In provincia di Cremona c’è ancora apprensione per la scomparsa delle tre
minorenni ospitate da una comunità di accoglienza e viste per l’ultima volta la
mattina del 26 gennaio all’istituto comprensivo Falcone e Borsellino di
Offanengo.
C’è stata una svolta nella ricostruzione della vicenda: secondo le testimonianze
raccolte dai carabinieri e i contenuti postati sui social, le due 12enni e la
14enne sarebbero salite su un autobus di linea– secondo alcuni testimoni in
direzione Milano.
L’ipotesi più accreditata al momento è che si sia trattato di un allontanamento
volontario, confermando la versione dei compagni di scuola che avevano parlato
di aver sentito parlare tra i banchi di “piano di fuga”. Il prefetto di Cremona,
Antonio Giannelli, ha fatto sapere che le ricerche hanno reso necessario il
“coordinamento tra le forze dell’ordine e i soggetti coinvolti” per ricostruire
gli spostamenti e rintracciare le ragazzine al più presto.
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L'articolo Ragazze scomparse potrebbero aver preso un bus per Milano. La
Prefettura di Cremona: “Probabile allontanamento volontario” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
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Tre ragazzine tra i 12 e i 15 anni sono scomparse dai ieri nel Cremasco. Come
riportano le testati locali – tra cui CremonaOggi – le adolescenti sono
irreperibili dalla mattina di lunedì 26 gennaio. Le tre giovani erano arrivate
all’istituto comprensivo Falcone e Borsellino di Offanengo, ma non sono mai
entrate in classe, facendo perdere le proprie tracce poco dopo l’arrivo a
scuola.
Secondo quanto ricostruito finora, le ragazze avrebbero simulato l’inizio della
giornata scolastica per poi allontanarsi senza informare nessuno. Un
comportamento che ha fatto scattare immediatamente l’allarme, anche perché tutte
e tre risiedono nella stessa struttura di accoglienza per minori e non vi hanno
fatto rientro.
La scomparsa è stata segnalata alle autorità competenti, che hanno avviato le
ricerche già nelle ore successive. La Prefettura di Cremona ha attivato le
procedure previste per i casi di allontanamento di minorenni, coordinando
l’intervento delle forze dell’ordine e degli altri soggetti coinvolti nelle
operazioni. Le autorità rinnovano l’appello a chiunque possa avere informazioni
utili o abbia notato movimenti sospetti a contattare immediatamente le forze
dell’ordine.
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L'articolo Scomparse tre ragazze minorenni nel Cremasco: hanno tra i 12 e i 15
anni. Non sono entrate a scuola proviene da Il Fatto Quotidiano.
È stato seppellito dal carico di mais che doveva consegnare, forse a causa di un
guasto nel sistema di apertura del rimorchio. Un camionista di origini
straniere, 30 anni, è morto così in una azienda della provincia di Cremona, la
Santa Rita di Dovera, che si occupa di lavorazione ed essiccazione di cereali.
All’immediato intervento degli operai della ditta, che si sono subito resi conto
della gravità dell’infortunio, ha fatto seguito l’intervento del 118. L’uomo è
stato trasportato in elicottero all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, dove è
morto poco dopo a causa dei traumi multipli riportati.
Sulla dinamica dell’ennesimo incidente sul lavoro e le sue cause sono al lavoro
i carabinieri e degli ispettori dell’Agenzia tutela della salute Val Padana.
L'articolo Si ribalta il carico di mais: camionista muore seppellito in
un’azienda di Dovera proviene da Il Fatto Quotidiano.
Due discoteche di Crema e Cremona sono state chiuse temporaneamente a seguito di
alcune violazioni in materia di sicurezza e ordine pubblico. Il provvedimento è
stato disposto dal questore di Cremona, Carlo Ambra, che sulla base
dell’articolo 100 del TULPS ha attuato due sospensioni di licenza. I locali
coinvolti sono il “Moma Club” di Crema (chiuso per 8 giorni) la discoteca
“Juliette” di Cremona (chiusa per 15 giorni). I controlli sono stati eseguiti
nei primi giorni di gennaio, e si inseriscono in una tipologia di controlli resi
necessari probabilmente anche in reazione alla strage di Crans-Montana e al
rinnovato interesse pubblico sulla questione sicurezza nei luoghi chiusi.
Proprio domenica da Roma è arrivata la notizia, invece, del sequestro preventivo
del Piper club di Roma.
Tra gli episodi contestati spiccano due avvenimenti: il 6 gennaio scorso, nella
discoteca di Cremona, un giovane è stato aggredito alla gola con la lama di un
taglierino. La ferita, fortunatamente superficiale, ha richiesto comunque
l’intervento sanitario. Nella discoteca Moma Club, invece, nei giorni scorsi si
è verificato un principio d’incendio di alcuni addobbi posizionati sul soffitto
del locale causato dalle fontane pirotecniche installate sulle bottiglie. Una
dinamica che ricorda fortemente quanto avvenuto in Svizzera la notte di
Capodanno.
Oltre a questi due avvenimenti, sono stati segnalati sia ripetuti episodi
violenti – all’interno e all’esterno dei locali – sia la somministrazione di
bevande alcoliche ai minorenni. I controlli sono stati effettuati a Cremona il
16 gennaio e a Crema il 17 e sono stati compiuti dalla Polizia di Stato con la
collaborazione dei Vigili del Fuoco, della Polizia Locale, dell’ATS Valpadana e
dell’Ispettorato del Lavoro.
Tra le criticità del locale “Juliette” si segnalano: mancato documento di
valutazione rischi, irregolarità nella licenza, presenza di materiali non
ignifughi nei pressi delle fonti di calore e mancata omologazione – sempre
rispetto alla reazione al fuoco – di alcuni arredamenti. Inoltre, assente la
documentazione relativa alla formazione dei lavoratori e preoccupanti le
condizioni delle uscite di sicurezza – bloccate o per lo meno compromesse da
tavolini e sedie.
Nel “Moma Club” invece il controllo ha fatto emergere, oltre al già citato
principio di incendio, anomalie come la presenza di minorenni in serate
esclusive ai maggiorenni, la mancata verifica dei documenti d’identità e
l’occultamento delle – anche qui – due uscite di sicurezza, coperte da delle
tende. Inoltre, come nelle discoteca Juliette è stata riscontrata la presenza di
materiali non classificati alla reazione al fuoco. Nel corso dell’ispezione sono
stati infine individuati dieci lavoratori in nero, il mancato aggiornamento del
documento di valutazione dei rischi e la presenza di soli due operatori
antincendio rispetto ai quattro previsti.
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L'articolo Violenze, candele pirotecniche e principi d’incendio: chiuse due
discoteche a Crema e Cremona proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il primo suicidio in carcere nel 2026 è avvenuto nel giorno dell’Epifania nella
casa circondariale di Cremona dove a dicembre si era già tolto la vita un
educatore. Franco Pettineo, 52 anni, detenuto in attesa di giudizio per il
femminicidio della compagna Sabrina Baldini Paleni, 56 anni, uccisa il 13 marzo
dello scorso anno nella loro abitazione di Lambrinia di Chignolo Po (Pavia), ha
scelto di impiccarsi nella sua cella. L’uomo, interrogato dopo aver tentato la
fuga, aveva confessato di aver ucciso la compagna strangolandola.
Il cappellano don Roberto Musa, interpellato da ilfattoquotidiano.it, ha
dichiarato: “Quanto accaduto ci coinvolge. Forse io stesso non sono stato in
grado di dedicargli il tempo di cui avrebbe avuto bisogno. Non siamo riusciti a
cogliere eventuali segni di disagio che magari ha fatto trapelare prima di
arrivare a questa decisione”. Per il prete che da anni si dedica quasi a tempo
pieno a coloro che stanno dietro le sbarre il problema nelle carceri è legato
alla solitudine, alla carenza di personale nell’area trattamentale e alla
mancanza di progettualità per la fase post detenzione: “Il sovraffollamento non
è sinonimo di compagnia. C’è la fatica quotidiana di elaborare quanto è
accaduto, di comprendere il vissuto”.
La situazione del carcere di Cremona è allarmante secondo Gennarino De Fazio,
segretario generale della Uilpa: “A Cremona 606 detenuti sono stipati in 384
posti (+58%), la mancanza di agenti, appena 208 quando ne necessiterebbero
almeno 335 (-38%), le deficienze strutturali e infrastrutturali, le carenze
sanitarie, le difficoltà organizzative, ma anche politiche gestionali non
garantiscono una guida certa. Da anni in quella casa circondariale mancano sia
il direttore sia il comandante titolari, circostanza che, al netto della
dedizione e delle indubbie capacità degli attuali facenti funzioni, non consente
una progettazione di ampio respiro e, inevitabilmente, imprime un senso di
precarietà complessiva”. Anche il cappellano riconosce la carenza di personale
ma aggiunge: “Anche se ci fossero il doppio degli agenti chi in carcere vuole
compiere un gesto così trova il modo e il tempo per farlo. Spesso sono stati i
compagni di cella a scongiurare una tragica fine perché solo loro conoscono i
tormenti che si consumano nelle ore passate dietro la porta blindata”.
La prossima settimana Pettineo sarebbe dovuto comparire nuovamente davanti alla
Corte d’assise di Pavia per il processo in corso. Il 2025 si era concluso con 78
ristretti e quattro operatori che si sono suicidati. Il 2026 si apre con un
nuovo suicidio.
L'articolo Strangolò la compagna, il 52enne Franco Pettineo si uccide in carcere
a Cremona proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si è impiccato nel bagno del suo ufficio dentro il carcere di Cremona. Si è
suicidato così un educatore giuridico-pedagogico, lunedì pomeriggio. Si tratta
del quarto caso di operatori penitenziari che si sono tolti la vita da inizio
anno: due erano appartenenti alla Polizia penitenziaria e due impiegati delle
funzioni centrali. A loro si aggiungono ben 71 detenuti in case circondariali e
uno in una Rems: “Numeri spaventosi, che restituiscono lo spaccato di carceri in
profondissima e perdurante emergenza e che, anche a dispetto del motto della
Polizia penitenziaria ‘Despondere spem munus nostrum’, alla stregua dell’inferno
dantesco, tolgono ogni speranza a chi vi è ristretto e a chi vi lavora”,
denuncia il segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, Gennarino De
Fazio.
“Oltre 63.500 detenuti stipati in circa 46.500 posti, voragini negli organici
del personale, carenze strutturali, infrastrutturali, logistiche e strumentali,
mancanze sanitarie e disorganizzazione imperante fanno delle prigioni non luoghi
di recupero e rieducazione, come vorrebbe la Carta costituzionale, ma centri di
mera espiazione con l’annientamento della dignità umana non di rado anche per
chi vi presta la propria opera al servizio dello Stato che, per mano del
ministero della Giustizia, si mostra sempre più patrigno e ‘caporale”, aggiunge
il segretario.
Di “gravi condizioni di lavoro” che “da anni affliggono il personale
penitenziario, sia del comparto funzioni centrali sia del corpo di polizia
penitenziaria” parla Luca Dall’Asta, segretario generale Funzione pubblica della
Cgil di Cremona sottolineando i problemi di “sovraffollamento strutturale,
popolazione detenuta sempre più complessa, carichi lavorativi estenuanti e
croniche carenze di organico”. De Fazio rivendica: “Servono immediati e concreti
provvedimenti per deflazionare la densità detentiva, potenziare gli organici
della Polizia penitenziaria e delle altre figure professionali, ammodernare le
strutture, garantire l’assistenza sanitaria e avviare riforme complessive”. Si
tratterebbe, aggiunge, di “umanizzare la pena detentiva” e “le condizioni di
lavoro degli operatori”.
Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno,
ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto
attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine,
angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare
anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus
Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).
L'articolo Suicidio in carcere a Cremona: educatore si toglie la vita nel bagno
del suo ufficio. È il quarto caso nel 2025 nei penitenziari proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Cercansi 20mila paia di scarpe. A lanciare questo anomalo appello, a Cremona, è
il gruppo dei docenti “La scuola per la Palestina” che con il Tavolo della pace
e l’Alac, l’Associazione latinoamericana hanno deciso di realizzare l’8 dicembre
un’installazione collettiva contro il genocidio per ricordare ogni bambino
palestinese ucciso nella Striscia di Gaza. Un’iniziativa simile a quella di
Brescia: le educatrici di asilo nido, le insegnanti della scuola dell’infanzia
insieme a famiglie e cittadini hanno ritagliato 20mila strisce di tessuto
scrivendo su ciascuno il nome e l’età dei ragazzini uccisi: i fili di seta
appesi al Mo.Ca, centro per le nuove culture fino a domenica prosssima.
A Cremona l’opera collettiva en plein air sarà invece nella piazza del Comune
dove saranno portate tutte le scarpe dalle 8 alle 19,30 sotto lo slogan “Quanti
sono 20mila bambini?”. Per rendersene conto realmente, per toccare con mano, per
sfiorare la sensazione di vedere cosa sia il genocidio in corso, la piazza più
famosa della città si trasformerà in un luogo di memoria e silenzio condiviso.
“Le scarpe, raccolte – spiegano le organizzatrici Josita Bassani, Chiara Beccari
e Luisa Zanacchi – grazie alla collaborazione di scuole, oratori e associazioni,
saranno disposte nello spazio urbano come segno tangibile dell’assenza e della
responsabilità collettiva verso l’infanzia violata. Ogni paio di scarpe
rappresenta un bambino che non potrà più camminare. Ma anche il passo di chi non
vuole smettere di cercare giustizia e pace”. “Stiamo lavorando con tutte le
coordinatrici del gruppo “La Palestina per la scuola” del Bresciano – spiegano
ancora le promotrici – per realizzare una vera e propria rete. Mentre loro hanno
fatto le strisce di tela noi stiamo recuperando scarpe. Siamo uniti. E’ uno
scambio, quello tra le nostre città, che ci vede impegnati da mesi ma ci saranno
altre iniziative su tutto il territorio nazionale. Abbiamo concordato le nostre
azioni, sfruttando nella maniera più intelligente possibile le risorse delle
nostre zone”.
Per contribuire all’iniziativa si possono portare scarpe da bambino (pulite,
accoppiate e legate) o da adulto in buono stato al Centro del Riuso, in via
dell’Annona, fino al 30 novembre (il mercoledì e sabato dalle 9 alle 12). Per
chi volesse più informazioni è possibile scrivere una mail a
scarpetteperlapace@gmail.com.
L'articolo In piazza per i bambini uccisi a Gaza con 20mila paia di scarpe:
l’iniziativa dei docenti di Cremona proviene da Il Fatto Quotidiano.