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Cacciari: “Putin vuole invaderci? Delirio di deficienti. Ma se è come Hitler, Ue crei l’esercito comune e dichiari guerra alla Russia”
“Putin vuole invadere l’Europa o arrivare a Varsavia e a Berlino? Puro delirio di qualche deficiente. Ma se i ceti politici europei ritengono che Putin rappresenti una minaccia paragonabile a quella di Hitler, creino un esercito europeo e dichiarino guerra alla Russia“. È la sfida che il filosofo Massimo Cacciari, ospite di Battitori Liberi, su Radio Cusano Campus, lancia ai leader europei che si ostinano a non fermare la guerra in Ucraina con un negoziato. L’ex sindaco di Venezia denuncia a chiare lettere la mancanza di visione politica e diplomatica da parte dell’Occidente. Fin dai primi mesi della campagna militare russa, Cacciari aveva avvertito che lo scontro avrebbe assunto una portata estesa, una previsione basata sulla comprensione delle dinamiche geopolitiche in gioco. “Come si poteva pensare che potesse non assumere un valore globale?”, si domanda il filosofo, ricordando come i piani per installare basi Nato a ridosso di Mosca e le tensioni mai sopite in Donbass e Crimea fossero micce pronte a esplodere. Secondo Cacciari, la comunità internazionale avrebbe dovuto agire d’anticipo, aprendo “un tavolo di pace al massimo livello” per costringere le parti a un accordo prima dell’escalation. Esistono, spiega il filosofo, due modi per porre fine a un conflitto: la pace del vincitore assoluto, come è avvenuto per le due guerre mondiali, e la “pace patto”, che nasce da un compromesso tra interessi definiti. “Questa era una situazione in cui il compromesso era certamente raggiungibile se da una parte e dall’altra si fosse ragionato”, afferma, sottolineando che non vi era una reale volontà russa di occupare l’Europa, né un’intenzione occidentale di attaccare la Russia partendo dall’Ucraina. La soluzione, già delineata negli accordi di Minsk del 2015, consisteva nel sistemare l’Ucraina nell’Alleanza Atlantica in modo non minaccioso per Mosca e risolvere la questione del Donbass. Poi non usa mezzi termini per descrivere l’attuale gestione del conflitto. Accusa l’Europa di “vigliaccheria” politica nel fornire armi senza scendere direttamente in campo, prolungando così un’agonia senza fine. “Mandiamo le armi, ma non andiamo in guerra. Gli ucraini continuano a farsi massacrare e noi ad armarli affinché continuino a essere massacrati“, attacca Cacciari, stigmatizzando la via di mezzo europea del logoramento, che non tiene conto della realtà dei fatti. “Sarà una guerra infinita – avverte il filosofo – L’Ucraina, per conto suo, per quanto noi l’armiamo, non potrà mai sconfiggere la Russia. È pura logica, è matematica“. Lapidario il suo commento su coloro che danno del “putiniano” a chiunque osi contraddire la narrativa dominante, dallo storico Alessandro Barbero al Fatto Quotidiano: “Come reagire? Basta tenere la testa sulle spalle e lasciar perdere queste chiacchiere e questa propaganda. Il grembo di colei che partorisce utili o inutili idioti, propagandisti, demagoghi eccetera, è sempre fecondo. Non c’è niente da fare“. E aggiunge: “Quello che ci deve interessare è che chi ci governa, ma anche certi dirigenti della finanza e della tecnologia, comprendano l’importanza del riprendere il filo della trattativa. Il rischio di un conflitto mondiale è pressoché nullo al momento, perché gli Stati Uniti hanno detto con chiarezza che per loro l’Ucraina non è assolutamente determinante. Per loro contano il Medio Oriente, l’Iran e in prospettiva la Cina. Quindi, o giungiamo a un compromesso oppure avverrà che la guerra in Ucraina continua per chissà quanto tempo con distruzioni, morte e feriti”. Cacciari ribadisce che Putin non arriverà mai a Kiev, né potrà mai occupare l’Ucraina: “La Russia non è più l’Urss. Se avesse quelle ambizioni, verrebbe massacrata. Quindi, non ha nessuna intenzione di scatenare una guerra mondiale“. Quindi, conclude provocatoriamente che, se non si vuole scegliere la via della diplomazia, l’unica alternativa coerente sarebbe la discesa in campo dell’Europa: “Dobbiamo fare la guerra alla Russia. Non c’è alternativa, perché la Russia non si ritira e contro l’Ucraina vince per forza” L'articolo Cacciari: “Putin vuole invaderci? Delirio di deficienti. Ma se è come Hitler, Ue crei l’esercito comune e dichiari guerra alla Russia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Cacciari contro Terranova (Libero): “Si continuano a dire balle su balle, abbia un minimo di onestà intellettuale”. Su La7
Durissimo scontro a Otto e mezzo (La7) tra il filosofo Massimo Cacciari e la giornalista di Libero Annalisa Terranova sulla riforma Nordio e sul referendum costituzionale per la separazione delle carriere, in programma il 22 e il 23 marzo. Cacciari contesta la posizione di Terranova, secondo la quale esiste un problema di “supplenza della magistratura” per cui le procure finiscono per sostituire il ruolo del Parlamento: “Per favore, un minimo di onestà intellettuale da parte di chi sostiene la Meloni. Non mi si può venire a dire che il problema della supplenza esercitata dalla magistratura, questione culturale e politica molto delicata da trent’anni, viene risolta con la riforma Nordio. Non viene neanche avviata una soluzione con questa riforma, non c’entra assolutamente niente, non tocca assolutamente nulla da questo punto di vista”. E aggiunge: “L’unica cosa che fa questa riforma è obiettivamente un indebolimento della parte togata rispetto alla parte politica in tutti gli organi che dirigeranno la magistratura. Quindi, abbiate un minimo di onestà intellettuale. Ma è possibile che debbano essere onesti intellettualmente soltanto i poveracci come me, che dicono le cose come stanno, e dall’altra parte si continuano a dire balle, balle su balle, su tutte le questioni? Dal lavoro, alla giustizia, alla scuola, all’occupazione… Ma basta, un minimo di onestà intellettuale, se no è impossibile la discussione”. “Non è che sto qua a fare la portavoce di Meloni – ribatte Terranova – Io faccio questo lavoro da 35 anni e quindi ho visto bene quale è stata l’evoluzione di questo scontro tra magistratura e politica. Se vogliamo contrapporre i magistrati, che sono santi e aureolati, ai politici che non li possono criticare, io personalmente non ci sto a questo gioco”. “Ma chi ha aureolato i magistrati? – replica Cacciari allargando le braccia in un moto di sconforto – Anzi, io, pur avendo molta stima e amicizia per tanti magistrati grandi e piccoli, addirittura ho sempre avuto una posizione critica nei loro confronti, perché non sono riusciti a reagire attivamente ai continui assalti che hanno subito da parte di un potere politico che non ha superato minimamente Tangentopoli. E infatti per 10mila aspetti ci siamo dentro ancora. Non è stata risolta assolutamente nessuna delle grandi questioni che Tangentopoli aveva affrontato. Da parte della magistratura c’è stato invece un atteggiamento di conservazione“. Il filosofo cita la celebre frase del magistrato Francesco Saverio Borrelli, capo del “pool di Mani pulite”, (“Resistere, resistere, resistere, come su una irrinunciabile linea sul Piave”) e ribadisce: “Dopo Tangentopoli, la magistratura non ha prodotto nessun progetto di riforma autonoma e io sono sempre stato critico su questo. Dopodiché, come si fa a non leggere che da parte di tanti governi, non solo di questo, c’è stato il tentativo di subordinare alla politica la magistratura e il suo ruolo? Ma come si fa a negarlo, sono fatti evidenti, è 30 anni che va avanti questa storia e adesso siamo in una fase in cui è particolarmente violento questo attacco”. E conclude: “Questa è una riformetta da ridere, però ha come messaggio e obiettivo quello di indebolire la magistratura. Basterebbe pensare al fatto che mentre i magistrati verranno sorteggiati tutti insieme, i politici se li sorteggiano in una lista che fanno loro. Basterebbe questo per spiegare che è una riforma che indebolisce la magistratura, viva Dio. Ma siamo onesti, sono dei fatti”. L'articolo Referendum, Cacciari contro Terranova (Libero): “Si continuano a dire balle su balle, abbia un minimo di onestà intellettuale”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cacciari, Fratoianni, Costamagna e Canfora ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 21 febbraio. Con Travaglio e Scanzi
Nuova puntata di “Accordi & Disaccordi” sul Nove: il talk di approfondimento condotto da Luca Sommi torna in prima serata sabato 21 febbraio alle 21:30. Ospiti della puntata il filosofo Massimo Cacciari, il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, la giornalista Luisella Costamagna e lo storico Luciano Canfora. Al centro della discussione il dibattito sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere che ha visto inasprirsi i toni soprattutto da parte del ministro della Giustizia Nordio e dalla presidente del Consiglio Meloni, fino all‘intervento del Presidente della Repubblica, che per la prima volta in 11 anni ha voluto presiedere il Csm, per chiederne il rispetto da parte delle istituzioni. Come da tradizione, il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e il giornalista Andrea Scanzi analizzano i fatti più importanti della settimana. L'articolo Cacciari, Fratoianni, Costamagna e Canfora ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 21 febbraio. Con Travaglio e Scanzi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Marco Travaglio
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Massimo Cacciari
Cacciari: “Governo Meloni usa gli scontri di Torino per ridurre i diritti. Il suo ideale è una polizia con licenza di uccidere”
“Le forze di governo, come tutte le forze di destra nel mondo, strumentalizzano alcuni episodi come quelli di Torino per ridurre i livelli di diritto: è palese che sia così. Il modello è Trump e l’ideale loro sarebbe un corpo speciale di polizia con licenza di uccidere“. Massimo Cacciari non usa giri di parole intervenendo a Uno, Nessuno, 100Milan, su Radio24, all’indomani dei violenti scontri avvenuti a Torino durante il corteo nazionale per il centro sociale Askatasuna. Il filosofo inquadra subito quanto accaduto non come un’emergenza di ordine pubblico, ma come un episodio funzionale a una dinamica politica più ampia, che riguarda il rapporto tra sicurezza e diritti nelle democrazie occidentali. Per Cacciari il dibattito non può essere ridotto allo schema destra-sinistra, una chiave di lettura che considera ormai superata: “Il problema della sicurezza è un problema complessivo che va affrontato a 360 gradi. Bisognerebbe individuare prima di tutto le cause di questa presunta crisi dei livelli di sicurezza. Nessun dato lo dimostra, ma non importa. Ammettiamo che esista una percezione di insicurezza molto diffusa: quali sono le cause? Sono le manifestazioni in cui alcuni sciagurati commettono atti di intollerabile violenza? Io non lo credo. Le cause dell’insicurezza, del disagio, della frustrazione sono ben altre”. L’ex sindaco di Venezia contesta l’idea che l’inasprimento delle misure repressive possa rappresentare una risposta efficace al problema della sicurezza: “Dei politici che non fanno i demagoghi dovrebbero prima individuare queste cause e cercare di porvi rimedio. Poi esistono anche questioni tecniche che riguardano la sicurezza. Ma per una serie di reati l’inasprimento delle pene non serve assolutamente a nulla. È stato scientificamente dimostrato che aumentare le pene non riduce la quantità né la qualità dei reati – sottolinea – Ovviamente esistono dei problemi tecnici di sicurezza. Quante sono le forze dell’ordine, come sono dislocate, sono organizzate bene, sanno fare il loro mestiere, sono state addestrate adeguatamente, sono pagate adeguatamente? Ma naturalmente non si tratta di questo, soprattutto per le forze di governo”. Gli episodi di violenza, quindi, diventano l’occasione per restringere progressivamente i diritti, in una logica che Cacciari definisce evidente e sistematica: “Non è vero che i livelli di autoritarismo si misurano soltanto sulle leggi speciali in materia di sicurezza. C’è un crollo globale dei diritti individuali. Noi siamo sorvegliati, controllati, manipolati dalla mattina alla sera. In nessun regime autoritario del passato esisteva la possibilità tecnica di un controllo e di una manipolazione di ogni individuo come oggi. Questo è l’autoritarismo nuovo che sta avanzando“. Alla constatazione che gli elettori sembrano premiare i partiti che spingono in questa direzione, Cacciari risponde collegando il tema della sicurezza a una crisi sociale profonda. I ceti medi dell’Occidente vivono una condizione di insicurezza strutturale, con redditi fermi da quarant’anni, giovani costretti a emigrare perché non trovano lavoro adeguato e una sensazione diffusa di declino. In un contesto simile, osserva, è inevitabile che l’opinione pubblica si sposti a destra, come la storia dimostra. E avverte: “Vuole che la gente si senta sicura? Vuole che la gente dica che sta bene e tranquilla? Guardate cosa sta succedendo negli Stati Uniti che da anni sono sull’orlo di una vera e propria guerra civile. Le opposizioni si svuotano o scompaiono e in alcuni paesi, come la Francia, dove siamo arrivati al paradosso per cui il presidente Macron finisce per rappresentare l’opposizione rispetto a una destra sempre più radicalizzata”. Nel dibattito entra anche l’intervento della procuratrice generale di Torino, Lucia Musti, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha denunciato la “benevola tolleranza” di settori della borghesia e della upper class verso condotte che sono gravi reati. Musti parla di una “area grigia”, colta e borghese, che attraverso scritti, prese di posizione e comportamenti contribuisce a normalizzare la violenza invece di svolgere un ruolo di deterrenza, educazione al vivere sociale e rispetto delle regole democratiche. Cacciari colloca queste parole in un quadro più ampio: “Ormai le cose sono andate a un punto tale per cui è molto difficile per la cosiddetta sinistra resistere alla strumentalizzazione di certi episodi da parte della destra. In Italia, come altrove, è diventato molto difficile rimontare la situazione in un contesto internazionale di questo genere, con la guerra sempre sulla soglia. È molto complicato”. Questo, aggiunge, non esonera dalla necessità di interrogarsi su cosa dovrebbe essere una politica di sicurezza, né, soprattutto, non deve far perdere di vista quella che definisce una colossale operazione di strumentalizzazione di alcuni eventi da parte della destra, alimentata anche da chi, con azioni violente, finisce paradossalmente per rafforzare i propri avversari politici. Alla domanda finale, forse la più impegnativa, sulla capacità della sinistra di proporre ancora un modello sociale alternativo, Cacciari risponde senza illusioni: “È una domanda da un milione di dollari. Ci sono momenti in cui l’epoca è così svoltata che pensare di potersi opporre a quello che appare sempre di più come un destino è molto difficile. Questa fase finirà, ma come non lo sappiamo – chiosa – Potrebbe finire con un nuovo equilibrio, potrebbe finire in una catastrofe, potrebbe continuare come una guerra civile globale permanente. Se continua una situazione di questo genere, per le forze di sinistra, per una o due generazioni non c’è niente da fare“. L'articolo Cacciari: “Governo Meloni usa gli scontri di Torino per ridurre i diritti. Il suo ideale è una polizia con licenza di uccidere” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Casapound, Cacciari: “Io li avrei fatti entrare alla Camera e ci avrei discusso”. Scintille con Lilli Gruber
Scintille a Otto e mezzo (La7) tra Lilli Gruber e Massimo Cacciari sul muro anti-estrema destra alzato dalle opposizioni alla Camera e sull’annullamento della conferenza stampa sulla “remigrazione” promossa dal deputato leghista calabrese Domenico Furgiuele. Nel serrato botta e risposta tra la giornalista e il filosofo, il confronto si concentra sul senso della Costituzione, sull’antifascismo e sulla scelta delle opposizioni di bloccare fisicamente l’ingresso in Parlamento di esponenti dichiarati dell’area neofascista. La discussione parte dalla cornice costituzionale, richiamata dalla conduttrice dopo quanto avvenuto alla Camera: “Restiamo sul tema della Costituzione antifascista perché oggi abbiamo assistito a un altro tipo di scontro”. Cacciari replica immediatamente: “Sulla Costituzione non c’è scritta la parola ‘antifascista’”. Gruber ribatte ricordando l’origine storica della Carta: “Sì, però nasce dall’antifascismo”. Il filosofo insiste su un piano culturale e politico più ampio, rivendicando una distinzione netta tra valori costituzionali e retorica identitaria: “Il fatto che non ci sia scritto ‘antifascista’ ha un significato culturale molto importante, perché è ovvio che siamo contro i fascisti, non abbiamo bisogno di accreditarci, non abbiamo bisogno di una patente di antifascismo, lo siamo ma lo siamo nei fatti, attraverso una Costituzione che è tutta democratica e progressiva sui diritti da conquistare e che chiede alla gente di organizzarsi per conquistarli e svilupparli”. E aggiunge: “Non abbiamo bisogno di dirci antifascisti e questo bisogna ficcarselo nella testolina, perché con la retorica dell’antifascismo e col ripetere ‘siamo antifascisti’ non si va da nessuna parte. Tu sei antifascista nella misura in cui sei un democratico progressivo”. Gruber riporta il discorso sull’attualità parlamentare, ricordando che proprio quel giorno gruppi neofascisti avrebbero dovuto entrare in Parlamento su invito della Lega e sottolineando come anche la trasmissione usi cautela nel ricorrere alla parola fascismo quando si parla di derive autoritarie contemporanee. Cacciari concorda sul rischio di inflazione del termine: “Appunto, ‘Trump è fascista, l’altro è fascista, quell’altro è fascista’, ma cosa vuol dire? Il fascismo è stata una roba seria, oh”. Il punto più controverso arriva quando Gruber pone la domanda centrale: “Oggi le opposizioni alla Camera hanno bloccato questi gruppi neofascisti, bisognava farli entrare in Parlamento, questi neofascisti, o no?”. La risposta di Cacciari va contro la linea scelta da Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, +Europa e Azione, che hanno occupato la sala stampa di Montecitorio e impedito fisicamente lo svolgimento dell’evento:“Io li avrei fatti entrare in Parlamento e avrei discusso lì, sarei andato lì a dirgli: cosa volete, che cosa rappresentate, perché siete d’accordo con quello che sta facendo Trump in America? Si discute, si vede cosa dicono, li si denuncia, li si critica, li si combatte. Io non sono mai stato per l’eliminazione fisica”. Gruber respinge l’equivoco: “Ma quale eliminazione fisica, nessuno ha detto questo”. Ma Cacciari insiste sul principio: “Sì, ma si è detto: ‘Tu non entri qui’. Perché non devono entrare?”. La conduttrice rilancia: “Bisogna quindi essere tolleranti al massimo con gli intolleranti”. Il filosofo sbotta: “Ma io non sono tollerante con nessuno, sono totalmente intollerante nei confronti delle bestialità che dicono costoro, ma glielo vado a dire in faccia”. La giornalista ricorda: “E infatti le opposizioni lo hanno detto in faccia”. “Ma si discute e si parla, scherziamo?”, conclude Cacciari. L'articolo Casapound, Cacciari: “Io li avrei fatti entrare alla Camera e ci avrei discusso”. Scintille con Lilli Gruber proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Massimo Cacciari si è sposato a 81 anni: le nozze segrete con Chiara Patriarca dopo 30 anni insieme
Massimo Cacciari si è sposato. Il filosofo, 81 anni, ha pronunciato il suo sì nella prima metà di dicembre, a Milano, con Chiara Patriarca, 52 anni, compagna di una relazione lunga oltre trent’anni. La notizia, confermata in questi giorni, è stata tenuta volutamente lontana da qualsiasi esposizione pubblica: non è noto se la cerimonia sia stata religiosa o civile, né il luogo preciso delle nozze. A riportare i dettagli è il Corriere della Sera, che ricostruisce una love story rimasta a lungo fuori dalla cronaca. Fino a poche settimane fa infatti, lo stesso Cacciari aveva smentito l’esistenza di un matrimonio, nonostante a fine ottobre fosse comparso online un atto di pubblicazione nei registri dei Comuni di Venezia e Milano. “Fake news”, aveva liquidato la questione. Oggi, invece, arriva la conferma che quelle pubblicazioni corrispondevano a una scelta reale, maturata nel massimo riserbo. Cacciari e Patriarca si sono conosciuti a Venezia negli anni Novanta, quando lei era studentessa di Filosofia e lui già professore di Estetica allo Iuav, oltre che figura centrale del dibattito culturale italiano. Secondo quanto ricostruito dal Corriere, la loro relazione è iniziata in quel contesto accademico e si è sviluppata nel tempo senza mai diventare pubblica. Patriarca, descritta da chi l’ha conosciuta come una studentessa molto rigorosa e oggi come una donna di grande cultura, ha sempre mantenuto un profilo lontano dai riflettori. La relazione ha attraversato fasi diverse, ma non si è mai interrotta. La svolta sarebbe arrivata durante la pandemia, quando i due hanno iniziato a convivere stabilmente a Milano. Secondo persone a loro vicine, sarebbe stata la prima convivenza della vita di Cacciari. Da allora il legame si è rafforzato fino alla decisione di sposarsi. Patriarca, originaria di Trieste e figlia di un medico noto in città, dopo gli studi veneziani si è trasferita a Milano, dove oggi lavora nel settore della formazione cooperativa. Non ha una presenza pubblica né sui social, scelta coerente con l’estrema riservatezza che ha sempre caratterizzato il rapporto con il filosofo. Due volte sindaco di Venezia, intellettuale di riferimento e presenza fissa nei talk politici, Cacciari ha sempre difeso la propria vita privata da indiscrezioni e voci, arrivando a smentire pubblicamente relazioni mai esistite. L'articolo Massimo Cacciari si è sposato a 81 anni: le nozze segrete con Chiara Patriarca dopo 30 anni insieme proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cacciari sul Nove: “Trump sta smantellando ogni ordine: l’ingiustizia trionfa ovunque e si sfascia tutto”
“Giustificare l’omicidio di una persona perché ‘radicale’? Neanche nei momenti peggiori del fascismo“. Così Massimo Cacciari ad Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi ogni sabato sul Nove con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi, ha commentato le parole del presidente Trump su Renee Good, freddata da un agente dell’Ice a Minneapolis lo scorso 7 gennaio. Perché non solo il presidente americano, ma anche il vicepresidente JD Vance e altri esponenti di spicco dell’amministrazione Trump hanno definito la donna di Minneapolis una “violenta”, “radicale”, persino “terrorista”, giustificando l’operato dell’agente dell’Ice che ha subito ottenuto l’immunità federale. Secondo Cacciari “dal punto di vista del diritto, prendere un oppositore, metterlo in galera, processarlo, magari anche impiccarlo dopo un processo farsa è una cosa diversa da quello che sta accadendo negli Stati Uniti, dove Trump sta smantellando ogni ordine“. Il risultato? “È l’ingiustizia che trionfa in ogni campo. Si sfascia tutto“, secondo l’ex sindaco di Venezia. Il filosofo ha proseguito: “Fintanto che dall’altra parte c’è un’autorità che non opera secondo il diritto e la giustizia, ma ha un ordine logico suo, organizzare una forma politica di opposizione è assai più semplice che trovarsi di fronte a battute o personaggi come quelli che abbiamo appena visto, che dicono: ‘Ha sparato in faccia a una persona, che vuoi che sia, è radicale!’. Cosa dici a una persona del genere? Cosa fai, le spari? Se la logica è che chi domina è il più forte, i dominati faranno di tutto per diventare loro i più forti e così si innescano meccanismi di conflitto sociale che alla fine diventano ingovernabili. Con personaggi come Trump, con politiche come quelle che stanno facendo gli europei, si accendono focolai, correnti, processi di conflitto sociale e culturale che diventano ingovernabili”, ha concluso Cacciari. L'articolo Cacciari sul Nove: “Trump sta smantellando ogni ordine: l’ingiustizia trionfa ovunque e si sfascia tutto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cacciari a La7: “Da Meloni solo frottole incredibili. La destra sta mandando a pu**ane la nostra cultura giuridica”
Durissima invettiva del filosofo Massimo Cacciari contro la destra di governo, con una poderosa frecciata aggiuntiva al centrosinistra. Ospite di Otto e mezzo (La7), Cacciari commenta le parole del leader di Italia Viva, Matteo Renzi, sui 23 milioni di euro che la presidenza del Consiglio ha destinato agli uffici di diretta collaborazione e ai ministri senza portafogli, raddoppiando i livelli di 10 anni fa e sfondando così il tetto delle uscite. Amaro il commento dell’ex sindaco di Venezia: “I lavoratori a reddito fisso e pensionati in questo paese hanno un potere d’acquisto paragonabile a quello del 1990. E questo non è una crisi generale, perché in tutti gli altri paesi europei gli stipendi in termini reali sono più o meno aumentati. È un paese in decadenza da tutti i punti di vista: sociale, economico, tecnologico, culturale. E la Meloni viene a raccontarci dalla mattina alla sera le frottole più incredibili, descrivendo una situazione che non esiste, che non esiste”. E rincara, citando la celebre frase della commedia filosofica “La vida es sueño”, scritta nel 1635 da Pedro Calderón de la Barca: “Con questa narrazione, assieme all’impotenza delle opposizioni, raccatta pure voti. “La vita è sogno”, diceva quel tipo. La Meloni a narrare la nostra vita come un sogno. E la gente ci crede. Qui abbiamo Matteo Renzi. Bisognerebbe fare anche a lui questa domanda: perché? Perché forse perché dall’altra parte non c’è una narrazione del reale sufficientemente forte e con una proposta alternativa sufficientemente credibile”. Il filosofo poi si sofferma sui nuovi fondi stanziati dal governo Meloni sulla sicurezza: “L’indirizzo culturale e politico che emerge da questi provvedimenti è quanto di più arcaico, di decrepito dal punto di vista culturale, di più reazionario nel senso tecnico del termine, si possa immaginare, cioè l’idea che, incrementando le pene, tu riesca a combattere i fenomeni di delinquenza. È una palla. È una colossale palla statistica e culturale. È dimostrato in tutto il mondo che non c’è nessuna corrispondenza tra una strategia di aumento delle pene e la riduzione dei fenomeni di delinquenza“. Cacciari spiega: “È evidente nello spirito del dispositivo che lì si mira a poter perquisire e prendere rapidamente la gente, anche andando nelle case di coloro che sono sospettati di poter poi essere pericolosi nel corso di una manifestazione. Cioè è un provvedimento totalmente di destra, pura e semplice, contro la quale o l’opposizione fa un’opposizione radicale oppure vada a casa anche lei“. Il filosofo infine allerta sulla catastrofe culturale e giuridica causata dalle destre: “Il problema della sicurezza va impostato in modo serio. Ad esempio, , la questione drammatica dei femminicidi: aumentando le pene, tu riduci questo fenomeno culturalmente complesso e straordinariamente grave? Non lo affronti con le pene, lo affronti con altri strumenti e così per ogni forma di reato ci possono essere strumenti alternativi alla pena. Questa – conclude – è cultura giuridica normale in questo benedetto Occidente e l’ondata di destra che ci sta travolgendo sta mandando a puttane anche questi fattori elementari di una cultura giuridica che si era affermata in Occidente e anche negli stessi Stati Uniti fino ai Trump”. L'articolo Cacciari a La7: “Da Meloni solo frottole incredibili. La destra sta mandando a pu**ane la nostra cultura giuridica” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il meglio e il peggio della Tv 2025 – Domenica in, i pacchi, le sfuriate: difficile scegliere cosa spicca per bruttezza
Mamma mia che fatica! Ogni anno che passa mi sembra sempre più difficile compilare questo elenco del meglio e del peggio visto in tv. Saranno gli anni che passano… ma non tanto per me, soprattutto per una televisione che appare sempre più vecchia, sempre meno incline al nuovo. E le difficoltà nascono non tanto nel trovare il meglio (suvvia! in un anno intero qualcosa di buono viene fuori), ma nel definire il peggio perché anche spiccare verso il basso su una base di bruttezza così intensa e diffusa diventa un’impresa. Partiamo dunque da qui, togliamoci il pensiero. 1. Sul podio degli orrori, i gradini decideteli voi, non può mancare Domenica in nella stagione del suo cinquantesimo anniversario. E’ evidente che portare avanti un programma per mezzo secolo è un’impresa. Dagli anni della sua nascita e da quelli del suo splendore, quando a condurla c’era Corrado, Damato, Baudo o Boncompagni e gli ospiti erano gli attori, i registi, i musicisti più famosi e interessanti, è cambiato tutto. E’ cambiata la televisione, le sue forme di consumo, il pubblico e persino la domenica che forse non esiste più. Ma che tristezza vedere quello che era un palcoscenico scintillante di luci, di colori, di giochi, di balli sostituito da un misero studio da tv locale riempito di buoni sentimenti e chiacchiere. Chiacchiere e distintivo, come diceva quel tale… Infatti c’è anche un inutile dibattito per giustificare la presenza di Cerno. 2. Un posto sul podio va riservato più che a un programma o a un personaggio a una strana faccenda. Come saprete, qualche settimana dopo l’inizio Ballando con le stelle ha subito un piccolo spostamento nel palinsesto passando dalle 20.40 alle 21.30 del sabato. Motivo? Lo straordinario successo in quella fascia di access prime time di Affari tuoi, il programma dei pacchi abilmente condotto da Stefano De Martino. Poiché la battaglia del sabato sera tra Rai 1 e Canale 5 è quest’anno particolarmente avvincente, giocata sui decimali, si è pensato che la presenza di un traino molto popolare potesse consentire a Ballando di superare il competitor. Ora io non sono un fan sfegatato di Ballando con le stelle, troppe chiacchiere, troppi conflitti artificiosi. Ma vivaddio, che un programma solido, collaudato, basato su un format internazionale, un talent con un suo contenuto interessante, il ballo, per contrastare le baracconate di Canale 5, debba chiedere aiuto al traino dei pacchi, è un segno che il mondo va al contrario (anche se Vannacci di questo non si è accorto). 3. L’ultimo dei momenti peggiori del 2025 potrebbe stare anche nell’altro settore, quello del meglio. Mi spiego: io apprezzo molto Massimo Cacciari come filosofo e come opinionista politico, ma il massimo dell’entusiasmo me lo scatena quando si arrabbia e definisce le opinioni o le decisioni altrui “puttanate”. Puttanate è una parola un po’ desueta, andava forte ai tempi del mio liceo ( anni sessanta per capirci), in seguito sostituita da altri termini: cazzate (sempre verde), stronzate, minchiate (molto attuale). Per cui quando lo sento pronunciare con la sua inflessione veneta quella parola un po’ vintage lo trovo irresistibile. Un bel mattino della scorsa primavera è stato costretto a ripeterla più volte nel corso del programma di informazione di Rai 3 ReStart condotto con esibito accento toscano da Annalisa Bruchi. A lei e agli altri ospiti che stavano spiegando i motivi per cui si deve continuare il riarmo per impedire che la Russia invada tutta l’Europa fino a Lisbona, Cacciari oppone una sola obiezione: sono solo puttanate ed è vergognoso che simili puttanate vengano date in pasto all’opinione pubblica. Al ché l’acutissima conduttrice si oppone rivelando che questa è nientemeno che la posizione di un fantomatico ambasciatore americano presso la Nato. Ecco, ribadisce Cacciari, sono proprio puttanate, creando la giusta aura di ridicolo attorno alle certezze spacciate nei talk show. E ora passiamo alla lavagna dei buoni. 1. Sul più bel programma dell’anno non c’è dubbio. The winner is senza dubbio e alla grande lo spettacolo omaggio al padre di Paolo Jannacci realizzato al teatro degli Arcimboldi e trasmesso su Rai 3 il 27 agosto, non proprio una data felice. E’ il programma più bello perché per una volta la tv si fa semplice testimone di un evento senza imporre le sue scelte, i suoi tempi, i suoi ritmi, i suoi personaggi. Così, sfilano sul palcoscenico, accanto ad artisti famosi, musicisti ignoti al grande pubblico con pezzi dimenticati del grande Enzo, A un certo punto arriva anche Ornella Vanoni che interpreta un Ma mi di un’intensità straordinaria, da pelle d’oca. Ecco, se vogliamo davvero ricordare Ornella, valgono più quei tre minuti del suo ultimo Ma mi di tutte le parole in libertà dette e scritte in occasione della sua scomparsa. 2. Poi non si può rinunciare a una menzione per Crozza e la sua banda, in cui spicca sempre più la bravura di Andrea Zalone. Una menzione per il coraggio, la pervicacia, l’insistenza della sua denuncia delle malefatte e del malcostume della politica. Qualcuno sostiene che si ride meno quest’anno e forse è vero. Forse viene sacrificata un po’ di comicità a vantaggio dell’analisi delle contraddizioni, dell’indignazione, dello svelamento dell’assurdo. Comunque i discorsi del ministro Urso e la psicobanalisi di Recalcati valgono da soli il prezzo del biglietto. 3. Infine tra le cose belle non posso fare ameno di ricordare un episodio. E’ la sera della finale di Champions ed è finita come tutti sanno. Nel corso dello speciale dopopartita su Sky Federica Masolin nel ruolo di conduttrice dialoga con Luis Enrique grande vincitore della partita. Ma con lui, si sa, il discorso non può non cadere sulla tragedia della morte della figlia ancora bambina, sul quel suo terribile vissuto affrontato con grane nobiltà d’animo. Ma la Masolin che è in dolce attesa, comprensibilmente, non regge l’emozione e scoppia in un pianto che non esibisce, cercando di uscire dall’inquadratura. A risolvere la delicata situazione, prendendo in mano l’intervista, ci pensa, da gran signore, Esteban Cambiasso. Ecco: qualche volta capita di imbattersi davvero nella tv verità. L'articolo Il meglio e il peggio della Tv 2025 – Domenica in, i pacchi, le sfuriate: difficile scegliere cosa spicca per bruttezza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“A Gaza uno sterminio, le ultime guerre sono al di fuori da ogni diritto”: l’analisi di Cacciari a “Lezioni private” di Luca Sommi
Sabato 27 dicembre in prima serata sul NOVE e disponibile anche in streaming su Discovery+ va in onda la seconda puntata di “Lezioni private”, il programma condotto da Luca Sommi che racconta l’attualità approfondendo i grandi temi universali attraverso l’arte insieme a voci autorevoli del panorama culturale italiano. Tema della puntata, la guerra: perché si è sempre combattuto, dall’alba della civiltà a oggi? E alla fine, chi vince, davvero? Il filosofo Massimo Cacciari, nella clip in anteprima, ragiona su che cosa siano diventate le guerre a partire dal Novecento: “Sono fuori da ogni diritto” dice “se non quello della violenza, ammesso che si possa chiamare ‘diritto’. Si assume che il popolo sia complice dello Stato che si vuole sconfiggere, e dunque lo si attacca”. L'articolo “A Gaza uno sterminio, le ultime guerre sono al di fuori da ogni diritto”: l’analisi di Cacciari a “Lezioni private” di Luca Sommi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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