Lo sgombero di Askatasuna non ha incendiato solo le strade di Torino, ma anche
il dibattito pubblico. Dopo 29 anni di occupazione, giovedì 18 dicembre lo
stabile di corso Regina Margherita è stato sgomberato e posto sotto sequestro:
cinque attivisti vivevano in un edificio dichiarato inagibile. Un intervento
definito dalle istituzioni come ripristino della legalità, e dagli attivisti e
dai loro sostenitori come operazione repressiva. La tensione è esplosa due
giorni dopo, sabato, quando il corteo di protesta contro lo sgombero si è
trasformato in una vera e propria guerriglia urbana: bottiglie, pietre, bombe
carta artigianali e fuochi d’artificio lanciati contro le forze dell’ordine,
cassonetti incendiati, idranti, lacrimogeni e cariche. Ma lo scontro è andato in
scena anche negli studi televisivi di Rete 4 a Quarta Repubblica, con un
confronto acceso tra Tommaso Cerno, direttore del Giornale, e Angelo d’Orsi,
storico e filosofo, membro del comitato di garanzia di Askatasuna.
Nel corso della trasmissione, d’Orsi ha difeso il centro sociale,
ridimensionando trent’anni di violenze e sottolineando invece le attività
culturali svolte nel quartiere. Il momento di rottura arriva quando tenta di
interrompere Cerno. La risposta del direttore del Giornale è immediata e
durissima: “Fascistello, che fa star zitto e parla solo lei, sa tutto lei. Lei e
questa convenzione del Comune. Vada a lucidare le molotov”.
Cerno rivendica l’operazione delle forze dell’ordine partendo da un principio
che definisce essenziale: “Finalmente lo Stato ha ripristinato la legalità in un
Paese dove lo spazio si occupa attraverso l’affitto, attraverso l’acquisto,
attraverso una convenzione pubblica. Dove tu in cambio di qualcosa dai
qualcos’altro”. E allarga il ragionamento al contesto nazionale: “Ci sono
migliaia di associazioni in Italia che non hanno una sede e la cercano da molto
tempo, affidandosi alla capacità di singole persone. Contro, invece, gruppi
fanatici che mettono insieme extraparlamentari di sinistra, anarchici,
fanatici”.
Il direttore del Giornale insiste sull’uso strumentale delle libertà
democratiche: “Ci sono predicatori, ce n’è uno al giorno, che utilizzano le
maglie della democrazia trasformando il luogo delle libertà nel luogo dove si
può fare qualunque cosa. Quindi ripristino della legalità. Il mio ringraziamento
va alle forze dell’ordine che fanno una fatica enorme perché in queste piazze
c’è il tentativo di provocare, si va lì per scatenare la violenza”.
L’affondo finale è un attacco diretto alla narrazione che, secondo Cerno,
circonda Askatasuna: “È troppo professore per non sapere che sono trent’anni che
in Val di Susa ci sono i campi militari per organizzare questa roba, che questa
è gente armata, collegata ad altri centri sociali di gente armata che fa la
guerriglia di mestiere. Prima di andare in piazza a Torino hanno dichiarato cosa
avrebbero fatto”. E conclude: “A me fa orrore che lei abbia descritto come un
parco giochi di bambini e intellettuali che cercano di fare le lezioni
peripatetiche di Aristotele quello che ho visto io. Quello che ho visto io è
guerriglia di delinquenti e quello che vedo in studio è un professore che li
difende”. La risposta di Angelo d’Orsi arriva subito: “Io la chiamo Cerno. La
insulto col suo cognome, Cerno! Cerno! Cerno!”.
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cognome, Cerno! Cerno! Cerno!”: scoppia la rissa su Rete 4 tra Tommaso Cerno e
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Tag - Tommaso Cerno
Cambio della guardia alla direzione dei principali quotidiani della galassia
Angelucci. Alessandro Sallusti lascerà il posto di direttore de Il Giornale a
Tommaso Cerno, già europarlamentare Pd e direttore de L’Espresso e ora alla
guida de Il Tempo. Il passaggio di testimone – come anticipato da Italia Oggi –
avverrà l’1 dicembre. La casella finora occupata da Cerno nel quotidiano romano
potrebbe invece essere affidata a Daniele Capezzone, attualmente direttore
editoriale di Libero.
E Sallusti? Avrebbe rifiutato la direzione editoriale de Il Giornale,
attualmente nelle mani di Vittorio Feltri, e per lui potrebbe diventare fissa, o
quasi, una poltrona negli studi televisivi di Mediaset in qualità di
analista-commentatore. Non si muove invece la direzione di Libero che resta in
capo a Mario Sechi, tornato al giornalismo dopo l’esperienza a Palazzo Chigi con
Giorgia Meloni.
Udinese, cinquant’anni, Cerno è certamente la pedina principale spostata dal
gruppo che fa capo al re delle cliniche Antonio Angelucci, parlamentare della
Lega. Il futuro direttore de Il Giornale ha iniziato la sua carriera
giornalistica al Messaggero Veneto, oltre vent’anni fa, per poi passare a
L’Espresso, settimanale che ha guidato nel 2016. L’anno successivo diventa
condirettore di Repubblica, quindi approda in Parlamento con il Partito
Democratico. Successivamente inizia la sua migrazione verso i quotidiani di area
del centrodestra.
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