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Referendum, Conte contro Sallusti: “Prima di diffamare i magistrati, pensate a far dimettere Delmastro e Santanché”. Su La7
Scontro rovente a DiMartedì, su La7, tra il leader del M5s, Giuseppe Conte, e il portavoce del Comitato Sì Riforma Alessandro Sallusti. Il confronto durissimo verte in primis sul referendum costituzionale sulla giustizia, in programma il 22 e il 23 marzo. Conte commenta le dichiarazioni di Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi ha sostenuto che una vittoria del No al referendum porterebbe a maggiore impunità per immigrati illegali, stupratori, pedofili e spacciatori: ” In realtà, se sono in libertà alcune volte è per l’incapacità del governo“. Porta, quindi, come esempio il caso di Al-Masri, l’ex comandante libico accusato di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale: “Ad Al-Masri, stupratore di bambini e condannato per 30 crimini a livello internazionale, hanno dato un salvacondotto. E non solo: con la norma Nordio-Meloni oggi devi convocare stupratori e spacciatori prima di arrestarli per un interrogatorio preventivo. Ovviamente scappano tutti”. Sallusti replica: “Veramente il fetentone libico è in carcere nel suo paese”. Conte ribatte: “Perché hanno più dignità loro“. Sallusti insiste, mentre l’ex presidente del Consiglio sorride e gesticola: “La Libia ci ha detto: datelo a noi che è nostro, non mettiamo in carcere noi e quindi giustamente il governo Meloni lo ha mandato in Libia” Il botta e risposta si infiamma quando Conte sposta il discorso sul piano politico-istituzionale. Accusa il governo di voler garantire “libertà di azione alla politica”, citando il libro di Nordio: “Questo significa che per loro il primato della politica è sottrarsi alle inchieste della magistratura. Invece io sostengo che il primato della politica vada rivendicato, ad esempio, assicurando alla Corte Penale Internazionale Al-Masri, condannando Trump per gli attacchi unilaterali in violazione del diritto internazionale sia in Iran, sia in Venezuela e così il genocidio a Gaza“. Sallusti commenta: “Il genocidio a Gaza ci mancava questa sera e per fortuna è arrivato”. Conte non molla: “Perché? Lo vogliamo trascurare? Per lei cos’è? Un accidente capitato casualmente della storia? È diritto internazionale! Quando c’è stato il caso vergognoso di Al-Masri, l’Italia si è rivelata un paese canaglia al pari della Mongolia e del Malawi. Perché noi abbiamo sottratto al mandato di arresto un criminale di guerra”. Sallusti ride, scatenando la reazione indignata di Conte: “Ma di che cosa ride, Sallusti? Guardi che siamo stati deferiti all‘assemblea degli Stati alla Corte Penale Internazionale insieme a Malawi e Mongolia. Siamo ormai uno Stato canaglia. Inconsapevolmente ride Sallusti, non so perché”. Il presidente del M5s ricorda che il governo Meloni ha attaccato il procuratore Lo Voi, definendolo “toga rossa”, per poi scoprire che era associato a una corrente moderata di destra. L’ex direttore di Libero rilancia: “Si legga il libro ‘Sistema’ e scoprirà come il dottor Lo Voi è diventato procuratore di Palermo, poi ne riparliamo”. Conte chiude l’affondo: “Non diffami la magistratura. Prima di preoccuparsi di diffamare i procuratori e i magistrati, fate dimettere Delmastro e Santanché, è la politica che deve assumersi le sue responsabilità”. Sallusti ribadisce: “Allora, io gli ho suggerito di leggere un libro, lei è libero di non farlo”. Il conduttore Giovanni Floris interviene ridendo: “Vabbè, ma è il tuo libro”. L'articolo Referendum, Conte contro Sallusti: “Prima di diffamare i magistrati, pensate a far dimettere Delmastro e Santanché”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, la previsione di Sallusti per il Sì: “Vinceremo sicuramente perché abbiamo un santo in paradiso: Berlusconi”
Le Frecce per il sì di Forza Italia sono arrivate questa mattina alla stazione centrale di Milano per il rush finale della campagna per il Sì. Per il ministro Alberto Zangrillo, partito con il treno da Torino, si tratta di “una riunione di popolo”. Ma con lui sono partiti solo in 80. E così anche da Venezia e da Bologna. I tre convogli, almeno, arrivano puntuali. “Se vincerà il Sì, i treni saranno sempre in orario” scherza uno dei bolognesi. Ad attenderli nella sala convegni all’interno della stazione c’è anche il ministro Pichetto Fratin oltre ad alcuni parlamentari di Forza Italia. Ma a prendersi la scena è il portavoce del comitato Sì riforma, il giornalista Alessandro Sallusti: “Ho una notizia fresca di stampa: vinceremo il referendum sicuramente perché questa volta abbiamo un santo in paradiso pazzesco: il presidente Berlusconi che già da settimana tratta con il Padre Eterno”. L'articolo Referendum, la previsione di Sallusti per il Sì: “Vinceremo sicuramente perché abbiamo un santo in paradiso: Berlusconi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, scontro Sallusti-Bersani. “Meloni si preoccupa dei bambini”. “Fa solo propaganda”. Su La7
Acceso confronto a Dimartedì, su La7, tra il giornalista Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato Sì Riforma, e l’ex ministro Pier Luigi Bersani. Lo scontro avviene su due temi caldi del momento politico: il referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026 e il caso della cosiddetta “famiglia del bosco”, la vicenda della coppia Trevallion-Birmingham i cui tre figli sono stati allontanati dai genitori dal Tribunale per i minorenni, con motivazioni che includono la mancata frequenza scolastica e l’isolamento estremo. Sallusti difende con decisione la riforma Nordio: “Se vince il Sì, seppelliamo l’ultimo rimasuglio del fascismo che è la corporazione unica dei magistrati e allineiamo l’Italia a tutte le democrazie occidentali nelle quali le carriere dei magistrati sono separate”, Bersani replica smontando l’accostamento storico: “È curioso questa riforma seppellisca il fascismo visto che gli unici due progetti di legge nella storia della Repubblica che proibivano l’associazione dei magistrati e proponevano il sorteggio li fece il Movimento Sociale e Almirante nel 1971. Sul fatto che la riforma Nordio voglia seppellire il fascismo ho qualche dubbio”. Il dibattito si infiamma quando il conduttore Giovanni Floris sposta l’attenzione sul caso della famiglia del bosco, dove la premier Giorgia Meloni è intervenuta più volte, criticando l’operato della magistratura e sostenendo che i bambini non andassero separati dalla madre in nome di una presunta ideologia. Sallusti si schiera apertamente con la linea della presidente del Consiglio: “Sui bambini io non credo che Giorgia Meloni stia parlando alla pancia del paese, credo che si preoccupi della pancia, della testa e del cuore di quei due bambini“. Il conduttore Giovanni Floris rammenta però che si tratta della legge voluta dal governo Meloni, ovvero il decreto Caivano del 2023, che introduce il reato di inosservanza dell’obbligo di istruzione dei minori, con pene fino a due anni di reclusione e possibilità di perdita della responsabilità genitoriale per i genitori che non garantiscono l’istruzione ai figli. Sallusti insiste: “Sì, sarà quella legge, ma io non so perché siete ossessionati da Giorgia Meloni. Qui stiamo parlando di due bambini che sono stati sottratti con la forza ai genitori”. Bersani ribatte:”Ma quale pancia, testa e cuore, questa è solo propaganda. Se si applicasse la legge ha fatto la Meloni, quella mamma sarebbe in galera, Sallusti”. L’ex direttore di Libero contrattacca: “No, perché i bambini non erano in pericolo fisico”. L’ex leader del Pd non molla: “Non andavano a scuola!“. Sallusti rilancia: “Nella legge del governo Meloni il problema non è non andare a scuola. Non studiare non è non andare a scuola”. A quel punto Floris mostra una clip di tre anni fa, in cui la stessa Giorgia Meloni, presentando il decreto Caivano, sottolineava con forza la necessità di punire i genitori inadempienti: parole in cui la premier rivendica l’inasprimento delle sanzioni, dal vecchio regime di una multa di 30 euro fino al carcere e alla perdita della potestà genitoriale per chi non manda i figli a scuola. Sallusti reagisce con una difesa a oltranza, arrampicandosi sugli specchi: “Basta leggere la legge: io sono sicuro del fatto che Giorgia Meloni dice ‘mandare i figli a scuola’ nel senso di farli studiare. Sapete quanti figli di ricchi italiani non vanno a scuola ma studiano a casa?“. Bersani chiude con sarcasmo: “Quello della clip era il giorno in cui la Meloni doveva fare il viso dell’arma e l’ha fatto. Un altro era il giorno in cui voleva commuovere la gente per la mamma e l’ha fatto”. L'articolo Famiglia nel bosco, scontro Sallusti-Bersani. “Meloni si preoccupa dei bambini”. “Fa solo propaganda”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scontro Sallusti-Conte: “Mago di Oz, venditore di pentole”. “Stia attento a come parla con me”. Su La7
Scontro al calor bianco a Dimartedì (La7) tra il presidente del M5s, Giuseppe Conte, e il giornalista Alessandro Sallusti sul governo Meloni e sul referendum costituzionale sulla giustizia, in programma il 22 e il 23 marzo. L’ex direttore di Libero difende strenuamente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, stroncando le taglienti critiche di Conte e riesumando Beppe Grillo: “Lei non ha rispetto. Beppe Grillo non aveva visto male quando l’aveva definita il mago di Oz, perché lei è uno che manipola le opinioni”. “Ma lei ha qualcosa da dire in merito ai temi o deve offendere?”, ribatte Conte. La polemica poi si sposta sul referendum sulla giustizia. L’ex premier spiega le principali ragioni per votare No e ricorda: “Il governo Meloni, in realtà, ha un disegno che ha esplicitato. La Meloni a fine ottobre ha affermato che la riforma Nordio è ‘la misura adeguata per contrastare l’intollerabile invadenza della magistratura’. Lo ha detto anche Nordio: la riforma servirà anche all’opposizione quando andrà al governo. L’hanno detto più volte, vogliono rivendicare un primato della politica. Ma il primato della politica – continua – lo rivendichi quando non dai un salvacondotto a un criminale di guerra come Almasri o quando condanni il genocidio a Gaza o quando stigmatizzi Trump che attacca Iran e Venezuela violando il diritto internazionale senza concedere le tue basi agli Usa. Questo è il primato della politica: non sottrarsi alle inchieste della magistratura“. Sallusti, portavoce e testimonial del comitato referendario “Sì Riforma”, ribatte: “Non c’è nessun genocidio a Gaza e Trump ha fatto finire la guerra di Gaza. Che è una guerra, appunto”. “70mila palestinesi trucidati, di cui 20mila bambini, cosa sono?”, insorge Conte. “Non c’entra il numero – replica Sallusti – Diciamo che è una strage, una roba, ma non è genocidio”. “Quindi, uno sterminio sistematico di persone va bene?”, incalza il leader del M5s. La polemica poi si sposta sul caso Palamara. Conte sottolinea che l’ex magistrato è stato radiato e altri quattro hanno abbandonato la magistratura. E aggiunge: “Gli unici che si sono salvati sono stati i due politici coinvolti: sono stati scudati dal Parlamento che non ha permesso di usare contro di loro le intercettazioni. A me preoccupa di più la degenerazione dei partiti, altro che le correnti della magistratura. E qui c’è tanta degenerazione della politica che vuole mettere il tacco sulla magistratura e mettersi al riparo dalle inchieste“. Sallusti rinfaccia a Conte che erano due politici del Pd, quindi suoi “alleati”. In realtà, la vicenda Palamara, che coinvolse l’ex parlamentare renziano Luca Lotti e Cosimo Ferri, (ex sottosegretario alla Giustizia, magistrato in aspettativa, deputato prima Pd poi passato a Italia Viva, avvenne tra l’8 e il 9 maggio 2019, quando Giuseppe Conte era il titolare del governo Conte Uno, non sostenuto dal Pd. Il botta e risposta prosegue con Conte che ricorda che il M5s non c’entra nulla col caso Palamara e aggiunge: “Voi piuttosto pensate a Santanché e a Delmastro che li tenete ancora al loro posto. Preoccupatevi di chi è al governo, che è vergognoso“. “Ma lei è un ex primo ministro – replica Sallusti – Fa il venditore di pentole“. “Veramente ho fatto dimettere Siri perché c’era una inchiesta in corso – chiosa Conte – Stia attento a come parla con me”. L'articolo Scontro Sallusti-Conte: “Mago di Oz, venditore di pentole”. “Stia attento a come parla con me”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Albanese, Travaglio smentisce Sallusti sul Nove: “Falso che sia antisemita, mai una sua parola contro gli ebrei”
Accuse da parte dell’ex direttore di Libero e de il Giornale, Alessandro Sallusti, nei confronti della relatrice dell’Onu, Francesca Albanese. Ospite di Accordi&Disaccordi, Sallusti chiama la chiama ripetutamente “signora Albanese” (con l’intento di sminuirla) e poi la definisce “antisemita” e “pro-Hamas”: “La signora Albanese ha il diritto di dire ciò che crede, ma che sia antisemita e pro-Hamas è ampiamente documentato. Ma il problema non è la signora Albanese, che non è nessuno, ma è l’Onu, che è su quelle posizioni”. Lo smentisce il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, presente in studio nella trasmissione condotta da Luca Sommi: “Antisemita vuol dire che ce l’ha con gli ebrei. Io non l’ho mai sentita dire una parola contro gli ebrei. Pro-Hamas? Non l’ho mai sentita dire una parola a favore di Hamas. Ognuno può dire ciò che vuole, ma è chiaro che sono bugie. Così come sono bugie le frasi artefatte, tagliuzzate, strumentalizzate da esponenti di governi europei. Albanese conta per ciò che scrive nell’esercizio delle sue funzioni, e conta così tanto che è stata sanzionata dal governo Usa. E alcuni Paesi europei ne chiedono le dimissioni”. L'articolo Albanese, Travaglio smentisce Sallusti sul Nove: “Falso che sia antisemita, mai una sua parola contro gli ebrei” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lite Sallusti-Travaglio. “Io arrestato per la querela di un magistrato”. “Sul tuo giornale fu scritto un grave falso”. Su La7
Scintille a Otto e mezzo (La) tra il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio e l’ex direttore del Giornale Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato per il Sì al referendum costituzionale sulla giustizia. Il tema dello scontro è la riforma Nordio, sulla quale Travaglio osserva: “È strano che quelli che si ritengono vittime dei pm giustizialisti votino tutti Sì, perché così pensano di vendicarsi. C’è un solo condannato di Tangentopoli tra quelli famosi che ha detto che vota No ed è Cirino Pomicino. Secondo me, è il più intelligente e il più sveglio della categoria dei condannati – spiega il direttore del Fatto – perché ha capito che il pm creato dalla riforma Nordio è un pm molto più giustizialista di quanto non vengano accusati di esserlo oggi i pm. Si tratta, infatti, di un pm che non viene più educato, insieme al giudice, a cercare la verità in maniera imparziale, ma viene educato ad accusare“. Travaglio ricorda: “È lo stesso ministro della Giustizia Nordio, autore di questa legge, ripetere che il pm nella sua visione è come quello americano: lo chiama proprio ‘l’avvocato dell’accusa’. Al contrario, il nostro pm non lo è affatto, altrimenti io, Sallusti, Annalisa Cuzzocrea saremmo tutti in galera da anni, perché i pm, invece di archiviare tutte le querele temerarie che ci vengono fatte, porterebbero a termine tutte le accuse. La loro fissa, infatti, non sarebbe quella di cercare la verità, e cioè di vedere chi tra il denunciato e il denunciante ha ragione: farebbero, invece, collezione di rinvii a giudizio e di condanne”. E sottolinea: “Noi dovremmo aspettare ogni volta il processo per essere assolti, mentre adesso, per fortuna, la gran parte delle querele temerarie viene archiviata perché il pm le butta via dopo aver scoperto che sono farlocche”. “Le tue vengono archiviate, non le mie – ribatte Sallusti – Tu scambi le querele che fanno a te con le querele che fanno agli altri giornalisti”. “Sono uguali le querele”, replica Travaglio. L’ex direttore del Giornale ribatte: “A te la maggior parte delle querele viene chiusa in istruttoria, ma non è così per tutti”. “Ma dipende da quello che hanno scritto”, insorge la conduttrice Lilli Gruber. Sallusti rilancia: “Quello che scrive Travaglio viene giudicato con grande attenzione”. “Quindi Travaglio è coccolato dai ‘magistrati rossi’?”, chiede sarcasticamente Gruber. Sallusti rievoca la sua vicenda giudiziaria, quando nel 2012 fu sottoposto a misura cautelare per l’esecuzione di una condanna definitiva a 14 mesi di reclusione per diffamazione aggravata a mezzo stampa e omesso controllo come direttore responsabile. I fatti risalgono al febbraio 2007, quando Sallusti era direttore di Libero: il giornale pubblicò due articoli su un caso delicato, riguardante una tredicenne di Torino incinta che aveva interrotto volontariamente la gravidanza con autorizzazione del giudice tutelare, perché i genitori erano separati e il padre non era informato. Uno degli articoli, firmato da Renato Farina con lo pseudonimo Dreyfus, presentava la vicenda in modo falso e aggressivo, descrivendo un aborto coattivo imposto dal giudice Giuseppe Cocilovo, definendo i protagonisti (genitori, medico e magistrato) come ‘assassini’ e auspicando per loro ‘la pena di morte’. Il giudice tutelare querelò per diffamazione aggravata; Sallusti fu imputato anche per omesso controllo. Dopo i gradi di giudizio, la Cassazione confermò la pena detentiva senza sospensione condizionale. Grazie al decreto svuota-carceri, la pena fu convertita in arresti domiciliari nel novembre 2012, scontati per circa 21 giorni. Successivamente Sallusti ottenne la grazia parziale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che commutò la parte detentiva residua in pena pecuniaria. Nel 2019 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condannò l’Italia per violazione del diritto alla libertà d’espressione, ritenendo la pena detentiva sproporzionata per un giornalista in un caso di diffamazione, pur confermando la responsabilità per le falsità pubblicate. Sallusti ricevette 12mila euro di risarcimento, a fronte di 100mila euro richiesti. “Io per una querela di un magistrato – afferma Sallusti – sono stato condannato e arrestato”. “Sì, perché era stato scritto un grave falso”, commenta Travaglio. Sallusti ribatte che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia a risarcirlo per ingiusta detenzione e aggiunge: “Quindi, non era vero. Io sono uno degli italiani che ogni 8 ore viene ingiustamente arrestato”. “No, no – replica Travaglio – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non è intervenuta sul merito della condanna”. L'articolo Lite Sallusti-Travaglio. “Io arrestato per la querela di un magistrato”. “Sul tuo giornale fu scritto un grave falso”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Travaglio smonta la tesi di Sallusti e la card del Comitato Sì: “Il No non c’entra niente con Torino”. Su La7
Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e Alessandro Sallusti, direttore della testata online politicoquotidiano.it e portavoce del Comitato per il Sì al referendum costituzionale sulla giustizia. A sollevare il caso è la conduttrice Lilli Gruber, che chiede conto a Sallusti della card diffusa sui social dal Comitato “Sì Riforma”, nella quale compare l’immagine dell’aggressione al poliziotto durante gli scontri di Torino del 31 gennaio 2026, accompagnata dalla scritta “Loro votano no”. “Voi scrivete che gli autori delle violenze di Torino votano No al referendum – domanda ironicamente la giornalista – Allora mi è venuta questa curiosità: li avete identificati e intervistati questi violenti?“. Sallusti risponde: “Il fatto che chi ha organizzato quella manifestazione vota No è ufficiale”. Travaglio scoppia a ridere e interviene: “Sì certo, Askatasuna” L’ex direttore del Giornale prosegue, confondendo il direttore del Fatto con Roberto Saviano: “La nostra era una risposta a Marco Travaglio il quale ha scritto e sostenuto che chi vota sì è complice della mafia. O era anche una risposta a Saviano, se vuoi”. Travaglio replica, sbigottito: “E vabbè, ma ci sarà anche una differenza tra me e Saviano“. Sallusti rilancia: “Allora spiegami perché il No può fare questi accostamenti paradossali e il Sì non può farli. Tu hai sostenuto che chi vota no è un nemico della democrazia e addirittura favorisce la mafia”. Il direttore del Fatto ribatte: “Mi hai confuso con Saviano, che ha parlato dei danni per le indagini di mafia. Saviano peraltro non ha detto che chi vota Sì sta con la mafia, e quindi è complice della mafia. Ha scritto un articolo di un’intera pagina su Repubblica per spiegare come mai, secondo lui, questa riforma indebolirebbe le indagini di mafia. Io non l’ho mai scritto”. E aggiunge: “In ogni caso, credo che quelli di Askatasuna non vadano a votare. Credo anche che quelli che hanno menato in piazza siano in gran parte stranieri e vengano tutti da paesi dove le carriere sono già separate e dove probabilmente non si fanno referendum come il nostro. Ma, comunque, il No al referendum non c’entra proprio niente con quello che è successo a Torino“. Sallusti insiste: “Ma neanche la mafia c’entra niente”. “Ma perché continui a chiedermi conto di un articolo di Saviano? – controbatte Travaglio – Quando sarà presente Roberto Saviano, che ha scritto delle cose secondo me condivisibili, ma che non dicono che chi vota Sì è con la mafia, glielo dirai”. L'articolo Referendum, Travaglio smonta la tesi di Sallusti e la card del Comitato Sì: “Il No non c’entra niente con Torino”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bersani contro Sallusti su La7: “La sinistra sta con gli ayatollah? Ma roba da matti”. Scintille sulla riforma della giustizia
Scintille a Dimartedì (La7) tra Pier Luigi Bersani e Alessandro Sallusti sulla riforma Nordio e sulle accuse rivolte dalla destra su una presunta mancata solidarietà della sinistra alla causa del popolo iraniano. L’ex direttore del Giornale e di Libero difende strenuamente la riforma della giustizia, ritenendo giusta l’istituzione di un’Alta corte disciplinare per i magistrati. Bersani oppone dati inoppugnabili, ribadendo quanto affermato da Marco Travaglio a Otto e mezzo: “In questa consigliatura del Csm abbiamo avuto 190 procedure disciplinari, con 80 condanne. La condanna più leggera, cioè l’ammonimento, è stata solo per quattro magistrati. Gli altri ci hanno rimesso la possibilità di avanzamento di carriera, oppure la sospensione, oppure l’espulsione. Questi dati – sottolinea – ci mettono sopra al livello medio europeo di procedure disciplinari. Però, Sallusti, se voi avete l’intenzione di rafforzare il meccanismo di disciplina, fatelo con legge ordinaria. Voi andate a toccare una colonna della Costituzione, che si chiama autonomia della magistratura“. “Non è vero – ribatte Sallusti – non la tocca nessuno. Lei lo sa che è falso. Il presidente della Repubblica non lo permetterebbe mai”. L’ex ministro replica: “In queste norme non avete scritto che il pm passa sotto la politica. Non siete mica scemi a scriverlo. Ma il pm diventa una specie di poliziotto“. “Ma lei sta facendo un processo alle intenzioni”, accusa Sallusti. “Noi dovremmo lasciare un poliziotto a far quello che vuole? – rilancia Bersani – No, no, no”. La polemica si rinfocola quando Sallusti esprime preoccupazioni per chi “in questi mesi e in questi giorni è stato e sta dalla parte di Hamas e degli ayatollah iraniani”. Bersani insorge: “E chi sarebbero, Sallusti?”. “Quasi tutto il movimento pro Pal – risponde l’ex direttore di Libero, riciclando un’altra argomentazione gettonata tra i centristi e la destra – La sinistra che ha chiamato alle piazze per il problema della Palestina, non mi sembra che stia chiamando alle piazze per l’Iran”. Bersani non ci sta e cita “Donna, vita, libertà”, lo slogan simbolo della grande rivolta iniziata in Iran nel settembre 2022 dopo la morte di Mahsa Amini, la giovane curda uccisa dalla polizia morale perché indossava male l’hijab. E ricorda che il Pd ed Elly Schlein sono scesi in piazza più volte insieme al movimento delle donne iraniane in Italia: “Lei, come tutti quelli che stanno dicendo questa cosa, deve sapere che già da quattro anni esiste il movimento “Donna, vita, libertà” per le donne iraniane e per la democrazia in Iran. Quanta gente di destra è scesa in piazza negli anni passati e quanta gente di destra verrà venerdì? No, perché siam mica pagati per fare le manifestazioni. Siamo con gli ayatollah? Ma roba da matti“. L'articolo Bersani contro Sallusti su La7: “La sinistra sta con gli ayatollah? Ma roba da matti”. Scintille sulla riforma della giustizia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cerno nuovo direttore de Il Giornale, Capezzone in pole per Il Tempo. Sallusti verso un ruolo in tv
Cambio della guardia alla direzione dei principali quotidiani della galassia Angelucci. Alessandro Sallusti lascerà il posto di direttore de Il Giornale a Tommaso Cerno, già europarlamentare Pd e direttore de L’Espresso e ora alla guida de Il Tempo. Il passaggio di testimone – come anticipato da Italia Oggi – avverrà l’1 dicembre. La casella finora occupata da Cerno nel quotidiano romano potrebbe invece essere affidata a Daniele Capezzone, attualmente direttore editoriale di Libero. E Sallusti? Avrebbe rifiutato la direzione editoriale de Il Giornale, attualmente nelle mani di Vittorio Feltri, e per lui potrebbe diventare fissa, o quasi, una poltrona negli studi televisivi di Mediaset in qualità di analista-commentatore. Non si muove invece la direzione di Libero che resta in capo a Mario Sechi, tornato al giornalismo dopo l’esperienza a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni. Udinese, cinquant’anni, Cerno è certamente la pedina principale spostata dal gruppo che fa capo al re delle cliniche Antonio Angelucci, parlamentare della Lega. Il futuro direttore de Il Giornale ha iniziato la sua carriera giornalistica al Messaggero Veneto, oltre vent’anni fa, per poi passare a L’Espresso, settimanale che ha guidato nel 2016. L’anno successivo diventa condirettore di Repubblica, quindi approda in Parlamento con il Partito Democratico. Successivamente inizia la sua migrazione verso i quotidiani di area del centrodestra. L'articolo Cerno nuovo direttore de Il Giornale, Capezzone in pole per Il Tempo. Sallusti verso un ruolo in tv proviene da Il Fatto Quotidiano.
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