Per anni Autostrade per l’Italia, la più grande concessionaria autostradale
italiana, ha incassato secondo i pm extraprofitti non dovuti, per effetto degli
aumenti dei pedaggi. E invece di accantonare parte di questi fondi e
ridestinarli alla manutenzione e agli investimenti, come prevedeva la legge, ha
invece distribuito lauti dividendi ai suoi azionisti. Dopo quasi due anni di
accertamenti la Procura di Roma ha chiuso in questi giorni le indagini sulla
vicenda, con accuse a vario titolo di falso in bilancio, aggiotaggio, false
comunicazioni e ostacolo alle autorità di vigilanza. Una sorta di pre
imputazione, che un domani potrebbe portare a un processo nei confronti di
alcuni dei più alti manager che si sono avvicendati alla guida della società,
tra i quali gli ex amministratori delegati Giovanni Castellucci e Roberto
Tomasi.
In questo stesso filone di indagine, alcuni mesi fa, la Guardia di Finanza era
andata a bussare alla porta della Cassa depositi e prestiti, ipotizzando che i
bilanci truccati potessero aver influito sul prezzo di vendita di Autostrade per
l’Italia, venduta da Atlantia (holding controllata a maggioranza dalla famiglia
Benetton) alla cordata composta da Cdp, Blackstone e Macquarie.
L’ipotesi era stata avanzata dal gruppo di legali che assistono vari comitati,
fra cui il Comitato delle vittime del Ponte Morandi, e anche dai consulenti
della Procura di Roma, i commercialisti Francesco Rossi e Igor Catania:
“Nell’ambito dell’operazione di compravendita – scrivono i consulenti – non può
escludersi, allo stato degli atti, che il prezzo di cessione possa essere stato
stabilito anche in considerazione della consistenza del patrimonio ‘contabile’
netto di Aspi senza tener conto degli effetti sullo stesso dei mancati
accantonamenti in bilancio”. Ma si tratta di una tesi abbandonata, almeno per il
momento, dai magistrati romani: anche ammettendo che ci siano state importanti
irregolarità contabili, che avrebbero pompato il valore di Borsa delle azioni a
detrimento di manutenzioni e investimenti, per gli investigatori non ci sarebbe
un collegamento evidente con l’aumento artefatto del prezzo della compravendita.
Per i consulenti, Aspi (durante l’era Benetton) avrebbe “cronicizzato” la
politica degli “extraprofitti”, e invece di investire i soldi dei pedaggi nella
rete, li avrebbe distribuiti ai suoi azionisti. I dividendi, a quel punto,
sarebbero stati gonfiati anche con il ricorso “a un indebitamento” superiore a
quanto previsto dai piani finanziari firmati con il Ministero. Tali politiche
aziendali avrebbero avuto come effetto “la sopravvalutazione del capitale
netto”, in altre parole un maquillage finanziario. La contestazione dell’accusa
riguarda oltre 500 milioni di euro, sottratti alla manutenzione e alle opere
autostradali.
L'articolo Autostrade, chiuse indagini sugli ex ad Castellucci e Tomasi:
“Profitti sottratti a manutenzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Mattinata di disagi sull’autostrada A1 Milano-Napoli nel tratto fiorentino dove
un mezzo pesante ha invaso parzialmente la carreggiata opposta dopo aver urtato
la barriera spartitraffico. L’incidente, avvenuto intorno alle 8:25 al
chilometro 311 tra i caselli di Firenze Sud e Incisa Reggello, ha causato il
blocco del traffico su entrambe le carreggiate e lunghe code in entrambe le
direzioni.
Sul posto sono intervenuti tempestivamente i vigili del fuoco, con due squadre e
l’autogru, oltre ai soccorsi sanitari e meccanici, alla polizia stradale e al
personale di Autostrade per l’Italia. Il conducente del camion, un uomo di 38
anni di origini straniere, è rimasto ferito ed è stato estratto dal mezzo dai
soccorritori. Secondo le informazioni disponibili, è rimasto sempre cosciente ed
è stato successivamente trasportato in ospedale in codice giallo.
In un primo momento si sono registrati 3 chilometri di coda in aumento verso
Roma e 4 chilometri in carreggiata opposta verso Firenze, dove la circolazione
era consentita su due corsie. Successivamente, poco prima delle 10, il tratto
tra Firenze Sud e Incisa in direzione Roma, inizialmente chiuso, è stato
riaperto, ma il traffico ha continuato a scorrere su una sola corsia. La
situazione è ulteriormente peggiorata con il passare delle ore: si registrano
infatti 6 chilometri di coda in aumento verso Roma e 5 chilometri di
rallentamenti verso Firenze, dove la circolazione resta ridotta.
L'articolo Camion invade la carreggiata opposta sull’A1 nel Fiorentino: ferito
il conducente. Traffico bloccato e code proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un anziano contromano sulla A28 (Portogruaro-Conegliano): a evitare il peggio è
stato un agente della polizia Stradale, capace di saltare in corsa sulla
macchina contro mano e a invertirne il senso di marcia. Non è la scena di un
film, ma quello che è accaduto lo scorso 27 gennaio. Erano le 22.45 e una
pattuglia era impegnata in un controllo su un camion in A28, vicino alla
barriera di Portogruaro, quando gli agenti hanno notato una Opel Mokka fare
inversione e iniziare a guidare in senso contrario. Alla guida dell’automobile
c’era un anziano di Latisana, classe 1943. L’uomo avrebbe percorso 5 chilometri
contromano.
I poliziotti lo hanno raggiunto e affiancato, ma lampeggianti e sirene sono
risultati inutili. L’uomo, nonostante l’invito ad accostare, continuava a
procedere a 90 all’ora. Impossibile attirare la sua attenzione. La pattuglia ha
allora raggiunto in fretta lo svincolo di Sesto al Reghena e ha fermato le auto
dirette a Portogruaro per evitare collisioni. I poliziotti hanno posizionato
l’auto – sempre con lampeggianti e sirene attivati – a cavallo tra le due
corsie. Il capo pattuglia, armato di torcia e bandiera, ha iniziato a camminare
verso la Opel Mokka, facendo segnalazioni verso l’auto per fermarla. Il collega
ha invece cominciato a risalire la corsia di emergenza a ritroso per fermare chi
stava arrivando.
Nonostante l’auto della Polstrada in mezzo alla carreggiata, sirene e
lampeggianti sempre accesi, l’anziano ha rallentato ma non si è fermato. A quel
punto il capo pattuglia, con un gesto rapido, è riuscito ad aprire in corsa la
portiera del guidatore, a spingerlo verso il lato passeggero e a posizionarsi al
posto di guida, così da invertire il senso di marcia, posizionando l’auto in
corsia di emergenza. L’anziano, agitato e confuso, ripeteva di dover tornare a
casa, a Latisana. I due poliziotti gli hanno dato assistenza e, dopo avergli
contestato la violazione del Codice della strada, lo hanno accompagnato fino a
Portogruaro indicandogli la corretta direzione per raggiungere Latisana.
L'articolo Auto in contromano sulla A28. L’agente salta in corsa sull’auto ed
evita la tragedia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per oltre trent’anni il telepedaggio ha rappresentato la porta d’accesso alla
mobilità senza soste ai caselli. Un piccolo apparecchio fissato al parabrezza,
capace di dialogare con le antenne e far sollevare la sbarra senza fermarsi.
Oggi però la trasformazione digitale sta cambiando anche questo simbolo delle
autostrade italiane: il prossimo passo potrebbe essere l’eliminazione del
dispositivo fisico, sostituito direttamente dallo smartphone.
Il sistema di telepedaggio nasce alla fine degli anni Ottanta. Il principio di
funzionamento è rimasto quasi immutato: un apparato a bordo dell’auto comunica
con il casello e consente l’addebito automatico. Nel frattempo, però, lo
smartphone è diventato il centro delle funzioni digitali quotidiane, dai
pagamenti ai servizi di mobilità. Da qui l’idea di trasferire anche il pedaggio
autostradale all’interno del telefono.
Le nuove soluzioni allo studio si basano su tecnologie di identificazione a
radiofrequenza o su comunicazioni criptate tra smartphone e infrastruttura.
Quando il veicolo si avvicina al portale autostradale, il telefono trasmette i
dati necessari all’identificazione e al pagamento, senza bisogno di dispositivi
aggiuntivi. L’addebito avviene in automatico e sul display possono comparire
informazioni su costi, traffico o percorsi alternativi. Lo scenario potrebbe
essere quello dipinto nella foto sopra, generata con l’Intelligenza Artificiale.
Tra i progetti più avanzati c’è quello sviluppato da MobiQ, società controllata
dal gruppo giapponese Denso, già in fase di sperimentazione in mercati come
Stati Uniti e Giappone. L’obiettivo è creare un ecosistema in cui veicolo,
smartphone e infrastruttura dialogano in tempo reale, rendendo il pagamento del
pedaggio quasi invisibile.
I vantaggi non riguardano solo gli automobilisti. Per i gestori delle
autostrade, l’eliminazione degli apparati fisici e dei sistemi di lettura
tradizionali significa ridurre costi di distribuzione, manutenzione e gestione
amministrativa. I pagamenti diventano immediati, i processi più snelli e
l’infrastruttura può integrarsi con altri servizi digitali.
Questa evoluzione si inserisce in una tendenza più ampia della mobilità
connessa. Le tecnologie V2X (vehicle-to-everything) puntano a far comunicare
auto, strade e servizi online per migliorare sicurezza, fluidità del traffico e
gestione dei pagamenti. In questo scenario, lo smartphone diventa il vero hub
della mobilità, capace di sostituire chiavi, carte e dispositivi dedicati.
Non mancano però le incognite. L’introduzione di questi sistemi richiederà
aggiornamenti tecnologici, accordi tra concessionarie e garanzie sulla sicurezza
dei dati. Restano anche le questioni legate alla precisione del segnale e alla
copertura di rete, elementi fondamentali per un servizio che deve funzionare in
modo automatico e senza errori. E poi, bisognerà assicurarsi di avere sempre la
batteria dello smartphone ben carica…
L'articolo Pedaggi autostradali, il futuro è nello smartphone. Addio al
“vecchio” telepedaggio? proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Dopo il danno provocato da lavori interminabili, adesso a imprese e cittadini
tocca subire anche la beffa dei rincari”. A tornare sul tema del rincaro dei
pedaggi autostradali è stato il presidente regionale della Cna Abruzzo e
vicepresidente nazionale, Bernardo Sofia. Il riferimento è all’aumento, scattato
dal primo gennaio, dei pedaggi autostradali lungo gran parte delle autostrade
italiane e che riguarda anche arterie, come la A14 Adriatica gestita dalla
società Autostrade per l’Italia. Il ritocco verso l’alto delle attuali tariffe è
dell’1,5 per cento. “Il provvedimento deciso dall’Autorità di regolazione dei
trasporti è stato applicato in modo burocratico, non tenendo in alcun conto
l’impatto che ciò produce sugli utenti che utilizzano il sistema autostradale
non occasionalmente, ma per svolgere la propria attività lavorativa. –
sottolinea Sofia – Utenti che, soprattutto lungo la tratta tra Abruzzo e Marche
della A14, si trovano a sopportare, da anni, disagi, rischi per la sicurezza e
ritardi in ragione del protrarsi di lavori di manutenzione straordinaria di cui
non si intravvede il termine. E mentre i rincari hanno un impatto certo e
quotidiano sui conti delle aziende di trasporto di merci e persone, i ristori
legati ai ritardi provocati sui tempi di percorrenza dai cantieri hanno invece
modalità di applicazione complesse e farraginose. Con il rischio concreto, nella
sostanza, di vanificare il tutto. Oltretutto, non vorrei si dimenticasse anche
il fatto che le imprese dell’autotrasporto si trovano a fare i conti anche con
l’aumento delle accise sul gasolio decise dal governo, completando un quadro di
crescita dei costi da sostenere”.
Secondo Sofia prima di mettere mano agli aumenti si sarebbe dovuto tenere conto
del “ricco dossier che documenta il modo approfondito e circostanziato i danni
che tutti questi intoppi alla viabilità provocano ai conti delle imprese”, che
nelle scorse settimane è stato presentato all’opinione pubblica da Cna Fita
Abruzzo, insieme agli esponenti di Usarci, sigla che associa rappresentanti e
agenti di commercio.
Alle proteste degli artigiani si affiancano quelle della politica
all’opposizione dal Movimento 5 Stelle ad Avs passando per Più Europa che
puntano il dito contro tutti i rincari scattati con il nuovo anno, a partire
appunto da quelli del casello. “Alcune associazioni dei consumatori stimano
aumenti per 900 milioni a carico dei cittadini. Il governo ha detto no a tutte
le nostre proposte contro il carovita e ha fatto anche un pasticcio sul rinnovo
dei bonus giovani e donne, su cui ora dovranno rimediare in fretta”, ha scritto
il capo dei Pentastellati Giuseppe Conte sui social. “L’Italia si sveglia nel
2026 così: aumentano le accise sul gasolio (+4 centesimi al litro), le
assicurazioni sulle auto (+10%) e i pedaggi autostradali (+1,5%). Aumenti decisi
dal governo Meloni che si scaricheranno sui cittadini in forma diretta e
indiretta, visto che aumenteranno anche i prezzi dei beni alimentari, per
effetto dell’aumento dei costi di trasporto. Si tratta di tasse occulte che il
governo della destra mette e che toglieranno dalle tasche degli italiani altri
700 milioni di euro circa, nei prossimi mesi”, scrive su Facebook Nicola
Fratoianni di Avs. “Fare il pieno costa di più, viaggiare in autostrada costa di
più, assicurare l’auto costa di più. Per chi usa l’auto per lavoro, per chi deve
spostarsi quotidianamente, questi aumenti pesano concretamente sul bilancio
familiare. Non sono cifre simboliche. Un pieno di gasolio da 50 litri costa 2,50
euro in più. I pedaggi crescono dell’1,5%. Le polizze RC auto aumentano. E tutto
questo si somma all’inflazione che già erode il potere d’acquisto delle famiglie
– dice Sergio Costa, vicepresidente della Camera in quota M5S – La realtà è che
quando si tratta di far cassa, il governo sa sempre dove andare a prendere i
soldi: dalle tasche dei cittadini. Gli aumenti scattano puntuali, precisi,
automatici. Nessuno si dimentica di adeguare pedaggi e accise. Ma quando si
tratta di proteggere il potere d’acquisto delle famiglie, le risorse non si
trovano mai”. Mentre il segretario di Più Europa, Riccardo Magi chiosa: “Il 2026
del Governo Meloni si apre peggio di come era finito il 2025: più tasse e meno
democrazia. Già nella manovra sono previsti 10,5 miliardi di tasse in più, con
misure folli come i 2 euro sui pacchi, l’aumento delle accise su carburanti e
prodotti da fumo; ed é previsto anche un aumento dei pedaggi autostradali, alla
faccia di Salvini che quando era all’opposizione andava in giro per caselli per
protesta”.
L'articolo Protesta di Confartigianato sugli aumenti autostradali: “Il rincaro è
certo, mentre il rimborso per i disagi non arriva” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Con l’entrata in vigore della nuova legge di Bilancio, dall’1 gennaio scatta
l’annunciato riallineamento delle accise. Che sposta il carico fiscale su chi
viaggia con macchine a diesel. Il comma 129 della manovra prevede infatti un
calo dell’aliquota sulla benzina di 4,05 centesimi al litro e un aumento
speculare per quella sul gasolio. Il calcolo finale, però, non si ferma
all’accisa: aggiungendo l’Iva, l’impatto reale sui listini sarà di circa 5
centesimi al litro.
Secondo le elaborazioni di Staffetta quotidiana, basate sui prezzi medi attuali,
si ribalterà la gerarchia ai distributori: il gasolio schizzerà a 1,784
euro/litro, superando la benzina che dovrebbe attestarsi intorno a 1,73
euro/litro. Nonostante Eni abbia ridotto di un centesimo i prezzi consigliati, i
dati dell’osservatorio prezzi del Mimit (elaborati su circa 20mila impianti)
mostrano un mercato già in fibrillazione.
La benzina self si aggira sulla media nazionale di 1,683 euro/litro: le “pompe
bianche” (i distributori indipendenti) restano l’unico argine con una media di
1,676 euro. Per quanto riguarda il servito, qui i margini volano: per la benzina
1,827 euro a litro, che diventano 1,868 sotto le insegne delle grandi compagnie.
Nei tratti autostradali, la benzina self sfiora già gli 1,78 euro, mentre il
servito ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Reggono per ora i
carburanti alternativi, con il Gpl servito a 0,688 euro/litro e il metano che
segna un lieve calo a 1,394 euro/kg.
Si tratta dell’ennesima stangata per i consumatori: le accise e l’Iva pesano su
oltre la metà del prezzo del carburante, facendo dell’Italia uno dei Paesi
europei con la componente fiscale più alta. Un primato che il governo alla prova
dei fatti non ha voluto scalfire. Nonostante le promesse elettorali e il famoso
video di Giorgia Meloni che ne chiedeva l’abolizione.
L'articolo La manovra fa salire il prezzo del diesel: dall’1 gennaio sarà più
caro della benzina proviene da Il Fatto Quotidiano.
Condanna senza appello da parte delle associazioni dell’autotrasporto contro
l’aumento dei pedaggi autostradali in vigore dal 1° gennaio 2026. Un rincaro
medio dell’1,5% che, secondo le imprese del settore, si somma all’aumento delle
accise sul diesel e certifica il fallimento delle politiche del governo nei
confronti di chi trasporta le merci.
“È facile deliberare comodamente seduti in un ufficio o dallo scranno della
Corte costituzionale“, attacca Maurizio Longo, segretario generale di
Trasportunito, “ma chi lavora ogni giorno sulle autostrade, bloccato da cantieri
frutto di vent’anni di ritardi nella manutenzione, vive una situazione di
disagio permanente. Autorizzare aumenti generalizzati dei pedaggi è uno schiaffo
al settore e infrange il limite di guardia”. Secondo Trasportunito, parlare di
adeguamenti tariffari per aggiornare i piani economico-finanziari delle società
concessionarie significa “calpestare l’efficienza e la produttività del
trasporto merci”, mentre il governo aveva promesso un blocco temporaneo dei
rincari. “L’autotrasporto muove l’80% delle merci del Paese ma i danni alla
logistica e al sistema produttivo chi li paga?”, attacca Luongo.
Ancora più dura Ruote Libere, associazione delle piccole imprese
dell’autotrasporto, che parla apertamente di “tradimento”. “Dopo mesi di
promesse contro l’aumento dei costi”, afferma la presidente Cinzia Franchini,
“oggi la realtà è fatta di pedaggi più cari e gasolio più caro. È l’esatto
contrario di quanto annunciato”. Per Ruote Libere “non siamo di fronte a un
errore o a una fatalità tecnica: siamo di fronte a una scelta politica precisa,
che scarica sistematicamente sulle spalle delle piccole imprese
dell’autotrasporto il peso dell’incapacità di governare. Prima le accise, ora i
pedaggi: il messaggio è chiaro, chi lavora su strada deve pagare sempre di più.
È semplicemente inaccettabile che il Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti oggi si nasconda dietro decisioni di Autorità e Corte Costituzionale,
sostenendo di ‘non avere margini di intervento’. I margini c’erano prima, quando
si facevano promesse. Ora restano solo scuse”.
Nel mirino anche il principio del pay per use, giudicato “una beffa” in una rete
autostradale segnata da congestione, cantieri infiniti e standard di servizio
ritenuti inadeguati. Le richieste sono nette: stop immediato agli aumenti dei
pedaggi, revisione delle politiche fiscali sui carburanti e apertura urgente di
un tavolo di confronto reale con tutte le rappresentanze del settore.
L'articolo Autotrasportatori sul piede di guerra per l’aumento dei pedaggi:
“Scaricata sulle nostre spalle l’incapacità di governare” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
È già partito l’esodo natalizio sulle strade e autostrade italiane, con oltre 35
milioni di automobili in viaggio fino a lunedì 22 dicembre. È quanto emerge
dalle stime dell’Anas, che prevede un aumento complessivo di circa 3,5 milioni
di veicoli rispetto allo scorso anno.
Secondo i dati diffusi, il traffico registrerà una crescita su tutto il
territorio nazionale rispetto alle ultime settimane. In particolare, è previsto
un incremento del 5% domenica 21 dicembre e del 6% lunedì 22 dicembre. In
termini di volumi, si stimano oltre circa 8 milioni di transiti domenica 21
dicembre e oltre 9 milioni lunedì 22 dicembre.
Gli aumenti più consistenti sono attesi nelle regioni del Sud e sulle Isole,
dove il traffico potrebbe crescere rispettivamente del 19% e del 13%. Sempre
secondo Anas il Grande Raccordo Anulare di Roma sarà tra le arterie più
trafficate. Sulla strada statale 16 “Adriatica” e sull’autostrada A2 “del
Mediterraneo” sono attesi invece tra i 600.000 e i 700.000 transiti.
Lunedì 22 dicembre registrerà i maggiori incrementi di traffico che
interesseranno soprattutto il Sud. Lungo l’autostrada A2 “del Mediterraneo”, la
statale 18 “Tirrena Inferiore” e la statale 106 “Jonica” sono previsti aumenti
compresi tra il 12% e il 25%. Al Nord, in direzione delle località di montagna,
sono attesi incrementi superiori al 20% lungo la strada statale 38 “dello
Stelvio”. Traffico più intenso è previsto anche sulla SS16 “Adriatica”, con un
aumento stimato del 15%.
È prevista invece una riduzione del traffico veicolare nei giorni tra Natale e
Santo Stefano, con un calo stimato del 40%, a Capodanno (-35%) e all’Epifania
(-30%). Per quanto riguarda il controesodo, i rientri saranno distribuiti su più
giorni, con una maggiore concentrazione nei fine settimana successivi a Santo
Stefano e Capodanno. Infine, è stata disposta la sospensione della circolazione
dei mezzi pesanti nelle giornate di domenica 21, giovedì 25 e venerdì 26
dicembre, dalle ore 9 alle ore 22.
L'articolo Traffico e previsioni per l’esodo di Natale, i giorni da bollino
rosso per le vacanze proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è ancora molto da chiarire sulla dinamica dell’incidente stradale di sabato
sera sull’autostrada A5, Torino-Aosta, nel quale è morta una bimba di nemmeno
tre mesi. La Procura di Ivrea ha aperto un fascicolo per omicidio stradale e per
fuga del conducente. L’aggravante della fuga riguarda almeno due veicoli che
sarebbero stati coinvolti nell’accaduto, i cui conducenti si sarebbero però
allontanati senza prestare soccorso.
La piccola – che avrebbe compiuto tre mesi il 12 dicembre – è stata sbalzata
dall’auto guidata dalla mamma, 35 anni, in un tratto appena fuori Torino, tra
gli svincoli di Settimo e di Volpiano, vicino a un parcheggio a bordo strada,
con alberi e servizi. Gli investigatori sono al lavoro per accertare la dinamica
dell’incidente, anche con l’ascolto di testimoni, automobilisti che si sono
trovati a percorrere quel tratto di autostrada, in direzione Aosta. Continuano
intanto gli accertamenti tecnici per capire come fosse posizionato in auto
l’ovetto dove si trovava la bimba, che è stato sbalzato insieme alla piccola
fuori dal mezzo, è perché non è rimasto assicurato nell’auto. Sono inoltre
ancora da comprendere le ragioni per cui almeno due automobilisti che avrebbero
avuto una parte nell’accaduto non si sono fermati, mentre il veicolo in cui
c’era la mamma era finito ormai fuori strada dopo una carambola. Mamma che resta
in osservazione nel pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Bosco di Torino.
L'articolo Bimba travolta e uccisa sulla A5, si indaga per omicidio stradale e
fuga. Accertamenti su due automobilisti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Gli accertamenti sullo spaventoso incidente avvenuto sabato sera sull’autostrada
A5 Torino-Aosta, tra gli svincoli di Settimo e Volpiano della A5 Torino-Aosta,
stanno concentrando l’attenzione degli inquirenti sulla dinamica dell’evento. La
piccola di pochi mesi, che viaggiava con la madre, potrebbe non essere morta a
causa della caduta dall’auto durante il tamponamento, ma perché travolta da uno
o più veicoli sopraggiunti, probabilmente fuori controllo dopo lo scontro.
La procuratrice di Ivrea, Gabriella Viglione, ha spiegato che al momento non ci
sono evidenze di un pirata della strada e che l’incidente sembra essere stato
“pressoché autonomo”, con la possibile sopraggiunta di un’altra auto al momento
della caduta della bimba. Per chiarire la sequenza degli eventi saranno
fondamentali rilievi sulla strada, foto e misurazioni. Solo al termine di questi
accertamenti potrà essere definita l’eventuale ipotesi di reato, che potrebbe
configurarsi come omicidio colposo a carico di ignoti o di noti. La madre della
bambina è in osservazione al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Bosco di
Torino e potrebbe essere dimessa già nel tardo pomeriggio.
L'articolo Bimba di due mesi travolta dopo la caduta dall’auto sulla
Torino-Aosta, l’ipotesi sull’incidente in A5a Volpiano proviene da Il Fatto
Quotidiano.