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Elon Musk condannato per aver fuorviato gli investitori sull’acquisto di Twitter con i suoi post
Un verdetto articolato, che distingue tra responsabilità civile e intento fraudolento, è stata emesso nei confronti da giuria federale di San Francisco. I magistrati hanno stabilito che Elon Musk ha effettivamente tratto in inganno gli investitori durante le fasi più turbolente che hanno preceduto l’acquisizione di Twitter nel 2022, ma senza configurare un vero e proprio disegno fraudolento. Il procedimento nasce da una class action intentata da azionisti della piattaforma social, oggi nota come X, che avevano venduto i propri titoli durante i mesi di incertezza generati dalle dichiarazioni pubbliche di Musk. Al centro del caso, due tweet – tra cui quello del 13 maggio 2022 in cui l’imprenditore annunciava che l’operazione era “temporaneamente in sospeso” – e alcune affermazioni rilasciate in un podcast. Dopo quasi quattro giorni di deliberazioni e tre settimane di dibattimento, la giuria popolare ha raggiunto un compromesso giuridico significativo: l’imprenditore è ritenuto responsabile per aver diffuso informazioni fuorvianti attraverso due tweet, ma è stato assolto dall’accusa più grave di aver orchestrato un piano deliberato per manipolare il mercato. Inoltre, le dichiarazioni rilasciate nel podcast sono state qualificate come opinioni, e dunque non rilevanti ai fini della responsabilità. IL NODO DELLA MANIPOLAZIONE DEL PREZZO Il cuore della controversia riguarda l’andamento del titolo Twitter durante i mesi in cui l’operazione da 44 miliardi di dollari oscillava tra conferme e ripensamenti. In quel periodo, il titolo scese fino a circa 33 dollari, ben al di sotto del prezzo di acquisto promesso da Musk, fissato a 54,20 dollari per azione. Secondo i legali degli investitori, questa flessione sarebbe stata alimentata proprio dalle esternazioni del fondatore di Tesla, con l’obiettivo di rinegoziare al ribasso l’accordo o addirittura sottrarsi all’acquisizione. Una strategia, sosteneva l’accusa, tutt’altro che estemporanea: non “tweet impulsivi”, ma comunicazioni calibrate per incidere sul valore di mercato. La giuria ha accolto solo in parte questa impostazione, riconoscendo l’effetto fuorviante delle comunicazioni ma escludendo l’intenzionalità fraudolenta sistemica. Una distinzione cruciale sul piano legale, che separa la responsabilità civile da quella per frode. IL TEMA DEI BOT E LO SCONTRO INFORMATIVO Uno degli elementi centrali della difesa di Musk è stato il numero di account falsi presenti sulla piattaforma. L’imprenditore ha sostenuto in aula che la dirigenza di Twitter avrebbe sottostimato significativamente la quota di bot, dichiarata ufficialmente intorno al 5%. Secondo Musk, tali informazioni sarebbero state non solo inaccurate, ma anche opache nei criteri di calcolo. Da qui la decisione di sospendere temporaneamente l’operazione e successivamente tentare di ritirarsi dall’accordo. Una mossa che portò Twitter ad avviare un’azione legale nello Stato del Delaware per costringerlo a rispettare gli impegni contrattuali. Alla vigilia del processo in Delaware, Musk fece però marcia indietro, accettando di concludere l’acquisizione alle condizioni originarie, generando – secondo la sua stessa versione – un beneficio economico per gli azionisti rimasti nel capitale. Il risarcimento e l’impatto sui mercati La giuria ha quantificato i danni tra i 3 e gli 8 dollari per azione per ogni giorno di esposizione alle informazioni ritenute fuorvianti. Secondo i legali dei querelanti, il totale potrebbe arrivare a circa 2,1 miliardi di dollari. “È una vittoria importante non solo per gli investitori, ma per l’intero funzionamento dei mercati pubblici”, ha dichiarato l’avvocato Joseph Cotchett, sottolineando il principio secondo cui nemmeno le figure più potenti possono sottrarsi alle regole della trasparenza finanziaria. UN PRECEDENTE RILEVANTE Il caso si inserisce in una traiettoria già nota per Musk, che in passato era stato processato – e poi assolto – per i tweet del 2018 relativi a un possibile delisting di Tesla a 420 dollari per azione. Anche in quell’occasione, il tema centrale era l’impatto delle comunicazioni sui social media sul comportamento degli investitori. La nuova sentenza rafforza un orientamento giurisprudenziale sempre più attento al ruolo delle piattaforme digitali come strumenti di market moving, soprattutto quando utilizzati da figure apicali di società quotate. L'articolo Elon Musk condannato per aver fuorviato gli investitori sull’acquisto di Twitter con i suoi post proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Il mio nome completo cercato su Google in Israele”. Lo strano fenomeno ed altre domande improbabili
Numerosi utenti anonimi di X, riferisce MintPress News, stanno scoprendo che i loro veri nomi, mai resi pubblici online, vengono cercati su Google in Israele poco dopo la pubblicazione di tweet critici nei confronti delle politiche israeliane in Palestina: i dati di Google Trends mostrano improvvisi picchi di ricerche, provenienti da Israele, dei loro nomi completi. Chi ha collegato in Israele le identità reali agli account anonimi utilizzati sulla piattaforma? Il fenomeno dipenderebbe dal sistema di verifica dell’identità utilizzato da X per l’accesso ad alcune funzionalità premium: X richiede l’invio di un documento d’identità e una scansione facciale, dati personali estremamente sensibili. Questa procedura, dal 2023, viene gestita dalla società Au10tix (Au-ten-tics), un’azienda israeliana specializzata in sistemi di verifica dell’identità digitale. Il processo prevede che gli utenti carichino una foto del passaporto o di un altro documento ufficiale e consentano al software di confrontare il volto con l’immagine del documento. “Il mio nome legale completo, incluso il secondo nome, è stato cercato in Israele 11 volte nelle ultime 24 ore”, ha scritto TransFemPOTUS, un’utente anonima di X molto critica verso le azioni di Israele. “Il mio nome legale completo è stato cercato in Israele l’altro giorno”, ha rivelato TheAtlantean9, un utente anonimo di estrema sinistra con una bandiera palestinese nella biografia. “È ormai confermato al 100% che Israele sta cercando su Google gli utenti anonimi di X e i loro familiari subito dopo che parlano contro il Paese”, ha scritto un altro utente. “X è ora la più grande operazione honeypot del pianeta”. (La “honeypot” è una trappola progettata per attirare un bersaglio e osservare o bloccare le sue attività). Au10tix sostiene che i dati vengano eliminati entro 72 ore dalla verifica, ma il fatto che Au10tix sia stata fondata nel 2002 da Ron Atzmon, ex membro dell’Unità 8200; e che diversi dipendenti dell’azienda provengano dall’Unità 8200 o dai servizi di intelligence israeliani, come Eliran Levi, Lior Emuna, Sara Benita e Shay Rechter; ha suscitato molti sospetti. “L’Unità 8200, fulcro dell’apparato di intelligence digitale israeliano, è specializzato in sorveglianza elettronica, intercettazioni e operazioni informatiche. E’ responsabile di alcuni dei più grandi scandali di hacking, infiltrazione e cyber-guerra dell’ultimo decennio”, scrive MintPress. Sono un parto dell’Unità 8200 programmi tecnologici controversi come l’attacco ai pager in Libano e come lo spyware Pegasus, utilizzato da diversi governi (fra cui Usa e Arabia Saudita) per monitorare giornalisti, politici, diplomatici, dirigenti d’azienda e attivisti per i diritti umani (tutte le vendite di Pegasus dovevano essere approvate dal governo israeliano). Atzmon, il cui padre era tesoriere del Likud di Netanyahu, è un sionista che su LinkedIn paragona al Ku Klux Klan gli studenti Usa che protestano contro il genocidio a Gaza. MintPress ricorda inoltre il progetto Lavender, un sistema AI sviluppato dall’Unità 8200 con cui l’Idf, utilizzando grandi quantità di dati e modelli d’analisi automatizzata, a Gaza individua potenziali membri o collaboratori di Hamas. Il sistema assegna punteggi da 1 a 100 agli individui: superato un certo punteggio, la persona viene inserita in una lista di bersagli da uccidere. Poco dopo il 7 ottobre, Lavender identificò 37.000 palestinesi da eliminare. Minimo o inesistente il controllo umano sul sistema: i falsi positivi (omonimi, poliziotti, pompieri) ammontano al 10%. Non ci sono prove che dimostrino un accesso improprio del governo israeliano ai dati degli utenti scansionati da Au10tix, ma le preoccupazioni riguardo al trattamento di dati sensibili da parte di società tecnologiche israeliane sono davvero così immotivate? Il Department of Homeland Security Usa ottiene da Google, Facebook, Instagram, Reddit, Discord e altre grandi piattaforme social informazioni personali e identità di utenti anonimi che criticano l’operato dell’agenzia Ice. L’idea che Au10tix o il governo israeliano possano utilizzare i dati forniti dagli utenti per contrastare le critiche online a Israele è davvero così improbabile? Chi è che in Israele cerca informazioni sugli anti-sionisti anonimi di X? L'articolo “Il mio nome completo cercato su Google in Israele”. Lo strano fenomeno ed altre domande improbabili proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non sono gli eventi a determinare la tua vita, ma la lente con cui li guardi. I problemi sono inevitabili, ma il loro significato lo decidi tu”: Fedez su X
“Non sono gli eventi a determinare la tua vita, ma la lente con cui li guardi“. Inizia così il post di Fedez pubblicato ieri su X, a poche ore dalla prima serata di Sanremo 2026. Il rapper milanese è salito sul palco dell’Ariston per la terza volta in carriera, l’ultima lo scorso anno con la canzone “Battito”. Fedez (all’anagrafe Federico Lucia) non era solo davanti alla platea dell’Ariston. Insieme a lui, infatti, c’è Marco Masini, alla decima partecipazione al Festival. I due portano in gara il brano “Male necessario”. E nel posto pubblicato a poche ore dalla prima esibizione si legge: “I problemi sono inevitabili, ma il loro significato lo decidi tu. Come sarebbe il mondo se scomparissero le ombre? Privo di profondità, perché è l’ombra a definire la luce”. E ancora: “Proprio come ogni padre è al tempo stesso veleno e antidoto per il proprio figlio, ogni quiete ha bisogno della sua tempesta. Ad un fiore non serve un giardino, a volte basta una crepa. Perché a volte è necessario attraversare il male per arrivare al bene”. E infine un saluto: “Ci vediamo questa sera a Sanremo!“. Negli scorsi giorni, il papà di Leone e Vittoria ha postato alcune foto su Instagram (in cui sono ritratti anche i bimbi di spalle) con una lunga descrizione. Fedez ha scritto: “L’anno scorso, prima di salire sul palco di Sanremo, ripetevo sempre una frase: “Sapete cosa succederà? Quello che deve succedere”. In quel momento tutto sembrava sfuggirmi di mano, ma quelle parole mi ricordavano una verità semplice e liberatoria: non tutto è sotto il nostro controllo e non ha senso tormentarsi per ciò che ci sfugge. Avevo le mie parole e la mia musica. Solo quelle. E bastavano. Quel viaggio, partito con i peggiori presupposti, si è trasformato in una delle esperienze più belle e cariche di senso della mia vita. Perché a volte il viaggio conta infinitamente di più della meta. E alla fine non sappiamo mai, sul momento, cosa sia davvero “bene” o “male” per noi. I periodi più duri, più incasinati, più spaventosi sono spesso quelli che, col tempo, diventano i ricordi più preziosi“. E infine: “Esattamente un anno dopo, eccomi di nuovo qui. Valigia pronta e la stessa frase che mi ronza in testa. Senza quel periodo di buio non sarebbe mai nata Battito. E senza Battito non sarebbe nata la canzone che mi sta riportando a Sanremo. Anche questa volta non so cosa succederà. Ma non vedo l’ora che succeda. Ci vediamo sul palco dell’Ariston”. > Non sono gli eventi a determinare la tua vita, ma la lente con cui li guardi. > I problemi sono inevitabili, ma il loro significato lo decidi tu. > Come sarebbe il mondo se scomparissero le ombre? privo di profondità, perché è > l’ombra a definire la luce. > proprio come ogni padre è al… pic.twitter.com/EIkMEHelOl > > — Fedez (@Fedez) February 24, 2026 L'articolo “Non sono gli eventi a determinare la tua vita, ma la lente con cui li guardi. I problemi sono inevitabili, ma il loro significato lo decidi tu”: Fedez su X proviene da Il Fatto Quotidiano.
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X dice addio al vecchio algoritmo: arriva il nuovo calcolo probabilistico gestito dall’IA che suggerisce i “per te”. Come funziona
Novità per gli utenti di X. Con il nuovo aggiornamento, la modalità usata dal social per suggerire i post nella sezione “per te” è stata sostituita da un calcolo probabilistico gestito dall’IA. La scoperta è di due esperti che hanno analizzato l’algoritmo, permettendo di scoprirne parte del funzionamento. Uno dei due ricercatori, John Thickstun della Cornell University, ha dichiarato: “Il potere decisionale di questi algoritmi sta scomparendo e non solo dalla vista del pubblico ma dalla comprensione degli stessi ingegneri interni che lavorano su questi sistemi, perché vengono trasferiti nelle reti neurali”. L’altro ricercatore, Ruggero Lazzaroni dell’Università di Graz, ha aggiunto: “Nella versione precedente del social, i post avevano un punteggio assegnato sulla base dei ‘mi piace’, delle condivisioni, delle risposte generate. Ora a fare la differenza è la probabilità che Grok assegna a quel post di piacere all’utente ed essere condiviso”. Gli esperti hanno definito la nuova modalità più “opaca” rispetto alla precedente. Elon Musk aveva annunciato a fine gennaio la volontà di pubblicare l’algoritmo del social network che organizza i contenuti della sezione “per te”, al fine di aumentare la trasparenza sul sistema. PROBLEMI PER MUSK Negli scorsi giorni, il social di Elon Musk è stato al centro dell’attenzione per le indagini del Garante della Privacy britannico. L’ente ha annunciato l’apertura di un’indagine nei confronti di X e della società di intelligenza artificiale xAi, entrambi di proprietà di Musl. L’obiettivo dell’indagine è Grok, il chatbot colpevole di generare deepfake a sfondo sessuale. In precedenza, Gronk era finito nella bufera per la generazione di commenti razzisti e sessisti. L'articolo X dice addio al vecchio algoritmo: arriva il nuovo calcolo probabilistico gestito dall’IA che suggerisce i “per te”. Come funziona proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il garante privacy inglese indaga su X per i contenuti a sfondo sessuale generati da Grok
Si ingrossa il fronte contro Grok, il sistema di intelligenza artificiale inserito nel social X, di proprietà di Elon Musk. Il garante britannico per la protezione dei dati (Information Commissioner’s Office) ha annunciato l’apertura di un’indagine nei confronti del social network X e della società di intelligenza artificiale xAI, entrambi di proprietà di Elon Musk. L’obiettivo dell’indagine è il chatbot Grok, colpevole di generare deepfake a sfondo sessuale e per cui è finito al centro di un’ondata di indignazione mondiale. “La creazione e la diffusione di tali contenuti sollevano gravi preoccupazioni ai sensi della legge britannica sulla protezione dei dati e presentano un rischio di potenziale danno significativo per il pubblico”, si legge nella nota. In precedenza anche Ofcom, l’autorità di regolamentazione dei media, aveva avviato un’indagine sul caso, per le presunte violazioni dell’Online Safety Act. L'articolo Il garante privacy inglese indaga su X per i contenuti a sfondo sessuale generati da Grok proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Elon Musk convocato dalla procura di Parigi il 20 aprile. Perquisita la sede della piattaforma X nella capitale francese
I “finti nudi” firmati Grok e diffusi sul social X potrebbero costare cari a Elon Musk. L’uomo più ricco del mondo è stato convocato dalla procura di Parigi il prossimo 20 aprile per “audizioni libere”, cioè senza stato di fermo, nell’ambito di un’indagine sulla piattaforma social. Insieme al fondatore di Tesla gli inquirenti hanno convocato anche Linda Yaccarino, l’ex amministratrice delegata della piattaforma X. Oggi nella capitale francese sono state effettuate perquisizioni nella sede locale di X, al centro di un’indagine avviata all’inizio dello scorso anno sugli algoritmi del social, definiti “distorti”. L’inchiesta della procura è stata ampliata a gennaio 2026, dopo l’esposto di due parlamentari francesi – Arthur Delaporte ed Eric Bothorel – sulle migliaia di deepfake sessuali generati dall’intelligenza artificiale Grok, a disposizione degli utenti. Anche i dipendenti della piattaforma X saranno convocati tra il 20 al 24 aprile 2026, per essere ascoltati come testimoni. Durante le audizioni la dirigenza di X potrà presentare la propria versione dei fatti e, se necessario, delineare le misure previste per il rispetto delle disposizioni della magistratura. “Lo svolgimento di questa indagine rientra in questa fase in un approccio costruttivo, il cui obiettivo ultimo è garantire la conformità della piattaforma X alle leggi francesi, nella misura in cui opera sul territorio nazionale”, è scritto nella nota della procura parigina. THE VERGE: “GROK CONTINUA A SVESTIRE GLI UOMINI” Nonostante xAi, l’azienda di Elon Musk che sviluppa l’intelligenza artificiale e gestisce l’ex Twitter, abbia affermato di aver limitato la generazione di immagini sessualmente esplicite a partire da foto reali, un test di The Verge mostra che l’IA può ancora svestire i soggetti maschili. Il giornalista Robert Hart è riuscito a spogliare alcune sue foto tramite il chatbot. “Grok ha prontamente generato immagini di me in abiti fetish”, scrive su The Verge, “e in una serie di posizioni sessuali provocanti in vari stati di nudità. Come se non bastasse, ha creato un compagno praticamente nudo con cui interagire in modi suggestivi, se non del tutto espliciti”. Per l’esperimento, Hart ha usato la versione gratuita di Grok sia sul social X che tramite il sito web dedicato (grok.com), senza la necessità di un account. Secondo un’analisi dell’organizzazione britannica no-profit Center for Countering Digital Hate, dal 29 dicembre 2025 al 9 gennaio 2026, su Grok sono state prodotte o modificate 3 milioni di immagini ritraenti persone reali in scene sessualmente esplicite e non consensuali. Di queste, 23.000 hanno come soggetto i minori. Il 9 gennaio, xAi ha limitato la possibilità di spogliare persone reali con Grok agli abbonati a X. Cinque giorni dopo, il 14 gennaio, il limite è stato esteso a tutti, a seguito delle proteste di governi e istituzioni mondiali. A fine gennaio, l’Unione Europea ha avviato un’indagine sui deepfake generati dal chatbot. “Gran parte dell’indignazione pubblica si è comprensibilmente concentrata su donne e bambini”, conclude Hart, “ma è ancora possibile aggirare molte restrizioni con formulazioni diverse o creative”. L'articolo Elon Musk convocato dalla procura di Parigi il 20 aprile. Perquisita la sede della piattaforma X nella capitale francese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’Ue contro X: nuova indagine sui deepfake sessuali generati da Grok
La Commissione Europea si scaglia di nuovo contro X per una presunta violazione delle norme sui servizi digitali nell’ambito della diffusione di contenuti illegali, come immagini sessualmente espliciti manipolate con l’intelligenza artificiale. La nuova indagine formale avviata contro il social di Elon Musk è un’estensione del procedimento attivo dal 2023 e dovrà valutare se X abbia mitigato i rischi legati all’integrazione di Grok, il programma interno del social che fornisce risposte agli utenti e genera immagini su richiesta. “I deepfake sessuali non consensuali di donne e bambini sono una forma violenta e inaccettabile di degradazione”, ha tuonato la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen chiarendo che l’indagine è testa a stabilire se X abbia “rispettato i propri obblighi giuridici ai sensi del Digital Service Act o se ha trattato i diritti dei cittadini europei, compresi quelli di donne e bambini, come danni collaterali del proprio servizio”. L’indagine servirà nel dettaglio a verificare se X abbia adempiuto agli obblighi previsti dalle regole del Dsa in materia di valutazione e mitigazione dei rischi sistemici, inclusi quelli legati alla diffusione di contenuti illegali, agli effetti negativi connessi alla violenza di genere e alle gravi conseguenze sul benessere fisico e mentale derivanti dall’uso delle funzionalità di Grok sulla piattaforma. Bruxelles esaminerà inoltre se l’azienda abbia effettuato e trasmesso alla Commissione una valutazione ad hoc dei rischi prima del dispiegamento di funzionalità con un impatto critico sul profilo di rischio del servizio. Parallelamente, la Commissione ha esteso il procedimento formale aperto nel dicembre 2023 per accertare se X abbia correttamente valutato e mitigato tutti i rischi sistemici associati ai propri sistemi di raccomandazione, incluso l’impatto del recente passaggio annunciato a un sistema di raccomandazione basato su Grok. Se confermate, le carenze costituirebbero violazioni del Digital Services Act. Nell’ambito dell’istruttoria, la Commissione continuerà a raccogliere prove, anche tramite richieste di informazioni, interviste o ispezioni, e potrà imporre misure provvisorie in assenza di adeguamenti significativi del servizio. Bruxelles potrà inoltre adottare una decisione di non conformità o accettare eventuali impegni correttivi presentati da X. Con l’apertura del procedimento, le autorità nazionali degli Stati membri vengono sollevate dalle competenze di vigilanza sulle presunte violazioni. La nuova indagine si inserisce nel quadro del procedimento avviato da Bruxelles il 18 dicembre 2023 su X, che riguarda anche il funzionamento del meccanismo di notifica e azione, le misure di contrasto ai contenuti illegali e i rischi legati ai sistemi di raccomandazione. Per altre violazioni, tra cui l’uso di design ingannevole, la scarsa trasparenza pubblicitaria e l’insufficiente accesso ai dati per i ricercatori, la Commissione ha già adottato il 5 dicembre 2025 una decisione di non conformità, infliggendo a X una sanzione di 120 milioni di euro. L'articolo L’Ue contro X: nuova indagine sui deepfake sessuali generati da Grok proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Deepfake porno su X, l’Ue avvisa Elon Musk: “Possibili divieti nel quadro della legge sull’Intelligenza artificiale”
Dopo lo scandalo degli utenti social spogliati con Grok e rilanciati sulla piattaforma X di Elon Musk, l’Unione europea evoca la possibilità di mettere fuorilegge i deepfake sessuali nel quadro della legge sull’intelligenza artificiale. Grok è il software di Ia incorporato nel social network un tempo chiamato Twitter: in questo modo, diffondere le finte immagini di persone denudate (donne soprattutto) è facilissimo. “Il divieto di pratiche dannose nell’ambito dell’IA potrebbe essere rilevante per affrontare il problema dei deepfake sessuali non consensuali e del materiale pedopornografico. Dipende dal tipo di danno che causano”, ha spiegato la vice presidente della Commissione europea Henna Virkkunen intervenendo alla plenaria a Strasburgo. L’esponente dei Popolari ha ricordato come la Commissione abbia inviato una richiesta di informazioni a X in merito a Grok, nel quadro dell’indagine avviata sulla piattaforma ai sensi della legge sui servizi digitali (Dsa). “Abbiamo ordinato alla piattaforma di conservare tutti i documenti e i dati interni ad essa relativi fino alla fine dell’anno. Stiamo ora esaminando in quale misura X possa in ogni caso violare il Dsa (Digital service act, ndr) e non esiteremo a intraprendere ulteriori azioni se le prove lo suggeriranno”. La piattaforma X non è l’unico strumento per “spogliare” chiunque e senza consenso: il codice sorgente dei cosiddetti “nudifyers” è open source, pubblico, sempre disponibile per creare nuovi strumenti. Il caso era esploso all’inizio dell’anno: secondo Cnn, tra il 5 e il 6 gennaio almeno 6.700 foto con utenti denudati grazie a Grok sono apparse sul social network X, generando la reazione di diversi Paesi. Il Regno unito ha aperto un’indagine formale con l’Autorità di regolamentazione Ofcom; Malesia e Indonesia hanno bloccato la piattaforma. “Se non agiranno, lo faremo noi”, aveva sottolineato l’Ue, mentre nei giorni scorsi. Dal Garante Privacy italiano era partito un avvertimento “per rischio violazione dei diritti”. Perfino la madre di uno dei figli di Musk ha intentato una causa conto Grok per via di finte foto che la ritraevano nuda. Musk era corso ai ripari limitando ai soli utenti a pagamento la possibilità di generare immagini deepfake pornografiche, ma all’Ue non basta. La limitazione “non cambia la nostra posizione di fondo. Che si tratti di abbonamenti a pagamento o gratuiti, non vogliamo vedere immagini di questo tipo”, aveva affermato l’Ue in una nota il 13 gennaio. Già una settimana prima l’Ue aveva ordinato a X di conservare l’intero fascicolo su Grok, con documenti e dati interni fino alla fine del 2026. Musk aveva accusato l’Europa di censurare X con l’alibi del deepfake. Ma “tracciare un parallelo tra la libertà di espressione e lo strumento di intelligenza artificiale che genera materiale pedopornografico è una pericolosa assurdità”, ha risposto il portavoce della Commissione Ue Thomas Regnier. L'articolo Deepfake porno su X, l’Ue avvisa Elon Musk: “Possibili divieti nel quadro della legge sull’Intelligenza artificiale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La madre di uno dei figli di Elon Musk fa causa a Gork: “L’intelligenza artificiale ha creato mie foto fake seminuda, ho provato dolore e disagio mentale”
La madre di un figlio di Elon Musk fa causa alla IA di X per le immagini deepfake di Grok. Ashley St Clair, madre del figlio di Musk, Romulus, ha querelato X per “dolore e disagio mentale” causate dalle false immagini di intelligenza artificiale generate dal chatbot Grok, in quanto avrebbe permesso agli utenti di generare immagini deepfake a scopo di sfruttamento sessuale che la ritraevano seminuda, causandole umiliazione e sofferenza emotiva. Come riporta Al Jazeera, la causa è stata intentata poco prima che il procuratore generale della California Rob Bonta inviasse una lettera di diffida alla società AI di Musk, chiedendole di interrompere la creazione e la distribuzione di immagini sessualizzate non consensuali generate da Grok. “La valanga di segnalazioni che descrivono dettagliatamente questo materiale, che a volte raffigura donne e bambini coinvolti in attività sessuali, è scioccante e, come ha stabilito il mio ufficio, potenzialmente illegale”, ha affermato Bonta poche ore fa parlando con la stampa USA. Secondo quanto riportato dai legali della donna, i responsabili della piattaforma hanno risposto che le immagini non violavano le propria policy, ma St.Clair ha ribattuto che non avrebbe consentito l’utilizzo o la modifica di immagini che la ritraevano senza il suo consenso. A quel punto la piattaforma social ha reagito rimuovendo il suo abbonamento premium X e il segno di spunta di verifica, continuando quindi a consentire la pubblicazione di immagini false e degradanti che la ritraevano. “Ho sofferto e continuo a soffrire di gravi dolori e disagio mentale a causa del ruolo di xAI nella creazione e distribuzione di queste immagini alterate digitalmente di me”, ha sottolineato St Clair. In un’intervista rilasciata ai media statunitensi all’inizio di questa settimana, la donna ha ricordato che la sua battaglia con Grok “non riguardava solo me”. “Si tratta di costruire sistemi, sistemi di intelligenza artificiale in grado di produrre, su larga scala, e abusare di donne e bambini senza ripercussioni. E non ci sono davvero conseguenze per quello che sta succedendo in questo momento”. L'articolo La madre di uno dei figli di Elon Musk fa causa a Gork: “L’intelligenza artificiale ha creato mie foto fake seminuda, ho provato dolore e disagio mentale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Chiederò la custodia esclusiva di mio figlio dopo le dichiarazioni di sua madre a difesa della comunità transgender”: così Elon Musk su X
Elon Musk chiederà la custodia esclusiva del figlio di un anno avuto con Ashley St. Clair, dopo che l’influencer conservatrice ha espresso il suo sostegno alla comunità transgender. L’annuncio è arrivato su X, dove il proprietario di Tesla ha reso noto di voler avviare la pratica per allontanare il neonato dalla madre: “Presenterò la richiesta di piena custodia oggi stesso, viste le sue dichiarazioni che implicano la possibilità che possa far intraprendere un percorso di transizione a un bambino di un anno”. La decisione arriva dopo che St. Clair ha chiesto scusa sui social per alcuni suoi commenti anti-transgender e ha espresso la sua solidarietà alla comunità trans. Dopo essere stata attaccata su X da una persona che l’ha definita “transfobica”, Ashley ha dichiarato: “Provo un immenso senso di colpa per il mio ruolo”. L’influencer conservatrice ha aggiunto di essersi pentita perché, con le sue affermazioni, potrebbe aver causato dolore a Vivian, la sorella di suo figlio. “Non so davvero come poter rimediare a molte di queste affermazioni” ha dichiarato. Elon Musk teme che il bambino, nato nel 2024, possa essere condizionato dalle parole della madre e decidere di fare coming out e intraprendere la transizione di genere come fatto dalla sorella Vivian nel 2022. L'articolo “Chiederò la custodia esclusiva di mio figlio dopo le dichiarazioni di sua madre a difesa della comunità transgender”: così Elon Musk su X proviene da Il Fatto Quotidiano.
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