A leggere i titoli del giornali di questi giorni sembra di essere ripiombati
negli anni Settanta. In un momento, cioè, di crisi energetica e di aumento dei
prezzi del petrolio. Senza, però, nessuno scenario alternativo, come se le
rinnovabili non esistessero, come se la transizione energetica attraverso la
decarbonizzazione non fosse l’unica e sola strada per salvarci non solo la
salute ma anche consentirci di arrivare a fine mese.
E invece. Anche la segretaria del Partito democratico Elly Schlein sembra
sottolineare soprattutto l’urgenza del taglio delle accise, mentre il governo in
completo affanno, e nella consueta totale ignoranza scientifica che lo
contraddistingue, di cui tutti paghiamo le conseguenze, balbetta di tagli alle
accise tassando gli extraprofitti. Cosa già detta in passato (la tassazione
sugli extraprofitti), sbandierandola come misura di una presunta e inesistente
destra sociale ed evidentemente mai attuata. Nel bellissimo libro Clima ingiusto
(Donzelli) Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza sottolineano come, mentre
misure energeticamente giuste possono avere effetti regressivi – vedi
riqualificazione energetica e pannelli spesso accessibili a chi ha soldi da
parte e macchine elettriche troppo care – al tempo stesso esistono misure magari
socialmente giuste, come appunto il taglio delle accise, ma che finiscono per
avere conseguenza ambientali negative e aggravare così le diseguaglianze.
In ogni caso, il taglio delle accise non servirà a nulla. Non servirà non solo
perché la benzina continuerà a costare tantissimo, con la guerra in corso, ma
non servirà perché non cambia in nessun modo il nostro rapporto con l’energia.
Che è ancora, appunto, da scenario quasi anni Settanta.
Grazie a governi nel migliore dei casi miopi, nel peggiori legati alle lobby dei
fossili, il nostro rapporto con le rinnovabili non è ancora forte, incontestato
e risolutivo. Si va avanti male e con continui stop, vedi i vari decreti che
vietano i pannelli nei terreni agricoli, mentre chi ci governa continua a
legarci mani e piedi al gas, balbettando nel frattempo di una presunta svolta
nucleare a cui non crede neanche chi la sostiene (e di fatti, non è
realizzabile, come dozzine di esperti hanno spiegato).
Nella situazione attuale ci hanno messo molti governi, ma voglio ricordare
anzitutto Draghi e il governo Cingolani, che allo scoppio della guerra in Russia
hanno deciso che il gas russo non andava bene, e ci hanno resi dipendenti da
paesi allora non coinvolti nel conflitto. Non avevano calcolato (!) che il mondo
è un sistema instabile, che ci sarebbero state altre guerre e che questo ci
avrebbe fatto precipitare di nuovo nel caos energetico. E ci avrebbe resi,
sorpresa, dipendenti di nuovo dal gas (liquefatto) di un paese aggressore,
ovvero gli Usa. Una amara barzelletta.
Tutto questo non viene spiegato agli italiani, che restano ancora ignari del
fatto di essere vittime della più grande truffa del secolo: e cioè il fatto che
l’Italia non stia puntando esclusivamente e con totale convinzione sulle fonti
rinnovabili, le quali possono: 1) garantire energia pulita e decarbonizzare il
sistema energetico, con conseguenze positive in termini di salute; 2) abbassare
drasticamente le bollette; 3) fornirci, grazie anche ai sistemi di accumulo, una
stabilità che nessuna fonte fossile, nel caso globale, può garantirci; 4) darci
quella sovranità energetica a cui il governo sovranista dovrebbe ambire. Invece
niente, Meloni crede di risolvere un problema strutturale con l’emergenza
accise, per le quali tra l’altro non ci sono soldi. Oppure, chiedendo a gran
voce di rivedere il sistema degli Ets, richiesta sciagurata, che può venire solo
da chi non sa nulla di clima, ambiente, decarbonizzazione, autonomia energetica,
in breve del nostro futuro.
Ecco, siamo nelle mani di gente che agisce in maniera antiscientifica e senza
alcuna vera conoscenza del problema. Le lobby del fossile ne sono ben contente,
nessuno le ostacola, comunque vada cadono in piedi, anche in una fase di guerra,
anzi a maggior ragione vengono viste come quelle che possono salvarci da un
possibile black out. Ma qui il black out è soprattutto politico, culturale,
scientifico. Bisognerebbe scendere in piazza per chiedere energia pulita ed
energia a basso costo, non la diminuzione delle accise. Ma purtroppo le persone
non sono abbastanza informate. Anche grazie a un governo a reti unificate che
accusa le rinnovabili di essere intermittenti, gridando alla necessità del
nucleare per compensare questa intermittenza. Come se poi i reattori si
potessero spegnere e accendere a seconda del bisogno.
In questo scenario c’è solo da piangere. E sperare che forse, l’ennesima crisi
geopolitica renda almeno chiaro a tutti che legarsi alle fossili significa
suicidarsi. Mentre fare le rinnovabili equivale a non dover rendere conto a
nessuno. Oltre che a spendere meno e ad avere un clima meno stravolto. Un
“win-win-win” che ci viene incredibilmente nascosto. Per ignoranza, viltà,
scarso coraggio, zero visione.
L'articolo Ancora con le accise? Gli italiani sono vittime della più grande
truffa del secolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Quattro punti vendita ogni 100 non hanno ridotto i prezzi, anzi in alcuni casi
li hanno addirittura aumentati. A oltre 24 ore dall’introduzione del taglio
delle accise deciso dal Consiglio dei ministri per calmierare il costo del
carburante, l’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy
rivela che solo il 60% dei 12.107 impianti di distribuzione ha effettivamente
ridotto i prezzi.
Al netto della qualità dei dati a disposizione del ministero in termini di
quantità e di attualità dei prezzi comunicati, la rilevazione alle 8 di venerdì
20 marzo lascia intendere che non tutto sta funzionando per il meglio. “Tutte le
principali compagnie petrolifere operanti nel Paese hanno inoltre adeguato i
propri prezzi consigliati, con una riduzione di 24,4 centesimi di euro al litro,
in linea con il provvedimento adottato in Consiglio dei ministri”, spiega il
Mimit.
Eppure dalle rilevazione emerge che addirittura l’11,4% dei punti vendita ha
addirittura aumentato i prezzi esposti, altro che taglio. Per questo, avvisa il
ministero, il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha già trasmesso alla
Guardia di Finanza l’elenco di questi distributori, affinché vengano effettuati
i necessari controlli ai sensi del nuovo regime speciale previsto dal
decreto-legge approvato dal Governo.
Gli esiti dei controlli saranno trasmessi anche all’Autorità Garante della
Concorrenza e del Mercato per l’eventuale avvio di procedimenti sanzionatori e,
nei casi in cui emergano profili di rilevanza penale, all’autorità giudiziaria.
Il prezzo medio dei carburanti rilevato venerdì mattina in modalità self-service
sulla rete stradale nazionale è pari a 1,734 euro al litro per la benzina e
1,978 per il gasolio. Sulla rete autostradale, il prezzo medio self-service si
attesta invece a 1,812 per la benzina e 2,048 per il gasolio. I dati “non solo
confermano la nostra dettagliata denuncia sul mancato adeguamento dei prezzi, ma
anche il fallimento del decreto sul piano sanzionatorio”, afferma Massimiliano
Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“È quello che abbiamo detto da sempre: inutile monitorare o che poi, come
prevede questo decreto, il Garante per la sorveglianza dei prezzi trasmetta
all’Autorità giudiziaria le risultanze istruttorie, se non si modificano anche
gli articoli 501 e 501 bis del Codice Penale che il comandante generale della
Guardia di finanza Giuseppe Zafarana nel 2022 ha già giustamente definito di
‘rara e difficile applicazione’“. Urge anche una modifica della legge – insiste
l’Unione nazionale consumatori – per consentire all’Antitrust di intervenire
anche nei casi in cui manca un’intesa restrittiva della concorrenza o un abuso
di posizione dominante. “Altrimenti si prendono in giro i consumatori
promettendo una lotta agli speculatori che non esiste”, conclude Dona.
L'articolo Taglio accise sui carburanti: “Solo il 60% dei punti vendita ha
ridotto i prezzi” | I dati del ministero proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavorare da casa, evitare i viaggi in aereo e diminuire di 10 chilometri orari i
limiti di velocità in autostrada. Sono tre delle regole contenute nel decalogo
dell’Agenzia internazionale dell’Energia pensate per alleviare la pressione dei
prezzi del petrolio sui consumatori in risposta alle interruzioni delle
forniture in Medio Oriente, innescate dalla guerra in Iran.
Il rapporto dell’Iea è stato pubblicato sull’onda del moltiplicarsi delle
previsioni negative sulle scorte nei prossimi mesi e sul conseguente aumento dei
prezzi per tutte le tipologie di carburanti con un impatto diretto sia al
distributore di benzina che, prossimamente, nel costo delle bollette.
Le misure – spiega l’Agenzia – sono a sostegno della domanda a disposizione di
governi, imprese e famiglie e riguardano i trasporti, sia su strada che aereo,
la cottura dei cibi e l’industria, in un contesto di tensioni nei mercati del
diesel, del carburante per aerei e del Gpl. La perdita dei flussi attraverso lo
Stretto di Hormuz, ricorda l’Iea, ha “ristretto significativamente i mercati,
spingendo i prezzi del petrolio greggio oltre i 100 dollari al barile e
provocando aumenti ancora più marcati dei prodotti raffinati come gasolio,
carburante per aerei e gas di petrolio liquefatto”.
Tuttavia, finora, i governi sono intervenuti esclusivamente sul lato
dell’offerta e queste misure, secondo l’Agenzia, “non possono compensare
completamente” l’entità dell’interruzione: “Affrontare la domanda è uno
strumento fondamentale e immediato per ridurre la pressione sui consumatori,
migliorando l’accessibilità economica e sostenendo la sicurezza energetica”,
viene spiegato.
Le misure contenute nel rapporto “possono essere implementate rapidamente da
governi, imprese e famiglie” e “si concentrano principalmente sul trasporto su
strada, che rappresenta circa il 45% della domanda globale di petrolio”.
Un’adozione diffusa “ne amplificherebbe l’impatto globale e contribuirebbe ad
attutire lo shock”, rimarca l’Agenzia internazionale per l’Energia.
“In assenza di una rapida risoluzione, l’impatto sui mercati energetici e sulle
economie è destinato a diventare sempre più grave”, ha dichiarato il direttore
esecutivo Fatih Birol. Da qui, la decisione di indicare un decalogo di
comportamenti che può alleviare la situazione. Innanzitutto, l’Iea chiede di
incentivare il lavoro da casa quando possibile, poiché “riduce il consumo di
petrolio dovuto agli spostamenti casa-lavoro, soprattutto laddove le mansioni si
prestano al lavoro a distanza”.
Quindi chiede di ridurre i limiti di velocità in autostrada di almeno 10
chilometri orari poiché “velocità inferiori riducono il consumo di carburante
per autovetture, furgoni e camion”. Al punto 3 viene proposta un’incentivazione
al trasporto pubblico perché “può ridurre rapidamente la domanda”. Un’altra idea
è quella della circolazione a targhe alterne nelle grandi città, in modo da
“ridurre la congestione” del traffico e una tipologia di guida che consuma molto
carburante.
L’Iea propone tra le soluzioni anche il car sharing e l’adozione di pratiche di
guida efficienti, soprattutto per i veicoli commerciali e consegna merci
chiedendo anche di prestare attenzione alla “manutenzione dei veicoli” e alla
“ottimizzazione del carico”, riducendo così il consumo di gasolio. L’invito è
anche rivolto a chi ha un’auto alimentata a Gpl, passando alla benzina così da
“preservare il Gpl per la cottura e altre necessità essenziali”.
Sarebbero da evitare anche i viaggi aerei “laddove esistano alternative”.
Tradotto: “Ridurre i voli d’affari può alleviare rapidamente la pressione sui
mercati del carburante per aerei”. I consigli entrano anche nel campo della vita
domestica, con la richiesta di “passare ad altre soluzioni di cottura moderne” e
“incoraggiare la cottura elettrica”. Viene poi richiesto alle industrie di
“sfruttare la flessibilità delle materie prime petrolchimiche e implementare
misure di efficienza e manutenzione a breve termine”, così da “liberare” il Gpl
per “usi essenziali, riducendo al contempo il consumo di petrolio attraverso
rapidi miglioramenti operativi”.
L'articolo “Lavorare da casa ed evitare i viaggi in aereo”: il decalogo
dell’Agenzia per l’Energia per alleviare il caro benzina proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Continua a salire il prezzo della benzina a seguito delle tensioni geopolitiche
in Medio Oriente, nate dopo l’intervento di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Il prezzo in molte zone d’Italia ha superato i 2 euro al litro con evidenti
conseguenze sui trasporti. Le opposizioni attaccano l’operato del Governo,
giudicato incapace di fronteggiare il grave rincaro per cittadini e aziende. Lo
stesso esecutivo, intanto, continua a monitorare l’andamento dei prezzi.
Nel frattempo prosegue l’impennata dei prezzi dei carburanti con il gasolio che
tocca i suoi massimi da 4 anni: al self è spillato a 2,07 euro/litro, la benzina
a 1,84. I dati, pubblicati dal ministero delle Imprese e del Made in Italy,
evidenziano come il prezzo del diesel sia superiore ai 2 euro in tutte le
regioni italiane con i maggiori picchi, tra i 2,08 e i 2,1 euro al litro,
registrati in Sicilia, Valle d’Aosta e nelle province autonome di Trento e
Bolzano. In autostrada i prezzi medi salgono a 2.134 euro al litro per il
gasolio e a 1.929 euro al litro per la benzina. Salgono, di conseguenza, anche i
prezzi per il servito: la benzina sale a 1,973 euro/litro, il diesel a 2,200
euro/litro, il Gpl tocca 0,705 euro/litro, e il metano arriva a 1,501 euro/kg.
Il ministro Adolfo Urso ha assicurato “interventi compensativi mirati per le
famiglie meno abbienti e l’autotrasporto, forse già nel prossimo Consiglio dei
ministri”, tuttavia ha rifiutato al momento l’ipotesi di ricorrere al taglio
delle accise. Anche l’Ue punta l’attenzione sul caro carburanti: “Non dobbiamo
solo monitorare, ma anche prepararci – ha dichiarato il commissario Ue
all’energia, Dan Jorgensen – ed essere pronti ad attuare misure a breve termine,
perché la situazione può aggravarsi ulteriormente”.
L'articolo Diesel ai massimi da 4 anni, il prezzo medio supera i due euro:
picchi in Sicilia, Valle d’Aosta e province autonome proviene da Il Fatto
Quotidiano.
È botta e risposta tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la
segretaria del Pd Elly Schlein. L’argomento è l’aumento dei prezzi dei
carburanti seguito alla guerra in Iran. In tarda mattinata la leader dem si
rivolge al governo puntando il dito sulle conseguenze “delle azioni militari di
Trump a danno di famiglie e imprese italiane”: “L’inflazione riprende a salire e
la benzina è arrivata attorno ai 2 euro”.
Schlein, ricordando le dichiarazioni di Giorgia Meloni che prometteva
l’abolizione delle accise, avanza una proposta all’esecutivo: “Può attivare
subito le cosiddette accise mobili, un meccanismo adottato molti anni fa e mai
attuato”. “Siccome con i prezzi stellari della benzina non aumentano solo gli
extraprofitti di chi la vende ma pure il gettito Iva che entra nelle casse dello
Stato, noi proponiamo di usare quell’extragettito Iva restituendolo ai cittadini
e abbassando le accise di tutti“, dichiara la segretaria del Pd nel suo
intervento alla tappa conclusiva a Roma del percorso di ascolto L’Italia che
sentiamo.
Poche ore dopo la risposta arriva dal ministro dell’Economia: “È una norma che
abbiamo introdotto noi già dal 2023, vedremo di adattarla. Se ci sono margini?
Li troveremo“, ha detto Giorgetti entrando allo stadio Olimpico in occasione
della partita del Sei Nazioni tra Italia e Inghilterra.
Subito dopo è sempre Schlein a replicare sottolineando di “prendere atto delle
parole di apertura” del ministro. “Adesso Giorgia Meloni dalle parole passi ai
fatti perché bisogna proteggere famiglie e imprese dalle conseguenze economiche
di questa guerra”, sottolinea la leader del Pd.
L'articolo Caro carburanti, Giorgetti risponde a Schlein: “La norma per le
accise mobili c’è già, troveremo i margini”. Lei: “Passate dalle parole ai
fatti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La crisi in Medioriente si fa sentire nelle tasche degli automobilisti. Come
segnala Staffetta Quotidiana si sono già impennati i prezzi di benzina e
(soprattutto) gasolio alla pompa, mentre proseguono a briglia sciolta i rialzi
sui listini dei prezzi consigliati dei maggiori marchi, sulla scia di quotazioni
internazionali in preda al panico. Il Brent del resto ha chiuso ieri sopra gli
80 dollari e la quotazione del gasolio ha sfondato quota mille dollari la
tonnellata (in euro siamo al massimo da ottobre 2023). Assoutenti ha deciso di
presentare una segnalazione all’Autorità garante della concorrenza perché valuti
un’indagine. L’andamento dei prezzi, dice il presidente Gabriele Melluso, è “del
tutto anomalo sia per la velocità dei rincari, sia per la loro entità,
soprattutto se si considera che la materia prima petrolio è stata acquistata
dalle società nei mesi scorsi a prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli
odierni”.
Il gasolio, in media nazionale self service, è al livello più alto dal 14 luglio
2024, la benzina dal 21 dicembre scorso. Ma – segnala la Staffetta – è molto
probabile che “già domani i record saranno aggiornati”. Tanto che torna in pista
l’ipotesi di applicazione della norma (tutt’ora in vigore) sulla sterilizzazione
delle accise: l’articolo 1 comma 291 della legge 244/2007 (legge di bilancio
2008) stabilisce che le accise possono essere diminuite per compensare le
maggiori entrate dell’Iva derivanti dall’aumento del prezzo internazionale del
petrolio greggio. Il decreto può essere adottato se il prezzo del greggio
aumenta, sulla media del mese precedente, rispetto al valore di riferimento
indicato nell’ultimo Documento programmatico di finanza pubblica. Circostanza
che si è verificata in questi giorni.
Intanto stando alla rilevazione Eni ha aumentato di due centesimi al litro i
prezzi consigliati della benzina e di sette centesimi quelli del gasolio. Per IP
si registra un rialzo di quattro centesimi sulla benzina e di dieci sul gasolio.
Per Q8 +4 centesimi sulla verde e +6 sul diesel. Per Tamoil tre centesimi sulla
benzina e dieci sul gasolio. Quanto alle medie dell’Osservatorio prezzi del
ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati dalla Staffetta, la
benzina self service è salita a 1,693 euro/litro (+19 millesimi, compagnie
1,702, pompe bianche 1,676), diesel self service a 1,753 euro/litro (+25,
compagnie 1,765, pompe bianche 1,731). Benzina servito a 1,830 euro/litro (+17,
compagnie 1,876, pompe bianche 1,745), diesel servito a 1,888 euro/litro (+23,
compagnie 1,935, pompe bianche 1,799). Gpl servito a 0,691 euro/litro (+1,
compagnie 0,701, pompe bianche 0,680), metano servito a 1,404 euro/kg (+1,
compagnie 1,415, pompe bianche 1,396), Gnl 1,227 euro/kg (-4, compagnie 1,236
euro/kg, pompe bianche 1,221 euro/kg). Sulle autostrade la benzina self service
è a 1,787 euro/litro (servito 2,047), gasolio self service 1,845 euro/litro
(servito 2,102), Gpl 0,829 euro/litro, metano 1,462 euro/kg, Gnl 1,296 euro/kg.
“Deve essere chiaro agli italiani che non c’è una relazione diretta tra aumento
del greggio e aumento del prezzo della benzina”, commenta Melluso. “Ad esempio
nell’ottobre 2012 il valore del Brent era di 112 dollari al barile, superiore
agli 82 dollari odierni, e il prezzo della benzina si attestava allora a 1,83
euro al litro, importo assai simile all’attuale se si considera che oggi la
verde gode del taglio delle accise scattato lo scorso gennaio. La speculazione
dunque non è un rischio ma un dato oggettivo”.
L'articolo Impennata dei prezzi della benzina dopo l’attacco all’Iran.
Assoutenti: “Aumenti anomali per velocità ed entità” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Con l’entrata in vigore della nuova legge di Bilancio, dall’1 gennaio scatta
l’annunciato riallineamento delle accise. Che sposta il carico fiscale su chi
viaggia con macchine a diesel. Il comma 129 della manovra prevede infatti un
calo dell’aliquota sulla benzina di 4,05 centesimi al litro e un aumento
speculare per quella sul gasolio. Il calcolo finale, però, non si ferma
all’accisa: aggiungendo l’Iva, l’impatto reale sui listini sarà di circa 5
centesimi al litro.
Secondo le elaborazioni di Staffetta quotidiana, basate sui prezzi medi attuali,
si ribalterà la gerarchia ai distributori: il gasolio schizzerà a 1,784
euro/litro, superando la benzina che dovrebbe attestarsi intorno a 1,73
euro/litro. Nonostante Eni abbia ridotto di un centesimo i prezzi consigliati, i
dati dell’osservatorio prezzi del Mimit (elaborati su circa 20mila impianti)
mostrano un mercato già in fibrillazione.
La benzina self si aggira sulla media nazionale di 1,683 euro/litro: le “pompe
bianche” (i distributori indipendenti) restano l’unico argine con una media di
1,676 euro. Per quanto riguarda il servito, qui i margini volano: per la benzina
1,827 euro a litro, che diventano 1,868 sotto le insegne delle grandi compagnie.
Nei tratti autostradali, la benzina self sfiora già gli 1,78 euro, mentre il
servito ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Reggono per ora i
carburanti alternativi, con il Gpl servito a 0,688 euro/litro e il metano che
segna un lieve calo a 1,394 euro/kg.
Si tratta dell’ennesima stangata per i consumatori: le accise e l’Iva pesano su
oltre la metà del prezzo del carburante, facendo dell’Italia uno dei Paesi
europei con la componente fiscale più alta. Un primato che il governo alla prova
dei fatti non ha voluto scalfire. Nonostante le promesse elettorali e il famoso
video di Giorgia Meloni che ne chiedeva l’abolizione.
L'articolo La manovra fa salire il prezzo del diesel: dall’1 gennaio sarà più
caro della benzina proviene da Il Fatto Quotidiano.