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Falciate da un’auto mentre erano sulle strisce pedonali, morte due donne. Arrestato il conducente: era ubriaco
Due donne sono morte dopo essere state investite da un’auto in pieno centro a Napoli mentre erano sulle strisce pedonali. L’incidente è avvenuto in corso Garibaldi, a poca distanza dalla stazione centrale, in una zona particolarmente trafficata. Le vittime, entrambe di nazionalità ucraina, sono state falciate da una vettura mentre si trovavano in strada. L’impatto è stato violentissimo: una delle due, 57 anni, è morta sul colpo, mentre l’altra, di 52 anni, è stata soccorsa e trasportata d’urgenza in ospedale, dove è deceduta poco dopo a causa delle gravi ferite riportate. Il conducente dell’auto, 34 anni, è stato arrestato dalla Polizia locale perché era alla guida sotto l’effetto di alcol. Secondo quanto accertato dall’Unità Operativa San Lorenzo e dell’Infortunistica Stradale, le vittime si stavano dirigendo verso via San Cosmo Fuori Porta Nolana. Al centro della carreggiata sono state travolte dall’auto, una Mercedes, che ha terminato poi la sua corsa contro tre auto in sosta. Su disposizione del pm di turno della Procura di Napoli il 34enne è stato arrestato e messo ai domiciliari: gli agenti della Polizia Locale gli hanno inoltre ritirato la patente e sequestrato la vettura, risultata essere un’auto a noleggio. Acquisite le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona per ricostruire l’esatta dinamica del sinistro. L'articolo Falciate da un’auto mentre erano sulle strisce pedonali, morte due donne. Arrestato il conducente: era ubriaco proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Marco Giallini l’ho rimesso in piedi”: parla il dottor Manuel Mancini che ha operato l’attore dopo essere stato travolto dal cane di un amico
Una caduta banale, un attimo e la scena cambia: dal set alla sala operatoria dopo essere stato travolto dal cane di un amico. È così che Marco Giallini si è ritrovato con il femore rotto. L’attore, però, è stato operato all’Ospedale Parini di Aosta e l’iter riabilitativo va già a gonfie vele, con una protesi e un percorso di recupero appena iniziato. Come raccontano dall’ospedale, è di nuovo in piedi. A parlare è il chirurgo che lo ha operato, Manuel Mancini, intervistato da La Stampa: “Tornerà alla normalità in un mese, quaranta giorni. Si è procurato una frattura scomposta, abbiamo dovuto intervenire con una protesi”. Non solo. Il medico sottolinea anche la scelta dell’attore: “Gli avevo prospettato di andare a Roma, ma lui ha voluto farsi operare qui”. IL RACCONTO DELL’AMICO: “IL CANE HA FATTO UNO SCATTO” A causare la caduta sarebbe stato il cane di grossa taglia un amico, come racconta lo stesso testimone: “Il cane è stato disturbato da qualcosa, ha fatto uno scatto improvviso, l’ho tenuto e lui si è impennato finendo contro Marco”. L’impatto ha avuto conseguenze serie: Giallini è caduto su un sanpietrino sporgente, riportando la frattura del collo del femore. “Ho chiamato il 118, poi mentre l’ambulanza andava verso l’ospedale ho portato a casa il cane e sono andato in Pronto soccorso per sincerarmi della situazione, quindi ho denunciato il fatto all’assicurazione. Non sono riuscito a chiudere occhio, sono dispiaciuto per Marco. Non so che dire – ha aggiunto l’amico dell’attore”. Intanto, ad Aosta, l’attore resta un paziente speciale anche per un altro motivo: è il volto di Rocco Schiavone, e proprio lì si gira la nuova stagione della serie. Le sue condizioni sono un dettaglio che potrebbe pesare anche sul copione, con l’ipotesi, tutt’altro che remota, di dover adattare la storia ai tempi di recupero dell’attore. L'articolo “Marco Giallini l’ho rimesso in piedi”: parla il dottor Manuel Mancini che ha operato l’attore dopo essere stato travolto dal cane di un amico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Marco Giallini
Bus sbanda e finisce contro un giardino pubblico a San Lazzaro di Savena (Bologna)
Martedì mattina un autobus ha sbandato ed è finito contro un giardino pubblico a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna. La causa è con tutta probabilità da attribuire a un malore del conducente. Sul posto polizia locale, carabinieri, 118 e vigili del fuoco. L’incidente è accaduto alle 7.30, il mezzo è finito contro un marciapiede di fronte alle Poste sulla via Emilia. Gli agenti, intervenuti sul posto, hanno chiuso al traffico la strada dall’incrocio con via Kennedy a quello con via Caselle (in entrambe le direzioni). Dalle prime informazioni, non ci sarebbero feriti gravi, ma i danni restano tutti da quantificare. I pompieri giunti sul posto hanno soccorso cinque persone che sono state affidate ai sanitari. La sindaca di San Lazzaro di Savena, Marilena Pillati ha commentato la vicenda: “Fortunatamente nessuno in quel momento si trovava sul marciapiede e tutte le persone che si trovavano sul bus, compreso l’autista, non sembrano aver riportato ferite gravi. Tutti sono stati comunque trasportati in ospedale per gli accertamenti necessari. – e ha aggiunto – È una notizia che ci dà sollievo, anche se il pensiero va naturalmente a chi è rimasto coinvolto e alle loro famiglie. Desidero ringraziare la Polizia Locale, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri e il personale del 118 per la rapidità e la professionalità con cui sono intervenuti per prestare soccorso e mettere in sicurezza l’area”. L'articolo Bus sbanda e finisce contro un giardino pubblico a San Lazzaro di Savena (Bologna) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Incidente
Carabiniera investita durante un posto di controllo, la 22enne che guidava: “Non l’ho vista, avevo il vetro appannato”
Una carabiniera della Compagnia di Civitavecchia (Roma) è stata investita lunedì sera, intorno alle 21, mentre era in servizio durante un posto di controllo in viale Benedetto Marini, a Campo di Mare, nella zona costiera della città. La vittima è stata travolta da una Fiat Panda, guidata da una 22enne italiana, e sbalzata sull’asfalto per diversi metri. Fortunatamente, la militare non è in pericolo di vita. Secondo le prime ricostruzioni, la giovane donna al volante dell’auto ha dichiarato di non aver visto la carabiniera, giustificando il suo comportamento con la condizione del vetro del veicolo appannato. “Non l’ho vista, avevo il vetro appannato”, ha spiegato ai militari dell’Arma e agli agenti della Polizia Locale, che sono intervenuti prontamente sul posto per gli accertamenti. La conducente, che ha centrato la militare mentre quest’ultima stava regolando il traffico per il controllo, si è fermata immediatamente dopo l’incidente. La carabiniera, immediatamente soccorsa dai colleghi e dal personale medico, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Policlinico Gemelli di Roma tramite un elicottero del 118. Nonostante il violento impatto, le sue condizioni sono risultate stabili e, fortunatamente, non è in pericolo di vita. Le forze dell’ordine, tra cui la Polizia Locale di Civitavecchia, stanno indagando per chiarire la dinamica dell’incidente. La 22enne che era alla guida della Fiat Panda, il cui nome non è stato reso noto, è attualmente sotto indagine. Gli agenti stanno valutando la posizione della giovane per determinare se possa esserci stato volontarietà. Lunedì, a Roma, un’altra auto aveva saltato un posto di blocco della polizia, per poi invadere la carreggiata opposta e scontrarsi con un’altra auto, uccidendo una famiglia di tre persone. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo Carabiniera investita durante un posto di controllo, la 22enne che guidava: “Non l’ho vista, avevo il vetro appannato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Civitavecchia
Tram deragliato a Milano, le indagini della procura sul sistema automatico di frenata. Sarà disposta consulenza cinematica
Perché il tram – che ieri è uscito dai binari e si è schiantato contro un edificio a Milano – sembrava lanciato a così forte velocità? La procura di Milano, che indaga per omicidio colposo (due i morti e decine di feriti), si concentrerà sul sistema ‘uomo morto’. Tra gli accertamenti in corso c’è la verifica del dispositivo di sicurezza che prevede su sistema automatico che arresta il tram se viene meno l’azione del conducente sulla leva, come può accadere in caso di malore, attivando la frenata dopo un intervallo di sicurezza. Il conducente della linea 9, 60 anni, tranviere esperto e in servizio da circa un’ora, ha riferito di aver accusato un malore prima di perdere il controllo del mezzo. Gli investigatori dovranno stabilire se il dispositivo era attivo e se ha funzionato correttamente. Sono state inoltre acquisite le immagini delle telecamere a bordo del tram, ritenute rilevanti per ricostruire la sequenza di quanto accaduto e verificare l’eventuale malore del tranviere. Raccolti infine anche i dati tecnici relativi alla velocità del mezzo, attualmente in fase di analisi. Tra i primi atti che saranno disposti con l’apertura formale del fascicolo d’indagine ci sono le autopsie per i due passeggeri, sbalzati dall’urto, e una consulenza cinematica. Le due vittime – Ferdinando Lavia e Karim Touré – viaggiavano a bordo del tram. L’ipotesi iniziale era che il primo fosse stato travolto mentre attraversava la strada. In realtà l’uomo – a quanto ha ricostruito la Polizia locale che indaga sull’incidente – era seduto in fondo al mezzo, sbalzato fuori dalla violenza dell’urto. Sul 9 viaggiava con la compagna, portata in codice rosso all’ospedale Fatebenefratelli. L’altro uomo è morto in ospedale. RIPRESA LA CIRCOLAZIONE. SALVINI: “MALORE DEL CONDUCENTE L’IPOTESI ACCREDITATA” Secondo il ministro dei Trasporti Matteo Salvini “l’autista è una persona con tanti anni di esperienza, quindi l’ipotesi del malore è quella più accreditata”. “Non è il momento in cui cercare colpe o responsabilità, evidentemente poi si approfondirà il tutto. Prima di fare il processo a Tizio e Caio ci andrei molto cauto. Non si è fermato alla fermata, aveva una velocità come se dovesse andare in rettilineo e, invece, doveva curvare, non è facile da spiegare”, ha ribadito. “Quello che posso fare da ministro dei Trasporti – ha aggiunto il vicepremier – è mettere a disposizione i tecnici del ministero per aiutare a capire, a approfondire, a prevenire”. Resta transennata e presidiata dalla Polizia locale, l’area dell’impatto tra il veicolo e il palazzo (all’angolo con via Lazzaretto) con la vetrina del locale al piano terra sventrata. Ma è tornata regolare la circolazione dei tram. Il mezzo è stato rimosso intorno alle 4 del mattino, grazie all’intervento congiunto di vigili del fuoco, polizia locale e tecnici Atm. Ci sono volute alcune ore per spostare il tram della linea 9. Sono in corso i lavori anche per ripristinare i semafori e la segnaletica stradale distrutti nell’incidente. Il tram è sotto sequestro per consentire le indagini della procura milanese e chiarire le cause dell’incidente. DIMESSI I FERITI LIEVI, NON IN PERICOLO DI VITA I TRE FERITI GRAVI Sono stabili e non in pericolo di vita i tre feriti più gravi – due uomini e una donna – ricoverati al Policlinico in codice rosso. Il Comune di Milano, in una nota pubblicata dopo la visita in ospedale del sindaco Beppe Sala, fa sapere che i primi due sono ricoverati nel reparto di Neurorianimazione. La donna, una 24enne, si trova al pronto soccorso per gli ultimi accertamenti. Nessuno di loro sarebbe in pericolo di vita, mentre gli altri hanno già lasciato la struttura. I feriti più lievi sono già dimessi. L’ospedale Fatebenefratelli ha offerto anche il sostegno di tre psicologhe ai pazienti. Su 12 feriti presi in carico, 6 hanno lasciato il nosocomio, mentre il paziente in codice rosso è ricoverato in chirurgia. Anche il minore del pronto soccorso pediatrico dovrebbe essere dimesso nel pomeriggio. Quattro restano ancora in osservazione. Dall’ospedale Sacco, invece, già dimessi i cinque feriti accolti ieri in codice verde. IL CORDOGLIO A Napoli, questa mattina i tram di Anm, azienda napoletana mobilità, espongono sul parabrezza un fiocco nero in segno di solidarietà nei confronti dell’autista e delle famiglie delle due vittime. Si è aperta con un minuto di silenzio la conferenza sulla salute e il welfare promossa dal Partito democratico. L'articolo Tram deragliato a Milano, le indagini della procura sul sistema automatico di frenata. Sarà disposta consulenza cinematica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milano
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Deraglia tram a Milano e finisce contro un palazzo: “Persone incastrate sotto il mezzo”
Un tram è deragliato a Milano, finendo la sua corsa fuori dai binari contro un edificio e investendo delle persone, che si trovano al momento incastrate sotto il mezzo. È accaduto poco dopo le 16 in viale Vittorio Veneto con il tram, della linea 9, che stava procedendo da piazza Repubblica verso Porta Venezia. Sul posto stanno intervenendo numerose ambulanze. Non è chiaro se le persone coinvolte stessero attraversando la strada e il mezzo abbia dovuto fare una brusca frenata o una manovra improvvisa per evitarle. Articolo in aggiornamento L'articolo Deraglia tram a Milano e finisce contro un palazzo: “Persone incastrate sotto il mezzo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milano
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Auto si scontra con un elefante di cinque tonnellate: la zanna dell’animale trafigge il torace del 33enne italiano alla guida, ora ricoverato in gravi condizioni
Emanuele Cenni, 33 anni, si è scontrato con un elefante nel Parco naturale di Maputo, in Mozambico. Secondo quanto riporta il Corriere Romagna, l’incidente è avvenuto lo scorso 21 febbraio, poco dopo le 19:00. Cenni era alla guida di un fuoristrada Mitsubishi Pajero lungo la Strada Nazionale 1 e, per cause ancora da accertare, la sua macchina si è schiantata contro un elefante di 5 tonnellate. L’uomo è ricoverato in gravi condizioni in una struttura sanitaria privata a Maputo. Secondo le prime ricostruzioni, nell’impatto una zanna dell’animale avrebbe sfondato il torace dell’uomo. L’Amministrazione Nazionale per le Aree di Conservazione (Anac) ha confermato che il ragazzo viaggiava da solo. L’ente ha aggiunto che lo scontro sarebbe stato causato dall’eccessiva velocità del veicolo e che non si tratta del primo incidente all’interno del Parco nazionale. Nella zona, che ospita circa 400 elefanti, le autorità raccomandano una velocità massima di 50 chilometri orari. Cenni non avrebbe seguito le indicazioni, finendo fuori strada e centrando l’animale. L’Anac ha pubblicato un comunicato in cui si legge: “Nel tratto di 8 chilometri che attraversa il Parco Nazionale di Maputo, lungo la Strada Nazionale 1, si raccomanda una velocità massima di 50 chilometri orari”. E ancora: “Il parco ha registrato con frequenza, in particolare nei fine settimana, incidenti che coinvolgono veicoli e animali lungo la strada che attraversa il Parco. Questi episodi mettono a rischio, in primo luogo, la vita umana, oltre a quella degli animali, e causano danni materiali”. Secondo quanto riportato da Fanpage, sul caso è intervenuta anche l’amministrazione del Pnam (Parco nazionale di Maputo) che ha dichiarato: “Di fronte a questa situazione, l’amministrazione del Pnam raccomanda a tutti i conducenti che attraversano il Parco, così come negli altri punti e nelle zone cuscinetto del Pnam, dove la presenza di animali è ricorrente, di rispettare rigorosamente la segnaletica stradale e i cartelli informativi installati sul posto, al fine di salvaguardare la vita umana e preservare l’ambiente”. CHI È EMANUELE CENNI Emanuele Cenni si trova in Mozambico per motivi di lavoro. Secondo quanto riporta Leggo, il 33enne, originario di Villa San Martino, è un dipendente della Cmc di Ravenna, un colosso delle costruzioni che gestice molti progetti infrastrutturali in Africa. Il Parco nazionale di Maputo, istituito quasi un secolo fa per la salvaguardia degli animali, rappresenta una zona di transito obbligatoria per recarsi dalle cittadine periferiche a Maputo, la capitale del Mozambico, dove lavora Cenni. L'articolo Auto si scontra con un elefante di cinque tonnellate: la zanna dell’animale trafigge il torace del 33enne italiano alla guida, ora ricoverato in gravi condizioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Skipper morto a bordo di uno yacht di 17 metri: indagata l’armatrice
Iscritta al registro degli indagati Annalaura Di Luggo, l’armatrice dello yacht di 17 metri “Gravia“, sul quale l’8 agosto scorso è stato ritrovato il corpo senza vita di Giovanni Marchionni, 21enne di Bacoli, in provincia di Napoli. La Procura di Tempio Pausania ha notificato l’atto all’imprenditrice, proprietaria dello yacht, e ai suoi legali, Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto, per permettere ulteriori verifiche investigative, coordinate dalla pm Milena Aucone. L’iscrizione nel registro degli indagati è giunta sei mesi dopo la tragedia, probabilmente per poter effettuare nuovi accertamenti tecnici sull’imbarcazione, ancora sotto sequestro alla banchina 7 della Marina di Portisco, a Olbia. In base ai risultati degli esami autoptici e tossicologici, il decesso del giovane sarebbe da ricondurre all’inalazione di acido solfidrico. L’armatrice, nelle ore subito successive al ritrovamento del cadavere, aveva sostenuto che la vittima si trovasse con lei e la famiglia in vacanza in Costa Smeralda in veste di ospite. La versione era stata smentita immediatamente dai genitori del ragazzo e dal sindaco di Bacoli, che avevano chiarito come Marchionni fosse in servizio come skipper e non come ospite a bordo. L'articolo Skipper morto a bordo di uno yacht di 17 metri: indagata l’armatrice proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Olbia
Nel Reggiano un 75enne colpisce una gallina mentre è in bici, cade, sbatte la testa e muore sul colpo
Colpisce una gallina mentre è in bicicletta, cade e muore sul colpo dopo aver battuto la testa. È questa la dinamica dell’incidente che ha portato alla morte di Danilo Ghirardini, un 75enne di Scandiano di Reggio Emilia. Il ciclista è deceduto poco dopo le 9 di ieri in via Faggiano a Rondinara, una frazione scandianese che risale verso l’Appennino. L’incidente è accaduto mentre era in compagnia dello storico gruppo di amici, formato da grandi appassionati di bici. Il ciclista stava percorrendo via Faggiano, una stradina di campagna che costeggia il corso del torrente Tresinaro nella zona di Rondinara. La squadra di ciclisti è passata vicino a una zona dove si trova anche un pollaio con le galline lasciate a razzolare in libertà nel verde. La vittima ha colpito con la ruota anteriore la gallina, la bicicletta si è sbilanciata è ha sbalzato in avanti il 75enne. L’uomo ha urtato la testa contro l’asfalto e l’impatto gli è stato fatale: un trauma gravissimo, che nel giro di qualche minuto lo ha portato alla morte. La vittima indossava regolarmente il casco protettivo. Il gruppo di amici ha subito chiamato i soccorsi, giunti dal pronto soccorso dell’ospedale di Scandiano: da qui sono partite un’ambulanza e un’auto medica, mentre da Parma è decollato anche l’elisoccorso. Tutto vano. Le lesioni interne sono risultate troppo gravi, tanto da portare l’uomo alla morte in pochi minuti. L’elicottero è stato fatto tornare alla base a Parma, e sono state organizzate le operazioni per il recupero della salma. Assieme ai soccorsi, hanno raggiunto via Faggiano anche gli agenti della polizia locale del corpo unico Tresinaro Secchia, che hanno effettuato i rilievi necessari e chiuso momentaneamente la strada al traffico. Spetterà a loro determinare i dettagli della dinamica e completare le valutazioni del caso sull’accaduto. L'articolo Nel Reggiano un 75enne colpisce una gallina mentre è in bici, cade, sbatte la testa e muore sul colpo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi farò quarant’anni ma la verità deve emergere”, resta in carcere la madre della bambina di 2 anni morta a Bordighera
L’arresto non è stato convalidato, ma per il gip del Tribunale di Imperia c’è il rischio di inquinamento delle prove. Per questo Manuela Aiello, la 43enne accusata di aver ucciso la figlia di soli due anni, resta nella Casa Circondariale di Genova-Pontedecimo. Il giudice Massimiliano Botti ha emesso la misura cautelare ravvisando i gravi indizi di colpevolezza e l’inquinamento probatorio come esigenza cautelare. Era stata proprio lei a chiamare i soccorsi riferendo di aver trovato la bimba priva di sensi nella villetta a Bordighera, in provincia di Imperia. Gli accertamenti sul cadavere della piccola Beatrice avevano riscontrato dei lividi e la donna era stata arrestata per omicidio preterintenzionale. Nel frattempo, le altre due figlie di 9 e 10 anni sono state trasferite in un istituto. La decisione è arrivata nel primo pomeriggio del 12 febbraio: in mattinata si era tenuto l’interrogatorio di convalida nel carcere di Imperia. La donna, assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Manuela Corbetta, si è collegata da remoto e ha risposto alle domande del giudice. In sua difesa, Aiello ha dichiarato di non aver mai usato violenza nei confronti delle figlie, descrivendole come le sue stesse ragioni di vita: “Mi farò quarant’anni, ma la verità deve emergere per forza”. L’ipotesi più accreditata è che la madre abbia colpito la piccola con un corpo contundente. La donna invece sostiene che la bambina sia caduta dalle scale di casa, giovedì 5 febbraio. Sabato 7 febbraio la madre si sarebbe recata da un amico, nell’entroterra di Vallecrosia, portando con sé le tre figlie, dove si sarebbe fermata la notte. Domenica mattina sarebbe tornata a casa da sola, spiegando il fatto che le telecamere pubbliche l’hanno ripresa senza le bambine in auto. Poi avrebbe fatto la spesa e sarebbe tornata dall’amico, dove le figlie erano rimaste. Lunedì mattina, prima di portare le bambine più grandi a scuola, si sarebbe avvicinata al lettino di Beatrice per prenderla e portarla dai nonni ma si sarebbe accorta che aveva difficoltà a respirare e avrebbe allertato i soccorsi. Anche secondo gli avvocati, “fino alla sera prima stava bene” e “aveva solo notato alcune difficoltà respiratorie e per quel motivo l’aveva sottoposta più volte all’aerosol”. Per l’autopsia che sarà eseguita nei prossimi giorni, la difesa ha già incaricato un consulente e sta preparando il ricorso al tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione dell’assistita: “Bisognerà capire quali sono le cause della morte, qual è il significato delle lesioni e se vi sia un nesso tra le lesioni e la morte” ha spiegato l’avvocato Di Giovanni. Al momento viene sostenuta anche l’ipotesi secondo cui la donna non sia stata in grado di compiere in modo corretto le manovre che il 118 le suggeriva al telefono. Il legale ha poi sollevando la possibilità che si potrebbe configurare lo scenario di abbandono di incapaci seguito dalla morte – come aveva chiesto il Pubblico ministero in via subordinata. Tuttavia, è necessario che non vi siano lesioni o percosse. “Potrebbe essere anche un atteggiamento colposo di negligenza nell’assistenza alle figlie”, ha concluso il legale. L'articolo “Mi farò quarant’anni ma la verità deve emergere”, resta in carcere la madre della bambina di 2 anni morta a Bordighera proviene da Il Fatto Quotidiano.
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