Alessandra Todde resta pienamente legittimata nel suo ruolo di presidente della
Regione Sardegna: la Corte d’Appello di Cagliari ha parzialmente riformato la
sentenza di primo grado sulla decadenza, confermando però la sanzione pecuniaria
di 40mila euro.
La Corte ha accolto parzialmente l’appello della presidente, dichiarando nulla
la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva riqualificato la sua
condotta come “omessa presentazione” del rendiconto delle spese della campagna
elettorale. La Corte ha preso atto che la Consulta aveva già annullato
l’ordinanza del Collegio di garanzia nella parte in cui disponeva la decadenza.
Ancora nessun commento a caldo da parte della presidente che si sta preparando a
raggiungere Bruxelles dove è probabile che domani tenga un punto stampa nel
quale parlerà anche della decisione della Corte d’Appello. Dall’entourage della
governatrice e dal Movimento Cinquestelle però trapela soddisfazione ed
entusiasmo.
LA CONSULTA
Per i giudici della Corte costituzionale il Collegio regionale di garanzia
elettorale che aveva dichiarato decaduta l’esponente del M56 aveva “esorbitato
dai propri poteri, cagionando una menomazione delle attribuzioni
costituzionalmente garantite alla Regione Sardegna”, in quanto si è pronunciato
“in ipotesi non previste dalla legge come cause di ineleggibilità“. La Consulta
aveva messo nero su bianco che non spettava allo Stato e, per suo conto al
Collegio di garanzia, affermare nella motivazione dell’ordinanza impugnata, che
“si impone la decadenza dalla carica del candidato eletto” e disporre “la
trasmissione della presente ordinanza/ingiunzione al Presidente del Consiglio
Regionale per quanto di competenza in ordine all’adozione del provvedimento di
decadenza di Todde Alessandra dalla carica di Presidente della Regione
Sardegna”.
L’ORDINANZA
L’ordinanza era stata adottata in seguito all’esame delle spese sostenute dalla
governatrice sarda durante la campagna elettorale per le regionali del febbraio
2024, in cui sarebbero state ravvisate irregolarità. Fra le irregolarità
contestate dai giudici del collegio elettorale, la mancata apertura di un conto
corrente dedicato per la raccolta dei finanziamenti destinati alla campagna
elettorale e l’assenza di un mandatario elettorale, elementi necessari per
garantire la trasparenza dei finanziamenti. Ma l’11 marzo di un anno fa la Corte
dei conti aveva approva le spese elettorali M5s e un mese dopo la procura di
Cagliari aveva chiesto di annullare la decadenza per le spese elettorali.
L'articolo Alessandra Todde legittimata nel suo ruolo di presidente della
Regione Sardegna, la decisione della Corte d’appello di Cagliari proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Sardegna
di Enza Plotino
Con certezza ormai granitica, possiamo dire che questa “ordalia” come la chiama
Meloni, una novità l’ha portata eccome! Ha avvicinato mondi che fino a ieri
erano lontani, ha permesso alla magistratura di poter trovare un piano di
comunicazione che potesse essere comprensibile per tutti, ma anche ha reso
evidente a tutti che sono le leggi che dirigono la “penna” dei magistrati e non
il contrario. Se la nostra Presidente del Consiglio voleva confondere le acque
per “normalizzare” il ruolo dei magistrati imputando loro tutti i fatti di
cronaca nera e di malagiustizia attuali, ebbene non mi pare ci stia riuscendo,
anzi sta succedendo l’esatto contrario.
Lo abbiamo plasticamente visto martedì sera, ad Olbia, in Sardegna, durante
un’iniziativa della Cgil Gallura sulle ragioni del No al referendum, che ha reso
evidente, grazie al contributo di Marco Travaglio, direttore del Fatto
Quotidiano da una parte e al prezioso apporto tecnico giuridico dei magistrati e
degli avvocati presenti dall’altra, come la realtà degli esempi, dei fatti
portata da Travaglio, unita alla disponibilità a far comprendere il proprio
ruolo e i propri organismi decisionali della magistratura, dà modo a tutti noi
cittadini e cittadine di poter capire che si può stare da una sola parte. Quella
del rispetto della legge e della Carta costituzionale.
E’ stato proprio l’intervento del direttore del Fatto Quotidiano ad aiutare
tutti noi a rendere comprensibile le asperità di un mondo fino a ieri
inarrivabile. Ha “messo a terra” la realtà con i suoi fatti, gli errori, le
condanne, le assoluzioni, le archiviazioni, districando i nodi della riforma e
smascherandone le falsità che il governo ha fatto circolare artatamente per
confondere la cittadinanza. Procedure scorrette, falsi argomenti (molto
gettonata la famiglia del bosco), per introdurre false ragioni sulla necessità
di questa riforma. E’ stato tutto molto chiaro. Con questa riforma, la destra
vuole minare l’equilibrio tra i poteri dello Stato perché si è sempre sentita
“estranea” culturalmente, “dove per cultura intendo l’avversione alla Carta
costituzionale e alla Repubblica democratica” e vuole tentare di scardinare,
attraverso questa controriforma, l’architrave democratico che ha retto e guidato
l’Italia negli 80 anni da quel lontano 1946. Per questo la riforma ha
attraversato fulminea il Parlamento per arrivare, senza essere toccata, alla
fase della campagna referendaria, da “vivere come un’ordalia”, nei desideri di
Meloni.
Una riforma al buio e un voto al buio. I magistrati e gli avvocati presenti
all’iniziativa della Cgil Gallura hanno dal canto loro dimostrato, attraverso i
loro interventi, di come la riforma sia dannosa, oltre che per la giustizia e
per l’equilibrio dei poteri, anche per i cittadini. Un prezioso e approfondito
contributo tecnico sulla cultura della giurisdizione comune ai Pubblici
Ministeri e ai Giudici, sull’Alta Corte disciplinare e sul ruolo
dell’avvocatura. E la materia, da ieri si è fatta meno ostica e più accessibile
alla comprensione di tutti noi, permettendoci di andare a votare convinti di
dire No ad un’impostura.
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L'articolo A Olbia Travaglio ci ha aiutato a chiarire la riforma e le falsità
che il governo fa circolare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si sono presentati in tribunale e hanno chiesto la lista dei partecipanti
all’incontro pubblico in corso, convinti si trattasse di un evento sul
referendum. È diventato un caso quello accaduto al palazzo di giustizia di
Oristano, dove sabato scorso due agenti della Digos hanno interrotto un
“Incontro coi magistrati” organizzato per “far conoscere l’attività
giurisdizionale”. Insomma una sorta di lezione tenuta dai magistrati sardi sul
funzionamento della giustizia indirizzata alla cittadinanza.
L’evento era aperto a tutti, ma per entrare al palazzo di giustizia occorreva
registrarsi in una lista, predisposta dalla cancelliera del tribunale. Ed era
quell’elenco che avrebbero voluto ottenere due uomini in borghese, comparsi
durante l’incontro. Come racconta La Nuova Sardegna, dopo alcune incomprensioni
i due hanno mostrato il distintivo qualificandosi come agenti della Digos. Hanno
quindi chiesto alla cancelliera l’elenco delle persone presenti, ma quest’ultima
si è rifiutata di fornirglielo. Dopo attimi di tensione, è stato spiegato ai due
che l’incontro non era dedicato al referendum sulla separazione delle carriere
ma al funzionalmento della giustizia. A quel punto gli agenti sono andati via.
Resta da capire chi ha inviato i due uomini della Digos a controllare il
convegno, credendo si trattasse di un evento per il referendum. C’è stato un
esposto in questo senso? O si tratta di un’azione autonoma delle forze
dell’ordine? Proprio per chiarire i contorni della vicenda è intervenuto il
procuratore generale di Cagliari, Luigi Patronaggio, avviando gli accertamenti
dovuti, che sono ancora in corso. Il Fatto ha interpellato la Questura di
Oristano, che però non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione sulla vicenda.
L'articolo Oristano, la Digos vuole l’elenco dei presenti in tribunale credendo
sia un evento per il referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
“L’Associazione Italiana Arbitri esprime profondo sdegno e indignazione per il
gravissimo episodio di violenza avvenuto durante una gara di un campionato
giovanile, nel quale è stata aggredita un arbitro donna di soli 17 anni“. Un
episodio spregevole, l’ennesimo che riguarda giovani arbitri in contesti di
calcio giovanile, nella maggior parte dilettantistico. È successo nel sud della
Sardegna, dove un dirigente ha colpito una giovane arbitra con due schiaffi al
volto e, mentre la ragazza arretrava, anche con un pugno. L’aggressione ha
provocato lesioni personali certificate dal referto di una struttura sanitaria
pubblica, con una prognosi di 45 giorni. Stordita e scossa per quanto accaduto,
la giovane direttrice di gara ha deciso di interrompere immediatamente la
partita. Il dirigente è stato squalificato per 5 anni.
“Colpire un arbitro rappresenta sempre un fatto gravissimo. Farlo nei confronti
di una ragazza di 17 anni impegnata a dirigere una gara giovanile supera ogni
limite di civiltà sportiva e umana”, prosegue la dura nota dell’Aia, che ha
deciso di prendere ufficialmente posizione dopo l’ennesimo episodio di violenza
verso gli arbitri. “È inaccettabile che chi ricopre un ruolo educativo e di
responsabilità nel mondo dello sport si renda protagonista di un gesto tanto
vile quanto violento. Ancora più grave è che un episodio di questo tipo si
verifichi su un campo di calcio giovanile, che dovrebbe essere innanzitutto
luogo di formazione, rispetto e crescita”.
La situazione nel corso del match in questione è degenerata nella ripresa,
quando uno dei dirigenti di una delle due squadre, presente in campo anche nel
ruolo di assistente di parte, ha iniziato a protestare animatamente per la
mancata concessione di una rimessa laterale. L’arbitra ha deciso di ammonire
l’uomo, che però ha continuato a protestare. Di fronte alle ulteriori
contestazioni e agli insulti, la direttrice di gara ha estratto il cartellino
rosso. “Non è più tollerabile assistere a episodi di violenza contro gli
ufficiali di gara, soprattutto quando a subirli sono giovani arbitri“, scrive
l’Aia. “L’Associazione Italiana Arbitri chiede che fatti di tale gravità vengano
perseguiti e sanzionati con la massima severità e che l’intero movimento
calcistico, in tutte le sue componenti, assuma una posizione chiara e
inequivocabile: la violenza non può e non deve trovare spazio nei nostri campi”.
Non è la prima volta che accadono episodi del genere: “La violenza nei confronti
degli ufficiali di gara rappresenta infatti una vera e propria piaga per il
nostro movimento sportivo e si pone in aperta contraddizione con i principi di
lealtà, rispetto e correttezza che costituiscono il fondamento dello sport e
dell’attività calcistica”, ha dichiarato l’Associazione Italia Arbitri.
“L’esempio deve partire proprio da chi ricopre ruoli di responsabilità.
Dirigenti, allenatori, genitori e pubblico sugli spalti sono chiamati a
promuovere e difendere i valori dello sport, contribuendo a creare un ambiente
educativo e sano, nel quale il calcio possa tornare ad essere un luogo di
crescita, formazione e rispetto reciproco”.
L'articolo Arbitra minorenne presa a schiaffi e pugni, l’Aia: “Superato ogni
limite di civiltà sportiva e umana” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una partita tra ragazzi di sedici e diciassette anni che avrebbe dovuto essere
una semplice domenica di sport si è trasformata in un episodio di violenza che
ha portato alla squalifica per cinque anni di un dirigente sportivo. È accaduto
nel sud della Sardegna durante una gara di un campionato giovanile, dove a
dirigere l’incontro c’era una giovane arbitra di appena 17 anni.
Secondo quanto ricostruito nel dispositivo del giudice sportivo, il primo tempo
della partita si era svolto senza particolari tensioni. La situazione è però
degenerata nel corso della ripresa, quando uno dei dirigenti di una delle due
squadre, presente in campo anche nel ruolo di assistente di parte, ha iniziato a
protestare animatamente per la mancata concessione di una rimessa laterale.
L’arbitra ha deciso di ammonire l’uomo, che avrebbe dovuto limitarsi a segnalare
le uscite del pallone e collaborare con la direzione di gara. La protesta, però,
non si è fermata. Di fronte alle ulteriori contestazioni e agli insulti, la
direttrice di gara ha estratto il cartellino rosso.
A quel punto la situazione è precipitata. Il dirigente ha reagito colpendo la
giovane arbitra con due schiaffi al volto e, mentre la ragazza arretrava, anche
con un pugno. L’aggressione ha provocato lesioni personali certificate dal
referto di una struttura sanitaria pubblica, con una prognosi di 45 giorni.
Stordita e scossa per quanto accaduto, la giovane direttrice di gara ha deciso
di interrompere immediatamente la partita.
Il giudice sportivo ha adottato sanzioni molto severe, sottolineando nel
provvedimento la gravità dell’episodio: la vittima è un ufficiale di gara
minorenne e donna, mentre l’aggressore è un adulto che ricopriva un ruolo
educativo e di responsabilità all’interno di una competizione giovanile,
contesto che dovrebbe essere dedicato alla formazione ai valori dello sport e
del rispetto. Per il dirigente è stata disposta l’inibizione a svolgere
qualsiasi attività nell’ambito della Figc per cinque anni, con la preclusione
alla permanenza in qualsiasi rango o categoria federale. Alla società è stata
inflitta anche un’ammenda di mille euro, la perdita della gara con il punteggio
di 3-0 e una penalizzazione di due punti in classifica.
L'articolo Schiaffi e pugni all’arbitra 17enne: dirigente squalificato per
cinque anni in ambito Figc proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Spostare i detenuti in 41-bis in Sardegna è una violazione dei diritti umani”.
Secondo Irene Testa, garante per i detenuti della Regione, l’attuazione del
piano annunciato dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro “rischia di
aggravare una situazione già al collasso”. Se il progetto del governo venisse
attuato, le persone in 41-bis nelle carceri sarde salirebbero a 240. Un terzo
del totale nazionale. “Oltre allo spazio manca tutto, dal personale ai
medicinali”, ha spiegato Testa a Ilfattoquotidiano.it. “Il ministro Nordio
sostiene che possiamo contenere ancora un altro centinaio di carcerati: sì, se
li mettiamo nei sottoscala o li ammassiamo nelle celle il posto si trova sempre.
Ma significa privarli dei loro diritti”.
Secondo il piano ministeriale, saranno tre gli istituti carcerari dedicati al
41-bis nell’isola: Bancali (Sassari), Badu ‘e Carros (Nuoro) e Uta (Cagliari).
“Tutte carceri già in seria difficoltà”, sottolinea Testa. “Il carcere di Uta ha
il più alto tasso di sovraffollamento della regione: 747 detenuti con 550 posti
regolamentari. ‘Bancali’, oltre al sovraffollamento, ha problemi strutturali:
infiltrazioni, muri scrostati, muffa. In alcune celle non ci sono nemmeno i
termosifoni. Pioveva sui tavoli e ho dovuto fare un esposto alla Procura”. In
tutti gli istituti, poi, c’è carenza di personale penitenziario e sanitario, con
un agente ogni tre detenuti. Un altro problema riguarderebbe il diritto alla
territorialità degli altri carcerati: la detenzione dovrebbe avvenire in un
istituto vicino al proprio ambiente familiare e sociale, per facilitare il
reinserimento sociale, i rapporti affettivi e il diritto alla difesa. Ma è
possibile che molti reclusi comuni vengano spostati proprio per fare spazio ai
nuovi arrivati.
La legge istitutiva del 41-bis del 1992 specifica che i detenuti “ad alta
pericolosità” devono stare dentro istituti “a loro esclusivamente dedicati,
collocati preferibilmente in aree insulari” o comunque in “sezioni speciali e
logisticamente separate dal resto dell’istituto e custoditi da reparti
specializzati della polizia penitenziaria”. Ed è proprio quel riferimento
all’insularità che negli anni ha contribuito al sovraccarico: “Corriamo il
rischio di diventare l’isola del turismo penitenziario. I problemi non si
possono risolvere scaricandoli tutti su questa terra, peraltro spesso
dimenticata: le carceri sarde sono come isole nell’isola, meno visitate di altre
e più difficili da raggiungere. E così tutti i suoi carcerati scontano una
doppia pena”.
La Regione, sotto la guida della presidente Alessandra Todde, ha già iniziato a
mobilitarsi contro il trasferimento. Il 28 febbraio, in una manifestazione a
Cagliari, i consiglieri regionali hanno annunciato un’iniziativa parlamentare
per modificare proprio il riferimento all’insularità. Insieme a loro sono scese
in piazza circa 1.500 persone, per protestare contro “l’ennesima servitù, questa
volta penitenziaria” e il timore di infiltrazioni mafiose. E per ribadire
“quanto sarebbero gravi le conseguenze anche sul sistema sanitario regionale”.
“Non ci sono medici né infermieri a sufficienza, e ogni giorno arrivano lettere
di dimissioni a causa dei turni massacranti”, spiega la garante. Inoltre, per
ogni detenuto che deve essere accompagnato in ospedale o a una visita, occorrono
7 agenti di scorta: “Impossibile con la carenza di personale sardo”. Non solo.
“A volte, oltre agli addetti, mancano persino i farmaci e ci si trova costretti
a farli portare dai familiari, rallentando le cure”.
A questo si aggiunge anche il disagio psicologico. Sia dei carcerati, sia del
personale. “L’80 per cento dei reclusi dell’isola usa psicofarmaci e ci sono
tantissimi casi psichiatrici e persone tossicodipendenti nelle sezioni. In
alcuni istituti c’è un solo psichiatra per l’intera struttura”, riferisce Testa.
“Gli agenti di Polizia penitenziaria, soprattutto i più giovani, sono disperati
per la mole di lavoro: hanno anche questo carico, nonostante non spetti a loro”.
Una carenza che riguarda anche il territorio: “Non ci sono comunità per gestire
questi casi. Nelle carceri si custodisce, si nasconde e si punisce il disagio. E
il compito di rieducare e reinserire socialmente resta un miraggio”.
L'articolo “Spostare i detenuti in 41-bis in Sardegna è una violazione dei
diritti umani”, la garante dei detenuti contro il piano Delmastro proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Due anziani coniugi hanno perso la vita questa mattina a Ghilarza,
nell’Oristanese, per l’esplosione di una bombola di gas all’interno della loro
abitazione. Tutto è avvenuto in via XVI Marzo, in una zona residenziale vicino a
una scuola materna e al campo sportivo del paese.
Le vittime sono un uomo di 80 anni e la moglie di 73. Secondo le prime
informazioni, la deflagrazione potrebbe essere stata provocata da una fuga di
gas collegata a una stufa presente nell’abitazione, ma la dinamica esatta è
ancora al vaglio degli investigatori.
L’allarme è stato lanciato dal figlio della coppia che ha richiesto l’intervento
dei soccorsi. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, i carabinieri e il
personale del 118. All’arrivo delle squadre di emergenza l’uomo era già morto,
mentre per la moglie è stato fatto intervenire l’elisoccorso, ma ogni tentativo
di rianimazione si è rivelato inutile. L’area è stata messa in sicurezza dai
vigili del fuoco, mentre i carabinieri hanno avviato gli accertamenti per
chiarire con precisione le cause dell’esplosione e ricostruire quanto accaduto.
L'articolo Esplode bombola di gas, morti marito e moglie a Ghilarza
nell’Oristanese proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Ilaria Muggianu Scano
Perquisizioni e sequestri in diverse regioni nell’ambito di un’inchiesta della
Procura di Cagliari sulla gestione della fondazione Mont’e Prama. Undici le
persone iscritte nel registro degli indagati dal pm Rossana Allieri per ipotesi
che vanno, a vario titolo, dalla corruzione alla turbata libertà degli incanti,
fino al falso. Gli investigatori stanno acquisendo documenti e supporti
informatici per ricostruire i rapporti economici tra la Fondazione e alcune
società e associazioni che avrebbero collaborato con l’ente a partire dal 2021.
Al centro dell’indagine, presunti flussi di denaro pubblico e affidamenti
ritenuti sospetti. Il fascicolo, avviato negli anni scorsi dalla procura di
Oristano, è stato in parte trasferito a Cagliari per competenza territoriale.
L’ipotesi è che alcuni dei reati contestati siano stati commessi nel capoluogo.
L’improvviso fragore mediatico che ha investito frontalmente Anthony Muroni e
Raimondo Schiavone rischia di oscurare la realtà dei fatti e i percorsi
professionali – decisamente non pochi – di chi è legato rispettivamente nelle
attività della Fondazione Mont’e Prama e nelle celebrazioni deleddiane.
Sarebbe superfluo invocare la presunzione di innocenza, ma la gogna mediatica è
già innescata. In uno Stato di diritto, l’iscrizione nel registro degli indagati
è un atto a tutela dell’indagato stesso e non dovrebbe rappresentare una
condanna anticipata. Anthony Muroni e Raimondo Schiavone hanno già manifestato,
per vie ufficiali ma soprattutto attraverso la propria condotta, la più ampia
disponibilità verso la magistratura, fiduciosi che il corso della giustizia
saprà distinguere le ipotesi di accusa dalla realtà operativa.
Se la Sardegna non fosse terra che nei momenti in cui è necessaria massima
coesione si rivelasse brevettatrice di quell’invidia endemica in tutto aderente
al Pocos, locos, y mal unidos attribuito di quando in quando a Carlo V o a
Martin Carrillo ambasciatore di Filippo IV, di fatto difficilmente smentibile,
non avrebbe vista e memoria obnubilate di fronte al contributo culturale e
all’incidenza sullo sviluppo del territorio garantito da Muroni e Schiavone nel
corso degli anni. Non esattamente inezie quelle di far emergere la cultura
megalitica più antica del Mediterraneo o la divulgazione a livello planetario
della figura di Grazia Deledda, con quanto comporta il riflesso delle operazioni
su territorio non limitatamente sardo.
Non si può parlare di Anthony Muroni senza citare il rilancio internazionale del
patrimonio di Cabras e quello deleddiano. Sotto la sua presidenza, la Fondazione
Mont’e Prama ha trasformato i Giganti in un simbolo globale della Sardegna. Allo
stesso modo l’impegno di Raimondo Schiavone nel settore dell’innovazione e della
cooperazione internazionale testimonia una carriera spesa per la crescita del
tessuto economico e culturale dell’isola. Il pericolo maggiore in queste ore è
la veuve mediatica immotivata e illogica. È fondamentale separare il fango delle
speculazioni dalla solidità delle carriere professionali. La serietà dimostrata
negli anni da Muroni, giornalista e saggista, e da Schiavone, esperto di
relazioni internazionali, non può essere cancellata da un’indagine ancora in
fase embrionale. Il Presidente della Fondazione Mont’e Prama ha scelto di
condividere con estrema tranquillità la trasparenza dei processi amministrativi
dell’ente.
Muroni esprime massima fiducia nell’operato di Guardia di Finanza e Procura:
“Sono sereno e fiducioso che la magistratura farà chiarezza in tempi brevi,
confermando la correttezza del mio operato e quello degli uffici”.
L’imprenditore culturale Schiavone ha descritto l’amarezza per il
coinvolgimento, ma allo stesso tempo la determinazione a difendere la propria
onorabilità costruita in anni di carriera internazionale.
Assoluta assenza d’arroccamento. Entrambi si sono messi a disposizione ma
risoluti nel dimostrare la validità dei progetti, dai successi della Fondazione
alle iniziative di cooperazione.
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L'articolo Fondazione Mont’e Prama, anche per gli indagati vale la presunzione
d’innocenza. Ma la gogna mediatica è già innescata proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Emergono nuovi dettagli sulla morte di una cavalla durante la tradizionale
Sartiglia di Oristano. Lo scorso 15 febbraio, Hurrimera – il nome dell’animale –
è crollata a terra a seguito dello scoppio di alcuni petardi. Sulla questione è
intervenuto Marco Daga, proprietario dell’equina, che ha assistito da vicino
alla morte della sua cavalla.
Ai microfoni de L’Unione Sarda, l’uomo ha dichiarato: “Appena arrivati vicino
alla rotonda di piazza Manno, prima di imboccare via Duomo per il corteo di
inizio della corsa alla stella un gruppo di ragazzini ha lanciato petardi
praticamente sugli zoccoli di Hurrimera. Quegli scoppi l’hanno spaventata
talmente tanto che dopo pochi metri è crollata a terra”. Il 39enne ha raccontato
di aver assistito alla scena con le lacrime agli occhi.
Daga ha aggiunto: “Per me e per la mia famiglia era come una figlia. Aveva 14
anni, mai un problema, stava benissimo. E che nessuno dica che non era abituata
a stare tra la folla perché durante la sua vita ha fatto tantissimi viaggi, ha
partecipato a decine di manifestazioni anche in ippodromi con ventimila persone.
Era davvero speciale“. Daga ha concluso così: “Parlano senza conoscere, per il
gusto di accusare. Preferisco non rispondere a gente che non sa neanche dove è
Oristano, figurarsi se possono capire quanto amavo la mia cavalla“.
Sulla questione sono intervenute anche le associazioni di animalisti. Sonny
Richichi, presidente della sede di Montaione di “Italian horse protection”, ha
dichiarato: “La morte di un cavallo alla Sartiglia è inaccettabile per il
semplice motivo che lì non ci doveva stare”.
La Lega Anti Vivisezione (Lav) ha commentato l’accaduto: “Si tratta di un
episodio grave, che conferma come l’impiego dei cavalli in eventi di spettacolo
comporti rischi non eliminabili”.
NON SOLO HURRIMERA
La morte di Hurrimera ha scosso la popolazione di Oristano. Dopo essersi
accasciata a terra, la cavalla è stata soccorsa dai veterinari che non sono
riusciti a salvarla. Nel corso della Sartiglia si è verificata la caduta di un
altro cavallo, con conseguente ferimento. Come riporta la Lav, non sono stati
forniti dettagli sulle sue condizioni. Le tradizionali sfilate impongono agli
animali condizioni operative lontane dalle loro capacità naturali di
adattamento. Lunghi periodi di immobilità, stimoli sonori intensi e manovre
complesse al galoppo possono infatti alterare la frequenza cardiaca, la
respirazione e causare malori improvvisi.
DI SEGUITO LE IMMAGINI FORTI DEL VIDEO DELLA MORTE DEL CAVALLO. SI SCONSIGLIA LA
VISIONE AL PUBBLICO SENSIBILE
L'articolo Una cavalla si accascia a terra e muore: tragedia alla Sartiglia di
Oristano. Il proprietario: “Le hanno lanciato dei petardi vicino agli zoccoli”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un anziano è deceduto dopo essere stato schiacciato da un camion nelle campagne
di Lanusei, nel Nuorese. Secondo quanto si apprende l’incidente sarebbe avvenuto
in un terreno agricolo. I soccorsi, seppur rapidi, pare siano stati inutili per
l’uomo. Gli agenti del Commissariato di Lanusei sono accorsi sul posto per fare
chiarezza sulla dinamica dell’incidente.
La tragedia arriva a poche ore dalla notizia della morte di un operaio per un
malore in uno stabilimento a Sestu, Nel Cagliaritano. L’operaio 62enne era
intento a manovrare un muletto all’interno di uno stabilimento. L’uomo si è poi
accasciato e il suo cuore si è fermato. La causa del decesso sarebbe quindi
quella di un malore fatale, forse un infarto, ma saranno gli accertamenti dei
carabinieri a stabilire le cause dietro la morte dell’operaio.
L'articolo Due morti sul lavoro in Sardegna: due incidenti in poche ore nel
Nuorese e Cagliaritano proviene da Il Fatto Quotidiano.