Tag - Artico

“L’Artico non è più un regno fatato dei ghiacci, lì bisogna investire. Trump avrà la Groenlandia, in qualche modo”
Prima o poi Donald Trump avrà la Groenlandia, “in qualche modo”. Ne è sicura Emanuela Somalvico, analista della Società italiana d’intelligence, al cui interno dirige l’Osservatorio di intelligence sull’Artico: è un organismo creato proprio per analizzare le dinamiche politiche e criminali della regione polare. L’Artico non è più un “regno fatato protetto dai ghiacci“, ma l’ultima frontiera dell’espansione economica, politica e militare. Un luogo dove “bisognerà andare a investire”, prima che lo facciano le associazioni criminali, avverte l’analista, nel giorno in cui l’Italia ha presentato il suo piano per la politica nella regione. Sono 52 pagine che fanno il punto sul passato e dettano le linee guida sul futuro. Mentre il vicepremier Antonio Tajani parla di una “missione imprenditoriale” per portare il Made in Italy tra i ghiacci, il ministro Guido Crosetto profetizza: “Probabilmente il giorno che finirà la guerra in Ucraina, gran parte delle risorse militari della Russia saranno spostate in questo settore”. Nel frattempo Jeff Landry, inviato del presidente Usa, ha annunciato che visiterà la Groenlandia a marzo. Dottoressa Somalvico, Trump fa sul serio? Rischiamo davvero un’invasione armata della Groenlandia da parte degli Usa? Fa sul serio, ma secondo me non arriverà a usare la forza. È vero che negli ultimi tempi Trump ha dimostrato di essere capace di tutto ed effettivamente quando dice qualcosa è perché in qualche modo la vuole ottenere. L’unica cosa certa è che sicuramente gli Stati Uniti non possono rinunciare ad avere un controllo sulla Groenlandia. E non mi riferisco a un controllo esclusivamente militare, che sarebbe già possibile, grazie agli accordi del 1951. In questo senso basterebbe aumentare la presenza dell’esercito, riaprire le basi militari della Guerra Fredda, come d’altra parte ha fatto la Russia nei suoi territori. Quale controllo vuole Trump? Quello energetico? In gioco ci sono soprattutto le terre rare: dai minerali critici, fondamentali per le tecnologie digitali, fino all’uranio, la cui estrazione è molto pericolosa dal punto di vista ambientale. Però ecco da questo punto di vista Trump fa sul serio: deve mettere le mani sulle ricchezze del sottosuolo della Groenlandia se vuole salvaguardare il futuro economico degli Stati Uniti. Io credo che alla fine troveranno un modo. Gli Stati Uniti compreranno la Groenlandia? Se ci pensiamo non è neanche così assurdo. Lo è per la nostra epoca, ma d’altra parte l’Alaska è stata acquistata. E la Groenlandia è in mano danese grazie a un accordo. Sui minerali della Groenlandia, però, c’è il nodo della lavorazione. Assolutamente sì. Si tratta di un procedimento estremamente inquinante. L’unico Paese che lo fa in maniera massiccia è la Cina, anche per conto terzi: ma lo fa a un prezzo esorbitante. L’obiettivo di Trump è avere mano libera in Groenlandia, anche a livello dei limiti imposti dalle normative. Con il piano per l’Artico presentato ieri, l’Italia vuole sedersi al tavolo? In realtà l’Italia è già presente nei Paesi dell’Artico: da tantissimi anni Eni ha attività in Norvegia, dove opera anche Fincantieri con una società controllata, mentre Leonardo è attiva in Canada. Ci sono varie aziende che si occupano di Quantum Technology, di cavi sottomarini per le telecomunicazioni e della protezione di questi cavi. E ovviamente siamo presenti con la nostra stazione alle isole Svalbard, dove il Consiglio nazionale delle ricerche gestisce la base artica Dirigibile Italia a Ny-Ålesund. Ma qui va cambiato il paradigma. Cioè? L’Artico è destinato a diventare un territorio di conquista, un posto in cui bisognerà andare a investire. E l’Italia non può non esserci, sarebbe un errore tattico e strategico che non ci possiamo permettere. Nel piano c’è scritto che “quanto succederà in Artico impatterà sulla vita delle prossime generazioni”: che vuol dire? Che non possiamo continuare a pensare che l’Artico sia un regno fatato protetto dai ghiacci. Con lo scioglimento dei ghiacci, dovuto al cambiamento climatico, si aprono nuove rotte. Vuol dire che il Mediterraneo rischia di perdere importanza. Se India e Cina decidono di puntare sulle rotte artiche, non possiamo pensare che ciò non impatti sulla nostra vita quotidiana e sulla nostra economia di Paese del Mediterraneo. Già la scorsa estate Pechino ha varato un viaggio pilota sulla nuova rotta del Nord. Nel piano c’è anche scritto che l’Italia “considera l’Artico un confine dell’Europa da proteggere ed una regione fondamentale per l’unità del continente”. Vuol dire che in Groenlandia non siamo alleati di Trump e ostacoleremo le sue mire? Questo è difficile da dire. Noi siamo comunque in Europa, che ha un approccio con l’Artico segnato prevalentemente dalla tutela ambientale, del patrimonio locale e dal rispetto delle popolazioni. Però va considerato che l’Unione Europea non fa parte del Consiglio Artico, dove siedono solo alcuni Paesi europei, tra i quali anche l’Italia. È chiaro che nel momento in cui l’Artico diventa così appetibile, soprattutto con l’apertura delle nuove rotte, noi che siamo un Paese mediterraneo non possiamo fare l’errore di rinunciare a interpretare un certo ruolo. Certo stiamo parlando di percorsi lunghi e al contrario di altri Paesi noi non siamo abituati a guardare le cose con un orizzonte temporale a lunga scadenza, anche a distanza di 30 anni. Invece dovremmo farlo. “Come ha già fatto la Russia, anche la Nato si sta spostando nell’Artico”, ha detto il ministro Crosetto. Dobbiamo prepararci a scene di guerra tra i ghiacci? Non credo che saremmo preparati. È vero anche che il nostro Stato maggiore della Difesa ha dato vita a questo Comitato d’indirizzo interforze, in cui appunto confluiscono tutte le nostre forze armate. Ed è vero anche che, da quando sono entrate Finlandia e Svezia, la Nato ha ampliato il proprio raggio d’azione. L’Italia è già presente alle esercitazioni in Finlandia e presto la Marina Militare varerà un’importante nave rompighiaccio, ovviamente per attività di ricerca. Ma che si possa arrivare a un conflitto nell’Artico ad oggi non mi sembra possibile. Nel piano viene anche citata l’attività dell’Osservatorio di intelligence sull’Artico, che in passato ha segnalato il rischio delle infiltrazioni criminali nel profondo Nord. Di che tipo di pericolo parliamo? Noi abbiamo cercato di cominciare a studiare il fenomeno, prima che diventi emergenza. Bisogna pensare che il settore dell’escavazione, della lavorazione e della commercializzazione dei minerali contenuti nel sottosuolo artico è di grande interesse per la criminalità organizzata. E infatti è un settore estremamente attenzionato dagli organismi internazionali che si occupano di contrasto alle mafie. Basti pensare che in Canada c’è una fortissima ingerenza criminale anche italiana, con la ‘Ndrangheta. In questo senso va monitorato il fronte delle nuove infrastrutture che nasceranno, visto che il disgelo rende abitabili luoghi un tempo preclusi: ci saranno da costruire porti, aeroporti, strade. Significano nuove opportunità per il business. Anche le nuove rotte artiche possono diventare un’occasione per la criminalità? Assolutamente sì. La Northern Sea Route potrà essere utilizzata anche per favorire il traffico di beni illeciti come droghe, armi, legname illegale, diamanti e minerali. Un fenomeno che apre spazi ad attività mafiose congiunte:penso per esempio a Cina e Russia che già hanno interessi in comune molto forti anche a livello di criminalità. Mi viene in mente Vladivostok, porto russo molto importante dell’estremo oriente, il cui utilizzo è stato concesso di recente ai cinesi. Lì si è già realizzato un asse tra clan cinesi e russi, una collaborazione che sicuramente si svilupperà presto. L'articolo “L’Artico non è più un regno fatato dei ghiacci, lì bisogna investire. Trump avrà la Groenlandia, in qualche modo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump
Mondo
Groenlandia
Artico
Artico, Crosetto: “La Russia sposterà lì le sue risorse militari. I 15 soldati mandati dall’Ue in Groenlandia? Una barzelletta”
“Il cambiamento climatico creerà nell’Artico vie di comunicazione nuove, che incideranno probabilmente nel 40-50% dei passaggi a Suez. L’Italia deve mantenere necessariamente un presidio, deve governare anche questa futura rotta, deve mantenere una presenza economica, commerciale, di ricerca anche militare, in una parte del mondo che diventerà sempre più strategica“. Alla Conferenza di presentazione della “Strategia della Politica Artica Italiana” a villa Madama, a Roma, il ministro della Difesa Guido Crosetto spiega che l’orizzonte dell’Italia si è allargato ben oltre i confini che è abituata a considerare. “Da tempo la Difesa si interessa dell’Artico, con la Marina, l’Aeronautica, l’Esercito. L’esercito, le esercitazioni non sono iniziate adesso”, – premette il ministro, che si dice scettico sugli invii di soldati in Groenlandia annunciati da diversi paesi Ue – Francia in primis – per contrastare gli appetiti di Washington. A proposito dei “15 soldati mandati in Groenlandia. Mi chiedo a fare cosa? Una gita? 15 italiani, 15 francesi, 15 tedeschi: mi sembra l’inizio di una barzelletta. Io sono per allargare, non frazionare in nazioni un mondo già troppo frazionato. Penso sia nostro interesse tenere insieme il mondo occidentale, pensando sempre in ottica Nato, in ottica Onu”. “Non si muovono i ministeri ma il paese e la nostra forza è nella sinergia tra le amministrazioni – ha aggiunto – . Siamo disponibili a impegnarci come Difesa. In quella zona che é la terra di nessuno occorre che ci sia qualcuno che in qualche modo costruisce delle regole”, prosegue Crosetto, sorvolando sul fatto che almeno in Groenlandia le regole ci sono: l’isola è un territorio autonomo che appartiene alla Danimarca, paese fondatore dell’Alleanza atlantica che sul tema ha un accordo di difesa con gli Stati Uniti dal 1951. Ma ora, è il cuore del discorso del ministro, sui ghiacci dell’Artico si allunga l’ombra di Mosca: “Il paese che più confina con questo nuovo pezzo di mondo è la Russia e ha la più grande presenza sull’Artico. Probabilmente il giorno che finirà la guerra in Ucraina, gran parte delle risorse militari russe saranno spostate in questo settore”. L'articolo Artico, Crosetto: “La Russia sposterà lì le sue risorse militari. I 15 soldati mandati dall’Ue in Groenlandia? Una barzelletta” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Guido Crosetto
Groenlandia
Artico
Artico, Meloni: “Priorità strategica di Ue e Nato”. Tajani pensa alle aziende: “Pronto a partire con gli imprenditori”
Ragioni strategiche rese evidenti dal prepotente emergere dell’interesse degli Stati Uniti verso la Groenlandia, certo. Ma anche motivi di ordine economico e commerciale. Sono quelli che emergono dalle parole usate da Giorgia Meloni e Antonio Tajani nel presentare la “Strategia della Politica Artica Italiana“. “L’Italia è convinta che l’Artico debba essere sempre una priorità dell’Ue e della Nato e che l’alleanza atlantica debba cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni e rispondere alle ingerenza di altri attori”, ha scritto la presidente del Consiglio, che in questi giorni è in visita di Stato in Giappone, in un messaggio inviato all’evento di presentazione del documento messo a punto dal ministero degli Esteri, avvenuta a Villa Madama, a Roma. “L’Italia non ha mani considerato l’Artico come un’area remota e senza interesse – argomenta Meloni -. Al contrario noi abbiamo sempre guardato a questo quadrante del mondo per quello che effettivamente è: una regione strategica dove si intrecciano economia, ricerca, ambiente, energia e oggi più che mai sicurezza e difesa. L’accelerazione impressa dai cambiamenti climatici allo sviluppo delle rotte artiche sta cambiando lo scenario al quale eravamo abituati, e sta disegnando interconnessioni nuove che potrebbero rivoluzionare il commercio marittimo mondiale”. “La Northern Sea Route ne è uno degli esempi più emblematici – prosegue la premier -, perché è una rotta che promette di accorciare drasticamente i collegamenti tra Asia ed Europa e ambisce ad essere un’alternativa al Canale di Suez”, ha spiegato ancora. “La centralità dell’Artico deriva, ovviamente, anche dalle enormi risorse energetiche e minerarie che custodisce. Secondo le stime più accreditate, la regione possiede circa il 30 per cento delle riserve mondiali di gas e circa il 13 per cento delle riserve globali di petrolio non ancora scoperte. Anche i data center trovano, potenzialmente, opportunità uniche in questo quadrante, grazie al raffreddamento naturale, ma con sfide di connettività, sicurezza e impatto ambientale”, ha concluso Meloni. “L’attenzione dell’Europa e dell’Italia per l’Artico non nasce oggi: ne abbiamo sempre riconosciuto la centralità”, ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Tajani presentando la “Strategia” e inviando un messaggio chiaro alla platea delle aziende che vedono in Forza Italia un interlocutore. “Stiamo preparando con la nostra ambasciata a Copenaghen una missione imprenditoriale per l’Artico: abbiamo una visione strategica, penso a un tavolo per essere all’avanguardia dell’export in questa scenario su difesa, energia e spazio. Vogliamo sostenere le nostre imprese e stare al loro fianco perché la regione artica è una nostra priorità“. L'articolo Artico, Meloni: “Priorità strategica di Ue e Nato”. Tajani pensa alle aziende: “Pronto a partire con gli imprenditori” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Giorgia Meloni
Groenlandia
Artico
La Groenlandia? Per Starmer-Macron-Merz il pericolo viene dall’est: “La Nato si rafforzi in Artico per scoraggiare la Russia”
“La Nato deve rafforzare la propria presenza nella regione” dell’Artico “per scoraggiare avversari come la Russia“. E’ la proposta avanzata del premier britannico Keir Starmer nel corso del colloquio telefonico avuto con il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, durante il quale si è parlato di sicurezza nella regione senza che fosse citata esplicitamente la Groenlandia, secondo quanto ha riferito Downing Street. Per i tre leader i pericoli maggiori continuano a provenire da est: “Gli attacchi in corso da parte della Russia in Ucraina, compreso l’uso di un missile balistico a medio raggio Oreshnik nell’Ucraina occidentale questa mattina, costituiscono un’escalation inaccettabile“, hanno concordato Starmer, Macron e Merz nel corso della telefonata che ha avuto luogo a seguito della riunione della coalizione dei volenterosi del 6 gennaio a Parigi. “I leader hanno iniziato riflettendo sulla forte unità a sostegno dell’Ucraina emersa durante la riunione di martedì e sui buoni progressi compiuti in merito alle prossime mosse – si legge in una nota diffusa da Downing Street – E hanno accolto con favore la stretta collaborazione in corso con gli Stati Uniti per garantire una pace giusta e duratura all’Ucraina”. Dal canto suo, Starmer ha affermato che “è chiaro che la Russia sta utilizzando accuse inventate per giustificare l’attacco”. Intanto, secondo il quotidiano danese Nos, l’Alleanza atlantica starebbe valutando una missione speciale congiunta in Groenlandia allo scopo di placare Donald Trump. Nella riunione settimanale dei 32 ambasciatori dell’Alleanza è emerso che tutti i Paesi auspicano un ruolo più incisivo per l’Alleanza nell’Artico. Diversi membri hanno proposto una nuova missione nella zona sotto le insegne dell’Alleanza. Ciò rafforzerebbe significativamente la difesa dell’Artico. E soprattutto, si tratterebbe di uno sforzo congiunto, che includerebbe anche gli Stati Uniti, l’alleato più importante, e che secondo il quotidiano, allevierebbe almeno temporaneamente la tensione più acuta. L'articolo La Groenlandia? Per Starmer-Macron-Merz il pericolo viene dall’est: “La Nato si rafforzi in Artico per scoraggiare la Russia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mondo
Nato
Groenlandia
Artico
“Presto la Groenlandia!”, il post dagli Stati Uniti che riaccende le tensioni con la Danimarca
Un post sui social è bastato a riaccendere la tensione tra Stati Uniti e Danimarca. Dietro il caso c’è Katie Miller, podcaster americana e moglie di Stephen Miller, uno dei più stretti collaboratori di Donald Trump. Sul suo profilo X è comparsa l’immagine della Groenlandia coperta dalla bandiera a stelle e strisce, accompagnata da una frase secca: “Presto la Groenlandia!”. Il messaggio, pubblicato all’indomani dell’operazione statunitense in Venezuela, ha avuto un’immediata eco diplomatica. A intervenire è stato l’ambasciatore danese a Washington, Jesper Møller Sørensen, che sempre su X ha richiamato con fermezza il principio dell’integrità territoriale: “Ci aspettiamo il pieno rispetto dell’integrità territoriale del Regno di Danimarca”. Pur senza nascondere il fastidio per il post, il diplomatico ha inquadrato la vicenda all’interno del rapporto strategico tra Stati Uniti e Danimarca. “Siamo stretti alleati e dovremmo continuare a lavorare insieme come tali”, ha scritto, sottolineando come la sicurezza americana sia strettamente intrecciata a quella danese e groenlandese. Un riferimento diretto al ruolo dell’isola artica nello scacchiere geopolitico e militare internazionale. Sørensen ha ricordato che la Groenlandia è già inserita nel perimetro della NATO e che la cooperazione tra Copenhagen e Washington nell’Artico è consolidata. In questo contesto ha richiamato anche gli investimenti annunciati dal governo danese: 13,7 miliardi di dollari stanziati per il 2025 destinati all’Artico e al Nord Atlantico. Il caso riporta inevitabilmente alla mente le esternazioni di Trump, quando aveva evocato l’ipotesi di un acquisto della Groenlandia da parte degli Stati Uniti. Stavolta non si tratta di una dichiarazione ufficiale, resta però il segnale politico. La foto dell’articolo è presa dal profilo X di Katie Miller: @KatieMiller L'articolo “Presto la Groenlandia!”, il post dagli Stati Uniti che riaccende le tensioni con la Danimarca proviene da Il Fatto Quotidiano.
Danimarca
Donald Trump
Mondo
Podcast
Stati Uniti