Maurizio Landini, Rosy Bindi e Giovanni Bachelet, presidente del Comitato
Società Civile per il No, hanno atteso insieme i risultati che hanno certificato
la vittoria del No al Referendum sulla riforma della Giustizia. “È un paese che
dice in modo molto chiaro che la Costituzione non va né stravolta né cambiata ma
va applicata in tutte le sue parti e credo che questo sia un messaggio di unità
del Paese che chiede di rimettere al centro i bisogni delle persone”, ha
commentato Landini, sottolineando che, oltre alla difesa della magistratura c’è
stata la “richiesta di una diversa politica economica e sociale che rimette al
centro il lavoro”.
Il leader della Cgil ha continuato: “Questo vuol dire anche che non solo bisogna
discutere in parlamento ma anche con le parti sociali e siccome questo governo
ha avuto un atteggiamento autoritario, il messaggio che arriva è che chi governa
non deve comandare ma rispettare le regole”.
Sul risvolto politico più cauta Rosy Bindi che ha commentato: “Era un voto per
la Costituzione“.
L'articolo Referendum, vince il No. Landini: “Messaggio di unità, il Paese
chiede di rimettere al centro i bisogni delle persone”. Bindi: “Voto per la
Costituzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Caso Bartolozzi? Tutto quello che ha detto la capo di gabinetto del Ministro
della Giustizia è di una gravità inaudita. Come mai è ancora al suo posto? Io
vorrei capire chi è il ministro in via Arenula. È una domanda seria la mia. Io
credo che Bartolozzi non sia meno potente del ministro Nordio e credo che in
quel ministero ci siano delle condizioni per cui non è possibile liberarsi della
Bartolozzi. È inquietante“. Sono le parole pronunciate a Tagadà (La7) dall’ex
presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, commentando il caso di Giusi
Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, già
indagata per il reato di false dichiarazioni o informazioni al pm, nell’ambito
del caso Almasri, ed entrata recentemente nell’occhio del ciclone per le sue
frasi contro i magistrati. Al 14 marzo 2026, Bartolozzi resta al suo posto,
blindata dal ministro Nordio, mentre il caso continua ad alimentare lo scontro
referendario.
Bindi solleva le sue perplessità: “Ho trovato un disegno di legge firmato da
Bartolozzi quando era deputata di Forza Italia: chiedeva l’abolizione
dell’obbligatorietà dell’azione penale. Se qualcuno non avesse ancora capito
dove va a finire la riforma Nordio, ricordo che dopo la separazione delle
carriere e dopo che si fa dei pm una sorta di casta a parte, si abolisce,
appunto, anche l’obbligatorietà dell’azione penale. Cioè il Parlamento dice ai
giudici – spiega – i reati prioritari sui quali devono indagare. Non credo che
al primo posto ci sarà la capo di gabinetto, né immagino che all’ultimo posto ci
sarà Mustafà. Insomma, si capisce chi siano i veri artefici di questa riforma,
che cosa abbiano in testa”.
E osserva: “A parte il fatto che un capo di gabinetto che durante una fase
delicatissima si permette di fare campagna elettorale e di farla in questo modo,
già viene meno ai suoi doveri istituzionali. Ma qui c’è una politica
istituzionale e c’è un potere reale dietro quella politica“.
L’ex ministra, infine, aggiunge: “Qualche volta ci dobbiamo interrogare dove sta
il vero potere. In più, la capo di gabinetto del ministro Nordio è sotto
inchiesta e ha un avviso di garanzia per il caso Almasri. E come c’è stata
questa vicenda, ce ne possono essere molte altre. Un capo di gabinetto si fa
dimettere dopo una cosa del genere. Io per molto meno ho cambiato capi di
gabinetto quando ero ministra. Quindi, penso che la capo di gabinetto sappia più
cose del ministro“.
L'articolo Referendum, Bindi a La7: “Bartolozzi è ancora al suo posto. Chi è il
vero ministro della Giustizia? Lei non è meno potente di Nordio” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Il governo non dà ordini alla magistratura e forse bisognerebbe ricordare alla
presidente del Consiglio che in questo paese vige ancora l’obbligatorietà
dell’azione penale, perché i magistrati sanno perfettamente che cosa devono fare
e quali norme applicare”. È il messaggio lanciato a Tagadà (La7) da Rosy Bindi a
Giorgia Meloni, intervenendo sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo
nazionale per il centro sociale Askatasuna.
Per l’ex ministra la violenza esplosa in piazza viene utilizzata politicamente,
soprattutto in vista del referendum sulla giustizia. Bindi parte da una premessa
che rivendica con forza: “Io ho fiducia nelle nostre forze dell’ordine e nei
nostri servizi, ed è proprio per questo che mi chiedo se sia possibile che non
si sappia che quando si verificano queste manifestazioni arrivano sempre questi
gruppi violenti, se davvero non siamo in grado di fermarli prima o di evitare
quello che abbiamo visto a Torino”.
E sottolinea: “Il rischio concreto è che a prendere una manganellata siano uno
studente, una suora o un anziano, mentre questi signori riescono a evitare il
blocco della polizia”. Una dinamica che, ricorda, “si ripete da Genova in poi e
che continua a segnare questo paese”.
Nel suo intervento, l’ex presidente della Commissione Antimafia respinge l’idea
che la risposta possa essere affidata esclusivamente alla repressione: “I centri
sociali non si risolvono con gli sgomberi, ma con il dialogo e con il confronto,
cercando di capire quali problemi si annidano in una società che finisce per
produrre, in tutte le grandi città, luoghi di aggregazione che non possono
essere preventivamente criminalizzati. Il problema casa esiste – sottolinea – il
problema lavoro esiste. Immaginare pacchetti di sicurezza, aumentare le norme e
aggiungere pene non risolve la questione”. Un approccio che, secondo l’ex
ministra, “non fa parte della cultura di questa destra”.
Il passaggio più duro riguarda però il rapporto tra politica e magistratura.
Bindi critica le parole della premier che invita i giudici a valutare gli
episodi di violenza “senza esitazioni”: “So che vogliono togliere
l’obbligatorietà dell’azione penale, lo hanno detto molte volte. Questa sarebbe
la seconda fase, che spero non ci sarà perché al referendum sulla riforma Nordio
vinceremo con il No“.
Bindi denuncia il fatto che l’attacco del governo Meloni ai magistrati sia ormai
sistematico: “In ogni circostanza si usa quello che accade per fare propaganda,
arrivando persino ad aprire un caso diplomatico con la Svizzera perché non si
condivide il modo in cui agisce la magistratura svizzera. Si vuole lisciare il
pelo a quella parte del paese convinta che le forze dell’ordine individuino i
delinquenti e che poi siano i magistrati a liberarli”.
L’invito conclusivo è a riportare il confronto su un terreno di competenza e
responsabilità: “Servono conoscenza dei processi, conoscenza della legge e
conoscenza delle situazioni concrete, perché problemi gravi come questi vanno
affrontati seriamente e non utilizzati a fini di propaganda politica“.
L'articolo Scontri a Torino, Bindi contro Meloni: “Il governo non dà ordini alla
magistratura, esiste l’obbligatorietà dell’azione penale”. Su La7 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Credo che questo referendum debba partire dal punto fondamentale che quando si
tocca la Costituzione lo si deve fare in modo chirurgico e delicato, non con un
bulldozer come stanno facendo in questa circostanza”. Così l’ex deputata del
Partito Democratico Rosy Bindi, a margine della presentazione del comitato per
il NO al referendum sulla giustizia nel quale si sono riuniti giuristi, giudici
ed avvocati, oltre che membri della società civile.
“Questo Comitato difende prima di tutto la Costituzione – continua Bindi – Poi
bisogna entrare nel merito della giustizia per i cittadini. Questo referendum
non aggiungerà nulla al funzionamento della giustizia”. “Come ha detto la
premier questa riforma serve a riorganizzare l’equilibrio tra i poteri –
specifica ancora – Il vero obiettivo di questa riforma è mettere la magistratura
sotto il controllo del potere politico, in particolare il pubblico ministero.
Noi stiamo facendo questa battaglia per il no per una giustizia giusta, una
magistratura sotto il potere politico sarà una magistratura asservita al potere
politico, non autonoma e indipendente come vuole la nostra Costituzione”,
conclude.
L'articolo “Vero obiettivo della riforma della giustizia è mettere la
magistratura sotto il potere politico”: Bindi al comitato per il no al
Referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ieri ho seguito in streaming l’iniziativa promossa da Rosy Bindi nella sede del
Senato a palazzo Giustiniani dal titolo “Legge di bilancio, ancora un colpo alla
sanità pubblica”. Questa conferenza, molto simile alle parate, ha – quasi – un
copione standard: da una parte Bindi e i suoi generali cioè i suoi relatori e
dall’altra almeno 140 associazioni per lo più riconducibili al privato sociale,
ai movimenti cattolici, a laboratori sociali, a diversi forum, tutti schierati,
come se fossero un esercito. Che cosa voglia fare la Bindi di questo esercito è
chiaro solo a lei. Mio nonno Primo mi diceva che neanche il cane muove la coda
per niente. Immagino che Bindi abbia i suoi bravi propositi e le sue brave
ambizioni che peraltro non sono neanche tanto difficili da comprendere. Niente
di male sia chiaro. Tempo fa qualcuno l’ha persino candidata alla presidenza
della Repubblica.
Da tempo, come sanno tutti, sostengo nei miei libri e nei mei articoli che Bindi
si comporti da “imbrogliona”: una ex ministro della Sanità che al governo di
destra chiede più soldi per la sanità pubblica ma nello stesso tempo non è in
nessun modo disponibile a modificare le terribili politiche neoliberiste da lei
fatte con la sua devastante controriforma. In cosa consiste l’imbroglio?
Chiedere più soldi per la sanità pubblica oggi, senza toccare di un euro la
batteria di incentivi fiscali per mezzo della quale grazie alla riforma Bindi
cresce senza soste la privatizzazione, è materialmente impossibile. Lo
stanziamento per finanziare le due sanità – quella pubblica e quella privata –
dovrebbe essere complessivamente raddoppiato e tutti sanno che oggi le
condizioni economiche per farlo non ci sono per non tacere del vincolo che il
governo ha preso con l’Europa di assegnare il 6% del Pil alle spese militari.
Ma l’imbroglio della Bindi si vede anche per un altro fatto del quale essa non
sembra per nulla turbata: come mai la destra per appaltare al privato i servizi
sanitari pubblici ritiene che basti applicare fino in fondo proprio la
controriforma Bindi?
Infine un’altra ragione. Ormai il sistema pubblico sta sbandando, come dicono
tutti i dati, verso il privato: ormai la gente per potersi curare è obbligata a
pagare. Se è così, è ovvio che per rimettere in carreggiata la sanità pubblica
bisogna ridimensionare la sanità privata, come è altrettanto ovvio che per
ridimensionare la sanità privata bisogna cancellare – ripeto cancellare – la
controriforma della Bindi e fare un’altra legge. E’ impossibile ridurre la
privatizzazione senza cambiare quella norma.
Io credo che, con la destra al governo, imbrogliare sulla sanità oggi sia molto
pericoloso per la sinistra. La maggior parte di questa sinistra – proprio perché
bisogna combattere la destra – preferisce far finta di niente, negando anche di
fronte all’evidenza l’imbroglio. Ma questo implica un altro imbroglio: la
manipolazione dell’informazione.
Per questo vorrei rendere noti due episodi concreti che riguardano i miei
rapporti con due giornali con i quali ho avuto lunghe collaborazioni: con
entrambi ci sono stati scambi diretti e interlocuzioni che non hanno avuto alcun
esito. Il primo è relativo al Manifesto, giornale storico della sinistra
italiana, per il quale – fin dalla sua nascita (1971) – ho scritto pro bono, a
difesa sia della sanità pubblica che dell’articolo 32. Il secondo è relativo a
Quotidiano sanità, giornale on line di proprietà di “Consulcesi group”, sul
quale ho scritto – sempre pro bono – per 25 anni quindi fin dalla sua nascita.
La coincidenza vuole che entrambi i giornali abbiano cambiato nello stesso anno
(2023) la gerenza e che – anche se per ragioni molto diverse – siano arrivati ad
adottare comportamenti censori contro di me che gli imbrogli vorrei denunciarli.
Il Manifesto – forse considerando Bindi come Rosa Luxemburg – è arrivato a
vietare a me che non la considero tale la libertà di esprimere un’opinione
quindi censurando le mie critiche. Quotidiano sanità idem, con in più
l’intolleranza del giornale padronale verso coloro che, oltre a denunciare gli
imbrogli, denunciano la destra che mette a regime le riforme della Bindi. Non ho
potuto nemmeno pubblicare una lettera d’addio ai lettori.
Se la censura la intendessimo come severa riprensione di certi valori, allora
due cose sarebbero chiare: che la critica alla privatizzazione della sanità e
dei suoi responsabili in nome della difesa dei diritti è la prima causa della
censura di cui mio malgrado ritengo di essere vittima; che le censure che mi
sono state imposte servono a imbrogliare di più e meglio perché sono tutte
finalizzate a nascondere le verità sui responsabili della privatizzazione.
L'articolo Da sempre critico la ‘contro-riforma’ Bindi della sanità: vi spiego
in cosa consiste l’imbroglio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ospite di Tagadà su La7, Rosy Bindi, ex ministra della Salute e già presidente
della Commissione Antimafia, interviene sulla campagna elettorale del
centrodestra per le regionali e in particolare sulle polemiche scatenate dal
nuovo condono edilizio che Fratelli d’Italia ha provato a riaprire con un
emendamento alla Manovra 2026. Il partito di Giorgia Meloni propone di
riattivare le pratiche del condono del 2003, varato dal governo Berlusconi e poi
dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale: una mossa che, pur
formalmente valida per tutto il Paese, avrebbe il suo epicentro proprio in
Campania.
Bindi ironizza sulle scene folkloristiche offerte dal gotha del centrodestra:
“Questa campagna elettorale purtroppo mi fa sorridere. Potremmo definirla,
anagrammando la loro autonomia differenziata, una campagna differenziata: al
nord le pre-intese, al sud il condono, e poi questa sceneggiata. Penso che
meriteremmo molto di più”.
E aggiunge: “In Veneto ci sono queste pre-intese. Calderoli non ha capito che
non solo la Corte Costituzionale ha distrutto la sua legge sull’autonomia
differenziata, ma l’ha fatto indicando criteri di interpretazione del Titolo V
molto più coerenti con l’Italia una e indivisibile. E molto più coerenti di
quanto ne è stata l’applicazione in questi anni anche da parte di regioni del
centrosinistra. Quindi, si ostinano ad andare avanti in campagna elettorale con
testi che nessuno ha visto. Questa segretezza, cioè la mancanza di trasparenza
in democrazia, è una delle cose più gravi. Tra l’altro dovrà comunque passare
per il Parlamento. Quindi, quello che annunciano oggi è pura propaganda”.
Poi commenta duramente le affermazioni del ministro dell’Interno Matteo
Piantedosi, che, nel difendere il condono come “atto di buon senso”, ha
attaccato Pd, M5s e Avs, dichiarando: ” “I condoni, le sanatorie, le
regolarizzazioni valgono solo se servono a perseguire obiettivi politici? Non
capisco perché la parte politica che si contrappone al condono e a quello che il
governo vuole fare propone sanatorie in materia di irregolarità della posizione
di soggiorno degli immigrati?”.
L’ex ministra osserva con sconcerto: “Piantedosi ha messo insieme i migranti e
le case. Sarà anche stato un bravissimo prefetto, ma quando assumi un ruolo
politico e dici cose del genere, fai affermazioni di una gravità inaudita”.
Per Bindi la scelta del governo non è un dettaglio tecnico ma un segnale
politico: “Un condono è un modo con il quale tu induci un comportamento illegale
in un paese. Lo premi addirittura e lo fai in una delle regioni più devastate
come la Campania. I condoni che riguardano gli assetti del territorio non
dovremmo permetterceli in questo paese. Piantedosi – continua – ha paragonato un
condono edilizio all’accoglienza di esseri umani: Sono persone delle quali,
peraltro, abbiamo un estremo bisogno. Questo paese, senza un’immigrazione
regolata, corretta e integrata nel nome della dignità delle persone e della
sicurezza di tutti, non va più da nessuna parte”.
E ancora: “Quella di Piantedosi è una di quelle cose che non si dovrebbero
neanche pensare. Il fatto che si pensi questo, avendo un ruolo di governo,
dimostra la cultura di Piantedosi. Abbiamo al governo persone che la pensano
così: che paragonano gli esseri umani, i bambini, le donne, chi scappa dalla
guerra e dalla fame, a chi ha fatto un abuso edilizio. Questo denota che punto
di vista hanno nei confronti del mondo”.
La chiusura è un giudizio tagliente sul centrodestra: “Per me è già grave che tu
pensi questo. Ma lo dici pure? C’è proprio una carenza di classe dirigente”.
L'articolo Bindi a La7: “Piantedosi paragona i migranti, cioè esseri umani, ad
abusi edilizi. È di una gravità inaudita e denota la sua cultura” proviene da Il
Fatto Quotidiano.