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Polemiche sul contratto in Rai da social media manager per la figlia del marito di Tommaso Cerno. Lui: “Fake news contro di me”. Viale Mazzini smentisce
Continua a far discutere l’ascesa di Tommaso Cerno a Viale Mazzini. Il direttore de “Il Giornale“, dopo la presenza nel cast fisso di “Domenica In“, ha debuttato lunedì 9 marzo alla conduzione di “Due di picche“, una striscia informativa dalla durata di tre o quattro minuti in onda alle ore quattordici, in una collocazione blindata tra il “Tg2” e “Ore 14” di Milo Infante. Nelle ultime ore, in una clima già rovente, si è aggiunto un altro tassello al puzzle delle polemiche: il ruolo di Giada Balloch, figlia di Stefano, consigliere regionale di Fratelli d’Italia in Friuli Venezia Giulia e marito di Cerno, matrimonio celebrato nel 2022 dopo una lunga convivenza. Giada sarebbe stata arruolata come social media manager a “Domenica In” da sette mesi, esattamente dall’inizio dell’avventura del patrigno nel contenitore domenicale. Notizia rilanciata dalla pagina Instagram “Boicotterai“, confermata dalla stessa Balloch che sul suo profilo Linkedin ha descritto così il suo ruolo: “Implementazione della strategia, creazione e gestione dei contenuti digitali relative alla partecipazione di Tommaso Cerno al programma tv Domenica In (Rai 1). Distribuzione del segmento televisivo attraverso i canali social ufficiali” del giornalista. Incarico ad personam. “L’ultima fake news contro di me è contro Due di picche. Balle spaziali. Giada non ha nessun contratto con la Rai. Ricordavo una Repubblica che verificava le notizie. Ma era tanto tempo fa”, ha scritto Tommaso Cerno su X. Notizia smentita poco dopo anche dalla Rai con una nota stampa: “Rai smentisce categoricamente la notizia secondo la quale la signora Giada Balloch, figlia del marito di Tommaso Cerno, abbia contratti di collaborazione con la Direzione Intrattenimento Day Time e con qualsiasi altra direzione Rai”. La striscia informativa, già discussa ancora prima della messa in onda, ha un costo complessivo svelato dal Fatto Quotidiano di circa 850 mila euro. Nel dettaglio ogni puntata, pur durando solo 3-4 minuti, costa 11 mila euro, di cui 3 mila finiscono al giornalista che da qui a fine stagione incasserà in totale 200 mila euro. Le prime puntate di “Due di picche“, pur andando in onda in una collocazione blindata, hanno ottenuto una media tra il 5-6% di share, numeri non entusiasmanti considerata la breve durata e la curva auditel. In pochi secondi, pur ricevendo in dote dal notiziario diretto da Antonio Preziosi un buon traino, la trasmissione perde circa 200 mila spettatori e il 2% di share, risalendo a sorpresa con la conclusione e la messa in onda della pubblicità. L'articolo Polemiche sul contratto in Rai da social media manager per la figlia del marito di Tommaso Cerno. Lui: “Fake news contro di me”. Viale Mazzini smentisce proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il padrone in redazione. Cosa resta della democrazia se l’informazione è asservita? | il commento
Cosa resta della democrazia se l’informazione è asservita, controllata, appaltata al potere affluente? E’ una domanda che ci rincorre e ci assilla. Al di là dell’Atlantico Donald Trump, nei suoi straripanti incontri con la stampa, destina ai giornalisti ora smorfie, ora vistosi cenni di disapprovazione, ora risate. Blandisce, censura, attacca, accusa. Sono performances quasi quotidiane a cui assistiamo sempre più stupiti per la debacle dei grandi mezzi di informazione. Nessuno fiata, nessuno protesta. Tutti in silenzio, o quasi. In casa nostra proliferano le scelte ossequiose con le quali la stampa, pubblica e privata, destina ogni attenzione a chi ha il potere. La Rai ha prima immesso Tommaso Cerno, il direttore del Giornale, proprietà degli Angelucci, cantiere di produzione del centrodestra, nel registro domenicale di Mara Venier: tv per famiglie che comunque su Raiuno è sempre un bel brodo elettorale. Poi ha destinato a Cerno una striscia quotidiana sul due (essendo occupata dal sempiterno Vespa quella sul primo canale), e sempre dopo il Tg dell’ora di pranzo. Due di picche si chiama e fa da digestivo politico. Promuovere e soprattutto sostenere a voce quel che il nostro collega scrive ogni giorno: ma quant’è giusto il governo, e com’è buona Giorgia (donna, mamma, moglie, cristiana eccetera….) e cattivi gli altri. Anche a Genova una donna è al comando, si chiama Silvia Salis, ma è sulla barricata opposta, sindaca per il centrosinistra. Allora gli uffici del presidente della Regione Bucci, bandiera del centrodestra, organizzano una sorta di monitor quotidiano, una rassegna stampa di tutto ciò che non va sullo storico giornale cittadino, il Secolo XIX. Segnalando al proprietario, l’imprenditore Aponte, i colleghi indisciplinati. Si scrive al padrone, naturalmente. Solo il padrone conta, non è vero? L'articolo Il padrone in redazione. Cosa resta della democrazia se l’informazione è asservita? | il commento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Massimo Giletti mostra le chat tra Ranucci e Boccia sulla presunta “lobby gay”. Il conduttore di Report: “Falso. Lui e Cerno sono amici e al servizio dell’ex 007 Mancini”
Maria Rosaria Boccia è al centro di una polemica a distanza tra Massimo Giletti e Sigfrido Ranucci. L’imprenditrice campana, che dovrà affrontare un processo per stalking e lesioni nei confronti dell’ex ministro Sangiuliano, aveva avuto una conversazione privata con il conduttore di “Report“ il 17 settembre 2024. Le chat su una presunta “lobby gay di destra” erano stato pubblicate da “Il Giornale“, quotidiano diretto da Tommaso Cerno. Ranucci aveva replicato spiegando le chat erano state riportate “in maniera parziale, se non manipolate”. “E’ stato dalla chat il nome di un personaggio legato ai servizi segreti, Marco Mancini, amico di Cerno e della Cavallaro (la giornalista che firmava l’articolo, ndr), che ha rapporti parentali con uomini dei servizi e che avrebbe spiegato il mio riferimento a Giletti, che nulla a che fare con frasi omofobe che mi sono state attribuite”, aveva sottolineato sui social. Nella puntata de “Lo Stato delle Cose“, in onda lunedì 9 febbraio su Rai3, Giletti ha mostrato le discusse chat: “Vi dirò la mia verità, anzi quella delle carte e dei documenti, sulla questione delle chat tra Maria Rosaria Boccia e Sigfrido Ranucci, in cui si parlava di me. In queste chat si diceva che io appartenessi a una lobby e che fossi omosessuale”, ha spiegato il conduttore in apertura, precisando anche di aver ricevuto un messaggio da Ranucci pronto a smentire la ricostruzione de “Il Giornale”. I messaggi del 17 settembre 2024 tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia mostrati da Giletti. Ranucci scrive a Boccia: “Ho visto Cerno all’Aria che tira” “Quello è un altro del giro” “Amico di Marco Mancini (un uomo importante dei servizi segreti, precisa Giletti), giro gay”; “Pericolosissimo”. Maria Rosaria Boccia risponde a Ranucci: “Come Signorini”. Ranucci a Boccia: “Sì”. Boccia a Ranucci: “E il signor B”. Ranucci a Boccia conclude: “E Giletti”. “Quindi il giro gay è Mancini, Signorini, Giletti e il Signor B. Forse anche il direttore Tommaso Cerno”, ha commentato Giletti per poi rivolgersi a Ranucci: “Sono un po’ perplesso, siamo giornalisti della stessa azienda, finire a parlare di questa roba è veramente triste. Proprio perché so chi sei e so la tua storia, non riconosco questa libertà di informazione in quello che hai scritto. La libertà di informazione, non è un venticello, non è una battuta, ma è qualcosa di molto più serio. Non è gossip, ma è coraggio. Andare contro chi non vuole la trasparenza. Andare contro i palazzi anche se te la fanno pagare”. “La libertà di informazione – ha continuato Giletti – è batterti per chi non ce l’ha e che la pensa lontano mille miglia da te. E lo sai, sei il primo, te l’ho sempre riconosciuto. Faccio fatica a non essere deluso da quello che leggo. Faccio fatica a pensare che mi hai inviato un messaggio dicendo che non era vero nulla. In quei messaggi non vedo la sostanza di un combattente. Dividersi in un momento così difficile del giornalismo per me è una delusione umana profonda. Non me ne frega niente del gay, dell’omosessuale, se nel 2026 c’è chi ancora pensa che qualcuno si offenda per la parola omosessuale… ma la lobby no, perché lobby vuol dire potere e io quel potere l’ho sempre contrastato”. E a stretto giro è arrivata, tramite Facebook, la replica di Ranucci: “Ieri sera Giletti ha riproposto le chat tra me e Maria Rosaria Boccia. Dopo che gli avevo spiegato il senso delle mie chat, ha comunque deciso che l’ho accusato di fare parte di una lobby gay. Questo è falso, ma se ci tiene tanto a riconoscersi nella lobby gay è un problema suo, non mio. Io ho detto una cosa più grave che i due hanno fatto finta di non capire: Cerno e Giletti sono amici e al servizio di Marco Mancini, lo 007 coinvolto nel rapimento di Abu Omar e nel dossieraggio illecito della security Telecom-Pirelli”. Ranucci spiega poi che sia Giletti che il direttore de Il Giornale Tommaso Cerno “sorvolano sulla figura di Mancini che invece è chiave nella chat, come è chiave la vicenda dell’incontro all’autogrill tra Renzi e Mancini. Cerno da direttore dell’Identità ha fatto realizzare vari articoli a Rita Cavallaro, che ha passato, stile Luca Fazzo, le veline di Mancini o degli avvocati senza contraddittorio”. “La stessa operazione l’ha fatta Giletti – prosegue -, che ha sponsorizzato la teoria del complotto dei servizi e del Segreto di Stato smentite con sentenza definitiva dalla Procura e dal Tribunale di Roma, che ha dato ragione a Report. Giletti ha spacciato per un’inchiesta sua le carte degli avvocati di Mancini. Prova è che, raccontando le vicende dell’autogrill, ha commesso gli stessi errori dei legali”. “Dispiace se ho deluso umanamente Giletti – sottolinea ancora il conduttore di Report -, del resto chi più di me ha provato il suo stesso stato d’animo quando ha cercato di rivelare la nostra fonte, cercando di delegittimarla. Si tratta dell’insegnante di sostegno che aveva scattato le immagini di Renzi e Mancini. Giletti si è recato con una telecamera nascosta davanti alla scuola dove la nostra fonte accompagnava le figlie, e ha rivelato la città dove viveva”. “Ultimo, ma non per importanza – conclude Ranucci -, Giletti non ha fornito il contesto in cui ho parlato di Cerno come legato alla lobby gay. Il direttore allora del Tempo, oggi de il Giornale, ed editorialista della Rai si era lascito andare in un editoriale all’Aria che Tira, il cui tenore era stato poi riproposto e sintetizzato in un tweet. Difficile trovare un tale condensato di volgarità e misoginia”. 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“Fascistello, vada a lucidare le molotov”, “La insulto col suo cognome, Cerno! Cerno! Cerno!”: scoppia la rissa su Rete 4 tra Tommaso Cerno e Angelo d’Orsi
Lo sgombero di Askatasuna non ha incendiato solo le strade di Torino, ma anche il dibattito pubblico. Dopo 29 anni di occupazione, giovedì 18 dicembre lo stabile di corso Regina Margherita è stato sgomberato e posto sotto sequestro: cinque attivisti vivevano in un edificio dichiarato inagibile. Un intervento definito dalle istituzioni come ripristino della legalità, e dagli attivisti e dai loro sostenitori come operazione repressiva. La tensione è esplosa due giorni dopo, sabato, quando il corteo di protesta contro lo sgombero si è trasformato in una vera e propria guerriglia urbana: bottiglie, pietre, bombe carta artigianali e fuochi d’artificio lanciati contro le forze dell’ordine, cassonetti incendiati, idranti, lacrimogeni e cariche. Ma lo scontro è andato in scena anche negli studi televisivi di Rete 4 a Quarta Repubblica, con un confronto acceso tra Tommaso Cerno, direttore del Giornale, e Angelo d’Orsi, storico e filosofo, membro del comitato di garanzia di Askatasuna. Nel corso della trasmissione, d’Orsi ha difeso il centro sociale, ridimensionando trent’anni di violenze e sottolineando invece le attività culturali svolte nel quartiere. Il momento di rottura arriva quando tenta di interrompere Cerno. La risposta del direttore del Giornale è immediata e durissima: “Fascistello, che fa star zitto e parla solo lei, sa tutto lei. Lei e questa convenzione del Comune. Vada a lucidare le molotov”. Cerno rivendica l’operazione delle forze dell’ordine partendo da un principio che definisce essenziale: “Finalmente lo Stato ha ripristinato la legalità in un Paese dove lo spazio si occupa attraverso l’affitto, attraverso l’acquisto, attraverso una convenzione pubblica. Dove tu in cambio di qualcosa dai qualcos’altro”. E allarga il ragionamento al contesto nazionale: “Ci sono migliaia di associazioni in Italia che non hanno una sede e la cercano da molto tempo, affidandosi alla capacità di singole persone. Contro, invece, gruppi fanatici che mettono insieme extraparlamentari di sinistra, anarchici, fanatici”. Il direttore del Giornale insiste sull’uso strumentale delle libertà democratiche: “Ci sono predicatori, ce n’è uno al giorno, che utilizzano le maglie della democrazia trasformando il luogo delle libertà nel luogo dove si può fare qualunque cosa. Quindi ripristino della legalità. Il mio ringraziamento va alle forze dell’ordine che fanno una fatica enorme perché in queste piazze c’è il tentativo di provocare, si va lì per scatenare la violenza”. L’affondo finale è un attacco diretto alla narrazione che, secondo Cerno, circonda Askatasuna: “È troppo professore per non sapere che sono trent’anni che in Val di Susa ci sono i campi militari per organizzare questa roba, che questa è gente armata, collegata ad altri centri sociali di gente armata che fa la guerriglia di mestiere. Prima di andare in piazza a Torino hanno dichiarato cosa avrebbero fatto”. E conclude: “A me fa orrore che lei abbia descritto come un parco giochi di bambini e intellettuali che cercano di fare le lezioni peripatetiche di Aristotele quello che ho visto io. Quello che ho visto io è guerriglia di delinquenti e quello che vedo in studio è un professore che li difende”. La risposta di Angelo d’Orsi arriva subito: “Io la chiamo Cerno. La insulto col suo cognome, Cerno! Cerno! Cerno!”. L'articolo “Fascistello, vada a lucidare le molotov”, “La insulto col suo cognome, Cerno! Cerno! Cerno!”: scoppia la rissa su Rete 4 tra Tommaso Cerno e Angelo d’Orsi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cerno nuovo direttore de Il Giornale, Capezzone in pole per Il Tempo. Sallusti verso un ruolo in tv
Cambio della guardia alla direzione dei principali quotidiani della galassia Angelucci. Alessandro Sallusti lascerà il posto di direttore de Il Giornale a Tommaso Cerno, già europarlamentare Pd e direttore de L’Espresso e ora alla guida de Il Tempo. Il passaggio di testimone – come anticipato da Italia Oggi – avverrà l’1 dicembre. La casella finora occupata da Cerno nel quotidiano romano potrebbe invece essere affidata a Daniele Capezzone, attualmente direttore editoriale di Libero. E Sallusti? Avrebbe rifiutato la direzione editoriale de Il Giornale, attualmente nelle mani di Vittorio Feltri, e per lui potrebbe diventare fissa, o quasi, una poltrona negli studi televisivi di Mediaset in qualità di analista-commentatore. Non si muove invece la direzione di Libero che resta in capo a Mario Sechi, tornato al giornalismo dopo l’esperienza a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni. Udinese, cinquant’anni, Cerno è certamente la pedina principale spostata dal gruppo che fa capo al re delle cliniche Antonio Angelucci, parlamentare della Lega. Il futuro direttore de Il Giornale ha iniziato la sua carriera giornalistica al Messaggero Veneto, oltre vent’anni fa, per poi passare a L’Espresso, settimanale che ha guidato nel 2016. L’anno successivo diventa condirettore di Repubblica, quindi approda in Parlamento con il Partito Democratico. Successivamente inizia la sua migrazione verso i quotidiani di area del centrodestra. L'articolo Cerno nuovo direttore de Il Giornale, Capezzone in pole per Il Tempo. Sallusti verso un ruolo in tv proviene da Il Fatto Quotidiano.
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