“Alcuni dei militanti pro-Pal ritenuti responsabili degli scontri del 22
settembre 2025 alla stazione Centrale di Milano durante le manifestazioni a
sostegno del popolo palestinese e della spedizione umanitaria internazionale
della flotta ‘Global Sumud Flotillà’ avrebbero avuto ‘intento rivoltoso’
lasciandosi andare a scene di ‘vera guerriglia’ con ‘violenza e ribellione’
contro la ‘polizia’ attraverso il ‘lancio’ di ‘oggetti contundenti, sanpietrini,
segnaletica stradale’”. Sono le valutazioni della giudice per le indagini
preliminari di Milano, Giulia D’Antoni, nell’ordinanza con cui ha disposto sei
misure cautelari tra obblighi di firma e divieto di dimora per giovani
frequentatori del centro sociale Lambretta, mentre per altri otto indagati ha
fissato interrogatori preventivi.
Secondo la gip, gli scontri davanti alla stazione Centrale “non sono frutto di
un occasionale episodio scatenante la rivolta, bensì di un radicato risentimento
nutrito da parte degli esponenti dei centri sociali e dei gruppi antagonisti nei
confronti delle Forze di Polizia”, uno “sfogo di un istinto di ribellione” che
ha trasformato una manifestazione pacifista in un teatro di violenza. Gli
episodi, spiega, sono “espressione di un modo ostile di percepire le istituzioni
dello Stato e, in particolar modo, le Forze dell’Ordine”, con un atteggiamento
di sfida verso la tutela dell’ordine pubblico, vista dai manifestanti come un
“limite alla libera manifestazione del pensiero”.
Quel 22 settembre, al termine del corteo pro-Palestina che aveva raccolto circa
15.000 persone tra movimenti e collettivi studenteschi, quattro giovani erano
stati arrestati in flagranza, tra cui due minorenni e due studentesse
universitarie. Per i minori il Tribunale per i minorenni di Milano ha disposto
nove mesi di “messa alla prova”, sospendendo il processo e prevedendo lavori
socialmente utili, con possibilità di estinzione dei reati in caso di
valutazione positiva.
L’ordinanza della gip ricostruisce episodi concreti di violenza: un agente è
stato colpito “ripetutamente con la ‘punta metallica di un ombrello’ al ‘volto e
alla gola’” mentre cercava di contenere la folla, altri sono stati spinti
“all’interno della folla tumultuosa dei manifestanti” e privati “dello scudo e
dello sfollagente”. Sono stati lanciati transenne, sanpietrini, fumogeni e
torce, mentre alcuni indagati hanno commesso atti di oltraggio a pubblico
ufficiale mostrando il “dito medio” e “mimando atti sessuali” nei confronti
degli agenti, e un altro ha tentato una rapina cercando di portare via lo scudo
di protezione di un poliziotto.
“La manifestazione pacifista in favore del popolo palestinese è divenuta teatro
di scontri accesi” scrive ancora D’Antoni, aggiungendo che gli scenari
potrebbero “nuovamente riproporsi e che gli indagati possono reiterare” i reati,
anche perché sono “soliti prendere parte a manifestazioni pubbliche organizzate
riguardanti tematiche geopolitiche di interesse nazionale, oltre che quelle per
‘perorare la causa palestinese’”. L’inchiesta, coordinata dalla pm Francesca
Crupi e diretta dal Procuratore Marcello Viola, ha finora portato
all’identificazione e alla denuncia di 27 persone ritenute responsabili di gravi
reati “di piazza” in concorso: resistenza aggravata a pubblico ufficiale,
lesioni gravi o gravissime, interruzione di servizio pubblico, oltraggio e porto
abusivo di armi improprie. Le misure cautelari sono state eseguite dalla Digos.
L'articolo “Intento rivoltoso e ostile istinto di ribellione”, sei misure e 27
indagati per gli scontri alla manifestazione pro-Pal di Milano proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Scontri
di Marco D’Ercole
È doveroso e – ahimè – anche necessario fare una premessa. Qualsiasi forma di
violenza è inutile e deleteria per perorare la propria causa. La violenza dei
facinorosi negli scontri di Torino e di Milano è da condannare senza se e senza
ma. Questa è gente che non ha nulla a che vedere con una protesta non violenta,
organizzata nei modi previsti dalla legge.
Ho il vago sospetto che questo Governo si sia posto l’obiettivo di rendere
sempre più difficile il dissenso di piazza. Tramite due modi: il primo con leggi
repressive del dissenso e l’altro con la possibilità di dare agli agenti libero
sfogo alle loro frustrazioni (ahimè). Trovo entrambi i modi complementari tra
loro.
Però vorrei soffermarmi su un altro aspetto. Chiudete gli occhi e immaginate la
scena. Dopo una protesta pacifica arrivano sempre un gruppo di persone
incappucciate, guanti neri e con materiale pericoloso (pesante – pietre etc –
oppure infiammabile). Sicuramente questo materiale ha viaggiato parecchi
chilometri. Basti vedere l’ordinanza del prefetto di Torino – nessuna vendita di
alcoli e percorso condiviso con i manifestanti. Ad un certo punto escono fuori i
violenti.
Perdonatemi ma già questo semplice racconto presuppone una marea di domande.
Nessuno ha visto manco uno di questi incappucciati avvicinarsi al luogo
prestabilito della battaglia? Nessuno si è accorto che un gruppo di persone,
ognuno di loro proveniente da zone diverse della città e vestiti similarmente,
sono converse nello stesso luogo della battaglia? Davvero l’intelligence della
Polizia non ha svolto nessuna analisi sui possibili rischi? Davvero è così
semplice trovare pietre o materiale infiammabile in centro città? Davvero i
prefetti delle città coinvolte non si sono posti il dubbio del dopo
manifestazione, con il calare del buio? Davvero un poliziotto è rimasto da solo,
in tenuta antisommossa, a difendersi dai violenti?
Ammetto che potrei andare avanti per ore a listare tutte le domande che ho sugli
scontri di Torino e Milano. Potrei anche cercare tutte le motivazioni possibili
e immaginabili per cercare di spiegare gli scontri e la violenza. Nel mio
piccolo, ho già notato che troppi pennivendoli hanno già scritto troppo sia in
quantità che in sciocchezze.
Invece preferisco soffermarmi sulle palesi carenze dei vertici della Polizia.
Troppe coincidenze che si incastrano perfettamente tra di loro. Riprendete le
domande e togliete il punto di domanda: magicamente diventeranno affermazioni di
ciò che è successo. Il ministro Piantedosi ha scaricato la colpa sui violenti –
ma! La Polizia ha fatto il suo dovere? Credo proprio di no. E non parlo del
poliziotto in strada (sacrificato, forse, da questo Governo, per aumentare la
repressione?) – la classica guerra dei poveri: manifestanti da un lato e
poliziotti dall’altro. Credo che Piantedosi dovrebbe fare un immenso mea culpa
degli errori madornali commessi a tutti i livelli. Sono nato dopo e chiedo: le
città negli anni di piombo erano vandalizzate più o meno di adesso? Per quel che
ci ho capito, la Polizia il suo lo sapeva fare!
Gentili manifestanti, incazzati e violenti: smettiamola. Non di protestare! Ma
di fornire assist a questo Governo che non aspetta altro per inasprire le pene e
la repressione. Questo Governo teme il confronto, teme il libero arbitrio, teme
cittadini pensanti. L’unica lotta che porterà dei risultati sarà una battaglia
simile alla nonviolenza di Gandhi durante la marcia del sale (gli indiani che
sono andati al mare a prelevare un po’ di acqua salata per produrre il sale e
non pagare la tassa del sale). Hanno reagito? No. Le hanno prese di santa
ragione. Se avessero reagito, immediatamente gli inglesi avrebbero ribadito la
loro superiorità: “gli indiani non sono capaci di autogestirsi da soli, hanno
bisogno della mano ferma del padrone!”.
Non sostengo di prendere botte da tutti e non reagire. Siamo uomini e non santi;
ma almeno non spianare la strada a questo Governo!
IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI
CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA
SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST
INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ
INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL
VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA
FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN
RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA”
POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ –
MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM
RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE.
L'articolo Gentili manifestanti, smettiamola di fornire assist a questo governo
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“È proprio vero che Torino ha ospedali eccelsi. Vi trovo bene per aver subito un
tentato omicidio, tutto merito dei nostri dottori. Entri che ti hanno pestato a
sangue e dopo qualche ora esce senza neanche un graffio”. Flavia Gaudiano,
consigliera del Comune di Rivalta candidata a sostegno del Sindaco di
centrosinistra Sergio Muro, ha ironizzato in un post sullo stato degli agenti
feriti a Torino durante gli scontri nati durante la manifestazione per il
sostegno al centro sociale Askatasuna. Due gli agenti Lorenzo Virgulti e
Alessandro Calista, agenti di polizia in servizio nel reparto mobile di Padova,
che sono finiti in ospedale e sono stati dimessi dopo un paio di giorni.
“Nonostante i tagli alla Sanità per finanziare le Armi, continuiamo a fare
‘miracoli’ di medicina in questa città” prosegue poi, commentando lo stato
dell’agente Alessandro Calista “Però agente il collare lo metta sotto il mento
non sulla bocca, perché messo così non serve a chi ha subito un colpo di frusta.
Consiglio, poi faccia cosa vuole, ci mancherebbe. Buon rientro”. Il consigliere
regionale della Lega Andrea Cerutti ha chiesto le dimissioni di Gaudiano, perché
“pubblicare la foto dei servitori dello Stato ironizzando sulle dimissioni
dall’ospedale non è soltanto cattivo gusto, ma un atto grave che non vorremmo
mai vedere da parte di chi opera nelle istituzioni a tutti i livelli”.
L'articolo “Subito fuori senza neanche un graffio”, consigliera comunale
ironizza sugli agenti feriti a Torino proviene da Il Fatto Quotidiano.