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Sicurezza, mozione unitaria delle opposizioni: “Interventi fuori dalla Costituzione”. Piantedosi: “Serve il fermo preventivo”
Dopo i fatti di Torino e le comunicazioni del ministro Piantedosi al Parlamento, le opposizioni si compattano e annunciano battaglia contro interventi ritenuti “fuori dal perimetro della Costituzione”. Mentre il titolare del Viminale ancora parlava a Palazzo Madama, i capigruppo hanno incontrato la stampa per annunciare un testo unitario che chiede 11 impegni all’esecutivo: dallo stop alla decretazione d’urgenza sulla sicurezza al rientro degli agenti impegnati in Albania. Intanto il ministro ha respinto le accuse al governo sull’idea “che le violenze siano state in qualche modo organizzate” e ha ribadito: “Serve il fermo preventivo”. Nelle stesse ore, il sottosegretario Mantovano veniva convocato al Colle per parlare proprio del pacchetto Sicurezza. LA RISOLUZIONE UNITARIA DELLE OPPOSIZIONI CON 11 IMPEGNI I capigruppo di Pd, M5s, Avs e Iv al Senato Francesco Boccia, Stefano Patuanelli, Peppe De Cristofaro e Raffaella Paita hanno presentato una risoluzione unitaria sulle comunicazioni del ministro Matteo Piantedosi sui fatti di Torino con 11 impegni per l’esecutivo. “Di fronte alle forzature istituzionali di queste ore e al tentativo di strumentalizzare un tema così delicato come la sicurezza – ha detto il dem Boccia – per incendiare il Paese e coprire i fallimenti del governo Meloni le opposizioni si sono unite”. È “inaccettabile che Giorgia Meloni avesse già deciso di varare un decreto per coprire i fallimenti sulla sicurezza utilizzando gli incidenti e chiedendo alle opposizioni di condividere un decreto che noi avverseremo perché le caratteristiche di quel decreto sono caratteristiche di un decreto securitario fuori dal perimetro della Costituzione, esattamente come gli altri due che abbiamo contestato”. “Credo – ha sottolineato il 5 stelle Patuanelli – che il segnale di unità dell’opposizione sia un segnale importante, la destra si sta spaccando e Vannacci sarà un grosso problema per la Meloni, il campo progressista sarà una proposta alternativa per il governo del Paese”. Niente decretazione d’urgenza “in materia di ordine pubblico” privilegiando invece “veicoli normativi di iniziativa parlamentare che possano consentire un reale confronto democratico a salvaguardia dei diritti e dei limiti previsti dalla Costituzione”. E’ il primo impegno della risoluzione. Il documento, che ribadisce la massima solidarietà alle forze dell’ordine coinvolte, impegna anche il governo a stanziare risorse per “il completamento della pianta organica delle forze di pubblica sicurezza ben oltre il semplice turnover nonché l’adeguamento e il potenziamento dei mezzi, delle dotazioni personali e strumentali di sicurezza degli agenti, e dei servizi logistici”. L’invito è inoltre quello a “richiamare gli agenti attualmente inviati in Albania, in un centro totalmente inutile, per utilizzare la loro presenza e competenza a difesa della sicurezza nel territorio italiano”. Si chiede ancora di isolare i gruppi violenti ma anche “astenersi da qualsivoglia iniziativa legislativa volta a prevedere una limitazione del diritto costituzionalmente garantito di manifestazione del proprio pensiero attraverso provvedimenti amministrativi limitativi della libertà personale. Si propone ancora di “reintrodurre la procedibilità d’ufficio per quei reati di particolare disvalore sociale, come alcune fattispecie di furto aggravato” e ancora di “abrogare alcune recenti norme contenute nel decreto Nordio che rendono inefficace e ostacolano l’azione sulla sicurezza”. Nessuna ipotesi di cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni, “per non penalizzare ingiustamente chi manifesta in modo libero e civile usando il pretesto di facinorosi che non si è in grado di controllare”. PIANTEDOSI IN AULA: “SERVE IL FERMO PREVENTIVO” Piantedosi, intervenendo in Senato per le comunicazioni sugli scontri di Torino, ha difeso gli interventi annunciati dal governo: “Serve una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo. Il governo intende introdurre una misura che va proprio in questa direzione: impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire. L’auspicio è che tutti gli attori istituzionali, politici e sociali contribuiscano in modo responsabile a questo percorso”. E ha accusato: “È arrivato il momento per tirare una netta linea di demarcazione; da una parte chi vuole isolare i violenti, dall’altra chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere invece del tutto pacifiche e legittime, nell’interesse di chi le organizza e le partecipa”. Il ministro ha anche respinto le accuse: “C’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un’accusa evidentemente grave e strumentale. È un’insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà, che si scontra con un dato oggettivo e incontrovertibile: le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale governo. Sono oltre trent’anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi: Tap, Tav, alternanza scuola-lavoro, Expo, ambientalismo, immigrazione, Medio Oriente. Cambiano le argomentazioni, ma lo stile, o meglio il metodo squadrista, resta lo stesso”. E ha chiuso: “Io credo che se un teppista tenta di uccidere un poliziotto, la responsabilità sia del teppista, non del poliziotto. Io credo che se una persona commette un reato, la colpa sia di chi lo commette, non della pattuglia che in quel momento non si trovava in quel punto preciso. Dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli e, allo stesso tempo, per assolversi” ha sottolineato. L'articolo Sicurezza, mozione unitaria delle opposizioni: “Interventi fuori dalla Costituzione”. Piantedosi: “Serve il fermo preventivo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sicurezza a 360°: da gesti elementari a strategie globali, ogni elemento è cruciale
di Marco Isola* La Sicurezza è un tema quotidiano nei media, nei luoghi di lavoro e nelle conversazioni al bar. Ma cosa significa davvero? Dal latino sine cura, “senza preoccupazioni”, evoca uno stato di serenità che abbraccia salute fisica, benessere psicologico e armonia sociale, andando oltre la mera assenza di rischi. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la definisce come un benessere olistico (fisico, mentale e sociale) non riducibile solo all’assenza di malattia. In un mondo complesso, la Sicurezza non si riduce a protocolli rigidi o telecamere onnipresenti: è un ecosistema integrato, un puzzle che parte da gesti individuali e sfocia in una cultura condivisa, dove gli obblighi diventano istinti naturali. Le fondamenta: abitudini quotidiane come primo baluardo Tutto inizia dal basso, con azioni semplici ma determinanti. Ma quali sono? Lavarsi le mani dopo aver toccato una maniglia dell’autobus previene infezioni diffuse. Allacciare la cintura in auto o controllare il gas prima di uscire da casa forgia una consapevolezza istintiva del rischio. Queste routine mitigano pericoli evitabili, costruendo le basi per strategie più ampie e rendendo la Sicurezza un riflesso automatico della vita quotidiana, sviluppando consapevolezza e percezione del rischio. Infrastrutture integrate e resilienza collettiva A livello organizzativo e urbano, servono comportamenti condivisi e strutture solide. In azienda, estintori e sirene antincendio sono indispensabili, ma altrettanto cruciale è la formazione sui rischi psicosociali, come lo stress cronico che erode mente e corpo giorno dopo giorno. Nelle città, telecamere e app di emergenza funzionano solo se abbinate a illuminazione adeguata, piani di evacuazione chiari e strade “senza buche”. Nei condomini, un citofono funzionante e scale sicure rafforzano la coesione, trasformando un palazzo in una comunità resiliente. E la tecnologia? La tecnologia amplifica questi sforzi: sensori per fughe di gas, app per segnalazioni immediate, sistemi di monitoraggio incendi. L’innovazione, unita alla razionalità umana che può essere riassunto con il “buon senso”, genera miglioramenti tangibili. Sistemi nazionali e globali: da cybersecurity a resilienza climatica Sul piano macro, la cybersecurity protegge infrastrutture critiche come ospedali, banche o reti energetiche da eventuali attacchi paralizzanti. La resilienza climatica poggia su dighe anti-sismiche, protocolli anti-alluvioni e reti elettriche intelligenti contro blackout. Dal punto di vista sanitario, invece, la pandemia di pochi anni fa ha insegnato che vaccini e norme salvano vite solo se basati su evidenze scientifiche e fiducia diffusa. In Italia, piani integrati tra sanità, ambiente e lavoro esistono sulla carta, ma languono nell’attuazione: dalle azioni individuali alle politiche strutturali, il salto è urgente. La cultura della Sicurezza: il pilastro essenziale per un mondo migliore Il fulcro è la cultura della Sicurezza, un mindset che trasforma obblighi in valori condivisi. Va seminata nelle scuole, educando i ragazzi ai rischi del cyberbullismo e disinformazione (fake news), rafforzata da campagne che premiano segnalazioni anonime possibili rischi e comportamenti scorretti; consolidata da leadership che promuovono responsabilità collettiva. Nei paesi con esercitazioni routinarie o imprese eticamente orientate alla “Sicurezza a 360°”, la Sicurezza è standard di eccellenza e priorità. In Italia? Serve un patto nazionale serio tra istituzioni, imprese e cittadini per una rete inattaccabile. Basta retorica: priorità assoluta alla Sicurezza. Da gesti elementari a strategie globali, ogni elemento è cruciale. Coltivando questa cultura, la “Sicurezza a 360°” cessa di essere utopia e diventa realtà concreta, investimento strategico per una società serena e produttiva che pensa al futuro. *Ingegnere, esperto di salute e sicurezza con esperienza in progettazione, ingegneria e valutazioni economiche presso Italgas Reti. Autore del libro “Sicurezza a 360°” presentato alla XXXVII ediz. del Salone Internazionale del libro di Torino. L'articolo Sicurezza a 360°: da gesti elementari a strategie globali, ogni elemento è cruciale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scudo penale per gli agenti, fermo preventivo e sgombero dei centri sociali: ecco il testo della mozione della destra sulla sicurezza
Scudo penale per i poliziotti nell’esercizio delle loro funzioni, forme di prevenzione nella commissione dei reati (il fermo preventivo) e lo sgombero degli immobili occupati dai centri sociali. Sono questi i tre impegni che il governo prenderà mercoledì 4 febbraio al Senato dopo le comunicazioni in aula del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che riferirà sulle violenze di alcuni militanti del centro sociale Askatasuna di sabato a Torino nei confronti di alcuni poliziotti. Il testo della risoluzione, che Il Fatto Quotidiano ha letto in anteprima, è stato scritto oggi in una riunione di maggioranza al Senato e l’obiettivo del governo è quello di chiedere alle opposizioni di votarla: una sfida, quella della premier Giorgia Meloni, che sarà respinta dal centrosinistra che sta lavorando a una risoluzione unitaria. Nella bozza di testo che seguirà le comunicazioni del ministro dell’Interno vengono elencati i fatti di sabato: la maggioranza di centrodestra parla di “oltre un centinaio” di agenti feriti, “numerose autovetture date alle fiamme”, case e negozi “distrutti” e un agente della polizia “aggredito mentre svolgeva le proprie funzioni a tutela della sicurezza pubblica, da una decina di persone armate di armi improprie appositamente portate alla manifestazione”. Sui manifestanti, invece, si parla di “guerriglia urbana”: “decine di migliaia di persone” di cui millecinquecento soggetti “con abiti scuri, maschere, caschi e passamontagna” che hanno superato lo sbarramento delle forze dell’ordine e attaccato gli agenti con “lancio di pietre e biglie di ferro, esplosione di bombe carta” e “bastoni, sbarre di ferro e oggetti contundenti”. Nella bozza si trova anche un passaggio in cui si ipotizza di limitare il diritto alle manifestazioni: “Va adeguato il sistema normativo in vigore – si legge nel testo – garantendo il pieno diritto a manifestare” ma allo stesso tempo facendo sì che “il suo esercizio si realizzi in condizioni di sicurezza, quindi tenendo lontano dalle manifestazioni chi si sia reso o si renda protagonista di azioni violente”. Nel passaggio centrale della bozza di risoluzione viene espressa “la più ferma e incondizionata condanna per le violenze che hanno avuto luogo a Torino” e in generale “per ogni uso di violenza nelle manifestazioni, nonché verso ogni forma di giustificazione verso episodi simili” oltre alla “piena solidarietà agli agenti feriti e a tutte le forze dell’ordine”. Sono tre, infine, gli impegni chiesti al governo: il primo è di “farsi latore della solidarietà del Senato e della Nazione agli agenti feriti e a tutte le forze dell’ordine, in tutte le sedi opportune”. In secondo luogo la maggioranza anticipa le misure del pacchetto Sicurezza che saranno approvate nel Consiglio dei ministri di giovedì: assunzioni per concorso nei corpi di polizia, tutelare gli appartenenti a essi da “azioni svolte nell’esercizio delle loro funzioni” (lo scudo penale per gli agenti) e consentire di “effettuare con maggiore efficacia l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni”. Il terzo impegno, invece, è quello di proseguire “l’azione di sgombero degli immobili pubblici e privati illegalmente occupati secondo i criteri oggettivi di priorità stabilite dalle Prefetture”. A dicembre era avvenuto quello di Askatasuna, ora potrebbero arrivarne altri. Su Casa Pound nessun riferimento. L'articolo Scudo penale per gli agenti, fermo preventivo e sgombero dei centri sociali: ecco il testo della mozione della destra sulla sicurezza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Matteo Piantedosi
Fermo di 12 ore senza l’ok del pm: dopo Torino il governo accelera sulla stretta. E Salvini rilancia: “Si può arrivare a 48”
Trattenere per 12 ore chi non ha commesso alcun reato, per il semplice sospetto che costituisca un pericolo per l’incolumità pubblica in occasione di manifestazioni di piazza. Un fermo preventivo nella disponibilità delle forze dell’ordine, ritenuto indispensabile per evitare vicende come quella di Torino. È la norma a cui il governo tiene di più tra quelle del nuovo pacchetto Sicurezza, un disegno di legge e un decreto-legge firmati dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che potrebbero essere approvati già mercoledì in Consiglio dei ministri come reazione alla guerriglia nel capoluogo piemontese. Lo scopo è consentire alle forze di polizia, senza bisogno di interloquire con la magistratura, di fermare “persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione e l’incolumità pubblica”, trattenendole in Questura per mezza giornata. Una misura che potrebbe essere applicata, ad esempio, nei confronti di chi si presenta in piazza a volto coperto o portando con sé oggetti ritenuti pericolosi. La proposta è in queste ore al vaglio degli uffici giuridici del Quirinale, che avevano già espresso dubbi di costituzionalità su questa come su altre norme del “pacchetto”. Ma la Lega tira dritto: “Il ministro lo propone per 12 ore, secondo me si può arrivare anche a 48 ore di fermo preventivo”, ha detto domenica Matteo Salvini a chi gli chiedeva se la misura sarebbe entrata nel decreto-legge. Lunedì, intervistato su Rtl 102.5, il vicepremier e leader del Carroccio ha corretto il tiro, ipotizzando trattenimenti di “sole” 24 ore. E ha rilanciato la proposta di far pagare una cauzione agli organizzatori delle piazze, che però non dovrebbe entrare nel pacchetto. Ci dovrebbe essere, invece, l’annunciato “scudo penale” a tutela le forze dell’ordine, che eviterà l’iscrizione automatica nel registro degli indagati nei casi di “evidente” legittima difesa (e varrà quindi anche per i civili, ad esempio a chi spara a un ladro sorpreso in casa). Previste anche sanzioni amministrative fino a ventimila euro per chi organizza manifestazioni non autorizzate e norme restrittive sulla vendita di coltelli come reazione all’omicidio del 18enne Youssef Abanoub a La Spezia. L'articolo Fermo di 12 ore senza l’ok del pm: dopo Torino il governo accelera sulla stretta. E Salvini rilancia: “Si può arrivare a 48” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Matteo Piantedosi
Ice in Italia, Tajani rassicura: “Tre agenti in ufficio, non in tuta da combattimento”
Dopo le polemiche, le preoccupazioni e le petizioni contro gli agenti dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) in Italia, per le Olimpiadi di Milano Cortina, il centrodestra prova rassicurare i timorosi. Secondo i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani gli agenti americani saranno in ufficio per il lavoro di intelligence, nessun compito operativo per garantire la sicurezza nei luoghi pubblici. Il ministro degli Interni Matteo Piantedosi terrà un’informativa alla Camera mercoledì 4 febbraio alle 9,30. Sabato 31 gennaio a Milano è prevista la protesta dell’Associazione nazionale dei partigiani e delle sigle di centrosinistra. CREPE NEL CENTRODESTRA, LETIZIA MORATTI: “INOPPORTUNA PRESENZA ICE” “Credo” che sarà di “tre persone, che lavoreranno dentro il Consolato americano a Milano, per dare poi eventuali informazioni alla Polizia italiana”, ha dichiarato Tajani a margine del Consiglio Ue di Bruxelles. “La Polizia, i Carabinieri e la Guardia di finanza sono quelli deputati e garantire l’ordine pubblico in Italia – ha aggiunto il ministro degli Esteri – quindi non non c’è da fare allarmismo”. Si tratta di “tre persone”, ha ribadito, e come Italia ne “abbiamo mandati molti più di tre in occasione dei campionati di calcio in Germania”. Per “eventi così grandi è ovvio che i vari Paesi mandano” funzionari di polizia a collaborare “con le forze dell’ordine” locali, “è normale”. I funzionari dell’Ice, ha rassicurato Tajani, “non si metteranno in tuta da combattimento in mezzo alle strade”. Dunque le proteste sarebbero pretestuose: “Inutile fare le manifestazioni, 3 funzionari che vanno nel Consolato non mi sembrano un pericolo per la democrazia, o per la sicurezza e l’incolumità dei cittadini italiani”. Matteo Salvini conferma la linea di Tajani: “Ci saranno due tecnici civili nelle sale operative quindi non ci saranno poliziotti americani per le strade di Milano, di Cortina, di Bormio”, ha detto il ministro dei Trasporti a margine della presentazione di un libro alla Camera dei deputati. Il leghista ha anche esortato il sindaco di Milano Beppe Sala ad incrementare il numero di Taser in dotazione alle forze dell’ordine locali: “Voi sapete quanti taser sono in dotazione ai 3.200 agenti della polizia di Milano? Sei, quindi io invito il sindaco Sala, che si occupa della polizia locale, a occuparsene al meglio e ad andare avanti oltre la sperimentazione”, perché il dato ha “ampio margine di miglioramento”. Tornando all’Ice, anche Fratelli d’Italia rassicura: “Qui in Italia non potranno fare cose come le vediamo negli Stati Uniti”, ha dichiarato il deputato Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo del partito della premier. Daniela Santanché, in Campidoglio a Roma per un evento del Messaggero, si limita a invocare sicurezza: “Non commento” la polemica sull’Ice. “voglio che ci sia sicurezza: più sicurezza, più libertà”. A SkyTg24 Letizia Moratti incrina il coro unanime della maggioranza: “Trovo inopportuno l’intervento dell’Ice perché dovrebbe essere un corpo dedicato alle tematiche che riguardano l’immigrazione, e in questo caso non vedo attinenza rispetto a quella che è l’organizzazione internazionale”, ha dichiarato la presidente della Consulta di Forza Italia. “Aggiungendo: “A livello di governo si cercherà di capire e gestire al meglio questa situazione nell’ambito dei rapporti di amicizia col governo americano”. LE PROTESTE DEL CENTROSINISTRA E IL PRESIDIO DI PIÙEUROPA “Un corpo che abbiamo potuto vedere all’opera nelle strade delle città americane provocando paura, compiendo esecuzioni a freddo: una loro presenza in Italia la trovo totalmente folle”, ha affermato Nicola Fratoianni di Avs, parlando con i cronisti davanti a Montecitorio. “Molto grave che il governo abbia detto sì e che non abbia avuto la schiena dritta per dire no grazie. Ma è ancora in tempo per poterlo dire”, ha esortato Fratoianni. “Con le ricette di Matteo Salvini in tema di sicurezza l’Ice era già in Italia”, gli ha fatto eco Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs nella commissione Affari costituzionali della Camera: “Stretta sulle manifestazioni, offerta di scudo penale per gli agenti in strada, uso dei fenomeni criminali per reprimere i migranti, anche i ragazzini. E’ la visione di uno Stato pericolosamente autoritario”. Oggi pomeriggio all’ambasciata Usa a Roma si è tenuto il sit-in di PiùEuropa contro gli agenti Ice in Italia. “Esprimiamo vicinanza e amicizia al popolo americano che ha visto la propria democrazia sfigurata dall’azione di Trump”, ha detto Riccardo Magi. Al presidio hanno partecipato con fischietti, cartelli e bandiere, delegazioni di Volt Europa, Gaynet, Azione con Fabrizio Benzoni e il Psi con Bobo Craxi. “La sicurezza dei cittadini è stata stravolta da esecuzioni in strada e in pieno giorno di cittadini americani. Il governo italiano non ha saputo esprimere una condanna ferma e ha accettato anche la vergogna che ci siano agenti Ice sul nostro territorio”, ha rincarato il segretario di PiùEuropa. “Il punto non è che non saranno addetti a mansioni di ordine pubblico, ci mancherebbe altro. Il punto è politico e il governo italiano – ha sottolineato Magi – si è dimostrato ancora una volta senza dignità. Meloni, Tajani e Piantedosi hanno fatto il gioco delle tre scimmiette: non parlo, non vedo, non sento”. LA MANIFESTAZIONE DI SABATO Sabato 31 gennaio a Milano è prevista la manifestazione dal titolo eloquente: “Agenti Ice a Milano? No grazie”. Il presidio – convocato da molte sigle, politiche e non – inizierà alle 14:30 in piazza XXV aprile, con l’invito degli organizzatori a portare dei fischietti, simbolo della protesta di Minneapolis contro gli agenti per l’immigrazione. Dal Pd all’Anpi, dalla Cgil ai Sentinelli, la protesta è stata rilanciata da tutte le organizzazioni milanesi di centrosinistra: “Invitiamo le sezioni ad essere presenti con le loro bandiere”, è l’appello di Primo Minelli, presidente dell’Anpi Provinciale, mentre i Sentinelli spiegano che “la presenza dei nazistoidi dell’Ice nel nostro Paese, nella nostra città, in occasione delle Olimpiadi, ci indigna. Come l’ennesima resa di un Governo che non osa mai tenere la schiena dritta con l’amichetto Trump”. Il sindaco Beppe Sala non parteciperà alle proteste di piazza per via di altri impegni. Ma aveva già espresso la se critiche al governo: “Da italiano non mi sento tutelato da Piantedosi”, “questa è una milizia che uccide”, aveva dichiarato il primo cittadino di Milano a Rtl 102.5. Oggi ha ribadito: “l’idea che sul nostro territorio ci sia questa milizia non mi va”. L'articolo Ice in Italia, Tajani rassicura: “Tre agenti in ufficio, non in tuta da combattimento” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sicurezza
Olimpiadi Milano-Cortina 2026
“Preferirono l’estetica alla sicurezza. Consigliai la schiuma ignifuga ma dissero che non c’era budget”, un supertestimone contro i Moretti
“Consigliai di installare protezioni in schiuma ignifuga, ma rifiutarono per ragioni di budget”. È la dichiarazione di un supertestimone, un fornitore coinvolto nella ristrutturazione del locale Le Constellation, a far emergere nuovi e pesanti elementi sull’incendio di Capodanno a Crans-Montana, costato la vita a 40 persone e il ferimento di oltre 116 giovani. Secondo il testimone, Jacques Moretti avrebbe risparmiato proprio sulle misure di sicurezza, pur non badando a spese per l’estetica del bar. La sua segnalazione, rimasta inizialmente senza riscontro, sarà ora messa a disposizione della procura generale del Canton Vallese. Dichiarazioni che smentiscono quanto dichiarato dai due coniugi negli interrogatori durante i quali hanno scaricato le colpe su fornitori, camerieri, comune e staff. L’indagato ha anche sostenuto che lui e la moglie, Jessica Maric, sono “vittime. IL CAMERIERE, I PANNELLI E I MESSAGGI Il racconto del fornitore si inserisce in un quadro già fortemente compromesso dalle immagini e dai messaggi esclusivi ottenuti dalla Radiotelevisione svizzera (Rts) e trasmessi dal programma Mise au point. Si tratta di video e messaggi vocali scambiati nei giorni precedenti al 31 dicembre tra Jacques Moretti e Gaëtan, 28 anni, allora responsabile del bar. Il materiale mostra chiaramente le condizioni precarie del locale: pannelli di schiuma fonoassorbente che si staccano dal soffitto e tentativi improvvisati di rimetterli in sede utilizzando stecche da biliardo appoggiate su sgabelli, trasformati di fatto in un’impalcatura di fortuna. Come si vede in questo video. In uno dei messaggi vocali, Moretti invita il collaboratore a effettuare una verifica artigianale: “Prova a toglierne una e vedi se cade, perché ho usato una schiuma che non conosco… dimmi se cade o no; se cade, purtroppo bisognerà lasciarle”. Dopo aver ricevuto nuovi video da Gaëtan, il proprietario risponde con altri due messaggi, oggi acquisiti agli atti dell’indagine della procura di Sion: “Ok, allora ne rimetteremo, grazie” e “Sì, sembra niente male, togli pure le altre per favore”. Secondo la Rts, quelle immagini sono state viste anche dal padre di Gaëtan, Jean-Michel, direttamente sul telefono del figlio. Per lui, l’atteggiamento del proprietario e la natura improvvisata dei metodi adottati dimostrano una grave trascuratezza nella gestione della sicurezza del locale e del personale. Gaëtan, originario del sud della Francia, aveva iniziato a lavorare al Constellation all’inizio di dicembre. “Era un sogno per lui venire a lavorare in Svizzera”, racconta il padre, ma l’entusiasmo si sarebbe rapidamente trasformato in disillusione per il modo in cui veniva gestito il bar e per la presenza di minori. “Mi aveva detto che voleva dimettersi e tornare in Francia, ma temeva di non essere pagato per il mese di dicembre”, riferisce ancora Jean-Michel. Per questo motivo, il giovane aveva deciso di restare fino alle feste di fine anno. Nella notte di Capodanno è rimasto gravemente ustionato nell’incendio. Dopo un primo ricovero al Chuv di Losanna, è stato trasferito in un ospedale parigino, dal quale è stato dimesso solo dopo un lungo periodo di cure. I DUE VIDEO Agli atti quindi ci sono anche due video consegnati agli inquirenti dall’avvocato Romain Jordan, che rappresenta molte famiglie delle vittime. Le immagini mostrano appunto il collaboratore di Moretti mentre tenta di far aderire i pannelli acustici al soffitto sostenendoli con stecche da biliardo. Si tratta dello stesso materiale che, nella notte di San Silvestro, ha preso fuoco sprigionando fiamme e fumo letali che hanno soffocato e ustionato le vittime. Moretti ha tuttavia sostenuto che nel 2018 e nel 2019 il locale era stato sottoposto a controlli di sicurezza sia da parte del Comune di Crans-Montana sia dal capo dei vigili del fuoco, senza che venissero sollevate osservazioni. Una versione che contrasta con quanto riferito dal testimone, secondo cui già nel 2015, durante i lavori di ristrutturazione, erano emerse criticità evidenti. In particolare, il fornitore aveva consigliato l’installazione di protezioni ignifughe sugli arredi del lounge bar, proposta respinta per “ragioni di budget”, nonostante fossero stati approvati acquisti costosi come poltrone e sgabelli in vera pelle, tavoli in legno massello di rovere e un sofisticato sistema di illuminazione a led. Lo stesso testimone ricorda anche le sue perplessità sull’unica uscita di emergenza del locale, giudicata troppo piccola e non conforme, oltre a condurre verso uno spazio vuoto. Elementi che, secondo gli inquirenti, potrebbero aggravare la posizione di Jacques Moretti e della moglie Jessica Maric, indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio per negligenza. Sul caso pesa anche la crescente tensione diplomatica tra Italia e Svizzera, esplosa dopo la liberazione di Moretti dietro pagamento di una cauzione di 200 mila franchi. Il governo italiano ha subordinato il rientro dell’ambasciatore a Berna all’avvio di una collaborazione giudiziaria concreta e alla creazione di una squadra investigativa comune. La procura di Roma ha aperto un fascicolo parallelo e ha offerto l’invio di investigatori della Squadra Mobile per supportare le autorità elvetiche, proposta contenuta in una rogatoria che attende ancora risposta. Un incontro tra magistrati italiani e svizzeri a Sion è previsto nelle prossime settimane. L'articolo “Preferirono l’estetica alla sicurezza. Consigliai la schiuma ignifuga ma dissero che non c’era budget”, un supertestimone contro i Moretti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sangue sui piatti alla mensa scolastica”: gestore del servizio condannato a pagare una sanzione
Il Comune di Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, ha condannato un gestore di mense scolastiche a pagare una multa da 2,500 euro per una grave infrazione alle norme igienico-sanitarie: presenza di sangue umano nei piatti. Lo scorso 29 ottobre, era arrivata una segnalazione dalla scuola primaria Laini sulle “tracce di sangue sotto i piatti o vicine ai contorni”. A causare questo incidente sarebbe stato il ferimento di una dipendente della mensa, che avrebbe continuato a servire i piatti alle bambine e ai bambini presenti senza accorgersi del taglio provocato dalle teglie maneggiate poco prima. L’ente comunale, dopo aver svolto i dovuti accertamenti, il 22 gennaio ha adottato un provvedimento contro la società interessata, la Dussmann Service srl, costringendola a pagare il massimo della somma previsto dal contratto di servizio. Oltre alla sanzione, l’amministrazione ha imposto all’azienda di introdurre l’obbligo di guanti al personale della mensa. Un episodio simile era già avvenuto nel vicino istituto primario Don Mazzolari, dove ai bambini era stato servito dello yogurt avariato. Foto d’archivio L'articolo “Sangue sui piatti alla mensa scolastica”: gestore del servizio condannato a pagare una sanzione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La diplomazia in chat e i rischi per la sicurezza: dal caso del Washington Group ai precedenti illustri
Le fondamenta di una nuova Europa, costruite in chat. Un raduno virtuale che, secondo quanto pubblicato da Politico, si chiama Washington Group. Al riparo dai diktat di Donald Trump, ricostruisce la testata, vi parteciperebbero il britannico Keir Starmer, il francese Emmanuel Macron, il tedesco Friedrich Merz, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il finlandese Alexander Stubb, Giorgia Meloni, Volodymyr Zelensky. Nei messaggi i leader del Vecchio Continente condividerebbero i giudizi sulla amministrazione Trump e idee per il futuro. A partire da da quella alleanza dei Volenterosi, finora solo embrione di una Nato europea. Il Washington Group è solo l’ultimo caso di diplomazia via chat: sempre più spesso le élite occidentali prediligono le app sullo smartphone alla mail istituzionale. La piattaforma della chat rivelata da Politico non è nota, ma Signal è ampiamente accreditata come la più sicura. Tra gli utenti istituzionali, per citarne alcuni: il governo americano e il dipartimento per la sicurezza nazionale, la Commissione europea, i ministri degli Esteri Ue riuniti nel gruppo amministrato dall’Alta rappresentante Kaja Kallas. Secondo addetti ai lavori e fonti qualificate, tutti i governi europei comunicano con Signal, inclusa l’Italia. Nota è la vicenda della chat al ministero della Giustizia, al cui interno la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi condivideva informazioni su Almasri, ritenute troppo riservate per approdare nelle mail ministeriali. Tuttavia Signal ha sede a Mountain View, California, Stati Uniti. Cosa accadrebbe se le autorità statunitensi chiedessero, nel nome della sicurezza nazionale, l’accesso alle chat in virtù del Cloud act? La legge impone alle organizzazioni americane di offrire l’accesso ai loro server, se le agenzie di sicurezza lo richiedono con un mandato in mano. I RISCHI PER LA SICUREZZA DELLE ALTE CARICHE POLITICHE Signal – al pari di molti servizi di messaggistica – sostiene di non possedere alcun dato in virtù della crittografia end to end: i contenuti restano sui dispositivi degli utenti, senza mai approdare sui server. Dunque le comunicazioni dei politici europei sarebbero al sicuro. Ma allora, perché la Francia ha realizzato una chat di Stato? E perché l’Italia si prepara a costruire la sua con la Zecca di Stato? Sui server restano i dati necessari per offrire il servizio: “Numero di telefono, data di creazione dell’account e dell’ultimo accesso al sistema”, dice a ilfattoquotidiano.it l’informatico forense Mattia Epifani. “Signal ha tecnicamente la possibilità di correlare l’account (e quindi il numero di telefono) con l’indirizzo IP rendendo quindi possibile una localizzazione“, commenta l’esperto. Del resto, “senza attivare l’opzione ‘Always Relay Calls’, l’indirizzo IP è visibile da parte di chi chiama, anche senza chiedere l’autorizzazione a Signal”, nota Epifani. Di sicuro, gli spostamenti delle alte cariche politiche possono essere un’informazione sensibile, per la sicurezza nazionale. Ma non è l’unica vulnerabilità, l’altra è nel dispositivo. Basta infettare lo smartphone con il giusto malware per avere accesso alle conversazioni in chat. Abbiamo chiesto al ministero degli Esteri l’accesso ai documenti sulle valutazioni del rischio per le chat gestite da società extraeuropee. Tajani sarebbe infatti incluso nel gruppo amministrato da Kaja Kallas con i ministri degli Esteri. Accesso negato e nessuna risposta nel merito: per la Farnesina i messaggi sono “corrispondenza privata”, mentre “i documenti e le linee guida” “non fanno specifico riferimento alla piattaforma Signal”. Inoltre, al dicastero “non risulta esistere l’elenco delle figure istituzionali che usano Signal”. Seguendo il ragionamento ne consegue che o il ministro è fuori dalla chat con i suoi pari europei, oppure vi partecipa senza controlli di sicurezza istituzionali. IN ITALIA NESSUN PROTOCOLLO UFFICIALE PER LE CHAT Le istituzioni italiane usano Signal senza protocollo: mancano regole d’uso, dunque ogni obbligo di archiviazione. E senza un registro è impossibile verificare il rispetto del primo imperativo della sicurezza nazionale: non condividere informazioni strategiche in chat. Soprattutto se i “messaggini” viaggiano su smartphone privati. In Italia “nessuna norma consente l’uso di Signal da parte dei funzionari pubblici, infatti sui telefoni di servizio non ci sono app di messaggistica e chi le installa rischia sanzioni”, dice a ilfattoquotidiano.it William Nonnis, analista per la digitalizzazione presso la presidenza del Consiglio dei ministri. “Eppure – conclude Nonnis – nella Pa quasi tutti usano Signal sul telefono privato”. In tal caso, il rischio per la sicurezza cresce perché lo strumento personale è molto più esposto rispetto a quello di servizio. COME FUNZIONA IN USA ED EUROPA Tra le due sponde dell’Atlantico c’è una differenza: negli Usa, quando politici e funzionari comunicano con Signal, i contenuti sono archiviati, anche per scoraggiare la divulgazioni di informazioni segrete. Lo ha dichiarato il portavoce del National Security Council Brian Hughes: Signal “è uno dei tanti metodi approvati per il materiale non classificato, con l’intesa che l’utente debba conservarne la documentazione”. In Europa invece si archivia poco o nulla, con la tendenza ad eliminare ogni traccia: la Commissione Ue caldeggia l’uso di Signal in modalità “autocancellazione” del messaggio, per motivi di sicurezza. Almeno il Vecchio Continente ha stabilito linee guida. IL CASO BARTOLOZZI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA In Italia invece nessuna regola e archiviazione. Dunque resta il mistero. Nel caso Bartolozzi-Almasri, ad esempio, quale smartphone ha usato la capo di Gabinetto del ministro Nordio? E che informazioni sono state condivise? Agli atti restano le parole, rivolte via mail ai colleghi del ministero degli Esteri: “Basta, basta, basta! Non comunicate più! Segnati su Signal. Non faccia altro e si fermi così”; “Meglio chat su Signal. Niente per mail o protocollo”. Ai suoi collaboratori, secondo Il Corriere, avrebbe confidato: “Questioni delicate che attengono alla sicurezza nazionale non potevano essere scambiate su una casella mail letta da mezzo ministero”. Di contro, informazioni sensibili potevano viaggiare su app non autorizzate basate all’estero?. In America, per un simile caso, il ministero della Giustizia potrebbe aprire un’inchiesta. Proprio come al Pentagono, dove nel dicembre scorso l’ispettore generale ha pubblicato un rapporto che accusava Pete Hegseth di aver infranto le regole sulle informazioni sensibili. La sua colpa? Aver discusso su Signal dell’attacco in Yemen. Prassi che è costata il posto all’ex consigliere alla sicurezza nazionale Mike Waltz. Certo, per errore era stato aggiunto il giornalista Geoffrey Goldberg al gruppo. Ma la sostanza non cambia: a differenza del Dipartimento della Difesa americano, nessuno in Italia può sapere un funzionario dello Stato abbia violato le regole. A maggior ragione per la presidente del Consiglio: secondo Politico è inclusa nella chat del Washington group. Ma se sul telefono di servizio non sono ammesse app di messaggistica, con quale smartphone chatta la premier? L'articolo La diplomazia in chat e i rischi per la sicurezza: dal caso del Washington Group ai precedenti illustri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bonaccini sbotta con Borgonovo: “Sono stanco della vostra propaganda elettorale sulla sicurezza. Basta”. Su La7
Durissimo scontro a Piazzapulita (La7) tra l’europarlamentare Stefano Bonaccini e il vicedirettore de La Verità, Francesco Borgonovo. Il tema caldo è la sicurezza, sulla quale Borgonovo invoca il metodo trumpiano della remigration, citando a titolo di esempio l’accoltellamento avvenuto a La Spezia e accusando i servizi sociali della città. Il dibattito infuocato coinvolge anche il deputato della Lega Riccardo Molinari, che difende strenuamente l’operato del governo Meloni e il decreto Sicurezza. Bonaccini rivolge una domanda a Borgonovo: “Lei, da giornalista, deve spiegarmi una cosa: se è vero quello che dice e se prima la destra chiedeva le dimissioni della ministra Lamorgese, allora deve avere il coraggio di chiedere le dimissioni di Piantedosi, cosa che io non chiedo perché con Piantedosi, quando era prefetto a Bologna, ho lavorato da presidente di Regione benissimo. Ma, se c’è coerenza, e io una cosa che non sopporto è l’incoerenza insieme alla propaganda, anche Molinari deve chiedere le dimissioni del ministro Piantedosi”. “Se lei va al governo e li espelle tutti, sono felice”, ribatte il giornalista. “Aspetti! – replica il politico – Sto al suo ragionamento. Se oggi l’Italia è molto meno sicura di tre anni e mezzo fa, lei deve chiedere a questo governo di dimettere qualcuno perché altrimenti la propaganda che fate non serve a niente”. “Ma a me non frega niente di questo governo”, obietta Borgonovo. “La propaganda non serve a niente – ribadisce Bonaccini – Hanno tolto i fondi per i minori non accompagnati ai Comuni. Se arrivano ragazzi di 14, 15, 16, 17 anni, che sono minori non accompagnati e non c’è la possibilità di dargli un appartamento o un lavoro, questi diventano la prima manovalanza della criminalità, lo dicono tutti i dati”. “Avviene lo stesso – commenta Borgonovo – Ma spendiamo centinaia di milioni ogni anno e da anni, non scherziamo”. “Ma smettiamola di fare propaganda – sbotta Bonaccini – Bisogna fare cose che risolvano i problemi e io sono stanco della propaganda elettorale. Basta, basta”. Poi aggiunge, rivolgendosi a Molinari: “Siete al governo da tre anni e mezzo, dovete dire che la propaganda che avete fatto in campagna elettorale non sta dando risultati. Tutti gli indicatori stanno peggiorando. I cittadini nelle nostre città si sentono meno sicuri. Tutto il resto è bla bla bla che non serve a nessuno”. L'articolo Bonaccini sbotta con Borgonovo: “Sono stanco della vostra propaganda elettorale sulla sicurezza. Basta”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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