29 anni e
sono nato il 24 agosto 1996: come mai nessuno ci crede?”.
L'articolo “Mi hanno massacrato, distrutto, umiliato. Ho 29 anni e sono nato il
24 agosto 1996, ma nessuno ci crede”: lo sfogo di Minala proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Minacciavano sui social, al telefono e via mail Claudio Lotito per costringerlo
a vendere la Lazio. Per questo motivo sono state eseguite cinque perquisizioni
nei confronti di cinque persone indagate per tentata estorsione e manipolazione
del mercato a danno del presidente della Lazio. I carabinieri del nucleo
investigativo di Roma, secondo quanto riferito dall’’Adnkronos, hanno
sequestrato diversi dispositivi, tra cui tablet, computer e telefoni agli
indagati, sia a casa che negli uffici.
I pm della Capitale che hanno avviato l’inchiesta dopo le denunce presentate da
Lotito. In particolare, ai cinque indagati viene contestato in concorso di aver,
con reiterati atti di minaccia tramite social, mail e telefonate anonime al
presidente della Lazio, compiuto atti per costringere Lotito a cedere il
capitale della società.
Inoltre, per l’ipotesi di reato di manipolazione del mercato, ai cinque si
contesta di aver, insieme ad altre persone non ancora identificate, diffuso
attraverso social e tramite una testata online, notizie false relative a
un’imminente cessione del pacchetto di controllo da parte di Lotito, dello stato
di quasi fallimento della società e anche dell’intenzione, sempre non veritiera,
di far retrocedere la Lazio. Notizie diffuse per alterare il valore delle azioni
della società biancoceleste, che è quotata in Borsa.
Il materiale sequestrato verrà ora analizzato anche per capire se c’è una
“regia”. Uno degli indagati avrebbe anche commissionato lo striscione “Lotito
libera la Lazio” appeso ad un aereo che la scorsa estate ha sorvolato il centro
sportivo di Formello.
L'articolo Tentata estorsione e minacce a Lotito per fargli cedere la Lazio: 5
indagati, sequestri e perquisizioni proviene da Il Fatto Quotidiano.