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Abbonati al Fatto, NO? Oggi più che mai, è il momento giusto per sostenerci: un anno a un prezzo speciale
Ci sono momenti in cui la partecipazione fa la differenza. E questo è uno di quelli. In questi giorni lo abbiamo visto chiaramente: quando le persone scelgono di esserci, il loro contributo conta davvero. La vittoria schiacciante del No al referendum sulla Giustizia ne è una dimostrazione palese. Gl’italiani hanno salvato la Costituzione dall’ennesimo tentativo di ristrutturazione autoritaria, recandosi in massa alle urne. La riforma targata Carlo Nordio, che avrebbe separato le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti e avrebbe sdoppiato il Csm e creato un’Alta corte chiamata a giudicare i giudici, sarebbe stata usata da questo governo e da questa maggioranza come grimaldello per una serie di altre leggi devastanti. Insieme li abbiamo fermati. Il Fatto Quotidiano è stato in prima linea dal primo giorno: con i nostri articoli, le nostre interviste e i nostri approfondimenti, ci siamo da subito schierati contro il tentativo maldestro e poco democratico di cambiare sette articoli della nostra Costituzione: il “capolavoro” dei padri costituenti, come lo ha definito il direttore, Marco Travaglio. Abbiamo accompagnato i lettori nella comprensione di una riforma così tecnica, abbiamo ascoltato le voci dei più autorevoli magistrati, abbiamo dedicato un’intera settimana agli incontri di persona con la nostra comunità. Ancora una volta, il nostro giornale ha fatto la differenza, distinguendosi come unico nel panorama italiano in questa battaglia di legalità e di democrazia. Da sempre Il Fatto Quotidiano è un giornale costruito insieme ai suoi lettori. Ed è grazie a chi decide di sostenerlo che può continuare a crescere, ogni giorno. Per questo, dal 24 marzo al 7 aprile, puoi abbonarti con un’offerta speciale: 99,99€. Un anno del nostro giornale, ogni giorno con te. L’abbonamento include: il quotidiano in PDF ogni mattina, su app, smartphone, PC e tablet; l’accesso al sito senza pubblicità; l’accesso all’archivio completo; TvLoft, con documentari, programmi esclusivi e format come La Confessione, Accordi & Disaccordi e molti altri. Scopri qui l’offerta L'articolo Abbonati al Fatto, NO? Oggi più che mai, è il momento giusto per sostenerci: un anno a un prezzo speciale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, l’ultimo incontro de “La Costituzione è nostra”: la serata con la comunità de il Fatto Quotidiano
Ultimo appuntamento con Marco Travaglio e tutta la redazione del Fatto per “la settimana del No”: da lunedì a venerdì, quattro incontri e una grande serata-evento per ribadire insieme le nostre ragioni del NO. Un’occasione per informarsi e confrontarsi con i nostri giornalisti, tanti dei magistrati che ci hanno accompagnato nell’impegno nella campagna referendaria di questi ultimi mesi e ospiti che animeranno il dibattito. Dopo Davigo, Scarpinato, Gratteri e la serata con artisti e intellettuali e la redazione del Fatto, si conclude con l’ultimo appunto con la comunità de il Fatto Quotidiano. Sostieni il giornalismo libero senza padroni. Abbonati al Fatto Quotidiano L'articolo Referendum, l’ultimo incontro de “La Costituzione è nostra”: la serata con la comunità de il Fatto Quotidiano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum Giustizia
Settimana del No
Dissento col Fatto! Che virtù c’è nel rinunciare a qualcosa cui si ha diritto?
Non abbiamo tutti le stesse idee e gli stessi pregiudizi, qui nella ridotta del Fatto quotidiano: e meno male. Né, di conseguenza, gli stessi sensi di colpa. L’altro giorno Seif, la società editrice del Fatto, ha comunicato ai lettori d’aver chiesto il contributo straordinario all’editoria (10 centesimi per ogni copia venduta) per garantire la continuità aziendale, sostenere la transizione digitale in corso e prevenire eventuali situazioni di rischio. Non c’è nulla di male: nel 2022 il governo introdusse il contributo per aiutare i giornali a fronteggiare l’emergenza dei costi industriali (aumento del prezzo della carta, della stampa e dell’energia). Come i fondi destinati ai giornali di cooperative, minoranze linguistiche, ecc.; e le agevolazioni strutturali (Iva ridotta e tariffe postali scontate, che il Fatto già utilizza); anche il credito d’imposta di 10 centesimi è una politica di sostegno all’ecosistema dell’informazione. Il mercato, da solo, non garantirebbe la sopravvivenza di molte realtà culturali: il sostegno all’editoria, come quello alla radio, al teatro, alle arti e ai musei, è uno dei modi con cui una democrazia garantisce il pluralismo della cultura. La Francia, per aiutare il giornalismo, spende ogni anno 800 milioni in aiuti diretti, agevolazioni fiscali, sostegno alla distribuzione e alla transizione digitale; l’Italia, circa 300: soldi ben spesi, a differenza di quelli scialati in armamenti. Ma Seif, “ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto Quotidiano non percepire finanziamenti pubblici”, precisa che il contributo chiesto non è stato percepito; e che l’intenzione di Seif, “qualora il trend positivo che stiamo registrando nel primo trimestre e il sostegno dei nostri lettori e dei nostri abbonati proseguano”, è di non percepirlo: “Faremo di tutto perché sia così”. Marco Travaglio ha spiegato il motivo: non vuole che il Fatto sia pagato anche da chi il Fatto non lo legge. Su questo principio mi permetto di dissentire. Si pagano le tasse per gli ospedali del sistema sanitario anche se si è in perfetta salute; chi non ha figli paga comunque la scuola pubblica. Come sanità e istruzione, anche la cultura è un diritto fondamentale; e un’informazione pluralista sappiamo tutti quanto rilevi per il buon funzionamento del dibattito democratico, che non può essere lasciato in balia dei Cerno, dei Sallusti e dei Molinari. Il sostegno pubblico ai giornali non è né un delitto né un privilegio, ma uno strumento di equilibrio: serve a garantire pluralismo e indipendenza in un mercato dominato da industriali e palazzinari, permettendo ai cittadini di avere un’informazione libera e critica. Non vedo insomma cosa ci sia di male a percepire i finanziamenti pubblici alla stampa che tutelano quel bene collettivo. L’ideologia liberista secondo cui deve essere sempre il mercato a scremare tutto (il mercato come principale meccanismo di allocazione delle risorse) lasciamola ai darwinisti sociali del Foglio, che però il loro milioncino governativo lo prendono eccome. La premessa “solo chi legge il Fatto deve pagare il Fatto” è sbagliata; quindi lo è anche la conclusione (non vogliamo percepire finanziamenti pubblici, e ci scusiamo in anticipo se giocoforza li prenderemo). “Solo chi legge il Fatto deve pagare il Fatto” è una scelta identitaria, lo capisco: ma è una forma di purismo, non diversa da quella degli slogan grillini “uno vale uno” e “non più di due mandati”. Il purismo preferisce ignorare contesto e conseguenze anche quando la realtà ti chiede il conto; ma che virtù c’è nel rinunciare a qualcosa cui si ha diritto? Dati i tempi, mi pare masochismo. Usufruisci dunque dei crediti d’imposta senza rimorsi, cara Seif: non sono più compromettenti dei paginoni di pubblicità ai programmi di Canale 5 comparsi sul Fatto qualche settimane fa. (Vederli è stata una coltellata: se c’è una lue italiana è il berlusconismo; poi mi sono ricordato che anche al manifesto era benvenuto l’ossigeno della pubblicità Fiat: e lì il placet era di Pintor. O vogliamo forse credere che dopo quelle pubblicità il Fatto diventerà berlusconiano? E dunque filo-governativo dopo i crediti d’imposta? È ridicolo anche solo pensarlo). Essere giornalisti migliori o peggiori non dipende dai crediti d’imposta. Ti resta qualche ultimo scrupolo, cara Seif? Chiedi cosa ne pensano gli abbonati. Con Conte ha funzionato. L'articolo Dissento col Fatto! Che virtù c’è nel rinunciare a qualcosa cui si ha diritto? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Contributi Editoria
Seif e il contributo straordinario all’editoria per la stampa dei giornali
La Società Editoriale Il Fatto comunica che nel dicembre scorso, in presenza del decreto che prevede un contributo straordinario all’editoria per la stampa dei giornali cartacei nella misura di 10 centesimi per ogni copia venduta, ha presentato la domanda. SEIF è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto quotidiano non percepire finanziamenti pubblici. Ma, data la crisi del mercato editoriale e il momento congiunturale molto difficile, l’amministratore delegato, per le responsabilità che gli competono, ha ritenuto di predisporre la domanda entro la scadenza per garantire la continuità aziendale, supportare la transizione digitale in corso e prevenire eventuali situazioni di rischio. Con la presente nota, intende però precisare che il contributo assegnato dal decreto del 9 marzo scorso non è stato percepito e che l’intenzione della Società Editoriale Il Fatto, qualora il trend positivo che stiamo registrando nel primo trimestre e il sostegno dei nostri lettori e dei nostri abbonati proseguano, rimane quella di non percepirlo. E faremo di tutto perché sia così. L'articolo Seif e il contributo straordinario all’editoria per la stampa dei giornali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Fatti quotidiani
Crosetto contro i colleghi Lillo e Pacelli: il comunicato dei Cdr de Il Fatto Quotidiano e Ilfattoquotidiano.it
Al ministero della Difesa non sono piaciuti gli articoli dei nostri colleghi Marco Lillo e Valeria Pacelli su una vicenda di estremo interesse pubblico come la cessione di Nave Garibaldi al governo indonesiano e le domande sul viaggio del ministro Crosetto a Dubai. Se la critica è sempre legittima, sono invece inaccettabili i toni e i contenuti della replica del ministero che insulta Lillo. Un giornalista che chiede informazioni al ministero e al ministro non mostra “accanimento” e non fa “azioni disturbatorie”, ma solo il suo lavoro, per rispetto dei lettori ma soprattutto a tutela degli interessati. Invece di minacciare azioni legali, il ministero farebbe bene a rispondere alle domande, cosa che eviterebbe poi di emanare sprezzanti repliche a mezzo stampa che non smentiscono gli articoli. Possiamo rassicurare il ministero: non ci faremo intimidire. Ai nostri colleghi va tutta la solidarietà dei comitati di redazione de Il Fatto Quotidiano e de ilfattoquotidiano.it. L'articolo Crosetto contro i colleghi Lillo e Pacelli: il comunicato dei Cdr de Il Fatto Quotidiano e Ilfattoquotidiano.it proviene da Il Fatto Quotidiano.
Guido Crosetto
Il Fatto Quotidiano
Fatti quotidiani
Referendum, sul Fatto del 7 marzo il forum con i pm Curcio, Tescaroli e Nitti
Quarto appuntamento dei forum sulla riforma Nordio con la redazione del Fatto Quotidiano e ilfattoquotidiano.it: “Perché No – speciale referendum”. Questa volta i nostri ospiti sono stati il procuratore di Catania Francesco Curcio, il procuratore di Prato Luca Tescaroli e il procuratore di Trani Renato Nitti, che hanno risposto alle domande della vicedirettrice Maddalena Oliva, del vicedirettore Marco Lillo e dei giornalisti della redazione. Tra i temi trattati il rapporto tra polizia giudiziaria e pubblico ministero, l’effetto della riforma sulle indagini di mafia e i rapporti tra politica e magistratura. Sul Fatto di sabato 7 marzo trovate il racconto di questo quarto appuntamento, e sul fattoquotidiano.it le clip video dei momenti più salienti dell’intervista. Ai forum precedenti hanno partecipato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, gli ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo e i procuratori di Lodi Laura Pedio, di Bergamo Maurizio Romanelli e di Bari Roberto Rossi. L'articolo Referendum, sul Fatto del 7 marzo il forum con i pm Curcio, Tescaroli e Nitti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
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Referendum Giustizia
“La riforma Nordio piacerebbe a mio padre”: l’intervista al Fatto di Gelli jr diventa un caso. M5s: “Progetto pericoloso”. Pd: “Il governo chiarisca”
Diventa un caso politico l'”endorsement postumo” di Licio Gelli alla riforma della magistratura, arrivato per bocca del figlio Maurizio in un’intervista al Fatto. Gelli junior, che vive in Nicaragua e ha intrapreso la carriera diplomatica, assicura che il fondatore della loggia P2 “avrebbe avuto un’opinione molto favorevole” della separazione delle carriere di giudici e pm, già oggetto del suo Piano di rinascita democratica: “Il fatto che oggi sia al centro di un referendum”, afferma, “rispecchia la lungimiranza di mio padre2. Più in generale, Maurizio Gelli riconosce che il governo Meloni sta portando avanti molte delle idee di suo padre, dai test psicoattitudinali per i magistrati al presidenzialismo. E ironizza: “Mi chiedo cosa ne penserebbe un avvocato specializzato in proprietà intellettuale”. Parole che non passano inosservate all’opposizione, da cui arrivano reazioni indignate. “Oggi sul Fatto Quotidiano il figlio di Licio Gelli offre una delle dichiarazioni politiche più limpide degli ultimi tempi: la riforma di Meloni e Nordio sta dando forma al piano di suo padre, Licio Gelli, il capo della P2″, commenta in una nota il neo-capogruppo M5s al Senato Luca Pirondini. “Parliamo di quella organizzazione eversiva i cui vertici – come sancito dalla Corte di Assise di Bologna – furono tra gli organizzatori e finanziatori della strage di Bologna. La P2 aveva messo nero su bianco il Piano di rinascita democratica: un riassetto dei poteri che colpiva al cuore l’autonomia della magistratura. Non per garantire il giusto processo, ma perché la disarticolazione della magistratura era individuata come il cavallo di Troia per riportare l’ordine giudiziario sotto l’influenza politica, come ricorda la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2. Oggi la riforma promossa da Giorgia Meloni e Carlo Nordio ripropone in maniera chiara quell’impianto, un progetto pericoloso che viene da molto lontano”, afferma. Chiama in causa il governo invece Andrea De Maria, deputato emiliano del Pd: “Leggiamo oggi l’intervista di Maurizio Gelli, figlio di Licio Gelli, che rivendica la “lungimiranza” del padre per avere proposto la separazione delle carriere dei giudici e che apprezza l’operato del ministro Nordio. Cosa ha rappresentato la P2 nella storia d’Italia è noto: basta leggere le sentenze definitive sulla strage del 2 agosto. Lo avevo già chiesto in una mia interrogazione parlamentare e lo ribadisco oggi: il ministro Nordio e le forze politiche di governo dicano parole chiare sulla loggia P2 e si dissocino in modo netto da riferimenti di questo genere”. Qualche mese fa, interpellato sulla presenza della separazione delle carriere nel piano della P2, il ministro della Giustizia aveva risposto così: “Posso dire che se l’interpretazione o meglio l’opinione del signor Licio Gelli era un’opinione giusta, non si vede perché non si dovrebbe seguire perché l’ha detto lui. Le verità non dipendono da chi le proclama, ma dall’oggettività che rappresentano”. L'articolo “La riforma Nordio piacerebbe a mio padre”: l’intervista al Fatto di Gelli jr diventa un caso. M5s: “Progetto pericoloso”. Pd: “Il governo chiarisca” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Governo Meloni
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Licio Gelli
“Sosteneteci e potremo continuare a fare informazione indipendente”: l’invito di Peter Gomez ad abbonarsi al Fatto Quotidiano con l’offerta esclusiva a metà prezzo
Abbiamo bisogno di fare di più. Per restare liberi, senza padroni e senza finanziamenti pubblici, abbiamo bisogno del vostro sostegno. Vogliamo crescere non solo per esserci domani, ma per continuare a raccontare quello che altri scelgono di non dire. Non è una svendita: è un modo per venirvi incontro. Fino al 22 febbraio potete avere un anno di abbonamento digitale a un prezzo agevolato e aiutarci a difendere un’informazione indipendente. L'articolo “Sosteneteci e potremo continuare a fare informazione indipendente”: l’invito di Peter Gomez ad abbonarsi al Fatto Quotidiano con l’offerta esclusiva a metà prezzo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Difendiamo il diritto al dissenso. Insieme”: Marco Travaglio invita i lettori ad abbonarsi a il Fatto Quotidiano ad un prezzo speciale
Come sapete stiamo attraversando una fase di grande cambiamento e anche di grande difficoltà per il nostro lavoro, quello dell’informazione. Le abitudini della lettura cambiano, le edicole purtroppo chiudono, la gente si rifornisce di notizie “mordi e fuggi“ . Ogni copia che si perde in edicola ne richiede quattro o cinque in abbonamento digitale. Questo incide ovviamente sui bilanci dei giornali, anche di quelli che vanno molto bene come il nostro e che sono in continua espansione. Dobbiamo espanderci, allargare la nostra comunità ancora di più. Il 2026 sarà fondamentale. Sarebbe magnifico riuscire ad arrivare entro la fine dell’anno ad avvicinarsi ai 100.000 abbonati digitali. Ci stiamo provando passo per passo e quindi abbiamo in questa fase di battaglia, perché siamo in battaglia per il No al referendum, per la difesa della Costituzione, per la difesa delle garanzie dei cittadini contro le norme liberticide tipo decreto sicurezza, scudi penali, fermi preventivi. Il diritto al dissenso non è mai stato messo in discussione come in questo momento. Pensate al dissenso sulla versione mainstream della guerra in Ucraina, sulla copertura dello sterminio da parte di Israele a danno dei palestinesi a Gaza, sul doppiopesismo dell’Occidente rispetto ad aggressioni come quelle inflitte dagli americani e dei loro alleati prima all’Iran e poi al Venezuela. Persino professori universitari di grande prestigio e reputazione come Alessandro Barbero, Luciano Canfora, Angelo d’Orsi hanno problemi ad esprimersi liberamente. Sale, teatri e convegni che spariscono su richiesta di politici che si dicono liberali e che invece sono censori. Insomma sono le nostre battaglie che continuiamo a combattere a testa alta, a mani nude, e naturalmente ci servono i mezzi che potremmo chiedere al governo, allineandoci alla lunga fila di giornali sovvenzionati. E invece noi vogliamo rivolgerci a voi che siete i nostri padroni e vorremmo avere più padroni tra i lettori. E quindi, dato che il periodo è anche economicamente difficile, visto che i prezzi aumentano ma i salari nel loro potere d’acquisto diminuiscono, abbiamo pensato di venirvi incontro con un’altra finestra, come quelle che ogni tanto fissiamo nel corso dell’anno, che parte dal 9 febbraio e che arriva fino al 22 febbraio per dare la possibilità a chi si vuole abbonare al Fatto Quotidiano di poterlo fare al prezzo conveniente di 99,99 euro per un anno, al posto di 189,99 euro. Questo abbonamento vi darà la possibilità di leggere il quotidiano in pdf ogni mattina sul vostro dispositivo preferito, la navigazione de ilfattoquotidiano.it senza pubblicità, l’accesso all’archivio completo del Fatto Quotidiano, da quando siamo nati nel 2009, e la visione della nostra piattaforma televisiva TvLoft con tutti i suoi documentari, programmi esclusivi, format come Accordi & Disaccordi, La Confessione di Peter Gomez e tanto altro. Il nostro slogan questa volta è “se il giornalismo è libero il cittadino è sovrano”. Ecco, la sovranità non è un concetto astratto. In tempi in cui si vaneggia e si sproloquia di sovranismo, si è sovrani soltanto se si è informati e si è liberi soltanto sia se si ha tutto il ventaglio delle possibili scelte. Per questo lavoro di informazione ci servono i mezzi e noi i mezzi li chiediamo a voi cittadini. Ecco, ci servono cittadini che stiano alle nostre spalle e che ci supportino e che beneficino anche delle nostre battaglie, partecipando insieme a noi nel combatterle con un’arma che non ha mai fatto male a nessuno: l’abbonamento. Se vorrete darci una mano avete la possibilità di farlo fino al 22 febbraio. Vi ringrazio e combattiamo insieme. L'articolo “Difendiamo il diritto al dissenso. Insieme”: Marco Travaglio invita i lettori ad abbonarsi a il Fatto Quotidiano ad un prezzo speciale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Marco Travaglio
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Buon anno dal Fatto! Siamo un giornale libero grazie a voi lettori
Care navigatrici, cari navigatori, in un periodo difficile per l’editoria, per la libertà di stampa e di parola c’è un modo semplice per misurare la salute di un giornale: capire quanta parte del suo destino dipende dai lettori e quanta dai poteri che dovrebbe controllare. Per questo oggi ci sentiamo in dovere di iniziare questa lettera di fine anno con un ringraziamento, anzi con un “grazie di cuore”. Perché anche nel 2025 il nostro destino è dipeso soltanto da voi. A dirlo sono i fatti e non le opinioni. I 41mila abbonati al giornale digitale, gli oltre 20mila sostenitori, i 2 milioni e 31mila utenti unici che ogni giorno navigano il sito fanno del nostro quotidiano il terzo giornale più letto in Italia nella versione digitale e sull’online. Mentre i 16mila lettori in edicola sommati a quelli in digitale, ci classificano quinti per numero complessivo di copie vendute. È un dato importante, perché dimostra quanti cittadini ancora oggi non vogliano piegarsi a un’informazione sempre più omologata: quando partimmo, oltre 16 anni fa, non eravamo neppure nella Top Ten. Ma purtroppo è un dato ancora insufficiente per garantire un futuro sereno alla nostra comunità. Per questo vi rinnoviamo il nostro invito ad abbonarvi. Solo un giornale finanziariamente forte sarà in grado di affrontare a testa alta le tante sfide che ci attendono. Per poter restare una voce libera e controcorrente abbiamo avviato una profonda riorganizzazione del nostro modo di lavorare incrementando, grazie all’impegno profuso dalle redazioni di Milano e Roma, il numero di contenuti di qualità che a ogni ora del giorno e della notte vi arrivano online. Stiamo investendo sui nostri canali YouTube, sulla sezione podcast e sulle newsletter. Stiamo potenziando su ilfattoquotidiano.it le nostre sezioni storiche e i nostri canali verticali: da FqMagazine a Salute, da Sport fino a Motori. Lo facciamo per entrare in contatto con un pubblico diverso che si appassioni al Fatto e per mantenere alti gli introiti della pubblicità indispensabili per far crescere la nostra testata. Stiamo insomma cercando di creare un sistema che possa raggiungere con le nostre notizie, le nostre esclusive, le nostre inchieste e analisi il maggior numero di persone possibile. Vogliamo allargare ancora la nostra comunità. Dimostrando che essere buoni o cattivi giornalisti non dipende dal mezzo che usiamo per informare, ma solo da cosa scegliamo di raccontare. Come ha sempre fatto Mauro Del Corno, il collega e amico che ci ha lasciati nel 2025 e che oggi ci manca sempre più. Farlo in questo momento è particolarmente importante. L’informazione sulla guerra in Ucraina è uniformata a un delirio bellicista allergico alla pace, che per molti versi ricorda quello precedente alla Prima guerra mondiale; la quasi totalità dei governi occidentali (e dei paesi arabi) non vuole muovere un dito per tentare di fermare gli orrori che Israele continua a perpetrare a Gaza e in Cisgiordania; in Italia il governo, con la complicità delle classi dirigenti e di gran parte dell’ “informazione”, smantella uno dopo l’altro ogni controllo di legalità. Dopo aver abolito l’abuso d’ufficio, limitato le intercettazioni, ridotto al lumicino la possibilità di pubblicare atti giudiziari e depotenziato la Corte dei Conti, ci ha regalato una legge costituzionale – che per fortuna potremo bocciare al referendum – per separare le carriere togate, sdoppiare il Csm e affidare i giudizi disciplinari a un altro carrozzone detto “Alta Corte”: non una riforma, ma una vendetta contro la magistratura. Avere un giornale come il Fatto che, con tutti i suoi limiti ed errori, continua a fare il cane da guardia del potere è importante non solo per noi che vi scriviamo e per voi che ci leggete, ma per la democrazia. In questi anni, in nome di principi in teoria giusti e condivisibili (la lotta all’antisemitismo, alla disinformazione e alle fake news) si sono moltiplicati in Europa e in Italia norme e disegni di legge per imporre censure e bavagli. Da questo punto di vista, nella speranza che il 2026, ci porti finalmente la pace, una cosa dobbiamo purtroppo dirla: Putin ha già vinto, perché in materia di libertà di parola e di stampa, ha reso le nostre democrazie sempre più simili alle autocrazie. Che Europa è quella che sanziona l’analista svizzero Jacques Baud perché ritenuto responsabile di disinformazione sulla guerra? Davvero si può pensare che in democrazia un organismo politico possa perseguire, senza un regolare processo, un cittadino per quello che pensa, dice o scrive? Lo stesso vale per tutti i tentativi di censura, riusciti o comunque tentati, a cominciare da quelli contro Francesca Albanese. Ecco, il Fatto Quotidiano, in un mondo di liberali alle vongole resta fedele alla celebre frase da molti erroneamente attribuita a Voltaire. “Non condivido una parola di quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”. Anche questo crediamo sia un buon motivo per abbonarsi al Fatto. Se vi abbonate, state dicendo una cosa semplice: che non volete un’informazione addomesticata; che non volete un Paese in cui la verità dipende dalla convenienza; che non volete una democrazia che chiude gli spazi e la bocca a chi critica e dissente. Noi, da parte nostra, faremo l’unica cosa che sappiamo fare: continuare a raccontare fatti, documenti, responsabilità. Continuare a dare fastidio quando serve. Continuare a non confondere la prudenza col silenzio. A chi già ci sostiene, quindi, diciamo grazie: non è una gratitudine retorica e cerimoniale, ma la consapevolezza che questo giornale lo state costruendo voi. A chi ci legge e basta, diciamo solo questo: se questa voce vi serve, se vi è utile un giornale che non chiede il permesso ai superiori, difendetelo e abbonatevi. Buon anno a tutti dal Fatto Quotidiano! Peter Gomez e Marco Travaglio L'articolo Buon anno dal Fatto! Siamo un giornale libero grazie a voi lettori proviene da Il Fatto Quotidiano.
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