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Fuochi d’artificio davanti al carcere per festeggiare il compleanno del detenuto: quattro fogli di via a Cremona – Video
Hanno festeggiato il compleanno di un detenuto lanciando fuochi d’artificio davanti al carcere, come si vede nel video diffuso dalla questura di Cremona. Per questo motivo il questore Carlo Ambra ha emesso quattro fogli di via obbligatori, con divieto di ritorno per due anni, nei confronti di due cittadini albanesi e due italiani di età compresa tra i 19 e i 28 anni. I quattro giovani, tutti residenti fuori città e con precedenti penali tra i quali rissa, rapina, minacce, lesioni, danneggiamento e spaccio di stupefacenti, si erano recati davanti alla casa circondariale cittadina per festeggiare il compleanno di un amico detenuto. Si tratta di uomo con un “curriculum” non indifferente: ha precedenti per porto di oggetti atti a offendere e resistenza a pubblico ufficiale, oltre a essere già colpito da un provvedimento Dacur (divieto d’accesso alle aree urbane). Durante il singolare omaggio, il gruppo ha acceso diverse batterie di fuochi pirotecnici di fronte alla struttura di Ca’ del Ferro, tuttavia l’immediato intervento delle volanti della questura ha permesso di identificare i responsabili in pochissimo tempo. In considerazione della loro pericolosità sociale e dei precedenti, il questore ha applicato le misure di prevenzione per allontanarli dal territorio comunale. L'articolo Fuochi d’artificio davanti al carcere per festeggiare il compleanno del detenuto: quattro fogli di via a Cremona – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Cremona
Matteo Pizi e il Bosco delle api a Cremona: “Un ambiente protetto per gli insetti, ma anche per gli studenti sospesi”
Non volantini per strada, non azioni contro i grandi inquinatori. Per Matteo Pizzi, giovane educatore professionale residente a Cremona, l’attivismo ha preso il volto di un bosco da curare ogni giorno perché le api possano trovarvi ristoro. “Sono affiliato a Greenpeace Italia dal 2019, abbiamo fondato un gruppo locale perché a Cremona non c’era”, spiega. “Dopo la pandemia, purtroppo, abbiamo perso alcune persone per causa lavorative o familiari, così abbiamo deciso di dedicarci al Bosco delle Api, insieme alla cooperativa sociale per cui lavoro e che offre servizi per la disabilità. Matteo e il suo gruppo ottengono un terreno in comodato d’uso dal Comune e cominciano a lavorarci, con l’aiuto di un tecnico agronomo. “L’idea è stata quella di ricreare in una dimensione più piccola, circa mezzo ettaro, un bosco con tutti i suoi sottolivelli favorendo quelle essenze utili agli insetti impollinatori come le api”, racconta l’educatore. “Oltre alle siepi, ci sono anche due macro-zone, un frutteto dove ci sono alberi di ciliegia, mela, melograni, e una zona più boschiva con piante ad alto fusto. Poi ci sono delle radure, con arbusti, piante aromatiche, insomma è una sorta di bosco-giardino”. Il Bosco delle Api è spazio di salvaguardia della biodiversità anche per altri insetti. Ma è anche un luogo didattico, con attività delle scuole, e soprattutto uno spazio per i cittadini, dove poter svagarsi e divertirsi. Il 17 maggio il gruppo organizza un evento pubblico, e il bosco viene “allestito” per l’occasione. Non solo: “Quest’anno, attraverso il bando ministeriale, abbiamo ottenuto la possibilità di accogliere gli studenti sospesi a scuola, così invece che stare a casa vengono a fare attività educative di recupero: insomma, abbiamo ottenuto il riconoscimento di questo luogo come luogo educativo”. Il lavoro è maggiore di quanto non appaia”. Il bosco è molto impegnativo a livello di tempo, le piante hanno bisogno di cura, in inverno c’è il riposo vegetativo, ma si progetta l’anno successivo; in primavera c’è la stagione del risveglio e bisognerà tagliare frequentemente le piante, sostituire quelle che non hanno passato bene l’inverno”, spiega Matteo. Per fortuna, il bosco è adiacente alla cooperativa dove lavora, “così faccio sempre un giro per vedere le piante come stanno, d’altronde è un posto piacevole da frequentare, ricco anche di insetti. Presto metteremo anche delle panchine, perché questo luogo è anche uno luogo sociale e di aggregazione”. Come si finanzia il bosco? Attraverso donazioni, sia in piante che in denaro, dando un contributo ad Greenpeace, perché il progetto fa parte della campagna “Salviamo le api” . Oppure facendo una donazione alla cooperativa, magari per finanziare direttamente un attrezzo o un albero da piantare. Matteo si dice soddisfatto. “Non facciamo più azioni in piazza, lavorando è complicato, ma volevo comunque fare qualcosa, in questa Pianura Padana inquinata, dare il mio contributo per salvare la natura. E sono contento di farlo con Greenpeace, che porta avanti i valori in cui credo: ovvero sia la salvaguardia del Paese che i diritti umani. Due aspetti sempre profondamente legati tra loro”. L'articolo Matteo Pizi e il Bosco delle api a Cremona: “Un ambiente protetto per gli insetti, ma anche per gli studenti sospesi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Virtus Roma torna in Serie A, Doncic e Nowitzki nella cordata con vista Nba Europe: acquistato il titolo dalla Vanoli Cremona
È tutto pronto per il ritorno nel massimo campionato della Virtus Roma. Da una parte c’è già la firma, nero su bianco, di un preaccordo per l’acquisto del titolo sportivo della Vanoli Cremona. Dall’altra avanza una cordata a stelle e strisce – sempre più definita – in cui compaiono tra gli altri la stella Nba, Luka Doncic, e l’ex campione tedesco Dirk Nowitzki. L’obiettivo è l’iscrizione alla prossima stagione, 2026/2027, per poi approdare nel tanto discusso progetto della Nba Europe. È almeno da metà novembre che tra i più informati – agenti dei giocatori compresi – è iniziata a circolare la notizia secondo cui il presidente Aldo Vanoli avrebbe ceduto il titolo. Direzione: Roma. Voci smentite, qualche settimana dopo, dal general manager lombardo Andrea Conti. Va da sé che, con campionato appena incominciato e salvezza ancora da raggiungere, lasciar correre le indiscrezioni sarebbe stato piuttosto pericoloso. Ma ora con dieci punti di margine sull’ultima in classifica, Treviso, ecco che è più facile parlarne. Lo ha fatto stamattina in edicola La Gazzetta dello Sport, citando alcuni significativi dettagli. Tanto per cominciare, a capo dell’operazione c’è Donnie Nelson, all’anagrafe Donn Charles Nelson, ex amministratore delegato dei Dallas Mavericks e figlio della leggenda Don Nelson (secondo allenatore con più vittorie nella storia Nba, dietro solo a Gregg Popovich). L’asse Mavericks-Roma però non finisce qui, perché tra i soci del gruppo spunta il nome di Nowitzki, scelto proprio da Nelson jr e che con la squadra di Dallas ha vinto un anello e per due volte il titolo di Mvp (sia nella stagione regolare sia nelle finali). E ancora: accanto a Wunder Dirk c’è anche il nome di Doncic, il fenomeno sloveno che ha debuttato Oltreoceano proprio coi Mavericks. Tra i volti di “casa”, col ruolo di referente italiano, c’è il mai dimenticato, specialmente dalle parti di Siena e Reggio Emilia, Rimantas Kaukenas, che con la Mens Sana vinse un po’ tutto dal 2006 al 2011, cinque scudetti (uno poi revocato) compresi. L’ex guardia-ala lituana, oggi 48 anni, è l’attuale presidente della squadra di Vilnius, i BC Wolves. Come detto, l’orizzonte imminente è portare la Virtus Roma ai nastri di partenza del prossimo campionato. Il che significa cominciare con l’iter per l’iscrizione a partire, di fatto, da giugno. La casa della squadra, al momento, sarà il PalaEur, dove tornò a giocare a sorpresa poco prima del ritiro dalla Serie A, nel 2020, l’anno del Covid. Il sogno nel cassetto, in ottica Nba Europe, è trasferirsi al Foro Italico, che potrà garantire più di 13mila posti a sedere. Va detto che resta da capire se, nel caso, la città risponderà presente e accorrerà a seguire la squadra. Attualmente, infatti, bisogna scendere in B Nazionale per trovare due squadre romane, la stessa Virtus Roma e la Luiss Roma, che fino a pochi anni fa militava in A2. Sia come sia, la città lombarda si troverà senza la società più blasonata (16 presenze nella massima serie, una storica Coppa Italia nel 2019) seppur dopo un periodo di indecisione: il presidente Aldo Vanoli, coinvolto in prima persona dal Covid, aveva già espresso la volontà di fare un passo indietro, salvo stringere i denti e continuare a divertirsi (e far divertire) al PalaRadi. A Cremona resterà la storica squadra, la Juvi (targata Ferraroni), oggi in A2. Roma, invece, si prepara per il ritorno. Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it L'articolo La Virtus Roma torna in Serie A, Doncic e Nowitzki nella cordata con vista Nba Europe: acquistato il titolo dalla Vanoli Cremona proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ragazze scomparse potrebbero aver preso un bus per Milano. La Prefettura di Cremona: “Probabile allontanamento volontario”
In provincia di Cremona c’è ancora apprensione per la scomparsa delle tre minorenni ospitate da una comunità di accoglienza e viste per l’ultima volta la mattina del 26 gennaio all’istituto comprensivo Falcone e Borsellino di Offanengo. C’è stata una svolta nella ricostruzione della vicenda: secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri e i contenuti postati sui social, le due 12enni e la 14enne sarebbero salite su un autobus di linea– secondo alcuni testimoni in direzione Milano. L’ipotesi più accreditata al momento è che si sia trattato di un allontanamento volontario, confermando la versione dei compagni di scuola che avevano parlato di aver sentito parlare tra i banchi di “piano di fuga”. Il prefetto di Cremona, Antonio Giannelli, ha fatto sapere che le ricerche hanno reso necessario il “coordinamento tra le forze dell’ordine e i soggetti coinvolti” per ricostruire gli spostamenti e rintracciare le ragazzine al più presto. Foto d’archivio L'articolo Ragazze scomparse potrebbero aver preso un bus per Milano. La Prefettura di Cremona: “Probabile allontanamento volontario” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Minorenni
Cremona
Scomparse tre ragazze minorenni nel Cremasco: hanno tra i 12 e i 15 anni. Non sono entrate a scuola
Tre ragazzine tra i 12 e i 15 anni sono scomparse dai ieri nel Cremasco. Come riportano le testati locali – tra cui CremonaOggi – le adolescenti sono irreperibili dalla mattina di lunedì 26 gennaio. Le tre giovani erano arrivate all’istituto comprensivo Falcone e Borsellino di Offanengo, ma non sono mai entrate in classe, facendo perdere le proprie tracce poco dopo l’arrivo a scuola. Secondo quanto ricostruito finora, le ragazze avrebbero simulato l’inizio della giornata scolastica per poi allontanarsi senza informare nessuno. Un comportamento che ha fatto scattare immediatamente l’allarme, anche perché tutte e tre risiedono nella stessa struttura di accoglienza per minori e non vi hanno fatto rientro. La scomparsa è stata segnalata alle autorità competenti, che hanno avviato le ricerche già nelle ore successive. La Prefettura di Cremona ha attivato le procedure previste per i casi di allontanamento di minorenni, coordinando l’intervento delle forze dell’ordine e degli altri soggetti coinvolti nelle operazioni. Le autorità rinnovano l’appello a chiunque possa avere informazioni utili o abbia notato movimenti sospetti a contattare immediatamente le forze dell’ordine. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo Scomparse tre ragazze minorenni nel Cremasco: hanno tra i 12 e i 15 anni. Non sono entrate a scuola proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Cremona
Si ribalta il carico di mais: camionista muore seppellito in un’azienda di Dovera
È stato seppellito dal carico di mais che doveva consegnare, forse a causa di un guasto nel sistema di apertura del rimorchio. Un camionista di origini straniere, 30 anni, è morto così in una azienda della provincia di Cremona, la Santa Rita di Dovera, che si occupa di lavorazione ed essiccazione di cereali. All’immediato intervento degli operai della ditta, che si sono subito resi conto della gravità dell’infortunio, ha fatto seguito l’intervento del 118. L’uomo è stato trasportato in elicottero all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, dove è morto poco dopo a causa dei traumi multipli riportati. Sulla dinamica dell’ennesimo incidente sul lavoro e le sue cause sono al lavoro i carabinieri e degli ispettori dell’Agenzia tutela della salute Val Padana. L'articolo Si ribalta il carico di mais: camionista muore seppellito in un’azienda di Dovera proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
Morti sul Lavoro
Incidenti sul lavoro
Cremona
Violenze, candele pirotecniche e principi d’incendio: chiuse due discoteche a Crema e Cremona
Due discoteche di Crema e Cremona sono state chiuse temporaneamente a seguito di alcune violazioni in materia di sicurezza e ordine pubblico. Il provvedimento è stato disposto dal questore di Cremona, Carlo Ambra, che sulla base dell’articolo 100 del TULPS ha attuato due sospensioni di licenza. I locali coinvolti sono il “Moma Club” di Crema (chiuso per 8 giorni) la discoteca “Juliette” di Cremona (chiusa per 15 giorni). I controlli sono stati eseguiti nei primi giorni di gennaio, e si inseriscono in una tipologia di controlli resi necessari probabilmente anche in reazione alla strage di Crans-Montana e al rinnovato interesse pubblico sulla questione sicurezza nei luoghi chiusi. Proprio domenica da Roma è arrivata la notizia, invece, del sequestro preventivo del Piper club di Roma. Tra gli episodi contestati spiccano due avvenimenti: il 6 gennaio scorso, nella discoteca di Cremona, un giovane è stato aggredito alla gola con la lama di un taglierino. La ferita, fortunatamente superficiale, ha richiesto comunque l’intervento sanitario. Nella discoteca Moma Club, invece, nei giorni scorsi si è verificato un principio d’incendio di alcuni addobbi posizionati sul soffitto del locale causato dalle fontane pirotecniche installate sulle bottiglie. Una dinamica che ricorda fortemente quanto avvenuto in Svizzera la notte di Capodanno. Oltre a questi due avvenimenti, sono stati segnalati sia ripetuti episodi violenti – all’interno e all’esterno dei locali – sia la somministrazione di bevande alcoliche ai minorenni. I controlli sono stati effettuati a Cremona il 16 gennaio e a Crema il 17 e sono stati compiuti dalla Polizia di Stato con la collaborazione dei Vigili del Fuoco, della Polizia Locale, dell’ATS Valpadana e dell’Ispettorato del Lavoro. Tra le criticità del locale “Juliette” si segnalano: mancato documento di valutazione rischi, irregolarità nella licenza, presenza di materiali non ignifughi nei pressi delle fonti di calore e mancata omologazione – sempre rispetto alla reazione al fuoco – di alcuni arredamenti. Inoltre, assente la documentazione relativa alla formazione dei lavoratori e preoccupanti le condizioni delle uscite di sicurezza – bloccate o per lo meno compromesse da tavolini e sedie. Nel “Moma Club” invece il controllo ha fatto emergere, oltre al già citato principio di incendio, anomalie come la presenza di minorenni in serate esclusive ai maggiorenni, la mancata verifica dei documenti d’identità e l’occultamento delle – anche qui – due uscite di sicurezza, coperte da delle tende. Inoltre, come nelle discoteca Juliette è stata riscontrata la presenza di materiali non classificati alla reazione al fuoco. Nel corso dell’ispezione sono stati infine individuati dieci lavoratori in nero, il mancato aggiornamento del documento di valutazione dei rischi e la presenza di soli due operatori antincendio rispetto ai quattro previsti. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo Violenze, candele pirotecniche e principi d’incendio: chiuse due discoteche a Crema e Cremona proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Cremona
Strangolò la compagna, il 52enne Franco Pettineo si uccide in carcere a Cremona
Il primo suicidio in carcere nel 2026 è avvenuto nel giorno dell’Epifania nella casa circondariale di Cremona dove a dicembre si era già tolto la vita un educatore. Franco Pettineo, 52 anni, detenuto in attesa di giudizio per il femminicidio della compagna Sabrina Baldini Paleni, 56 anni, uccisa il 13 marzo dello scorso anno nella loro abitazione di Lambrinia di Chignolo Po (Pavia), ha scelto di impiccarsi nella sua cella. L’uomo, interrogato dopo aver tentato la fuga, aveva confessato di aver ucciso la compagna strangolandola. Il cappellano don Roberto Musa, interpellato da ilfattoquotidiano.it, ha dichiarato: “Quanto accaduto ci coinvolge. Forse io stesso non sono stato in grado di dedicargli il tempo di cui avrebbe avuto bisogno. Non siamo riusciti a cogliere eventuali segni di disagio che magari ha fatto trapelare prima di arrivare a questa decisione”. Per il prete che da anni si dedica quasi a tempo pieno a coloro che stanno dietro le sbarre il problema nelle carceri è legato alla solitudine, alla carenza di personale nell’area trattamentale e alla mancanza di progettualità per la fase post detenzione: “Il sovraffollamento non è sinonimo di compagnia. C’è la fatica quotidiana di elaborare quanto è accaduto, di comprendere il vissuto”. La situazione del carcere di Cremona è allarmante secondo Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa: “A Cremona 606 detenuti sono stipati in 384 posti (+58%), la mancanza di agenti, appena 208 quando ne necessiterebbero almeno 335 (-38%), le deficienze strutturali e infrastrutturali, le carenze sanitarie, le difficoltà organizzative, ma anche politiche gestionali non garantiscono una guida certa. Da anni in quella casa circondariale mancano sia il direttore sia il comandante titolari, circostanza che, al netto della dedizione e delle indubbie capacità degli attuali facenti funzioni, non consente una progettazione di ampio respiro e, inevitabilmente, imprime un senso di precarietà complessiva”. Anche il cappellano riconosce la carenza di personale ma aggiunge: “Anche se ci fossero il doppio degli agenti chi in carcere vuole compiere un gesto così trova il modo e il tempo per farlo. Spesso sono stati i compagni di cella a scongiurare una tragica fine perché solo loro conoscono i tormenti che si consumano nelle ore passate dietro la porta blindata”. La prossima settimana Pettineo sarebbe dovuto comparire nuovamente davanti alla Corte d’assise di Pavia per il processo in corso. Il 2025 si era concluso con 78 ristretti e quattro operatori che si sono suicidati. Il 2026 si apre con un nuovo suicidio. L'articolo Strangolò la compagna, il 52enne Franco Pettineo si uccide in carcere a Cremona proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Carcere
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Suicidio in carcere a Cremona: educatore si toglie la vita nel bagno del suo ufficio. È il quarto caso nel 2025 nei penitenziari
Si è impiccato nel bagno del suo ufficio dentro il carcere di Cremona. Si è suicidato così un educatore giuridico-pedagogico, lunedì pomeriggio. Si tratta del quarto caso di operatori penitenziari che si sono tolti la vita da inizio anno: due erano appartenenti alla Polizia penitenziaria e due impiegati delle funzioni centrali. A loro si aggiungono ben 71 detenuti in case circondariali e uno in una Rems: “Numeri spaventosi, che restituiscono lo spaccato di carceri in profondissima e perdurante emergenza e che, anche a dispetto del motto della Polizia penitenziaria ‘Despondere spem munus nostrum’, alla stregua dell’inferno dantesco, tolgono ogni speranza a chi vi è ristretto e a chi vi lavora”, denuncia il segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, Gennarino De Fazio. “Oltre 63.500 detenuti stipati in circa 46.500 posti, voragini negli organici del personale, carenze strutturali, infrastrutturali, logistiche e strumentali, mancanze sanitarie e disorganizzazione imperante fanno delle prigioni non luoghi di recupero e rieducazione, come vorrebbe la Carta costituzionale, ma centri di mera espiazione con l’annientamento della dignità umana non di rado anche per chi vi presta la propria opera al servizio dello Stato che, per mano del ministero della Giustizia, si mostra sempre più patrigno e ‘caporale”, aggiunge il segretario. Di “gravi condizioni di lavoro” che “da anni affliggono il personale penitenziario, sia del comparto funzioni centrali sia del corpo di polizia penitenziaria” parla Luca Dall’Asta, segretario generale Funzione pubblica della Cgil di Cremona sottolineando i problemi di “sovraffollamento strutturale, popolazione detenuta sempre più complessa, carichi lavorativi estenuanti e croniche carenze di organico”. De Fazio rivendica: “Servono immediati e concreti provvedimenti per deflazionare la densità detentiva, potenziare gli organici della Polizia penitenziaria e delle altre figure professionali, ammodernare le strutture, garantire l’assistenza sanitaria e avviare riforme complessive”. Si tratterebbe, aggiunge, di “umanizzare la pena detentiva” e “le condizioni di lavoro degli operatori”. Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno, ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine, angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22). L'articolo Suicidio in carcere a Cremona: educatore si toglie la vita nel bagno del suo ufficio. È il quarto caso nel 2025 nei penitenziari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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In piazza per i bambini uccisi a Gaza con 20mila paia di scarpe: l’iniziativa dei docenti di Cremona
Cercansi 20mila paia di scarpe. A lanciare questo anomalo appello, a Cremona, è il gruppo dei docenti “La scuola per la Palestina” che con il Tavolo della pace e l’Alac, l’Associazione latinoamericana hanno deciso di realizzare l’8 dicembre un’installazione collettiva contro il genocidio per ricordare ogni bambino palestinese ucciso nella Striscia di Gaza. Un’iniziativa simile a quella di Brescia: le educatrici di asilo nido, le insegnanti della scuola dell’infanzia insieme a famiglie e cittadini hanno ritagliato 20mila strisce di tessuto scrivendo su ciascuno il nome e l’età dei ragazzini uccisi: i fili di seta appesi al Mo.Ca, centro per le nuove culture fino a domenica prosssima. A Cremona l’opera collettiva en plein air sarà invece nella piazza del Comune dove saranno portate tutte le scarpe dalle 8 alle 19,30 sotto lo slogan “Quanti sono 20mila bambini?”. Per rendersene conto realmente, per toccare con mano, per sfiorare la sensazione di vedere cosa sia il genocidio in corso, la piazza più famosa della città si trasformerà in un luogo di memoria e silenzio condiviso. “Le scarpe, raccolte – spiegano le organizzatrici Josita Bassani, Chiara Beccari e Luisa Zanacchi – grazie alla collaborazione di scuole, oratori e associazioni, saranno disposte nello spazio urbano come segno tangibile dell’assenza e della responsabilità collettiva verso l’infanzia violata. Ogni paio di scarpe rappresenta un bambino che non potrà più camminare. Ma anche il passo di chi non vuole smettere di cercare giustizia e pace”. “Stiamo lavorando con tutte le coordinatrici del gruppo “La Palestina per la scuola” del Bresciano – spiegano ancora le promotrici – per realizzare una vera e propria rete. Mentre loro hanno fatto le strisce di tela noi stiamo recuperando scarpe. Siamo uniti. E’ uno scambio, quello tra le nostre città, che ci vede impegnati da mesi ma ci saranno altre iniziative su tutto il territorio nazionale. Abbiamo concordato le nostre azioni, sfruttando nella maniera più intelligente possibile le risorse delle nostre zone”. Per contribuire all’iniziativa si possono portare scarpe da bambino (pulite, accoppiate e legate) o da adulto in buono stato al Centro del Riuso, in via dell’Annona, fino al 30 novembre (il mercoledì e sabato dalle 9 alle 12). Per chi volesse più informazioni è possibile scrivere una mail a scarpetteperlapace@gmail.com. L'articolo In piazza per i bambini uccisi a Gaza con 20mila paia di scarpe: l’iniziativa dei docenti di Cremona proviene da Il Fatto Quotidiano.
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