Oltre un miliardo di dollari per blindare l’evento, droni a vigilare la presenza
o meno di “gente indesiderata“, simulazioni di scenari di guerra e tanti tifosi
che non otterranno il visto per seguire la propria nazionale. Mancano poco più
di quattro mesi ai Mondiali di calcio previsti tra Usa, Canada e Messico a
giugno 2026 e si parla più di questioni legate alla sicurezza e alla politica
internazionale che di calcio. La sempre più crescente tensione per la politica
estera del presidente Donald Trump, in particolare le sue mire sulla
Groenlandia, crea malcontenti anche in alcuni paesi europei, che minacciano il
boicottaggio. Anche se a oggi sembra una possibilità remota.
Senza dimenticare la questione Ice. Il Pentagono e la Fifa di Gianni Infantino,
amico di Trump, prevedono infatti di mettere sul piatto oltre un miliardo di
dollari per blindare l’evento con un piano di sicurezza che prevede la presenza
di droni e militari negli stadi. Le uccisioni e gli arresti di Minneapolis in
queste ultime settimane da parte dell’agenzia federale che dipende dal
Dipartimento di Sicurezza Interna – incaricata di far rispettare le leggi
sull’immigrazione – hanno creato preoccupazione in tantissime persone in tutto
il mondo, ora dubbiose di viaggiare in direzione Stati Uniti in estate. A questi
si aggiungono i tifosi di varie nazionali (Iran, Haiti ed Egitto su tutti) non
graditi negli Usa e che con molta probabilità non potranno seguire le proprie
squadre, proprio per via del giro di vite sulle regole legate all’immigrazione.
Intanto lunedì scorso la Uefa ha tenuto una riunione con diversi dirigenti delle
federazioni calcistiche. E i dazi del 10% imposti da Trump la scorsa settimana a
otto paesi europei per la Groenlandia sono stati probabilmente un argomento
chiave. Secondo Dw le otto nazioni che hanno partecipato alla riunione
interessate direttamente alla questione dazi sono Norvegia, Olanda, Germania,
Francia e Regno Unito (Inghilterra e Scozia) che si sono già qualificate per il
torneo, più Danimarca, Svezia e Irlanda del Nord che sono ai playoff.
TUTTO PARTE DA DANIMARCA E SVEZIA
Nelle ultime settimane si è acceso il dibattito in diversi paesi: boicottare o
meno i mondiali. A guidare la protesta è ovviamente la Danimarca, dopo le
continue rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia. Politica del tycoon che ha
fatto infuriare i danesi, tanto che un recente sondaggio realizzato dal portale
BT ha registrato come il 90% dei cittadii siano favorevoli a un eventuale
boicottaggio del Mondiale. Sondaggio finito anche nella vicina Svezia, dove da
qualche settimana una buona fetta di popolazione si astiene dal comprare
qualsiasi prodotto “Made in Usa” come risposta ai dazi e alla scarsa chiarezza
sulla posizione di Trump riguardo la guerra tra Russia e Ucraina. Anche se
Danimarca e Svezia – come l’Italia – dovranno ancora superare i playoff per
ottenere la qualificazione ai Mondiali 2026.
LA POSIZIONE DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI
Persino dall’Europa “vicina” all’Italia sono arrivati nei giorni scorsi segni di
disapprovazione contro i dazi e le pretese geopolitiche di Donald Trump. Francia
e Germania hanno anche ipotizzato il ritiro in segno di protesta, anche se
puntualmente dalle varie istituzioni sono arrivate smentite. Capitolo Germania:
sul tema è intervenuto Oke Göttlich, vicepresidente della Federcalcio tedesca
(Dfb), che in una lettera al quotidiano Hamburger Morgenpost aveva dichiarato:
“Mi chiedo quando sia il momento di pensarci concretamente. E per me quel
momento è decisamente arrivato“.
Göttlich ha paragonato la situazione attuale ai boicottaggi olimpici durante la
Guerra Fredda (“la potenziale minaccia è maggiore oggi rispetto ad allora”). Il
vicepresidente della Dfb, inoltre, è il presidente del St.Pauli, dove tutte le
azioni del club e anche lo stadio appartengono ai tifosi. Parole che hanno
aperto una polemica all’interno della Federcalcio tedesca, con il presidente
Bernd Neuendorf che ha poi smentito tutto.
Sul tema sono poi intervenuti anche il presidente della Lega calcio tedesca
(Dfl), Hans–Joachim Watzke, che ha definito la discussione “fuori luogo” in
questa fase. “Non credo che sia il momento di parlarne. Se un giorno lo sarà,
allora discuteremo, ma ora è del tutto prematuro”, ha detto al ricevimento di
Capodanno della Dfl a Francoforte. Watzke ha aggiunto di non aver percepito “un
vero dibattito” sul tema, parlando piuttosto di singole prese di posizione. Una
valutazione condivisa dall’amministratore delegato del Bayern Monaco,
Jan–Christian Dreesen, secondo cui si tratta di “voci isolate” e la linea della
Federcalcio tedesca (Dfb) è chiara. “Non abbiamo mai visto un Mondiale
boicottato”, ha sottolineato.
Nel Regno Unito, il deputato conservatore Simon Hoare ha dichiarato in un
discorso alla Camera dei Comuni che le nazionali inglese, scozzese e gallese
dovrebbero prendere in considerazione l’idea di boicottare il torneo per
“metterlo in imbarazzo”. Il deputato francese Eric Coquerel, del partito di
sinistra La France Insoumise, ha suggerito di spostare il torneo fuori dagli
Stati Uniti e di giocarlo solo in Canada e Messico.
Il fronte del boicottaggio inizia a prendere piede anche tra i tifosi tifosi. Un
sondaggio pubblicato all’inizio di questo mese dal quotidiano Bild ha rilevato
che il 47% di circa mille intervistati tedeschi ha dichiarato di sostenere il
boicottaggio se Trump decidesse di annettere la Groenlandia. La domanda è
rimbalzata anche in Olanda dove più di 150mila persone hanno firmato una
petizione che invita la nazionale olandese a restare a casa.
LA SITUAZIONE DI EGITTO, HAITI E IRAN
Diversa la situazione per alcuni paesi extraeuropei, tra cui Egitto, Haiti e
Iran. Partendo dal paradosso dei primi: nonostante Il Cairo sia appena entrato
nel Board of Peace – l’organismo d’élite voluto da Trump per la ricostruzione di
Gaza che costa ai membri un miliardo di dollari – i suoi cittadini rimangono
ancora “indesiderati” negli USA. Egitto alleato strategico a livello politico,
ma i suoi tifosi sono considerati un rischio migratorio. Un paradosso che sta
spingendo la federazione egiziana a minacciare un boicottaggio clamoroso per
dignità nazionale.
Differente la situazione per quanto riguarda Haiti e Iran. L’amministrazione
Trump ha confermato nei mesi scorsi che non concederà deroghe al divieto
d’ingresso per i tifosi di Haiti che vorranno seguire la nazionale ai Mondiali.
Il Paese caraibico, tornato a qualificarsi a cinquant’anni dall’ultima
partecipazione, rientra infatti nel travel ban firmato da Donald Trump a giugno,
che limita l’ingresso negli Stati Uniti alle persone provenienti da 19 nazioni.
Le nazioni in questione sono: Afghanistan, Myanmar, Ciad, Repubblica del Congo,
Guinea Equatoriale, Eritrea, Haiti, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. A
questi si aggiungono restrizioni parziali per i viaggiatori provenienti da
Burundi, Cuba, Laos, Sierra Leone, Togo, Turkmenistan e Venezuela. Motivo per
cui l’Iran – già qualificato ai Mondiali – ha anche disertato le cerimonie
ufficiali per il trattamento riservato alla sua delegazione.
L'articolo Il Mondiale nell’America di Trump diventa un caso: tra Groenlandia e
ICE, nasce un fronte che minaccia il boicottaggio proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Mondiali di Calcio 2026
“Questo è uno dei più grandi onori della mia vita, il mondo è un posto più
sicuro adesso”. Era il 5 dicembre e Donald Trump riceveva il premio Fifa per la
pace come riconoscimento per “azioni straordinarie per la pace e l’unità”
dall’amico Gianni Infantino durante la cerimonia dei sorteggi dei Mondiali 2026.
Competizione che si giocherà proprio tra Usa, Canada e Messico. È passato un
mese e mezzo e il mondo è attraversato da tensioni mai viste, dopo l’attacco di
Trump in Venezuela e la sua intenzione di prendersi la Groenlandia. “Senza il
Nobel non mi sento più obbligato alla pace”, ha dichiarato Trump in una lettera
al primo ministro norvegese, Jonas Gahr Støre.
In mezzo ci sono un’operazione militare in Venezuela, culminata con la cattura
del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, le minacce a Iran, Messico,
Colombia e appunto Groenlandia, territorio indicato come “necessario” dal tycoon
per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Insomma, non proprio la situazione
ideale a pochi mesi dall’inizio dei mondiali, con una serie di tensioni che
potrebbero mettere a rischio la sicurezza durante la massima competizione per
nazionali. E proprio di questo la Fifa dovrebbe preoccuparsi.
In una dichiarazione rilasciata al quotidiano inglese The Guardian, un portavoce
della Fifa ha ribadito il pieno sostegno al premio per la pace e a Donald Trump,
sottolineandone i rapporti di collaborazione, che hanno contribuito alla
creazione di una task force della Casa Bianca per il torneo previsto a giugno.
Questa è la posizione pubblica, ma il The Guardian riporta anche un retroscena:
dietro a Infantino, filtra un disagio sempre più forte tra i funzionari Fifa,
preoccupati per l’impatto politico e sociale che la scelta del massimo organismo
internazionale calcistico possa generare. Nei palazzi Fifa si parla di “scelta
infelice”, di “errore di valutazione”.
Già pochi giorni dopo l’assegnazione del premio, il Comitato Etico della Fifa
era stato incaricato di indagare sul presidente Gianni Infantino, dopo una
denuncia presentata da FairSquare, organizzazione impegnata nella tutela dei
diritti umani, che aveva contestato al presidente della Federcalcio mondiale
almeno quattro presunte violazioni delle norme sulla neutralità politica in
occasione del sorteggio della fase a gironi dei Mondiali 2026 a Washington, uno
show di due ore in mondovisione ed ennesimo spot del presidente statunitense.
Adesso le tensioni crescenti a pochi mesi dall’inizio della competizione che
rendono il torneo tutto tranne che sicuro.
L'articolo Il premio Fifa per la pace dato a Trump: “Dietro Infantino, alcuni
funzionari in imbarazzo”. I timori per i Mondiali di giugno proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Alla fine la Fifa dà il contentino ai tifosi. Il massimo organo calcistico
internazionale – dopo le varie proteste a livello mondiale – ha deciso di
abbassare i prezzi solo di alcuni biglietti per i prossimi mondiali di calcio
2026 previsti tra Usa, Canada e Messico, dedicati ai tifosi maggiormente
fidelizzati delle nazionali partecipanti. Ciò significa che alcuni sostenitori
che seguiranno le proprie nazionali pagheranno soltanto 60 dollari per assistere
ai match anziché 4.185.
L’organismo che governa il calcio mondiale ha fatto sapere nella giornata di
martedì che i biglietti economici saranno destinati alle federazioni delle
nazionali qualificate, che poi decideranno come distribuirli ai tifosi che nelle
precedenti partite hanno più spesso seguito la propria Nazionale in casa e in
trasferta. La Fifa ha definito questi tagliandi Supporter Entry Tier e se ne
prevedono tra i 400 e i 750 a nazionale per ogni partita.
“LA POLITICA FIFA SUI BIGLIETTI È STATA DECISA IN FRETTA”: LA DENUNCIA DI FSE
La decisione è arrivata dopo gli incontri tra gli alti funzionari a Doha questa
settimana, dove si ritiene che le federazioni abbiano condiviso preoccupazioni
sul modello di prezzo. Intanto mercoledì si riunirà il Consiglio Fifa.
La federazione non ha specificato i motivi per cui ha deciso di rivedere le
proprie politiche sui prezzi, spiegando che costi più accessibili sono “pensati
per supportare ulteriormente i tifosi in trasferta che seguono le loro nazionali
durante il torneo”.
Ma per il gruppo Football Supporters Europe (Fse), che rappresenta i gruppi di
tifosi di base, la mossa rientrerebbe in una “tattica di pacificazione dovuta
alla reazione negativa globale”. Quindi, alle proteste che si sono susseguite
nelle ultime settimane.
“Questo dimostra che la politica della Fifa sui biglietti non è scolpita nella
pietra, è stata decisa in fretta e senza un’adeguata consultazione”, ha
affermato l’organizzazione in una nota. E tuttavia Fse ha fatto notare che “la
stragrande maggioranza” dei tifosi “dovrà comunque pagare prezzi esorbitanti,
molto più alti rispetto a qualsiasi torneo precedente”.
Un funzionario Fifa che ha seguito le discussioni nelle ultime settimane ha
dichiarato: “La domanda di biglietti è stata fuori scala, oltre 20 milioni di
richieste finora in quest’ultima fase. Abbiamo ascoltato i feedback e questa
nuova categoria è la cosa giusta da fare. Le federazioni dovranno stabilire chi
dovrebbe riceverli al meglio. È un torneo unico e un mercato unico negli Stati
Uniti, in particolare, che consente la rivendita su piattaforme secondarie. La
domanda è alle stelle”.
In precedenza, Fse, insieme al suo Disability and Inclusion Fan Network, aveva
dichiarato di aver scritto al presidente della Fifa Gianni Infantino per
“condannare” una politica che, a suo dire, nega ai tifosi disabili l’accesso ai
biglietti della categoria più economica e “si discosta nettamente” dalla prassi
abituale.
I PREZZI DEI BIGLIETTI
A prescindere da questa apprezzabile ma non sufficiente decisione di abbassare
il costo di pochi biglietti, la realtà parla di prezzi a partire da 180 dollari,
fino a 700 dollari per una semplice partita della prima fase. E non si tratta di
casi isolati. L’esempio più citato è quello di Germania–Curaçao, il match meno
costoso di tutta la fase a gironi: 180 dollari, tre volte l’importo promesso
qualche mese fa.
Ma altri incontri hanno cifre da capogiro: Inghilterra–Croazia oscillerà tra 264
e 700 dollari, mentre Scozia-Haiti tra 178 e 497 dollari. Una rivoluzione nel
sistema tariffario che rompe con ogni tradizione: per la prima volta nella
storia del torneo, la FIFA ha scelto di non applicare un prezzo fisso, ma di
basare il costo del biglietto sulla “popolarità percepita” delle squadre. Una
formula nebulosa, priva di criteri pubblici e contestata per la sua totale
opacità.
Se i prezzi della fase a gironi fanno discutere, quelli delle partite decisive
hanno scatenato indignazione pura. Secondo la BBC, il biglietto più economico
per la finale del 2026, in programma al MetLife Stadium di New York, costerà
4.176 dollari (circa 3.560 euro). La categoria intermedia è fissata a 5.560
dollari (4.739 euro), mentre la categoria premium arriverà a 8.860 dollari
(7.552 euro). Per capirne la portata: nel Mondiale 2022 in Qatar, il tagliando
meno caro per la finale costava l’equivalente di 600 dollari, mentre oggi si
superano i 4000. Sette volte tanto.
L'articolo La Fifa dà il contentino ai tifosi, abbassati i prezzi di pochissimi
biglietti dei Mondiali 2026: i criteri per ottenerli proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un’aria di feroce malcontento soffia con veemenza sul calcio mondiale. Nulla a
che vedere con arbitraggi o sorteggi sfortunati. A scuotere la comunità dei
tifosi di tutto il globo sono i prezzi dei biglietti per il Mondiale 2026, resi
pubblici lo scorso giovedì e già al centro di una delle più dure contestazioni
degli ultimi anni. A guidare la protesta è Football Supporters Europe (FSE),
l’associazione riconosciuta dalla UEFA e dal Consiglio d’Europa che rappresenta
tifosi da tutto il continente: per loro, le nuove tariffe non sono solo
ingiuste. Sono un “tradimento monumentale”. Il motivo? L’aumento, definito
“fuori controllo”, dei costi per assistere alla Coppa del Mondo che si disputerà
tra Stati Uniti, Canada e Messico la prossima estate. Una sorpresa amarissima,
soprattutto perché la FIFA aveva garantito a settembre che il biglietto più
economico per la fase a gironi sarebbe costato circa 60 dollari.
Una promessa tradita in pieno: oggi, la realtà parla di prezzi a partire da 180
dollari, fino a 700 dollari per una semplice partita della prima fase. E non si
tratta di casi isolati. L’esempio più citato è quello di Germania–Curaçao, il
match meno costoso di tutta la fase a gironi: 180 dollari, tre volte l’importo
promesso qualche mese fa. Ma altri incontri hanno cifre da capogiro:
Inghilterra–Croazia oscillerà tra 264 e 700 dollari, mentre Scozia–Haiti tra 178
e 497 dollari. Una rivoluzione nel sistema tariffario che rompe con ogni
tradizione: per la prima volta nella storia del torneo, la FIFA ha scelto di non
applicare un prezzo fisso, ma di basare il costo del biglietto sulla “popolarità
percepita” delle squadre. Una formula nebulosa, priva di criteri pubblici e
contestata per la sua totale opacità.
Se i prezzi della fase a gironi fanno discutere, quelli delle partite decisive
hanno scatenato indignazione pura. Secondo la BBC, il biglietto più economico
per la finale del 2026, in programma al MetLife Stadium di New York, costerà
4.176 dollari (circa 3.560 euro). La categoria intermedia è fissata a 5.560
dollari (4.739 euro), mentre la categoria premium arriverà a 8.860 dollari
(7.552 euro). Per capirne la portata: nel Mondiale 2022 in Qatar, il tagliando
meno caro per la finale costava l’equivalente di 600 dollari, mentre oggi si
superano i 4000. Sette volte tanto. E non è tutto.
Analizzando l’intero percorso del torneo, dalla fase a gironi alla finale, il
pacchetto più economico per seguire la propria squadra potrà costare quasi 7.000
dollari, mentre quello più elevato arriverà a 16.400 dollari. In Qatar si andava
da 1.959 a 5.232 dollari: meno di un terzo. Come se non bastasse, non sono
previste riduzioni per bambini o famiglie, nonostante il Mondiale si svolga in
tre paesi in cui costi di viaggio e alloggio sono generalmente elevati. “A
peggiorare le cose”, denuncia FSE, “la categoria di prezzo più bassa non sarà
neppure accessibile alle associazioni dei tifosi più fedeli”, perché riservata
alla vendita generale che sarà soggetta a prezzi dinamici e dunque
potenzialmente ancora più alti.
Le reazioni dei tifosi non si sono fatte attendere. La Football Supporters’
Association inglese ha definito la strategia della FIFA “uno schiaffo in faccia
ai sostenitori”. Uno dei membri, Luke Buxton, ha parlato alla BBC di prezzi
“assolutamente scandalosi”, spiegando che la sua famiglia aveva programmato di
seguire la Nazionale inglese tra fase a gironi ed eliminazione diretta, ma ora
“non è sicuro di poter raggiungere nemmeno gli ottavi”. Lo scozzese John Wallan
teme che portare con sé i figli possa costare “tra le 15.000 e le 20.000
sterline”, una cifra che definisce “follemente spropositata”. Di fronte a questo
scenario, FSE ha deciso di fare un passo drastico: chiedere alla FIFA di
sospendere immediatamente la vendita dei biglietti e riconsiderare l’intero
impianto tariffario. Una richiesta che, al momento, non ha ricevuto risposta. E
chissà se la riceverà mai.
L'articolo Almeno 178 dollari per Scozia–Haiti, minimo 4mila per la finale: è
bufera per i prezzi folli dei biglietti per il Mondiale 2026 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Una partita di calcio per l’amore libero, disputata tra due Paesi in cui l’amore
tra persone dello stesso sesso è tutt’altro che libero. La scelta della Fifa di
designare Egitto-Iran come “Pride Match”, dedicato all’inclusività, dei prossimi
Mondiali di calcio in Nord America fa già discutere. La combinazione delle
sfidanti non va certo a favore della comunità Lgbtqia+, visto che sia in Egitto
sia in Iran l’omosessualità è perseguitata e criminalizzata. In Iran è punita
addirittura con la pena di morte.
L’iniziativa era stata programmata dalla Fifa prima del 5 dicembre scorso,
quando il sorteggio dei gironi ha decretato che sarebbero state l’Egitto e
l’Iran le due squadre ad affrontarsi in quella data. Il presidente della
Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha dichiarato che Teheran e Il Cairo
hanno sollevato delle obiezioni alla decisione della Fifa, definita come una
“mossa irrazionale che sostiene un certo gruppo”.
L’incontro è in programma il 26 giugno 2026 allo stadio Lumen Field di Seattle,
una data simbolica poiché si tratta della vigilia dell’anniversario dei moti di
Stonewall, avvenuti tra il 27 e il 28 giugno del 1969: la polizia di New York
irruppe in un bar di Manhattan frequentato da persone omosessuali, lo Stonewall
Inn, e arrestò alcuni presenti. Al blitz seguirono violenti scontri fra gruppi
di omosessuali e gli agenti.
L'articolo Mondiali, Egitto-Iran è il “Pride Match”. Ma in entrambi i Paesi
l’omosessualità è illegale proviene da Il Fatto Quotidiano.
La FIFA ha ufficializzato l’introduzione di una novità importante che riguarda
lo svolgimento delle partite dei Mondiali 2026 che si giocheranno tra Usa,
Canada e Messico a partire da giugno. Ci sarà infatti l’hydratation break,
ovvero una pausa di 3 minuti prevista al 22esimo minuto sia del primo che del
secondo tempo, utile ai giocatori per reidratarsi. Una novità voluta per
consentire ai calciatori di giocare nelle condizioni migliori possibili, visti i
vari calendari molto fitti e le temperature alte.
La conferma è arrivata da Manolo Zubiria, Chief Tournament Officer per gli Stati
Uniti per il Mondiale: “Per ogni partita, indipendentemente da dove si giochi,
dalla presenza di un tetto o dalla temperatura, ci sarà una pausa di tre minuti
per idratarsi. Saranno tre minuti dal fischio dell’inizio in entrambi i tempi.
Ovviamente, se si verifica un infortunio (interruzione) al 20° o 21° minuto e la
situazione persiste, la questione verrà affrontata sul posto con l’arbitro”.
Probabile dunque che ci sia elasticità sulla questione, con lo stop che potrà
quindi arrivare anche qualche minuto prima. Non è altro che un cooling break, ma
reso obbligatorio in tutte le partite e con una durata più lunga. Il cooling
break infatti veniva fatto solo in caso di temperature oltre i trenta gradi e
durava circa un minuto. Adesso invece a “tutela della salute dei calciatori”,
sarà uno stop obbligatorio.
L'articolo Mondiali 2026, la Fifa introduce l’hydration break: cosa è la novità
e cosa comporta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mister X 1 giocherà nel girone B del Mondiale 2026, composto da Canada, Svizzera
e Qatar: chiunque sia, non gli è andata male. Mister X 1 uscirà dalla vincitrice
dei playoff di qualificazione che opporranno Italia-Irlanda del Nord (semifinale
1 il 26 marzo a Bergamo) e Galles-Bosnia (semifinale 2), il 31 marzo la
finalissima. Si può tranquillamente affermare che gli spareggi europei saranno
più complicati della prima fase del mondiale, con tutto il rispetto nei
confronti di Canada e Qatar. Ha fatto un certo effetto ritrovare gli azzurri nel
ruolo di comparsa nel sorteggio andato in scena al Kennedy Centre di Washington
per comporre i dodici gironi eliminatori del torneo in programma la prossima
estate in Usa, Canada e Messico, il primo in assoluto a 48 squadre: questi siamo
dopo due eliminazioni di fila e questo ci meritiamo. La regia, perfida, ha
calcato la mano: quando è stata presentata la Norvegia, è stato riproposto un
gol di Erling Haaland agli azzurri, nell’1-4 di Milano. Se l’Italia riuscirà ad
evitare la vergogna della terza bocciatura consecutiva, debutterà a Toronto il
12 giugno, contro il Canada. A Toronto, hanno subito fatto festa nel Cafè
Diplomatico, punto d’incontro della Little Italy della città. Sognavano una
sfida contro gli azzurri e potrebbero essere accontentati, ma l’America, come
cantava Lucio Dalla, è ancora lontana. È dall’altra faccia della luna e agli
azzurri servono due partite per staccare il biglietto.
Il sorteggio, con uno show di due ore in mondovisione, è stato l’ennesimo spot
del presidente statunitense Donald Trump, omaggiato dall’omologo della Fifa
Gianni Infantino con la consegna del Premio per la Pace. Trump aspira al Nobel,
ma deve accontentarsi, per ora, del riconoscimento della Fifa. Nell’esercito dei
suoi adoratori c’è infatti, dai tempi del primo mandato di Donald alla Casa
Bianca, Infantino. I due presidenti governano in modo autoritario la nazione più
potente del mondo e l’istituzione sportiva più forte. Trump e Infantino si
piacciono, si stimano, hanno le cosiddette affinità elettive. Con il democratico
Joe Biden, le relazioni del grande capo della Fifa furono molto più blande.
Trump è stato la figura dominante di questo sorteggio: ai rappresentanti degli
altri due paesi organizzatori, la presidentessa messicana Claudia Sheinbaum e il
premier canadese Mark Carney, è toccato il ruolo di “spalla”. Con Canada e
Messico, il secondo mandato di Trump ha vissuto momenti critici, soprattutto
subito dopo l’insediamento di King Donald. Trump ha benedetto il sorteggio
lanciandosi in un autospot: “Il mondo ora è un posto più sicuro. Gli Stati Uniti
non se la passavano bene un anno fa. Ora siamo il paese più caldo. Con Infantino
abbiamo parlato di come salvare tanta gente dalle guerre. Conosco Gianni da
tanto tempo. Ha stabilito un record sulla vendita dei biglietti, un bell’omaggio
al gioco del calcio, che per noi resta il soccer. Sarà un evento mai visto, c’è
un entusiasmo fantastico”.
Con tante X sparse nei dodici gironi, non è facile avventurarsi in giudizi e
previsioni. Nei gruppi già al completo, è andata sicuramente bene alla Germania
di Julian Nagelsmann che affronterà Ecuador, Costa d’Avorio e Curaçao. Sorteggio
morbido per la Spagna: Uruguay, Arabia Saudita e Capo Verde gli avversari. Anche
i campioni in carica dell’Argentina non possono lamentarsi: Austria – al ritorno
dopo 28 anni -, Algeria e Giordania. L’Inghilterra di Tuchel, punteggio pieno e
zero gol subiti nelle eliminazioni, è capitata con Croazia, Ghana e Panama: un
cammino meno agevole rispetto ad altre “big”. La Francia ritrova il Senegal dopo
il ko nella gara del 2002 e sfiderà la Norvegia, mina vagante del torneo. Il
Brasile farà i conti con Marocco, Scozia e Haiti: con i giovani talenti che si
ritrova in attacco, Carlo Ancelotti non dovrebbe avere problemi. Anche il
Portogallo di Cristiano Ronaldo, avversari Colombia, Uzbekistan e una X, può
sorridere alla vita. La gara inaugurale, l’11 giugno 2026, sarà
Messico-Sudafrica: le due squadre si ritrovarono di fronte all’esordio del
mondiale 2010, ma a parti invertite. C’era Nelson Mandela a fare gli onori di
casa. Oggi c’è Donald Trump: sarà lui, il 19 luglio 2026, a consegnare la coppa
al vincitore. È davvero un altro mondo e sarà un altro mondiale, con la polizia
a caccia degli immigrati clandestini negli stadi.
L'articolo Mondiali, il sorteggio diventa l’omaggio di Infantino a Trump.
L’Italia per ora è una X: i play-off sono più tosti del futuro girone proviene
da Il Fatto Quotidiano.
L'articolo Sorteggio Mondiali 2026: la novità dei 12 gironi, i possibili
incroci. L’Italia per ora è un’incognita | La diretta proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Meno di 200 giorni (188 per essere precisi) e poi cominceranno i Mondiali di
calcio 2026 in programma dall’11 giugno al 19 luglio tra Usa, Canada e Messico.
Competizione alla quale l’Italia non è ancora certa di partecipare: gli azzurri
infatti sfideranno prima l’Irlanda del Nord in semifinale a Bergamo, poi Galles
o Bosnia nell’eventuale finale playoff per qualificarsi. Le qualificate dai
playoff sono state inserite in quarta fascia.
Intanto oggi, 5 dicembre, sono in programma i sorteggi dei gironi a Washington
Dc, in un evento in cui saranno presenti anche star della musica internazionale
(tra cui anche Andrea Bocelli) e Donald Trump. Al momento sono 42 le squadre già
certe di partecipare alla competizione in programma l’estate prossima.
MONDIALI 2026, IL REGOLAMENTO DEI GIRONI
Il sorteggio comincia con tutte le squadre del Pot 1 che saranno distribuite dal
Gruppo A al Gruppo L. Vengono poi estratti i Pot 2, 3 e 4, in quest’ordine. Nel
Pot 1, Canada, Messico e Stati Uniti, come paesi ospitanti, saranno identificati
con palline di colori diversi. Visto il calendario delle partite pubblicato il 4
febbraio 2024, al Messico è assegnata la posizione A1 (palla verde), al Canada
posizione B1 (palla rossa) e ali Usa la posizione D1 (palla blu). Le altre nove
squadre del Pot 1 sono identificate da nove palline dello stesso colore e sono
automaticamente assegnate alla posizione 1 nel gruppo in cui sono posizionate.
Per garantire l’equilibrio competitivo, si è optato per svolgere due sorteggi
separati fino alle semifinali del calendario delle partite. Per ottenere una
distribuzione equilibrata delle squadre, sono state applicate alcune restrizioni
al sorteggio per le prime quattro squadre del ranking Mondiale: la Spagna,
squadra migliore in classifica e Argentina, la seconda più alta, saranno
assegnate casualmente alle squadre opposte. Lo stesso principio si applicherà
alle squadre classificate terza e quarta (rispettivamente Francia e
Inghilterra).
Nei Pot 2, 3 e 4, la posizione delle squadre in ciascun gruppo sarà assegnata
secondo uno schema predefinito. In linea di principio, nessun gruppo avrà due
squadre della stessa confederazione, con l’unica eccezione della Uefa,
rappresentata da 16 squadre. Ogni gruppo avrà almeno una e al massimo due
squadre Uefa.
LE QUATTRO FASCE
Prima fascia
* Canada
* Messico
* Stati Uniti
* Spagna
* Argentina
* Francia
* Inghilterra
* Brasile
* Portogallo
* Olanda
* Belgio
* Germania
Seconda fascia
* Croazia
* Marocco
* Colombia
* Uruguay
* Svizzera
* Giappone
* Senegal
* Iran
* Corea del Sud
* Ecuador
* Austria
* Australia
Terza fascia
* Norvegia
* Panama
* Egitto
* Algeria
* Scozia
* Paraguay
* Tunisia
* Costa d’Avorio
* Uzbekistan
* Qatar
* Arabia Saudita
* Sudafrica
Quarta fascia
* Giordania
* Capo Verde
* Ghana
* Curaçao
* Haiti
* Nuova Zelanda
* Vincente playoff europeo percorso A (Italia/Irlanda del Nord/Galles/Bosnia ed
Erzegovina)
* Vincente playoff europeo percorso B (Ucraina/Svezia/Polonia/Albania)
* Vincente playoff europeo percorso C (Turchia/Romania/Slovacchia/Kosovo)
* Vincente playoff europeo percorso D (Danimarca/Macedonia del Nord/Repubblica
Ceca/Irlanda)
* Vincente Playoff Interzona 1 (Nuova Caledonia/Giamaica/Repubblica Democratica
del Congo)
* Vincente Playoff Interzona 2 (Bolivia/Suriname/Iraq)
SORTEGGIO GIRONI MONDIALI 2026: ORARIO E DOVE VEDERLO IN TV E STREAMING
Il sorteggio dei gironi dei Mondiali 2026 può essere seguito in diretta TV sui
canali di Sky Sport, ma anche in live-streaming su NOW, SkyGo, FIFA+ e il sito
ufficiale della FIFA. Anche Dazn trasmetterà l’evento in modalità gratuita.
L'articolo Mondiali 2026, è il giorno dei sorteggi dei gironi: orario,
regolamento ed eventuali avversarie dell’Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il nuovo Peace Prize – Football Unites the World, premio per la pace istituito
dalla Fifa per premiare “individui che hanno compiuto azioni eccezionali per la
pace, unendo le persone nel mondo” è finito nel mirino di Human Rights Watch,
organizzazione non governativa che denuncia opacità e mancanza di criteri
verificabili.
Le critiche arrivano a poco più di 24 ore dall’assegnazione del riconoscimento,
prevista per venerdì 5 dicembre – alle 18 italiane – durante i sorteggi dei
Mondiali 2026 al Kennedy Center di Washington DC. Riconoscimento che però sembra
già avere un netto favorito: Donald Trump, che sarà presente alla cerimonia.
“La procedura non è trasparente, non esiste una lista di candidati né una
giuria”, ha dichiarato la direttrice di Human Rights Watch, Minky Worden,
sottolineando che persino il Consiglio Fifa, organo di supervisione della
federazione, sarebbe all’oscuro dell’iniziativa.
Premio istituito da Gianni Infantino proprio poche settimane dopo l’esclusione
di Donald Trump dalla corsa al premio Nobel per la pace, nonostante le pressioni
esercitate da diversi leader mondiali e da lui stesso. La Fifa ha affermato che
il premio consegnato quest’anno dallo stesso Infantino, verrà conferito
annualmente “a nome dei tifosi di tutto il mondo”.
Nel corso dell’evento ci sarà anche Andrea Bocelli, che si esibirà e condividerà
il palco con star mondiali come Robbie Williams, Nicole Scherzinger e i Village
People, mentre la serata sarà condotta da volti internazionali dello spettacolo
quali Heidi Klum, Kevin Hart e l’attore e produttore Danny Ramirez.
Dubbi e timori sono stati espressi anche da Reporters Without Borders, che teme
ripercussioni sui media internazionali durante i Mondiali: secondo
l’organizzazione, i rigidi controlli alle frontiere statunitensi potrebbero
impedire ai giornalisti l’ingresso nel Paese durante il torneo, anche per motivi
banali come un post sui social non gradito all’amministrazione.
Worden ha infine ricordato come, dall’insediamento di Trump, “il mondo non
sembri più il benvenuto” negli Stati Uniti: secondo dati governativi analizzati
da Human Rights Watch, tra il 20 gennaio e il 15 ottobre almeno 92mila persone
sarebbero state arrestate nelle città americane che ospiteranno i Mondiali.
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l’ong asfalta il premio Fifa per la pace fatto su misura per Trump proviene da
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