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Cacciari: “Governo Meloni usa gli scontri di Torino per ridurre i diritti. Il suo ideale è una polizia con licenza di uccidere”
“Le forze di governo, come tutte le forze di destra nel mondo, strumentalizzano alcuni episodi come quelli di Torino per ridurre i livelli di diritto: è palese che sia così. Il modello è Trump e l’ideale loro sarebbe un corpo speciale di polizia con licenza di uccidere“. Massimo Cacciari non usa giri di parole intervenendo a Uno, Nessuno, 100Milan, su Radio24, all’indomani dei violenti scontri avvenuti a Torino durante il corteo nazionale per il centro sociale Askatasuna. Il filosofo inquadra subito quanto accaduto non come un’emergenza di ordine pubblico, ma come un episodio funzionale a una dinamica politica più ampia, che riguarda il rapporto tra sicurezza e diritti nelle democrazie occidentali. Per Cacciari il dibattito non può essere ridotto allo schema destra-sinistra, una chiave di lettura che considera ormai superata: “Il problema della sicurezza è un problema complessivo che va affrontato a 360 gradi. Bisognerebbe individuare prima di tutto le cause di questa presunta crisi dei livelli di sicurezza. Nessun dato lo dimostra, ma non importa. Ammettiamo che esista una percezione di insicurezza molto diffusa: quali sono le cause? Sono le manifestazioni in cui alcuni sciagurati commettono atti di intollerabile violenza? Io non lo credo. Le cause dell’insicurezza, del disagio, della frustrazione sono ben altre”. L’ex sindaco di Venezia contesta l’idea che l’inasprimento delle misure repressive possa rappresentare una risposta efficace al problema della sicurezza: “Dei politici che non fanno i demagoghi dovrebbero prima individuare queste cause e cercare di porvi rimedio. Poi esistono anche questioni tecniche che riguardano la sicurezza. Ma per una serie di reati l’inasprimento delle pene non serve assolutamente a nulla. È stato scientificamente dimostrato che aumentare le pene non riduce la quantità né la qualità dei reati – sottolinea – Ovviamente esistono dei problemi tecnici di sicurezza. Quante sono le forze dell’ordine, come sono dislocate, sono organizzate bene, sanno fare il loro mestiere, sono state addestrate adeguatamente, sono pagate adeguatamente? Ma naturalmente non si tratta di questo, soprattutto per le forze di governo”. Gli episodi di violenza, quindi, diventano l’occasione per restringere progressivamente i diritti, in una logica che Cacciari definisce evidente e sistematica: “Non è vero che i livelli di autoritarismo si misurano soltanto sulle leggi speciali in materia di sicurezza. C’è un crollo globale dei diritti individuali. Noi siamo sorvegliati, controllati, manipolati dalla mattina alla sera. In nessun regime autoritario del passato esisteva la possibilità tecnica di un controllo e di una manipolazione di ogni individuo come oggi. Questo è l’autoritarismo nuovo che sta avanzando“. Alla constatazione che gli elettori sembrano premiare i partiti che spingono in questa direzione, Cacciari risponde collegando il tema della sicurezza a una crisi sociale profonda. I ceti medi dell’Occidente vivono una condizione di insicurezza strutturale, con redditi fermi da quarant’anni, giovani costretti a emigrare perché non trovano lavoro adeguato e una sensazione diffusa di declino. In un contesto simile, osserva, è inevitabile che l’opinione pubblica si sposti a destra, come la storia dimostra. E avverte: “Vuole che la gente si senta sicura? Vuole che la gente dica che sta bene e tranquilla? Guardate cosa sta succedendo negli Stati Uniti che da anni sono sull’orlo di una vera e propria guerra civile. Le opposizioni si svuotano o scompaiono e in alcuni paesi, come la Francia, dove siamo arrivati al paradosso per cui il presidente Macron finisce per rappresentare l’opposizione rispetto a una destra sempre più radicalizzata”. Nel dibattito entra anche l’intervento della procuratrice generale di Torino, Lucia Musti, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha denunciato la “benevola tolleranza” di settori della borghesia e della upper class verso condotte che sono gravi reati. Musti parla di una “area grigia”, colta e borghese, che attraverso scritti, prese di posizione e comportamenti contribuisce a normalizzare la violenza invece di svolgere un ruolo di deterrenza, educazione al vivere sociale e rispetto delle regole democratiche. Cacciari colloca queste parole in un quadro più ampio: “Ormai le cose sono andate a un punto tale per cui è molto difficile per la cosiddetta sinistra resistere alla strumentalizzazione di certi episodi da parte della destra. In Italia, come altrove, è diventato molto difficile rimontare la situazione in un contesto internazionale di questo genere, con la guerra sempre sulla soglia. È molto complicato”. Questo, aggiunge, non esonera dalla necessità di interrogarsi su cosa dovrebbe essere una politica di sicurezza, né, soprattutto, non deve far perdere di vista quella che definisce una colossale operazione di strumentalizzazione di alcuni eventi da parte della destra, alimentata anche da chi, con azioni violente, finisce paradossalmente per rafforzare i propri avversari politici. Alla domanda finale, forse la più impegnativa, sulla capacità della sinistra di proporre ancora un modello sociale alternativo, Cacciari risponde senza illusioni: “È una domanda da un milione di dollari. Ci sono momenti in cui l’epoca è così svoltata che pensare di potersi opporre a quello che appare sempre di più come un destino è molto difficile. Questa fase finirà, ma come non lo sappiamo – chiosa – Potrebbe finire con un nuovo equilibrio, potrebbe finire in una catastrofe, potrebbe continuare come una guerra civile globale permanente. Se continua una situazione di questo genere, per le forze di sinistra, per una o due generazioni non c’è niente da fare“. L'articolo Cacciari: “Governo Meloni usa gli scontri di Torino per ridurre i diritti. Il suo ideale è una polizia con licenza di uccidere” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Casapound, Cacciari: “Io li avrei fatti entrare alla Camera e ci avrei discusso”. Scintille con Lilli Gruber
Scintille a Otto e mezzo (La7) tra Lilli Gruber e Massimo Cacciari sul muro anti-estrema destra alzato dalle opposizioni alla Camera e sull’annullamento della conferenza stampa sulla “remigrazione” promossa dal deputato leghista calabrese Domenico Furgiuele. Nel serrato botta e risposta tra la giornalista e il filosofo, il confronto si concentra sul senso della Costituzione, sull’antifascismo e sulla scelta delle opposizioni di bloccare fisicamente l’ingresso in Parlamento di esponenti dichiarati dell’area neofascista. La discussione parte dalla cornice costituzionale, richiamata dalla conduttrice dopo quanto avvenuto alla Camera: “Restiamo sul tema della Costituzione antifascista perché oggi abbiamo assistito a un altro tipo di scontro”. Cacciari replica immediatamente: “Sulla Costituzione non c’è scritta la parola ‘antifascista’”. Gruber ribatte ricordando l’origine storica della Carta: “Sì, però nasce dall’antifascismo”. Il filosofo insiste su un piano culturale e politico più ampio, rivendicando una distinzione netta tra valori costituzionali e retorica identitaria: “Il fatto che non ci sia scritto ‘antifascista’ ha un significato culturale molto importante, perché è ovvio che siamo contro i fascisti, non abbiamo bisogno di accreditarci, non abbiamo bisogno di una patente di antifascismo, lo siamo ma lo siamo nei fatti, attraverso una Costituzione che è tutta democratica e progressiva sui diritti da conquistare e che chiede alla gente di organizzarsi per conquistarli e svilupparli”. E aggiunge: “Non abbiamo bisogno di dirci antifascisti e questo bisogna ficcarselo nella testolina, perché con la retorica dell’antifascismo e col ripetere ‘siamo antifascisti’ non si va da nessuna parte. Tu sei antifascista nella misura in cui sei un democratico progressivo”. Gruber riporta il discorso sull’attualità parlamentare, ricordando che proprio quel giorno gruppi neofascisti avrebbero dovuto entrare in Parlamento su invito della Lega e sottolineando come anche la trasmissione usi cautela nel ricorrere alla parola fascismo quando si parla di derive autoritarie contemporanee. Cacciari concorda sul rischio di inflazione del termine: “Appunto, ‘Trump è fascista, l’altro è fascista, quell’altro è fascista’, ma cosa vuol dire? Il fascismo è stata una roba seria, oh”. Il punto più controverso arriva quando Gruber pone la domanda centrale: “Oggi le opposizioni alla Camera hanno bloccato questi gruppi neofascisti, bisognava farli entrare in Parlamento, questi neofascisti, o no?”. La risposta di Cacciari va contro la linea scelta da Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, +Europa e Azione, che hanno occupato la sala stampa di Montecitorio e impedito fisicamente lo svolgimento dell’evento:“Io li avrei fatti entrare in Parlamento e avrei discusso lì, sarei andato lì a dirgli: cosa volete, che cosa rappresentate, perché siete d’accordo con quello che sta facendo Trump in America? Si discute, si vede cosa dicono, li si denuncia, li si critica, li si combatte. Io non sono mai stato per l’eliminazione fisica”. Gruber respinge l’equivoco: “Ma quale eliminazione fisica, nessuno ha detto questo”. Ma Cacciari insiste sul principio: “Sì, ma si è detto: ‘Tu non entri qui’. Perché non devono entrare?”. La conduttrice rilancia: “Bisogna quindi essere tolleranti al massimo con gli intolleranti”. Il filosofo sbotta: “Ma io non sono tollerante con nessuno, sono totalmente intollerante nei confronti delle bestialità che dicono costoro, ma glielo vado a dire in faccia”. La giornalista ricorda: “E infatti le opposizioni lo hanno detto in faccia”. “Ma si discute e si parla, scherziamo?”, conclude Cacciari. L'articolo Casapound, Cacciari: “Io li avrei fatti entrare alla Camera e ci avrei discusso”. Scintille con Lilli Gruber proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Massimo Cacciari si è sposato a 81 anni: le nozze segrete con Chiara Patriarca dopo 30 anni insieme
Massimo Cacciari si è sposato. Il filosofo, 81 anni, ha pronunciato il suo sì nella prima metà di dicembre, a Milano, con Chiara Patriarca, 52 anni, compagna di una relazione lunga oltre trent’anni. La notizia, confermata in questi giorni, è stata tenuta volutamente lontana da qualsiasi esposizione pubblica: non è noto se la cerimonia sia stata religiosa o civile, né il luogo preciso delle nozze. A riportare i dettagli è il Corriere della Sera, che ricostruisce una love story rimasta a lungo fuori dalla cronaca. Fino a poche settimane fa infatti, lo stesso Cacciari aveva smentito l’esistenza di un matrimonio, nonostante a fine ottobre fosse comparso online un atto di pubblicazione nei registri dei Comuni di Venezia e Milano. “Fake news”, aveva liquidato la questione. Oggi, invece, arriva la conferma che quelle pubblicazioni corrispondevano a una scelta reale, maturata nel massimo riserbo. Cacciari e Patriarca si sono conosciuti a Venezia negli anni Novanta, quando lei era studentessa di Filosofia e lui già professore di Estetica allo Iuav, oltre che figura centrale del dibattito culturale italiano. Secondo quanto ricostruito dal Corriere, la loro relazione è iniziata in quel contesto accademico e si è sviluppata nel tempo senza mai diventare pubblica. Patriarca, descritta da chi l’ha conosciuta come una studentessa molto rigorosa e oggi come una donna di grande cultura, ha sempre mantenuto un profilo lontano dai riflettori. La relazione ha attraversato fasi diverse, ma non si è mai interrotta. La svolta sarebbe arrivata durante la pandemia, quando i due hanno iniziato a convivere stabilmente a Milano. Secondo persone a loro vicine, sarebbe stata la prima convivenza della vita di Cacciari. Da allora il legame si è rafforzato fino alla decisione di sposarsi. Patriarca, originaria di Trieste e figlia di un medico noto in città, dopo gli studi veneziani si è trasferita a Milano, dove oggi lavora nel settore della formazione cooperativa. Non ha una presenza pubblica né sui social, scelta coerente con l’estrema riservatezza che ha sempre caratterizzato il rapporto con il filosofo. Due volte sindaco di Venezia, intellettuale di riferimento e presenza fissa nei talk politici, Cacciari ha sempre difeso la propria vita privata da indiscrezioni e voci, arrivando a smentire pubblicamente relazioni mai esistite. L'articolo Massimo Cacciari si è sposato a 81 anni: le nozze segrete con Chiara Patriarca dopo 30 anni insieme proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cacciari sul Nove: “Trump sta smantellando ogni ordine: l’ingiustizia trionfa ovunque e si sfascia tutto”
“Giustificare l’omicidio di una persona perché ‘radicale’? Neanche nei momenti peggiori del fascismo“. Così Massimo Cacciari ad Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi ogni sabato sul Nove con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi, ha commentato le parole del presidente Trump su Renee Good, freddata da un agente dell’Ice a Minneapolis lo scorso 7 gennaio. Perché non solo il presidente americano, ma anche il vicepresidente JD Vance e altri esponenti di spicco dell’amministrazione Trump hanno definito la donna di Minneapolis una “violenta”, “radicale”, persino “terrorista”, giustificando l’operato dell’agente dell’Ice che ha subito ottenuto l’immunità federale. Secondo Cacciari “dal punto di vista del diritto, prendere un oppositore, metterlo in galera, processarlo, magari anche impiccarlo dopo un processo farsa è una cosa diversa da quello che sta accadendo negli Stati Uniti, dove Trump sta smantellando ogni ordine“. Il risultato? “È l’ingiustizia che trionfa in ogni campo. Si sfascia tutto“, secondo l’ex sindaco di Venezia. Il filosofo ha proseguito: “Fintanto che dall’altra parte c’è un’autorità che non opera secondo il diritto e la giustizia, ma ha un ordine logico suo, organizzare una forma politica di opposizione è assai più semplice che trovarsi di fronte a battute o personaggi come quelli che abbiamo appena visto, che dicono: ‘Ha sparato in faccia a una persona, che vuoi che sia, è radicale!’. Cosa dici a una persona del genere? Cosa fai, le spari? Se la logica è che chi domina è il più forte, i dominati faranno di tutto per diventare loro i più forti e così si innescano meccanismi di conflitto sociale che alla fine diventano ingovernabili. Con personaggi come Trump, con politiche come quelle che stanno facendo gli europei, si accendono focolai, correnti, processi di conflitto sociale e culturale che diventano ingovernabili”, ha concluso Cacciari. L'articolo Cacciari sul Nove: “Trump sta smantellando ogni ordine: l’ingiustizia trionfa ovunque e si sfascia tutto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cacciari a La7: “Da Meloni solo frottole incredibili. La destra sta mandando a pu**ane la nostra cultura giuridica”
Durissima invettiva del filosofo Massimo Cacciari contro la destra di governo, con una poderosa frecciata aggiuntiva al centrosinistra. Ospite di Otto e mezzo (La7), Cacciari commenta le parole del leader di Italia Viva, Matteo Renzi, sui 23 milioni di euro che la presidenza del Consiglio ha destinato agli uffici di diretta collaborazione e ai ministri senza portafogli, raddoppiando i livelli di 10 anni fa e sfondando così il tetto delle uscite. Amaro il commento dell’ex sindaco di Venezia: “I lavoratori a reddito fisso e pensionati in questo paese hanno un potere d’acquisto paragonabile a quello del 1990. E questo non è una crisi generale, perché in tutti gli altri paesi europei gli stipendi in termini reali sono più o meno aumentati. È un paese in decadenza da tutti i punti di vista: sociale, economico, tecnologico, culturale. E la Meloni viene a raccontarci dalla mattina alla sera le frottole più incredibili, descrivendo una situazione che non esiste, che non esiste”. E rincara, citando la celebre frase della commedia filosofica “La vida es sueño”, scritta nel 1635 da Pedro Calderón de la Barca: “Con questa narrazione, assieme all’impotenza delle opposizioni, raccatta pure voti. “La vita è sogno”, diceva quel tipo. La Meloni a narrare la nostra vita come un sogno. E la gente ci crede. Qui abbiamo Matteo Renzi. Bisognerebbe fare anche a lui questa domanda: perché? Perché forse perché dall’altra parte non c’è una narrazione del reale sufficientemente forte e con una proposta alternativa sufficientemente credibile”. Il filosofo poi si sofferma sui nuovi fondi stanziati dal governo Meloni sulla sicurezza: “L’indirizzo culturale e politico che emerge da questi provvedimenti è quanto di più arcaico, di decrepito dal punto di vista culturale, di più reazionario nel senso tecnico del termine, si possa immaginare, cioè l’idea che, incrementando le pene, tu riesca a combattere i fenomeni di delinquenza. È una palla. È una colossale palla statistica e culturale. È dimostrato in tutto il mondo che non c’è nessuna corrispondenza tra una strategia di aumento delle pene e la riduzione dei fenomeni di delinquenza“. Cacciari spiega: “È evidente nello spirito del dispositivo che lì si mira a poter perquisire e prendere rapidamente la gente, anche andando nelle case di coloro che sono sospettati di poter poi essere pericolosi nel corso di una manifestazione. Cioè è un provvedimento totalmente di destra, pura e semplice, contro la quale o l’opposizione fa un’opposizione radicale oppure vada a casa anche lei“. Il filosofo infine allerta sulla catastrofe culturale e giuridica causata dalle destre: “Il problema della sicurezza va impostato in modo serio. Ad esempio, , la questione drammatica dei femminicidi: aumentando le pene, tu riduci questo fenomeno culturalmente complesso e straordinariamente grave? Non lo affronti con le pene, lo affronti con altri strumenti e così per ogni forma di reato ci possono essere strumenti alternativi alla pena. Questa – conclude – è cultura giuridica normale in questo benedetto Occidente e l’ondata di destra che ci sta travolgendo sta mandando a puttane anche questi fattori elementari di una cultura giuridica che si era affermata in Occidente e anche negli stessi Stati Uniti fino ai Trump”. L'articolo Cacciari a La7: “Da Meloni solo frottole incredibili. La destra sta mandando a pu**ane la nostra cultura giuridica” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il meglio e il peggio della Tv 2025 – Domenica in, i pacchi, le sfuriate: difficile scegliere cosa spicca per bruttezza
Mamma mia che fatica! Ogni anno che passa mi sembra sempre più difficile compilare questo elenco del meglio e del peggio visto in tv. Saranno gli anni che passano… ma non tanto per me, soprattutto per una televisione che appare sempre più vecchia, sempre meno incline al nuovo. E le difficoltà nascono non tanto nel trovare il meglio (suvvia! in un anno intero qualcosa di buono viene fuori), ma nel definire il peggio perché anche spiccare verso il basso su una base di bruttezza così intensa e diffusa diventa un’impresa. Partiamo dunque da qui, togliamoci il pensiero. 1. Sul podio degli orrori, i gradini decideteli voi, non può mancare Domenica in nella stagione del suo cinquantesimo anniversario. E’ evidente che portare avanti un programma per mezzo secolo è un’impresa. Dagli anni della sua nascita e da quelli del suo splendore, quando a condurla c’era Corrado, Damato, Baudo o Boncompagni e gli ospiti erano gli attori, i registi, i musicisti più famosi e interessanti, è cambiato tutto. E’ cambiata la televisione, le sue forme di consumo, il pubblico e persino la domenica che forse non esiste più. Ma che tristezza vedere quello che era un palcoscenico scintillante di luci, di colori, di giochi, di balli sostituito da un misero studio da tv locale riempito di buoni sentimenti e chiacchiere. Chiacchiere e distintivo, come diceva quel tale… Infatti c’è anche un inutile dibattito per giustificare la presenza di Cerno. 2. Un posto sul podio va riservato più che a un programma o a un personaggio a una strana faccenda. Come saprete, qualche settimana dopo l’inizio Ballando con le stelle ha subito un piccolo spostamento nel palinsesto passando dalle 20.40 alle 21.30 del sabato. Motivo? Lo straordinario successo in quella fascia di access prime time di Affari tuoi, il programma dei pacchi abilmente condotto da Stefano De Martino. Poiché la battaglia del sabato sera tra Rai 1 e Canale 5 è quest’anno particolarmente avvincente, giocata sui decimali, si è pensato che la presenza di un traino molto popolare potesse consentire a Ballando di superare il competitor. Ora io non sono un fan sfegatato di Ballando con le stelle, troppe chiacchiere, troppi conflitti artificiosi. Ma vivaddio, che un programma solido, collaudato, basato su un format internazionale, un talent con un suo contenuto interessante, il ballo, per contrastare le baracconate di Canale 5, debba chiedere aiuto al traino dei pacchi, è un segno che il mondo va al contrario (anche se Vannacci di questo non si è accorto). 3. L’ultimo dei momenti peggiori del 2025 potrebbe stare anche nell’altro settore, quello del meglio. Mi spiego: io apprezzo molto Massimo Cacciari come filosofo e come opinionista politico, ma il massimo dell’entusiasmo me lo scatena quando si arrabbia e definisce le opinioni o le decisioni altrui “puttanate”. Puttanate è una parola un po’ desueta, andava forte ai tempi del mio liceo ( anni sessanta per capirci), in seguito sostituita da altri termini: cazzate (sempre verde), stronzate, minchiate (molto attuale). Per cui quando lo sento pronunciare con la sua inflessione veneta quella parola un po’ vintage lo trovo irresistibile. Un bel mattino della scorsa primavera è stato costretto a ripeterla più volte nel corso del programma di informazione di Rai 3 ReStart condotto con esibito accento toscano da Annalisa Bruchi. A lei e agli altri ospiti che stavano spiegando i motivi per cui si deve continuare il riarmo per impedire che la Russia invada tutta l’Europa fino a Lisbona, Cacciari oppone una sola obiezione: sono solo puttanate ed è vergognoso che simili puttanate vengano date in pasto all’opinione pubblica. Al ché l’acutissima conduttrice si oppone rivelando che questa è nientemeno che la posizione di un fantomatico ambasciatore americano presso la Nato. Ecco, ribadisce Cacciari, sono proprio puttanate, creando la giusta aura di ridicolo attorno alle certezze spacciate nei talk show. E ora passiamo alla lavagna dei buoni. 1. Sul più bel programma dell’anno non c’è dubbio. The winner is senza dubbio e alla grande lo spettacolo omaggio al padre di Paolo Jannacci realizzato al teatro degli Arcimboldi e trasmesso su Rai 3 il 27 agosto, non proprio una data felice. E’ il programma più bello perché per una volta la tv si fa semplice testimone di un evento senza imporre le sue scelte, i suoi tempi, i suoi ritmi, i suoi personaggi. Così, sfilano sul palcoscenico, accanto ad artisti famosi, musicisti ignoti al grande pubblico con pezzi dimenticati del grande Enzo, A un certo punto arriva anche Ornella Vanoni che interpreta un Ma mi di un’intensità straordinaria, da pelle d’oca. Ecco, se vogliamo davvero ricordare Ornella, valgono più quei tre minuti del suo ultimo Ma mi di tutte le parole in libertà dette e scritte in occasione della sua scomparsa. 2. Poi non si può rinunciare a una menzione per Crozza e la sua banda, in cui spicca sempre più la bravura di Andrea Zalone. Una menzione per il coraggio, la pervicacia, l’insistenza della sua denuncia delle malefatte e del malcostume della politica. Qualcuno sostiene che si ride meno quest’anno e forse è vero. Forse viene sacrificata un po’ di comicità a vantaggio dell’analisi delle contraddizioni, dell’indignazione, dello svelamento dell’assurdo. Comunque i discorsi del ministro Urso e la psicobanalisi di Recalcati valgono da soli il prezzo del biglietto. 3. Infine tra le cose belle non posso fare ameno di ricordare un episodio. E’ la sera della finale di Champions ed è finita come tutti sanno. Nel corso dello speciale dopopartita su Sky Federica Masolin nel ruolo di conduttrice dialoga con Luis Enrique grande vincitore della partita. Ma con lui, si sa, il discorso non può non cadere sulla tragedia della morte della figlia ancora bambina, sul quel suo terribile vissuto affrontato con grane nobiltà d’animo. Ma la Masolin che è in dolce attesa, comprensibilmente, non regge l’emozione e scoppia in un pianto che non esibisce, cercando di uscire dall’inquadratura. A risolvere la delicata situazione, prendendo in mano l’intervista, ci pensa, da gran signore, Esteban Cambiasso. Ecco: qualche volta capita di imbattersi davvero nella tv verità. L'articolo Il meglio e il peggio della Tv 2025 – Domenica in, i pacchi, le sfuriate: difficile scegliere cosa spicca per bruttezza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“A Gaza uno sterminio, le ultime guerre sono al di fuori da ogni diritto”: l’analisi di Cacciari a “Lezioni private” di Luca Sommi
Sabato 27 dicembre in prima serata sul NOVE e disponibile anche in streaming su Discovery+ va in onda la seconda puntata di “Lezioni private”, il programma condotto da Luca Sommi che racconta l’attualità approfondendo i grandi temi universali attraverso l’arte insieme a voci autorevoli del panorama culturale italiano. Tema della puntata, la guerra: perché si è sempre combattuto, dall’alba della civiltà a oggi? E alla fine, chi vince, davvero? Il filosofo Massimo Cacciari, nella clip in anteprima, ragiona su che cosa siano diventate le guerre a partire dal Novecento: “Sono fuori da ogni diritto” dice “se non quello della violenza, ammesso che si possa chiamare ‘diritto’. Si assume che il popolo sia complice dello Stato che si vuole sconfiggere, e dunque lo si attacca”. L'articolo “A Gaza uno sterminio, le ultime guerre sono al di fuori da ogni diritto”: l’analisi di Cacciari a “Lezioni private” di Luca Sommi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cacciari scuote Coldiretti: “Se l’Europa pensa che Putin sia il nuovo Hitler, si riarmi pure. Ma abbia il coraggio di dimostrarlo”
All’assemblea nazionale di Coldiretti, l’intervento di Massimo Cacciari viene accolto da applausi ripetuti e non rituali. Non è una lectio accademica, ma una requisitoria politica che tocca nervi scoperti dell’Europa contemporanea, con la guerra in Ucraina come epicentro di una crisi che, secondo il filosofo, non è solo militare o geopolitica, ma prima di tutto democratica. Cacciari parte dalla struttura dell’Unione europea e ne denuncia lo svuotamento politico: “Si parla della Commissione von der Leyen, ma di fatto quello che dirige la baracca è l’apparato tecnocratico e burocratico: sono i funzionari, sono quelli che fanno i dossier, che preparano le strategie, sono loro più che i membri politici della Commissione”. È qui, sottolinea, che si consuma “un deficit totale di democratizzazione degli organismi della Comunità europea”. Il Parlamento europeo appare “sempre più fantasma”, la Commissione “non ha nessuna diretta legittimazione democratica” e funziona “di fatto da esecutivo”, mentre le decisioni finali restano in mano agli Stati, in un sistema che a 27 membri rende “impossibile ogni decisione”. Questo quadro, già fragile, viene aggravato drammaticamente dalla scelta europea sulla guerra. Cacciari usa un’espressione che colpisce la platea: l’Europa ha deciso “di andare alla guerra da sola”. Il paradosso è evidente: “Ormai è chiaro come il sole che gli Stati Uniti non ritengono più di avere il nemico da questa parte”, perché sanno bene che “la Russia non rappresenta più nessun reale pericolo, almeno per loro”. La competizione strategica americana, insiste, “si è spostata tutta sul fronte dell’Oceano Pacifico” e il messaggio agli alleati europei è netto: “Volete fare la guerra? Fatevela per conto vostro”. Le conseguenze sono immediate e pesanti: “Questo significa che le nostre spese già decise per il riarmo assorbiranno sempre di più le poche risorse che abbiamo per welfare, per solidarietà, per tutte le politiche sociali ed economiche che ci servirebbero”. La guerra in Ucraina, così come viene gestita dall’Europa, diventa il simbolo di una scelta che sacrifica la coesione sociale sull’altare della militarizzazione, senza una vera discussione politica e senza un mandato democratico chiaro. Cacciari non nega che l’Europa sia necessaria, anzi ribadisce il contrario: “Possiamo fare a meno dell’Europa? No, l’Europa ci è sempre più necessaria perché è l’unica dimensione all’interno della quale possiamo svolgere politiche di sviluppo”. Ma la domanda cruciale resta sospesa: “È possibile ancora, nella situazione in cui ci troviamo?”. La sua risposta è radicale e spiazzante per il sistema politico tradizionale: la ricostruzione dell’unità europea non può partire dai partiti, ma dai corpi intermedi. “È possibile soltanto che i corpi intermedi europei, e non i partiti, le rappresentanze dei grandi interessi economici, produttivi, a partire dalla Coldiretti stessa o da organismi simili, da lì riparte un discorso di ricostruzione dell’unità politica ed economica europea”. Solo così, sostiene, può avviarsi “un processo di ridemocratizzazione dell’Unione Europea”. Il giudizio sulla classe politica continentale è impietoso. “Ma in tutta l’Europa ci rendiamo conto della forza presunta di questa leadership europea?”, chiede provocatoriamente. Macron, osserva, “se domani si va a votare prenderebbe il 15%, forse neanche”; Merz “ha il fiato al collo addirittura di neonazisti”. Il paradosso, aggiunge, è che “obiettivamente il leader più forte è la Meloni”, l’unica che conserverebbe una legittimazione elettorale immediata. “Siamo in una situazione disperante dal punto di vista della rappresentatività dei partiti e delle forze politiche e questo non è una buona notizia per la democrazia”, perché “la democrazia non c’è senza partiti, è conflitto e competizione tra forze politiche organizzate”. Quando la moderatrice Monica Giandotti chiede se la Russia possa rappresentare un problema per l’Europa, la risposta di Cacciari è ironica e tagliente: “Certo, se pensiamo che Putin abbia in testa di invadere l’Europa, è giusto riarmarsi, anzi non basteranno certamente 100 miliardi, dovremmo dotarci magari anche di un arsenale atomico adeguato”. Ma il filosofo chiede chiarezza politica. Se la leadership europea sostiene che la Russia non si ferma a Donbass, Crimea e Ucraina, ma ha “una volontà di potenza continentale”, allora lo dica apertamente. “Se mi dicono che dall’altra parte dell’Ucraina non c’è Putin ma c’è Hitler, va bene, ottimo, ma me lo devono dire nero su bianco”. In assenza di questa verità esplicita, per Cacciari l’Europa tradisce se stessa e i suoi fondamenti costituzionali. Ricorda che gli statisti europei avevano inscritto nelle Costituzioni, “tra cui quella italiana, articolo 11”, un’idea precisa: l’Europa non come centro egemonico del mondo, ma come spazio di mediazione. “Capivamo di essere stati detronizzati come grande potenza globale, però potevamo svolgere una funzione fondamentale di intermediazione, di compromesso, di dialogo tra le diverse potenze”. Questa era, e dovrebbe essere, la funzione europea: “l’elemento di rapporto, di dialogo tra mondo mediterraneo, Maghreb, continente sub-sahariano, Medio Oriente, Russia, Stati Uniti”. La guerra in Ucraina è la conferma di una rottura storica, che Cacciari fa risalire a una data precisa: “Tutto cambia quando c’è un momento cruciale, l’11 settembre 2001”. Da lì partono le guerre e l’Europa “comincia a cambiare natura sui principi fondamentali di pace, di solidarietà”. A determinare questo slittamento è soprattutto “il crescente strapotere delle grandi corporazioni”, dall’informazione alle tecnologie, dalla farmaceutica all’agricoltura, “una dozzina di soggetti fondamentali che stanno inglobando in sé ogni forma politica”. Anche i tecnocrati più avvertiti, riconosce Cacciari, ne sono consapevoli: “Mario Draghi queste cose le sa perfettamente”. Sa che l’annichilimento della politica produce disastri, perché “conflitti sociali, disuguaglianze” non possono essere affrontati dal solo punto di vista dell’interesse economico o tecnico-finanziario. Ma i tecnocrati “non hanno nessun modo di affrontare la questione, perché il loro linguaggio, la loro cultura è quella”. Per questo, conclude tra nuovi applausi, la responsabilità ricade su altri soggetti: “Sta a noi, sta in particolare nella crescita di dimensione politica e di forza politica dei corpi intermedi”. È da lì, insiste Cacciari, che può ancora nascere un’Europa capace di parlare di pace e di democrazia mentre rischia di perderne la sostanza. L'articolo Cacciari scuote Coldiretti: “Se l’Europa pensa che Putin sia il nuovo Hitler, si riarmi pure. Ma abbia il coraggio di dimostrarlo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cacciari a La7: “Essere nemici della Russia è una follia che compromette ogni politica europea degna di questo nome”
“Non riarmo, ma pace!“. È il grido di Massimo Cacciari in uno dei passaggi più incisivi del suo intervento a Dimartedì (La7), dove il filosofo icommenta il nuovo scenario geopolitico delineato dalle parole di Donald Trump. Di fronte alla domanda del conduttore Giovanni Floris, che gli chiede se la nuova amministrazione Usa non identifica la Russia come nemico, Cacciari non lascia zone grigie: “Significa semplicemente che gli Stati Uniti non ritengono la Russia il nemico e quindi se l’Europa vuole fare la guerra alla Russia, si arrangerà, la farà lei per conto suo, si riarmi, così moltiplicherà i populismi e le estreme destre all’interno di ogni Stato. Se ritiene di farlo, si arrangi, ne sconteremo noi le conseguenze“. Il filosofo chiarisce subito la distinzione che considera fondamentale: “Nemici di Putin sia chiaro, lo siamo tutti, perché Putin è un oligarca e il suo regime non può piacere a nessun democratico e a nessun europeo. Un’altra cosa è la Russia: se c’è rimasto un minimo di sale in zucca, dobbiamo sempre distinguere Netanyahu da Israele, Putin dalla Russia, l’Italia dalla Meloni. O no?”. Il cuore del ragionamento, ripete, è la necessità di non confondere un leader politico con un intero Paese, e di non trasformare la Russia in un nemico strutturale dell’Europa. Per Cacciari, infatti, l’idea stessa di considerare la Russia un avversario strategico è “una follia“. La politica europea, sostiene, non può prescindere da rapporti “sani, commerciali ed economici con la Russia”. E a dimostrarlo, afferma, sono i costi delle fratture apertisi con la guerra in Ucraina: “Adesso che siamo in guerra ne stiamo subendo le conseguenze economiche”. Il filosofo richiama anche una prospettiva più ampia, quella del declino economico europeo: “Ma ci rendiamo conto che l’Europa nel ’90 aveva il 26% del Pil mondiale e oggi siamo al 14? Ce ne rendiamo conto o no?”. In un contesto di crisi profonda, ribadisce, l’Europa “avrà bisogno di commerciare con tutti, di avere rapporti economici, finanziari buoni con tutti”, ritrovando una vocazione diplomatica “di pace”. Sul fronte ucraino, Cacciari non nega le responsabilità russe: “È giusto appoggiare l’Ucraina, è giusto difendere la sovranità dell’Ucraina, è giusto riconoscere la grande colpa della Russia nell’avere attaccato e invaso l’Ucraina”. Ma a suo avviso la via d’uscita resta una sola: tornare agli accordi di Minsk. “Questa guerra – osserva – dopo tragedie, migliaia di morti, distruzioni, se finirà o se non continuerà all’infinito, naturalmente tra Europa e Russia, perché gli Stati Uniti non la continuano certamente questa guerra, si concluderà con gli accordi di Minsk, sottoscritti dal presidente della Francia, dalla Merkel e dal presidente dell’Ucraina di allora”. Il filosofo, infine, ricorda che gli accordi offrivano una soluzione pragmatica per le regioni russofone, “una situazione di relativa autonomia amministrativa e finanziaria”. Non erano, insiste, un’imposizione del Cremlino: “Gli accordi di Minsk sono stati sottoscritti anche dal presidente di allora dell’Ucraina, non imposti da Putin. Questa è la storia. Vorremmo ricordarcela oppure veramente non abbiamo memoria, non abbiamo raziocinio, non abbiamo più un piffero di niente, noi europei?”. L'articolo Cacciari a La7: “Essere nemici della Russia è una follia che compromette ogni politica europea degna di questo nome” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ucraina, Cacciari: “Il 90% dei media italiani sparge fake news. Perché Meloni non consulta i cittadini sul riarmo?”
“La guerra si fa anche con la disinformazione sistematica. E in Italia molti organi di stampa e molti media sono entrati in guerra, disinformando. Se scendi in campo e punti il nemico, spargi fake news col fine di danneggiare quel nemico. Il 90% dei media italiani ha lavorato così“. Sono le parole pronunciate dal filosofo Massimo Cacciari, ospite di Battitori Liberi, su Radio Cusano Campus, intervenendo sulla situazione della guerra tra Russia e Ucraina. L’ex sindaco di Venezia fa un parallelismo su come funzionava la stampa italiana, francese e tedesca durante la seconda guerra mondiale. E stigmatizza la narrazione del conflitto offerta dalla stampa e dai media mainstream: “Non c’è stata nessuna indagine sulle cause della guerra, nessuna analisi di come erano le strutture in Russia e in Ucraina che si confrontavano, nessun giudizio sul comportamento della Nato, tantomeno su quello del governo europeo, nessuna notizia fondata. Quindi, siamo arrivati adesso al punto che la Russia è a un passo da Kiev dopo che i nostri giornali per mesi sono andati avanti dicendo che gli ucraini stavano vincendo e che bastava armarli perché vincessero“. Altrettanto ferma è la sua analisi del conflitto. Massimo Cacciari descrive un continente incapace di incidere diplomaticamente e sempre più trascinato in una spirale di riarmo e propaganda: “Per raggiungere una forma di patto occorre che le due parti trovino un punto d’accordo. Che non ci sarà mai, se la Russia ritiene di aver vinto e vuole dettare i termini del trattato e l’Ucraina non si rende conto che la situazione è quella che è e che tutti vedono al di là dei fumi di propaganda, cioè che sul campo non poteva che perdere, come tutte le persone ragionevoli, alle quali mi vanto di appartenere, hanno detto dal primo giorno. E cioè che l’Ucraina da sola non può vincere la Russia. O c’è una guerra di tutta l’Europa, una guerra guerra, o se no…”. E aggiunge: “Bbisogna che entrambi assumano una posizione realistica: la Russia non può pretendere una vittoria sul campo e l’Ucraina deve riconoscere di non poter continuare la guerra da sola senza travolgerci tutti in una guerra mondiale. L’Unione Europea non ha fatto altro che peggiorare la situazione, non proponendo alcuna linea precisa di trattativa, limitandosi a riarmare l’Ucraina, appunto come se l’Ucraina, anche riarmata fino ai denti, potesse da sola vincere la Russia. La posizione dell’Europa è folle da un punto di vista strategico, dannosissima per gli interessi dei nostri paesi, perché ci siamo auto-sanzionati e continuiamo ad auto-sanzionarci. E questa posizione della Ue adesso è anche improvvida perché è in rotta di collisione con la posizione americana, che bene o male punta alla trattativa”. Cacciari punta il dito contro i “volenterosi”, come Macron e Merz, accusandoli di essere “leader debolissimi”, condizionati dalle rispettive destre interne e inclini a “esaltare la funzione del nemico” per sopravvivere politicamente. In questo quadro, giudica Giorgia Meloni “la meno peggio”, perché almeno riconosce qualche limite della linea più oltranzista. La critica si allarga rapidamente alla struttura della Ue. Cacciari parla esplicitamente di un “regime antidemocratico”, dominato da una Commissione che “può fare tutto quello che vuole” e da comitati tecnici “educati alle scuole neoliberiste”. Il Parlamento europeo, afferma, è “un fantasma”. Una dinamica che allontana Bruxelles dai bisogni dei cittadini e che riguarda anche i settori chiave della vita nazionale: “”Metà dei nostri destini sono in mano all’Europa, vedi tutta la politica agricola e industriale”. Il filosofo riconosce anche un conflitto interno al potere americano. “Gli Stati Uniti non sono un monolite”, sostiene. Da una parte ci sarebbero forze politiche, rappresentate oggi da Donald Trump, che spingono per ridurre il coinvolgimento europeo e concentrare l’attenzione sulla Cina. Dall’altra, settori che vogliono mantenere viva la contrapposizione con la Russia. La Nato, in questo scenario, “sembra soffiare sul fuoco”. Circa la posizione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Cacciari la definisce “pallida”: “Non credo che Sergio Mattarella sia nella posizione del ‘facciamo la guerra alla Russia’. ma certamente sarebbe stato augurabile una sua posizione più netta a salvaguarda dell’articolo 11 della Costituzione. Mattarella è un presidente di mediazione, di compromesso, un presidente che non farebbe mai esternazioni evidentemente polemiche nei confronti del suo governo”. Ma aggiunge: “La contraddizione, in realtà, è all’interno del governo. Ed è destinata a crescere perché più l’Italia si schiera su chi vuole riarmare, su chi vuole spendere soldi per le armi piuttosto che per la sanità, più il ceto medio di questo paese soffre di inflazione e perdita di valore dell’acquisto dei propri salari e delle proprie pensioni – prosegue – più la Meloni, che viene da una destra sociale e non da quella liberista o trumpiana, è destinata a essere in crisi. La contraddizione è palese, la sua base sociale è una destra sociale: fino a che punto riuscirà a far finta di non vivere in una contraddizione? È pazzesco”. Cacciari conclude con un attacco frontale al sistema decisionale europeo e nazionale: “È stato chiesto ai cittadini se sono d’accordo sul nucleare e verranno interpellati sulla separazione delle carriere dei magistrati, cioè su temi specifici e tecnici la gente è chiamata a votare, mentre sarebbe stato il caso che decidessero altri e non l’opinione pubblica – chiosa – Sulla politica di riarmo, invece, non si consulta nessuno. Perché non viene chiesto ai cittadini se preferiscono spendere 90 miliardi per il riarmo o investirli in scuole, sanità e ricerca?”. L'articolo Ucraina, Cacciari: “Il 90% dei media italiani sparge fake news. Perché Meloni non consulta i cittadini sul riarmo?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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