Un verdetto articolato, che distingue tra responsabilità civile e intento
fraudolento, è stata emesso nei confronti da giuria federale di San Francisco. I
magistrati hanno stabilito che Elon Musk ha effettivamente tratto in inganno gli
investitori durante le fasi più turbolente che hanno preceduto l’acquisizione di
Twitter nel 2022, ma senza configurare un vero e proprio disegno fraudolento.
Il procedimento nasce da una class action intentata da azionisti della
piattaforma social, oggi nota come X, che avevano venduto i propri titoli
durante i mesi di incertezza generati dalle dichiarazioni pubbliche di Musk. Al
centro del caso, due tweet – tra cui quello del 13 maggio 2022 in cui
l’imprenditore annunciava che l’operazione era “temporaneamente in sospeso” – e
alcune affermazioni rilasciate in un podcast.
Dopo quasi quattro giorni di deliberazioni e tre settimane di dibattimento, la
giuria popolare ha raggiunto un compromesso giuridico significativo:
l’imprenditore è ritenuto responsabile per aver diffuso informazioni fuorvianti
attraverso due tweet, ma è stato assolto dall’accusa più grave di aver
orchestrato un piano deliberato per manipolare il mercato. Inoltre, le
dichiarazioni rilasciate nel podcast sono state qualificate come opinioni, e
dunque non rilevanti ai fini della responsabilità.
IL NODO DELLA MANIPOLAZIONE DEL PREZZO
Il cuore della controversia riguarda l’andamento del titolo Twitter durante i
mesi in cui l’operazione da 44 miliardi di dollari oscillava tra conferme e
ripensamenti. In quel periodo, il titolo scese fino a circa 33 dollari, ben al
di sotto del prezzo di acquisto promesso da Musk, fissato a 54,20 dollari per
azione. Secondo i legali degli investitori, questa flessione sarebbe stata
alimentata proprio dalle esternazioni del fondatore di Tesla, con l’obiettivo di
rinegoziare al ribasso l’accordo o addirittura sottrarsi all’acquisizione. Una
strategia, sosteneva l’accusa, tutt’altro che estemporanea: non “tweet
impulsivi”, ma comunicazioni calibrate per incidere sul valore di mercato.
La giuria ha accolto solo in parte questa impostazione, riconoscendo l’effetto
fuorviante delle comunicazioni ma escludendo l’intenzionalità fraudolenta
sistemica. Una distinzione cruciale sul piano legale, che separa la
responsabilità civile da quella per frode.
IL TEMA DEI BOT E LO SCONTRO INFORMATIVO
Uno degli elementi centrali della difesa di Musk è stato il numero di account
falsi presenti sulla piattaforma. L’imprenditore ha sostenuto in aula che la
dirigenza di Twitter avrebbe sottostimato significativamente la quota di bot,
dichiarata ufficialmente intorno al 5%. Secondo Musk, tali informazioni
sarebbero state non solo inaccurate, ma anche opache nei criteri di calcolo. Da
qui la decisione di sospendere temporaneamente l’operazione e successivamente
tentare di ritirarsi dall’accordo. Una mossa che portò Twitter ad avviare
un’azione legale nello Stato del Delaware per costringerlo a rispettare gli
impegni contrattuali.
Alla vigilia del processo in Delaware, Musk fece però marcia indietro,
accettando di concludere l’acquisizione alle condizioni originarie, generando –
secondo la sua stessa versione – un beneficio economico per gli azionisti
rimasti nel capitale. Il risarcimento e l’impatto sui mercati La giuria ha
quantificato i danni tra i 3 e gli 8 dollari per azione per ogni giorno di
esposizione alle informazioni ritenute fuorvianti. Secondo i legali dei
querelanti, il totale potrebbe arrivare a circa 2,1 miliardi di dollari.
“È una vittoria importante non solo per gli investitori, ma per l’intero
funzionamento dei mercati pubblici”, ha dichiarato l’avvocato Joseph Cotchett,
sottolineando il principio secondo cui nemmeno le figure più potenti possono
sottrarsi alle regole della trasparenza finanziaria.
UN PRECEDENTE RILEVANTE
Il caso si inserisce in una traiettoria già nota per Musk, che in passato era
stato processato – e poi assolto – per i tweet del 2018 relativi a un possibile
delisting di Tesla a 420 dollari per azione. Anche in quell’occasione, il tema
centrale era l’impatto delle comunicazioni sui social media sul comportamento
degli investitori. La nuova sentenza rafforza un orientamento giurisprudenziale
sempre più attento al ruolo delle piattaforme digitali come strumenti di market
moving, soprattutto quando utilizzati da figure apicali di società quotate.
L'articolo Elon Musk condannato per aver fuorviato gli investitori sull’acquisto
di Twitter con i suoi post proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Elon Musk
Elon Musk si conferma l’uomo più ricco del mondo. Il patrimonio del principale
azionista di Tesla, SpaceX e del social network X ammonta a 839 miliardi di
dollari, contro i 342 miliardi di un anno fa. È quanto emerge dalla classifica
stilata da Forbes e pubblicata oggi.
Sul podio si piazzano gli ex fondatori di Google: Larry Page al secondo posto
con 257 miliardi di dollari e Sergey Brin al terzo con 237 miliardi. Al quarto
posto figura il fondatore di Amazon Jeff Bezos con 224 miliardi di dollari,
seguito al quinto dal fondatore di Meta e Facebook Mark Zuckerberg con 222
miliardi.
Seguono Larry Ellison (Oracle) con 190 miliardi di dollari, il francese Bernard
Arnault e famiglia con 171 miliardi, Jensen Huang (Nvidia) con 154 miliardi,
Warren Buffett (Berkshire Hathaway) con 149 miliardi e al decimo posto lo
spagnolo Amancio Ortega (Zara) con 148 miliardi di dollari.
Il primo italiano in classifica è il fondatore di Tether Giancarlo Devasini, al
22° posto con 89,3 miliardi di dollari. Al 41° posto si colloca Giovanni Ferrero
con 48,8 miliardi di dollari, al 46° l’imprenditore Andrea Pignataro, patron di
Ion, con 42,6 miliardi, mentre al 53° posto compare l’altro fondatore di Tether
Paolo Ardoino con 38 miliardi.
Secondo Forbes, nel mondo ci sono ormai 3.428 miliardari, circa 400 in più
rispetto a un anno fa. Complessivamente possiedono una ricchezza pari a 20.100
miliardi di dollari, contro i 16.100 miliardi registrati dodici mesi fa. Il
patrimonio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che si colloca al 645°
posto della classifica mondiale, è aumentato del 27% arrivando a 6,5 miliardi di
dollari, soprattutto grazie alle operazioni nel settore delle criptovalute.
L'articolo La nuova classifica dei miliardari globali: Musk resta il più ricco.
Tra gli italiani sul podio Devasini, Ferrero e Pignataro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il governo laburista britannico ha annunciato la nomina di Doug Gurr, ex
dirigente del colosso americano Amazon, a presidente in via permanente della
Competition and Markets Authority (Cma), l’autorità antitrust del Regno Unito.
Gurr era stato designato ad interim un anno fa e ora l’esecutivo guidato dal
premier Keir Starmer ha deciso di affidargli un mandato pieno.
La scelta conferma la linea dell’attuale governo di apertura verso i giganti
tecnologici statunitensi, almeno sul piano strettamente commerciale. Un
orientamento che si distingue dalla posizione dura assunta nei confronti di Elon
Musk e del suo social network X per la diffusione di deepfake sessuali generati
dall’intelligenza artificiale, ritenuti in violazione dell’Online Safety Act, la
legge britannica a tutela dei minorenni su internet.
Gurr, che è stato presidente di Amazon Cina tra il 2014 e il 2016 e poi
direttore del gruppo nel Regno Unito fino al 2020, “è stato ora scelto per
ricoprire un mandato completo di cinque anni”, si legge in una nota del
ministero del Commercio. Prima della formalizzazione definitiva della nomina,
l’ex top manager dovrà comunque sottoporsi a un’audizione parlamentare di
prassi.
La decisione dell’esecutivo arriva dopo l’annuncio di un periodo di
consultazione volto ad accelerare l’approccio normativo del Paese
nell’approvazione delle fusioni tra grandi società, nel solco dello slogan di un
Labour “aperto al mondo del business” promosso dal moderato Starmer. Il premier,
tuttavia, è già finito sotto accusa per alcune nomine nell’ambito dello scandalo
Mandelson-Epstein ed è stato criticato anche per aver respinto di recente
quattro candidati alla guida dell’autorità garante della Comunicazione, Ofcom.
Intanto crescono le voci su un possibile ritorno sulla scena di una figura
politica del passato come la baronessa laburista Margaret Hodge, finita al
centro di numerose polemiche.
L'articolo Regno Unito, un ex dirigente Amazon come presidente dell’Antitrust:
Starmer dà mandato di cinque anni a Doug Gurr proviene da Il Fatto Quotidiano.
Starlink benda gli occhi ai droni russi e l’Ucraina compie un’avanzata mai vista
negli ultimi due anni e mezzo. Due settimane dopo l’annuncio di Mykhailo
Fedorov, vicepremier dell’Ucraina e ministro della Trasformazione digitale che
il 5 febbraio aveva ufficializzato l’attivazione di una whitelist da parte di
SpaceX, una lista di terminali autorizzati a operare nel Paese in guerra, le
forze militari di Volodymyr Zelensky hanno fatto fruttare il proprio vantaggio
tecnologico sul campo. Da quel giorno, i terminali a loro in uso hanno
continuato a permettere collegamenti costanti tra le truppe, mentre tutti gli
altri, alcuni dei quali sfruttati dalla Russia, sono stati resi inutilizzabili,
impedendo alle truppe di Mosca lo sfruttamento della tecnologia.
Non un vantaggio da poco in un contesto di guerra come quello ucraino, dove le
infrastrutture hanno subito ingenti danni dopo quattro anni di bombardamenti. La
tecnologia Starlink, caratterizzata dall’uso di circa 7mila satelliti consente,
anche in mancanza di infrastrutture e segnale, di offrire una connessione
internet che permette a tutta la catena di comando di rimanere in contatto con
le truppe e con i mezzi militari impiegati sul campo, compresi i droni. Una
fornitura selettiva, come quella che sembra essere in atto dall’inizio di
febbraio, fa sì che le truppe ucraine possano continuare a godere di una
connessione costante, mentre quelle russe siano andate incontro a interruzioni
lungo la linea del fronte. Come se un nemico dovesse combattere a occhi bendati
per lunghe fasi dello scontro.
La nuova situazione sembra aver impattato fin da subito sul conflitto, dato che
le forze di Kiev hanno fatto registrare tra l’11 e il 15 febbraio, secondo i
dati forniti dall’Istituto per lo studio della guerra, un’avanzata mai vista
negli ultimi due anni e mezzo. Le truppe hanno riconquistato 201 chilometri
quadrati finiti in mano ai militari della Federazione, una superficie pari al
totale delle conquiste russe in tutto il mese di dicembre. Il rapporto specifica
proprio che “questi contrattacchi ucraini sono stati probabilmente resi
possibili dal recente blocco dell’accesso delle forze russe a Starlink”.
L’avanzata principale viene indicata a circa 80 chilometri a est di
Zaporizhzhia, dove le forze russe avevano ottenuto diversi successi dall’estate
del 2025, con ulteriori progressi nelle direzioni di Kharkiv, Kostyantynivka,
Pokrovsk e Novopavlovsk.
L'articolo Avanzata record delle truppe ucraine: riconquistati 201 chilometri
quadrati in 5 giorni. “Grazie al blocco di Starlink per i russi” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Non solo spazzatura spaziale, ma anche un potenziale inquinamento dell’aria. Una
quantità di litio negli strati alti dell’atmosfera dieci volte maggiori rispetto
alla norma è stata prodotta, a febbraio 2025, con il rientro di una delle
sezioni di un razzo Falcon 9. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista
Communications Earth&Environment e guidata da Robin Wing, dell’Istituto tedesco
Leibniz di Fisica Atmosferica. Non ci conoscono però allo stato i possibili
effetti.
Negli anni più recenti il numero di razzi lanciati è aumentato rapidamente, con
la sola SpaceX di Elon Musk che nel 2025 ha eseguito oltre 165 lanci, più di
quanti ce ne siano stati complessivamente ogni anno a partire dal 2000. Mentre
finora si è discusso sui rischi derivanti dalla caduta di possibili detriti
spaziali, “si è prestata poca attenzione alle conseguenze ambientali per
l’atmosfera terrestre”, sottolineano i ricercatori. I pericoli sono dovuti
soprattutto al rilascio di gas e polveri nella fascia dell’atmosfera compresa
tra 100 e 150 chilometri di altezza, molto rarefatta e dunque anche più
sensibile ai cambiamenti.
Una misura di questo inquinamento è arrivata dai dati raccolti il 19 febbraio
2025 sopra la Germania, quando alla quota di 100 chilometri si è registrato in
pochi minuti un picco di litio dieci volte superiore alla media. In condizioni
normali il litio infatti è quasi completamente assente a quelle quote. È stata
la prima osservazione diretta, ottenuta in modo fortuito, di questo tipo di
inquinamento, ancora difficile da mappare e osservare.
Si ritiene che il fenomeno sia destinato a crescere a causa dell’aumento
previsto dei satelliti in orbita, considerando che la sola costellazione dei
satelliti Starlink di SpaceX per le connessioni internet potrebbe crescere di
altre 30mila unità in pochi anni, e che potrebbe portare a effetti cumulativi,
con implicazioni per la composizione atmosferica a lungo termine e il clima
ancora non note
L'articolo “Picco di litio nell’alta atmosfera dopo un lancio SpaceX”, lo studio
tedesco sul rientro del Falcon 9 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Novità per gli utenti di X. Con il nuovo aggiornamento, la modalità usata dal
social per suggerire i post nella sezione “per te” è stata sostituita da un
calcolo probabilistico gestito dall’IA. La scoperta è di due esperti che hanno
analizzato l’algoritmo, permettendo di scoprirne parte del funzionamento. Uno
dei due ricercatori, John Thickstun della Cornell University, ha dichiarato: “Il
potere decisionale di questi algoritmi sta scomparendo e non solo dalla vista
del pubblico ma dalla comprensione degli stessi ingegneri interni che lavorano
su questi sistemi, perché vengono trasferiti nelle reti neurali”.
L’altro ricercatore, Ruggero Lazzaroni dell’Università di Graz, ha aggiunto:
“Nella versione precedente del social, i post avevano un punteggio assegnato
sulla base dei ‘mi piace’, delle condivisioni, delle risposte generate. Ora a
fare la differenza è la probabilità che Grok assegna a quel post di piacere
all’utente ed essere condiviso”. Gli esperti hanno definito la nuova modalità
più “opaca” rispetto alla precedente. Elon Musk aveva annunciato a fine gennaio
la volontà di pubblicare l’algoritmo del social network che organizza i
contenuti della sezione “per te”, al fine di aumentare la trasparenza sul
sistema.
PROBLEMI PER MUSK
Negli scorsi giorni, il social di Elon Musk è stato al centro dell’attenzione
per le indagini del Garante della Privacy britannico. L’ente ha annunciato
l’apertura di un’indagine nei confronti di X e della società di intelligenza
artificiale xAi, entrambi di proprietà di Musl. L’obiettivo dell’indagine è
Grok, il chatbot colpevole di generare deepfake a sfondo sessuale. In
precedenza, Gronk era finito nella bufera per la generazione di commenti
razzisti e sessisti.
L'articolo X dice addio al vecchio algoritmo: arriva il nuovo calcolo
probabilistico gestito dall’IA che suggerisce i “per te”. Come funziona proviene
da Il Fatto Quotidiano.
“Un tiranno e un traditore del popolo spagnolo”. Così Elon Musk ha definito il
primo ministro spagnolo Sanchez, dopo che quest’ultimo aveva annunciato la nuova
legge che sbarrerà l’accesso ai social ai minori di sedici anni. Il premier
aveva anticipato le caratteristiche di questa iniziativa durante il suo
intervento al World Government Summit di Dubai, definendo i canali social “uno
Stato fallito, in cui le leggi vengono ignorate e i reati tollerati”. Aveva poi
menzionato lo stesso Musk che aveva criticato la nuova norma mirata a
regolarizzare un certo numero di migranti in Spagna.
Il multimiliardario non ha fatto attendere la sua replica e sul social X di sua
proprietà ha lanciato i suoi improperi su “dirty Sanchez”. Thomas Regnier,
portavoce della Commissione europea per la sovranità tecnologica è intervenuto:
“Apprezziamo sempre il rispetto, anche se si tratta di un contesto online, anche
se si tratta di un post sui social media. È così che lavoriamo. È così che
funziona l’Europa, la Commissione europea. Detto questo, è possibile collaborare
con una piattaforma come X? Sì, speriamo che sia possibile collaborare con una
piattaforma come X”.
Ma Regnier ha aggiunto: “Gli amministratori delegati possono essere ritenuti
responsabili in via generale di ciò che accade sulle loro piattaforme? È un
dibattito che dura da anni, sia all’interno della Commissione che con gli Stati
membri, ed è stato presente anche durante i negoziati sul DSA (Digital Service
Act), in relazione all’esenzione da responsabilità: un amministratore delegato è
responsabile di ciò che pubblica online? Io, in quanto amministratore delegato,
sono responsabile di ciò che pubblica online? È molto complicato”. Si intravede,
dunque, lo scarso entusiasmo di Bruxelles per la posizione netta presa dalla
Spagna.
Certamente più vigorosa la presa di posizione di Madrid in difesa del suo
leader. Felix Bolanos, ministro della Presidenza e della Giustizia spagnolo ha
rilanciato il concetto di tecno-casta già usato da Sanchex nel 2025 per indicare
il pericolo che arriva dalla Silicon Valley per le democrazie europee: “Per
molti anni abbiamo visto come i miliardari ingrassassero i loro servitori
politici affinché potessero realizzare programmi per ridurre i diritti , per
attaccare la convivenza, per attaccare la democrazia. Ora hanno fatto un passo
avanti, e questa tecno-casta, questi predatori di tutti, ora partecipano
direttamente alla politica, entrano nel dibattito pubblico e minacciano il
nostro rispetto, la nostra convivenza, i nostri diritti, la nostra democrazia”.
Per Bolanos “il dilemma è chiaro: o mille miliardari che minacciano la
democrazia, i valori e lo Stato sociale, o politici progressisti e coraggiosi
come Sanchez, che tengono testa difendendo ciò che è di tutti”. Il braccio di
ferro tra Madrid e Musk è in corso. Il governo spagnolo intende approvare la
prossima settimana il progetto di legge che introdurrà la responsabilità penale
per i responsabili delle piattaforme digitali.
L'articolo Musk definisce Sanchez “un tiranno” e Madrid si indigna rilanciando
il pericolo della tecno-casta. L’Ue resta tiepida proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Si ingrossa il fronte contro Grok, il sistema di intelligenza artificiale
inserito nel social X, di proprietà di Elon Musk. Il garante britannico per la
protezione dei dati (Information Commissioner’s Office) ha annunciato l’apertura
di un’indagine nei confronti del social network X e della società di
intelligenza artificiale xAI, entrambi di proprietà di Elon Musk. L’obiettivo
dell’indagine è il chatbot Grok, colpevole di generare deepfake a sfondo
sessuale e per cui è finito al centro di un’ondata di indignazione mondiale.
“La creazione e la diffusione di tali contenuti sollevano gravi preoccupazioni
ai sensi della legge britannica sulla protezione dei dati e presentano un
rischio di potenziale danno significativo per il pubblico”, si legge nella nota.
In precedenza anche Ofcom, l’autorità di regolamentazione dei media, aveva
avviato un’indagine sul caso, per le presunte violazioni dell’Online Safety Act.
L'articolo Il garante privacy inglese indaga su X per i contenuti a sfondo
sessuale generati da Grok proviene da Il Fatto Quotidiano.
I “finti nudi” firmati Grok e diffusi sul social X potrebbero costare cari a
Elon Musk. L’uomo più ricco del mondo è stato convocato dalla procura di Parigi
il prossimo 20 aprile per “audizioni libere”, cioè senza stato di fermo,
nell’ambito di un’indagine sulla piattaforma social. Insieme al fondatore di
Tesla gli inquirenti hanno convocato anche Linda Yaccarino, l’ex amministratrice
delegata della piattaforma X. Oggi nella capitale francese sono state effettuate
perquisizioni nella sede locale di X, al centro di un’indagine avviata
all’inizio dello scorso anno sugli algoritmi del social, definiti “distorti”.
L’inchiesta della procura è stata ampliata a gennaio 2026, dopo l’esposto di due
parlamentari francesi – Arthur Delaporte ed Eric Bothorel – sulle migliaia di
deepfake sessuali generati dall’intelligenza artificiale Grok, a disposizione
degli utenti.
Anche i dipendenti della piattaforma X saranno convocati tra il 20 al 24 aprile
2026, per essere ascoltati come testimoni. Durante le audizioni la dirigenza di
X potrà presentare la propria versione dei fatti e, se necessario, delineare le
misure previste per il rispetto delle disposizioni della magistratura. “Lo
svolgimento di questa indagine rientra in questa fase in un approccio
costruttivo, il cui obiettivo ultimo è garantire la conformità della piattaforma
X alle leggi francesi, nella misura in cui opera sul territorio nazionale”, è
scritto nella nota della procura parigina.
THE VERGE: “GROK CONTINUA A SVESTIRE GLI UOMINI”
Nonostante xAi, l’azienda di Elon Musk che sviluppa l’intelligenza artificiale e
gestisce l’ex Twitter, abbia affermato di aver limitato la generazione di
immagini sessualmente esplicite a partire da foto reali, un test di The Verge
mostra che l’IA può ancora svestire i soggetti maschili. Il giornalista Robert
Hart è riuscito a spogliare alcune sue foto tramite il chatbot. “Grok ha
prontamente generato immagini di me in abiti fetish”, scrive su The Verge, “e in
una serie di posizioni sessuali provocanti in vari stati di nudità. Come se non
bastasse, ha creato un compagno praticamente nudo con cui interagire in modi
suggestivi, se non del tutto espliciti”. Per l’esperimento, Hart ha usato la
versione gratuita di Grok sia sul social X che tramite il sito web dedicato
(grok.com), senza la necessità di un account. Secondo un’analisi
dell’organizzazione britannica no-profit Center for Countering Digital Hate, dal
29 dicembre 2025 al 9 gennaio 2026, su Grok sono state prodotte o modificate 3
milioni di immagini ritraenti persone reali in scene sessualmente esplicite e
non consensuali. Di queste, 23.000 hanno come soggetto i minori.
Il 9 gennaio, xAi ha limitato la possibilità di spogliare persone reali con Grok
agli abbonati a X. Cinque giorni dopo, il 14 gennaio, il limite è stato esteso a
tutti, a seguito delle proteste di governi e istituzioni mondiali. A fine
gennaio, l’Unione Europea ha avviato un’indagine sui deepfake generati dal
chatbot. “Gran parte dell’indignazione pubblica si è comprensibilmente
concentrata su donne e bambini”, conclude Hart, “ma è ancora possibile aggirare
molte restrizioni con formulazioni diverse o creative”.
L'articolo Elon Musk convocato dalla procura di Parigi il 20 aprile. Perquisita
la sede della piattaforma X nella capitale francese proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Per proteggerci dal Far West digitale dobbiamo riprendere il controllo”.
Intervenendo al World Government Summit di Dubai, il primo ministro spagnolo
Pedro Sanchez annuncia che il suo Paese “vieterà l’accesso ai social media ai
minori di 16 anni”. Sanchez ha dichiarato che sarà operativo un pacchetto di
cinque misure legislative per mettere un freno a quelli che ui ha definito gli
“abusi” delle grandi piattaforme e per garantire “un ambiente digitale sicuro,
democratico e rispettoso dei diritti fondamentali”.
Sanchez è entrato nel dettaglio sulle nuove norme. Al primo punto, ha dichiarato
il premier, ci deve essere la fine dell’impunità dei dirigenti dei grandi
network; saranno loro a essere legalmente responsabili delle violazioni commesse
sulle piattaforme digitali che gestiscono. Dunque, gli amministratori delegati
saranno perseguibili penalmente, se non rimuoveranno contenuti illegali e di
incitamento all’odio. Secondo punto: la manipolazione degli algoritmi e
l’amplificazione di contenuti illegali a scopo di lucro saranno considerati un
reato. Terzo punto: le piattaforme dovranno mettere in atto sistemi efficaci di
verifica dell’età degli utenti, in modo da sbarrare l’accesso ai minori di 16
anni. Quarto punto: la creazione di un sistema di tracciamento per frenare “la
diffusione dell’odio”; comportamenti che avranno “conseguenze legali ed
economiche”. Quinto punto: il governo collaborerà con la Procura per avviare
indagini su potenziali violazioni da parte di Grok, TikTok e Instagram.
Tutto questo si trova in un pacchetto normativo promosso dal ministero della
Gioventù e dell’Infanzia che dovrebbe essere approvato la settimana prossima dal
Consiglio dei ministri.
Il colpo sparato da Sanchez è stato ad alzo zero: “Ci è stato detto che i social
media sarebbero stati uno strumento di comprensione e cooperazione globale, un
veicolo di libertà, trasparenza e responsabilità. Uno spazio in cui video e
algoritmi avrebbero contribuito a migliorare le nostre società e le nostre vite.
Ma è successo il contrario. I social media sono diventati uno stato fallito, un
luogo in cui le leggi vengono ignorate, dove i crimini sono tollerati, dove la
disinformazione è più preziosa della verità e dove metà degli utenti subisce
attacchi d’odio”. In questo contesto, il primo ministro spagnolo ha criticato
anche Elon Musk: “Nonostante sia un immigrato”, ha utilizzato il suo account
personale “per amplificare la disinformazione su una decisione sovrana del mio
governo: la regolarizzazione di 500.000 immigrati che vivono, lavorano e
contribuiscono al successo del nostro Paese. La stessa piattaforma che ha
permesso alla sua intelligenza artificiale, Grok, di generare contenuti sessuali
illegali”.
Con questa decisione, la Spagna segue Portogallo, Francia, Australia che hanno
vietato l’accesso ai social ai minori di 15 anni; il Parlamento Europeo ha
approvato una risoluzione che propone di fissare a 16 anni l’età per interagire
sui network digitali.
L'articolo Anche la Spagna vieterà l’accesso ai social media per gli under 16.
L’annuncio di Sanchez che attacca Musk: “Ha creato disinformazione” proviene da
Il Fatto Quotidiano.