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Roma, l’ombra dei clan dietro la protesta anti-Lotito: il vice di Diabolik e il marchio che finanzia la curva
Ci sono centinaia di migliaia di tifosi della Ss Lazio legittimamente scontenti per come viene gestita la società. Un intero popolo che, piaccia o no, rinuncia a un abbonamento che costa soldi e sacrifici per protestare contro il presidente (e senatore) Claudio Lotito. Ma poi ci sono anche gli interessi della criminalità, che – lo dicono le sentenze – nella Curva Nord dello Stadio Olimpico non sono mai mancati. Anzi. Così ora si scopre che la famiglia di uno dei più importanti narcotrafficanti romani, Ettore Abramo detto “Pluto”, è coinvolta in una filiera societaria che, attraverso gadget biancocelesti non ufficiali, punta a finanziare “La Voce della Nord”, il megafono degli Ultras Lazio – eredi degli Irriducibili – e dell’ala più dura della protesta contro Lotito. Il Fatto può rivelare un elemento che non è sfuggito ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, ovvero la presenza di Alessia Abramo, figlia incensurata di Ettore, nella società “Noi Oltre 365”. Andando indietro nel tempo, nel 2022 “La Voce della Nord” pubblicava sul suo profilo questo messaggio: “Il nuovo materiale del marchio ‘Noi oltre 365’ servirà solo ed esclusivamente per autofinanziare le spese sostenute dal gruppo”. Nel frattempo però il “marchio” è cresciuto e ha permesso agli Ultras Lazio di aprire una nuova sede, il pub “Maledetti Laziali” in via Santa Maria Ausiliatrice, nel quartiere Colli Albani di Roma, dove viene appunto venduto il materiale. Il luogo non è casuale. Nel giro di poche centinaia di metri ci sono l’ex sede degli Irriducibili (sgomberata da tempo), la sede di Forza Nuova e il ristorante “Bisteccheria d’Italia”, aperto nel 2025 da una società fondata da Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia – quest’ultimo condannato per reati di mafia essere stato il prestanome del clan Senese – insieme, tra gli altri, al sottosegretario alla Giustizia – e tifosissimo laziale – Andrea Delmastro Delle Vedove (che è uscito dalla società 26 febbraio scorso). E intraneo al clan Senese era ritenuto anche Ettore Abramo, 60 anni, ex braccio destro e amico d’infanzia di Fabrizio Piscitelli detto “Diabolik”, storico e carismatico leader della Curva, ucciso con un colpo di pistola il 7 agosto 2019 su una panchina del Parco degli Acquedotti a Roma. Entrambi erano indagati nell’inchiesta “Grande Raccordo Criminale”, che poterà alla condanna definitiva per Abramo. Quest’ultimo è stato anche arrestato il 5 dicembre scorso in un’altra operazione dei carabinieri che indagano sulla rete dei Senese. Il suo nome e quello del presunto boss Michele, d’altronde, erano uno dopo l’altro già nel 2011, nell’ordinanza dell’operazione “Alba Tulipani”, poi finita nel nulla ma i cui atti servirono per istruire il processo “Affari di Famiglia”, quello che portò alla condanna del ristoratore Caroccia. Tutto torna, insomma. E oggi? Sebbene all’appello generale a disertare lo stadio oggi aderiscano intellettuali, giornalisti, politici e personaggio di ogni status e levatura, “La Voce della Nord” e la curva in generale continuano a dettare la linea. Con comunicati e iniziative. Non siamo ai livelli in cui “Mr. Enrich” era più diffuso dell’Aquila sulle sciarpe biancocelesti, ma ora gli investigatori temono si torni al 2006, quando – si scoprì – dietro alla feroce contestazione degli storici capi della curva c’erano il merchandising e la “scalata” alla società (il processo in Appello è ancora in corso). Così venerdì mattina i carabinieri hanno dato un primo segnale, eseguendo una perquisizione nei confronti di una tipografia ai Castelli Romani in cui si stampava materiale destinato a supportare la contestazione. Si tratta di un’inchiesta che, apparentemente, nulla ha a che fare con gli affari della famiglia Abramo. Deriva però da una denuncia dello stesso Lotito in cui si passano in rassegna stalking telefonico, minacce di morte e sciopero del voto (Lotito è senatore di Forza Italia). Le frasi contenute dei volantini “affissi in tutta la Provincia di Roma” di per sé non sembrano particolarmente violente (“Libera la Lazio” “Lotito Vattene”, “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”). Sul web è subito scattata la protesta dei tifosi laziali che hanno visto l’operazione come una tutela all’uomo politico. Ma per gli investigatori si tratta di segnali da non trascurare. E’ stata infatti notata una “capacità organizzativa” fuori dal comune, “talmente elevata da risultare particolarmente compatibile con la rinomata organizzazione di tipo militare dei gruppi di tifo ultras, ed in particolare con quello dei cosiddetti Ultras Lazio, eredi degli Irriducibili di Fabrizio Piscitelli”, scrivono i carabinieri nel documento svelato ieri da Repubblica. Negli atti si fa riferimento a un pub di Frascati, Mcm Lazio Beer&Shop, riconducibile agli stessi proprietari della tipografia. E Mcm Lazio è anche il nome di un altro negozio di gadget, in via Tuscolana. L'articolo Roma, l’ombra dei clan dietro la protesta anti-Lotito: il vice di Diabolik e il marchio che finanzia la curva proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Claudio Lotito
Lazio
Perché la parola “libertà” è stata vietata all’Olimpico? “Era tutto pronto, poliziotti più sorpresi di noi”. Le accuse a Lotito
“Domenica sera eravamo in Tribuna Tevere, all’Olimpico, per montare la coreografia per Lazio-Milan. Eravamo stati lì anche sabato per fare le prove, come sempre accompagnati dai poliziotti, che da anni sono sempre gli stessi, li conosciamo. Alle 19.35, mancava poco più di un’ora alla partita, mi ha chiamato Claudio, lo Slo (Supporter liason officer, l’addetto alle tifoserie, ndr) e mi ha detto: ‘Ma che avete scritto libertà? Dovete togliere quella scritta’. Era tutto già pronto. I poliziotti erano più sorpresi di noi, i responsabili della curva hanno deciso di rinunciare anche per non creare disordini”. Così racconta Marco Delli Santi, artista poliedrico difficilmente assimilabile allo stereotipo ultras, in Curva Nord lo chiamano “il sognatore”. È uno degli autori delle celebri coreografie laziali, non l’unico. Ne ha fatte anche di molto sofisticate, ispirate a Michelangelo e a Shakespeare. Dice che i poliziotti erano “sorpresi” perché è un signore, altri tifosi raccontano che “si vergognavano”. A Roma è scoppiato un putiferio, anche perché il clima era già teso. I tifosi laziali domenica scorsa tornavano per una volta allo stadio nel mezzo di una contestazione durissima contro il presidente-senatore Claudio Lotito. Dal 30 gennaio hanno svuotato l’Olimpico, 2-3 mila persone a fronte di quasi 30 mila abbonati: non sono solo gli ultras a non entrare, ne hanno parlato anche la Cbs e la Bbc e il New York Times. Ora, va bene che ci siano controlli di polizia su striscioni e coreografie, meglio evitare parole o immagini offensive o sconvenienti, ma perché non si può scrivere “libertà”? Che poi per laziali vuol dire anche piazza della Libertà, rione Prati, dove fu fondata la società nel 1900 e tutti gli anni il 9 gennaio si festeggia. Conoscendo il presidente, magari gli ricordava lo slogan “Libera la Lazio” dei tifosi che vorrebbero che vendesse il club. La società però si chiama fuori: “Noi siamo terzi, ci tirano per la giacchetta”. Tra i tifosi si racconta che un poliziotto “ha indicato con la mano verso il cielo, come a dire che l’indicazione veniva dall’alto”, ma resta priva di conferme la ricostruzione secondo cui Lotito avrebbe chiamato chissà chi. Il patron non ci risponde. Certo la società è stata coinvolta nelle valutazioni, lo confermano anche fonti informali di polizia, secondo le quali qualcuno sosteneva che la parola “libertà” in un secondo momento sarebbe stata trasformata in “liberala”, che è quasi “libera la Lazio”. “Tecnicamente impossibile cambiare la scritta con lo stadio pieno”, replica Delli Santi. I tifosi se la prendono con il presidente: “Ha saputo tardivamente della terribile parola e, giallorosso di rabbia, ha richiesto l’immediata rimozione della coreografia”, si legge nel loro comunicato. La coreografia mai esposta, riprodotta al computer, circola sul web molto più di quanto circolerebbe la foto di quella vera. Non è difficile immaginare che la parola “libertà” tornerà presto sugli spalti dell’Olimpico. La spiegazione affidata all’Adnkronos da “fonti vicine all’organizzazione dell’evento” – che poi chissà chi sono – è che “la coreografia da esporre in Tribuna Tevere è saltata perché difforme da quanto comunicato”, in particolare “il contenuto specifico, da un controllo effettuato dal personale steward a poche ore dalla gara, è risultato essere difforme da quello comunicato ed autorizzato”. Dalla Questura in via informale confermano. La Lazio non commenta. “Goffo tentativo di nascondere la censura attraverso un tecnicismo”, attaccano i tifosi, mentre la società prova a ringraziare la tifoseria per aver riempito eccezionalmente lo stadio e spinto la squadra a battere 1-0 il Milan in una stagione disastrata. Senza grande successo. Anzi l’episodio getta benzina sul fuoco della protesta, mai vista per intensità e durata, che imbarazza la destra romana perché Lotito è senatore di Forza Italia. Un senatore può vietare la parola “libertà”? E una Questura? La richiesta di autorizzazione è stata inviata dai tifosi alla polizia alle 20.21 del 13 marzo, venerdì. Dice che “la coreografia di Lazio-Milan non sarà dedicata al signor Lotito, non ci sarà nessun riferimento alla sua persona. La Curva Nord celebrerà l’importanza della figura del tifoso laziale come difensore della lazialità attraverso un telo centrale e come sfondo lo stemma della Ss Lazio composto da cartoncini. Nella parte bassa sul parterre ci sarà uno striscione di 50 mt con la scritta: scudo e spada della Lazio e della sua gente. La Tribuna Tevere proporrà una scritta nella parte alta che propone un messaggio di speranza e amore”. Quella scritta era “libertà” e per la Questura era “difforme” dalla richiesta. I tifosi sostengono che le parole di striscioni e scenografie vengono sempre indicate in modo generico “per proteggere l’effetto sorpresa”. In Questura dicono che non è vero, bisogna specificare tutto con precisione, parola per parola. Ma soprattutto, se la parola “libertà” era “difforme” dalla richiesta, perché non vietarla subito? Perché non chiedere di precisare cosa fosse il “messaggio di speranza e amore”? Perché invece consentire ai tifosi di entrare allo stadio fin da sabato per provare la coreografia anche in tribuna? “Lì siamo stati sempre con la polizia. Abbiamo tracciato i contorni delle lettere con il nastro bianco e rosso attorno ai seggiolini, dove dovevano andare i cartoncini bianchi e azzurri per comporre la parola ‘libertà’. Magari da vicino no, ma dalla Monte Mario si potevano leggere i contorni delle lettere”, dice ancora Delli Santi, riferendosi alla tribuna opposta alla Tevere. “Evidentemente Lotito non aveva letto”, ipotizza. Insomma, sulle prime, la parola poi “incriminata” non aveva spaventato nessuno. Il nastro bianco e rosso era ancora lì quando è iniziata la partita, con tutti i cartoncini, l’orario in cui bisognava alzarli e i tifosi irritati per il divieto. Costa migliaia di euro una coreografia, ci lavorano decine di persone. La parola “libertà, la più importante – scrivono i tifosi laziali – del vocabolario italiano”, non è comparsa. Perché, francamente, non è ancora chiaro. È chiaro invece che una certa compressione delle libertà costituzionali negli stadi è considerata accettabile: dai Daspo ora estesi agli attivisti politici, ma nati per gli ultras, ai divieti di trasferta che penalizzano migliaia di tifosi per mesi, come è successo quest’anno ai romanisti e poi ai laziali, a fronte dei disordini provocati da poche decine o centinaia di persone, per lo più identificate. Sono già vietate le bandiere palestinesi e quelle della pace, che invece sventolano in molti stadi europei: non sarà troppo un regime così speciale per la libertà di espressione? L'articolo Perché la parola “libertà” è stata vietata all’Olimpico? “Era tutto pronto, poliziotti più sorpresi di noi”. Le accuse a Lotito proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Solo qui sei benvenuto coi piedi davanti”: scritta choc contro Lotito su un muro di una chiesa
“Claudio Lotito: solo qui sei benvenuto… coi piedi davanti“. Così recita la scritta apparsa su un muro della parrocchia di San Frumenzio ai Prati Fiscali di via Cavriglia, nel quartiere di Montesacro a Roma, per Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e presidente della Lazio. La scritta, dipinta con vernice spray azzurra, fa riferimento alle esequie religiose che si fanno in chiesa. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato Vescovio, a cui sono affidate le indagini. “Esprimo solidarietà, anche a nome di tutta Forza Italia, al senatore Claudio Lotito per le gravi e minacciose scritte, a lui rivolte, comparse sul muro di una chiesa a Montesacro. Il dissenso non deve mai trasformarsi in odio e violenza, anche verbale”. Così in una nota il Segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, in riferimento a quanto accaduto al biancoceleste. Continua il momento difficile di Lotito a Roma, in particolare per quanto riguarda la situazione che riguarda la Lazio. I tifosi lo contestano ormai da anni, criticandone la gestione societaria, finanziaria, operativa sul calciomercato. Il risultato? Uno stadio semivuoto nella sfida contro il Sassuolo del 9 marzo. Una sfida giocata in un clima surreale, con pochissimi paganti e un silenzio tipico di quando si gioca a porte chiuse. L'articolo “Solo qui sei benvenuto coi piedi davanti”: scritta choc contro Lotito su un muro di una chiesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Lo stadio vuoto è triste e deprimente”: lo sfogo di Sarri per la desolazione all’Olimpico in Lazio-Sassuolo
La gioia per la vittoria ritrovata, la desolazione per lo stadio vuoto. Sono le due facce del posticipo di Serie A tra Lazio e Sassuolo, andato in scena all’interno di un Olimpico ancora deserto per lo sciopero del tifo biancoceleste. Il tecnico Maurizio Sarri prima del match aveva parlato duramente: “Non solo è brutto, ma è triste e deprimente. Penso sia il momento di fare qualcosa da parte della società”. Difficilmente una vittoria potrà cambiare la situazione. La Lazio ha superato il Sassuolo per 2 a 1 grazie a una rete di Marusic al 93esimo, complice una papera di Muric. I biancocelesti erano passati in vantaggio praticamente subito, dopo un minuto e mezzo, con una cavalcata di Isaksen e il facile tap in di Maldini. Al 35esimo il pari neroverde: Laurienté con un gran tiro sotto il sette trafigge Motta. Ha giocato lui in porta, al posto dell’infortunato Provedel. Altro motivo di tensione fra Sarri e la società: “L’assenza di Provedel è grave. Io ero completamente in disaccordo sulla cessione di Mandas“. Il caso però resta sempre la protesta dei tifosi biancocelesti contro il presidente Claudio Lotito. Anche quando la Lazio dopo un lungo forcing trova il gol vittoria allo scadere, la festa è solo in campo. Sulle tribune non c’è praticamente nessuno, regna il silenzio. L'articolo “Lo stadio vuoto è triste e deprimente”: lo sfogo di Sarri per la desolazione all’Olimpico in Lazio-Sassuolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lotito sbrocca con un giornalista: “Periodo nero della Lazio? Finirà quando non ci saranno più persone come te in giro”
“Quando finirà il periodo nero della Lazio? Quando finirà la gente come te che va girando”. Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e presidente della Lazio, perde la pazienza entrando alla Camera dei deputati, dove era prevista una sua audizione, e risponde così a un giornalista. Il cronista, nella domanda, chiedeva conto della bassa affluenza dei tifosi allo stadio nelle partite casalinghe. L'articolo Lotito sbrocca con un giornalista: “Periodo nero della Lazio? Finirà quando non ci saranno più persone come te in giro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Torino-Lazio, la Serie A offre la partita della tristezza: mediocrità, stadi vuoti e la rabbia contro Cairo e Lotito
Non è una semplice partita di calcio Torino–Lazio, in programma domenica alle 18, la quindicesima contro la decima nella classifica della Serie A: è un inno alla tristezza. La mediocrità attuale e l’assenza di veri campioni non è l’unico dei problemi: ci sono due tifoserie da tempo impegnate in una vibrante protesta contro le rispettive proprietà, rappresentate dal senatore di Forza Italia Claudio Lotito e dall’imprenditore Urbano Cairo. La forma di lotta scelta dai due popoli è stata quella di svuotare gli stadi: Torino e Lazio giocano nel deserto. Il botteghino piange, come lo spettacolo che spesso offrono le due squadre. La Lazio galleggia nella zona di nessuno, il cosiddetto limbo. Il Torino è fresco di cambio di allenatore (Roberto D’Aversa ha sostituito Marco Baroni a inizio settimana e debutterà proprio domenica) e ha appena tre punti di vantaggio sul tris delle terzultime (Fiorentina, Cremonese e Lecce). I granata rischiano di essere risucchiati nella battaglia per la salvezza e la situazione è lacerante per i tifosi. Non sono infatti pochi quelli che vorrebbero sprofondare in Serie B per liberarsi di un presidente mai amato. “Il giorno che toglierà il disturbo sarà la nostra festa della liberazione”. Un altro elemento che accomuna Lotito e Cairo è la temporalità dei mandati: rappresentano le presidenze più longeve dei due club. Lotito è in carica dal 19 luglio 2004, quando acquistò il 26,969% del capitale sociale – già in questa quota s’intuisce la vocazione al risparmio -, salvando la Lazio dal fallimento dopo il crac del gruppo Cragnotti. Lotito, rispetto alla controparte, può almeno rivendicare la conquista di sei trofei: tre coppe Italia (2009, 2013 e 2019) e tre supercoppe di lega (2009, 2017, 2019). In campo internazionale, la sua Lazio ha partecipato a tre edizioni di Champions League, a dodici di Europa League e a una di Conference. Nei ventidue anni di reggenza, Lotito ha rimesso a posto i conti economici, ma il lavoro di ragioneria non è bastato per fare breccia nel cuore del popolo biancoceleste. Il passaggio dagli splendori dell’era-Cragnotti – che stavano però per portare al fallimento del club – al perenne esercizio di contabilità di Lotirchio, come è stato ribattezzato, non è mai stato metabolizzato. Negli ultimi tempi, lo scontro è salito di tono. Lotito, colpito nel portafoglio – il crollo del numero degli spettatori all’Olimpico -, ha minacciato persino azioni legali. La teoria dell’eterno complotto, che in Italia non passa mai di moda, è stata ventilata più volte dal senatore, approdato in parlamento nel 2022 grazie al voto del Molise. In un momento tra i più oscuri della storia laziale, l’unico referente del tifo è l’allenatore Maurizio Sarri. Il Comandante è un separato in casa. Ha tenuto a galla la squadra dopo il mercato bloccato della scorsa estate e ha conquistato la semifinale di Coppa Italia, avversario l’Atalanta. È l’ultimo obiettivo per puntare alla qualificazione in Europa, disertata quest’anno dopo la delusione, la scorsa stagione, dell’esperienza-Baroni. Proprio Baroni otto mesi fa fu chiamato a raccolta da Urbano Cairo, tanto per restare nel segno di una linea piatta. L’avventura è durata due terzi di campionato, ma cambiare guida tecnica con facilità è una pratica abituale del presidente-editore, proprietario di RCS, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport i gioielli del suo impero. Venti coach in quasi ventuno anni di presidenza – rilevò il club nell’agosto 2005 – più vari ritorni. Il Torino di Cairo non ha vinto nulla: un settimo posto in campionato, gli ottavi di Europa League 2014-2015 – la partecipazione fu ottenuta grazie all’esclusione del Parma – e i quarti di coppa Italia sono lo zenit della sua presidenza. Cairo ha rubato il sogno a una delle tifoserie più passionali d’Italia: non è poco. Il popolo granata si porta dietro la storia di Superga, l’epopea dei cinque scudetti di fila, il “tremendismo” di una squadra sempre all’opposizione. Cairo ha narcotizzato tutto, in nome del rigore del bilancio. L’autocensura dei suoi giornali, che ha ignorato nel corso degli anni la contestazione sempre più forte, è servita a poco. Ha fatto sorridere – nell’era dei social nascondere le cose è impossibile – e si è rivelata un boomerang. Lotito e Cairo sono invitati a togliere il disturbo, ma qui, almeno pubblicamente, i due si dividono. Lotito non ha alcuna intenzione di mollare. Il progetto dello stadio Flaminio è il suo modo per rilanciare. Cairo sostiene invece di essere pronto a valutare eventuali offerte, ma nessuno si sarebbe finora fatto sotto. Vista la situazione di difficoltà della nostra Serie A, precipitata al quarto posto tra le leghe europee (Premier, Liga e Bundesliga sono avanti, e non di poco) e con il rischio di essere persino sorpassati dai francesi, quanto sostiene Cairo può starci, ma dipende anche dalla famosa legge della domanda e dell’offerta. In ogni caso, domenica, preparate i fazzoletti: Torino-Lazio, tristezza e lacrime. L'articolo Torino-Lazio, la Serie A offre la partita della tristezza: mediocrità, stadi vuoti e la rabbia contro Cairo e Lotito proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Io Ratkov non lo conosco, non so che dirvi”. Sarri fa scena muta, poi in conferenza stampa arriva Lotito: è scontro sul mercato
“Ratkov? È un giocatore che non conosco, non so che dire“. È un Maurizio Sarri polemico quello visto in conferenza stampa dopo la sfida tra Lazio e Fiorentina, terminata 2-2 con il rigore al 95esimo segnato da Pedro. Il riferimento è al mercato e agli ormai certi nuovi arrivi in casa Lazio. Tra questi c’è Petar Ratkov, attaccante 22enne che arriva dal Salisburgo e che nel corso di questo campionato austriaco ha già segnato 9 gol. Non sarà tra i più noti in Europa, ma neanche uno sconosciuto. Motivo per cui la Lazio ha deciso di fare un investimento importante di 13 milioni di euro complessivi. “Imparerò a conoscerlo, vedremo le qualità, pregi e difetti e come poterlo sfruttare. Non è una polemica, è solo una constatazione“, ha spiegato Sarri. Le sue parole però sembrano proprio una polemica nei confronti della società e dell’operato sul mercato. E a proposito di ciò ha parlato anche Claudio Lotito in conferenza stampa nel post gara. Sull’argomento il presidente biancoceleste ha risposto così: “Sarri fa l’allenatore, mica conosce tutti i giocatori. I giocatori li sceglie la società e lui li deve allenare. Io pure non conosco tutti, a differenza delle altre società ho messo su una sala scouting di otto persone che lavora continuamente e segue calciatori in tutto il mondo”, ha affermato con fierezza il presidente biancoceleste, anche se lo scouting è una pratica diffusa da diversi anni nel calcio. Sarri non ha però preso benissimo anche la cessione di Mattéo Guendouzi, centrocampista della Lazio che si trasferirà al Fenerbahce per una cifra vicina ai 30 milioni di euro. È la seconda cessione pesante in questo inizio di calciomercato invernale per la formazione biancoceleste dopo quella del Taty Castellanos al West Ham, sempre per circa 30 milioni. “L’addio di Guendouzi? Io pensavo che fosse uno dei 7-8 giocatori su cui porre le basi per il futuro, poi noi siamo una realtà che quando arrivano offerte di queste dimensioni diventa difficile rifiutare”. Lotito ha però ribadito: “Castellanos e Guendouzi sono due ragazzi bravi. Sono il presidente più longevo nella storia del calcio italiano. L’esperienza mi dice che i calciatori che non vogliono restare non devono essere trattenuti. Castellanos voleva andar via, così come Guendouzi per questo li abbiamo lasciati andare e loro sono stati correttissimi nei loro comportamenti”. Insomma, lo sblocco del calciomercato in casa biancoceleste poteva far pensare a un ricongiungimento definitivo tra Sarri e Lotito dopo gli attriti per il mercato estivo inesistente a causa di un blocco. Ma fin qui così non è stato, nonostante gli ormai certi arrivi di Ratkov in attacco e Taylor dall’Ajax a centrocampo per rimpiazzare numericamente Guendouzi. L'articolo “Io Ratkov non lo conosco, non so che dirvi”. Sarri fa scena muta, poi in conferenza stampa arriva Lotito: è scontro sul mercato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tentata estorsione e minacce a Lotito per fargli cedere la Lazio: 5 indagati, sequestri e perquisizioni
Minacciavano sui social, al telefono e via mail Claudio Lotito per costringerlo a vendere la Lazio. Per questo motivo sono state eseguite cinque perquisizioni nei confronti di cinque persone indagate per tentata estorsione e manipolazione del mercato a danno del presidente della Lazio. I carabinieri del nucleo investigativo di Roma, secondo quanto riferito dall’’Adnkronos, hanno sequestrato diversi dispositivi, tra cui tablet, computer e telefoni agli indagati, sia a casa che negli uffici. I pm della Capitale che hanno avviato l’inchiesta dopo le denunce presentate da Lotito. In particolare, ai cinque indagati viene contestato in concorso di aver, con reiterati atti di minaccia tramite social, mail e telefonate anonime al presidente della Lazio, compiuto atti per costringere Lotito a cedere il capitale della società. Inoltre, per l’ipotesi di reato di manipolazione del mercato, ai cinque si contesta di aver, insieme ad altre persone non ancora identificate, diffuso attraverso social e tramite una testata online, notizie false relative a un’imminente cessione del pacchetto di controllo da parte di Lotito, dello stato di quasi fallimento della società e anche dell’intenzione, sempre non veritiera, di far retrocedere la Lazio. Notizie diffuse per alterare il valore delle azioni della società biancoceleste, che è quotata in Borsa. Il materiale sequestrato verrà ora analizzato anche per capire se c’è una “regia”. Uno degli indagati avrebbe anche commissionato lo striscione “Lotito libera la Lazio” appeso ad un aereo che la scorsa estate ha sorvolato il centro sportivo di Formello. L'articolo Tentata estorsione e minacce a Lotito per fargli cedere la Lazio: 5 indagati, sequestri e perquisizioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scommesse nel calcio, sconti sull’evasione e concordato: in manovra rientrano gli emendamenti di Lotito
Passa per tre regali in manovra, di quelli pesanti, la pace sancita all’interno di Forza Italia dopo lo scontro tra Claudio Lotito, vicepresidente della Commissione Bilancio, e il capogruppo del suo partito al Senato, Maurizio Gasparri che, a dire del presidente della Lazio, avrebbe “tagliato” tutti i suoi emendamenti dalla lista dei segnalati, cioè quelli considerati prioritari. E così, nel nuovo fascicolo della legge Bilancio, per sostituire gli emendamenti degli azzurri dichiarati inammissibili o senza coperture, sono stati inseriti diversi desiderata di Lotito. Assai rilevanti. Spicca un evergreen caro al senatore forzista: l’abrogazione del divieto di pubblicità in forma indiretta di scommesse o gioco d’azzardo. L’emendamento vuole modificare il dl Dignità approvato nel 2018 che vieta “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo”. Se passasse questo emendamento verrebbe eliminata dal testo la frase “anche indiretta”. Poi, nonostante il flop conclamato del concordato preventivo – il perno della riforma fiscale di Meloni – cioè una sorta di sconto per le partite Iva che sanano il nero, Forza Italia reinserisce in manovra una nuova sanatoria per invogliare ad accettare l’accordo biennale con le Entrate su imponibile e tasse da pagare. Ci sono ben due emendamenti: il primo alza da 85mila euro a 15 milioni il limite di ricavi o compensi delle imprese; il secondo va rientrare nel concordato anche chi è decaduto. È il caso del contribuente che ha un debito tributario scaduto di importo non inferiore ai 5mila euro che non versa nei termini stabiliti dalla legge una rata della rottamazione-quater. Terzo regalo: il maxi sconto per i datori di lavoro che non versa, in tutto o in parte, i contributi previdenziali e assistenziali dovuti per i propri dipendenti. Forza Italia prevede che nelle ipotesi di evasione contributiva, il tasso ufficiale di riferimento non sia più maggiorato di 5,5 punti ma solo di 3,5. E nel caso il versamento avvenisse in unica soluzione entro novanta giorni dalla denuncia, il tasso scenderebbe da 7,5 punti a 4,5. Poi per non dimenticare la Regione in cui è stato eletto, Lotito ha pensato bene anche di assegnare dei fondi al Molise per la struttura commissariale che si occupa del piano di rientro della Sanità. Tra gli emendamenti di Fi che sono stati ritirati c’è, invece, la cosiddetta rivalutazione dell’oro: un’aliquota agevolata temporanea al 12,5% per la rivalutazione di monete, lingotti e placchette che, secondo le stime del partito, avrebbe fatto raggiungere un gettito di 2 miliardi. Nell’ottica forzista di rendere il piano sanitario per la sanità pubblica sempre più privatizzata, Gasparri tra i nuovi emendamenti ha fatto inserire il suo che consente ai medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale di poter svolgere, fuori dall’orario di lavoro, l’attività professionale aggiuntiva presso soggetti pubblici o privati, facendo quindi decadere ogni tipo di incompatibilità. Ma anche una flat tax al 5% sugli straordinari degli infermieri impiegati nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie private accreditate. Sul fronte della maggioranza, se la Lega ha riformulato solo un emendamento sui test genomici legati ai tumori, Fratelli d’Italia ha chiesto che il ministero del turismo possa avvalersi per tutto il 2026 del personale Ales (Arte Lavoro e Servizi spa), nuove agevolazioni fiscali per la polizia e nuove assunzioni nella P.A. Una nuova infilata di emendamenti che, comunque, potrebbero venire cassati molto presto dopo la verifica delle coperture. L'articolo Scommesse nel calcio, sconti sull’evasione e concordato: in manovra rientrano gli emendamenti di Lotito proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La faida in Forza Italia sulla manovra. Lotito sconsolato chiede aiuto al ministro Fdi: “Mi hanno tagliato gli emendamenti”
Uno sfogo. Più con il suo capogruppo che con il governo: “Mi hanno tagliato tutti gli emendamenti, ma sono di buon senso, non è giusto”. La protesta è di mercoledì pomeriggio al Senato e il protagonista è Claudio Lotito, vicepresidente della Commissione Bilancio, istrionico senatore di Forza Italia, presidente della Lazio. Lotito ce l’aveva con il capogruppo del suo partito al Senato Maurizio Gasparri che, a suo dire, avrebbe “tagliato” tutti i suoi emendamenti dalla lista dei segnalati, cioè quelli considerati prioritari. Una faida dentro Forza Italia che va avanti da qualche giorno con Lotito che già lunedì scorso si era sfogato con il relatore della manovra di Forza Italia Dario Damiani, davanti a diversi colleghi della commissione Bilancio. Mercoledì, poi, lo stesso Lotito ha protestato con il ministro dei Rapporti col Parlamento Luca Ciriani per la decisione di tagliare gli emendamenti: “Sono tutti di buon senso e hanno tutte le coperture”, ha detto il senatore azzurro rivolgendosi al ministro di Fratelli d’Italia alla fine di una riunione di maggioranza a Palazzo Madama convocata proprio per decidere quali saranno gli emendamenti che potranno passare al Senato. Insistenza che ha imbarazzato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani che non poteva prendere posizione: “È una questione che riguarda il tuo partito, io non ci posso fare niente”, sarebbe stata la reazione del ministro meloniano. Come ha raccontato Il Fatto nei giorni scorsi, Lotito ha presentato diversi emendamenti sul calcio come il ritorno della pubblicità sulle scommesse. Gli emendamenti segnalati alla manovra sono 400 in proporzione ai gruppi: a Forza Italia ne spettano 39 ma originariamente Lotito avrebbe voluto allargare le maglie fino a 100, quanti quelli di Fratelli d’Italia. L'articolo La faida in Forza Italia sulla manovra. Lotito sconsolato chiede aiuto al ministro Fdi: “Mi hanno tagliato gli emendamenti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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