Un uomo in via Borfuro, davanti al Tribunale di Bergamo, sta da questa mattina
minacciando di darsi fuoco, dopo essersi cosparso di benzina e tenendo un
accendino in mano. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e i
soccorritori del 118, che stanno cercando di mediare per dissuaderlo dal suo
intento. L’area è stata chiusa al traffico e le persone che abitano nelle
vicinanze sono state invitate a non uscire di casa.
L'articolo Minaccia di darsi fuoco davanti al Tribunale di Bergamo, forze
dell’ordine sul posto per cercare di dissuaderlo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Suicidi
Leonardo C. era un ragazzo di 15 anni di Senigallia e nella notte tra il 13 e il
14 ottobre 2024 si era allontanato da casa. Poche ore dopo era stato trovato
morto in un casale di campagna. Il ragazzo si era tolto la vita con l’arma che
aveva portato con sé: la pistola d’ordinanza del padre, vigile urbano. La
Procura di Ancona aveva aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro
ignoti. Le indagini erano archiviate, ma adesso sono emersi nuovi indizi che
potrebbero far ipotizzare che il ragazzino sia stato vittimo di bullismo.
“Non ce la faccio più, l’ho spiegato al prof ma lui non mi ascolta”. Questo è
l’ultimo messaggio che aveva mandato alla madre su WhatsApp prima di compiere il
tragico gesto. Il giovane frequentava l’istituto professionale “Alfredo Panzini”
della sua città e, secondo la famiglia, era vittima di bullismo. I genitori lo
avevano descritto come un ragazzo solitario e non ben inserito nel contesto
scolastico, per questo motivo avevano chiesto un incontro al dirigente
dell’istituto per denunciare gli atti di bullismo.
Da allora, il giudice aveva scelto di archiviare l’inchiesta senza informare i
familiari. Una decisione che è stata scoperta quando l’avvocata Pia Perricci
aveva chiesto di accedere agli atti: così, le parti coinvolte hanno presentato
un ricorso per la mancata notifica. Dopodiché, il tribunale per i minorenni ha
riaperto il procedimento lasciando venti giorni alle parti coinvolte per
depositare una memoria con le eventuali indicazioni per indirizzare nuove
indagini.
Secondo la difesa, ci sono delle discrepanze nelle testimonianze fornite dai
ragazzi accusati di bullismo. Nello specifico, non tornano le versioni
presentate al Ministero dell’istruzione e ai Carabinieri. Oltre a ciò, è emerso
un ulteriore elemento: tra i banchi di scuola sarebbe circolato un audio
WhatsApp in cui una compagna di classe insultava la vittima. I genitori hanno
annunciato che presenteranno a Roma una proposta di legge popolare per
introdurre il reato di bullismo.
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attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine,
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anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus
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L'articolo Studente suicida a Senigallia, la famiglia: “Circolava audio Whatsapp
con insulti”. Riaperte le indagini per mancata notifica dell’archiviazione
proviene da Il Fatto Quotidiano.
A 32 anni dalla morte di uno dei cantautori più iconici della musica mondiale,
Kurt Cobain dei Nirvana, arriva il colpo di scena. Lo specialista forense Brian
Burnett sull’International Journal of Forensic Science ha contestato la versione
ufficiale della morte dell’artista per suicidio. Burnett, come riportato dal
Daily Mail, ha esaminato l’autopsia e le prove sulla scena del crimine.
Tra i risultati che sono emersi anzitutto i danni agli organi sarebbero
compatibili con la mancanza di ossigeno causata da un’overdose di eroina non da
una morte istantanea da arma da fuoco. Le mani di Cobain erano insolitamente
pulite nonostante un colpo di fucile alla testa e il bossolo è stato trovato
inclinato in una posizione non compatibile con quella di una traiettoria per
suicidio, il sangue sulla maglietta suggerisce che il corpo è stato spostato.
Wilkins ha dichiarato: “A me sembra che qualcuno abbia messo in scena un film e
volesse che apparisse assolutamente che si trattasse di un suicidio. La ricevuta
della pistola è nella sua tasca. La ricevuta dei proiettili è nella sua tasca. I
proiettili sono allineati ai suoi piedi“.
Il nuovo rapporto forense ha rilevato che le maniche di Cobain erano arrotolate
e il kit per l’eroina è stato trovato a diversi metri di distanza, contenente
siringhe tappate, cotton fioc e pezzi di eroina nera di dimensioni più o meno
uguali. “Dovremmo credere che abbia tappato gli aghi e rimesso tutto a posto
dopo essersi iniettato tre volte, perché è quello che si fa quando si sta
morendo – ha aggiunto Wilkins -. I suicidi sono un caos, e questa era una scena
molto pulita”.
E ancora sul famoso biglietto d’addio. I ricercatori sull’International Journal
of Forensic Science affermano che l’introduzione parla dell’abbandono della
band, mentre le ultime quattro righe sembrano scritte con una grafia diversa e
quindi da una mano differente da quella di Cobain.
Sia il dipartimento di polizia di Seattle che il medico legale hanno rifiutato
di riaprire il caso. Un portavoce dell’ufficio del medico legale ha dichiarato
al Daily Mail: “L’ufficio del medico legale della contea di King ha collaborato
con le forze dell’ordine locali, ha condotto un’autopsia completa e ha seguito
tutte le procedure per giungere alla conclusione che la morte fosse un suicidio.
Il nostro ufficio è sempre aperto a rivedere le proprie conclusioni qualora
venissero alla luce nuove prove, ma finora non abbiamo riscontrato nulla che
giustifichi la riapertura di questo caso e la nostra precedente determinazione
di morte”.
I ricercatori e Brian Burnett non ci stanno e chiedono trasparenza: “Se
sbagliamo, dimostratecelo“.
UNA VITA IN BILICO TRA GRANDE SUCCESSO E DOLORE
Il cantante dei Nirvana è morto il 5 aprile 1994, a soli 27 anni, per una ferita
da arma da fuoco nella sua casa di Seattle. I medici e gli inquirenti hanno
bollato il caso come suicidio. Nato ad Aberdeen, Washington, Cobain ha vissuto
un’infanzia difficile, segnata dal trauma del divorzio dei genitori che ha
profondamente influenzato il suo equilibrio emotivo. Sin da giovane ha trovato
rifugio nell’arte e nella musica punk, considerandole una via di fuga dalla
realtà provinciale che lo circondava. Alla fine degli anni ’80, insieme a Krist
Novoselic, ha dato vita ai Nirvana. La consacrazione è arrivata nel 1991 con
l’album “Nevermind” e il singolo “Smells Like Teen Spirit”, brani che hanno
catapultato il grunge verso un successo mondiale. L’esibizione per l’MTV
Unplugged in New York del 1994 è oggi considerata il suo testamento artistico.
Cobain era afflitto da sempre da dolori cronici, soffriva di un misterioso e
debilitante dolore allo stomaco che influenzò pesantemente il suo umore. Ha
fatto un uso prolungato di eroina per tentare di lenire i suoi dolori fisici e
psicologici. Ha sposato Courtney Love nel 1992, con la quale ha avuto la figlia
Frances Bean.
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L'articolo “Kurt Cobain non si è suicidato, ma è stato ucciso da qualcuno. Ecco
come”: la rivelazione choc pubblicata sull’International Journal of Forensic
Science proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dove Cameron, che presto si sposerà con Damiano David, si è raccontata in una
lunga chiacchierata nel podcast Call Her Daddy, rivelando anche aspetti molto
privati della sua vita. La cantante a attrice ha ricordato l’impatto che
l’omicidio della sua migliore amica di 9 anni ha avuto su di lei e le domande
devastanti che la tormentano, ancora oggi, dopo il suicidio del padre.
Dove aveva 8 anni quando la sua amica d’infanzia Hayley e la sorella di Hayley,
Kelsey, sono state uccise dal padre, che poi si è tolto la vita. Raccontando la
sua amicizia con Hayley al conduttore Alex Cooper, Dove ha esordito: “Ci siamo
conosciute quando avevamo 2 anni… È buffo, ne parlo raramente. Ma i suoi
genitori avevano divorziato ed è stato davvero complicato. Ero rimasta con suo
padre per gran parte dell’estate prima che accadesse questo. C’era un’energia
oscura, era un uomo molto arrabbiato. giorno ero a casa, malata da scuola ed è
arrivata quella terribile chiamata del preside a mia mamma per annunciarle che
Hayley e Kelsey non c’erano più”.
L’impatto è stato molto forte: “I miei genitori hanno cercato di mandarmi in
terapia. Ero molto turbata dal fatto di conoscere qualcuno per tutto quel tempo,
ed essere cresciuta con quella persona, e poi rendermi conto che è stato capace
di fare qualcosa di così straziante. Penso che questo abbia in qualche modo
incrinato il mio cervello e il modo in cui elaboro le cose. Non voglio essere
cupa, ma ho ancora dei problemi. Sono successe altre cose che in un certo senso
riecheggiano quell’esperienza”.
E ancora: “Sono grata per le relazioni che ho finché le ho, sono grata per le
cose belle finché le ho, perché davvero, in qualsiasi momento, può essere tutto
un copione completamente capovolto, una situazione in bianco e nero”. La morte
di Hayley, ha poi continuato l’attrice, ha “accelerato un’oscurità” che si stava
diffondendo nella sua stessa casa, un “invisibile indebolimento di fondamenta
già traballanti” che era il matrimonio dei suoi genitori.
“Mia madre è assolutamente d’accordo che io parli di queste cose, non parlerei
mai quando non mi è consentito – ha poi chiarito Dove -. E penso che anche mio
padre lo sarebbe”. Cameron ha raccontato che suo padre era malato di depressione
e di disturbo bipolare. “È stato un momento così confuso, – ha continuato ma
sapevo che c’era qualcosa che non andava perché ero una bambina molto precoce.
Non c’è mai stato un momento in cui mi sono sentita protetta. Quello di cui ero
più consapevole era che mio padre aveva sbalzi d’umore emotivi davvero intensi.
So che questo potrebbe essere controverso, questa è solo la mia opinione
personale su mio padre, ma non credo davvero che sia stata colpa sua. Penso che
fosse così traumatizzato e così represso, e che abbia avuto un’infanzia e una
vita davvero difficili. Penso che stesse facendo del suo meglio con gli
strumenti che aveva, e non ne aveva abbastanza”.
Quando Dove aveva 14 anni, lei e sua madre si sono spostate da Washington a Los
Angeles in modo che Dove potesse intraprendere la carriera di attrice, e la sua
grande occasione è arrivata due anni dopo quando è stata scelta per il doppio
ruolo principale di Liv e Maddie nella serie di Disney Channel “Liv e Maddie”. I
suoi genitori erano separati ma comunque il padre andava a trovarla spesso.
L’ultima volta Dove si è accoccolata a letto con il padre, ma si era accorta che
qualcosa non andava nonostante lo avesse riempito di baci e abbracci”.
“Poi è tornato a Washington. – ha raccontato – Non possono essere passati molti
mesi da quando abbiamo ricevuto la chiamata che si era tolto la vita”. Quando le
è stato chiesto come avesse scoperto della morte di suo padre, Dove ha spiegato
che “una donna di Washington che conosceva tutta la famiglia mi aveva scritto su
Facebook per chiedere se mia madre fosse nei paraggi. Mi si è sprofondato lo
stomaco immediatamente. Lo sapevo e basta. Non so dirti perché lo sapevo. Ma non
era un’interazione normale, non aveva motivo di parlare con me. Avevo 15 anni a
quel punto, e quando risposi: ‘No, ma tornerà presto a casa’, lei disse: ‘Ok.
Per favore, dille di contattare suo fratello’, o qualcosa del genere. Mia madre
tornò a casa, parlò con suo fratello e lo mise in vivavoce. Era davvero senza
fiato e sembrava che stesse correndo, ma sono sicuro che stesse avendo un
attacco di panico. Lui disse: ‘Sono appena andato a casa’, non ricordo nemmeno
cosa disse prima di dire l’ultima parte, ma: ‘Phil non è più con noi’. E io ebbi
un attacco di panico. Ho avuto un attacco di panico perché è la sensazione più
incontrollabile che si possa provare, la telefonata”.
E ancora: “E in realtà, tutte e tre le mie grandi perdite sono avvenute tramite
telefonata. Soffro di una forte ansia da telefono, credo, a causa di cose come
questa”.
L’attrice infine ha ricordato perfettamente i suoi stati d’animo: “Credo di non
riuscire a respirare. Il mio cervello si rompe, questa è proprio la cosa che non
ti dicono sui traumi. Sei in una fase di lotta, fuga o immobilità. Ti senti come
se stessi per vomitare la tua anima, non so come altro descriverlo. È come
questa cosa orribile, inesprimibile, ardente, dolorosa, come un coltello, e
tutto ciò che stai cercando di fare è eliminarla ed è impossibile eliminarla”.
Insomma ci sono domande alle quali Dove ancora oggi non ha risposta: “La cosa
che mi fa davvero svegliare nel cuore della notte, tipo, riprendere fiato, è
immaginare i suoi ultimi momenti da solo. Quando magari diceva: ‘Lo faccio o
no?’. È quel tipo di cosa, in cui ti chiedi: ‘Avrebbe potuto essere diverso? E
cosa ha provato per lui? E sapeva quanto era amato?'”.
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L'articolo “La mia migliore amica di 9 anni è stata uccisa, mio padre si è
suicidato. Ancora oggi sono tormentata da domande devastanti”: lo rivela Dove
Cameron proviene da Il Fatto Quotidiano.
James Ransone, attore noto soprattutto per il suo ruolo nella serie di successo
The Wire, è morto suicida, secondo quanto riportato dal Los Angeles Medical
Examiner. Come scrive il sito web del medico legale che ha eseguito la perizia
sul corpo dell’attore, la causa della morte è il suicidio per impiccagione. Il
Dipartimento di Polizia di Los Angeles ha confermato che non si tratta di alcuna
azione criminale compiuta da terzi. Ransone ha iniziato ad apparire in piccoli
ruoli nei primi anni 2000 ottenendo parti nelle serie tv Ed e Third Watch, prima
di ottenere la parte che lo ha fatto conoscere in The Wire. Ransone aveva 46
anni ed era nato a Baltimora.
Nel 2002 aveva interpretato anche una piccola parte in un celebre film d’essai,
Ken Park di Larry Clark. Opera in cui il tema del suicidio, in questo caso tra
adolescenti californiani, ricorre in modo insistente. Tate, il personaggio
interpretato da Ransone, si abbandona spesso al gioco pericolosissimo
dell’asfissia durante la masturbazione e durante il film uccide i nonni provando
anche piacere erotico. Nel 2003, arriva il salto di popolarità internazionale
con il personaggio di Ziggy Sobotka, un gangster portuale, che appare in tutti i
12 episodi della seconda stagione della serie The Wire. La sua interpretazione è
stata acclamata dalla critica, e alcuni utenti online lo hanno addirittura
definito uno dei loro personaggi preferiti della serie. Ransone ha recitato
anche in CSI: Scena del crimine, Tangerine, nel capitolo due di It e nei film
The Black Phone e The Black Phone 2, quest’ultimo uscito all’inizio di
quest’anno.
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L'articolo E’ morto a 46 anni James Ransone, l’attore della serie tv The Wire:
“Si è tolto la vita, il tema del suicidio era al centro di uno dei suoi film”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Aveva annunciato di voler fare una “follia” a un suo conoscente fuori regione,
che ha dato l’allarme ai Carabinieri. Entrati nella sua abitazione nella
frazione di Po’ Bandino a Città della Pieve (Perugia), i militari hanno trovato
Antonio Iacobellis, sottufficiale dell’Aeronautica in pensione, morto sparandosi
in bocca dopo aver ucciso la sua convivente, Stefania Terrosi, con un colpo
della stessa pistola al petto. I corpi sono stati trovati nel soggiorno
dell’appartamento, aperto dal figlio della donna, 59enne impiegata in un’impresa
di pulizie. Il movente del femminicidio-suicidio è oggetto di indagini: le
persone più vicine alla vittima hanno fatto capire che temevano per la sua
incolumità a causa dei continui scontri col compagno. La pistola usata per il
delitto non era l’arma d’ordinanza di Iacobellis: sono in corso verifiche per
accertare se fosse regolarmente detenuta.
Nell’abitazione e nell’area circostante è stato condotto un accurato sopralluogo
dei carabinieri della Scientifica, che hanno eseguito i rilievi. Tra i vicini
c’è poca voglia di parlare: “Quello che succedeva in casa lo sapevano solo
loro“, dice un residente all’Ansa. Dopo la scoperta dei corpi sul posto è
arrivato il sindaco di Città della Pieve Fausto Risini, particolarmente colpito
dall’accaduto. La governatrice dell’Umbria Stefania Proietti esprime “profondo
dolore e cordoglio per la tragedia, un evento che genera sgomento e riapre una
ferita profonda in tutto il territorio”: “Siamo vicini alla famiglia colpita da
questo dolore improvviso e difficile da comprendere. In questi momenti il nostro
primo dovere è il rispetto, la presenza partecipe delle istituzioni accanto a
chi sta vivendo un lutto così terribile e profondo”, scrive in una nota.
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Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).
L'articolo Femminicidio-suicidio in Umbria: militare in pensione uccide la
convivente e si spara. Aveva annunciato una “follia” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Si è impiccato nel bagno del suo ufficio dentro il carcere di Cremona. Si è
suicidato così un educatore giuridico-pedagogico, lunedì pomeriggio. Si tratta
del quarto caso di operatori penitenziari che si sono tolti la vita da inizio
anno: due erano appartenenti alla Polizia penitenziaria e due impiegati delle
funzioni centrali. A loro si aggiungono ben 71 detenuti in case circondariali e
uno in una Rems: “Numeri spaventosi, che restituiscono lo spaccato di carceri in
profondissima e perdurante emergenza e che, anche a dispetto del motto della
Polizia penitenziaria ‘Despondere spem munus nostrum’, alla stregua dell’inferno
dantesco, tolgono ogni speranza a chi vi è ristretto e a chi vi lavora”,
denuncia il segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, Gennarino De
Fazio.
“Oltre 63.500 detenuti stipati in circa 46.500 posti, voragini negli organici
del personale, carenze strutturali, infrastrutturali, logistiche e strumentali,
mancanze sanitarie e disorganizzazione imperante fanno delle prigioni non luoghi
di recupero e rieducazione, come vorrebbe la Carta costituzionale, ma centri di
mera espiazione con l’annientamento della dignità umana non di rado anche per
chi vi presta la propria opera al servizio dello Stato che, per mano del
ministero della Giustizia, si mostra sempre più patrigno e ‘caporale”, aggiunge
il segretario.
Di “gravi condizioni di lavoro” che “da anni affliggono il personale
penitenziario, sia del comparto funzioni centrali sia del corpo di polizia
penitenziaria” parla Luca Dall’Asta, segretario generale Funzione pubblica della
Cgil di Cremona sottolineando i problemi di “sovraffollamento strutturale,
popolazione detenuta sempre più complessa, carichi lavorativi estenuanti e
croniche carenze di organico”. De Fazio rivendica: “Servono immediati e concreti
provvedimenti per deflazionare la densità detentiva, potenziare gli organici
della Polizia penitenziaria e delle altre figure professionali, ammodernare le
strutture, garantire l’assistenza sanitaria e avviare riforme complessive”. Si
tratterebbe, aggiunge, di “umanizzare la pena detentiva” e “le condizioni di
lavoro degli operatori”.
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del suo ufficio. È il quarto caso nel 2025 nei penitenziari proviene da Il Fatto
Quotidiano.