Scintille a Otto e mezzo (La) tra il direttore del Fatto Quotidiano Marco
Travaglio e l’ex direttore del Giornale Alessandro Sallusti, portavoce del
Comitato per il Sì al referendum costituzionale sulla giustizia.
Il tema dello scontro è la riforma Nordio, sulla quale Travaglio osserva: “È
strano che quelli che si ritengono vittime dei pm giustizialisti votino tutti
Sì, perché così pensano di vendicarsi. C’è un solo condannato di Tangentopoli
tra quelli famosi che ha detto che vota No ed è Cirino Pomicino. Secondo me, è
il più intelligente e il più sveglio della categoria dei condannati – spiega il
direttore del Fatto – perché ha capito che il pm creato dalla riforma Nordio è
un pm molto più giustizialista di quanto non vengano accusati di esserlo oggi i
pm. Si tratta, infatti, di un pm che non viene più educato, insieme al giudice,
a cercare la verità in maniera imparziale, ma viene educato ad accusare“.
Travaglio ricorda: “È lo stesso ministro della Giustizia Nordio, autore di
questa legge, ripetere che il pm nella sua visione è come quello americano: lo
chiama proprio ‘l’avvocato dell’accusa’. Al contrario, il nostro pm non lo è
affatto, altrimenti io, Sallusti, Annalisa Cuzzocrea saremmo tutti in galera da
anni, perché i pm, invece di archiviare tutte le querele temerarie che ci
vengono fatte, porterebbero a termine tutte le accuse. La loro fissa, infatti,
non sarebbe quella di cercare la verità, e cioè di vedere chi tra il denunciato
e il denunciante ha ragione: farebbero, invece, collezione di rinvii a giudizio
e di condanne”.
E sottolinea: “Noi dovremmo aspettare ogni volta il processo per essere assolti,
mentre adesso, per fortuna, la gran parte delle querele temerarie viene
archiviata perché il pm le butta via dopo aver scoperto che sono farlocche”.
“Le tue vengono archiviate, non le mie – ribatte Sallusti – Tu scambi le querele
che fanno a te con le querele che fanno agli altri giornalisti”.
“Sono uguali le querele”, replica Travaglio.
L’ex direttore del Giornale ribatte: “A te la maggior parte delle querele viene
chiusa in istruttoria, ma non è così per tutti”.
“Ma dipende da quello che hanno scritto”, insorge la conduttrice Lilli Gruber.
Sallusti rilancia: “Quello che scrive Travaglio viene giudicato con grande
attenzione”.
“Quindi Travaglio è coccolato dai ‘magistrati rossi’?”, chiede sarcasticamente
Gruber.
Sallusti rievoca la sua vicenda giudiziaria, quando nel 2012 fu sottoposto a
misura cautelare per l’esecuzione di una condanna definitiva a 14 mesi di
reclusione per diffamazione aggravata a mezzo stampa e omesso controllo come
direttore responsabile. I fatti risalgono al febbraio 2007, quando Sallusti era
direttore di Libero: il giornale pubblicò due articoli su un caso delicato,
riguardante una tredicenne di Torino incinta che aveva interrotto
volontariamente la gravidanza con autorizzazione del giudice tutelare, perché i
genitori erano separati e il padre non era informato.
Uno degli articoli, firmato da Renato Farina con lo pseudonimo Dreyfus,
presentava la vicenda in modo falso e aggressivo, descrivendo un aborto coattivo
imposto dal giudice Giuseppe Cocilovo, definendo i protagonisti (genitori,
medico e magistrato) come ‘assassini’ e auspicando per loro ‘la pena di morte’.
Il giudice tutelare querelò per diffamazione aggravata; Sallusti fu imputato
anche per omesso controllo. Dopo i gradi di giudizio, la Cassazione confermò la
pena detentiva senza sospensione condizionale.
Grazie al decreto svuota-carceri, la pena fu convertita in arresti domiciliari
nel novembre 2012, scontati per circa 21 giorni. Successivamente Sallusti
ottenne la grazia parziale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
che commutò la parte detentiva residua in pena pecuniaria.
Nel 2019 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condannò l’Italia per violazione
del diritto alla libertà d’espressione, ritenendo la pena detentiva
sproporzionata per un giornalista in un caso di diffamazione, pur confermando la
responsabilità per le falsità pubblicate. Sallusti ricevette 12mila euro di
risarcimento, a fronte di 100mila euro richiesti.
“Io per una querela di un magistrato – afferma Sallusti – sono stato condannato
e arrestato”.
“Sì, perché era stato scritto un grave falso”, commenta Travaglio.
Sallusti ribatte che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato
l’Italia a risarcirlo per ingiusta detenzione e aggiunge: “Quindi, non era vero.
Io sono uno degli italiani che ogni 8 ore viene ingiustamente arrestato”.
“No, no – replica Travaglio – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non è
intervenuta sul merito della condanna”.
L'articolo Lite Sallusti-Travaglio. “Io arrestato per la querela di un
magistrato”. “Sul tuo giornale fu scritto un grave falso”. Su La7 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
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Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra il direttore de Il Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, e Alessandro Sallusti, direttore della testata online
politicoquotidiano.it e portavoce del Comitato per il Sì al referendum
costituzionale sulla giustizia.
A sollevare il caso è la conduttrice Lilli Gruber, che chiede conto a Sallusti
della card diffusa sui social dal Comitato “Sì Riforma”, nella quale compare
l’immagine dell’aggressione al poliziotto durante gli scontri di Torino del 31
gennaio 2026, accompagnata dalla scritta “Loro votano no”.
“Voi scrivete che gli autori delle violenze di Torino votano No al referendum –
domanda ironicamente la giornalista – Allora mi è venuta questa curiosità: li
avete identificati e intervistati questi violenti?“.
Sallusti risponde: “Il fatto che chi ha organizzato quella manifestazione vota
No è ufficiale”.
Travaglio scoppia a ridere e interviene: “Sì certo, Askatasuna”
L’ex direttore del Giornale prosegue, confondendo il direttore del Fatto con
Roberto Saviano: “La nostra era una risposta a Marco Travaglio il quale ha
scritto e sostenuto che chi vota sì è complice della mafia. O era anche una
risposta a Saviano, se vuoi”.
Travaglio replica, sbigottito: “E vabbè, ma ci sarà anche una differenza tra me
e Saviano“.
Sallusti rilancia: “Allora spiegami perché il No può fare questi accostamenti
paradossali e il Sì non può farli. Tu hai sostenuto che chi vota no è un nemico
della democrazia e addirittura favorisce la mafia”.
Il direttore del Fatto ribatte: “Mi hai confuso con Saviano, che ha parlato dei
danni per le indagini di mafia. Saviano peraltro non ha detto che chi vota Sì
sta con la mafia, e quindi è complice della mafia. Ha scritto un articolo di
un’intera pagina su Repubblica per spiegare come mai, secondo lui, questa
riforma indebolirebbe le indagini di mafia. Io non l’ho mai scritto”.
E aggiunge: “In ogni caso, credo che quelli di Askatasuna non vadano a votare.
Credo anche che quelli che hanno menato in piazza siano in gran parte stranieri
e vengano tutti da paesi dove le carriere sono già separate e dove probabilmente
non si fanno referendum come il nostro. Ma, comunque, il No al referendum non
c’entra proprio niente con quello che è successo a Torino“.
Sallusti insiste: “Ma neanche la mafia c’entra niente”.
“Ma perché continui a chiedermi conto di un articolo di Saviano? – controbatte
Travaglio – Quando sarà presente Roberto Saviano, che ha scritto delle cose
secondo me condivisibili, ma che non dicono che chi vota Sì è con la mafia,
glielo dirai”.
L'articolo Referendum, Travaglio smonta la tesi di Sallusti e la card del
Comitato Sì: “Il No non c’entra niente con Torino”. Su La7 proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Scintille a Dimartedì (La7) tra Pier Luigi Bersani e Alessandro Sallusti sulla
riforma Nordio e sulle accuse rivolte dalla destra su una presunta mancata
solidarietà della sinistra alla causa del popolo iraniano.
L’ex direttore del Giornale e di Libero difende strenuamente la riforma della
giustizia, ritenendo giusta l’istituzione di un’Alta corte disciplinare per i
magistrati.
Bersani oppone dati inoppugnabili, ribadendo quanto affermato da Marco Travaglio
a Otto e mezzo: “In questa consigliatura del Csm abbiamo avuto 190 procedure
disciplinari, con 80 condanne. La condanna più leggera, cioè l’ammonimento, è
stata solo per quattro magistrati. Gli altri ci hanno rimesso la possibilità di
avanzamento di carriera, oppure la sospensione, oppure l’espulsione. Questi dati
– sottolinea – ci mettono sopra al livello medio europeo di procedure
disciplinari. Però, Sallusti, se voi avete l’intenzione di rafforzare il
meccanismo di disciplina, fatelo con legge ordinaria. Voi andate a toccare una
colonna della Costituzione, che si chiama autonomia della magistratura“.
“Non è vero – ribatte Sallusti – non la tocca nessuno. Lei lo sa che è falso. Il
presidente della Repubblica non lo permetterebbe mai”.
L’ex ministro replica: “In queste norme non avete scritto che il pm passa sotto
la politica. Non siete mica scemi a scriverlo. Ma il pm diventa una specie di
poliziotto“.
“Ma lei sta facendo un processo alle intenzioni”, accusa Sallusti.
“Noi dovremmo lasciare un poliziotto a far quello che vuole? – rilancia Bersani
– No, no, no”.
La polemica si rinfocola quando Sallusti esprime preoccupazioni per chi “in
questi mesi e in questi giorni è stato e sta dalla parte di Hamas e degli
ayatollah iraniani”.
Bersani insorge: “E chi sarebbero, Sallusti?”.
“Quasi tutto il movimento pro Pal – risponde l’ex direttore di Libero,
riciclando un’altra argomentazione gettonata tra i centristi e la destra – La
sinistra che ha chiamato alle piazze per il problema della Palestina, non mi
sembra che stia chiamando alle piazze per l’Iran”.
Bersani non ci sta e cita “Donna, vita, libertà”, lo slogan simbolo della grande
rivolta iniziata in Iran nel settembre 2022 dopo la morte di Mahsa Amini, la
giovane curda uccisa dalla polizia morale perché indossava male l’hijab. E
ricorda che il Pd ed Elly Schlein sono scesi in piazza più volte insieme al
movimento delle donne iraniane in Italia: “Lei, come tutti quelli che stanno
dicendo questa cosa, deve sapere che già da quattro anni esiste il movimento
“Donna, vita, libertà” per le donne iraniane e per la democrazia in Iran. Quanta
gente di destra è scesa in piazza negli anni passati e quanta gente di destra
verrà venerdì? No, perché siam mica pagati per fare le manifestazioni. Siamo con
gli ayatollah? Ma roba da matti“.
L'articolo Bersani contro Sallusti su La7: “La sinistra sta con gli ayatollah?
Ma roba da matti”. Scintille sulla riforma della giustizia proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Cambio della guardia alla direzione dei principali quotidiani della galassia
Angelucci. Alessandro Sallusti lascerà il posto di direttore de Il Giornale a
Tommaso Cerno, già europarlamentare Pd e direttore de L’Espresso e ora alla
guida de Il Tempo. Il passaggio di testimone – come anticipato da Italia Oggi –
avverrà l’1 dicembre. La casella finora occupata da Cerno nel quotidiano romano
potrebbe invece essere affidata a Daniele Capezzone, attualmente direttore
editoriale di Libero.
E Sallusti? Avrebbe rifiutato la direzione editoriale de Il Giornale,
attualmente nelle mani di Vittorio Feltri, e per lui potrebbe diventare fissa, o
quasi, una poltrona negli studi televisivi di Mediaset in qualità di
analista-commentatore. Non si muove invece la direzione di Libero che resta in
capo a Mario Sechi, tornato al giornalismo dopo l’esperienza a Palazzo Chigi con
Giorgia Meloni.
Udinese, cinquant’anni, Cerno è certamente la pedina principale spostata dal
gruppo che fa capo al re delle cliniche Antonio Angelucci, parlamentare della
Lega. Il futuro direttore de Il Giornale ha iniziato la sua carriera
giornalistica al Messaggero Veneto, oltre vent’anni fa, per poi passare a
L’Espresso, settimanale che ha guidato nel 2016. L’anno successivo diventa
condirettore di Repubblica, quindi approda in Parlamento con il Partito
Democratico. Successivamente inizia la sua migrazione verso i quotidiani di area
del centrodestra.
L'articolo Cerno nuovo direttore de Il Giornale, Capezzone in pole per Il Tempo.
Sallusti verso un ruolo in tv proviene da Il Fatto Quotidiano.