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Protesta di Confartigianato sugli aumenti autostradali: “Il rincaro è certo, mentre il rimborso per i disagi non arriva”
“Dopo il danno provocato da lavori interminabili, adesso a imprese e cittadini tocca subire anche la beffa dei rincari”. A tornare sul tema del rincaro dei pedaggi autostradali è stato il presidente regionale della Cna Abruzzo e vicepresidente nazionale, Bernardo Sofia. Il riferimento è all’aumento, scattato dal primo gennaio, dei pedaggi autostradali lungo gran parte delle autostrade italiane e che riguarda anche arterie, come la A14 Adriatica gestita dalla società Autostrade per l’Italia. Il ritocco verso l’alto delle attuali tariffe è dell’1,5 per cento. “Il provvedimento deciso dall’Autorità di regolazione dei trasporti è stato applicato in modo burocratico, non tenendo in alcun conto l’impatto che ciò produce sugli utenti che utilizzano il sistema autostradale non occasionalmente, ma per svolgere la propria attività lavorativa. – sottolinea Sofia – Utenti che, soprattutto lungo la tratta tra Abruzzo e Marche della A14, si trovano a sopportare, da anni, disagi, rischi per la sicurezza e ritardi in ragione del protrarsi di lavori di manutenzione straordinaria di cui non si intravvede il termine. E mentre i rincari hanno un impatto certo e quotidiano sui conti delle aziende di trasporto di merci e persone, i ristori legati ai ritardi provocati sui tempi di percorrenza dai cantieri hanno invece modalità di applicazione complesse e farraginose. Con il rischio concreto, nella sostanza, di vanificare il tutto. Oltretutto, non vorrei si dimenticasse anche il fatto che le imprese dell’autotrasporto si trovano a fare i conti anche con l’aumento delle accise sul gasolio decise dal governo, completando un quadro di crescita dei costi da sostenere”. Secondo Sofia prima di mettere mano agli aumenti si sarebbe dovuto tenere conto del “ricco dossier che documenta il modo approfondito e circostanziato i danni che tutti questi intoppi alla viabilità provocano ai conti delle imprese”, che nelle scorse settimane è stato presentato all’opinione pubblica da Cna Fita Abruzzo, insieme agli esponenti di Usarci, sigla che associa rappresentanti e agenti di commercio. Alle proteste degli artigiani si affiancano quelle della politica all’opposizione dal Movimento 5 Stelle ad Avs passando per Più Europa che puntano il dito contro tutti i rincari scattati con il nuovo anno, a partire appunto da quelli del casello. “Alcune associazioni dei consumatori stimano aumenti per 900 milioni a carico dei cittadini. Il governo ha detto no a tutte le nostre proposte contro il carovita e ha fatto anche un pasticcio sul rinnovo dei bonus giovani e donne, su cui ora dovranno rimediare in fretta”, ha scritto il capo dei Pentastellati Giuseppe Conte sui social. “L’Italia si sveglia nel 2026 così: aumentano le accise sul gasolio (+4 centesimi al litro), le assicurazioni sulle auto (+10%) e i pedaggi autostradali (+1,5%). Aumenti decisi dal governo Meloni che si scaricheranno sui cittadini in forma diretta e indiretta, visto che aumenteranno anche i prezzi dei beni alimentari, per effetto dell’aumento dei costi di trasporto. Si tratta di tasse occulte che il governo della destra mette e che toglieranno dalle tasche degli italiani altri 700 milioni di euro circa, nei prossimi mesi”, scrive su Facebook Nicola Fratoianni di Avs. “Fare il pieno costa di più, viaggiare in autostrada costa di più, assicurare l’auto costa di più. Per chi usa l’auto per lavoro, per chi deve spostarsi quotidianamente, questi aumenti pesano concretamente sul bilancio familiare. Non sono cifre simboliche. Un pieno di gasolio da 50 litri costa 2,50 euro in più. I pedaggi crescono dell’1,5%. Le polizze RC auto aumentano. E tutto questo si somma all’inflazione che già erode il potere d’acquisto delle famiglie – dice Sergio Costa, vicepresidente della Camera in quota M5S – La realtà è che quando si tratta di far cassa, il governo sa sempre dove andare a prendere i soldi: dalle tasche dei cittadini. Gli aumenti scattano puntuali, precisi, automatici. Nessuno si dimentica di adeguare pedaggi e accise. Ma quando si tratta di proteggere il potere d’acquisto delle famiglie, le risorse non si trovano mai”. Mentre il segretario di Più Europa, Riccardo Magi chiosa: “Il 2026 del Governo Meloni si apre peggio di come era finito il 2025: più tasse e meno democrazia. Già nella manovra sono previsti 10,5 miliardi di tasse in più, con misure folli come i 2 euro sui pacchi, l’aumento delle accise su carburanti e prodotti da fumo; ed é previsto anche un aumento dei pedaggi autostradali, alla faccia di Salvini che quando era all’opposizione andava in giro per caselli per protesta”. L'articolo Protesta di Confartigianato sugli aumenti autostradali: “Il rincaro è certo, mentre il rimborso per i disagi non arriva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La manovra fa salire il prezzo del diesel: dall’1 gennaio sarà più caro della benzina
Con l’entrata in vigore della nuova legge di Bilancio, dall’1 gennaio scatta l’annunciato riallineamento delle accise. Che sposta il carico fiscale su chi viaggia con macchine a diesel. Il comma 129 della manovra prevede infatti un calo dell’aliquota sulla benzina di 4,05 centesimi al litro e un aumento speculare per quella sul gasolio. Il calcolo finale, però, non si ferma all’accisa: aggiungendo l’Iva, l’impatto reale sui listini sarà di circa 5 centesimi al litro. Secondo le elaborazioni di Staffetta quotidiana, basate sui prezzi medi attuali, si ribalterà la gerarchia ai distributori: il gasolio schizzerà a 1,784 euro/litro, superando la benzina che dovrebbe attestarsi intorno a 1,73 euro/litro. Nonostante Eni abbia ridotto di un centesimo i prezzi consigliati, i dati dell’osservatorio prezzi del Mimit (elaborati su circa 20mila impianti) mostrano un mercato già in fibrillazione. La benzina self si aggira sulla media nazionale di 1,683 euro/litro: le “pompe bianche” (i distributori indipendenti) restano l’unico argine con una media di 1,676 euro. Per quanto riguarda il servito, qui i margini volano: per la benzina 1,827 euro a litro, che diventano 1,868 sotto le insegne delle grandi compagnie. Nei tratti autostradali, la benzina self sfiora già gli 1,78 euro, mentre il servito ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Reggono per ora i carburanti alternativi, con il Gpl servito a 0,688 euro/litro e il metano che segna un lieve calo a 1,394 euro/kg. Si tratta dell’ennesima stangata per i consumatori: le accise e l’Iva pesano su oltre la metà del prezzo del carburante, facendo dell’Italia uno dei Paesi europei con la componente fiscale più alta. Un primato che il governo alla prova dei fatti non ha voluto scalfire. Nonostante le promesse elettorali e il famoso video di Giorgia Meloni che ne chiedeva l’abolizione. L'articolo La manovra fa salire il prezzo del diesel: dall’1 gennaio sarà più caro della benzina proviene da Il Fatto Quotidiano.
Diesel
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Autostrade
Autotrasportatori sul piede di guerra per l’aumento dei pedaggi: “Scaricata sulle nostre spalle l’incapacità di governare”
Condanna senza appello da parte delle associazioni dell’autotrasporto contro l’aumento dei pedaggi autostradali in vigore dal 1° gennaio 2026. Un rincaro medio dell’1,5% che, secondo le imprese del settore, si somma all’aumento delle accise sul diesel e certifica il fallimento delle politiche del governo nei confronti di chi trasporta le merci. “È facile deliberare comodamente seduti in un ufficio o dallo scranno della Corte costituzionale“, attacca Maurizio Longo, segretario generale di Trasportunito, “ma chi lavora ogni giorno sulle autostrade, bloccato da cantieri frutto di vent’anni di ritardi nella manutenzione, vive una situazione di disagio permanente. Autorizzare aumenti generalizzati dei pedaggi è uno schiaffo al settore e infrange il limite di guardia”. Secondo Trasportunito, parlare di adeguamenti tariffari per aggiornare i piani economico-finanziari delle società concessionarie significa “calpestare l’efficienza e la produttività del trasporto merci”, mentre il governo aveva promesso un blocco temporaneo dei rincari. “L’autotrasporto muove l’80% delle merci del Paese ma i danni alla logistica e al sistema produttivo chi li paga?”, attacca Luongo. Ancora più dura Ruote Libere, associazione delle piccole imprese dell’autotrasporto, che parla apertamente di “tradimento”. “Dopo mesi di promesse contro l’aumento dei costi”, afferma la presidente Cinzia Franchini, “oggi la realtà è fatta di pedaggi più cari e gasolio più caro. È l’esatto contrario di quanto annunciato”. Per Ruote Libere “non siamo di fronte a un errore o a una fatalità tecnica: siamo di fronte a una scelta politica precisa, che scarica sistematicamente sulle spalle delle piccole imprese dell’autotrasporto il peso dell’incapacità di governare. Prima le accise, ora i pedaggi: il messaggio è chiaro, chi lavora su strada deve pagare sempre di più. È semplicemente inaccettabile che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti oggi si nasconda dietro decisioni di Autorità e Corte Costituzionale, sostenendo di ‘non avere margini di intervento’. I margini c’erano prima, quando si facevano promesse. Ora restano solo scuse”. Nel mirino anche il principio del pay per use, giudicato “una beffa” in una rete autostradale segnata da congestione, cantieri infiniti e standard di servizio ritenuti inadeguati. Le richieste sono nette: stop immediato agli aumenti dei pedaggi, revisione delle politiche fiscali sui carburanti e apertura urgente di un tavolo di confronto reale con tutte le rappresentanze del settore. L'articolo Autotrasportatori sul piede di guerra per l’aumento dei pedaggi: “Scaricata sulle nostre spalle l’incapacità di governare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Economia
Autostrade
Traffico e previsioni per l’esodo di Natale, i giorni da bollino rosso per le vacanze
È già partito l’esodo natalizio sulle strade e autostrade italiane, con oltre 35 milioni di automobili in viaggio fino a lunedì 22 dicembre. È quanto emerge dalle stime dell’Anas, che prevede un aumento complessivo di circa 3,5 milioni di veicoli rispetto allo scorso anno. Secondo i dati diffusi, il traffico registrerà una crescita su tutto il territorio nazionale rispetto alle ultime settimane. In particolare, è previsto un incremento del 5% domenica 21 dicembre e del 6% lunedì 22 dicembre. In termini di volumi, si stimano oltre circa 8 milioni di transiti domenica 21 dicembre e oltre 9 milioni lunedì 22 dicembre. Gli aumenti più consistenti sono attesi nelle regioni del Sud e sulle Isole, dove il traffico potrebbe crescere rispettivamente del 19% e del 13%. Sempre secondo Anas il Grande Raccordo Anulare di Roma sarà tra le arterie più trafficate. Sulla strada statale 16 “Adriatica” e sull’autostrada A2 “del Mediterraneo” sono attesi invece tra i 600.000 e i 700.000 transiti. Lunedì 22 dicembre registrerà i maggiori incrementi di traffico che interesseranno soprattutto il Sud. Lungo l’autostrada A2 “del Mediterraneo”, la statale 18 “Tirrena Inferiore” e la statale 106 “Jonica” sono previsti aumenti compresi tra il 12% e il 25%. Al Nord, in direzione delle località di montagna, sono attesi incrementi superiori al 20% lungo la strada statale 38 “dello Stelvio”. Traffico più intenso è previsto anche sulla SS16 “Adriatica”, con un aumento stimato del 15%. È prevista invece una riduzione del traffico veicolare nei giorni tra Natale e Santo Stefano, con un calo stimato del 40%, a Capodanno (-35%) e all’Epifania (-30%). Per quanto riguarda il controesodo, i rientri saranno distribuiti su più giorni, con una maggiore concentrazione nei fine settimana successivi a Santo Stefano e Capodanno. Infine, è stata disposta la sospensione della circolazione dei mezzi pesanti nelle giornate di domenica 21, giovedì 25 e venerdì 26 dicembre, dalle ore 9 alle ore 22. L'articolo Traffico e previsioni per l’esodo di Natale, i giorni da bollino rosso per le vacanze proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Natale
Autostrade
Bimba travolta e uccisa sulla A5, si indaga per omicidio stradale e fuga. Accertamenti su due automobilisti
C’è ancora molto da chiarire sulla dinamica dell’incidente stradale di sabato sera sull’autostrada A5, Torino-Aosta, nel quale è morta una bimba di nemmeno tre mesi. La Procura di Ivrea ha aperto un fascicolo per omicidio stradale e per fuga del conducente. L’aggravante della fuga riguarda almeno due veicoli che sarebbero stati coinvolti nell’accaduto, i cui conducenti si sarebbero però allontanati senza prestare soccorso. La piccola – che avrebbe compiuto tre mesi il 12 dicembre – è stata sbalzata dall’auto guidata dalla mamma, 35 anni, in un tratto appena fuori Torino, tra gli svincoli di Settimo e di Volpiano, vicino a un parcheggio a bordo strada, con alberi e servizi. Gli investigatori sono al lavoro per accertare la dinamica dell’incidente, anche con l’ascolto di testimoni, automobilisti che si sono trovati a percorrere quel tratto di autostrada, in direzione Aosta. Continuano intanto gli accertamenti tecnici per capire come fosse posizionato in auto l’ovetto dove si trovava la bimba, che è stato sbalzato insieme alla piccola fuori dal mezzo, è perché non è rimasto assicurato nell’auto. Sono inoltre ancora da comprendere le ragioni per cui almeno due automobilisti che avrebbero avuto una parte nell’accaduto non si sono fermati, mentre il veicolo in cui c’era la mamma era finito ormai fuori strada dopo una carambola. Mamma che resta in osservazione nel pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Bosco di Torino. L'articolo Bimba travolta e uccisa sulla A5, si indaga per omicidio stradale e fuga. Accertamenti su due automobilisti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Incidenti Stradali
Torino
Autostrade
Bimba di due mesi travolta dopo la caduta dall’auto sulla Torino-Aosta, l’ipotesi sull’incidente in A5a Volpiano
Gli accertamenti sullo spaventoso incidente avvenuto sabato sera sull’autostrada A5 Torino-Aosta, tra gli svincoli di Settimo e Volpiano della A5 Torino-Aosta, stanno concentrando l’attenzione degli inquirenti sulla dinamica dell’evento. La piccola di pochi mesi, che viaggiava con la madre, potrebbe non essere morta a causa della caduta dall’auto durante il tamponamento, ma perché travolta da uno o più veicoli sopraggiunti, probabilmente fuori controllo dopo lo scontro. La procuratrice di Ivrea, Gabriella Viglione, ha spiegato che al momento non ci sono evidenze di un pirata della strada e che l’incidente sembra essere stato “pressoché autonomo”, con la possibile sopraggiunta di un’altra auto al momento della caduta della bimba. Per chiarire la sequenza degli eventi saranno fondamentali rilievi sulla strada, foto e misurazioni. Solo al termine di questi accertamenti potrà essere definita l’eventuale ipotesi di reato, che potrebbe configurarsi come omicidio colposo a carico di ignoti o di noti. La madre della bambina è in osservazione al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Bosco di Torino e potrebbe essere dimessa già nel tardo pomeriggio. L'articolo Bimba di due mesi travolta dopo la caduta dall’auto sulla Torino-Aosta, l’ipotesi sull’incidente in A5a Volpiano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Torino
Incidente
Autostrade
Scontro sulla A5 a Volpiano (Torino), morta una bimba di pochi mesi
Una bambina di pochi mesi è morta in un incidente stradale avvenuto stasera nel Torinese, a Volpiano. La mamma è rimasta ferita ed è stata soccorsa dal 118. L’incidente, attorno alle 20 sull’autostrada A5, ha coinvolto più auto. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 di Azienda Zero, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine per accertare l’esatta dinamica dell’accaduto. L'articolo Scontro sulla A5 a Volpiano (Torino), morta una bimba di pochi mesi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il bando per l’Autobrennero riaperto in fretta e furia sembra fatto apposta per scoraggiare i concorrenti
Che il decreto Infrastrutture del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, approvato lo scorso anno, non avrebbe portato niente di nuovo e nessun riordino nel comparto autostradale, era facile da immaginarsi. La plastica dimostrazione sta nel dossier dell’A22. Il Mit era stato costretto a sospendere le procedure di gara per il rinnovo della concessione dell’Autobrennero fino il 30 novembre scorso. Poi, sorprendentemente, sono state riaperte le procedure per 5 (cinque) giorni in fretta e furia con un decreto del MIT. Il bando era stato sospeso dallo stesso Ministero in attesa del pronunciamento della Corte di giustizia europea sul diritto di prelazione. Questione che aveva spinto la concessionaria controllata dal Ministero dell’Economia (Aspi ex Benetton) a presentare un ricorso alla Corte ritenendo illegittimo e troppo favorevole all’attuale concessionario il diritto di prelazione contenuto nel bando di gara. Bando di gara presentato dall’attuale concessionario in project financing da 10 miliardi dalla società Autostrade del Brennero Spa. L’autostrada A22 Modena-Brennero (Autobrennero), estesa per un totale di 300 km, gestisce la concessione in regime di proroga dal 2014. L’Aspi, che partecipa alla gara, aveva ritirato il suo ricorso contro il bando che riserva il diritto di prelazione a favore del promotore cioè Autobrennero. Se a giugno, il Ministero di Salvini aveva deciso di sospendere la gara in attesa del pronunciamento della Corte Ue, perché poi ha deciso di riavviare la procedura di gara senza conoscere il responso? La risposta si può ritrovare nella lettera datata 7 novembre scorso di Autobrennero inviata al MIT. Qui emerge fortemente la caratteristica dell’incumbent, impresa monopolistica di grandi dimensioni, di uno specifico mercato, che tende a bloccare l’entrata di altre imprese. Nessuna voce si era levata, in questi 10 anni di prorogatio, per accelerare i tempi della gara. L’A22 così ha potuto garantirsi ricchi extraprofitti, perché i ricavi sono stati superiori a quanto previsto nei Piani economici finanziari autorizzati dal MIT. Nella missiva spedita al Ministero, si legge che dietro la richiesta di ripresa della procedura ci sarebbe un “superiore interesse pubblico” legato al potenziamento, all’ammodernamento dell’asse strategico europeo che collega il Nord Italia al cuore dell’Europa. Invece di annullare la clausola con il diritto di prelazione, lo stop aveva assicurato ad Autobrennero una nuova proroga. Ora la procedura è stata riavviata, ma dovrà prima o poi fare i conti con il giudizio europeo, secondo cui devono essere garantiti i principi di concorrenza e trasparenza nell’assegnazione della concessione. Nel frattempo viene segnalata la richiesta dell’accesso alla gara di quattro grandi gruppi: Gavio, gli spagnoli di Abertis, Sacyr-Doglian e Aspi. Il mastodontico piano degli investimenti, da quasi 10 miliardi per 50 anni di concessione, sembra fatto apposta per scoraggiare eventuali concorrenti. Il project financing si basa sulle norme della “Merloni Ter”, che consente al concessionario di “sostituirsi” al concedente, il Mit, indicando gli investimenti da realizzare. Il piano prevede gli apporti finanziari necessari per il completamento della rete autostradale con la Campogalliano-Sassuolo, un tracciato di 25,4 km, 14 km per l’asse principale e 3,5 km per il collegamento con Modena. Dieci ambiti che riguardano le terze corsie: quella tra Verona e l’innesto con la A1 e quella dinamica fra Bolzano e Verona. Sono contenuti anche il rifacimento dei sovrappassi, le barriere fonoassorbenti, il completamento o l’adeguamento delle stazioni autostradali e i centri per la sicurezza. Inoltre il progetto include la realizzazione e l’ampliamento di parcheggi e autoparchi e il rifacimento e la riqualificazione delle aree di servizio. Sul fronte della mobilità sostenibile sono previsti impianti per la distribuzione di gas naturale liquefatto e di idrogeno, di pannelli fotovoltaici, di colonnine di ricarica elettrica veloce, di sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria e la digitalizzazione. Altri destinatari delle risorse saranno le Province di Bolzano e Trento, la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Verona, la Provincia di Mantova, la Provincia di Modena e la Provincia di Reggio Emilia, tutti azionisti. Mentre in Spagna, alla scadenza delle concessioni, queste rientrano nella gestione statale e si aboliscono i pedaggi, da noi le concessionarie diventano delle utility giganti con ampi poteri che non solo gestiscono le reti ma programmano gli investimenti, sostituendosi al regolatore pubblico. L'articolo Il bando per l’Autobrennero riaperto in fretta e furia sembra fatto apposta per scoraggiare i concorrenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dal 2026 scattano i rimborsi per i ritardi in autostrada causati da cantieri e traffico: tutto quello che c’è da sapere
Incolonnati per ore a causa dei cantieri o imbottigliati nel traffico per colpa di un incidente? Dal 2026 i disagi in autostrada dovranno essere rimborsati. Il Consiglio dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) ha infatti approvato una delibera che introduce il diritto al rimborso del pedaggio autostradale in caso di disagi dovuti alla presenza di cantieri e in caso di blocco del traffico dovuto a cause diverse (come incidenti o fenomeni metereologici). Il provvedimento, unico nel suo genere e molto atteso, era stato annunciato dal presidente dell’Autorità, Nicola Zaccheo, nella Relazione annuale al Parlamento del 17 settembre scorso. La misura, sottolinea l’Art, risponde a un’esigenza concreta: offrire maggiori garanzie ai cittadini che, sempre più spesso, si trovano a fronteggiare rallentamenti e disagi. “Con questa delibera – ha dichiarato Zaccheo – l’Autorità ribadisce un principio essenziale: il pay per use, il pedaggio deve essere sempre equo e proporzionato al servizio effettivamente usufruito. È un atto di tutela verso i viaggiatori”. Di seguito tutti i dettagli su tempi, modalità e ammontare dei rimborsi. E anche gli aspetti più controversi, come la possibilità per i concessionari di recuperare le somme versate agli utenti tramite gli stessi pedaggi. LE DATE Le novità entreranno a regime in due differenti step. Le misure sui rimborsi si applicano entro il 1° giugno 2026 per i casi di blocco traffico e per la presenza di cantieri su percorsi che insistono interamente su tratte gestite dallo stesso concessionario. Entro il 1° dicembre 2026, invece, per i rimborsi in caso di cantieri presenti su percorsi che insistono su tratte gestite da più concessionari. Nella fase inziale, cioè fino al 31 dicembre 2027, Art monitorerà l’applicazione delle misure e il funzionamento del meccanismo ed effettuerà una verifica di impatto da concludersi entro il 31 luglio 2027, in modo da poter provvedere, in caso di necessità, alle modifiche del caso. QUANDO SI OTTIENE IL RIMBORSO? Per i percorsi con lunghezza inferiore a 30 chilometri, il diritto al rimborso è indipendente dal ritardo. Per quelli con lunghezza tra i 30 e i 50 km il rimborso si attiva per uno scostamento di almeno 10 minuti. Infine per quanto riguarda i tragitti con lunghezza superiore a 50 km il rimborso si attiva per uno scostamento/ritardo di almeno 15 minuti. Per gli abbonati e i pendolari sono previste le stesse tutele degli altri utenti, con la possibilità anche di recedere dall’abbonamento se i lavori diminuiscono la fruibilità del percorso abituale. QUANDO NON SONO PREVISTI RIMBORSI Non sempre si avrà diritto a un rimborso. Non è dovuto, infatti, se per il percorso è già prevista una riduzione generalizzata del pedaggio e nel nel caso di cantieri emergenziali, cioè per cantieri installati a seguito di incidenti, eventi meteo o idrogeologici di carattere straordinario e imprevedibile, attività di soccorso e connessi ripristini. In un primo periodo di applicazione, tra l’altro, saranno esclusi dal meccanismo di rimborso anche i cosiddetti cantieri mobili. Resta fermo l’obbligo, per i concessionari, di fornire adeguata informazione all’utenza circa lo stato e la programmazione anche per tali tipologie di cantieri. Infine non sono dovuti rimborsi di importo inferiore a 10 centesimi di euro (i rimborsi sopra i 10 centesimi vengono accreditati ed erogati a partire dalla somma di 1 euro). A QUANTO AMMONTA IL RIMBORSO (E COME RICHIEDERLO) Per i casi di blocco del traffico, il rimborso si calcola sul pedaggio relativo alla tratta interessata secondo le seguenti soglie: blocco tra i 60 e i 119 minuti, rimborso pari al 50%; blocco di durata compresa tra i 120 e i 179 minuti, rimborso pari al 75%. Mentre per un blocco di durata superiore a 180 minuti è previsto il rimborso integrale. Tutte le informazioni sulla viabilità e i rimborsi, automatici, saranno gestibili grazie ad una App unica per tutti i gestori. Chi non utilizza l’app potrà comunque richiedere il rimborso tramite i canali messi a disposizione dai concessionari, come numeri verdi o portali web dedicati. CHI PAGHERÀ La disciplina dei rimborsi sarà inserita nelle nuove concessioni autostradali e applicata anche a quelle in corso attraverso atti aggiuntivi stipulati tra concedente e concessionario in occasione del primo aggiornamento o revisione del piano economico-finanziario. A regime, gli importi corrisposti agli utenti per i rimborsi in presenza di cantieri non possono essere recuperati dai concessionari tramite il pedaggio. C’è però un aspetto molto contestato dalle associazioni dei consumatori. Per le concessioni già vigenti, infatti, Art ha previsto un meccanismo che consente un parziale e temporaneo recupero delle somme versate agli utenti a valersi sul pedaggio: pieno recupero (100%) per gli anni 2026 e 2027 e riduzione graduale negli anni successivi, fino al 2030 (75% nel 2028, 50% nel 2029 e 25% nel 2030). Possibilità per i concessionari di recupere le somme tramite il pedaggio che sarà condizionata ad eventi di forza maggiore, che devono essere dimostrati. “È evidente che per anni mancherà una vera penalizzazione per chi offre un servizio pessimo agli utenti, visto che i costi saranno comunque scaricati sugli automobilisti”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. L'articolo Dal 2026 scattano i rimborsi per i ritardi in autostrada causati da cantieri e traffico: tutto quello che c’è da sapere proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Autobrennero, Salvini riapre il bando da dieci miliardi per la concessione: ma per partecipare ci sono solo cinque giorni
Cinque giorni di tempo per un piano di investimenti da dieci miliardi di euro. È questo il limite temporale – ore 12 di mercoledì 3 dicembre – fissato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per partecipare alla gara per la concessione della A22, l’autostrada del Brennero (314 chilometri da Modena al confine di Stato) che collega Emilia Romagna, Veneto e Trentino-Alto Adige all’Austria e al centro Europa. Se si calcola che il bando è stato pubblicato sul portale degli appalti nel pomeriggio di venerdì 28 novembre, alla vigilia del weekend, sono pochissimi i giorni a disposizione degli interessati per presentare l’offerta ad acquisire la concessione, in regime di proroga dal 2014 e su cui pende una contestazione dell’Unione europea. Il via libera venuto da Sergio Moschetti, direttore generale del Mit, ha rimesso in moto una procedura che si era arenata alla fine di giugno. Notevole soddisfazione è stata espressa dai governatori delle due province autonome di Trento e Bolzano, Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher, che in questi mesi (assieme ad Autobrennero) avevano ripetuto gli appelli per dar corso alla gara. Il blocco era stato causato dall’attesa per la decisione della Corte di giustizia europea sulla legittimità della finanza di progetto proposta. In base al codice degli appalti italiano, infatti, vale il diritto di prelazione per il proponente del progetto. Contro questo diritto era insorta Autostrade per l’Italia che chiedeva l’annullamento del bando, ma ad agosto il ricorso è stato ritirato. Contro il project financing non ci sono solo i privati, ma anche l’Unione europea, che due mesi fa ha inviato al Mit una lettera di messa in mora sostenendo che la finanza di progetto “non presta le adeguate garanzie procedurali a presidio del rispetto dei principi di trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione e lascia invece uno spazio troppo ampio alla discrezionalità dell’amministrazione aggiudicatrice”. Il ministero si era fermato aspettando una sentenza della Corte di giustizia, che però riguarda un altro bando italiano e che potrebbe arrivare tra molti mesi. Nell’appalto che viene riaperto il Mit, come accade in questi casi, si riserva di non espletare la gara, di non diramare inviti, né di procedere all’aggiudicazione. In ogni momento il bando potrà essere annullato o potranno esserne modificati i termini. Grande cautela, con un occhio a Bruxelles: “Il bando ha tenuto conto della eventualità che gli organi dell’Unione europea possano ritenere il diritto di prelazione nelle procedure di finanza di progetto non compatibile con il diritto eurocomunitario e pertanto il presente procedimento resta condizionato a quelle decisioni”. Sulla base di queste premesse la gara è ripartita. Si aprono ora gli interrogativi su chi sia interessato ad ottenere la concessione della tratta autostradale. L’elenco comincia con Autobrennero, che a inizio 2025 aveva annunciato di aver trovato gli investitori per sostenere la partecipazione al bando. Una dichiarazione analoga era stata espressa da A4 Holding, che è gestita dagli spagnoli di Abertis, una controllata del gruppo Mundys (ex Atlantia) riconducibile alla famiglia Benetton. Secondo alcune indiscrezioni vi sarebbero anche un paio di gruppi imprenditoriali italiani. “C’è soddisfazione, perché la riapertura era, da noi territori, Trento e Bolzano e giù fino a Modena, richiesta e attesa. Oltretutto il bando non ha impugnative, non ci sono ricorsi, perché quelli che c’erano non ci sono più, quindi questa era la decisione che ci attendevamo dal Mit” ha dichiarato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. “Ringraziamo le strutture del ministero e il ministro Matteo Salvini per questa decisione e ora riteniamo che si possa procedere come stabilito. Questo è un grande messaggio di fiducia per il percorso che avevamo messo in campo e per la nostra concessione. Autostrada del Brennero quello che doveva fare lo ha fatto, forse ci sarà da aggiornare qualche dato ma il piano da 10 miliardi già presentato resta quello”. La stessa soddisfazione riguarda Autobrennero. A pensarla in modo diverso è il Codacons. L’associazione dei consumatori ha inviato il 20 novembre al Mit, alla Commissione Europea, all’Anac, all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e alla Corte dei Conti un’istanza di annullamento in autotutela del decreto con cui il Mit aveva sospeso la gara. Invece di annullare la clausola con il diritto di prelazione, lo stop aveva assicurato ad Autobrennero una nuova proroga. Ora la procedura è stata riavviata, ma dovrà prima o poi fare i conti con il giudizio europeo, secondo cui devono essere garantiti i principi di concorrenza e trasparenza nell’assegnazione della concessione. L'articolo Autobrennero, Salvini riapre il bando da dieci miliardi per la concessione: ma per partecipare ci sono solo cinque giorni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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