Quattro punti vendita ogni 100 non hanno ridotto i prezzi, anzi in alcuni casi
li hanno addirittura aumentati. A oltre 24 ore dall’introduzione del taglio
delle accise deciso dal Consiglio dei ministri per calmierare il costo del
carburante, l’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy
rivela che solo il 60% dei 12.107 impianti di distribuzione ha effettivamente
ridotto i prezzi.
Al netto della qualità dei dati a disposizione del ministero in termini di
quantità e di attualità dei prezzi comunicati, la rilevazione alle 8 di venerdì
20 marzo lascia intendere che non tutto sta funzionando per il meglio. “Tutte le
principali compagnie petrolifere operanti nel Paese hanno inoltre adeguato i
propri prezzi consigliati, con una riduzione di 24,4 centesimi di euro al litro,
in linea con il provvedimento adottato in Consiglio dei ministri”, spiega il
Mimit.
Eppure dalle rilevazione emerge che addirittura l’11,4% dei punti vendita ha
addirittura aumentato i prezzi esposti, altro che taglio. Per questo, avvisa il
ministero, il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha già trasmesso alla
Guardia di Finanza l’elenco di questi distributori, affinché vengano effettuati
i necessari controlli ai sensi del nuovo regime speciale previsto dal
decreto-legge approvato dal Governo.
Gli esiti dei controlli saranno trasmessi anche all’Autorità Garante della
Concorrenza e del Mercato per l’eventuale avvio di procedimenti sanzionatori e,
nei casi in cui emergano profili di rilevanza penale, all’autorità giudiziaria.
Il prezzo medio dei carburanti rilevato venerdì mattina in modalità self-service
sulla rete stradale nazionale è pari a 1,734 euro al litro per la benzina e
1,978 per il gasolio. Sulla rete autostradale, il prezzo medio self-service si
attesta invece a 1,812 per la benzina e 2,048 per il gasolio. I dati “non solo
confermano la nostra dettagliata denuncia sul mancato adeguamento dei prezzi, ma
anche il fallimento del decreto sul piano sanzionatorio”, afferma Massimiliano
Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“È quello che abbiamo detto da sempre: inutile monitorare o che poi, come
prevede questo decreto, il Garante per la sorveglianza dei prezzi trasmetta
all’Autorità giudiziaria le risultanze istruttorie, se non si modificano anche
gli articoli 501 e 501 bis del Codice Penale che il comandante generale della
Guardia di finanza Giuseppe Zafarana nel 2022 ha già giustamente definito di
‘rara e difficile applicazione’“. Urge anche una modifica della legge – insiste
l’Unione nazionale consumatori – per consentire all’Antitrust di intervenire
anche nei casi in cui manca un’intesa restrittiva della concorrenza o un abuso
di posizione dominante. “Altrimenti si prendono in giro i consumatori
promettendo una lotta agli speculatori che non esiste”, conclude Dona.
L'articolo Taglio accise sui carburanti: “Solo il 60% dei punti vendita ha
ridotto i prezzi” | I dati del ministero proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La crisi energetica innescata dalla crisi in Medio Oriente e dalla drastica
riduzione del traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz ha riportato i prezzi
di benzina e diesel sopra la soglia critica dei due euro in diversi Paesi
europei. Mentre il petrolio è tornato nuovamente a superare la soglia dei 100
dollari, la comunità internazionale tenta una risposta coordinata. Con il
sostegno politico dei Paesi del G7, l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie)
– che definisce la crisi la più grande interruzione di offerta della storia del
mercato petrolifero –, è pronta a coordinare il rilascio di riserve strategiche
nazionali fino a 400 milioni di barili. Azione a cui partecipa anche l’Italia
con 10 milioni di barili, equivalenti al 13,5% delle nostre scorte di sicurezza.
Tutto per garantire stabilità alle forniture. Funzionerà? Secondo la stessa
Agenzia, l’efficacia è strettamente legata alla durata del blocco di Hormuz.
Questione di matematica: se la chiusura dello Stretto o il rallentamento dei
flussi dovessero persistere per settimane o mesi, l’iniziativa dell’Aie rischia
di rivelarsi un buco nell’acqua, ha detto all’Adnkronos Francesco Sassi, docente
di geopolitica dell’energia all’Università di Oslo. Finché i mercati non
coglieranno segni di de-escalation nel conflitto, dunque, la minaccia iraniana
dei 200 dollari al barile resta all’ordine del giorno. Né rassicurano le ultime
dichiarazioni di Donald Trump: “Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di
petrolio al mondo, quindi quando il prezzo del petrolio sale, noi facciamo un
sacco di soldi”.
A Bruxelles sono sul tavolo opzioni come un taglio coordinato delle tasse sui
carburanti e la reintroduzione del tetto al prezzo del gas per limitare il
contagio sui costi dell’elettricità. Ma per ora i singoli Stati Ue si sono mossi
in ordine sparso, adottando strategie nazionali che vanno dalla riduzione delle
tasse, al controllo dei prezzi, fino alla vigilanza del mercato. In Italia il
governo sta studiando l’aggiornamento del meccanismo delle accise mobili,
strumento che permetterebbe di ridurre la tassazione sui carburanti
compensandola col maggiore gettito Iva incassato dai rincari. Si tratta di
rinunciare alla entrate aggiuntive non previste a bilancio per abbassare
temporaneamente il prezzo alla pompa. Ma l’attivazione richiede un decreto del
ministero dell’Economia d’intesa col ministero dell’Ambiente: sebbene lo
strumento sia previsto dalla normativa (misura del 2007 aggiornata nel 2023), la
sua attivazione non è automatica. Senza il consolidamento delle attuali
condizioni di prezzo su base bimestrale rispetto alle stime del Documento di
Economia e Finanza, “il taglio delle accise non può scattare legalmente”, ha
spiegato il Mef in Commissione Finanze alla Camera. Così, per ora, la strategia
resta quella del monitoraggio. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha disposto
un potenziamento dei controlli della Guardia di Finanza lungo la filiera
distributiva per stanare speculazioni.
Decisamente più radicale le scelte fatte nell’Europa orientale e sud-orientale.
In Ungheria Viktor Orbán ha imposto per decreto un tetto massimo ai prezzi,
equivalenti a circa 1,51 al litro per la benzina e 1,56 euro per il gasolio. La
misura si applica esclusivamente ai veicoli con targa nazionale ed è sostenuta
dal rilascio delle riserve petrolifere statali. Non mancano le critiche, con le
opposizioni che parlano di misura propagandistica di un governo in difficoltà a
un mese dalle elezioni. Quanto ai conti pubblici, l’agenzia di rating Standard &
Poor’s ha avvertito che il peggioramento dei conti esterni e le politiche di
sussidio potrebbero portare a un declassamento del rating del Paese. Anche la
Croazia, sotto la guida di Andrej Plenković, ha optato per un calmiere
amministrativo bloccando i prezzi a circa 1,50 euro per la benzina e 1,55 per il
diesel, senza distinzioni di nazionalità, annunciando di voler proteggere
famiglie e imprese. Il governo di centrosinistra della Slovenia ha invece scelto
la via della riduzione delle accise per attenuare l’impatto dei prezzi
internazionali, mantenendo i costi finali tra i più bassi dell’area a circa 1,47
euro per la benzina e 1,53 euro per il diesel.
All’estremo opposto sembrano invece posizionarsi, almeno per il momento, le
grandi economie dell’Europa occidentale. In Germania il cancelliere Friedrich
Merz mantiene una linea attendista, privilegiando la trasparenza del mercato
rispetto a interventi diretti sui prezzi che rischiano di distorcere la
concorrenza. A Parigi il primo ministro Sébastien Lecornu ha invece escluso
l’introduzione di uno scudo per i prezzi a causa dei limitati margini di
bilancio, optando invece per un piano straordinario di centinaia di ispezioni
presso le stazioni di servizio per prevenire la speculazione. Il governo
francese ha definito inconcepibile una riduzione dell’Iva, che avrebbe un costo
stimato di circa 17 miliardi di euro. Una soluzione intermedia è stata adottata
dal Portogallo del socialdemocratico Luís Montenegro, che ha attivato una
valvola di sicurezza fiscale, cioè uno sconto di alcuni centesimi sul diesel
finanziato dal gettito Iva extra, con un meccanismo automatico che scatta quando
i prezzi aumentano di circa 10 centesimi rispetto ai livelli di riferimento.
Scelte differenti che frammentano ancor di più la situazione nei vari i Paesi,
dove si registra ormai un divario tra i prezzi medi che si avvicina a 80-90
centesimi per litro di diesel: dalla Slovenia dei 1,5 euro al litro, ai Paesi
Bassi dove si superano spesso gli 1,85 euro. Ma non è solo una questione di
prezzi ed è per questo che le principali economie sarebbero più caute nelle
soluzioni da adottare. Perché se da un lato calmierare i prezzi e tagliare le
tasse offra un sollievo immediato a famiglie e aziende, gli esperti mettono in
guardia sui rischi strutturali. Perché le misure non solo pesano sulle finanze
pubbliche ma rischiano di incentivare i consumi di combustibili fossili,
ritardando la transizione energetica e mantenendo le economie europee
vulnerabili alle continue instabilità geopolitiche, compresa l’incognita sulle
intenzioni di Donald Trump per le sanzioni alla Russia, che si offre di colmare
il vuoto lasciato dal blocco delle forniture provenienti dal Golfo Persico,
ovviamente a prezzi correnti. La Commissione Ue ha esortato a far rispettare
rigorosamente il tetto al prezzo del petrolio russo, avvertendo che tornare a
dipendere dall’energia russa sarebbe un “errore strategico”. Errore che il
presidente ucraino Volodymyr Zelensky tenterà di scongiurare anche nei prossimi
giorni, durante la visita ad alcuni Paesi Ue, da Parigi a Madrid. Ma il
conflitto in Medio Oriente ha messo anche il dossier ucraino in diretta
concorrenza con la pompa di benzina.
L'articolo Rincaro carburanti | Tetto ai prezzi di Orbán, taglio delle accise in
Slovenia, ispezioni in Francia e “monitoraggio” in Italia: i Paesi Ue in ordine
sparso e i rischi del piano sulle riserve petrolifere proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La crisi in Medioriente si fa sentire nelle tasche degli automobilisti. Come
segnala Staffetta Quotidiana si sono già impennati i prezzi di benzina e
(soprattutto) gasolio alla pompa, mentre proseguono a briglia sciolta i rialzi
sui listini dei prezzi consigliati dei maggiori marchi, sulla scia di quotazioni
internazionali in preda al panico. Il Brent del resto ha chiuso ieri sopra gli
80 dollari e la quotazione del gasolio ha sfondato quota mille dollari la
tonnellata (in euro siamo al massimo da ottobre 2023). Assoutenti ha deciso di
presentare una segnalazione all’Autorità garante della concorrenza perché valuti
un’indagine. L’andamento dei prezzi, dice il presidente Gabriele Melluso, è “del
tutto anomalo sia per la velocità dei rincari, sia per la loro entità,
soprattutto se si considera che la materia prima petrolio è stata acquistata
dalle società nei mesi scorsi a prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli
odierni”.
Il gasolio, in media nazionale self service, è al livello più alto dal 14 luglio
2024, la benzina dal 21 dicembre scorso. Ma – segnala la Staffetta – è molto
probabile che “già domani i record saranno aggiornati”. Tanto che torna in pista
l’ipotesi di applicazione della norma (tutt’ora in vigore) sulla sterilizzazione
delle accise: l’articolo 1 comma 291 della legge 244/2007 (legge di bilancio
2008) stabilisce che le accise possono essere diminuite per compensare le
maggiori entrate dell’Iva derivanti dall’aumento del prezzo internazionale del
petrolio greggio. Il decreto può essere adottato se il prezzo del greggio
aumenta, sulla media del mese precedente, rispetto al valore di riferimento
indicato nell’ultimo Documento programmatico di finanza pubblica. Circostanza
che si è verificata in questi giorni.
Intanto stando alla rilevazione Eni ha aumentato di due centesimi al litro i
prezzi consigliati della benzina e di sette centesimi quelli del gasolio. Per IP
si registra un rialzo di quattro centesimi sulla benzina e di dieci sul gasolio.
Per Q8 +4 centesimi sulla verde e +6 sul diesel. Per Tamoil tre centesimi sulla
benzina e dieci sul gasolio. Quanto alle medie dell’Osservatorio prezzi del
ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati dalla Staffetta, la
benzina self service è salita a 1,693 euro/litro (+19 millesimi, compagnie
1,702, pompe bianche 1,676), diesel self service a 1,753 euro/litro (+25,
compagnie 1,765, pompe bianche 1,731). Benzina servito a 1,830 euro/litro (+17,
compagnie 1,876, pompe bianche 1,745), diesel servito a 1,888 euro/litro (+23,
compagnie 1,935, pompe bianche 1,799). Gpl servito a 0,691 euro/litro (+1,
compagnie 0,701, pompe bianche 0,680), metano servito a 1,404 euro/kg (+1,
compagnie 1,415, pompe bianche 1,396), Gnl 1,227 euro/kg (-4, compagnie 1,236
euro/kg, pompe bianche 1,221 euro/kg). Sulle autostrade la benzina self service
è a 1,787 euro/litro (servito 2,047), gasolio self service 1,845 euro/litro
(servito 2,102), Gpl 0,829 euro/litro, metano 1,462 euro/kg, Gnl 1,296 euro/kg.
“Deve essere chiaro agli italiani che non c’è una relazione diretta tra aumento
del greggio e aumento del prezzo della benzina”, commenta Melluso. “Ad esempio
nell’ottobre 2012 il valore del Brent era di 112 dollari al barile, superiore
agli 82 dollari odierni, e il prezzo della benzina si attestava allora a 1,83
euro al litro, importo assai simile all’attuale se si considera che oggi la
verde gode del taglio delle accise scattato lo scorso gennaio. La speculazione
dunque non è un rischio ma un dato oggettivo”.
L'articolo Impennata dei prezzi della benzina dopo l’attacco all’Iran.
Assoutenti: “Aumenti anomali per velocità ed entità” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Con l’entrata in vigore della nuova legge di Bilancio, dall’1 gennaio scatta
l’annunciato riallineamento delle accise. Che sposta il carico fiscale su chi
viaggia con macchine a diesel. Il comma 129 della manovra prevede infatti un
calo dell’aliquota sulla benzina di 4,05 centesimi al litro e un aumento
speculare per quella sul gasolio. Il calcolo finale, però, non si ferma
all’accisa: aggiungendo l’Iva, l’impatto reale sui listini sarà di circa 5
centesimi al litro.
Secondo le elaborazioni di Staffetta quotidiana, basate sui prezzi medi attuali,
si ribalterà la gerarchia ai distributori: il gasolio schizzerà a 1,784
euro/litro, superando la benzina che dovrebbe attestarsi intorno a 1,73
euro/litro. Nonostante Eni abbia ridotto di un centesimo i prezzi consigliati, i
dati dell’osservatorio prezzi del Mimit (elaborati su circa 20mila impianti)
mostrano un mercato già in fibrillazione.
La benzina self si aggira sulla media nazionale di 1,683 euro/litro: le “pompe
bianche” (i distributori indipendenti) restano l’unico argine con una media di
1,676 euro. Per quanto riguarda il servito, qui i margini volano: per la benzina
1,827 euro a litro, che diventano 1,868 sotto le insegne delle grandi compagnie.
Nei tratti autostradali, la benzina self sfiora già gli 1,78 euro, mentre il
servito ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Reggono per ora i
carburanti alternativi, con il Gpl servito a 0,688 euro/litro e il metano che
segna un lieve calo a 1,394 euro/kg.
Si tratta dell’ennesima stangata per i consumatori: le accise e l’Iva pesano su
oltre la metà del prezzo del carburante, facendo dell’Italia uno dei Paesi
europei con la componente fiscale più alta. Un primato che il governo alla prova
dei fatti non ha voluto scalfire. Nonostante le promesse elettorali e il famoso
video di Giorgia Meloni che ne chiedeva l’abolizione.
L'articolo La manovra fa salire il prezzo del diesel: dall’1 gennaio sarà più
caro della benzina proviene da Il Fatto Quotidiano.