“Un tiranno e un traditore del popolo spagnolo”. Così Elon Musk ha definito il
primo ministro spagnolo Sanchez, dopo che quest’ultimo aveva annunciato la nuova
legge che sbarrerà l’accesso ai social ai minori di sedici anni. Il premier
aveva anticipato le caratteristiche di questa iniziativa durante il suo
intervento al World Government Summit di Dubai, definendo i canali social “uno
Stato fallito, in cui le leggi vengono ignorate e i reati tollerati”. Aveva poi
menzionato lo stesso Musk che aveva criticato la nuova norma mirata a
regolarizzare un certo numero di migranti in Spagna.
Il multimiliardario non ha fatto attendere la sua replica e sul social X di sua
proprietà ha lanciato i suoi improperi su “dirty Sanchez”. Thomas Regnier,
portavoce della Commissione europea per la sovranità tecnologica è intervenuto:
“Apprezziamo sempre il rispetto, anche se si tratta di un contesto online, anche
se si tratta di un post sui social media. È così che lavoriamo. È così che
funziona l’Europa, la Commissione europea. Detto questo, è possibile collaborare
con una piattaforma come X? Sì, speriamo che sia possibile collaborare con una
piattaforma come X”.
Ma Regnier ha aggiunto: “Gli amministratori delegati possono essere ritenuti
responsabili in via generale di ciò che accade sulle loro piattaforme? È un
dibattito che dura da anni, sia all’interno della Commissione che con gli Stati
membri, ed è stato presente anche durante i negoziati sul DSA (Digital Service
Act), in relazione all’esenzione da responsabilità: un amministratore delegato è
responsabile di ciò che pubblica online? Io, in quanto amministratore delegato,
sono responsabile di ciò che pubblica online? È molto complicato”. Si intravede,
dunque, lo scarso entusiasmo di Bruxelles per la posizione netta presa dalla
Spagna.
Certamente più vigorosa la presa di posizione di Madrid in difesa del suo
leader. Felix Bolanos, ministro della Presidenza e della Giustizia spagnolo ha
rilanciato il concetto di tecno-casta già usato da Sanchex nel 2025 per indicare
il pericolo che arriva dalla Silicon Valley per le democrazie europee: “Per
molti anni abbiamo visto come i miliardari ingrassassero i loro servitori
politici affinché potessero realizzare programmi per ridurre i diritti , per
attaccare la convivenza, per attaccare la democrazia. Ora hanno fatto un passo
avanti, e questa tecno-casta, questi predatori di tutti, ora partecipano
direttamente alla politica, entrano nel dibattito pubblico e minacciano il
nostro rispetto, la nostra convivenza, i nostri diritti, la nostra democrazia”.
Per Bolanos “il dilemma è chiaro: o mille miliardari che minacciano la
democrazia, i valori e lo Stato sociale, o politici progressisti e coraggiosi
come Sanchez, che tengono testa difendendo ciò che è di tutti”. Il braccio di
ferro tra Madrid e Musk è in corso. Il governo spagnolo intende approvare la
prossima settimana il progetto di legge che introdurrà la responsabilità penale
per i responsabili delle piattaforme digitali.
L'articolo Musk definisce Sanchez “un tiranno” e Madrid si indigna rilanciando
il pericolo della tecno-casta. L’Ue resta tiepida proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Elon Musk
Si ingrossa il fronte contro Grok, il sistema di intelligenza artificiale
inserito nel social X, di proprietà di Elon Musk. Il garante britannico per la
protezione dei dati (Information Commissioner’s Office) ha annunciato l’apertura
di un’indagine nei confronti del social network X e della società di
intelligenza artificiale xAI, entrambi di proprietà di Elon Musk. L’obiettivo
dell’indagine è il chatbot Grok, colpevole di generare deepfake a sfondo
sessuale e per cui è finito al centro di un’ondata di indignazione mondiale.
“La creazione e la diffusione di tali contenuti sollevano gravi preoccupazioni
ai sensi della legge britannica sulla protezione dei dati e presentano un
rischio di potenziale danno significativo per il pubblico”, si legge nella nota.
In precedenza anche Ofcom, l’autorità di regolamentazione dei media, aveva
avviato un’indagine sul caso, per le presunte violazioni dell’Online Safety Act.
L'articolo Il garante privacy inglese indaga su X per i contenuti a sfondo
sessuale generati da Grok proviene da Il Fatto Quotidiano.
I “finti nudi” firmati Grok e diffusi sul social X potrebbero costare cari a
Elon Musk. L’uomo più ricco del mondo è stato convocato dalla procura di Parigi
il prossimo 20 aprile per “audizioni libere”, cioè senza stato di fermo,
nell’ambito di un’indagine sulla piattaforma social. Insieme al fondatore di
Tesla gli inquirenti hanno convocato anche Linda Yaccarino, l’ex amministratrice
delegata della piattaforma X. Oggi nella capitale francese sono state effettuate
perquisizioni nella sede locale di X, al centro di un’indagine avviata
all’inizio dello scorso anno sugli algoritmi del social, definiti “distorti”.
L’inchiesta della procura è stata ampliata a gennaio 2026, dopo l’esposto di due
parlamentari francesi – Arthur Delaporte ed Eric Bothorel – sulle migliaia di
deepfake sessuali generati dall’intelligenza artificiale Grok, a disposizione
degli utenti.
Anche i dipendenti della piattaforma X saranno convocati tra il 20 al 24 aprile
2026, per essere ascoltati come testimoni. Durante le audizioni la dirigenza di
X potrà presentare la propria versione dei fatti e, se necessario, delineare le
misure previste per il rispetto delle disposizioni della magistratura. “Lo
svolgimento di questa indagine rientra in questa fase in un approccio
costruttivo, il cui obiettivo ultimo è garantire la conformità della piattaforma
X alle leggi francesi, nella misura in cui opera sul territorio nazionale”, è
scritto nella nota della procura parigina.
THE VERGE: “GROK CONTINUA A SVESTIRE GLI UOMINI”
Nonostante xAi, l’azienda di Elon Musk che sviluppa l’intelligenza artificiale e
gestisce l’ex Twitter, abbia affermato di aver limitato la generazione di
immagini sessualmente esplicite a partire da foto reali, un test di The Verge
mostra che l’IA può ancora svestire i soggetti maschili. Il giornalista Robert
Hart è riuscito a spogliare alcune sue foto tramite il chatbot. “Grok ha
prontamente generato immagini di me in abiti fetish”, scrive su The Verge, “e in
una serie di posizioni sessuali provocanti in vari stati di nudità. Come se non
bastasse, ha creato un compagno praticamente nudo con cui interagire in modi
suggestivi, se non del tutto espliciti”. Per l’esperimento, Hart ha usato la
versione gratuita di Grok sia sul social X che tramite il sito web dedicato
(grok.com), senza la necessità di un account. Secondo un’analisi
dell’organizzazione britannica no-profit Center for Countering Digital Hate, dal
29 dicembre 2025 al 9 gennaio 2026, su Grok sono state prodotte o modificate 3
milioni di immagini ritraenti persone reali in scene sessualmente esplicite e
non consensuali. Di queste, 23.000 hanno come soggetto i minori.
Il 9 gennaio, xAi ha limitato la possibilità di spogliare persone reali con Grok
agli abbonati a X. Cinque giorni dopo, il 14 gennaio, il limite è stato esteso a
tutti, a seguito delle proteste di governi e istituzioni mondiali. A fine
gennaio, l’Unione Europea ha avviato un’indagine sui deepfake generati dal
chatbot. “Gran parte dell’indignazione pubblica si è comprensibilmente
concentrata su donne e bambini”, conclude Hart, “ma è ancora possibile aggirare
molte restrizioni con formulazioni diverse o creative”.
L'articolo Elon Musk convocato dalla procura di Parigi il 20 aprile. Perquisita
la sede della piattaforma X nella capitale francese proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Per proteggerci dal Far West digitale dobbiamo riprendere il controllo”.
Intervenendo al World Government Summit di Dubai, il primo ministro spagnolo
Pedro Sanchez annuncia che il suo Paese “vieterà l’accesso ai social media ai
minori di 16 anni”. Sanchez ha dichiarato che sarà operativo un pacchetto di
cinque misure legislative per mettere un freno a quelli che ui ha definito gli
“abusi” delle grandi piattaforme e per garantire “un ambiente digitale sicuro,
democratico e rispettoso dei diritti fondamentali”.
Sanchez è entrato nel dettaglio sulle nuove norme. Al primo punto, ha dichiarato
il premier, ci deve essere la fine dell’impunità dei dirigenti dei grandi
network; saranno loro a essere legalmente responsabili delle violazioni commesse
sulle piattaforme digitali che gestiscono. Dunque, gli amministratori delegati
saranno perseguibili penalmente, se non rimuoveranno contenuti illegali e di
incitamento all’odio. Secondo punto: la manipolazione degli algoritmi e
l’amplificazione di contenuti illegali a scopo di lucro saranno considerati un
reato. Terzo punto: le piattaforme dovranno mettere in atto sistemi efficaci di
verifica dell’età degli utenti, in modo da sbarrare l’accesso ai minori di 16
anni. Quarto punto: la creazione di un sistema di tracciamento per frenare “la
diffusione dell’odio”; comportamenti che avranno “conseguenze legali ed
economiche”. Quinto punto: il governo collaborerà con la Procura per avviare
indagini su potenziali violazioni da parte di Grok, TikTok e Instagram.
Tutto questo si trova in un pacchetto normativo promosso dal ministero della
Gioventù e dell’Infanzia che dovrebbe essere approvato la settimana prossima dal
Consiglio dei ministri.
Il colpo sparato da Sanchez è stato ad alzo zero: “Ci è stato detto che i social
media sarebbero stati uno strumento di comprensione e cooperazione globale, un
veicolo di libertà, trasparenza e responsabilità. Uno spazio in cui video e
algoritmi avrebbero contribuito a migliorare le nostre società e le nostre vite.
Ma è successo il contrario. I social media sono diventati uno stato fallito, un
luogo in cui le leggi vengono ignorate, dove i crimini sono tollerati, dove la
disinformazione è più preziosa della verità e dove metà degli utenti subisce
attacchi d’odio”. In questo contesto, il primo ministro spagnolo ha criticato
anche Elon Musk: “Nonostante sia un immigrato”, ha utilizzato il suo account
personale “per amplificare la disinformazione su una decisione sovrana del mio
governo: la regolarizzazione di 500.000 immigrati che vivono, lavorano e
contribuiscono al successo del nostro Paese. La stessa piattaforma che ha
permesso alla sua intelligenza artificiale, Grok, di generare contenuti sessuali
illegali”.
Con questa decisione, la Spagna segue Portogallo, Francia, Australia che hanno
vietato l’accesso ai social ai minori di 15 anni; il Parlamento Europeo ha
approvato una risoluzione che propone di fissare a 16 anni l’età per interagire
sui network digitali.
L'articolo Anche la Spagna vieterà l’accesso ai social media per gli under 16.
L’annuncio di Sanchez che attacca Musk: “Ha creato disinformazione” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
SpaceX di Elon Musk ha acquisito la sua azienda di intelligenza artificiale xAI.
Musk ha deciso di unire le due aziende di sua proprietà in un’unica compagnia.
L’acquisizione, come si legge nella nota di Musk, ha come obiettivo la creazione
del “motore di innovazione verticalmente integrato più ambizioso sulla Terra (e
fuori dalla Terra)”. Un obiettivo che il magnate conta di raggiungere con
l’unione delle capacità missilistiche di SpaceX e la tecnologia di xAI.
L’obiettivo è implementare il sistema di data center spaziali, infrastrutture
informatiche avanzate, posizionate nell’orbita terrestre, e capaci di archiviare
ed elaborare dati.
La fusione giunge in un periodo storico in cui i finanziamenti per lo sviluppo
dell’intelligenza artificiale iniziano a mostrare segni di tensione: la
crescente domanda di elettricità per l’elaborazione dei dati dell’intelligenza
artificiale potrebbe iniziare a creare gravi problemi ambientali; per questo
motivo Musk vuole lanciare una costellazione di satelliti con funzione di data
center orbitali “senza imporre difficoltà alle comunità e all’ambiente della
Terra”, così da “sfruttare direttamente l’energia solare pressoché costante con
costi operativi e di manutenzione ridotti”. Queste le parole dell’imprenditore
sudafricano nella nota.
Musk aveva già fuso X con xAI dopo aver acquisito Twitter alla fine del 2022.
xAI, che gestisce il chatbot Grok, è stata valutata 230 miliardi di dollari in
un round di finanziamento di gennaio.
La nuova società, frutto della fusione, riunirebbe capitali, risorse
informatiche e talenti per diventare la nuova guida nel settore
dell’intelligenza artificiale.
L'articolo Elon Musk fonde SpaceX e xAI: nasce colosso dei data center spaziali
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tesla si prepara a voltare pagina in modo radicale, come riporta il sito
specializzato Autonews.com. A partire dal prossimo trimestre, la casa americana
interromperà la produzione di Model S e Model X per liberare spazio nello
stabilimento di Fremont, in California, dove sorgerà una linea dedicata
all’assemblaggio di Optimus, il robot umanoide su cui Elon Musk punta per il
futuro dell’azienda.
L’annuncio segna la fine di un’era. La Model S, lanciata nel 2012, è stata la
prima berlina elettrica di grande serie capace di imporsi per autonomia,
prestazioni e design, contribuendo in modo decisivo alla fama globale di Tesla.
La Model X, arrivata nel 2015 con le sue scenografiche portiere “falcon wing”,
ha portato la tecnologia a elettroni nel segmento dei suv premium. Del resto, i
volumi di entrambe sono calati: insieme a Cybertruck, le loro vendite sono scese
del 40% nel 2025, fermandosi a poco più di 50.000 unità complessive.
Per Musk, però, la scelta è coerente con la nuova identità che vuole dare
all’azienda. Tesla non si considera più soltanto un costruttore di auto, ma un
protagonista dell’intelligenza artificiale applicata al mondo fisico.
L’obiettivo dichiarato è puntare su veicoli completamente autonomi, servizi di
robotaxi e, soprattutto, robot umanoidi. “È il momento di concludere con onore i
programmi Model S e X”, ha detto Musk, spiegando che il futuro sarà dominato
dall’autonomia.
Lo spazio liberato a Fremont servirà a costruire una fabbrica per Optimus con un
traguardo ambizioso: arrivare, nel lungo periodo, a un milione di robot l’anno.
La produzione su larga scala, però, non dovrebbe partire prima della fine
dell’anno. Secondo Musk, in prospettiva questi robot contribuiranno a creare
un’economia in cui gran parte della ricchezza sarà generata da macchine
autonome.
La stessa visione guida lo sviluppo dei robotaxi. Tesla ha avviato un servizio
pilota ad Austin e prevede di espanderlo in diverse città statunitensi nei
prossimi mesi. Intanto, in Texas sono in fase di installazione le linee per il
Cybercab, un veicolo pensato esclusivamente per la guida autonoma e privo di
comandi tradizionali.
Questa trasformazione arriva in una fase finanziaria complessa. Nel quarto
trimestre Tesla ha registrato ricavi in calo del 3% e un utile netto sceso del
61%. Anche le consegne globali di veicoli sono diminuite. Nonostante ciò,
l’azienda prevede di aumentare fortemente gli investimenti, inclusi 2 miliardi
di dollari nella società di intelligenza artificiale xAI.
Tesla non è sola in questa corsa ai robot umanoidi. Anche altri costruttori e
aziende tecnologiche stanno esplorando applicazioni industriali per macchine
capaci di muoversi e lavorare come esseri umani. Secondo diverse stime, nei
prossimi decenni questi sistemi saranno impiegati soprattutto in compiti
ripetitivi e strutturati, ma in numeri enormi. Per Musk, è lì che si giocherà la
prossima grande rivoluzione industriale.
L'articolo Tesla dice addio alle ammiraglie per fare spazio a umanoidi e
robotaxi. Elon Musk: “E’ il momento giusto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Anche Elon Musk ha partecipato al World Economic Forum di Davos. Il magnate ha
ironizzato sulla formazione del Board of Peace, di cui Donald Trump sarà
presidente a vita. “È per la peace (pace) o per il piece (un pezzo, cioè la
conquista ndr.)? – ha scherzato l’amministratore di Tesla – Un pezzo di
Groenlandia, un pezzo di Venezuela”. Musk ha giocato con la somiglianza tra le
parole peace, appunto pace in inglese, e piece, pezzo, in inglese.
L'articolo “Il board è peace o piece?”: Elon Musk a Davos prende in giro Trump e
ironizza su Groenlandia e Venezuela – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
La rivoluzione promessa da Tesla si farà attendere ancora un po’. Il debutto
produttivo del Cybercab (nella foto), il robotaxi completamente autonomo, e di
Optimus, il robot umanoide destinato a cambiare il lavoro industriale e
domestico, sarà molto più lento del previsto. A dirlo senza giri di parole è
Elon Musk, che ha definito la fase iniziale della produzione “agonizingly slow”,
agonizzante, prima di un’accelerazione prevista solo più avanti nel tempo.
Il Cybercab, veicolo elettrico privo di volante e pedali, rappresenta uno dei
progetti più ambiziosi di Tesla. Secondo Musk, la produzione su larga scala non
partirà prima del 2026, dopo una lunga fase di messa a punto delle linee
industriali e dei processi produttivi. Il problema non è solo tecnologico, ma
anche manifatturiero: si tratta di un mezzo radicalmente diverso dalle auto
attuali, che richiede componenti inedite e una catena di fornitura completamente
nuova.
Stesso discorso per Optimus, il robot umanoide che Tesla vede come un futuro
pilastro del proprio business. Anche in questo caso, l’avvio della produzione
sarà lento e graduale, con i primi esemplari destinati soprattutto all’uso
interno nelle fabbriche del gruppo. Solo in una fase successiva si potrà parlare
di diffusione su larga scala e di commercializzazione vera e propria.
Le dichiarazioni di Musk arrivano in un momento delicato per Tesla. Le vendite
di auto elettriche restano il cuore dei ricavi, ma la crescita si è fatta più
complessa e la concorrenza, soprattutto cinese, è sempre più aggressiva. Per
questo gli investitori guardano con grande attenzione ai progetti di guida
autonoma e robotica, considerati fondamentali per sostenere la valutazione
futura del gruppo.
L'articolo Tesla, Musk frena sul futuro. Robotaxi e umanoidi partono al
rallentatore proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tra Musk e O’Leary è guerra di insulti. È bastata una scontata proposta
commerciale del patron di X per far andare su tutte le furie il vulcanico
padrone di Ryanair. Musk aveva infatti proposto alla compagnia privata di volo
irlandese di installare sui suoi Boeing 737 (circa 600 velivoli ndr) i servizi
satellitari di Starlink in modo da rendere gli aerei Ryanair dotati di una rete
wi-fi durante il volo.
L’ad della compagnia aerea Michael O’Leary aveva però rifiutato la proposta: la
resistenza dell’antennina del wi-fi a livello aerodinamico avrebbe incrementato
il consumo di carburante degli aerei di almeno il 2% corrispondente pressappoco
a una perdita di 250 milioni di dollari l’anno.
O’Leary aveva anche aggiunto che il wi-fi sarebbe stato “superfluo” per i voli
di breve chilometraggio e durata, anche perché la politica di Ryanair per tenere
i prezzi bassi richiede l’oramai proverbiale digiuno del superfluo in volo a
livello di servizi. Musk, che ha già venduto il servizio Starlink a compagnie
come Lufthansa e Scandinavian Airlines, si è permesso di rilanciare sostenendo
educatamente che forse O’Leary è “male informato” sulla questione dei costi
relativi al consumo superiore di carburante.
Apriti cielo. O’Leary, che non in quanto a freni e coloritura nella
comunicazione non ha mai badato a limiti, in una intervista ad una radio
irlandese ha definito Musk “un idiota” e X “una fogna”: “Non sa niente di
aviazione e di resistenza aerodinamica, per cui non è necessario prestare
attenzione a quello che dice. È un idiota, molto ricco, ma pur sempre un idiota
che controlla una piattaforma come X che è una fogna”.
Non perdere la pazienza sarebbe stato difficile anche per un Giobbe, figuriamoci
per un altro fumantino come Musk. “Il CEO di Ryanair è un completo idiota:
licenziatelo”, ha risposto Musk su X accusando poi O’Leary di aver sbagliato”di
un fattore 10” l’impatto di Starlink sul consumo di carburante. Tra i tanti
commenti un utente suggerisce poi a Musk di silurare direttamente O’Leary,
acquisendo Ryanair. A Musk l’onore della chiosa: “Buona idea”.
L'articolo “Quanto mi può costare comprarti Ryanair?”: Elon Musk lancia il
sondaggio su X e partono gli insulti. L’ad della compagnia aerea O’Leary: “È un
idiota, molto ricco” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo lo scandalo degli utenti social spogliati con Grok e rilanciati sulla
piattaforma X di Elon Musk, l’Unione europea evoca la possibilità di mettere
fuorilegge i deepfake sessuali nel quadro della legge sull’intelligenza
artificiale. Grok è il software di Ia incorporato nel social network un tempo
chiamato Twitter: in questo modo, diffondere le finte immagini di persone
denudate (donne soprattutto) è facilissimo. “Il divieto di pratiche dannose
nell’ambito dell’IA potrebbe essere rilevante per affrontare il problema dei
deepfake sessuali non consensuali e del materiale pedopornografico. Dipende dal
tipo di danno che causano”, ha spiegato la vice presidente della Commissione
europea Henna Virkkunen intervenendo alla plenaria a Strasburgo.
L’esponente dei Popolari ha ricordato come la Commissione abbia inviato una
richiesta di informazioni a X in merito a Grok, nel quadro dell’indagine avviata
sulla piattaforma ai sensi della legge sui servizi digitali (Dsa). “Abbiamo
ordinato alla piattaforma di conservare tutti i documenti e i dati interni ad
essa relativi fino alla fine dell’anno. Stiamo ora esaminando in quale misura X
possa in ogni caso violare il Dsa (Digital service act, ndr) e non esiteremo a
intraprendere ulteriori azioni se le prove lo suggeriranno”. La piattaforma X
non è l’unico strumento per “spogliare” chiunque e senza consenso: il codice
sorgente dei cosiddetti “nudifyers” è open source, pubblico, sempre disponibile
per creare nuovi strumenti.
Il caso era esploso all’inizio dell’anno: secondo Cnn, tra il 5 e il 6 gennaio
almeno 6.700 foto con utenti denudati grazie a Grok sono apparse sul social
network X, generando la reazione di diversi Paesi. Il Regno unito ha aperto
un’indagine formale con l’Autorità di regolamentazione Ofcom; Malesia e
Indonesia hanno bloccato la piattaforma. “Se non agiranno, lo faremo noi”, aveva
sottolineato l’Ue, mentre nei giorni scorsi. Dal Garante Privacy italiano era
partito un avvertimento “per rischio violazione dei diritti”. Perfino la madre
di uno dei figli di Musk ha intentato una causa conto Grok per via di finte foto
che la ritraevano nuda.
Musk era corso ai ripari limitando ai soli utenti a pagamento la possibilità di
generare immagini deepfake pornografiche, ma all’Ue non basta. La limitazione
“non cambia la nostra posizione di fondo. Che si tratti di abbonamenti a
pagamento o gratuiti, non vogliamo vedere immagini di questo tipo”, aveva
affermato l’Ue in una nota il 13 gennaio. Già una settimana prima l’Ue aveva
ordinato a X di conservare l’intero fascicolo su Grok, con documenti e dati
interni fino alla fine del 2026. Musk aveva accusato l’Europa di censurare X con
l’alibi del deepfake. Ma “tracciare un parallelo tra la libertà di espressione e
lo strumento di intelligenza artificiale che genera materiale pedopornografico è
una pericolosa assurdità”, ha risposto il portavoce della Commissione Ue Thomas
Regnier.
L'articolo Deepfake porno su X, l’Ue avvisa Elon Musk: “Possibili divieti nel
quadro della legge sull’Intelligenza artificiale” proviene da Il Fatto
Quotidiano.