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Alessandra Todde legittimata nel suo ruolo di presidente della Regione Sardegna, la decisione della Corte d’appello di Cagliari
Alessandra Todde resta pienamente legittimata nel suo ruolo di presidente della Regione Sardegna: la Corte d’Appello di Cagliari ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado sulla decadenza, confermando però la sanzione pecuniaria di 40mila euro. La Corte ha accolto parzialmente l’appello della presidente, dichiarando nulla la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva riqualificato la sua condotta come “omessa presentazione” del rendiconto delle spese della campagna elettorale. La Corte ha preso atto che la Consulta aveva già annullato l’ordinanza del Collegio di garanzia nella parte in cui disponeva la decadenza. Ancora nessun commento a caldo da parte della presidente che si sta preparando a raggiungere Bruxelles dove è probabile che domani tenga un punto stampa nel quale parlerà anche della decisione della Corte d’Appello. Dall’entourage della governatrice e dal Movimento Cinquestelle però trapela soddisfazione ed entusiasmo. LA CONSULTA Per i giudici della Corte costituzionale il Collegio regionale di garanzia elettorale che aveva dichiarato decaduta l’esponente del M56 aveva “esorbitato dai propri poteri, cagionando una menomazione delle attribuzioni costituzionalmente garantite alla Regione Sardegna”, in quanto si è pronunciato “in ipotesi non previste dalla legge come cause di ineleggibilità“. La Consulta aveva messo nero su bianco che non spettava allo Stato e, per suo conto al Collegio di garanzia, affermare nella motivazione dell’ordinanza impugnata, che “si impone la decadenza dalla carica del candidato eletto” e disporre “la trasmissione della presente ordinanza/ingiunzione al Presidente del Consiglio Regionale per quanto di competenza in ordine all’adozione del provvedimento di decadenza di Todde Alessandra dalla carica di Presidente della Regione Sardegna”. L’ORDINANZA L’ordinanza era stata adottata in seguito all’esame delle spese sostenute dalla governatrice sarda durante la campagna elettorale per le regionali del febbraio 2024, in cui sarebbero state ravvisate irregolarità. Fra le irregolarità contestate dai giudici del collegio elettorale, la mancata apertura di un conto corrente dedicato per la raccolta dei finanziamenti destinati alla campagna elettorale e l’assenza di un mandatario elettorale, elementi necessari per garantire la trasparenza dei finanziamenti. Ma l’11 marzo di un anno fa la Corte dei conti aveva approva le spese elettorali M5s e un mese dopo la procura di Cagliari aveva chiesto di annullare la decadenza per le spese elettorali. L'articolo Alessandra Todde legittimata nel suo ruolo di presidente della Regione Sardegna, la decisione della Corte d’appello di Cagliari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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A Olbia Travaglio ci ha aiutato a chiarire la riforma e le falsità che il governo fa circolare
di Enza Plotino Con certezza ormai granitica, possiamo dire che questa “ordalia” come la chiama Meloni, una novità l’ha portata eccome! Ha avvicinato mondi che fino a ieri erano lontani, ha permesso alla magistratura di poter trovare un piano di comunicazione che potesse essere comprensibile per tutti, ma anche ha reso evidente a tutti che sono le leggi che dirigono la “penna” dei magistrati e non il contrario. Se la nostra Presidente del Consiglio voleva confondere le acque per “normalizzare” il ruolo dei magistrati imputando loro tutti i fatti di cronaca nera e di malagiustizia attuali, ebbene non mi pare ci stia riuscendo, anzi sta succedendo l’esatto contrario. Lo abbiamo plasticamente visto martedì sera, ad Olbia, in Sardegna, durante un’iniziativa della Cgil Gallura sulle ragioni del No al referendum, che ha reso evidente, grazie al contributo di Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano da una parte e al prezioso apporto tecnico giuridico dei magistrati e degli avvocati presenti dall’altra, come la realtà degli esempi, dei fatti portata da Travaglio, unita alla disponibilità a far comprendere il proprio ruolo e i propri organismi decisionali della magistratura, dà modo a tutti noi cittadini e cittadine di poter capire che si può stare da una sola parte. Quella del rispetto della legge e della Carta costituzionale. E’ stato proprio l’intervento del direttore del Fatto Quotidiano ad aiutare tutti noi a rendere comprensibile le asperità di un mondo fino a ieri inarrivabile. Ha “messo a terra” la realtà con i suoi fatti, gli errori, le condanne, le assoluzioni, le archiviazioni, districando i nodi della riforma e smascherandone le falsità che il governo ha fatto circolare artatamente per confondere la cittadinanza. Procedure scorrette, falsi argomenti (molto gettonata la famiglia del bosco), per introdurre false ragioni sulla necessità di questa riforma. E’ stato tutto molto chiaro. Con questa riforma, la destra vuole minare l’equilibrio tra i poteri dello Stato perché si è sempre sentita “estranea” culturalmente, “dove per cultura intendo l’avversione alla Carta costituzionale e alla Repubblica democratica” e vuole tentare di scardinare, attraverso questa controriforma, l’architrave democratico che ha retto e guidato l’Italia negli 80 anni da quel lontano 1946. Per questo la riforma ha attraversato fulminea il Parlamento per arrivare, senza essere toccata, alla fase della campagna referendaria, da “vivere come un’ordalia”, nei desideri di Meloni. Una riforma al buio e un voto al buio. I magistrati e gli avvocati presenti all’iniziativa della Cgil Gallura hanno dal canto loro dimostrato, attraverso i loro interventi, di come la riforma sia dannosa, oltre che per la giustizia e per l’equilibrio dei poteri, anche per i cittadini. Un prezioso e approfondito contributo tecnico sulla cultura della giurisdizione comune ai Pubblici Ministeri e ai Giudici, sull’Alta Corte disciplinare e sul ruolo dell’avvocatura. E la materia, da ieri si è fatta meno ostica e più accessibile alla comprensione di tutti noi, permettendoci di andare a votare convinti di dire No ad un’impostura. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo A Olbia Travaglio ci ha aiutato a chiarire la riforma e le falsità che il governo fa circolare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Oristano, la Digos vuole l’elenco dei presenti in tribunale credendo sia un evento per il referendum
Si sono presentati in tribunale e hanno chiesto la lista dei partecipanti all’incontro pubblico in corso, convinti si trattasse di un evento sul referendum. È diventato un caso quello accaduto al palazzo di giustizia di Oristano, dove sabato scorso due agenti della Digos hanno interrotto un “Incontro coi magistrati” organizzato per “far conoscere l’attività giurisdizionale”. Insomma una sorta di lezione tenuta dai magistrati sardi sul funzionamento della giustizia indirizzata alla cittadinanza. L’evento era aperto a tutti, ma per entrare al palazzo di giustizia occorreva registrarsi in una lista, predisposta dalla cancelliera del tribunale. Ed era quell’elenco che avrebbero voluto ottenere due uomini in borghese, comparsi durante l’incontro. Come racconta La Nuova Sardegna, dopo alcune incomprensioni i due hanno mostrato il distintivo qualificandosi come agenti della Digos. Hanno quindi chiesto alla cancelliera l’elenco delle persone presenti, ma quest’ultima si è rifiutata di fornirglielo. Dopo attimi di tensione, è stato spiegato ai due che l’incontro non era dedicato al referendum sulla separazione delle carriere ma al funzionalmento della giustizia. A quel punto gli agenti sono andati via. Resta da capire chi ha inviato i due uomini della Digos a controllare il convegno, credendo si trattasse di un evento per il referendum. C’è stato un esposto in questo senso? O si tratta di un’azione autonoma delle forze dell’ordine? Proprio per chiarire i contorni della vicenda è intervenuto il procuratore generale di Cagliari, Luigi Patronaggio, avviando gli accertamenti dovuti, che sono ancora in corso. Il Fatto ha interpellato la Questura di Oristano, che però non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione sulla vicenda. L'articolo Oristano, la Digos vuole l’elenco dei presenti in tribunale credendo sia un evento per il referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Arbitra minorenne presa a schiaffi e pugni, l’Aia: “Superato ogni limite di civiltà sportiva e umana”
“L’Associazione Italiana Arbitri esprime profondo sdegno e indignazione per il gravissimo episodio di violenza avvenuto durante una gara di un campionato giovanile, nel quale è stata aggredita un arbitro donna di soli 17 anni“. Un episodio spregevole, l’ennesimo che riguarda giovani arbitri in contesti di calcio giovanile, nella maggior parte dilettantistico. È successo nel sud della Sardegna, dove un dirigente ha colpito una giovane arbitra con due schiaffi al volto e, mentre la ragazza arretrava, anche con un pugno. L’aggressione ha provocato lesioni personali certificate dal referto di una struttura sanitaria pubblica, con una prognosi di 45 giorni. Stordita e scossa per quanto accaduto, la giovane direttrice di gara ha deciso di interrompere immediatamente la partita. Il dirigente è stato squalificato per 5 anni. “Colpire un arbitro rappresenta sempre un fatto gravissimo. Farlo nei confronti di una ragazza di 17 anni impegnata a dirigere una gara giovanile supera ogni limite di civiltà sportiva e umana”, prosegue la dura nota dell’Aia, che ha deciso di prendere ufficialmente posizione dopo l’ennesimo episodio di violenza verso gli arbitri. “È inaccettabile che chi ricopre un ruolo educativo e di responsabilità nel mondo dello sport si renda protagonista di un gesto tanto vile quanto violento. Ancora più grave è che un episodio di questo tipo si verifichi su un campo di calcio giovanile, che dovrebbe essere innanzitutto luogo di formazione, rispetto e crescita”. La situazione nel corso del match in questione è degenerata nella ripresa, quando uno dei dirigenti di una delle due squadre, presente in campo anche nel ruolo di assistente di parte, ha iniziato a protestare animatamente per la mancata concessione di una rimessa laterale. L’arbitra ha deciso di ammonire l’uomo, che però ha continuato a protestare. Di fronte alle ulteriori contestazioni e agli insulti, la direttrice di gara ha estratto il cartellino rosso. “Non è più tollerabile assistere a episodi di violenza contro gli ufficiali di gara, soprattutto quando a subirli sono giovani arbitri“, scrive l’Aia. “L’Associazione Italiana Arbitri chiede che fatti di tale gravità vengano perseguiti e sanzionati con la massima severità e che l’intero movimento calcistico, in tutte le sue componenti, assuma una posizione chiara e inequivocabile: la violenza non può e non deve trovare spazio nei nostri campi”. Non è la prima volta che accadono episodi del genere: “La violenza nei confronti degli ufficiali di gara rappresenta infatti una vera e propria piaga per il nostro movimento sportivo e si pone in aperta contraddizione con i principi di lealtà, rispetto e correttezza che costituiscono il fondamento dello sport e dell’attività calcistica”, ha dichiarato l’Associazione Italia Arbitri. “L’esempio deve partire proprio da chi ricopre ruoli di responsabilità. Dirigenti, allenatori, genitori e pubblico sugli spalti sono chiamati a promuovere e difendere i valori dello sport, contribuendo a creare un ambiente educativo e sano, nel quale il calcio possa tornare ad essere un luogo di crescita, formazione e rispetto reciproco”. L'articolo Arbitra minorenne presa a schiaffi e pugni, l’Aia: “Superato ogni limite di civiltà sportiva e umana” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Schiaffi e pugni all’arbitra 17enne: dirigente squalificato per cinque anni in ambito Figc
Una partita tra ragazzi di sedici e diciassette anni che avrebbe dovuto essere una semplice domenica di sport si è trasformata in un episodio di violenza che ha portato alla squalifica per cinque anni di un dirigente sportivo. È accaduto nel sud della Sardegna durante una gara di un campionato giovanile, dove a dirigere l’incontro c’era una giovane arbitra di appena 17 anni. Secondo quanto ricostruito nel dispositivo del giudice sportivo, il primo tempo della partita si era svolto senza particolari tensioni. La situazione è però degenerata nel corso della ripresa, quando uno dei dirigenti di una delle due squadre, presente in campo anche nel ruolo di assistente di parte, ha iniziato a protestare animatamente per la mancata concessione di una rimessa laterale. L’arbitra ha deciso di ammonire l’uomo, che avrebbe dovuto limitarsi a segnalare le uscite del pallone e collaborare con la direzione di gara. La protesta, però, non si è fermata. Di fronte alle ulteriori contestazioni e agli insulti, la direttrice di gara ha estratto il cartellino rosso. A quel punto la situazione è precipitata. Il dirigente ha reagito colpendo la giovane arbitra con due schiaffi al volto e, mentre la ragazza arretrava, anche con un pugno. L’aggressione ha provocato lesioni personali certificate dal referto di una struttura sanitaria pubblica, con una prognosi di 45 giorni. Stordita e scossa per quanto accaduto, la giovane direttrice di gara ha deciso di interrompere immediatamente la partita. Il giudice sportivo ha adottato sanzioni molto severe, sottolineando nel provvedimento la gravità dell’episodio: la vittima è un ufficiale di gara minorenne e donna, mentre l’aggressore è un adulto che ricopriva un ruolo educativo e di responsabilità all’interno di una competizione giovanile, contesto che dovrebbe essere dedicato alla formazione ai valori dello sport e del rispetto. Per il dirigente è stata disposta l’inibizione a svolgere qualsiasi attività nell’ambito della Figc per cinque anni, con la preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria federale. Alla società è stata inflitta anche un’ammenda di mille euro, la perdita della gara con il punteggio di 3-0 e una penalizzazione di due punti in classifica. L'articolo Schiaffi e pugni all’arbitra 17enne: dirigente squalificato per cinque anni in ambito Figc proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Spostare i detenuti in 41-bis in Sardegna è una violazione dei diritti umani”, la garante dei detenuti contro il piano Delmastro
“Spostare i detenuti in 41-bis in Sardegna è una violazione dei diritti umani”. Secondo Irene Testa, garante per i detenuti della Regione, l’attuazione del piano annunciato dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro “rischia di aggravare una situazione già al collasso”. Se il progetto del governo venisse attuato, le persone in 41-bis nelle carceri sarde salirebbero a 240. Un terzo del totale nazionale. “Oltre allo spazio manca tutto, dal personale ai medicinali”, ha spiegato Testa a Ilfattoquotidiano.it. “Il ministro Nordio sostiene che possiamo contenere ancora un altro centinaio di carcerati: sì, se li mettiamo nei sottoscala o li ammassiamo nelle celle il posto si trova sempre. Ma significa privarli dei loro diritti”. Secondo il piano ministeriale, saranno tre gli istituti carcerari dedicati al 41-bis nell’isola: Bancali (Sassari), Badu ‘e Carros (Nuoro) e Uta (Cagliari). “Tutte carceri già in seria difficoltà”, sottolinea Testa. “Il carcere di Uta ha il più alto tasso di sovraffollamento della regione: 747 detenuti con 550 posti regolamentari. ‘Bancali’, oltre al sovraffollamento, ha problemi strutturali: infiltrazioni, muri scrostati, muffa. In alcune celle non ci sono nemmeno i termosifoni. Pioveva sui tavoli e ho dovuto fare un esposto alla Procura”. In tutti gli istituti, poi, c’è carenza di personale penitenziario e sanitario, con un agente ogni tre detenuti. Un altro problema riguarderebbe il diritto alla territorialità degli altri carcerati: la detenzione dovrebbe avvenire in un istituto vicino al proprio ambiente familiare e sociale, per facilitare il reinserimento sociale, i rapporti affettivi e il diritto alla difesa. Ma è possibile che molti reclusi comuni vengano spostati proprio per fare spazio ai nuovi arrivati. La legge istitutiva del 41-bis del 1992 specifica che i detenuti “ad alta pericolosità” devono stare dentro istituti “a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari” o comunque in “sezioni speciali e logisticamente separate dal resto dell’istituto e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria”. Ed è proprio quel riferimento all’insularità che negli anni ha contribuito al sovraccarico: “Corriamo il rischio di diventare l’isola del turismo penitenziario. I problemi non si possono risolvere scaricandoli tutti su questa terra, peraltro spesso dimenticata: le carceri sarde sono come isole nell’isola, meno visitate di altre e più difficili da raggiungere. E così tutti i suoi carcerati scontano una doppia pena”. La Regione, sotto la guida della presidente Alessandra Todde, ha già iniziato a mobilitarsi contro il trasferimento. Il 28 febbraio, in una manifestazione a Cagliari, i consiglieri regionali hanno annunciato un’iniziativa parlamentare per modificare proprio il riferimento all’insularità. Insieme a loro sono scese in piazza circa 1.500 persone, per protestare contro “l’ennesima servitù, questa volta penitenziaria” e il timore di infiltrazioni mafiose. E per ribadire “quanto sarebbero gravi le conseguenze anche sul sistema sanitario regionale”. “Non ci sono medici né infermieri a sufficienza, e ogni giorno arrivano lettere di dimissioni a causa dei turni massacranti”, spiega la garante. Inoltre, per ogni detenuto che deve essere accompagnato in ospedale o a una visita, occorrono 7 agenti di scorta: “Impossibile con la carenza di personale sardo”. Non solo. “A volte, oltre agli addetti, mancano persino i farmaci e ci si trova costretti a farli portare dai familiari, rallentando le cure”. A questo si aggiunge anche il disagio psicologico. Sia dei carcerati, sia del personale. “L’80 per cento dei reclusi dell’isola usa psicofarmaci e ci sono tantissimi casi psichiatrici e persone tossicodipendenti nelle sezioni. In alcuni istituti c’è un solo psichiatra per l’intera struttura”, riferisce Testa. “Gli agenti di Polizia penitenziaria, soprattutto i più giovani, sono disperati per la mole di lavoro: hanno anche questo carico, nonostante non spetti a loro”. Una carenza che riguarda anche il territorio: “Non ci sono comunità per gestire questi casi. Nelle carceri si custodisce, si nasconde e si punisce il disagio. E il compito di rieducare e reinserire socialmente resta un miraggio”. L'articolo “Spostare i detenuti in 41-bis in Sardegna è una violazione dei diritti umani”, la garante dei detenuti contro il piano Delmastro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Esplode bombola di gas, morti marito e moglie a Ghilarza nell’Oristanese
Due anziani coniugi hanno perso la vita questa mattina a Ghilarza, nell’Oristanese, per l’esplosione di una bombola di gas all’interno della loro abitazione. Tutto è avvenuto in via XVI Marzo, in una zona residenziale vicino a una scuola materna e al campo sportivo del paese. Le vittime sono un uomo di 80 anni e la moglie di 73. Secondo le prime informazioni, la deflagrazione potrebbe essere stata provocata da una fuga di gas collegata a una stufa presente nell’abitazione, ma la dinamica esatta è ancora al vaglio degli investigatori. L’allarme è stato lanciato dal figlio della coppia che ha richiesto l’intervento dei soccorsi. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, i carabinieri e il personale del 118. All’arrivo delle squadre di emergenza l’uomo era già morto, mentre per la moglie è stato fatto intervenire l’elisoccorso, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inutile. L’area è stata messa in sicurezza dai vigili del fuoco, mentre i carabinieri hanno avviato gli accertamenti per chiarire con precisione le cause dell’esplosione e ricostruire quanto accaduto. L'articolo Esplode bombola di gas, morti marito e moglie a Ghilarza nell’Oristanese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Fondazione Mont’e Prama, anche per gli indagati vale la presunzione d’innocenza. Ma la gogna mediatica è già innescata
di Ilaria Muggianu Scano Perquisizioni e sequestri in diverse regioni nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Cagliari sulla gestione della fondazione Mont’e Prama. Undici le persone iscritte nel registro degli indagati dal pm Rossana Allieri per ipotesi che vanno, a vario titolo, dalla corruzione alla turbata libertà degli incanti, fino al falso. Gli investigatori stanno acquisendo documenti e supporti informatici per ricostruire i rapporti economici tra la Fondazione e alcune società e associazioni che avrebbero collaborato con l’ente a partire dal 2021. Al centro dell’indagine, presunti flussi di denaro pubblico e affidamenti ritenuti sospetti. Il fascicolo, avviato negli anni scorsi dalla procura di Oristano, è stato in parte trasferito a Cagliari per competenza territoriale. L’ipotesi è che alcuni dei reati contestati siano stati commessi nel capoluogo. L’improvviso fragore mediatico che ha investito frontalmente Anthony Muroni e Raimondo Schiavone rischia di oscurare la realtà dei fatti e i percorsi professionali – decisamente non pochi – di chi è legato rispettivamente nelle attività della Fondazione Mont’e Prama e nelle celebrazioni deleddiane. Sarebbe superfluo invocare la presunzione di innocenza, ma la gogna mediatica è già innescata. In uno Stato di diritto, l’iscrizione nel registro degli indagati è un atto a tutela dell’indagato stesso e non dovrebbe rappresentare una condanna anticipata. Anthony Muroni e Raimondo Schiavone hanno già manifestato, per vie ufficiali ma soprattutto attraverso la propria condotta, la più ampia disponibilità verso la magistratura, fiduciosi che il corso della giustizia saprà distinguere le ipotesi di accusa dalla realtà operativa. Se la Sardegna non fosse terra che nei momenti in cui è necessaria massima coesione si rivelasse brevettatrice di quell’invidia endemica in tutto aderente al Pocos, locos, y mal unidos attribuito di quando in quando a Carlo V o a Martin Carrillo ambasciatore di Filippo IV, di fatto difficilmente smentibile, non avrebbe vista e memoria obnubilate di fronte al contributo culturale e all’incidenza sullo sviluppo del territorio garantito da Muroni e Schiavone nel corso degli anni. Non esattamente inezie quelle di far emergere la cultura megalitica più antica del Mediterraneo o la divulgazione a livello planetario della figura di Grazia Deledda, con quanto comporta il riflesso delle operazioni su territorio non limitatamente sardo. Non si può parlare di Anthony Muroni senza citare il rilancio internazionale del patrimonio di Cabras e quello deleddiano. Sotto la sua presidenza, la Fondazione Mont’e Prama ha trasformato i Giganti in un simbolo globale della Sardegna. Allo stesso modo l’impegno di Raimondo Schiavone nel settore dell’innovazione e della cooperazione internazionale testimonia una carriera spesa per la crescita del tessuto economico e culturale dell’isola. Il pericolo maggiore in queste ore è la veuve mediatica immotivata e illogica. È fondamentale separare il fango delle speculazioni dalla solidità delle carriere professionali. La serietà dimostrata negli anni da Muroni, giornalista e saggista, e da Schiavone, esperto di relazioni internazionali, non può essere cancellata da un’indagine ancora in fase embrionale. Il Presidente della Fondazione Mont’e Prama ha scelto di condividere con estrema tranquillità la trasparenza dei processi amministrativi dell’ente. Muroni esprime massima fiducia nell’operato di Guardia di Finanza e Procura: “Sono sereno e fiducioso che la magistratura farà chiarezza in tempi brevi, confermando la correttezza del mio operato e quello degli uffici”. L’imprenditore culturale Schiavone ha descritto l’amarezza per il coinvolgimento, ma allo stesso tempo la determinazione a difendere la propria onorabilità costruita in anni di carriera internazionale. Assoluta assenza d’arroccamento. Entrambi si sono messi a disposizione ma risoluti nel dimostrare la validità dei progetti, dai successi della Fondazione alle iniziative di cooperazione. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! 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Una cavalla si accascia a terra e muore: tragedia alla Sartiglia di Oristano. Il proprietario: “Le hanno lanciato dei petardi vicino agli zoccoli”
Emergono nuovi dettagli sulla morte di una cavalla durante la tradizionale Sartiglia di Oristano. Lo scorso 15 febbraio, Hurrimera – il nome dell’animale – è crollata a terra a seguito dello scoppio di alcuni petardi. Sulla questione è intervenuto Marco Daga, proprietario dell’equina, che ha assistito da vicino alla morte della sua cavalla. Ai microfoni de L’Unione Sarda, l’uomo ha dichiarato: “Appena arrivati vicino alla rotonda di piazza Manno, prima di imboccare via Duomo per il corteo di inizio della corsa alla stella un gruppo di ragazzini ha lanciato petardi praticamente sugli zoccoli di Hurrimera. Quegli scoppi l’hanno spaventata talmente tanto che dopo pochi metri è crollata a terra”. Il 39enne ha raccontato di aver assistito alla scena con le lacrime agli occhi. Daga ha aggiunto: “Per me e per la mia famiglia era come una figlia. Aveva 14 anni, mai un problema, stava benissimo. E che nessuno dica che non era abituata a stare tra la folla perché durante la sua vita ha fatto tantissimi viaggi, ha partecipato a decine di manifestazioni anche in ippodromi con ventimila persone. Era davvero speciale“. Daga ha concluso così: “Parlano senza conoscere, per il gusto di accusare. Preferisco non rispondere a gente che non sa neanche dove è Oristano, figurarsi se possono capire quanto amavo la mia cavalla“. Sulla questione sono intervenute anche le associazioni di animalisti. Sonny Richichi, presidente della sede di Montaione di “Italian horse protection”, ha dichiarato: “La morte di un cavallo alla Sartiglia è inaccettabile per il semplice motivo che lì non ci doveva stare”. La Lega Anti Vivisezione (Lav) ha commentato l’accaduto: “Si tratta di un episodio grave, che conferma come l’impiego dei cavalli in eventi di spettacolo comporti rischi non eliminabili”. NON SOLO HURRIMERA La morte di Hurrimera ha scosso la popolazione di Oristano. Dopo essersi accasciata a terra, la cavalla è stata soccorsa dai veterinari che non sono riusciti a salvarla. Nel corso della Sartiglia si è verificata la caduta di un altro cavallo, con conseguente ferimento. Come riporta la Lav, non sono stati forniti dettagli sulle sue condizioni. Le tradizionali sfilate impongono agli animali condizioni operative lontane dalle loro capacità naturali di adattamento. Lunghi periodi di immobilità, stimoli sonori intensi e manovre complesse al galoppo possono infatti alterare la frequenza cardiaca, la respirazione e causare malori improvvisi. DI SEGUITO LE IMMAGINI FORTI DEL VIDEO DELLA MORTE DEL CAVALLO. SI SCONSIGLIA LA VISIONE AL PUBBLICO SENSIBILE L'articolo Una cavalla si accascia a terra e muore: tragedia alla Sartiglia di Oristano. Il proprietario: “Le hanno lanciato dei petardi vicino agli zoccoli” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Due morti sul lavoro in Sardegna: due incidenti in poche ore nel Nuorese e Cagliaritano
Un anziano è deceduto dopo essere stato schiacciato da un camion nelle campagne di Lanusei, nel Nuorese. Secondo quanto si apprende l’incidente sarebbe avvenuto in un terreno agricolo. I soccorsi, seppur rapidi, pare siano stati inutili per l’uomo. Gli agenti del Commissariato di Lanusei sono accorsi sul posto per fare chiarezza sulla dinamica dell’incidente. La tragedia arriva a poche ore dalla notizia della morte di un operaio per un malore in uno stabilimento a Sestu, Nel Cagliaritano. L’operaio 62enne era intento a manovrare un muletto all’interno di uno stabilimento. L’uomo si è poi accasciato e il suo cuore si è fermato. La causa del decesso sarebbe quindi quella di un malore fatale, forse un infarto, ma saranno gli accertamenti dei carabinieri a stabilire le cause dietro la morte dell’operaio. L'articolo Due morti sul lavoro in Sardegna: due incidenti in poche ore nel Nuorese e Cagliaritano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
Morti sul Lavoro
Sardegna