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Il garante privacy inglese indaga su X per i contenuti a sfondo sessuale generati da Grok
Si ingrossa il fronte contro Grok, il sistema di intelligenza artificiale inserito nel social X, di proprietà di Elon Musk. Il garante britannico per la protezione dei dati (Information Commissioner’s Office) ha annunciato l’apertura di un’indagine nei confronti del social network X e della società di intelligenza artificiale xAI, entrambi di proprietà di Elon Musk. L’obiettivo dell’indagine è il chatbot Grok, colpevole di generare deepfake a sfondo sessuale e per cui è finito al centro di un’ondata di indignazione mondiale. “La creazione e la diffusione di tali contenuti sollevano gravi preoccupazioni ai sensi della legge britannica sulla protezione dei dati e presentano un rischio di potenziale danno significativo per il pubblico”, si legge nella nota. In precedenza anche Ofcom, l’autorità di regolamentazione dei media, aveva avviato un’indagine sul caso, per le presunte violazioni dell’Online Safety Act. L'articolo Il garante privacy inglese indaga su X per i contenuti a sfondo sessuale generati da Grok proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Elon Musk convocato dalla procura di Parigi il 20 aprile. Perquisita la sede della piattaforma X nella capitale francese
I “finti nudi” firmati Grok e diffusi sul social X potrebbero costare cari a Elon Musk. L’uomo più ricco del mondo è stato convocato dalla procura di Parigi il prossimo 20 aprile per “audizioni libere”, cioè senza stato di fermo, nell’ambito di un’indagine sulla piattaforma social. Insieme al fondatore di Tesla gli inquirenti hanno convocato anche Linda Yaccarino, l’ex amministratrice delegata della piattaforma X. Oggi nella capitale francese sono state effettuate perquisizioni nella sede locale di X, al centro di un’indagine avviata all’inizio dello scorso anno sugli algoritmi del social, definiti “distorti”. L’inchiesta della procura è stata ampliata a gennaio 2026, dopo l’esposto di due parlamentari francesi – Arthur Delaporte ed Eric Bothorel – sulle migliaia di deepfake sessuali generati dall’intelligenza artificiale Grok, a disposizione degli utenti. Anche i dipendenti della piattaforma X saranno convocati tra il 20 al 24 aprile 2026, per essere ascoltati come testimoni. Durante le audizioni la dirigenza di X potrà presentare la propria versione dei fatti e, se necessario, delineare le misure previste per il rispetto delle disposizioni della magistratura. “Lo svolgimento di questa indagine rientra in questa fase in un approccio costruttivo, il cui obiettivo ultimo è garantire la conformità della piattaforma X alle leggi francesi, nella misura in cui opera sul territorio nazionale”, è scritto nella nota della procura parigina. THE VERGE: “GROK CONTINUA A SVESTIRE GLI UOMINI” Nonostante xAi, l’azienda di Elon Musk che sviluppa l’intelligenza artificiale e gestisce l’ex Twitter, abbia affermato di aver limitato la generazione di immagini sessualmente esplicite a partire da foto reali, un test di The Verge mostra che l’IA può ancora svestire i soggetti maschili. Il giornalista Robert Hart è riuscito a spogliare alcune sue foto tramite il chatbot. “Grok ha prontamente generato immagini di me in abiti fetish”, scrive su The Verge, “e in una serie di posizioni sessuali provocanti in vari stati di nudità. Come se non bastasse, ha creato un compagno praticamente nudo con cui interagire in modi suggestivi, se non del tutto espliciti”. Per l’esperimento, Hart ha usato la versione gratuita di Grok sia sul social X che tramite il sito web dedicato (grok.com), senza la necessità di un account. Secondo un’analisi dell’organizzazione britannica no-profit Center for Countering Digital Hate, dal 29 dicembre 2025 al 9 gennaio 2026, su Grok sono state prodotte o modificate 3 milioni di immagini ritraenti persone reali in scene sessualmente esplicite e non consensuali. Di queste, 23.000 hanno come soggetto i minori. Il 9 gennaio, xAi ha limitato la possibilità di spogliare persone reali con Grok agli abbonati a X. Cinque giorni dopo, il 14 gennaio, il limite è stato esteso a tutti, a seguito delle proteste di governi e istituzioni mondiali. A fine gennaio, l’Unione Europea ha avviato un’indagine sui deepfake generati dal chatbot. “Gran parte dell’indignazione pubblica si è comprensibilmente concentrata su donne e bambini”, conclude Hart, “ma è ancora possibile aggirare molte restrizioni con formulazioni diverse o creative”. L'articolo Elon Musk convocato dalla procura di Parigi il 20 aprile. Perquisita la sede della piattaforma X nella capitale francese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’Ue contro X: nuova indagine sui deepfake sessuali generati da Grok
La Commissione Europea si scaglia di nuovo contro X per una presunta violazione delle norme sui servizi digitali nell’ambito della diffusione di contenuti illegali, come immagini sessualmente espliciti manipolate con l’intelligenza artificiale. La nuova indagine formale avviata contro il social di Elon Musk è un’estensione del procedimento attivo dal 2023 e dovrà valutare se X abbia mitigato i rischi legati all’integrazione di Grok, il programma interno del social che fornisce risposte agli utenti e genera immagini su richiesta. “I deepfake sessuali non consensuali di donne e bambini sono una forma violenta e inaccettabile di degradazione”, ha tuonato la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen chiarendo che l’indagine è testa a stabilire se X abbia “rispettato i propri obblighi giuridici ai sensi del Digital Service Act o se ha trattato i diritti dei cittadini europei, compresi quelli di donne e bambini, come danni collaterali del proprio servizio”. L’indagine servirà nel dettaglio a verificare se X abbia adempiuto agli obblighi previsti dalle regole del Dsa in materia di valutazione e mitigazione dei rischi sistemici, inclusi quelli legati alla diffusione di contenuti illegali, agli effetti negativi connessi alla violenza di genere e alle gravi conseguenze sul benessere fisico e mentale derivanti dall’uso delle funzionalità di Grok sulla piattaforma. Bruxelles esaminerà inoltre se l’azienda abbia effettuato e trasmesso alla Commissione una valutazione ad hoc dei rischi prima del dispiegamento di funzionalità con un impatto critico sul profilo di rischio del servizio. Parallelamente, la Commissione ha esteso il procedimento formale aperto nel dicembre 2023 per accertare se X abbia correttamente valutato e mitigato tutti i rischi sistemici associati ai propri sistemi di raccomandazione, incluso l’impatto del recente passaggio annunciato a un sistema di raccomandazione basato su Grok. Se confermate, le carenze costituirebbero violazioni del Digital Services Act. Nell’ambito dell’istruttoria, la Commissione continuerà a raccogliere prove, anche tramite richieste di informazioni, interviste o ispezioni, e potrà imporre misure provvisorie in assenza di adeguamenti significativi del servizio. Bruxelles potrà inoltre adottare una decisione di non conformità o accettare eventuali impegni correttivi presentati da X. Con l’apertura del procedimento, le autorità nazionali degli Stati membri vengono sollevate dalle competenze di vigilanza sulle presunte violazioni. La nuova indagine si inserisce nel quadro del procedimento avviato da Bruxelles il 18 dicembre 2023 su X, che riguarda anche il funzionamento del meccanismo di notifica e azione, le misure di contrasto ai contenuti illegali e i rischi legati ai sistemi di raccomandazione. Per altre violazioni, tra cui l’uso di design ingannevole, la scarsa trasparenza pubblicitaria e l’insufficiente accesso ai dati per i ricercatori, la Commissione ha già adottato il 5 dicembre 2025 una decisione di non conformità, infliggendo a X una sanzione di 120 milioni di euro. L'articolo L’Ue contro X: nuova indagine sui deepfake sessuali generati da Grok proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Deepfake porno su X, l’Ue avvisa Elon Musk: “Possibili divieti nel quadro della legge sull’Intelligenza artificiale”
Dopo lo scandalo degli utenti social spogliati con Grok e rilanciati sulla piattaforma X di Elon Musk, l’Unione europea evoca la possibilità di mettere fuorilegge i deepfake sessuali nel quadro della legge sull’intelligenza artificiale. Grok è il software di Ia incorporato nel social network un tempo chiamato Twitter: in questo modo, diffondere le finte immagini di persone denudate (donne soprattutto) è facilissimo. “Il divieto di pratiche dannose nell’ambito dell’IA potrebbe essere rilevante per affrontare il problema dei deepfake sessuali non consensuali e del materiale pedopornografico. Dipende dal tipo di danno che causano”, ha spiegato la vice presidente della Commissione europea Henna Virkkunen intervenendo alla plenaria a Strasburgo. L’esponente dei Popolari ha ricordato come la Commissione abbia inviato una richiesta di informazioni a X in merito a Grok, nel quadro dell’indagine avviata sulla piattaforma ai sensi della legge sui servizi digitali (Dsa). “Abbiamo ordinato alla piattaforma di conservare tutti i documenti e i dati interni ad essa relativi fino alla fine dell’anno. Stiamo ora esaminando in quale misura X possa in ogni caso violare il Dsa (Digital service act, ndr) e non esiteremo a intraprendere ulteriori azioni se le prove lo suggeriranno”. La piattaforma X non è l’unico strumento per “spogliare” chiunque e senza consenso: il codice sorgente dei cosiddetti “nudifyers” è open source, pubblico, sempre disponibile per creare nuovi strumenti. Il caso era esploso all’inizio dell’anno: secondo Cnn, tra il 5 e il 6 gennaio almeno 6.700 foto con utenti denudati grazie a Grok sono apparse sul social network X, generando la reazione di diversi Paesi. Il Regno unito ha aperto un’indagine formale con l’Autorità di regolamentazione Ofcom; Malesia e Indonesia hanno bloccato la piattaforma. “Se non agiranno, lo faremo noi”, aveva sottolineato l’Ue, mentre nei giorni scorsi. Dal Garante Privacy italiano era partito un avvertimento “per rischio violazione dei diritti”. Perfino la madre di uno dei figli di Musk ha intentato una causa conto Grok per via di finte foto che la ritraevano nuda. Musk era corso ai ripari limitando ai soli utenti a pagamento la possibilità di generare immagini deepfake pornografiche, ma all’Ue non basta. La limitazione “non cambia la nostra posizione di fondo. Che si tratti di abbonamenti a pagamento o gratuiti, non vogliamo vedere immagini di questo tipo”, aveva affermato l’Ue in una nota il 13 gennaio. Già una settimana prima l’Ue aveva ordinato a X di conservare l’intero fascicolo su Grok, con documenti e dati interni fino alla fine del 2026. Musk aveva accusato l’Europa di censurare X con l’alibi del deepfake. Ma “tracciare un parallelo tra la libertà di espressione e lo strumento di intelligenza artificiale che genera materiale pedopornografico è una pericolosa assurdità”, ha risposto il portavoce della Commissione Ue Thomas Regnier. L'articolo Deepfake porno su X, l’Ue avvisa Elon Musk: “Possibili divieti nel quadro della legge sull’Intelligenza artificiale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La madre di uno dei figli di Elon Musk fa causa a Gork: “L’intelligenza artificiale ha creato mie foto fake seminuda, ho provato dolore e disagio mentale”
La madre di un figlio di Elon Musk fa causa alla IA di X per le immagini deepfake di Grok. Ashley St Clair, madre del figlio di Musk, Romulus, ha querelato X per “dolore e disagio mentale” causate dalle false immagini di intelligenza artificiale generate dal chatbot Grok, in quanto avrebbe permesso agli utenti di generare immagini deepfake a scopo di sfruttamento sessuale che la ritraevano seminuda, causandole umiliazione e sofferenza emotiva. Come riporta Al Jazeera, la causa è stata intentata poco prima che il procuratore generale della California Rob Bonta inviasse una lettera di diffida alla società AI di Musk, chiedendole di interrompere la creazione e la distribuzione di immagini sessualizzate non consensuali generate da Grok. “La valanga di segnalazioni che descrivono dettagliatamente questo materiale, che a volte raffigura donne e bambini coinvolti in attività sessuali, è scioccante e, come ha stabilito il mio ufficio, potenzialmente illegale”, ha affermato Bonta poche ore fa parlando con la stampa USA. Secondo quanto riportato dai legali della donna, i responsabili della piattaforma hanno risposto che le immagini non violavano le propria policy, ma St.Clair ha ribattuto che non avrebbe consentito l’utilizzo o la modifica di immagini che la ritraevano senza il suo consenso. A quel punto la piattaforma social ha reagito rimuovendo il suo abbonamento premium X e il segno di spunta di verifica, continuando quindi a consentire la pubblicazione di immagini false e degradanti che la ritraevano. “Ho sofferto e continuo a soffrire di gravi dolori e disagio mentale a causa del ruolo di xAI nella creazione e distribuzione di queste immagini alterate digitalmente di me”, ha sottolineato St Clair. In un’intervista rilasciata ai media statunitensi all’inizio di questa settimana, la donna ha ricordato che la sua battaglia con Grok “non riguardava solo me”. “Si tratta di costruire sistemi, sistemi di intelligenza artificiale in grado di produrre, su larga scala, e abusare di donne e bambini senza ripercussioni. E non ci sono davvero conseguenze per quello che sta succedendo in questo momento”. L'articolo La madre di uno dei figli di Elon Musk fa causa a Gork: “L’intelligenza artificiale ha creato mie foto fake seminuda, ho provato dolore e disagio mentale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Chiederò la custodia esclusiva di mio figlio dopo le dichiarazioni di sua madre a difesa della comunità transgender”: così Elon Musk su X
Elon Musk chiederà la custodia esclusiva del figlio di un anno avuto con Ashley St. Clair, dopo che l’influencer conservatrice ha espresso il suo sostegno alla comunità transgender. L’annuncio è arrivato su X, dove il proprietario di Tesla ha reso noto di voler avviare la pratica per allontanare il neonato dalla madre: “Presenterò la richiesta di piena custodia oggi stesso, viste le sue dichiarazioni che implicano la possibilità che possa far intraprendere un percorso di transizione a un bambino di un anno”. La decisione arriva dopo che St. Clair ha chiesto scusa sui social per alcuni suoi commenti anti-transgender e ha espresso la sua solidarietà alla comunità trans. Dopo essere stata attaccata su X da una persona che l’ha definita “transfobica”, Ashley ha dichiarato: “Provo un immenso senso di colpa per il mio ruolo”. L’influencer conservatrice ha aggiunto di essersi pentita perché, con le sue affermazioni, potrebbe aver causato dolore a Vivian, la sorella di suo figlio. “Non so davvero come poter rimediare a molte di queste affermazioni” ha dichiarato. Elon Musk teme che il bambino, nato nel 2024, possa essere condizionato dalle parole della madre e decidere di fare coming out e intraprendere la transizione di genere come fatto dalla sorella Vivian nel 2022. L'articolo “Chiederò la custodia esclusiva di mio figlio dopo le dichiarazioni di sua madre a difesa della comunità transgender”: così Elon Musk su X proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’Europa contro Grok di Elon Musk: “Pedopornografia non è libertà d’espressione”. Il Regno Unito apre un’indagine
Si allarga il fronte contro Grok, il sistema di intelligenza artificiale di Elon Musk integrato nel social X, accusato di facilitare la fabbricazione di deepfake e immagini a carattere sessuale. Non è l’unico sistema per generare pornografia o immagini di nudo online: la rete offre vaste possibilità. Ma ora nel mirino dei governi (non solo europei) c’è l’algoritmo di Elon Musk: il Regno unito ha aperto un’indagine formale con l’Autorità di regolamentazione dei media; Malesia e Indonesia hanno bloccato la piattaforma. “Se non agiranno, lo faremo noi”, sottolinea l’Ue, mentre nei giorni scorsi dal Garante Privacy italiano è partito un avvertimento “per rischio violazione dei diritti”. CNN: “6.700 IMMAGINI A CARATTERE SESSUALE”. INTERVENGONO GOVERNI UE, INDONESIA E MALESIA Grok è un modello di Intelligenza artificiale sviluppato da xAI e integrato in X, l’ex Twitter, che ha esordito a novembre 2023. Oltre a rispondere a domande e a fare ricerche è anche in grado di creare ed elaborare immagini su input di testo. Secondo la Cnn, solo tra il 5 e il 6 gennaio Grok è stato usato per generare almeno 6.700 immagini a carattere sessuale. L’organizzazione no-profit AI Forensics ha individuato circa 800 contenuti di questo tipo, descrivendo alcuni video come “professionali” e “fotorealistici”. Nelle ultime settimane si sono intensificate le azioni di diversi paesi. L’Autorità di regolamentazione dei media nel Regno Unito, Ofcom, ha avviato un’indagine per accertare se il social di Musk ha violato le norme contenute nell’Online Safety Act, la legge introdotta per contrastare la diffusione di contenuti dannosi sul web, in particolare a tutela dei minorenni. La procura di Parigi ha aperto un’indagine, in India il ministero dell’Informatica ha inviato una lettera a X accusandola di aver incentivato la diffusione di contenuti osceni. Indonesia e Malesia hanno bloccato la piattaforma. LA MOSSA DI MUSK: LE FINTE IMMAGINI DEI NUDI SOLO A PAGAMENTO “Tracciare un parallelo tra la libertà di espressione e lo strumento di intelligenza artificiale che genera materiale pedopornografico è una pericolosa assurdità”, ha detto il portavoce della Commissione Ue Thomas Regnier in merito alle dichiarazione di Musk secondo cui le critiche all’uso del suo chatbot sarebbero una scusa per censurarlo. E sui ‘nudifiers‘, i programmi basati sull’IA che permettono di spogliare digitalmente i soggetti delle foto, è intervenuto anche il Garante italiano della Privacy: ha adottato un provvedimento di avvertimento nei confronti di Grok e di altre app come Clothoff e ChatGpt, perchè “oltre a reato” possono costituire “gravi violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone coinvolte”. Dopo le critiche crescenti, nei giorni scorsi X ha limitato ai soli utenti a pagamento la modifica delle immagini con Grok. Ma i 27 governi del Vecchio continente chiedono di più. La limitazione “non cambia la nostra posizione di fondo. Che si tratti di abbonamenti a pagamento o gratuiti, non vogliamo vedere immagini di questo tipo”, ha affermato l’Ue. Mentre secondo un portavoce del governo britannico la decisione “semplicemente trasforma in un servizio premium la possibilità di usare la funzionalità per creare immagini illegali, un insulto alle vittime di misoginia e violenza sessuale”. MUSK: “IN SETTIMANA PUBBLICHEREMO IL CODICE SORGENTE DELL’ALGORITMO DI X” Intanto, a circa un anno dalle richieste dell’Ue su come funziona il sistema di raccomandazione dei post su X, Elon Musk ha annunciato l’intenzione di voler rendere trasparente l’algoritmo alla base del social. “Entro sette giorni renderemo il nuovo algoritmo di X, incluso il codice che determina i post raccomandati per gli utenti, a pagamento e organici, open source, e lo aggiorneremo ogni 4 settimane per far capire cosa è cambiato”, ha scritto il magnate sulla sua piattaforma nel weekend. L’algoritmo di raccomandazione di X è stato oggetto di indagini da parte della Commissione Europea, che a gennaio del 2025 aveva intensificato i controlli a seguito di alcuni post di Musk a sostegno dei partiti antisistema, come Reform UK (il partito sovranista guidato da Nigel Farage nel Regno Unito) e Alternative für Deutschland (l’estrema destra tedesca che ammicca al neonazismo). La scorsa settimana, l’Ue ha ordinato a X di conservare “tutti i documenti e i dati interni” relativi al chatbot di intelligenza artificiale integrato Grok “fino alla fine del 2026”, secondo le parole del portavoce dell’esecutivo, Thomas Regnier. Nel 2023, Musk aveva fatto pubblicare il codice che ordina i post della sezione “per te” del menu “esplora” di X sul sito per sviluppatori GitHub, ma secondo le analisi degli esperti, come riporta il sito Engadget, alcune informazioni erano state omesse, rendendo difficile la comprensione del suo funzionamento. L'articolo L’Europa contro Grok di Elon Musk: “Pedopornografia non è libertà d’espressione”. Il Regno Unito apre un’indagine proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’Ue multa X e gli Usa scendono in campo: “Attacco al popolo americano”
Alla fine, dopo due anni di indagine segnati da pressioni e battute d’arresto, l’Unione Europea ha deciso di multare X, il social network di Elon Musk, per 120 milioni di euro per aver violato la legge sui servizi digitali. Si tratta delle prime sanzioni comminate ai sensi della storica normativa europea concepita per porre fine al “far west” online che obbliga le piattaforme tech a una maggiore trasparenza e responsabilità sui contenuti illegali e dannosi che inondano lo spazio digitale. Più un buffetto che uno schiaffo al colosso di Musk, ma che ha subito acuito le tensioni con Washington. Il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance ha criticato Bruxelles, rea di voler multare X per “non aver imposto la censura”. In serata, l’affondo del segretario di Stato Marco Rubio che ha bollato le sanzioni a X come “un attacco a tutte le piattaforme tecnologiche americane e al popolo americano da parte di governi stranieri”. “I tempi della censura online degli americani – ha avvertito – sono finiti”. Un mantra dell’amministrazione Usa targata Donald Trump che ha fatto della crociata alle regole europee sul digitale una missione. Con gli Stati Uniti si è schierato il vicepremier italiano Matteo Salvini: “La multa a X da parte di Bruxelles è un attacco alla libertà di espressione. Con il Dsa, che la Lega – e solo la Lega, unico partito italiano a votare contro in Europa – ha sempre denunciato come un’arma di censura, l’Ue usa le sue regole per colpire chi dà voce a chi la pensa diversamente. No alla legge bavaglio europea: viva la Libertà, sempre”. Secca la replica della vice presidente della Commissione, Henna Virkkunen, responsabile Ue per il digitale: “La multa a X – ha tagliato corto – riguarda la trasparenza, non ha nulla a che fare con la censura”. Rispedita al mittente anche l’accusa di voler colpire le big tech a stelle e strisce: “Le nostre regole valgono per tutti coloro che operano in Europa”, ha detto Virkkunen che ha promesso “nuove decisioni nei prossimi mesi”. Nel merito, palazzo Berlaymont ha inflitto tre sanzioni al social di Musk, una per ogni violazione contestata. La prima, da 45 milioni di euro, è legata alla spunta blu usata per gli account verificati. Per Bruxelles si tratta di un inganno dato che chiunque può pagare per ottenerla senza che vi sia una verifica dell’azienda su chi si cela dietro l’account. La seconda sanzione, da 35 milioni di euro, riguarda la mancanza di trasparenza dell’archivio pubblicitario, importante ad esempio per rilevare truffe e campagne di minacce ibride. La Commissione ha contestato infine la violazione dell’obbligo di garantire ai ricercatori l’accesso ai dati pubblici della piattaforma, comminando una terza sanzione da 40 milioni di euro. È ancora in corso invece l’indagine sull’aspetto politicamente più delicato del dossier, quello dei contenuti illegali e della manipolazione delle informazioni. Tiepida l’accoglienza riservata all’annuncio. Europarlamentari di diversi schieramenti hanno insistito sulla necessità di stringere i tempi su altre indagini, 14 quelle aperte finora ai sensi del Dsa. “Finalmente la Commissione si è mossa. Ci sono voluti due anni, troppi, di esitazioni e di timori”, è il commento di Sandro Gozi (Renew). Anche il dem Sandro Ruotolo sostiene che la multa da sola non basta: “Da mesi richiamiamo in plenaria l’urgenza di affrontare l’altra metà della questione: trasparenza reale sugli algoritmi, responsabilità sulla moderazione dei contenuti e tutela effettiva dei cittadini contro manipolazione e disinformazione”, aggiunge. Tanto che la stessa Virkkunen ha ammesso: “La decisione odierna rappresenta due importanti traguardi, ma sono solo la punta dell’iceberg”. Non meno perplessità le ha suscitate l’importo modesto delle sanzioni. Da palazzo Berlaymont hanno provato a smorzare la polemica. “La multa – hanno spiegato – deve essere proporzionale, il calcolo è determinato sulla base della natura, della gravità, della ricorrenza e della durata delle violazioni contestate”. L'articolo L’Ue multa X e gli Usa scendono in campo: “Attacco al popolo americano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Pubblica la foto del giardino per denunciare l’atto vandalico e Grok svela il suo indirizzo: polemica sull’IA di Elon Musk
Oltre al danno, anche la beffa. Come riporta La Repubblica, l’imprenditore Dave Portnoy ha pubblicato su X (Twitter) la foto del giardino di casa sua danneggiato da atti vandalici. Nella fotografia postata sul social si vedono un paio di alberi e una curiosa cassetta delle lettere a forma di tricheco. Pochi e semplici elementi che hanno permesso a tutti di scoprire dove abita Portnoy. A svelare l’indirizzo dell’imprenditore è stato Grok, l’Intelligenza artificiale di Elon Musk, proprietario, tra le tante aziende, anche di X. Un utente ha chiesto al sistema di geolocalizzare la posizione della casa in base alla foto del giardino, ottenendo in pochi istanti una risposta accurata. Su Musk e la sua “creazione” sono piovute critiche, data l’evidente violazione della privacy. Tuttavia, l’IA può avvalersi ancora di una “zona grigia” della protezione dei dati. IL DOXXING La geolocalizzazione della casa di Dave Portnoy parte dalla fotografia pubblicata dall’imprenditore su X. Questo caso rientra nel cosiddetto “doxxing”, ossia la condivisione di informazioni che dovrebbero essere private (foto, indirizzi di casa, numeri di telefono etc…). In molti paesi la pratica del doxxing è considerata illegale e la violazione della privacy può sfociare in azioni civili e penali. In Italia la regolamentazione della condivisione dei dati è compito del Garante per la privacy, che si spende per informare gli utenti e diminuire i rischi di una fuga di informazioni sensibili. LA ZONA GRIGIA Con il passare del tempo e degli aggiornamenti, l’IA sta aggirando le regole dei Garanti agendo nelle zone grigie della regolamentazione della condivisione dei dati privati. L’Intelligenza artificiale collega informazioni provenienti da fonti diverse e apparentemente scollegate come, vedi il caso di Portnoy, una foto di un giardino. Non è la prima volta che Grok viene additata come strumento negativo. In passato l’IA di Musk aveva generato commenti sessisti e razzisti. > Whoever vandalized my home is lucky Miss Peaches is too kind to bite. > > The rivalry giveth. The rivalry taketh away pic.twitter.com/qnGb9IxnuY > > — Dave Portnoy (@stoolpresidente) November 29, 2025 L'articolo Pubblica la foto del giardino per denunciare l’atto vandalico e Grok svela il suo indirizzo: polemica sull’IA di Elon Musk proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La classifica dei social più usati: X crolla, Instagram è fermo. Il preferito dagli italiani? Adesso è YouTube
TikTok avanza. Instagram è fermo. X arretra. Youtube sempre primo su tutti. Questi per sommi capi i dati sui social in Italia provenienti dal sistema di rilevazione Audicom-Audiweb pubblicati in anteprima dall’Ansa. A quanto pare i social avrebbero raggiunto nel nostro paese una “fase di saturazione” con X che tra il 2023 e il 2024 ha subito un calo del 12,8% (e negli ultimi mesi del 2025 ha perso oltre 4 milioni di utenti con un meno 27,6%) e che mostra un calo di permanenza sulla piattaforma del 30%. Gli italiani continuano a mostrarsi dei social boomer con al primo posto YouTube (37,1 milioni di persone in totale, più 0,5% nel 2024 sul 2023, ma meno 1% tra i primi nove mesi del 2024 e i primi nove del 2005. Poi c’è Facebook con una media mensile di circa 35,8 milioni di utilizzatori, anch’esso in calo nei primi 9 mesi del 2025 del 2,9% (meno oltre 1 milione di utenti), anche se resta il social più frequentato (13 ore e 29 minuti al mese per persona). Al terzo posto Instagram con quasi 32,9 milioni di utenti ma che segna un meno 1,9 punti nel 2025 e 8 ore e 52 minuti al mese di tempo impiegato per navigarci. TikTok rimane quarto con 22,4 milioni di utenti, in calo anch’esso negli ultimi nove mesi dello 0,6%. Crescono invece, pur rimanendo ancora piccini nei numeri di fedelissimi, Threads e Reddit. “C’è un’inedita contrazione nell’uso di alcuni social che inizia nel 2024 e prosegue nei primi mesi del 2025 – afferma l’esperto del mondo digitale, Vincenzo Cosenza. “Tra gennaio-settembre 2024 e 2025 c’è una perdita dello 0,16% degli utenti complessivi e un riequilibrio dei flussi tra le piattaforme”. L'articolo La classifica dei social più usati: X crolla, Instagram è fermo. Il preferito dagli italiani? Adesso è YouTube proviene da Il Fatto Quotidiano.
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